Il termine “daoismo” è usato nei testi che trattano la Cina per coprire un’ampia varietà di fenomeni, dalla classificazione bibliografica di testi filosofici – che includono Zhuāngzǐ, Laozi ed altri lavori – a vaghi modi di sentire: l’amore per la natura, la ricerca della libertà personale, la concomitante antipatia per l’ordine sociale ispirato dal confucianesimo, una antipatia scambiata e condivisa, nel corso della storia della Cina, da un numero di ex funzionari eremiti e delusi. In quest’ottica il daoismo ed il confucianesimo devono essere visti come i poli yin e yang del pensiero cinese. Praticamente ogni figura della storia della società cinese, che non possa essere identificato come confuciano, è adatto ad essere considerato daoista. Questi ultimi comprendono quindi guaritori, mistici, terapeuti-intellettuali, sciamani, alchimisti, ricercatori dell’immortalità, figure provenienti dalla religione popolare che riuscivano a trovare menzione nelle storie dinastiche, ed anche i pochi confuciani che, alla fine delle loro vite, si allontanavano dalla società e trovavano conforto in uno dei lavori filosofici, classificati dal punto di vista bibliografico come daoisti, od anche nella religione daoista stessa.
Stephen R. Bokenkamp, Early Daoist Scriptures
Ritorno allo spirito, ritorno al nulla, ritorno all’unità perfetta. Dalle diecimila cose, il Tao si manifesta attraverso l’Unica Energia Primordiale.
Tre semplici parole che racchiudono significati misteriosi e profondi.
Ognuno ha la propria interpretazione e spiegazione, solo chi ha sensibilità spirituale comprenderà naturalmente.
Coltivare un cuore sincero per liberarsi dalla polvere del mondo, essere in pace con il mondo è la vera coltivazione.
La vita è piena di mille gioie, ma tutte le apparenze sono illusorie e vuote.
歸 (guī) – Ritornare, riunirsi, convergere.
靈 (líng) – Spirito, anima, essenza spirituale.
歸 (guī) – Ritornare, riunirsi (ripetuto).
零 (líng) – Zero, nulla, vuoto.
歸 (guī) – Ritornare, riunirsi (ripetuto ancora).
一 (yī) – Uno, unità, singolarità.
圓 (yuán) – Cerchio, completezza, perfezione.
萬 (wàn) – Diecimila, innumerevoli, tutto.
物 (wù) – Cose, esseri, materia.
道 (dào) – Via, principio, Tao.
出 (chū) – Emergere, manifestarsi, derivare.
術 (shù) – Arte, tecnica, metodo.
一 (yī) – Uno, unità (ripetuto).
炁 (qì) – Energia vitale, soffio cosmico (variante arcaica di “氣”).
簡 (jiǎn) – Semplice, facile.
單 (dān) – Singolo, unico.
的 (de) – Particella possessiva o descrittiva (“di”, “che”).
三 (sān) – Tre.
個 (gè) – Classificatore per contare oggetti o persone.
字 (zì) – Carattere, parola.
蘊 (yùn) – Contenere, racchiudere, accumulare.
藏 (cáng) – Nascondere, custodire.
著 (zhe) – Particella che indica uno stato continuo; qui, “contenente”.
玄 (xuán) – Misterioso, profondo, oscuro.
妙 (miào) – Meraviglioso, sottile, straordinario.
深 (shēn) – Profondo, intenso.
奧 (ào) – Nascosto, recondito, profondo.
意 (yì) – Significato, intenzione.
涵 (hán) – Contenuto, significato implicito.
Quinta strofa:
各 (gè) – Ciascuno, ogni.
有 (yǒu) – Avere, possedere.
各 (gè) – Ciascuno, ogni (ripetuto).
見 (jiàn) – Vedere, opinione, comprensione.
解 (jiě) – Spiegare, comprendere.
一 (yī) – Uno, unità (ripetuto).
說 (shuō) – Dire, parlare, teoria.
有 (yǒu) – Avere, possedere (ripetuto).
靈 (líng) – Spirito, anima (ripetuto).
性 (xìng) – Natura, essenza, spiritualità.
自 (zì) – Sé, spontaneamente.
然 (rán) – Così, naturalmente.
明 (míng) – Chiaro, comprendere, illuminare.
白 (bái) – Bianco, chiaro, evidente.
Sesta strofa:
修 (xiū) – Coltivare, praticare, perfezionare.
出 (chū) – Emergere, manifestarsi (ripetuto).
真 (zhēn) – Vero, autentico.
心 (xīn) – Cuore, mente.
去 (qù) – Andare via, rimuovere.
凡 (fán) – Ordinario, mondano, terreno.
塵 (chén) – Polvere, mondo terreno, impurità.
Settima strofa:
與 (yǔ) – Con, insieme a.
世 (shì) – Mondo, società, epoca.
無 (wú) – Non avere, assenza.
爭 (zhēng) – Contendere, competere, lottare.
就 (jiù) – Proprio, esattamente.
是 (shì) – Essere, è.
修 (xiū) – Coltivare, praticare (ripetuto).
Ottava strofa:
生 (shēng) – Vita, nascere, vivere.
活 (huó) – Vivere, attività, vitalità.
千 (qiān) – Mille, innumerevoli.
般 (bān) – Tipo, sorta, varietà.
都 (dōu) – Tutti, completamente.
美 (měi) – Bello, meraviglioso.
好 (hǎo) – Buono, positivo.
一 (yī) – Uno, unità (ripetuto).
切 (qiè) – Tutto, ogni cosa.
虛 (xū) – Vuoto, illusorio.
像 (xiàng) – Immagine, apparenza, illusione.
空 (kōng) – Vuoto, vacuità.
無 (wú) – Non avere, assenza (ripetuto).
也 (yě) – Anche, pure.
Note:
Ogni ideogramma ha un significato base, ma il contesto poetico e filosofico (che richiama il Taoismo e la spiritualità cinese) può ampliarne o modificarne l’interpretazione.
Alcuni caratteri, come 歸 (guī) e 一 (yī), si ripetono, enfatizzando temi di ritorno all’origine e unità.
炁 (qì) è una forma arcaica di “氣”, usata spesso in contesti mistici o taoisti per indicare l’energia primordiale.
Ritorna lo spirito, torna al nulla, torna all’uno perfetto, Tutte le cose scaturiscono dal Tao, un soffio vitale le guida.
Tre semplici parole, Custodiscono un mistero profondo e meraviglioso.
Ognuno ha la sua visione, il suo dire, Chi ha natura spirituale comprende spontaneamente.
Coltiva il cuore autentico, libera il mondo terreno, Non contendere col mondo: questo è il vero coltivare.
La vita, in mille forme, è tutta bellezza, Ogni illusione, alla fine, è vuoto e nulla.
Il volume 42 di Rixia Jiuwen Kao pubblicò la poesia “Poesia imperiale per la sala Guangming” scritta dall’imperatore Qianlong : “Oggi sono le Tre Terre Pure, il fondamento della longevità della precedente dinastia. Il palazzo rosso è custodito da tigri e leopardi, e il palazzo verde è coperto dalla grazia del re. Le gru stanno su cipressi millenari e le nuvole si condensano in funghi di cinque colori. I gradini sono fatti di giada e i preziosi elefanti sono fatti d’oro. Come posso invidiare la magia degli immortali? Prego solo per il sole e la pioggia, vengo qui per digiunare con un cuore vigile e servire disinteressatamente”
Nella primavera del 26° anno del regno dell’imperatore Guangxu (1900), i Boxer eressero altari nel tempio Hongren (tempio Chandan) e nella sala Daguangming per praticare la boxe. Questi due altari divennero poi le basi di supporto dei Boxer per il loro attacco di fuoco alla chiesa Xishiku . Allo stesso tempo, tutti i presunti “traditori” (cristiani stranieri) catturati dai Boxer venivano radunati su questi due altari per “bruciare la confessione della loro fede”. Se la confessione non “iniziava” (cioè, quando si bruciava la confessione sparsa, la fiamma non poteva essere espulsa nell’aria) o “l’incenso principale” non poteva essere bruciato (cioè, quando si bruciava un incenso alto, non c’era un bastoncino di incenso che non cadesse o si sciogliesse), allora questa persona veniva confermata come un “traditore” e sarebbe stata giustiziata immediatamente senza pietà. Questi due altari divennero il nucleo del “vecchio gruppo” della rivolta dei Boxer. Nell’agosto dello stesso anno, dopo che l’Alleanza delle Otto Nazioni invase Pechino, i due altari vennero immediatamente occupati. Per rappresaglia, l’Alleanza delle Otto Nazioni diede fuoco al Tempio del Legno di Sandalo, alla Grande Sala Guangming e alle sale affiliate.
La società di giustizia e concordia era una società segreta fondata nella provincia dello Shandong da persone che erano state portate alla rovina dall’imperialismo e da disastri naturali.
I membri erano detti anche boxer, tradotto letteralmente pugile, è dovuto al fatto che inizialmente questo movimento si chiamava Yihequan (义和拳) traducibile come Pugni di giustizia e concordia ed i mezzi di informazione occidentale utilizzarono semplicemente la traduzione del termine Quan (Pugno). In un secondo momento, quando vi fu un riconoscimento da parte del governo imperiale, questa società segretacinese assunse il nome Yihetuan (义和团).
La rivolta dei Boxer fu inizialmente formata da organizzazioni di villaggi indipendenti nella Cina settentrionale di quel periodo. Poiché si trattava di una società segreta, le identità di molti membri sono sconosciute, quindi è difficile stimare con precisione il numero totale dei partecipanti, ma potrebbe arrivare fino a centinaia di migliaia. Nelle prime fasi del movimento, la ribellione dei Boxer si concentrò sull’attacco al governo Qing . [ 5 ] Tuttavia, presto si rivolse a chiedere “il sostegno ai Qing e la distruzione delle potenze straniere”, sostenendo il governo Qing mentre si resisteva alle forze straniere . [ 6 ] [ 7 ]
A partire dall’estate del 1900, i membri della ribellione dei Boxer iniziarono a distruggere grandi quantità di proprietà possedute da stranieri in Cina a quel tempo, come strutture moderne come ferrovie e telegrafi , arrestando e uccidendo anche un gran numero di missionari cristiani e cristiani cinesi . [ 8 ] Successivamente i Boxer iniziarono a sostenere l’imperatrice vedova Cixi e in seguito presero parte alla resistenza alla conseguente invasione alleata , che distrusse quasi completamente i Boxer e alla fine pose fine al movimento, ma alcuni dei suoi membri continuarono a partecipare ad altre attività di società segrete in tutta la Cina . [ 9 ] [ 10 ]
Nel mondo anglosassone, i Boxer erano comunemente chiamati “Boxers” perché la maggior parte dei loro membri praticava le arti marziali cinesi (conosciute all’epoca come ” boxe cinese ” ) . [ 11 ] [ 12 ] Sebbene l’organizzazione e i suoi predecessori fossero stati diffusi tra la gente sin dalla metà degli anni 1880, fu chiamata per la prima volta “Yiminhui” dal mondo esterno in un rapporto presentato dalla dinastia Qing nel 1899 per risolvere i disordini nelle province di Shandong e Zhili . [ 13 ] Successivamente, nei resoconti successivi, si è scoperto che questo nome era un errore e il nome effettivo dovrebbe essere “Boxer Rebellion” [ 14 ] .
La rivolta dei Boxer fu conosciuta come “Plum Blossom Fists” durante il 1898, ma questo nome cadde in disuso dopo il 1899. [ 15 ]
Alcune società segrete della dinastia Qing, come la Società della Grande Spada e la Società del Loto Bianco , avevano spesso un potere e un’influenza notevoli. Queste organizzazioni spesso utilizzavano i loro membri armati per trarre vantaggio dalla mancanza di ordine e dalla corruzione dilagante in molte parti della Cina in quel periodo per esercitare il controllo e diffondere influenza su vaste aree della Cina remota e persino centrale .
Esecuzione di un boxer alcuni militari Usa osservano nella folla
Boxer delle società segrete marziali
Marinai italiani della Marco Polo
Truppe delle Nazioni
Vignetta satirica sulla spartizione Straniera
Esecuzioni dei boxer su missionari cristiani
Lo storico britannico Peter Fleming, giungeva alle stesse conclusioni e precisava che le pretese secolari dei missionari cattolici erano senza limiti. In una istanza al trono, presentata il 15 marzo 1899, essi chiedevano che si riconoscessero loro, incondizionatamente e interamente, i diritti politici e i privilegi concessi ai cinesi di altissimo rango: per esempio l’equiparazione dei vescovi ai governatori generali. Fleming commentava così:
«L’effetto di questo provvedimento sull’opinione pubblica cinese può essere valutato approssimativamente immaginando quale sarebbe stata la reazione britannica se nel XIX secolo fosse stato annunciato nel bollettino di Corte che gli stregoni più anziani dovevano essere considerati pari ai governatori nell’ordine delle precedenze.»
(Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagine 53-54.)
I Boxer si batterono da principio, oltre che per la salvaguardia delle tradizioni nazionali contro l’«inquinamento» straniero, anche in difesa dei contadini contro le soperchierie dell’amministrazione imperiale e dei grandi signori cinesi, ma i governanti di Pechino riuscirono poi a incanalare solo contro gli stranieri tutto l’odio dei Boxer.[10] La rivolta iniziò nel nord della Cina come movimento contadino, anti-imperialista e antistraniero. Gli attacchi erano rivolti verso gli stranieri che stavano costruendo le ferrovie e violando il feng shui, e verso i cristiani, considerati responsabili della dominazione straniera in Cina. Nel complesso chi pagò il prezzo più alto furono i cinesi cristiani, molte migliaia dei quali furono uccisi, e in grandissima maggioranza, 18 000, erano cattolici. Iniziata nello Shandong, diffusasi poi nello Shanxi e nell’Hunan, la rivolta dei Boxers raggiunse anche lo Tcheli Orientale Meridionale, allora vicariato apostolico di Xianxian, affidato ai gesuiti, ove i cristiani uccisi si contarono a migliaia. Secondo alcuni storici, in tale vicariato furono uccisi circa 5 000 cattolici, di cui 3 069 identificati,[11] soprattutto nelle province di Shandong e Shanxi.
Un Boxer durante la rivolta.
Nel maggio del 1898 una parte dei Boxers – i quali, sostituendo il secondo carattere nella scrittura del proprio nome, ora si facevano chiamare «Yi He Tuan», cioè «Bande della Giusta Armonia» – era diventata un’organizzazione volontaria di confine tra lo Shantung e il Chi li – la provincia intorno a Pechino – e il governatore dello Shantung, Chang Ju-mei, aveva comunicato al governo che intendeva incorporarli nella milizia locale. Ma i primi accenni di parte occidentale all’attività dei Boxer paiono risalire solo al maggio 1899, in seguito ai primi moti anticristiani. Da allora gli attacchi sferrati contro le missioni, i convertiti cinesi e i bianchi andarono aumentando e, quando il 31 dicembre 1899 venne ucciso un missionario protestante inglese, il corpo diplomatico cominciò a preoccuparsi. Vennero fatti passi congiunti presso lo Tsung-li Yamen – il ministero degli Esteri cinese – il 27 gennaio 1900, il 27 febbraio, il 5 e il 16 marzo e infine il 3 aprile chiedendo la messa fuori legge dei Boxers.
Nel giugno 1900 i boxer attaccarono il Quartiere delle legazioni a Pechino, assedio sostenuto anche da reparti dell’esercito regolare con il tacito consenso dell’imperatrice Cixi. I membri dei Gruppi di giustizia e concordia erano chiamati semplicemente «Boxer» dagli occidentali, per via della presenza della parola «pugno» (拳,Quan) nel nome originale. Man mano che le violenze e gli eccidi di convertiti aumentavano, i dispacci inviati in Europa si infittivano e, già il 7 marzo, i ministri plenipotenziari occidentali avevano suggerito ai rispettivi governi una dimostrazione navale congiunta per premere sul governo cinese. Washington, Berlino e Roma accettarono e stabilirono l’invio di navi a Ta ku, il porto più vicino alla capitale; Parigi mise le proprie in preallarme e, davanti a questi movimenti, anche Londra stabilì di mandare un paio di unità. A questo si aggiunse la spaventata e molto soggettiva interpretazione dei fatti fornita ai diplomatici occidentali il 19 maggio dal vescovo cattolico francese Favier, il quale aveva concluso il suo rapporto chiedendo 50 uomini per proteggere il Pei T’ang, la Cattedrale. L’indomani erano stati trovati affissi per le vie dei manifesti in cui i Boxer annunciavano l’inizio del massacro degli stranieri il primo giorno della quinta luna; ma a ben vedere, se negli ultimi cinque mesi erano piovute minacce contro i «diavoli occidentali», dopo la morte del missionario inglese c’era stato solo il ferimento leggero d’un impiegato francese e null’altro.
Allarmati da questi segnali di pericolo, il 28 maggio i diplomatici avevano però stabilito di chiamare truppe e ne avevano informato lo Tsung li Yamen. Questo, molto a malincuore, aveva dato il permesso formale; ma il ministro francese Pichon aveva già mandato ordini in tal senso a Ta ku. In realtà c’era nell’aria una forte tensione, ma non si parlava ancora di sollevazione e forse non sarebbe neanche scoppiata senza il richiamo dei reparti adibiti alla guardia alle legazioni. La notizia di esso inasprì gli animi. Il 31 un gruppo di ingegneri ferroviari francesi e belgi venne aggredito a cinquanta chilometri da Tientsin: quattro furono uccisi alcuni altri feriti e si ritenne il fatto – non a torto – un’ulteriore conferma del pericolo in cui versavano gli Occidentali.
Il 1º giugno cominciarono ad arrivare i distaccamenti di una spedizione internazionale guidata da un sodalizio chiamato “alleanza delle otto nazioni“: le navi europee, giapponesi e americane al largo dei Forti Taku fecero arrivare un contingente di 436 marinai (75 russi, 75 inglesi, 75 francesi, 60 statunitensi, 50 tedeschi, 41 italiani, 30 giapponesi e 30 austriaci) a Pechino per proteggere le rispettive delegazioni. Il 10 giugno l’ammiraglio britannico Seymour comunicò a Londra da Taku che sarebbe partito quella mattina stessa per Pechino con i 2 000 marinai del secondo contingente occidentale – tra cui un altro contingente di marinai italiani. Come forze erano più dimostrative che altro; ma il loro movimento verso Pechino aveva preoccupato il popolo, esacerbato i Boxer e intimorito il Governo, il quale, già xenofobo di per sé, come era logico non gradiva certo la presenza di militari stranieri armati nella propria capitale.
L’11 giugno venne avvistato il primo Boxer, vestito con il suo abito caratteristico, nel quartiere delle legazioni. Il ministro tedesco Clemens von Ketteler e i soldati tedeschi catturarono un ragazzo Boxer e lo giustiziarono senza motivo.[12] Come risposta, migliaia di Boxer irruppero nella città di Pechino lo stesso pomeriggio e bruciarono la maggioranza delle chiese e delle cattedrali cittadine, bruciando vive alcune persone.[13] I soldati dell’ambasciata britannica e delle legazioni tedesche spararono e uccisero alcuni Boxer,[14] inimicandosi la popolazione della città.
Il governo della dinastia Qing rappresentato dall’imperatrice Cixi si rivelò di fatto impotente; la governante viveva in un continuo clima di sospetto, che la portava a temere tutti, compresi i cinesi nazionalisti (per i quali, in effetti, i sovrani mancesi erano una dinastia di usurpatori stranieri); Cixi odiava però di più gli europei e le loro «diavolerie moderne»: non per caso, all’interno della Città Proibita erano vietati il telefono e l’uso delle biciclette. Anche se il governo Qing condannò formalmente le azioni violente, non ne perseguì dunque i responsabili e, anzi, dopo l’inizio dell’assedio alle legazioni, il 20 giugno 1900 dichiarò guerra alle otto potenze.
La situazione infatti, fattasi sempre più tesa, giunse infine al punto di rottura proprio in quella giornata, quando la stessa imperatrice cinese Cixi spinse i Boxer ad attaccare e assediare il quartiere di Pechino dov’erano insediate le delegazioni straniere. Chi salvò la situazione dal disastro totale furono i viceré cinesi, che riuscirono a impedire l’estensione delle ostilità al di fuori delle regioni settentrionali. Li Hung-chang, uno dei tre viceré delle provincie meridionali, di propria iniziativa all’inizio delle ostilità aveva telegrafato ai diplomatici cinesi all’estero che i combattimenti a Taku non erano scoppiati per ordine del trono e che di questo bisognava informare i governi occidentali e domandare loro una tregua per una soluzione negoziata del conflitto.
Quando poi da Pechino venne la dichiarazione di guerra, Li e i suoi due colleghi Chang Chih-tung e Liu K’un-i, decisero di ignorarla, interpretando la frase che nel decreto del 20 giugno ordinava ai viceré di «unirsi per proteggere i loro territori» nel senso di scegliere la via migliore per salvaguardare le provincie a cui erano preposti. E quale modo migliore del restare inattivi e in pace? La stessa strada fu seguita dal viceré dello Shantung (Shandong) – Yüan Shih-k’ai – e in questo modo tutti e quattro riuscirono a tener lontana la guerra dai loro territori e a dare consistenza alla tesi, successivamente sostenuta dal Governo cinese, che l’assedio delle legazioni era stata un’iniziativa dei Boxer in rivolta contro la dinastia, alla quale oltretutto erano sfuggite di mano pure gran parte delle forze regolari stanziate fra Taku e Pechino.
Stabilito questo atteggiamento e allacciate relazioni più o meno formali con le Potenze, ben liete dal canto loro di poter circoscrivere i combattimenti alla zona fra il mare e Pechino, i viceré cominciarono a farsi sentire nella capitale; ma non ottennero nulla. L’entrata a Pechino del corpo di spedizione internazionale indusse il 14 agosto 1900 l’imperatrice vedova Cixi, l’Imperatore, e i più alti ufficiali a fuggire dal Palazzo Imperiale per Xi’an, da dove inviarono Li Hongzhang per le trattative di pace.
Il governo cinese fu costretto a dare un indennizzo alle vittime e a fare altre concessioni: il quartiere delle legazioni, al centro della capitale, viene ingrandito e vietato ai residenti cinesi; esso venne posto sotto il controllo permanente delle truppe straniere, al pari di dodici punti sulle vie di accesso da Pechino al mare. Inoltre il principe Duan fu mandato in esilio nel più profondo della Cina, a 4 000 chilometri dalla capitale, nella zona di Kashgar. Vari responsabili del massacro di Pechino furono autorizzati dall’imperatrice a suicidarsi. Altre riforme successive alla crisi del 1900 causarono, almeno in parte, la fine della dinastia e la nascita della Repubblica Cinese che mantenne il controllo del continente fino al 1949, per poi controllare, come ancora oggi, la sola Taiwan più alcune piccole isole minori.
Ubicazione delle legazioni diplomatiche straniere e delle prime linee durante l’assedio di Pechino.
Scena del delitto del barone von Ketteler, che ha segnato l’inizio dei «55 giorni di Pechino». Fotografia scattata intorno al 1902.
Per volere della Germania fu eretto, fra il 1901 e il 1903, nel luogo dell’assassinio, a Pechino, un arco di trionfo (in foto: Ketteler-Denkmal) con le scritte in latino, tedesco e cinese in ricordo del barone von Ketteler. Poco prima che la Germania firmasse l’armistizio al termine della Grande Guerra il monumento fu abolito, ricollocato in nuova sede e rinominato Arco per la protezione della Pace. Attualmente è ancora esistente e visibile.
Le legazioni di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Austria-Ungheria, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Stati Uniti, Russia e Giappone si trovavano nel quartiere delle legazioni di Pechino a sud della Città Proibita. Ricevuta la notizia dell’attacco ai forti di Taku il 19 giugno, l’imperatrice ordinò immediatamente alle legazioni che i diplomatici e tutti gli altri stranieri avrebbero dovuto abbandonare Pechino sotto la scorta dell’esercito cinese entro 24 ore.[15]
La mattina successiva il plenipotenziario tedesco, barone Klemens Freiherr von Ketteler, fu ucciso per le strade di Pechino da un capitano Manciù.[16] Gli altri diplomatici temevano che sarebbero stati uccisi anch’essi se avessero lasciato il quartiere delle legazioni, e così non rispettarono l’ordine cinese di abbandonare Pechino. Il 21 giugno l’imperatrice Cixi dichiarò guerra a tutte e otto le potenze straniere.
L’esercito regolare cinese e i Boxer assediarono il quartiere delle legazioni per 55 giorni, dal giugno al 14 agosto 1900; in esso trovarono rifugio 473 civili stranieri (di cui 149 donne e 79 bambini), 451 soldati di otto Paesi diversi[17] (il gruppo proveniente da Tianjin era riuscito ad arrivare poco prima) e oltre 3 000 cinesi convertiti al cristianesimo con i loro servitori.[18] Dall’altra parte della Città Proibita, nella cattedrale cattolica di Beitang, Monsignore Alphonse Favier, vicario apostolico di Pechino, assieme a 3 500 membri della comunità cristiana cinese, riuscì a resistere grazie all’aiuto di soli 43 marinai francesi e italiani.
Il discorso di Guglielmo II
Il kaiser Guglielmo II pronunciò un esplicito invito a radere al suolo Pechino per vendicare il barone von Ketteler e, nel salutare a Brema, il 27 luglio 1900, il contingente tedesco in partenza per la spedizione punitiva internazionale, così l’arringava:
«Quando vi troverete faccia a faccia con il nemico, sappiate batterlo. Nessuna grazia! Nessun prigioniero! Tenete in pugno chi vi capita sotto le mani. Mille anni fa, gli Unni di Attila si sono fatti un nome che con potenza è entrato nella storia e nella leggenda. Allo stesso modo voi dovete imporre in Cina, per mille anni, il nome «tedesco», di modo che mai più in avvenire un cinese osi anche solo guardare di traverso un tedesco.»
(Citato in J. Osterhammel, Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX, Einaudi, Torino 1992, pagina 321)
Il 4 agosto una forza di soccorso, chiamata Alleanza delle otto nazioni, marciò da Tientsin verso Pechino. Era composta da circa 18 000 uomini (4 300 fanti russi (cosacchi e artiglieria), 8 000 fanti giapponesi, 3 000 britannici, per lo più fanteria, cavalleria e artiglieria di stanza in India, soldati e marine con artiglieria e una brigata francese di 800 uomini, provenienti dall’Indocina con artiglieria).[19]
Mentre parte del corpo di spedizione cercava di ripulire le sacche di resistenza intorno a Tianjin, massacrando i civili quando i Boxer riuscivano a eclissarsi, il «corpo di liberazione», al comando del generale inglese Gaselee, lasciava Tianjin e marciava su Pechino incontrando una debole resistenza.[20] Il 13 agosto le truppe delle otto nazioni si trovavano sotto le mura della capitale e l’indomani giapponesi, americani, francesi, russi e inglesi, suddivisi in quattro colonne, lanciarono l’attacco finale, preceduto dal fuoco di tutte le artiglierie.[21]
Vinta l’ultima resistenza, entrarono in città lo stesso 14 agosto 1900, liberando le legazioni e la cattedrale di Beitang. L’imperatrice vedova Cixi, travestita da contadina, fuggì con l’Imperatore e i più alti ufficiali dal Palazzo imperiale per Xi’an, e inviarono Li Hongzhang per le trattative di pace. Nell’assedio persero la vita 76 combattenti (altri 150 avevano riportato ferite) e 6 bambini stranieri e qualche centinaio di cristiani cinesi; le perdite furono ben più gravi per gli assedianti.
I saccheggi e le violenze degli stranieri
I giapponesi decapitano un presunto Boxer
Esecuzione di Boxer dopo la ribellione
Subito dopo la liberazione degli assediati le forze internazionali procedettero alla spartizione della capitale. I partecipanti all’alleanza delle otto nazioni furono responsabili del saccheggio di molti manufatti storici di origine cinese, come quelli che si trovavano nel Palazzo d’Estate, e istigarono l’incendio di molti importanti edifici cinesi nel tentativo di sbaragliare i ribelli Boxer:
«A seguito della presa di Pechino, truppe della forza internazionale, eccetto italiani e austriaci, saccheggiarono la capitale e persino la Città Proibita, così che molti tesori cinesi trovarono la loro via per l’Europa.»
(Kenneth G. Clark. THE BOXER UPRISING 1899 – 1900. Russo-Japanese War Research Society)
In questa fase, secondo tutte le fonti, il comportamento dei vincitori toccò il culmine della crudeltà. Così riferiscono Marianne Bastide, Marie-Claire Bergère e Jean Chesneaux:
«Ha allora inizio una carneficina e un saccheggio sistematici che superano di gran lunga tutti gli eccessi compiuti dai boxer. A Pechino migliaia di uomini vengono massacrati in un’orgia selvaggia: le donne e intere famiglie si suicidano per non sopravvivere al disonore; tutta la città è messa al sacco, il Palazzo imperiale, occupato dalle truppe straniere, viene spogliato della maggior parte dei suoi tesori.»
(Marianne Bastide, Marie-Claire Bergère e Jean Chesneaux, La Cina, vol. II, Dalla guerra franco-cinese alla fondazione del Partito comunista cinese, 1885-1921, Einaudi, Torino 1974, pagina 118.)
Inviato di Le Figaro in Cina, il celebre scrittore Pierre Loti confermava nei suoi articoli «la smania di distruzione e la furia omicida» contro l’infelice «Città della Purezza»:
«Ci sono venuti i giapponesi, eroici piccoli soldati di cui non vorrei parlar male, ma che distruggono e uccidono come in altri tempi le orde barbare. Ancora meno vorrei sparlare dei nostri amici russi, ma hanno spedito qui cosacchi provenienti dalla vicina regione tartara, siberiani mezzo mongoli, tutta gente abilissima a sparare, ma che concepisce ancora la battaglia alla maniera asiatica. Poi sono arrivati qui gli spietati cavalieri d’India, delegati dalla Gran Bretagna. L’America ha inviato i suoi mercenari. Non c’era più nulla di intatto quando sono arrivati, nella prima eccitazione della vendetta contro le atrocità cinesi, gli italiani, i tedeschi, gli austriaci, i francesi.»
(Pierre Loti, Les Dernièrs jours de Pékin, Calmann-Lévy, Parigi 1901, pagine 75-76.)
Il generale Chaffee, dal canto suo, riferiva ai giornalisti che si poteva seriamente affermare:
«che dopo la presa di Pechino, per ogni boxer che è stato ucciso sono stati trucidati quindici innocenti portatori o braccianti di campagna, compresi non poche donne e bambini.»
(Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagina 359.)
Il saccheggio di Pechino, con il suo codazzo di uccisioni, durò ancora per molti mesi, mentre ciascun contingente accusava gli altri di rapacità e sosteneva, per proprio conto, di avere le mani nette. A questo scaricabarile poneva drasticamente fine il feldmarescialloAlfred von Waldersee, comandante del contingente tedesco:
«Ogni nazionalità dà la palma all’altra nell’arte del saccheggio, ma in realtà ognuna e tutte vi s’immersero a fondo.»
(Citato in Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagine 344-345.)
Il contingente italiano prese parte, con gli altri contingenti, a stragi, a saccheggi, a incendi di interi abitati, alla decapitazione pubblica di Boxer o presunti tali.[22] La stessa relazione ufficiale del Ministero per la Guerra non nascondeva, per esempio, che dalla spedizione su Pao-ting («una delle più gravi rappresaglie compiute dagli alleati sulla popolazione cinese»)[23] e dalla conseguente occupazione della banca e la confisca del suo intero deposito, agli italiani toccò, come quota del bottino, la cifra di 26 000 dollari.[24]
Il tenente medico Messerotti Benvenuti scattò delle fotografie il 22 dicembre 1900 a Pechino sulla decapitazione di un cinese sospettato di aver preso parte all’assassinio di un soldato italiano. Cinque immagini che così il medico commentava: «Sarò d’animo cattivo, ma ti assicuro che il triste spettacolo, sebbene condotto in modo barbaro dal boia cinese e dai suoi aiutanti, non mi ha fatto quell’impressione che temevo di riportarne. Forse perché ero convinto della colpevolezza dell’individuo e della giustezza della punizione».[25] Tra i suoi ricordi anche questa modesta poesiola che la dice lunga sulla pratica più diffusa dal corpo di spedizione:
«Se vogliamo confessarci andiam dal bonzo nella pagoda. Se non troviamo nulla da razziare noi gli rubiamo i cristi sull’altare. Ciascuno è convinto di far la sua parte seguendo un istinto: l’amore per l’arte.»
(Messerotti Benvenuti, Un italiano nella Cina dei boxer. Lettere e fotografie, 1900-1901, a cura di N. Labanca, Associazione Giuseppe Panini Archivi Modenesi, Modena 2000, pagina 56)
Nel settembre 1901 l’imperatrice Cixi fu costretta a firmare il Protocollo dei Boxer, che impose alla Cina una pesante indennità di guerra: 450 milioni di tael (un tael per ciascuno dei 450 milioni di cinesi), pari a 67,5 milioni di sterline dell’epoca, garanzia per il ripristino delle dogane, che del resto erano già in mano agli occidentali dal 1859. Le riparazioni di guerra sarebbero state pagate in oro in trentanove annualità e con gli interessi, e sarebbero state pari a 982 238 150 tael, interessi (4% all’anno) inclusi. La Cina pagò 668 661 220 tael d’argento dal 1901 al 1939, equivalenti a circa 61 miliardi di dollari americani a parità di potere d’acquisto.[26]
Le potenze alleate che avevano partecipato alla spedizione imposero alla Cina un indennizzo per le spese di guerra sostenute. Si trattava di una cifra assolutamente gravosa: 450 milioni di Haikvan taels d’argento, pari a 1 687 500 000 lire dell’epoca. Di questa somma spettavano all’Italia 26 617 000 taels, pari a circa 99 813 768 lire.[27]
Truppe dell’Alleanza delle otto nazioni nel 1900. Da sinistra: Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, India britannica, Germania, Francia, Austria-Ungheria, Italia, Giappone.
All’inizio di giugno alcuni reparti dell’esercito italiano sbarcarono in Cina, seguito successivamente da un corpo di spedizione italiano in Cina, che partecipò alla difesa del quartiere delle legazioni e a quella della Cattedrale Cattolica, il Beitang facendo meritare la Medaglia d’oro al valor militare ai due comandanti, Federico Tommaso Paolini (nelle Legazioni) e Angelo Olivieri (nel Beitang); un plotone sbarcato dalla Regia Nave Calabria e al comando del tenente di vascello Sirianni che proseguì con la colonna Seymour, mentre un altro, più piccolo, di 20 marinai e comandato dal sottotenente di vascello Ermanno Carlotto – medaglia d’oro alla memoria – prese parte alla difesa di Tientsin, che permise di tener aperta la strada di Pechino alle forze occidentali in via di concentrazione. Infine un plotone da sbarco, al comando del tenente di vascello Giambattista Tanca, fu all’attacco e presa dei forti di Taku sulla costa. Al largo restava la Forza Navale Oceanica italiana, affidata al contrammiraglio Camillo Candiani da cui si attinsero uomini per costituire un Battaglione Marinai.
Fanteria montata italiana a Tientsin nel 1900.
Arrivarono poi le forze di terra, definite ufficialmente Regie Truppe Italiane nell’Estremo Oriente: il I battaglione di fanteria, il I Bersaglieri, una batteria d’artiglieria da montagna, un plotone cavalleggeri esplorante, una batteria mitragliatrici, un distaccamento misto del Genio, un Ospedaletto da Campo, un drappello di Sussistenza e una sezione Carabinieri Reali, per un complesso di 1 965 uomini (83 ufficiali e 1 882 soldati) e 178 quadrupedi,[28] al comando del colonnello Garioni e gli effettivi italiani in Cina salirono da 578 a 2 543, su 65 610 delle forze internazionali ed operarono per un anno, sia nell’entroterra, sia nell’allargamento dell’occupazione sulla costa, prendendo il 2 ottobre i forti di Shan hai kwan, Pei Ta Ho e Shu Kwan Tao, località costiere per le quali passava la linea ferroviaria da Tientsin alla Manciuria, rientrando rapidamente dopo aver lasciato a Shan hai kwan un distaccamento della Regia Marina.
È doveroso ricordare il contributo dell’allora Capitano dell’8º bersaglieri Eugenio Di Maria che, nel combattimento di Kun an Sien del 1 e 2 novembre 1900, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare.
Agli italiani vennero affidate diverse missioni per smorzare le ultime resistenze all’interno della Cina. Si ricorda quella del 2 settembre, consistente nell’espugnare i forti di Chan-hai-tuan: un incarico particolarmente gravoso, se si considera che già altri reparti vi si erano cimentati invano, e che nel frattempo agli assediati erano giunti due squadroni di cavalleria di rinforzo. Gli italiani annoveravano 470 uomini su tre compagnie, due di bersaglieri e una di marinai, e malgrado l’inferiorità numerica degli attaccanti il nemico fu costretto dopo tre assalti a ritirarsi, abbandonando persino le armi per correre più velocemente. In un’altra circostanza i francesi, in segno di spregio agli ordini del feldmaresciallo tedesco Alfred Graf von Waldersee, avevano occupato il villaggio di Paoting-fu, che era stato affidato al controllo degli italiani e dei tedeschi, prima ancora che questi potessero giungervi. Il colonnello Garioni però, per nulla disposto a subire l’affronto senza reagire, una notte, alla testa di 330 uomini, riuscì ad introdursi a Cunansien, una cittadina in quel momento assediata dai francesi, e ad issare il tricolore nella sua piazza principale. Al termine delle operazioni l’Italia ottenne in perpetuo, a decorrere dal 7 giugno 1902, 457 800 m² che costituirono la concessione italiana di Tientsin.
Impero austro-ungarico
Come membro delle nazioni Alleate, la marina austro-ungarica inviò due navi scuola e gli incrociatori Kaiserin und Königin Maria Theresia, Kaiserin Elisabeth, Aspern, e Zenta e una compagnia di marine verso la costa settentrionale cinese nell’aprile 1900, con base nella concessione russa di Port Arthur. In giugno aiutarono a tenere la ferrovia del Tianjin contro le forze dei Boxer, e aprirono il fuoco contro diverse giunche sul fiume Hai nei pressi di Tong-Tcheou.
Presero inoltre parte alla conquista dei Forti di Taku, che dominano i dintorni di Tianjin, e all’arrembaggio e cattura di quattro cacciatorpediniere cinesi da parte del capitano Roger Keyes del Fame. Dopo la ribellione un incrociatore venne mantenuto permanentemente in Cina (presso il porto fortificato di Tsingtao, colonia della Germania) e un distaccamento di fanti di marina venne dispiegato all’ambasciata di Pechino. Il tenente Georg Ritter von Trapp venne decorato per il coraggio mostrato a bordo della Kaiserin und Königin Maria Theresa durante la Ribellione.
“Con pazienza, gradualmente, sempre più delicatamente. Sentire, sentire, fino a raggiungere una calma profonda. Dopo un lungo periodo, all’improvviso, la sensazione si interrompe bruscamente. In quel preciso momento, il vero significato si manifesta e la natura della mente diventa chiara.”
息者自心也。 自心为息,心一动, 而即有气,气本心之化也。 Respiro è la manifestazione del cuore. Il cuore è la fonte del respiro; quando il cuore si muove, Immediatamente nasce il qi, e il 氣 Qi è essenzialmente una trasformazione del cuore.
Questo frammento di testo, probabilmente tratto da un testo taoista o buddhista, esprime una profonda connessione tra il respiro, il cuore e la mente. Ecco un’interpretazione più dettagliata:
Respiro (息): Non si riferisce solo all’atto fisico di respirare, ma anche al flusso vitale, all’energia vitale (qi) e all’anima.
Cuore (心): Non indica solo l’organo fisico, ma anche la mente, la coscienza e il centro emotivo.
Qi (气): È l’energia vitale che permea tutte le cose, sia animate che inanimate.
Significato complessivo:
Il testo suggerisce che il respiro e il cuore sono interconnessi in modo profondo. Il cuore è la fonte del respiro e il respiro è una manifestazione del cuore. Il movimento del cuore genera il qi, che a sua volta nutre e sostiene il corpo e la mente.
心灵如镜,步发声,声音清灵。清灵有限,一香为够。过午人事多繁,易扰心灵。然否必需限定一香,只要清心放下,平静一刻,久久便有入头,不忧心灵幻住。 “Con la mente serena come uno specchio, muoviti lentamente e parla con voce chiara. La purezza non ha bisogno di eccessi, un solo tocco di profumo basta. Nel pomeriggio, le faccende quotidiane possono turbare la mente. Tuttavia, non è necessario limitarsi a un momento di calma assoluto, basta qualche istante di tranquillità. Con la pratica costante, si acquisirà una profonda comprensione e la mente troverà la sua pace.”
”Per le scuole taoiste, in particolare per gli adepti dell’alchimia interna, il controllo volontario dell’attività vitale era un mezzo non un fine…. Obiettivo tipico dei seguaci dell’alchimia interna è quello di acquisire la capacità cosciente di guidare il processo di trasformazione di substrati materiali in energia e pensiero, la mobilitazione volontaria dell’energia attraverso il pensiero e la capacità di conservarla e accumularla condensandola.”
Lo wu è un zhu. La donna essendo in grado di danzare ciò che è senza forma, fa discendere gli spiriti. Il carattere rappresenta una persona con due maniche in posizione di danza… In tempi antichi Wu Xian fu la prima ad essere una wu… In caso di uomini, essi vengono chiamati xi; in caso di donne, esse vengono chiamate wu. 巫,祝也。女能事无形以舞降神者也。象人兩褎舞形……古者巫咸初作巫……在 男曰覡在女曰巫。
Lo sciamano dell’antica Cina, come gli adepti taoisti, non trae il suo potere dalla ”possessione” di uno spirito, ma da un particolare stato di recettività che gli consente d’incarnare le forze cosmiche superiori
Qui è quindi reso esplicito che lo wu è un zhu 祝 cioè un invocatore, che comunica con gli spiriti e che è una donna; inoltre, la prima associazione è con i movimenti di danza, che si ricollegano proprio alle più antiche testimonianze ritrovate e che ritraggono gli wu intenti a danzare per invocare la pioggia. Questa descrizione si riferisce alla situazione in cui tramite i movimenti di danza è possibile alterare lo stato di coscienza, giungendo a uno stato estatico in cui si creerebbe un collegamento tra questo mondo e quello degli spiriti Anche Eliade fa una distinzione precisa tra le donne wu e gli uomini xi. Identificando il fenomeno delle possessioni con le prime e lo sciamanesimo arcaico con gli ultimi, lo studioso cita a riguardo questo passaggio tratto dal lavoro di de Groot Il re Zhao un giorno chiese al suo ministro: “Nel ‘Libro degli Zhou’ si afferma che Zhong Li fu mandato come emissario nelle regioni inaccessibili del cielo e della terra; come fu possibile questa cosa? Dimmi, vi è una qualunque possibilità per la gente di ascendere al Cielo?” Il ministro rispose spiegando che il vero significato di questa tradizione era spirituale; coloro che erano onesti ed in grado di concentrarsi erano capaci di “ascendere ad alte sfere e discendere in quelle più basse, e distinguere le cose appropriate da compiere… In questa condizione, gli spiriti intelligenti discendevano in loro; se discendevano in un uomo, questo era chiamato xi, se discendevano in una donna, questa era chiamata wu…” 昭王問于觀射父,曰:「《周書》所謂重黎實使天地不通者,何也?若無然,民 將能登天乎?」對曰:「非此之謂也。古者民神不雜。民之精爽不攜貳者,而৾ 能齊肅衷正,其智能上下比義,其聖能光遠宣朗,其明能光照之,其聰能聽徹之, 如是則明神降之,在男曰覡,在女曰巫。是使制神之處位次主,而為之牲器時 服…
Le fonti antiche mostrano le Wu nell’atto di praticare invocazioni, divinazioni, interpretazione dei sogni, guarigioni, esorcismi, estromissione di spiriti maligni e danze della pioggia estatiche. Esistono descrizioni cariche di drammaticità dei poteri delle wu in estasi: “potevano rendersi invisibili, si laceravano con coltelli e spade, si tagliavano la lingua, ingoiavano lame e sputavano fuoco, venivano portate via su una nuvola che risplendeva come fosse piena di fulmini. Le donne wu danzavano danze a spirale, parlavano il linguaggio degli spiriti e intorno a loro gli oggetti si sollevano in aria e si scontravano.” [DeGroot, The Religious System of China, VI, 1212, citato in Eliade, 454]
La parola gong è la stessa di chigong e kungfu; “designa ciò che è magico, tutte le sue tecniche, le opere femminili, l’arte musicale.” (in corsivo nell’originale) Granet aggiunge che questa narrazione delle donne che insegnano l’arte sciamanica è presente solo nel Lie Nü Chuan: “nelle edizioni moderne, non compare”. Cita anche il commento a proposito di Sima Tian che dice che le figlie di Yao insegnarono al loro marito Shun l’Arte degli Uccelli. Tuttavia, un’altra fonte recita come durante il suo calvario nel pozzo, le due sorelle gli suggerirono: “togliti i vestiti e indossa la funzione del Drago; (è così che) ne uscirai.” [Granet, 346-47, n. 693]
“Saliamo in cielo e spazziamo via le comete”, così diceva nel suo canto una sciamana
L’Huainanzi (II secolo a.C.) in un giocoso passaggio sintattico riferisce che un saggio può qiong wuqiong 窮無窮 “esaurire l’inesauribile” (come usato nello Xunzi) e ji wuji 極無極 “[andare al]l’estremo [del] senza estremi”.
Sono solamente questi uomini che sanno come preservare la radice da cui tutta la creazione germoglia, e le cause, o antecedenti, di tutti gli affari della vita. Perciò possono perseguire investigazioni senza limite, e raggiungere ciò che non ha fine; capiscono tutte le cose in profondità, senza malintesi o delusioni; rispondono a tutti i requisiti come l’eco a un suono, e senza fatica; e quest’abilità può essere chiamata la dote del paradiso.
Arduo descrivere o tracciare un’immagine completa del taoismo e delle sue molteplici dottrine, in questo testo l’autore descrivendo prima la religione quotidiana e il rituale (che l’autore ha appreso in prima persona durante un lungo soggiorno a Taiwan), in seguito le pratiche della longevità e dell’immortalità (il ‘Custodire l’Uno’ e il ‘nutrimento del principio vitale’), e infine le dottrine del Tao-te ching e del Chuang-tzu, che sono i documenti più antichi del taoismo ma rappresentano allo stesso tempo il compimento del suo sistema. La religione quotidiana (i templi, le feste del calendario, gli dèi della religione popolare); la liturgia (i maestri, le loro cerimonie di ordinazione e i riti dell’alleanza con gli dèi); la cosmologia e la pratica individuale (la visione del ‘paese interiore’ e le dottrine dell’alchimia e-sterna e interna) sono descritti sempre tenendo presente l’immagine centrale del corpo, il solo spazio in cui sia possibile l’armonia degli elementi opposti e contraddittori.
Il rispettato studioso di taoismo Kristofer Schipper, che ha curato l’enorme volume Daoist Canon, è anche un prete taoista! È stato addestrato e iniziato a Taiwan, dove ha condotto le sue prime ricerche negli anni ’50. Qui, Schipper condivide le sue storie divertenti e la sua avventura nel mondo cinese che si è rivelata una ricerca intellettuale per tutta la vita. “Non sono diventato un buon taoista. È molto difficile. È molto più facile essere un professore universitario che essere un buon prete taoista. Te lo posso dire.”
Andreini, considerato il miglior esperto italiano di cinese classico si affida alla lezione dello Huainanzi (altro classico taoista), quindi legge 不知知病 come se fosse scritto 不知而知病也
Inoltre considera soprattutto il commento tradizionale (di scuola confuciana) di Wang Bi per interpretare l’intero capitolo, come han fatto per secoli i letterati cinesi
Invece Roger Ames e David Hall considerano la questione da una prospettiva filosofica taoista
Quindi traducono 不知知病 in modo letterale e speculare al primo verso: “non sapere di sapere è malattia”, e interpretano 病 come “ostruzione” (del qi), piuttosto che come “pecca” (“inciampo”, “macchia”, “imperfezione”) come fa Andreini sulla scorta di Wang Bi
[ Cioè l’intero capitolo sarebbe una riflessione sulla conoscenza. Per i taoisti, conta soprattutto la conoscenza immediata data dal fare esperienza della realtà. Quindi da questo punto di vista, non solo “sapere di non sapere è il vero sapere”, ma “non sapere di sapere” (ovvero non essere consapevoli di poter fare esperienza diretta della realtà) significa che ci si affida ancora a un’idea di sapere che ostruisce e offusca la percezione.
Andreini è più fondato filologicamente, Ames e Hall sono più fondati filosoficamente.
Sul piano del significato profondo del capitolo 72, direi che personalmente propendo per la loro interpretazione.
Trovo bellissima questa citazione del Zhuangzi
Ci sono ovviamente altre traduzioni e interpretazioni valide, ma queste sono le uniche che possiedo a tenere conto anche dei testi ritrovati nelle tombe di epoca Han (Mawangdui) e Stati Combattenti (Guodian)
«Esamina dapprima le parole, medita tutto ciò che esse intendono, le norme fisse allora si palesano. Se tu però non sarai l’uomo giusto, a te il significato non si svela.»
1 乾 (qián) Forza Il trigramma interno (inferiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) paradiso, e il trigramma esterno è il medesimo. Potere, Creatività, Instancabilità
乾:元亨,利貞。
Qian (rappresenta) ciò che è grande e originario, penetrante, vantaggioso, corretto e fermo.
2 坤 (kūn) Campo Altre varianti includono “il ricettivo”, “l’acquiescenza” e “il flusso”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno (superiore) è identico. Sensibilità, Docilità, Arrendevolezza.
3 屯 (zhūn)
Sgermogliare Altre varianti includono “difficoltà all’inizio”, “raccolta di sostegno” e “accaparramento”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☵ (坎 kǎn) gorge = (水) acqua. Progettualità per il futuro, Capacità nel Problem Solving, Organizzazione.
4 蒙 (méng)
Stoltezza giovanile Altre varianti includono “follia giovanile”, “il giovane germoglio” e “scoperta”. Il suo trigramma interno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua. Il suo trigramma esterno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna. Apprendimento, Principiante, Molto da imparare.
5 需 (xū)
Altre varianti includono “in attesa”, “inumidito” e “in arrivo”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua. Pazienza, Pausa, Attesa. 6 訟 (sòng) La Lite Altre varianti includono “conflitto” e “causa”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo. Conflitto. Confrontarsi.
7 師 (shī)
Altre varianti includono “l’esercito” e “le truppe”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua e il suo trigramma esterno (superiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra.
8 比 (bǐ)
Altre varianti includono “tenere insieme” e “alleanza”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua.
9 小畜 (xiǎo xù)
Altre varianti includono “il potere addomesticante del piccolo” e “piccolo raccolto”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☴ (巽 xùn) terra = (風) vento.
10 履 (lǚ)
Altre varianti includono “camminare (condotta)” e “continuare”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo.
11 泰 (tài)
Altre varianti includono “pace” e “grandezza”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra.
12 否 (pǐ)
Il Ristagno Altre variazioni includono “fermo (stagnazione)” e “persone egoiste”. Il suo trigramma interno (inferiore) è (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo.
13 同人 (tóng rén)
Altre varianti includono “comunione con uomini” e “riunione di uomini”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo.
14 大有 (dà yǒu)
Il Possesso Grande Altre varianti includono “il possesso in grande misura” e “il grande possesso”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco.
15 謙 (qiān)
Altre varianti includono “modestia”. Il suo trigramma interno (inferiore) è (艮 gèn) legato = (山) montagna e il suo trigramma esterno (superiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra.
16 豫 (yù)
Altre variazioni includono “entusiasmo” e “eccesso”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono.
17 隨 (suí)
Il suo trigramma interno (inferiore) è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☱ (兌 duì) open = (澤) palude.
18 蠱 (gŭ)
Altre varianti includono “lavoro su ciò che è stato rovinato (decadimento)”, decadimento e “ramo”.[1] Il suo trigramma interno (inferiore) è ☴ (巽 xùn) ground = (風) wind, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☶ (艮 gèn) bound = (山) mountain. Gu è il nome di un veleno a base di veleno tradizionalmente usato nella stregoneria cinese.
19 臨 (lín)
Altre varianti includono “avvicinamento” e “la foresta”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra.
20 觀 (guān)
Altre varianti includono “contemplazione (vista)” e “guardare in alto”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno (superiore) è ☴ (巽 xùn) suolo = (風) vento.
21 噬嗑 (shì kè)
Altre varianti includono “mordere” e “mordere e masticare”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono, e il suo trigramma esterno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco.
22 賁 (bì)
Altre varianti includono “grazia” e “lussuria”. Il suo trigramma interno (inferiore) è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno (superiore) è (艮 gèn) legato = (山) montagna.
23 剝 (bō)
Altre varianti includono “scindere” e “scuoiare”. Il suo trigramma interno è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna.
24 復 (fù)
Altre varianti includono “ritorno (il punto di svolta)”. Il suo trigramma interno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono, e il suo trigramma esterno è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra.
25 無妄 (wú wàng)
Altre varianti includono “innocenza (l’imprevisto)” e “pestilenza”. Il suo trigramma interno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono, e il suo trigramma esterno è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo.
26 大畜 (dà xù)
Altre varianti includono “il potere di addomesticamento del grande”, “grande deposito” e “energia potenziale”. Il suo trigramma interno è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo, e il suo trigramma esterno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna.
27 頤 (yí)
Altre varianti includono “gli angoli della bocca (che forniscono nutrimento)”, “mascelle” e “comfort/sicurezza”. Il suo trigramma interno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono, e il suo trigramma esterno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna.
28 大過 (dà guò)
Altre variazioni includono “preponderanza del grande”, “grande superamento” e “massa critica”. Il suo trigramma interno è ☴ (巽 xùn) suolo = (風) vento, e il suo trigramma esterno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude.
29 坎 (kǎn)
Altre varianti includono “l’abisso” (in senso oceanografico) e “intrappolamento ripetuto”. Il suo trigramma interno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua, e il suo trigramma esterno è identico.
30 離 (lí)
Altre varianti includono “l’attaccamento, il fuoco” e “la rete”. Il suo trigramma interno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno è identico. L’origine del personaggio ha le sue radici nei simboli degli uccelli dalla coda lunga come il pavone o la leggendaria fenice.
31 咸 (xián)
Altre varianti includono “influenza (corteggiamento)” e “sentimenti”. Il suo trigramma interno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna, e il suo trigramma esterno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude.
32 恆 (héng)
Altre variazioni includono “durata” e “costanza”. Il suo trigramma interno è ☴ (巽 xùn) ground = (風) wind, e il suo trigramma esterno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) thunder.
33 遯 (dùn)
Altre varianti includono “ritirata” e “cedere”. Il suo trigramma interno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna, e il suo trigramma esterno è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo.
34 大壯 (dà zhuàng)
Altre varianti includono “il potere del grande” e “grande maturità”. Il suo trigramma interno è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo, e il suo trigramma esterno è ☳ (震 zhèn) agitazione = (雷) tuono.
35 晉 (jìn)
Altre varianti includono “progress” e “aquas”. Il suo trigramma interno è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco.
36 明夷 (míng yí)
Altre varianti includono “brillantezza ferita” e “intelligenza nascosta”. Il suo trigramma interno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra.
37 家人 (jiā rén)
Altre varianti includono “la famiglia (il clan)” e “i membri della famiglia”. Il suo trigramma interno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno è ☴ (巽 xùn) terra = (風) vento.
38 睽 (kuí)
Altre varianti includono “opposizione” e “perversione”. Il suo trigramma interno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude, e il suo trigramma esterno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco.
38 蹇 (jiǎn) Altre varianti includono “ostruzione” e “a piedi”. Il suo trigramma interno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna, e il suo trigramma esterno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua.
40 解 (xiè) Altre varianti includono “liberazione” e “districato”. Il suo trigramma interno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua, e il suo trigramma esterno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono.
41 損 (sǔn) Altre variazioni includono “diminuzione”. Il suo trigramma interno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude, e il suo trigramma esterno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna.
42 益 (yì) Altre variazioni includono “aumento”. Il suo trigramma interno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono, e il suo trigramma esterno è ☴ (巽 xùn) ground = (風) vento.
43 夬 (guài) Altre varianti includono “risolutezza”, “separazione” e “sfondamento”. Il suo trigramma interno è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo, e il suo trigramma esterno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude.
44 姤 (gòu) Altre varianti includono “venire a incontrarsi” e “incontrarsi”. Il suo trigramma interno è ☴ (巽 xùn) terra = (風) vento, e il suo trigramma esterno è ☰ (乾 qián) forza = (天) cielo.
45 萃 (cuì) Altre varianti includono “radunare insieme (ammassare)” e “finito”. Il suo trigramma interno è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra, e il suo trigramma esterno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude.
46 升 (shēng) Altre varianti includono “spingere verso l’alto”. Il suo trigramma interno è ☴ (巽 xùn) terra = (風) vento, e il suo trigramma esterno è ☷ (坤 kūn) campo = (地) terra.
47 困 (kùn) Altre varianti includono “oppressione (esaurimento)” e “impigliato”. Il suo trigramma interno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua, e il suo trigramma esterno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude.
48 井 (jǐng) Altre varianti includono “il pozzo”. Il suo trigramma interno è ☴ (巽 xùn) suolo = (風) vento, e il suo trigramma esterno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua.
49 革 (gé) Altre varianti includono “rivoluzione (muta)” e “la briglia”. Il suo trigramma interno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude.
50 鼎 (tǐng) Altre varianti includono “il calderone”. Il suo trigramma interno è ☴ (巽 xùn) terra = (風) vento, e il suo trigramma esterno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco.
51 震 (zhèn) Altre varianti includono “il risveglio (shock, tuono)” e “tuono”. Entrambi i suoi trigrammi interni ed esterni sono ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono.
52 艮 (gèn) Altre varianti includono “fermo, montagna” e “fermo”. Entrambi i suoi trigrammi interni ed esterni sono legati a ☶ (艮 gèn) = (山) montagna.
53 漸 (jiàn) Altre variazioni includono “sviluppo (progresso graduale)” e “avanzamento”. Il suo trigramma interno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna, e il suo trigramma esterno è ☴ (巽 xùn) suolo = (風) vento.
54 歸妹 (guī mèi) Altre varianti includono “la fanciulla sposata” e “la fanciulla che ritorna”. Il suo trigramma interno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude, e il suo trigramma esterno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono.
55 豐 (fēng) Altre variazioni includono “abbondanza” e “pienezza”. Il suo trigramma interno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno è ☳ (震 zhèn) agitazione = (雷) tuono.
56 旅 (lǚ) Altre varianti includono “il viandante” e “in viaggio”. Il suo trigramma interno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna, e il suo trigramma esterno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco.
57 巽 (xùn) Altre varianti includono “il gentile (il penetrante, vento)” e “calcoli”. Entrambi i suoi trigrammi interni ed esterni sono ☴ (巽 xùn) suolo = (風) vento.
58 兌 (duì) Altre varianti includono “il gioioso, lago” e “usurpazione”. Entrambi i suoi trigrammi interni ed esterni sono ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude.
59 渙 (huàn) Altre varianti includono “dispersione (dissoluzione)” e “dispersione”. Il suo trigramma interno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua, e il suo trigramma esterno è ☴ (巽 xùn) suolo = (風) vento.
60 節 (jié) Altre variazioni includono “limitazione” e “moderazione”. Il suo trigramma interno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude, e il suo trigramma esterno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua.
61 中孚 (zhōng fú) Altre varianti includono “verità interiore” e “ritorno centrale”. Il suo trigramma interno è ☱ (兌 duì) aperto = (澤) palude, e il suo trigramma esterno è ☴ (巽 xùn) suolo = (風) vento.
62 小過 (xiǎo guò) Altre variazioni includono “preponderanza del piccolo” e “piccolo superamento”. Il suo trigramma interno è ☶ (艮 gèn) legato = (山) montagna, e il suo trigramma esterno è ☳ (震 zhèn) shake = (雷) tuono.
63 既濟 (jì jì) Altre varianti includono “dopo il completamento” e “già completato” o “già fatto”. Il suo trigramma interno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco, e il suo trigramma esterno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua.
64 未濟 (wèi jì) Altre variazioni includono “prima del completamento” e “non ancora completato”. Il suo trigramma interno è ☵ (坎 kǎn) gola = (水) acqua, e il suo trigramma esterno è ☲ (離 lí) radianza = (火) fuoco.