Uno, nessuno, 84.000 sutra del Buddha

Nel marzo 2009, più di 50 tra i principali insegnanti, traduttori e accademici buddisti tibetani del mondo si sono riuniti ai piedi dell’Himalaya indiano per discutere l’importanza della traduzione dei testi canonici buddisti, con particolare attenzione alle sfide della traduzione del Canone buddista tibetano.

Meno del 5% del canone buddista tibetano ( Kangyur e Tengyur ) è stato tradotto in qualsiasi lingua moderna. 
Molti dei dotti maestri e studiosi della tradizione in grado di interpretare accuratamente i testi erano nella loro vecchiaia, o erano già morti. 
Essenzialmente un progetto di conservazione, questo senso di urgenza unito alla grande visione di rendere questo archivio di saggezza il più facilmente accessibile possibile, sono diventati fattori estremamente motivanti nello stabilire un progetto collaborativo e aperto per intraprendere collettivamente la traduzione del canone buddista tibetano nelle lingue moderne .

Meditazione visione di Dr Joe Dispenza

A volte, durante le mie meditazioni, arrivo a quello che chiamo lo strato.
Lo strato è quando stai raggiungendo, creando o capendo per quel nuovo futuro, evento o possibilità, ma forse il tuo corpo vuole smettere, la tua mente è piena di elenchi di cose da fare, sei pieno di dubbi e frustrazione, o quella voce interna si chiede se i tuoi sforzi produrranno effettivamente dei risultati.
Passare attraverso questi strati significa togliere il vero sé dai nostri programmi di routine cablati.
Comprendere e definire questi momenti di attrito è fondamentale perché quando ti allunghi oltre il conosciuto – qualunque cosa accada oltre quel punto – si verifica una sorta di districamento da un certo livello di coscienza o consapevolezza.
Per farlo con successo è necessaria un’enorme quantità di energia perché il corpo vuole tornare al suo stato di comfort; quindi, non dobbiamo solo aumentare la nostra energia, ma sostenerla.
Poiché l’energia e la coscienza, il pensiero e il sentimento, la frequenza e le informazioni sono unificate, solo quando cambi il tuo stato emotivo energetico puoi diventare consapevole di altre nuove possibilità.
Ogni volta che ti muovi attraverso un altro strato del velo di ignoranza o limitazione, la voce nella tua testa diventa sempre meno forte o intensa.
Dico sempre che i primi 15 minuti di meditazione sono come guidare lungo l’autostrada e superare le uscite familiari – conosci tutti quei posti dentro e fuori perché hai percorso questa strada così tante volte prima verso stati più profondi – ma questa volta non scenderai da lì perché l’hai fatto abbastanza volte per sapere che lì non c’è niente di nuovo.
Più lavori sulla tua pratica, più facile diventa ritagliarsi un sentiero verso il divino o il mistico, ma nessuno lo farà per te, tranne te.
Tuttavia, se sei in grado di disattivare i programmi, le voci, le propensioni, le emozioni, le agitazioni e gli impulsi a smettere, per me è meglio di qualsiasi terapia perché stai facendo la scelta consapevole di eliminare certe connessioni e di inibire il corpo all’eccitazione di impulsi o emozioni negative.

Esercizi contemplativi/meditativi secondo Rudolf Steiner “La Scienza Occulta”



CONCENTRAZIONE
Consiste nel riattivare le forze originarie della coscienza. mediante la convergenza volitiva del pensiero su un unico tema.
Si rivolge il pensiero ad un determinato oggetto, il più semplice possibile: si pone questo al centro dell’attenzione cosciente, richiamando altri pensieri che abbiano un nesso logico con esso.
La semplicità dell’oggetto, o del tema, è richiesta dal senso pratico dell’esercizio: che tende a potenziare, piuttosto che la coscienza dell‘oggetto, la forza-pensiero messa in atto mediante esso.
L’esercizio conduce all’esperienza del potenziale sintetico del pensiero, indipendente dal significato dell’oggetto.
E’ importante, per la riuscita di esso, l’illimitata attenzione, ossia l’evitare qualsiasi distrazione riguardo al tema che deve permanere al centro della coscienza almeno cinque minuti.
In seguito, questo tempo può essere aumentato, allorché si noterà un beneficio generale della vita interiore e di quella corporea, in conseguenza dell’esercizio. E’ importante che questo sia compiuto senza sforzo cerebrale, ma solo per intensificato moto di pensiero.

Rilasciamento-Silenzio
seduto con la schiena dritta, le mani poggiate a piatto sulle ginocchia, il capo lievemente inclinato, gli occhi chiusi o semichiusi, la lingua appoggiata sulla parte superiore del palato.
Il meditante inizia dunque a prendere coscienza del respiro, ovvero si limita ad osservare, a prendere coscienza, del respiro, ovvero dell’aria che entra ed esce dalle narici.
Quindi, iniziando dal capo, egli immagina che tutti i suoi muscoli siano rilassati e distesi.
Il meditante immagina di sottrarre ogni forza dai suoi muscoli, dall’alto (capo) verso il basso, fino a giungere ai piedi.
Per rafforzare tale processo egli può utilizzare l’immagine di un blocco di ghiaccio che posto su una stufa arroventata si scioglie in acqua. (neve che si scioglie)
Quindi egli dice a se stesso:
“tutti i miei muscoli sono distesi.
Io sono completamente disteso, io sono calmo, disteso, profondamente in me
Tutto in me è calma, pace infinita
Io sono libero, sono calmo.”
Il meditante percepirà in tal modo uno stato di profonda quiete corporea ed animica e tale sensazione di quiete potrà essere ulteriormente rafforzata con alcune immagini plastiche e viventi
calma, come in una tomba lontana, profonda, abbandonata calma,
come sul fondo di un trasparente lago alpino calma,
come in una notte siderea calma,
come in una città addormentata e deserta in un caldo e assolato pomeriggio estivo.


Fase Due:
Il meditante concentra tutta la propria attenzione su un oggetto piccolo e costruito dall’uomo
come ad esempio, uno spillo, una matita, un bottone, un cucchiaio….
L’oggetto deve essere NON simultaneamente percepito ma ESCLUSIVAMENTE evocato.
Esso deve rimanere al centro della coscienza del meditante per almeno 5 minuti.
Si considerino tutte le proprietà, caratteristiche, etc. dell’oggetto evocato: il peso, le dimensioni, il colore, il materiale da cui è costituito, l’uso che ne viene fatto, etc.
La funzione dell’esercizio è quello di consentire al meditante la ricostruzione del pensiero sintetico originario, attraverso le diverse rappresentazioni che si verificano nell’esercizio di concentrazione dell’oggetto.
Ogni pensiero estraneo all’oggetto, ogni altra immagine che dovesse sorgere, deve essere con decisione allontanata, riprendendo ad effettuare la concentrazione sull’oggetto.

Fase Tre: Concentrazione Profonda
ll meditante consegue la sintesi finale dell’esercizio di concentrazione che gli starà davanti obbiettivamente.
Si tratta, in realtà, di vedere davanti a se un “quid” che simboleggia la Forza- Pensiero evocata dal meditante cogliendo così e di conseguenza percependolo, il Pensiero nell’atto precedente, pre-dialettico, al suo formarsi.
Tale “quid”, tale “segno-simbolo” può essere utilmente rappresentato da un punto luminoso localizzato internamente, all’altezza della radice del naso, nel punto in cui le sopracciglia si avvicinano tra loro.
A tale immagine va simultaneamente evocata la sensazione interiore di FERMEZZA.
Quindi da tale punto luminoso si diparte una corrente luminosa che percorre la colonna vertebrale arrestandosi a livello del coccige: a tale immagine va accompagnata la sensazione interiore di SICUREZZA.
Il meditante mantiene la contemplazione del segno-simbolo in uno stato di purità silenziosa: purità che simboleggia l’assoluta indipendenza dell’Io dall’anima.

Fase Quattro: Silenzio Mentale
La Forza-Pensiero viene contemplata dal meditante nella sua immobile unità.
Egli percepisce il senso di verticalità di tale Forza-Pensiero e perciò egli percepirà anche il senso di verticalità dell’Io.

L’Io del meditante, identificandosi con la Forza-Pensiero si identificherà con il proprio originario silenzio generando il silenzio mentale.
Tale silenzio è un silenzio radicale, ove ogni cosa viene portata ad uno stato di assoluta quiete fino a quando il meditante sentirà risuonare in se il silenzio originario dell’universo:
oltre il discepolo sperimenterà quello che le antiche scuole zen ( e non solo) definivano con il termine di “vuoto”.

Confer Massimo Scaligero in “Manuale Pratico della Meditazione”

concentrazione = liberazione del pensare
azione pura= liberazione del volere
equanimita' = liberazione del sentire
 positività = liberazione del giudizio 
spregiudicatezza = liberazione della memoria. 


AZIONE PURA
E’ l’esercizio che dinamizza direttamente la volontà, attuando la ascesi dell’agire per l’agire.
Consiste nell’imporre a se stessi doveri quotidiani di poca nessuna importanza, per es. spostare una sedia, spolverare un mobile, predeterminandone il momento. anche 24 ore prima.
I moventi ordinari delle azioni scaturiscono per lo più dalle relazioni sociali, dall’educazione, dalla professione, ecc. raramente da iniziativa pura.
Si deve trovare nella giornata un minimo di tempo, pochi secondi, per compiere azioni volute di propria iniziativa.
In quanto insignificanti, esse conseguono un fine più profondo che le significanti: sollecitano direttamente il potenziale della volontà.

EQUANIMITA’

Consiste nel servirsi delle emozioni, per un intervento della volontà cosciente: questa, sia pure per attimi, sospende la reazione istintiva dovuta all’emozione.
Si tratta di evitare all‘anima la continua oscillazione tra il tripudio e l’abbattimento. (esaltazione e desolazione)
Chi crede che la propria spontaneità emotiva o il proprio sentimento artistico ne abbiano a soffrire, ignora la potenza interiore che consegue dal chiaro equilibrio del sentimento.
Dapprima non è possibile evitare gli intensi stati d’animo, quando sopraggiungono, ma è possibile esercitarsi a sospenderne per attimi la travolgenza, ritrovando al centro se stessi
lasciarli esprimere secondo la loro necessità.
Tale minimo controllo, con il tempo, conduce a una positiva autonomia rispetto ad essi: dà modo di assumere la loro forza senza esserne travolti.

Guardiamo noi stessi e quell’evento, come se guardassimo un film, come se quell’episodio non ci riguardasse, realizzando che la parte profonda del nostro essere non ha in realtà nulla a che vedere con il nostro passato coinvolgimento emotivo


SPREGIUDICATEZZA
Proseguendo nella disciplina, il discepolo si educa a non fondare il proprio giudizio esclusivamente sul passato.
Deve poter trascurare, in talune circostanze, ciò che ha acquisito con l’esperienza: aprirsi senza pregiudizi a nuove esperienze o ad un diverso giudizio riguardo a cose già interpretate.
Egli si esercita a tale attitudine coscientemente.
Il cercatore deve poter essere ricettivo verso l’inaspettato: disponibile a ciò che è oltre il limite dell’ordinario conoscere.
Occorre rendersi indipendenti dai giudizi già formati, per poter accogliere l’ignoto.

Tra gli esercizi è presente anche la positività, da noi non citata, per ulteriori informazioni sulla pratica consigliamo di rivolgersi ad esperti di area antroposofica confer ekatlos

Meditazione in piedi 立禅 ispirazione naturale

意到 氣到

dove si dirige l’intenzione si dirige il Qi/Ki

Si dice che Ritzu zen 立禅dovrebbe essere eseguito nella natura

 Si dice che l’effetto di stare in piedi in  Zen sia potenziato assorbendo l’energia del suolo e degli alberi in natura e sentendo il  Kaze 葻 Potere  (atmosfera, vento, informazione) in tutto il corpo.

心身をひとつにする。
Riunisci mente e corpo.
身体の中心感覚を養成する
Allena il senso centrale del corpo.
心を穏やかに保ち呼吸は自然に。
Mantieni la mente calma e respira naturalmente.
KI /QI 炁 氣 per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA,  uno stato di rilassamento globale di tutto il corpo con la presenza di uno stato di compressione con una immediata disponibilità all’esplosività..
”La meditazione non è altro che un tornare a casa, un semplice riposarsi un  po’ all’interno del proprio essere.” 
Osho

Si può definire tale disciplina in senso generale,  una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, con l’intento di andare oltre, di far fluire l’usuale chiacchiericcio di sottofondo (mente di superficie) cercando di approdare ad uno stato di  quiete pacifica e di centratura interiore.
La mente di superficie dialoga costantemente con se stessa ,è totalmente incentrata sul passato o sul futuro, razionalizza ogni cosa in termini di profitto e prende decisioni solo sulla base delle esperienze pregresse.
Cambia idea e direzione facilmente
(in oriente è rappresentata dall’agitazione della scimmia)
Lo stato di meditazione viene raggiunto con la totale concentrazione dell’attenzione nel momento presente (qui e ora) hic et nunc

PRESENZA 

Il rarefatto e lieve mondo dei quanti e l’indifferenziato

Spunti e visioni quantistico filosofiche tra Helgoland di C. Rovelli e il Tao della fisica di F. Capra

“Gli oggetti sono descritti da variabili che prendono valore quando interagiscono e questo valore è determinato in relazione agli oggetti in interazione, non ad altri.

Un oggetto è uno, nessuno, centomila.

Il mondo si frantuma in un gioco di punti di vista, che non ammette un’unica visione globale.

È un mondo di prospettive, di manifestazioni, non di entità con proprietà definite o fatti univoci.

Le proprietà non vivono sugli oggetti, sono ponti fra oggetti.

Gli oggetti sono tali solo in un contesto, cioè solo rispetto ad altri oggetti, sono nodi dove si allacciano ponti.

Il mondo è un gioco prospettico, come di specchi che esistono solo nel riflesso di uno nell’altro.”

Helgoland Carlo Rovelli
pag.95 cap III

''La grana fine delle cose è questo strano lieve mondo, dove le variabili sono relative, il futuro non è determinato dal presente. 
Questo  fantasmatico mondo di quanti è il nostro mondo. ''
Helgoland Carlo Rovelli 

”Ogni volta che i fisici interrogavano la natura mediante un esperimento atomico, la natura rispondeva con un paradosso, e quanto più essi cercavano di chiarire la situazione, tanto più acuto diventava il paradosso

Il tao della Fisica
Fritjof Capra

pag 79 cap 4

La meccanica quantistica
” è giunta a vedere l’universo come un inestricabile rete di relazioni fisiche e mentali le cui parti sono definite soltanto dalle relazioni con il tutto.”

Il Tao della Fisica
Fritjof Capra

”lo scienziato non può assumere il ruolo di osservatore distaccato e obbiettivo, ma viene coinvolto nel mondo che osserva fino al punto di influire sulle proprietà degli oggetti osservati…”

“Nella meditazione profonda arriva uno stato in cui cade completamente la distinzione tra osservatore e osservato, dove soggetto e oggetto si fondono in un tutto unico indifferenziato..”

色不異空,空不異色;色即是空,空即是色

Rupan na prithak śunyata, śunyataya na prithag rupan, rupan śunyata śunyataiva rupan

”La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma”.

Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore

प्रज्ञापारमिताहृदय

般若波羅蜜多心經

In questo aspetto della fisica moderna c’è dunque la più stretta corrispondenza con il Vuoto del misticismo orientale. Analogamente al Vuoto dei mistici orientali, di «vuoto fisico» – come è chiamato nella teoria dei campi – non è uno stato di semplice non-essere, ma contiene la potenzialità di tutte le forme del mondo delle particelle.

Queste forme, a loro volta, non sono entità fisiche indipendenti, ma soltanto manifestazioni transitorie del Vuoto soggiacente ad esse.

Come dice il sūtra, «la forma è vuoto, e il vuoto in realtà è forma».

Fritjof Capra Il tao della fisica– Adelphi Edizioni, p. 258

''La comprensione  definitiva di tutte dell'unità di tutte le cose ...
viene raggiunta in uno stato di coscienza nel quale la propria individualità  si dissolve in un'unità indifferenziata , dove si trascende il mondo dei sensi e la nozione di ''cosa'' è dimenticata ''
Il Tao della fisica Fritjof Capra


Helgoland “terra sacra” dalle misteriose storie

坐忘 Zuowang Sedersi e dimenticare

“忘却自己的形体,抛弃自己的耳目(耳谓聪目谓明,此即人与外界之联系),摆脱形体和智能的束缚,与大道融通为一,这就叫坐忘。”

z 坐”siediti; siediti” e 
wàng 忘”dimentica; trascura”.

“Dimentica il tuo corpo, abbandona i tuoi occhi e le tue orecchie (orecchie significa intelligenza significa brillante Questa è la connessione tra l’uomo e il mondo esterno), per sbarazzarsi delle catene della forma e dell’intelligenza, e per essere integrati con la grande strada, che si chiama sedersi e dimenticare .

Zuowang坐忘 “seduto nell’oblio”, significa uno stato di profondo assorbimento meditativo e unità mistica, durante il quale tutte le facoltà sensoriali e coscienti sono superate e che è il punto base per il raggiungimento del Dao 道

molte le possibili interpretazioni :

“essere in uno stato di astrazione mentale”
( Herbert Giles 1912)

“sedersi in uno stato di astrazione mentale”
( Robert Henry Mathews 1931)

“ignaro di se stessi e dell’ambiente circostante; libero dalle preoccupazioni mondane”
( Liang Shih-chiu e Chang Fang-chieh 1971)

“ignaro di ciò che ci circonda, libero da preoccupazioni mondane”
( Lin Yutang 1972)

” essere ignari di se stessi e di ciò che ci circonda, essere liberi dalle preoccupazioni mondane”
( John DeFrancis 2003)

Il taoista Zhuangzi 莊子 effetua il primo riferimento registrato a zuowang  nei “Capitoli interni” (6, 大 宗師) menziona la meditazione zuowang 坐忘 “siedi dimentica” in un famoso dialogo tra Confucio e il suo discepolo preferito Yan Hui

“Sto facendo progressi”, ha detto Yen Hui.”Cosa intendi?” chiese Confucio.
“Ho dimenticato i riti e la musica.”
“Non male, ma ancora non ce l’hai.”
Yen Hui ha rivisto Confucio un altro giorno e ha detto: “Sto facendo progressi”.
“Cosa intendi?”
“Ho dimenticato l’umanità e la rettitudine.”
“Non male, ma ancora non ce l’hai.”
Yen Hui ha rivisto Confucio un altro giorno e ha detto: “Sto facendo progressi”.
“Cosa intendi?”
“Mi siedo e dimentico.”
“Cosa intendi con” siediti e dimentica “?” Chiese Confucio sorpreso.


Mi lascio andare gli arti e il tronco”, ha detto Yen Hui, “offusca la mia intelligenza, mi allontano dalla mia forma, mi lascio alle spalle la conoscenza e divento identico alla Strada di Trasformazione. Questo è ciò che intendo con ‘siediti e dimentica’”.

“Se sei identico”, disse Confucio, “allora non hai preferenze. Se sei trasformato, non hai più costanti. Sei tu che sei veramente degno! Per favore, permettimi di seguirti.” 

Vi sono varie interpretazione di traduzione

Trascuro il mio corpo e lascio che si esaurisca; scarto la mia intelligenza; in modo che, spogliandomi di tutte le corporalità e permettendo a tutta la conoscenza di fluire via, sono diventato come uno che ha raggiunto la completa perspicuità della visione. Questo è ciò che intendo per sedere in perfetta astrazione “.
 ( Frederic H. Balfour 1881: 81)

“La mia connessione con il corpo e le sue parti si dissolve; i miei organi percettivi vengono scartati. Così, lasciando la mia forma materiale e dicendo addio alla mia conoscenza, sono diventato tutt’uno con la Grande Via . Questo lo chiamo sedere e dimenticare tutte le cose.” 
( Giacomo Legge 1891: 257)

“Ho scartato i miei poteri di ragionamento. E liberandomi così di corpo e mente, sono diventato UNO con l’Infinito. Questo è ciò che intendo per sbarazzarmi di tutto.” 
( Herbert Giles 1926: 89)

“Mi spacco le membra e il corpo, scaccio la percezione e l’intelletto, abbandono la forma, elimino la comprensione e mi rendo identico alla Grande Strada.
Questo è ciò che intendo quando mi siedo e dimentico tutto”. 
(tr. Burton Watson 1968: 90)

“Lascio cadere gli organi e le membra, allontanare la vista e l’udito, separarmi dal corpo ed espellere la conoscenza e seguire la via universale. Questo è ciò che intendo con” siediti e dimentica “
( AC Graham 1981: 92)

“Mi tolgo l’arto e il tronco, abbandono l’udito e la vista, abbandono la mia forma fisica e mi privo della mente. In questo modo, posso identificarmi con il Tao. Questo è il cosiddetto” sedere e dimenticare “
(Wang Rongpei 1999: 111)

Attraverso la sua pratica, gli adepti eliminano tutta la percezione sensoriale e la mente cosciente come intrinsecamente dualistica e potenzialmente fuorviante, evitando l’uso dell’apparato sensoriale per raggiungere stati superiori. 
I praticanti quindi si sforzano di accedere a quella che chiamano pura esperienza o “sedersi nell’oblio di tutto” lasciando andare tutte le percezioni ordinarie rafforzando al contempo l’intuizione, la potenza della mente innata e naturale, un puro riflesso del cosmo originale negli esseri umani. 
La postura e il controllo del corpo diventano essenziali; tutto il pensiero analitico e dualistico così come la connessione con le divinità sono radicalmente superati. 
(Kohn 2010: 6)

I daoisti oggi usano zuowang per indicare una forma specifica di pratica che comporta la perdita di sé e del pensiero cosciente.

Victor H. Mair , professore poliedrico di lingua e letteratura cinese presso l’ Università della Pennsylvania , spiega:

Tsowang (“sedersi-dimenticare”) è il termine tecnico per la meditazione nel primo taoismo. 
Corrisponde grosso modo al ch’an buddista (cioè Zen, dal sanscrito dhyāna ) ma più specificamente al samādhi (“congiunzione”), uno stato di trance in cui la mente si perde nell’oggetto di contemplazione. 
Questo può essere pensato come un completo oblio. Ci sono numerosi stadi e stati precisi nella meditazione indiana. In generale, possono essere descritti, nel termine di Patanjali , come vari tipi di citta-vṛtti-nirodha (“controllo dell’azione mentale”). I livelli più alti sono i vari tipi di trance ( śamana, “calmante, pacificazione”) in cui lo yogi diventa tutt’uno con l’universo e in cui cessa ogni traccia di attività mentale. Simili stati di trance sono descritti nel Chuang Tzu , sebbene qui l’enfasi sia meno sullo svuotamento ( śūnyatā ) della mente che sulla “incorporeità” ( videha ) o esteriorizzazione. (1994b: 13)

Liu Xingdi del Tempio Leigutai nello Shaanxi dice:

Zuowang sta permettendo a tutto di sfuggire alla mente, non soffermandosi sui pensieri, permettendo loro di andare e venire, semplicemente riposando . È importante assumere una buona postura per calmare il corpo e calmare la mente. Altrimenti il qi si disperde, l’attenzione vaga e il processo naturale viene disturbato. Rimani semplicemente vuoto e non c’è separazione dal Dao. Allora sorgerà la saggezza e produrrà luce, che è il qi chiaro della persona. Non pensare troppo alla teoria di questo, altrimenti sei sicuro di disturbare la mente. È come il sole che sorge a est e tramonta a ovest. Pensare di fermarlo a metà è un esercizio inutile. Fidati del processo naturale intrinseco. (Shi 2005: 6)

Shi Jing, leader della British Taoist Association, spiega:

Zuowang è sedersi e dimenticare. Ciò che dimentichiamo è la cosa che teniamo più a cuore: il sé, con tutte le sue opinioni, credenze e ideali. Possiamo essere così presi dal concetto di sé che vediamo il mondo solo come un luogo in cui soddisfare l’ambizione e il desiderio personali. (2006: 11)

Eva Wong, autrice e praticante di Quanzhen, dice:

Zuowang è un abbandono delle concezioni. Quando abbandoniamo le concezioni, ciò che abbiamo è l’emergere naturale del sé naturale, la mente celeste naturale, che è stata con noi tutto il tempo. È solo a causa delle nostre concezioni che non possiamo sperimentarlo. Quindi, quando pratichiamo lo zuowang , stiamo semplicemente dicendo che questo è un metodo in cui possiamo iniziare a far cadere le concezioni. (Shi 2007: 8)

Louis Komjathy, studioso di studi daoisti e sacerdote taoista ordinato, afferma:

La meditazione apofatica si concentra sul vuoto e sulla quiete. È privo di contenuto, non concettuale e non dualistico. Si svuota semplicemente il cuore-mente di tutti i contenuti emotivi e intellettuali …

… Primo, ci si ritira dall’impegno sensoriale con il mondo fenomenico. Quindi si svuota il cuore-mente del contenuto intellettuale ed emotivo. Infine, si entra nello stato di integrazione cosmologica, in cui il qi, il respiro sottile o la propria forza vitale, è lo strato primario dell’essere che si ascolta. Questa condizione è descritta come “unità” (yi 一), “vuoto” (kong 空 o xu 虚) e “identificazione” (tong 同 / 通). Poiché il Dao è la Quiete dalla prospettiva taoista, entrando nel proprio silenzio interiore si ritorna alla propria natura innata, che è il Dao. 

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