La fascia matrice tridimensionale Tensegrità Il Ruolo Essenziale della Fascia nel Movimento Umano

La fascia è una rete ( ragnatela) tridimensionale di tessuto connettivo che avvolge ogni muscolo, osso, nervo e organo nel corpo
La fascia è costituita da tessuto connettivo fibroso che avvolge i muscoli e altre strutture, la tensione in un punto trasmette istantaneamente attraverso l’intera rete.

Analogamente ai legamenti e ai tendini, la fascia è composta prevalentemente da collagene.
Queste fibre di collagene sono strettamente impacchettate e presentano un andamento ondulatorio nella direzione della trazione.
Ciò significa che la fascia è molto flessibile e in grado di resistere a una grande forza di trazione in una direzione finché le fibre non si raddrizzano.

La fascia è composta da tre strati.

1) Fascia superficiale, che si trova appena sotto lo strato della pelle

2) Fascia profonda, situata vicino a muscoli, nervi, ossa e vasi sanguigni


3) Fascia viscerale, che è vicina agli organi interni

Come funziona la fascia?



La fascia (o tessuto miofasciale) è l’organo più esteso del corpo umano, eppure è stato ignorato dalla medicina tradizionale per secoli.

Immagina una gigantesca rete tridimensionale, elastica e continua, fatta di tessuto connettivo (principalmente collagene, elastina e acqua), che avvolge, separa e connette ogni singola parte del tuo corpo: muscoli, ossa, tendini, nervi, vasi sanguigni e organi interni. Dalla cima della testa alla punta dei piedi, non c’è interruzione.

L’analogia dell’arancia: Se tagli un’arancia a metà, vedi la buccia, ma vedi anche una pellicina bianca che avvolge gli spicchi e ogni singola microscopica goccia di succo.
La fascia è esattamente quella pellicina bianca all’interno del corpo umano.
Senza di essa, crolleremmo a terra come un budino.

La fascia non è un semplice “involucro passivo”, ma un sistema dinamico e intelligente che governa il movimento attraverso quattro funzioni principali:

1. Trasmissione della forza (L’effetto fionda)

I muscoli non lavorano quasi mai da soli. Quando contrai un muscolo (ad esempio per lanciare una pallina o tirare un dritto a tennis), la forza generata si propaga lungo le linee fasciali (i binari connettivali). La fascia accumula questa energia cinetica come un elastico e la rilascia, permettendoti di compiere movimenti esplosivi con pochissimo sforzo muscolare. È questo il segreto della fluidità di atleti come Djokovic.

2. Scorrimento e Lubrificazione

Tra i vari strati della fascia scorre un liquido idratante ricco di acido ialuronico. Quando sei ben idratato e ti muovi correttamente, i muscoli scivolano l’uno sull’altro senza attrito. Se invece sei disidratato o sedentario, questo liquido diventa denso e colloso: gli strati fasciali si “incollano” tra loro (aderenze), creando rigidità, contratture e limitando i movimenti.

3. Tensegrità (Integrità Tensionale)

Il corpo umano non funziona come una casa di mattoni (dove il tetto pesa sul primo piano, che pesa sulle fondamenta). Funziona secondo il principio della tensegrità: le strutture rigide (le ossa) galleggiano all’interno di una rete di tensioni elastiche costanti (la fascia).

  • Se tiri un filo di questa rete in un punto (es. una vecchia cicatrice o una tensione sulla pianta del piede), la tensione si ripercuoterà su tutta la struttura (es. provocandoti un dolore alla cervicale).

4. Il nostro secondo cervello (Propriocezione)

La fascia è il nostro organo di senso più sensibile. Contiene fino a sei volte più recettori nervosi rispetto ai muscoli.
È la fascia che dice al tuo cervello dove si trova il tuo corpo nello spazio, come si sta muovendo e se c’è un pericolo di infortunio imminente. Quando senti i muscoli “indenziti” o “stanchi” dopo una giornata stressante, spesso è la fascia che ha reagito al sistema nervoso contraendosi (sì, la fascia può contrarsi indipendentemente dai muscoli!).

La fascia e’ una fitta rete di tessuto connettivo coinvolto attivamente nella trasmissione della forza, nella modulazione immunitaria, nell’equilibrio dei fluidi corporei e nella percezione e trasmissione degli stimoli sensitivi periferici.

Circonda i muscoli, gli organi, i nervi e i vasi sanguigni formando un sistema di interconnessione in tutto il corpo.

I disturbi della fascia, in particolare la sua tensione o le sue aderenze, possono influire sul funzionamento del sistema nervoso, causare dolore, limitare i movimenti fino a provocare stress cronico.

Studi recenti (Stecco C et al, 2024) dimostrano come quest’organo risulti particolarmente recettivo agli stimoli chimici e nello specifico alle variazioni dei livelli degli ormoni sessuali femminili.

Perché si irrigidisce e come mantenerla sana?

I nemici giurati della fascia sono la sedentarietà, le posture fisse (ore davanti al PC), la disidratazione e lo stress cronico. Per mantenerla elastica occorre:

Rilascio miofasciale: Usare rulli e palline per rompere meccanicamente le aderenze (“nodi”).

Movimenti vari e multidirezionali: Evitare i movimenti ripetitivi in una sola direzione.

Idratazione: Bere acqua costantemente per mantenere il liquido fasciale fluido.

Qual è la funzione della fascia?

Derivante dalla parola latina che significa fascia, il ruolo di questo tessuto connettivo è quello di unire, stabilizzare e separare i muscoli e altri organi interni.

Le fasce sono simili ai legamenti e ai tendini in quanto il loro componente principale è il collagene. Si differenziano per posizione e funzione: i legamenti uniscono un osso a un altro, i tendini uniscono i muscoli alle ossa e le fasce avvolgono i muscoli e altre strutture.

Nell’immagine, IL NOTO TENNISTA Djokovic sta eseguendo una tecnica di allineamento e pre-tensione fasciale, focalizzata in particolare sulle linee spirali e incrociate del corpo.

Se noti la sua postura, sta compiendo due azioni chiave:
Gambe incrociate:
Ha i piedi e le gambe sovrapposti l’uno all’altro.

Braccia serrate sul busto:
Le sue braccia sono avvolte strettamente attorno alle spalle e al torace, in una sorta di auto-abbraccio molto compresso.

Ecco spiegato a livello biomeccanico e fasciale cosa sta succedendo in quel momento:

Messa in tensione della “Linea Spirale”:
Secondo la medicina miofasciale (come la teoria degli Anatomy Trains di Thomas Myers), il nostro corpo è attraversato da grandi fasce di tessuto connettivo che lo avvolgono a spirale. Incrociando le gambe e bloccando la parte superiore del tronco, mette in “tensione elastica” questa catena connettivale da un’estremità all’altra.

Aumento della propriocezione:
Questa posizione di massima chiusura serve al sistema nervoso per “mappare” il corpo. Stringendosi in questo modo, l’atleta resetta la percezione del proprio centro di gravità e dei muscoli stabilizzatori profondi (il core).

Allungamento decompressivo:
Mantenendo questa pre-tensione, basta un piccolissimo movimento della testa o una leggera rotazione del bacino per generare un allungamento profondo dei tessuti della schiena e delle anche, zone costantemente sollecitate dai cambi di direzione nel tennis.
In pratica, è un esercizio di “centratura” e sintonizzazione della fascia che gli atleti d’élite usano nei momenti di pausa o subito prima di scendere in campo per assicurarsi che tutta la “tuta connettivale” del corpo sia fluida e reattiva.

Quando lavori sul pericardio non stai toccando solo il tessuto che protegge il cuore… stai entrando in una rete fasciale che custodisce storia, emozioni e protezione accumulata.
La fascia registra ciò che vivi.
Ciò che non si esprime… si organizza nel corpo.
Il pericardio, come spazio protettivo, impara a contrarsi per proteggere, a densificarsi per contenere, a limitare il movimento per non sentire troppo.
Con il tempo, quella protezione può essere percepita come pressione sul petto, respirazione limitata o disconnessione emotiva.
Quando la fascia inizia ad ammorbidirsi, qualcosa di profondo cambia:
La respirazione si apre.
Il corpo scarica la tensione.
Le emozioni trovano una via d’uscita senza bisogno di spiegazioni.
Il petto recupera spazio.
Liberare la memoria fasciale non significa cancellare il vissuto.
È permettere al corpo di smettere di trattenere la contrazione associata a quell’esperienza.
Il tessuto smette di proteggere… e torna a permettere di sentire.
E quando il cuore non ha più bisogno di difendersi costantemente, può fare quello che ha sempre voluto fare:

La fascia è una rete di tessuto connettivo che avvolge muscoli, ossa e organi come una seconda pelle (o una tuta da supereroe). Se la fascia è elastica, il corpo si muove in modo fluido e genera una potenza pazzesca con il minimo sforzo; se si irrigidisce, aumentano gli infortuni e i movimenti diventano “legnosi”.

Questo stimola la produzione di collagene e rimodella il tessuto connettivo profondo, permettendo quelle spaccate laterali estreme sul cemento che lo hanno reso famoso.


La fascia risponde ai movimenti Movimenti a Spirale e Tridimensionali al Tai Chi e al Qi Gong:

Esercizi di torsione del busto, rotazioni delle anche e movimenti fluidi “a otto” (infinito). Questo allena le linee fasciali oblique e a spirale, che sono le stesse che un tennista (o chiunque debba ruotare il corpo) usa per generare forza.

PUNTI TRIGGER COMUNI (Common Trigger Points)

Collo, Spalle e Parte Alta della Schiena

  • Upper trapezius: Trapezio superiore
  • Levator scapulae: Elevatore della scapola
  • Supraspinatus: Sovraspinato (o sopraspinato)
  • Infraspinatus: Sottospinato (o infraspinato)
  • Middle trapezius: Trapezio medio
  • Teres minor: Piccolo rotondo
  • Rhomboids: Romboidi
  • Posterior deltoid: Deltoide posteriore

Schiena (Centro e Zona Lombare)

  • Iliocostalis thoracis: Ileocostale del torace
  • Latissimus dorsi: Gran dorsale
  • Erector spinae: Erettori della colonna (o erettori spinali)
  • Lower trapezius: Trapezio inferiore
  • Quadratus lumborum: Quadrato dei lombi
  • Quadratus lumborum deep: Quadrato dei lombi (strato profondo)

Bacino, Anca e Glutei

  • Iliopsoas: Ileopsoas
  • Gluteus medius: Medio gluteo
  • Gluteus maximus: Grande gluteo
  • Gluteus minimus: Piccolo gluteo
  • Piriformis: Piriforme

Arti Inferiori (Coscia e Polpaccio)

  • Hamstrings: Ischiocrurali (i muscoli posteriori della coscia)
  • Biceps femoris: Bicipite femorale
  • Gastrocnemius / Gastroc: Gastrocnemio (il muscolo principale del polpaccio)
  • Soleus: Soleo

Nota di collegamento con la fascia: I “punti trigger” segnati colorati sulla mappa sono letteralmente dei piccoli nodi o micro-contratture che si formano all’interno delle fibre muscolari e del tessuto miofasciale circostante. Quando la fascia si irrigidisce o si disidrata, questi punti diventano dolorosi e, a causa delle interconnessioni di cui parlavamo prima, spesso irradiano il dolore in zone diverse da dove si trovano (ad esempio, un punto trigger sul gluteo minimo può far sentire dolore lungo tutta la gamba).

La fascia è il sistema strutturale che media l’integrazione e la reattività dell’intero corpo. La sua influenza sul movimento non è passiva, ma governata da quattro meccanismi primari:

Modello di Tensegrità: La biomeccanica umana non si regge sulla compressione ossea (come una pila di mattoni). Le ossa agiscono come distanziatori rigidi che fluttuano all’interno di una rete miofasciale in tensione continua. È l’equilibrio tensivo di questa rete a determinare l’assetto scheletrico, permettendo di distribuire globalmente lo stress meccanico anziché concentrarlo in punti isolati.

Plasticità e Rimodellamento (Effetto Piezoelettrico): La fascia ha una natura plastica, non solo elastica. Sottoposta a stress meccanico costante, genera cariche bioelettriche. Questo segnale induce i fibroblasti a depositare nuovo collagene seguendo le linee di trazione. Di conseguenza, il tessuto si rimodella fisicamente, creando rinforzi strutturali basati sulle abitudini di movimento e posturali.

Trasmissione Ultra-rapida e “Acture“: La rete fasciale comunica le variazioni meccaniche da cellula a cellula alla velocità del suono (circa 1100 km/h), risultando tre volte più veloce della trasmissione nervosa. Questa rapidità consente di assorbire urti prima dell’attivazione muscolare e plasma la nostra “acture”, ovvero l’impronta dinamica caratteristica con cui ci muoviamo.

Contrattilità Attiva e Pre-stress: Il tessuto fasciale non è inerte. Contiene miofibroblasti capaci di contrarsi in modo autonomo, indipendentemente dai comandi del sistema nervoso centrale. Questa contrazione è lenta (richiede 20-30 minuti) ed è innescata da tensioni prolungate o variazioni chimiche (come il pH). Il risultato è un irrigidimento locale, un “pre-stress” che prepara strutturalmente il corpo ad affrontare carichi di lavoro imminent

Il Ritmo della Natura e l’Essenza delle Cose

«Quando riconosci il ritmo della natura nell’essenza delle cose, ci sarà ben poco che tu non possa comprendere e spiegare.»

Questo significa che la vera comprensione non deriva dallo sforzo della mente di controllare la realtà, ma dall’imparare a vedere il Tao che si muove attraverso tutte le cose.

Nel Taoismo, la natura non è fatta solo di alberi, fiumi, montagne, animali o stagioni. La natura è il motivo vivente dell’esistenza stessa. Ogni cosa ha un ritmo: nascita e morte, crescita e declino, azione e immobilità, espansione e contrazione, tensione e rilascio, pienezza e vuoto. Questo ritmo è il movimento del Tao.

Cos’è il Tao?

Il Tao è l’ordine invisibile dietro la vita. Non è un dio personale e non è un sistema fisso di regole. È il modo naturale in cui le cose sorgono, si trasformano e ritornano. Il Tao non può essere pienamente catturato dalle parole, ma può essere osservato attraverso il comportamento della natura:

  • L’acqua scorre verso il basso.
  • Gli alberi crescono assecondando le proprie radici.
  • Le stagioni cambiano senza opporre resistenza.
  • Il corpo guarisce quando le condizioni sono favorevoli.
  • Una persona si confonde quando si oppone alla propria natura.

«Riconoscere il ritmo della natura» significa vedere questi schemi sotto la superficie degli eventi.

Un taoista non si chiede solo: Cosa sta succedendo? Un taoista si chiede: Di quale movimento fa parte questo momento?

  • Qualcosa sta crescendo o declinando?
  • È il momento di agire o di aspettare?
  • L’energia sta salendo o scendendo?
  • La situazione si sta espandendo o sta tornando alla quiete?
  • C’è armonia, o si sta forzando qualcosa?

Il Ritmo della Trasformazione: Yin e Yang

Questo è il motivo per cui il Taoismo parla così spesso di Yin e Yang. Essi non sono semplici opposti, ma rappresentano il ritmo stesso della trasformazione.

Il giorno diventa notte. La forza ha bisogno di morbidezza. L’azione ha bisogno di riposo. Il successo contiene il seme del declino. La difficoltà contiene il seme del rinnovamento. Quando comprendi lo Yin e lo Yang, la vita diventa meno misteriosa perché inizi a riconoscere il disegno insito nel cambiamento.

 Kenichi Sawai 健一澤井

L’Essenza delle Cose

L’«essenza delle cose» indica la natura più profonda che si cela dietro le apparenze.

  • Un albero non è solo legno e foglie. È un mettere radici, un elevarsi, un ramificarsi, un ricevere luce, un sopportare le stagioni e un restituire nutrimento alla terra.
  • Una persona non è solo una personalità. È respiro, postura, desiderio, memoria, paura, vitalità, spirito e tempismo.
  • Un conflitto non è solo un disaccordo. Spesso è energia bloccata, squilibrio, orgoglio, paura o resistenza al cambiamento.

Il Taoismo insegna che la confusione deriva spesso dal vedere solo la forma esteriore. La saggezza nasce dal vedere il movimento interiore.

Il Principio del Wu Wei

Questo è anche il significato di Wu Wei, spesso tradotto come «azione senza sforzo» o «non-forzatura». Wu Wei non significa non fare nulla. Significa agire in armonia con il ritmo naturale della situazione.

Il contadino non tira la pianta verso l’alto per farla crescere più velocemente. Prepara il terreno, annaffia, protegge le radici e lascia che la crescita avvenga da sé. Questa è l’intelligenza taoista. Quando riconosci il ritmo della natura, smetti di combattere la realtà: inizi a cooperare con essa.

Applicazione nel Corpo e nella Vita Quotidiana

Nel corpo umano, questo principio si manifesta come respiro, equilibrio, riposo, movimento, emozione, digestione, sonno e guarigione. Nel qigong e nelle arti marziali interne, il praticante impara a sentire quando l’energia sale, scende, si apre, si chiude, si raccoglie o si disperde. Il corpo diventa uno specchio della natura:

Stare fermi diventa come una montagna. Muoversi diventa come l’acqua. Il potere deriva dal radicamento. La chiarezza deriva dal vuoto. Il tempismo diventa più importante della forza.

Nella vita quotidiana si applica lo stesso principio. Le relazioni hanno le loro stagioni. Le carriere hanno i loro cicli. La creatività ha le sue maree. La salute ha i suoi ritmi. Persino i problemi hanno una struttura naturale. Quando ne comprendi il ritmo, puoi spiegare molto di più perché non sei più intrappolato da eventi isolati: vedi la matrice che li produce.

立禅 氣功 RITZU ZEN KIKO
立禅 氣功 RITZU ZEN KIKO

In Conclusione

Dal punto di vista taoista, la frase significa: Quando percepisci il Tao — il ritmo naturale dentro ogni cosa — comprendi la vita dalla sua radice invece che dalla sua superficie. Allora la maggior parte degli eventi, delle emozioni, dei conflitti, dei mutamenti e delle trasformazioni diventa spiegabile, perché sono tutti espressioni dello stesso movimento universale.

O, in modo più poetico:

Chi comprende il ritmo della natura comprende il linguaggio del Tao. E chi comprende il Tao vede che nulla esiste da solo; ogni cosa si muove, cambia, ritorna e rivela il proprio significato attraverso il disegno della sua stessa natura.

THANKS TO Ron Nansink TESTI DI RON NANSIK

Dentro di noi, in profondità, vive uno sconosciuto, sotto forma del nostro altro io, me, se stesso, che vede la nostra origine attraverso le radici mai illuminate della nostra energia!

Scientificamente, questa frase filosofica può essere intesa come una descrizione poetica degli strati nascosti del sé: le parti di noi che modellano i nostri sentimenti, le nostre scelte, gli istinti, le paure, i desideri e la vitalità prima ancora che riusciamo a comprenderli consapevolmente.

  • “Dentro di noi, in profondità, vive uno sconosciuto” indica il fatto che gran parte della mente umana è inconscia. La neuroscienza moderna dimostra che non siamo del tutto trasparenti a noi stessi. Molte decisioni, reazioni emotive, tensioni corporee, attrazioni, paure e impulsi hanno inizio nei sistemi più profondi del cervello e del corpo, prima che la mente conscia dia loro una spiegazione. In questo senso, c’è uno “sconosciuto” dentro di noi: non un essere estraneo, ma la parte ignota del nostro stesso sistema nervoso.
  • “Sotto forma del nostro altro io, me, se stesso” può essere spiegato attraverso l’idea che il sé non sia un’entità singola e fissa. La scienza spesso distingue tra diversi strati della personalità: il sé corporeo, il sé emotivo, il sé sociale, il sé autobiografico e il sé osservatore. L’“io” che parla, il “me” che ricorda e il “sé” che percepisce la vita dall’interno sono correlati, ma non identici. Siamo un sistema vivente composto da molti sé in interazione tra loro.
  • “Che vede la mia origine” suggerisce una consapevolezza interiore che guarda indietro verso le sorgenti dell’identità. Psicologicamente, il nostro senso del sé è costruito a partire da genetica, prima infanzia, attaccamento, traumi, memoria, cultura, linguaggio, esperienza corporea e schemi emotivi ripetuti. Molte di queste origini si formano prima che possiamo dare loro un nome consapevolmente. L’“altro sé” vede le tracce di ciò da cui proveniamo, anche quando la mente razionale non riesce a spiegarle appieno.
  • “Attraverso le radici mai illuminate della mia energia” può essere letto scientificamente come le fondamenta biologiche ed emotive nascoste della vitalità. L’“energia” umana non è solo poetica; ha radici fisiche: il metabolismo, gli ormoni, il sistema nervoso autonomo, la respirazione, il tono muscolare, il sonno, la nutrizione, la chimica dello stress e la regolazione mente-corpo. Ha anche radici psicologiche: la motivazione, l’attenzione, la memoria, il desiderio, la paura e il significato.

Il concetto completo può essere spiegato così: Profondamente dentro ogni essere umano esiste un sé inconscio e incarnato. Questo sé nascosto custodisce le radici biologiche, emotive e ancestrali di ciò che siamo. Influenza la nostra energia, le reazioni, l’intuizione e l’identità prima che la nostra mente conscia possa comprenderle. Quello che ci sembra uno “sconosciuto” dentro di noi è, in realtà, la profondità inesplorata del nostro stesso sistema corpo-mente.

In una frase:

Lo “sconosciuto interiore” è il sé inconscio e incarnato: la fonte biologica e psicologica nascosta da cui emergono la nostra identità, la nostra energia, l’intuizione e la direzione della nostra vita.

Kenichi Sawai (澤井 健一, 1903–1988) è stato un formidabile e influente maestro di arti marziali giapponese, noto soprattutto per aver fondato il Taikiken (太気拳). La sua figura è stata fondamentale per aver gettato un ponte tra le arti marziali interne cinesi e la cultura del budo moderno giapponese del XX secolo.

1. La svolta in Cina e l’incontro con Wang Xiangzhai

Prima di trasferirsi in Cina negli anni ’30, Sawai era già un artista marziale d’élite in Giappone: era infatti un esperto praticante di Judo (5° dan), Kendo (4° dan) e Iaido (4° dan).

Nel 1937, mentre si trovava a Pechino, sfidò Wang Xiangzhai, il leggendario fondatore dello Yiquan (un’arte marziale interna cinese focalizzata sull’intenzione mentale e priva di forme fisse). Nonostante l’altissimo livello di Sawai nel Judo e nel Kendo, Wang lo sconfisse ripetutamente e senza alcuno sforzo, ma senza causargli alcun danno fisico. Profondamente colpito e umiliato da questa dimostrazione di superiorità, Sawai chiese di diventare suo allievo. Venne accettato e passò anni a studiare sotto la guida di Wang e del suo miglior discepolo, Yao Zongxun.

2. La nascita del Taikiken

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Sawai tornò in Giappone e sintetizzò gli insegnamenti ricevuti in un proprio sistema, che battezzò Taikiken (letteralmente “Pugno della Grande Intenzione” o “dello Spirito Supremo”), in omaggio all’arte del suo maestro.

A differenza della maggior parte delle arti marziali giapponesi tradizionali, il Taikiken si focalizzava su:

  • Ritsu-zen (Zhan Zhuang): La meditazione in piedi, fondamentale per sviluppare la forza interna, l’allineamento strutturale e la capacità di generare una forza esplosiva.
  • Assenza di forme fisse: Il rifiuto dei kata rigidi (sequenze preordinate tipiche del Karate o del Judo) a favore di movimenti spontanei, intuitivi e fluidi.
  • Contatto con la natura: Gli allenamenti si svolgevano quasi esclusivamente all’aperto, in particolare nel bosco del santuario Meiji Jingu a Tokyo, per abituare il corpo a muoversi su terreni irregolari e in mezzo agli elementi naturali.

3. Il legame con il Kyokushin Karate

Sawai strinse un profondo legame di amicizia e rispetto reciproco con Masutatsu (Mas) Oyama, il leggendario fondatore del Kyokushin Karate.

Ronoscendo l’incredibile efficacia della meccanica interna del Taikiken, Oyama invitò Sawai a insegnare nel suo dojo centrale (Honbu). Molti dei migliori combattenti e istruttori di Oyama – tra cui Hatsuo Royama e Kazumi Hajime – si allenarono intensamente con Sawai per assorbire la potenza esplosiva (fa jin) e il gioco di gambe del Taikiken, influenzando profondamente l’evoluzione strategica del Kyokushin ai massimi livelli.

1. La postura esterna: Immobilità apparente

All’occhio di un osservatore esterno, il praticante è completamente immobile, spesso in una postura che ricorda l’atto di “abbracciare un albero” (le ginocchia sono leggermente flesse, la colonna vertebrale è dritta ma rilassata, e le braccia formano un cerchio davanti al petto).

Tuttavia, all’interno del corpo c’è un lavoro dinamico e incessante:

  • Rilassamento attivo (Song): Non si tratta di essere rigidi come statue, ma di rilasciare ogni tensione muscolare non necessaria, lasciando che la struttura ossea sostenga il peso del corpo.
  • Radicamento: Il peso collassa naturalmente verso i piedi (in particolare sul punto Yongquan, la “fonte zampillante” sotto la pianta), creando una connessione profonda con il terreno.

2. Il lavoro mentale: Presenza e Intenzione (Yi)

Il Ritsu-zen non è una meditazione di “svuotamento” passivo della mente, ma un esercizio di iper-presenza:

  • Ascolto interno: Il praticante scansiona continuamente il corpo alla ricerca di micro-tensioni (nelle spalle, nella mascella, nella zona lombare) per scioglierle attraverso il respiro.
  • Uso dell’immaginazione (Yi): Kenichi Sawai enfatizzava enormemente l’uso della mente. Durante la posizione, si immagina di opporre resistenza a una forza esterna: ad esempio, di essere immersi in un fiume in piena e dover rimanere stabili, o di spingere e tirare un pallone elastico tra le mani. Questa “intenzione” attiva il sistema nervoso in modo specifico senza muovere i muscoli.

3. La trasformazione interna: Lo sviluppo del Ki (o Qi)

Mentre si mantiene la posizione per 20, 30 o più minuti, iniziano a manifestarsi chiari segnali fisici ed energetici:

  • Calore e formicolio: La circolazione sanguigna e linfatica migliora drasticamente. Le mani e i piedi diventano caldi, e si avverte un formicolio (spesso descritto come elettricità o scorrimento del Ki).
  • Tremori muscolari: Il corpo inizia a vibrare o a oscillare leggermente. Questo accade perché il sistema nervoso sta ricalibrando l’equilibrio e i muscoli posturali profondi (spesso inutilizzati) stanno lavorando per sostituire lo sforzo dei muscoli superficiali.

4. Il fine marziale: La molla pronta a scattare

Nel Taikiken, il Ritsu-zen è il nucleo da cui nasce la forza esplosiva. Mentre si è fermi in Ritsu-zen, il corpo accumula energia potenziale, come una molla che viene compressa lentamente.

L’obiettivo finale è fare in modo che, da quella totale immobilità e rilassatezza, il praticante possa generare istantaneamente una forza d’urto devastante (Fa jin) in qualsiasi direzione, senza bisogno di caricare il colpo.

心身をひとつにする。Riunisci mente e corpo.身体の中心感覚を養成するAllena il senso centrale del corpo.心を穏やかに保ち呼吸は自然にMantieni la mente calma e respira naturalmente.

心身をひとつにする。
Riunisci mente e corpo.
cerca la sensazione simultanea

身体の中心感覚を養成する
Allena il senso centrale del corpo.
addestra l’equilibrio delle direzioni

心を穏やかに保ち呼吸は自然に
Mantieni la mente calma e respira naturalmente.
portati in una dimensione atemporale non locale

PROVA COSTANTEMENTE CON PAZIENZA DEDIZIONE E FIDUCIA

KI /QI 炁 氣 per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA

Uno degli obbiettivi della pratica del qi gong/kiko 氣功 meditazione in piedi ritzuzen 立禅  o 站桩  zhan Zhuang  (per quanto le due discipline abbiano similitudine di forma ma diversità d’intento e di pratica)con finalità marziale 武 è generare

KI /QI 炁 氣 per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA,  uno stato di rilassamento globale di tutto il corpo con la presenza di uno stato di compressione con una immediata disponibilità all’esplosività..

La compressione dona un senso di pienezza utile da spendere nella combattività

Questa pratica è definibile come un mix ispirato da insegnamenti diversi.

La finalità principale è l’acquisizione di una forza pneumatica e stimolare un generale benessere psicofisico rigenerante.

導引 DaoYin e QI GONG kiko氣功

Il daoyin 導引 è un metodo dell’antica Cina per la cura della salute, basato sull’integrazione di esercizio respiratorio, mentale, fisico e automassaggio.
Il termine daoyin è composto dalle parole dǎo 導 – “guidare, condurre”e yǐn 引 – “tirare, tendere”.
Secondo Li Yi 李頤, commentatore del Zhuangzi d’epoca Jin (265-420), il termine è da intendere come “guidare l’energia vitale per armonizzarla” e “tirare il corpo per ammorbidirlo”

彭祖 Péng Zǔ
彭祖 Péng Zǔ

Nell’antichità il qìgōng lo si chiamava dǎoyǐn  彭祖 Péng Zǔ (leggendario personaggio taoista che secondo la tradizione visse 800 anni) era noto come “il maestro del dǎoyǐn”, il Zhuāngzǐ di ciò scrisse:

“condurre il qì induce all’armonia, attirare/guidare il corpo induce alla cedevolezza”.

 

QI GONG 

伏虎桩 La postura “tenere la tigre”

虎心不動

La postura “tenere la tigre” è la postura per eccellenza per rafforzare le gambe.
La distanza tra i piedi, la posizione del peso del corpo, l’angolo del piede posteriore, la resistenza tra i diversi punti del corpo, 争力 lo zheng-li l’integrazione delle tensioni concorrenti è assai variabile.
Esistono molte varianti ed interpretazione effettuate da parte dei Maestri e praticanti di 意拳 Yi Chuan

 

 

意到則氣到 dove si dirige l’attenzione si dirige il Qi/KI

意到氣到

Dove si dirige l’attenzione/intenzione si dirige il Qi/KI
(un certo tipo particolare di energia)

導引 DaoYin e QI GONG kiko氣功

 

Il daoyin 導引 dǎoyǐn è un metodo ginnico cinese per la cura della salute basato sull’integrazione di esercizio respiratorio, mentale, fisico e automassaggio.
Il termine daoyin è composto dalle parole dǎo 導 – “guidare, condurre” – e yǐn 引 – “tirare, tendere”. Secondo Li Yi 李頤, commentatore del Zhuangzi d’epoca Jin (265-420), il termine è da intendere come “guidare l’energia vitale per armonizzarla” e “tirare il corpo per ammorbidirlo”

Nell’antichità il qìgōng lo si chiamava dǎoyǐn (lett. “condurre e attirare”), 彭祖 Péng Zǔ (leggendario personaggio taoista che secondo la tradizione visse 800 anni) era noto come “il maestro del dǎoyǐn”, il Zhuāngzǐ di ciò scrisse: “condurre il qì induce all’armonia, attirare/guidare il corpo induce alla cedevolezza”.
Il simbolo nell’illustrazione in basso nr. 33 rappresenta il carattere 導 in epoca 商 Shāng, allora 導 dǎo e 道 dào avevano lo stesso significato.

Il 導引 è quel che i giapponesi chiamano dō-in

氣功古稱導引,彭祖是「導引之士」《莊子》為其寫到:「導氣令和,引體令柔」。下面圖中33號圖的符號為導字,商代「導」與「道」是一個意思

Conduire; guider (p. ex. : les souffles, en thérapeutique); rétablir ou maintenir les circulations vitales. 導 invece “condurre, guidare”, ma anche “istruire”, “nutrire”… l’immagine suggerita dall’insieme di semantoforo e fonoforo rimanda a una mano con il pollice che indica la via da seguire. In 導引 dǎo yǐn l’idea è di guidare/attirare il qì, ristabilendo o mantenendo la circolazione dell’energia vitale.

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dr. Daniele Cologna sinologo

 導引

 

esercizi statici (jinggong 静功), che consistono nel mantenere una posizione immobile del corpo guidando mente e respiro secondo metodi particolari;

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esercizi dinamici (donggong 动功), che consistono nell’esecuzione di gesti atti a favorire e migliorare lo scorrimento dell’energia vitale (qi 氣 ) e del sangue nel corpo, mantenere attivi muscoli, tendini e ossa;

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esercizi di concentrazione tramite la focalizzazione su punti specifici del corpo o la visualizzazione di particolari percorsi interni o esterni al corpo: esercizi di respirazione (tuna 吐纳), tecniche di automassaggio (zimo 自磨), esercizi di allungamento (yinti 引体), ecc

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氣功

Il termine Qi gong /kiko si riferisce a una serie di pratiche e di esercizi collegati alla medicina tradizionale cinese e in parte alle arti marziali che prevedono la meditazione, la concentrazione mentale, il controllo della respirazione e particolari movimenti di esercizio fisico. Tale disciplina si pratica generalmente per il mantenimento della buona salute e del benessere sia fisici sia psicologici, tramite la cura e l’accrescimento della propria energia interna 氣 qi ki.

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