“DE UMBRIS IDEARUM”

Umbra profunda sumus, ne nos vexetis inepti, Non vos, sed doctos tam grave quaerit opus.
Ombra profonda siamo. Non tormentateci, voi che non siete degni : non voi richiede un’opera così importante, ma coloro che sono idonei
”Ad internam scripturam, et non vulgares per memoriam operationes explicatis”.
Giordano Bruno
Ombre che sono state “estese” (explicatis), o che si sono “allungate”, oltre la superficie, costituita dalle “solite operazioni mnemoniche” (vulgares per memoriam operationes), fino ad una “scrittura interna” (ad internam scripturam), fino a comprendere il senso “riposto” delle cose.
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“tutto ciò che si conosce, si conosce via anima, cioè viene trasmesso attraverso immagini psichiche che sono la nostra realtà prima”
Carl Gustav Jung 

(Collected Works, 11 par. 769).

 

”Ogni processo psichico è un’immagine e un «immaginare» senza cui non esisterebbe alcuna coscienza.”
Carl Gustav Jung 
CW, 11 par. 889)

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Gli ermetisti neoplatonici come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola credevano che le idee fossero modelli eterni ed immutabili.
Il mondo reale secondo tale dottrina è frutto di una “progressiva emanazione”: le idee dell’Iperuranio   (dal greco hyper, “sopra, al di sopra di”, e ouranòs, “celeste”) si riverberano nelle corrispondenti immagini e forme nello spirito del mondo, e da questo esse sono di nuovo riflesse nelle forme materiali.
Questo pensiero comporta una “visione”, cioè una rappresentazione mentale dello sviluppo ideale.
Cantus Circaeus, Ars memoriae _ Diagramma mn.png
 
Giordano Bruno conosceva tali principi e li fece suoi uniformandoli con l’arte di cui era maestro: la mnemotecnica.
L’esperienza ermetica della riflessione dell’universo nella mente è, infatti, alla base di tale tecnica “magica”, che rispetto alla mnemotecnica classica, basata su luoghi e immagini, viene concepita come un sistema per conseguire l’esperienza spirituale, attraverso l’impressione nella memoria di immagini archetipe, “magicamente” attivate.
Servendosi di immagini archetipe come di immagini mnemoniche,l’iniziato a tale tecnica mirava a conseguire la conoscenza e poteri universali sulla materia, che derivavano dalla comprensione e dalla sintonia con le sfere più elevate del cosmo.
Fissando indelebilmente nella mente tali immagini, secondo Bruno, si otteneva il riflesso mentale dell’intero cosmo, acquisendo un enorme potenziamento della memoria e dell’intelletto.
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Il lavoro dell’iniziato alla mnemotecnica consiste nel sentire tali figurazioni come simboli-ponte per raggiungere la comprensione delle idee divine seguendo un processo di elevazione verso L’Assoluto
Le idee creano il mondo, se l’uomo riesce ad arrivare all’“iperuranio” dove sono le idee e da li all’origine di queste, li da dove Tutto emana da Uno, allora egli potrà essere partecipe della forza creativa dell’Assoluto.
 L’archetipo è un agente psichico da intendere come principio attivo. Pare che per Jung, non esistano immagini innate bensì una «facoltà» – ‘facultas praeformandi’ – umana in grado di cogliere gli archetipi, e che rende possibile il loro emergere e sorgere come immagini . Ciò significa inequivocabilmente che, nella psicologia di Jung, la psiche di ogni individuo – la cui modalità è fatta d’immagini – partecipa, sottilmente, alla vita archetipica; ciò significa pure che le collettività ne sono un catalizzatore potente.
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«Egli [Simonide], pertanto, a quanti esercitino questa facoltà dello spirito, consiglia di fissare nel cervello dei luoghi e di disporvi quindi le immagini delle cose che vogliono ricordare. Con questo sistema l’ordine dei luoghi conserverà l’ordine delle idee, le immagini delle cose richiameranno le cose stesse, i luoghi fungeranno da tavolette per scriverci sopra e le immagini serviranno da lettere con cui scrivere.»
(M. T. Cicerone, Dell’oratore, a cura di A. Pacitti, 3 voll., Zanichelli, Bologna 1974, vol. II, libro II, LXXXVI, 354.)
«Ben vide Simonide o chiunque ne sia stato l’inventore che le impressioni trasmesse dai nostri sensi rimangono scolpite nelle nostre menti e che di tutti i sensi il più acuto è quello della vista. Per cui dedusse che la memoria conserva molto più facilmente il possesso di quanto si ascolta o si pensa quando le loro sensazioni entrano nel cervello con l’aiuto della vista. In questo modo la rappresentazione con immagini e simboli concretizza le cose astratte ed invisibili con tanta efficacia, che riusciamo quasi a vedere realmente mediante immagini concrete quel che non siano capaci di percepire col pensiero.»
(M. T. Cicerone, Dell’oratore, cit., II, LXXXVII, 357)

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Vigyana Bhairava Tantra विज्ञान भैरव तन्त्र

”Graziosa, gioca.
L’universo è una conchiglia vuota in cui la tua mente si diverte infinitamente.”

Vijñānabhairava Tantra, 110

”Vigyana” significa consapevolezza, e “bhairava” è un termine specifico, un termine tantrico per indicare colui che è andato oltre. Per questo Śiva è noto come “bhairava” e Devī come “bhairavī”: coloro che sono andati oltre ogni dualità.”

OSHO

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Shakti si rivolge a Śiva e gli pone alcune domande, pregandolo così di dissiparle i dubbi riguardo alla sua stessa natura divina e a quella dell’universo. Amorevolmente («o radiosa») il consorte le risponde elencando 112 insegnamenti, un compendio di tecniche di meditazione: il Tantra in oggetto. Śiva non espone dunque alcuna dottrina o filosofia, non risponde direttamente alle domande di Pārvatī/shakti : la via della razionalità non è quella adatta per giungere alla comprensione della realtà delle cose. Śiva non spiega cosa, ma come.

Allerta sensoriale

In neuropsicologia viene definito larousal (dall’inglese eccitazionerisveglio) è una condizione temporanea del sistema nervoso, in risposta ad uno stimolo significativo e di intensità variabile, di un generale stato di eccitazione, caratterizzato da un maggiore stato attentivo-cognitivo di vigilanza e di pronta reazione agli stimoli esterne.

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Sul piano psicologico orienta le nostre capacità di memoria, attenzione, presa di decisioni , espressione delle emozioni e messa in atto di comportamenti.
L’aumento o la diminuzione dell’attività neurovegetativa ci permette di perseguire i nostri bisogni o di fronteggiare situazioni di emergenza ed è quindi particolarmente coinvolta nelle scelte legate alla ‘sopravvivenza’ quali soddisfazione dei bisogni primari (fame, sete, sonno, attività sessuale,..) e risposte a stimoli percepiti come pericolosi (fuga, attacco, svenimento, blocco dell’azione).

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Questo fenomeno neuropsicologico  è presente negli animali e nell’uomo, durante i momenti in cui vengono richieste maggiori prestazioni psicofisiche di abilità come, ad esempio, una verifica, un esame, una competizione agonistica, l’attacco a una preda o durante una sfida, anche durante l’attività sessuale.

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E’ presente il coinvolto sia il sistema nervoso centrale che il periferico e vegetativo, con conseguente aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, al fine di generare in tutto il corpo una condizione generale di maggiore allerta sensoriale, mobilità e prontezza di riflessi

 

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Per la teorie espresse sull’attenzione, durante l’arousal il sistema nervoso viene coinvolto attraverso una maggior produzione di neurotrasmettitori quali l’acetilcolina, la noradrenalina, la dopamina e la serotonina. Anatomicamente vengono attivati principalmente alcuni organi interni, ghiandole e parti legate al sistema nervoso, quali il sistema limbico cerebrale (soprattutto ipotalamo e amigdala), i lobi frontali e temporali, più il pancreas endocrino.

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L’organismo può prepararsi attraverso due opposte strategie, entrambe utili e adattive:

Iper-arousal: “stato di iper-vigilanza” che generalmente si manifesta con tachicardia, sudorazione eccessiva, respiro accelerato, agitazione fisica e motoria, tensione muscolare, tendenza all’azione, aumento delle capacità attentive, di memoria e decisionali (es: attacco, fuga, blocco dell’azione)

Ipo-arousal: “stato di accasciamento” che generalmente si manifesta con rallentamento del battito cardiaco, riduzione della pressione arteriosa, respiro lento, assenza di energie, ridotto tono muscolare, diminuzione delle capacità attentive, di memoria e di elaborazione ragionamento (svenimento).
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Nella famosa teoria del “flusso” di Csíkszentmihályi, che coniò questo termine per indicare un’esperienza di forte concentrazione durante un’attività agonistica e/o competitiva in genere.

Un esperienza di trance agonistica , è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività.
Questa condizione è caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento di un particolare compito.
Le Esperienze Ottimali sembrano implicate anche nella Qualità di Vita percepita e nella regolazione dell’asse dello Stress (Ipotalamo Ipofisi Surrene)
I correlati neurofunzionali delle Esperienza Ottimali sono in parte sconosciuti ma alcuni recenti lavori scientifici evidenziano la correlazione con il circuito dopaminergico e l’attivazione della corteccia cerebrale prefrontale.
La dinamica che caratterizza le Esperienze Ottimali è connessa anche allo sviluppo della capacità psicologica chiamata Resilienza

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Lo sport in genere ed in particolare gli sport da ring e le discipline marziali, favoriscono situazioni limite di sforzo intenso e di elevata concentrazione, di forti emozioni, in cui insorge ciò che viene definito THE ZONE , uno stato di  flusso  esperienza ottimale ,uno stato di  trance agonistica,  in cui la persona è completamente immersa in un’attività, in totale coinvolgimento, focalizzata sull’obiettivo, con una forte motivazione intrinseca, con positività e gratificazione nello svolgimento del compito…. un modo più moderno di esprimere i temi dello zen ed altre splendide antiche discipline….e di nuove rielaborazioni…

 

 

 

Riflessi ARCAICI

Si tratta di automatismi, non volontari, che si attivano come reazione ad uno stimolo
– i riflessi ed i movimenti primordiali sono costituiti da riflessi uterini e reazioni arcaiche di recupero, risposte di equilibrio, gesti e schemi motori innati
– essi rappresentano la nostra eredità ancestrale poiché sono con noi fin dalla notte dei tempi
– sono alla base del nostro sviluppo motorio, cognitivo ed emotivo
– in breve, un movimento primordiale è uno schema sensoromotorio fondamentale nel nostro sviluppo, che se non installato correttamente, creerà stress nella nostra organizzazione mente-corpo

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il sistema recettoriale riceve le informazioni, queste vengono portate ai Centri superiori per essere elaborate tramite vie di trasmissione, poi un sistema garantisce il controllo motorio e posturale attraverso il tono

Si possono distinguere 3 fasi cruciali per lo sviluppo dei riflessi e dei movimenti primordiali:
– la fase gestazionale intra-uterina
– la fase relativa al processo di nascita
– la fase del primo anno dopo la nascita
I Riflessi Arcaici seguono una evoluzione suddivisa in 5 fasi:
– emergenza del riflesso: alcuni si presentano durante la vita intra-uterina, altri durante il parto ed altri dopo il parto
– prima evoluzione: dove il riflesso si sviluppa e cambia all’interno del suo principale schema
– crisi: dove ciascun riflesso, all’interno della sua evoluzione supera una fase di crisi
– seconda evoluzione: dove il riflesso, superata la crisi, evolve nuovamente
– maturazione: questa fase rappresenta il momento di integrazione della struttura e della dinamica dello sviluppo del riflesso
Ad esempio il Riflesso Tonico Assimetrico del Collo si evolve in questo modo:
Emergenza: alla 13^ settimana uterina
Durata: dalla sua comparsa fino al 7^ mese di vita
Evoluzione: dalla nascita a 3,5 mesi
Crisi: 3^- 3,5^ mese
Evoluzione: 3,5^- 4^ mese
Maturazione: 5,5^- 6,5^ mese
Integrazione: tra il 6^ e 7^ mese

La loro integrazione, nei casi ad esempio di disturbi sui riflessi posturali
(i riflessi arcaici evolvono in riflessi posturali), avviene attraverso 5 tecniche:
– rimodellamento isometrico
– movimenti ritmici
– esercizi con i sacchetti di grano
– auto-rimodellamento
– esercizi di Kinesiologia Educativa

 

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Movimento ed equilibrio 

Nel mondo delle arti combat si sottovalutano alcuni aspetti legati a meccanismi dovuti ad esperienze pregresse…..
Fondamentale per recuperare l’equilibrio psicomotorio

 

per Informazioni

Sergio Rocco – Terapista, Posturologo e osteopata

cell. 334/82237706

 

Mithra archetipo del cacciatore ermetico

”Il mitraismo ha lasciato un importante messaggio.
I misteri di Mithra 
ci pongono in contatto con la presenza radicale e archetipica di forze terribili che, se ignorate e negate, immancabilmente ci travolgono; dobbiamo, invece, conoscere e apprendere la loro costituzione e divenire pronti e capaci di cavalcarle e domarle, fino al punto in cui la mano ferma sappia trarne la vita…”

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”I Misteri introducevano a quel sapere e a quell’arte.
Si trattava, 
beninteso, di un sapere arduo e di un’arte severa che aspiravano ad aprire una strada di speranza in un periodo di angoscia.
Tuttavia le religioni, anche dopo il loro tramonto, lasciano un insegnamento valido per ogni analogo tempo di smarrimento e di inquietudine.
Sta a noi 
ascoltarlo e adattarlo alla nuova forma dei problemi…”

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”La figura di Mithra si apre sullo sfondo dell’universo religioso, culturale, psicologico dei cacciatoriper i quali l’uccisione stabilisce nel tempo stesso la propria identità, istituisce la comunità ,garantisce la vita.

L’uccisione del toro o del Grande vivente rappresenta, in essa, l’inizio e insieme la conclusione.

Dal sangue che sgorga prende inizio una nuova umanità salva

et nos seruasti aeternali sanguine fuso

si leggeva nel mitreo di Santa Prisca a Roma.

Ma nessuno si salva se non sa percorrere il duro itinerario iniziatico, se non riesce ad avviare la trasformazione e il sacrificio di sé.

L’uccisione per eccellenza vede l’uomo al centro, vittima e sacrificatore, animale e cacciatore, morto e vivo.

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Le forze elementari che spingono alla caccia e ad aggredire la vittima in fuga sono le stesse che spingono a nutrirsi e a stringere il patto fra solidali che condividono il destino.
Sussiste un circolo inscindibile tra istinto di vita e istinto di

morte, tra creazione della morte e creazione della vita.

Il tema è l’incontro con la morte, e arcaicamente ogni morte è un’uccisione.
La morte, la morte data, è l’atto eminentemente sacro e creativo, che investe l’essere realissimo.
Su questo 
scenario si è sviluppata l’immensa problematica del sacrificio…
Il punto cruciale è rappresentato dal sacrificio, costituito da un atto di sangue, un atto di morte.
Al centro del mitraismo sta il tema formidabile del sacrificio del toro, cavalcato, sfiancato e infine iugulato senza tracotanza dal dio sereno e forte.

Nel sacrificio, la morte non si presenta volgare decadenza subìta, ma atto di creazione e di intensa padronanza della vita.”

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”Il culto mitriaco propone un itinerario di liberazione dal destino basato sulla capacità di sacrificio di sé.”
”I gradi dell’iniziazione mitriaca rappresenterebbero simbolicamente le tappe di un viaggio interiore che fornisce una chiave per affrontare e risolvere l’ordine dei pianeti e, mediante successive integrazioni, abilita al dominio delle potenze esterne.”
”I pianeti, grazie alla credenza in uno stretto rapporto analogico tra macrocosmo(l’universo) e microcosmo (l’uomo), non sono vissuti come realtà esclusivamente esterne e oggettive; decifrati in esperienze interne, ad essi corrispondono suoni, colori, emozioni, passioni, immagini.
Un discorso affine, in estrema sintesi, tornerà con l’astrologia esoterica  di
Bruno pensa che un severo e complesso esercizio di controllo della mente metta l’uomo in grado di controllare il mondo in cui vive.
In particolare egli si 
dedicò all’esercizio evocativo della memoria.

Le immagini che vivono nell’uomo  non sarebbero eventi puramente interiori bensì proiezioni del cosmo, e colui che le sa governare può anche governare il cosmo e rendersi libero. ”
”Colui che abbia raggiunto il controllo di sé per mezzo del sacrificio e della trasformazione acquista il potere di governare il destino e raggiunge la liberazione e la salvezza dal male.
Il punto cruciale è rappresentato dal sacrificio, costituito da un atto di sangue, un atto di morte.
Al centro del mitraismo sta il tema 
formidabile del sacrificio del toro, cavalcato, sfiancato e infine iugulato senza tracotanza dal dio sereno e forte.
Nel sacrificio, la morte non si presenta volgare decadenza subìta, ma atto di creazione e di intensa padronanza della vita.”
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”Il culto di Mithra si diffonde particolarmente in ambito militare
attecchisce tra coloro che praticano giochi ad 
alto rischio
(gladiatura, corse nei circhi ed altro)

Il culto di 
Mithra viene introdotto a Roma tramite i soldati di Pompeo che ne erano venuti in contatto durante le spedizioni in oriente nel I secolo a.C

Mithra  è una divinità minore del Pantheon persiano, i persiani con cui Roma si scontrò erano gli eredi d’una delle più importanti civiltà indoeuropee
Nel mitraismo non c’è ombra del sentimento della colpa.
L’eroe divino non è un dio che muore.
La salvezza che da lui promana verso gli uomini non dipende dalla sua morte, ma dal fatto che egli dà la morte.
Dalla vittima che lui sacrifica scaturisce la vita e la salute.
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Per i mitriaci, in breve, si instaura un circuito in cui l’uomo capace di compiere il gesto sacrificale si trasforma e libera, e reciprocamente è capace di compiere il gesto supremo solo chi si trasforma e libera.

In ultima analisi, si libera solo chi è disposto a essere sacrificato
(una similitudine fortemente presente nei culti arcaici sciamanici)

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Un’ideologia severa, da reggitori e da soldati: il supremo atto di dare la morte – atto per eccellenza sacro – presuppone un’ascesi rigorosa per raggiungere la riappropriazione e la reintegrazione di sé.Le doti di equilibrio, dominio di sé,coraggio, attenzione non disincarnata e lunare per il mondo della laboriosa prassi,erano e sono le doti dei reggitori, tipiche di coloro che sono consapevoli che l’autentica arte del governo comporta un combattimento tra bene e male.

La civiltà morale di Roma pagana va disciolta dalle sovrapposizioni cristiane che l’hanno inquadrata in una prospettiva rovesciata rispetto a quella stoica.
Il dominio di sé e l’attitudine alla sobrietà  non ha niente a che vedere con il sentimento della colpa del vivere e con la mortificazione, al contrario essi celebrano un gusto pieno della libertà nel mondo per il mondo e certo non dal mondo.
Il Marco Aurelio che elogia la temperanza non è un moralista e un intimista, è un uomo di stato( vir agendi)

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”La temperantia è la severità, la sobrietà, l’operosità efficace e equilibrata di colui che tempera.
La temperanza si riferisce al lavorìo del tempo; essa è l’arte del tempo, la sua capacità di cuocere, rifondere, ridistribuire, preparare nel suo vaso.”

Il tempo si basa sul ritmo e sull’ordine.
E’ temperante colui che ha il sentimento del tempo.
Nessuna lentezza, nessuna fretta, nessuna eccitazione; piuttosto l’azione pacata e ferma che scaturisce dal dominio degli impulsi interni e degli impulsi esterni, dall’educazione a non cedere alle emozioni e alle passioni.

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”E non deve nemmeno riferirsi a un tempo estraneo e oggettivo, al giro degli astri di fronte al quale si sta passivi e che si subisce; il tempo deve essere governato e riavviato con creatività e originalità.”

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Confer
Maria Pia Rosati  e Giuseppe Lampis«átopon» rivista di Psicoantropologia
simbolica e Tradizioni religiose.

Storia di un Culto
Le prime notizie circa il Dio Mithra pervengono dall’arcaica tradizione dei Veda indù e precisamente dal più antico, il Rig-veda, risalente ad un epoca di diverse migliaia di anni fa più remota dalla nascita dell’età volgare, che inquadrano la divinità in questione come reggente di un mondo perfetto delle origini ormai dimenticato, protettore dell’Ordine Universale insieme al dio Varuna.

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Ritroviamo Mithra, poi, in un’altra tradizione di origine indoeuropea, precisamente in quella iranica, ove, oltre che nell’antico Iran, anche in zone come la Cappadocia, Commagene, del Ponto e le terra dei Mitanni-hurriti, assume la valenza del Numen Tutelare del Patto, del Giuramento: tale caratteristica, non solo valse l’acquisizione di un crisma prettamente guerriero, ma anche, nell’antica Persia, permise che il suo culto diventasse la base del sistema feudale dell’impero.

Il contatto con il mondo occidentale e quindi con la Romanità avvenne, con l’espandersi della stessa, ad opera dei legionari, anche se Plutarco nella “Vita di Pompeo” narra di “strani riti” celebrati dai pirati della Licia; il culto entrerà ufficialmente a Roma, poi, solo nel 66 d.C., portatovi da Tiridate, re dell’Armenia, in visita a Nerone.

Il contatto con il mondo greco-romano, con le sue istituzioni misteriche
(molte sono le similitudini con i Misteri di Eleusi) e con la filosofia neoplatonica – come dimostrano varie opere di Porfirio -forgiarono una vera e propria via iniziatica ermetica, riservata a pochi eletti, sempre al riparo nei suoi mitrei, nelle sue grotte sotterranee riservate al culto, che simbolicamente possiamo associare al mito platonico della caverna
Mithra nasce alchemicamente dalla pietra, come la vera Luce cova e si manifesta nell’oscurità della notte.
Solo una tarda volgarizzazione potè assimilargli il ruolo di Soter, Salvatore, spesso confuso erroneamente col Cristo, e una statalizzazione , voluta da Diocleziano, Galerio e Licino lo proclamò “Deo Soli Invicto Mithrae fautori imperii sui”, assimilando il culto a quello ufficiale ed imperiale di Helios, introdotto a Roma, da Emesa, da Aureliano.

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Il mito e la tradizione fanno ricordare Mithra per due momenti salienti del suo decorso esoterico, cioè per la sua nascita dalla roccia e per l’uccisione del toro sacrificale, che non assume il solo valore rinnovatore del cosmo, ma possiede una ben più alta e precisa valenza spirituale.

Tutto si inquadra in una visione del mondo prettamente solare, concepita tradizionalmente, militando, l’iniziato o il neofita, per lo schieramento avversario irriducibile delle Tenebre, di Arimanne, di Tifone-Seth, di Vediovis, ma anche di tutta la spiritualità lunare delle madri come Iside, Demetra e Astarte, quindi per lo schieramento di Eracle, del Marte romano, di Horus…naturalmente di Mithra.
Poco o nulla si potrà comprendere di tale culto misterico se non si farà propria tale prospettiva polare, tale atteggiamento guerriero, di superamento magico, quindi di superamento attivo.

confer Luca Valentini
Redattore del sito web EreticaMente, cultore di filosofia antica, di dottrina ermetico-alchimica e di misteriosofia arcaica e mediterranea

Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore 般若波羅蜜多心經

色不異空,空不異色;色即是空,空即是色

Rupan na prithak śunyata, śunyataya na prithag rupan, rupan śunyata śunyataiva rupan

”La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma”.

Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore

प्रज्ञापारमिताहृदय

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Risveglio del dormiente incubazione ἐγκοίμησις, enkoimesis

Ταὐτὸ τ΄ἔνι ζῶν καὶ τεθνηκὸς καὶ ἐγρηγορὸς καὶ καθεῦδον καὶ νέον καὶ γηραιόν· τάδε γὰρ μεταπεσόντα ἐκεινά ἐστι κἀκεῖνα πάλιν μεταπεσόντα ταῦτα.» «È la medesima realtà il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli, e quelli di nuovo mutando son questi.»
Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος

(Eraclito, frammento 88)

Rito dal carattere fortemente misterico,

Mistero mystḕrion μυστήριον deriva da  mýstēs  μύστης iniziato derivante da μύω mýo; “celare”, l’atto di socchiudere gli occhi, come le labbra e concentrarsi nel buio e nel silenzio per entrare in una zona intima lontana dal quotidiano.

Il verbo μύω myo detiene anche un altra accezione acquetrasi ,calmarsi, un termine che  cela l’esito della ritualità.

Nell’’incubazione, è una parola latina che proviene dal greco ἐγκοίμησι:dormire nel tempio.

 

La procedura avvicina alla morte attraverso il sonno con una trance iniziatica atta a volgerla in vita.
L’uomo chiude gli occhi e realizza una trance di tipo sciamanico: si separa dal mondo esterno ed entra in un livello profondo, nascosto ai più, oscurato durante il giorno.
Egli raggiunge uno speciale distacco, lo stato di «sonno visionario», estatico per tornare alla vita rinnovato.

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Zamenis longissimus, conosciuto come serpente del bastone di Asclepio

Asklepieia Ἀσκληπιεῖον era un tempio di guarigione, sacro al dio Asclepio, Ἀσκληπιός il dio greco della medicina.
Questi templi di guarigione erano un luogo in cui i pazienti venivano visitati per ricevere una cura o una sorta di guarigione, sia essa spirituale o fisica, originariamente si realizzarono diverse pratiche di cura e che in seguito si convertirono in luoghi dove si praticava il contatto con il sacro.

L’isola Tiberina tempio di Esculapio Roma
L’isola Tiberina tempio di Esculapio Roma

Asclepio, Ἀσκληπιός Esculapio era rappresentato come un  semidio e dunque uomo mortale per Omero, si diceva fosse stato istruito nella medicina dal centauro Chirone o che avesse ereditato tale proprietà dal padre Apollo

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Kylix attica a sfondo bianco attribuita al Pittore Pistoxenos con Apollo seduto che indossa una corona di alloro o mirto, un peplo bianco e un mantello rosso. Tiene nella mano sinistra la cetra la cui cassa è un guscio di tartaruga, mentre con la mano destra offre una libagione. Di fronte a lui sta il corvo (Museo Archeologico di Delfi, V secolo. a.C.)

Era un  Iatromante ἰατρόμαντις significato letterale “veggente medico” o uomo di medicina“.
Lo iatromante, una forma di 
sciamano greco, è collegato ad altre figure semimitiche come Abaris,AristeaEpimenide, e Hermotimus.

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Secondo Peter Kingsley,  ed altri studiosi tra cui Angelo Tonelli, le figure degli iatromanti appartenevano a una più ampia tradizione sciamanica greca e asiatica con origini in Asia centrale.

Una tavoletta dedicata al dio Asclepio dopo l’avvenuta guarigione di una malattia al viso
Una tavoletta dedicata al dio Asclepio dopo l’avvenuta guarigione di una malattia al viso

La principale pratica estatica e meditativa di questi profeti-guaritori era l’incubazione (ἐγκοίμησις, enkoimesis).

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L’incubazione avrebbe consentito a un essere umano di sperimentare un quarto stato di coscienza diverso dal sonno, dal sogno o dal risveglio normale: uno stato che Kingsley descrive come “coscienza stessa” e paragona al Turīya o Samādhi dell’India delle tradizioni yogiche.

La Māṇḍūkya Upaniṣad definisce la turiya così come segue:

«Il quarto stato non è quello che è conscio dell’oggetto né quello che è conscio del soggetto, né quello che è conscio di entrambi, né la semplice coscienza, né la massa completamente senziente, né quella completamente all’oscuro. È invisibile, trascendente, la sola essenza della coscienza di sé, il completamento del mondo.»

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Peter Kingsley, In the Dark Places of Wisdom, The Golden Sufi Center, 1999, pp. 255, ISBN 1-890350-01-X.

Martin Litchfield West Professore, accademico e autore sostenitore del rapporto della letteratura greca con l’Oriente e, per diversi decenni, culminando con il suo capolavoro The East Face of Helicon (1997), sosteneva la presenza di influssi sciamanici nella arcaica cultura greca.

Platone afferma riguardo Apollo e i suoi seguaci
“in verità scoprì l’arte del tiro con l’arco, la medicina, la divinazione”
si può ricostruire per questi personaggi uno sfondo favoloso, un quadro sciamanico”

 Giorgio Colli “La Sapienza Greca”

Angelo Tonelli  Attraverso Oltre (Moretti&Vitali)

 

 

Nell’incubazione dedicata a Trofonio  Τροϕώνιος appaiono le prime costruzioni dove il praticante pernottava per ricevere la cura durante il sonno.
Consisteva fondamentalmente in un procedimento di “ingresso alle viscere della terra” (Katabasis) e di uscita (Anabasis) alla fine dell’esperienza.
Prima dell’apparizione delle costruzioni si utilizzavano caverne naturali in zone montuose e boscose. Pausania ne descrive una, oggi perfettamente localizzabile in un luogo vicino alla città di Zara, in Croazia.

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Gli attributi di Trofonio erano il nido d’api, la pianta d’alloro, i papaveri e un cigno in volo.

L’incubazione si praticava dopo vari giorni di digiuno e meditazione.
Secondo Plutarco ( nel De genio Socratis), durante l’incubazione, il praticante permaneva in uno stato di semi-incoscienza (dormiveglia) durante il quale si operava la guarigione.
I preliminari dell’incubazione includevano una serie di complicate operazioni e pratiche devozionali orientate a ottenere uno stato di purificazione e la grazia da alcune divinità.
In questa fase la divinazione svolgeva una funzione importante in quanto determinava l’opportunità di entrare o non entrare nella caverna.
Se entrava, l’interessato doveva offrire ai serpenti (un tipo specifico, Zamenis longissimus, conosciuto come serpente di Asclepio) che si trovavano all’interno, parte di un dolce (chiamato “popana” o anche “aidola”) fatto con farina di
orzo, miele, semi di papavero e acqua. esculapio.jpg
La parte che avanzava la mangiava egli stesso.
Il praticante era accompagnato durante tutto il rituale da assistenti che poi interpretavano l’esperienza vissuta dal soggetto.
In alcuni casi l’incubazione poteva durare più di un giorno.
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” Le pratiche di incubazione nell’antica Grecia”
Daniel Bustos Centro di Studi Parchi di Studio e Riflessione – Attigliano Marzo 2013

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