Con mitologia norrena, mitologia nordica o mitologia scandinava ci si riferisce all’insieme dei miti appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi, inclusi quelli che colonizzarono l’Islanda e le Isole Fær Øer, dove le fonti scritte della mitologia norrena furono assemblate. È da ritenersi un ramo della mitologia germanica (che include anche la mitologia anglosassone o inglese), che è il nucleo mitematico più antico. La mitologia germanica ha radici nella mitologia indoeuropea.
Per la maggior parte dell’età vichinga venne trasmessa oralmente e le nostre conoscenze al suo riguardo sono principalmente basate su testi medievali (in particolare le due versioni dell’Edda), compilati successivamente all’introduzione del Cristianesimo tra i popoli germanici.
«Þaðan koma meyiar margs vitandi þríar ór þeim sæ, es und þolli stendr; Urð hétu eina, aðra Verðandi, skáru á skíði, Skuld ena þriðiu. Þær lög lögðu, þær líf köru, alda börnum, örlög seggia.»
«Da quel luogo vengono fanciulle di molta saggezza, tre, da quelle acque che sotto l’albero si stendono. Ha nome Urðr la prima, Verðandi l’altra (sopra una tavola incidono rune), Skuld quella ch’è terza. Queste decidono la legge, queste scelgono la vita per i viventi nati, le sorti degli uomini.»(Edda poetica – Völuspá – Profezia della Veggente XX)
Sin dagli albori più ancestrali i cacciatori raccoglitori, guerrieri tentarono di impossessarsi di una “speciale forza esclusiva” mattr,megin might,Macht, Furor, Freg, Wut,lyssa Λύσσα menos μένος,manteia μαντεία…. forse in queste antiche pratiche si cela un insegnamento eterno…
Valentissimas nominasse sufficiet, Harios, Helveconas, Manimos, Helisios, Nahanarvalos. Apud Nahanarvalos antiquae religionis lucus ostenditur. Praesidet sacerdos muliebri ornatu, sed deos interpretatione Romana Castorem Pollucemque memorant. Ea vis numini, nomen Alcis. Nulla simulacra, nullum peregrinae superstitionis vestigium; ut fratres tamen, ut iuvenes venerantur. Ceterum Harii super vires, quibus enumeratos paulo ante populos antecedunt, truces insitae feritati arte ac tempore lenocinantur: nigra scuta, tincta corpora; atras ad proelia noctes legunt ipsaque formidine atque umbra feralis exercitus terrorem inferunt, nullo hostium sustinente novum ac velut infernum adspectum; nam primi in omnibus proeliis oculi vincuntur.
XLIII De origine et situ Germanorum(Germania) Tacito
Basti ricordare le più forti: gli Arii, gli Elveconi, i Manimi, gli Elisii, i Naanarvali. Presso questi ultimi viene indicato un bosco, sede di un antico culto: vi presiede un sacerdote in abbigliamento muliebre, e gli dèi, secondo le corrispondenze romane, sono identificati con Castore e Polluce. Le caratteristiche divine sono le stesse; il nome è Alci. Non esistono statue, né tracce che indichino la provenienza straniera del culto; li venerano però come fratelli e come giovani.
Quanto agli Arii, a parte la forza che li fa emergere fra i popoli or ora enumerati, con artifici e scelta di tempo esaltano la ferocia, già insita nel loro aspetto truce: hanno scudi neri e il corpo tinto di scuro; per combattere scelgono notti tenebrose, e la sola raccapricciante comparsa di questo esercito di fantasmi semina panico, poiché nessun nemico sa reggere a quella stupefacente e quasi infernale visione; infatti in ogni battaglia i primi a essere vinti sono appunto gli occhi.
Gli Harii, a parte la forza in cui superano i popoli appena elencati, sono di natura feroce e ingannano questa ferocia naturale con l’aiuto dell’arte e della scelta del tempo: anneriscono i loro scudi e tingono i loro corpi; scelgono notti pungenti per le loro battaglie; per puro panico ed effetto oscuro colpiscono il terrore come un esercito di fantasmi…
Nella mitologia norrena, una fylgja è un essere o uno spirito soprannaturale che accompagna una persona in relazione al proprio destino o fortuna, si ritiene che fosse uno spirito custode, entità tutelare, che si riteneva seguisse ogni persona o famiglia e la relazione fosse apposta o legata al processo o alla cerimonia della nomina. Fylgjur può anche “contrassegnare le trasformazioni tra uomo e animale” o cambiare forma. Nella saga di Egil, ci sono riferimenti sia a Egil che a Skallagrim che si trasformano in lupi o orsi, e ci sono esempi di cambiamento di forma nella saga del re Hrolf Kraki, dove Bodvar Bjarki si trasforma in un orso durante l’ultima battaglia. Queste trasformazioni sono probabilmente implicite nelle descrizioni di saga di berserker che si trasformano in animali o mostrano abilità bestiali.
In altre versioni Fylgja è un’ entità femminile della mitologia settentrionale, una specie di spirito protettivo che accompagna una persona. Questi esseri sono paragonabili agli elfi e ai nori. Il Fylguur non sono normalmente visibili nella loro forma umana, ma sono presenti in qualsiasi forma quando il loro bambino è nato.
Quando appaiono, appaiono come un volto da sogno a forma di donna, o in forma di animale che assomiglia all’anima di una persona. Così un uomo guerriero potrebbe avere un lupo, un orso, un cavallo o un uccello a Fylgja.
Si mostra a suo protettore solo al momento della morte. Nella sua forma femminile, poi, arriva alla sua tomba, lo ravviva per il suo amore e la sua vitalità, e poi lo porta fino alle porte del Valhalla.
«Ár vas alda
þars Ymir byggði
vasa sandr né sær,
né svalar unnir;
iörð fansk æva
né upphiminn;
gap vas ginnunga,
en gras hvergi.»
«Al principio era il tempo:
Ymir vi dimorava;
non c’era sabbia né mare
né gelide onde;
terra non si distingueva
né cielo in alto:
il baratro era spalancato
e in nessun luogo erba.»
Gamle Grå…
Eg hugsar ringen før den brotna
Songen din rørar djupt i meg
Som taumar rakt frå minna dreg
Eg finn ikkje ord, dei er for meg gøymd
Men det er noko gamalt, det er noko gløymd
Eg hugsar når du jaga fritt
Eg hugsar når me jaga saman
Eg hugsar oss, før vegen skildes
Eg hugsar ringen før den brotna
Alltid var på meg, og eg på deg
Alltid var på deg, og du på meg
Berre spring til mine skogar
Berre jag i mine fjell
Før din flokk til mine dalar
Lat oss laga ringen heil
Eg skal syngje deg vegen heil
Eg skal syngje heimat heil
Vecchio grigio
ricordo il legame prima che si rompesse
la tua canzone ( verso) rievoca qualcosa di antico
come accordi che affiorano dalla memoria
non riesco a trovare le parole
sono ancora velate
eppure so che è qualcosa di antico
qualcosa che è stato dimenticato
Ricordo quando vagavi liberamente
quando vagavamo insieme
Mi ricordo di noi due prima che le strade si separassero
ricordo l’anello ( legame) prima che si rompesse
Ora diffido sempre di te e tu di me
ora diffido sempre di te e tu di me
Puoi tornare nelle mie foreste
vagare liberamente tra le mie montagne
porta il tuo branco nelle mie valli
ripristiniamo l’anello
canterò di te sulla tua strada
canterò di te sano e salvo a casa
Nel De origine et situ Germanorum, comunemente conosciuta come Germania, opera etnografica Publio Cornelio Tacito ,attorno al 98 d.C., narra delle usanze delle tribù germaniche che vivevano al di fuori dei confini romani. Tra queste usanze vi era la consuetudine di formare comitatusgruppi di combattenti legati da giuramento di reciproca fedeltà, che accompagnavano un capo nelle sue imprese di guerra, questi manipoli erano detti anche manierbunde,bund significa “legare insieme”.
I Romani rimasero molto colpiti dalla combattività di alcuni guerrieri celto-germani, che si gettavano nella mischia arditamente e quasi sembravano immuni ai colpi, alle ferite, combattendo furiosamente. Chiamarono questo stato mentale e fisico che portava i guerrieri celti oltre comuni limiti umani, “Furor”. Il mito del guerriero in preda al furor, è precisamente definito in termini epici e letterari dalla leggenda di Cu Chulainn e dal “Riastrad”, lo stato di furore da cui veniva preso e che gli consentiva di divenire imbattibile ed invulnerabile. La forza di questa possessione divina era tale da trasfigurarlo trasformandolo in uno spaventoso mostro antropomorfo.
Nelle Saghe norrene si fa riferimento a dei particolari guerrieri che, addestrati con tecniche sciamaniche, formavano gruppi di combattenti particolarmente potenti e temuti dagli avversari.
Attraverso tali rituali i guerrieri venivano pervasi da una furia sovrumana poiché era lo spirito stesso di Odino-Wotan che scendeva dentro di loro facendoli diventare forti come orsi o lupi o cinghiali , insensibili al ferro e al fuoco, tale stato di wodhiz era definito anche “berserksgangr”.
Votati a Odino/Wotan, questi Guerrieri Sacri, erano in grado di canalizzare quella potente energia conosciuta come Ond e, tramite particolari rituali, ad entrare nella condizione di “Wodhiz” (furore guerresco ispirato).
Si suppone che i guerrieri totemici scandinavi e germanici, per ottenere questi effetti, assumessero prima della battaglia birra e amanita muscaria, un potente fungo allucinogeno, oltre che un notevole stimolatore dell’attività psico-fisica.
Per quanto alcuni studi abbiano messo in evidenza il fatto che nel combattimento sia necessario comunque un certo livello di lucidità e reattività, non tutti gli studiosi concordano perciò sulla teoria dell’uso di sostanze psicotrope, dati gli effetti che risulterebbero quasi annichilenti dell’azione combattiva. Saxo Grammaticus, inoltre, ci parla della loro assunzione di sangue di orso o lupo, come “droga” per acquisirne la forza: è dunque possibile confinare in una dimensione simbolica le proprietà allucinogene di tale sostanza. Di fatto i Berserker e gli Ulfhednar erano Guerrieri Sacri ad Odino/Wotan, e secondo il mito era proprio lui ad indurre l’estatico stato di Furia, fino a provocare delle vere e proprie trasformazioni sul piano fisico.
Per comprendere maggiormente l’aspetto del Wodhiz è necessario innanzitutto analizzare la sfera semantica della radice indoeuropea di Wotan che è “wat” e che sta ad indicare la “furia divina” (di cui anche l’antico irlandese “faith” cioè “veggente, profeta”). Wat è la dimensione sovrumana alla quale si apre appunto il Guerriero Sacro e attraverso la quale egli raggiunge lo stato di estasi guerriera chiamato appunto Wodhiz. Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido. Si narra che per canalizzare questo stato, si effettuasse un rito chiamato “Hamrammr”, “mutamento di forma”. La “furia dei berserkir” – detta anche berserksgangr – poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità. Incominciava con un tremolio, il battere dei denti e una sensazione di freddo nel corpo. La faccia si gonfiava e cambiava colore. Seguiva una grande rabbia e il desiderio di assalire il prossimo.
Pare che i berserkir facessero parte di sette segrete o società di guerrieri. Alcune saghe parlano di gruppi di berserkir con dodici membri dove coloro che desideravano entrare a farne parte dovevano sostenere un combattimento (rituale o reale). Alcuni berserkr cambiavano i loro nomi in björn o biorn, come riferimento all’orso. Il soprannome che adottavano e la loro inaudita ferocia in battaglia generò infatti una leggenda secondo la quale essi si trasformavano letteralmente in enormi orsi durante la battaglia e si diceva che non potessero essere sconfitti, in quanto insensibili al dolore e alla paura, senza ricorrere all’asportazione di parti vitali, quali cuore o testa.
Snorri Sturluson parla di berserker nella Saga di Egil, nella Hrólfs saga kraka ok kappa hans e nella Saga degli Ynglingar. Molte saghe descrivono i berserkir come assassini, ladri, saccheggiatori. Erik il Rosso era forse un berserkr. Harald Bellachioma, fondatore del regno di Norvegia, usava i berserkir come truppe d’élite.
La Saga di Grettir narra che questi guerrieri erano conosciuti anche come Úlfheðinn o “mantello di lupo”, poiché indossavano le pelli di questo animale.
Nel capitolo VI della Saga degli Ynglingar i compagni di Odino erano così presentati: «Andavano senza corazza, selvaggi come dei cani o dei lupi. Mordevano i loro scudi ed erano forti come degli orsi e dei tori. Massacravano gli uomini e né il ferro né l’acciaio potevano niente contro di loro. Questo si chiamava furore di berserkir»
Le sue composizioni si basano su antichi strumenti folk (lira, cetra, langeleik … ecc.), tamburo, chitarra o talvolta solo una melodia che le arriva mentre canta liberamente. Alcune canzoni sono improvvisate per canalizzare ed esprimere energie, atmosfera ed emozioni crude; creando un paesaggio sonoro che le dia una sensazione naturale.
I ritmi estatici del tamburo trascendono l’anima e il flusso crescente di energia si apre a visioni, come un paesaggio interiore che viene disegnato davanti all’anima, invitando a vagare all’interno del regno etereo.
* traustaz” fermo, forte ” Proto-Indo-europeo* deru- , * drew- , * drū-” essere solido, duro, solido; albero ” From Old Norsetraust (“confidence, trust, security, help, shelter, safe abode”), from Proto-Germanic*traustą (“trust, shelter”), from Proto-Indo-European*deru-, *dreu-, *drū- (“to be firm, be solid”). See also treysta (“to trust”).
Evocazioni benedizioni tratte dal vecchio poema islandese “Grogaldr”. Un galdr , galdrar plurale , è un antico norreno che indica un incantesimo nell’antica cultura germanica. È associato a determinati riti ed eseguito da donne e uomini. La parola galdr nell’antico norreno deriva dal vecchio gala alto tedesco che significa “canto, incantesimo”.
Þann gel ek þér fyrstan Þann kveða fjölnýtan Þann gól Rindi Rani At þú of öxl skjótir Því er þér atalt þykkir Sjalfr leið þú sjalfan þik
“Then first I will chant thee | the charm oft-tried, That Rani taught to Rind; From the shoulder whate’er | mislikes thee shake, For helper thyself shalt thou have.
“Allora prima ti canterò | il fascino spesso provato, Che Rani insegnò a Rind; Dalla spalla, più | non ti piace agitare, Perché tu stesso ti aiuterai.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér annan Ef þú árna skalt Viljalauss á vegum Urðar lokur Haldi þér öllum megum Er þú á sinnum sér
“Then next I will chant thee, | if needs thou must travel, And wander a purposeless way: The bolts of Urth | shall on every side Be thy guards on the road thou goest
“Allora ti canterò, se hai bisogno devi viaggiare, E vagare in un modo senza scopo: Le viti di Urth | deve da ogni parte Sii la tua guardia sulla strada che vai
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn þriðja Ef þér þjóðáar Falla at fjörlotum Horn ok Ruðr Snúisk til heljar meðan En þverri æ fyr þér
“Then third I will chant thee, | if threatening streams The danger of death shall bring: Yet to Hel shall turn | both Horn and Ruth, And before thee the waters shall fail.
“Poi in terzo luogo ti canterò, se minacce minacciose Il pericolo di morte comporta: Eppure Hel si rivolge | sia Horn che Ruth, E davanti a te le acque si guasteranno.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fjórða Ef þik fjándr standa Görvir á galgvegi Hugr þeim hverfi Til handa þér Ok snúisk þeim til sátta sefi
“Then fourth I will chant thee, | if come thy foes On the gallows-way against thee: Into thine hands | shall their hearts be given, And peace shall the warriors wish.
“Allora quarto ti canterò, | se verranno i tuoi nemici Sulla forca contro di te: Nelle tue mani | i loro cuori saranno dati, E la pace vorranno i guerrieri.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fimmta Ef þér fjöturr verðr Borinn at boglimum Leysigaldr læt ek Þér fyr legg of kveðinn Ok stökkr þá láss af af fótum fjöturr
“Then fifth I will chant thee, | if fetters perchance Shall bind thy bending limbs: O’er thy thighs do I chant | a loosening-charm, And the lock is burst from the limbs, And the fetters fall from the feet
“Poi, quinto, ti canterò, se ce ne fosse per caso Legherà i tuoi arti flettenti: Io canto le tue cosce | un fascino allentato, E la serratura è scoppiata dagli arti, E le catene cadono dai piedi
Ægishjalmur Elmo di Awe elmo del timore o elmo dell’irresistibilità e invincibilità
Accidenti, lavo via la mia ”dannata” rapina e la rabbia dei ricchi.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn sétta Ef þú á sjó kemr Meira en menn viti Logn ok lögr Gangi þér í lúðr saman Ok léi þér æ friðdrjúgrar farar
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn sjaunda Ef þik sækja kemr Frost á fjalli háu Hræva kulði Megi-t þínu holdi fara Ok haldisk æ lík at liðum
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn átta Ef þik úti nemr Nótt á niflvegi At því firr megi Þér til meins gera Kristin dauð kona
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn níunda Ef þú við inn naddgöfga Orðum skiptir jötun Máls ok mannvits Sé þér á minni ok hjarta Gnóga of gefit
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Il primo incantesimo è un “Lösesegen” (benedizione della liberazione), che descrive come un certo numero di ” Idisen “liberano loro guerrieri in catene catturati durante la battaglia. Le ultime due righe contengono le parole magiche
“Salta fuori dalle catene, scappa dai nemici” che hanno lo scopo di liberare i guerrieri.
Eiris sazun idisi, sazun hera duoder;
suma hapt heptidun, suma heri lezidun,
suma clubodun umbi cuoniouuidi:
insprinc haptbandun, inuar uigandun.
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico!
Idisen spiriti e le divinità femminili associati alla battaglia sotto la classe di idis, dis, valkyrie e altri nomi come sigewif (donne-vittoria, associate dagli anglosassoni con uno sciame di api) e trovano i punti in comune sia linguisticamente che nei miti sopravvissuti e negli incantesimi magici .