Chiunque, dunque, si erga contro Eros come un pugile per combattere, รจ solo un pazzo: perfino sugli dรจi, infatti, domina a suo piacimento.

Chiunque, dunque, si erga contro Eros
come un pugile per combattere, รจ solo un pazzo:
perfino sugli dรจi, infatti, domina a suo piacimento.

แผœฯฯ‰ฯ„ฮน ฮผฮญฮฝ ฮฝฯ…ฮฝ แฝ…ฯƒฯ„ฮนฯ‚ แผ€ฮฝฯ„ฮฑฮฝฮฏฯƒฯ„ฮฑฯ„ฮฑฮน
ฯ€ฯฮบฯ„ฮทฯ‚ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ แผฯ‚ ฯ‡ฮตแฟ–ฯฮฑฯ‚, ฮฟแฝ ฮบฮฑฮปแฟถฯ‚ ฯ†ฯฮฟฮฝฮตแฟ–ยท
ฮฟแฝ—ฯ„ฮฟฯ‚ ฮณแฝฐฯ แผ„ฯฯ‡ฮตฮน ฮบฮฑแฝถ ฮธฮตแฟถฮฝ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮธฮญฮปฮตฮน.

Questi versi appartengono alle Trachinie di Sofocle (vv. 441โ€“443) e sono pronunciati da Deianira, sposa di Eracle.

Nel dramma, l’araldo Lica cerca goffamente di nascondere a Deianira la vera identitร  della giovane prigioniera Iole. Intuita la veritร  โ€” cioรจ che Eracle ha distrutto un’intera cittร  per possedere la ragazza โ€”, Deianira non reagisce con furia cieca, ma con una disarmante luciditร  tragica.

La forza del passo risiede in due aspetti centrali:

  • La metafora atletico-marziale (ฯ€ฯฮบฯ„ฮทฯ‚): Eros non รจ descritto come un vezzoso fanciullo alato, ma come un pugile implacabile. Chi tenta di affrontarlo a mani nude (แผฯ‚ ฯ‡ฮตแฟ–ฯฮฑฯ‚) commette un errore di valutazione letale (ฮฟแฝ ฮบฮฑฮปแฟถฯ‚ ฯ†ฯฮฟฮฝฮตแฟ–), scambiando una forza cosmica superiore persino agli dรจi per un avversario terreno che si puรฒ schivare o battere sul ring.
  • La tragica ironia del destino: Il discorso continua nei versi successivi con Deianira che ammette: ยซEgli governa persino gli dรจi a suo piacimento, e governa me: come non dovrebbe governare un’altra donna simile a me?ยป. Consapevole dell’impotenza umana davanti al dio dell’amore, dichiara di non provare rancore nรฉ verso Iole nรฉ verso Eracle; eppure, nel tentativo disperato di non perdere l’amore dello sposo, ricorrerร  al presunto filtro d’amore intriso del sangue avvelenato del centauro Nesso, segnando la rovina di entrambi.

รˆ uno dei momenti in cui il teatro greco esprime con piรน forza la concezione della passione amorosa: non una scelta morale o psicologica, ma una violenta calamitร  ontologica a cui รจ vano opporsi.

Angelo alato che nuota, rappresentato su un vaso greco antico.
Nella ceramica a figure rosse (diffusa in Grecia tra il VI e il IV secolo a.C.), Eros compare assai di frequente. Come puoi notare, l’iconografia pittorica antica coincide molto di piรน con l’Eros potente e adulto di cui parla Sofocle.
In questi vasi, infatti, non vediamo quasi mai il “putto” paffuto tipico dell’arte rinascimentale o barocca, ma un giovane efebo atletico, dotato di grandi ali, spesso ritratto nell’atto di volare, suonare, incoronare atleti o, come nella concezione piรน arcaica, brandire armi, fruste o persino fiaccole (per simboleggiare il fuoco e il “bruciore” della passione che incendia gli animi).
Queste immagini confermano come i Greci percepissero l’Amore: un giovane dio vigoroso, rapido e inafferrabile, capace di stravolgere la razionalitร  umana.
Un guerriero muscoloso si prepara a combattere davanti a un angelo con ali grandi, vestito in armatura dorata e con un arco in mano. Sullo sfondo si intravedono colonne e un'ambientazione antica.

“Non muovere l’anima senza il corpo, nรฉ il corpo senza l’anima, affinchรฉ, combattendo l’uno contro l’altro, queste due parti preservino l’equilibrio e la salute” Platone, Timeo

LE RADICI DELLA TRADIZIONE INIZIATICA OCCIDENTALE – ANGELO TONELLI

Angelo Tonelli esplora le connessioni tra lo sciamanesimo greco ed eurasiatico e le influenze orientali sul pensiero greco. 
Si analizzano figure come Eraclito, Parmenide ed Empedocle, evidenziando i loro legami con le cerchie iniziatiche e le esperienze spirituali. 
L’oratore sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi sull’autenticitร  della cultura greca, riconoscendo la sua apertura a diverse tradizioni. 
Viene esplorata l’attualitร  della sapienza greca, evidenziando la necessitร  di un contatto con il profondo per affrontare la crisi antropologica contemporanea. 
Si discute infine il ruolo dell’iniziazione e della conoscenza unitaria come elementi centrali per una possibile rigenerazione della civiltร .

La saggezza greca si manifesta sia nelle pratiche spirituali sia nella vita civile, con implicazioni profonde per la realizzazione personale e la societร .

Nelle pratiche spirituali:
* Sciamanesimo greco: prima dei filosofi classici come Eraclito e Parmenide, esisteva uno sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, che influenzรฒ le successive esperienze spirituali.
Questo sostrato sciamanico รจ evidente in riferimenti e simboli presenti negli scritti di figure come Parmenide ed Empedocle.
* Misteri eleusini: questi riti, aperti a chiunque parlasse greco e non fosse macchiato da delitti, coinvolgevano purificazioni, digiuni, inni e una drammatizzazione rituale.
Il culmine era l’epopteia, una visione suprema raggiunta attraverso un percorso di transizione e catarsi.
L’esperienza era paragonata alla morte, intesa come iniziazione a un nuovo stato di coscienza.
* Orfismo e Dionisismo: queste tradizioni iniziatiche e di culto diffondevano stati di coscienza unificata. Il mito di Dioniso che si guarda nello specchio simboleggia come il mondo sia uno sguardo divino riflesso, e l’iniziazione serve a risvegliare questo sguardo interiore.
* Stati di coscienza unitaria: figure come Parmenide, Eraclito ed Empedocle incarnavano stati di coscienza che trascendevano le procedure del pensiero filosofico. La loro scrittura era intesa come strumento per trasfondere questi stati di coscienza.

Nella vita civile:
* Filosofia e politica: per i sapienti greci, la realizzazione di stati di coscienza elevati coincideva con la tendenza a trasformare la polis.
La sapienza era vista come qualcosa di sovrumano, che superava la dimensione dell’umano troppo umano.
* Limiti e conoscenza: i miti greci, come quello di Edipo e di Serse, offrono insegnamenti sulla conoscenza di sรฉ e sull’importanza di rispettare i limiti naturali.
Edipo, attraverso la conoscenza del proprio sรฉ, raggiunge una dimensione superiore, mentre Serse viene punito per aver violato l’equilibrio naturale.
* Coscienza unitaria e crisi antropologica: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con la sua attenzione all’interioritร  e alla connessione con il cosmo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Nous: questo strumento permette di cogliere l’unitร  di tutte le cose.
Perdere il radicamento nel “nous” porta alla separazione dal cosmo e dalla propria natura autentica.

Angelo Tonelli sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi e riconoscere le influenze orientali nella cultura greca. C’era una circolazione di idee e contatti tra le cerchie iniziatiche di diverse culture.
La saggezza greca, quindi, non รจ un fenomeno isolato, ma parte di un contesto piรน ampio di esperienze spirituali.
Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rappresentava una forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini.
Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.

Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:

* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo.
Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino.
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione.
Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร .
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.

Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.

Aristotele descrive l’esperienza dell’iniziazione non come un apprendimento intellettuale, ma come un sentire, un’emozione e una disposizione d’animo specifica.

Piรน precisamente, secondo Aristotele:
* Gli iniziati “non devono apprendere qualcosa, ma sentire”.
* L’iniziazione non riguarda l’acquisizione di conoscenza attraverso l’udito come nell’insegnamento. Piuttosto, รจ il “nous” stesso che subisce un’illuminazione, una folgorazione.
* Aristotele paragona l’esperienza misterica all’iniziazione eleusina, dove l’iniziato riceve un’impronta (“tu possa”) e non un insegnamento.
Giorgio Colli definisce questa esperienza iniziatica come una “vissutezza”.
* L’iniziazione richiede una preparazione; altrimenti, la persona non percepirebbe il significato dell’esperienza.

In sintesi, Aristotele evidenzia che l’iniziazione รจ un’esperienza trasformativa che coinvolge la sfera emotiva e spirituale, portando a una comprensione intuitiva piuttosto che a una conoscenza concettuale. Questo tipo di esperienza รจ simile a quella dei misteri eleusini, dove l’iniziato รจ preparato a ricevere un’impronta che illumina il suo “nous”.
Nelle iniziazioni eleusine, la figura della sciamana aveva un ruolo specifico, in particolare nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando si era ridotta la dimensione matrilineare e demetriaca.

Ecco alcuni aspetti del ruolo della sciamana nelle iniziazioni eleusine:
* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi.
Tra queste figure emergeva la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile.
* Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตั€ะพั„ะฐะฝั‚, il sacerdote maschile.
La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร  e la rigenerazione.

Quindi, sebbene le fonti non forniscano dettagli esaustivi sulle funzioni specifiche della sciamana nei misteri eleusini, รจ chiaro che figure femminili con caratteristiche sciamaniche erano presenti e svolgevano un ruolo attivo all’interno del culto, soprattutto in relazione alla dimensione femminile e ai riti di unione sacra.
Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un processo di destrutturazione dell’io ordinario che porta a una trasformazione profonda.

Ecco alcuni elementi chiave della descrizione di Plutarco, in riferimento all’esperienza nel Telesterion:
* Destrutturazione: L’esperienza nel Telesterion tendeva a destrutturare l’io ordinario.
Questo processo era cosรฌ potente da indurre Eraclito a definire la coscienza di veglia come una forma di “morte”, poichรฉ l’individuo rimaneva ancorato all’io e non era in contatto con l’immortale.
* Morte e conoscenza: Plutarco associa la morte a un momento di conoscenza, in linea con la visione platonica del Fedone, dove Socrate accoglie la morte come l’occasione per vedere l’assoluto.
L’iniziazione nei misteri eleusini, quindi, offriva un’esperienza simile a quella della morte, intesa come accesso a una conoscenza superiore.
* Iniziazione come morte e rinascita: Plutarco sottolinea la somiglianza tra il morire (“teleutan”) e l’essere iniziato (“teleistai”), suggerendo che l’iniziazione comporta una morte allo stato di coscienza precedente e l’accesso a uno stato nuovo e piรน ampio.
* Vagabondaggi e peripezie: L’esperienza interiore comprendeva “vagabondaggi” e “tragitti inquieti e senza fine attraverso le tenebre”.
Questi elementi suggeriscono un cammino non finalizzato, caratterizzato da movimento fisico e oscuritร , che contribuiva alla destrutturazione dell’io.
* Catarsi psico-corporea: Prima del culmine dell’esperienza, gli iniziati attraversavano “peripezie terribili, brividi, tremori, sudore e sbigottimento”.
Questa fase intensa di catarsi psico-corporea preparava l’individuo alla trasformazione finale.
* Luce e pacificazione: Dopo la fase catartica, gli iniziati sperimentavano “una luce meravigliosa” e venivano accolti in “luoghi puri e praterie, con voci e danze e la solennitร  di suoni sacri e sante apparizioni”.
Questa fase rappresentava la pacificazione e l’esperienza della luce, comuni in molte tradizioni spirituali, e conduceva a uno stato di liberazione e completezza.
* Celebrazione e purificazione: Infine, gli iniziati, “liberati e senza legami”, celebravano i riti sacri insieme a uomini santi e purificati, simboleggiando un nuovo inizio e una comunione con il divino.

In sintesi, Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un percorso di trasformazione profonda, che passa attraverso la destrutturazione dell’io, la catarsi, l’esperienza della luce e la comunione con il sacro.
Questo processo era inteso come un’iniziazione a un nuovo stato di coscienza, simile all’esperienza della morte, ma portatrice di conoscenza e liberazione.
Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini.
Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.

Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:

* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo.
Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante.
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร .
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.

In particolare, West evidenzia analogie tra la Grecia antica e altre culture come la Mesopotamia, l’Egitto e l’India, suggerendo che lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni. Questo implica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.

Inoltre, West, insieme ad altri studiosi, ha studiato figure come Abaris, uno sciamano iperboreo che potrebbe aver influenzato Pitagora, evidenziando le connessioni tra lo sciamanesimo greco e le tradizioni sciamaniche di altre regioni.
Nei misteri eleusini, la ierofantide era una sacerdotessa sciamana femminile che emergeva come figura di rilievo. Il suo ruolo era particolarmente significativo nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando la dimensione matrilineare e demetriaca era in declino.

Ecco alcuni aspetti del ruolo della ierofantide nei misteri eleusini:

* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi.
Tra queste figure emergeva la ierofantide.
* Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตromante, il sacerdote maschile.
La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร  e la rigenerazione.
Nel proemio della “Refuseos” di Parmenide, la dea rivela al giovane iniziato diverse cose.

In particolare:
* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto.
* La dea gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la doxa).
* La dea gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร  se vengono indagate in ogni senso.
* La dea gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร  di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.

In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del nous.
La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร  ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo.
Nella Grecia antica, lo sciamano rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.

Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamano nella Grecia antica:

* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo importante nei riti misterici come quelli di Eleusi. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione.
Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร .
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
* Funzione politica: i sapienti greci tendevano a trasferire la realizzazione di stati di coscienza evoluti nella polis.
* Guarigione: Parmenide era sacerdote di Apollo, quindi aveva una dimensione di guaritore.
I sapienti greci delle origini sono accomunati da diversi elementi chiave, che li distinguono dalle figure filosofiche successive.

Ecco alcuni aspetti che accomunano i sapienti greci delle origini:

* Radicamento nella coscienza unitaria: i sapienti delle origini, o *sofoi*, erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria era un’esperienza immediata e comune.
* Esperienze mistico-iniziatiche: questi sapienti incarnavano uno stato di coscienza che trascendeva le procedure del pensiero razionale. Aristotele definisce l’iniziazione come un’esperienza che non riguarda l’apprendimento, bensรฌ il sentire un’emozione ed essere in una certa disposizione d’animo, perchรฉ si รจ diventati adeguati a questo.
L’iniziazione รจ un’esperienza vissuta, non un insegnamento.
* Contatto con l’invisibile: i *sofoi* camminavano sull’invisibile, portando in sรฉ ciรฒ che รจ indicibile, non mentale, non sentimentale ed emozionale.
A differenza dei filosofi successivi, i sapienti delle origini erano capaci di portare l’invisibile nel mondo manifesto, colmando il divario tra l’esperienza interiore e la realtร  esterna.
* Dimensione politica della sapienza: la realizzazione di stati di coscienza evoluti coincideva con la tendenza a trasferirli nella *polis*, con una dimensione politica in senso collettivo della sapienza e della filosofia greca.
* Sapienza come guarigione: Alcuni di questi sapienti, come Parmenide ed Empedocle, erano figure connesse alla guarigione e alla dimensione religiosa.
Parmenide era sacerdote di Apollo, il che gli conferiva una dimensione di guaritore.
* Rapporto con lo sciamanesimo: Lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Stati di coscienza alterati: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Cosmopolitismo: bisogna pensare in termini un po’ piรน cosmopoliti riguardo a queste origini, altrimenti non si capiscono tante cose.
Nel proemio del poema “Sulla Natura” (Refuseos) di Parmenide, la dea rivela diverse cose al giovane iniziato.

* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto.
* Gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”.
Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la *doxa*).
* Gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile.
Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร  se vengono indagate in ogni senso.
* Gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร  di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.

In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*.
La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร  ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo.
Nel contesto della tradizione orfica, esiste una profonda analogia tra Dioniso e lo specchio.

Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo. In altre parole, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. Il mondo in cui viviamo รจ quindi connesso a questo sguardo generativo del dio.
Questo implica che il mondo รจ fatto di conoscenza.

L’analogia tra Dioniso e lo specchio suggerisce che:

* Il mondo รจ una manifestazione dello sguardo divino: Il mondo che percepiamo รจ una sorta di riflesso o immagine prodotta dallo sguardo di Dioniso.
* Connessione non dualistica: Il mondo e il divino non sono separati, ma sono intrinsecamente connessi in modo non dualistico.
* Conoscenza e identitร : Noi stessi siamo immagini nello specchio guardato dal dio.
Sia lo specchio che l’occhio del dio sono forme di una medesima realtร  unitaria.
* Iniziazione come risveglio: Il compito dell’iniziazione รจ risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.

Quando Eraclito afferma che “tutte le cose sono uno”, si riferisce allo stesso sguardo.
Questa comprensione consente il superamento della condizione umana ordinaria.

Giorgio Colli ha visto come ci sia questa dimensione apollinea in Dioniso, evidenziata con il mito dello specchio orfico.
C’รจ un Dioniso che รจ la danza, ma anche l’auto-contemplazione e quindi la conoscenza e l’aspetto sapienziale tipico di Apollo.

In definitiva, l’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi.
Platone descrive l’esperienza dell’assoluto come qualcosa di indicibile, che ha sperimentato personalmente e che cerca di rendere accessibile anche agli altri attraverso la dialettica e la filosofia.

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* Platone fa riferimento all’esperienza dell’assoluto che chiama Bene, ma sottolinea che la parola “bene” รจ solo un modo per designare qualcosa di indicibile di cui ha avuto esperienza.
* L’esperienza dell’assoluto รจ diversa dall’acquisizione di procedure corrette del pensiero tipiche dei filosofi non iniziati.
* Platone, attraverso il mito della caverna, cerca di rendere accessibile questa esperienza anche ai “molti” (ฯ€ฮฟฮปฮปฮฟฮฏ).
* Platone distingue tra i veri filosofi che sarebbero i filosofi iniziati, e quelli che non lo sono.
* Giorgio Colli spiega che per Platone, come per Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*.
* Per Platone, la dialettica e la filosofia sono strumenti per rendere accessibile l’esperienza dell’assoluto anche ai piรน.
* Platone paragona l’anima nell’ignoranza a chi si trova nel processo della morte, suggerendo che solo attraverso un processo di “morte” (intesa come trasformazione della coscienza) si puรฒ accedere alla conoscenza. Questo richiama il concetto di iniziazione come “morire” a uno stato di coscienza precedente per accedere a uno nuovo.
* In questo contesto, l’esperienza mistica รจ intesa come conoscenza per contatto (แฝ…ฮผฮฟฮฏฯ‰ฯƒฮนฯ‚), ovvero assimilazione tra soggetto e oggetto.
L’attualitร  della sofia presocratica risiede nella sua capacitร  di offrire una prospettiva alternativa e rigenerativa per la civiltร  contemporanea, che si trova ad affrontare una crisi antropologica e una mancanza di contatto con il profondo.

Ecco alcuni punti chiave che evidenziano l’attualitร  della sofia presocratica:

* Realizzazione spirituale e azione politica: Per i *sofoi*, come Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*.
Questa dimensione politica della sapienza, intesa come impegno collettivo, รจ particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui le รฉlite al potere spesso mostrano un basso livello di realizzazione spirituale.
* Superamento della dimensione “troppo umana”: La sofia presocratica offre una via per superare la dimensione “troppo umana” che caratterizza il pensiero moderno, spesso distaccato dalla dimensione iniziatica e mistica.
I sapienti greci incarnavano uno stato di coscienza ben diverso dal semplice pensiero razionale.
* Riscoperta dell’esperienza iniziatica: L’attualitร  della sofia presocratica invita a riscoprire le radici iniziatiche e misteriche della nostra civiltร , in particolare attraverso l’esperienza dei misteri eleusini.
Questi misteri, aperti a uomini e donne che parlavano greco e non fossero macchiati di delitti, offrivano un percorso di trasformazione interiore attraverso rituali, musica, visioni e catarsi.
* Centralitร  della coscienza unitaria: I *sofoi* erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*.
Questa coscienza unitaria, che implica il riconoscimento dell’unitร  tra l’individuo e il cosmo, รจ un antidoto alla crisi antropologica contemporanea, caratterizzata da una crescente frammentazione e alienazione.
* Conoscenza per contatto e trasformazione interiore: L’iniziazione non รจ vista come un mero apprendimento intellettuale, ma come un’esperienza di trasformazione interiore che coinvolge le emozioni e la disposizione d’animo. Aristotele sottolinea che l’iniziazione non riguarda l’apprendimento, ma il “sentire” e l'”essere in una certa disposizione d’animo”.
Magia naturale e stati di coscienza alterati: Figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Importanza dell’interioritร : Di fronte alle sfide economiche e sociali contemporanee, la sofia presocratica ci ricorda che la vera forza risiede nell’interioritร  e nella connessione con la dimensione trans-umana della nostra spiritualitร .
* Superamento del dualismo e integrazione: La dea rivela a Parmenide la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*.
* Risveglio dello sguardo divino: L’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi.
* Radicamento nel “Nous”: La sofia presocratica evidenzia l’importanza di coltivare il *nous*, inteso come una dimensione interiore connessa alla quintessenza cosmica.
Questo radicamento nel *nous* ci permette di affrontare i tumulti dell’esistenza e di “uscire vivi dalla selva del dolore”.
Sfida e stimolo alla catalizzazione del radicamento nel centro: Il problema della frammentazione diventa una sorta di sfida e di stimolo alla catalizzazione di questo radicamento nel centro che รจ tanto piรน necessario quanto piรน vengono alimentate le distanze da esso.

In sintesi, l’attualitร  della sofia presocratica risiede nella sua capacitร  di offrire una via di rigenerazione spirituale e civile, basata sulla riscoperta delle radici iniziatiche, sulla coltivazione della coscienza unitaria e sul radicamento nel *nous*. Questa prospettiva puรฒ fornire un antidoto alla crisi antropologica contemporanea e favorire la realizzazione di una civiltร  piรน sapienziale.
Il simbolo della spiga riveste un significato profondo nel contesto dei misteri eleusini e della sapienza greca antica.

In sintesi, il simbolo della spiga rappresenta la generativitร , l’unitร  nella molteplicitร , il ciclo di morte e rinascita, il radicamento nella coscienza unitaria e il riferimento all’invisibile. Nei misteri eleusini, la spiga personifica il culmine di un percorso iniziatico volto alla trasformazione e alla conoscenza profonda della realtร . I concetti di “sรฉ profondo“, “vuoto” e “assoluto” sono tutti modi per descrivere quella dimensione interiore che trascende la coscienza ordinaria.

Piรน precisamente:

Questi concetti sono tutti connessi all’idea di una coscienza unitaria in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*, ฯ†ฯฯƒฮนฯ‚ ovvero all’origine di tutte le cose. I sapienti greci radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria.

Angelo Tonelli spiega che abbiamo una decadenza progressiva dalla figura del sapiente greco che non รจ molto diverso da un sapiente orientale se non per alcune caratteristiche che poi esplicita.

Inoltre, secondo il mito orfico, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. L’iniziazione ha il compito di risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.

ฯ€ฯ…ฯฯฮฏฯ‡ฮนฮฟฯ‚ ฯ€ฯ…ฯฯฮฏฯ‡ฮท Danza Pirrica

Secondo una tradizione riportata da Aristotele , l’ideatore della pirrica fu Achille , che la danzรฒ attorno alla pira funebre di Patroclo .
La danza era amata in tutta la Grecia e in particolar modo dagli 
Spartani , che la consideravano un leggero addestramento bellico. Questa convinzione spinse gli Spartani a insegnare la danza ai loro figli quando erano ancora piccoli.

I giovani ateniesi eseguivano la danza nella palestra come parte dell’allenamento in ginnastica.
 La danza veniva eseguita anche nei Giochi Panatenaici .
C’erano tre classi di concorrenti: uomini, giovani e ragazzi.

Lastra Campana in terracotta con rilievo di Zeus bambino protetto dai Cureti โ€“ da Cerveteri, Etruria, Italia โ€“ 51,40×46,35 cm – I secolo a.C. / I secolo d.C. – The British Museum, London, UK โ€“ acquisizione nel 1891
Tre Cureti con spade e scudi proteggono il bambino Zeus con un fulmine dietro di lui e il suo nome iscritto. La scena รจ ambientata in una grotta sul Monte Ida a Creta.
Curรจti – Divinitร  minori della mitologia greca che costituivano il seguito di Rea, al cui parto assistettero, in numero di tre, eseguendo una danza guerresca con la quale vollero coprire i vagiti del neonato divino (cioรจ Zeus) per impedire che giungessero allโ€™orecchio del padre Crono che lo avrebbe divorato.

Un riferimento alla danza di guerra di Ares si trova nell’Iliade , composta circa 2700 anni fa.
In risposta alle provocazioni dell’eroe greco Aiaces sul campo di battaglia della guerra di Troia  , l’eroe troiano Ettore ammonรฌ Aiace:

Ebbene, io stesso so come combattere e uccidere gli uomini in battaglia.
So bene come voltare a destra, come voltare a sinistra la pelle di bue stagionata in uno scudo robusto da brandire nella lotta.
So come caricare in carri clamorosi e scontranti guidati da cavalli che si lanciano.
So nel combattimento ravvicinato come calpestare la misura del furioso dio della guerra Ares.

{ ฮฑแฝฯ„แฝฐฯ แผฮณแฝผฮฝ ฮตแฝ– ฮฟแผถฮดฮฑ ฮผฮฌฯ‡ฮฑฯ‚ ฯ„แพฝ แผ€ฮฝฮดฯฮฟฮบฯ„ฮฑฯƒฮฏฮฑฯ‚ ฯ„ฮต:ฮฟแผถฮดแพฝ แผฯ€แฝถ ฮดฮตฮพฮนฮฌ, ฮฟแผถฮดแพฝ แผฯ€แพฝ แผ€ฯฮนฯƒฯ„ฮตฯแฝฐ ฮฝฯ‰ฮผแฟ†ฯƒฮฑฮน ฮฒแฟถฮฝแผ€ฮถฮฑฮปฮญฮทฮฝ, ฯ„ฯŒ ฮผฮฟฮน แผ”ฯƒฯ„ฮน ฮฟแผถฮดฮฑ:ฮฟแผถฮดฮฑ ฮดแพฝ แผฯ€ฮฑฮฮพฮฑฮน ฮผฯŒฮธฮฟฮฝ แผตฯ€ฯ€ฯ‰ฮฝ แฝ ฮบฮตฮนฮฌฯ‰ฮฝ:ฮฟแผถฮดฮฑ ฮดแพฝ แผฮฝแฝถ ฯƒฯ„ฮฑฮดฮฏแฟƒ ฮดฮทฮแฟณ ฮผฮญฮปฯ€ฮตฯƒฮธฮฑฮน แผŒฯฮทฯŠ. }[1]

La danza romana che i migliori nati tra i Romani, quelli chiamati Salii, nome di un sacerdozio, eseguono in onore di Ares, il piรน bellicoso degli dei.
รˆ una danza che รจ allo stesso tempo molto maestosa e molto sacra.
Priapo, una divinitร  guerriera , uno dei Titani, si occupava di dare lezioni di scherma, aveva affidato Ares alle sue cure da Era . Ciรฒ accadde quando Ares era ancora un ragazzo, sebbene fosse muscoloso e smisuratamente virile. Priapo non insegnรฒ ad Ares a maneggiare le armi finchรฉ non lo ebbe reso un ballerino perfetto. Infatti, Priapo ottenne persino una pensione da Era per questo.
Gli fu assegnato di ricevere da Ares in perpetuo un decimo di tutto il bottino che era stato accumulato da Ares in guerra.

{ ฮดฮฏฮบฮฑฮนฮฟฮฝ ฮผฮทฮดแฝฒ ฯ„แฟ†ฯ‚ แฟฌฯ‰ฮผฮฑฮฏฯ‰ฮฝ แฝ€ฯฯ‡ฮฎฯƒฮตฯ‰ฯ‚ แผ€ฮผฮฝฮทฮผฮฟฮฝฮตแฟ–ฮฝ, แผฃฮฝ ฮฟแผฑ Per saperne di piรน, o per favore ฮบฮฑฮปฮฟฯฮผฮตฮฝฮฟฮน (แผฑฮตฯฯ‰ฯƒฯฮฝฮทฯ‚ ฮดแฝฒ ฯ„ฮฟแฟฆฯ„ฮฟ แฝ„ฮฝฮฟฮผฮฑ), แฝ€ฯฯ‡ฮฟแฟฆฮฝฯ„ฮฑฮน, ฯƒฮตฮผฮฝฮฟฯ„ฮฌฯ„ฮทฮฝ ฯ„ฮต แผ…ฮผฮฑ ฮบฮฑแฝถ แผฑฮตฯฯ‰ฯ„ฮฌฯ„ฮทฮฝ. ฮ’ฮนฮธฯ…ฮฝแฝธฯ‚ ฮดแฝฒ ฮผแฟฆฮธฮฟฯ‚, ฮบฮฑแฝถ ฮฟแฝ—ฯ„ฮฟฯ‚ ฮฟแฝ ฯ€ฮฌฮฝฯ… ฯ„แฟถฮฝ แผธฯ„ฮฑฮปฮนฯ‰ฯ„ฮนฮบแฟถฮฝ แผ€ฮปฮปฯŒฯ„ฯฮนฮฟฯ‚, ฯ†ฮทฯƒแฝถฮฝ ฯ„แฝธฮฝ ฮ ฯฮฏฮฑฯ€ฮฟฮฝ ฮดฮฑฮฏฮผฮฟฮฝฮฑ ฯ€ฮฟฮปฮตฮผฮนฯƒฯ„ฮฎฮฝ, ฯ„แฟถฮฝ ฮคฮนฯ„ฮฌฮฝฯ‰ฮฝ ฮฟแผถฮผฮฑฮน แผ•ฮฝฮฑ แผข ฯ„แฟถฮฝ แผธฮดฮฑฮฏฯ‰ฮฝ ฮ”ฮฑฮบฯ„ฯฮปฯ‰ฮฝ ฯ„ฮฟแฟฆฯ„ฮฟ แผ”ฯฮณฮฟฮฝ ฯ€ฮตฯ€ฮฟฮนฮทฮผฮญฮฝฮฟฮฝ, ฯ„แฝฐ แผฮฝฯŒฯ€ฮปฮนฮฑ ฯ€ฮฑฮนฮดฮตฯฮตฮนฮฝ, ฯ€ฮฑฯฮฑฮปฮฑฮฒฯŒฮฝฯ„ฮฑ ฯ€ฮฑฯแฝฐ ฯ„แฟ†ฯ‚ แผญฯฮฑฯ‚ ฯ„แฝธฮฝ แผŒฯฮท, ฯ€ฮฑแฟ–ฮดฮฑ ฮผแฝฒฮฝ แผ”ฯ„ฮน, ฯƒฮบฮปฮทฯแฝธฮฝ ฮดแฝฒ ฮบฮฑแฝถ ฯ€ฮญฯฮฑ โ€‹โ€‹ฯ„ฮฟแฟฆ ฮผฮตฯ„ฯฮฏฮฟฯ… แผ€ฮฝฮดฯฮนฮบฯŒฮฝ, ฮผแฝด ฯ€ฯฯŒฯ„ฮตฯฮฟฮฝ แฝฯ€ฮปฮฟฮผฮฑฯ‡ฮตแฟ–ฮฝ ฮดฮนฮดฮฌฮพฮฑฮน ฯ€ฯแฝถฮฝ ฯ„ฮญฮปฮตฮนฮฟฮฝ แฝ€ฯฯ‡ฮทฯƒฯ„แฝดฮฝ แผ€ฯ€ฮตฮนฯฮณฮฌฯƒฮฑฯ„ฮฟ. ฮบฮฑแฝถ แผฯ€แฝถ ฯ„ฮฟฯฯ„แฟณ ฮบฮฑแฝถ ฮผฮนฯƒฮธแฝธฯ‚ ฮฑแฝฯ„แฟท ฯ€ฮฑฯแฝฐ ฯ„แฟ†ฯ‚ แผญฯฮฑฯ‚ ฮฑฮณฮญฮฝฮตฯ„ฮฟ, ฮดฮตฮบฮฌฯ„ฮทฮฝ แผ€ฮตแฝถ ฯ„แฟถฮฝ แผฮบ ฯ€ฮฟฮปฮญฮผฮฟฯ… ฯ€ฮตฯฮนฮณฮนฮณฮฝฮฟฮผฮญฮฝฯ‰ฮฝ ฯ„แฟท แผŒฯฮตฮน ฯ€ฮฑฯแพฟ ฮฑแฝฯ„ฮฟแฟฆ lambellano. }[3]

el distinguere le danze di guerra da quelle pacifiche, Platone descrisse una danza di guerra pirrica come la danza di Ettore per Ares:

Platone, Leggi { ฮฯŒฮผฮฟฮน } 815A (Libro 7), testo in greco antico e Le citazioni successive delle Leggi di Platone hanno una fonte simile. Sulla โ€œdanza di Pirro {ฯ€ฯ…ฯฯฮฏฯ‡ฮนฮฟฯ‚ / ฯ€ฯ…ฯฯฮฏฯ‡ฮท}โ€ vedere Luciano di Samosata, Sulla danza { De Saltatione / ฮ ฮตฯแฝถ แฝˆฯฯ‡ฮฎฯƒฮตฯ‰ฯ‚ } 9, disponibile in Harmon (1936) e Carvajal (2024).

Marzo, nellโ€™antica Roma, era uno dei due mesi dedicati ai riti compiuti dai Salii, uno dei piรน antichi collegi sacerdotali dellโ€™Urbe, probabilmente antecedente alla nascita stessa della cittร , il cui nome, secondo un verso dei Fasti di Ovidio

iam dederat Saliis a saltu nomina ducta armaque et ad certos verba canenda modos
Aveva giร  dato ai Salii i nomi derivati dal salto e aveva fatto in modo che le armi e le parole da cantare fossero portate secondo precisi ritmi.

et ad certos verba canenda modos traduci:
e le parole da cantare fossero portate (o condotte) secondo precisi ritmi.

iam dederat: aveva giร  dato

Saliis: ai Salii (un collegio di sacerdoti romani)

a saltu nomina ducta: i nomi derivati dal salto (si riferisce ai loro rituali di danza)

armaque: e le armi

deriverebbe dal verbo latino salire, cioรจ saltare, per via della particolare andatura saltellante che tenevano durante le processioni sacre, ossia, eseguendo probabilmente una sorta di antica danza tribale.
I Salii risiedevano nella Curia Saliorum, posta sul Palatino e ancora non bene identificata, ed erano distinti in due collegi, i cui membri erano scelti tra le gens patrizie: i Salii Palatini, istituiti da Numa Pompilio e i Salii Quirinales istituiti da Tullo Ostilio.

Il loro compito primario era custodire i Pignora imperii erano i sette oggetti sacri che garantivano, secondo le credenze dei romani, il potere e la salvezza di Roma, ossia secondo il grammatico e commentatore di Virgilio Servio Mario Onorato, tra lโ€™altro uno dei protagonisti delle Notti Attiche di Aulo Gellio

septem fuerunt pignora, quae imperium Romanum tenent: acus matris deum, quadriga fictilis Veientanorum, cineres Orestis, sceptrum Priami, velum Ilionae, palladium, ancilia

C’erano sette pegni, che mantenevano l’impero romano: l’ago della madre degli dei, la quadriga di terracotta dei Veienti, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Iliona, il Palladio, gli ancilia.

I “pignora imperii” erano sette oggetti sacri che, secondo la tradizione romana, garantivano la potenza e l’invincibilitร  di Roma. Essi erano:

  • Acus Matris Deum (l’ago della madre degli dei):
    • Si riferisce alla pietra nera, simbolo della dea Cibele, portata a Roma durante la seconda guerra punica.
  • Quadriga fictilis Veientanorum (la quadriga di terracotta dei Veienti):
    • Una statua di terracotta raffigurante una quadriga, proveniente dalla cittร  etrusca di Veio.
  • Cineres Orestis (le ceneri di Oreste):
    • Le ceneri del mitico Oreste, figlio di Agamennone, che secondo la leggenda furono portate a Roma.
  • Sceptrum Priami (lo scettro di Priamo):
    • Lo scettro del re di Troia, Priamo.
  • Velum Ilionae (il velo di Iliona):
    • Velo di Iliona, figlia di priamo.
  • Palladium (il Palladio):
    • Una statua di Pallade Atena, considerata un talismano protettivo per la cittร .
  • Ancilia (gli ancilia):
    • Dodici scudi sacri, uno dei quali si credeva fosse caduto dal cielo, a protezione di Roma.

Ossia, il betilo di Cibele, una pietra conica nera, forse un meteorite, trasferito a Roma durante le guerre puniche, la quadriga di Veio, opera in terracotta dello scultore etrusco Vulca che ornava il tempio di Giove sul Campidoglio, le ceneri di Oreste, dato che, secondo una variante del mito, narrata per esempio da Iginio, dopo essere sbarcato a Reggio, risalรฌ lโ€™Italia sino a giungere nel celebre bosco dedicato a Diana Aricina, per essere liberato dalla Erinni ed espiare il matricidio (lo stesso luogo legato al mito di Ippolito Virbio, che implica una precoce ellenizzazione del santuario, e alla figura del rex nemorensis, su cui Frazer basรฒ il suo Ramo dโ€™oro), lo scettro di Priamo, ultimo re di Troia, il velo di Iliona, sua figlia suicida, il Palladio, ovvero la scultura fatta da Atena per lโ€™amica Pallade, custodita secondo la leggenda nella rocca di Ilio e restituita in Calabria a Enea da Diomede, e gli ancilia, gli scudi sacri, gli oggetti piรน arcaici e per usare un termine caro a Mircea Eliade, piรน ricchi di mana.

Come il fuoco sprigiona a migliaia le infuocate scintille….

Mo Kalache Sol Vir

Mundaka Upanishad 

La Mundaka Up., che appartiene all’Atharvaveda, รจ una delle Upanisad piรน celebrate e commentate nell’India.
Il titolo sembra significare che essa si rivolge a un ordine di asceti che seguivano il voto della ยซrasaturaยป del capo; ma potrebbe pure alludere all’effetto dell’insegnamento in essa impartito, che รจ tale da ยซradereยป, ossia distruggere, l’errore.
La conoscenza dell’identitร  tra Atman e Brahman, che si raggiunge quando si sia purificato l’animo per mezzo dell’ascesi e della condotta moralmente pura, conferisce la liberazione dal ciclo delle esistenze, l’assorbimento e, a quanto sembra, la dissoluzione nell’Assoluto; il rito e il sacrificio, in quanto ancorati alle cose terrene, permettono soltanto una felicitร  transitoria. L’Assoluto รจ l’origine di tutto. si muove nell’intimo di ognuno, ma tutto trascende ed รจ il traguardo da raggiungere [chiamato Brahman, Atman, Purusa (ยซspirito universaleยป) e Tat; ma non c’รจ equivalenza completa fra i termini, se รจ vero che il Purusa in 3, 1, 3 รจ detto matrice del Brahman. Frequenti sono i contatti e le derivazioni da altre Upanisad, cosicchรฉ la Mund. Up. deve essere considerata tra le piรน recenti delle Upanisad vediche.


PRIMO KHANDA
1. Brahma fu il primo degli dei. Creatore dell’universo, protettore del mondo, egli espose la scienza del Brahman, fondamento d’ogni altra scienza, al figlio maggiore Atharvan.
2. La scienza del Brahman, che Brahma aveva rivelato ad Atharvan, Atharvan a sua volta l’espose ad Angir, questi a Bharadvaja Satyavaha, Bharadvaja ad Angiras, sia la superiore, sia l’inferiore.
3. Saunaka, possessore di grandi ricchezze, avvicinatosi secondo il dovuto ad Angiras, gli chiese:
ยซO signore, qual รจ la cosa che, conosciuta, permette di conoscere tutto?ยป.
4. A lui quegli rispose: I conoscitori del Brahman dicono che bisogna conoscere due scienze, la superiore e l’inferiore.
5. ยซDi esse l’inferiore รจ costituita dal Rgveda, dal Yajurveda, dal Samaveda, dall’Atharvaveda, dalla fonetica, dalla ritualistica, dalla grammatica, dall’etimologia, dalla metrica, dall’astronomia.
La [scienza] superiore รจ quella per mezzo della quale si raggiunge l’Indistruttibileยป.
6. ยซInvisibile, inafferrabile, senza famiglia nรฉ casta, senza occhi nรฉ orecchie, senza mani nรฉ piedi, eterno, onnipresente, onnipervadente, sottilissimo, non soggetto a deterioramento, Esso รจ ciรฒ che i saggi considerano matrice di tutto il creatoยป.
7. ยซCome il ragno emette [il filo] e lo riassorbe, come sulla terra crescono le erbe, come da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, cosรฌ dall’Indistruttibile si genera il tuttoยป.
8. ยซIl Brahman si forma per mezzo dell’ascesi, da esso nasce l’alimento, dall’alimento il respiro vitale, la mente, la veritร , i mondi e ciรฒ ch’รจ immortale nelle azioniยป.
9. ยซDa colui che tutto conosce, che sa tutto, per il quale l’ascesi รจ costituita dalla conoscenza, da costui nasce questo Brahman, ossia l’individualitร  e l’alimentoยป.

SECONDO KHANDA
Questa รจ la veritร :
1. Le azioni sacrificali, che i poeti videro [e descrissero] nelle raccolte degli inni sacri, sono state ripetutamente realizzate dinanzi ai tre [fuochi del sacrificio]. Effettuatele sempre, voi che bramate il vero: questa รจ la via che vi condurrร  al mondo [che si conquista] con le opere buone.
2. Quando la fiamma balena, essendo stato acceso il fuoco sacrificale, allora in mezzo alle due porzioni di burro liquefatto bisogna gettare le offerte [del sacrificio].
3. Se uno compie l’agnihotra senza accompagnarlo con i riti del novilunio e del plenilunio, [del giorno iniziale] delle tre stagioni, dell’offerta dei primi raccolti, senza [tributare le dovute onoranze agli] ospiti, oppure se non lo compie, o non lo dedica a tutti gli dei, o non lo compie secondo le regole, per costui [le manchevolezze riscontrate] distruggono tutti i mondi fino al settimo
4. La Nera, la Terribile, la Rapida come il pensiero, la Tutta rossa, la Tutta fumosa, la Scintillante e la Divina tutta splendente, queste sono le sette lingue balenanti [del fuoco sacro].
5. Se uno compie il sacrificio quando queste scintillano, porgendo le offerte sacrificali al tempo dovuto, esse, [come] raggi di sole, lo conducono dove risiede l’unico signore degli dei.
6. Dicendogli ยซVieni! vieni!ยป, le risplendenti offerte scortano il sacrificatore su per i raggi del sole, rivolgendogli parole gentili e onorandolo: ยซQuesto รจ il mondo del Brahman, puro e perfetto, a te [riservato]ยป.
7. [Simili a] instabili barche sono le diciotto forme di sacrificio nelle quali s’esprime l’opera inferiore (l’atto rituale). Gli sciocchi che considerano questa come il sommo bene, ricadono nella vecchiezza e nella morte.
8. Trovandosi immersi nell’ignoranza, sicuri di sรฉ, ritenendosi saggi, gli sciocchi s’aggirano urtandosi a vicenda, come ciechi guidati da un cieco.
9. Variamente immersi nell’ignoranza, puerilmente essi pensano: ยซAbbiamo raggiunto il nostro scopo!ยป. Legati all’azione, oppressi da ciรฒ che non comprendono a causa della passione, una volta che hanno esaurito [il frutto dell’azione e] il mondo [che quella ha determinato], precipitano [di nuovo nel samsara].
10. Convinti che il sacrificio e le azioni meritorie siano il meglio, quegli sciocchi non conoscono null’altro di superiore. Dopo aver goduto sulla cima dell’universo del loro buon agire, cadono in questo mondo o [anche] in uno piรน basso.
11. Coloro invece che nella foresta sono dediti all’ascesi e alla fede, sereni, saggi, vivendo d’elemosina, puri, attraverso la porta del sole giungono lร  dove sta lo Spirito Universale, l’immortale, l’immutabile Atman.
12. Un brahmano, considerando che [l’acquisizione dei] mondi [ultraterreni] รจ fondata sull’azione, puรฒ essere preso dalla disperazione al pensiero che ciรฒ che รจ increato non puรฒ discendere da ciรฒ che รจ creato. Per aver la conoscenza, allora, deve rivolgersi, con il combustibile in mano [come un alunno], a un maestro, esperto delle dottrine sacre, assorto nel Brahman.
13. S’avvicina a lui con rispetto, con lo spirito placato, del tutto sereno, e il saggio a lui rivela secondo veritร  questa scienza del Brahman, per la quale giunge a comprendere l’indistruttibile Spirito Universale, la veritร .

SECONDO MUNDAKA
PRIMO KHANDA
Ecco la veritร :
1. Come da un fuoco ben acceso a migliaia si dipartono scintille che hanno la stessa natura, cosรฌ dall’Indistruttibile, o caro, diverse creature nascono e in esso poi ritornano.
2. Divino, incorporeo รจ lo Spirito Universale; esso comprende ciรฒ che รจ esteriore e ciรฒ che รจ interiore, รจ innato. Senza respiro, senza intelletto, puro, รจ superiore all’Indistruttibile, che a sua volta tutto trascende.
3. Da Lui nascono il respiro vitale, l’intelletto e tutti gli organi dei sensi, l’etere, il vento, la luce, le acque, la terra, sostegno di tutto.
4. Il fuoco รจ la [sua] testa, la luna e il sole sono i [suoi] occhi, i punti cardinali sono le [sue] orecchie, i Veda rivelati son la [sua] voce, il vento il [suo] respiro, il mondo รจ il [suo] cuore, la terra [procede] dai [suoi] piedi, egli รจ l’anima interiore di tutte le cose create.
5. Da Lui [proviene] il fuoco, per il quale il sole costituisce il combustibile, dalla luna [vien] la pioggia, [dalla pioggia nascono] le piante sulla terra, quindi il maschio versa il seme nella femmina: dallo Spirito Universale sono state generate molte creature
6. Da Lui [derivano] gli inni, la melodia, le formule sacrificali, l’iniziazione, i sacrifici, tutti i riti e le offerte sacrificali, l’anno, il sacrificatore e i mondi dove brilla la luna e dove brilla il sole.
7. Da Lui sono stati in varia guisa generati gli dei, gli esseri celesti, gli uomini, le bestie, gli uccelli, il prana e l’apana, il riso e l’orzo, l’ascesi, la fede, la veritร , la castitร  e le regole.
8. Da Lui derivano i sette prana, le sette fiamme, il combustibile, le sette oblazioni, i sette mondi dove si muovono i prana, che stanno nell’intimo [d’ognuno] disposti a sette a sette
9. Da Lui [procedono] gli oceani e tutte le montagne, originati da Lui scorrono i fiumi d’ogni tipo, da Lui [provengono] tutte le piante e la linfa vitale, cosicchรฉ puรฒ dirsi che Egli, come anima interiore, dimora in ogni creatura.
10. Lo Spirito Universale รจ l’universo: azione, ascesi, Brahman, immortalitร  suprema. Colui che lo riconosce riposto nel profondo [del cuore], costui quaggiรน scioglie i nodi dell’ignoranza, o caro.

SECONDO KHANDA
1. Il rifugio supremo (ossia il Brahman) s’รจ manifestato, esso che porta il nome di  ยซmoventesi nel profondoยป. Ciรฒ che si muove e respira e palpita negli occhi in Esso รจ fissato. Sappiate che Esso รจ migliore dell’Essere e del non Essere, che รจ superiore alla conoscenza, che รจ il meglio per le creature.
2. Esso รจ fulgente, piรน sottile del sottile, in Esso risiedono i mondi e i loro abitanti, Esso รจ l’indistruttibile Brahman, รจ il respiro, la parola, l’intelletto, Esso รจ la veritร , l’immortale. Sappi, o caro, che Esso รจ il [bersaglio] da colpire.
3. Avendo preso per arco la grande arma costituita dalle Upanisad, e avendola tirata con la mente che รจ giunta a [comprendere] la natura del Tat, s’incocchi la freccia acuita dalla meditazione. Sappi che questo eterno รจ il [bersaglio] da colpire, o caro.
4. Si dice che la sillaba Om รจ l’arco l’Atman รจ la freccia, il Brahman รจ il traguardo. Senza distrazioni, questo bisogna colpire. Come la freccia [s’immedesima nel bersaglio, in egual modo] l’uomo otterrร  l’identitร  con il Tat.
5. In Esso sono tessuti il cielo, la terra e l’atmosfera, la mente insieme con tutti gli organi di senso: riconoscetelo come l’Atman unico-esistente. Lasciate ogni altro discorso. Questo รจ il ponte dell’immortalitร .
6. In Esso, come i raggi nel mozzo della ruota, si congiungono le arterie; Esso si muove [celato] all’interno, pur manifestandosi in varie guise. Meditate sull’Atman, considerandolo come la sillaba Om. La fortuna vi assista nel passaggio al di lร  delle tenebre.
7. Colui che tutto conosce, tutto sa, del quale sulla terra si contempla la grandezza, questo Atman รจ fisso nel firmamento, nella celeste cittadella del Brahman
8. Esso รจ fatto di pensiero, regge lo spirito vitale e il corpo, risiede nell’alimento. Controllando il cuore i saggi lo contemplano per mezzo della conoscenza, Esso che risplende immortale, costituito di felicitร .
9. Si spezza il nodo del cuore, si sciolgono tutti i dubbi, si dissolvono tutte le azioni quando si riconosce il [Brahman nelle sue due forme] superiore e inferiore.
10. Dietro un aureo sublime velo risiede il Brahman puro, indiviso, brillante, luce delle luci: Esso รจ quello che conobbero i conoscitori dell’Atman.”
11. Lร  non riluce il sole, non la luna e le stelle, non brillano i lampi, per non parlar del fuoco; tutto l’universo risplende se Esso risplende, tutto questo universo brilla della sua luce
12. Questo รจ il Brahman immortale. Il Brahman si distende a oriente e a occidente, a Sud e a Nord, in alto e in basso. Il Brahman รจ il Tutto, รจ l’ottimo.

TERZO MUNDAKA
PRIMO KHANDA
1. Due alati, stretti amici, sono attaccati allo stesso albero. L’un d’essi mangia i dolci fichi, l’altro senza mangiare guarda attentamente.
2. Su un albero eguale lo spirito individuale, imprigionato, soffre, accecato dalla sua impotenza; quando vede l’altro, il signore sovrano nella sua soddisfazione e nella sua maestร , รจ libero dal dolore.
3. Quando il meditante distingue l’aureo creatore, il sovrano, lo Spirito Universale, che รจ matrice del Brahman, allora, raggiunta la conoscenza, dopo essersi liberato del bene e del male, senza macchia, raggiunge l’identitร  suprema.
4. Esso รจ il soffio vitale che risplende in tutte le creature. Colui che comprende, colui che conosce, non parla senza criterio. Si compiace dell’Atman, gode dell’Atman, e, pur compiendo le azioni sacrificali, diventa il migliore dei conoscitori del Brahman.
5. Con la veritร , con l’ascesi, con la retta conoscenza, con la castitร  continua รจ possibile [cercare di] ottenere questo Atman. Costituito di luce, puro, Esso abita dentro il corpo. Gli asceti lo contemplano quando hanno cancellato le loro colpe.
6. La veritร  vince, non la menzogna; attraverso la veritร  passa la via che porta al mondo degli dei. Lungo di essa i veggenti che hanno realizzato i loro desideri giungono lร  dove si trova il Tat, la suprema dimora della veritร .
7. Il Tat risplende, grande, divino, inconcepibile nella sua forma, piรน sottile del sottile; lontanissimo, distante, Esso รจ pur qui vicino sulla terra, nascosto nell’intimo [del cuore] per coloro che [rettamente] vedono.
8. Non รจ possibile raggiungerlo con l’occhio, nรฉ con le parole, nรฉ con gli altri organi dei sensi, o con l’ascesiย o con l’azione sacrificale. Chi ha l’animo puro per la luce della conoscenza lo vede nella sua interezza quando medita.
9. Questo Atman sottile puรฒ essere conosciuto [soltanto] con il pensiero, nel quale il respiro รจ penetrato con le sue cinque forme: tutto il pensiero delle creature รจ [infatti] intessuto con i soffi vitali Quando [il pensiero] รจ purificato, risplende allora l’Atman.
10. Qualsiasi mondo con la mente si formi, qualsiasi desiderio concepisca, chi ha l’animo puro tale mondo conquista e tale desiderio. Chi desidera la felicitร  onori dunque il conoscitore dell’Atman

SECONDO KHANDA
1. Costui (il conoscitore dell’Atman) conosce la sede suprema del Brahman: fondato su di esso l’intero universo rifulge, puro. I saggi, che, privi di desideri, venerano lo Spirito Universale, passano oltre [ogni] impuritร .
2. Colui che nella mente concepisce desideri, costui rinasce ora qui ora lร  secondo i desideri. Per chi ha placato i desideri e si รจ preparato interiormente, giร  qui in terra tutti i desideri si dissolvono.
3. Non รจ possibile raggiungere l’Atman con l’insegnamento, e neppure con l’intelletto nรฉ con molta dottrina. Lo puรฒ ottenere soltanto colui che Esso trasceglie; a costui l’Atman medesimo rivela la propria essenza
4. L’Atman non puรฒ essere raggiunto da chi non ha forza, e neppure attraverso la distrazione o un’ascesi irregolare. Soltanto l’animo di colui che, saggio, si sforza con i mezzi [adatti], entra nella dimora del Brahman.
5. Avendolo ottenuto, i veggenti che sono soddisfatti della conoscenza, che si sono preparati interiormente, privi di passioni, placati, avendo ottenuto in ogni dove colui che dappertutto penetra, saggi, con lo spirito raccolto, penetrano nel Tutto.
6. Coloro che hanno come scopo ben determinato la conoscenza del Vedanta, gli asceti che si son purificati praticando la rinuncia, tutti costoro, al momento supremo, del tutto immortali, son liberi nei mondi del Brahman.
7. Le quindici parti [della natura umana] ritornano ai loro fondamenti tutti i sensi ritornano agli elementi cosmici corrispondenti. Le azioni e il sรฉ costituito di conoscenza, tutti s’unificano nel principio supremo indistruttibile.
8. Come i fiumi che scorrono si dissolvono nell’oceano perdendo la loro individualitร , cosรฌ il saggio, liberato dall’individualitร , s’immerge nel divino Spirito Universale, piรน alto della cosa piรน alta.
9. Colui che conosce questo supremo Brahman diventa il Brahman, e nella sua stirpe non nasce chi non conosca il Brahman. Supera il dolore, supera il male, libero dai legami interiori diventa immortale.
10. Ciรฒ รจ stato dichiarato nel verso sacro: โ€œColoro che compiono i riti sacri, esperti nei Veda, devoti al Brahman, che, pieni di fede, se stessi sacrificano all’Unico veggente, a costoro, dopo che abbiano secondo il rito praticato il voto [della rasatura] del capo, deve essere insegnata questa scienza del Brahmanโ€.
11. Questa รจ la veritร  che un dรฌ proclamรฒ il veggente Angiras. Chi non ha compiuto il sacro voto non puรฒ apprenderla. Onore ai sommi veggenti, onore ai sommi veggenti!


ย Esistono due scienze, l’inferiore, costituita dai testi sacri e dalla pratica dei riti, e la superiore. Soltanto quest’ultima permette di raggiungere il Brahman, dal quale si genera e nel quale si ricongiunge tutto il creato, in un circolo senza fine: infatti – dice l’Upanisad anticipando le conclusioni – il Brahman si genera dall’ascesi, che รจ uguale alla conoscenza, e l’ascesi a sua volta si genera dal Brahman individuato, ossia dall’Assoluto che รจ presente nell’interioritร  umana.ย 
ย รˆ questa una delle piรน antiche enumerazioni dei Vedanga, “”membri del Veda””, e sottolinea la derivazione delle varie scienze dalla considerazione del sacrificio.”ย 
ย Il rito e il culto, rettamente eseguiti, permettono di raggiungere un’esistenza elevata e felice, ma pur sempre transitoria: l’increato non puรฒ raggiungersi partendo da ciรฒ che รจ stato creato. Soltanto il ricorso a un maestro spirituale potrร  consentire di superare il mondo con tutte le sue contingenze di bene e di male. Assai brusco รจ il passaggio dall’esaltazione del sacrificio alla svalutazione del medesimo (str. 7); ma le Upanisad sono opera di poeti e di mistici, i quali procedono per illuminazioni improvvise, per accenni, per antifrasi, non seguono un filo rigoroso di ragionamento.ย 
ย I tre fuochi, garhapatya, ahavaniya e daksina, sono posti rispettivamente a occidente, a oriente e a meridione del luogo del sacrificio, e simboleggiano il sole, la terra, la luna.ย 
ย Secondo una diffusa tradizione i mondi terreni e celesti sono sette.ย 
ย 18 รจ un numero tradizionalmente sacro; qui indica tutte le forme del sacrificio.ย 
ย In questa strofe sono enumerate brevemente le tappe della dottrina dei cinque fuochi.
Vedi Ch.Up., 5, 3-10.ย 
ย Secondo Sankara i sette prana sono gli organi dei sensi nella testa (occhi, orecchie, narici, bocca); le sette fiamme sono prodotte dall’attivitร  di quegli organi; il combustibile รจ costituito dal complesso degli oggetti dei sensi; le oblazioni sono le percezioni di questi oggetti; i sette mondi infine si formano come risultato della percezione.ย 
Il battito delle palpebre รจ caratteristico dei mortali; gli dei hanno l’occhio fisso.ย 
ย La meditazione sulla sillaba Om, simbolo dell’Assoluto, รจ il fulcro dell’insegnamento delle Upanisad.ย 
ย 
ย I due uccelli rappresentano uno l’individuo ancor rivolto ai godimenti, l’altro l’asceta che รจ giunto alla contemplazione del Brahman. Cfr. Svet. Up., 4, 6-7.ย 
ย La contraddizione con la str. 5 รจ evidente; ma, se l’ascesi รจ indispensabile premessa, il riconoscimento dell’identitร  Atman-Brahman supera ogni piano umano, rivelandosi come un’illuminazione mistica che nulla ha a che fare con la morale o la ragione.ย 
Le forze vitali si riassumono nel pensiero, che, pur da quelle sostenuto, ne รจ in certo modo l’espressione piรน alta. Quindi purificare il pensiero significa purificare completamente l’individuo.ย 
Come ad es. in Ch.Up., 8, 2, lo, anche qui alla raggiunta conoscenza viene attribuito un valore pratico: residuo dell’antica concezione che attribuisce alla veritร  e alla conoscenza il carattere magico di forza operante di per sรฉ, o, forse meglio, indizio d’un attaccamento alla vita che l’idealismo prevalente non riesce del tutto ad annullare.ย 
ย Non puรฒ prescindersi dalla condotta pura, come piรน volte รจ stato ripetuto; ma al Brahman giungono soltanto gli eletti dal Brahman stesso. In questa affermazione รจ da vedersi il primo spunto della posteriore dottrina della grazia divina salvatrice del devoto fedele. Cfr. Kath. Up., 1, 2, 23.ย 

Sogno di unโ€™ombra รจ lโ€™uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,allora splendida luce gli uomini investe,e dolce diviene la vita.

ยซฯ„ฮฏ ฮดฮญ ฯ„ฮนฯ‚; ฯ„ฮฏ ฮดแพฝ ฮฟแฝ” ฯ„ฮนฯ‚; ฯƒฮบฮนแพถฯ‚ แฝ„ฮฝฮฑฯ / แผ„ฮฝฮธฯฯ‰ฯ€ฮฟฯ‚. แผ€ฮปฮปแพฝ แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ ฮฑแผดฮณฮปฮฑ ฮดฮนฯŒฯƒฮดฮฟฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฮปฮธแฟƒ, / ฮปฮฑฮผฯ€ฯแฝธฮฝ ฯ†ฮญฮณฮณฮฟฯ‚ แผ”ฯ€ฮตฯƒฯ„ฮนฮฝ แผ€ฮฝฮดฯแฟถฮฝ ฮบฮฑแฝถ ฮผฮตฮฏฮปฮนฯ‡ฮฟฯ‚ ฮฑแผฐฯŽฮฝ, Cosa siamo? Cosa non siamo? Sogno di unโ€™ombra / lโ€™uomo. Ma quando, dono degli dรจi, appare un bagliore, / vivida luce si spande sugli umani, e dolce la vitaยป (VIII, 95-97, p. 172).


ยซEsseri della durata d’un giorno. Che cosa siamo? Che cosa non siamo?

Sogno d’ un’ombra l’uomo: ma quando un bagliore divino ci giunga

fulgido risplende sugli uomini il lume e dolce รจ la vitaยป.

(Pindaro, Pitica VIII, vv. 95-97).

A molti pare un saggio fra stolti
che la vita colma di giuste scelte
chi senza gran fatica prosperitร  ottiene;
ma la fortuna non sta in mano agli uomini,
gli dei soli posson recarla:
una volta uno levano in cielo,
ma un altro scaglian nel fango,
secondo misura.
A Megara un premio hai ottenuto, Aristomene,
ancora nella valle di Maratona, con tre vittorie hai
poi vinto il patrio agone, grande impresa;
su quattro corpi ti sei anche scagliato,
maledicendoli nella tua mente,
a loro nelle Pitiche si decretรฒ: nรฉ un ritorno gradito,
nรฉ un dolce riso, una volta giunti presso la madre amata,
han recato loro la gioia; lontano dai nemici si rintanano
nelle vie solitarie, tormentati dalla sventura.
Chi ha ottenuto una nuova sorte grandiosa
vola pieno di speranza in una grande felicitร ,
alto sulle ali del suo valore, con brama piรน forte
della ricchezza. In un attimo dei mortali cresce
la gioia, ma allo stesso modo a terra precipita
se scossa da contrario volere divino.
Effimeri siamo: cosโ€™รจ qualcuno?
cosโ€™รจ invece nessuno? Sogno di unโ€™ombra
รจ lโ€™uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,
allora splendida luce gli uomini investe,
e dolce diviene la vita.

[Pitiche, VIII, 73-97]

ฮตแผฐ ฮณฮฌฯ ฯ„ฮนฯ‚ แผฯƒฮปแฝฐ ฯ€ฮญฯ€ฮฑฯ„ฮฑฮน ฮผแฝด ฯƒแฝบฮฝ ฮผฮฑฮบฯแฟท ฯ€ฯŒฮฝแฟณ,
ฯ€ฮฟฮปฮปฮฟแฟ–ฯ‚ ฯƒฮฟฯ†แฝธฯ‚ ฮดฮฟฮบฮตแฟ– ฯ€ฮตฮดโ€™ แผ€ฯ†ฯฯŒฮฝฯ‰ฮฝ
ฮฒฮฏฮฟฮฝ ฮบฮฟฯฯ…ฯƒฯƒฮญฮผฮตฮฝ แฝ€ฯฮธฮฟฮฒฮฟฯฮปฮฟฮนฯƒฮน ฮผฮฑฯ‡ฮฑฮฝฮฑแฟ–ฯ‚ยท
ฯ„แฝฐ ฮดโ€™ ฮฟแฝฮบ แผฯ€โ€™ แผ€ฮฝฮดฯฮฌฯƒฮน ฮบฮตแฟ–ฯ„ฮฑฮนยท ฮดฮฑฮฏฮผฯ‰ฮฝ ฮดแฝฒ ฯ€ฮฑฯฮฏฯƒฯ‡ฮตฮนยท
แผ„ฮปฮปฮฟฯ„โ€™ แผ„ฮปฮปฮฟฮฝ แฝ•ฯ€ฮตฯฮธฮต ฮฒฮฌฮปฮปฯ‰ฮฝ, แผ„ฮปฮปฮฟฮฝ ฮดโ€™ แฝ‘ฯ€แฝธ ฯ‡ฮตฮนฯแฟถฮฝ,
ฮผฮญฯ„ฯแฟณ ฮบฮฑฯ„ฮฑฮฒฮฑฮฏฮฝฮตฮนยท แผฮฝ ฮœฮตฮณฮฌฯฮฟฮนฯ‚ ฮดโ€™ แผ”ฯ‡ฮตฮนฯ‚ ฮณฮญฯฮฑฯ‚,
ฮผฯ…ฯ‡แฟท ฯ„โ€™ แผฮฝ ฮœฮฑฯฮฑฮธแฟถฮฝฮฟฯ‚, แผญฯฮฑฯ‚ ฯ„โ€™ แผ€ฮณแฟถฮฝโ€™ แผฯ€ฮนฯ‡ฯŽฯฮนฮฟฮฝ
ฮฝฮฏฮบฮฑฮนฯ‚ ฯ„ฯฮนฯƒฯƒฮฑแฟ–ฯ‚, แฝฆ แผˆฯฮนฯƒฯ„ฯŒฮผฮตฮฝฮตฯ‚, ฮดฮฌฮผฮฑฯƒฯƒฮฑฯ‚ แผ”ฯฮณแฟณยท
ฮ•ฯ„ฮญฯ„ฯฮฑฯƒฮน ฮดโ€™ แผ”ฮผฯ€ฮตฯ„ฮตฯ‚ แฝ‘ฯˆฯŒฮธฮตฮฝ
ฯƒฯ‰ฮผฮฌฯ„ฮตฯƒฯƒฮน ฮบฮฑฮบแฝฐ ฯ†ฯฮฟฮฝฮญฯ‰ฮฝ,
ฯ„ฮฟแฟ–ฯ‚ ฮฟแฝ”ฯ„ฮต ฮฝฯŒฯƒฯ„ฮฟฯ‚ แฝฮผแฟถฯ‚
แผ”ฯ€ฮฑฮปฯ€ฮฝฮฟฯ‚ แผฮฝ ฮ ฯ…ฮธฮนฮฌฮดฮน ฮบฯฮฏฮธฮท,
ฮฟแฝฮดแฝฒ ฮผฮฟฮปฯŒฮฝฯ„ฯ‰ฮฝ ฯ€แฝฐฯ ฮผฮฑฯ„ฮญฯโ€™ แผ€ฮผฯ†แฝถ ฮณฮญฮปฯ‰ฯ‚ ฮณฮปฯ…ฮบฯฯ‚
แฝฆฯฯƒฮตฮฝ ฯ‡ฮฌฯฮนฮฝยท ฮบฮฑฯ„แฝฐ ฮปฮฑฯฯฮฑฯ‚ ฮดโ€™ แผฯ‡ฮธฯแฟถฮฝ แผ€ฯ€ฮฌฮฟฯฮฟฮน
ฯ€ฯ„ฯŽฯƒฯƒฮฟฮฝฯ„ฮน, ฯƒฯ…ฮผฯ†ฮฟฯแพท ฮดฮตฮดฮฑฮณฮผฮญฮฝฮฟฮน.
แฝ ฮดแฝฒ ฮบฮฑฮปฯŒฮฝ ฯ„ฮน ฮฝฮญฮฟฮฝ ฮปฮฑฯ‡ฯŽฮฝ
แผฮฒฯฯŒฯ„ฮฑฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฯ€ฮน ฮผฮตฮณฮฌฮปฮฑฯ‚
แผฮพ แผฮปฯ€ฮฏฮดฮฟฯ‚ ฯ€ฮญฯ„ฮฑฯ„ฮฑฮน
แฝ‘ฯ€ฮฟฯ€ฯ„ฮญฯฮฟฮนฯ‚ แผ€ฮฝฮฟฯฮญฮฑฮนฯ‚, แผ”ฯ‡ฯ‰ฮฝ
ฮบฯฮญฯƒฯƒฮฟฮฝฮฑ ฯ€ฮปฮฟฯฯ„ฮฟฯ… ฮผฮญฯฮนฮผฮฝฮฑฮฝ. แผฮฝ ฮดโ€™ แฝ€ฮปฮฏฮณแฟณ ฮฒฯฮฟฯ„แฟถฮฝ
ฯ„แฝธ ฯ„ฮตฯฯ€ฮฝแฝธฮฝ ฮฑแฝ”ฮพฮตฯ„ฮฑแฟยท ฮฟแฝ•ฯ„ฯ‰ ฮดแฝฒ ฮบฮฑแฝถ ฯ€ฮฏฯ„ฮฝฮตฮน ฯ‡ฮฑฮผฮฑฮฏ,
แผ€ฯ€ฮฟฯ„ฯฯŒฯ€แฟณ ฮณฮฝฯŽฮผแพณ ฯƒฮตฯƒฮตฮนฯƒฮผฮญฮฝฮฟฮฝ.
แผฯ€ฮฌฮผฮตฯฮฟฮนยท ฯ„ฮฏ ฮดฮญ ฯ„ฮนฯ‚; ฯ„ฮฏ ฮดโ€™ ฮฟแฝ” ฯ„ฮนฯ‚; ฯƒฮบฮนแพถฯ‚ แฝ„ฮฝฮฑฯ
แผ„ฮฝฮธฯฯ‰ฯ€ฮฟฯ‚. แผ€ฮปฮปโ€™ แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ ฮฑแผดฮณฮปฮฑ ฮดฮนฯŒฯƒฮดฮฟฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฮปฮธแฟƒ,
ฮปฮฑฮผฯ€ฯแฝธฮฝ ฯ†ฮญฮณฮณฮฟฯ‚ แผ”ฯ€ฮตฯƒฯ„ฮนฮฝ แผ€ฮฝฮดฯแฟถฮฝ ฮบฮฑแฝถ ฮผฮตฮฏฮปฮนฯ‡ฮฟฯ‚ ฮฑแผฐฯŽฮฝ.

ฮ›ฮฑฮบฯ‰ฮฝฮนฮบฯŒฯ‚ Laconico

Lacรฒnico dal lat. Laconฤญcus, gr. ฮ›ฮฑฮบฯ‰ฮฝฮนฮบฯŒฯ‚, di ฮ›ฮฌฮบฯ‰ฮฝ ยซlacedemone, spartanoยป; laconฤญcum.
Della Laconia, antica regione della Grecia, dialetto del greco antico, appartenente al gruppo dorico e parlato anticamente nella Laconia e nelle colonie di Taranto

Compiaciuta allusivitร , lo stile criptico ma asciutto, al contempo oracolare e apodittico

(apodรจiknymi = dimostrare, apodeiktikรฒs = suscettibile di dimostrazione) cui non a caso si usa riferirsi con l’aggettivo “laconico”.

Gli Apoftegmi spartani ( แผˆฯ€ฮฟฯ†ฮธฮญฮณฮผฮฑฯ„ฮฑ ฮ›ฮฑฮบฯ‰ฮฝฮนฮบฮฌ, Apophthรฉgmata Lakonikรก) sono un’opera letteraria di Plutarco, catalogata all’interno dei Moralia, strutturata come una silloge di citazione di spartani

“detto”, “sentenza”, “massima”, e si usa per una frase o sentenza di tipo aforistico, che reca in estrema sintesi una veritร  profonda e al contempo stringente. In particolare, l’apoftegma ha dei tratti in comune con l’aneddoto, con la sentenza e con il proverbio, pur non essendo completamente riconducibile ad alcuno di essi.

 ฮˆฯ„ฯƒฮน ฮบฮฑฮน ฮฟ ฮ›ฮฑฮบฯ‰ฮฝฮนฮบฯŒฯ‚ ฮปฯŒฮณฮฟฯ‚ ฮดฮตฮฝ ฮญฯ‡ฮตฮน ฯ€ฮตฯฮนฯ„ฯ„ฮฌ ฯ€ฮตฯฮนฮฒฮปฮฎฮผฮฑฯ„ฮฑโ€ฆ (ฮ ฮ›ฮŸฮฅฮคฮ‘ฮกฮงฮŸฮฃ)

 Cosรฌ il discorso laconico non ha allegati inutili… (PLUTARCHO)

RIGUARDO ALL’ADOLESCHIA
(adoleschia รจ linguaggio sfrenato (gergo, cenologia), IL DISCORSO)
Usare la ragione per quanto riguarda gli effetti di una condotta contraria, ascoltando sempre, ricordando ed essendo pronti a usare le lodi date alla segretezza e al carattere modesto, santo e misterioso del silenzio, senza dimenticare anche che chi dice poche e ben fatte parole e sa condensare in poche parole molti significati รจ piรน ammirato e amato e considerato piรน saggio di quei chiacchieroni dilaganti e parafrasanti.
Platone elogia persino queste persone, dicendo che sono come abili lancieri, perchรฉ ciรฒ che dicono รจ pieno, pieno e condensato.
Anche Licurgo, costringendo i suoi concittadini fin dalla prima infanzia ad acquisire questa abilitร  attraverso il silenzio, li rese sobri e parsimoniosi nel parlare.
Vale a dire, come i Celtiberi temprano il ferro seppellendolo nella terra e poi ripulendo il grande accumulo di terra, cosรฌ il discorso laconico non ha involucri superflui, ma, lavorato mediante l’eliminazione di tutto il surplus, viene temprato fino a diventa perfettamente efficace; la loro capacitร  di citazioni e la prontezza nelle risposte rapide รจ il frutto di tanto silenzio. Bisogna infatti mostrare ai chiacchieroni esempi di questo genere, affinchรฉ vedano quanta grazia e quanta potenza hanno; dicano: “Gli Spartani a Filippo; Dionigi a Corinto”. Cosรฌ come quando Filippo scrisse loro: “Se invado la Laconia, vi espellerรฒ”, essi risposero: “Se”.
Quando il re Demetrio si indignรฒ e gridรฒ: “Un ambasciatore mi รจ stato inviato dagli Spartani!” l’ambasciatore ha risposto con calma: “Uno contro uno”.
Anche tra gli antichi si ammirano i monologhi, e nel santuario dell’Apollo pitico gli Anfizionioni scrissero non l'”Iliade” e l'”Odissea” nรฉ i peana di Pindaro, ma gli “Gnothi sauton”, il “Miden agan” e l'”Engya” troppo”, ammirando la densitร  e la semplicitร  dell’espressione che racchiude un significato ben forgiato all’interno della brachilogia.
Non รจ forse il dio stesso che ama la brevitร  e la brevitร  dei suoi oracoli, e non รจ forse chiamato Loxia perchรฉ rifugge la verbositร  piuttosto che l’oscuritร ?
Coloro che si esprimono simbolicamente, senza parlare, non sono molto ammirati e lodati?
Allora Eraclito, quando i suoi concittadini gli chiesero un parere sullo Stato, salรฌ sul palco, prese una tazza d’acqua fredda, vi spruzzรฒ farina d’orzo, la mescolรฒ con un’ampolla, la bevve e se ne andรฒ, mostrando cosรฌ loro come si accontentano di ciรฒ che hanno e non hanno bisogno di lussi mantengono le cittร  in armonia e pace.
Sciluro, re degli Sciti, lasciรฒ dietro di sรฉ ottanta figli; quando stava per morire ordinรฒ che gli fosse portato un fascio di lance e ordinรฒ ai suoi figli di prenderle e di spezzarle mentre erano legate insieme.
Quando rinunciarono al tentativo, egli stesso prese le lance una ad una e le spezzรฒ facilmente in due, mostrando cosรฌ loro che la loro unitร  e unitร  era una cosa forte e invincibile, mentre la loro divisione era debole e instabile.

VOLUME DI ETICA
13
PLUTARCH

ฮ ฮ•ฮกฮ™ ฮ‘ฮ”ฮŸฮ›ฮ•ฮฃฮงฮ™ฮ‘ฮฃ
(ฮฑฮดฮฟฮปฮตฯƒฯ‡ฮฏฮฑ ฮตฮฏฮฝฮฑฮน ฮท ฮฑฮบฮฑฯ„ฮฌฯƒฯ‡ฮตฯ„ฮท ฮฟฮผฮนฮปฮฏฮฑ (ฮฑฯฮณฮฟฮปฮฟฮณฮฏฮฑ, ฮบฮตฮฝฮฟฮปฮฟฮณฮฏฮฑ), ฮ— ฮฆฮ›ฮฅฮ‘ฮกฮ™ฮ‘)
ฮฮฑ ฯ‡ฯฮทฯƒฮนฮผฮฟฯ€ฮฟฮนฮฎฯƒฮฟฯ…ฮผฮต ฯ„ฮท ฮปฮฟฮณฮนฮบฮฎ ฮผฮฑฯ‚ ฯ‰ฯ‚ ฯ€ฯฮฟฯ‚ ฯ„ฮฑ ฮฑฯ€ฮฟฯ„ฮตฮปฮญฯƒฮผฮฑฯ„ฮฑ ฯ„ฮทฯ‚ ฮฑฮฝฯ„ฮฏฮธฮตฯ„ฮทฯ‚ ฯƒฯ…ฮผฯ€ฮตฯฮนฯ†ฮฟฯฮฌฯ‚, ฮฑฮบฮฟฯฮณฮฟฮฝฯ„ฮฑฯ‚ ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฮฑ, ฮตฮฝฮธฯ…ฮผฮฟฯฮผฮตฮฝฮฟฮน ฮบฮฑฮน ฮญฯ‡ฮฟฮฝฯ„ฮฑฯ‚ ฮญฯ„ฮฟฮนฮผฮฑ ฮฝฮฑ ฯ‡ฯฮทฯƒฮนฮผฮฟฯ€ฮฟฮนฮฎฯƒฮฟฯ…ฮผฮต ฯ„ฮฑ ฮตฮณฮบฯŽฮผฮนฮฑ ฯ€ฮฟฯ… ฮฑฯ€ฮฟฮดฮฏฮดฮฟฮฝฯ„ฮฑฮน ฯƒฯ„ฮทฮฝ ฮตฯ‡ฮตฮผฯฮธฮตฮนฮฑ ฮบฮฑฮน ฯ„ฮฟฮฝ ฯƒฮตฮผฮฝฯŒ, ฮนฮตฯฯŒ ฮบฮฑฮน ฮผฯ…ฯƒฯ„ฮทฯฮนฮฑฮบฯŒ ฯ‡ฮฑฯฮฑฮบฯ„ฮฎฯฮฑ ฯ„ฮทฯ‚ ฯƒฮนฯ‰ฯ€ฮฎฯ‚, ฮบฮฑฮน ฯ‡ฯ‰ฯฮฏฯ‚ ฮฝฮฑ ฮพฮตฯ‡ฮฝฮฌฮผฮต ฮตฯ€ฮฏฯƒฮทฯ‚ ฯŒฯ„ฮน ฮตฮบฮตฮฏฮฝฮฟฮน ฯ€ฮฟฯ… ฮปฮญฮฝฮต ฮปฮฏฮณฮฑ ฮบฮฑฮน ฮบฮฑฮปฮฟฮดฮฟฯ…ฮปฮตฮผฮญฮฝฮฑ ฮปฯŒฮณฮนฮฑ ฮบฮฑฮน ฯ€ฮฟฯ… ฮผฯ€ฮฟฯฮฟฯฮฝ ฯƒฮต ฮปฮฏฮณฮตฯ‚ ฮปฮญฮพฮตฮนฯ‚ ฮฝฮฑ ฯƒฯ…ฮผฯ€ฯ…ฮบฮฝฯŽฯƒฮฟฯ…ฮฝ ฯ€ฮฟฮปฮปฮฌ ฮฝฮฟฮฎฮผฮฑฯ„ฮฑ ฮธฮฑฯ…ฮผฮฌฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฮน ฮบฮฑฮน ฮฑฮณฮฑฯ€ฮนฮฟฯฮฝฯ„ฮฑฮน ฯ€ฮตฯฮนฯƒฯƒฯŒฯ„ฮตฯฮฟ ฮบฮฑฮน ฮธฮตฯ‰ฯฮฟฯฮฝฯ„ฮฑฮน ฯƒฮฟฯ†ฯŒฯ„ฮตฯฮฟฮน ฮฑฯ€ฯŒ ฮฑฯ…ฯ„ฮฟฯฯ‚ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮฑฯ‡ฮฑฮปฮฏฮฝฯ‰ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮบฮฑฮน ฯ€ฮฑฯฮฑฯ†ฮตฯฯŒฮผฮตฮฝฮฟฯ…ฯ‚ ฯ†ฮปฯฮฑฯฮฟฯ…ฯ‚.
ฮŸ ฮ ฮปฮฌฯ„ฯ‰ฮฝ ฮผฮฌฮปฮนฯƒฯ„ฮฑ ฮตฯ€ฮฑฮนฮฝฮตฮฏ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯ„ฮญฯ„ฮฟฮนฮฟฯ… ฮตฮฏฮดฮฟฯ…ฯ‚ ฮฑฮฝฮธฯฯŽฯ€ฮฟฯ…ฯ‚, ฮปฮญฮณฮฟฮฝฯ„ฮฑฯ‚ ฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮผฮฟฮนฮฌฮถฮฟฯ…ฮฝ ฮผฮต ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮตฯ€ฮนฮดฮญฮพฮนฮฟฯ…ฯ‚ ฮฑฮบฮฟฮฝฯ„ฮนฯƒฯ„ฮญฯ‚, ฮณฮนฮฑฯ„ฮฏ ฮฑฯ…ฯ„ฮฌ ฯ€ฮฟฯ… ฮปฮญฮฝฮต ฮตฮฏฮฝฮฑฮน ฯ€ฮปฮฎฯฮท, ฮผฮตฯƒฯ„ฮฌ ฮบฮฑฮน ฯƒฯ…ฮผฯ€ฯ…ฮบฮฝฯ‰ฮผฮญฮฝฮฑ.
ฮŸ ฮ›ฯ…ฮบฮฟฯฯฮณฮฟฯ‚, ฮตฯ€ฮฏฯƒฮทฯ‚, ฮฑฮฝฮฑฮณฮบฮฌฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฯ‚ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯƒฯ…ฮผฯ€ฮฟฮปฮฏฯ„ฮตฯ‚ ฯ„ฮฟฯ… ฮฑฯ€ฯŒ ฯ„ฮฑ ฯ€ฯฯŽฯ„ฮฑ ฯ€ฮฑฮนฮดฮนฮบฮฌ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯ‡ฯฯŒฮฝฮนฮฑ ฮฝโ€™ ฮฑฯ€ฮฟฮบฯ„ฮฎฯƒฮฟฯ…ฮฝ ฮฑฯ…ฯ„ฮฎ ฯ„ฮท ฮดฮตฮนฮฝฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฑ ฮผฮญฯƒฯ‰ ฯ„ฮทฯ‚ ฯƒฮนฯ‰ฯ€ฮฎฯ‚, ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮญฮบฮฑฮฝฮต ฯ€ฮตฯฮนฮตฮบฯ„ฮนฮบฮฟฯฯ‚ ฮบฮฑฮน ฮปฮนฯ„ฮฟฯฯ‚ ฯƒฯ„ฮทฮฝ ฮฟฮผฮนฮปฮฏฮฑ.
ฮŒฯ€ฯ‰ฯ‚, ฮดฮทฮปฮฑฮดฮฎ, ฮฟฮน ฮšฮตฮปฯ„ฮฏฮฒฮทฯฮตฯ‚ ฮฑฯ„ฯƒฮฑฮปฯŽฮฝฮฟฯ…ฮฝ ฯ„ฮฟ ฯƒฮฏฮดฮตฯฮฟ ฮธฮฌฮฒฮฟฮฝฯ„ฮฌฯ‚ ฯ„ฮฟ ฯƒฯ„ฮท ฮณฮท ฮบฮฑฮน ฮผฮตฯ„ฮฌ ฮบฮฑฮธฮฑฯฮฏฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฯ‚ ฯ„ฮท ฮผฮตฮณฮฌฮปฮท ฯƒฯ…ฯƒฯƒฯŽฯฮตฯ…ฯƒฮท ฯ„ฮฟฯ… ฯ‡ฯŽฮผฮฑฯ„ฮฟฯ‚, ฮญฯ„ฯƒฮน ฮบฮฑฮน ฮฟ ฮ›ฮฑฮบฯ‰ฮฝฮนฮบฯŒฯ‚ ฮปฯŒฮณฮฟฯ‚ ฮดฮตฮฝ ฮญฯ‡ฮตฮน ฯ€ฮตฯฮนฯ„ฯ„ฮฌ ฯ€ฮตฯฮนฮฒฮปฮฎฮผฮฑฯ„ฮฑ, ฮฑฮปฮปฮฌ, ฮดฮฟฯ…ฮปฮตฮผฮญฮฝฮฟฯ‚ ฮผฮต ฯ„ฮทฮฝ ฮฑฯ†ฮฑฮฏฯฮตฯƒฮท ฯŒฮปฯ‰ฮฝ ฯ„ฯ‰ฮฝ ฯ€ฮตฯฮนฯƒฯƒฮตฯ…ฮฟฯฮผฮตฮฝฯ‰ฮฝ, ฮฑฯ„ฯƒฮฑฮปฯŽฮฝฮตฯ„ฮฑฮน ฮผฮญฯ‡ฯฮน ฯ€ฮฟฯ… ฮณฮฏฮฝฮตฯ„ฮฑฮน ฮฑฯ€ฯŒฮปฯ…ฯ„ฮฑ ฮฑฯ€ฮฟฯ„ฮตฮปฮตฯƒฮผฮฑฯ„ฮนฮบฯŒฯ‚ยท ฮฑฯ…ฯ„ฮฎ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮท ฮนฮบฮฑฮฝฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฑ ฮณฮนฮฑ ฮฑฯ€ฮฟฯ†ฮธฮญฮณฮผฮฑฯ„ฮฑ ฮบฮฑฮน ฮท ฯ„ฮฑฯ‡ฯฯ„ฮทฯ„ฮฑ ฯ€ฯฮฟฯ‚ ฮตฯฯƒฯ„ฯฮฟฯ†ฮตฯ‚ ฮฑฯ€ฮฑฮฝฯ„ฮฎฯƒฮตฮนฯ‚ ฮตฮฏฮฝฮฑฮน ฮบฮฑฯฯ€ฯŒฯ‚ ฯ„ฮทฯ‚ ฯ€ฮฟฮปฮปฮฎฯ‚ ฯƒฮนฯ‰ฯ€ฮฎฯ‚. ฮ ฯฮญฯ€ฮตฮน ฮผฮฌฮปฮนฯƒฯ„ฮฑ ฮฝฮฑ ฯ€ฯฮฟฮฒฮฌฮปฮปฮฟฯ…ฮผฮต ฯƒฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯ†ฮปฯฮฑฯฮฟฯ…ฯ‚ ฯ„ฮฑ ฯ„ฮญฯ„ฮฟฮนฮฟฯ… ฮตฮฏฮดฮฟฯ…ฯ‚ ฯ…ฯ€ฮฟฮดฮตฮฏฮณฮผฮฑฯ„ฮฑ, ฯŽฯƒฯ„ฮต ฮฝฮฑ ฮผฯ€ฮฟฯฮญฯƒฮฟฯ…ฮฝ ฮฝฮฑ ฮดฮฟฯ…ฮฝ ฯ€ฯŒฯƒฮท ฯ‡ฮฌฯฮท ฮบฮฑฮน ฮดฯฮฝฮฑฮผฮท ฮญฯ‡ฮฟฯ…ฮฝยท ฯ†ฮตฯโ€™ ฮตฮนฯ€ฮตฮฏฮฝ: โ€œฮŸฮน ฮ›ฮฑฮบฮตฮดฮฑฮนฮผฯŒฮฝฮนฮฟฮน ฯƒฯ„ฮฟฮฝ ฮฆฮฏฮปฮนฯ€ฯ€ฮฟยท ฮฟ ฮ”ฮนฮฟฮฝฯฯƒฮนฮฟฯ‚ ฯƒฯ„ฮทฮฝ ฮšฯŒฯฮนฮฝฮธฮฟโ€. ฮŒฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮตฯ€ฮฏฯƒฮทฯ‚ ฯŒฯ„ฮฑฮฝ ฮฟ ฮฆฮฏฮปฮนฯ€ฯ€ฮฟฯ‚ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮญฮณฯฮฑฯˆฮต: โ€œฮ‘ฮฝ ฮตฮนฯƒฮฒฮฌฮปฯ‰ ฯƒฯ„ฮทฮฝ ฮ›ฮฑฮบฯ‰ฮฝฮนฮบฮฎ, ฮธฮฑ ฯƒฮฑฯ‚ ฮดฮนฯŽฮพฯ‰โ€, ฮตฮบฮตฮฏฮฝฮฟฮน ฯ„ฮฟฯ… ฮฑฯ€ฮฌฮฝฯ„ฮทฯƒฮฑฮฝ: โ€œฮ‘ฮฝโ€.
ฮŒฯ„ฮฑฮฝ ฮฟ ฮฒฮฑฯƒฮนฮปฮนฮฌฯ‚ ฮ”ฮทฮผฮฎฯ„ฯฮนฮฟฯ‚ ฮฑฮณฮฑฮฝฮฌฮบฯ„ฮทฯƒฮต ฮบฮฑฮน ฯ†ฯŽฮฝฮฑฮพฮต: โ€œฮˆฮฝฮฑฮฝ ฯ€ฯฮตฯƒฮฒฮตฯ…ฯ„ฮฎ ฮญฯƒฯ„ฮตฮนฮปฮฑฮฝ ฯƒฮต ฮผฮญฮฝฮฑ ฮฟฮน ฮฃฯ€ฮฑฯฯ„ฮนฮฌฯ„ฮตฯ‚!โ€ ฮฟ ฯ€ฯฮตฯƒฮฒฮตฯ…ฯ„ฮฎฯ‚ ฮฑฯ€ฮฌฮฝฯ„ฮทฯƒฮต ฮฑฯ„ฮฌฯฮฑฯ‡ฮฟฯ‚: โ€œฮˆฮฝฮฑฮฝ ฯƒฮต ฮญฮฝฮฑฮฝโ€.
ฮ‘ฯ€ฯŒ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯ€ฮฑฮปฮฑฮนฮฟฯฯ‚, ฮตฯ€ฮฏฯƒฮทฯ‚, ฮธฮฑฯ…ฮผฮฌฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฮน ฮฟฮน ฮฟฮปฮนฮณฯŒฮปฮฟฮณฮฟฮน, ฮบฮฑฮน ฯƒฯ„ฮฟ ฮนฮตฯฯŒ ฯ„ฮฟฯ… ฮ ฯ…ฮธฮฏฮฟฯ… ฮ‘ฯ€ฯŒฮปฮปฯ‰ฮฝฮฟฯ‚ ฮฟฮน ฮ‘ฮผฯ†ฮนฮบฯ„ฯฮฟฮฝฮตฯ‚ ฮญฮณฯฮฑฯˆฮฑฮฝ ฯŒฯ‡ฮน ฯ„ฮทฮฝ โ€œฮ™ฮปฮนฮฌฮดฮฑโ€ ฮบฮฑฮน ฯ„ฮทฮฝ โ€œฮŸฮดฯฯƒฯƒฮตฮนฮฑโ€ ฮฟฯฯ„ฮต ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯ€ฮฑฮนฮฌฮฝฮตฯ‚ ฯ„ฮฟฯ… ฮ ฮฏฮฝฮดฮฑฯฮฟฯ… ฮฑฮปฮปฮฌ ฯ„ฮฟ โ€œฮ“ฮฝฯŽฮธฮน ฯƒฮฑฯ…ฯ„ฯŒฮฝโ€, ฯ„ฮฟ โ€œฮœฮทฮดฮญฮฝ ฮฌฮณฮฑฮฝโ€ ฮบฮฑฮน ฯ„ฮฟ โ€œฮ•ฮณฮณฯฮฑ ฯ€ฮฌฯฮฑ ฮดโ€™ ฮฌฯ„ฮฑโ€, ฮธฮฑฯ…ฮผฮฌฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฯ‚ ฯ„ฮทฮฝ ฯ€ฯ…ฮบฮฝฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฑ ฮบฮฑฮน ฯ„ฮท ฮปฮนฯ„ฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฑ ฯ„ฮทฯ‚ ฮญฮบฯ†ฯฮฑฯƒฮทฯ‚ ฯ€ฮฟฯ… ฯ€ฮตฯฮนฮญฯ‡ฮตฮน ฮผฮญฯƒฮฑ ฯƒฯ„ฮท ฮฒฯฮฑฯ‡ฯ…ฮปฮฟฮณฮฏฮฑ ฮญฮฝฮฑ ฮบฮฑฮปฮฌ ฯƒฯ†ฯ…ฯฮทฮปฮฑฯ„ฮทฮผฮญฮฝฮฟ ฮฝฯŒฮทฮผฮฑ.
ฮœฮฎฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮดฮตฮฝ ฮฑฮณฮฑฯ€ฮฌฮตฮน ฮบฮฑฮน ฮฟ ฮธฮตฯŒฯ‚ ฮฟ ฮฏฮดฮนฮฟฯ‚ ฯ„ฮทฮฝ ฯ€ฮตฯฮนฮตฮบฯ„ฮนฮบฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฑ ฮบฮฑฮน ฯ„ฮท ฯƒฯ…ฮฝฯ„ฮฟฮผฮฏฮฑ ฯƒฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯ‡ฯฮทฯƒฮผฮฟฯฯ‚ ฯ„ฮฟฯ… ฮบฮฑฮน ฮดฮตฮฝ ฮฟฮฝฮฟฮผฮฌฮถฮตฯ„ฮฑฮน ฮ›ฮฟฮพฮฏฮฑฯ‚ ฮตฯ€ฮตฮนฮดฮฎ ฮฑฯ€ฮฟฯ†ฮตฯฮณฮตฮน ฯ€ฮตฯฮนฯƒฯƒฯŒฯ„ฮตฯฮฟ ฯ„ฮทฮฝ ฯ€ฮฟฮปฯ…ฮปฮฟฮณฮฏฮฑ ฮฑฯ€โ€™ ฯŒ,ฯ„ฮน ฯ„ฮทฮฝ ฮฑฯƒฮฌฯ†ฮตฮนฮฑ;
ฮ”ฮตฮฝ ฮธฮฑฯ…ฮผฮฌฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฮน ฮบฮฑฮน ฮตฯ€ฮฑฮนฮฝฮฟฯฮฝฯ„ฮฑฮน ฮตฮพฮฑฮนฯฮตฯ„ฮนฮบฮฌ ฯŒฯƒฮฟฮน ฮตฮบฯ†ฯฮฌฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฮน ฯƒฯ…ฮผฮฒฮฟฮปฮนฮบฮฌ, ฯ‡ฯ‰ฯฮฏฯ‚ ฮฝฮฑ ฮผฮนฮปฮฎฯƒฮฟฯ…ฮฝ;
ฮˆฯ„ฯƒฮน ฮฟ ฮ—ฯฮฌฮบฮปฮตฮนฯ„ฮฟฯ‚, ฯŒฯ„ฮฑฮฝ ฮฟฮน ฯƒฯ…ฮผฯ€ฮฟฮปฮฏฯ„ฮตฯ‚ ฯ„ฮฟฯ… ฯ„ฮฟฯ ฮถฮฎฯ„ฮทฯƒฮฑฮฝ ฮฝฮฑ ฮตฮบฯ†ฮญฯฮตฮน ฮณฮฝฯŽฮผฮท ฮณฮนฮฑ ฯ„ฮทฮฝ ฮฟฮผฯŒฮฝฮฟฮนฮฑ, ฮฑฮฝฮญฮฒฮทฮบฮต ฯƒฯ„ฮฟ ฮฒฮฎฮผฮฑ, ฯ€ฮฎฯฮต ฮญฮฝฮฑ ฮบฯฯ€ฮตฮปฮปฮฟ ฮผฮต ฮบฯฯฮฟ ฮฝฮตฯฯŒ, ฯ€ฮฑฯƒฯ€ฮฌฮปฮนฯƒฮต ฮผฮญฯƒฮฑ ฮบฯฮฏฮธฮนฮฝฮฟ ฮฑฮปฮตฯฯฮน, ฯ„ฮฟ ฮฑฮฝฮฑฮบฮฌฯ„ฮตฯˆฮต ฮผฮต ฯ†ฮปฮนฯƒฮบฮฟฯฮฝฮน, ฯ„ฮฟ ฮฎฯ€ฮนฮต ฮบฮน ฮญฯ†ฯ…ฮณฮต, ฮดฮตฮฏฯ‡ฮฝฮฟฮฝฯ„ฮฌฯ‚ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮญฯ„ฯƒฮน ฯ€ฯ‰ฯ‚ ฯ„ฮฟ ฮฝโ€™ ฮฑฯฮบฮฟฯฮฝฯ„ฮฑฮน ฯƒโ€™ ฮฑฯ…ฯ„ฯŒ ฯ€ฮฟฯ… ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮฒฯฮฏฯƒฮบฮตฯ„ฮฑฮน ฮบฮฑฮน ฯ„ฮฟ ฮฝฮฑ ฮผฮท ฯ‡ฯฮตฮนฮฌฮถฮฟฮฝฯ„ฮฑฮน ฯ€ฮฟฮปฯ…ฯ„ฮญฮปฮตฮนฮตฯ‚ ฮดฮนฮฑฯ„ฮทฯฮตฮฏ ฯ„ฮนฯ‚ ฯ€ฯŒฮปฮตฮนฯ‚ ฯƒฮต ฮฟฮผฯŒฮฝฮฟฮนฮฑ ฮบฮฑฮน ฮตฮนฯฮฎฮฝฮท.
ฮŸ ฮฃฮบฮฏฮปฮฟฯ…ฯฮฟฯ‚, ฮฟ ฮฒฮฑฯƒฮนฮปฮนฮฌฯ‚ ฯ„ฯ‰ฮฝ ฮฃฮบฯ…ฮธฯŽฮฝ, ฮฌฯ†ฮทฯƒฮต ฯ€ฮฏฯƒฯ‰ ฯ„ฮฟฯ… ฮฟฮณฮดฯŒฮฝฯ„ฮฑ ฮณฮนฮฟฯ…ฯ‚ยท ฯŒฯ„ฮฑฮฝ ฯ€ฮญฮธฮฑฮนฮฝฮต ฯ€ฯฯŒฯƒฯ„ฮฑฮพฮต ฮฝฮฑ ฯ„ฮฟฯ… ฯ†ฮญฯฮฟฯ…ฮฝ ฮดฮญฯƒฮผฮท ฮดฮฟฯฮฌฯ„ฯ‰ฮฝ ฮบฮฑฮน ฮถฮฎฯ„ฮทฯƒฮต ฮฑฯ€ฯŒ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮณฮนฮฟฯ…ฯ‚ ฯ„ฮฟฯ… ฮฝฮฑ ฯ„ฮฑ ฯ€ฮฌฯฮฟฯ…ฮฝ ฮบฮฑฮน ฮฝฮฑ ฯ„ฮฑ ฯƒฯ€ฮฌฯƒฮฟฯ…ฮฝ ฮญฯ„ฯƒฮน ฯŒฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮฎฯ„ฮฑฮฝ ฮดฮตฮผฮญฮฝฮฑ ฯŒฮปฮฑ ฮผฮฑฮถฮฏ.
ฮŒฯ„ฮฑฮฝ ฮตฮบฮตฮฏฮฝฮฟฮน ฯ€ฮฑฯฮฑฮนฯ„ฮฎฮธฮทฮบฮฑฮฝ ฮฑฯ€ฯŒ ฯ„ฮทฮฝ ฯ€ฯฮฟฯƒฯ€ฮฌฮธฮตฮนฮฑ, ฯ€ฮฎฯฮต ฮฟ ฮฏฮดฮนฮฟฯ‚ ฮญฮฝฮฑ ฮญฮฝฮฑ ฯ„ฮฑ ฮดฯŒฯฮฑฯ„ฮฑ ฮบฮฑฮน ฯ„ฮฑ ฮญฯƒฯ€ฮฑฯƒฮต ฮตฯฮบฮฟฮปฮฑ ฯƒฯ„ฮฑ ฮดฯฮฟ, ฮดฮตฮฏฯ‡ฮฝฮฟฮฝฯ„ฮฌฯ‚ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮญฯ„ฯƒฮน ฯŒฯ„ฮน ฮท ฮตฮฝฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฑ ฮบฮฑฮน ฮท ฮฟฮผฯŒฮฝฮฟฮนฮฌ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮฎฯ„ฮฑฮฝ ฮนฯƒฯ‡ฯ…ฯฯŒ ฮบฮฑฮน ฮฑฮฝฮฏฮบฮทฯ„ฮฟ ฯ€ฯฮฌฮณฮผฮฑ, ฮตฮฝฯŽ ฮท ฮดฮนฮฌฯƒฯ€ฮฑฯƒฮฎ ฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฮฑฯƒฮธฮตฮฝฮญฯ‚ ฮบฮฑฮน ฮฑฯƒฯ„ฮฑฮธฮญฯ‚.

ฮ—ฮ˜ฮ™ฮšฮ‘

ย ฯ„ฮฟแฟ–ฯ‚ แผฮณฯฮทฮณฮฟฯฯŒฯƒฮนฮฝ แผ•ฮฝฮฑ ฮบฮฑแฝถ ฮบฮฟฮนฮฝแฝธฮฝ ฮบฯŒฯƒฮผฮฟฮฝ ฮตแผถฮฝฮฑฮน, (ฯ„แฟถฮฝ ฮดแฝฒ ฮบฮฟฮนฮผฯ‰ฮผฮญฮฝฯ‰ฮฝ แผ•ฮบฮฑฯƒฯ„ฮฟฮฝ ฮตแผฐฯ‚ แผดฮดฮนฮฟฮฝ แผ€ฯ€ฮฟฯƒฯ„ฯฮญฯ†ฮตฯƒฮธฮฑฮน)ย  (Eraclito, fr. 89)

ย โ€Avere i desti un solo cosmo comune, ma ognuno dei dormienti volgersi in un suo proprio mondoย ”

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