Secondo l’ antico pensiero cinese (e allo stesso modo recenti teorie della fisica quantistica) nell’Universo non esisterebbe alcuna realtà statica , tutto è in costante e perpetua trasformazione tutto deriverebbe da un unico flusso articolato che va sotto il termine QI 氣
Da il punto di vista spaziale il 氣 Qi è caratterizzato dalla sua bipolarità quella temporale in cui si manifesta in un alternanza ritmica di condensazione e rarefazione.
La bipolarità e l’alternanza sono incluse nei più vasti concetti di Yin陰 e Yang 陽
Essendo L’universo la pura espressione di questo unico flusso non esistono fenomeni che possano essere considerati separatamente, ogni cosa va interpretata basandosi sui concetti di funzione e di relazione, in un contesto dinamico di perpetua trasformazione l’accento si sposta sulla dimensione dell’ essere a quella del divenire.
confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi
I Wardruna sono un progetto musicale di Einar “Kvitrafn” Selvik insieme a Kristian Espedal (Gaahl) e Lindy Fay Hella.
Si ispira alla spiritualità dei paesi nordici e sulle rune dell’Fuþark antico (la più antica forma di alfabeto runico) ed ogni album è concettualmente basato su una determinata disposizione delle rune.
Sono da loro create le colonne sonore di moltissime scene della famosa serie Vikings di Michael Hirst su History
FORZE NATURALI DISTRUTTIVE, LA GRANDINE, RINNOVAMENTO, PURIFICAZIONE, LASCIAR ANDARE, INCONSCIO, RIGENERAZIONE
Hagalaz è il più candido dei grani
in un turbine precipita dal cielo
percorso dal vento tempestoso
e poi si trasforma in acqua
Può essere interpretata come Grandine, bufera, rottura. Questa runa può essere interpretata come un monito che opera nel nostro subconscio per avvertirci che è ora di produrre un cambiamento amaro ma necessario. Un cambiamento da una storia passata, problemi non risolti e lezioni mai imparate. Hagal ci insegna che è ora di affrontare i problemi e riconoscerli in modo da non trovarsi impreparati davanti agli eventi improvvisi e ritrovare la forza di proseguire il cammino.
URO leggendario antenato dei tori e di tutti i bovini moderni che si è estinto
La seconda Runa del Futharc si pronuncia [u:ru:z]. La parola germanica uruz significa sia “umido” (per questo motivo, la Runa è collegata all’idea della pioggia) sia “uro” (è un bovino dalle ampie corna, molto comune nell’Europa antica e oggi estinto).
Rappresenta, quindi, due concetti: – la pioggia fertile che scende sulla terra da Yggdrasil – l’uro, animale apprezzato per la sua grande forza e la velocità. La sua caccia costituiva parte del rito di passaggio per i giovani guerrieri.
Questa runa si ritrova anche nel Fuþorc anglosassone e frisone con il nome di Ur; ad essa simile è la runa Yr, di significato sconosciuto e di valore fonetico y (carattere Unicode ᚣ). Inoltre compare anche nel Fuþark recente con il nome di Úr (che significa “scarto” oppure “pioggia”).
Simile alla lettera u dell’alfabeto retico, ed in forma e valore fonetico; il nome della lettera corrispondente nell’alfabeto gotico è urus.
ᚢ Ur byþ anmod ond oferhyrned, felafrecne deor, feohteþ mid hornum mære morstapa; þæt is modig wuht
L’uro è fiero ed ha grandi corna; è una bestia assai selvaggia e combatte con le sue corna; grande vagabondo della brughiera, è una creatura di grande coraggio
Uruz bellicoso e cornuto belva feroce con le corna lotta indomito attraversa le brughiere creatura affascinante!
Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.
Odino ierofania di policrome funzioni Guerriero, Vate, conoscitore delle rune,Sciamano protettore dei viandanti…
Odino conosce i segreti delle rune, le lettere che, incise sul legno, sulla pietra, sulle lame delle spade, sulla lingua dei poeti, sugli zoccoli dei cavalli, sono l’origine stessa di ogni conoscenza e di ogni potere. Odino ottenne questa sapienza, diventando il primo Erilaz, ovvero il primo “maestro runico”, immolando sé stesso in sacrificio a sé stesso. Infatti per apprendere l’arte delle rune e della divinazione rimase appeso a un albero per nove giorni e nove notti (quindi si identifica nell’albero cosmico Yggdrasill).
Nell’Hávamál non viene citato il nome dell’albero ma si presume che sia il frassino Yggdrasill, nome che significa nientemeno che “destriero di Yggr”, dove Yggr “Terribile” è epiteto di Odino, e “destriero” è una kenning, una sorta di metafora, usata frequentemente per indicare la forca, oppure indica Sleipnir, identificando a sua volta l’albero col cavallo odinico.
Così nell’Hávamál, 139:(NON) « Veit ek, at ek hekk vindgameiði á nætr allar níu, geiri undaðr ok gefinn Óðni, sialfur sialfum mér, á þeim meiði er manngi veit hvers af rótum renn. » (IT) « Lo so io, fui appeso al tronco sferzato dal vento per nove intere notti, ferito di lancia e consegnato a Odino, io stesso a me stesso, su quell’albero che nessuno sa dove dalle radici s’innalzi. » (Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár CXXXVIII[6]) Al canto 142 invece si trova questa dissertazione: (NON) « Rúnar munt þú finna ok ráðna stafi, miök stóra stafi, miök stinna stafi, er fáði fimbulþulr ok gerðu ginnregin ok reist Hroftr rögna. » (IT) « Rune tu troverai lettere chiare, lettere grandi, lettere possenti, che dipinse il terribile vate, che crearono i supremi numi, che incise Hroftr degli dèi. »
La runa Raido ha una radice indoeuropea, reidh- da cui derivano le parole inglesi road, strada, e to ride, cavalcare e rappresenta un cavaliere in groppa al suo cavallo con la zampa anteriore sollevata, pronto a partire. I simboli collegabili a Raido sono l’albero cosmico Yggdrasil, che significa il cavallo di Ygg, ossia di Odino, che simboleggia la comprensione profonda del senso e del significato della vita che si possono ottenere solo viaggiando attraverso i nove mondi.
“Cavallo” è metafora per “forca”, “patibolo”, mentre Yggr è uno dei tanti nomi di Óðinn. Il riferimento è al mito secondo cui Óðinn, alla ricerca della sapienza superiore, rimase appeso per nove giorni e nove notti all’albero cosmico, sacrificando così “sé stesso a sé stesso”, un richiamo al delfico γνῶθι σεαυτόν, Conosci te stesso.
«Veit ek, at ek hekk
vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sialfur sialfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.»
«Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.»
(Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár CXXXVIII)
Anche Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Odino, indica la forza e l’energia necessaria nel momento in cui decidiamo di intraprendere il vostro viaggio.
Il suo significato o i suoi significati più profondi sono a cura della ricerca di chi ne sente impulso
Colui che riesce intravede oltre l’apparenza dovrà essere pronto a intraprendere viaggi, in cerca di nuovi orizzonti e nuove conoscenze.
Presso le antiche popolazioni la percezione del sovrannaturale e del divino convivevano e si fondevano con la realtà quotidiana e manifesta. Gli sciamani, dopo una “chiamata” dal mondo sovrannaturale, avvenuta in vari modi, divengono operativi come guaritori, viaggiatori di universi metafisici e piani spirituali, medium, psicopompi, evocatori atmosferici … a volte guerrieri. Gli sciamani guerrieri sono una realtà rara, di cui troviamo un esempio concreto nei popoli germanici, nati dalla fusione tra popolazione autoctone nord europee di agricoltori relativamente pacifici dediti a culti femminili e naturali con gli invasori e bellicosi indoeuropei che possedevano un pantheon affollato da virili guerrieri.
Lo sciamano così, l’uomo sacro oltre che essere utile alla comunità come “medicine man” e come intermediario presso gli Spiriti era anche un guerriero, e il più temibile. Secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, lo sciamanesimo è innanzitutto la padronanza delle tecniche dell’estasi. Lo sciamano non è un posseduto ma domina gli spiriti per l’utilità della tribù usando l’estasi per spostarsi tra i mondi. Proprio l’estasi è la tecnica sciamanica chiave di cui si servivano i guerrieri totemici germanici. Gli sciamani guerrieri appartenevano ad una casta a parte e si dividevano in gruppi che prendevano
Berserker (uomini orso), Ulfehdnar (lupo), Svinfylking (cinghiale). Alcuni storici ritengono che non si tratti di differenti gruppi di guerrieri di elitè, bensì di un unico gruppo di combattenti chiamati in modi differenti, in particolare i guerrieri cinghiale si riferirebbero ad una modalità di formazione d’attacco.
Pier Riffard, filosofo francese, specialista di esoterismo nel Dizionario dell’esoterismo, cita tra le grandi organizzazioni iniziatiche, gli uomini lupo Kuros lacedemoni, daci daci, luperci romani, berserkir nordici.
Dei Berserker e Ulfehdnar si parla nella Saga di Egil, nella Saga di Hrolf e nella Saga di Yngling, nella saga di Grettir, nella Saga di Egil, nell’Edda… anche lo storico latino Tacito ne fa menzione. Fino alla conversione al cristianesimo i berserker furono truppe d’elitè dei re scandinavi. Vennero banditi nel 1015, in quanto ultima vestigia del paganesimo irriducibile, e i gruppi organizzati scomparvero nel 1100. Furono proprio le storie sugli ulfehdnar a contribuire alle leggende popolari ,tra mito e storia, sui lupi mannari, il vescovo Olaus Magnus, ci parla di “Licantropi del Baltico”
Questi guerrieri erano votati al dio Wotan/Odino, il re degli dei di Asgard, il dio che al tempo stesso rappresentava il potere regale, la saggezza, la conoscenza e la forza e naturalmente era il dio sciamano.Attraverso tali rituali i guerrieri venivano pervasi da una furia sovrumana poiché era lo spirito stesso di Odino-Wotan che scendeva dentro di loro facendoli diventare forti come orsi o lupi o cinghiali , insensibili al ferro e al fuoco, tale stato di wodhizera definito anche “berserksgangr”. Il dio si accompagna con i suoi animali totemici: i due corvi parlanti Huggin e Munnin (Pensiero e Memoria) i lupi Geri e Freki (Affamato e Divoratore) ed a Sleipnir, il cavallo ad otto zampe (l’otto è il numero più vicino alla perfezione che è il nove, come sono nove i mondi che si diramano da Yggdrasil, il frassino che regge l’universo) che porta incise sui denti le Rune.
Proprio dal dio ricevevano protezione e forza, era Odino stesso ad inviare il furor e una volta morti sarebbero giunti nel paradiso degli eroi, il Walhalla , dove si addestravano accanto agli dei in attesa dell’ultima battaglia alla fine del mondo, il Ragnarok. Wotan deriva dalla radice indoeuropea WAT, cioè furore guerresco ispirato, che oltre all’ interpretazione di spietatezza e ferocia che usarono i cristiani per condannare queste pratiche, rappresenta una vera e propria rappresentazione dello spirito che si manifesta in tutta la sua potenza nel limitato corpo, veicolo temporale e che può quindi venirne trasformato. Proprio di questo furore guerresco (che i romani chiamavano furor, soprattutto riferendosi ai guerrieri celti ) questi guerrieri si avvalevano per combattere.
Un addestramento nelle tecniche sciamaniche infatti permetteva di padroneggiare le tecniche per raggiungere stati di coscienza alterati. Nello stato di furor i guerrieri divenivano simili alle bestie che li rappresentavano. Ringhiavano, ululavano, andavano in battaglia incuranti del freddo, della fame, della fatica, delle ferite, sprezzanti della morte che anzi sfidavano e cercavano in battaglia come lasciapassare sicuro verso il Walahalla, il paradiso degli eroi. In preda alla furia uccidevano chiunque si trovassero davanti. Si dice che potessero combattere mentre il corpo era addormentato nella tenda (viaggi con il corpo astrale o energetico, peculiarità dello sciamano) e che potessero morire a causa della furia ribollente che innalzava oltre misura la loro temperatura corporea e li consumava dall’interno se non veniva placata.
Västra Götaland, Götene, Källby, Västergötland, Fornminnen-Ristningar, hällmålningar och minnesmärken-Runristning/runsten
Lo stato di furia dei berserker era chiamato “berserkergang” e si manifestava prima con una sensazione di freddo e tremori in seguito la temperatura si innalzava tantissimo e il guerriero uccideva e distruggeva indiscriminatamente (si dice me mordessero gli scudi) in seguito alla furia per alcuni giorni il guerriero cadeva in uno stato di torpore e depressione, tanto da avvalorare l’ipotesi che per aiutare la furia si usassero alcolici e piante psicotrope per riuscire a padroneggiare l’Ond, ovvero una potente energia cosmica.
Secondo il mito era proprio Odino a guidare il guerriero nello stato di furia. Il rituale che portava alla furia era chiamato hamrammar (mutamento di forma) le cui modalità sembrano essere bevute rituali (bragafull) di una birra molto forte, l’uso di un preparato a base di amanita muscaria (fungo che a forti dosi può essere letale ma che opportunamente preparato funziona come allucinogeno e antidolorifico) ed erbe come la Digitale (che aumenta il battito cardiaco e l’adrenalina) e dei rituali di gruppo in cui si ricorreva a danze e canti fino allo sfinimento per raggiungere l’estasi.
Ma resta molto improbabile che un combattente si apprestasse allo scontro senza la lucidità necessaria per combattere
Alcune ipotesi narrano che i berserker combattevano da soli, mentre Uomini-Lupi e Uomini-Cinghiali usavano la forza del branco. Su una piastra in bronzo rinvenuta a Torslunda in Svezia, si riconosce un Guerriero Ulfehdnar con le proprie armi di appartenenza lancia e spada corta, la loro giacca di pelle era detto Vargstakkar.
Piastre di Torslunda sull’isola svedese di Öland periodo Vendel del VI e VII secolo.
Gli svinfylking combattevano in una particolar e formazione a cuneo dove i migliori due combattenti d’ascia “Rani” (musi) stavano alla punta. Tracce delle confraternite guerriere (Mannerbunde, in Sassone) restano nei nomi che hanno come radice Bjorn (orso), oppure hanno nel nome Ulf. Alcuni guerrieri avevano entrambi gli animali nel nome come Bjornulf e anche l’eroe del maggiore poema anglosassone Beowulf (orso-lupo). Lo stesso John Ronald Reuel Tolkien s’ ispirò ai berserker, con il personaggio Beorn, che aveva la capacità di diventare orso a suo piacimento per combattere.
Note : Licurgo il legislatore di Sparta deriva dall’antico nome greco Λυκοῦργος (Lykoûrgos), poi contratto in Λυκῦργος (Lykûrgos) e assunto in latino come Lycurgus. L’etimologia è dibattuta: il primo elemento del nome potrebbe essere λυκο- (lyko-), variante di λευκός (leukòs, “luminoso”) oppure λύκος (lýkos, “lupo”, al genitivo λυκου, lykou), mentre il secondo potrebbe essere ἔργον (érgon, “lavoro”) oppure εἴργω (eirgo, “tenere lontano”, “cacciare”) il nome viene quindi interpretato in varie maniere, come “creatore di luce” “opera dei lupi”, “lavoro dei lupi”, “che tiene lontani i lupi”, “che protegge dai lupi”, “cacciatore di lupi” o anche “colui che agisce come un lupo”
Presso ROMA
Tertia post Idus nudos aurora Lupercos aspicit, et Fauni sacra bicornis eunt.
«L’alba del 15 febbraio scorge i nudi Luperci, e si svolgono le cerimonie di Fauno bicorne» i Luperci, come «lupi», servivano un dio «lupo», rappresentandolo cultualmente. Nella festa dei Lupercalia a questo scopo servivano da fruste cinghie usate e fatte della pelle della capra sacrificata. I Luperci, correndo in giro nudi, cinti soltanto di un grembiule fatto della stessa pelle, picchiavano con quelle cinghie coloro che incontravano, purificandoli in questo modo. Questo loro atto si chiamava februare: un verbo che con Februus sta nei medesimi rapporti in cui il verbo greco φοιβάζειν (phoibazein = purificare) sta con l’appellativo di Apollo: Φοίβος (Febo). L’analogia più stretta citata per questo caso è quella degli hirpi Sorani, sacerdoti del dio del monte Soratte. Servio traduce il nome di questi sacerdoti – che certamente costituivano ugualmente una fera sodalitia – con la parola «lupo» e definisce il loro dio come il grande dio degli inferi […]
Fieri Nemici i Romani e i Daci entarmbi utilizzavano come elemento apotropaico il lupo
il significato di tutte le tecniche di «potere sul fuoco» e di «calore magico» è più profondo: indicano l’accesso a un certo stato estatico o a uno stato non condizionato di libertà spirituale. Ma il POTERE SACRO sperimentato come calore intensissimo non è ottenuto unicamente con tecniche sciamaniche e mistiche, è anche conquistato con le esperienze delle iniziazioni militari. Parecchi termini del vocabolario «eroico» indoeuropeo – “furor”, “ferg”, “wut”, “menos” – esprimono proprio il «calore intensissimo» e la «collera» che caratterizzano, sugli altri piani della sacralità, l’incorporazione della POTENZA. Proprio come uno “yogi” o uno sciamano, il giovane eroe si «scalda» durante il combattimento iniziatico. L’eroe celtico Cuchulinn esce dalla sua prima impresa (che d’altronde equivale, come ha dimostrato Georges Dumézil, a un’iniziazione di tipo guerriero) talmente «riscaldato» da dover essere immerso successivamente in tre orci di acqua fredda. Eliade Miti Sogni e Misteri
Saxo Grammaticus, capitolo XV, in Gesta Danorum, libro X. «Cuiusdam patrisfamilias in agro Suetico filiam, liberalis formae, cum ancillulis lusum egressam, eximiae granditatis ursus, deturbatis comitibus, complexus rapuit exceptamque unguibus prae se leniter ferens ad notam nemoris latebram deportavit. [2] Cuius egregios artus novo genere cupiditatis aggressus, amplectendi magis quam absumendi studium egit petitamque laniatui praedam in usum nefariae libidinis verti […] [1] Ut ergo duplicis materiae benigna artifex natura nuptiarum deformitatem seminis aptitudine coloraret, generationis monstrum usitato partu edidit silvestremque sanguinem humani corporis lineamentis excepit. [2] Nato itaque filio paternum a necessariis nomen imponitur. [3] Qui tandem, agnita suae veritate propaginis, a patris interfectoribus funesta supplicia exegit. [4] Cuius filius Thrugillus, cognomine Sprakeleg, nullo probitatis vestigio a paternae virtutis imitatione defecit. [5] A quo Ulfo genitus originem ingenio declaravit, avitum animo sanguinem repraesentans.»
Un testo fondamentale sul piano teorico Mircea Eliade (Bucarest 1907 – Chicago 1986) è stato un intellettuale e storico delle religioni tra i più influenti del Novecento. Tra le sue opere più note ricordiamo Il sacro e il profano, Il mito dell’eterno ritorno, Lo yoga Immortalità e libertà, e la monumentale Storia delle credenze…
Lo sciamano è un mago, un “medicine-man”, il quale ha capacità di guarire e di operare miracoli fachirici, come tutti i maghi primitivi o moderni. In ogni sua operazione è predominante l’esperienza estatica, ed è soprattutto in questo senso che l’autore lo studia in quest’opera.
Lo sciamanismo corrisponde ad una specialità magica che implica il dominio del fuoco, il volo magico, e così via; pertanto, pur essendo ogni sciamano, fra l’altro, un mago, non ogni mago può essere qualificato come sciamano. Lo stesso vale per le guarigioni: ogni “medicine-man” è un guaritore, ma ogni sciamano utilizza una sua tecnica particolare. Nell’estasi, infine, lo sciamano attraversa una trance durante la quale si ritiene che la sua anima può lasciare il corpo per intraprendere ascensioni celesti o discese infernali. Nei suoi rapporti con gli “spiriti”, poi, lo sciamano riesce a comunicare coi morti, coi demoni e con gli “spiriti di natura”, senza per questo trasformarsi in loro strumento.
Si tratta pertanto di un volume che interessa, per la vastità dei temi affrontati e per la serietà della trattazione, studiosi e appassionati di tutti i rami dello scibile e che costituirà un ampliamento ed un completamento per ogni formazione culturale.
Nel corso dei suoi studi antropologici presso gli indigeni dell’Alta Amazzonia, nel 1956, sperimentando una mistura sacra, l’Autore ebbe rivelazioni e visioni straordinarie. Convinto della autenticità di tali esperienze, confermategli da un maestro sciamano, Michael Harner decise di approfondire le sue ricerche. In questo libro egli intende trasmettere l’antica conoscenza degli sciamani a tutti coloro che per secoli ne sono stati esclusi. Senza l’uso di sostanze psicotrope, attraverso semplici metodi ed esercizi messi a punto per raggiungere uno stato alterato di coscienza, il lettore potrà conseguire un profondo equilibrio interiore, il benessere fisico e una piena spiritualità. Queste tecniche di introduzione allo sciamanismo possono essere praticate sia individualmente che in gruppo; già migliaia di persone hanno avuto la possibilità, attraverso di esse, di usare gli straordinari poteri curativi degli sciamani, partecipando alle tecniche olistiche della salute, alla spiritualità e ai tentativi di sanare la crisi ambientale su scala mondiale. I poteri derivanti dalla pratica sciamanica possono aiutare a guarire se stessi, le altre persone e la nostra Terra ferita. Michael Harner, antropologo americano, è considerato attualmente la massima autorità nel campo dello sciamanismo, sia per quanto riguarda gli studi teorici che l’applicazione pratica. La sua lunga attività si è rivolta soprattutto a sviluppare una metodologia, o una pratica sciamanica, fondata sui principi e metodi dello sciamanismo tradizionale, ma accessibile alla moderna cultura (core shamanism). Harner ha continuato ad ampliarsi, grazie anche al contributo di vari collaboratori alla Foundation for Shamanic Studies, l’istituzione da lui fondata per studiare, preservare e promuovere lo sciamanismo in tutto il mondo. Questa intervista offre una sintesi del pensiero di Harner, una riaffermazione del valore e attualità dell’antica saggezza sciamanica per la vita dell’uomo contemporaneo.
Riccardo Bertani, contadino poliglotta dopo le elementari ha studiato da autodidatta idiomi dimenticati: dal mongolo alle lingue siberiane, pubblicando oltre 1000 volumi. La sua casa è diventata un Fondo e lui invita gli appassionati di lingue scomparse ad andarlo a trovare in 70 anni di studi e traduzioni ha scritto e realizzato più di 1000 volumi, arrivando a conoscere da autodidatta oltre 100 lingue, Era un uomo lucido, visionario, estremamente appassionato. “Non so l’inglese, né il tedesco – racconta seduto alla sua scrivania – non ho la patente e a parte per i documentari di animali e scienza, non guardo la televisione. Internet? Ma va là”. È difficile parlare di web o connessioni ad un uomo che scriveva sulla carta del mangime per le vacche e ha provato a battere a macchina “ma riuscivo solo con un dito”, un uomo che viaggia tantissimo ma solo con la mente. VIDEO ESTREMO MATTINO
Osservava e traduceva come le correnti migratorie mescolano e spostano le lingue. Scrive libri che vanno da Verso l’estremo mattino – Antologia epica dei popoli siberiani a Lo sciamano ci parla, uno dei suoi ultimi testi, convinto che “ci sia un ritorno allo sciamanismo, soprattutto fra i giovani”. Nel corso della sua lunga storia è stato invitato a parlare in diverse Università Italiane, ha discusso di lingue con Franco Battiato, è stato insignito di premi di vario genere appesi fra la polvere sul muro dietro alla sua poltrona, “un ribelle, in tante cose” e non accetta filosofie e religioni: “Finché potrò continuerò a scrivere e tradurre. Poi ho capito che il tutto è niente e sono certo che non ci sia una fine: c’è l’infinito”