TRAUST traustaz deru drew drū

* traustaz   ” fermo, forte ”   Proto-Indo-europeo * deru- , * drew- , * drū-   ” essere solido, duro, solido; albero ” 
From Old Norse traust (confidence, trust, security, help, shelter, safe abode), from Proto-Germanic *traustą (trust, shelter), from Proto-Indo-European *deru-*dreu-*drū- (to be firm, be solid). See also treysta (to trust).

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Evocazioni benedizioni  tratte dal vecchio poema islandese “Grogaldr”.
Un galdr , galdrar plurale , è un antico norreno che indica un incantesimo nell’antica cultura germanica. È associato a determinati riti  ed eseguito da donne e uomini.
La parola galdr nell’antico norreno deriva dal vecchio gala alto tedesco che significa “canto, incantesimo”.

Eiris sazun idisi
Sazun hera duoder
Suma hapt heptidun
Suma heri lezidun
Suma clubodun
Umbi cuoniouuidi
Insprinc haptbandun
Inuar uigandun
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 
Þann gel ek þér fyrstan
Þann kveða fjölnýtan
Þann gól Rindi Rani
At þú of öxl skjótir
Því er þér atalt þykkir
Sjalfr leið þú sjalfan þik
 “Then first I will chant thee | the charm oft-tried,
That Rani taught to Rind;
From the shoulder whate’er | mislikes thee shake,
For helper thyself shalt thou have.
“Allora prima ti canterò | il fascino spesso provato,
Che Rani insegnò a Rind;
Dalla spalla, più | non ti piace agitare,
Perché tu stesso ti aiuterai.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér annan
Ef þú árna skalt
Viljalauss á vegum
Urðar lokur
Haldi þér öllum megum
Er þú á sinnum sér
“Then next I will chant thee, | if needs thou must travel,
And wander a purposeless way:
The bolts of Urth | shall on every side
Be thy guards on the road thou goest
“Allora ti canterò, se hai bisogno devi viaggiare,
E vagare in un modo senza scopo:
Le viti di Urth | deve da ogni parte
Sii la tua guardia sulla strada che vai
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn þriðja
Ef þér þjóðáar
Falla at fjörlotum
Horn ok Ruðr
Snúisk til heljar meðan
En þverri æ fyr þér
“Then third I will chant thee, | if threatening streams
The danger of death shall bring:
Yet to Hel shall turn | both Horn and Ruth,
And before thee the waters shall fail.
“Poi in terzo luogo ti canterò, se minacce minacciose
Il pericolo di morte comporta:
Eppure Hel si rivolge | sia Horn che Ruth,
E davanti a te le acque si guasteranno.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fjórða
Ef þik fjándr standa
Görvir á galgvegi
Hugr þeim hverfi
Til handa þér
Ok snúisk þeim til sátta sefi
“Then fourth I will chant thee, | if come thy foes
On the gallows-way against thee:
Into thine hands | shall their hearts be given,
And peace shall the warriors wish.
“Allora quarto ti canterò, | se verranno i tuoi nemici
Sulla forca contro di te:
Nelle tue mani | i loro cuori saranno dati,
E la pace vorranno i guerrieri.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fimmta
Ef þér fjöturr verðr
Borinn at boglimum
Leysigaldr læt ek
Þér fyr legg of kveðinn
Ok stökkr þá láss af af fótum fjöturr
“Then fifth I will chant thee, | if fetters perchance
Shall bind thy bending limbs:
O’er thy thighs do I chant | a loosening-charm,
And the lock is burst from the limbs,
And the fetters fall from the feet
“Poi, quinto, ti canterò, se ce ne fosse per caso
Legherà i tuoi arti flettenti:
Io canto le tue cosce | un fascino allentato,
E la serratura è scoppiata dagli arti,
E le catene cadono dai piedi
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Ægishjalmur Elmo di Awe elmo del timore o elmo dell’irresistibilità e invincibilità
Accidenti, lavo via la mia ”dannata” rapina e la rabbia dei ricchi.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn sétta
Ef þú á sjó kemr
Meira en menn viti
Logn ok lögr
Gangi þér í lúðr saman
Ok léi þér æ friðdrjúgrar farar
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn sjaunda
Ef þik sækja kemr
Frost á fjalli háu
Hræva kulði
Megi-t þínu holdi fara
Ok haldisk æ lík at liðum
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn átta
Ef þik úti nemr
Nótt á niflvegi
At því firr megi
Þér til meins gera
Kristin dauð kona
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn níunda
Ef þú við inn naddgöfga
Orðum skiptir jötun
Máls ok mannvits
Sé þér á minni ok hjarta
Gnóga of gefit
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Eiris sazun idisi
Sazun hera duoder
Suma hapt heptidun
Suma heri lezidun
Suma clubodun
Umbi cuoniouuidi
Insprinc haptbandun
Inuar uigandun
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 
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Il primo incantesimo è un “Lösesegen” (benedizione della liberazione), che descrive come un certo numero di ” Idisen “liberano loro guerrieri in catene catturati durante la battaglia. 
Le ultime due righe contengono le parole magiche

“Salta fuori dalle catene, scappa dai nemici” che hanno lo scopo di liberare i guerrieri.

Eiris sazun idisi, sazun hera duoder;
suma hapt heptidun, suma heri lezidun,
suma clubodun umbi cuoniouuidi:
insprinc haptbandun, inuar uigandun. 
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 

 Idisen spiriti e le divinità femminili associati alla battaglia sotto la classe di idis, dis, valkyrie e altri nomi come sigewif (donne-vittoria, associate dagli anglosassoni con uno sciame di api) e trovano i punti in comune sia linguisticamente che nei miti sopravvissuti e negli incantesimi magici .

Eir divinità norrena della cura

Eir  è una dea della quale si sa che apparteneva alla stirpe degli Asi, ed è abilissima nella medicina. Il nome, in accordo con la sua funzione significa “aiuto”, “grazia”. Eir potrebbe forse trovare una connessione con le divinità femminili dette Alaisiagae , citate  su sue iscrizioni sacre del III secolo, che si trovano sul vallo di Adriano presso Housesteads in Gran Bretagna, La seconda parte di questo nome, che può significare “dee soccorrevoli” o “degne di venerazione”, risalirebbe  un verbo germanico *aizjan che corrisponde al nordico eira “essere di vantaggio” “aver cura”.

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Galadriel- personaggio di lord-of-the-rings forse ispirata  Eir ed altre Alaisiagae

Eir è assimilabile con Igea, figlia di Asclepio, nella mitologia Greca e Romana.

La medicina, scienza sacra.
E’ l’arte di riconoscere e utilizzare tutti gli elementi nei quali agisce la potenza vivificante e risanatrice del dio. E’ la scienza del mondo come capacita di discernere ogni cosa in due principi della vita – bene e male- e il loro equilibrio-contrapposizione indispensabile all’esistenza. Sa perciò richiamare e concentrare le forze vivificanti e indirizza la loro azione verso il ristabilire dell’ equilibrio del corpo. E’ scienza del corpo ma anche dello spirito, piche la globalità della conoscenza dell’essere è necessaria alla sua azione.
Nel mito Nordico è ricordata la dea Eir, abilissima alla medicina alla cui figura si ispirano talune donne-medico ricordate nelle saghe
La qualità sovrannaturale dell’ arte medica risalta sopratutto là dove essa viene messa in relazione con la conoscenza dei canti magici particolari o delle rune, nelle quali è racchiusa e simboleggiata l’essenza segreta della diverse entità del mondo.

CONFER I miti nordici – G. C. Isnardi

Hrafnsmerki lo stendardo del corvo Sacro ad Odino

Hrafnar tàir sitja á öxlum honum ok segja í eyru honum öll tíðendi, þau er þeir sjá eða heyra. Heeir heita svá, Huginn ok Muninn. Sendá sendir hann í dagan at fljúga um heim allan, ok koma þeir aftr at dögurðarmáli. Afar af verðr hann margra tíðenda víss. Því kalla menn hann Hrafnaguð, svá sem sagt er:

Huginn ok Muninn
fljúga hverjan dag
jörmungrund yfir;
óumk ek Hugin,
ad hann aftr né komi,
só sjáumk ek meir di Munin. ” 

Due corvi siedono sulle spalle di Odino e portano alle sue orecchie tutto ciò che sentono e vedono. I loro nomi sono Huginn e Muninn. All’alba li manda fuori per sorvolare il mondo intero, e tornano a colazione. In questo modo ottiene informazioni su molte cose e quindi viene chiamato Rafnagud (dio-corvo). Come è qui detto:

Huginn e Muninn
Vola ogni giorno
Sulla grande terra
Ho paura per Hugin
Che non possa tornare,
Eppure sono più ansioso di Munin

 Nella mitologia norrena,Huginn e Muninn sono due corvi  associati al dio Odino. i due corvi viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie.

Il corvo particolarmente rispettato e venerato fu la sagoma spesso  su bandiere, scudi e stendardi. Il più famoso di questi era chiamato Stendardo del Corvo, secondo le cronache, questo stendardo aveva la tipica sagoma delle bandiere vichinghe, di forma triangolare e ornato da una serie di ciglia di stoffa.

Nell’865 con la Grande Armata Danese lo Stendardo del Corvo era sicuramente presente fra le bandiere dei suoi comandanti. Essi erano i figli del leggendario Ragnarr Loðbrók, sbarcati sulle coste inglesi in cerca di saccheggio e di vendetta.Citato nella Cronaca Anglosassone «venne anche preso lo stendardo da battaglia che chiamavano Corvo». Un altro documento sassone, gli Annali di San Neot, ci spiega anche perchè i danesi dessero così tanta importanza allo Stendardo del Corvo, mettendone in luce gli aspetti religiosi e magici.
Si legge infatti che «tre sorelle di Ivar e Ubbe, figlie di Ragnarr Loðbrok, tesserono lo stendardo e lo resero pronto in solo una mezza giornata. 
I vichinghi erano dunque convinti che lo Stendardo del Corvo avesse poteri soprannaturali, in grado di predire in anticipo l’esito della battaglia che si stava combattendo. Se il corvo rappresentanto all’interno della bandiera veniva visto muovere le ali, allora sarebbero stati i danesi a vincere lo scontro. Ma se invece le ali erano chiuse, all’esercito vichingo sarebbe toccata l’ineluttabile sconfitta. Nella battaglia di Cynuit dell’878 infatti – che vide i sassoni trionfare sui danesi – la leggenda vuole che lo Stendardo del Corvo avesse chiuso le sue ali, predicendo così il disastro.
Lo stesso Ubbe, figlio di Ragnarr Loðbrók, trovò la morte nello scontro.

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Nel 1016 è issato, sempre in Inghilterra, dall’esercito del re di Danimarca Canuto il Grande. Sebbene il sovrano danese fosse battezzato e sicuramente cristiano, anche nel suo caso lo stendardo sembra avere poteri magici e soprannaturali. Nella Gesta Cnutonis Regis – una cronaca del regno di Canuto – si legge infatti che «se i danesi stanno per vincere la battaglia, il corvo appare con il becco spalancato, mentre sbatte le ali e inquieto sulle zampe. Se invece stanno per essere sconfitti, il corvo non si muove e i suoi arti sembrano immobili». 
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Inoltre lo Hrafnsmerki è chiaramente rappresentato in diverse monete vichinghe trovate a York e Dublino, nonché nell’araldica di numerose località in passato governate da elite scandinave, come l’Isola di Man.

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Quando il re di Norvegia Harald Hardrada invade l’Inghilterra nel 1066, lo Stendardo del Corvo è nuovamente presente fra le fila dell’armata vichinga.
Anche in questo caso non sembra però portare grande fortuna a chi lo impugna; i norvegesi vengono sconfitti e lo stesso re Harald cade sul campo di battaglia. Tuttavia la testimonianza più singolare e sorprendente dell’utilizzo dello Stendardo del Corvo la possiamo trovare nel celebre Arazzo di Bayeux. Nel famoso ricamo – che celebra la Battaglia di Hastings del 1066 e la successiva conquista normanna dell’Inghilterra – uno dei cavalieri di Guglielmo il Conquistatore è chiaramente rappresentato mentre impugna lo stendardo, gli antenati dei normanni erano proprio colonizzatori e pirati scandinavi sbarcati in Francia settentrionale.

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Particolare proveniente dall’arazzo di Bayeux, con uno stendardo di corvo spezzato a terra. L’esercito di Harald volò lo stendardo nella battaglia di Stamford Bridge , dove fu portato da un guerriero di nome Frírek. Dopo che Harald fu colpito da una freccia e ucciso, il suo esercito combatté ferocemente per il possesso dello stendardo, e alcuni di loro impazzirono nella loro frenesia per proteggere la bandiera. Alla fine la “magia” dello stendardo fallì, e la maggior parte dell’esercito norvegese fu massacrata, con solo pochi scampati alle loro navi.  

Mattr, megin, might, Macht

Ódhinn kunni thá ithróot , er mestr máttr fylgdhi, ok framdhi sjálfr, er seidhr heitir”

Odino possedeva l’arte da cui scaturisce un grande potere e che egli stesso esercitava, che si chiama magia. 
Saga degli Ynglingar Snorri Sturluson.

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Mattr, megin ‘ una forza che si manifesta in ogni essere in modo autonomo”
(1)
”un termine che rappresenta forza fisica , con una connotazione magica soprannaturale ”
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Come sostiene Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici 
Mattr, megin si trovano unite in un’ espressione allitterante godlausir menn letteralmente uomini senza dio, termine che appare  nell’ultima parte del periodo vichingo, quando alcuni  ”uomini avvertendo la progressiva disgregazione del paganesimo” avendo rigettato la fede negli dei dei loro padri ,si dice in diverse occasioni che credevano ”nella propria forza e nel proprio potere a matt sinn ok megin” (2)

Gianna Chiesa Isnardi sostiene
” eccessivo il giudizio per chi vuole vedere in questo atteggiamento una sorta di ateismo, come pure quello di chi suggerisce che questi uomini fossero tornati ad un credo magico di tipo preteistico (3)
piuttosto si può affermare che in un era di profondi mutamenti quale fu la fase finale del periodo vichingo, costoro, non trovando nell’antica religione il sostegno di cui avevano bisogno… riposero la loro fiducia in quell’unica forza della cui esistenza  avevano certezza, piochè il potere ella magia sta accanto agli dei ed è qualcosa di cui anch’essi hanno bisogno quando debbono compiere azioni straordinarie”

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In proposito a matt sinn ok megin  (“la propria forza e potere”)

La filosofia pagana vien ben descritta dal detto:
“ogni uomo ottiene ciò che merita”.
Se si chiede qualcosa di straordinario, qualcosa in più, allora si deve pagarlo, in un modo o nell’altro.
Se non lo si annulla da sé (donando/sacrificando il guadagno extra agli dèi), ciò che è “sbagliato”, l'”ingiustizia” del favore extra verrà in qualche maniera annullata dalla cattiva hamingja – in pieno accordo con la comprensione pagana della giustizia.
Gli dèi restaureranno da sé la giustizia, in un modo o nell’altro, e la cattiva fortuna potrà arrivare quando e dove meno la si aspetta. Ogni uomo ottiene ciò che merita. Non di più, non di meno. Chiedere favori speciali è un affare rischioso. (4)

CONFER
Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici 

(1) Jan de Vries in Altgermanische Religionsgeschichte

(2) confer Gabriel Turville-professore di letteratura e antichità islandesi  all’Università di Oxford

(3)confer Anton Gerard van Hamel Ođin Hanging on the Tree.
Acta philologica Scandinavica

(4)  V. Vikernes, Guide To The Norse Gods And Their Names, 2001, Cymophane Publishing; trad. it. Breviario degli dèi norreni e dei loro nomi, pag. 10: “Mjørðr” ovvero “Mjød”, “Il nutrimento del guerriero”.

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ᚠ Fehu

“L’uomo potrebbe sfuggire da ogni cosa, meno che dalle sue intuizioni archetipiche, create nel momento in cui ha preso coscienza della sua posizione nel Cosmo. […]
La spiritualità arcaica, così come l’abbiamo decifrata, assetata di ontico, continua fino ai giorni nostri” 
Mircea Eliade

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HÁVAMÁL Mansongr Canto degli uomini

At kveldi skal dag leyfa,
konu, er brennd er,
mæki, er reyndr er,
mey, er gefin er,
ís, er yfir kemr,
ǫl, er drukkit er.

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A sera si deve il giorno lodare,
la moglie, quando è cremata,
la spada, quando è provata,
la fanciulla, quando è sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quando è bevuta.
Í vindi skal við hǫggva,
veðri á sjó róa,
myrkri við man spjalla,
mǫrg eru dags augu;
á skip skal skriðar orka,
en á skjǫld til hlífar,
mæki hǫggs,
en mey til kossa.

Nel vento si deve il legno spaccare,
col buon tempo in mare remare,
nel buio con una fanciulla parlare:
molti sono gli occhi del giorno.
Una nave serve per viaggiare,
uno scudo per proteggere,
una spada per colpire,
una fanciulla per baciarla.
Við eld skal ǫl drekka,
en á ísi skríða,
magran mar kaupa,
en mæki saurgan,
heima hest feita,
en hund á búi.

Presso il fuoco bevi la birra,
sul ghiaccio pattina,
compra un cavallo magro
e una spada insozzata,
a casa ingrassa il cavallo
ma il cane nel cortile.

Meyjar orðum
skyli manngi trúa
né því, er kveðr kona,
því at á hverfanda hvéli
váru þeim hjǫrtu skǫpuð,
brigð í brjóst of lagið.

Alle parole di una fanciulla
non deve nessun uomo credere,
né a ciò che dice una donna.
Sulla ruota [del vasaio] che gira
sono stati plasmati i loro cuori,
e la mutevolezza nel loro petto.

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Brestanda boga,
brennanda loga,
gínanda ulfi,
galandi kráku,
rýtanda svíni,
rótlausum viði,
vaxanda vági,
vellanda katli,

D’un arco che cigola,
d’una fiamma che avvampa,
d’un lupo che spalanca le fauci,
d’un corvo che stride,
d’un maiale che grugnisce,
d’un albero senza radici
del mare che si leva
del calderone che bolle.

Fljúganda fleini,
fallandi báru,
ísi einnættum,
ormi hringlegnum,
brúðar beðmálum
eða brotnu sverði,
bjarnar leiki
eða barni konungs.

D’una lancia che vola,
d’un’onda che si rovescia,
del ghiaccio di una notte,
del serpe che si attorce,
dei discorsi di donne a letto,
d’una spada che si spezza,
dei giochi di un orso,
o del figlio di un re.

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Sjúkum kalfi,
sjalfráða þræli,
vǫlu vilmæli,
val nýfelldum.

D’un vitello malato,
d’un servo intraprendente,
delle confidenze di una veggente,
d’un assassinio recente.
Akri ársánum
trúi engi maðr
né til snemma syni,
veðr ræðr akri
en vit syni;
hætt er þeira hvárt.

Su un campo seminato anzitempo
nessun uomo confidi,
né troppo presto in un figlio.
Il tempo governa il campo
e la saggezza il figlio:
entrambi sono inaffidabili.
Bróðurbana sínum,
þótt á brautu mæti,
húsi hálfbrunnu,
hesti alskjótum,
þá er jór ónýtr,
ef einn fótr brotnar,
verðit maðr svá tryggr
at þessu trúi ǫllu.

Nell’assassino del fratello,
quando lo si incontri sulla via,
in una casa mezzo bruciata,
in un destriero che troppo corre
(è inutile un cavallo
se si rompe una zampa):
nessun uomo sia così ingenuo
da credere in tutto questo.

Svá er friðr kvenna,
þeira er flátt hyggja,
sem aki jó óbryddum
á ísi hálum,
teitum, tvévetrum
ok sé tamr illa,
eða í byr óðum
beiti stjórnlausu,
eða skyli haltr henda
hrein í þáfjalli.

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Così è l’amore delle donne
che sono false di pensiero:
come condurre un cavallo non ferrato
sul ghiaccio scivoloso,
irruento [puledro] di due anni
e non del tutto domato;
o nel vento turbinante
una nave senza timone;
o uno zoppo che cerchi di catturare
una renna su un monte in disgelo.

Bert ek nú mæli,
því at ek bæði veit,
brigðr er karla hugr konum;
þá vér fegrst mælum,
er vér flást hyggjum:
þat tælir horska hugi.

Apertamente ora parlo
perché l’uno e l’altro conosco,
insidioso è alle donne il cuore degli uomini.
Quanto più dolcemente parliamo,
tanto più falsamente pensiamo:
così s’inganna il sentimento dell’avveduta.
Fagurt skal mæla
ok fé bjóða
sá er vill fljóðs ást fá,
líki leyfa
ins ljósa mans:
Sá fær er fríar.

Con dolcezza deve parlare
e donare ricchezze
chi vuole ottenere l’amore di una donna.
Loda il sembiante
della splendida fanciulla:
la conquista chi la lusinga.
Ástar firna
skyli engi maðr
annan aldregi;
oft fá á horskan,
er á heimskan né fá,
lostfagrir litir.

Amore rimproverare
non deve nessun uomo
ad un altro mai.
Spesso imbrigliano il saggio
laddove lo stolto non imbrigliano
le radiose apparenze d’amore.

 

Eyvitar firna
er maðr annan skal,
þess er um margan gengr guma;
heimska ór horskum
gerir hǫlða sonu
sá inn máttki munr.

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In nessun modo rimproverare
un uomo a un altro deve
di quel che accade alla gente.
Stolti da saggi
son fatti i figli degli uomini:
questo il potere del desiderio.

Hugr einn þat veit
er býr hjarta nær,
einn er hann sér um sefa;
ǫng er sótt verri
hveim snotrum manni
en sér engu að una.

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Unica la mente sa
quel che dimora accanto al cuore;
ognuno è solo con i suoi sentimenti.
Non c’è malattia peggiore
per l’uomo saggio
di non avere nulla da amare.

Runaljod Hávamál

 L’Hávamál (“La canzone di Harr, l’eccelso“, in norreno) è la seconda composizione dell’Edda poetica.
Un lungo monologo, in cui ha parlare è Odino, qui chiamato con l’epiteto di Hár (l’Alto o l’Eccelso), da cui anche gli altri titoli con i quali il poema è conosciuto: Canzone dell’Alto o Canzone dell’Eccelso. Evidenze storiche e linguistiche mostrano che le sue parti più antiche risalgono con ogni probabilità all’inizio del X secolo.
La parte più strettamente sapienziale comprende invece alcuni preziosi passaggi sulle rune e sui canti magici.

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Veit ek, at ek hekk

vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfur sjalfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.

Við hleifi mik sældu
né við hornigi,
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan.»

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«Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là.»

(Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár 138-139)

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Óðinn vi racconta in prima persona di come rimase appeso nove notti al tronco del gran frassino Yggdrasill, con una lancia e sacrificato a sé stesso, per impossessarsi dei segretidelle rune.Si tratta dell’unica trattazione – svolta nel solito modo rapido e oscuro tipico della poesia gnomica – di questo mito importantissimo. La sezione si conclude con alcune strofe che trattano delle rune, le cui differenze di metro e di forma attestano però una diversa provenienza.

Fé vældr fræ’nda rógi; fóðesk ulfr í skógi Rúnar munt þú finna ok ráðna stafi, mjök stóra stafi, mjök stinna stafi, er fáði fimbulþulr ok gerðu ginnregin ok reist hroftr rögna. [Hávamál 142]

 

Úr er af illu jarni; oft leypr ræinn á hjarni Þurs vældr kvenna kvillu; kátr værðr fár af illu Óss er flestra færða; för, en skalpr er sværða Nam ek upp rúnar, æpandi nam… [Hávamál 139]

Ræið kvæða rossom væsta; Reginn sló sværðet bæzta Kaun er barna bolvan; bol gorver mann folvan Hagal er kaldastr korna; Herjan skóp hæimin forna Nauð gerer nappa kosti; naktan kælr í frosti Is köllum brú bræiða; blindan þarf at læiða

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Ár er gumna góði;
get ek at örr var Fróði

Sól er landa ljómi;
lúti ek að helgum dómi

Týr er einhendr ása;
oft værðr smiðr at blása

Bjarkan er laufgrænstr líma;
Loki bar flæ’rðar tima

Maðr er moldur auki;
mikill er græip á hauki
Mikill er græip á hauki…

Nam ek upp rúnar, æpandi nam…
Laukr er, er fællr ór fjalle; foss en gull ero nosser Ýr er vetrgrænstr víða; vant er, er brennr, at svíða.

La ricchezza causa disputa tra amici;
Il lupo vive nella foresta.

“Rune che troverai, e righi leggibili,
Doghe molto forti, doghe molto robuste,
Staves che Bolthor ha macchiato,
Fatto da potenti poteri,
Graven dal dio profetico. ”

Le scorie provengono dal ferro cattivo;
Gestisce spesso le renne sulla neve ghiacciata.
Il gigante provoca il dolore della donna;
Pochi sono allegri per la sfortuna.
La foce del fiume è la via della maggior parte dei viaggi;
Ma la guaina è quella delle spade.

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … ”

Guidare, si dice, è per i cavalli il peggiore;
Regin ha forgiato la migliore spada.
L’ulcera è fatale per i bambini;
La morte rende pallido l’uomo.
La grandine è il grano più freddo;
Herjan ha plasmato il mondo nei tempi antichi.
Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;

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Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;
Il congelamento nudo nel gelo.
Il ghiaccio chiamiamo il grande ponte;
Il cieco deve essere condotto.
L’anno buono è una benedizione per gli uomini;
Dico che Frodi è stato generoso.
Il sole è luce della terra;
Mi inchino davanti al santo.
Tyr è una mano sola tra gli Æsir;

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Spesso il fabbro deve soffiare.
La betulla è l’arto più verde con le foglie;
Loki ha portato il successo dell’inganno.
L’uomo è l’aumento del suolo;
Potente è l’artiglio del falco.
Mighty è l’artiglio del falco …

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … ”

L’acqua è ciò che cade dalla montagna;
Ma d’oro sono i gioielli.
Il tasso è l’albero più verde in inverno;
Canta spesso quando brucia.

Vichinghi Ribelli predatori del Nord

”Nella società nordica legata alla struttura sociale della Sippe (stirpe, schiatta) il vichingo veniva rappresentare per così dire il ribelle cioè colui che rivoltandosi contro un atteggiamento di totale e passiva sottomissione alle esigenze e al destino della comunità ,tentava ,unendosi ad altri individui come lui,di divenire padrone della propria vita e del proprio futuro.
La banda dei Vichinghi che, legati da giuramento di fedeltà a un solo capo, cercavano nell’avventura e nella guerra uno sfogo alle proprie aspirazioni e ambizioni personali, non era infatti che una forma di comitatus.”

I Miti Nordici Gianna Chiesa Isnardi pag 17 cap I

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comitatus s. m., lat. [der. di comitari «accompagnare»; nel 2° sign., direttamente da comesmĭtis: v. conte] (pl. –us). – 1. Séguito, accompagnamento. Cesare e Tacito così chiamano il séguito di giovani volontarî, legati da giuramento di reciproca fedeltà, che accompagnavano un capo nelle sue imprese di pace e di guerra

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Il Termine comitatus designa secondo Tacito un gruppo ristretto di guerrieri scelti, ribelli alla staticità della società, che unendo i propri sforzi per il conseguimento di un affermazione personale seguivano un condottiero con il quale condividevano il proprio ideale di vita.

Odino Viandante Magico

Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò  la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.

corvo sacro ad ODINO

 

Odino ierofania di policrome funzioni Guerriero, Vate, conoscitore delle rune, Sciamano, protettore dei viandanti…

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Rúnar munt þú finna
ok ráðna stafi,
miök stóra stafi,
miök stinna stafi,

er fáði fimbulþulr
ok gerðu ginnregin
ok reist Hroftr rögna. »

« Rune tu troverai
lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroftr degli dèi. »

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