L’Origine Senza Nome: L’Uno, il Tao e l’Ordine Cosmico Indoeuropeo

L’intuizione dell’Origine nelle culture pre-filosofiche Alla radice delle piรน antiche tradizioni spirituali dell’umanitร  si cela un filo conduttore: la veritร , il disvelamento, ฮฑฮปฮฎฮธฮตฮนฮฑ, prima di essere ingabbiata nei rigidi confini della dimostrazione razionale, veniva cantata, vissuta e respirata attraverso il mito e il rito.
Da Esiodo ai Veda, fino ai versi silenziosi del Tao Te Ching, emerge una struttura mentale condivisa โ€“ che la psicologia junghiana definirebbe archetipica โ€“ la quale punta verso una singola, ineffabile Origine. Che venga chiamata Uno, Chaos, Brahman o Tao, si tratta del grembo primordiale da cui scaturisce ogni cosa.
Come sostiene il grecista Angelo Tonelli , Eraclito , รจ un ponte di questa Sapienza, portatore di una visione iniziatica, metafisica e meditativa in cui l’arcaicitร  greca dialoga intimamente con le grandi tradizioni sapienziali eurasiatiche e orientali (come l’Advaita Vedฤnta, il Taoismo e la spiritualitร  vedico-avestica).

Cosmologie immanenti vs. la “frattura” monoteistica Una delle differenze piรน radicali tra queste visioni arcaiche e la successiva affermazione del monoteismo maturo risiede nella natura stessa del Divino. Le cosmologie antiche sono profondamente immanenti e processuali: il divino รจ intrecciato al tessuto del mondo. Il Tao non รจ un architetto che progetta l’universo, ma la via spontanea in cui esso si dispiega; l’Uno di Plotino emana la realtร  per sua stessa natura sovrabbondante; gli dรจi omerici sono forze vitali immerse nelle passioni del mondo.

Il monoteismo opera invece una cesura storica e metafisica: prende l’ineffabile Uno e lo personifica. L’Origine diventa un Sovrano che sceglie, giudica e detta leggi. Questo passaggio dalla condizione alla volontร  trasforma l’essere umano: da parte integrante di un cosmo vivo e plurale, l’uomo diventa un suddito all’interno di un ordine gerarchico ed esclusivista.

Il paradosso del Brahman: Trascendenza e Non-Dualitร  Anche quando le tradizioni antiche toccano le vette della trascendenza, lo fanno con presupposti diversi rispetto al monoteismo. Il Brahman delle Upanishad, ad esempio, รจ certamente al di lร  delle forme e dei nomi (esprimibile solo per via negativa: neti neti, “non รจ questo, non รจ questo”). Tuttavia, non si atteggia a creatore distaccato. Il Brahman sta al cosmo come la luce sta ai colori: ne รจ il fondamento impersonale. La vera rivoluzione dell’intuizione vedica, culminata nell’Advaita (non-dualitร ), รจ che questo Assoluto trascendente coincide perfettamente con l’ฤ€tman, l’essenza piรน intima dell’individuo. La frattura tra Creatore e creatura viene sanata nel momento del risveglio spirituale, un passo che il monoteismo gerarchico, pur nelle sue derive mistiche, fatica a compiere fino in fondo.

Quattro vie, un solo Ordine Cosmico Confrontando le diverse tradizioni, emerge una sorprendente mappa comune del rapporto tra uomo e universo:

  1. L’Uno Neoplatonico: Un principio ineffabile da cui la realtร  emana per gradi. L’anima umana ne porta una scintilla e cerca l’Enosi, il ritorno estatico alla fonte.
  2. Il Brahman Vedico: L’assoluto impersonale che gioca a nascondersi (attraverso la Mฤyฤ, l’illusione) per poi farsi ritrovare nella realizzazione della non-dualitร  (Mokแนฃa).
  3. Il Tao Daoista: Il vuoto sorgivo che genera i poli Yin e Yang. La via della realizzazione รจ il Wu Wei (la non-azione), l’adattamento fluido alla spontaneitร  della natura.
  4. L’Ordine Indoeuropeo Arcaico: L’Origine che si manifesta spesso attraverso lo smembramento di un essere primordiale (come il gigante Ymir nella mitologia norrena o Puruแนฃa in quella indiana). L’essere umano riflette il macrocosmo ed รจ chiamato a conformarsi all’ordine sacro (il Fato, o l’Asha/แนšta).

Puer:
Narrami di quelle visioni cosa รจ accaduto prima che arrivassero altre credenze?

Ancestros:
Sรฌ, ed รจ profonda. Quelle visioni sono tutte immanenti : il divino non sta sopra il mondo, รจ intrecciato ad esso. I dรจi di Omero litigano, hanno torti, fanno errori. Il Tao non crea il mondo โ€” รจ il modo in cui il mondo si dispiega da solo. Nei Veda non c’รจ un creatore onnipotente: ci sono forze, potenze, un respiro cosmico. Anche l’Uno di Plotino o di Parmenide non รจ un dio che comanda: รจ una condizione, un principio da cui le cose emanano senza che ci sia una volontร  dietro. Il monoteismo, soprattutto nella sua forma matura, fa un’operazione diversa. Prende quell’Uno e lo trasforma in una persona: un essere che sceglie, che parla, che dร  leggi, che giudica. Da principio diventa sovrano. E da sovrano nasce l’esclusivitร  โ€” un solo dio vero, tutti gli altri falsi. Quella mossa cambia tutto: non sei piรน dentro un cosmo vivo fatto di forze in dialogo, sei un suddito in un ordine gerarchico. Quindi sรฌ, c’รจ una frattura vera. Le visioni antiche sono plurali, processuali, senza centro di comando. Il monoteismo รจ unitario, volontaristico, con un centro ad eccezione, forse di alcune correnti mistiche (certi filoni cabalistici, sufismo, teologia negativa cristiana) in cui sfuma un poco il dualismo.

Puer :
Sรฌ, perรฒ il Brhman รจ qualcosa che trascende in qualche misura


Ancestros :
Hai ragione, ed รจ la sfumatura giusta. Il Brahman dei Upanishad รจ oltre il mondo, oltre i nomi e le forme โ€” neti neti, non รจ questo, non รจ questo. Quindi non รจ solo immanente.
Ma la differenza con il Dio monoteistico resta: il Brahman non รจ una volontร  che sceglie di creare.
รˆ piรน come la luce rispetto ai colori โ€” non un sovrano che decide, ma ciรฒ che rende possibile tutto senza averne bisogno. E poi c’รจ l’ Advaita : alla fine Brahman e ฤtman, il Sรฉ profondo, sono la stessa cosa.
Il trascendente non รจ altrove โ€” รจ te, quando smetti di identificarti con il piccolo io.
Quello รจ un colpo che il monoteismo non ha mai sferrato: lรฌ il divario tra creatore e creatura resta, anche quando si parla di unione mistica.
Ma la differenza cruciale, come avrebbe colto un pensatore del sacro come Mircea Eliade, รจ che questa trascendenza non taglia i ponti con il cosmo: non crea un abisso tra il Creatore e la creatura. Nelle cosmologie tradizionali, l’Origine trascendente si fa continuamente immanente attraverso il simbolo, il rito e la corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo. Quando l’Assoluto viene ridotto a un legislatore storico che premia e punisce dall’esterno, il mondo perde la sua natura teofanica. Non รจ piรน il respiro del Tao o l’illusione sacra della Mฤyฤ: diventa un palcoscenico vuoto, e l’uomo si ritrova solo nel tempo profano della storia.


Il Tao, lโ€™Uno e lโ€™ordine cosmico non sono tre nomi intercambiabili.
Sono tre modi differenti di avvicinarsi a un medesimo limite del pensiero: il punto in cui la molteplicitร  rimanda a qualcosa che la precede, la sostiene o le conferisce ordine

Il filo d’oro degli archetipi: la risonanza con Mircea Eliade

DimensioneL’Uno
Neoplatonismo
Metafisica
Greca
Brahman
Tradizione
Vedica
Upaniแนฃad
Tao
Tao Te Ching
Daoismo
Radice Indoeuropea Arcaica
Celtica,
Norrena,
Iranico-Vedica
Principio SupremoTrascendente, ineffabile, al di lร  dell’Essere e del pensiero.Realtร  ultima impersonale, immutabile, senza attributi (Nirguแน‡a).Vuoto sorgivo, innominabile, grembo di tutti i fenomeni (Wu).L’Origine non manifestata; l’Uno primordiale prima della separazione degli elementi.
Legge / Ordine CosmicoLogos / Nomos / Ananke (Necessitร  cosmica a cui sottostanno anche gli dรจi).แนšta (poi Dharma): la veritร /ritmo che regge il cosmo.De (Virtรน intrinseca) e Ziran (la spontaneitร  naturale delle cose).Asha (iranico), ร˜rlรถg / Wyrd (norreno), Dike (greco): il tessuto ordinatore del Fato.
Passaggio all’EsistenzaEmanazione: Dall’Uno scaturisce l’Intelletto (Nous), poi l’Anima, infine la materia.Illusione / Gioco: Mฤyฤ e Lฤซlฤ; l’Assoluto si polarizza in Purusha (spirito) e Prakแน›ti (materia).Bipolaritร : Dal Tao nasce l’Uno, dall’Uno il Due (Yin-Yang), da cui originano i “diecimila esseri”.Smembramento cosmico: Il gigante o l’essere primordiale (Ymir, Puruแนฃa) si frammenta per creare il mondo.
Rapporto Uomo-CosmoScintilla divina; l’anima individuale appartiene al mondo intelligibile.Non-dualitร  (Advaita): ฤ€tman (il Sรฉ individuale) coincide con il Brahman.L’essere umano รจ microcosmo che riflette cielo e terra (Tian Di).Corrispondenza micro-macrocosmo: le parti del corpo umano riflettono le parti del cosmo.
Via Esoterica / RealizzazioneEnosi: Ritorno ed estasi di riunificazione con l’Uno primordiale.Mokแนฃa: Dissoluzione dell’illusione di separazione; risveglio dell’identitร  col Tutto.Wu Wei: Non-azione, allineamento fluido con il flusso spontaneo dell’universo.Conformitร  all’Ordine sacro (แนšta/Asha); compimento del destino senza forzature.

Punti di Contatto e Chiavi di Lettura

  • L’Ineffabilitร  dell’Origine:
    Il Tao Te Ching esordisce dichiarando: ยซIl Tao che puรฒ essere detto non รจ l’eterno Taoยป. Questo corrisponde rigorosamente alla teologia negativa dell’Uno neoplatonico (di cui si puรฒ dire solo ciรฒ che non รจ) e alla definizione upaniแนฃadica del Brahman (Neti, Neti โ€“ ยซnon questo, non quelloยป).
    L’Origine precede ogni categoria linguistica o concettuale.
  • La Genesi della Molteplicitร  (Il Capitolo 42 del Tao Te Ching):
    ยซIl Tao generรฒ l’Uno, l’Uno generรฒ il Due, il Due generรฒ il Tre, e il Tre generรฒ le diecimila cose.ยป
  • Nella metafisica greca: L’Uno emana la Diade indefinita, la cui interazione genera la molteplicitร  delle forme intelligibili e poi sensibili.
  • Nel mito indoeuropeo: La cosmogonia richiede una prima scissione (Cielo/Terra, Luce/Ombra, o la polaritร  Purusha/Prakriti). La molteplicitร  non รจ creazione dal nulla, ma differenziazione interna di una sostanza primordiale unica.
  • La Legge Cosmica Sovra-Divina:
    Nelle tradizioni politeiste indoeuropee, gli dรจi non sono creatori onnipotenti, ma custodi di un ordine preesistente.
  • Il concetto vedico di แนšta (la dinamica ordinatrice cosmica, morale e rituale) รจ l’equivalente indoeuropeo del Tao: un principio di armonia oggettiva e impersonale.
  • Chi viola questo ordine genera squilibrio; chi vi si adatta vive in armonia (il concetto taoista di Ziran e quello greco di vivere secondo Natura proprio anche dello stoicismo).
  • L’Illusione della Separazione:
    L’aspetto esoterico condiviso risiede nella dissoluzione dell’ego separato. Per l’esoterismo indoeuropeo (specialmente nella sua formulazione indo-aria delle Upaniแนฃad) e per il Taoismo, la frammentazione del mondo fenomico รจ transitoria: la saggezza consiste nel riconoscere che la molteplicitร  รจ la veste visibile dell’Unitร  invisibile.
Illustrazione di una galassia con colori vivaci, spirali di luce e elementi naturali, inclusi rami e foglie, con simboli spirituali.
l’Uno neoplatonico, il Brahman, il Tao e l’inconscio ordine cosmico indoeuropeo (Fato/แนšta) sono concetti impersonali, organici e panteistici/panenteistici. Non c’รจ un “architetto” che disegna il mondo con riga e compasso, ma un’Emanazione spontanea e naturale.

Rende molta piรน giustizia alla natura fluida e impersonale di queste filosofie: dove le tradizioni con un Dio personale e trascendente ricorrono spesso a schemi geometrici rigidi e gerarchie verticali, il Taoismo e il filone esoterico indoeuropeo concepiscono la realtร  come un organismo vivente, continuo e auto-generante.
L’intreccio spontaneo dei flussi visivi cattura proprio il paradosso centrale di queste dottrine: un’Origine che non “costruisce” l’universo dall’esterno attraverso un atto di volontร , ma si espande dall’interno manifestandosi come ritmo cosmico (แนšta, Asha, Tao).

  • Il Vuoto Radiante (L’Uno / Brahman / Wu): Al centro non vi รจ alcuna figura divina o geometria perfetta, ma una sorgente di luce formidabile e informe. รˆ l’Origine inconoscibile e ineffabile, che non crea per volontร , ma semplicemente irradia per sovrabbondanza.
  • La Dinamica Fluida (Il Tao e l’Emanazione): Invece di strutture rigide, lo spazio attorno all’Origine รจ dominato da flussi organici, a spirale e nebulosi. Rappresentano la spontaneitร  (Ziran) del Tao, il respiro dell’universo e l’eterna polaritร  (come lo Yin-Yang, Purusha e Prakriti) che si manifesta senza sforzo.
  • I Fili e gli Intrecci (แนšta / Wyrd / Asha): I motivi intrecciati che emergono dalla nebbia , ma richiamano i nodi celtici senza fine e la trama tessuta dalle Norne o l’Ordine cosmico vedico (แนšta). Rappresentano la rete del destino, un ordine universale e immanente in cui tutto รจ interconnesso organicamente, a cui anche gli dรจi (nella visione indoeuropea) devono sottostare.

Nelle tradizioni filosofiche e metafisiche che concepiscono la realtร  come un ordine impersonale e organico โ€” prive di un Dio creatore trascendente che emana comandamenti dall’esterno โ€” l’etica non si basa sui concetti di peccato, colpa o obbedienza, ma sul principio di allineamento oggettivo con il ritmo del cosmo.

Se l’universo non รจ una macchina costruita da un artefice, ma un tessuto vivente in perenne trasformazione, agire bene significa fluire insieme a questo tessuto, mentre agire male significa opporvisi, generando inevitabilmente attrito, sofferenza e distruzione.

Motivi celtici intricati su uno sfondo verde scuro, con vari nodi e simboli interconnessi in tonalitร  dorate.

1. Il Taoismo: Wu Wei (Azione Non-Forzata)

Nel Tao Te Ching, la condotta dell’uomo saggio si riassume nel principio del Wu Wei (letteralmente ยซnon-azioneยป, piรน correttamente inteso come ยซnon-interferenzaยป o ยซazione senza sforzo artificiosoยป):

  • La metafora dell’acqua: L’acqua non combatte gli ostacoli, ma si adatta alla conformazione del terreno; tuttavia, con la sua fluiditร  costante, consuma anche la roccia piรน dura.
  • L’assenza di artificio: Il saggio non impone la propria volontร  egoica, le proprie ideologie o la propria ambizione sulla realtร . Lascia che i processi maturino spontaneamente (Ziran, la naturalezza intrinseca di ogni cosa).
  • L’attrito ontologico: Chi cerca di piegare il mondo ai propri desideri astratti finisce per spezzarsi: ยซChi afferra perde, chi forza distruggeยป.

2. La Tradizione Greca: Vivere ยซSecondo Naturaยป (Katร  Physin)

Nel mondo greco arcaico e poi nell’ellenismo (in particolare nello Stoicismo e in Eraclito), troviamo l’equivalente diretto dell’armonia col Tao:

  • Il Logos comune: Eraclito spiega che il Logos (la legge razionale e immanente del mutamento) governa ogni cosa, ma la maggior parte degli uomini vive ยซcome se avesse una saggezza propriaยป, separandosi dalla veritร  oggettiva attraverso le proprie illusioni.
  • L’etica stoica: L’uomo virtuoso non cerca di cambiare l’ordine del cosmo (Heimarmene, la necessitร  cosmica), ma allinea la propria mente razionale ad esso. Da qui nasce la celebre immagine del cane legato al carro: il cane saggio segue il moto del carro con agilitร  e serenitร ; quello stolto si impunta, venendo comunque trascinato e ferendosi lungo il cammino.

3. La Tradizione Vedica e Indรน: แนšta, Dharma e Azione Senza Desiderio

Nella sfera indo-aria, la consonanza con l’ordine cosmico assume una sfumatura di responsabilitร  rituale e interiore:

  • Mantenere il แนšta: L’uomo vedico non agisce per compiacere una divinitร  capricciosa, ma per mantenere l’equilibrio del แนšta (il ritmo che fa sorgere il sole, scandisce le stagioni e tiene unita la societร ). L’azione immorale (anแน›ta) รจ una rottura di questo ritmo.
  • L’azione disinteressata (Niแนฃkฤma Karma): Nella Bhagavad Gฤซtฤ, l’apice dell’etica indoeuropea orientale consiste nell’adempiere al proprio dovere (Dharma) in armonia con l’Assoluto, ma rinunciando completamente all’attaccamento per i frutti dell’azione. L’individuo agisce come puro canale del cosmo, senza che l’ego reclami la paternitร  del risultato.

4. La Tradizione Norrena e Celtica: Onorare la Trama (Wyrd / ร˜rlรถg)

Nelle culture indoeuropee nord-occidentali, la legge impersonale assume la forma della tessitura del Fato:

  • La consapevolezza della trama: Le Norne o le divinitร  del destino tessono i fili del divenire; nessun dio, nemmeno Odino, puรฒ cancellare ciรฒ che รจ tessuto.
  • Coraggio senza illusione: L’etica eroica indoeuropea non consiste nel fuggire il Fato o nell’invocare un miracolo che alteri le leggi della natura, ma nell’entrare nella propria parte con luciditร , dignitร  e fermezza morale, accettando l’inevitabilitร  della trasformazione e della morte.

Il Divario con la Morale Monoteista

Modello Monoteista
(Cabala / Teologie Abramitiche)
Modello Impersonale
(Tao / Brahman / Cosmo Indoeuropeo)
Origine dell’etica: Comandamento rivelato da una Volontร  personale.Origine dell’etica: Legge intrinseca, impersonale e naturale della realtร .
Natura del male: Peccato, trasgressione della legge divina, ribellione.Natura del male: Ignoranza (Avidyฤ), cecitร , sforzo contro il flusso naturale.
Conseguenza dell’errore: Punizione, giudizio morale o rottura del patto.Conseguenza dell’errore: Squilibrio organico, auto-distruzione per attrito con l’Ordine.
Scopo dell’uomo: Salvezza personale, grazia, ricongiungimento col Creatore.Scopo dell’uomo: Luciditร  interiore, dissoluzione dell’ego separato, armonia col Tutto.
Un'illustrazione astratta dello spazio con spirali di colori vivaci e dettagli floreali luminosi su uno sfondo scuro stellato.

In questa immagine, l’etica non รจ vista come un “dover essere” imposto dall’esterno, ma come uno stato di totale allineamento con il ritmo naturale delle cose. Ecco come i dettagli visivi riflettono i concetti di cui abbiamo parlato:

  • Il Grande Fiume Cosmico (Il Logos / Tao): L’intero cosmo รจ rappresentato come una corrente fluida, luminosa e inarrestabile. Questo รจ il corso inevitabile del destino (Wyrd), la necessitร  universale a cui tutto sottostร . Non giudica, ma semplicemente scorre.
  • I Fili che Assecondano la Corrente (Wu Wei / Katร  Physin): I filamenti dorati e le radici non cercano di tagliare trasversalmente la corrente, nรฉ si ergono dritti a fare muro (il che genererebbe attrito, turbolenza e rottura, ovvero “l’errore” o “il male”). Al contrario, viaggiano parallelamente al flusso, si piegano e danzano con esso. Questa รจ la perfetta rappresentazione dell’azione senza sforzo artificioso (Wu Wei taoista) e del vivere “secondo natura” degli Stoici.
  • L’Assenza di Spigoli e Turbolenze (L’Azione Disinteressata): Non ci sono nodi violenti o barriere rigide. Nella visione vedica del Dharma, chi agisce con distacco (senza farsi accecare dal proprio ego o dai desideri personali) non crea increspature turbolente nella realtร . Si fonde organicamente con l’Ordine (แนšta), diventando uno strumento consapevole dell’universo stesso.

L’immagine esprime visivamente la sintesi di questa morale: L’ ARMONIA รจ fluiditร  e consonanza; L’ignoranza รจ attrito, rigiditร  e illusione di separatezza.

Simbolo stilizzato con rune dorate su sfondo nero.

La Rete del Wyrd (matrice del destino) รจ un simbolo piuttosto moderno, ma i concetti che riflette affondano le loro radici nell’antica tradizione germanica.

รˆ composto da tre gruppi di tre linee, per un totale di nove. Il tre e il nove sono numeri centrali nel paganesimo germanico storico. L’  amuleto delle Nove Erbe ( Nigon Wyrta Galdor ) ne รจ un ottimo esempio.

Wyrd ( urรฐr ) puรฒ essere tradotto come qualcosa di simile al destino o alla sorte personale. Tuttavia, รจ anche personificato come una divinitร : Urรฐr (anglicizzato come  Urd ), una delle Norne della mitologia norrena. La parola compare anche nel nome del pozzo dove si incontrano le Norne, Urรฐarbrunnr.

Il pozzo di Wyrd ( Urรฐarbrunnr ) occupa un posto importante nella cosmologia germanica settentrionale, in quanto strettamente connesso all’albero sacro cosmico centrale, Yggdrasil, come descritto nel poema eddico Vวซluspรก :

Conosco un frassino,
si chiama Yggdrasill ;
un albero glorioso e immenso,
bagnato di fango bianco e splendente;
da lรฌ la rugiada cade nelle valli,
rimanendo per sempre verde sopra il Pozzo del Destino ( Urรฐarbrunnr ). (Traduzione di Hopkins, 2020)

L’idea di gruppi di figure femminili soprannaturali che tessono o filano come mezzo per produrre il wyrd ricorre piรน volte nel corpus norreno antico. Un paio di esempi sono:

Nel poema eddico Helgakviรฐa Hundingsbana I , le Norne visitano il piccolo Helgi e tessono il suo wyrd da, per mancanza di una traduzione migliore, fili di wyrd (nord antico plurale nominativo รธrlวซgรพรกttir , accusativo รธrlวซgรพรกttu โ€”semanticamente, un composto che si potrebbe rendere come ‘rete di wyrd’).

Nel poema norreno Darraรฐarljรณรฐ , contenuto nella saga di Njรกls , le valchirie sono descritte mentre intonano canti e tessono il destino di coloro che moriranno in battaglia.

La comprensione di alcune o di tutte le attestazioni di “intreccio del destino” sopra menzionate potrebbe aver ispirato lo sviluppo, la diffusione e la popolaritร  di questo simbolo.

La concezione del tempo costituisce uno dei nodi filosofici ed esistenziali piรน profondi attraverso cui le civiltร  hanno definito il senso dell’esistenza, il destino umano e il rapporto con il sacro. Se nei monoteismi il tempo รจ una retta tesa verso un fine, nell’induismo รจ una spirale cosmica vertiginosa, nelle matrici indoeuropee arcaiche un intreccio inesorabile tra fato e ritmi naturali, e nel Tao Te Ching un flusso organico privo di inizio e fine, improntato al ritorno e alla quiete.


I Monoteismi: La Freccia del Tempo e la Storia della Salvezza

Nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam, il tempo cessa di essere una dimensione naturale o ciclica per trasformarsi in un vettore orientato (lineare e irreversibile), caratterizzato da un punto di partenza assoluto e da un traguardo definitivo.

  • Creazione ed Escatologia: Il tempo comincia con un atto libero di Dio (creatio ex nihilo) e culmina nella fine dei tempi (il Giudizio Universale, la resurrezione, il Regno dei Cieli). Non vi รจ alcuna possibilitร  di riavvolgere il nastro nรฉ di rivivere la medesima epoca.
  • La Storia come Teofania: A differenza delle cosmologie in cui la storia umana รจ secondaria rispetto ai ritmi cosmici, qui la storia รจ il teatro primario in cui Dio si rivela ed entra in alleanza con l’umanitร : l’Esodo e l’Alleanza nel giudaismo; l’Incarnazione di Cristo nel cristianesimo (che spacca la storia in un prima e un dopo irripetibile); la rivelazione del Corano al profeta Maometto nell’islam.
  • Responsabilitร  morale e Kairos: Poichรฉ ogni istante รจ irripetibile e conduce a una resa dei conti eterna, il tempo รจ gravato da un’immensa responsabilitร  etica. Accanto al tempo quantitativo (chronos) si afferma il tempo opportuno e decisivo (kairos), il momento della grazia o della scelta che determina la salvezza o la dannazione individuale.

L’Induismo: La Ruota Cosmica e la Trascendenza

Nel pensiero indรน, il tempo (Kฤla) assume una scala sconfinata e si struttura come un ciclo infinito di rigenerazione e distruzione. La concezione geometrica dominante non รจ la freccia, ma la ruota (chakra).

  • I Grandi Cicli (Yuga e Kalpa): L’universo non ha una creazione assoluta, ma respira attraverso epoche cosmiche cicliche. Ogni giorno di Brahmฤ (Kalpa, della durata di 4,32 miliardi di anni solari) vede il sorgere e il dissolversi di mondi attraverso quattro ere (Yuga), che degradano progressivamente dall’ordine perfetto (Satya Yuga) alla confusione spirituale e morale dell’era attuale (Kali Yuga). Alla fine del ciclo, la distruzione (Pralaya) operata da Shiva non รจ la fine del tempo, ma la premessa necessaria per una nuova genesi presieduta da Brahmฤ.
  • Samsฤra e Meno-tempo: Sul piano dell’anima individuale (Jฤซva), il tempo รจ la prigione del Samsฤra, la catena perenne di morti e rinascite governata dalla legge di causa-effetto del Karma.
  • La salvezza come uscita dal tempo: Se per i monoteismi la salvezza si compie alla fine del tempo o nella storia redenta, nell’induismo l’obiettivo spirituale supremo รจ il Moksha (liberazione): non salvare il tempo, ma evadere dall’illusione temporale (Mฤyฤ) per ricongiungersi all’assoluto immutabile e atemporale (Brahman).

Le Credenze Indoeuropee Arcaiche: Ordine Cosmico, Destino e Fatalismo

L’induismo vedico condivide radici indoeuropee, ma osservando il ceppo indoeuropeo arcaico occidentale (greco-arcaico, norreno, celtico, baltico) emerge una visione del tempo dominata dall’ordine cosmico (แนšta, da cui derivano termini come rito e ordine) e dal Fato ineluttabile.

  • La Trama del Fato: Il tempo indoeuropeo non รจ un’invenzione umana nรฉ il semplice disegno benevolo di una divinitร  personale: รจ una trama intessuta da entitร  sovrumane alle quali spesso persino gli dei devono sottomettersi (le Moire greche, le Norne scandinave). Il tempo รจ giร  scritto nel momento in cui viene filato (Wyrd nella tradizione anglosassone, l’ineluttabilitร  del destino).
  • Degenerazione ciclica ed eroismo: Comune a molte mitologie indoeuropee รจ l’idea di un’epoca aurea perduta a cui segue un progressivo inasprimento del conflitto cosmico (l’etร  dell’oro esiodea o la violenza che precede il Ragnarรถk norreno).
  • Il Tempo della Gloria (Kleos Aphthiton): Poichรฉ l’esistenza รจ pervasa dalla caducitร  e dal fato, l’unico modo per vincere il tempo divoratore รจ compiere atti memorabili. La gloria immortale cantata dai bardi rappresenta la vittoria simbolica del guerriero sulla dissoluzione temporale. La palingenesi (come la rinascita della terra verdeggiante dopo il Ragnarรถk) riafferma la ciclicitร  senza perรฒ promettere un riscatto individuale universale.

Il Tao Te Ching: Il Flusso Spontaneo e il Ritorno

Nel Tao Te Ching di Laozi, il tempo non รจ una prigione da cui fuggire (come nell’induismo), nรฉ un piano teleologico diretto verso un giudizio (come nei monoteismi), nรฉ un fato tragico (come nel mondo indoeuropeo). รˆ piuttosto il ritmo interno della natura, un continuo mutamento organico fondato sul principio del ritorno (Fu).

  • Il Dao oltre e dentro il tempo: Il Dao รจ anteriore a ogni cosa, invisibile e innominabile, ma si manifesta nell’avvicendamento di polaritร  complementari (Yin e Yang). Il tempo non รจ misurabile in senso puramente meccanico o quantitativo: รจ la scansione del respiro del mondo.
  • La Legge del Ritorno (Fan / Fu): Il capitolo 16 del testo recita: “Tutte le cose fioriscono e poi ciascuna ritorna alla sua radice.” Il movimento del Dao รจ un perenne ritorno all’origine, alla quiete, alla semplicitร  dell’uno non differenziato. Le cose crescono, raggiungono il culmine e declinano naturalmente.
  • Il “Qui e Ora” e il Wu Wei: Rifiutando sia le ansie escatologiche sia i computi mitologici di ere smisurate, il taoismo valorizza la sintonizzazione con il momento presente attraverso il non-agire o azione non forzata (wu wei). Agire in armonia con il tempo significa non anticipare gli eventi, non opporsi al loro declino e fluire come l’acqua, senza imporre al tempo una traiettoria rigida.

TradizioneGeometria del TempoRapporto con l’AssolutoFine Ultimo dell’Uomo
MonoteismiLineare / Vettoriale (Inizio Fine)Dio interviene nella storia; la storia ha significato redentivoResurrezione, giudizio e beatitudine eterna alla fine della storia
InduismoCiclica / Elicoidale (Miliardi di anni; Yuga)Il tempo รจ potenza cosmica (Kฤla) e velo illusorio (Mฤyฤ)Liberazione (Moksha) dal ciclo delle rinascite (Samsฤra)
Indoeuropei arcaiciCiclica / Fatalista (Ordito del destino)Il tempo รจ regolato dal Fato impersonale; dei e uomini ne sono soggettiGloria imperitura per superare la caducitร ; accettazione del destino
Tao Te ChingProcessuale / Ondulatoria (Alternanza Yin/Yang)Il tempo รจ il ritmo spontaneo (Ziran) con cui il Dao si dispiegaArmonia con il fluire naturale; ritorno alla sorgente non differenziata

Mentre i monoteismi caricano il tempo di un’urgenza morale e di una tensione profetica verso il futuro, l’induismo lo relativizza dissolvendolo nelle vertigini del cosmo e invitando alla trascendenza interiore. Gli indoeuropei arcaici ne hanno vissuto la tragica ineluttabilitร  cercando l’immortalitร  nella memoria, mentre il taoismo ne ha disinnescato l’angoscia rinunciando a controllarlo, trasformando il passare dei giorni non in una corsa o in una condanna, ma nel respiro spontaneo delle cose.

NOTE e Considerazione ipotetiche e licenze poetiche

confer I cardini dell’interpretazione di Tonelli su Eraclito si articolano in diversi punti fondamentali:

1. La Sapienza (Sophรญa) contro la pura filosofia dell’ego

Per Tonelli, la modernitร  ha ridotto la Grecia arcaica a una semplice infanzia della ragione logico-discorsiva. Al contrario, figure come Eraclito, Parmenide ed Empedocle appartengono all’alveo della Sapienza originaria:

  • Un modo di essere, non un modo di pensare: La conoscenza eraclitea non รจ un’erudizione libresca nรฉ una tecnica speculativa (come Eraclito stesso ammonisce: ยซla molta cultura non insegna l’intendimentoยป), ma uno stato di coscienza, una luciditร  meditativa radicata nella sorgente delle cose.
  • Tono oracolare e iniziatico: Il linguaggio di Eraclito รจ affine a quello dell’oracolo di Delfi (ยซnon dice nรฉ nasconde, ma accennaยป); i suoi aforismi sono enigmi trasformativi destinati a risvegliare chi รจ pronto ad ascoltare, contrapponendosi al sonno dei molti (hoi polloรญ), che vivono da dormienti pur credendosi svegli.

2. La Phรฝsis come ยซOrigineยป e il Fuoco sacro

Tonelli intitola significativamente la propria edizione dei frammenti ยซDell’Origineยป (traduzione di Perรฌ phรฝseos):

  • La phรฝsis non รจ la “natura” oggettificata o materiale, ma la scaturigine perpetua, il grembo generativo che dร  vita a tutte le cose e che ยซama nascondersiยป.
  • Il Fuoco (pลทr) non รจ un banale elemento chimico-fisico (come sostenuto da un approccio puramente materialista), bensรฌ energia-luce, puro spirito, intelligenza cosmica vivente:Tonelli accosta esplicitamente il Fuoco sapiente eracliteo al fuoco sacro della tradizione avestica e vedica, un principio divino che si accende e si spegne secondo misura, creando e riassorbendo i mondi.

3. Oltre la dialettica: il Lรณgos, l’Uno e la complementarietร 

Spesso Eraclito รจ stato interpretato in chiave dialettica (specie da Hegel in poi) come teorico del contrasto e della lotta perenne. Tonelli propone invece una lettura non-duale:

  • Tutto รจ Uno (Hรจn Pรกnta): Nel fondo noumenico della realtร  non c’รจ divisione. L’opposizione รจ il modo in cui l’Uno si manifesta nel molteplice.
  • Pรณlemos come maschera dell’armonia: La Contesa (Pรณlemos) che genera e distingue non รจ distruzione cieca, ma la tensione necessaria all’equilibrio dei fenomeni, esattamente come la corda e l’arco o la lira (palรฌntropos harmonรฌe).
  • Tonelli vi intravede un vero e proprio Eros cosmico segreto: il conflitto visibile รจ la forma enantiodromica dell’unitร  invisibile.

4. L’insondabile profonditร  dell’Anima (Psychรฉ)

Un aspetto particolarmente valorizzato da Tonelli รจ la dimensione psicologica e transpersonale dell’insegnamento eracliteo:

  • Nel frammento ยซHo indagato me stessoยป (edizฤ“samฤ“n emeลuton) e in quello sui confini dell’anima (ยซPer quanto tu cammini, non potrai mai trovare i confini dell’anima, cosรฌ profondo รจ il suo lรณgosยป), Tonelli coglie il senso dell’infinitร  interiore.
  • L’anima non รจ un congegno chiuso, ma una soglia aperta sul mistero, sull’invisibile (Aรฏdฤ“s / Dioniso), capace di connettersi direttamente al Lรณgos universale se purificata dalle illusioni dell’io superficiale.

5. Il Sapiente nel centro del flusso (Aiรณn)

La saggezza per Tonelli, alla luce di Eraclito, consiste nell’abitare il centro del divenire:

Vivere secondo il Lรณgos significa ritrovare quella sintonia profonda con il ritmo del cosmo che la civiltร  occidentale, iper-razionalista e tecnocratica, ha progressivamente smarrito.

Riconoscere il fluire ininterrotto delle cose non genera angoscia o nichilismo, ma distacco sereno. Chi comprende che l’Eternitร  (Aiลn) รจ come ยซun fanciullo che gioca con le tessereยป sa partecipare al gioco cosmico senza attaccamento.

Nellโ€™antropologia del sacro di Julien Ries โ€” fortemente tributaria della linguistica comparata di ร‰mile Benveniste e della mitologia comparata di Georges Dumรฉzil โ€” lโ€™uomo indoeuropeo concepisce la realtร  attraverso una visione organica in cui l’ordine cosmico, le funzioni sociali e l’esperienza del divino sono inseparabili.

1. Il Sacro: Polaritร  Linguistica e Ordine Cosmico

Per Ries, il sacro indoeuropeo non รจ un concetto astratto o monolitico, ma una presenza operante che struttura il cosmo. Attraverso l’analisi filologica di Benveniste, Ries sottolinea la duplice radice del sacro attestata in tutte le lingue indoeuropee:

  • Il sacro come pienezza di potenza vitale: รˆ la forza intrinseca, luminosa ed esuberante conferita dal divino. Corrisponde al latino sacer, al greco hierรณs, all’avestico spษ™nta (gonfio di energia benefica/sacra) e al vedico iแนฃira-. รˆ ciรฒ che รจ carico di presenza numinosa.
  • Il sacro come delimitazione e interdizione: รˆ l’aspetto giuridico e rituale, ciรฒ che viene separato dal profano mediante un atto umano o divino per essere protetto dalla contaminazione. Corrisponde al latino sanctus (ciรฒ che รจ cinto da una sanzione/confine), al greco hรกgios e all’avestico yaozdฤta (reso ritualmente puro).

A questo dualismo si affianca l’idea regolatrice fondamentale: il Grande Ordine Cosmico (il vedico แนšta, l’avestico Aลกa, il latino Ordo o Ars, il greco Dikฤ“/Harmonรญa). Il sacro, per l’indoeuropeo, coincide con la conservazione e la perpetuazione di questa armonia universale stabilita dagli dรจi celesti all’inizio dei tempi.

2. Il Destino: La Porzione Assegnata e la Necessitร  Cosmica

Il concetto indoeuropeo di destino non coincide con un cieco fatalismo meccanico, ma con la misura o la porzione assegnata a ciascun essere all’interno dell’ordine universale.

  • La “quota” dell’esistenza: I termini indoeuropei rinviano all’idea di ripartizione e spartizione. In greco moira deriva da meรญromai (“ricevere la propria parte”); in ambito vedico bhฤga รจ la porzione di beni o di vita spettante a ciascuno.
  • La tessitura del fato: Il destino รจ quasi universalmente personificato da entitร  femminili triplici legate alla filatura del filo della vita (le Moire greche, le Parche romane, le Norne germaniche).
  • Rapporto tra dรจi e destino: Gli dรจi celesti (come Zeus o Odino) non sono creatori arbitrari del destino: ne sono i garanti, i custodi o, in molti miti, ne sono essi stessi vincolati. Il destino รจ l’espressione dell’immutabilitร  della legge cosmica (แนšta), alla quale neppure la sovranitร  divina puรฒ sottrarsi senza causare il collasso dell’universo.

3. L’Aldilร : Il Passaggio, il Fiume e le Dimore Differenziate

Ries evidenzia come la morte, per le comunitร  indoeuropee, sia vissuta come un rito di passaggio: la rottura di una congiunzione e il reinsediamento dell’anima nel luogo primordiale degli antenati.

  • La topografia del regno dei morti: L’oltretomba indoeuropeo condivide tratti spaziali ricorrenti. รˆ spesso situato oltre una frontiera acquatica (lo Stige greco, il fiume Gjรถll germanico, il fiume Vaitaraแน‡ฤซ vedico) custodita da un guardiano canino a piรน teste o con molti occhi (Cerbero, Garmr, i cani di Yama). Al di lร  delle acque si estende spesso un pascolo o una prateria (i campi elisi, il prato di asfodeli, i verdi pascoli del re Yama).
  • Escatologia differenziata: L’aldilร  indoeuropeo non presenta un’idea di castigo morale universale di tipo biblico, bensรฌ una distinzione legata allo status, all’iniziazione e al valore:
    • Il soggiorno comune/sotterraneo: Un’esistenza d’ombra, sbiadita e priva di memoria corporea (l’Ade greco, l’Hel norrena).
    • Il soggiorno riservato all’รฉlite guerriera o sacerdotale: Luoghi di beatitudine o di perenne vigore guerriero/solare (il Valhalla per i caduti scelti da Odino, l’Elisio o le Isole dei Beati).
  • Il culto degli avi e la cremazione: La corretta esecuzione del rito funebre (spesso la cremazione, che libera l’elemento spirituale e lo innalza con il fumo verso il regno celeste) รจ indispensabile affinchรฉ il defunto diventi un antenato benefico (manes, pitaraแธฅ) anzichรฉ un’anima errante e pericolosa per la comunitร .

4. La Divinazione: Allineamento con il Volere Celeste

Nell’antropologia di Ries, la divinazione non รจ mera predizione dell’avvenire a scopo di curiositร , ma una procedura sacrificale ed ermeneutica volta a verificare se un’azione umana sia conforme al volere degli dรจi e all’ordine cosmico.

  • I segni del cosmo: La natura รจ permeata di segnali inviati dalle divinitร . A Roma, gli auguria e gli auspicia (l’osservazione del volo e del comportamento degli uccelli) o l’interpretazione dei fulmini servivano a stabilire se un’assemblea o una battaglia godesse del consenso degli dรจi celesti (fas).
  • Forme induttive e intuitive: Gli Indoeuropei conobbero sia la divinazione tecnica/induttiva (il lancio delle rune presso i Germani descritto da Tacito, l’aruspicina, il sorteggio), sia quella ispirata o oracolare (la manรญa greca a Delfi), gestite dalla casta o classe sacerdotale (la prima funzione dumรฉziliana: sacerdoti, druidi, bramini, pontefici).

Nellโ€™antropologia del sacro di Julien Ries โ€” fortemente tributaria della linguistica comparata di ร‰mile Benveniste e della mitologia comparata di Georges Dumรฉzil โ€” lโ€™uomo indoeuropeo concepisce la realtร  attraverso una visione organica in cui l’ordine cosmico, le funzioni sociali e l’esperienza del divino sono inseparabili.

1. Il Sacro: Polaritร  Linguistica e Ordine Cosmico

Per Ries, il sacro indoeuropeo non รจ un concetto astratto o monolitico, ma una presenza operante che struttura il cosmo. Attraverso l’analisi filologica di Benveniste, Ries sottolinea la duplice radice del sacro attestata in tutte le lingue indoeuropee:

  • Il sacro come pienezza di potenza vitale: รˆ la forza intrinseca, luminosa ed esuberante conferita dal divino. Corrisponde al latino sacer, al greco hierรณs, all’avestico spษ™nta (gonfio di energia benefica/sacra) e al vedico iแนฃira-. รˆ ciรฒ che รจ carico di presenza numinosa.
  • Il sacro come delimitazione e interdizione: รˆ l’aspetto giuridico e rituale, ciรฒ che viene separato dal profano mediante un atto umano o divino per essere protetto dalla contaminazione. Corrisponde al latino sanctus (ciรฒ che รจ cinto da una sanzione/confine), al greco hรกgios e all’avestico yaozdฤta (reso ritualmente puro).

A questo dualismo si affianca l’idea regolatrice fondamentale: il Grande Ordine Cosmico (il vedico แนšta, l’avestico Aลกa, il latino Ordo o Ars, il greco Dikฤ“/Harmonรญa). Il sacro, per l’indoeuropeo, coincide con la conservazione e la perpetuazione di questa armonia universale stabilita dagli dรจi celesti all’inizio dei tempi.

2. Il Destino: La Porzione Assegnata e la Necessitร  Cosmica

Il concetto indoeuropeo di destino non coincide con un cieco fatalismo meccanico, ma con la misura o la porzione assegnata a ciascun essere all’interno dell’ordine universale.

  • La “quota” dell’esistenza: I termini indoeuropei rinviano all’idea di ripartizione e spartizione. In greco moira deriva da meรญromai (“ricevere la propria parte”); in ambito vedico bhฤga รจ la porzione di beni o di vita spettante a ciascuno.
  • La tessitura del fato: Il destino รจ quasi universalmente personificato da entitร  femminili triplici legate alla filatura del filo della vita (le Moire greche, le Parche romane, le Norne germaniche).
  • Rapporto tra dรจi e destino: Gli dรจi celesti (come Zeus o Odino) non sono creatori arbitrari del destino: ne sono i garanti, i custodi o, in molti miti, ne sono essi stessi vincolati. Il destino รจ l’espressione dell’immutabilitร  della legge cosmica (แนšta), alla quale neppure la sovranitร  divina puรฒ sottrarsi senza causare il collasso dell’universo.

3. L’Aldilร : Il Passaggio, il Fiume e le Dimore Differenziate

Ries evidenzia come la morte, per le comunitร  indoeuropee, sia vissuta come un rito di passaggio: la rottura di una congiunzione e il reinsediamento dell’anima nel luogo primordiale degli antenati.

  • La topografia del regno dei morti: L’oltretomba indoeuropeo condivide tratti spaziali ricorrenti. รˆ spesso situato oltre una frontiera acquatica (lo Stige greco, il fiume Gjรถll germanico, il fiume Vaitaraแน‡ฤซ vedico) custodita da un guardiano canino a piรน teste o con molti occhi (Cerbero, Garmr, i cani di Yama). Al di lร  delle acque si estende spesso un pascolo o una prateria (i campi elisi, il prato di asfodeli, i verdi pascoli del re Yama).
  • Escatologia differenziata: L’aldilร  indoeuropeo non presenta un’idea di castigo morale universale di tipo biblico, bensรฌ una distinzione legata allo status, all’iniziazione e al valore:
    • Il soggiorno comune/sotterraneo: Un’esistenza d’ombra, sbiadita e priva di memoria corporea (l’Ade greco, l’Hel norrena).
    • Il soggiorno riservato all’รฉlite guerriera o sacerdotale: Luoghi di beatitudine o di perenne vigore guerriero/solare (il Valhalla per i caduti scelti da Odino, l’Elisio o le Isole dei Beati).
  • Il culto degli avi e la cremazione: La corretta esecuzione del rito funebre (spesso la cremazione, che libera l’elemento spirituale e lo innalza con il fumo verso il regno celeste) รจ indispensabile affinchรฉ il defunto diventi un antenato benefico (manes, pitaraแธฅ) anzichรฉ un’anima errante e pericolosa per la comunitร .

4. La Divinazione: Allineamento con il Volere Celeste

Nell’antropologia di Ries, la divinazione non รจ mera predizione dell’avvenire a scopo di curiositร , ma una procedura sacrificale ed ermeneutica volta a verificare se un’azione umana sia conforme al volere degli dรจi e all’ordine cosmico.

  • I segni del cosmo: La natura รจ permeata di segnali inviati dalle divinitร . A Roma, gli auguria e gli auspicia (l’osservazione del volo e del comportamento degli uccelli) o l’interpretazione dei fulmini servivano a stabilire se un’assemblea o una battaglia godesse del consenso degli dรจi celesti (fas).
  • Forme induttive e intuitive: Gli Indoeuropei conobbero sia la divinazione tecnica/induttiva (il lancio delle rune presso i Germani descritto da Tacito, l’aruspicina, il sorteggio), sia quella ispirata o oracolare (la manรญa greca a Delfi), gestite dalla casta o classe sacerdotale (la prima funzione dumรฉziliana: sacerdoti, druidi, bramini, pontefici).

Dumรฉzil ha fornito la mappa della tassonomia del mondo manifestato indoeuropeo โ€” spiegando come gli uomini antichi articolavano il potere, la difesa e la sussistenza. Tuttavia, per comprendere l’orizzonte metafisico in cui tale mappa era immersa, bisogna guardare al fondamento impersonale che precede la tripartizione: una totalitร  cosmica che contiene in sรฉ luce e ombra, creazione e distruzione, senza appartenere a nessuna delle due.

Nota l’Ideologia Tripartita

L’autore dell’articolo parla dell’ordine indoeuropeo in termini puramente metafisici e mistici. Dumรฉzil avrebbe subito fatto notare una mancanza fondamentale: la tripartizione funzionale. Per lo studioso francese, la mente indoeuropea non concepisce l’Ordine (il cosmo) come un semplice “grembo primordiale fluido”, ma lo organizza sempre secondo una gerarchia sociale e divina precisissima:

  1. Sovranitร  magico-giuridica (amministrata da dรจi come Odino/Tyr o Varuna/Mitra).
  2. Forza guerriera (dรจi come Thor o Indra).
  3. Feconditร , salute e produzione (dรจi come i Vanir o i gemelli Ashvin). L’articolo ignora del tutto questo aspetto sociologico e strutturale, che per Dumรฉzil รจ la vera e inconfondibile “firma” del pensiero indoeuropeo.
    Apprezzamento per il riconoscimento del mito indoeuropeo (แนšta e il Gigante Primordiale)
  4. Dumรฉzil avrebbe sicuramente notato con approvazione il quarto punto dell’articolo (“L’Ordine Indoeuropeo Arcaico”). La menzione dello smembramento del gigante primordiale (Ymir nella mitologia norrena, Puruแนฃa in quella vedica) per creare il cosmo, e il richiamo all’ordine cosmico sacro (แนšta in sanscrito, Asha in avestico) sono temi centrali della sua disciplina. Dumรฉzil stesso ha dedicato decenni a studiare come gli dรจi sovrani indoeuropei siano i garanti formali e magici di questo ordine cosmico (แนšta).

4. La critica sull’immanenza e sul Monoteismo

L’articolo traccia una linea netta tra le cosmologie antiche (che sarebbero plurali, immanenti, prive di un centro di comando) e il monoteismo (descritto come l’imposizione di un “Sovrano che sceglie, giudica e detta leggi”). Dumรฉzil avrebbe sollevato un’obiezione: รจ vero che il monoteismo introduce una cesura storica formidabile, ma il mondo indoeuropeo non era affatto privo di “sovrani che giudicano e dettano leggi”. Al contrario, la sua “Prima Funzione” si basa proprio sull’esistenza di dรจi sovrani che amministrano il cosmo, lo vincolano con la magia e ne puniscono i trasgressori (si pensi al lato oscuro e terribile di Odino o di Varuna). Il paganesimo indoeuropeo aveva giร  un forte impianto gerarchico e giuridico, non era l’ecosistema puramente “fluido e spontaneo” (il Wu Wei taoista) descritto nel dialogo.

In sintesi

Se Georges Dumรฉzil avesse recensito questo testo, lo avrebbe giudicato come una suggestiva riflessione teosofica e poetica, ma scientificamente inesatta e fuorviante. Ne avrebbe contestato la tendenza ad appiattire culture profondamente diverse sotto un’unica grande etichetta di “Sapienza originaria”, ribadendo che i miti vanno studiati all’interno della rigida grammatica sociale, storica e linguistica delle civiltร  che li hanno prodotti.
Eliade avrebbe adorato l’incipit dell’articolo, in cui si parla di “una struttura mentale condivisa โ€“ che la psicologia junghiana definirebbe archetipica โ€“ la quale punta verso una singola, ineffabile Origine”. Per Eliade, la storia delle religioni non รจ solo lo studio delle differenze, ma la ricerca del modello esemplare. L’idea che il Tao, il Brahman, l’Uno neoplatonico e il Caos esiodeo puntino alla stessa “sorgente” si sposa perfettamente con la sua teoria del Sacro come realtร  ultima. Eliade credeva fermamente che, al di lร  delle differenze storiche e linguistiche, l’Homo religiosus (l’uomo religioso di ogni epoca) intuisse la stessa necessitร  di ricongiungersi con il Principio primordiale (illud tempus).

2. Il plauso alla continuitร  Eurasia-Oriente

L’articolo cita Angelo Tonelli per collegare la sapienza greca (Eraclito) con le grandi tradizioni eurasiatiche (Taoismo, Vedฤnta). Eliade avrebbe annuito con vigore. Egli stesso conosceva profondamente il sanscrito, aveva studiato in India (studiando lo Yoga e il Tantrismo) ed era convinto che la filosofia greca antica (soprattutto i presocratici e il neoplatonismo) e le filosofie indiane condividessero un terreno spirituale e meditativo comune, un Ur-grund (sfondo originario) sapienziale che andava ben oltre i semplici confini linguistici indoeuropei, abbracciando anche tradizioni come lo Sciamanesimo asiatico o il Taoismo.

3. La critica al monoteismo come “frattura” e perdita del Sacro Cosmico

Questo รจ forse il punto in cui Eliade si sarebbe trovato piรน in sintonia con il dialogo tra “Puer” e “Ancestros”. L’articolo descrive come il monoteismo abbia operato una “cesura storica e metafisica”, trasformando il divino immanente in un “Sovrano che sceglie, giudica e detta leggi”, riducendo l’uomo a “suddito” separato dal cosmo. Eliade ha scritto pagine e pagine su quella che lui chiamava la desacralizzazione del cosmo. Per lui, l’ebraismo e poi il cristianesimo (pur ammirandone altri aspetti) hanno storicizzato il divino, strappando l’uomo dai ritmi ciclici e sacri della Natura (il tempo del mito) per inserirlo in un tempo storico, lineare, dominato dall’attesa del giudizio o della salvezza. La perdita del senso del cosmo come “teofania” (manifestazione del divino) era per Eliade la grande tragedia dell’Occidente moderno, iniziata proprio con l’esclusivismo monoteistico.

4. Il Sacrificio Primordiale: Ymir e Puruแนฃa

L’articolo menziona lo smembramento di un essere primordiale (Ymir/Puruแนฃa) per fondare l’ordine cosmico. Eliade era affascinato dai miti cosmogonici. Avrebbe sottolineato come l’atto della creazione, in queste antiche tradizioni, non sia un fiat dal nulla da parte di un creatore distaccato, ma un rito sacrificale in cui il divino stesso si frantuma e si immedesima nella materia per dare forma al mondo. Per Eliade, l’uomo antico doveva costantemente ripetere (attraverso il rito) questo sacrificio primordiale per rinnovare l’universo e salvarlo dall’usura del tempo profano.

In sintesi: un incontro di anime

Se Dumรฉzil avrebbe bocciato l’articolo per mancanza di metodo storico-comparativo e rigore classificatorio, Mircea Eliade lo avrebbe considerato una brillante sintesi fenomenologica. Eliade avrebbe visto nell’articolo esattamente ciรฒ che lui stesso ha cercato di fare per tutta la vita: superare gli steccati accademici per ritrovare l’Unitร  spirituale dell’esperienza umana, celebrando la nostalgia per un Ordine Cosmico in cui l’uomo non รจ un ente separato o sottomesso a un Dio legislatore, ma una scintilla viva, intimamente fusa con la trama sacra dell’Universo.

Il Tao e il Brahman come archetipi del Sรฉ: Jung ha dedicato saggi fondamentali all’Oriente (dal commento al Segreto del Fiore d’Oro all’introduzione all’I Ching). Avrebbe sottoscritto in pieno la convergenza tra Tao, Uno e Brahman: per Jung, il Tao non รจ un’astrazione metafisica, ma la proiezione simbolica del Sรฉ, il centro ordinatore della psiche capace di integrare gli opposti (Yin e Yang, conscio e inconscio) attraverso la “funzione trascendente”.
Da psicologo empirico, Jung avrebbe ricordato all’autore che l’Origine, l’Uno e il Fato indoeuropeo non sono necessariamente realtร  cosmologiche oggettive situate “lร  fuori”, ma matrici della psiche umana. Avrebbe detto: “Non state parlando dell’universo fisico, ma dell’inconscio collettivo che da sempre proietta all’esterno la propria struttura.”

Oltre il titanismo e la tecnica (Al muro del tempo): Jรผnger (soprattutto nella sua fase matura) sosteneva che l’Occidente moderno fosse caduto nella morsa dei “Titani”, ossia della tecnica pura, del calcolo razionale e del tempo lineare che svuota il mondo di significato. Jรผnger auspicava in Al muro del tempo: oltrepassare l’era storica della razionalitร  astratta per tornare al tempo del mito, della cosmologia vivente e dell’Origine immutabile.
La figura dell’Anarca e il Wu Wei: In Eumeswil, Jรผnger introduce la figura dell’Anarca: colui che, pur vivendo all’interno del mondo moderno dominato dal potere e dalle gerarchie, conserva una totale indipendenza interiore ritirandosi nella “foresta” dello spirito. Jรผnger avrebbe trovato perfetta la valorizzazione del Wu Wei taoista e della non-dualitร : l’Anarca agisce come l’iniziato al Tao, non si sottomette al “Sovrano” esterno, ma si allinea all’armonia profonda dell’Origine.

La stereoscopia tra cosmologia indoeuropea e oriente: Jรผnger amava accostare i miti arcaici norreni e greci con il pensiero asiatico, scorgendovi una trama ancestrale comune (l’Urgrund, il fondo sorgivo). Avrebbe apprezzato il richiamo al sacrificio primordiale (Ymir/Puruแนฃa) e all’ordine dell’Asha/แนšta, simboli di una realtร  in cui la materia e lo spirito non sono mai stati separati da decreti dottrinali.

La critica stilistica di Jรผnger: Jรผnger, stilista raffinatissimo e amante del mistero aristocratico, avrebbe forse suggerito di non semplificare troppo la dicotomia col monoteismo per evitare che l’articolo somigliasse a un manifesto neopagano o New Age, invitando piuttosto a guardare alla teologia arcaica come a un “cristallo” da contemplare con distacco.

In sintesi

Mentre per Jung questo articolo รจ la descrizione perfetta del viaggio di individuazione, in cui la coscienza deve ricongiungersi con il fondamento archetipico per sanare la nevrosi del dualismo occidentale, per Jรผnger รจ un ottimo manifesto per il passaggio al bosco: un invito a voltare le spalle al moralismo storico e alle architetture del potere per riaccordarsi con la legge immutabile, silenziosa e sacra dell’universo.

Se Julius Evola avesse letto questo testo , si sarebbe trovato davanti a un testo a cui avrebbe dedicato un’analisi tanto appassionata sul piano dottrinale quanto spietata sul piano metodologico e filosofico.

Da maestro del Tradizionalismo integrale e autore di Rivolta contro il mondo moderno e La dottrina del risveglio, Evola avrebbe condiviso quasi per intero la critica al monoteismo e l’accostamento tra Veda, Taoismo e mondo indoeuropeo, ma avrebbe demolito senza mezzi termini il richiamo a Jung e l’eccessiva insistenza sull’ยซimmanenzaยป.

1. Il plauso alla critica del Monoteismo (e il rifiuto del “Dio Persona”)

Su questo punto Evola avrebbe sottoscritto l’articolo riga per riga. In Imperialismo pagano e Rivolta, Evola ha sempre sostenuto che il monoteismo semitico abbia operato una drammatica decadenza spirituale:

  • La scissione servo/padrone: L’articolo osserva che il monoteismo trasforma il divino in un ยซSovrano che sceglie, giudica e detta leggiยป e l’uomo in un ยซsudditoยป. Evola usava argomenti identici: criticava l’idea creazionistica del fiat lux dal nulla, che crea una frattura insanabile tra Creatore e creatura e instaura un rapporto di devozione servile, colpevolizzazione morale e sottomissione passiva.
  • L’identitร  metafisica (Advaita): Evola, grande estimatore dell’Advaita Vedฤnta di ลšaแน…kara, avrebbe applaudito la centralitร  data all’identitร  tra ฤ€tman e Brahman. Nella sua visione, la spiritualitร  arcaica e aristocratica non cerca la salvezza per grazia divina, ma l’auto-trasmutazione e il risveglio dell’individuo alla propria natura divina originaria.

2. La stroncatura violenta di Jung e dell’approccio psicanalitico

Qui Evola avrebbe attaccato duramente l’articolo. La frase cita ยซuna struttura mentale condivisa โ€“ che la psicologia junghiana definirebbe archetipicaยป avrebbe provocato la consueta indignazione evoliana:

  • Per Evola, la psicanalisi (compresa quella di Jung) rappresentava una pericolosissima sovversione moderna.
  • Jung riduceva le realtร  divine ed esoteriche a prodotti dell’ยซinconscio collettivoยป, ossia a residui biologici o psichici ancestrali. Per Evola, l’Origine, l’Uno e il Tao non scaturiscono affatto dal “basso” (dal subconscio o dalla psiche), ma provengono dall’alto: sono veritร  sovrumane, trascendenti e metafisiche (superconsce), accessibili solo attraverso la gnosi, il rito e l’iniziazione, non proiezioni di un calderone psichico comune.

3. Il rigetto del “panteismo”: Trascendenza vs Immanenza

L’articolo insiste molto sulle ยซcosmologie profondamente immanentiยป del mondo antico. Evola avrebbe alzato una severa riserva dottrinale:

  • Evola metteva continuamente in guardia dal confondere la Tradizione con il panteismo, il vitalismo o l’immanentismo “fluido”. Nella sua classificazione metafisica, il culto della semplice natura immanente e del flusso vitale appartiene alle religioni della Terra, telluriche, matriarcali e passive.
  • La vera Tradizione primordiale indoeuropea (che lui definiva Uranica, Solare e Virile) concepisce l’Assoluto (Brahman, l’Uno platonico) come Trascendenza assoluta, incorporea e distaccata dal divenire. L’immanenza del cosmo c’รจ, ma รจ ordinata dall’alto da una luce metafisica immutabile, non un mero galleggiare spontaneo nel mondo fenomenico.

4. Il senso aristocratico del Wu Wei e dell’Ordine Indoeuropeo (แนšta)

Evola ha tradotto e commentato il Tao Te Ching. Se l’articolo rischia di far sembrare il Wu Wei taoista una sorta di rilassata adesione New Age al ritmo naturale, Evola avrebbe ristabilito la propria chiave di lettura:

  • Il Wu Wei (ยซnon-agireยป) non รจ passivitร  naturalistica, ma la suprema potenza immateriale del sovrano-pontefice: un agire invisibile, impassibile, per pura presenza spirituale (il ยซmotore immobileยป).
  • Allo stesso modo, l’ordine cosmico indoeuropeo (แนšta o Asha) non รจ solo un “fatto della natura”, ma un ordine gerarchico oggettivo che l’uomo di razza spirituale superiore deve difendere attivamente contro il Caos primordiale.

In sintesi

Evola avrebbe considerato l’articolo un testo intuitivamente valido nella diagnosi, elogiandone la ribellione metafisica contro l’antropomorfismo morale delle fedi dogmatiche e la riscoperta del blocco Eurasia-India arcaica. Tuttavia, avrebbe preteso di depurare il testo da qualsiasi concessione alla psicanalisi junghiana o a visioni orizzontali/immanentistiche, riposizionando l’Origine e l’Ordine cosmico sul piano della pura, algida e virile Trascendenza tradizionale.

1. Lโ€™Uno e il Brahman come Coscienza Primordiale Irriducibile

La tesi cardine di Faggin รจ che la coscienza non sia un sottoprodotto del cervello o della materia (rifiuto del materialismo riduzionista), ma il fondamento stesso dell’universo. Nella sua teoria:

  • L’Origine senza nome, l’Uno neoplatonico, il Tao e il Brahman non sono metafore poetiche, ma diverse definizioni storiche del Tutto Cosciente: un campo unitario, dinamico e sorgivo che precede ogni frammentazione materiale.
  • L’universo, per Faggin, รจ generato dalla volontร  dell’Uno di conoscere se stesso attraverso la differenziazione. Il testo di Dal Pino, che descrive l’Origine come sorgente ineffabile e grembo primordiale, per Faggin coglie esattamente l’essenza dell’Essere prima del collasso negli stati fisici determinati.

2. Il superamento della dualitร : ฤ€tman = Brahman e i Qualia

Nel 1990 Faggin visse un’intensa esperienza di risveglio spirituale in cui percepรฌ direttamente che l’osservatore e l’osservato coincidono: una comprensione che lo portรฒ ad abbracciare l’ereditร  delle Upanishad e dell’Advaita Vedฤnta.

  • L’articolo sottolinea che ยซl’Assoluto trascendente coincide perfettamente con l’ฤ€tman, l’essenza piรน intima dell’individuoยป. Faggin approverebbe senza esitazione: per lui, ogni essere vivente รจ un’unitร  cosciente autonoma (una sorta di “monade” quantistica) che condivide la stessa sostanza dell’Uno.
  • L’interioritร  soggettiva (ciรฒ che in filosofia della mente e in fisica si chiama l’esperienza dei qualia, il “come ci si sente” a esistere) รจ per Faggin l’accesso diretto alla realtร  fondamentale, proprio come espresso dal concetto indiano di ฤ€tman.

3. La critica al modello del “Dio esterno / Orologiaio”

Il parallelo tra le cosmologie immanenti antiche e la frattura monoteistica evidenziato nel dialogo tra Puer e Ancestros trova un forte riscontro nella critica che Faggin muove sia al teismo ingenuo sia al meccanicismo moderno:

  • Faggin rigetta l’idea di un Dio antropomorfo, distaccato e legislatore che programma l’universo dall’esterno trasformando l’uomo in un semplice esecutore passivo. Per lui, questo schema teologico รจ il parente stretto del materialismo determinista, che tratta l’uomo come una macchina biologica o un algoritmo.
  • La visione immanente e fluida dell’articolo (il Tao che non comanda ma permette il dispiegarsi delle cose; il Wu Wei) descrive per Faggin l’autopoiesi e il libero arbitrio dell’universo cosciente: la realtร  non obbedisce a decreti autoritari imposti dall’esterno, ma si organizza dall’interno attraverso la correlazione e la risonanza.

4. Il ponte tra Mito antico e Fisica Quantistica

Faggin integrerebbe l’articolo portandolo sul terreno della scienza d’avanguardia:

  • Dove l’articolo cita la non-dualitร , Eraclito o lo smembramento dell’essere primordiale (Puruแนฃa/Ymir) per spiegare la nascita della molteplicitร , Faggin vedrebbe l’equivalente intuitivo dell’entanglement quantistico: la realtร  visibile e atomica (il mondo classico e frammentato) poggia su uno strato invisibile e olistico di informazione quantistica pura e non-locale, dove ogni separazione รจ apparenza.

Faggin giudicherebbe quindi l’articolo come una conferma del fatto che gli antichi saggi โ€” privi di acceleratori di particelle o formalismi matematici, ma dotati di un’attenzione contemplativa profonda verso la propria interioritร  โ€” avevano giร  descritto con straordinaria luciditร  la natura viva, cosciente e indivisa dell’Origine.

Se Osho (Bhagwan Shree Rajneesh) avesse commentato questo testo, la sua reazione sarebbe stata un mix inconfondibile di applauso sfrontato, risata beffarda e provocazione demolitrice: avrebbe adorato la sostanza dell’articolo, ma ne avrebbe deriso l’involucro filosofico e intellettuale.

1. Entusiasmo totale per Lao Tzu, Eraclito e il Tao

Osho nutriva una venerazione sconfinata per Lao Tzu (su cui ha tenuto cicli memorabili di discorsi come The Pathless Path) e per Eraclito (al quale ha dedicato i celebri discorsi di The Hidden Harmony).

  • Per Osho, il Tao non รจ una teoria filosofica, ma l’esistenza stessa che danza: l’Origine senza nome, il femminile, l’accoglienza, la fluiditร  dell’acqua contro la rigiditร  della roccia.
  • L’articolo cita Eraclito come ponte sapienziale; Osho avrebbe rincarato la dose dicendo che Eraclito era un vero risvegliato, un mistico scambiato per filosofo dai greci razionali che avevano giร  iniziato a corrompere l’intuizione viva con la logica aristotelica. Avrebbe quindi sottoscritto con gioia la visione di un cosmo vivente, processuale, in cui gli opposti danzano insieme anzichรฉ combattersi.

2. Il feroce assalto al “Dio Giudice” del Monoteismo

Sulla frattura monoteistica, Osho avrebbe applaudito a scena aperta. Uno dei suoi bersagli polemici preferiti era proprio il Dio personale, sovrano, patriarcale e castigatore delle fedi abramitiche.

  • Osho diceva spesso: ยซDio non รจ una persona, Dio รจ una presenza. รˆ un verbo, non un sostantivoยป.
  • L’articolo denuncia la trasformazione dell’Origine in un “Sovrano che sceglie, giudica e detta leggi”, riducendo l’uomo a suddito. Osho avrebbe rilanciato con i suoi toni taglienti: avrebbe spiegato che il monoteismo morale รจ stato inventato dai sacerdoti per instillare il senso di colpa, castrare la vitalitร  naturale dell’uomo e trasformarlo in un mendicante spaventato. Per Osho, sostituire il flusso spontaneo dell’esistenza con un padrone celeste che giudica e condanna all’inferno รจ stato il piรน grande crimine psicologico e spirituale della storia umana.

3. Advaita e Brahman: la goccia che si tuffa nell’oceano

Il passaggio sull’Advaita Vedฤnta (l’identitร  tra ฤ€tman e Brahman) e il superamento della frattura tra creatura e Creatore tocca il cuore dell’insegnamento di Osho:

  • Non c’รจ un Dio “fuori” a cui inchinarsi; la divinitร  รจ la natura intrinseca di ogni individuo (Tat Tvam Asi, Tu sei Quello).
  • Osho avrebbe elogiato l’idea che il risveglio non sia una questione di credenze o di dogmi, ma di disidentificazione dall’ego (Mฤyฤ) per riscoprire l’Assoluto impersonale che ride dentro di noi.

4. La stoccata di Osho: la trappola dell’intellettualismo

Qui sarebbe scattata la proverbiale doccia fredda del maestro: Osho avrebbe preso di mira l’autore dell’articolo e la forma stessa del testo.

  • Guardando il testo, Osho avrebbe probabilmente sorriso dicendo: ยซBello, molto poetico, molto colto… ma sono solo parole! Mente che parla della mente.ยป
  • Avrebbe citato il primissimo verso del Tao Te Ching: ยซIl Tao di cui si puรฒ parlare non รจ l’eterno Taoยป. Avrebbe avvertito che fare dell’Origine senza nome un saggio colto con citazioni di grecisti, psicologi e miti indoeuropei รจ ancora un trucco dell’intelletto per non arrendersi al silenzio.
  • Avrebbe chiesto al “Puer” e all'”Ancestros” del dialogo: ยซVi state masturbando con i concetti di Immanenza e Trascendenza. Ma avete mai meditato anche solo per cinque minuti? Avete mai smesso di pensare per sentire il Tao scorrervi nel sangue?ยป

Osho avrebbe quindi benedetto l’articolo come un eccellente pugno nello stomaco alla prigione morale delle religioni organizzate, ma lo avrebbe archiviato come un semplice “dito che punta alla luna”: utile per sbarazzarsi dei falsi dรจi e dei preti, a patto di non innamorarsi del dito e decidersi, finalmente, a buttare via i libri per danzare e dissolversi nella meditazione.

Fuoco di Sparta ฯ€แฟฆฯ ฮฃฯ€ฮฌฯฯ„ฮฑฯ‚

ฮฃฯ€ฮฌฯฯ„ฮฑฯ‚ ฮณฮญฮฝฮฝฮฑ, ฯ‡ฮฑฮปฮบฮฟแฟฆ ฮฒแฟ†ฮผฮฑ,
ฮธฮตฮฟฮฏ แฝ‘ฯ€ฮญฯ, ฯ†ฯŒฮฒฮฟฯ‚ แผ„ฮดฮทฮผฮฑ,
ฯƒแฟถฮผฮฑ แฝ€ฯฮธฯŒฮฝ, ฯˆฯ…ฯ‡ฮฎ ฯ€แฟฆฯ ฮฑแผฐฯ‰ฮฝฮฏฮฑ,
ฮดฯŒฮพฮฑ แผฮผฯ€ฯฯŒฯ‚, ฮฟแฝฮดแฝฒฮฝ แฝ€ฯ€ฮฏฯƒฯ‰.

ฮ‘แผทฮผฮฑ แฟฅฮญฮตฮน, ฮณแฟ† ฮดฮนฯˆแพท ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฮฑ,
แผ€ฯƒฯ€ฮฏฯ‚ แผฑฮตฯฮฎ, ฯ†ฯฮฟฯฯฮตฮน ฯ„แฝฐ ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฮฑ,
ฮผแฝด แฟฅฮฏฯ€ฯ„ฮตฯ„ฮต ฯ„ฮนฮผฮฎฮฝ ฮฃฯ€ฮฌฯฯ„ฮฑฯ‚,
แผ”ฮฝฯ„ฮนฮผฮฟฮฝ ฮฒฮฏฮฟฮฝ, แผ„ฮบฯฮฟฮฝ ฮธฮฌฮฝฮฑฯ„ฮฟฮฝ.

ฮ›ฮตฯ‰ฮฝฮฏฮดฮฑฯ‚ ฮบฯฮฑฯ„ฮตแฟ– แฝฅฯƒฯ€ฮตฯ ฮบฮตฯฮฑฯ…ฮฝฯŒฯ‚,
ฯ†ฯ‰ฮฝฮตแฟ– ฯƒฮบฮปฮทฯแฟถฯ‚, ฮฟแฝฮบ แผ”ฯƒฯ„ฮน ฯ€ฯ„ฯ‰ฮปฯŒฯ‚,
โ€œฮœแฝด ฯ†ฮตฯฮณฮตฯ„ฮต!โ€ ฯ„แฝธ ฯ€ฮฝฮตแฟฆฮผฮฑ ฮปฮญฮณฮตฮน,
แผฯ‡ฮธฯแฝธฯ‚ ฯ€ฮปฮทฯƒฮฏฮฟฮฝ, ฮบฮฑฯฮดฮนฮฌ ฯƒฯ„ฮตฯฮตฮฌ.

ฮ˜ฮตฯฮผฮฟฯ€ฯฮปฮฑฮน ฯƒฯ„ฮตฮฝแฝด ฮผแฝฒฮฝ ฮณแฟ†,
แผ€ฮปฮปโ€™ แผ„ฮฝฮดฯฮตฯ‚ ฮตแฝฯฮตแฟ–ฯ‚, ฯˆฯ…ฯ‡แฝด ฮฒฮฑฯฮตแฟ–,
ฮธฮฌฮฝฮฑฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฮฝฮธฮฑ, ฮดฯŒฮพฮฑ ฯ€ฮปฮตฮฏฯ‰ฮฝ,
ฮฟแฝ ฮดฮนฮฑฮฒฮฑฮฏฮฝฮตฮน ฮฒฮฌฯฮฒฮฑฯฮฟฯ‚ ฮผฮฟแฟ–ฯฮฑ.

ฮงฮฑฮปฮบแฝธฯ‚ แฝ€ฮดฯฯฮตฮน, ฮบฯฯŒฯ„ฮฟฯ‚ ฮฒฯฮฟฮฝฯ„แพท,
ฮพฮฏฯ†ฮฟฯ‚ ฮปฮฌฮผฯ€ฮตฮน, ฯ„ฯฯ‡ฮท ฮฒฮฟแพท,
แฝ…ฯฮบฮฟฮน ฮผฮญฮณฮฑ, ฮผแฝด ฮปฯ…ฮณฮฏฯƒฮทฯ„ฮต,
แผ„ฯ‡ฯฮน ฯ€ฮปฮทฮณแฟ†ฯ‚ ฯ„ฮตฮปฮตฯ…ฯ„ฮฑฮฏฮฑฯ‚ แฟฅฮฟฯ€แฟ†ฯ‚.

ฮฃฯ€ฮฌฯฯ„ฮฑฯ‚ ฯ…แผฑฮฟฮฏ, ฯ€ฯ…ฯฯƒแฝธฯ‚ แผฮฝ ฯƒฯ„ฮญฯฮฝแฟƒ,
แผ€ฮตฯ„แฝธฯ‚ ฯ€ฮฟฮปฮญฮผฮฟฯ… แผฯ€ฮฌฮฝฯ‰ ฮบฮตฯ†ฮฑฮปแฟ‡,
ฮถแฟ† โ€œฮฝฮฏฮบฮทโ€ แผฮฝ ฮบฮฑฯฮดฮฏแพณ ฯ€แพถฯƒฮนฮฝ,
ฮบฮฑแฝถ ฮธฮฌฮฝฮฑฯ„ฮฟฯ‚ ฮณฮญฮปแพณ ฯ€ฯแฝธฯ‚ แฝ‘ฮผแพถฯ‚.

Nati da Sparta, passi di bronzo,
Gli dรจi lassรน, ignota la paura,
Saldo il corpo, lโ€™anima eterno fuoco,
La gloria dinanzi, il nulla alle spalle.
Il sangue scorre, la terra รจ assetata di tutto,
Il sacro scudo protegge ogni cosa,
Non gettate via lโ€™onore di Sparta,
Nobile vita, nobile morte.
Leonida regge come una folgore,
Grida con possanza, mai debole,
ยซNon indietreggiate!ยป grida lo spirito,
Il nemico รจ vicino, il cuore resta saldo.
Termopili, la terra รจ angusta,
Ma immensi sono gli uomini, grevi le loro anime,
Qui attende la morte, piรน in alto sta la gloria,
Nessun destino barbaro passerร .
Grida il bronzo, ruggisce il tuono,
Brilla la spada, il fato chiama a gran voce,
Grandi sono i giuramenti, non vi piegate,
Fino al colpo decisivo dellโ€™estremo istante.
Figli di Sparta, una torcia nel petto,
Lโ€™aquila di guerra sopra il capo,
ยซVittoriaยป dimora in ogni cuore,
E la morte stessa vi sorride.

Introcezione, enterocezione, introspezione e propriocezione.

L’etimologia dei quattro termini si articola attorno alla combinazione di prefissi e radici del latino e del greco antico, legati ai processi percettivi e cognitivi del sรฉ.

Un uomo in siluetta si staglia su una scogliera, con il mare e un cielo nuvoloso sullo sfondo.
QI GONG kikoๆฐฃๅŠŸ meditazione, concentrazione mentale, controllo della respirazione e particolari movimenti fluidi

1. Introspezione

  • Origine linguistica: Deriva direttamente dal verbo latino introspicฤ•re, a sua volta composto da:
  • intro-: avverbio e prefisso latino che significa ยซall’interno, dentro, verso l’internoยป (da confrontare con intra).
  • specฤ•re (o nella forma apofonica in composizione -spicฤ•re): verbo latino che significa ยซguardare, osservare, scrutareยป.
  • -tiล, -tiลnis (in italiano -zione): suffisso latino impiegato per formare sostantivi d’azione a partire dal tema del supino (introspectum).
  • Significato letterale: ยซL’atto di guardare dentroยป.
  • Contesto: In ambito filosofico e psicologico indica l’auto-osservazione e l’esame diretto che la coscienza compie sui propri processi mentali, emozioni e stati interiori.

Una donna in meditazione seduta su una roccia circondata da radici di alberi in una foresta, con raggi di luce che filtrano attraverso gli alberi.

2. Propriocezione

  • Origine linguistica: Neologismo scientifico introdotto nel 1906 dal neurofisiologo britannico Charles Scott Sherrington (nella forma inglese proprioception), composto da:
  • proprius: aggettivo latino che significa ยซproprio, personale, che appartiene a se stessoยป.
  • -cezione: elemento formativo tratto da percezione / ricezione, a loro volta derivanti dal verbo latino capฤ•re (ยซprendere, accogliere, afferrareยป) attraverso i composti percipฤ•re (per- + capere, ยซafferrare interamente con i sensi o con la menteยป) o recipฤ•re (re- + capere, ยซricevereยป).
  • Significato letterale: ยซPercezione del proprio [corpo]ยป.
  • Contesto: Definisce il senso che permette al sistema nervoso di raccogliere informazioni cinestesiche e posizionali (provenienti da fusi neuromuscolari, organi tendinei e articolazioni) relative alla postura e al movimento nello spazio.

3. Enterocezione

  • Origine linguistica: Composto ibrido greco-latino, costituito da:
  • รฉnteron (แผ”ฮฝฯ„ฮตฯฮฟฮฝ): sostantivo del greco antico che significa ยซintestino, viscere, interioraยป (derivato a sua volta dall’avverbio/preposizione แผฮฝฯ„ฯŒฯ‚, entรณs, ยซdentroยป).
  • -cezione: dal latino capฤ•re (attraverso la radice di percezione / -ception), indicante la facoltร  di captare o registrare.
  • Significato letterale: ยซPercezione dei visceri / delle interioraยป.
  • Contesto: In neurofisiologia รจ sinonimo di viscerocezione e indica specificamente la captazione degli stimoli provenienti dagli organi viscerali (digestivi, urogenitali, ecc.).
    Viene talvolta adoperato in italiano anche come variante con focus viscerale del termine piรน generale interocezione.

4. Introcezione

  • Origine linguistica: Composto formato da:
  • intro-: prefisso latino che significa ยซdentro, verso l’internoยป.
  • -cezione: radice di origine latina collegata a capฤ•re / percezione (ยซricevere, percepireยป).
  • Significato letterale: ยซPercezione verso l’internoยป.
  • Contesto e precisazioni:
  • In neurobiologia e psicologia somatica: Viene per lo piรน utilizzato nella divulgazione e nella letteratura contemporanea come variante o calco (talvolta influenzato dall’analogia fonetica con introspezione) del termine scientifico canonico interocezione (coniato anch’esso da Sherrington dal latino interior, ยซpiรน internoยป, + perception), ossia il sistema che monitora lo stato fisiologico globale dell’organismo (battito cardiaco, temperatura, fame, dolore viscerale).

Nelle discipline contemplative e nello yoga, questi quattro processi non sono solo concetti teorici, ma costituiscono la mappa operativa con cui il praticante sposta lโ€™attenzione dal mondo esteriore (estrocezione) alla dimensione somatica e mentale.


Una giovane donna in bikini sta praticando yoga su una gamba in un ambiente naturale vicino a un ruscello.

1. Propriocezione La consapevolezza dellโ€™ฤ€sana

Nel contesto dello yoga posturale (Hatha Yoga), la propriocezione viene affinata sistematicamente:

  • Allineamento e radicamento: Eseguire e mantenere un’ฤsana a occhi chiusi richiede di percepire l’orientamento delle articolazioni, il tono muscolare e il baricentro unicamente tramite i recettori interni.
  • Micro-regolazione somatica: La mente impara a mappare la posizione corporea nello spazio senza affidarsi al controllo visivo, sviluppando quella che nel movimento consapevole viene definita “intelligenza cinestesica”.

2. Enterocezione Il controllo viscerale, Bandha e Kriyฤ

Mentre nella fisiologia ordinaria la percezione degli organi interni rimane per lo piรน inconscia, lo yoga la rende accessibile e attiva:

  • I sigilli energetici (Bandha): Pratiche come Mลซla Bandha (contrazione del pavimento pelvico) e Uแธแธฤซyฤna Bandha (retrazione dell’addome verso la colonna) richiedono una precisione enterocettiva estrema per isolare e percepire muscoli viscerali profondi solitamente trascurati.
  • Le purificazioni (Kriyฤ): Tecniche come Nauli (isolamento e rotazione dei muscoli retti dell’addome con massaggio viscerale) trasformano l’enterocezione in un canale di controllo neuromuscolare diretto sulle cavitร  interne.

3. Introcezione (o Interocezione) Prฤแน‡ฤyฤma e Kฤyฤnupassanฤ

L’introcezione raccoglie lo stato fisiologico complessivo (ritmo cardiaco, fluttuazione del respiro, sensazioni termiche, dolore viscerale):

  • Nel respiro consapevole (Prฤแน‡ฤyฤma): L’attenzione si ancora alla dilatazione dei polmoni, al movimento del diaframma e alla variazione del battito cardiaco associata all’espirazione prolungata (tono vagale).
  • Nella meditazione Vipassanฤ: Il primo fondamento della presenza mentale (Kฤyฤnupassanฤ, o contemplazione del corpo) consiste proprio nello scansionare le sensazioni interocettive grezze (calore, formicolio, pesantezza, pulsazione) senza reagirvi, osservando l’impermanenza (anicca) a livello cellulare.

4. Introspezione Svฤdhyฤya e la coscienza testimone (Sฤkแนฃin)

Se propriocezione, enterocezione e interocezione appartengono alla sfera somatica (il corpo percepito), l’introspezione yogica si sposta sui contenuti della mente:

  • Studio di sรฉ (Svฤdhyฤya): Quarto dei Niyama negli Yoga Sลซtra di Pataรฑjali, indica l’auto-osservazione analitica dei propri schemi mentali, pulsioni ed errori di condotta.
  • La coscienza testimone (Sฤkแนฃi Bhฤv): L’introspezione meditativa si distingue da quella psicologica occidentale perchรฉ punta al distacco: non analizza i pensieri per trovarne una causa biografica, ma li osserva scorrere come fluttuazioni della mente (citta vแน›tti), disidentificando l’osservatore (Draแนฃแนญฤ) dall’oggetto osservato.

Il ponte trasversale: Pratyฤhฤra

Il punto di incontro tra queste dimensioni รจ il Pratyฤhฤra (il quinto arto dello yoga classico), tradotto letteralmente come ยซritiro dei sensiยป.

Consiste nel silenziare l’estrocezione , tagliando fuori gli stimoli visivi, uditivi e tattili esterni , per spalancare contemporaneamente le porte della propriocezione, dell’interocezione e dell’introspezione.
La neurobiologia contemporanea descrive questo stato come una riconfigurazione dell’attivitร  della corteccia insulare e della corteccia cingolata anteriore, le aree cerebrali deputate a integrare la mappa viscerale del corpo con la coscienza soggettiva.

L’intersezione tra neurobiologia contemporanea e tradizioni contemplative si fonda sul modo in cui i segnali somatici ascendenti (bottom-up) rimodellano la governance(gestione ,coordinamento, regia) cognitiva ed emotiva discendente (top-down).
Nella meditazione e nello yoga, nel Qi Gong , l’affinamento sensoriale non รจ un fine puramente posturale o fisiologico, ma il meccanismo chiave per disinnescare i circuiti della reattivitร  automatica e disarticolare la narrazione dell’ego.


L’architettura neuroanatomica: dalla periferia alla coscienza di sรฉ

I quattro canali percettivi operano attraverso circuiti cerebrali distinti ma integrati, la cui attivazione coordinata definisce la presenza mentale.

1. La via propriocettiva: corteccia somatosensoriale e lobo parietale

La propriocezione fa capo ai fusi neuromuscolari, agli organi tendinei del Golgi e ai meccanorecettori articolari. Le informazioni viaggiano attraverso i cordoni posteriori del midollo spinale fino al talamo e vengono elaborate dalla corteccia somatosensoriale primaria (S1) e dalle aree parietali posteriori.

Nello yoga, questo circuito รจ responsabile dello schema corporeo dinamico: sapere dove si trova un arto nello spazio senza guardarlo permette di calibrare il baricentro e la stabilitร . Dal punto di vista cognitivo, un segnale propriocettivo solido stabilizza l’attenzione su coordinate spaziali esterne ed esterocettive stabili, riducendo l’instabilitร  posturale che favorisce la distrazione mentale.

2. La via enterocettiva e interocettiva: l’Insula e l’asse vagale

La percezione dei visceri (enterocezione) e dell’omeostasi sistemica (interocezione) corre prevalentemente lungo le fibre sensitive del nervo vago (che sono per l’80-90% afferenti, cioรจ portano segnali dal corpo al cervello) e le vie spino-talamiche.

  • Nucleo del Tratto Solitario (NTS): รˆ la prima stazione di ricezione dei segnali viscerali nel tronco encefalico.
  • Corteccia Insulare Posteriore (PIC): Mappa la topografia oggettiva del corpo interno (temperatura, aciditร  gastrica, distensione intestinale, battito cardiaco).
  • Corteccia Insulare Anteriore (AIC): รˆ l’hub dell’integrazione. L’AIC combina i dati fisiologici grezzi con il contesto emotivo e motivazionale, generando quello che il neuroscienziato A.D. Craig ha definito il sentient self (il sรฉ senziente), ossia la consapevolezza soggettiva di “come ci si sente” in un dato momento.

Nelle pratiche contemplative, l’iper-stimolazione volontaria di queste vie (tramite Prฤแน‡ฤyฤma e Bandha) aumenta il volume di scarica verso l’insula, trasformando processi fisiologici subliminali in dati accessibili alla coscienza.

3. L’introspezione: la corteccia prefrontale e il monitoraggio metacognitivo

Mentre l’interocezione registra la sensazione somatica, l’introspezione monitora lo stato mentale che reagisce a quella sensazione. I substrati neurali dell’introspezione includono:

  • Corteccia prefrontale dorsolaterale (dlPFC): Responsabile del mantenimento del focus attentivo e del controllo esecutivo.
  • Corteccia frontopolare (area 10 di Brodmann): Coinvolta nella metacognizione pura, ovvero nella capacitร  di osservare le operazioni della propria mente mentre avvengono.

Inferenza attiva e “Predictive Coding”: riscrittura del sรฉ

La neurobiologia moderna descrive il cervello come una macchina predittiva (modello del Predictive Processing di Karl Friston e Andy Clark). Il cervello non registra passivamente la realtร : produce costantemente modelli predittivi top-down su ciรฒ che accade all’interno e all’esterno del corpo, aggiornandoli solo quando riceve un segnale di errore (prediction error) dal basso (bottom-up).

  1. Lo stato ordinario e la trappola del DMN:
    Nella vita quotidiana, la Default Mode Network (DMN) โ€” la rete neurale attiva durante il vagabondaggio mentale, l’auto-riferimento autobiografico e la ruminazione โ€” impone schemi predittivi rigidi. Quando proviamo una stretta allo stomaco o tachicardia, il cervello predittivo sovraccarico cataloga immediatamente la sensazione in forma narrativa: “Sono in pericolo”, “Non ce la faccio”, generando ansia secondaria.
  2. Il reset somatico contemplativo:
    Praticando la consapevolezza enterocettiva e propriocettiva (come nel body scan o nella Vipassanฤ), il praticante costringe il sistema ad aprire i canali sensoriali primari. Focalizzandosi sulla sensazione viscerale pura (pressione, frequenza di scarica, calore) senza etichettarla, si invia al cervello un massivo segnale di errore predittivo. Le previsioni rigide del DMN crollano: l’attivitร  narrativa si silenzia e lascia spazio all’esperienza fenomenologica immediata.
  3. Dallo “Story-Telling Self” all’ “Experiential Self”:
    Studi di neuroimaging funzionale (in particolare le ricerche di Norman Farb e colleghi) dimostrano che la meditazione sul corpo produce un disaccoppiamento neurale: l’attivitร  della corteccia prefrontale mediale (legata alla narrazione egoica) crolla, mentre aumenta drasticamente la connettivitร  funzionale tra insula, corteccia somatosensoriale secondaria e corteccia cingolata anteriore. Il soggetto smette di “raccontarsi” la propria esperienza e inizia a “essere” l’esperienza.

Meccanismi fisiologici: dal respiro al tono vagale

L’interocezione yogica sfrutta assi fisiologici precisi per alterare lo stato del sistema nervoso autonomo.

DimensioneMeccanismo FisiologicoEffetto Neurale e Sistemico
Respiro lento (Prฤแน‡ฤyฤma)Allungamento della fase espiratoria; attivazione dei barocettori carotidei e aortici.Stimolazione del ramo ventro-vagale del nervo vago; incremento dell’aritmia sinusale respiratoria (RSA) e della variabilitร  della frequenza cardiaca (HRV).
Pressioni viscerali (Bandha/Nauli)Compressione meccanica dei plessi nervosi celiaco e ipogastrico; transienti aumenti di pressione intra-addominale e intratoracica.Attivazione massiva dei meccanorecettori viscerali; rimodulazione del feedback verso l’NTS e down-regulation immediata dell’asse dello stress (HPA).
Immobilitร  posturale (ฤ€sana)Soppressione dei micromovimenti volontari; saturazione dei fusi neuromuscolari in posizioni isometriche.Riduzione del rumore di fondo propriocettivo; deafferentazione funzionale degli stimoli di disturbo; focalizzazione delle risorse attentive.

Integrazione delle quattro dimensioni nel percorso meditativo

Queste facoltร  neuro-somatiche formano una progressione scalare:

[4] INTROSPEZIONE METACONCETTIVA (Sฤkแนฃin / Open Monitoring)
โ””โ”€ Osservazione non-reattiva dello spazio mentale e della consapevolezza stessa.
โ–ฒ
[3] INTROCEZIONE DIFFUSA (Prฤแน‡ฤyฤma / Kฤyฤnupassanฤ)
โ””โ”€ Monitoraggio globale dell'energia vitale, del battito, del tono autonomo e del dolore.
โ–ฒ
[2] ENTEROCEZIONE PROFONDA (Bandha / Kriyฤ)
โ””โ”€ Isolamento e controllo cosciente della muscolatura viscerale involontaria o profonda.
โ–ฒ
[1] PROPRIOCEZIONE ACCURATA (ฤ€sana / Body Scheme)
โ””โ”€ Integrazione vettoriale di muscoli, tendini e articolazioni nello spazio tridimensionale.
  1. La base propriocettiva (Il contenitore): L’allineamento dell’ฤsana non serve a raggiungere una perfezione estetica, ma a creare una postura biomeccanicamente neutra in cui lo sforzo muscolare รจ ridotto al minimo (prayatna ล›aithilya, Yoga Sลซtra II.47). Questo stabilizza il lobo parietale e azzera gli allarmi motori.
  2. L’ancoraggio enterocettivo/interocettivo (L’energia somatica): Con il corpo stabile, l’attenzione scende nei visceri e nel respiro. L’insula anteriore registra le micro-variazioni del battito cardiaco, del diaframma e delle pulsazioni addominali. I segnali viscerali, anzichรฉ innescare risposte emotive automatiche (paura, impazienza), vengono osservati come meri eventi bioelettrici.
  3. Il culmine introspettivo (La coscienza testimone): Una volta che l’organismo รจ fisiologicamente regolato e i circuiti enterocettivi sono stabili, emerge l’introspezione pura (Sฤkแนฃi Bhฤv). La corteccia prefrontale non deve piรน gestire input corporei caotici o difensivi: puรฒ rivolgere la propria lente su se stessa. I pensieri, le memorie e gli impulsi mentali vengono percepiti esattamente con la stessa oggettivitร  distaccata con cui poco prima si percepiva una contrazione intestinale o il battito cardiaco.

L’organismo si scopre cosรฌ un sistema unificato: l’introspezione non รจ piรน un atto intellettuale astratto, ma l’espressione piรน raffinata della propriocezione e dell’interocezione portate al loro massimo grado di coerenza.

ไปฅๅฟƒไผ ๅฟƒ “trasmettere da cuore a cuore” e lo Zi Fa Gong ่‡ชๅ‘ๅŠŸ la “pratica” che si genera da sola

Il maestro, colui che conduce, apre il campo e gli allievi entrano nello stato spontaneo senza che nessuno lo guidi.
รˆ documentato nelle tradizioni cinesi, dove il maestro trasmette l’energia e il corpo dell’allievo risponde da solo

Il fatto che partisse da posture sollevate in piedi รจ significativo: quelle posture aprono giร  i canali, e il tuo campo li ha completati.
Non รจ suggestione, รจ un fenomeno che i maestri cinesi conoscono da secoli e che Berceli ha poi osservato in contesti clinici.

“L’ho visto accadere mille volte, su di me e sui miei allievi: il corpo che si muove da solo, senza che nessuno lo guidi.”



Se un allievo entra in uno stato intenso, non va interrotto bruscamente โ€” va lasciato completare e poi riportato dolcemente.
Lo Zi Fa Gong โ€” ่‡ชๅ‘ๅŠŸ โ€” significa “pratica che si genera da sola”: il qi muove il corpo senza che tu guidi il movimento.
Le radici sono antichissime, legate ai riti sciamanici โ€” le prime forme di qigong erano danze curative โ€” e c’รจ chi sostiene che anche il Wu Qin Xi di Hua Tuo, il gioco dei cinque animali, nascesse cosรฌ: posizioni statiche che generavano movimenti spontanei, non imitazioni coscienti degli animali.

Illustrazione che descrive l'antica figura dell'uomo-medicina nella tradizione cinese, mostrando quattro categorie: Wu, Zhu, Xian e Fang Shi, ognuna con una breve descrizione delle loro pratiche curative.

โ€ รˆ un ritorno dunque allโ€™Uomo-Medicina, allโ€™antica figura da cui il cammino medico dellโ€™umanitร  prese un tempo avvio. Uomo-Medicina, termine generico questo, che la tradizione medico-esoterica cinese diligentemente valutava in varie e complementari esperienze e sensibilitร . Fra queste realtร  mediche vanno considerati certo i Wu ( ๅทซ ), Coloro che curano assumendo adeguate posizioni corporee e danzando, gli Xian ( ๅƒŠ ), Coloro che curano saltando e facendo capriole ed alzandosi da terra, e gli Zhu ( ๅทซ ๅฝญ ), Coloro che curano evocando ed esorcizzando, ed i Fang Shi ( ๅทซ ๅ’ธ ), il variegato campo degli Stregoni, Coloro che conoscono le formule magiche e che sanno come utilizzarle. In ogni caso, tutti quanti Sha Men ( ๆฒ™ ้–€ ), Sciamani. Non si intende qui sostenere che la tradizione medica cinese si sia totalmente svolta nello sciamanesimo. Essa, anzi, bene conobbe sia essoterismo che esoterismo. A volte fra essi regnรฒ lโ€™armonia, non raramente prevalse lโ€™intransigenza.โ€


Si narra che la Medicina Tradizionale cinese  designasse una varietร  di denominazioni per definire individui che praticano movimenti rigenerativi nellโ€™alveo della coltivazione del QIๆฐฃ.


โ€Agli albori della Medicina Tradizionale Cinese nel periodo delle ossa oracolari dove abbiamo testimonianza della cura attraverso โ€esorcismoโ€ tramite tecniche di movimento fisico ed emissione vocale..โ€


(confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi)



Lo Zi Fa Gong รจ la forma piรน vicina al tremore neurogeno che esista nelle tradizioni cinesi.
Il corpo si muove da solo :
dondolii, tremori, movimenti vigorosi, a volte suoni, risate, pianti e la teoria dice che rilascia energia stagnante profonda, emotiva e fisica, proprio come nel TRE, Trauma Releasing Exercises, gli Esercizi di rilascio del trauma.

Un personaggio anziano in movimento, vestito con abiti blu, raffigurato in cinque pose diverse con uno sfondo di onde di colore blu.



La differenza รจ che il TRE รจ una tecnica occidentale codificata da Berceli, mentre lo Zi Fa Gong รจ una tradizione cinese che permette al corpo di fare quello che deve fare.


Lo Zi Fa Gong non รจ l’unica tradizione che ha osservato questo fenomeno.


In Giappone, Haruchika Noguchi sviluppรฒ il Katsugen Undล, il movimento spontaneo del Seitai:


qui la strada รจ opposta non si costruisce la condizione mentale, si tolgono le tensioni, e il corpo si muove da solo.
In Occidente, David Berceli ha studiato lo stesso meccanismo come tremore neurogeno, codificandolo nel TRE, gli esercizi di rilascio di tensione e trauma.”

Tre tradizioni, tre continenti, secoli di distanza e una sola osservazione: il corpo sa guarirsi da solo, se smetti di ostacolarlo.

Un avvertimento onesto: i maestri dicono di praticarlo sotto guida esperta, soprattutto all’inizio, perchรฉ i movimenti possono diventare intensi.


E c’รจ un’altra cosa curiosa: durante la “febbre del qigong” in Cina, anni ottanta e novanta, lo Zi Fa Gong era cosรฌ diffuso nei parchi che il governo lo vietรฒ dopo il caso Falun Gong.



ไผ ๅŠŸ โ€” chuรกn gลng, “trasmettere il gong”

Illustrazione di un uomo in diverse posizioni di movimento, che sembra praticare una forma di arte marziale o danza, con abbigliamento tradizionale e un fondo blu chiaro.

un esempio di stile Qigong Dinamico Spontaneo dei “Cinque Animali” (Zifa Wuqinxi Donggong)

Il Qigong dinamico spontaneo dei “Cinque Animali” (่‡ชๅ‘โ€œไบ”็ฆฝๆˆโ€ๅŠจๅŠŸ, Zรฌfฤ Wว”qรญnxรฌ Dรฒnggลng) รจ una pratica terapeutica ed energetica derivata dal tradizionale Wuqinxi, codificato dal celebre medico Hua Tuo durante la dinastia Han orientale. La disciplina fonde le posture archetipiche di cinque animali (tigre, cervo, orso, scimmia e uccello) con la teoria della medicina tradizionale cinese (MTC) relativa ai meridiani e alla circolazione di Qi e sangue. Attraverso una profonda concentrazione mentale, la pratica innesca movimenti esterni spontanei (wai dong), unendo la fisiologia alla biomeccanica corporea.

Una scena di un'opera d'arte giapponese che mostra un uomo muscoloso con capelli e barba lunghi, vestito con un abito blu ornamentale. Alla sua destra, un vecchio con una tunica gialla osserva attentamente. Sul tavolo di fronte a loro, un gioco di strategia รจ in corso, circondato da piante di fiori colorati.
Utagawa Kuniyoshi, 1853, stampa xilografica a colori, trittico โ€” titolo originale giapponese: Kada hone Guan Yu sa ryoji no zu, “Hua Tuo che raschia l’osso per curare la ferita da freccia di Guan Yu”
.la scena รจ tratta dal capitolo settantacinque del Romanzo dei Tre Regni, e che Hua Tuo e Guan Yu non si incontrarono mai davvero nella storia โ€” รจ un’invenzione letteraria.
fonte: British Museum, numero di inventario 2008,3037.20007, oppure Library of Congress, item 2002700012.

Posture di Base

Per evitare l’affaticamento o i capogiri causati dal mantenimento prolungato della stazione eretta, il metodo prevede tre posture principali intercambiabili:

  1. Postura eretta naturale (consigliata per facilitare il rilassamento e l’innesco del movimento): Piedi paralleli e distanziati alla larghezza delle spalle. Busto disteso ma naturale, con una leggerissima inclinazione in avanti. Braccia rilassate lungo i fianchi, leggermente scostate dalle cosce. Testa e collo lievemente inclinati in avanti, con la punta del naso allineata idealmente verso l’ombelico.
  2. Postura seduta: Seduti sul primo terzo anteriore di una sedia di altezza adeguata, con il perineo vicino al bordo anteriore. Piedi ben appoggiati a terra; cosce e busto formano un angolo retto (90ยฐ), cosรฌ come cosce e gambe. Piedi e ginocchia paralleli alla larghezza delle spalle. Braccia rilassate lungo le gambe, testa eretta, spalle e gomiti rilassati.
  3. Postura supina: Sdraiati a terra o sul letto in posizione naturale, con il corpo completamente disteso e rilassato.
Illustrazione di un uomo saggio in tre pose: seduto in meditazione, in piedi su una roccia mentre pratica un'arte marziale e in un ambiente naturale. La scena รจ decorata con elementi giapponesi e cinesi.

Metodo di Esecuzione

Preparazione

Prima di iniziare, รจ fondamentale evacuare e svuotare la vescica, indossare abiti comodi e rimuovere accessori rigidi o metallici (orologi, occhiali, penne, monete) per evitare lesioni durante eventuali movimenti spontanei.

Sequenza dei Passaggi

  1. Pressione dell’ombelico: Con il dito medio (mano sinistra per gli uomini, destra per le donne), premere leggermente l’ombelico per 49 volte (il punto interno corrisponde al Dantian, sede della respirazione originaria).
  2. Formula mentale (Koujue): Recitare mentalmente la formula:ยซIl mio animo รจ sereno, il mio aspetto disteso; mi sento leggero come se fluttuassi tra le nuvole; il Qi e il sangue circolano liberamente, i meridiani sono aperti; mantengo la mente concentrata sul Dantian, dalla massima quiete nasce il movimento.ยป
    Una volta avviato il movimento spontaneo nelle sessioni successive, non รจ piรน necessario recitare la formula: basta mantenerne lo stato interiore.
  3. Discesa del Qi e rilassamento: Visualizzare il Qi e il sangue scendere dalla sommitร  del capo (Baihui) lungo tutto il corpo fino alle piante dei piedi, come una cascata d’acqua che lava il corpo. Ogni area attraversata deve avvertire una sensazione di leggerezza e morbidezza simile a spugna o cotone. Ripetere la discesa per 3 volte.
  4. Focalizzazione su Yongquan: Dirigere lo sguardo interiore (neishi) verso il punto Yongquan (al centro della pianta dei piedi). Immaginare che il flusso confluisca lรฌ: contare mentalmente 7 cicli per gli uomini, 6 per le donne, poi una breve pausa.
  5. Focalizzazione su Zuqiao: Spostare l’attenzione interiore tra gli occhi, alla radice del naso (Zuqiao): contare 3 cicli per gli uomini, 2 per le donne, poi una breve pausa.
  6. Ritorno all’ombelico: Portare lo sguardo interiore all’interno dell’ombelico: contare 7 cicli per gli uomini, 6 per le donne.
  7. Inspirazione all’ombelico: Visualizzare l’ombelico che “inspira” all’indietro (non con naso e bocca, ma solo mentalmente) verso il punto Mingmen lungo la colonna vertebrale, procedendo a scatti in 5 fasi per gli uomini e 6 per le donne, finchรฉ l’ombelico sembra toccare la colonna.
  8. Mantenimento su Mingmen: Mantenere la concentrazione su ombelico e Mingmen a contatto: contare 7 (uomini) o 6 (donne).
  9. Espirazione dall’ombelico: Visualizzare l’ombelico che “espira” avanzando verso la posizione iniziale, sempre in 5 fasi per gli uomini e 6 per le donne.
  10. Chiusura dei varchi (San Yuan Gui Yi): Concentrare ogni percezione sull’ombelico: gli occhi guardano l’ombelico, le orecchie ascoltano l’ombelico, la mente pensa all’ombelico, disinteressandosi del respiro polmonare. Rimanere in attesa vigile da 15 minuti a 1 ora. Se insorge il movimento spontaneo (wai dong), assecondarlo naturalmente (la fase di movimento puรฒ durare da 30 minuti a 2 ore).

Procedura di Chiusura (Shougong)

  • Emettere l’intenzione mentale di terminare: pensare fermamente che il corpo si deve arrestare e spostare l’attenzione sul punto Yongquan sui piedi; l’oscillazione rallenterร  fino a fermarsi.
  • Guida circolare dell’energia: Visualizzare il Qi nell’ombelico che ruota a spirale dal centro verso l’esterno in senso antiorario per 36 giri (gli uomini; senso orario per le donne), rimanendo nei limiti della cavitร  addominale. Subito dopo, invertire la rotazione dall’esterno verso l’interno per altri 36 giri in senso orario (antiorario per le donne), riconducendo l’energia nel centro dell’ombelico.
  • Disperdere l’energia in tutto il corpo fino a testa e arti.
  • Sfregare energicamente i palmi e il dorso delle mani finchรฉ non sono caldi, quindi massaggiare il viso, il vertice e la nuca per 36 volte. Concludere con qualche passo lento.
Un'illustrazione di un maestro di arti marziali in posa. Sullo sfondo ci sono nuvole colorate e testo in cinese che descrive un concetto di movimento.

Dinamiche ed Evoluzione del Movimento Spontaneo

Transizione avanzata: Dallo stadio del “movimento generato dalla quiete” (jing ji sheng dong), si passa gradualmente allo stadio della “quiete generata dal movimento” (dong ji sheng jing). Nelle fasi avanzate i movimenti esterni cessano, lasciando spazio alla circolazione interna lungo i vasi governatore e concezione (Piccolo e Grande Giro Celeste) e a stati meditativi di quiete profonda (Xuwu Gong).

Progressione: Il movimento inizia tipicamente con piccole oscillazioni (spesso partendo dall’articolazione o dall’organo affetto da disturbi), si sviluppa in movimenti ampi e intensi, per poi decrescere naturalmente fino all’immobilitร .

Manifestazioni corporee: Possono emergere percussioni ritmiche (pai da), automassaggi, digitopressioni spontanee lungo i meridiani, movimenti simili ad arti marziali o posture mimiche dei cinque animali:

Tigre: Dita flesse ad artiglio, movimenti vigorosi di balzo e suoni profondi.

Orso: Andatura pesante, passi lenti, dondolii o rotolamenti a terra.

Cervo: Dita a forma di corna poste ai lati della testa, passi agili e saltellanti.

Uccello: Braccia aperte ad ali, movimenti leggeri e flessuosi, emissione di richiami.

Scimmia: Mani ad uncino, gesti del cogliere frutti, toccarsi il capo o emettere versi rapidi.

Due maestri meditano in un paesaggio sereno, con energia che fluisce tra di loro, mentre un praticante di Zi Fa Gong si muove con grazia.

Liberazione emotiva (Wu Zhi): รˆ frequente l’espressione incontrollata delle cinque emozioni collegate ai visceri (riso, rabbia, preoccupazione, timore, pianto liberatorio).

่‡ชๅ‘โ€œไบ”็ฆฝๆˆโ€ๅŠจๅŠŸ

ๆ’ญๆŠฅ็ผ–่พ‘่ฎจ่ฎบ1ไธŠไผ ่ง†้ข‘

ๅŸบไบŽโ€œไบ”็ฆฝๆˆโ€็š„ไธ€็ง้”ป็‚ผๆ–นๅผ

่‡ชๅ‘โ€œไบ”็ฆฝๆˆโ€ๅŠจๅŠŸๆ˜ฏๅŸบไบŽไธœๆฑ‰ๅŽไฝ—ๅˆ›็ผ–็š„ไบ”็ฆฝๆˆๆผ”ๅ˜่€Œๆˆ็š„ๆฐ”ๅŠŸ้”ป็‚ผๆ–นๅผ๏ผŒไปฅ่™Žใ€็†Šใ€้นฟใ€้ธŸใ€็Œฟไบ”็งๅŠจ็‰ฉๅŠจไฝœไธบๅŽŸๅž‹๏ผŒ็ป“ๅˆไธญๅŒปๆฐ”่ก€็ป่„‰็†่ฎบ่ฎพ่ฎก่€Œๆˆ [2-3]ใ€‚่ฏฅๅŠŸๆณ•้‡‡็”จ่‡ช็„ถ็ซ™ๅผใ€ๅนณๅๅผๆˆ–ไปฐๅงๅผไธ‰็งๅงฟๅŠฟ๏ผŒๅงฟๅŠฟไบคๆ›ฟไฝฟ็”จๅฏ้ฟๅ…ไน…็ซ‹ๅฏผ่‡ด็š„ๅคดๆ™•็Žฐ่ฑกใ€‚็ปƒไน ๆ—ถ้œ€็ปๆ„่ฏ†้›†ไธญๅฏๅŠจๅค–ๅŠจ [1] [3]ใ€‚่ฏฅๅŠŸๆณ•ไฝœไธบไผ ็ปŸๅŒป็–—ไฟๅฅ่ฟๅŠจ๏ผŒๅŠจไฝœ่ฎพ่ฎกๅฏ“ๅŒป็†ไบŽๅฝขไฝ“ไน‹ไธญ๏ผŒๅœจๆฐ‘้—ดๅ…ทๆœ‰ไผ ๆ‰ฟๅކๅฒ [2-3]ไธญๆ–‡ๅ่‡ชๅ‘โ€œไบ”็ฆฝๆˆโ€ๅŠจๅŠŸไธป่ฆ้€‚็”จ็—‡ๅ้ชจ็ฅž็ป็—›๏ผŒๆ…ขๆ€ง่‚พ็‚Ž๏ผŒ่„‘่ก€ๆ “ๅŽ้—ๅŠ่บซไธ้‚๏ผŒใ€่‚ฅ่ƒ–็—‡็ญ‰

็›ฎๅฝ•

  1. 1ๅŠŸๆณ•ๆ“ไฝœ
  2. โ–ช็ปƒๅŠŸๅงฟๅŠฟ
  3. โ–ช็ปƒๅŠŸๆ–นๆณ•
  4. โ–ชๆผ”ๅ˜่ง„ๅพ‹
  5. 2ไธปๆฒป็—…็—‡
  6. 3ๆณจๆ„ไบ‹้กถ

ๅŠŸๆณ•ๆ“ไฝœ

ๆ’ญๆŠฅ

็ผ–่พ‘

ๅฎ‹ไปฃใ€Šไบ‘็ฌˆไธƒ็ญพใ€‹ไธญๆœ‰โ€œไบ”็ฆฝๆˆโ€็š„่ฎฐ่ฝฝ๏ผšโ€œ่™Žๆˆ่€…ๅ››่‚ข่ทๅœฐ๏ผŒๅ‰ไธ‰ๆŽท๏ผŒๅดไธ‰ๆŽท๏ผŒ้•ฟๅผ•่…ฐ๏ผŒไน่ตท๏ผŒไปฐๅคฉๅณ่ฟ”๏ผŒ่ท่กŒๅ‰ๅด๏ผŒๅ„ไธƒ่ฟ‡ไนŸใ€‚้นฟๆˆ่€…ๅ››่‚ข่ทๅœฐ๏ผŒๅผ•้กน่ฟ”้กพ๏ผŒๅทฆไธ‰ๅณไบŒ๏ผŒๅทฆๅณไผธ่„š๏ผŒไผธ็ผฉๅ…ญไธ‰ใ€ๅ…ญไบŒไนŸใ€‚็†Šๆˆ่€…ๆญฃไปฐ๏ผŒไปฅๅŒๆ‰‹ๆŠฑ่†ไธ‹๏ผŒไธพๅคดๅทฆๅƒปๅœฐไธƒ๏ผŒๅณไบฆไธƒ๏ผŒ่นฒไนŸ๏ผŒไปฅๆ‰‹ๅทฆๅณๆ‰˜ๅœฐใ€‚็Œฟๆˆ่€…ไธพ็‰ฉ่‡ชๆ‚ฌ๏ผŒไผธ็ผฉ่บซไฝ“๏ผŒไธŠไธ‹ไธ€ไธƒ๏ผŒไปฅ่„š้’ฉ็‰ฉ่‡ชๆ‚ฌ๏ผŒๅทฆๅณไธƒ๏ผŒๆ‰‹้’ฉ่ตท็ซ‹๏ผŒๆŒ‰ๅคดๅ„ไธƒใ€‚้ธŸๆˆ่€…ๅŒ็ซ‹ๆ‰‹๏ผŒ็ฟ˜ไธ€่ถณ๏ผŒไผธไธค่‡‚๏ผŒๆ‰ฌ็œ‰้ผ“ๅŠ›๏ผŒๅทฆๅณไบŒไธƒ๏ผŒๅไผธ่„š๏ผŒๆ‰‹ๆŒฝ่ถณ่ทๅ„ไธƒ๏ผŒไผธ็ผฉไธค่‡‚ๅ„ไธƒไนŸใ€‚โ€

็ปƒๅŠŸๅ‰ๅ…ˆ่ฆๆŽ’้™คๅคงใ€ๅฐไพฟ๏ผŒๅฎฝ่กฃ่งฃๅธฆ๏ผŒๅ–ๆމ่บซไธŠๅ„็ง็กฌ็‰ฉ๏ผŒๅฆ‚ๆ‰‹่กจใ€็œผ้•œใ€้’ข็ฌ”ใ€็กฌๅธ็ญ‰๏ผŒไปฅๅ…ๅœจโ€œๅค–ๅŠจโ€ๆ—ถๆฏๅๆˆ–็ขฐๅŽ‹ๅ—ไผคใ€‚

็ปƒๅŠŸๅงฟๅŠฟ

ไปฅ่‡ช็„ถ็ซ™ๅผไธบไธป๏ผŒไฝ†ไนŸๅฏไปฅ้‡‡ๅ–ๅนณๅๆˆ–ไปฐๅงๅผ๏ผŒๆˆ–ไธ‰่€…ไบคๆ›ฟ่ฝฎๆข๏ผŒ้ฟๅ…ไน…็ซ‹ไธ่ƒฝๆ”ฏๆŒ่€Œไบง็”Ÿๅคดๆ™•็Žฐ่ฑกใ€‚

1๏ผŽ่‡ช็„ถ็ซ™ๅผไธค่„šๅผ€็ซ‹๏ผŒ่„šๅค–ไพงไธŽ่‚ฉๅŒๅฎฝ๏ผŒ่„šๅฐ–ๅนณ่กŒๅ‘ๅ‰ใ€‚ไธŠไฝ“่‡ช็„ถไผธ็›ด๏ผŒๅพฎๅ‘ๅ‰ๅ€พใ€‚ไธคๆ‰‹ไธ‹ๅž‚๏ผŒ็ฝฎไบŽไฝ“ๅ‰ไพง๏ผŒ็จ็ฆปๅผ€ๅคง่…ฟใ€‚ๅคด้ขˆ็จๅ‘ๅ‰ไฝŽ๏ผŒไฝฟ้ผปๅฐ–ๅฏน็€่‡ชๅทฑ่‚š่„ใ€‚

2๏ผŽๅนณๅๅผๅœจ้ซ˜ไฝŽ้€‚ๅฝ“็š„ๆค…ๅญไธŠๆญฃๅ๏ผŒ่‡€้ƒจๅไบŽๆค…ๅ‰1/3ๅค„๏ผŒๅนถไฝฟไผš้˜ด้ƒจ่ดดไบŽๆค…้ขๅ‰็ผ˜ๅค„ใ€‚ไธค่„šๅนณๆ”พ่งฆๅœฐใ€‚ไธŠ่บซไธŽๅคง่…ฟใ€ๅคง่…ฟไธŽๅฐ่…ฟๅ‡ๆˆ90ๅบฆ่ง’ใ€‚ไธคไธ‹่‚ข็›ธ่ทไธŽ่‚ฉๅŒๅฎฝ๏ผŒๅนณ่กŒๅ‘ๅ‰ใ€‚ไธคๆ‰‹ๅž‚ไบŽๅคง่…ฟไธคไพง๏ผŒๅฐ่…ฟๅž‚็›ดไบŽๅœฐ้ขใ€‚ๅคด้ขˆ็ซฏๆญฃ๏ผŒๆฒ‰่‚ฉๆพ่‚˜ใ€‚

3๏ผŽไปฐๅงๅผ่‡ช็„ถไปฐๅงใ€‚

ๅœจ็ซ™ใ€ๅใ€ๅงไธ‰็ง็ปƒๅŠŸๅงฟๅŠฟไธญ๏ผŒ้‡‡็”จ็ซ™ๅผ่พƒๆ˜“ๆ”พๆพ๏ผŒๅ› ่€ŒไนŸ่พƒๆ˜“ๅ‘ๅŠจ๏ผŒๆ‰€ไปฅ็ปƒๆœฌๅŠŸๆๅ€กไปฅ็ซ™ๅผไธบไธปใ€‚

็ปƒๅŠŸๆ–นๆณ•

1๏ผŽ็”จไธ€ๅชๆ‰‹็š„ไธญๆŒ‡(็”ทๅทฆๆ‰‹๏ผŒๅฅณๅณๆ‰‹)ๆŒ‰ๅŽ‹่‚š่„ๅ››ๅไนไธ‹(่‚š่„ๅ†…ไธ€ๅฏธไธบ็ปƒๆœฌๅŠŸ็š„โ€œไธน็”ฐโ€้ƒจไฝ๏ผŒๅŒ…ๅซๆœ‰็ปƒ้“ๅฎถๆฐ”ๅŠŸ็š„ๅ…ˆๅคฉๅ‘ผๅธๅ’Œ่ฟ”่€่ฟ˜็ซฅไน‹ๆ„)ใ€‚

2๏ผŽ้ป˜ๅฟตๅฃ่ฏ€๏ผšโ€œๆˆ‘ๅฟƒๆƒ…่ˆ’็•…๏ผŒ็ฅžๆ€ไปŽๅฎน๏ผ›ๆˆ‘้ฃ˜้ฃ˜่‹ฅไป™๏ผŒๅฆ‚ๅ…ฅไบ‘ไธญ๏ผ›ๆˆ‘ๆฐ”่ก€่ฟ่กŒ๏ผŒ็ป็ปœ้€š็•…๏ผ›ๆˆ‘ๆ„ๅฎˆไธน็”ฐ๏ผŒ้™ๆž็”ŸๅŠจโ€ใ€‚ๆญคๆ—ถๅผฑๅฅฝ่ฑกๆœ‰่…พไบ‘้ฉพ้›พใ€้ฃ˜้ฃ˜็„ถ็š„่‡ชๆˆ‘ๆ„Ÿ่ง‰ใ€‚่ฆๆณจๆ„๏ผš็ปƒๆœฌๅŠŸ็š„ๆ•ดไธช่ฟ‡็จ‹้ƒฝ่ฆ่ดฏๅฝปโ€œๅฃ่ฏ€โ€็š„ๆ„ๅขƒใ€‚ๅฝ“็ปƒๅˆฐ่ƒฝๅ‘ๅŠจไปฅๅŽ๏ผŒๅฃ่ฏ€ๅฏไธ้ป˜ๅฟต๏ผŒๅชๅญ˜ๆ€ๆƒณ่พพๅˆฐๅฃ่ฏ€็š„ๆ„ๅขƒๅณๅฏใ€‚

3๏ผŽๆ„ๆƒณๆฐ”่ก€่‡ชๅคด้กถ็™พไผš็ฉดๅผ€ๅง‹๏ผŒไปŽๅ‰ๅŽๅทฆๅณ๏ผŒๅ››้ขๅ…ซๆ–น้€ๆธๅ‘ไธ‹้™่‡ณ่„šๅบ•๏ผŒๅฐฑๅฅฝ่ฑก็”จไธ€ๆกถๆ‰ฟไปŽๅคด้กถๆท‹ไธ‹ๅŽป๏ผŒๆฐดไปŽๅคด้กถๅ‘ๅ››้ขๅ…ซๆ–นๅพ€ไธ‹ๆณปไธ€ๆ ทใ€‚้šๆฐ”่ก€ไธ‹่กŒๆ—ถ๏ผŒๆ‰€็ป่ฟ‡็š„้ƒจไฝ้ƒฝๆœ‰ๅฅฝ่ฑกๆฃ‰่Šฑใ€ๆตท็ปตไธ€ๆ ท่ฝปๆพ็š„ๆ„Ÿ่ง‰๏ผŒ่พพๅˆฐๅ…จ่บซ้žๅธธๆ”พๆพ็š„ๆ„ๅขƒใ€‚ๅฆ‚ๆญคๅๅค่ฟ›่กŒ้™ๆฐ”ๆ”พๆพ3ๆฌกใ€‚

4.ไธค็œผๅ†…่ง†่‡ชๅทฑ่„šๅบ•็š„โ€œๆถŒๆณ‰โ€็ฉดใ€‚ๅ†…่ง†ๆ—ถ๏ผŒ่ฆๆ„ๆƒณๆฐ”่ก€ๅฅฝ่ฑก้ƒฝๆณจไบŽ่ฏฅ็ฉดไธ€ๆ ท๏ผŒๅนถๆ„ๅฎˆ็€ๅฎƒ๏ผŒ็”ท็š„้ป˜ๆ•ฐไธƒไธ‹๏ผŒๅฅณ็š„้ป˜ๆ•ฐๅ…ญไธ‹๏ผŒ็จๅœใ€‚

5.ๅ†…่ง†ไธค็œผไน‹้—ด้ผปๆข็š„โ€œ็ฅ–็ชโ€็ฉด๏ผŒ็”ท็š„้ป˜ๆ•ฐไธ‰ไธ‹๏ผŒๅฅณ็š„้ป˜ๆ•ฐไบŒไธ‹๏ผŒ็จๅœใ€‚

6๏ผŽๅ†…่ง†่‚š่„ๅ†…ใ€‚ๆ„ๅฎˆ้ป˜ๆ•ฐ๏ผŒ็”ท้ป˜ๆ•ฐไธƒไธ‹๏ผŒๅฅณ้ป˜ๆ•ฐๅ…ญไธ‹๏ผŒ็จๅœใ€‚

7๏ผŽๅ†…่ง†่‚š่„๏ผŒ็„ถๅŽๆ„ๅ‘่‚š่„ๅ‘ๅŽๅธๆฐ”โ€”โ€”ไธๆ˜ฏๅฃ้ผปๅธๆฐ”๏ผŒ่€Œๆ˜ฏๆ„ๆƒณ็€่‚š่„ๅœจๅธๆฐ”ใ€‚็”ท็š„ๅˆ†ไบ”ๆฎต(ไบ”ไธ‹)๏ผŒๅฅณ็š„ๅˆ†ๅ…ญๆฎต(ๅ…ญไธ‹)๏ผŒๅธๅˆฐ่‚š่„ๅฅฝ่ฑก่ดดไฝ่„ŠๆคŽไธŠ็š„ๅ‘ฝ้—จ็ฉด๏ผŒ็จๅœใ€‚

8.ๅ†…่ง†่‚š่„่ดดไฝๅ‘ฝ้—จใ€‚็”ท็š„้ป˜ๆ•ฐไธƒไธ‹๏ผŒๅฅณ้ป˜ๆ•ฐๅ…ญไธ‹๏ผŒ็จๅœใ€‚

9.ๆ„ๆƒณ่‚š่„ๅ‘ๅ‰ๅ‘ผๆฐ”ใ€‚็”ท็š„ๅˆ†ไบ”ๆฎต(ไบ”ไธ‹)๏ผŒๅฅณ็š„ๅˆ†ๅ…ญๆฎต(ๅ…ญไธ‹)๏ผŒๅ‘ผ่‡ณ่‚š่„ๅคๅŽŸใ€‚

10.ๅšๅฎŒไธŠ่ฟฐๆ„ๅฟตๆดปๅŠจไน‹ๅŽ๏ผŒๅฐฑๆŠŠๆณจๆ„ๅŠ›้›†ไธญๅœจ่‚š่„ๅ†…๏ผŒ้ป˜ๅฟตไธŽๆ„ๆƒณ็€๏ผš็œผๅ†…่ง†่‚š่„๏ผŒ่€ณๅ†…ๅฌ่‚š่„๏ผŒ่„‘ๅ†…ๆƒณ่‚š่„ใ€‚ๆญคไธบใ€‚โ€œไธ‰ๅ…ƒๅฝ’ไธ€โ€ใ€‚่ฆๅšๅˆฐไธๆณจๆ„่‡ชๅทฑ็š„ๅ‘ผๅธ๏ผŒ็œผใ€่€ณใ€ๅฃใ€้ผป้ƒฝๅฐ้—ญ็€ๅ†…ๅ‘่‚š่„๏ผŒๅณๆ‰€่ฐ“โ€œๅ››้—จ็ดง้—ญโ€ใ€‚ๅฐฑ่ฟ™ๆ ทๅๅๅคๅคๅœฐ้ป˜ๅฟตใ€ๆ„ๆƒณ๏ผŒๆ„่ฏ†ๅง‹็ปˆ่ดฏๆณจไบŽ่‚š่„ใ€‚

ไน…ไน…ๅฎˆๅ€™๏ผŒไธ€็›ด็ปƒ่‡ณ15ๅˆ†้’Ÿ่‡ณๅŠๅฐๆ—ถ๏ผŒ็”š่‡ณ lๅฐๆ—ถใ€‚ๅฆ‚ๆžœๆฒกๆœ‰ไบง็”Ÿโ€œๅค–ๅŠจโ€ๅฐฑๅฏไปฅๆ”ถๅŠŸใ€‚่‹ฅโ€œๅค–ๅŠจโ€่ตทๆฅ๏ผŒๅˆ™่ฎฉๅ…ถ่‡ช็„ถๅœฐๅŠจ๏ผŒๅฏไปฅๅŠจๅŠๅฐๆ—ถ่‡ณ2ๅฐๆ—ถๆ‰ๅฏๆ”ถๅŠŸใ€‚

11๏ผŽๆ”ถๅŠŸๆณ•ใ€‚้ฆ–ๅ…ˆๆƒณ็€่‡ชๅทฑ่ฆๆ”ถๅŠŸใ€‚่‹ฅๅค–ๅŠจๆ—ถ๏ผŒๆƒณ็€ๅŠจไฝœ่ฆๅœไธ‹ๆฅ๏ผŒๆŠŠๆ„่ฏ†ๅˆ†ๆ•ฃๅผ€ๆฅ๏ผŒไธๅ†ๅฎˆไธน็”ฐ้ƒจไฝ๏ผŒๆŠŠๆ„ๅฎˆ็งปๅ‘่„šๅบ•ๆถŒๆณ‰็ฉด๏ผŒๅŠจไฝœไพฟไผšๆ…ขๆ…ขๅœไธ‹ๆฅใ€‚็„ถๅŽๆ„ๆƒณ่‚š่„ๅ†…ๆœ‰ๆฐ”๏ผŒ็”จๆ„่ฟๆฐ”่‡ช่„้ƒจๅทฆไธŠ่ง’่ตทๅ‘ๅณ้€†ๆ—ถ้’ˆๆ–นๅ‘็ป•่„่ฝฌๅœˆ๏ผŒ็”ฑๅฐๅˆฐๅคง่ฝฌไธ‰ๅๅ…ญๅœˆ(ๅฅณๆ€ง่ฝฌๅœˆๆ–นๅ‘ๅ‡ไธŽ็”ทๆ€ง็›ธๅ)ใ€‚ๅคงๅœˆ่Œƒๅ›ดไธŠไธ่ถ…่ฟ‡่‚‹ๅผ“๏ผŒไธ‹ไธ่ถ…่ฟ‡้ซ‚้ชจๅ’Œ่€ป้ชจ๏ผŒๅณๅชๅœจ่…น้ƒจ็š„่ฝฏ็ป„็ป‡่Œƒๅ›ดๅ†…๏ผ›ๅ†ๅ่ฟ‡ๆฅ่ฝฌๅœˆ๏ผŒ็”ฑๅคงๅˆฐๅฐ๏ผŒ้กบๆ—ถ้’ˆๆ–นๅ‘่ฝฌไธ‰ๅๅ…ญๅœˆ๏ผŒๆŠŠๆฐ”ๆ”ถๅ›ž้›†ไธญไบŽ่‚š่„ๅ†…ใ€‚็„ถๅŽๆŠŠๆฐ”ๅ‘ๅ…จ่บซๆ…ขๆ…ขๆ”พๆ•ฃๅผ€ๆฅ๏ผŒ่พพไบŽๅคด่Œดๆ‰‹่ถณใ€‚ๆœ€ๅŽๆ“็ƒญไธคๆ‰‹ๆ‰‹ๆŽŒใ€ๆ‰‹่ƒŒ๏ผŒไปฅๆ‰‹ๆŽŒๆ“ฆ้ข้ƒจ่‡ณๅคด้กถ้ƒจๅ’ŒๅŽๆž•้ƒจไธ‰ๅๅ…ญๆฌกใ€‚ๅฆ‚ๆžœ็ปƒ็ซ™ๅผ๏ผŒๅธๆŽฅ็€็ผ“็ผ“ๅพๆญฅๆ”พๆพใ€‚

ๆผ”ๅ˜่ง„ๅพ‹

1๏ผŽๆŒ‰็…งไธŠ่ฟฐ้”ป็‚ผๆ–นๅผ็ปƒๅŠŸ่‡ณไธ€ๅฎš็จ‹ๅบฆ๏ผŒๅฐฑไผšไบง็”Ÿไธ็”ฑ่‡ชไธป็š„โ€œๅค–ๅŠจโ€็Žฐ่ฑกใ€‚่ฟ™ๆ ทโ€œๅค–ๅŠจโ€ๅˆ่ตทไธบๅฐๅŠจ๏ผŒไธ”ๅพ€ๅพ€ๆ˜ฏไปŽๆ‚ฃ็—…ๅ…ณ่Š‚ๆˆ–้ƒจไฝๅ…ˆๅผ€ๅง‹๏ผŒๆธ่‡ณๅคงๅŠจ๏ผŒๅ†ๅ›žๅคๅฐๅŠจ่€Œๅœๆญขใ€‚ๅŠจไฝœ่ตทๅˆๅนถๆฒกๆœ‰่ง„ๅพ‹๏ผŒ็ปƒๅŠŸๆ—ฅไน…ๅฐฑๆœ‰ไธ€ๅฎš็š„่ง„ๅพ‹ๆ€งใ€‚ๅค–ๅŠจๆ—ถไผš่‡ชๅ‘ๅœฐ่‡ชๆˆ‘ๆ‹ๆ‰“ใ€ๆŒ‰ๆ‘ฉใ€็‚น็ฉด๏ผŒไปฅๅŠๅ‘ๅ‡บไธ€ไบ›่ฟ‘ไผผๅคชๆžๆ‹ณใ€ๆญฆๆœฏใ€ไฝ“ๆ“ใ€่ˆž่นˆๆˆ–ๅนณๆ—ถไน ๆƒฏๅš็š„ๅ„็งๅ„ๆ ท็š„ๅŠจไฝœใ€‚ๅŠจไฝœๆœ‰ๅฟซๆœ‰ๆ…ข๏ผŒๆœ‰ๅˆšๆœ‰ๆŸ”๏ผŒๅƒๅ˜ไธ‡ๅŒ–ใ€‚ๆœ‰ๆ—ถไผš่ฟž่นฆๅธฆ่ทณๆˆ–้šๅœฐๆ‰“ๆปš๏ผŒ็”š่‡ณๅ‡บ็Žฐไธ€ไบ›้ซ˜้šพๅบฆๅŠจไฝœ๏ผŒๆˆ–ๅ› ๅ—็–พ็—…้šœ็ข่€Œๆ— ๆณ•ๅšๅˆฐ็š„ๅŠจไฝœใ€‚็‰นๅˆซๆ˜ฏ่ฟ˜ไผš่‡ชๅ‘ๅœฐๅŠจๅ‡บ่™Žใ€็†Šใ€้นฟใ€้ธŸใ€็Œฟ็ญ‰ไบ”็ฆฝ็š„ๅฝข่ฑกๅŠจไฝœๆˆ–ๅฃฐ้Ÿณใ€‚่€Œๅ„ไบบๅšๅ‡บ็š„ๅ„็งๅŠจไฝœ๏ผŒๅŒ…ๆ‹ฌไบ”็ฆฝๅŠจไฝœ๏ผŒ้ƒฝๆ˜ฏไธๅฐฝ็›ธๅŒ็š„๏ผŒๆ‰€ไปฅๆฒกๆœ‰ๅ›บๅฎš็š„ๅ›พ่งฃ่ง„ๅพ‹ใ€‚ไธ€่ˆฌๅคง่‡ด็›ธๅŒ็š„ๆ˜ฏ๏ผšๅ‘ๅ‡บ่™Žๅฝขๆ—ถ๏ผŒไบ”ๆŒ‡ไผšๆŠฝๆ่ตทๆฅๅฝขๆˆ่™Ž็ˆช็Šถ๏ผŒ่ฟ˜ไผšๅ‘ๅ‡บโ€œๅ‘ผๅ‘ผโ€็š„ๅฃฐ้Ÿณๅ’Œ่€่™Žๆ‰‘ๆŠ“็š„ๅŠจไฝœ๏ผ›ๅ‘ๅ‡บ็†Šๅฝขๆ—ถ๏ผŒๅ‘ˆ็ฌจ้‡็š„ๅงฟๆ€๏ผŒๅ‡บ็Žฐ่ธๆญฅๆ…ข่ตฐๆˆ–้šๅœฐๆ‰“ๆปš็š„ๅฌ‰ๆˆๅฝข่ฑก๏ผ›ๅ‘ๅ‡บ้นฟๅฝขๆ—ถ๏ผŒๆ‰‹ๆŒ‡ไผšๆ”ถๆˆ้นฟ่ง’็Šถ๏ผŒๆ‰‹ไปŽ่‡ชๅทฑๅคดไธŠไธคไพง็š„่ง’้ƒจไผธๅ‡บ๏ผŒๅนถๅ‡บ็Žฐ้นฟ็š„ๅฐ่ท‘ๅฐ่ทณ็š„่ฝปๅฟซๅฝข่ฑก๏ผ›้ธŸๅฝขๅฆ‚้ธŸ้ฃž็ฟ”๏ผŒๅ‘ˆ่ฝป้ฃ˜ๆŸ”ๅ’Œ็š„ๅฝข่ฑก๏ผŒๆˆ–ๅ‘ๅ‡บ้ธŸๅซ้ธฅ้ธฃ็š„ๅฃฐ้Ÿณ๏ผŒๆˆ–ๅ‡บ็Žฐ้ธŸ็ฟผ้นคๅ˜ด็š„ๆ‰‹ๅž‹๏ผ›ๅ‘ๅ‡บ็Œฟๅฝขๆ—ถ๏ผŒไผšไบ”ๆŒ‡ๆ’ฎๆ‹ข๏ผŒๆˆ–็Œฟ็Œด็š„ๆ’ฎ้’ฉๆ‰‹ๅž‹๏ผŒๅšๅ‡บๆ”€ๆ ‘ๆ‘˜ๆžœๆˆ–ๆŠ“่€ณๆ”่…ฎ็š„ๅฝข่ฑก๏ผŒๆˆ–ๅ‘ๅ‡บ็Œฟๅ•ผ็Œดๅซ็š„ๅฃฐ้Ÿณใ€‚ไผด้šโ€œไบ”็ฆฝโ€ๅ„ไธชๅฝข่ฑก็š„ๅ‡บ็Žฐ๏ผŒ่ฟ˜ไผšๅ‘ˆ็Žฐ็›ธๅบ”็š„็‘้ƒจ่กจๆƒ…๏ผšๆœ‰็š„ไบบไผšๅ‘ๅ‡บไบ”่„ๆ‰€ไธป็š„ไบ”ๅฟ—๏ผŒๅฆ‚ๅ–œ(็ฌ‘)ใ€ๆผๆ€’ใ€ๅฟงๆ€ใ€ๆƒŠ(ๆ)ใ€ๆ‚ฒ(ๅ“ญ)็š„ๆƒ…็ปชๅ’Œๅฃฐ้Ÿณ๏ผŒๆ‰€ไปฅๆœ‰ไบ›ไบบๅœจ็ปƒๅŠŸไธญไผšๅˆๅ“ญๅˆ็ฌ‘ใ€‚

ๅฆ‚ๆžœๅทฒ็ปไบง็”Ÿไบ†โ€œๅค–ๅŠจโ€็Žฐ่ฑกไธ€ๅ‘จไปฅไธŠ็š„ๆ—ถ้—ด่ฟ˜ๆœชๅ‡บ็Žฐโ€œไบ”็ฆฝโ€่€…๏ผŒๅˆ™ๅบ”ๆŠŠๆฏๆฌก็ปƒๅŠŸ็š„ๆ—ถ้—ดๅŠ ้•ฟ่‡ณ1ๅฐๆ—ถไปฅไธŠ๏ผŒ่ฟ›ไธ€ๆญฅๅŠ ๅผบ็ปƒๅŠŸ็š„ๆ•ˆๆžœ๏ผŒ่ฟ™ๆ ทๅฐฑๅฏ่ƒฝไผšๅ‡บ็Žฐๆ›ดๅคšๅŠจไฝœ๏ผŒโ€œไบ”็ฆฝโ€ๅŠจไฝœไนŸ่พƒๅฎนๆ˜“ๅ‘ๅ‡บๆฅใ€‚็”ฑไบŽๅค–ๅŠจไธŽ่บซไฝ“็š„ๅฅๅบท็Šถๅ†ตๆœ‰็€ๅฏ†ๅˆ‡็š„ๅ…ณ็ณปใ€‚ๅ› ๆญค่ง‚ๅฏŸๆ‚ฃ่€…็ปƒๅŠŸๆ—ถๅ…ˆๅŠจๅ“ชไธช้ƒจไฝๅŠๅ…ถๆ‹ใ€ๆŒ‰ใ€็‚นๅ“ชๆก็ป็ปœๅ’Œ็ฉดไฝ๏ผŒ่ฟ˜ๅฏๅˆคๆ–ญๅ‡บ่ฏฅ้ƒจไฝๆˆ–่ฏฅ็ป็ปœ็ฉดไฝๆ‰€ๅฑž็š„่„่…‘ๅฏ่ƒฝๅญ˜ๅœจ็€็–พ็—…ใ€‚ๅŒๆ—ถ๏ผŒๆ นๆฎ็ปƒๅŠŸ่€…ๆฐ”ๅ†ฒ็—…็ถ็š„ๅๅบ”ๅ’Œๅ‘ๅ‡บ็š„โ€œไบ”็ฆฝโ€ๅ’Œโ€œไบ”ๅฟ—โ€ๆƒ…็ปช๏ผŒ่ฟ˜ๅฏๆŽจๆƒณๅ‡บๆŸ็ง็–พ็—…็š„ๅญ˜ๅœจ๏ผŒไปŽ่€Œๆœ‰ๅฏ่ƒฝๆŠŠๆŸไบ›ๆฝœไผ็š„้šๆ‚ฃไนŸ่ฏŠๆ–ญๅ‡บๆฅใ€‚

2๏ผŽๆœ‰็š„ไบบๅœจๅค–ๅŠจๆ—ถๅ…ˆๅ‡บ็Žฐโ€œไบ”็ฆฝโ€ๅŠจไฝœ๏ผŒๅŽๅ‡บ็Žฐๆ‹ๆ‰“ใ€ๆŒ‰ๆ‘ฉใ€็‚น็ฉดๅŠจไฝœ๏ผŒๆœ‰็š„ไบบไธŽๆญค็›ธๅๆˆ–ไบคๆ›ฟๅ‡บ็Žฐ๏ผŒ่ฟ™้ƒฝๆ˜ฏๆญฃๅธธ็Žฐ่ฑกใ€‚

3๏ผŽๆœ‰็š„ไบบ็ปƒ1๏ฝž2ๆฌกๅฐฑไผšๅŠจ่ตทๆฅ๏ผŒๆœ‰็š„ไบบ็ปƒ่พƒ้•ฟๆ—ถๆœŸ็”š่‡ณๅคšๅนดไนŸๅŠจไธ่ตทๆฅ๏ผŒ่ฟ™ๆ˜ฏ็”ฑไบŽๅ„ไบบ็š„ๅ…ฅ้™ๅ’Œๆ„่ฏ†้›†ไธญไบŽ่‚š่„็š„็จ‹ๅบฆไธๅŒ๏ผŒๆˆ–ๅ› ็ป็ปœๆ•ๆ„Ÿ็จ‹ๅบฆไธๅŒๆ‰€่‡ดใ€‚ๅฆๅค–๏ผŒๆœ‰ไบ›ไบบๅ› ๅŽŸๅ…ˆๅทฒ็ปƒไน ๆŸ็งๆฐ”ๅŠŸๅนถๆˆไบ†โ€œๅฎšๅž‹โ€ไน ๆƒฏ๏ผŒ่€Œๆ”น็ปƒๆœฌๅŠŸๅฐฑๅฏ่ƒฝไธ€ไธ‹ๅญไธ้€‚ๅบ”๏ผŒ้œ€็ป็›ธๅฝ“้•ฟๆ—ถ้—ด็š„้”ป็‚ผ๏ผŒๅพ…้€‚ๅบ”ไบ†ๆœฌๅŠŸๅŽๆ‰่ƒฝ็”Ÿโ€œๅŠจโ€ใ€‚ๆ˜ฏๆ—ฉๅŠจ่ฟ˜ๆ˜ฏ่ฟŸๅŠจ๏ผŒๅ…ถๅ…ณ้”ฎๆ˜ฏๆ„่ฏ†่ƒฝๅฆ้›†ไธญไบŽ่‚š่„ใ€‚่ถŠ่ƒฝๆ„ๅฎˆไธน็”ฐ๏ผŒๅˆ™่ถŠๅฎนๆ˜“ๅ‘โ€œๅŠจโ€ใ€‚ๆ•…ๅบ”็‰นๅˆซๆณจๆ„ๆ„่ฏ†้›†ไธญไบŽ่‚š่„ไธŠ่ฟ™ไธ€็‚นใ€‚

4๏ผŽๆœ‰็š„ไบบๅœจๅˆ็ปƒ็š„ไธ€ๆฎตๆ—ถๆœŸๅ†…ใ€‚ๅชๆœ‰่‚š่„่ทณๅŠจๆˆ–ๅ†…ๆฐ”่ฟ่ฝฌใ€ๆฐ”ๅ†ฒ็—…็ถ็ญ‰โ€œๅ†…ๅŠจโ€ๆ„Ÿ่ง‰๏ผŒ่€Œๆ— โ€œๅค–ๅŠจโ€ไบง็”Ÿ๏ผŒ่ฟ™ๆ˜ฏๆญฃๅธธ็š„ใ€‚็ป่ฟ‡็›ธๅฝ“้•ฟๆ—ถๆœŸ็š„ๅ†…ๅŠจไปฅๅŽ๏ผŒๅฐฑไผšไบง็”Ÿโ€œๅค–ๅŠจโ€๏ผŒ่ฟ™ๆ˜ฏโ€œๅ†…ๅŠจๆŽจๅŠจๅค–ๅŠจโ€็š„ๅฟ…็„ถ็ป“ๆžœใ€‚

5๏ผŽๅฝ“ๅ‘ๅ‡บไบ†โ€œไบ”็ฆฝโ€ๅŠจไฝœไปฅๅŽ๏ผŒๅฐฑไผšๅ‡บ็ŽฐไธคๆŽŒ็›ธๅˆ็š„โ€œๅˆๆŽŒไบค็ปโ€ๅŠจไฝœ๏ผŒ็„ถๅŽๆ‰ๆ”ถๅŠŸใ€‚่ฟ™ไนŸๆ˜ฏ่ง„ๅพ‹ใ€‚

6๏ผŽๅฝ“ๅค–ๅŠจ็ป่ฟ‡ไธ€ไธช่พƒ้•ฟ็š„้˜ถๆฎตไปฅๅŽ๏ผŒๅฐฑไผšโ€œๅŠจๆž็”Ÿ้™โ€๏ผŒ็ปƒๅŠŸๆ—ถไธๅ†ไผšๅ‡บ็ŽฐๅŠจไฝœ๏ผŒๆญคๆ—ถ้™คๆ„Ÿๅˆฐๆœ‰ไธ€่ˆฌ็š„ๅ†…ๆฐ”่ฟ่ฝฌๅค–๏ผŒ่ฟ˜ไผšๆœ‰ๅคงๅฐๅ‘จๅคฉ็š„ๆ„Ÿๅบ”ใ€‚ๆ›ด่ฟ›ไธ€ๆญฅๆทฑๅŒ–ๆ—ถ๏ผŒ่ฟ˜ๅฏ่พพๅˆฐ่™šๆ— (ๅฟ˜ๆˆ‘)็š„ๆ„ๅขƒ(โ€œ้™ๅŠŸโ€ไธŠ็งฐไธบโ€œ่™šๆ— ๅŠŸโ€ๆˆ–โ€œ่™š้™ๅŠŸโ€ใ€โ€œๆธ…่™šๅŠŸโ€)ใ€‚่ฟ™ๆ—ถ๏ผŒๅคง่„‘ๅค„ไบŽ้ซ˜ๅบฆๅฎ‰้™ๅขƒ็•Œ๏ผŒๆ•ดไธชไบบๅฅฝ่ฑกๅทฒไธๅคๅญ˜ๅœจ๏ผŒๅชๆ„Ÿๅˆฐโ€œไธน็”ฐโ€ใ€โ€œ็ฅ–็ชโ€ๆˆ–โ€œๆถŒๆณ‰โ€่ฟ™ไบ›ไธป่ฆ็ฉดไฝๅญ˜ๅœจ๏ผŒๆˆ–ๆ„Ÿๅˆฐ่ฟ™ไบ›็ฉดไฝๅœจๅ‘ผๅธใ€‚็ปƒ5ๅˆ†้’Ÿ่™šๆ— ๅŠŸ๏ผŒๅ…ถๆ•ˆๆžœๅฐฑ็›ธๅฝ“ไบŽไผ‘ๆฏ1ๅฐๆ—ถใ€‚

7๏ผŽ็ปƒๅŠŸ็ป่ฟ‡โ€œ้™ๆž็”ŸๅŠจโ€่‡ณโ€œๅŠจๆž็”Ÿ้™โ€้˜ถๆฎตไน‹ๅŽ๏ผŒๆœ€ๅŽๅฐฑ่ƒฝ่พพๅˆฐโ€œๅŠจ้™ๅˆไธ€โ€ใ€โ€œๅŠจ้™่‡ชๅฆ‚โ€็š„ๅขƒ็•Œ๏ผŒ็ปƒๅŠŸๆ—ถ่‹ฅๆƒณ็ปƒไบ”็ฆฝๅŠจๅŠŸ๏ผŒไพฟไผš่‡ช็„ถๅ‘ๅŠจ๏ผŒๅ‡บ็Žฐไบ”็ฆฝๅŠจไฝœ๏ผ›่‹ฅๆƒณ็ปƒๅคงๅฐๅ‘จๅคฉๅ†…ๆฐ”่ฟ่ฝฌๆˆ–่™šๆ— ๅŠŸ๏ผŒๅˆ™็ปƒๅŠŸๆ—ถๅฐฑไผš้™ๆญข่€Œไธไผšไบง็”Ÿๅค–ๅŠจใ€‚่ฟ™ๆ˜ฏ็ปƒๅŠŸ่€…้•ฟๆœŸๅš้Ÿงไธๆ‹”๏ผŒๅŠŸๅคซ่€ๅˆฐ๏ผŒ็‚‰็ซ็บฏ้’็š„็ป“ๆžœใ€‚

8๏ผŽ็ปƒๅŠŸ่พƒ้•ฟๆ—ถๆœŸๅŽ๏ผŒ่บซไฝ“ๅฅฝ่ตทๆฅ๏ผŒไฝ†ๅ‡บ็Žฐไธๆ€้ฅฎ้ฃŸใ€็ก็œ ๅฐ‘ใ€ๆธ…ๅฟƒๅฏกๆฌฒ็ญ‰ๆƒ…ๅ†ต่€Œ็ฒพ็ฅžๅดๅพˆๅฅฝ๏ผŒ่ฟ™ๆ˜ฏ่พพๅˆฐไบ†้“ๅฎถๆฐ”ๅŠŸ็งฐไน‹ไธบโ€œไธ‰ๅ…จไธ‰ๅœ†โ€็š„ๅขƒ็•Œใ€‚ๆ‰€่ฐ“โ€œไธ‰ๅ…จไธ‰ๅœ†โ€ๅณๆ˜ฏ๏ผšๆˆ’ๆ€่™‘็ฅžๅ…จ๏ผŒๆˆ’่จ€่ฏญๆฐ”ๅ…จ๏ผŒๆˆ’่‰ฒๆฌฒ็ฒพๅ…จ๏ผ›็ฒพๅœ†ไธๆ€ๆฌฒ๏ผŒๆฐ”ๅœ†ไธๆ€้ฃŸ๏ผŒ็ฅžๅœ†ไธๆ€ๅฏใ€‚่ฟ™ๆ˜ฏๆฐ”ๅŠŸไฟฎ็ปƒๅ“ๆœ‰ๆˆๆ•ˆ็š„ๅๆ˜ ใ€‚

9๏ผŽ็ปƒๅŠŸ็›ธๅฝ“ไธ€ๆฎตๆ—ถๆœŸๅŽ๏ผŒๅ†…ๆฐ”่ฟ่ฝฌ่พพๅˆฐไธ€ๅฎšๅŠŸๅคซไน‹ๆ—ถ๏ผŒๅฐฑไผš่‡ชๅ‘ๆ‰“้€šๅฐๅ‘จๅคฉใ€ๅคงๅ‘จๅคฉ๏ผŒๅœจๆ‰“้€šไน‹ๅ‰๏ผŒไผšๅ…ˆๅ‡บ็Žฐๅพช็€ๅคงๅฐๅ‘จๅคฉ่ฟ่กŒ็š„่ทฏ็บฟ่ฟ›่กŒไธ่‡ชไธป็š„ๆ‹ๆ‰“ใ€ๆŒ‰ๆ‘ฉ็Žฐ่ฑกใ€‚็ปƒๅŠŸไธๅฟ…่ฟฝๆฑ‚ๅคงใ€ๅฐๅ‘จๅคฉ๏ผŒ่ฟฝๆฑ‚ๅˆ™ๅฎนๆ˜“ๅผ•่ตทๅ†…ๆฐ”ไนฑ็ชœ็ญ‰ๅผŠ็—…๏ผŒๅช่ƒฝๅฌๅ…ถ่‡ช็„ถๅœฐๆ‰“้€šใ€‚ๅ€˜่‹ฅๆฐ”ๅœจๆ‰“้€šไบ†ๅ…จ่บซไน‹ๅŽ๏ผŒไธๆŒ‰ๅคงใ€ๅฐๅ‘จๅคฉๅพช่กŒ่ทฏ็บฟ่ตฐ๏ผŒๅฏไปฅๆ„่ฏ†ๅผ•ๅฏผ๏ผŒไฝฟๆฐ”ๅพชๅคงใ€ๅฐๅ‘จๅคฉ้กบ็ป่€Œ่ตฐใ€‚

10๏ผŽๆœฌๅŠŸ็ปƒ่‡ณ้ซ˜็บง้˜ถๆฎต็š„ๆ—ถๅ€™ไผšๅ‘ๆŒฅไบบไฝ“็š„็‰นๅผ‚ๅŠŸ่ƒฝ๏ผŒ่ฏธๅฆ‚ๅ‘ๆ”พๅค–ๆฐ”๏ผŒ็œผ็›่ƒฝ็œ‹ๅˆฐไบบไปฌๅคดไธŠ็š„ๅ…‰็Žฏๅ’Œๅ‘ๅ‡บ็š„ๅค–ๆฐ”๏ผŒ็”š่‡ณ่ƒฝ้€่ง†็‰ฉไฝ“ๆˆ–่ฟ›่กŒๆ€็ปดๆ„Ÿๅบ”็ญ‰ใ€‚

Confer con la collaborazione di ARA

L’angolo del ring e il dojo di meditazione


“Ieri sera ero all’angolo di una ragazza che conosco da anni, che ha vinto il campionato regionale di boxe.

La mattina ero in una stanza silenziosa, a guidare una meditazione per una persona che ha bisogno di ritrovare un po’ di sรฉ.

Due mondi che apparentemente non si parlano.

Eppure entrambi mi appartengono , anche per chi non รจ consapevole,

C’รจ un filo comune che conduce dalle arti di combattimento alle arti olotropiche.

Gli antichi lo sapevano giร : Chirone, il centauro, insegnรฒ ad Achille Eracle e Giasone le arti di combattimento e la musica , ad Asclepio le arti di cura,

Un solo maestro, piรน dimensioni.

Nel ring c’รจ una componente emotiva e mentale enorme, e nella meditazione una componente corporale e mentale elevatissima ma entrambe sono un misto delle due cose.

Il confine tra corpo, mente ed emozioni รจ sottile, quasi inesistente:
il vivente

Van der Kolk, con i suoi studi sul trauma, ha mostrato quanto il corpo accusi il colpo e quanto la guarigione passi attraverso il corpo.


Nella meditazione si chiede alla mente di lasciare andare , ma anche al corpo di lasciarsi andare.

E ciรฒ che resta presente non รจ nรฉ l’uno nรฉ l’altro: รจ il sรฉ, ciรฒ che osserva.

Gli stoici romani lo chiamavano hegemonikon la parte dirigente dell’essenza, quella che tiene insieme corpo e mente,qualcosa che li trascende.”

Ieri sera, all’angolo, ho visto una ragazza che conosco da anni dare tutto.

Sabato mattina, in una stanza silenziosa, ho visto una persona ritrovare un po’ di sรฉ.


Stesso filo, due estremi.

E forse รจ proprio lรฌ che trovo tutto ciรฒ che conta: non nel ring, non nel dojo , ma
in ciรฒ che resta presente quando tutto il resto si scioglie.”

Ingresso di una stanza decorata con simboli spirituali e artistici, con porte gialle e pareti blu.

ฮœฮญฮผฮฝฮทฯƒฮฟ แฝ…ฯ„ฮน แผ€ฮบฮฑฯ„ฮฑฮผฮฌฯ‡ฮทฯ„ฮฟฮฝ ฮณฮฏฮฝฮตฯ„ฮฑฮน ฯ„แฝธ แผกฮณฮตฮผฮฟฮฝฮนฮบฯŒฮฝ, แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ ฮตแผฐฯ‚ แผ‘ฮฑฯ…ฯ„แฝธ ฯƒฯ…ฯƒฯ„ฯฮฑฯ†แฝฒฮฝ แผ€ฯฮบฮตฯƒฮธแฟ‡ แผ‘ฮฑฯ…ฯ„แฟท, ฮผแฝด ฯ€ฮฟฮนฮฟแฟฆฮฝ ฯ„ฮน แฝƒ ฮผแฝด ฮธฮญฮปฮตฮน, ฮบแผ‚ฮฝ แผ€ฮปฯŒฮณฯ‰ฯ‚ ฯ€ฮฑฯฮฑฯ„ฮฌฮพฮทฯ„ฮฑฮน. ฯ„ฮฏ ฮฟแฝ–ฮฝ, แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ ฮบฮฑแฝถ ฮผฮตฯ„แฝฐ ฮปฯŒฮณฮฟฯ… ฮบฮฑแฝถ ฯ€ฮตฯฮนฮตฯƒฮบฮตฮผฮผฮญฮฝฯ‰ฯ‚ ฮบฯฮฏฮฝแฟƒ ฯ€ฮตฯฮฏ ฯ„ฮนฮฝฮฟฯ‚; ฮดฮนแฝฐ ฯ„ฮฟแฟฆฯ„ฮฟ แผ€ฮบฯฯŒฯ€ฮฟฮปฮฏฯ‚ แผฯƒฯ„ฮนฮฝ แผก แผฮปฮตฯ…ฮธฮญฯฮฑ ฯ€ฮฑฮธแฟถฮฝ ฮดฮนฮฌฮฝฮฟฮนฮฑยท ฮฟแฝฮดแฝฒฮฝ ฮณแฝฐฯ แฝ€ฯ‡ฯ…ฯฯŽฯ„ฮตฯฮฟฮฝ แผ”ฯ‡ฮตฮน แผ„ฮฝฮธฯฯ‰ฯ€ฮฟฯ‚, แผฯ†โ€™ แฝƒ ฮบฮฑฯ„ฮฑฯ†ฯ…ฮณแฝผฮฝ แผ€ฮฝฮฌฮปฯ‰ฯ„ฮฟฯ‚ ฮปฮฟฮนฯ€แฝธฮฝ แผ‚ฮฝ ฮตแผดฮท. แฝ ฮผแฝฒฮฝ ฮฟแฝ–ฮฝ ฮผแฝด แผ‘ฯ‰ฯฮฑฮบแฝผฯ‚ ฯ„ฮฟแฟฆฯ„ฮฟ แผ€ฮผฮฑฮธฮฎฯ‚, แฝ ฮดแฝฒ แผ‘ฯ‰ฯฮฑฮบแฝผฯ‚ ฮบฮฑแฝถ ฮผแฝด ฮบฮฑฯ„ฮฑฯ†ฮตฯฮณฯ‰ฮฝ แผ€ฯ„ฯ…ฯ‡ฮฎฯ‚.

MARCUS AURELIUS โ€“ ฮคแฝฐ ฮตแผฐฯ‚ แผ‘ฮฑฯ…ฯ„ฯŒฮฝ VIII, 48

โ€‡ Ricordati che lโ€™egemonico (principio direttivo, sovrano interiore) diventa invincibile, quando si rivolge a sรจ stesso e si accontenta di sรจ, e non faccia niente che non voglia, anche se la suo opposizione รจ irragionevole . 
Quanto piรน lo sarร  , allora esprimerร  un giudizio con razionalitร  e ponderatezza? 
per questo la mente libera da passioni รจ un baluardo:
lโ€™uomo non ha niente di piรน forte dove rifugiarsi ed essere per sempre inespugnabile.

Van der Kolk cita la teoria polivagale, che aiuta a capire perchรฉ tecniche cosรฌ diverse e non convenzionali funzionano cosรฌ bene.(qi gong, percussioni, cantilene, massaggi ecc)

Tecniche che hanno permesso di divenire piรน consapevoli e combinare approcci top-down, che attivano l’impegno sociale, con metodi bottom-up che calmano la tensione fisica nel corpo.

pratiche terapeutiche antiche e non farmacologiche, praticate fuori dalla medicina occidentale: pranayama, cantilena, arti marziali come il qigong, percussioni, canti e balli di gruppo.
Tutti questi metodi si basano su ritmi interpersonali, consapevolezza viscerale, comunicazione vocale e facciale e aiutano a modificare gli stati di attacco-fuga, riorganizzare la percezione del pericolo e aumentare la capacitร  di gestire le relazioni.

E infine: il corpo conserva la traccia.
Se la memoria del trauma รจ codificata nelle viscere, nelle emozioni sconvolgenti, nei disturbi autoimmuni e nei problemi muscoloscheletrici, e se la comunicazione viscere-cervello รจ la via maestra per la regolazione emotiva, allora serve un radicale mutamento nel modo di concepire la terapia.

Bessel van der Kolk, Il corpo accusa il colpo, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2015.

Hua Tuo, medico della dinastia Han, terzo secolo dopo Cristo, che con il Wu Qin Xi โ€” il Gioco delle Cinque Animali โ€” univa movimento, respiro e consapevolezza corporea secoli prima che la medicina occidentale riconoscesse il legame tra corpo e mente.

Note
Chirone รจ celebre per aver educato molti eroi (tra cui Giasone ed Eracle), ma il discepolo a cui insegnรฒ espressamente a suonare la lira fu Achille, per ingentilirne l’animo guerriero (un soggetto molto raffigurato nell’arte antica, come negli affreschi di Pompei ed Ercolano).

Rappresentazione di un centauro che tiene in braccio un bambino, mentre porta una ghirlanda di rami. Sullo sfondo, ornamenti florali e conchiglie.

Il legame nel mito degli Argonauti: Chirone e Orfeo si incontrano nelle leggende argonautiche. Fu proprio Chirone a consigliare a Giasone di reclutare Orfeo, prevedendo che solo la sua musica avrebbe potuto salvare l’equipaggio dal canto delle Sirene. Nelle Argonautiche orfiche, durante la sosta degli eroi alla grotta del centauro sul monte Pelio, Chirone e Orfeo si confrontano in una celebre esibizione musicale amichevole, in cui Orfeo supera il centauro con un canto cosmogonico che incanta la natura circostante.

Chiunque, dunque, si erga contro Eros come un pugile per combattere, รจ solo un pazzo: perfino sugli dรจi, infatti, domina a suo piacimento.

Chiunque, dunque, si erga contro Eros
come un pugile per combattere, รจ solo un pazzo:
perfino sugli dรจi, infatti, domina a suo piacimento.

แผœฯฯ‰ฯ„ฮน ฮผฮญฮฝ ฮฝฯ…ฮฝ แฝ…ฯƒฯ„ฮนฯ‚ แผ€ฮฝฯ„ฮฑฮฝฮฏฯƒฯ„ฮฑฯ„ฮฑฮน
ฯ€ฯฮบฯ„ฮทฯ‚ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ แผฯ‚ ฯ‡ฮตแฟ–ฯฮฑฯ‚, ฮฟแฝ ฮบฮฑฮปแฟถฯ‚ ฯ†ฯฮฟฮฝฮตแฟ–ยท
ฮฟแฝ—ฯ„ฮฟฯ‚ ฮณแฝฐฯ แผ„ฯฯ‡ฮตฮน ฮบฮฑแฝถ ฮธฮตแฟถฮฝ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮธฮญฮปฮตฮน.

Questi versi appartengono alle Trachinie di Sofocle (vv. 441โ€“443) e sono pronunciati da Deianira, sposa di Eracle.

Nel dramma, l’araldo Lica cerca goffamente di nascondere a Deianira la vera identitร  della giovane prigioniera Iole. Intuita la veritร  โ€” cioรจ che Eracle ha distrutto un’intera cittร  per possedere la ragazza โ€”, Deianira non reagisce con furia cieca, ma con una disarmante luciditร  tragica.

La forza del passo risiede in due aspetti centrali:

  • La metafora atletico-marziale (ฯ€ฯฮบฯ„ฮทฯ‚): Eros non รจ descritto come un vezzoso fanciullo alato, ma come un pugile implacabile. Chi tenta di affrontarlo a mani nude (แผฯ‚ ฯ‡ฮตแฟ–ฯฮฑฯ‚) commette un errore di valutazione letale (ฮฟแฝ ฮบฮฑฮปแฟถฯ‚ ฯ†ฯฮฟฮฝฮตแฟ–), scambiando una forza cosmica superiore persino agli dรจi per un avversario terreno che si puรฒ schivare o battere sul ring.
  • La tragica ironia del destino: Il discorso continua nei versi successivi con Deianira che ammette: ยซEgli governa persino gli dรจi a suo piacimento, e governa me: come non dovrebbe governare un’altra donna simile a me?ยป. Consapevole dell’impotenza umana davanti al dio dell’amore, dichiara di non provare rancore nรฉ verso Iole nรฉ verso Eracle; eppure, nel tentativo disperato di non perdere l’amore dello sposo, ricorrerร  al presunto filtro d’amore intriso del sangue avvelenato del centauro Nesso, segnando la rovina di entrambi.

รˆ uno dei momenti in cui il teatro greco esprime con piรน forza la concezione della passione amorosa: non una scelta morale o psicologica, ma una violenta calamitร  ontologica a cui รจ vano opporsi.

Angelo alato che nuota, rappresentato su un vaso greco antico.
Nella ceramica a figure rosse (diffusa in Grecia tra il VI e il IV secolo a.C.), Eros compare assai di frequente. Come puoi notare, l’iconografia pittorica antica coincide molto di piรน con l’Eros potente e adulto di cui parla Sofocle.
In questi vasi, infatti, non vediamo quasi mai il “putto” paffuto tipico dell’arte rinascimentale o barocca, ma un giovane efebo atletico, dotato di grandi ali, spesso ritratto nell’atto di volare, suonare, incoronare atleti o, come nella concezione piรน arcaica, brandire armi, fruste o persino fiaccole (per simboleggiare il fuoco e il “bruciore” della passione che incendia gli animi).
Queste immagini confermano come i Greci percepissero l’Amore: un giovane dio vigoroso, rapido e inafferrabile, capace di stravolgere la razionalitร  umana.
Un guerriero muscoloso si prepara a combattere davanti a un angelo con ali grandi, vestito in armatura dorata e con un arco in mano. Sullo sfondo si intravedono colonne e un'ambientazione antica.

Qi Gong tapping , tapping dei meridiani, e EFT, come Picchiettare la Fascia per Stimolare il Qi

Il tapping sui meridiani รจ una pratica antica che unisce Giappone e Cina: il Do-In giapponese e il Paida cinese. Entrambe le tecniche usano semplici picchiettii sul corpo per stimolare il flusso energetico, chiamato Ki o Qi. ๆฐฃ

Oggi sappiamo che dietro questo antico sapere c’รจ anche una base scientifica: la fascia, il tessuto connettivo che avvolge i muscoli, รจ piezoelettrica.

Quando la stimoliamo, genera piccole cariche elettriche che aiutano il corpo a rigenerarsi. In questo articolo scopriamo come funziona e come praticarlo.


Il Do-In, scritto con gli ideogrammi ๅฐŽๅผ•, รจ la tradizione giapponese di automassaggio.
Letteralmente significa “guidare e tirare” e consiste nel picchiettare e premere lungo i meridiani energetici per favorire il flusso del Ki. ๆฐฃ
รˆ una pratica semplice, che si puรฒ fare seduti o in piedi, partendo dalle estremitร  e muovendosi verso il centro del corpo.

Il Paida, o ๆ‹ๆ‰“, รจ la versione cinese del tapping.
Il termine significa letteralmente “battere e colpire” e consiste nel picchiettare ritmicamente tutto il corpo, con particolare attenzione ai meridiani, per risvegliare e far circolare il Qi.ๆฐฃ
A differenza del Do-In, il Paida si pratica generalmente in piedi, con movimenti piรน ampi e un ritmo costante, spesso per 5-15 minuti di seguito.

Dietro queste antiche pratiche c’รจ una spiegazione scientifica affascinante:
la fascia รจ piezoelettrica.
Questo significa che quando viene compressa o stirata, il collagene al suo interno genera piccole cariche elettriche.

I picchiettii del Do-In e del Paida creano proprio questi stimoli meccanici che si trasformano in segnali elettrici, aiutando il corpo a migliorare la circolazione e ridurre le infiammazioni.

I benefici del tapping sono sia energetici che fisici.
Praticato regolarmente aiuta a migliorare la circolazione sanguigna, ridurre tensioni muscolari, stimolare il sistema linfatico e favorire un profondo senso di rilassamento.
Molti riportano maggiore energia durante il giorno, sonno migliore e una sensazione generale di vitalitร .
รˆ una pratica semplice, gratuita e che richiede solo pochi minuti al giorno.

Per praticare, mettiti in piedi o seduto comodo. Inizia dalle mani e dai piedi, procedendo verso il centro del corpo.
Usa il palmo aperto o il pugno morbido e picchietta con un ritmo costante, circa due o tre colpi al secondo.
Respira profondamente e mantieni un’intensitร  piacevole, mai dolorosa.
Bastano 5-10 minuti al giorno per sentire i primi benefici.

Due fogli con caratteri calligrafici giapponesi, uno con la parola 'ๅฐŽๅผ•' e l'altro con 'ๆ‹ๆ‰“'.
Do-In ๅฐŽๅผ• giapponese Paida, ๆ‹ๆ‰“, cinese

Per praticare, mettiti in piedi o seduto comodo.
Inizia dalle mani e dai piedi, procedendo verso il centro del corpo.
Usa il palmo aperto o il pugno morbido e picchietta con un ritmo costante, circa due o tre colpi al secondo.
Respira profondamente e mantieni un’intensitร  piacevole, mai dolorosa.
Bastano 5-10 minuti al giorno per sentire i primi benefici.

Il Do-In e il Paida ci dimostrano che antiche pratiche energetiche e scienza moderna possono parlarsi.

Un semplice gesto come il picchiettare diventa un modo per prendersi cura del corpo, stimolando sia il Qi che la fascia.
Prova per qualche giorno e ascolta cosa ti dice il tuo corpo.

A volte le soluzioni piรน potenti sono anche le piรน semplici.

Mappa dei punti EFT e corrispondenza ai meridiani sul corpo umano con annotazioni sui punti specifici e le loro funzioni emotive e fisiche.

L’EFT (Emotional Freedom Techniques), noto popolarmente come tapping (picchiettamento), รจ un metodo di auto-aiuto che unisce principi della digitopressione orientale a elementi della psicologia moderna, metacomunicazione, PNL , affermazioni, per alleviare stress, ansia ed emozioni spiacevoli.

Come funziona

Il concetto alla base รจ semplice: quando proviamo un’emozione negativa o un forte stress, il sistema nervoso attiva una risposta di allarme (“attacco o fuga”). Picchiettando delicatamente con i polpastrelli su specifici punti del corpo (i meridiani energetici della tradizione agopunturale), si invia un segnale distensivo al cervello โ€” in particolare all’amigdala โ€” riducendo la tensione fisiologica ed emotiva mentre si tiene a mente il problema.

La sequenza pratica in 4 passi

  1. Identificare il disagio: Scegli l’emozione, il ricordo o il dolore fisico su cui vuoi lavorare e assegna un’intensitร  da 0 a 10 (dove 10 rappresenta il massimo disagio).
  2. Frase di preparazione: Picchietta con una mano sul taglio laterale dell’altra (“punto karate”) ripetendo per tre volte una frase di accettazione, ad esempio: “Anche se provo questa forte ansia, mi accetto completamente e profondamente”.
  3. Giro di picchiettamento: Tocca delicatamente 5-7 volte ciascuno dei punti chiave ripetendo una parola o frase sintetica (es. “questa ansia”):
    • Sommitร  della testa
    • Inizio del sopracciglio (vicino al naso)
    • Lato esterno dell’occhio
    • Sotto l’occhio (sullo zigomo)
    • Sotto il naso
    • Sotto il labbro inferiore (sul mento)
    • Clavicola
    • Sotto l’ascella
  4. Verifica: Fai un respiro profondo e rivaluta il punteggio da 0 a 10. Se il disagio non รจ sceso a sufficienza, si ripete il ciclo.

RIGENERARSI l’importanza di percepire il Corpo iniziando dalle radici: i piedi

ๅ…ถๆ นๅœจ่…ณใ€‚็™ผๆ–ผ่…ฟใ€‚ไธปๅฎฐๆ–ผ่…ฐใ€‚ๅฝขๆ–ผๆ‰‹ๆŒ‡ใ€‚็”ฑ่…ณ่€Œ่…ฟใ€่€Œ่…ฐใ€็ธฝ้ ˆๅฎŒๆ•ดไธ€ๆฐฃใ€‚ๅ‘ๅ‰้€€ๅพŒใ€‚ไนƒ่ƒฝๅพ—ๆฉŸๅพ—ๅ‹ขใ€‚

  • Origine del testo: Il passaggio รจ uno dei brani fondamentali dei Classici del Taijiquan (Taijiquan Lun / Taijiquan Jing, tradizionalmente attribuito a Wang Zongyue o Zhang Sanfeng) e sintetizza il principio della catena cinetica e della coordinazione interna.
  • La catena cinetica (่…ณ, ่…ฟ, ่…ฐ, ๆ‰‹ๆŒ‡): Il movimento trae stabilitร  e radicamento dalla terra (piedi), genera l’impulso propulsivo (gambe), viene indirizzato e ruotato dal perno centrale (vita, intesa come regione lombo-sacrale) e si esprime con precisione nel contatto finale (dita delle mani).
  • Flusso continuo (ๅฎŒๆ•ดไธ€ๆฐฃ – wรกnzhฤ›ng yฤซ qรฌ): Traducibile letteralmente come ยซintegro in un solo soffio/energiaยป, prescrive che il gesto non presenti interruzioni o frammentazioni; l’intera struttura corporea agisce come un’unitร  inscindibile.
  • Tempismo e vantaggio (ๅพ—ๆฉŸๅพ—ๅ‹ข – dรฉ jฤซ dรฉ shรฌ): Jฤซ (ๆฉŸ) indica il momento opportuno o la coordinazione temporale rispetto all’avversario; shรฌ (ๅ‹ข) indica il potenziale strategico e la postura dominante. Muoversi in modo frammentato fa perdere sia il tempo sia la forza di leva.

ๅ…ถๆ นๅœจ่…ณ (qรญ gฤ“n zร i jiวŽo)

  • ๅ…ถ (qรญ): suo / le sue
  • ๆ น (gฤ“n): radice / radici
  • ๅœจ (zร i): stare in / trovarsi in
  • ่…ณ (jiวŽo): piedi

็™ผๆ–ผ่…ฟ (fฤ yรบ tuว)

  • ็™ผ (fฤ): scaturire / sprigionarsi / partire
  • ๆ–ผ (yรบ): da / attraverso (preposizione)
  • ่…ฟ (tuว): gambe / cosce

ไธปๅฎฐๆ–ผ่…ฐ (zhว” zวŽi yรบ yฤo)

  • ไธป (zhว”): governare / padrone
  • ๅฎฐ (zวŽi): reggere / dirigere (ไธปๅฎฐ insieme: controllare, governare come perno)
  • ๆ–ผ (yรบ): in / da
  • ่…ฐ (yฤo): vita / regione lombo-sacrale

ๅฝขๆ–ผๆ‰‹ๆŒ‡ (xรญng yรบ shว’u zhว)

  • ๅฝข (xรญng): manifestarsi / prendere forma visibile
  • ๆ–ผ (yรบ): in / su
  • ๆ‰‹ (shว’u): mano
  • ๆŒ‡ (zhว): dito (ๆ‰‹ๆŒ‡ insieme: dita delle mani)

็”ฑ่…ณ่€Œ่…ฟใ€่€Œ่…ฐ (yรณu jiวŽo รฉr tuว, รฉr yฤo)

  • ็”ฑ (yรณu): da / a partire da
  • ่…ณ (jiวŽo): piedi
  • ่€Œ (รฉr): e poi / passando a (particella di transizione)
  • ่…ฟ (tuว): gambe
  • ่€Œ (รฉr): e poi / fino a
  • ่…ฐ (yฤo): vita

็ธฝ้ ˆๅฎŒๆ•ดไธ€ๆฐฃ (zว’ng xลซ wรกn zhฤ›ng yฤซ qรฌ)

  • ็ธฝ (zว’ng): del tutto / in ogni caso / sempre
  • ้ ˆ (xลซ): dovere / essere necessario
  • ๅฎŒ (wรกn): completo / intero
  • ๆ•ด (zhฤ›ng): compatto / indiviso (ๅฎŒๆ•ด insieme: integro, privo di frammentazioni)
  • ไธ€ (yฤซ): uno / unico
  • ๆฐฃ (qรฌ): soffio / respiro vitale / flusso energetico

ๅ‘ๅ‰้€€ๅพŒ (xiร ng qiรกn tuรฌ hรฒu)

  • ๅ‘ (xiร ng): verso / dirigersi
  • ๅ‰ (qiรกn): avanti / di fronte
  • ้€€ (tuรฌ): indietreggiare / retrocedere
  • ๅพŒ (hรฒu): indietro / dietro

ไนƒ่ƒฝๅพ—ๆฉŸๅพ—ๅ‹ข (nวŽi nรฉng dรฉ jฤซ dรฉ shรฌ)

  • ไนƒ (nวŽi): solo allora / cosรฌ
  • ่ƒฝ (nรฉng): potere / essere in grado di
  • ๅพ— (dรฉ): ottenere / cogliere
  • ๆฉŸ (jฤซ): momento propizio / tempismo / punto critico
  • ๅพ— (dรฉ): ottenere / conquistare
  • ๅ‹ข (shรฌ): forza di posizione / slancio / vantaggio strategico
Per raggiungere uno stato di quiete mentale , effettuiamo, una  scansione corporea consapevole, percepiamo ogni parte del corpo dai piedi alla testa. 
Focalizzando l'attenzione sulle sensazioni fisiche e sul respiro, si impara a osservare lo spazio tra i pensieri invece di assecondarli.
Questo processo permette di sperimentare una condizione di assenza di pensiero,
Attraverso questa pratica, l'individuo diventa pienamente consapevole del momento presente e della propria natura interiore silenziosa.

Chiudi gli occhi e porta l’attenzione ai piedi: percepisci il contatto con il suolo, il peso e la temperatura, rimanendo concentrato , puoi percepire anche le radici che scendono verso le profonditร  della Terra e si connettendoti ad Essa

.

Sali con l’attenzione alle gambe: limitati a percepirle e a sentirle, senza giudicare le sensazioni che provi

.

Porta l’attenzione alle mani, sentendo il palmo dall’interno, ed anche dall’esterno, appena intono, a pochi centimetri dalla pelle, e poi risali lungo le braccia, i gomiti e le spalle

.

Sposta l’attenzione alla colonna vertebrale, percependola dalla base fino alla nuca, una vertebra alla volta

.

Una volta arrivato alla nuca, fai un respiro profondo, inspira con il naso espira con la bocca

.

Porta l’attenzione alla testa dall’interno, percependola come uno spazio ampio e silenzioso, all’interno e anche all’esterno intorno a te

.

Richiama tutto il corpo contemporaneamente: percepisci piedi, gambe, mani, braccia, colonna e testa tutti insieme, in un’unica sensazione corporea globale, dentro di te e intorno. te.

.

Infine, non fare nulla: non seguire i pensieri e non cercare di scacciarli, ma osserva semplicemente lo spazio vuoto che c’รจ tra un pensiero e l’altro

L’esercizio descritto รจ una pratica classica di radicamento corporeo (body scan) e presenza aperta che conduce alla quiete mentale.

Silhouette di una persona che si muove con un cielo al tramonto sullo sfondo.

Carl Gustav Jung (se si tratta di un refuso per Jung) Nel suo celebre commento psicologico a Il segreto del fiore d’oro e nei suoi scritti sulla meditazione, Jung si sofferma esattamente sul paradosso dell’ยซosservare senza fare nullaยป.
Per Jung, l’arte piรน difficile per l’uomo moderno รจ imparare a lasciar accadere (das Geschehenlassen), sospendendo l’intervento della volontร  egoica:

  • Smettere di alimentare i pensieri e smettere di scacciarli toglie energia al dominio cosciente dell’Io.
  • Nello spazio vuoto che si apre tra un pensiero e l’altro non c’รจ il nulla, ma la possibilitร  per il Sรฉ (Selbst โ€” la totalitร  psichica) di manifestarsi.
  • Jung sintetizza questo movimento interiore con la nota massima:

    ยซChi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si svegliaยป.

Maestro K’ung (Confucio) Nel pensiero confuciano classico, specialmente nel testo del Grande Studio (Daxue), Maestro K’ung insegna che la padronanza di sรฉ inizia proprio con la capacitร  di fermarsi e ancorare l’attenzione:

  • ยซSapendo dove fermarsi, si acquista stabilitร ; con la stabilitร  si ottiene la quiete; nella quiete regna la pace interiore, e con la pace si puรฒ discernere con chiarezzaยป.
  • Nei testi dello Zhuangzi (dove Confucio compare come figura dialogica), a Kung รจ attribuita la dottrina del digiuno del cuore/della mente (Xinzhai): non ascoltare con le orecchie ma con la mente, e non con la mente ma con il soffio vitale (Qi). L’udito si arresta ai suoni e la mente ai concetti, ma il vuoto interiore รจ l’unica condizione capace di accogliere la realtร  cosรฌ com’รจ.

La tradizione del Chi Kung QI GONG kikoๆฐฃๅŠŸ la sequenza riassume le tappe canoniche dell’allineamento energetico:

  • Sentire i piedi crea il radicamento a terra (Gen).
  • Rilassare muscoli e colonna apre i meridiani (Song).
  • L’intenzione mentale (Yi) guida l’energia vitale (Qi) in tutto il corpo in modo simultaneo.
  • Fermare l’azione e contemplare lo spazio tra i pensieri coincide con l’ingresso nello stato di Wuji (la vacuitร  originaria indifferenziata), momento in cui l’organismo ritrova spontaneamente il proprio equilibrio naturale.

Radicamento (Gen)

  • Ideogramma: ๆ น (pinyin: gฤ“n)
  • Significato letterale: ยซRadiceยป. Nel Qi Gong indica il principio di affondare le radici a terra (zhฤ gฤ“n, ๆ‰Žๆ น) per stabilire una connessione stabile con la forza gravitazionale e l’energia terrestre (Di Qi).

Rilassamento attivo (Song)

  • Ideogramma: ้ฌ† (semplificato: ๆพ, pinyin: sลng)
  • Significato letterale: ยซAllentareยป, ยซdistendereยป. Non descrive un rilassamento passivo o flaccido, bensรฌ una decontrazione muscolare e articolare che preserva l’allineamento scheletrico, favorendo il flusso nei meridiani (Jingluo, ็ถ“็ตก / ็ป็ปœ).

Intenzione mentale (Yi)

  • Ideogramma: ๆ„ (pinyin: yรฌ)
  • Significato letterale: ยซMente intenzionaleยป, ยซvolontร  coscienteยป. Composto dai radicali di suono/parola (้Ÿณ) e cuore/mente (ๅฟƒ). รˆ la presenza mentale che orienta l’azione senza sforzo fisico.

Energia vitale (Qi)

  • Ideogramma: ๆฐฃ (semplificato: ๆฐ”, pinyin: qรฌ)
  • Significato letterale: ยซSoffioยป, ยซvaporeยป, ยซenergia vitaleยป. La formula canonica citata nella sequenza รจ ไปฅๆ„ๅฐŽๆฐฃ (semplificato: ไปฅๆ„ๅฏผๆฐ”, yว yรฌ dวŽo qรฌ), traducibile come ยซl’intenzione guida il Qiยป.

Vacuitร  primordiale (Wuji)

  • Ideogramma: ็„กๆฅต (semplificato: ๆ— ๆž, pinyin: wรบjรญ)
  • Significato letterale: ยซSenza limiteยป, ยซassenza di polaritร ยป. รˆ formato da ็„ก (wรบ, non-essere/senza) e ๆฅต (jรญ, culmine/polo). Rappresenta lo stato neutro e indifferenziato anteriore alla nascita del Taiji (ๅคชๆฅต, la dualitร  Yin-Yang), in cui la mente tace e il corpo ripristina la propria omeostasi originaria.

I punti di contatto si fanno subito piรน nitidi: l’arco del piede si ammorbidisce, mentre i talloni e la punta rilasciano verso il basso ogni tensione, lasciando che la gravitร  sostenga il corpo senza alcuno sforzo. Sotto la pianta, la consistenza del suolo si trasforma da semplice superficie d’appoggio in un confine permeabile, accogliente e vivo.

Con ogni espirazione, quel confine cede con naturalezza. Dalla base delle piante e dai talloni iniziano a diramarsi radici sottili ma tenaci, che scivolano oltre la superficie ed entrano nella terra profonda. Si fanno via via piรน dense e robuste, facendosi strada tra strati di suolo scuro, ciottoli levigati, vene d’acqua limpida e rocce silenziose. Ogni fibra scende senza alcuna fretta, attratta da un magnetismo saldo che sa esattamente dove dirigersi: verso il nucleo calmo e indisturbato del pianeta.

Sentire questo ancoraggio trasforma la percezione dell’intero corpo. Il respiro rallenta e trova spazio spontaneo nel bacino e nell’addome. Il baricentro scende, e ogni oscillazione mentale o senso di affanno scivola via lungo le radici, scaricato e accolto dal terreno.

In cambio, dalla profonditร  risale una stabilitร  silenziosa: non una rigiditร  contratta, ma la fermezza elastica di chi sa di essere pienamente sostenuto. A ogni inspiro, questa soliditร  risale dolcemente, attraversa le piante dei piedi, scioglie le caviglie e sostiene la colonna vertebrale dall’interno.

Eckhart Tolle รจ un uomo del nostro tempo, nato e cresciuto in Europa, che รจ passato attraverso una esperienza di Risveglio improvviso e totale. Da molti รจ  ritenuto un individuo che sia balzato ad un altro livello di consapevolezza, questo processo, che potrebbe essere chiamato una Illuminazione, ineffabile e non definibile ne descrivibile con parole adeguate, gli ha consentito, di ritornare ad osservare senza i filtri dalla Mente di Superficie, in questo stato di osservazione ha introdotto i suoi ascoltatori ad una riflessione su:

Il Corpo di Dolore รจ un campo di energia negativa

che occupa corpo e mente
una entitร  invisibile
che vive e si alimenta alle spese di unโ€™altra
senza dare nessuna cosa in cambio.

Ha due modi dโ€™essere attivo o inattivo

Vuole sopravvivere come ogni altra entitร  esistente, puรฒ riuscirci solo se ti identifichi con esso.

Si nutre di rabbia, distruttivitร ,odio,sofferenza,drammi emotivi, malattiaโ€ฆ.

Allโ€™interno del Campo di Consapevolezza umano puรฒ generarsi, esistere, prosperare ed operare una entitร  energetica che agisce in modo da deprivarci di energia, e dunque mantenerci in uno stato di inconsapevolezza.
Il suo scopo รจ quello di continuare ad alimentarsi di un certo tipo della nostra energia, e nel contempo impedirci di espandere la nostra Consapevolezza per non permetterci di accorgersi della sua presenza.
Diventare consapevoli dellโ€™esistenza e dellโ€™operato di questa entitร  energetica รจ il primo ed il piรน importante passo da fare; diventerร  una conseguenza naturale, poi, iniziare immediatamente a smettere di creare ancora cibo e sostentamento per essa

Omnia fert aetas, sed nondum Tutto porta via il tempo ma non ancora

Omnia fert aetas, sed nondum

tutto porta via il tempo ma non ancora

Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur

Cosรฌ si sperimenta il coraggio vero, che non รจ sottoposto allโ€™arbitrio altrui. รจ la prova del fuoco.

Un atleta non puรฒ combattere con accanimento se non รจ giร  livido per le percosse: chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi รจ stato messo a terra e schiacciato dallโ€™avversario e, umiliato, non si รจ perso dโ€™animo, chi si รจ rialzato piรน fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria.

Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito lโ€™assalto del destino; tu, perรฒ non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando รจ sfidato, si moltiplica.

Omnia fert aetas, sed nondum

tutto porta via il tempo ma non ancora

Plura sunt, Lucili, quae nos terrent quam quae premunt, et saepius opinione quam re laboramus.

Sono piรน le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente, Lucilio mio, e spesso soffriamo piรน per le nostre paure che per la realtร 

Omnia fert aetas, sed nondum

tutto porta via il tempo ma non ancora

Omnia, aliena sunt, tempus tantum nostrum est.. nulla ci appartiene soltanto il tempo รจ nostro il resto รจ solo una goccia nellโ€™oceano

In onore del pensiero stoico e di Seneca

Omnia fert aetas, animum quoqueโ€ (tradotta come โ€œIl tempo porta via tutto, anche lโ€™animaโ€ o, piรน precisamente nel contesto, โ€œIl tempo porta via tutto, anche la memoria/la menteโ€) si trova nellโ€™Egloga IX delle Bucoliche di Virgilio, ed รจ pronunciata dal pastore Meri (Moeris) al verso 51.
Egloga IX, vv. 49-56 (Il lamento di Meri)

Differenza tra la doccia e l’ice bath addestramento al freddo ormesi

La differenza di percezione tra la doccia e l’ice bath si spiega con una legge fisica semplice: la conduzione termica. L’acqua ferma a contatto con l’intera superficie corporea sottrae calore a una velocitร  circa 24 volte superiore rispetto all’aria, e l’immersione totale genera un raffreddamento tissutale profondo che la normale doccia fredda โ€” dove l’acqua scivola via e colpisce solo zone parziali โ€” non riesce a replicare.

C’รจ poi l’effetto della pressione idrostatica: quando sei immerso fino al collo, la pressione dell’acqua comprime i tessuti periferici, favorendo un massiccio ritorno venoso e linfatico. Per chi fa sport da combattimento e subisce continui microtraumi da impatto (parate, colpi, lavoro al sacco), questo “drenaggio meccanico” unito alla vasocostrizione riduce drasticamente l’infiammazione locale e la sensazione di gambe e articolazioni pesanti.

A 10ยฐC la mente ha ancora margine di trattativa: senti il freddo, ma puoi razionalizzarlo. Sotto i 4ยฐC, e soprattutto avvicinandosi allo zero, la mente razionale sparisce e subentra un riflesso biologico violento: il cervello rettiliano percepisce una minaccia immediata di sopravvivenza.

Tecnicamente l’acqua dolce congela a 0ยฐC (a meno che non sia salata per abbassare il punto di congelamento), ma l’idea di voler portare il “rullo mentale” sotto zero coglie il vero punto: cercare quella soglia dove non c’รจ piรน spazio per i pensieri residui. Lรฌ dentro o domini il panico all’istante o ne vieni travolto; non esiste una via di mezzo.

In quel range termico estremo entrano in gioco adattamenti precisi:

  • Svuotamento del dialogo interno: L’intensitร  dello shock sensoriale satura la corteccia celebrale a tal punto che il chiacchiericcio mentale si spegne. Resta solo l’attenzione sul punto di contatto tra respiro e contrazione involontaria.
  • Resistenza al brivido cosciente: La tentazione primaria del corpo รจ serrare la mascella e contrarre i trapezi. Riuscire a mollare attivamente quei muscoli a temperature vicine al congelamento richiede una dissociazione del dolore identica a quella necessaria per assorbire un colpo duro senza scomporsi.
  • Effetto post-uscita: Il rilascio massiccio di endorfine e dopamina a quelle temperature non รจ una semplice sensazione di benessere, ma una calma piatta e vigile che dura ore, ideale per affrontare sessioni di sparring senza ansia da prestazione.

L’immersione in acqua ghiacciata รจ a tutti gli effetti un addestramento al combattimento mentale.

Quando entri in una vasca a 3ยฐC o 4ยฐC, il corpo innesca all’istante il riflesso primitivo di fuga: battito alle stelle, respiro corto, contrazione involontaria di tutta la muscolatura. รˆ lo stesso identico stato neurovegetativo che si attiva quando ti trovi sotto pressione sul ring o in una situazione di minaccia reale.

Riuscire a non subire quella scarica, forzando la mente a rilassare le spalle e rallentare l’espirazione, costruisce quello che nelle neuroscienze viene definito controllo “top-down”: la corteccia prefrontale prende il comando diretto sull’amigdala. Chi combatte ne trae un vantaggio enorme: impari a dissociare lo stimolo di panico dall’azione, mantenendo la visione periferica e la luciditร  tattica anche nel mezzo del caos.

Sul fronte fisico, l’immersione agisce su due livelli complementari che la doccia sfiora appena:

  • Svuotamento dei metaboliti e blocco dell’edema: La vasocostrizione periferica spinge il sangue verso gli organi vitali; uscendo dall’acqua, la vasodilatazione reattiva richiama sangue fresco, ossigenato e ricco di nutrienti, accelerando la riparazione dei microtraumi muscolari provocati dai colpi e dalla corsa.
  • Silenziamento dei nocicettori: Il freddo profondo rallenta la velocitร  di conduzione nervosa dei segnali di dolore, dando quella sensazione di immediato “spegnimento” dei dolori articolari e tendinei tipici dello sparring pesante.

Dove andare oltre: la scienza che pochi spiegano

  • Conducibilitร  e pressione idrostatica: L’acqua dissipa il calore circa 24 volte piรน velocemente dell’aria. In una doccia fredda il contatto รจ intermittente, la superficie coperta รจ limitata e il flusso d’aria crea continue oscillazioni. Nell’ice bath l’immersione totale genera una compressione idrostatica sui tessuti periferici, costringendo il sangue verso gli organi vitali (centralizzazione del flusso ematico) e abbassando drasticamente la temperatura del core.
  • Picco dopaminergico senza “crash”: Gli studi classici sull’immersione in acqua fredda (es. ล rรกmek et al.) documentano un aumento della noradrenalina fino al +530% e della dopamina fino al +250%. A differenza degli stimolanti (caffeina o anfetamine), questo incremento รจ progressivo e rimane elevato per ore senza il crollo successivo.

Studi piรน recenti sullโ€™immersione in acqua fredda confermano un aumento significativo di noradrenalina (tra il 200% e il 300%) e di dopamina (intorno al 250%), con un effetto che puรฒ durare diverse ore, anche se i picchi piรน estremi vengono registrati in protocolli lunghi a temperature meno estreme.”


A nove gradi Celsius la risposta รจ molto piรน rapida e intensa rispetto a temperature piรน miti. Giร  dopo 2-3 minuti di immersione a 9ยฐC il corpo attiva un forte rilascio di noradrenalina e dopamina, senza bisogno di stare in acqua per tempi lunghi. A questa temperatura lo shock termico รจ sufficiente a saturare il sistema nervoso simpatico in poco tempo, spegnendo il dialogo interno e attivando quel controllo mentale di cui parlavamo prima. In pratica, tre minuti a nove gradi fanno molto di piรน di dieci minuti a quattordici gradi.


Scendendo ulteriormente di temperatura, come fa Wim Hof con immersioni vicine o sotto i 4ยฐC, lโ€™effetto diventa ancora piรน estremo: lo shock รจ talmente intenso che il controllo mentale richiesto รจ paragonabile a quello di un combattimento vero, con un rilascio ormonale ancora piรน potente.

  • Il paradosso dell’ipertrofia: รˆ il punto tecnico piรน utile per la community fitness. Se il target รจ l’aumento della massa muscolare, fare un ice bath immediatamente dopo l’allenamento di forza spegne l’infiammazione acuta necessaria per la cascata mTOR e riduce la sintesi proteica muscolare per le successive 4โ€“6 ore. La doccia fredda, stimolando solo recettori superficiali, non ha questo impatto negativo sistemico.
  • Principio di Sรธberg (“End on cold”): L’effetto ormetico sul tessuto adiposo bruno (BAT) si moltiplica se non ci si scalda subito con una fonte esterna (niente doccia bollente dopo l’ice bath). รˆ il brivido e la termogenesi non da brivido del corpo a dover ripristinare i 37ยฐC interni.

Scheda di confronto: Doccia vs Ice Bath

n un ice bath (bagno di ghiaccio), l’espressione “abbassare il core” significa ridurre la temperatura interna del corpo, ovvero quella degli organi vitali (cuore, polmoni, cervello, ecc.), che normalmente si aggira intorno ai 37 ยฐC.

Quando ci si immerge nell’acqua gelida, il corpo reagisce a due livelli temporali distinti:

1. La risposta immediata (Guscio esterno)

Nei primi minuti, il freddo colpisce la pelle e i muscoli superficiali. I vasi sanguigni periferici si restringono immediatamente (vasocostrizione) per evitare che il sangue caldo si raffreddi a contatto con l’esterno, mantenendo il calore concentrato al centro del corpo.

2. L’abbassamento del “Core” (Temperatura interna)

Se l’immersione si prolunga oltre i pochi minuti (generalmente tra i 5 e i 15 minuti a seconda dell’esperienza), le difese superficiali non bastano piรน. Il freddo inizia a penetrare in profonditร , abbassando progressivamente la temperatura interna (il core).

Creato su WordPress.com.

Su ↑