遠遊 “Viaggio lontano” Wu 巫 sciamani 沙門 e ἱερόμαντες Ieromanti

Il mio spirito sfrecciò e non tornò da me,
e il mio corpo, lasciato senza inquilino, divenne avvizzito e senza vita.
Poi ho esaminato me stesso per rafforzare la mia risoluzione
e ho cercato di imparare da dove emana lo spirito primordiale.
Nel vuoto e nel silenzio ho trovato serenità;
In una tranquilla inazione ho ottenuto la vera soddisfazione.
Ho sentito come una volta Pino Rosso (赤松)  aveva lavato via la polvere del mondo:
mi sarei modellato sul modello che mi aveva lasciato.
Ho onorato i meravigliosi poteri dei (真人 ) puri,
e quelli delle epoche passate che erano diventati ( ) immortali.
Partirono nel flusso del cambiamento e svanirono alla vista degli uomini,
Lasciando un nome famoso che dura dopo di loro.

 

神倏忽而不反兮,形枯槁而獨留。
內惟省以端操兮,還應正氣之所由。
漠虛靜以恬愉兮,澹無為而自得。
聞赤鬆之清塵兮,願承風乎遺則。
貴真人之休德兮,美往世之登仙,
與化去而不風兮,名聲著而日延

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赤松子 “Maestro Pino Rosso”

遠遊 “Viaggio lontano

 

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Confer
”真人 “uomini veri”, è l’epiteto riservato agli eremiti/sciamani taoisti in grado di trasmutare in forma immortale.
Pino Rosso: nell’originale il carattere però non è “pino”, ma un omofono che significa “rilassare, sciogliere”, 鬆, ma in altri testi è invece chiamato: 赤松子, “Maestro Pino Rosso”, uno degli immortali taoisti più celebri, citato con i suoi vari epiteti sia nel Liezi che nel Zhuangzi. Era “maestro delle piogge” ai tempi di Shennong, cui trasmise gli insegnamenti appresi al servizio di Giada Ghiacciata.
Si dice che fosse in grado di entrare tra le fiamme senza perire.
Sui monti Kunlun è spesso ospite della Regina Madre d’Occidente, sale e scende con le piogge e i venti….
Insomma, probabilmente un antico sciamano di cui si è preservato il nome.”
Prof. Daniele Cologna 

Confer

«La leggenda di Abari affonda pienamente le radici nelle genuine e antiche credenze religiose degli Sciti»…
«Abari è uno sciamano, o piuttosto l’archetipo mitico di uno sciamano»
.
Karl Meuli  filologo svizzero. Professore all’Università di Basilea.

Eric Dodds, filologo, antropologo e grecista irlandese, nel volume I Greci e l’irrazionale ipotizza che Abaris appartenesse  alla cultura sciamanica.
Il viaggiare nell’aria sopra una freccia è una particolarità che si ritrova sovente nella descrizione dei poteri degli sciamani del nord, come pure la capacità di vivere senza alimentarsi.

”Non racconto in vero, riguardo ad Abari, che si dice essere stato Iperboreo, il discorso secondo cui portò in giro per tutta la terra la freccia, senza mangiare nulla.

Erodoto 4,36

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Eric Robertson Dodds sosteneva che Abaris e Aristea di Proconneso, fossero il ponte e  il legame tra la cultura greca e lo sciamanesimo delle culture subartiche.

Sciamanesimo Mediterraneo ἱερόμαντες Ieromati Iperborei Ὑπερβόρεoι

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E l’anima uscita fuori dal corpo vagava nell’etere come un uccello..
Asseriva che la sua anima abbandonando il corpo e volando via direttamente verso l’etere attraversava la terra…
Massimo di Tiro 10,2 e 38 3b

Entità piumate 羽人. Xian 仙 仚 僊 Immortali Taoisti

Ὀρφεύς Orpheus Orfeo

Risveglio del dormiente incubazione ἐγκοίμησις, enkoimesis

 

Folli, sciamani, folletti: la liminalità, l’alterità e l’inversione rituale di Marco Maculotti

Un accattivante  excursus in cui Marco Maculotti , con grande abilità e acutezza, indaga campi inaspettati ed epoche lontane ,passando dall’ambito iconografico del Folle/Giullare di epoca medievale a quello mitico-folklorico afferente a entità altre quali l’Uomo Selvatico, il Genio Cucullato e tutte le varie categorie di entità feriche delle varie tradizioni, ha cercato di inquadrare la figura profanizzata del Buffone/Giullare in un ordine di idee più tradizionale, che ha a che fare ritualmente con l’«inversione rituale» tipica di alcune feste sacre quali i Saturnali romani….

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Non si sa con esattezza quando sia nata la figura del Folle o del Giullare: probabilmente anticamente era considerato una sorta di “sfaccettatura” dello Sciamano, presentandosi questo come un individuo liminale, che viveva ai confini del consorzio sociale e spesso anche al limite della “sanità psichica”. Con tutta probabilità il suo personaggio e la sua iconografia si cristallizzarono a partire del Medioevo, con la nascita delle prime corti in cui cominciarono ad apparire queste ambigue figure.

La nostra ipotesi di lavoro, che in questa sede cercheremo di sviscerare al meglio delle nostre possibilità, è che la figura medievale del Folle/Giullare sia — come detto — da una parte una “degenerazione” di quella dell’operatore sciamanico delle tradizioni più antiche, e dall’altra una antropomorfizzazione e profanizzazione di entità mitiche delle tradizioni antiche, vale a dire quelle entità a metà strada tra l’umano e il non-umano, quali Folletti, Uomini Selvatici e Demoni dell’Altro Mondo, che non a caso venivano rappresentati fisicamente da danzatori mascherati durante le processioni deambulatorie del tipo dei Charivari, da cui nacque il moderno Carnevale.

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Folli, sciamani, folletti: la liminalità, l’alterità e l’inversione rituale

Ὀρφεύς Orpheus Orfeo

Artista per eccellenza, ”sciamano, capace di incantare animali e di compiere il viaggio dell’anima lungo gli oscuri sentieri della morte”, fondatore dell’Orfismo, foriero di  Mito Amore, Arte, riti misterici …

misteri orfici

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Pindaro che per primo riporta l’idea della natura divina della vita umana è un frammento, il 131 b, che così recita:

«Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente,
e poi rimane ancora vivente un’immagine della vita, poiché solo questa
viene dagli dèi: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni
mostra ai dormienti ciò che è furtivamente destinato di piacere e sofferenza.»
Traduzione di Giorgio Colli, in La sapienza greca vol.1. Milano, Adelphi, 2005, p.127

Platone su riti Orfici

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Nell’Orfismo si riscontra per la prima volta un inequivocabile riferimento a un'”anima” ψυχή, psyché, contrapposta al corpo σῶμα sōma e di natura divina.

Eric R. Dodds,  filologo classico, antropologo e grecista irlandese, ritiene di individuare questa origine nella colonizzazione greca del Mar Nero avvenuta intorno al VII secolo a.C. che consentì alla cultura greca di venire a contatto con le culture sciamaniche proprie dell’Asia centrale, in particolar modo con quella scita.

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Tale sciamanesimo fondava le proprie credenza sulle pratiche estatiche laddove però non era il dio a “possedere” lo sciamano quanto piuttosto era l'”anima” dello sciamano che aveva esperienze straordinarie separate dal suo corpo.

IPERBOREI

Dodds pone mette in evidenza la rilevanza  degli ἰατρόμαντες (“iatromanti”), veggenti e guide religiose, che, come Abari, giunsero dal Nord in Grecia trasferendo il culto di Apollo Iperboreo; o anche di alcuni Greci come Aristea, il quale, originario dell’Ellesponto, si trasferì, almeno idealmente, nel Nord, sede delle sue percezioni sciamaniche.

«τοῦ καὶ ὰπειρέσιοι ποτῶντο ὄρνιζες ὑπὲρ κεφαλᾶς, ἀνὰ δ’ἰχθύες ὀρθοὶ κνανέου ἐξ ὓδατος ἃλλοντο καλᾶι σὺν ἀοιδᾷι» «Sul suo capo volavano anche innumerevoli uccelli e diritti dalla profondità dell’acqua cerulea i pesci guizzavano in alto al suo bel canto.»
(Simonides fr. 40; PLG III p. 408)

Confer Eric R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009,
«Ho tentato fin qui di delineare il percorso di un’eredità spirituale, che muove dalla Scizia attraverso l’Ellesponto e passa per la Grecia d’Asia, si combina probabilmente con qualche residuo di tradizione minoica sopravvissuta a Creta, emigra verso il lontano Occidente con Pitagora e trova il suo ultimo autorevole rappresentante nel siciliano Empedocle. Questi uomini diffusero la credenza in un io separabile, che mediante tecniche adatte può staccarsi dal corpo anche durante la vita; in un io più antico del corpo, al quale esso sopravviverà.».

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Confer Giorgio Colli  La Sapienza Greca Dioniso Apollo Eleusi Orfeo

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Sugli Iperborei CONFER Giorgio ColliIPERBOREI

Ventorum feritas saepe fit aura levis…

«Λέει κάπου ο Ηράκλειτος ότι πάντα χωρεῖ καὶ οὐδὲν μένει, και παρομοιάζοντας τα υπάρχοντα πράγματα με τη ροή ενός ποταμού λέει ότι δεν μπορείς να μπεις στο ίδιο ποτάμι δυο φορές» (Κρατύλος 402a)

Platone, nel suo Cratilo  «Dice Eraclito “che tutto si muove e nulla sta fermo” e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice che “non potresti entrare due volte nello stesso fiume”»

«Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.»

Chimica della paura e ricerca della calma

Quando accade di essere  in preda alla paura,il Sistema Nervoso Simpatico istantaneamente e istintivamente produce una cascata ormonale, liberando catecolamine come «noradrenalina» e «adrenalina» e ormoni come «estrogeno», «testosterone» e «cortisolo».

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L’organismo reagisce con l’aumento del tono muscolare per l’azione (attacco o fuga) e con l’aumento della frequenza cardiaca (per far scorrere più velocemente il sangue) e del ritmo respiratorio per aumentare l’apporto di ossigeno.
Vi è anche il caso del congelamento, in cui nel mondo animale la preda si lascia divorare dal predatore , metaforicamente un individuo cede e si arrende agli eventi, si abbandona alla fatalità..

Vie di regolazione organica umana nello stress

Il fegato genera lo zucchero (leggasi diabete) partendo dal glicogeno, il tutto per avere energia per l’attacco o la fuga.
Aumenta perfino il fattore di coagulazione del sangue per minimizzare eventuali perdite da ferite, e i vasi si restringono nell’apparato gastro-intestinale
(non dobbiamo digerire se stiamo rischiando la vita).
Questo sconvolgimento elettro-chimico-fisico è totale e assolutamente funzionale in natura (per gli animali) cioè quando si vive realmente un pericolo.
Ma tutto torna alla normalità quando il pericolo è finito.
La mente dell’uomo invece è in grado di generare i problemi semplicemente pensando e vedendo un messaggio al cellulare.
Poi la mente continua ad alimentarli rimuginandoli…
Inoltre una delle prime cose che il cervello dell’uomo attiva quando c’è paura sono i Tubuli Collettori dei reni

Lo scopo è trattenere il liquido più importante e prioritario per la Vita umana: l’acqua.
Quindi ci gonfiamo e potenziamo gli edemi, anche quelli cerebrali.
Infine l’ultimo tassello da conoscere è che nel cervello esiste una piccolissima ghiandola detta ipofisi (pituitaria) che svolge un ruolo centrale in tutto questo.

 

La sua parte anteriore si chiama “adenoipofisi”, quella posteriore “neuroipofisi”
L’adenoipofisi secerne:
FSH e LH (ormoni mestruali), TSH (ormone tiroideo), GH (ormone della crescita), Prolattina, ACTH (cortisolo).
Mentre la neuroipofisi secerne solo due ormoni:
Ossitocina (l’ormone dell’amore) e ADH (l’ormone della paura).

L’Ossitocina viene prodotta durante l’atto sessuale, durante il parto e l’allattamento, la meditazione,l’attività fisica aumenta le endorfine e l’ossitocina ,la dopamina, la serotonina.
Un altro ormone fondamentale è la dopamina che è responsabile della sensazione di gratificazione e appagamento.
Si tratta di una catecolamina (simile all’adrenalina per intenderci) e per questo promuove anche un senso di carica e di energia.
In quanto responsabile del senso di gratificazione, la dopamina è in particolare coinvolta nella promozione dei comportamenti, nella stabilizzazione delle abitudini e nel determinare motivazione all’azione.
La serotonina è una sostanza prodotta a partire dall’amminoacido triptofano e attiva in vari tessuti tra cui il tratto gastrointestinale e il sistema nervoso.
La serotonina contribuisce a regolare il tono dell’umore, il sonno, l’empatia, la sessualità e l’appetito.
In termini generali possiamo dire che la serotonina promuovere un senso di benessere e che una sua carenza è connessa con alcuni disturbi tra cui la depressione e l’ansia.

L’ossitocina è responsabile dello sviluppo del legame madre-figlio, chiamato bonding, ma anche dei legami sociali in genere in quanto promuove un senso di fiducia e abbassa la tendenza alla diffidenza.
L’ossitocina promuove il senso di fiducia in se stessi e negli altri e migliora quindi le relazioni interpersonali.
Per questo viene anche definita come  l’ormone dell’Amore, perché indica che si sta provando piacere.

 

 

L’ADH è invece l’ormone della paura, e funge da antidiuretico, cioè fa trattenere liquidi.
La cosa interessantissima è che la neuroipofisi può secernere SOLO UNO dei due ormoni contemporaneamente.
Il significato di questo è molto profondo: l’uomo può scegliere se vivere nell’Amore e nel piacere (ossitocina), oppure nella paura (ADH).
Contemporaneamente, queste due condizioni sono impossibili: da qui possiamo comprendere che il contrario dell’amore è proprio la paura.

La magia è credere in noi stessi.
Se riusciamo a farloallora possiamo far accadere qualsiasi cosa

Johann Wolfgang von Goethe

 

La POTENZA DELLA MEDITAZIONE 

Meditazione ध्यान Mindfulness

Weightless “senza peso” profondi stati di rilassamento

Esercizi di rilascio di tensione e trauma

QI GONG kiko氣功

Reiki 靈氣 e Discipline olotropiche

Simbolismo metafisico della Roma Antica Urbs Aeterna

Ci piace pensare che i pignora fatalia siano ancora celati o custoditi da mani pietose, in attesa di un giorno tanto nuovo che avrà i colori di un giorno antichissimo
Sandro Consolato Urbs Aeterna misteri figure rinascite del paganesimo

Il lato nascosto, la forza metafisica del‘Urbs Aeterna, la potenza esoterica, celata nell’ombra della storia , grazie al saggio di Sandro Consolato possiamo apprezzare il valore della perpetua fonte di riflessione spirituale ed etica dell’antica Roma nello scorrere dei tempi dagli albori sino a frangenti più recenti.

 

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Wodhiz Furor Guerriero

Nel De origine et situ Germanorum, comunemente conosciuta come Germania, opera etnografica  Publio Cornelio Tacito ,attorno al 98 d.C., narra delle usanze delle tribù germaniche che vivevano al di fuori dei confini romani.
Tra queste usanze vi era la consuetudine di formare comitatus gruppi di combattenti  legati da giuramento di reciproca fedeltà, che accompagnavano un capo nelle sue imprese  di guerra, questi manipoli erano detti anche manierbunde, bund significa “legare insieme”.

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I Romani rimasero molto colpiti dalla combattività di alcuni guerrieri celto-germani, che si gettavano nella mischia arditamente e quasi sembravano immuni ai colpi, alle ferite, combattendo furiosamente.
Chiamarono questo stato mentale e fisico che portava i guerrieri celti oltre comuni  limiti umani, “Furor”.
 Il mito del guerriero in preda al furor,  è precisamente definito in termini epici e letterari dalla leggenda di Cu Chulainn e dal “Riastrad”, lo stato di furore da cui veniva preso e che gli consentiva di divenire imbattibile ed invulnerabile.
La forza di questa possessione divina era tale da trasfigurarlo trasformandolo in uno spaventoso mostro antropomorfo.tumblr_mh8dwfKPUL1qiw9oko4_1280-1

Nelle Saghe norrene si fa riferimento a dei particolari guerrieri che, addestrati con tecniche sciamaniche, formavano gruppi di combattenti particolarmente potenti e temuti dagli avversari.

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Attraverso tali rituali i guerrieri venivano pervasi da una furia sovrumana poiché era lo spirito stesso di Odino-Wotan che scendeva dentro di loro facendoli diventare forti come orsi o lupi o cinghiali , insensibili al ferro e al fuoco, tale stato di wodhiz era definito anche “berserksgangr”.

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Ulfedhnar (Uomini-Lupo)

Svinfylking (Uomini-Cinghiale)

Votati a Odino/Wotan, questi Guerrieri Sacri, erano in grado di canalizzare quella potente energia conosciuta come Ond e, tramite particolari rituali, ad entrare nella condizione di “Wodhiz” (furore guerresco ispirato).

 

 

 

 

 

 


Si suppone che i guerrieri totemici scandinavi e germanici, per ottenere questi effetti, assumessero prima della battaglia birra e amanita muscaria, un potente fungo allucinogeno, oltre che un notevole stimolatore dell’attività psico-fisica.

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Per quanto alcuni studi abbiano  messo in evidenza il fatto che nel combattimento sia necessario comunque un certo livello di  lucidità e reattività, non tutti gli studiosi concordano perciò sulla teoria dell’uso di sostanze psicotrope, dati gli effetti che risulterebbero quasi annichilenti dell’azione combattiva.
Saxo Grammaticus, inoltre, ci parla della loro assunzione di sangue di orso o lupo, come “droga” per acquisirne la forza: è dunque possibile confinare in una dimensione simbolica le proprietà allucinogene di tale sostanza.
Di fatto i Berserker e gli Ulfhednar erano Guerrieri Sacri ad Odino/Wotan, e secondo il mito era proprio lui ad indurre l’estatico stato di Furia, fino a provocare delle vere e proprie trasformazioni sul piano fisico.

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Per comprendere maggiormente l’aspetto del Wodhiz è necessario innanzitutto analizzare la sfera semantica della radice indoeuropea di Wotan che è “wat” e che sta ad indicare la “furia divina”
(di cui anche l’antico irlandese “faith” cioè “veggente, profeta”).
Wat è la dimensione sovrumana alla quale si apre appunto il Guerriero Sacro e attraverso la quale egli raggiunge lo stato di estasi guerriera chiamato appunto Wodhiz.
Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò  la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.
Si narra che per canalizzare questo stato, si effettuasse un rito chiamato “Hamrammr”, “mutamento di forma”.
La “furia dei berserkir” – detta anche berserksgangr – poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità. Incominciava con un tremolio, il battere dei denti e una sensazione di freddo nel corpo.
La faccia si gonfiava e cambiava colore.
Seguiva una grande rabbia e il desiderio di assalire il prossimo.

Pare che i berserkir facessero parte di sette segrete o società di guerrieri. Alcune saghe parlano di gruppi di berserkir con dodici membri dove coloro che desideravano entrare a farne parte dovevano sostenere un combattimento (rituale o reale).20228228_1541118902605904_7184850193180133952_n
Alcuni berserkr cambiavano i loro nomi in björn o biorn, come riferimento all’orso.
Il soprannome che adottavano e la loro inaudita ferocia in battaglia generò infatti una leggenda secondo la quale essi si trasformavano letteralmente in enormi orsi durante la battaglia e si diceva che non potessero essere sconfitti, in quanto insensibili al dolore e alla paura, senza ricorrere all’asportazione di parti vitali, quali cuore o testa.

Snorri Sturluson parla di berserker nella Saga di Egil, nella Hrólfs saga kraka ok kappa hans e nella Saga degli Ynglingar. Molte saghe descrivono i berserkir come assassini, ladri, saccheggiatori. Erik il Rosso era forse un berserkr.
Harald Bellachioma, fondatore del regno di Norvegia, usava i berserkir come truppe d’élite.

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La Saga di Grettir narra che questi guerrieri erano conosciuti anche come Úlfheðinn o “mantello di lupo”, poiché indossavano le pelli di questo animale.

Nel capitolo VI della Saga degli Ynglingar i compagni di Odino erano così presentati: «Andavano senza corazza, selvaggi come dei cani o dei lupi. Mordevano i loro scudi ed erano forti come degli orsi e dei tori. Massacravano gli uomini e né il ferro né l’acciaio potevano niente contro di loro. Questo si chiamava furore di berserkir»

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意到則氣到 dove si dirige l’attenzione si dirige il Qi/KI

意到氣到

Dove si dirige l’attenzione/intenzione si dirige il Qi/KI
(un certo tipo particolare di energia)

導引 DaoYin e QI GONG kiko氣功

 

Il daoyin 導引 dǎoyǐn è un metodo ginnico cinese per la cura della salute basato sull’integrazione di esercizio respiratorio, mentale, fisico e automassaggio.
Il termine daoyin è composto dalle parole dǎo 導 – “guidare, condurre” – e yǐn 引 – “tirare, tendere”. Secondo Li Yi 李頤, commentatore del Zhuangzi d’epoca Jin (265-420), il termine è da intendere come “guidare l’energia vitale per armonizzarla” e “tirare il corpo per ammorbidirlo”

Nell’antichità il qìgōng lo si chiamava dǎoyǐn (lett. “condurre e attirare”), 彭祖 Péng Zǔ (leggendario personaggio taoista che secondo la tradizione visse 800 anni) era noto come “il maestro del dǎoyǐn”, il Zhuāngzǐ di ciò scrisse: “condurre il qì induce all’armonia, attirare/guidare il corpo induce alla cedevolezza”.
Il simbolo nell’illustrazione in basso nr. 33 rappresenta il carattere 導 in epoca 商 Shāng, allora 導 dǎo e 道 dào avevano lo stesso significato.

Il 導引 è quel che i giapponesi chiamano dō-in

氣功古稱導引,彭祖是「導引之士」《莊子》為其寫到:「導氣令和,引體令柔」。下面圖中33號圖的符號為導字,商代「導」與「道」是一個意思

Conduire; guider (p. ex. : les souffles, en thérapeutique); rétablir ou maintenir les circulations vitales. 導 invece “condurre, guidare”, ma anche “istruire”, “nutrire”… l’immagine suggerita dall’insieme di semantoforo e fonoforo rimanda a una mano con il pollice che indica la via da seguire. In 導引 dǎo yǐn l’idea è di guidare/attirare il qì, ristabilendo o mantenendo la circolazione dell’energia vitale.

Confer consulenza

dr. Daniele Cologna sinologo

 導引

 

esercizi statici (jinggong 静功), che consistono nel mantenere una posizione immobile del corpo guidando mente e respiro secondo metodi particolari;

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esercizi dinamici (donggong 动功), che consistono nell’esecuzione di gesti atti a favorire e migliorare lo scorrimento dell’energia vitale (qi 氣 ) e del sangue nel corpo, mantenere attivi muscoli, tendini e ossa;

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esercizi di concentrazione tramite la focalizzazione su punti specifici del corpo o la visualizzazione di particolari percorsi interni o esterni al corpo: esercizi di respirazione (tuna 吐纳), tecniche di automassaggio (zimo 自磨), esercizi di allungamento (yinti 引体), ecc

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氣功

Il termine Qi gong /kiko si riferisce a una serie di pratiche e di esercizi collegati alla medicina tradizionale cinese e in parte alle arti marziali che prevedono la meditazione, la concentrazione mentale, il controllo della respirazione e particolari movimenti di esercizio fisico. Tale disciplina si pratica generalmente per il mantenimento della buona salute e del benessere sia fisici sia psicologici, tramite la cura e l’accrescimento della propria energia interna 氣 qi ki.

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TRAUST traustaz deru drew drū

* traustaz   ” fermo, forte ”   Proto-Indo-europeo * deru- , * drew- , * drū-   ” essere solido, duro, solido; albero ” 
From Old Norse traust (confidence, trust, security, help, shelter, safe abode), from Proto-Germanic *traustą (trust, shelter), from Proto-Indo-European *deru-*dreu-*drū- (to be firm, be solid). See also treysta (to trust).

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Evocazioni benedizioni  tratte dal vecchio poema islandese “Grogaldr”.
Un galdr , galdrar plurale , è un antico norreno che indica un incantesimo nell’antica cultura germanica. È associato a determinati riti  ed eseguito da donne e uomini.
La parola galdr nell’antico norreno deriva dal vecchio gala alto tedesco che significa “canto, incantesimo”.

Eiris sazun idisi
Sazun hera duoder
Suma hapt heptidun
Suma heri lezidun
Suma clubodun
Umbi cuoniouuidi
Insprinc haptbandun
Inuar uigandun
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 
Þann gel ek þér fyrstan
Þann kveða fjölnýtan
Þann gól Rindi Rani
At þú of öxl skjótir
Því er þér atalt þykkir
Sjalfr leið þú sjalfan þik
 “Then first I will chant thee | the charm oft-tried,
That Rani taught to Rind;
From the shoulder whate’er | mislikes thee shake,
For helper thyself shalt thou have.
“Allora prima ti canterò | il fascino spesso provato,
Che Rani insegnò a Rind;
Dalla spalla, più | non ti piace agitare,
Perché tu stesso ti aiuterai.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér annan
Ef þú árna skalt
Viljalauss á vegum
Urðar lokur
Haldi þér öllum megum
Er þú á sinnum sér
“Then next I will chant thee, | if needs thou must travel,
And wander a purposeless way:
The bolts of Urth | shall on every side
Be thy guards on the road thou goest
“Allora ti canterò, se hai bisogno devi viaggiare,
E vagare in un modo senza scopo:
Le viti di Urth | deve da ogni parte
Sii la tua guardia sulla strada che vai
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn þriðja
Ef þér þjóðáar
Falla at fjörlotum
Horn ok Ruðr
Snúisk til heljar meðan
En þverri æ fyr þér
“Then third I will chant thee, | if threatening streams
The danger of death shall bring:
Yet to Hel shall turn | both Horn and Ruth,
And before thee the waters shall fail.
“Poi in terzo luogo ti canterò, se minacce minacciose
Il pericolo di morte comporta:
Eppure Hel si rivolge | sia Horn che Ruth,
E davanti a te le acque si guasteranno.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fjórða
Ef þik fjándr standa
Görvir á galgvegi
Hugr þeim hverfi
Til handa þér
Ok snúisk þeim til sátta sefi
“Then fourth I will chant thee, | if come thy foes
On the gallows-way against thee:
Into thine hands | shall their hearts be given,
And peace shall the warriors wish.
“Allora quarto ti canterò, | se verranno i tuoi nemici
Sulla forca contro di te:
Nelle tue mani | i loro cuori saranno dati,
E la pace vorranno i guerrieri.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn fimmta
Ef þér fjöturr verðr
Borinn at boglimum
Leysigaldr læt ek
Þér fyr legg of kveðinn
Ok stökkr þá láss af af fótum fjöturr
“Then fifth I will chant thee, | if fetters perchance
Shall bind thy bending limbs:
O’er thy thighs do I chant | a loosening-charm,
And the lock is burst from the limbs,
And the fetters fall from the feet
“Poi, quinto, ti canterò, se ce ne fosse per caso
Legherà i tuoi arti flettenti:
Io canto le tue cosce | un fascino allentato,
E la serratura è scoppiata dagli arti,
E le catene cadono dai piedi
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Ægishjalmur Elmo di Awe elmo del timore o elmo dell’irresistibilità e invincibilità
Accidenti, lavo via la mia ”dannata” rapina e la rabbia dei ricchi.
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn sétta
Ef þú á sjó kemr
Meira en menn viti
Logn ok lögr
Gangi þér í lúðr saman
Ok léi þér æ friðdrjúgrar farar
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn sjaunda
Ef þik sækja kemr
Frost á fjalli háu
Hræva kulði
Megi-t þínu holdi fara
Ok haldisk æ lík at liðum
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn átta
Ef þik úti nemr
Nótt á niflvegi
At því firr megi
Þér til meins gera
Kristin dauð kona
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Þann gel ek þér inn níunda
Ef þú við inn naddgöfga
Orðum skiptir jötun
Máls ok mannvits
Sé þér á minni ok hjarta
Gnóga of gefit
Fjón þvæ ég af mér fjanda minna rán og reiði ríkra manna
Eiris sazun idisi
Sazun hera duoder
Suma hapt heptidun
Suma heri lezidun
Suma clubodun
Umbi cuoniouuidi
Insprinc haptbandun
Inuar uigandun
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 
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Il primo incantesimo è un “Lösesegen” (benedizione della liberazione), che descrive come un certo numero di ” Idisen “liberano loro guerrieri in catene catturati durante la battaglia. 
Le ultime due righe contengono le parole magiche

“Salta fuori dalle catene, scappa dai nemici” che hanno lo scopo di liberare i guerrieri.

Eiris sazun idisi, sazun hera duoder;
suma hapt heptidun, suma heri lezidun,
suma clubodun umbi cuoniouuidi:
insprinc haptbandun, inuar uigandun. 
Una volta sedevano le donne,
Si sedettero qui, poi lì.
Alcuni legami fissi,
Alcuni hanno impedito un esercito,
Alcune catene svelate:
Sfuggire ai legami,
fuggire il nemico! 

 Idisen spiriti e le divinità femminili associati alla battaglia sotto la classe di idis, dis, valkyrie e altri nomi come sigewif (donne-vittoria, associate dagli anglosassoni con uno sciame di api) e trovano i punti in comune sia linguisticamente che nei miti sopravvissuti e negli incantesimi magici .

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