ORMESI Stimolare mente e corpo

Il termine deriva dal greco antico “hormáein” (ὁρμάειν), che significa:

  • Eccitare
  • Stimolare
  • Mettere in movimento

È la stessa radice da cui deriva la parola ormone, i messaggeri chimici del nostro corpo che “mettono in moto” diverse funzioni biologiche. Ormesi: L’esposizione controllata a fattori di stress (freddo, apnea, sforzo fisico estremo) per rinforzare il sistema immunitario e la resilienza mentale, creando le basi per una mente più lucida.

L’ormesi è un fenomeno biologico in cui bassi livelli di stress (fisico, chimico o ambientale) inducono risposte adattative positive, rafforzando l’organismo.

IL VIAGGIO SCIAMANICO dell’ANIMA con SELENE CALLONI WILLIAMS

Intervista con Selene Calloni Williams, ‘https://linktr.ee/symposium.podcast, dove l’autrice e studiosa condivide la sua profonda esperienza con lo sciamanesimo, lo yoga sciamanico e il buddismo Teravada, pratiche che ha abbracciato dopo aver affrontato una grave ”depressione” seguita alla morte del padre. L’intervista si concentra sui due pilastri comuni a tutte le tradizioni sapienziali: il riassorbimento del reale (ritiro delle proiezioni o realizzazione dello stato di sogno) e il matrimonio mistico (unione dell’umano e del divino).
Selene spiega anche la sua visione della psicologia immaginale e l’importanza del coraggio e dell’esperienza per vivere una vita autentica, citando il concetto di malattia sciamanica come risorsa e descrivendo il digiuno immaginale come strumento per il viaggio interiore.
L’intervista si chiude con una discussione sul Diamon come guida spirituale e l’importanza del tamburo nello sciamanesimo.

Sammasati (Pali: sammāsati) è il 7º fattore del Nobile Ottuplice Sentiero (Ariya Aṭṭhaṅgika Magga) nel Buddhismo Theravāda.Significato:

  • Letterale: “Retta consapevolezza” o “consapevolezza completa/perfezionata”
  • Parole radice:
    • Sammā = retto, appropriato, completo
    • Sati = consapevolezza, attenzione, ricordo
      sammasati : 
      (saṃ + mas + a) afferra; tocca; conosce a fondo; medita su. || sammāsati (f.) memoria corretta.

Definizione (dal Canone Pali):

“Katamā ca, bhikkhave, sammāsati? Idha, bhikkhave, bhikkhu kāye kāyānupassī viharati ātāpī sampajāno satimā, vineyya loke abhijjhādomanassaṃ…”
(MN 10 – Satipaṭṭhāna Sutta)

“E cos’è, monaci, la retta consapevolezza? Qui, un monaco dimora contemplando il corpo nel corpo, ardente, chiaramente comprendente, consapevole, avendo rimosso bramosia e afflizione riguardo al mondo…”

Le Quattro Fondamenta della Consapevolezza (Satipaṭṭhāna):

  1. Kāyānupassanā – Consapevolezza del corpo
  2. Vedanānupassanā – Consapevolezza delle sensazioni
  3. Cittānupassanā – Consapevolezza della mente/coscienza
  4. Dhammānupassanā – Consapevolezza degli oggetti mentali/dhamma

Qualità chiave della sammasati:

  • Ātāpī – ardente/energico
  • Sampajāno – chiaramente comprendente
  • Satimā – consapevole
  • Vineyya loke abhijjhādomanassaṃ – avendo abbandonato desiderio e avversione verso il mondo

Fiori di pesco, danzano nel vento primaverile,Vita fugace, come petali che cadono.

一瞬の栄、光り消ゆ。 無常の教え
花びら落ち、川に流れ、
我が身もまた、夢のごとく。
(読み: Hana no inochi / Momo no hana, harukaze ni mai / Hakanaki inochi, chiru ga gotoku. / Bushi no michi / Katana o tsukae, sakura no shita / Isshun no hanabusa, hikarite kiyu. / Mujō no oshie / Hanabira ochite, kawa ni nagare / Waga mi mo mata, yume no gotoku.)
Vita del fiore
Fiori di pesco, danzano nel vento primaverile,
Vita fugace, come petali che cadono. Via del samurai
Portando la spada, sotto i ciliegi,
Gloria istantanea, che svanisce in luce.

息無出入,則息住而氣得所養矣”Quando non c’è inspirazione ed espirazione (息), allora il respiro si stabilizza e il Qi (氣) ne viene nutrito”.

息 (xī): Si riferisce al respiro, ma in un contesto meditativo indica spesso un respiro sottile, quasi impercettibile, piuttosto che la respirazione meccanica e grossolana.

無出入 (wú chū rù): Letteralmente “senza uscita né entrata”. Descrive uno stato avanzato di meditazione in cui il respiro esterno sembra cessare. Non si tratta di apnea, ma di una condizione di profonda quiete in cui lo scambio gassoso avviene a un livello molto più sottile.

息住 (xī zhù): “Il respiro dimora” o “si ferma”. Indica il raggiungimento di uno stato di stabilità e quiete del respiro.

氣 (qì): È il concetto fondamentale di “energia vitale” o “soffio vitale” che, secondo la filosofia e la medicina cinese, pervade l’universo e anima gli esseri viventi.

得所養 (dé suǒ yǎng): “Ottiene il suo nutrimento” o “viene nutrito”. Significa che l’energia vitale si rafforza, si purifica e si accumula.

“Il respiro (prāṇa) è in verità il più eccellente; poiché attraverso il respiro ogni cosa vive.”

प्राणो वा अङ्गिरसः प्राणेन हि सर्वं प्राणति
Prāṇo vā aṅgirasaḥ prāṇena hi sarvaṃ prāṇati
tratta dalla *Chandogya Upanishad* (5.1.1):
“Il respiro (prāṇa) è in verità il più eccellente; poiché attraverso il respiro ogni cosa vive.”

Forza vitale, m. (da praṇi, vivere a lungo. Pra + ana + a. Agire per mezzo della vita). Brahma.
Questo è il resto del Trikanda. Hrinmaruta. (Come affermato nei Veda, “La forza vitale è situata nel cuore e nel retto, e il respiro è ugualmente situato nell’ombelico.“)
La creatura poetica. Il vento. Forza. (Come menzionato nella dinastia di Hari, 86, 36, “Gli eroi erano pieni della vita delle loro braccia alla presenza dell’assemblea.”) Pūrite, tre.
Questo è il Medini. La coscienza del corpo sottile è il tutto. L’aria che fluisce dalla punta del naso si muove in avanti. Questa è l’essenza del Vedanta. Il suo uscire dall’azione. Questo è Sridharswami. La forma e i luoghi della Suprema Personalità di Dio sono i seguenti: Questo è l’oceano dello yoga. (Come menzionato nel Mahabharata 12:328:35 “Il vento trasporta i movimenti di tutti gli esseri viventi separatamente dalla forza vitale di tutti gli esseri viventi”) Le cinque forze vitali sono anche descritte nella forma plurale della parola ‘prāṇa’ Il figlio del metallo. Come menzionato nella letteratura vedica, “Ayati e Niyati erano le figlie della grande anima Monte Meru e la moglie di Dhātrividhatra. Ebbero due figli di nome Prāṇa e Mṛkaṇḍu, mio ​​padre di grande fama.” Questo è il capitolo sulla creazione di Rudra nel Mārkaṇḍeya Śrīmad-Bhāgavatam. (Come menzionato nel Matsya Purāṇa 5:23-24 “Draviṇa e Havyavāha erano i due figli di Nara, la figlia della Persona Suprema di Dio di nome Kalyanini, di nome Prāṇa, Ramana e Śiśira”)

प्राणः, पुं, (प्राणिति जीवति बहुकालमिति । प्र + अन + अच् । प्राणित्यनेनेति करणे घञ् वा ।) ब्रह्मा । इति त्रिकाण्डशेषः ॥ हृन्मा- रुतः । (यदुक्तम् । “हृदिप्राणो गुदेऽपानः समानो नाभिसंस्थितः ॥”) वोलः । काव्यजीवः । अनिलः । बलम् । (यथा, हरिवंशे । ८६ । ३६ । “बाहुप्राणेन शूराणां समाजोत्सवसन्निधौ ॥”) पूरिते, त्रि । इति मेदिनी ॥ सूक्ष्मशरीरसम- ष्ट्युपहितचैतन्यम् ॥ प्राग्गमनवान् नासाग्रस्थान वर्त्ती वायुः । इति वेदान्तसारः ॥ तस्य कर्म्मबहिर्गमनम् । इति श्रीधरस्वामी ॥ तस्य रूपं स्थानानि च यथा, — “इन्द्रनीलप्रतीकाशं प्राणरूपं प्रकीर्त्तितम् । आस्यनासिकयोर्म्मध्ये हृन्मध्ये नाभिमध्यगे ॥ प्राणालय इति प्राहुः पादाङ्गुष्ठेऽपि केचन ॥” इति योगार्णवः ॥ (यथा, महाभारते । १२ । ३२८ । ३५ । “प्राणिनां सर्व्वतो वायुश्चेष्टां वर्त्तयते पृथक् । प्राणनाच्चैव भूतानां प्राण इत्यभिधीयते ॥”) पञ्चप्राणविवरणं बहुवचनान्तप्राणशब्दे द्रष्ट व्यम् ॥ धातुः पुत्त्रः । यथा, — “आयतिर्नियतिश्चैव मेरोः कन्ये महात्मनः । भार्य्ये धातृविधात्रोस्ते तयोर्जातौ सुतावुभौ ॥ प्राणश्चैव मृकण्डुश्च पिता मम महायशाः ॥” इति मार्कण्डेये रुद्रसर्गाध्यायः ॥ (धरपुत्त्रविशेषः । यथा, मत्स्यपुराणे । ५ । २३-२४ । “द्रविणो हव्यवाहश्च नरपुत्त्रावुभौ स्मृतौ । कल्यानिन्यां ततः प्राणो रमणः शिशिरोऽपि च ॥ मनोहरा धरात् पुत्त्रानवापाथ हरेः सुता ॥”)

***

L’Intreccio Etimologico tra Rischio ed Esperienza: Il Legame tra “Periculum” ed “Experiri”

Le parole latine periculum (pericolo) ed experiri (sperimentare, provare) condividono una radice comune che svela un’affascinante connessione concettuale tra l’idea di rischio e quella di esperienza. Il loro legame etimologico risiede nel verbo perior, un termine arcaico che significa “tentare” o “provare”.

Periculum, che in latino significa “prova, esperimento, rischio”, si è evoluto nell’italiano “pericolo”. La sua struttura morfologica è composta dal suffisso -culum, che indica uno strumento o un mezzo, attaccato alla radice peri-, derivata appunto da perior. In origine, quindi, il periculum non era altro che l’atto di tentare, di mettere alla prova, un’azione che intrinsecamente comporta un elemento di incertezza e, di conseguenza, di potenziale rischio.

Dall’altra parte, il verbo deponente experiri si traduce con “sperimentare, mettere alla prova, fare esperienza”. La sua composizione è trasparente: il prefisso ex-, che indica un movimento da, un’uscita, si unisce alla stessa radice peri- di perior. L’experiri è quindi letteralmente un “trarre fuori dalla prova”, un apprendere attraverso il tentativo e l’esposizione a una determinata situazione. Da experiri derivano parole italiane come “esperienza” ed “esperto”.

L’analisi etimologica rivela dunque una profonda verità: non può esserci esperienza senza una qualche forma di “pericolo” o, più neutralmente, di “prova”. Ogni tentativo di acquisire conoscenza o abilità (l’experiri) implica necessariamente un’esposizione a un periculum, a un rischio, seppur minimo. È attraverso il superamento della prova, l’affrontare il rischio, che si forgia l’esperienza.

In sintesi, la connessione tra periculum ed experiri ci insegna che il concetto di pericolo non è unicamente negativo, ma è intrinsecamente legato al processo di apprendimento e di crescita.
L’esperienza non è altro che la conoscenza distillata dal rischio che si è corso e dalla prova che si è superata.

CONFER


Homo ludens è una locuzione latina che si traduce come “Uomo che gioca” o “Uomo ludico”.

Il termine è stato reso celebre dallo storico e teorico della cultura olandese Johan Huizinga nel suo influente libro del 1938, intitolato appunto Homo Ludens.

L’Idea Centrale

L’argomento centrale di Huizinga è che la capacità umana di giocare non è un’attività banale o secondaria, ma una condizione primaria e fondamentale che dà origine alla cultura umana. Egli contrappone l’ Homo ludens ad altre definizioni dell’essere umano, come:

  • Homo sapiens: Uomo saggio
  • Homo faber: Uomo artefice (o fabbricante)

Huizinga credeva che, prima ancora di essere saggio o artefice, l’uomo fosse un giocatore. Per lui, il gioco non è qualcosa che avviene all’interno della cultura; piuttosto, la cultura stessa nasce e si sviluppa come e nel gioco.

La Definizione di Gioco secondo Huizinga

Secondo Huizinga, il gioco è un’attività distinta con diverse caratteristiche chiave:

Carattere Non Materialistico: Nella sua forma più pura, il gioco non è produttivo. È fine a se stesso, non è volto al guadagno materiale o alla produzione di beni (Huizinga riconosceva che questo principio si complica con lo sport professionistico, ma l’essenza dello spirito ludico non è il profitto).

Volontarietà: Il gioco è un’attività scelta liberamente. Non è mai un compito o un dovere. Se è forzato, cessa di essere gioco.

Separazione dalla Vita “Ordinaria”: Si svolge al di fuori della realtà quotidiana. Costituisce una fuga temporanea in una sfera a parte.

Limiti di Tempo e Spazio: Il gioco ha un inizio e una fine precisi.
Avviene all’interno di un’area designata: un campo da gioco, una scacchiera, un palcoscenico.
Huizinga chiamò questo concetto il “cerchio magico”, un mondo temporaneo all’interno del quale si applicano le regole del gioco.

Creazione di Ordine: Il gioco ha le proprie regole, che sono assolutamente vincolanti all’interno del cerchio magico. Crea un mondo temporaneo, perfetto e ordinato. Il “guastafeste” (in inglese, spoilsport) non è solo un cattivo perdente; è colui che frantuma questo fragile mondo rifiutando di rispettarne le regole.

Presenza di Tensione: Il gioco include un elemento di incertezza e di caso. C’è una sfida da superare e una risoluzione, ed è questo che lo rende coinvolgente.

un eco del Gioco Cosmico

守靜篤  mantieni con fermezza la quiete 道德經 XVI, 16 Dao De Jing

致虛極,守靜篤。萬物並作,吾以觀復。夫物芸芸,各復歸其根。歸根曰靜,是謂復命。復命曰常,知常曰明。不知常,妄作凶。知常容,容乃公,公乃王,王乃天,天乃道,道乃久,
沒身不殆。
道德經 XVI, 16 Dao De Jing

致虛極.   Arriva al culmine del vuoto
守靜篤    mantieni con fermezza la quiete

萬物並作  i diecimila esseri tutti insieme sorgono
吾以觀復 Io contemplo il loro ritorno
夫物芸芸 tornano a casa ciascuno alle proprie radici
各復歸其根   Tornare alle radici è quiete
是謂復命 è tornare al proprio destino
命曰常 Tornare al proprio destino è l’eterno
知常曰明  Conoscere l’eterno è illuminazione
不知常 non conoscere
妄作凶 è essere senza radici
知常容 Conoscere l’eterno è comprendere
容乃公 comprendere perciò essere imparziali
公乃王 imparziali(equi) perciò regali
王乃天 regali perciò celesti
天乃道 celesti perciò uniti con il Dao
道乃久 uniti con il Dao perciò eterni
沒身不殆。Senza un io nessun pericolo(sconfitta)

Buddha seduto, I-metà II secolo, Pakistan (antica regione del Gandhara). Questo Buddha mostra affinità con la scultura romana più di qualsiasi altro bronzo gandharano sopravvissuto.Gandhara, antica regione del Pakistan nord-occidentale delimitata a nord dallo Swat (l’antica Udayana), a ovest dall’Afghanistan (l’antica Nagarahara e la Battriana) e a est dal fiume Indo e, infine, dal Kashmir.L’arte di Gandhara è nota per la fusione di elementi della scultura ellenistica con temi buddisti, grazie ai contatti con il mondo greco dopo le conquiste di Alessandro Magno. Le statue di Gandhara spesso raffigurano il Buddha o bodhisattva in pose meditative, con dettagli realistici come drappeggi di abiti e volti sereni, scolpiti in schisto, stucco o bronzo.

Līlā  लीला gioco cosmico…. non ha motivo di essere. Allo stesso modo il mondo è semplicemente un suo gioco. (Brahmasūtra II, 1, 32-33)  

«athāto brahmajijñāsā
janmādyasya yataḥ»

(italiano)
«Ora, conosciamo il Brahman
da cui questo [mondo] origina»

(Brahmasūtra’, I,1,1-2)

Il Brahmasūtra (devanāgarī: ब्रह्मसूत्र; lett. “I sūtra (aforismi) sul Brahman“), noto anche come Vedāntasūtra Uttaramīmāṃsāsūtra, testo religioso composto in lingua sanscrita posto a fondamento del darśana hindū indicato come Vedānta (“Fine dei Veda”), questo noto anche come Uttaramīmāṃsā (“Esegesi aggiunta”), dove ne compone, unitamente alle Upaniṣad e alla Bhagavadgītā e ai relativi commentari, il “triplice canone” (prasthanātraya).

Meditazione e Combattimento nella visione di Jiri Prochazka Combattente MMA

Ecco i punti chiave sulla meditazione secondo Jiri Prochazka:

  • Consiglio per chi non ama la solitudine: Suggerisce di iniziare a meditare per coloro che hanno difficoltà a stare da soli e godersi la propria compagnia.
  • Scopo della meditazione: La meditazione serve a riconoscere se stessi, la propria mente e i propri “demoni” interiori. Aiuta a conoscere la voce nella propria testa e a realizzare che i pensieri negativi non sono reali.
  • “Qui e Ora” e Gioia Pura: Attraverso la meditazione, si può raggiungere una comprensione del puro “qui e ora”, che Jiri associa alla gioia pura.
  • Consapevolezza: Meditare significa riconoscere se stessi, la propria mente, i sentimenti, i pensieri e le cose che ci circondano, come il respiro e gli odori.
  • Esercizio con un Fiore: Jiri descrive un esercizio di meditazione in cui si pone un oggetto, come un fiore, di fronte a sé e lo si osserva per circa 10 minuti. Durante questo tempo, ci si immerge completamente nel momento presente, osservando solo l’oggetto e prendendo coscienza dei pensieri che sopraggiungono.
  • Disciplina Mentale: L’obiettivo di questo esercizio è disciplinare la mente a rimanere focalizzata su un unico punto e a ritornarvi ogni volta che viene distratta.
  • Libertà e Gratitudine: Dopo aver disciplinato la mente, si può godere della libertà di osservare ciò che ci circonda ed essere grati per tutte le cose che si hanno. Questa disciplina si può estendere anche alle scelte quotidiane, come quelle alimentari, portando a una maggiore apprezzamento delle decisioni consapevoli.
  • Connessione con il Combattimento: Jiri paragona la disciplina e la concentrazione sviluppate con la meditazione alla capacità di godersi il combattimento, rimanendo presenti nel momento invece di essere preda della paura o delle reazioni istintive.

Secondo Jiri Prochazka, il “flow” è di fondamentale importanza nel combattimento. Ecco i punti chiave che emergono dalle sue interazioni:

  • Non perdere il flow: Jiri esorta a non perdere il flusso durante il combattimento. Questo è cruciale indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova.
  • Rimanere nel flow anche in situazioni difficili: È importante sapere come entrare nel flusso e rimanerci, anche durante esercizi difficili o situazioni complicate, che si stia vincendo o perdendo.
  • Il flow quando si vince: Spesso, quando si sta vincendo e si sente che l’avversario è vicino alla sconfitta, si viene sopraffatti dall’emozione e dal desiderio di finire l’incontro rapidamente. Invece, Prochazka raccomanda di rimanere nel “qui e ora”, di essere nel flusso.
  • Il flow quando si perde: Anche quando si sta perdendo, si viene colpiti o si è feriti, è essenziale realizzare e mantenere una mentalità positiva, respirare e procedere passo dopo passo, con la convinzione di poter vincere. Questo è strettamente legato al rimanere nel flusso.
  • Connessione con l’essere nel momento: Essere nel flusso è collegato all’essere nel “qui e ora”.

In sintesi, per Jiri Prochazka, il “flow” rappresenta uno stato mentale di presenza e continuità nell’azione, che permette di rimanere efficaci e lucidi sia nei momenti favorevoli che in quelli avversi del combattimento. Non perdere il flusso significa non farsi sopraffare dalle emozioni o dalle difficoltà, ma rimanere concentrati sul momento presente e sull’obiettivo di vincere.

Jiri Prochazka descrive il suo stile di combattimento enfatizzando diversi principi e approcci. Inizialmente, viene presentato come un combattente che è diventato campione UFC “combattendo come nessun altro”. Viene notato il suo stile unico, con “mani basse, mento in avanti”, che inizialmente potrebbe sembrare inefficace, ma che in realtà lo rende molto bravo.

Prochazka sottolinea anche l’importanza di essere adattabili e di usare la tecnica dell’avversario come propria tecnica. Questa filosofia è paragonata al concetto di Bruce Lee dell’acqua che si adatta al contenitore, evidenziando la sua capacità di adattarsi a ogni momento. Sostiene di poter “vedere l’avversario veloce come lento e l’avversario lento come veramente veloce” con la sua mente, e di poter “rallentare un avversario veloce o velocizzare uno lento” per poi “cogliere il momento giusto”.

Un altro aspetto cruciale è la distanza, che lui considera la sua “protezione”. Spiega che il suo obiettivo principale è connettersi con l’avversario e sentire il ritmo. Il controllo della distanza gli permette di decidere quando può essere colpito e quando può allontanarsi. Durante lo sparring, cerca attivamente la distanza e applica pressione.

Prochazka descrive il suo approccio al combattimento come semplice, riducendolo a “boom e vincere”. Crede che le persone tendano a “eccessiva intellettualizzazione” e che la chiave sia essere nel “qui e ora” e agire in modo diretto. Afferma che se si è “leggeri” e “calmi”, si possono vedere le opportunità e godersi il combattimento.

Durante l’allenamento, emerge anche l’idea di “giocare con la pressione” e di controllare la tensione e l’atteggiamento mentale dell’avversario, per anticiparne le reazioni.

Nel contesto dello sparring, viene definito un “savage striker” Attaccante selvaggio” e viene evidenziato come cerchi di trovare la distanza rapidamente. La sua capacità di passare rapidamente da attacchi in piedi a tentativi di takedown, e viceversa, dimostra la sua natura imprevedibile.

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