“La sua radice è nei piedi. Ha origine nelle gambe. Domina nella vita. Prende forma nelle dita. Dai piedi alle gambe e alla vita, deve essere sempre completa. Avanti e indietro, puoi ottenere il potere”.
Per raggiungere uno stato di quiete mentale , effettuiamo, una scansione corporea consapevole, percepiamo ogni parte del corpo dai piedi alla testa. Focalizzando l'attenzione sulle sensazioni fisiche e sul respiro, si impara a osservare lo spazio tra i pensieri invece di assecondarli. Questo processo permette di sperimentare una condizione di assenza di pensiero, Attraverso questa pratica, l'individuo diventa pienamente consapevole del momento presente e della propria natura interiore silenziosa.
Chiudi gli occhi e porta l’attenzione ai piedi: percepisci il contatto con il suolo, il peso e la temperatura, rimanendo concentrato , puoi percepire anche le radici che scendono verso le profondità della Terra e si connettendoti ad Essa
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Sali con l’attenzione alle gambe: limitati a percepirle e a sentirle, senza giudicare le sensazioni che provi
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Porta l’attenzione alle mani, sentendo il palmo dall’interno, ed anche dall’esterno, appena intono, a pochi centimetri dalla pelle, e poi risali lungo le braccia, i gomiti e le spalle
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Sposta l’attenzione alla colonna vertebrale, percependola dalla base fino alla nuca, una vertebra alla volta
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Una volta arrivato alla nuca, fai un respiro profondo, inspira con il naso espira con la bocca
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Porta l’attenzione alla testa dall’interno, percependola come uno spazio ampio e silenzioso, all’interno e anche all’esterno intorno a te
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Richiama tutto il corpo contemporaneamente: percepisci piedi, gambe, mani, braccia, colonna e testa tutti insieme, in un’unica sensazione corporea globale, dentro di te e intorno. te.
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Infine, non fare nulla: non seguire i pensieri e non cercare di scacciarli, ma osserva semplicemente lo spazio vuoto che c’è tra un pensiero e l’altro
L’esercizio descritto è una pratica classica di radicamento corporeo (body scan) e presenza aperta che conduce alla quiete mentale.
Carl Gustav Jung (se si tratta di un refuso per Jung) Nel suo celebre commento psicologico a Il segreto del fiore d’oro e nei suoi scritti sulla meditazione, Jung si sofferma esattamente sul paradosso dell’«osservare senza fare nulla». Per Jung, l’arte più difficile per l’uomo moderno è imparare a lasciar accadere (das Geschehenlassen), sospendendo l’intervento della volontà egoica:
Smettere di alimentare i pensieri e smettere di scacciarli toglie energia al dominio cosciente dell’Io.
Nello spazio vuoto che si apre tra un pensiero e l’altro non c’è il nulla, ma la possibilità per il Sé (Selbst — la totalità psichica) di manifestarsi.
Jung sintetizza questo movimento interiore con la nota massima:
«Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia».
Maestro K’ung (Confucio) Nel pensiero confuciano classico, specialmente nel testo del Grande Studio (Daxue), Maestro K’ung insegna che la padronanza di sé inizia proprio con la capacità di fermarsi e ancorare l’attenzione:
«Sapendo dove fermarsi, si acquista stabilità; con la stabilità si ottiene la quiete; nella quiete regna la pace interiore, e con la pace si può discernere con chiarezza».
Nei testi dello Zhuangzi (dove Confucio compare come figura dialogica), a Kung è attribuita la dottrina del digiuno del cuore/della mente (Xinzhai): non ascoltare con le orecchie ma con la mente, e non con la mente ma con il soffio vitale (Qi). L’udito si arresta ai suoni e la mente ai concetti, ma il vuoto interiore è l’unica condizione capace di accogliere la realtà così com’è.
La tradizione del Chi Kung QI GONG kiko氣功 la sequenza riassume le tappe canoniche dell’allineamento energetico:
Sentire i piedi crea il radicamento a terra (Gen).
Rilassare muscoli e colonna apre i meridiani (Song).
L’intenzione mentale (Yi) guida l’energia vitale (Qi) in tutto il corpo in modo simultaneo.
Fermare l’azione e contemplare lo spazio tra i pensieri coincide con l’ingresso nello stato di Wuji (la vacuità originaria indifferenziata), momento in cui l’organismo ritrova spontaneamente il proprio equilibrio naturale.
Significato letterale: «Radice». Nel Qi Gong indica il principio di affondare le radici a terra (zhā gēn, 扎根) per stabilire una connessione stabile con la forza gravitazionale e l’energia terrestre (Di Qi).
Rilassamento attivo (Song)
Ideogramma: 鬆 (semplificato: 松, pinyin: sōng)
Significato letterale: «Allentare», «distendere». Non descrive un rilassamento passivo o flaccido, bensì una decontrazione muscolare e articolare che preserva l’allineamento scheletrico, favorendo il flusso nei meridiani (Jingluo, 經絡 / 经络).
Intenzione mentale (Yi)
Ideogramma: 意 (pinyin: yì)
Significato letterale: «Mente intenzionale», «volontà cosciente». Composto dai radicali di suono/parola (音) e cuore/mente (心). È la presenza mentale che orienta l’azione senza sforzo fisico.
Energia vitale (Qi)
Ideogramma: 氣 (semplificato: 气, pinyin: qì)
Significato letterale: «Soffio», «vapore», «energia vitale». La formula canonica citata nella sequenza è 以意導氣 (semplificato: 以意导气, yǐ yì dǎo qì), traducibile come «l’intenzione guida il Qi».
Vacuità primordiale (Wuji)
Ideogramma: 無極 (semplificato: 无极, pinyin: wújí)
Significato letterale: «Senza limite», «assenza di polarità». È formato da 無 (wú, non-essere/senza) e 極 (jí, culmine/polo). Rappresenta lo stato neutro e indifferenziato anteriore alla nascita del Taiji (太極, la dualità Yin-Yang), in cui la mente tace e il corpo ripristina la propria omeostasi originaria.
I punti di contatto si fanno subito più nitidi: l’arco del piede si ammorbidisce, mentre i talloni e la punta rilasciano verso il basso ogni tensione, lasciando che la gravità sostenga il corpo senza alcuno sforzo. Sotto la pianta, la consistenza del suolo si trasforma da semplice superficie d’appoggio in un confine permeabile, accogliente e vivo.
Con ogni espirazione, quel confine cede con naturalezza. Dalla base delle piante e dai talloni iniziano a diramarsi radici sottili ma tenaci, che scivolano oltre la superficie ed entrano nella terra profonda. Si fanno via via più dense e robuste, facendosi strada tra strati di suolo scuro, ciottoli levigati, vene d’acqua limpida e rocce silenziose. Ogni fibra scende senza alcuna fretta, attratta da un magnetismo saldo che sa esattamente dove dirigersi: verso il nucleo calmo e indisturbato del pianeta.
Sentire questo ancoraggio trasforma la percezione dell’intero corpo. Il respiro rallenta e trova spazio spontaneo nel bacino e nell’addome. Il baricentro scende, e ogni oscillazione mentale o senso di affanno scivola via lungo le radici, scaricato e accolto dal terreno.
In cambio, dalla profondità risale una stabilità silenziosa: non una rigidità contratta, ma la fermezza elastica di chi sa di essere pienamente sostenuto. A ogni inspiro, questa solidità risale dolcemente, attraversa le piante dei piedi, scioglie le caviglie e sostiene la colonna vertebrale dall’interno.
Eckhart Tolle è un uomo del nostro tempo, nato e cresciuto in Europa, che è passato attraverso una esperienza di Risveglio improvviso e totale. Da molti è ritenuto un individuo che sia balzato ad un altro livello di consapevolezza, questo processo, che potrebbe essere chiamato una Illuminazione, ineffabile e non definibile ne descrivibile con parole adeguate, gli ha consentito, di ritornare ad osservare senza i filtri dalla Mente di Superficie, in questo stato di osservazione ha introdotto i suoi ascoltatori ad una riflessione su:
Il Corpo di Dolore è un campo di energia negativa
che occupa corpo e mente una entità invisibile che vive e si alimenta alle spese di un’altra senza dare nessuna cosa in cambio.
Ha due modi d’essere attivo o inattivo
Vuole sopravvivere come ogni altra entità esistente, può riuscirci solo se ti identifichi con esso.
Si nutre di rabbia, distruttività,odio,sofferenza,drammi emotivi, malattia….
All’interno del Campo di Consapevolezza umano può generarsi, esistere, prosperare ed operare una entità energetica che agisce in modo da deprivarci di energia, e dunque mantenerci in uno stato di inconsapevolezza. Il suo scopo è quello di continuare ad alimentarsi di un certo tipo della nostra energia, e nel contempo impedirci di espandere la nostra Consapevolezza per non permetterci di accorgersi della sua presenza. Diventare consapevoli dell’esistenza e dell’operato di questa entità energetica è il primo ed il più importante passo da fare; diventerà una conseguenza naturale, poi, iniziare immediatamente a smettere di creare ancora cibo e sostentamento per essa
La fascia è una rete ( ragnatela) tridimensionale di tessuto connettivo che avvolge ogni muscolo, osso, nervo e organo nel corpo La fascia è costituita da tessuto connettivo fibroso che avvolge i muscoli e altre strutture, la tensione in un punto trasmette istantaneamente attraverso l’intera rete.
Analogamente ai legamenti e ai tendini, la fascia è composta prevalentemente da collagene. Queste fibre di collagene sono strettamente impacchettate e presentano un andamento ondulatorio nella direzione della trazione. Ciò significa che la fascia è molto flessibile e in grado di resistere a una grande forza di trazione in una direzione finché le fibre non si raddrizzano.
La fascia è composta da tre strati.
1) Fascia superficiale, che si trova appena sotto lo strato della pelle
2) Fascia profonda, situata vicino a muscoli, nervi, ossa e vasi sanguigni
3) Fascia viscerale, che è vicina agli organi interni
La fascia (o tessuto miofasciale) è l’organo più esteso del corpo umano, eppure è stato ignorato dalla medicina tradizionale per secoli.
Immagina una gigantesca rete tridimensionale, elastica e continua, fatta di tessuto connettivo (principalmente collagene, elastina e acqua), che avvolge, separa e connette ogni singola parte del tuo corpo: muscoli, ossa, tendini, nervi, vasi sanguigni e organi interni. Dalla cima della testa alla punta dei piedi, non c’è interruzione.
L’analogia dell’arancia: Se tagli un’arancia a metà, vedi la buccia, ma vedi anche una pellicina bianca che avvolge gli spicchi e ogni singola microscopica goccia di succo. La fascia è esattamente quella pellicina bianca all’interno del corpo umano. Senza di essa, crolleremmo a terra come un budino.
La fascia non è un semplice “involucro passivo”, ma un sistema dinamico e intelligente che governa il movimento attraverso quattro funzioni principali:
1. Trasmissione della forza (L’effetto fionda)
I muscoli non lavorano quasi mai da soli. Quando contrai un muscolo (ad esempio per lanciare una pallina o tirare un dritto a tennis), la forza generata si propaga lungo le linee fasciali (i binari connettivali). La fascia accumula questa energia cinetica come un elastico e la rilascia, permettendoti di compiere movimenti esplosivi con pochissimo sforzo muscolare. È questo il segreto della fluidità di atleti come Djokovic.
2. Scorrimento e Lubrificazione
Tra i vari strati della fascia scorre un liquido idratante ricco di acido ialuronico. Quando sei ben idratato e ti muovi correttamente, i muscoli scivolano l’uno sull’altro senza attrito. Se invece sei disidratato o sedentario, questo liquido diventa denso e colloso: gli strati fasciali si “incollano” tra loro (aderenze), creando rigidità, contratture e limitando i movimenti.
3. Tensegrità (Integrità Tensionale)
Il corpo umano non funziona come una casa di mattoni (dove il tetto pesa sul primo piano, che pesa sulle fondamenta). Funziona secondo il principio della tensegrità: le strutture rigide (le ossa) galleggiano all’interno di una rete di tensioni elastiche costanti (la fascia).
Se tiri un filo di questa rete in un punto (es. una vecchia cicatrice o una tensione sulla pianta del piede), la tensione si ripercuoterà su tutta la struttura (es. provocandoti un dolore alla cervicale).
4. Il nostro secondo cervello (Propriocezione)
La fascia è il nostro organo di senso più sensibile. Contiene fino a sei volte più recettori nervosi rispetto ai muscoli. È la fascia che dice al tuo cervello dove si trova il tuo corpo nello spazio, come si sta muovendo e se c’è un pericolo di infortunio imminente. Quando senti i muscoli “indenziti” o “stanchi” dopo una giornata stressante, spesso è la fascia che ha reagito al sistema nervoso contraendosi (sì, la fascia può contrarsi indipendentemente dai muscoli!).
La fascia e’ una fitta rete di tessuto connettivo coinvolto attivamente nella trasmissione della forza, nella modulazione immunitaria, nell’equilibrio dei fluidi corporei e nella percezione e trasmissione degli stimoli sensitivi periferici.
Circonda i muscoli, gli organi, i nervi e i vasi sanguigni formando un sistema di interconnessione in tutto il corpo.
I disturbi della fascia, in particolare la sua tensione o le sue aderenze, possono influire sul funzionamento del sistema nervoso, causare dolore, limitare i movimenti fino a provocare stress cronico.
Studi recenti (Stecco C et al, 2024) dimostrano come quest’organo risulti particolarmente recettivo agli stimoli chimici e nello specifico alle variazioni dei livelli degli ormoni sessuali femminili.
Perché si irrigidisce e come mantenerla sana?
I nemici giurati della fascia sono la sedentarietà, le posture fisse (ore davanti al PC), la disidratazione e lo stress cronico. Per mantenerla elastica occorre:
Rilascio miofasciale: Usare rulli e palline per rompere meccanicamente le aderenze (“nodi”).
Movimenti vari e multidirezionali: Evitare i movimenti ripetitivi in una sola direzione.
Idratazione: Bere acqua costantemente per mantenere il liquido fasciale fluido.
Qual è la funzione della fascia?
Derivante dalla parola latina che significa fascia, il ruolo di questo tessuto connettivo è quello di unire, stabilizzare e separare i muscoli e altri organi interni.
Le fasce sono simili ai legamenti e ai tendini in quanto il loro componente principale è il collagene. Si differenziano per posizione e funzione: i legamenti uniscono un osso a un altro, i tendini uniscono i muscoli alle ossa e le fasce avvolgono i muscoli e altre strutture.
Nell’immagine, IL NOTO TENNISTA Djokovic sta eseguendo una tecnica di allineamento e pre-tensione fasciale, focalizzata in particolare sulle linee spirali e incrociate del corpo.
Se noti la sua postura, sta compiendo due azioni chiave: Gambe incrociate: Ha i piedi e le gambe sovrapposti l’uno all’altro.
Braccia serrate sul busto: Le sue braccia sono avvolte strettamente attorno alle spalle e al torace, in una sorta di auto-abbraccio molto compresso.
Ecco spiegato a livello biomeccanico e fasciale cosa sta succedendo in quel momento:
Messa in tensione della “Linea Spirale”: Secondo la medicina miofasciale (come la teoria degli Anatomy Trains di Thomas Myers), il nostro corpo è attraversato da grandi fasce di tessuto connettivo che lo avvolgono a spirale. Incrociando le gambe e bloccando la parte superiore del tronco, mette in “tensione elastica” questa catena connettivale da un’estremità all’altra.
Aumento della propriocezione: Questa posizione di massima chiusura serve al sistema nervoso per “mappare” il corpo. Stringendosi in questo modo, l’atleta resetta la percezione del proprio centro di gravità e dei muscoli stabilizzatori profondi (il core).
Allungamento decompressivo: Mantenendo questa pre-tensione, basta un piccolissimo movimento della testa o una leggera rotazione del bacino per generare un allungamento profondo dei tessuti della schiena e delle anche, zone costantemente sollecitate dai cambi di direzione nel tennis. In pratica, è un esercizio di “centratura” e sintonizzazione della fascia che gli atleti d’élite usano nei momenti di pausa o subito prima di scendere in campo per assicurarsi che tutta la “tuta connettivale” del corpo sia fluida e reattiva.
Quando lavori sul pericardio non stai toccando solo il tessuto che protegge il cuore… stai entrando in una rete fasciale che custodisce storia, emozioni e protezione accumulata. La fascia registra ciò che vivi. Ciò che non si esprime… si organizza nel corpo. Il pericardio, come spazio protettivo, impara a contrarsi per proteggere, a densificarsi per contenere, a limitare il movimento per non sentire troppo. Con il tempo, quella protezione può essere percepita come pressione sul petto, respirazione limitata o disconnessione emotiva. Quando la fascia inizia ad ammorbidirsi, qualcosa di profondo cambia: La respirazione si apre. Il corpo scarica la tensione. Le emozioni trovano una via d’uscita senza bisogno di spiegazioni. Il petto recupera spazio. Liberare la memoria fasciale non significa cancellare il vissuto. È permettere al corpo di smettere di trattenere la contrazione associata a quell’esperienza. Il tessuto smette di proteggere… e torna a permettere di sentire. E quando il cuore non ha più bisogno di difendersi costantemente, può fare quello che ha sempre voluto fare:
La fascia è una rete di tessuto connettivo che avvolge muscoli, ossa e organi come una seconda pelle (o una tuta da supereroe). Se la fascia è elastica, il corpo si muove in modo fluido e genera una potenza pazzesca con il minimo sforzo; se si irrigidisce, aumentano gli infortuni e i movimenti diventano “legnosi”.
Questo stimola la produzione di collagene e rimodella il tessuto connettivo profondo, permettendo quelle spaccate laterali estreme sul cemento che lo hanno reso famoso.
La fascia risponde ai movimenti Movimenti a Spirale e Tridimensionali al Tai Chi e al Qi Gong:
Esercizi di torsione del busto, rotazioni delle anche e movimenti fluidi “a otto” (infinito). Questo allena le linee fasciali oblique e a spirale, che sono le stesse che un tennista (o chiunque debba ruotare il corpo) usa per generare forza.
PUNTI TRIGGER COMUNI (Common Trigger Points)
Collo, Spalle e Parte Alta della Schiena
Upper trapezius: Trapezio superiore
Levator scapulae: Elevatore della scapola
Supraspinatus: Sovraspinato (o sopraspinato)
Infraspinatus: Sottospinato (o infraspinato)
Middle trapezius: Trapezio medio
Teres minor: Piccolo rotondo
Rhomboids: Romboidi
Posterior deltoid: Deltoide posteriore
Schiena (Centro e Zona Lombare)
Iliocostalis thoracis: Ileocostale del torace
Latissimus dorsi: Gran dorsale
Erector spinae: Erettori della colonna (o erettori spinali)
Lower trapezius: Trapezio inferiore
Quadratus lumborum: Quadrato dei lombi
Quadratus lumborum deep: Quadrato dei lombi (strato profondo)
Bacino, Anca e Glutei
Iliopsoas: Ileopsoas
Gluteus medius: Medio gluteo
Gluteus maximus: Grande gluteo
Gluteus minimus: Piccolo gluteo
Piriformis: Piriforme
Arti Inferiori (Coscia e Polpaccio)
Hamstrings: Ischiocrurali (i muscoli posteriori della coscia)
Biceps femoris: Bicipite femorale
Gastrocnemius / Gastroc: Gastrocnemio (il muscolo principale del polpaccio)
Soleus: Soleo
Nota di collegamento con la fascia: I “punti trigger” segnati colorati sulla mappa sono letteralmente dei piccoli nodi o micro-contratture che si formano all’interno delle fibre muscolari e del tessuto miofasciale circostante. Quando la fascia si irrigidisce o si disidrata, questi punti diventano dolorosi e, a causa delle interconnessioni di cui parlavamo prima, spesso irradiano il dolore in zone diverse da dove si trovano (ad esempio, un punto trigger sul gluteo minimo può far sentire dolore lungo tutta la gamba).
Il movimento lento e consapevole aiuta la fascia a ritrovare elasticità. Il respiro le restituisce mobilità. E il rilascio miofasciale può diventare un gesto semplice ma estremamente efficace, aiutano a sciogliere le tensioni, migliorano la percezione del corpo e favoriscono una sensazione di maggiore leggerezza e libertà nel movimento
Non è una tecnica da eseguire perfettamente. È un’esperienza da ascoltare.
La fascia è il sistema strutturale che media l’integrazione e la reattività dell’intero corpo. La sua influenza sul movimento non è passiva, ma governata da quattro meccanismi primari:
Modello di Tensegrità: La biomeccanica umana non si regge sulla compressione ossea (come una pila di mattoni). Le ossa agiscono come distanziatori rigidi che fluttuano all’interno di una rete miofasciale in tensione continua. È l’equilibrio tensivo di questa rete a determinare l’assetto scheletrico, permettendo di distribuire globalmente lo stress meccanico anziché concentrarlo in punti isolati.
Plasticità e Rimodellamento (Effetto Piezoelettrico): La fascia ha una natura plastica, non solo elastica. Sottoposta a stress meccanico costante, genera cariche bioelettriche. Questo segnale induce i fibroblasti a depositare nuovo collagene seguendo le linee di trazione. Di conseguenza, il tessuto si rimodella fisicamente, creando rinforzi strutturali basati sulle abitudini di movimento e posturali.
Trasmissione Ultra-rapida e “Acture“: La rete fasciale comunica le variazioni meccaniche da cellula a cellula alla velocità del suono (circa 1100 km/h), risultando tre volte più veloce della trasmissione nervosa. Questa rapidità consente di assorbire urti prima dell’attivazione muscolare e plasma la nostra “acture”, ovvero l’impronta dinamica caratteristica con cui ci muoviamo.
Contrattilità Attiva e Pre-stress: Il tessuto fasciale non è inerte. Contiene miofibroblasti capaci di contrarsi in modo autonomo, indipendentemente dai comandi del sistema nervoso centrale. Questa contrazione è lenta (richiede 20-30 minuti) ed è innescata da tensioni prolungate o variazioni chimiche (come il pH). Il risultato è un irrigidimento locale, un “pre-stress” che prepara strutturalmente il corpo ad affrontare carichi di lavoro imminent
Per decenni, la fascia è stata trattata come “materiale di imballaggio” in laboratori di anatomia — qualcosa da tagliare per arrivare alle strutture “importanti”.
Ma più la ricerca evolue, più ci rendiamo conto che la fascia è una delle strutture importanti.
Un recente articolo pubblicato nel Journal of Anatomy da ricercatori come Carla Stecco e Robert Schleip propone che la fascia dovrebbe essere riconosciuta come sistema anatomico proprio perché è profondamente interconnessa e funzionalmente significativa.
E onestamente… molti terapisti manuali, praticanti del movimento e lavoratori del corpo hanno assistito a questo clinicamente per anni.
La fascia non è un tessuto isolato. È una rete continua che circonda e connetta: ✨ muscoli ✨ nervi ✨ organi ✨ vasi sanguigni ✨ ossa ✨ e influisce anche sulla dinamica del fluido e sulla propriocezione
Questo è il motivo per cui le approche come il Myofascial Release di John Barnes si concentrano sul corpo come su un interno interconnesso piuttosto che cercare i sintomi in isolamento.
Quando iniziamo a comprendere la fascia come una rete di comunicazione — non solo un tessuto connettivo — cambia il modo in cui vediamo il dolore, la guarigione, la postura, il movimento, il trauma e la guarigione.
Il corpo non è una collezione di parti separate. È un sistema integrato che comunica costantemente attraverso la tensione, la pressione, la vibrazione, il fluido, la chimica e la consapevolezza.
La scienza finalmente sta raggiungendo ciò che molti pazienti e praticanti hanno sentito nella sala di trattamento per decenni: Tutto è connesso.
Questo significa che la vera comprensione non deriva dallo sforzo della mente di controllare la realtà, ma dall’imparare a vedere il Tao che si muove attraverso tutte le cose.
Nel Taoismo, la natura non è fatta solo di alberi, fiumi, montagne, animali o stagioni. La natura è il motivo vivente dell’esistenza stessa. Ogni cosa ha un ritmo: nascita e morte, crescita e declino, azione e immobilità, espansione e contrazione, tensione e rilascio, pienezza e vuoto. Questo ritmo è il movimento del Tao.
Il Tao è l’ordine invisibile dietro la vita. Non è un dio personale e non è un sistema fisso di regole. È il modo naturale in cui le cose sorgono, si trasformano e ritornano. Il Tao non può essere pienamente catturato dalle parole, ma può essere osservato attraverso il comportamento della natura:
L’acqua scorre verso il basso.
Gli alberi crescono assecondando le proprie radici.
Le stagioni cambiano senza opporre resistenza.
Il corpo guarisce quando le condizioni sono favorevoli.
Una persona si confonde quando si oppone alla propria natura.
«Riconoscere il ritmo della natura» significa vedere questi schemi sotto la superficie degli eventi.
Un taoista non si chiede solo: Cosa sta succedendo? Un taoista si chiede: Di quale movimento fa parte questo momento?
Qualcosa sta crescendo o declinando?
È il momento di agire o di aspettare?
L’energia sta salendo o scendendo?
La situazione si sta espandendo o sta tornando alla quiete?
C’è armonia, o si sta forzando qualcosa?
Il Ritmo della Trasformazione: Yin e Yang
Questo è il motivo per cui il Taoismo parla così spesso di Yin e Yang. Essi non sono semplici opposti, ma rappresentano il ritmo stesso della trasformazione.
Il giorno diventa notte. La forza ha bisogno di morbidezza. L’azione ha bisogno di riposo. Il successo contiene il seme del declino. La difficoltà contiene il seme del rinnovamento. Quando comprendi lo Yin e lo Yang, la vita diventa meno misteriosa perché inizi a riconoscere il disegno insito nel cambiamento.
Kenichi Sawai 健一澤井
L’Essenza delle Cose
L’«essenza delle cose» indica la natura più profonda che si cela dietro le apparenze.
Un albero non è solo legno e foglie. È un mettere radici, un elevarsi, un ramificarsi, un ricevere luce, un sopportare le stagioni e un restituire nutrimento alla terra.
Una persona non è solo una personalità. È respiro, postura, desiderio, memoria, paura, vitalità, spirito e tempismo.
Un conflitto non è solo un disaccordo. Spesso è energia bloccata, squilibrio, orgoglio, paura o resistenza al cambiamento.
Il Taoismo insegna che la confusione deriva spesso dal vedere solo la forma esteriore. La saggezza nasce dal vedere il movimento interiore.
Il Principio del Wu Wei
Questo è anche il significato di Wu Wei, spesso tradotto come «azione senza sforzo» o «non-forzatura». Wu Wei non significa non fare nulla. Significa agire in armonia con il ritmo naturale della situazione.
Il contadino non tira la pianta verso l’alto per farla crescere più velocemente. Prepara il terreno, annaffia, protegge le radici e lascia che la crescita avvenga da sé. Questa è l’intelligenza taoista. Quando riconosci il ritmo della natura, smetti di combattere la realtà: inizi a cooperare con essa.
Nel corpo umano, questo principio si manifesta come respiro, equilibrio, riposo, movimento, emozione, digestione, sonno e guarigione. Nel qigong e nelle arti marziali interne, il praticante impara a sentire quando l’energia sale, scende, si apre, si chiude, si raccoglie o si disperde. Il corpo diventa uno specchio della natura:
Stare fermi diventa come una montagna. Muoversi diventa come l’acqua. Il potere deriva dal radicamento. La chiarezza deriva dal vuoto. Il tempismo diventa più importante della forza.
Nella vita quotidiana si applica lo stesso principio. Le relazioni hanno le loro stagioni. Le carriere hanno i loro cicli. La creatività ha le sue maree. La salute ha i suoi ritmi. Persino i problemi hanno una struttura naturale. Quando ne comprendi il ritmo, puoi spiegare molto di più perché non sei più intrappolato da eventi isolati: vedi la matrice che li produce.
Dal punto di vista taoista, la frase significa: Quando percepisci il Tao — il ritmo naturale dentro ogni cosa — comprendi la vita dalla sua radice invece che dalla sua superficie. Allora la maggior parte degli eventi, delle emozioni, dei conflitti, dei mutamenti e delle trasformazioni diventa spiegabile, perché sono tutti espressioni dello stesso movimento universale.
O, in modo più poetico:
Chi comprende il ritmo della natura comprende il linguaggio del Tao. E chi comprende il Tao vede che nulla esiste da solo; ogni cosa si muove, cambia, ritorna e rivela il proprio significato attraverso il disegno della sua stessa natura.
Dentro di noi, in profondità, vive uno sconosciuto, sotto forma del nostro altro io, me, se stesso, che vede la nostra origine attraverso le radici mai illuminate della nostra energia!
Scientificamente, questa frase filosofica può essere intesa come una descrizione poetica degli strati nascosti del sé: le parti di noi che modellano i nostri sentimenti, le nostre scelte, gli istinti, le paure, i desideri e la vitalità prima ancora che riusciamo a comprenderli consapevolmente.
“Dentro di noi, in profondità, vive uno sconosciuto” indica il fatto che gran parte della mente umana è inconscia. La neuroscienza moderna dimostra che non siamo del tutto trasparenti a noi stessi. Molte decisioni, reazioni emotive, tensioni corporee, attrazioni, paure e impulsi hanno inizio nei sistemi più profondi del cervello e del corpo, prima che la mente conscia dia loro una spiegazione. In questo senso, c’è uno “sconosciuto” dentro di noi: non un essere estraneo, ma la parte ignota del nostro stesso sistema nervoso.
“Sotto forma del nostro altro io, me, se stesso” può essere spiegato attraverso l’idea che il sé non sia un’entità singola e fissa. La scienza spesso distingue tra diversi strati della personalità: il sé corporeo, il sé emotivo, il sé sociale, il sé autobiografico e il sé osservatore. L’“io” che parla, il “me” che ricorda e il “sé” che percepisce la vita dall’interno sono correlati, ma non identici. Siamo un sistema vivente composto da molti sé in interazione tra loro.
“Che vede la mia origine” suggerisce una consapevolezza interiore che guarda indietro verso le sorgenti dell’identità. Psicologicamente, il nostro senso del sé è costruito a partire da genetica, prima infanzia, attaccamento, traumi, memoria, cultura, linguaggio, esperienza corporea e schemi emotivi ripetuti. Molte di queste origini si formano prima che possiamo dare loro un nome consapevolmente. L’“altro sé” vede le tracce di ciò da cui proveniamo, anche quando la mente razionale non riesce a spiegarle appieno.
“Attraverso le radici mai illuminate della mia energia” può essere letto scientificamente come le fondamenta biologiche ed emotive nascoste della vitalità. L’“energia” umana non è solo poetica; ha radici fisiche: il metabolismo, gli ormoni, il sistema nervoso autonomo, la respirazione, il tono muscolare, il sonno, la nutrizione, la chimica dello stress e la regolazione mente-corpo. Ha anche radici psicologiche: la motivazione, l’attenzione, la memoria, il desiderio, la paura e il significato.
Il concetto completo può essere spiegato così: Profondamente dentro ogni essere umano esiste un sé inconscio e incarnato. Questo sé nascosto custodisce le radici biologiche, emotive e ancestrali di ciò che siamo. Influenza la nostra energia, le reazioni, l’intuizione e l’identità prima che la nostra mente conscia possa comprenderle. Quello che ci sembra uno “sconosciuto” dentro di noi è, in realtà, la profondità inesplorata del nostro stesso sistema corpo-mente.
In una frase:
Lo “sconosciuto interiore” è il sé inconscio e incarnato: la fonte biologica e psicologica nascosta da cui emergono la nostra identità, la nostra energia, l’intuizione e la direzione della nostra vita.
Kenichi Sawai (澤井 健一, 1903–1988) è stato un formidabile e influente maestro di arti marziali giapponese, noto soprattutto per aver fondato il Taikiken (太気拳). La sua figura è stata fondamentale per aver gettato un ponte tra le arti marziali interne cinesi e la cultura del budo moderno giapponese del XX secolo.
1. La svolta in Cina e l’incontro con Wang Xiangzhai
Prima di trasferirsi in Cina negli anni ’30, Sawai era già un artista marziale d’élite in Giappone: era infatti un esperto praticante di Judo (5° dan), Kendo (4° dan) e Iaido (4° dan).
Nel 1937, mentre si trovava a Pechino, sfidò Wang Xiangzhai, il leggendario fondatore dello Yiquan (un’arte marziale interna cinese focalizzata sull’intenzione mentale e priva di forme fisse). Nonostante l’altissimo livello di Sawai nel Judo e nel Kendo, Wang lo sconfisse ripetutamente e senza alcuno sforzo, ma senza causargli alcun danno fisico. Profondamente colpito e umiliato da questa dimostrazione di superiorità, Sawai chiese di diventare suo allievo. Venne accettato e passò anni a studiare sotto la guida di Wang e del suo miglior discepolo, Yao Zongxun.
2. La nascita del Taikiken
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Sawai tornò in Giappone e sintetizzò gli insegnamenti ricevuti in un proprio sistema, che battezzò Taikiken (letteralmente “Pugno della Grande Intenzione” o “dello Spirito Supremo”), in omaggio all’arte del suo maestro.
A differenza della maggior parte delle arti marziali giapponesi tradizionali, il Taikiken si focalizzava su:
Ritsu-zen (Zhan Zhuang): La meditazione in piedi, fondamentale per sviluppare la forza interna, l’allineamento strutturale e la capacità di generare una forza esplosiva.
Assenza di forme fisse: Il rifiuto dei kata rigidi (sequenze preordinate tipiche del Karate o del Judo) a favore di movimenti spontanei, intuitivi e fluidi.
Contatto con la natura: Gli allenamenti si svolgevano quasi esclusivamente all’aperto, in particolare nel bosco del santuario Meiji Jingu a Tokyo, per abituare il corpo a muoversi su terreni irregolari e in mezzo agli elementi naturali.
3. Il legame con il Kyokushin Karate
Sawai strinse un profondo legame di amicizia e rispetto reciproco con Masutatsu (Mas) Oyama, il leggendario fondatore del Kyokushin Karate.
Ronoscendo l’incredibile efficacia della meccanica interna del Taikiken, Oyama invitò Sawai a insegnare nel suo dojo centrale (Honbu). Molti dei migliori combattenti e istruttori di Oyama – tra cui Hatsuo Royama e Kazumi Hajime – si allenarono intensamente con Sawai per assorbire la potenza esplosiva (fa jin) e il gioco di gambe del Taikiken, influenzando profondamente l’evoluzione strategica del Kyokushin ai massimi livelli.
1. La postura esterna: Immobilità apparente
All’occhio di un osservatore esterno, il praticante è completamente immobile, spesso in una postura che ricorda l’atto di “abbracciare un albero” (le ginocchia sono leggermente flesse, la colonna vertebrale è dritta ma rilassata, e le braccia formano un cerchio davanti al petto).
Tuttavia, all’interno del corpo c’è un lavoro dinamico e incessante:
Rilassamento attivo (Song): Non si tratta di essere rigidi come statue, ma di rilasciare ogni tensione muscolare non necessaria, lasciando che la struttura ossea sostenga il peso del corpo.
Radicamento: Il peso collassa naturalmente verso i piedi (in particolare sul punto Yongquan, la “fonte zampillante” sotto la pianta), creando una connessione profonda con il terreno.
2. Il lavoro mentale: Presenza e Intenzione (Yi)
Il Ritsu-zen non è una meditazione di “svuotamento” passivo della mente, ma un esercizio di iper-presenza:
Ascolto interno: Il praticante scansiona continuamente il corpo alla ricerca di micro-tensioni (nelle spalle, nella mascella, nella zona lombare) per scioglierle attraverso il respiro.
Uso dell’immaginazione (Yi): Kenichi Sawai enfatizzava enormemente l’uso della mente. Durante la posizione, si immagina di opporre resistenza a una forza esterna: ad esempio, di essere immersi in un fiume in piena e dover rimanere stabili, o di spingere e tirare un pallone elastico tra le mani. Questa “intenzione” attiva il sistema nervoso in modo specifico senza muovere i muscoli.
3. La trasformazione interna: Lo sviluppo del Ki (o Qi)
Mentre si mantiene la posizione per 20, 30 o più minuti, iniziano a manifestarsi chiari segnali fisici ed energetici:
Calore e formicolio: La circolazione sanguigna e linfatica migliora drasticamente. Le mani e i piedi diventano caldi, e si avverte un formicolio (spesso descritto come elettricità o scorrimento del Ki).
Tremori muscolari: Il corpo inizia a vibrare o a oscillare leggermente. Questo accade perché il sistema nervoso sta ricalibrando l’equilibrio e i muscoli posturali profondi (spesso inutilizzati) stanno lavorando per sostituire lo sforzo dei muscoli superficiali.
4. Il fine marziale: La molla pronta a scattare
Nel Taikiken, il Ritsu-zen è il nucleo da cui nasce la forza esplosiva. Mentre si è fermi in Ritsu-zen, il corpo accumula energia potenziale, come una molla che viene compressa lentamente.
L’obiettivo finale è fare in modo che, da quella totale immobilità e rilassatezza, il praticante possa generare istantaneamente una forza d’urto devastante (Fa jin) in qualsiasi direzione, senza bisogno di caricare il colpo.
心身をひとつにする。 Riunisci mente e corpo. cerca la sensazione simultanea 身体の中心感覚を養成する Allena il senso centrale del corpo. addestra l’equilibrio delle direzioni 心を穏やかに保ち呼吸は自然に Mantieni la mente calma e respira naturalmente. portati in una dimensione atemporale non locale
PROVA COSTANTEMENTE CON PAZIENZA DEDIZIONE E FIDUCIA
“Con pazienza, gradualmente, sempre più delicatamente. Sentire, sentire, fino a raggiungere una calma profonda. Dopo un lungo periodo, all’improvviso, la sensazione si interrompe bruscamente. In quel preciso momento, il vero significato si manifesta e la natura della mente diventa chiara.” “Il segreto del Fiore d’Oro” 金花的秘密
Uno degli obbiettivi della pratica del qi gong/kiko 氣功 meditazione in piedi ritzuzen 立禅 o 站桩 zhan Zhuang (per quanto le due discipline abbiano similitudine di forma ma diversità d’intento e di pratica)con finalità marziale 武 è generare
KI /QI 炁 氣 per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA, uno stato di rilassamento globale di tutto il corpo con la presenza di uno stato di compressione con una immediata disponibilità all’esplosività..
La compressione dona un senso di pienezza utile da spendere nella combattività…
Questa pratica è definibile come un mix ispirato da insegnamenti diversi.
La finalità principale è l’acquisizione di una forza pneumatica e stimolare un generale benessere psicofisico rigenerante.
專氣致柔,能嬰兒乎?
Concentrando il respiro; (soffio vitale, Qi 氣) e sviluppando la morbidezza,柔
puoi essere come un neonato? 道德經 Dao Te Jing
Vedere come un neo/nato avere una nuova visione? Come se tutto sorgesse nell’attimo…
Il daoyin導引 è un metodo dell’antica Cina per la cura della salute, basato sull’integrazione di esercizio respiratorio, mentale, fisico e automassaggio.
Il termine daoyin è composto dalle parole dǎo 導 – “guidare, condurre” – e yǐn 引 – “tirare, tendere”.
Secondo Li Yi 李頤, commentatore del Zhuangzi d’epoca Jin (265-420), il termine è da intendere come “guidare l’energia vitale per armonizzarla” e “tirare il corpo per ammorbidirlo”
彭祖 Péng Zǔ
Nell’antichità il qìgōng lo si chiamava dǎoyǐn 彭祖 Péng Zǔ (leggendario personaggio taoista che secondo la tradizione visse 800 anni) era noto come “il maestro del dǎoyǐn”, il Zhuāngzǐ di ciò scrisse:
“condurre il qì induce all’armonia, attirare/guidare il corpo induce alla cedevolezza”.
La postura “tenere la tigre”è la postura per eccellenza per rafforzare le gambe.
La distanza tra i piedi, la posizione del peso del corpo, l’angolo del piede posteriore, la resistenza tra i diversi punti del corpo, 争力 lo zheng-li l’integrazione delle tensioni concorrenti è assai variabile.
Esistono molte varianti ed interpretazione effettuate da parte dei Maestri e praticanti di 意拳 Yi Chuan