Exercitationes ἄσκησις addestramento Seneca De Providentia

Ignis aurum probatmiseria fortes viros

Il fuoco è la prova dell’oro, la sventura quella dell’uomo forte

Quare aliqua incommoda bonis viris accidant,
cum providentia sit…

 

Per quale ragione alcune sventure toccano ai buoni pur essendovi la provvidenza…
 Exercitationes, ἄσκησις ,addestramento o “formazione”  a cui il divino, la Sorte, per gli stoici il logos impersonale, immanente, sottopone  il vir bonus, per sperimentarne, rafforzarne e metterne in mostra il valore.

L’idea delle sventure come banco di prova
della virtù è presente
nell’antica
Stoa, ma  è Seneca  porla al centro di un’intera opera:

‘De Provvidentia”

Si suppone  Seneca instauri il rapporto metaforico tra dio e l’uomo buono (saggio) come tra padre e figlio per allentare le maglie del rigido determinismo e fatalismo stoico, e riservare così  mediante un espediente retorico, un certo margine alla libertà morale dell’uomo, che si sperimenta, si forma, si eleva nel rapporto con il divino, il principio assoluto.
Le avversità, intese come prove, assumono quindi un significato altamente positivo, di iniziazione, poiché non solo impediscono all’uomo virtuoso di illanguidire 4, II 
Marcet sine adversario virtus: tunc apparet quanta sit quantumque polleat, cum quid possit patientia ostendit. Scias licet idem viris bonis esse faciendum, ut dura ac difficilia non reformident nec de fato querantur, quidquid accidit boni consulant, in bonum vertant; non quid sed quemadmodum feras interest
Il valore si infiacchisce se non ha avversari: allora appare quanto è grande e che forza ha, quando mostra la sua capacità di sopportazione. Sappi dunque che i buoni devono comportarsi nello stesso modo, non temere le difficoltà e le avversità né lamentarsi del fato, qualsiasi cosa accada la ritengano un bene e la trasformino in un bene; ciò che è importante non è ciò che tu sopporti ma in che modo lo sopporti.
Sono vere e proprie “occasioni di virtù” 6, IV. con uno strano  esito paradossale in cui il proprio valore è commisurato alle prove da affrontare.
Avversità inevitabili talvolta, dure, aspre ma in fin dei conti, onde del mare della vita tramite le quali ci si fortifica, talvolta ci si vivifica , sentendone e sperimentandone la drammaticità come intensità di energia vitale, di presenza alla vita, che ci costringe a leggere messaggi e simboli provenienti dal profondo della nostra esistenza. 

Nolite, obsecro vos, expavescere ista quae di inmortales velut stimulos admovent animis: calamitas virtutis occasio est.
Illos merito quis dixerit miseros qui nimia felicitate torpescunt, quos velut in mari lento tranquillitas iners detinet: quidquid illis inciderit, novum veniet.
Vi scongiuro, non spaventatevi di queste cose che gli dèi immortali infondono negli animi come degli stimoli: una disgrazia è un’occasione di virtù.
A ragione si possono definire miseri coloro che sono infiacchiti per l’eccessiva fortuna, che una inerte bonaccia opprime come su un mare piatto: ogni cosa che ad essi accadrà, sopraggiungerà come una novità.

 Il ricorso frequente a immagini militari, che rimandano alla metafora vita/milizia, sottolinea l’intento eroico marziale. l’influsso della visione  tradizionale romana,
MOS MAIORUM, che traspare dall’esempio
dei soldati.

 

Paragrafo 96, Libro 16 di Seneca Epistulae morales ad Lucilium

 

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VIVERE MILITARE EST

 

Atqui vivere, Lucili, militare est.

Itaque hi qui iactantur et per operosa atque ardua sursum ac deorsum eunt et expeditiones periculosissimas obeunt fortes viri sunt primoresque castrorum; isti quos putida quies aliis laborantibus molliter habet turturillae sunt, tuti contumeliae causa.
Vale.

Ma, caro Lucilio, vivere è fare il soldato.

Perciò coloro che sono sbattuti qua e là, e costretti a percorrere per dritto e per traverso strade faticose e difficili e affrontano spedizioni piene di rischi, sono uomini valorosi, i primi tra i soldati; quanti, invece, si lasciano languidamente andare a un ozio nauseante, mentre gli altri si affannano, sono delle colombelle, e si garantiscono la sicurezza con il disonore.

Stammi bene.

Il discorso morale svolto da Seneca si caratterizza nel senso di un’etica agonistica ed eroica, la quale in fatti ha come protagonista il vir bonus, il vir fortis che 

esprime in misura ancora più marcata la forza (morale) del
vir. II,3  e I,4 De Providentia
Athletas videmus, quibus virium cura est, cum fortissimis quibusque confligere et exigere ab iis per quos certamini praeparantur ut totis contra ipsos viribus utantur; caedi se vexarique patiuntur et, si non inveniunt singulos pares, pluribus simul obiciuntur.
lottatore di pancrazio louvere
Vediamo che gli atleti, che hanno cura del loro fisico, lottano con tutti i più forti ed esigono da coloro dai quali sono allenati per la gara, che questi impieghino tutte le loro forze contro di essi; tollerano di essere battuti e maltrattati e, se non trovano uno alla loro altezza, si battono con più avversari contemporaneamente.
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4. Ignominiam iudicat gladiator cum inferiore componi et scit eum sine gloria vinci  qui sine periculo vincitur.
Idem facit fortuna: fortissimos sibi pares quaerit, quosdam fastidio transit. Contumacissimum quemque et rectissimum adgreditur, adversus quem vim suam intendat: ignem experitur in Mucio, paupertatem in Fabricio, exilium in Rutilio, tormenta in Regulo, venenum in Socrate, mortem in Catone. Magnum exemplum nisi mala fortuna non invenit
Il gladiatore giudica vergognoso esser messo a confronto con uno a lui inferiore e sa che è sconfitto senza gloria chi è vinto senza pericolo.
Lo stesso fa la fortuna: va in cerca dei più forti, che siano al suo livello, alcuni li trascura con disprezzo.

Assale i più fieri e retti, contro i quali possa spiegare la sua forza: prova il fuoco in Muzio , la povertà in Fabrizio6 , l’esilio in Rutilio , le torture in Regolo , il veleno in Socrate, la morte in Catone. Solo la cattiva sorte trova un grande esempio.

Anche se cade, combatte ancora in ginocchio etiam si cecidit de genu pugnat

Il passo ulteriore consiste nell’affermare la volontaria ricerca, da parte del
vir bonus, di tali opportunità che gli consentono di far emergere la sua
virtus analogamente i soldati migliori sono avidi di occasioni in cui dimostrare quanto valgono 4, IV
Gaudent, inquam, magni viri aliquando rebus adversis, non aliter quam fortes milites bello; Triumphum ego murmillonem sub Ti. Caesare de raritate munerum audivi querentem: “Quam bella” inquit “aetas perit!” Avida est periculi virtus et quo tendat, non quid passura sit cogitat, quoniam etiam quod passura est gloriae pars est. Militares viri gloriantur vulneribus, laeti fluentem meliori casu sanguinem ostentant: idem licet fecerint qui integri revertuntur ex acie, magis spectatur qui saucius redit.
Talvolta, ti dico, gli uomini forti gioiscono delle avversità non altrimenti di come i soldati valorosi gioiscono della guerra; ho sentito il gladiatore Trionfo, sotto Tiberio Cesare, lamentarsi della poca frequenza dei giochi: “Che bel periodo” disse “è passato!” La virtù è avida di pericolo e pensa dove tendere, non cosa soffrirà, giacché anche ciò che soffrirà è parte della gloria.
I soldati fanno vanto delle loro ferite, fieri ostentano il sangue che scorre più felicemente: anche se quelli che tornano illesi dal campo di battaglia hanno compiuto le stesse imprese, ma viene guardato con maggior ammirazione quello che torna ferito.
Che il saggio sopporti le avversità volontariamente (perché riconosce nel corso delle cose il volere del fato e vi aderisce senza tentennamenti), è senza dubbio concetto stoico; nel  desiderare gli incommoda, preferire le difficoltà alla quiete per esaltare il proprio valore, appare un influsso del cinismo, forse  l’amico cinico Demetrio.
Inter multa magnifica Demetri nostri et haec vox est, a qua recens sum; sonat adhuc et vibrat in auribus meis:
“Nihil” inquit “mihi videtur infelicius eo cui nihil umquam
evenit adversi.”
Non licuit enim illi se experiri. Ut ex voto illi fluxerint omnia, ut ante votum, male tamen de illo di iudicaverunt: indignus visus est a quo vinceretur aliquando fortuna, quae ignavissimum quemque refugit, quasi dicat: “Quid ergo? Istum mihi adversarium adsumam? Statim arma summittet; non opus est in illum tota potentia mea, levi comminatione pelletur, non potest sustinere vultum meum.
Alius circumspiciatur cum quo conferre possimus manum: pudet congredi cum homine vinci parato.”
Tra i molti magnifici detti del nostro Demetrio , vi è anche questo, che ho da poco udito e che mi risuona ancora presente all’orecchio:
“Nulla” disse “mi sembra più infelice di colui al quale non capita mai nessuna avversità.”
Infatti a costui non è stato possibile provare le proprie capacità. Anche se tutto è filato liscio secondo i suoi desideri, o prima ancora di essi, tuttavia gli dèi non l’hanno giudicato positivamente: è sembrato indegno di vincere ogni tanto la fortuna, che rifugge da tutti gli imbelli, come se dicesse: “E che?
Dovrei prendermi costui come avversario? Deporrà subito le armi; non è necessaria contro di lui tutta la mia potenza, sarà allontanato da una blanda minaccia, non è in grado di sostenere il mio aspetto. Si trovi un altro, col quale io possa lottare: mi vergogno di scontrarmi con un uomo rassegnato alla sconfitta.
Dal punto di vista strettamente stoico, è indifferente che la virtù sia impegnata in prove difficili o si trovi in condizioni tranquille, che sia a tutti nota o resti oscura.
Seneca nel  De Providentia  insiste molto sulla necessità degli adversa affinché la virtus si manifesti e risplenda: ciò è funzionale al ruolo di examplar per gli altri uomini che Seneca attribuisce al saggio
Il  vero obiettivo di Seneca non sia tanto giustificare l’ordine cosmico
all’ amor fati, all’accettazione volontaria della necessitas, quanto dimostrare l’autosufficienza e la libertà del saggio, anche nella situazione più difficile.
Epistulae morales ad Lucilium (16, 3-5) 
Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine inpellit et iactat, philosophia nos tueri debet.
Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum
Qualunque sia l’ipotesi valida fra queste, o Lucilio, o anche se fossero valide tutte insieme, si deve osservare la filosofia; sia che i fati ci tengano stretti con una legge inflessibile, sia che un Dio signore dell’universo abbia disposto ogni cosa, sia che il caso spinga e agiti le vicende umane senza ordine, la filosofia deve tutelarci.
Essa ci esorterà a ubbidire a Dio volentieri, alla sorte con fierezza; essa ti insegnerà a seguire Dio, a tollerare il caso.

Omnia, aliena sunt, tempus tantum nostrum est.. Tutte le cose, sono degli altri, soltanto il tempo è nostro Seneca

 

SENECA LUCILIO SUO SALUTEM

Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt.
Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit.
Et si volueris attendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus.
Quem mihi dabis qui aliquod pretium tempori ponat, qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori?
In hoc enim fallimur, quod mortem prospicimus: magna pars eius iam praeterit; quidquid aetatis retro est mors tenet.
Fac ergo, mi Lucili, quod facere te scribis, omnes horas complectere; sic fiet ut minus ex crastino pendeas, si hodierno manum inieceris.
Dum differtur vita transcurrit.
Omnia, Lucili, aliena sunt, tempus tantum nostrum est; in huius rei unius fugacis ac lubricae possessionem natura nos misit, ex qua expellit quicumque vult.
Et tanta stultitia mortalium est ut quae minima et vilissima sunt, certe reparabilia,
imputari sibi cum impetravere patiantur, nemo se iudicet quicquam debere qui tempus accepit, cum interim hoc unum est quod ne gratus quidem potest reddere.
Interrogabis fortasse quid ego faciam qui tibi ista praecipio.
Fatebor ingenue: quod apud luxuriosum sed diligentem evenit, ratio mihi constat impensae.
Non possum dicere nihil perdere, sed quid perdam et quare et quemadmodum
dicam; causas paupertatis meae reddam.
Sed evenit mihi quod plerisque non suo vitio ad inopiam redactis:
omnes ignoscunt, nemo succurrit.
Quid ergo est? non puto pauperem cui quantulumcumque superest sat est; tu tamen malo serves tua, et bono tempore incipies.
Nam ut visum est maioribus nostris, ‘sera parsimonia in fundo est’; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remant.
Vale.

 

Seneca-Epistula ad Lucilium I (Sen. Ep. Luc. I)

Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto, raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.
Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore.
Vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.
Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente.
Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.
Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro.
La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene.
Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire

Ti saluto

 

 

La lotta dei maghi

“La comunicazione altro non è che una lotta tra maghi inconsapevoli, in cui ognuno cerca di ipnotizzare l’altro, all’interno di un’ipnosi più grande, quella di massa.”

Fabrizio Ponzetta

 

Il linguaggio come incantesimo primordiale

“Ogni uomo sa che la parola è mezzo di rappresentare il pensiero; ma pochi si accorgono che la progressione, l’abbondanza e l’economia del pensiero sono effetti della parola.

E questa facoltà di articolare la voce, applicandone i suoni agli oggetti, è ingenita in noi e contemporanea alla formazione dei sensi esterni e delle potenze mentali, e quindi anteriore alle idee acquistate da’ sensi e raccolte dalla mente; onde quanto più i sensi s’invigoriscono alle impressioni, e le interne potenze si esercitano a concepire, tanto gli organi della parola si vanno più distintamente snodando.”

(Ugo Foscolo)

fabrizio ponzetta AUTOIPNOSI

Autoipnosi e Paranoia neuro linguistica

di Fabrizio Ponzetta
 La lotta dei maghi, autoipnosi, ipnosi e ipnosi di massa.

Nel dispiegarsi della storia dell’umanità, l’idea di vivere in una realtà fittizia, a prescindere dalle apparenti condizioni sociali, è stata fatta più volte balenare: dottrine filosofiche, dottrine esoteriche, studi sulla linguistica e sui processi cognitivi, e sopratutto l’arte.

L’arte nell’antichità, tramite la bellezza e l’armonia che manifestava, riusciva ad aprire un collegamento tra il mondo interiore di chi ne fruiva e la Realtà; mentre nell’era contemporanea, probabilmente a causa dello stile di vita consumista e tecnologico e dello stratificarsi del buonismo di facciata della società borghese, per ottenere lo stesso effetto “illuminante” l’arte ha dovuto aprire violentemente dei varchi, mostrando aspetti contradditori della realtà fittizia in cui l’umanità è immersa, aspetti sconci, osceni (fuori scena) della vera Realtà.

In questa direzione, e ancora più profondamente, si muove l’opera di Salvador Da, quando elabora il suo metodo paranoico-critico. È risaputo che nel delirio paranoico si usa il mondo esterno per evidenziare l’oggetto ossessivo del proprio delirio; la realtà esterna diventa, allora, la prova della realtà delle proprie convinzioni.

Consapevole di ciò, Dalì diede vita, nelle sue opere paranoico-critiche, ad una serie di immagini dette doppie o molteplici, e cioè ad una serie di realtà che possono essere viste simultaneamente come diverse in un’unica immagine. Le opere paranoico critiche di Dalì dimostrano così che la realtà esterna non è univoca, ma che ciò che si percepisce è la proiezione della propria anima, delle proprie paure, dei propri talenti, delle proprie angosce, delle proprie convinzioni; in breve: della propria storia personale.

Sviluppando questa riflessione (oggetto tra l’altro di noti test psicologici) arriviamo a stabilire che la storia personale di un individuo è una costruzione fittizia della memoria, che cerca di collegare attraverso un filo puramente logico gli eventi che sensorialmente, emotivamente e cognitivamente la persona registra nel corso della propria esistenza.

Gli esseri umani allora non agiscono direttamente sulla realtà, perché ciascuno si crea una propria rappresentazione del mondo in cui vive; tale mappa, o modello, determina in buona parte l’esperienza di ogni individuo nel mondo, nella realtà… realtà che viene così riconfermata nella propria versione personale e senza mai accorgersi di quanto sia fittizia.

Ora, per “trascendere” questa rappresentazione (non per negarla) e quindi per viverla coscientemente, e semmai riformarla, è opportuno comprendere quali sono le modalità con cui questa mappa viene creata. Andare all’origine. Se la mia rappresentazione del mondo, della realtà è una mappa, devo prendere coscienza che il mondo, o la realtà, è un territorio sconfinato, vastissimo e decisamente fuori dal controllo dei limiti che io come persona, noi come cultura occidentale, e tutto il genere umano ci siamo posti.

Sul fatto che la realtà sia decisamente più vasta delle mappe che di essa l’uomo ha tracciato rimando a quell’incredibile quantità di paradossi logici e inspiegabili fenomeni fisici di cui abbonda la letteratura filosofico-scientifica.

Sul fatto che tali mappe (rappresentazioni) siano contemporaneamente personali, sociali e biologiche basti intanto ricordare che la realtà non può che essere filtrata dall’essere umano, in quanto, ad esempio, è noto che gli umani percepiscono tramite i propri sensi solo alcuni aspetti dell’esistente. Per portare un veloce esempio: le onde sonore inferiori ai 20 periodi al secondo e quelle superiori ai 20.000 non possono essere udite dall’orecchio umano. Quando al liceo studiai questi argomenti, mi parvero una conferma di ciò che avevo sempre sospettato, e cioè che gli esseri umani, di norma, sono decisamente impotenti nonostante la convinzione di essere lo scopo dell’esistenza. Mi sembrava così strano che sopra i 20.000 periodi l’udito non potesse avvertire le onde sonore… mi sembrava la prova lampante che la realtà è molto più vasta di quello che comunemente si percepisce. Capivo quindi che quelle che venivano considerate sciocchezze paranormali, spogliate dai loro medium (l’ambiguità è voluta), sono semplicemente percezioni diverse dalla norma ma non per questo meno vere. E lo stesso può valere per le allucinazioni sensoriali di uno psicotico o per gli effetti di una droga.

Ora, se già a livello biologico filtriamo la realtà con i sensi, ciò accade anche a livello culturale, sociale. Pensiamo a cosa ci ha lasciato scritto il Marchese M. de Montaigne:

“Sembra infatti che non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idea delle opinioni e degli usi del paese in cui viviamo.”

E che dire di quell’aforisma che si può estrapolare dall’antropologia culturale di Lèvi-Strauss:

“Il barbaro è innanzitutto l’uomo che crede nelle barbarie.”

Esistono dunque dei filtri sociali dettati da una percezione della realtà condivisa da una determinata razza, da una cultura interna a questa razza, o da una sottocultura interna a questa cultura.
E infine, per tornare all’inizio, esistono dei filtri individuali tramite cui percepiamo la realtà, che sono scanditi dall’intera gamma delle esperienze dell’individuo e quindi, come già sottolineato, dalla sua storia personale.

 

意念攻擊力

意念攻擊力,是一種非主導意識內力。意思是,並不是每個人自然就會使用這種力。而是通過長期鍛鍊、體會,才能學會的一種力。

意念攻擊有兩種方式:一是意念凝聚力攻擊,二是意念蠻力攻擊。

首先,談談意念凝聚力攻擊。

心身をひとつにする。  Riunisci mente e corpo.

 

 

強烈的意念體會——得氣——這是意念凝聚力的核心。舉一例子,以手指直指兩眼中間印堂部位,以不接觸的距離為限,集中精力,凝神去想印堂深處,過一會兒會感覺到印堂深處有一種麻脹感,這就是強烈意念的感覺。相當於中醫針灸學中所說的得氣,即扎針進入人體所需深度後,反覆提插、捻轉,使被針者機體深部有強烈的麻脹感,即為得氣。這也就是衡量其他部位是否達到了強烈意念凝聚力感覺的自我標準。使用意念凝聚力時,雖然任何部位肌肉都不用力,但我們也會感到有些累,這就是功力到了。

使用意念力時,需要定神、定氣,有時還要動作輔助,以增強效果。

定神。相當於佛教禪功,破除雜念,意念集中,屏神靜氣。

定氣。有意控制呼吸,用氣輔助,相當於人們常說的定氣。

 

OLTRE IL MASCHIO DEBOLE ritrovare la “Via del Guerriero”

Un testo di riflessione in un momento di profonda trasformazione in cui vi è uno sprofondare nella  così detta ”società liquida ”
”La modernità è la convinzione “che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”  così sosteneva Zygmunt Bauman.
L’intento dell’autore Roberto Giacomelli è andare oltre questa empasse, tentare  una via ardimentosa in un momento di forte apatia e insofferenza a tratti inconsapevole ed indotta.

Isolato, colpevolizzato, depresso e de-virilizzato: il maschio debole – prodotto della società nutritiva, liquida e digitale – è l’eterno poppante che affolla le metropoli occidentali. Privo di riferimenti forti, è cresciuto tra reality show e cibo spazzatura, inseguendo le chimere del consumo, della carriera e dell’edonismo: un individuo femmineo, sradicato ed omologato, che non ha consapevolezza di sé.

Questo saggio – agile come un pamphlet – è l’impietoso ritratto del nostro tempo: dallo studio dei comportamenti delle masse alla natura dei processi globali; dal dominio della tecnica allo smarrimento dell’Eros; dal materialismo dilagante all’affossamento delle identità, passando per la sovversione dell’ordine naturale, delle sacralità radicate e dei valori perenni. La complementare polarità del maschio e della femmina – alla base del cosmos organico degli antichi – ha subìto un penoso ribaltamento dei ruoli che ha stravolto gli equilibri sociali, psicologici e familiari dei nostri popoli.

L’alternativa all’eclissi del maschio – suggerita dall’autore con un messaggio potente – è la Via del Guerriero, intesa quale strada per la Formazione di un “uomo nuovo”: vero, comunitario e selvaggio, in ordine con una rinascita spirituale, tradizionale e virile che possa restituire un destino alla stirpe europea.

Autore: Roberto Giacomelli il libro è distribuito da

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V.I.T.R.I.O.L.U.M

Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam»

Visita l’interno della terra, operando con rettitudine troverai la Pietra nascosta vero Rimedio.

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Aurora Consurgens manuscript, Zurich

Alcuni narrano che fosse il procedimento alchemico della Grande Opera, consistente nel dissolvimento, “Solve et Coagula“,degli aspetti più duri e vili della persona, così come degli elementi fisici più grossolani, per ricomporli in forma nobile e giungere alla realizzazione della pietra filosofale.

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Un percorso che necessita  di scendere nelle viscere della terra, cioè negli anfratti oscuri dell’anima,l’Ombra, per conseguire l’iniziazione, operando quella trasmutazione della materia nello spirito che avrebbe permesso di conseguire l’immortalità e riportare alla luce la sapienza,σοφία,  attraversando le diverse fasi dell’Opera alchemica, nigredoalbedorubedo.

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Il processo alche ico inizia con la putrefazione e la disintegrazione della materia, per liberarla da tutte le impurità, fino a ridurla alla materia prima che l’aveva generata, per poi essere ricostruita in altra forma più elevata.
Nigredo”, o Opera al Nero, fase di distruzione e disgregazione, la materia grezza è posta dall’alchimista in un crogiolo e fatta cuocere lentamente nel forno alchemico chiamato “Athanor” affinché, sotto l’influenza del fuoco, la materia possa sciogliersi e disgregarsi.

Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi;

Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi.

Un processo metaforicamente rappresentabile da un cammino che ha per meta la completa conoscenza di se stessi, il contatto col vero Sé, la scoperta di quanto è celato alla coscienza.

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UROBORUS

«L ‘individuazione non ha altro scopo che di liberare il Sé, per un lato, dai falsi involucri della “Persona” , dall’altro lato, dal potere suggestivo delle immagini dell’inconscio». 

C.G. Jung,

 

 

 

 

 

In magnis et voluisse sat est

Quod si deficiant vires, audacia certe laus erit; in magnis et voluisse sat est

Properzio Elegie 2,10

 se verrano meno le forze,l’osare sarà certo motivo di lode,nelle grandi imprese  è sufficente anche solo averle volute

Allerta sensoriale Arousal

In neuropsicologia viene definito larousal (dall’inglese eccitazionerisveglio) è una condizione temporanea del sistema nervoso, in risposta ad uno stimolo significativo e di intensità variabile, di un generale stato di eccitazione, caratterizzato da un maggiore stato attentivo-cognitivo di vigilanza e di pronta reazione agli stimoli esterne.

Davide passaretti ruan boxing M francesco Dal Pino
Sul piano psicologico orienta le nostre capacità di memoria, attenzione, presa di decisioni , espressione delle emozioni e messa in atto di comportamenti.
L’aumento o la diminuzione dell’attività neurovegetativa ci permette di perseguire i nostri bisogni o di fronteggiare situazioni di emergenza ed è quindi particolarmente coinvolta nelle scelte legate alla ‘sopravvivenza’ quali soddisfazione dei bisogni primari (fame, sete, sonno, attività sessuale,..) e risposte a stimoli percepiti come pericolosi (fuga, attacco, svenimento, blocco dell’azione).

Francesco Dal Pino addestramento pugilato

Questo fenomeno neuropsicologico  è presente negli animali e nell’uomo, durante i momenti in cui vengono richieste maggiori prestazioni psicofisiche di abilità come, ad esempio, una verifica, un esame, una competizione agonistica, l’attacco a una preda o durante una sfida, anche durante l’attività sessuale.

LUPO RUAN DOJO IN CACCIA

E’ presente il coinvolto sia il sistema nervoso centrale che il periferico e vegetativo, con conseguente aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, al fine di generare in tutto il corpo una condizione generale di maggiore allerta sensoriale, mobilità e prontezza di riflessi

 

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Per la teorie espresse sull’attenzione, durante l’arousal il sistema nervoso viene coinvolto attraverso una maggior produzione di neurotrasmettitori quali l’acetilcolina, la noradrenalina, la dopamina e la serotonina. Anatomicamente vengono attivati principalmente alcuni organi interni, ghiandole e parti legate al sistema nervoso, quali il sistema limbico cerebrale (soprattutto ipotalamo e amigdala), i lobi frontali e temporali, più il pancreas endocrino.

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L’organismo può prepararsi attraverso due opposte strategie, entrambe utili e adattive:

Iper-arousal: “stato di iper-vigilanza” che generalmente si manifesta con tachicardia, sudorazione eccessiva, respiro accelerato, agitazione fisica e motoria, tensione muscolare, tendenza all’azione, aumento delle capacità attentive, di memoria e decisionali (es: attacco, fuga, blocco dell’azione)

Ipo-arousal: “stato di accasciamento” che generalmente si manifesta con rallentamento del battito cardiaco, riduzione della pressione arteriosa, respiro lento, assenza di energie, ridotto tono muscolare, diminuzione delle capacità attentive, di memoria e di elaborazione ragionamento (svenimento).
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Nella famosa teoria del “flusso” di Csíkszentmihályi, che coniò questo termine per indicare un’esperienza di forte concentrazione durante un’attività agonistica e/o competitiva in genere.

Un esperienza di trance agonistica , è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività.
Questa condizione è caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento di un particolare compito.
Le Esperienze Ottimali sembrano implicate anche nella Qualità di Vita percepita e nella regolazione dell’asse dello Stress (Ipotalamo Ipofisi Surrene)
I correlati neurofunzionali delle Esperienza Ottimali sono in parte sconosciuti ma alcuni recenti lavori scientifici evidenziano la correlazione con il circuito dopaminergico e l’attivazione della corteccia cerebrale prefrontale.
La dinamica che caratterizza le Esperienze Ottimali è connessa anche allo sviluppo della capacità psicologica chiamata Resilienza

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Lo sport in genere ed in particolare gli sport da ring e le discipline marziali, favoriscono situazioni limite di sforzo intenso e di elevata concentrazione, di forti emozioni, in cui insorge ciò che viene definito THE ZONE , uno stato di  flusso  esperienza ottimale ,uno stato di  trance agonistica,  in cui la persona è completamente immersa in un’attività, in totale coinvolgimento, focalizzata sull’obiettivo, con una forte motivazione intrinseca, con positività e gratificazione nello svolgimento del compito…. un modo più moderno di esprimere i temi dello zen ed altre splendide antiche discipline….e di nuove rielaborazioni…

 

 

 

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