武を自分の心に決め置 “Decidere fermamente nel proprio cuore di seguire la via della disciplina marziale” Hagakure 葉隠聞書119

La Disciplina è il primo ed ultimo baluardo in questa dimensione Ekpito 

”A qualunque costo imprimere ad ogni occupazione, anche quella più modesta, un carattere di completezza fino a rendere intero il frammento e dritto il curvo..”
Julius Evola
119  一分でも、しっかりと、武を自分の心に決め置いて、疑うことなく覚悟していれば、何かのとき、自然に、最初に選ばれることになるのです。これは、折々の振る舞い、物の言い方で、明らかにそうなるものです。
Hagakure 葉隠聞書

“Anche in un solo minuto, se si decide fermamente nel proprio cuore di seguire la via della disciplina marziale, senza dubitare e con piena consapevolezza, in qualsiasi situazione si verrà naturalmente scelti per primi. Questo si manifesta chiaramente nei comportamenti quotidiani e nel modo di esprimersi.
In particolare, una singola parola può fare la differenza. Non si tratta di mostrare il proprio animo, ma piuttosto di far sì che gli altri conoscano già da tempo chi siamo veramente.”

Hagakure 葉隠聞書

武を自分の心に決め置”: “Decidere fermamente nel proprio cuore di seguire la via della disciplina marziale”. L’espressione originale sottolinea la necessità di una decisione interiore profonda e stabile.


“疑うことなく覚悟していれば”:
“Senza dubitare e con piena consapevolezza”. Enfatizza l’importanza di una convinzione ferma e senza incertezze.


“自然に、最初に選ばれることになる”:
“Si verrà naturalmente scelti per primi”. Suggerisce che la scelta sarà quasi automatica, come una conseguenza naturale della preparazione interiore.


“一言が大事です”:
“Una singola parola può fare la differenza”. Sottolinea il potere delle parole e dell’espressione di sé.

自分の心を見せるというのではなく、前々から人が知る、ということです”:

“Non si tratta di mostrare il proprio animo, ma piuttosto di far sì che gli altri conoscano già da tempo chi siamo veramente”. Indica che la vera autenticità si manifesta in modo spontaneo e coerente nel tempo, non attraverso dimostrazioni esteriori.

意到則氣到 dove si dirige l’attenzione si dirige il Qi/KI

Atteggiamento Mentale nell’attrito /sforzo ”mentalità di crescita” Ricompensa Interna

Le aquile non volano a stormi

AL MAESTRO Franco Battiato

Giorni e mesi corrono veloci
La strada è oscura e incerta

E temo di offuscarmi

Non prestare orecchio alle menzogne
Non farti soffocare dai maligni
Non ti nutrire di invidie e gelosie

In silenzio soffro i danni del tempo


Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

Seguo la guida degli antichi saggi
Mi affido al cuore ed attraverso il male


A chi confessi i tuoi segreti?
Ferito al mattino a sera offeso
Salta su un cavallo alato
Prima che l’incostanza offuschi lo splendore

In silenzio soffro i danni del tempo

Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

Shizukani tokino kizuni kurushimu
Murewo kundewa tobanai taka
Furuki oshiewo tadotte
Kokoronomamani konokanashimiwo norikoete

In silenzio soffro i danni del tempo
Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

In silenzio, soffro per le ferite del tempo

Un falco che non vola in stormo

Ripercorrendo i vecchi insegnamenti

静かに時の傷に苦しむ

(Shizukani toki no kizu ni kurushimu)

群れを組んでは飛ばない鷹

(Mure wo kunde wa tobanai taka)

古き教えをたどって

(Furuki oshie wo tadotte)

Nota sui caratteri:

  • 静かに (shizukani): In silenzio / tranquillamente
  • 時の傷 (toki no kizu): Le ferite del tempo
  • 苦しむ (kurushimu): Soffrire / tormentarsi
  • 群れ (mure): Stormo / gruppo
  • (taka): Falco
  • 古き教え (furuki oshie): Insegnamenti antichi

ORMESI KOMBAT Trovare l’Equilibrio nella Sfida

Buddha dell’isola di Helgö

Il Buddha di Helgö è una piccola figura di Buddha del periodo 
dell’Impero Gupta del VI secolo ,  ritrovata durante gli scavi di un avamposto commerciale attivo tra il III e l’VIII secolo circa, cioè tra il Periodo delle Migrazioni e l’ Età Vichinga , sull’isola di Helgö 

Statuetta di bronzo raffigurante Buddha. Il Buddha è seduto su un trono a forma di doppio fiore di loto. Il terzo occhio è visibile sulla fronte. Gli occhi e la bocca presentano tracce di pittura e argento, mentre il terzo occhio sembra essere stato realizzato in oro. La statuetta risale alla fine del V o all’inizio del VI secolo, probabilmente nella valle di Swat, nell’attuale Pakistan. Il ritrovamento proviene dal gruppo di abitazioni 2 di Helgö, parrocchia di Ekerö, Uppland.

MUSEO

Nel 1954, sotto la direzione di Wilhelm Holmquist, iniziarono i primi scavi nell’isola in occasione della costruzione di una residenza estiva. I risultati di questi scavi, che durano tuttora, si sono rivelati di straordinaria importanza storica. Furono infatti trovati i resti di un antico centro commerciale di cui nessuno aveva mai sospettato l’esistenza.

Vennero ritrovati due cimiteri, un vallo (difensivo o, forse, segnacolo di confine), e molte case costruite su terrazze artificiali. Alcune di queste case erano per metà interrate (case a fossa, o pit-houses in inglese, o grubenhäuser in tedesco) e avevano svolto il ruolo di officine metallurgiche. Vi erano un gran numero di stampi per la fusione, di crogioli, pezzi di argento e stagno per la fabbricazione del bronzo, e moltissimi altri resti che evidenziavano l’importanza di Helgö come centro di produzione, specificatamente metallurgica.

La maggior parte dei reperti fu datata dal V e al VI secolo, cioè nel periodo pienamente corrispondente all’Età delle migrazioni. Ciò significa che l’area del Mälaren era densamente popolata già prima dell’espansione, ben attestata e conosciuta, dell’era di Vendel. Effettivamente, senza una tale concentrazione, resterebbe inspiegabile la presenza in questa zona di un centro mercantile e produttivo di tale grandezza.

Il pastorale irlandese (VII sec.), il Buddha indiano (V sec., alto 84 cm), il ramaiolo dall’Egitto

Helgö era però anche un centro di importazione. La scoperta di alcuni reperti provenienti da molto lontano suscitò stupore negli archeologi. Si trattava di un ramaiolo di bronzo proveniente dal Mediterraneo orientale; un Buddha, forse del V secolo, prodotto in India settentrionale (a 9000 km dalla Svezia); un pastorale irlandese di inizio VII secolo, che probabilmente apparteneva a un bottino di guerra; inoltre vi era una grandissima quantità di monete d’oro tardo-romane (per la precisione di Milano, Ravenna e Bisanzio), frammenti di vetro franchi e gioielli del Baltico orientale.

Cad Goddeu “La Battaglia degli Alberi” Metempsicosi celtica Spirito Indoeuropeo

Il Cad Goddeu (tradotto come “La Battaglia degli Alberi”) è uno dei poemi più affascinanti, criptici e studiati della letteratura gallese medievale. Contenuto nel celebre Libro di Taliesin (risalente al XIV secolo, ma basato su tradizioni sciamaniche molto più antiche), il testo è strettamente legato al concetto di metempsicosi (la trasmigrazione delle anime) e alla dottrina della rinascita

.https://www.library.wales/discover-learn/digital-exhibitions/manuscripts/the-middle-ages/book-of-taliesin

La Battaglia Mitica

Il poema, attribuito al leggendario bardo Taliesin, descrive una battaglia mitologica in cui il mago e trickster Gwydion usa i suoi poteri per animare gli alberi e i cespugli della foresta, trasformandoli in un esercito per combattere contro le forze dell’Oltretomba (l’Annwn). Ogni albero combatte con caratteristiche precise (la quercia è forte e tenace, l’agrifoglio è aggressivo, il nocciolo è saggio).

una rappresentazione visiva ispirata al Cad Goddeu. L’immagine cattura lo stato visionario del bardo Taliesin mentre sperimenta la metempsicosi: dalle sue visioni emergono i simboli delle sue vite passate (la spada, lo scudo, l’arpa, la goccia d’acqua), mentre sullo sfondo prende vita la Battaglia degli Alberi, animati dalla magia celtica.

La connessione con la metempsicosi e la reincarnazione emerge prepotentemente nella sezione introduttiva del poema. Prima di narrare la battaglia, Taliesin pronuncia una serie di dichiarazioni (comuni alla tradizione sciamanica e bardica) in cui afferma di essere esistito dall’inizio dei tempi in innumerevoli forme diverse, sia animali, sia vegetali, sia minerali o astratte.

La coscienza del bardo non è limitata a una sola vita umana, ma ha attraversato l’intero ciclo della creazione:

“Sono stato una spada affilata in battaglia, Sono stato una goccia nell’aria, Sono stato la più fulgida delle stelle, Sono stato una parola in un libro, Sono stato un libro all’origine, Sono stato la luce di una lanterna…”

Taliesin elenca di essere stato anche un’aquila, un lupo, un ponte, una lancia e persino una goccia di pioggia. Questa non è una semplice metafora: per i Celti rappresentava la consapevolezza totale dell’anima che si è reincarnata attraverso tutti gli stadi della materia prima di raggiungere lo stato di illuminazione poetica (Awen).

Reincarnazione Celtica e Metempsicosi Classica

Gli storici e i mitologi (tra cui lo scrittore Robert Graves, che ha analizzato a fondo il poema nel suo celebre saggio La Dea Bianca) evidenziano come la visione gallese della metempsicosi differisca da quella orientale (indiana) o pitagorica:

  • Nessun Karma: Nella tradizione celtica non si rinasce per “espiare le colpe” di una vita precedente.
  • Onniscienza Poetica: Il viaggio dell’anima attraverso le varie forme serve ad accumulare conoscenza universale. Solo l’anima che è stata “tutte le cose” può comprendere i segreti della natura e della magia, diventando un vero Bardo.
  • Mutamento di forma (Shapeshifting): Alcuni studiosi accademici tendono a interpretare questi versi non come una reincarnazione letterale dopo la morte, ma come la capacità sciamanica di proiettare la propria coscienza e mutare forma spiritualmente durante la trance.

il testo originale non è in lingua gaelica, bensì in antico gallese (noto anche come gallese medievale).

Sebbene facciano entrambe parte della grande famiglia delle lingue celtiche, si dividono in due rami distinti: il gaelico (irlandese, scozzese) e il brittonico (gallese, bretone). Poiché Taliesin era un bardo del “Vecchio Nord” della Britannia, i suoi versi ci sono tramandati in gallese medievale.

Ecco i versi esatti in antico gallese, così come compaiono nel Libro di Taliesin (XIV secolo), affiancati dalla loro pronuncia e grafia originale:

Bum cledyf culhawt, Bum deifer yn awyr, Bum ser rac lloer, Bum gair yn llyfyr, Bum llyfyr ym dechreu, Bum lleuwer yn llofr…

Se vuoi notare la struttura tipica di questa formula sciamanica, la parola chiave che si ripete è Bum (che nel gallese moderno si scrive Bûm), e significa letteralmente “Io sono stato”:

Nel gallese moderno, questa formula suonerebbe in modo molto simile (ad esempio, Bûm yn gleddyf…), a testimonianza di quanto questa lingua celtica sia rimasta incredibilmente fedele alle sue radici medievali.

Per darti un riscontro immediato della dottrina della rinascita e della metempsicosi che caratterizza il poema, ecco l’incipit della celebre sequenza in cui Taliesin elenca le sue innumerevoli esistenze precedenti:
Gallese Medio (Originale): Bum cledyf yn aghat. Bum yscwyt yg kat. Bum tant yn telyn. Bum amweryd yn dwr yn ewyn…
Traduzione: Sono stato una spada in mano. Sono stato uno scudo in battaglia. Sono stato una corda d’arpa. Sono stato schiuma nell’acqua… Sono stato una goccia in un pluvio… Ho viaggiato in una moltitudine di forme prima di assumere una forma stabile.
Subito dopo questa potente introduzione sciamanica, il bardo canta della grande magia di Gwydion (il dio/mago della mitologia gallese) che, per vincere la battaglia contro Arawn (il signore dell’Oltretomba), evoca e anima gli alberi della foresta — dall’ontano guerriero alla maestosa quercia — trasformandoli in un esercito cosciente.

1. Tracce della credenza nella trasmigrazione delle anime

La prima è chiarissima in Cesare, nel famoso excursus sulla religione gallica (6,13,5): «I druidi insegnano la dottrina secondo cui l’anima non muore, ma dopo la morte passa da uno ad un altro»: si tratterebbe, cioè, della metempsicosi. Dato che nel medesimo capitolo Cesare attribuisce ai druidi vastissime conoscenze di ordine astronomico, geografico, naturalistico e teologico, si potrebbe pensare che tutto ciò risalga ad una fonte particolarmente desiderosa di presentare un’immagine positiva del druidismo, attribuendogli, quindi, fra l’altro, anche una vecchia e rispettata dottrina pitagorica. Ma questa ipotesi sarebbe errata, giacché nel mondo celtico insulare vi sono testi che, quantunque di età cristiana, presuppongono chiaramente un’originaria fede nella metempsicosi. Vi sono, infatti, almeno due poemetti gallesi che debbono essere presi in considerazione da questo punto di vista.

Il primo (Angar kyfyndawt) è attribuito al mitico poeta Taliesin che, in prima persona, racconta la storia delle sue precedenti esistenze: «Io sono stato un salmone blu, sono stato un cane, un cervo, un capriolo, un tronco, una vanga, un’ascia nella mano, uno stallone, un toro, un caprone, grano che cresceva sulla collina eccetera». Nel secondo testo, il Kat Godeu, un misterioso personaggio parla, in maniera desultoria e confusa, di una sua analoga esperienza: «Io ho avuto una moltitudine di forme prima di avere la forma materiale (cioè, attuale?): sono stato spada, sono stato lacrima nell’aria, sono stato la più brillante delle stelle, sono stato aquila, eccetera».

Ora, il fatto stesso che in Britannia dopo secoli di cristianesimo fossero ancora possibili testi di questo genere, può spiegarsi solo con l’esistenza di una fede precristiana nella metempsicosi e, per di più, in una forma assai più radicale di quanto testimoni Cesare. Egli, infatti, parla di trasmigrazione delle anime da persona a persona (ab aliis ad alios), mentre qui la trasmigrazione investe non solo gli esseri umani, ma altresì le cose e gli animali. Si potrebbe, cioè, pensare che la fonte di Cesare, lungi dall’inventare, abbia, se mai, attenuato il carattere totalitario della metempsicosi celtica per meglio adeguarlo al rispettato modello pitagorico.

2. Credenze in un destino tragico dopo la morte

Altre testimonianze antiche parlano, però, in senso assai diverso; si tratta, in questo caso, di documenti figurativi gallici. Il più noto è la cosiddetta Tarasque de Noves (ora al Museo di Avignone), una scultura risalente al periodo La-Tène II, che raffigura un essere mostruoso, dalle fattezze tra l’orso e il leone, che poggia le zampe su due teste umane dagli occhi chiusi (si tratta, cioè, di defunti), mentre un braccio umano semidivorato gli pende dalla bocca. Giustamente il De Vries intende questa scultura come raffigurazione dell’oltretomba e del destino che colà attende l’uomo. Ma questo mostro non è isolato, giacché si hanno varie altre rappresentazioni di animali che uccidono, straziano e divorano esseri umani. Non è, naturalmente, il caso di pensare a «scultura di genere» (scene di caccia, di guerra, eccetera); a dimostrarlo basterebbe il fatto che l’uomo non risulta mai vincitore. In tutti questi casi, dunque, siamo innanzi a una visione particolarmente tragica e disperata di ciò che attende l’uomo dopo la morte.

3. Viaggio in un’isola favolosa

Esisteva, però, anche una terza ipotesi, che ci è attestata da un piccolo ma coerente genere letterario irlandese, quello degli imrama «viaggi» (talora anche echtrai «avventure»). Sono, in sostanza, la narrazione di un lungo e difficile viaggio per mare, con tutte le relative avventure, che il protagonista compie per raggiungere favolose isole, dove lo scorrere del tempo è bloccato e si trova eterna giovinezza e felicità, spesso in compagnia di esseri divini.

Nella loro redazione attuale questi testi sono posteriori al sec. IX e, quindi, risentono, in qualche misura, anche delle grandi esperienze marinaresche dei Vichinghi; esemplare, a questo proposito, la conoscenza di un fenomeno tipicamente islandese:

«Essi andarono in un’altra isola, ove apparve loro una strana cosa: un largo getto di acqua sprizzava da una riva dell’isola, andava come un arcobaleno sull’intera isola e ricadeva sull’altra riva all’altro lato dell’isola» (Imram curaig Maele Dúin, 25);

questa è la descrizione, molto precisa, di un geyser, che gli Irlandesi potevano conoscere solo attraverso i racconti dei Vikinghi.

Più importante ancora, però, è la rielaborazione in senso cristiano che subì questa antica credenza. Le «isole dei viventi» diventano la terra repromissionis sanctorum, che da un lato tende a identificarsi col Paradiso cristiano, dall’altro è una sorta di paradiso terrestre ove i buoni attendono la glorificazione finale del Giudizio Universale. Ma l’originaria concezione, che traspare ancora con sufficiente chiarezza…


Confer L’Uomo Indoeuropeo E Il Sacro Trattato di Antropologia del Sacro.A cura di Julien Ries, Jaca Book, Milano 1991

Bosco dei druidi Nemeton Patrizia Giovanna Curcetti olio su legno pioppo

uno studio accademico moderno che analizzi proprio quegli aspetti sciamanici e di trasmigrazione dell’anima che hai menzionato, il testo di riferimento è Legendary Poems from the Book of Taliesin della studiosa Marged Haycock (edito dalla CMCS Publications), che decodifica l’oscurità del linguaggio bardico gallese.

Essendo un testo di pubblico dominio, la trascrizione in gallese medio e le relative traduzioni sono facilmente reperibili sul web:

  • Il Celtic Literature Collective (di Mary Jones): È il database online più completo per la letteratura celtica. Lì troverai il testo a fronte in gallese e inglese.
  • Ancient Texts / Sacred Texts: Piattaforme che ospitano la storica traduzione di W. F. Skene tratta dal suo volume The Four Ancient Books of Wales (1868). Sebbene la filologia sia dell’Ottocento, è la traduzione più evocativa e diffusa.

Il motivo di un esercito di alberi è presente nel folclore britannico. Infatti appare nel Macbeth di Shakespeare, che poi è stato di ispirazione agli Ent de Il Signore degli Anelli e alle Cronache di Narnia.

Duel of the Fates e il poema gallese

Per la celeberrima colonna sonora di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (1999), Williams voleva un testo che trasmettesse un senso di antico, rituale e religioso.

Williams ha poi fatto tradurre liberamente queste frasi in sanscrito per motivi puramente fonetici, ottenendo i famosi cori ritmici come
“Korah Matah, Korah Rahtahmah”.

Ha preso alcuni versi dal poema medievale gallese Cad Goddeu (che significa appunto “La Battaglia degli Alberi”), in particolare nella traduzione inglese effettuata dal poeta Robert Graves nel suo saggio La Dea Bianca.

I versi scelti includevano passaggi come “Dietro la radice della lingua una battaglia spietata”.

La Battaglia degli Alberi ha ispirato la cantautrice francese Nolwenn Leroy per la sua canzone Ce que je suis, pubblicata nel suo album Gemme nel 2017

Câd Goddeu (gallese “La Battaglia degli Alberi”) del Bardo Taliesin

Câd Goddeu (gallese “La Battaglia degli Alberi”) è un poema contenuto nel Libro di Taliesin, dove il leggendario mago Gwydion anima gli alberi di una foresta per combattere e sconfiggere Bran il Benedetto. Il poema è noto per l’impressionante ed enigmatico simbolismo ed il folto numero di interpretazioni proposte.

Lungo 248 versi (di solito pentasillabi) e diviso in molte sezioni, il poema si apre con un’estesa affermazione in prima persona di una conoscenza totale, in uno stile che si ritrova poi in altri passi del poema e anche in molti altri attribuiti a Taliesin:

CÂD GODDEU

Sono stato in molte forme,

prima di conseguirne una congeniale.

Sono stato la stretta lama di una spada.

(Ci crederò quando apparirà).

Sono stato una goccia nell’aria.

Sono stato una stella splendente.

Sono stato una parola in un libro.

Sono stato un libro in origine.

Sono stato la luce di una lanterna.

Per un anno e mezzo.

Sono stato un ponte per traversare

sessanta fiumi.

Ho viaggiato in forma di aquila.

Sono stato una barca sul mare.

Sono stato uno stratega in battaglia.

Sono stato i legacci delle fasce di un bimbo.

Sono stato una spada nella mano.

Sono stato uno scudo in battaglia.

Sono stato la corda di un’arpa,

incantata per un anno

nella schiuma dell’acqua.

Sono stato un attizzatoio nel fuoco.

Sono stato un albero di una macchia.

Nulla c’è in cui non sia stato.

Ho combattuto, seppur piccino,

nella battaglia di Goddeu Brig,

davanti al Sovrano di Britannia,

dalle flotte numerose.

I bardi mediocri simulano,

simulano un animale mostruoso,

dalle cento teste,

e un combattimento atroce

alla radice della lingua.

E un’altra battaglia si combatte

nel retro della testa.

Un rospo che ha sulle cosce

cento artigli,

un serpente crestato maculato,

per punire nella carne

cento anime per i loro peccati.

Ero a Caer Fefynedd,

là si affrettavano erbe e alberi.

I viandanti li scorgono,

i guerrieri sono attoniti

al rinnovarsi di scontri

come quelli sostenuti da Gwydion.

Si invoca il Cielo,

e Cristo perché compia

la loro liberazione,

il Signore Onnipotente.

Se il Signore aveva risposto,

con formule magiche e magica arte,

assumete l’aspetto degli alberi più importanti,

con voi schierati

trattenete la gente

senza esperienze di battaglie.

Quando gli alberi subirono l’incantesimo

ci fu speranza per gli alberi,

di riuscire a frustare l’intenzione

dei fuochi tutt’intorno…

Son meglio tre all’unisono,

che si divertono in cerchio,

mentre uno di loro racconta

la storia del Diluvio,

e della croce di Cristo,

e del giorno del Giudizio che è prossimo.

Gli ontani in prima linea,

furono loro a dare l’inizio.

Il salice ed il sorbo selvatico

furono lenti a schierarsi.

Il susino è un albero

non amato dagli uomini;

di natura simile è il nespolo,

che vince una dura fatica.

Il fagiolo porta nella sua ombra

un esercito di fantasmi.

Il lampone costituisce

non il migliore tra i cibi.

Al riparo vivono

il ligustro e il caprifoglio,

e l’edera durante la sua stagione.

Grande è la ginestra spinosa in battaglia.

Il ciliegio era stato rimproverato.

La betulla, pur molto magnanima,

si schierò in ritardo;

non fu per codardia,

ma per le sue grandi dimensioni.

L’aspetto del […]

è quello di uno straniero e di un selvaggio.

Il pino nella corte,

forte in battaglia,

grandemente lodato da me

alla presenza di re,

gli olmi sono i suoi sudditi.

Non si volge di lato per lo spazio di un piede,

ma colpisce giusto nel mezzo,

e all’estremità più lontana.

Il nocciolo è il giudice,

le sue bacche sono la sua dote.

Benedetto è il ligustro.

Capi forti in guerra

sono il […] e il gelso.

Prospero è il faggio.

L’agrifoglio verde scuro

fu molto coraggioso:

difeso da ogni lato delle punte,

che feriscono le mani.

I pioppi durevoli

molto franti in battaglia.

La felce spogliata;

le ginestre con la loro progenie:

il ginestrone non si comportò bene

finché fu domato.

L’erica offriva consolazione

confortando la gente.

Il ciliegio selvatico incalzava.

La quercia che si muove agilmente,

dinanzi a lei tremano cielo e terra,

robusto custode della porta contro il nemico

è il suo nome in ogni terra.

Il gittaione avvinto assieme

fu offerto per essere bruciato.

Altri furono respinti

a causa dei vuoti creati

dalla grande violenza

sul campo di battaglia.

Molto furente il […]

crudele il cupo frassino.

Timido il castagno,

che rifugge dalla gioia.

Vi sarà una nera tenebra,

vi sarà un terremoto sul monte,

vi sarà una fornace purificatrice,

vi sarà in primo luogo una grande ondata,

e quando l’urlo verrà udito –

le cime del faggio stanno mettendo nuove foglie,

mutando e rinnovandosi dal loro stato avvizzito;

le cime della quercia sono aggrovigliate.

Dal “Gorchan” di Maelderw.

Sorridendo accanto alla roccia

(era) il pero non di natura ardente.

Né di madre né di padre,

quand’io fui fatto,

erano il sangue o il corpo mio;

di nove tipi di facoltà,

del frutto dei frutti,

di frutti Dio mi fece,

del fiore della primula di monte,

dei germogli di alberi e cespugli,

di terra della specie terrestre.

Quando fui fatto

dei fiori dell’ortica,

dell’acqua della nona onda,

fui legato come incantesimo da Math,

prima di diventare immortale.

Fui legato come incantesimo da Gwydion,

grande mago dei Britanni,

di Eurys, di Eurwm,

di Euron, di Medron,

su miriadi di segreti

io sono dotto quanto Math…

Io so dell’Imperatore

di quando fu bruciato a mezzo.

Io so la conoscenza astrale

delle stelle prima che (fosse creata) la terra,

da dove sono nato,

quanti mondi vi sono.

È usanza dei bardi compiuti

recitare le lodi del loro paese.

Ho suonato a Lloughor,

ho dormito nella porpora.

Forse che non ero nel recinto

con Dylan Ail Mor,

su un giaciglio nel centro

tra le ginocchia del principe

sopra due lance spuntate?

Quando vennero dal cielo

i torrenti giù nell’abisso,

precipitandosi con impeto violento.

(Io so) ottanta canzoni,

per soddisfare il loro piacere.

Non c’è vegliardo né infante,

oltre a me quanto alle loro poesie,

nessun altro cantore che conosca tutte le novecento

che io conosco,

riguardo alla spada macchiata di sangue.

La mia guida è l’onore.

Il sapere vantaggioso viene dal Signore.

(Io conosco) l’uccisione del cinghiale,

il suo apparire e scomparire,

la sua conoscenza delle lingue.

(Io conosco) la luce il cui nome è Splendore,

e il numero delle luci regnanti

che diffondono raggi di fuoco

in alto sopra l’abisso.

Sono stato un serpente maculato sopra una collina;

sono stato una vipera in un lago;

sono stato un tempo una stella maligna.

Sono stato un peso in un mulino [?].

La mia tonaca è tutta rossa.

Io non profetizzo alcun male.

Ottanta sbuffi di fumo

a chiunque li porterà via:

e un milione di angeli

sulla punta del mio coltello.

Bello è il cavallo giallo,

ma cento volte migliore

è il mio color della panna,

veloce come il gabbiano,

che non può superarmi

tra il mare e la riva.

Non sono io preminente nel campo del sangue?

Io ho cento parti del bottino.

La mia corona è di gioielli rossi,

l’orlo del mio scudo è d’oro.

Non è nato nessuno valente come me,

né mai se ne è conosciuto uno,

tranne Goronwy,

dalle valli di Edrywy.

Lunghe e bianche sono le mie dita,

lungo tempo è passato da quand’ero un mandriano.

Ho viaggiato sulla terra

prima di diventare un uomo erudito.

Ho viaggiato, ho compiuto un circuito,

ho dormito in cento isole,

ho abitato in cento città.

O druidi eruditi,

profetizzate voi di Artù?

O è me che essi celebrano,

e la crocifissione di Cristo,

e il giorno del giudizio che è prossimo,

e uno che riferisce

la storia del Diluvio?

Da un gioiello dorato montato in oro

io sono arricchito;

e indulgo al piacere

grazie alla fatica opprimente dell’orafo.

[Traduzione di A. Pelissero dalla traduzione inglese tardo-ottocentesca di D.W. Nash, riportata da Robert Graves]

Bum cledyf yn aghat: “io ero una spada in un pugno”. Bum yscwyt yg kat: “io ero uno scudo in battaglia”. Bum tant yn telyn: “io ero una corda in un’arpa”. L’introduzione culmina con l’affermazione di essere stato a Caer Vevenir quando il Signore di Britannia fece battaglia. Segue il racconto di una mostruosa creatura, della paura dei Britanni e come, per l’abilità di Gwydion e la grazia di Dio, gli alberi marciarono in battaglia. Poi segue un elenco di piante, ognuna con attributi notevoli, ora chiare ora oscure.

A questo punto c’è una digressione in prima persona che canta la nascita di Blodeuwedd e poi la storia di un grande guerriero, una volta un pastore ed ora un viaggiatore istruito (forse re Artù o Taliesin). Dopo un riferimento al diluvio, alla crocifissione di Gesù ed al giorno del giudizio, il poema si chiude con un oscuro riferimento alla metallurgia.

Nelle Triadi gallesi la Battaglia degli Alberi viene definita “frivola, mentre in un altro componimento del Libro di Taliesin il poeta afferma di esser stato presente alla battaglia.

1. La Trasmigrazione e l’Unità del Cosmo
“Sono stato una goccia nell’aria, Sono stato la più fulgida delle stelle…”
Nelle tradizioni indoeuropee — dai testi vedici ai miti celtici e norreni — l’anima del veggente, del bardo o dello sciamano non è vincolata a un tempo o a una forma singola. Esiste una memoria primordiale (Awen per i Celti, legata alla saggezza cosmica) che permette all’io di fluire attraverso tutti gli stati della materia. Lo Spirito indoeuropeo si riconosce nell’infinitamente piccolo (la goccia) e nell’infinitamente grande (la stella), percependo il cosmo non come un oggetto da dominare, ma come un organismo vivente di cui fa parte.
2. La Parola come Atto Creativo
“Sono stato una parola in un libro, Sono stato un libro all’origine…”
Per l’antico mondo indoeuropeo, la parola (Logos in Grecia, Vāc nell’India vedica) non è un semplice mezzo di comunicazione, ma la forza metafisica che ordina il caos. Il bardo/veggente che infonde la vita attraverso il canto o la scrittura si identifica con l’origine stessa della conoscenza. Essere “un libro all’origine” significa incarnare la Tradizione indoeuropea prima ancora che venga codificata.
3. La Sintesi delle Funzioni: Guerriero e Sapiente
“Sono stato una spada affilata in battaglia… Sono stato la luce di una lanterna…”
Questo è forse il tratto più distintivo dell’eredità indoeuropea (spesso associata alla tripartizione funzionale studiata da Georges Dumézil). In questi versi non c’è separazione tra l’azione e la contemplazione:
La Spada: Rappresenta la funzione guerriera, l’ardore, il coraggio e il confronto aperto con il destino (Fato).
La Lanterna/La Stella: Rappresenta la funzione spirituale e sacerdotale, la ricerca della verità e la luce della conoscenza che guida nell’oscurità.
Lo Spirito indoeuropeo è l’unione perfetta di queste due forze: la capacità di combattere nel mondo manifesto senza mai perdere l’orientamento verso la luce metafisica.
Invece di un “Vincitore” temporaneo che ha sconfitto un nemico contingente, lo Spirito indoeuropeo rappresenta l’essere eterno che ha attraversato ogni forma di esistenza, superando la morte stessa attraverso la memoria, l’onore e la sapienza cosmica.

Secondo un riassunto di una storia simile preservata in Peniarth MS 98B (fine XVI secolo) il poema descrive la battaglia tra Gwydion e Arawn, il re di Annwn (l’oltretomba). La battaglia si scatena dopo che il divino aratore Amaethon ruba un cane, una pavoncella ed un capriolo ad Arawn. Alla fine Gwydion trionfa indovinando il nome di uno degli uomini di Arawn: Bran (forse Bran il Benedetto).

Nella storia dell’infanzia di Lleu Llaw Gyffes del Mabinogion Gwydion fa apparire una foresta come una forza d’invasione.

Il Câd Goddeu, di difficile traduzione per la sua allusività ed ambiguità grammaticale, è stato soggetto a molte teorie interpretative nel XIX secolo. Stephens afferma che il componimento è “una superstizione elio-archita, una metempsicosi di un capo druido ed un racconto simbolico del diluvio”. Messey suggerisce che il componimento riflette la religione egizia. Nash credeva fosse una favola di bassa qualità del XII secolo sovrapposta ad una storia di epoca arturiana ed unite con altri frammenti poetici. Skene pensava invece che il componimento riflettesse la storia del nord del paese durante le incursioni irlandesi. Ifor Williams si domandava se non si trattasse della Battaglia di Celyddon Wood. Robert Graves sostenne che gli alberi che combattevano in battaglia fossero le lettere dell’alfabeto ogamico.

Ogni albero aveva un significato proprio e Gwydion indovina il nome di Bran dal ramo che portava. Graves supponeva che il poeta originale aveva conciliato segreti druidici su un’antica religione matriarcale celtica per paura della censura delle autorità cristiane. Suggerisce che Arawn e Bran erano i nomi della stessa divinità infernale e che la battaglia era di ingegno ed accademia: le forze di Gwydion potevano essere sconfitte solo se il nome della sua compagna Lady Achren (“alberi”) fosse stato indovinato, e l’esercito di Arawn solo se il nome di Bran fosse stato indovinato. Marged Haycock e Mary Ann Constantine respingono l’idea di Graves di un’antica religione nascosta e la riducono ad una parodia del linguaggio bardico. Francesco Bennozo sostiene che il componimento rappresenta antiche paure per la foresta ed i suoi poteri magici.

Il motivo di un esercito di alberi è presente nel folklore britannico, infatti appare nel Macbeth di Shakespeare, che poi è stato di ispirazione agli Ent de Il Signore degli Anelli di Tolkien e alle Cronache di Narnia di C. S. Lewis.

Una traduzione del Câd Goddeu in sanscrito è stata utilizzata per Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma da John Williams, che ha basato il secondo movimento del suo Concerto per Corni del 2004 sulla Battaglia degli Alberi.

Il gallese Libro rosso di Hergest contiene, oltre alla famosa raccolta del Mabinogion, anche una miscellanea di cinquantotto composizioni poetiche, nota come Libro di Taliesin. È tra queste che si trova la lunga, pressoché incomprensibile composizione nota come La battaglia degli alberi. L’originale è composto di brevi versi rimati, con la stessa rima spesso ripetuta per dieci o quindici versi. Il significato del testo rimane un po’ problematico, in quanto gli studiosi non sono ancora riusciti a decifrarne il senso. Alcuni lo considerano un nonsensescherzosamente solenne, inteso a suscitare il riso; altri lo ritengono un testo misto legato alla dottrina druidica della trasmigrazione delle anime; interessante la teoria di Robert Graves secondo la quale si tratterebbe in realtà di una sorta di complesso indovinello. Qualunque cosa sia questa strana «Battaglia degli alberi», ricordiamo che nelle antiche Triadi gallesi, raccolta di nozioni storiche e osservazioni sentenziose disposte in forma epigrammatica a gruppi di tre, tale battaglia è ricordata come una delle «Tre frivole battaglie di Britannia», combattuta tra Arawn re di Annwn e Gwydion e Amathaon figli di Dôn. Si tratta dunque di un testo che affonda profondamente le sue radici nel mito celtico, anche se oggi appare di difficile comprensione.

 Dibattito SINOLOGICO specializzato sul termine cinese ling靈giapponese REI

  • Organizzato e presieduto da Christian Meyer
  • Joachim Gentz , “Quanto è ling Ling靈 come classificatore exanimato in relazione a una sfera religiosa concettuale”
  • Friederike Assandri, “ Ling nel daoismo altomedievale”
  • Vincent Goossaert, “ Ling come presenza divina nella narrazione e nel rituale taoista”
  • Esther-Maria Guggenmos, “Il motore della trama: il Ling靈 come mezzo narrativo nelle prime biografie buddiste”
  • Stefania Travagnin, “Significati di ling nei discorsi buddisti moderni”
  • Matthias Schumann, “I poteri della psiche: ipnotismo, ricerca psichica e secolarizzazione del ling靈 nella Cina repubblicana”
  • Nikolas Broy, “’Questa luce numinosa’: il concetto di lingguang nelle sette popolari cinesi del tardo periodo imperiale e dell’epoca contemporanea”
  • Adam Yuet Chau, “Spiriti narrati: costruire l’efficacia ( lingying靈應) e lo strano ( lingyi靈異) attraverso il racconto”

Questo doppio panel presenta e discute i risultati di un seminario specializzato sul termine cinese ling靈, svoltosi nel 2019.

Il carattere è ampiamente noto in ambito accademico come termine chiave per la comprensione della religione locale o popolare cinese, dove viene spesso tradotto come “efficacia”, a indicare il potere miracoloso di un tempio o di una divinità.
Il carattere, tuttavia, ha radici più antiche.
Successivamente, il suo utilizzo nel Buddhismo e nel Taoismo ha aggiunto significati più ampi, creando una nozione più ampia di “numinoso” o “sovrumano”.

Ancora oggi, tali usi risultano efficaci nella medicina tradizionale cinese, nella divinazione, nelle pratiche medianiche, nel Qigong nel Reiki giapponese霊気.
La storia ha preso una nuova piega quando le tradizioni monoteiste (Islam, Cristianesimo) sono entrate nel campo linguistico cinese e il termine è stato adottato anche dai missionari come traduzione dello “spirito santo” come shengling聖靈 nella Bibbia protestante.

Partendo da questa base, il termine si è ulteriormente ampliato all’inizio del XX secolo, quando ha iniziato a essere utilizzato per indicare la “pratica spirituale”lingxiu靈修) o la “spiritualità” ( lingxing靈性) in generale.
Il progetto legato a questo doppio panel si propone di ricostruire i complessi processi attraverso i quali il termine premoderno ling si è evoluto fino a diventare un termine diffuso e tuttora enigmatico.

I contributi selezionati si concentrano su diverse tradizioni premoderne , ma esaminano anche le continuità e le trasformazioni nell’epoca moderna .
Attraverso brevi presentazioni, il panel offrirà uno spazio di discussione su questioni rilevanti di traduzione e problematiche metodologiche con un pubblico più ampio.

Joachim Gentz , “Quanto è ling Ling靈 come classificatore exanimato in relazione a una sfera religiosa concettuale”

Nei testi cinesi antichi, il termine ling ha molteplici significati.
L’HYDCD elenca 20 significati del termine.
Tuttavia, se i significati del termine vengono ricostruiti nei rispettivi contesti, sembra che una funzione specifica, piuttosto che un significato in sé, domini l’uso del termine nei testi cinesi antichi.
Nella maggior parte dei casi, ling assume una funzione classificatoria, come un’etichetta che qualifica qualcosa come appartenente a una sfera spirituale non definita in modo più specifico.
Pur riconoscendo così una sorta di qualità spirituale generale, evita di impegnarsi in una specificità assoluta.

Nei testi cinesi antichi, quindi, ling appare principalmente come un termine estraneo, un termine tra virgolette, un categorizzatore, un indicatore di uno spazio concettuale astratto che attribuisce una qualità quasi religiosa a qualcosa senza determinarne l’esatta modalità d’uso.

L’uso di ling può essere metaforico, allegorico, rituale, estetico o, in effetti, religioso in qualche modo indistinto.

In senso associativo lato libero, può riferirsi ad aspetti di qualità spirituali come bontà, potere, superiorità o buon auspicio.

Può anche de-secolarizzare qualcosa in senso molto generale e per diverse ragioni.
Il presente articolo fornirà un’analisi di esempi testuali tratti da antichi testi cinesi per supportare ulteriormente l’ipotesi che “ling” sia meglio comprensibile come un grafo con una funzione classificatoria piuttosto che come un termine con una gamma di significati lessicali.

Friederike Assandri, “ Ling nel daoismo altomedievale”

Questo articolo presenterà un’indagine sull’uso del termine ling nel taoismo altomedievale. Un punto focale dell’analisi è la questione delle dimensioni cosmologiche da cui ling viene immaginato o da cui proviene.
L’uso più rilevante del termine ling si riscontra come parte del composto lingbao , che indica “una nuova linea taoista, con un nuovo programma rituale e nuove concezioni cosmologiche” (Raz 2004, 6). In questo contesto, il significato del termine ling è stato interpretato come “celeste, divino, numinoso” (Kaltenmark 1960).
Questo articolo amplierà la discussione, presentando un’analisi dell’uso del termine in diversi testi taoisti.
Partendo dal Daode jing “classico”, dove l’unica occorrenza sembra indicare più l’oltretomba che il cielo come “luogo” per il ling, il presente articolo analizzerà le diverse occorrenze del termine ling in numerosi testi taoisti altomedievali, tra cui i Testi Viola e la Scrittura della Salvezza, al fine di definire i campi semantici dell’uso di ling .
Emerge che nei testi taoisti altomedievali il termine ling , se separato dal termine lingbao , ha un’ampia gamma di significati semantici. Pertanto, la nozione consolidata di ling come numinoso divino celeste, come è stata discussa negli studi taoisti nel contesto del termine lingbao e del corpus scritturale associato, è solo una delle diverse nozioni che sono associate al termine ling .

Vincent Goossaert, “ Ling come presenza divina nella narrazione e nel rituale taoista”

Uno degli scopi del rituale è quello di creare una presenza divina percepibile (vista, udita, sentita…). Uno dei termini chiave utilizzati per descrivere questa presenza è ling (靈); in particolare, un’espressione tecnica frequente che intendo approfondire è “rendere presente il ling in questo mondo”, jiangling (降靈).
Questo saggio analizzerà sia le narrazioni (principalmente le agiografie taoiste) sia le liturgie (principalmente i manuali daofa (道法) del canone taoista) dal periodo Song al tardo periodo imperiale, al fine di delineare i diversi metodi rituali utilizzati per creare tale presenza e, di conseguenza, definire la varietà di modi in cui il ling può essere percepito.
Un elenco non esaustivo comprende la possessione spirituale, i sogni, la scrittura spirituale, le visualizzazioni e la consacrazione di immagini potenti. Tutti questi metodi implicano la presenza di un sacerdote che sappia come rendere presente il ling .

Esther-Maria Guggenmos, “Il motore della trama: il Ling靈 come mezzo narrativo nelle prime biografie buddiste”

Questo articolo analizza il campo terminologico della cosiddetta “efficacia spirituale” ( ling) nella scrittura biografica buddista altomedievale. Le narrazioni contenute nelle Biografie di monaci illustri ( Gaoseng zhuan高僧傳) attingono in parte alla letteratura zhiguai . È in questi racconti di miracoli che la terminologia relativa al ling gioca un ruolo cruciale come strumento narrativo. Il termine ling non viene utilizzato solo per designare determinate capacità soprannaturali shentong li神通力), ma anche, in accordo con i racconti di miracoli altomedievali, per indicare l’efficacia, ad esempio di un tempio, di una determinata divinità o per affermare il potere di una reliquia buddista. Ciò rende il termine negoziabile nel buddismo delle origini, in quanto può indicare la semplice richiesta di prove di efficacia e, di conseguenza, il desiderio di tali prove può essere interpretato come segno di una mancanza di progresso spirituale. Questo articolo delineerà i vari usi della terminologia relativa al ling, concentrandosi su come essa sia integrata nelle narrazioni. Mentre il concetto di risonanza, ganying , è di gran lunga il concetto organizzativo più diffuso in questi antichi racconti miracolosi (Campany), un’analisi più approfondita di come il concetto di “efficacia spirituale” venga applicato nelle narrazioni rivela il suo ruolo centrale come “motore narrativo” in alcune delle prime opere biografiche buddiste.

Stefania Travagnin, “Significati di ling nei discorsi buddisti moderni”

Durante il tardo periodo Qing e l’epoca repubblicana, il buddismo cinese fu caratterizzato da una “narrazione di riforma”, che includeva un recupero più conservatore di una tradizione perduta del passato, nonché innovazioni drastiche e cambiamenti significativi a tale tradizione. Spesso, lo studio della narrazione di riforma si è intrecciato con la tesi di una possibile “rinascita” del buddismo agli albori del XX secolo.

Questo saggio analizzerà le definizioni e gli usi del termine “ling” nel quadro delle sfere intellettuale e pratica del buddismo moderno, in particolare in relazione alla “narrazione di riforma” e al quadro di riferimento della “rinascita” contemporanei.
La prima parte della presentazione affronterà i modelli semantici del termine “ling” condivisi sia dalla Cina premoderna che dall’era repubblicana, al fine di mostrare il livello di continuità diacronica; il saggio proseguirà evidenziando le diverse sfumature e i nuovi messaggi riguardanti il ​​termine “ling” offerti dalle fonti cinesi del periodo repubblicano.
La terza sezione prenderà in esame i dibattiti intellettuali di Taiwan nella prima metà del XX secolo, quindi durante l’occupazione giapponese dell’isola. Le ultime due parti della presentazione dimostreranno in che misura il cristianesimo e i sistemi culturali occidentali possano aver rimodellato gli usi e la comprensione del ling e dei suoi composti nel buddismo cinese e taiwanese; inoltre, soprattutto per quanto riguarda le argomentazioni taiwanesi, metterò in discussione il grado e le modalità di impatto dei discorsi intellettuali e buddisti giapponesi.

Matthias Schumann, “I poteri della psiche: ipnotismo, ricerca psichica e secolarizzazione del ling靈 nella Cina repubblicana”

Durante il periodo repubblicano (1911-1949), il significato del termine ling (靈) divenne sempre più complesso, acquisendo nuove connotazioni scientifiche derivanti dalla psicologia, dalla fisica e dalla ricerca psichica ( xinling yanjiu心靈研究). Nella sua accezione scientifica, si rivelò particolarmente attraente per un pubblico urbano che cercava nuovi modi per confrontarsi con la dimensione spirituale della vita umana, ma voleva evitare la controversa categoria di “religione”.
In particolare, diverse organizzazioni psichiche di nuova fondazione utilizzarono ling o xinling (心靈) per tradurre il nuovo termine “psiche”.
La maggior parte di queste organizzazioni si dedicò allo studio e all’applicazione dell’ipnotismo ( cuimianshu催眠術), che fungeva da metodo di auto-coltivazione in grado di conferire “poteri psichici” al praticante e di migliorarne la salute fisica e mentale.
Le funzioni dell’ipnotismo venivano spiegate facendo riferimento a una psiche universale ( ling/xinling ) alla quale era connessa la mente umana individuale. Questa psiche, sostenevano i praticanti, spiegava specifici fenomeni psichici, ma offriva anche la speranza di fornire una comprensione completa della relazione tra materia e spirito.
Nonostante i prestiti da discorsi religiosi, i ricercatori nel campo della psiche generalmente sottolineavano la natura laica delle loro teorie e criticavano la credenza negli spiriti e nelle divinità come “superstiziosa”.
Il significato mutevole di ling illustra quindi anche alcuni dei più ampi dibattiti su scienza, religione e spiritualità durante il periodo repubblicano.

Nikolas Broy, “’Questa luce numinosa’: il concetto di lingguang nelle sette popolari cinesi del tardo periodo imperiale e dell’epoca contemporanea”

Questo articolo esplora l’uso dei composti “luce numinosa” ( lingguang靈光), “splendore numinosolingming靈明 o mingling明靈) e “natura numinosa” ( lingxing靈性) nelle sette religiose popolari cinesi a partire dal periodo Song (960-1279). In particolare, esamina i discorsi sulla natura dell’essere umano e gli insegnamenti che mirano a ripristinarla attraverso la coltivazione spirituale e il progresso morale. Inoltre, alcuni trattati settari sostengono che le anime primordiali degli esseri umani esistessero già prima della creazione del cosmo, ma che fossero state corrotte dai desideri terreni.

Nella prima parte, l’articolo analizza come i testi buddisti e taoisti del periodo Song introducano lingguang e termini correlati in riferimento alle innate capacità umane di illuminazione spirituale.

La seconda parte esamina vari scritti settari dei periodi Ming e Qing (1368-1911) e il modo in cui sviluppano narrazioni di lingguang come riferimento a sé eterni. In particolare, analizza testi relativi al Patriarca Luo (circa XVI secolo) e alle tradizioni del “Cielo Antico” ( Xiantiandao ).

Infine, la terza parte esplora come la moderna “società redentrice” Yiguandao (Via dell’Unità Pervasiva) sintetizzi resoconti precedenti e il concetto neoconfuciano della natura “aperta, numinosa e non oscurata” ( xu ling bumei ) degli esseri umani in un sistema spirituale coerente.

Adam Yuet Chau, “Spiriti narrati: costruire l’efficacia ( lingying靈應) e lo strano ( lingyi靈異) attraverso il racconto”

La narrazione di storie (oralmente, per iscritto o tramite moderni media audiovisivi ed elettronici) che coinvolgono eventi soprannaturali è una delle attività più diffuse e importanti nella religione popolare cinese. Queste storie raccontano interventi divini come risposte miracolose alle suppliche dei fedeli, punizioni divine per comportamenti scorretti, ricompense divine per una devozione eccezionale, apparizioni di fantasmi, esorcismi o semplicemente strani avvenimenti che sfidano la spiegazione razionale. Ma i contesti in cui queste storie vengono raccontate sono importanti quanto le storie stesse. Questo articolo esaminerà alcuni di questi contesti (tra i partecipanti alle feste nei templi, durante i campi di orientamento per le matricole universitarie, nonché nei programmi televisivi dedicati alle “storie strane”). La continua riproduzione di una cultura dell’efficacia magica e dello strano dipende dalla partecipazione attiva del pubblico e dalla creazione di un’atmosfera adatta alla narrazione di tali storie. Per ogni esperienza reale di intervento divino o evento inquietante, ci sono diecimila racconti e ri-racconti dell’esperienza, attraverso molte bocche e in molte occasioni diverse.

靈氣動人心

  • 靈 (Líng): Spirito, anima, energia spirituale.
  • 氣 (Qì): Energia vitale, forza interna, soffio. (Insieme, 靈氣 “Língqì” indica un’atmosfera spirituale, un’aura sacra o un’energia divina/spirituale).
  • 動 (Dòng): Muovere, toccare, scuotere, emozionare.
  • 人 (Rén): Persona, uomo, esseri umani.
  • 心 (Xīn): Cuore, mente, anima. (Insieme, 人心 “Rénxīn” significa il cuore delle persone o l’animo umano).

雨 (yu – Pioggia): In alto. Rappresenta le gocce d’acqua che cadono dal cielo.

口口口 (Tre bocche): Nel mezzo. Rappresentano i canti, le preghiere orali o i vasi rituali usati durante la cerimonia.

巫 (wu – Sciamano/Maga): In basso. Rappresenta la figura che fa da mediatrice tra il mondo umano e quello spirituale (spesso una sciamana che danza).

“L’energia spirituale commuove il cuore dell’uomo” oppure “La forza dello spirito tocca l’animo umano”

Amor Fati

NUMQUAM DEFICERE ANIMO USQUE AD FINEM ET ULTRA

mai perdersi d’animo fino alla fine ed oltre

finchè hai l’ultima scintilla di vita AGISCI COMBATTI GIOCA CORRI NUOTA SALTA SCALA AMA

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni

avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Amico mio, dedicati all’arte che hai imparato; e il resto della tua vita trascorrila come se avessi affidato tutto te stesso agli dèi con tutta l’anima, senza renderti né tiranno né schiavo di nessun uomo.”

NUMQUAM DEFICERE ANIMO USQUE AD FINEM ET ULTRA

mai perdersi d’animo fino alla fine ed oltre

finchè hai l’ultima scintilla di vita AGISCI COMBATTI GIOCA CORRI NUOTA SALTA SCALA AMA

Dice Marco Aurelio e lo diceva Platone

Qualsiasi cosa ti capiti , è stata prestabilita per te fin dall’eternità, e un fitto intreccio di cause da sempre ha legato alla tua esistenza a quell’evento

ma tu Ascolta e poi gettati oltre fregandotene

l’oltreuomo che sorge dalle lamiere, non per vanità, ma per il semplice, rivoluzionario piacere di esistere oltre ogni limite assegnato

l’amor fati ama la tua sorte non perché è buona, ma perché è tua

NUMQUAM DEFICERE ANIMO USQUE AD FINEM ET ULTRA

mai perdersi d’animo fino alla fine ed oltre

finchè hai l’ultima scintilla di vita AGISCI COMBATTI GIOCA CORRI NUOTA SALTA SCALA AMA

La mia formula per la grandezza dell’uomo è amor fati: non volere nulla di diverso da quello che è, né nel futuro, né nel passato, né per tutta l’eternità. Non solo sopportare ciò che è necessario… ma amarlo.”
Friedrich Nietzsche

EX IMPEDIMENTUM VIA FIT

Ciò che si frappone diventa via

Umile attento concentrato ti focalizzi sul risultato

Ti addestri ti alleni ed ancora RIPETI di addestri ti alleni

EX IMPEDIMENTUM VIA FIT

Ciò che si frappone diventa via

la mente AFFILATA soffri ti addestri ti alleni RIPETI RIPETI

bendi le nocche slanci il colpo ti addestri ti alleni COMBATTI NON TEMI

EX IMPEDIMENTUM VIA FIT

Ciò che si frappone diventa via

La forza si costruisce nella resistenza, non nel conforto.

Le scuse sono illusioni create dal sé debole per rimanere in una zona di comfort ingannevole.

la mente AFFILATA soffri ti addestri ti alleni RIPETI RIPETi

SE combatti puoi perdere se non lo fai hai già perso

COMBATTI TI ADDESTRI TI ALLENI LA MENTE AFFILATA DIVENTA UNA LAMA INFUOCATA

Praticare l’amor fati significa spostare il proprio focus mentale da “Perché sta succedendo proprio a me?” a “Cosa posso fare grazie a questo?”

  • Accettazione radicale: Cancella l’energia sprecata a desiderare che il passato fosse diverso. Una relazione finita, un lavoro perso o un fallimento personale vengono visti come capitoli essenziali della propria storia.
  • Carburante per la crescita: Invece di vedere gli ostacoli come blocchi stradali, li si considera come la materia prima necessaria per forgiare il carattere, la resilienza e la saggezza.
  • Alchimia interiore: Trasforma la sofferenza inevitabile della vita in qualcosa di dotato di senso e valore.

Völva di Fyrkat, giusquiamo nero, e Berserker

Una veggente di Fyrkat?
La bacchetta della veggente vichinga. Lo spiedo era già leggermente piegato quando fu deposto nella sepoltura.

Forse, prima di un’importante battaglia, diede del giusquiamo ai guerrieri e agli abitanti di Fyrkat per infondere loro forza e coraggio?

I ritrovamenti principali e più significativi di giusquiamo nero (Hyoscyamus niger) sono avvenuti in siti archeologici legati all’epoca vichinga, in contesti costantemente rituali e mai domestici.

La scoperta più famosa e importante è avvenuta nel 1977 a Fircat, in Danimarca, all’interno di una fortezza anulare costruita durante il regno di re Harald Bluetooth. In questo sito, gli archeologi danesi hanno esaminato la tomba di una donna di altissimo rango, vissuta intorno al 980 d.C. e identificata come una völva (un’esperta di rituali norrena). Tra i suoi oggetti funerari è stata rinvenuta una piccola borsa di cuoio sigillata che conteneva diverse centinaia di semi di giusquiamo nero.

Questa non è stata l’unica scoperta. Scavi successivi in tutta la Scandinavia hanno portato alla luce ulteriori semi di giusquiamo. Questi rinvenimenti sono stati effettuati in siti specifici, come:

  • Sepolture di guerrieri
  • Tombe di individui di alto rango
  • Depositi rituali

Queste scoperte archeologiche hanno confermato che il giusquiamo non era una semplice erba da cucina, ma una vera e propria sostanza controllata: veniva deliberatamente coltivata, raccolta, conservata e somministrata da specialisti all’interno di un’istituzione organizzata
BERSERKER

I composti attivi del giusquiamo nero, in particolare gli alcaloidi tropanici come la iosciamina e la scopolamina, provocavano una serie di reazioni sul sistema nervoso che combaciano in modo millimetrico con i resoconti delle saghe norrene. Gli effetti specifici sul corpo e sulla mente dei guerrieri includevano:

Esaurimento e collasso prolungato: Una volta terminato lo scontro e svanito l’effetto della droga, i guerrieri andavano incontro a un crollo fisico devastante. Entravano in una fase di spossatezza così profonda da lasciarli inabili a funzionare per diversi giorni.

Forte agitazione e tremori: A differenza di altre sostanze sedative, il giusquiamo induceva un’intensa attività violenta; i tremori che i Berserker manifestavano prima del combattimento corrispondono alla fase iniziale di agitazione tipica di questo avvelenamento.

Allucinazioni vivide e paranoia: La pianta alterava profondamente la mente, causando deliri spesso associati a contenuti violenti, portando i guerrieri a ululare e mordere i bordi dei propri scudi.

Dissociazione dal dolore: Il giusquiamo produceva un’analgesia dissociativa. Questa drastica riduzione della sensibilità al dolore conferiva ai guerrieri un’apparente immunità alle ferite in battaglia, permettendo loro di mantenere un’efficienza coordinata nonostante traumi che avrebbero fermato un uomo comune.

Tachicardia e calore estremo: L’intossicazione causava un drastico aumento della frequenza cardiaca e una tipica sensazione di pelle arrossata e calda, spiegando così perché questi uomini combattessero sfidando il freddo, senza armatura o addirittura a torso nudo.

Schiuma alla bocca: Questo famigerato tratto distintivo dei Berserker era un sintomo clinico diretto causato dalla scopolamina, che agisce sopprimendo il normale riflesso della deglutizione dell’individuo.

A volte si fanno ritrovamenti archeologici davvero insoliti. Ad esempio, c’è la singolare tomba di una donna vichinga, rinvenuta nella fortezza circolare di Fyrkat, vicino a Hobro, in Danimarca. Tra le circa 30 tombe del sito, si distingue per il suo insolito corredo funerario. Si tratta della tomba di una donna, forse una veggente.

La veggente sepolta di Fyrkat – disegno di ricostruzione di Thomas Hjejle Bredsdorff.

le ricerche tossicologiche hanno delineato chiaramente le differenze chimiche e sintomatologiche tra l’Amanita muscaria (il fungo erroneamente associato ai guerrieri) e il giusquiamo nero (la vera sostanza utilizzata). Ecco i dettagli:

Giusquiamo Nero (Hyoscyamus niger)

  • Composizione chimica: I composti attivi della pianta sono alcaloidi tropanici, in particolare la iosciamina e la scopolamina. Appartengono alla stessa famiglia chimica che produce gli effetti della belladonna e della datura.
  • Effetti sul corpo: A differenza dei depressivi, il giusquiamo scatenava reazioni eccitanti e dissociative che corrispondono perfettamente ai racconti delle saghe norrene.
    • Provoca forte agitazione iniziale (compatibile con i tremori dei Berserker) e allucinazioni vivide, spesso con contenuti violenti o paranoici.
    • Genera un’estrema analgesia dissociativa, che riduce la sensibilità al dolore permettendo di combattere nonostante le ferite.
    • Induce tachicardia (aumento drastico della frequenza cardiaca) e una sensazione di forte calore sulla pelle.
    • La scopolamina inibisce specificamente il normale riflesso della deglutizione, causando il celebre sintomo della schiuma alla bocca.
    • Nella fase di recupero, causa un profondo collasso e un esaurimento che può lasciare l’individuo inabile per diversi giorni.

Fungo Amanita Muscaria

  • Composizione chimica: I composti attivi del fungo sono il muscimolo e l’acido ibotenico.
  • Effetti sul corpo: Si tratta di potenti neurotossine che funzionano come depressivi del sistema nervoso centrale, non come stimolanti.
    • I sintomi predominanti includono forte sedazione, nausea, vomito, profusa sudorazione e atassia (una grave perdita di coordinazione muscolare).
    • A dosi significative, causano confusione, difficoltà di linguaggio e perdita di coscienza.
    • Di conseguenza, un guerriero sotto l’effetto di questo fungo avrebbe avuto maggiori probabilità di rimettere e addormentarsi piuttosto che caricare una linea di scudi nemica con furia e coordinazione.

Al momento della sepoltura, la donna indossava abiti raffinati blu e rossi ornati con fili d’oro, segno di status regale. Fu sepolta, come le donne più ricche, nella cassa di una carrozza trainata da cavalli. Le erano stati offerti doni comuni a una donna, come fusi e forbici. Tuttavia, vi erano anche oggetti esotici provenienti da terre lontane, a indicare che la donna doveva essere benestante. Indossava anelli d’argento alle dita dei piedi, un tipo di anello che non si trova in nessun altro luogo della Scandinavia. Inoltre, nella tomba sono state rinvenute due ciotole di bronzo, che potrebbero essere arrivate addirittura dall’Asia centrale.

Nella tomba è stata rinvenuta anche una cosiddetta spilla a scatola proveniente da Gotland. La völva, a quanto pare, riutilizzava la spilla cava come contenitore per il biacca. Il biacca è un colorante bianco utilizzato in medicina da oltre 2000 anni, ad esempio nelle pomate per la pelle. È velenoso nella sua forma concentrata.

Tra gli oggetti insoliti, sono stati rinvenuti un bastone di metallo e semi della pianta velenosa di giusquiamo. Questi due oggetti sono associati alla veggente. L’oggetto più misterioso è il bastone di metallo, parzialmente disintegrato dopo la lunga permanenza nel terreno. Consiste in un’asta di ferro con finiture in bronzo. Potrebbe trattarsi di un bastone utilizzato nella pratica magica, un bastone da völva o un bastone magico.

I semi di giusquiamo sono stati trovati in una piccola borsa. Se gettati sul fuoco, questi semi producono un fumo leggermente allucinogeno. Assunti nelle giuste quantità, possono provocare allucinazioni ed euforia. Il giusquiamo era spesso usato dalle streghe in epoche successive. Poteva essere utilizzato come unguento magico per produrre un effetto psichedelico, se i praticanti di magia lo applicavano sulla pelle. La donna di Fyrkat faceva forse così? Nella fibbia della sua cintura è stato trovato del biacca, talvolta utilizzato come ingrediente in unguenti per la pelle.

Altri oggetti rinvenuti nella tomba avvalorano ulteriormente l’ipotesi che la donna fosse una veggente. Ai suoi piedi si trovava una scatola contenente vari oggetti, come borre di gufo e piccole ossa di uccelli e mammiferi. Oltre a questi, c’era un amuleto d’argento a forma di sedia: il seid, o sedia magica?

Coppa di bronzo, probabilmente proveniente dall’Asia centrale. Presentava un rivestimento in erba e conteneva una sostanza grassa
Una misteriosa tazzina, che la donna di Fyrkat aveva con sé nella tomba. La sua funzione è sconosciuta, ma potrebbe essere stata una piccola tazza per bere.

IPOTESI Per molto tempo si è ipotizzato che i Berserker rappresentassero una stirpe etnica distinta, una tribù biologicamente separata dai comuni contadini scandinavi. Tuttavia, un fondamentale studio del 2020 guidato dall’Università di Copenaghen, che ha sequenziato oltre 400 genomi di resti dell’epoca vichinga, ha smantellato completamente questa teoria.

I resti scheletrici appartenenti a questi guerrieri d’élite non hanno mostrato alcuna firma genetica unica o isolata. Al contrario, si inserivano perfettamente nella mappa genetica della Norvegia e della Svezia dell’epoca, risultando indistinguibili dai pescatori, dai contadini o dagli artigiani sepolti nelle tombe vicine. La loro spaventosa efficienza bellica non risiedeva nei geni, ma nel rigido sistema sociale che li selezionava, li addestrava e somministrava loro le dosi di giusquiamo nero. Il Berserker non era un’eccezione genetica, bensì un “prodotto” culturale e farmacologico.

Quando la Scandinavia fu cristianizzata e le leggi vietarono esplicitamente queste pratiche rituali, l’istituzione scomparve, ma gli uomini no. I testi documentano che questi guerrieri semplicemente smisero di essere Berserker e tornarono alla vita civile. Si stabilirono nei loro villaggi, coltivarono le valli, si sposarono e la loro linea genetica rifluì in modo naturale nel bacino della popolazione norrena principale.

Gli ampi studi sulle biobanche odierne confermano una continuità genetica diretta tra la popolazione dell’epoca vichinga e quella odierna. Gli stessi aplogruppi del cromosoma Y documentati nelle sepolture dei Berserker sono presenti oggi con alta frequenza negli uomini norvegesi. I discendenti di questi guerrieri non sono mai scomparsi: vivono ancora oggi nelle stesse valli e nelle stesse fattorie da cui i loro antenati partivano per le razzie, con lo stesso identico aspetto di tutti gli altri.

CONFER fonte

https://nationalmuseet.dk/en

Alle donne vichinghe venivano donati anche pendenti a forma di zampa d’anatra, realizzati in argento.
attorno alla sua vita erano concentrati diversi oggetti. Si pensa che fossero appesi alla cintura, come mostrato in questo disegno di Hayo Vierck. Vi si trovano un coltello, il cui fodero è avvolto in argento, e una cote di ardesia. Dato che i Vichinghi e gli Anglosassoni prediligevano le cote decorate, che spesso si trovano nelle tombe o in altri contesti cerimoniali, è plausibile immaginare che un sacrificio fosse preceduto da una drammatica affilatura dello strumento di morte. (Immaginate questo atto accompagnato da canti e tamburi, mentre la tensione cresce). L’oggetto numero 5 nel disegno è un’ipotesi sull’origine di numerosi piccoli frammenti di vetro sottile, che potrebbero rappresentare una piccola ampolla di questo tipo. Si trattava di una forma comune di amuleto protettivo nel mondo classico e il suo utilizzo continuò in epoca cristiana, quando venivano riempite con l’acqua usata per lavare le tombe dei santi. L’oggetto numero 2 è una presunta borsa contenente semi di giusquiamo. Il giusquiamo può provocare forti allucinazioni ed è una delle piante più comunemente associate alla magia nell’Europa settentrionale.
L’oggetto numero 4 è questo amuleto a forma di sedia. Si tratta di uno degli oggetti più fortemente associati alla magia norrena, noto solo grazie alle tombe di donne sospettate di essere veggenti o streghe. Probabilmente rappresenta l'”alto seggio” su cui una völva sedeva per pronunciare le sue profezie, come descritto in diverse fonti norrene.

Vi starete chiedendo perché non ho chiamato Fyrkat 4 una 
völva , visto che è così che gli autori moderni si riferiscono solitamente alle donne magiche o profetesse norrene. Ma la terminologia norrena antica relativa alla magia e ai praticanti di magia è uno di quegli argomenti che, una volta approfonditi, si rischia di non approfondire. Ci sono diversi termini il cui significato è cambiato nel corso dei secoli. È del tutto possibile che questa donna considerasse “völva” un insulto così insopportabile da far tagliare la lingua a chiunque l’avesse chiamata così, prima di profetizzare la rovina di tutta la sua famiglia (come “strega”). Quindi è più sicuro evitare del tutto i termini norreni e usare qualcosa di generico e inglese. Per inciso, potreste pensare di sapere perché una saggia donna norrena veniva chiamata 
völva , termine che sembra evocare il mistero femminile. In realtà significa “portatrice di bastone”. Il che mi porta all’altro oggetto innegabilmente magico di Fyrkat 4, un bastone o una bacchetta di ferro gravemente corrosa con finiture in bronzo.

Quella tradizione aveva molti elementi. Il più noto e probabilmente centrale era la profezia. Le saghe ci raccontano che i veggenti viaggiavano regolarmente attraverso le terre norrene, facendo tappa in ogni fattoria importante. Lì venivano accolti con grande entusiasmo e a loro e ai loro seguaci veniva offerto un banchetto. Presiedevano a un rituale che prevedeva canti e, in epoca precristiana, sacrifici animali. Poi si vestivano con elaborati costumi – fu forse in questa occasione che la maga Fyrkat si dipinse il viso di bianco? – prendevano posto su una sedia posta su una piattaforma e profetizzavano ciò che l’anno avrebbe portato alla famiglia. Secondo le nostre fonti, di solito davano buone notizie. Sempre secondo le nostre fonti, potevano essere corrotti e avrebbero pronunciato profezie migliori per coloro che li nutrivano meglio. Questa stessa accusa veniva ovviamente rivolta agli oracoli nel mondo antico ed è ancora rivolta agli sciamani moderni, spesso da altri sciamani, quindi questo dibattito sembra essere parte integrante dell’intera questione della profezia.

La figura della “Dama Pagana” (The Pagan Lady) di Peel è una delle scoperte archeologiche più affascinanti dell’Isola di Man, unendo il rigore della storia al fascino cupo della mitologia norrena.
Sebbene il riferimento a Thorhallur Thrainsson sia più strettamente legato alle leggende di spettri e folklore nordico (come il celebre glámr delle saghe), la scoperta della Dama Pagana nel Castello di Peel è un fatto storico documentato che sembra uscito direttamente da una ballata vichinga.

La Scoperta (1982)
Durante gli scavi diretti dall’archeologo David Freke presso il Castello di Peel (sull’isolotto di St Patrick’s Isle), è stata rinvenuta una sepoltura risalente alla metà del X secolo. All’interno non vi era un guerriero, ma una donna di alto rango la cui tomba conteneva un corredo rituale straordinario.
Il Corredo della “Maga”
Ciò che rende questa donna una sospetta Völva (una sciamana o profetessa vichinga) sono gli oggetti che l’accompagnavano:
L’Ala di Cigno: Il dettaglio più poetico e inquietante. La donna è stata sepolta con l’ala intera di un cigno selvatico posta sotto il suo braccio. Nella simbologia norrena, i cigni sono legati alle Valchirie e alla capacità di viaggiare tra i mondi.
La Collana di Perle: Una magnifica collana composta da oltre 70 perle di vetro, ambra e corniola provenienti da tutta Europa e dall’Oriente, segno di un prestigio immenso.
Strumenti Rituali: Accanto a lei sono stati trovati un coltello, una borsa di pelle contenente aghi d’osso e una “bacchetta” di ferro, spesso interpretata come il distaff (conocchia) usato dalle sciamane per “tessere” il destino.

Il Significato Simbolico
La presenza dell’ala di cigno suggerisce un rituale di trasformazione o protezione. Le Völur erano figure temute e rispettate, capaci di praticare il Seiðr, una forma di magia che permetteva di vedere il futuro e influenzare gli eventi.
Nota Storica: La sepoltura della Dama Pagana rappresenta un momento di transizione unico. È stata trovata in un cimitero cristiano, ma il suo corredo è inequivocabilmente pagano. Questo suggerisce che, nonostante l’avanzata della nuova fede, il potere spirituale di queste “streghe” vichinghe fosse ancora troppo grande per essere ignorato.

Il Collegamento con Thorhallur Thrainsson
Sebbene Thrainsson sia un nome noto nelle saghe islandesi per incontri con il soprannaturale, il legame qui è tematico: il Castello di Peel è rinomato per essere uno dei luoghi più infestati delle isole britanniche (celebre è il Moddey Dhoo, il cane nero spettrale).
La Dama Pagana incarna perfettamente quella “presenza norrena” che Thrainsson e altri cronisti del folklore hanno cercato di descrivere: un mondo dove il confine tra i vivi, i morti e le creature mitologiche era sottile come un colpo d’ala di cigno.
Oggi, i resti e i tesori della Dama sono conservati presso il Manx Museum a Douglas, dove la sua collana rimane uno dei pezzi più iconici dell’eredità vichinga nell’Isola di Man.

La “Pagan Lady of Peel” è stata sepolta con diversi oggetti che presentano connotazioni magiche, religiose o rituali:

  • Amuleti: Tra gli oggetti ritrovati nella sua tomba, ed in particolare associati alla piccola borsa di pelle che indossava, vi erano alcuni amuleti.
  • Perle di preghiera: La donna indossava una preziosa collana, considerata un cimelio di famiglia che raccontava la storia e i viaggi dei suoi antenati. Una di queste perle era molto antica, risalente al sesto secolo (avendo quindi 400 o 500 anni al momento della sua sepoltura), e si ritiene potesse appartenere originariamente al rosario (perle di preghiera) di uno dei monaci che vivevano in precedenza sull’isola.
  • Corredo funerario pagano: Nonostante fosse sepolta in un cimitero cristiano, la tomba conteneva un corredo funerario di tradizione pagana pensato per accompagnarla nell’aldilà. Il rituale prevedeva che non potesse passare al mondo successivo senza i suoi attrezzi quotidiani, tra cui un kit da cucito, due coltelli, uno spiedo per arrostire e persino un’ala d’oca.

L’intero rituale di sepoltura è stato eseguito con grande cura: la donna è stata deposta facendole riposare il capo su un cuscino di piume d’oca e facendole indossare una piccola cuffia bianca, a dimostrazione del grande affetto di chi l’ha seppellita.

La statuetta “Portatore di bastone” o “Danzatore con arma” proveniente da Birka, in Svezia.

Gran parte di questo materiale proviene da Neil Price, 
The Viking Way: Magic and Mind in Late Iron Age Scandinavia.

La “Dama Pagana” del Castello di Peel, Isola di Man, maga vichinga sepolta con un’ala di cigno. Di Thorhallur Thrainsson.

È interessante notare che le fonti delle saghe dicono poco riguardo alla veggente che entrava in trance o in estasi. Ma il giusquiamo non è una droga da poco, e chiunque ne assumesse a sufficienza potrebbe andare ben oltre lo stato razionale. Inoltre, l’estasi, in una forma o nell’altra, è quasi universalmente parte della tradizione profetica. Quindi credo che dovremmo immaginare che le veggenti norrene, almeno a volte, si drogassero per entrare in uno stato di trance al fine di cercare risposte a domande urgenti. Una cosa che abbiamo imparato dagli sciamani moderni è che sono capaci di operare in più modalità, fornendo risposte preconfezionate a domande standard – sì, certo, avrete un ottimo raccolto, cosa mangeremo? – e allo stesso tempo drogandosi o inducendosi in altri modi in stati di trance molto pericolosi quando si trovano di fronte a una vera crisi.

Ho evitato anche di definire Fyrkat 4 una veggente, come invece la definisce il Museo Nazionale Danese. Ho fatto ciò perché la tradizione magica norrena includeva, oltre alla profezia, anche altri elementi, tra cui il repertorio standard degli indovini: guarigione, ritrovamento di oggetti smarriti, creazione di amuleti protettivi e così via. Si diceva anche che evocassero tempeste e maledicessero a morte i loro nemici. Presumo che la maga di Fyrkat si dedicasse almeno alla guarigione, ed è affascinante immaginare che a volte re Harald mandasse via il suo vescovo e chiedesse alla sua maga di maledire i suoi nemici o di avere una visione di come si sarebbero svolte le sue prossime guerre.

Ne sono noti circa trenta esemplari; questa immagine proviene dal British Museum. Alcuni di essi, come questi, presentano ornamenti che li distinguono, ma altri assomigliano praticamente in tutto e per tutto a spiedi. E in effetti alcuni di essi potrebbero essere stati effettivamente spiedi, sebbene nelle sepolture siano associati a donne fatate. Quindi è probabile che fossero utilizzati per uno scopo diverso.

Il forziere ai piedi di Fyrkat 4 era antico e presentava diverse riparazioni con vari tipi di legno, un dettaglio piuttosto singolare. Conteneva principalmente abiti, di cui è sopravvissuta solo una quantità di filo d’oro e d’argento. Insomma, abiti molto eleganti. Vi si trovavano anche gli oggetti tipici sepolti con le donne vichinghe: forbici, un fuso e un’altra cote.
La maga di Fyrkat doveva essere una donna formidabile. Ricca, spendeva gran parte del suo denaro in merci esotiche provenienti da terre lontane, prediligendo in particolare mode non ancora adottate dalle sue contemporanee. E, in un regno che si professava cristiano, era una devota di un’antica tradizione magica.
Fyrkat era una delle fortezze costruite dai re di Danimarca, probabilmente intorno al 980 d.C. Esistono almeno altre due fortezze quasi identiche risalenti all’epoca vichinga, e altre due possibili. L’ipotesi più accreditata è che i re le facessero costruire come parte della preparazione di una grande campagna militare. In questo caso, il re sarebbe stato Harald Bluetooth, e la campagna sarebbe stata la sua vittoriosa guerra per riconquistare lo Jutland meridionale dagli imperatori tedeschi. Da notare che Harald Bluetooth si era a quel tempo convertito al cristianesimo e richiedeva a tutti i suoi seguaci di fare altrettanto. CONFER
Fonte https://benedante.blogspot.com/2021/03/the-sorceress-of-fyrkat.html
La maga vichinga di Fyrkat
Statuetta di Ekhamar Luogo di ritrovamento: Ekhammar, Uppland, Svezia.

“La Nuova Era della Sincronicità Quantistica: Scienza, Etica e Risveglio di Coscienza” Paolo Renati

Concetti Chiave di Paolo Renati
Coscienza e Corpo (Soma):

Renati rifiuta l’idea che la coscienza sia un “software” separabile dal corpo o un mero prodotto del cervello.

La coscienza è descritta come il trascendimento dei dualismi cartesiani e il darsi del Soma (il corpo vivente nella sua totalità).
È intrinsecamente legata alle frequenze di lavoro e alla coerenza del sistema vivente.

Visione Olistica e Ontologica:

Sottolinea l’unità ontologica delle cose (“tutto è uno”), dove non c’è una partizionabilità netta. Il vivente è un sistema coerente, in cui ogni stimolo è un’esperienza vissuta dalla totalità dei suoi componenti, a differenza del non vivente.

Libero Arbitrio:

L’idea di libero arbitrio inteso come un’entità ontologicamente reale e assoluta viene messa in discussione.

Sostiene che l’essere umano è un processo di relazione, non un’entità che esiste in sé stessa. Quindi, l’affermazione “io sono libero” va presa con cautela, poiché la nostra realtà è definita dalle relazioni e dai processi.

Natura, Uomo e Tecnica:

Critica apertamente le posizioni transumaniste e l’ipocrisia di separare l’artificiale dal naturale, vedendo l’uomo come parte integrante della natura.

L’obiettivo è spesso quello di recuperare la sensibilità e il sentimento della natura, come via d’uscita dal “delirio” della società moderna.

In sintesi, Renati propone un paradigma nuovo che riconnette l’essere umano alla sua dimensione biologica, emozionale e relazionale, superando la frammentazione e il meccanicismo della scienza tradizionale.

La trattazione sulle proprietà non locali del corpo emerge nel contesto di una profonda critica al paradigma dualistico e riduzionista che tende a considerare il corpo come un oggetto separato o una mera sommatoria di parti.

Il dottor Paolo Renati sottolinea che, se si descrive il corpo con le categorie classiche o con la meccanica quantistica convenzionale, non si può arrivare a una comprensione completa del vivente.

Definizione e Quadro Teorico

Il corpo, definito come vivente o processo biologico, non deve essere visto come un oggetto (come il *Körper* in tedesco), ma come un processo o un sistema di oscillazione continuo. In questa visione, il processo biologico è descritto come un processo a proprietà non locali.

Queste proprietà sono simili a quelle che si manifestano nei superconduttori.
I superconduttori sono fenomeni macroscopici che non possono essere spiegati né dalle leggi macroscopiche classiche né dalla meccanica quantistica convenzionalistica.

Per comprendere e descrivere in modo adeguato questa realtà, bisogna adottare un approccio di campo, introducendo la visione di campi e la teoria quantistica dei campi. Il vivente è, di fatto, una manifestazione macroscopica di dinamiche quantistiche (in senso “serio”) e possiede assolutamente proprietà non locali. Tali dinamiche includono concetti come le rotture spontanee della simmetria e le dinamiche dissipative.

Implicazioni delle Proprietà Non Locali

Il processo biologico, o “fiume eracliteo” (richiamando l’idea che non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, dove il movimento è intrinseco all’acqua stessa), acquisisce caratteristiche essenziali proprio grazie alla sua natura non locale:

1. Capacità di Memoria.
2. Capacità del Tèlos (scopo).
3. Capacità di cambiare il punto di vista prospettico.

Il fatto che il corpo sia un sistema con proprietà non locali risolve il problema logico di dover “appiccicare” qualcosa di esterno (come la coscienza o l’anima) a un corpo inteso come mero oggetto. Se si capisce che la struttura (il corpo) non è separabile dalla funzione (le proprietà), si supera il dualismo.

Esempio Pratico

Come esempio di fenomeno non locale attribuibile al vivente, viene citata la visione senza occhi. Questo fenomeno descrive l’abilità di persone (spesso bambini in India) che, completamente bendate e addestrate, sono in grado di identificare il colore di cartoncini posti davanti a loro, sbagliando zero.

La Continuità del Reale

Le proprietà non locali sono strettamente legate alla negazione dell’isolabilità e dei confini netti. Il corpo è un vortice in un fiume o un nodo in una rete. Solo abbandonando l’idea di bordi e isolabilità si può comprendere la continuità.

In rari istanti di espansione della consapevolezza (chiamata “coscienza cosmica”), i confini tra il nostro corpo e il resto del cosmo si affievoliscono fino quasi a svanire, permettendoci di sperimentare ciò che siamo realmente: campi di energia materia in coevoluzione dinamica con l’intero universo senza tagli. In questi momenti, si percepisce che il corpo è un condensato che si forma attraverso flussi di informazione (o meglio, configurazione) in senso ascendente e discendente, coinvolgendo molteplici livelli di organizzazione della materia energia.

In sostanza, il corpo come processo non locale è l’unico modello che non necessita di un costrutto dualistico o metafisico per spiegare l’esperienza, la percezione e le dinamiche complesse del vivente.


Il concetto di corpo come processo non locale è simile all’idea che un’onda non ha distinzione ontologica dal mare. Pretendere di tracciare un confine netto al corpo, così come non si può dire dove inizia o finisce un’onda nel mare, è l’errore che porta a postulare la necessità di un’anima o di una coscienza separata per guidare la vita. > Francesco: Il tema delle esperienze fuori dal corpo (o *viaggi fuori dal corpo* e *near death experiences*) è affrontato nel contesto della critica ai modelli dualistici e alla definizione classica del corpo.

Il dottor Paolo Renati riconosce che queste esperienze non ordinarie di coscienza sono assolutamente verissime e che molte persone le hanno vissute. La questione centrale, tuttavia, non riguarda la validità dell’esperienza in sé, ma la spiegazione e le conclusioni che ne vengono tratte.

La Critica all’Interpretazione Dualistica

L’interpretazione comune di fenomeni come le esperienze fuori dal corpo spesso si basa su un postulato dualistico implicito, secondo il quale l’esperienza (o la coscienza, o l’anima) sarebbe un qualcosa di separato dal corpo.

Questa visione è criticata perché:


1. Considera il corpo come un oggetto: Finché si contempla il corpo con le categorie classiche, trattandolo come un *oggetto* (*Körper* in tedesco), si avrà sempre bisogno di “appiccicarci” un qualcosa di esterno (un fantasma nella macchina, un sé isolabile) per spiegare l’esperienza e la percezione.
2. Sussume un dualismo tra corpo ed esperienza: Il problema (come l’Hard Problem della Coscienza posto da Chalmers) nasce dal presupposto che l’attività metabolica e biochimica del corpo accada, ma non si capisca perché debba produrre sensazioni o esperienza. Questo presupposto è errato perché sussume un dualismo tra corpo ed esperienza.

Il Corpo come Processo a Proprietà Non Locali

L’esistenza stessa delle esperienze fuori dal corpo supporta la necessità di ridefinire il corpo (il *vivente* o *processo biologico*).

Queste esperienze diventano comprensibili se si considera che il corpo è un sistema di oscillazione continuo o un processo a proprietà non locali:

* Il Non Isolamento: Il corpo non può essere considerato un oggetto isolabile con confini netti. Non è un “sacco di molecole”, ma una manifestazione macroscopica di dinamiche quantistiche che possiede assolutamente proprietà non locali, analoghe a quelle osservate nei superconduttori.
* La Funzione non separabile dalla Struttura: La funzione (le proprietà, l’esperienza, la percezione) non è separabile dalla struttura (il corpo). Il corpo è il modo in cui il mondo viene percepito.

Esperienze Non Ordinarie e Dissoluzione dei Confini

Le esperienze fuori dal corpo sono ricondotte agli istanti rari di espansione della consapevolezza, denominata anche “coscienza cosmica“.

In questi momenti di espansione della consapevolezza:


1. I confini tra il nostro corpo e il resto del cosmo si affievoliscono fino quasi a svanire, permettendo di percepire i confini come artefatti.
2. Si sperimenta ciò che si è realmente: campi di energia materia in coevoluzione dinamica con l’intero universo senza tagli.
3. Si percepisce di essere un vortice in un fiume o un nodo in una rete, e non un’entità separata.

In sintesi, la difficoltà nel comprendere le esperienze fuori dal corpo sorge quando si immagina che queste debbano essere “eseguibili” senza quello che classicamente chiamiamo corpo.
Se si adotta la visione che il corpo è un condensato che si forma attraverso flussi di informazione (configurazione) e che possiede intrinsecamente proprietà non locali, si supera la necessità di postulare un fantomatico sé isolato che compie scelte libere, poiché si percepisce l’unità profonda con l’intero cosmo. Certamente. La configurazione è un concetto fondamentale introdotto dal Dott.amente.
La configurazione è un concetto fondamentale introdotto dal Dott. Paolo Renati per sostituire e superare il concetto tradizionale di “informazione”, soprattutto quando quest’ultimo viene inteso in senso digital-like (come una serie di bit) e matematico.

Ecco un’analisi completa di cosa sia la configurazione basata sulle fonti:

La Configurazione come Superamento dell’Informazione

Il concetto di configurazione viene proposto in alternativa al concetto di informazione, che è ritenuto insufficiente perché:
* È figlio di una cultura matematizzante la realtà e quindi spezzettante.
* Non ha nessuna capacità di contemplare i significati, in quanto viene considerata nel senso digitale alla Shannon, prescindendo dal contesto e dalla relazione.
* Sussume il dualismo tra hardware e software, una separazione che l’autore considera insostenibile.

La configurazione rappresenta una nuova prospettiva.

Definizione e Natura della Configurazione

La configurazione non è separabile dalla materia o dalla struttura, ma è il modo in cui il reale si manifesta e si organizza:

1. Immanenza: La configurazione è il “come dell’hardware”. Non esiste staccata da un hardware (la materia). L’hardware e il software (o informazione) sono solo due etichette estreme utilizzate dal linguaggio per parlare di enti, anziché di relazioni.
2. Manifestazione del Campo Unificato: Scavando infinitamente dentro qualunque porzione di materia, non si trova niente, ma solo un campo unificato che si configura in modi diversi.
3. Il Corrugamento del Reale: Ciò che chiamiamo reale non è altro che il corrugarsi così articolato, sofisticato e complesso di un unico campo. Queste corrugazioni sono dinamiche e pattern.
4. Differenziazione come Informazione: Richiamando la definizione dei cibernetici degli anni ’70 (“Information is that makes a difference”), la configurazione si riferisce al fatto che, nel reale, se si creano delle differenze (differenziazioni), tutte le relazioni spaziali di un sistema cambiano. Ad esempio, spostare una sedia in una stanza cambia l’informazione del sistema perché cambia la sua configurazione.
5. Essenza del Vivente: Il corpo, inteso come un condensato che si forma attraverso flussi di configurazione (o informazione) in senso ascendente e discendente, coinvolgendo molteplici livelli di organizzazione della materia energia.


La Configurazione nell’Esperienza e nella Scienza

Il concetto di configurazione aiuta a spiegare fenomeni complessi superando il dualismo:

* Il Sé: Il sé non è una sostanza (un’anima o un sé isolato), ma un pattern di organizzazione. Questo pattern è continuo e dinamico, come la Grande Macchia Rossa di Giove che mantiene la sua forma (pattern) pur rinnovando continuamente le sue particelle costituenti.
* L’Esperienza: L’esperienza (o sensazione) è inestricabilmente legata alla configurazione fisica. Ad esempio, l’emozione (come la tristezza o la rabbia) non è separata dal corpo; essere arrabbiati significa che il corpo sta oscillando secondo una precisa configurazione che si associa a una biochimica specifica. Damasio definisce l’emozione come un marcatore somatico, ovvero una precisa configurazione (o mappa viscerale).
* Fenomeni Culturali e Naturali: Entità come le sinfonie, le teorie scientifiche, le guerre, gli uragani o il sé non sono oggetti ben definiti e delimitati, ma pattern di configurazione complessi e distribuiti che emergono dall’intreccio di una molteplicità di livelli di descrizione e supporti fisici diversi.
* Fisiologia: I diversi modi di percepire il mondo producono diverse fisiologie, come la pianta di fagiolo o la quercia, che sono solo pattern di oscillazioni diverse.

La Guarigione e la Configurazione

Nel contesto della guarigione, il processo biologico è visto come un tentativo di ripristinare la coerenza. La terapia causale non mainstream si concentra sul modificare le coordinate esistenziali per ritrovare una posizione da cui percepire il mondo in modo diverso, tale da non implicare più l’accensione di quei processi biologici (malattia), intervenendo quindi sui pattern di configurazione percettiva.

In breve, la configurazione è il concetto che cattura la natura relazionale, olistica e dinamica del reale, rifiutando la possibilità di separare l’essere (la sostanza) dal divenire (il processo). È il modo in cui il campo unificato si articola, generando tutte le qualità e le entità che percepiamo, inclusi i fenomeni biologici e la coscienza stessa.

La questione del Transumanesimo e dell’Intelligenza Artificiale (IA) è affrontata nelle fonti come l’esempio più pericoloso e diretto di un paradigma filosofico e scientifico errato, basato sul dualismo e sulla categoria della quantità.

Il Dott. Paolo Renati critica aspramente l’agenda transumanista, associandola in particolare al pensiero di Kurzweil (chiamato “Cursil” nel testo).

La Proposta Transumanista e la sua Critica

Il nucleo del messaggio transumanista è che si potrà abbandonare il corpo biologico perché la coscienza è considerata “un’altra cosa”.

Questa idea è resa plausibile attraverso argomenti che sostengono che la coscienza sia composta da unità discrete che possono essere processate e trasferite:

1. Coscienza come Insieme di Qubit (Cubiti): Il transumanesimo postula che la coscienza sia “fatta di Cubit”. Si sostiene che un giorno i qubit potranno essere scambiati e processati senza essere collassati.
2. La Promessa dell’Abbandono: Questo costrutto filosofico aprirebbe la strada all’idea che l’essere umano possa disincarnarsi dal corpo biologico, poiché l’essenza (la coscienza) non risiederebbe in esso, ma sarebbe trasferibile o replicabile.

Il Dott. Renati definisce questo scenario come un pericolo concreto: la possibilità che una potenza di calcolo quantistico sufficiente possa essere usata per “fregare gli ingenui”, convincendoli che abbandonare il corpo biologico non sia un problema, dato che la coscienza verrebbe vista come una sostanza separata e processabile.

Le Fallacie Filosofiche del Transumanesimo

La critica fondamentale al Transumanesimo risiede nel fatto che la sua base logica sussume un dualismo che il nuovo paradigma scientifico deve superare.

* Ritorno al Dualismo: L’idea che la coscienza sia un insieme di qubit o una “sommatoria di oggetti” ripropone il problema di “creare bordi laddove si dice che di bordi non ce n’è”. Pensare alla coscienza in questo modo significa tornare alla visione dualistica di anima/corpo o hardware/software.
* La Categoria della Quantità: Il Transumanesimo è figlio del paradigma legato alla categoria della quantità. L’idea di spezzettare il reale in unità discrete (come i qubit, che sono quasi l’equivalente di un *quantum* nel contesto della coscienza) è ritenuta insufficiente, in quanto non contempla i significati e spezza la realtà.
* Critica al Qubit: Viene evidenziato un ossimoro: se un qubit è definito come un’”infinità di stati” possibili, allora non è una porzione e non può essere un “bit” (un’unità finita).

La Visione del Corpo come Antitesi

Per smantellare la premessa transumanista, è necessario comprendere che il corpo (il vivente) non è un oggetto di cui ci si può liberare, ma un processo inseparabile dalla funzione e dall’esperienza:

* Natura Non Locale: Il corpo è un processo a proprietà non locali (come i superconduttori) e un sistema di oscillazione continuo. Non è un mero “sacco di molecole”.
* Struttura e Funzione Inseparabili: L’esperienza e la percezione non sono qualcosa da “appiccicare” a un corpo-oggetto. Il modo in cui il mondo viene percepito (la configurazione) è il corpo stesso; quindi, non si può separare la funzione dalla struttura. Il corpo è un condensato che si forma attraverso flussi di configurazione e informazione.

In conclusione, la minaccia del Transumanesimo deriva dall’ingenuità logica di credere che l’esperienza (il sé) possa esistere a prescindere dal corpo-processo che la manifesta. Questa visione dualistica permette di giustificare il tentativo di sostituire le dinamiche complesse del vivente con un’invasione algoritmica.

Il modello del corpo come processo non locale e la visione olistica respingono il presupposto che il sé sia un “fantomatico sé isolato” che si può separare dal resto del mondo. Il sé è invece un pattern di organizzazione (come la Grande Macchia Rossa di Giove) che si rinnova continuamente attraverso un flusso dinamico in coevoluzione con l’intero universo.
Il Dottor Paolo Renati esprime un parere estremamente critico nei confronti dell’agenda legata all’Intelligenza Artificiale (IA) e al Transumanesimo, considerandola la più pericolosa manifestazione di un paradigma dualistico e riduzionista errato.

Il suo parere si concentra sull’analisi delle premesse filosofiche che rendono possibile la proposta transumanista, identificandole come logicamente insostenibili.

La Minaccia dell’Invasione Algoritmica

Renati definisce l’avanzamento tecnologico guidato da questa filosofia come una “dannata invasione algoritmica”.

Questa invasione si concretizza attraverso l’implementazione rapida di computer quantistici, che sono visti come lo strumento per convincere gli individui, definiti “ingenui”, che la coscienza è separabile e che si può “abbandonare il corpo biologico”.

La Critica al Presupposto Transumanista (IA e Coscienza)

La critica di Renati si rivolge direttamente al postulato centrale del Transumanesimo, spesso associato al pensiero di “Cursil” (Kurzweil), che propone l’idea della trasferibilità della coscienza:

1. Coscienza come Sommatoria di Oggetti: Il Transumanesimo postula che la coscienza sia “fatta di Cubit” (qubit). L’idea è che un giorno i qubit potranno essere scambiati e processati senza essere collassati.
2. Il Dualismo Implicito: Pensare alla coscienza come a una “sommatoria di oggetti” (i qubit) ricrea il problema di “creare bordi laddove si dice che di bordi non ce n’è”. Questa visione sussume un dualismo tra corpo ed esperienza, una separazione che il pensiero di Renati rifiuta categoricamente. Se la coscienza è vista come una sostanza separata, questo giustifica l’idea che la sua replicazione o il suo trasferimento non sia problematico, poiché il corpo biologico verrebbe considerato dispensabile.
3. L’Ossimoro del Qubit: Renati evidenzia una contraddizione logica nel concetto di qubit quando applicato alla coscienza. Se si afferma che un qubit è un’“infinità di stati” possibili, allora non è una porzione o un “bit” (che è un’unità finita). Questo mostra come l’idea di quantizzare o “spezzettare” la coscienza sia intrinsecamente fallace.

La Fallacia Ontologica

Secondo Renati, il problema principale risiede nella “falla metafisica della scienza”, ovvero il fatto che la scienza (e di conseguenza il Transumanesimo/IA) si basi ancora sulla categoria platonica e aristotelica della quantità, che impone la divisione tra proprietà e sostanza (ad esempio, software/hardware, informazione/materia).

Se si considera il corpo come un oggetto (*Körper* in tedesco, l’espressione calzabile per un cadavere), si è costretti a “appiccicarci qualcosa” di esterno (come un fantasma nella macchina) per spiegare l’esperienza.

La Prospettiva Corretta:

Il vivente, al contrario, deve essere inteso come un “processo a proprietà non locali” e un “sistema di oscillazione continuo”. In questa visione, la funzione (l’esperienza, la coscienza) non è separabile dalla struttura (il corpo). Il corpo è il modo in cui il mondo viene percepito.

Le promesse del Transumanesimo sono, quindi, basate sull’ingenuità logica di credere che il sé possa essere un “fantomatico sé isolato” che si può separare dal processo dinamico del cosmo. Il sé è invece un “pattern di organizzazione” continuo e dinamico, in coevoluzione con l’intero universo.


La coscienza è davvero qualcosa di radicalmente diverso dalla materia? O è solo una questione di punto di vista?

Per Carlo Rovelli, la differenza tra coscienza e fenomeni fisici non sta nella loro natura fondamentale, ma nella prospettiva da cui li osserviamo. Come un libro è diverso se visto dall’autore, dal lettore o dallo scaffale della libreria – eppure rimane lo stesso oggetto.

La fisica quantistica ci ha insegnato che l’osservatore è parte integrante del sistema. Non esiste una realtà “oggettiva” completamente separata da chi la osserva. La coscienza potrebbe essere semplicemente il modo in cui alcuni sistemi fisici complessi – come il nostro cervello – esperiscono se stessi dall’interno.

Non c’è dualismo.
Non serve invocare due sostanze separate (mente e materia). Esiste un’unica realtà che appare diversa a seconda della prospettiva: vista “da fuori” è neuroni che si accendono, vista “da dentro” è esperienza cosciente.

Come elettroni e galassie, coscienza e materia sono manifestazioni dello stesso tessuto cosmico. Quello che cambia è solo il punto di osservazione.

Una visione che dissolve antiche dicotomie e ci ricorda che forse le domande più profonde sulla natura della realtà richiedono un cambio di prospettiva, non nuove risposte.

In questo spazio non sei un semplice spettatore. La scienza lo conferma: tu sei quantico. Seguici per non perderti ció che ti riguarda da vicino:

  • L’ente: Renati critica il linguaggio che ci abilita solo a parlare di “enti” (oggetti separati) e non di relazioni.
  • Le onde: Utilizzate come metafora per spiegare che la materia non è distinta ontologicamente dal campo unificato.
  • L’anima: Ridefinita non come un’entità che si “appiccica” al corpo, ma come la “storia” e la relazione di un vivente con il mondo.
  • Le NDE (Near Death Experiences): Esperienze fuori dal corpo che Renati considera reali ma da interpretare attraverso la non-località del vivente.
  • La configurazione: Il termine che propone di sostituire al concetto di informazione per descrivere come il reale si organizza.
  • Materia e Configurazione: La materia non è composta da particelle indivisibili, ma è un’apparenza generata da pattern di interferenza e transizioni di fase del campo, simili a onde sulla superficie del mare. Di conseguenza, il concetto di “informazione” digitale viene sostituito da quello di configurazione, intesa come il “come” dell’hardware, ovvero la modalità immanente in cui il sistema si organizza.
  • Il Corpo come Processo: Viene operata una distinzione semantica tra il corpo-oggetto (Körper), inteso come un “sacco di molecole” o un cadavere, e il corpo-soggetto (Körpering), che è un processo dinamico e non locale. In questa visione eraclitea, la funzione (l’esperienza) e la struttura (il corpo) sono inseparabili, rendendo inutile l’idea di un’anima esterna che guidi la “macchina”.
  • Coscienza e Sé: La coscienza non è una sostanza separata, ma una qualità di autorelazione del reale con se stesso o una proprietà emergente che scatta a certi livelli di complessità. Il “sé” non è una cosa isolabile, ma un pattern di organizzazione dinamico, paragonabile alla Grande Macchia Rossa di Giove, che mantiene la sua forma pur rinnovando continuamente i suoi costituenti.
  • Libero Arbitrio e Necessità: Il libero arbitrio individuale è considerato un’illusione derivante dalla percezione di un sé isolato; poiché nella fisica di campo non esistono bordi reali, l’unica vera libertà è la necessità del tutto.
  • Biologia e Malattia: Il vivente è un sistema super-coerente. La “malattia” non è un errore o una ribellione del corpo, ma una risposta biologica sensata e coerente volta a ripristinare l’omeostasi in seguito a una minaccia o a una relazione perturbata con il mondo. La guarigione avviene sostenendo la fisiologia e, se necessario, modificando le coordinate percettive dell’individuo.
  • Critica al Transumanesimo: Il tentativo di ridurre la coscienza a bit o “qubit” trasferibili è visto come una fallacia logica che ripropone il dualismo per giustificare l’abbandono del corpo biologico a favore di un’invasione algoritmica.

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