Nornir coloro che bisbigliano un segreto

«Þaðan koma meyiar
margs vitandi
þríar ór þeim sæ,
es und þolli stendr;
Urð hétu eina,
aðra Verðandi,
skáru á skíði,
Skuld ena þriðiu.
Þær lög lögðu,
þær líf köru,
alda börnum,
örlög seggia.»

«Da quel luogo vengono fanciulle
di molta saggezza,
tre, da quelle acque
che sotto l’albero si stendono.
Ha nome Urðr la prima,
Verðandi l’altra
(sopra una tavola incidono rune),
Skuld quella ch’è terza.
Queste decidono la legge,
queste scelgono la vita
per i viventi nati,
le sorti degli uomini.»(Edda poetica – Völuspá – Profezia della Veggente XX)

Umbra feralis…nigra scuta, tincta corpora Tacito

Valentissimas nominasse sufficiet, Harios, Helveconas, Manimos, Helisios, Nahanarvalos.
Apud Nahanarvalos antiquae religionis lucus ostenditur.
Praesidet sacerdos muliebri ornatu, sed deos interpretatione Romana Castorem Pollucemque memorant.
Ea vis numini, nomen Alcis.
Nulla simulacra, nullum peregrinae superstitionis vestigium; ut fratres tamen, ut iuvenes venerantur. Ceterum Harii super vires, quibus enumeratos paulo ante populos antecedunt, truces insitae feritati arte ac tempore lenocinantur: nigra scuta, tincta corpora; atras ad proelia noctes legunt ipsaque formidine atque umbra feralis exercitus terrorem inferunt, nullo hostium sustinente novum ac velut infernum adspectum; nam primi in omnibus proeliis oculi vincuntur.

XLIII De origine et situ Germanorum(Germania) Tacito

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Basti ricordare le più forti: gli Arii, gli Elveconi, i Manimi, gli Elisii, i Naanarvali. Presso questi ultimi viene indicato un bosco, sede di un antico culto: vi presiede un sacerdote in abbigliamento muliebre, e gli dèi, secondo le corrispondenze romane, sono identificati con Castore e Polluce. Le caratteristiche divine sono le stesse; il nome è Alci.
Non esistono statue, né tracce che indichino la provenienza straniera del culto; li venerano però come fratelli e come giovani.


Quanto agli Arii, a parte la forza che li fa emergere fra i popoli or ora enumerati, con artifici e scelta di tempo esaltano la ferocia, già insita nel loro aspetto truce: hanno scudi neri e il corpo tinto di scuro; per combattere scelgono notti tenebrose, e la sola raccapricciante comparsa di questo esercito di fantasmi semina panico, poiché nessun nemico sa reggere a quella stupefacente e quasi infernale visione; infatti in ogni battaglia i primi a essere vinti sono appunto gli occhi.

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Gli Harii, a parte la forza in cui superano i popoli appena elencati, sono di natura feroce e ingannano questa ferocia naturale con l’aiuto dell’arte e della scelta del tempo: anneriscono i loro scudi e tingono i loro corpi; scelgono notti pungenti per le loro battaglie; per puro panico ed effetto oscuro colpiscono il terrore come un esercito di fantasmi…

Fylgja

Nella mitologia norrena, una fylgja è un essere o uno spirito soprannaturale che accompagna una persona in relazione al proprio destino o fortuna, si ritiene che fosse uno spirito custode, entità tutelare, che si riteneva seguisse ogni persona o famiglia e la relazione fosse apposta o legata al processo o alla cerimonia della nomina.
Fylgjur può anche “contrassegnare le trasformazioni tra uomo e animale” o cambiare forma.
Nella saga di Egil, ci sono riferimenti sia a Egil che a Skallagrim che si trasformano in lupi o orsi, e ci sono esempi di cambiamento di forma nella saga del re Hrolf Kraki, dove Bodvar Bjarki si trasforma in un orso durante l’ultima battaglia.
Queste trasformazioni sono probabilmente implicite nelle descrizioni di saga di berserker che si trasformano in animali o mostrano abilità bestiali.

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In  altre versioni  Fylgja è  un’ entità femminile della mitologia settentrionale, una specie di spirito protettivo che accompagna una persona.
Questi esseri sono paragonabili agli elfi e ai nori.
Il Fylguur non sono normalmente visibili nella loro forma umana, ma sono presenti in qualsiasi forma quando il loro bambino è nato.

Quando appaiono, appaiono come un volto da sogno a forma di donna, o in forma di animale che assomiglia all’anima di una persona.
Così un uomo guerriero potrebbe avere un lupo, un orso, un cavallo o un uccello a Fylgja.

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Si mostra a suo protettore solo al momento della morte. Nella sua forma femminile, poi, arriva alla sua tomba, lo ravviva per il suo amore e la sua vitalità, e poi lo porta fino  alle porte del  Valhalla.

Ymir

«Ár vas alda
þars Ymir byggði
vasa sandr né sær,
né svalar unnir;
iörð fansk æva
né upphiminn;
gap vas ginnunga,
en gras hvergi.»
«Al principio era il tempo:
Ymir vi dimorava;
non c’era sabbia né mare
né gelide onde;
terra non si distingueva
né cielo in alto:
il baratro era spalancato
e in nessun luogo erba.»
Edda poetica – Völuspá – Profezia della Veggente

 

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Vecchio grigio Gamle Grå…

Gamle Grå…
Eg hugsar ringen før den brotna
Songen din rørar djupt i meg
Som taumar rakt frå minna dreg
Eg finn ikkje ord, dei er for meg gøymd
Men det er noko gamalt, det er noko gløymd
Eg hugsar når du jaga fritt
Eg hugsar når me jaga saman
Eg hugsar oss, før vegen skildes
Eg hugsar ringen før den brotna
Alltid var på meg, og eg på deg
Alltid var på deg, og du på meg
Berre spring til mine skogar
Berre jag i mine fjell
Før din flokk til mine dalar
Lat oss laga ringen heil
Eg skal syngje deg vegen heil
Eg skal syngje heimat heil

Vecchio grigio
ricordo il legame prima che si rompesse
la tua canzone ( verso) rievoca qualcosa di antico
come accordi che affiorano dalla memoria
non riesco a trovare le parole
sono ancora velate
eppure so che è qualcosa di antico
qualcosa che è stato dimenticato
Ricordo quando vagavi liberamente
quando vagavamo insieme
Mi ricordo di noi due prima che le strade si separassero
ricordo l’anello ( legame) prima che si rompesse
Ora diffido sempre di te e tu di me
ora diffido sempre di te e tu di me
Puoi tornare nelle mie foreste
vagare liberamente tra le mie montagne
porta il tuo branco nelle mie valli
ripristiniamo l’anello
canterò di te sulla tua strada
canterò di te sano e salvo a casa

Wodhiz Furor Guerriero

Nel De origine et situ Germanorum, comunemente conosciuta come Germania, opera etnografica  Publio Cornelio Tacito ,attorno al 98 d.C., narra delle usanze delle tribù germaniche che vivevano al di fuori dei confini romani.
Tra queste usanze vi era la consuetudine di formare comitatus gruppi di combattenti  legati da giuramento di reciproca fedeltà, che accompagnavano un capo nelle sue imprese  di guerra, questi manipoli erano detti anche manierbunde, bund significa “legare insieme”.

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I Romani rimasero molto colpiti dalla combattività di alcuni guerrieri celto-germani, che si gettavano nella mischia arditamente e quasi sembravano immuni ai colpi, alle ferite, combattendo furiosamente.
Chiamarono questo stato mentale e fisico che portava i guerrieri celti oltre comuni  limiti umani, “Furor”.
 Il mito del guerriero in preda al furor,  è precisamente definito in termini epici e letterari dalla leggenda di Cu Chulainn e dal “Riastrad”, lo stato di furore da cui veniva preso e che gli consentiva di divenire imbattibile ed invulnerabile.
La forza di questa possessione divina era tale da trasfigurarlo trasformandolo in uno spaventoso mostro antropomorfo.

Nelle Saghe norrene si fa riferimento a dei particolari guerrieri che, addestrati con tecniche sciamaniche, formavano gruppi di combattenti particolarmente potenti e temuti dagli avversari.

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Attraverso tali rituali i guerrieri venivano pervasi da una furia sovrumana poiché era lo spirito stesso di Odino-Wotan che scendeva dentro di loro facendoli diventare forti come orsi o lupi o cinghiali , insensibili al ferro e al fuoco, tale stato di wodhiz era definito anche “berserksgangr”.

Berserker(Uomini-Orso)

Ulfedhnar (Uomini-Lupo)

Svinfylking (Uomini-Cinghiale)

Votati a Odino/Wotan, questi Guerrieri Sacri, erano in grado di canalizzare quella potente energia conosciuta come Ond e, tramite particolari rituali, ad entrare nella condizione di “Wodhiz” (furore guerresco ispirato).


Si suppone che i guerrieri totemici scandinavi e germanici, per ottenere questi effetti, assumessero prima della battaglia birra e amanita muscaria, un potente fungo allucinogeno, oltre che un notevole stimolatore dell’attività psico-fisica.

Amanita-Muscaria-

Per quanto alcuni studi abbiano  messo in evidenza il fatto che nel combattimento sia necessario comunque un certo livello di  lucidità e reattività, non tutti gli studiosi concordano perciò sulla teoria dell’uso di sostanze psicotrope, dati gli effetti che risulterebbero quasi annichilenti dell’azione combattiva.
Saxo Grammaticus, inoltre, ci parla della loro assunzione di sangue di orso o lupo, come “droga” per acquisirne la forza: è dunque possibile confinare in una dimensione simbolica le proprietà allucinogene di tale sostanza.
Di fatto i Berserker e gli Ulfhednar erano Guerrieri Sacri ad Odino/Wotan, e secondo il mito era proprio lui ad indurre l’estatico stato di Furia, fino a provocare delle vere e proprie trasformazioni sul piano fisico.

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Per comprendere maggiormente l’aspetto del Wodhiz è necessario innanzitutto analizzare la sfera semantica della radice indoeuropea di Wotan che è “wat” e che sta ad indicare la “furia divina”
(di cui anche l’antico irlandese “faith” cioè “veggente, profeta”).
Wat è la dimensione sovrumana alla quale si apre appunto il Guerriero Sacro e attraverso la quale egli raggiunge lo stato di estasi guerriera chiamato appunto Wodhiz.
Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò  la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.
Si narra che per canalizzare questo stato, si effettuasse un rito chiamato “Hamrammr”, “mutamento di forma”.
La “furia dei berserkir” – detta anche berserksgangr – poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità. Incominciava con un tremolio, il battere dei denti e una sensazione di freddo nel corpo.
La faccia si gonfiava e cambiava colore.
Seguiva una grande rabbia e il desiderio di assalire il prossimo.

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Pare che i berserkir facessero parte di sette segrete o società di guerrieri. Alcune saghe parlano di gruppi di berserkir con dodici membri dove coloro che desideravano entrare a farne parte dovevano sostenere un combattimento (rituale o reale).
Alcuni berserkr cambiavano i loro nomi in björn o biorn, come riferimento all’orso.
Il soprannome che adottavano e la loro inaudita ferocia in battaglia generò infatti una leggenda secondo la quale essi si trasformavano letteralmente in enormi orsi durante la battaglia e si diceva che non potessero essere sconfitti, in quanto insensibili al dolore e alla paura, senza ricorrere all’asportazione di parti vitali, quali cuore o testa.

Snorri Sturluson parla di berserker nella Saga di Egil, nella Hrólfs saga kraka ok kappa hans e nella Saga degli Ynglingar. Molte saghe descrivono i berserkir come assassini, ladri, saccheggiatori. Erik il Rosso era forse un berserkr.
Harald Bellachioma, fondatore del regno di Norvegia, usava i berserkir come truppe d’élite.

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La Saga di Grettir narra che questi guerrieri erano conosciuti anche come Úlfheðinn o “mantello di lupo”, poiché indossavano le pelli di questo animale.

Nel capitolo VI della Saga degli Ynglingar i compagni di Odino erano così presentati: «Andavano senza corazza, selvaggi come dei cani o dei lupi. Mordevano i loro scudi ed erano forti come degli orsi e dei tori. Massacravano gli uomini e né il ferro né l’acciaio potevano niente contro di loro. Questo si chiamava furore di berserkir»

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Runahild – Seidrunar ᚠᛛᛟᚱᛁᚾ

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Le sue composizioni si basano su antichi strumenti folk (lira, cetra, langeleik … ecc.), tamburo, chitarra o talvolta solo una melodia che le arriva mentre canta liberamente.
Alcune canzoni sono improvvisate per canalizzare ed esprimere energie, atmosfera ed emozioni crude; creando un paesaggio sonoro che le dia una sensazione naturale.

I ritmi estatici del tamburo trascendono l’anima e il flusso crescente di energia si apre a visioni, come un paesaggio interiore che viene disegnato davanti all’anima, invitando a vagare all’interno del regno etereo.

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Runahild – Seidrunar ᚠᛛᛟᚱᛁᚾ

TRAUST traustaz deru drew drū

* traustaz   ” fermo, forte ”   Proto-Indo-europeo * deru- , * drew- , * drū-   ” essere solido, duro, solido; albero ” 
From Old Norse traust (confidence, trust, security, help, shelter, safe abode), from Proto-Germanic *traustą (trust, shelter), from Proto-Indo-European *deru-*dreu-*drū- (to be firm, be solid). See also treysta (to trust).

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Evocazioni benedizioni  tratte dal vecchio poema islandese “Grogaldr”.
Un galdr , galdrar plurale , è un antico norreno che indica un incantesimo nell’antica cultura germanica. È associato a determinati riti  ed eseguito da donne e uomini.
La parola galdr nell’antico norreno deriva dal vecchio gala alto tedesco che significa “canto, incantesimo”.

Eiris sazun idisi
Sazun hera duoder
Suma hapt heptidun
Suma heri lezidun
Suma clubodun
Umbi cuoniouuidi
Insprinc haptbandun
Inuar uigandun
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 
 
Þann gel ek þér fyrstan
Þann kveða fjölnýtan
Þann gól Rindi Rani
At þú of öxl skjótir
Því er þér atalt þykkir
Sjalfr leið þú sjalfan þik
 
 “Then first I will chant thee | the charm oft-tried,
That Rani taught to Rind;
From the shoulder whate’er | mislikes thee shake,
For helper thyself shalt thou have.
 
“Allora prima ti canterò | il fascino spesso provato,
Che Rani insegnò a Rind;
Dalla spalla, più | non ti piace agitare,
Perché tu stesso ti aiuterai.
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér annan
Ef þú árna skalt
Viljalauss á vegum
Urðar lokur
Haldi þér öllum megum
Er þú á sinnum sér
 
“Then next I will chant thee, | if needs thou must travel,
And wander a purposeless way:
The bolts of Urth | shall on every side
Be thy guards on the road thou goest
 
“Allora ti canterò, se hai bisogno devi viaggiare,
E vagare in un modo senza scopo:
Le viti di Urth | deve da ogni parte
Sii la tua guardia sulla strada che vai
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn þriðja
Ef þér þjóðáar
Falla at fjörlotum
Horn ok Ruðr
Snúisk til heljar meðan
En þverri æ fyr þér
 
“Then third I will chant thee, | if threatening streams
The danger of death shall bring:
Yet to Hel shall turn | both Horn and Ruth,
And before thee the waters shall fail.
 
“Poi in terzo luogo ti canterò, se minacce minacciose
Il pericolo di morte comporta:
Eppure Hel si rivolge | sia Horn che Ruth,
E davanti a te le acque si guasteranno.
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fjórða
Ef þik fjándr standa
Görvir á galgvegi
Hugr þeim hverfi
Til handa þér
Ok snúisk þeim til sátta sefi
 
 
“Then fourth I will chant thee, | if come thy foes
On the gallows-way against thee:
Into thine hands | shall their hearts be given,
And peace shall the warriors wish.
 
“Allora quarto ti canterò, | se verranno i tuoi nemici
Sulla forca contro di te:
Nelle tue mani | i loro cuori saranno dati,
E la pace vorranno i guerrieri.
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fimmta
Ef þér fjöturr verðr
Borinn at boglimum
Leysigaldr læt ek
Þér fyr legg of kveðinn
Ok stökkr þá láss af af fótum fjöturr
“Then fifth I will chant thee, | if fetters perchance
Shall bind thy bending limbs:
O’er thy thighs do I chant | a loosening-charm,
And the lock is burst from the limbs,
And the fetters fall from the feet
 
“Poi, quinto, ti canterò, se ce ne fosse per caso
Legherà i tuoi arti flettenti:
Io canto le tue cosce | un fascino allentato,
E la serratura è scoppiata dagli arti,
E le catene cadono dai piedi
 
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Ægishjalmur Elmo di Awe elmo del timore o elmo dell’irresistibilità e invincibilità
Accidenti, lavo via la mia ”dannata” rapina e la rabbia dei ricchi.
 
 
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
 
Þann gel ek þér inn sétta
Ef þú á sjó kemr
Meira en menn viti
Logn ok lögr
Gangi þér í lúðr saman
Ok léi þér æ friðdrjúgrar farar
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
 
Þann gel ek þér inn sjaunda
Ef þik sækja kemr
Frost á fjalli háu
Hræva kulði
Megi-t þínu holdi fara
Ok haldisk æ lík at liðum
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
 
Þann gel ek þér inn átta
Ef þik úti nemr
Nótt á niflvegi
At því firr megi
Þér til meins gera
Kristin dauð kona
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
 
Þann gel ek þér inn níunda
Ef þú við inn naddgöfga
Orðum skiptir jötun
Máls ok mannvits
Sé þér á minni ok hjarta
Gnóga of gefit
 
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
 
Eiris sazun idisi
Sazun hera duoder
Suma hapt heptidun
Suma heri lezidun
Suma clubodun
Umbi cuoniouuidi
Insprinc haptbandun
Inuar uigandun
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 
 
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Il primo incantesimo è un “Lösesegen” (benedizione della liberazione), che descrive come un certo numero di ” Idisen “liberano loro guerrieri in catene catturati durante la battaglia. 
Le ultime due righe contengono le parole magiche

“Salta fuori dalle catene, scappa dai nemici” che hanno lo scopo di liberare i guerrieri.

Eiris sazun idisi, sazun hera duoder;
suma hapt heptidun, suma heri lezidun,
suma clubodun umbi cuoniouuidi:
insprinc haptbandun, inuar uigandun. 
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 

 Idisen spiriti e le divinità femminili associati alla battaglia sotto la classe di idis, dis, valkyrie e altri nomi come sigewif (donne-vittoria, associate dagli anglosassoni con uno sciame di api) e trovano i punti in comune sia linguisticamente che nei miti sopravvissuti e negli incantesimi magici .

 

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