ORMESI Stimolare mente e corpo

Il termine deriva dal greco antico “hormรกein” (แฝฯฮผฮฌฮตฮนฮฝ), che significa:

  • Eccitare
  • Stimolare
  • Mettere in movimento

รˆ la stessa radice da cui deriva la parola ormone, i messaggeri chimici del nostro corpo che “mettono in moto” diverse funzioni biologiche. Ormesi: L’esposizione controllata a fattori di stress (freddo, apnea, sforzo fisico estremo) per rinforzare il sistema immunitario e la resilienza mentale, creando le basi per una mente piรน lucida.

L’ormesi รจ un fenomeno biologico in cui bassi livelli di stress (fisico, chimico o ambientale) inducono risposte adattative positive, rafforzando l’organismo.

IL VIAGGIO SCIAMANICO dellโ€™ANIMA con SELENE CALLONI WILLIAMS

Intervista con Selene Calloni Williams, ‘https://linktr.ee/symposium.podcast, dove l’autrice e studiosa condivide la sua profonda esperienza con lo sciamanesimo, lo yoga sciamanico e il buddismo Teravada, pratiche che ha abbracciato dopo aver affrontato una grave ”depressione” seguita alla morte del padre. L’intervista si concentra sui due pilastri comuni a tutte le tradizioni sapienziali: il riassorbimento del reale (ritiro delle proiezioni o realizzazione dello stato di sogno) e il matrimonio mistico (unione dell’umano e del divino).
Selene spiega anche la sua visione della psicologia immaginale e l’importanza del coraggio e dell’esperienza per vivere una vita autentica, citando il concetto di malattia sciamanica come risorsa e descrivendo il digiuno immaginale come strumento per il viaggio interiore.
L’intervista si chiude con una discussione sul Diamon come guida spirituale e l’importanza del tamburo nello sciamanesimo.

Sammasati (Pali: sammฤsati) รจ il 7ยบ fattore del Nobile Ottuplice Sentiero (Ariya Aแนญแนญhaแน…gika Magga) nel Buddhismo Theravฤda.Significato:

  • Letterale: “Retta consapevolezza” o “consapevolezza completa/perfezionata”
  • Parole radice:
    • Sammฤ = retto, appropriato, completo
    • Sati = consapevolezza, attenzione, ricordo
      sammasati : 
      (saแนƒ + mas + a) afferra; tocca; conosce a fondo; medita su. || sammฤsati (f.) memoria corretta.

Definizione (dal Canone Pali):

โ€œKatamฤ ca, bhikkhave, sammฤsati? Idha, bhikkhave, bhikkhu kฤye kฤyฤnupassฤซ viharati ฤtฤpฤซ sampajฤno satimฤ, vineyya loke abhijjhฤdomanassaแนƒ…โ€
(MN 10 โ€“ Satipaแนญแนญhฤna Sutta)

โ€œE cosโ€™รจ, monaci, la retta consapevolezza? Qui, un monaco dimora contemplando il corpo nel corpo, ardente, chiaramente comprendente, consapevole, avendo rimosso bramosia e afflizione riguardo al mondoโ€ฆโ€

Le Quattro Fondamenta della Consapevolezza (Satipaแนญแนญhฤna):

  1. Kฤyฤnupassanฤ โ€“ Consapevolezza del corpo
  2. Vedanฤnupassanฤ โ€“ Consapevolezza delle sensazioni
  3. Cittฤnupassanฤ โ€“ Consapevolezza della mente/coscienza
  4. Dhammฤnupassanฤ โ€“ Consapevolezza degli oggetti mentali/dhamma

Qualitร  chiave della sammasati:

  • ฤ€tฤpฤซ โ€“ ardente/energico
  • Sampajฤno โ€“ chiaramente comprendente
  • Satimฤ โ€“ consapevole
  • Vineyya loke abhijjhฤdomanassaแนƒ โ€“ avendo abbandonato desiderio e avversione verso il mondo

Fiori di pesco, danzano nel vento primaverile,Vita fugace, come petali che cadono.

ไธ€็žฌใฎๆ „ใ€ๅ…‰ใ‚Šๆถˆใ‚†ใ€‚ ็„กๅธธใฎๆ•™ใˆ
่Šฑใณใ‚‰่ฝใกใ€ๅทใซๆตใ‚Œใ€
ๆˆ‘ใŒ่บซใ‚‚ใพใŸใ€ๅคขใฎใ”ใจใใ€‚
(่ชญใฟ: Hana no inochi / Momo no hana, harukaze ni mai / Hakanaki inochi, chiru ga gotoku. / Bushi no michi / Katana o tsukae, sakura no shita / Isshun no hanabusa, hikarite kiyu. / Mujล no oshie / Hanabira ochite, kawa ni nagare / Waga mi mo mata, yume no gotoku.)
Vita del fiore
Fiori di pesco, danzano nel vento primaverile,
Vita fugace, come petali che cadono. Via del samurai
Portando la spada, sotto i ciliegi,
Gloria istantanea, che svanisce in luce.

Stralci del L’uomo indoeuropeo e il Sacro Jean Varenne

L’INDIA E IL SACRO
UNA ANTROPOLOGIA
di
Jean Varenne


L’induismo rimane ancora oggi la religione dominante nel subcontinente indiano.
รˆ praticato da oltre l’80% della popolazione della Repubblica Indiana e da due terzi dei 900 milioni di abitanti dei cinque grandi stati dell’Asia meridionale: India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri-Lanka (Ceylon).
Il numero dei fedeli (circa 600 milioni) รจ giร  di per sรฉ stesso degno di attenzione, ma ancora piรน notevole รจ la sorprendente continuitร  di una religione perpetuata senza interruzione per almeno 40 secoli.

Tale continuitร  รจ paragonabile a quella dell’ebraismo (30 secoli) e del buddhismo (25 secoli) e, su scala minore, del cristianesimo (20 secoli) e dell’Islam (12 secoli).


I CARATTERI FONDAMENTALI DELL’INDUISMO


La cultura indiana, in tutti i suoi aspetti, รจ profondamente segnata da un forte carattere di arcaicitร :
il sistema delle caste, per esempio, che regola per intero l’organizzazione della societร , puรฒ essere compreso soltanto facendo riferimento agli iniziamenti di una religione i cui testi sacri (Veda) sono stati composti nel II millennio prima della nostra era.
La complessitร  del sistema sociale, infatti, con il suo pluralismo e la sua struttura gerarchica, riflette sul piano umano l’articolazione fondamentale del politeismo induista.


Inoltre la molteplicitร  degli dรจi divine raffigurate sulle facciate dei templi dimostra la fedeltร  degli Indรน a una religione che รจ oggi l’unica, insieme allo scintoismo giapponese, che si possa qualificare ยซpaganaยป nel senso attribuito a questo termine dai primi cristiani in relazione alle credenze dei popoli dell’Impero romano prima della conversione di Costantino. (pag.27)


L’India e il sacro. Una antropologia


Si ottiene in questo modo una gradazione costituita da Siva, Visnu, Brahma e infine <davanti> a loro, l’Uno (eka), il supremo (ฤชล›vara), il padre di tutto ciรฒ che esiste (Prajฤpati).

Ma i teologi e i filosofi affermano che questo Uno trascende i mondi, sia divini che umani o naturali: non soltanto รจ l’Uno rispetto ai molti, ma soprattutto รจ l’unitร  contrapposta alla molteplicitร .

In altri termini, se gli dรจi, in quanto viventi (kแนฃit Immortali>), hanno caratteristiche essenziali (insieme le tre divinitร  maggiori costituiscono la triplice forma, in sanscrito Tri-mลซrti) e in particolare caratteristiche sessuali (sono divinitร  maschili o femminili), l’Uno, per parte sua, non puรฒ che essere <neutro>. In modo analogo i filosofi dell’antica Grecia contrapponevano l’Uno (to on) agli dรจi (hoi theoi).

Il vero nome tradizionale dell’induismo รจ Sanatana Dharma, เคธเคจเคพเคคเคจเคงเคฐเฅเคฎ che in sanscrito significa ยซlegge o religione eternaยป.

  • Sanatana Dharma: Indica una norma di vita e una veritร  cosmica considerata eterna e senza inizio nรฉ fine.
  • Induismo: รˆ un termine geografico e storico inventato in seguito. Deriva dal nome del fiume Sindhu (Indo) prima storpiato dai persiani e poi adottato dai colonizzatori britannici nel XVIII secolo per definire le varie tradizioni religiose dell’India.


(แผ•ฮฝ ฯ„แฝธ ฯ€แพถฮฝ  “uno รจ il Tutto” e rafforza il concetto di totalitร  e ciclicitร  dell’esistenza)


Per evidenziare questa differenza, il sanscrito usa il sostantivo neutro brรกhman, che contrasta col maschile Brahma (prima persona della Trimลซrti) e si riferisce alla prima causa, quella dei brahmani (sanscrito brฤhmaแน‡a).

Spesso, per evitare equivoci, i testi usano il pronome dimostrativo neutro tad, <ciรฒ>, che ha il vantaggio di essere del tutto indeterminato.
Si dice per esempio: tad ekam, <ciรฒ, l’unico>; oppure tad brahman, <ciรฒ, il brahman>, e cosรฌ il brahman, e cosรฌ via.

L’importante รจ che risulti chiaramente la trascendenza di questo principio e il fatto che, proprio a causa di questa trascendenza, esso deve essere senza qualitร , senza attributi di sorta.

Il brahman รจ metafisicamente l’essenza (necessariamente unica, priva di forma, inattingibile, rispetto all’essenza, che รจ molteplice, multiforme e polivalente.

Il brahman รจ anche l’assoluto contrapposto al relativo: del primo, a rigor di termini, si puรฒ dire soltanto che รจ <in sรฉ>, mentre l’altro si puรฒ definire in certo modo; secondo la varietร  dei suoi aspetti e delle sue funzioni.

La visione del mondo, per concludere, รจ del tutto originale: da un lato si pone l’unitร  <incolore> del Principio, dall’altro la natura, polimorfa, polivalente e dinamica.

Secondo la regola del <tre piรน uno>, si dice che la natura รจ retta dal gioco di tre qualitร  (guแน‡a) simboleggiate da tre colori (rลซpa, ossia: rosso, rajas e bianco, sattva), che trasponono sul piano cromatico le tre funzioni sociali (del resto in sanscrito il termine varแน‡a puรฒ significare, a seconda del contesto, sia <colore> che <funzione>).

Il tamas rappresenta l’aspetto oscuro, pesante e fatidico di una materia difficile da dominare; il rajas la passione, la violenza, lo spirito di conquista e di progresso; il sattva rappresenta infine la serenitร , la giustizia, la coscienza e l’esercizio del culto.

Queste tre qualitร , alle quali fanno da patrono le tre divinitร  funzionali, si trovano in perfetto equilibrio soltanto alla comparsa del mondo, durante l’etร  dell’oro, quando regna una perfetta armonia.

Ma con il dissolversi di questa armonia (un fenomeno inevitabile, all’inizio della teoria indiana dei tempi ciclici), si manifestano tensioni e conflitti, amplificate e rappresentate nei racconti mitologici.

Ciascun essere racchiude in sรฉ questi guแน‡a ed รจ lacerato dalla loro lotta.

La psicologia indiana insegna che l’uomo deve fare di tutto per dominare queste forze, affinchรฉ ciascuna svolga il proprio ruolo nel modo e nel verso opportuno.

Perfino l’inerzia, la pesantezza, sono necessarie quanto il movimento, la leggerezza, la corsa in avanti; purchรฉ in questa dialettica agisca anche lo spirito di saggezza, rafforzato dai riti, dalla preghiera e dalla meditazione. (pag.75)


Le tre qualitร  corrispondono inoltre a una triplice suddivisione della natura umana, in cui รจ possibile distinguere il corpo (dominio del tamas), lโ€™intelligenza attiva e raziocinante (rajas) e lo spirito contemplativo (sattva).


Ma al di sopra dei tre guแน‡a, e rispetto ad essi trascendente, esiste unโ€™anima (ฤtman, traducibile anchecome il sรจ), che consente a tutto lโ€™insieme di strutturarsi e di stabilizzarsi.

Lโ€™ฤtman, infatti, รจ il principio della personalitร , esattamente come il brฤhman รจ il principio dellโ€™universo.

Per la legge dellโ€™analogia, dโ€™altro canto, ciascuna parte dellโ€™universo produce necessariamente nella propria struttura la forma universale.


Anche lโ€™anima partecipa a questa legge: egli รจ unโ€™immagine dellโ€™universo e viceversa.


Questo rapporto puรฒ essere paragonato a un organismo vivente in forma di essere umano (puruแนฃa).


รˆ cosรฌ come il mondo puรฒ essere simboleggiato da una ruota (cakra) ”dai mille raggi”, che gira eternamente intorno a un asse (il brฤhman), allo stesso modo lโ€™uomo appare un composto instabile, in perpetuo divenire, che si apre come un fiore da un seme (bฤซja) immutabile: lโ€™ฤtman.


Malโ€™assoluto (il brฤhman) deve essere, per definizione, ยซsolitarioยป (kevala), senza secondo (a-dvaita), unico (eka).
Non puรฒ dunque essere concepito come distinto dallโ€™ฤtman: e questo ฤtman (brฤhman), a sua volta, ยซessendo necessariamente unico, e sempre e dappertutto il medesimo.


Per questo lโ€™Induismo evita di parlare dellโ€™anima al plurale: lโ€™ฤtman rimane sempre identico a se stesso, anche se, nella moltitudine degli esseri, si presenta sotto innumerevoli forme.


Le varietร  che distinguono gli individui si pongono soltanto a un livello ยซnaturaleยป.

Le diverse personalitร  si plasmano nel corso della vita e, alla morte, assumono un destino (inferno, reincarnazione, paradiso)che รจ quello di un ‘entitร  talvolta chiamata semplicemente jivatman,, ยซanima viventeยป, ossia ฤtman ยซincarnatoยป.


In altre parole, lโ€™unicitร  dellโ€™ฤtman brฤhman รจ un fatto metafisico, che ci fa comprendere come, e da che cosa, si sviluppano le manifestazioni esistenziali.
Queste ultime, peraltro, sono le uniche realtร  accessibili ai nostri sensi e alla nostra facoltร  di raziocinio.

Vedฤ“re (o concepire) il brฤhman non appartiene alle nostre possibilitร : il nostro dominio (gli Indiani dicono il nostro ยซpascoloยป, gochฤra, oppure il nostro campo, kแนฃetra) รจ la natura, polimorfa e dinamica.

A questa apparteniamo e in questa lโ€™ฤtman, dentro di noi, deve inserirsi, incarnarsi, farsi vivente (jiva)

รˆ facile comprendere come tutto ciรฒ si traduca in un complesso di regole di condotta intese a rafforzarne la coerenza dellโ€™individuo, a ยซricentrarloยป.


La dialettica delle tre qualitร  (guแน‡a) produce la molteplicitร  della natura, che si manifesta a sua volta nella dispersione psicologica, fonte di inefficacia (per la spinta disordinata degli impulsi) e quindi di sofferenza (sarvam duแธฅkham, dicono i testi: ยซtutto รจ doloreยป) e di angoscia.


Se si riesce invece a prendere coscienza di questa realtร , รจ possibile disciplinare le attivitร  psichiche e privilegiare lโ€™aspetto ยซsattvaยป (il colore bianco della serenitร , della saggezza, e della devozione ) per orientare la propria vita verso ciรฒ che gli Indiani chiamano la ยซrealizzazioneยป dellโ€™ฤtman.


Si tratta di unโ€™etica della contemplazione e dellโ€™inazione, che domina tutta la cultura indiana fin dalla Bhagavad-Gฤซtฤ.


Per lโ€™inazione, comunque, dobbiamo intendere ยซazione disinteressataยป, e non una vera e propria inattivitร , dal momento che in India, come รจ noto, รจ impossibile vivere senza operare, per poco che sia.


La stessa contemplazione( dhyana) รจ un atto che dipende interamente dalla volontร  e che presuppone la virtรน della perseveranza e della tenacia.


I testi fondamentali del Vedฤnta, e soprattutto dello Yoga, insistono sul lavoro interiore necessario a giungere allo stadio finale: il raccoglimento perfetto (samฤdhi), che porta ad una solitudine (kaivalya) spirituale analoga allโ€™unicitร  del brahman/ฤtman.


Non dobbiamo del resto stupirci di questi riferimenti alla necessitร  di un ยซlavoroยป (kriyฤ), se consideriamo che, per il pensiero indiano, nulla si puรฒ ottenere senza il compimento di un atto (karman).

Il lavoro artigianale, i combattimenti cavallereschi, le celebrazioni liturgiche, lโ€™ascรจsi (tapas), tutto รจ ยซagireยป, perchรฉ solo lโ€™opera ยซporta fruttiยป.
Se lโ€™opera รจ empia, porta ai patimenti infernali; se รจ indifferente, รจ causa della trasmigrazione; se infine รจ santa, fa meritare il paradiso.


In ogni caso essa plasma la personalitร , la trasforma, mentre lโ€™ฤtman rimane impassibile al centro dellโ€™essere, come un testimone.


Lโ€™Uomo Indoeuropeo e il Sacro

Lโ€™Uomo Indoeuropeo e il Sacro

Trattato di Antropologia del Sacro โ€“ 2

Autore/i: Autori vari

Editore: Editoriale Jaca Book

editoriale degli Editori, prefazione di Julien Ries, traduzione di Mariagiulia Telaro, cura della traduzione di Dario Cosi e Luigi Saibene, in coedizione con Editrice Massimo, collana: Trattato di antropologia del sacro Diretto da Julien Ries Volume 2.

pp. 310, Milano

Lโ€™esperienza del sacro nella vita dellโ€™uomo indoeuropeo รจ delineata a partire dai caratteri generali di questo composito mondo (Rรฉgis Boyer), per passare allโ€™India con Jean Varenne (lโ€™antropologia) e con Michel Delahoutre (lโ€™esteica e lโ€™arte), allโ€™Iran antico con Gerardo Gnoli, al mondo celtico con Enrico Campanile, ai germani e gli scandinavi con Rรฉgis Boyer. Nella sesta parte Boyer stesso e Marija Gimbutas affrontano gli Slavi e i Balti, mentre in conclusione Julien Ries tira le fila generali di questo complesso volume.
Unโ€™ampia e articolata bibliografia generale correda il volume.

Contributi di: R. Boyer, E. Campanile, M. Delahoutre, M. Gimbutas, G. Gnoli, J. Ries, J. Varenne.

In copertina: Dettaglio dellโ€™ornamento di un manoscritto celtico.

Il Trattato di Antropologia del Sacro รจ unโ€™opera in dieci volumi diretta dal grande storico delle religioni Julien Ries. Scopo fondamentale รจ la comprensione dellโ€™uomo come soggetto dellโ€™esperienza del sacro. Lโ€™Antropologia religiosa ne studia la struttura fondamentale, la coscienza e lโ€™attivitร , tramite molteplici tracce e documenti che lโ€™Homo religiosus ci ha lasciato, dal Paleolitico a oggi, come espressione del suo rapporto con una โ€œrealtร  assolutaโ€ che trascende questo mondo ma che vi si manifesta.

Piano dellโ€™opera:

  • Volume I: Le origini e il problema dellโ€™ homo religiosus
  • Volume II: Lโ€™uomo indoeuropeo e il sacro
  • Volume III: Le civiltร  del mondo mediterraneo e il sacro
  • Volume IV: Religioni e culture asiatiche, australiane e amerinde
  • Volume V: Lโ€™esperienza religiosa e il sacro nelle grandi religioni
  • Volume VI: Crisi, rotture e cambiamenti

NOTE Quadro demografico attuale

I dati demografici del testo risultano oggi ampiamente superati dalla crescita della popolazione dell’Asia meridionale negli ultimi decenni:

  • Fedeli induisti nel mondo: Non piรน 600 milioni, bensรฌ oltre 1,15 โ€“ 1,2 miliardi (circa il 15% della popolazione globale), confermandosi la terza religione al mondo per numero di praticanti dopo cristianesimo e islam.
  • Asia meridionale: La popolazione complessiva dei cinque stati citati (India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka) supera oggi i 2 miliardi di persone (rispetto ai 900 milioni indicati nel testo).
  • India: Nella sola Repubblica Indiana, gli induisti costituiscono circa il 79-80% di una popolazione che ha superato gli 1,4 miliardi di abitanti.
  • Toponimo: Il riferimento allo Sri-Lanka (Ceylon) riflette la fase di transizione dal vecchio nome coloniale britannico (Ceylon), abbandonato ufficialmente nel 1972.

La rettifica delle linee temporali

Anche la scala temporale comparativa necessita di un piccolo ricalcolo:

  • Induismo (~35-40 secoli): Le prime formulazioni degli inni vedici orali risalgono convenzionalmente a un arco temporale compreso tra il 1700 e il 1200 a.C., con radici culturali che alcuni storici collegano anche alla precedente civiltร  della valle dell’Indo.
  • Ebraismo (~30-32 secoli): Collocabile convenzionalmente attorno alla fine del II millennio a.C.
  • Buddhismo (~25-26 secoli): Origina con Siddhartha Gautama tra il VI e il V secolo a.C.
  • Cristianesimo (~20 secoli): I secolo d.C.
  • Islam (~14 secoli): Sorto nella penisola araba all’inizio del VII secolo d.C. (non 12 secoli, dato che sarebbe corretto solo guardando all’anno 1800 circa).

La natura della “continuitร ” induista

La continuitร  dell’induismo presenta una peculiaritร  fondamentale rispetto alle altre fedi citate: non possiede un fondatore storico unico, un’autoritร  centrale nรฉ un dogma monolitico chiuso.

La sua sopravvivenza ininterrotta per millenni non deriva dall’immutabilitร  dottrinale, ma dalla sua straordinaria capacitร  di stratificazione: la religione sacrificale vedica ha integrato nel tempo le speculazioni filosofiche delle Upanishad, le grandi narrazioni epiche (Mahabharata e Ramayana), la devozione popolare (bhakti) e molteplici culti locali, mantenendo vivo un nucleo di concetti cardine (dharma, karma, samsara, moksha).

ๆฏ็„กๅ‡บๅ…ฅ๏ผŒๅ‰‡ๆฏไฝ่€Œๆฐฃๅพ—ๆ‰€้คŠ็Ÿฃ”Quando non c’รจ inspirazione ed espirazione (ๆฏ), allora il respiro si stabilizza e il Qi (ๆฐฃ) ne viene nutrito”.

ๆฏ (xฤซ): Si riferisce al respiro, ma in un contesto meditativo indica spesso un respiro sottile, quasi impercettibile, piuttosto che la respirazione meccanica e grossolana.

็„กๅ‡บๅ…ฅ (wรบ chลซ rรน): Letteralmente “senza uscita nรฉ entrata”. Descrive uno stato avanzato di meditazione in cui il respiro esterno sembra cessare. Non si tratta di apnea, ma di una condizione di profonda quiete in cui lo scambio gassoso avviene a un livello molto piรน sottile.

ๆฏไฝ (xฤซ zhรน): “Il respiro dimora” o “si ferma”. Indica il raggiungimento di uno stato di stabilitร  e quiete del respiro.

ๆฐฃ (qรฌ): รˆ il concetto fondamentale di “energia vitale” o “soffio vitale” che, secondo la filosofia e la medicina cinese, pervade l’universo e anima gli esseri viventi.

ๅพ—ๆ‰€้คŠ (dรฉ suว’ yวŽng): “Ottiene il suo nutrimento” o “viene nutrito”. Significa che l’energia vitale si rafforza, si purifica e si accumula.

“Il respiro (prฤแน‡a) รจ in veritร  il piรน eccellente; poichรฉ attraverso il respiro ogni cosa vive.”

เคชเฅเคฐเคพเคฃเฅ‹ เคตเคพ เค…เค™เฅเค—เคฟเคฐเคธเคƒ เคชเฅเคฐเคพเคฃเฅ‡เคจ เคนเคฟ เคธเคฐเฅเคตเค‚ เคชเฅเคฐเคพเคฃเคคเคฟ
Prฤแน‡o vฤ aแน…girasaแธฅ prฤแน‡ena hi sarvaแนƒ prฤแน‡ati
tratta dalla *Chandogya Upanishad* (5.1.1):
“Il respiro (prฤแน‡a) รจ in veritร  il piรน eccellente; poichรฉ attraverso il respiro ogni cosa vive.”

Forza vitale, m. (da praแน‡i, vivere a lungo. Pra + ana + a. Agire per mezzo della vita). Brahma.
Questo รจ il resto del Trikanda. Hrinmaruta. (Come affermato nei Veda, “La forza vitale รจ situata nel cuore e nel retto, e il respiro รจ ugualmente situato nell’ombelico.“)
La creatura poetica. Il vento. Forza. (Come menzionato nella dinastia di Hari, 86, 36, “Gli eroi erano pieni della vita delle loro braccia alla presenza dell’assemblea.”) Pลซrite, tre.
Questo รจ il Medini. La coscienza del corpo sottile รจ il tutto. L’aria che fluisce dalla punta del naso si muove in avanti. Questa รจ l’essenza del Vedanta. Il suo uscire dall’azione. Questo รจ Sridharswami. La forma e i luoghi della Suprema Personalitร  di Dio sono i seguenti: Questo รจ l’oceano dello yoga. (Come menzionato nel Mahabharata 12:328:35 “Il vento trasporta i movimenti di tutti gli esseri viventi separatamente dalla forza vitale di tutti gli esseri viventi”) Le cinque forze vitali sono anche descritte nella forma plurale della parola ‘prฤแน‡a’ Il figlio del metallo. Come menzionato nella letteratura vedica, “Ayati e Niyati erano le figlie della grande anima Monte Meru e la moglie di Dhฤtrividhatra. Ebbero due figli di nome Prฤแน‡a e Mแน›kaแน‡แธu, mio โ€‹โ€‹padre di grande fama.” Questo รจ il capitolo sulla creazione di Rudra nel Mฤrkaแน‡แธeya ลšrฤซmad-Bhฤgavatam. (Come menzionato nel Matsya Purฤแน‡a 5:23-24 “Draviแน‡a e Havyavฤha erano i due figli di Nara, la figlia della Persona Suprema di Dio di nome Kalyanini, di nome Prฤแน‡a, Ramana e ลšiล›ira”)

เคชเฅเคฐเคพเคฃเคƒ, เคชเฅเค‚, (เคชเฅเคฐเคพเคฃเคฟเคคเคฟ เคœเฅ€เคตเคคเคฟ เคฌเคนเฅเค•เคพเคฒเคฎเคฟเคคเคฟ เฅค เคชเฅเคฐ + เค…เคจ + เค…เคšเฅ เฅค เคชเฅเคฐเคพเคฃเคฟเคคเฅเคฏเคจเฅ‡เคจเฅ‡เคคเคฟ เค•เคฐเคฃเฅ‡ เค˜เคžเฅ เคตเคพ เฅค) เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎเคพ เฅค เค‡เคคเคฟ เคคเฅเคฐเคฟเค•เคพเคฃเฅเคกเคถเฅ‡เคทเคƒ เฅฅ เคนเฅƒเคจเฅเคฎเคพ- เคฐเฅเคคเคƒ เฅค (เคฏเคฆเฅเค•เฅเคคเคฎเฅ เฅค โ€œเคนเฅƒเคฆเคฟเคชเฅเคฐเคพเคฃเฅ‹ เค—เฅเคฆเฅ‡เคฝเคชเคพเคจเคƒ เคธเคฎเคพเคจเฅ‹ เคจเคพเคญเคฟเคธเค‚เคธเฅเคฅเคฟเคคเคƒ เฅฅโ€) เคตเฅ‹เคฒเคƒ เฅค เค•เคพเคตเฅเคฏเคœเฅ€เคตเคƒ เฅค เค…เคจเคฟเคฒเคƒ เฅค เคฌเคฒเคฎเฅ เฅค (เคฏเคฅเคพ, เคนเคฐเคฟเคตเค‚เคถเฅ‡ เฅค เฅฎเฅฌ เฅค เฅฉเฅฌ เฅค โ€œเคฌเคพเคนเฅเคชเฅเคฐเคพเคฃเฅ‡เคจ เคถเฅ‚เคฐเคพเคฃเคพเค‚ เคธเคฎเคพเคœเฅ‹เคคเฅเคธเคตเคธเคจเฅเคจเคฟเคงเฅŒ เฅฅโ€) เคชเฅ‚เคฐเคฟเคคเฅ‡, เคคเฅเคฐเคฟ เฅค เค‡เคคเคฟ เคฎเฅ‡เคฆเคฟเคจเฅ€ เฅฅ เคธเฅ‚เค•เฅเคทเฅเคฎเคถเคฐเฅ€เคฐเคธเคฎ- เคทเฅเคŸเฅเคฏเฅเคชเคนเคฟเคคเคšเฅˆเคคเคจเฅเคฏเคฎเฅ เฅฅ เคชเฅเคฐเคพเค—เฅเค—เคฎเคจเคตเคพเคจเฅ เคจเคพเคธเคพเค—เฅเคฐเคธเฅเคฅเคพเคจ เคตเคฐเฅเคคเฅเคคเฅ€ เคตเคพเคฏเฅเคƒ เฅค เค‡เคคเคฟ เคตเฅ‡เคฆเคพเคจเฅเคคเคธเคพเคฐเคƒ เฅฅ เคคเคธเฅเคฏ เค•เคฐเฅเคฎเฅเคฎเคฌเคนเคฟเคฐเฅเค—เคฎเคจเคฎเฅ เฅค เค‡เคคเคฟ เคถเฅเคฐเฅ€เคงเคฐเคธเฅเคตเคพเคฎเฅ€ เฅฅ เคคเคธเฅเคฏ เคฐเฅ‚เคชเค‚ เคธเฅเคฅเคพเคจเคพเคจเคฟ เคš เคฏเคฅเคพ, — โ€œเค‡เคจเฅเคฆเฅเคฐเคจเฅ€เคฒเคชเฅเคฐเคคเฅ€เค•เคพเคถเค‚ เคชเฅเคฐเคพเคฃเคฐเฅ‚เคชเค‚ เคชเฅเคฐเค•เฅ€เคฐเฅเคคเฅเคคเคฟเคคเคฎเฅ เฅค เค†เคธเฅเคฏเคจเคพเคธเคฟเค•เคฏเฅ‹เคฐเฅเคฎเฅเคฎเคงเฅเคฏเฅ‡ เคนเฅƒเคจเฅเคฎเคงเฅเคฏเฅ‡ เคจเคพเคญเคฟเคฎเคงเฅเคฏเค—เฅ‡ เฅฅ เคชเฅเคฐเคพเคฃเคพเคฒเคฏ เค‡เคคเคฟ เคชเฅเคฐเคพเคนเฅเคƒ เคชเคพเคฆเคพเค™เฅเค—เฅเคทเฅเค เฅ‡เคฝเคชเคฟ เค•เฅ‡เคšเคจ เฅฅโ€ เค‡เคคเคฟ เคฏเฅ‹เค—เคพเคฐเฅเคฃเคตเคƒ เฅฅ (เคฏเคฅเคพ, เคฎเคนเคพเคญเคพเคฐเคคเฅ‡ เฅค เฅงเฅจ เฅค เฅฉเฅจเฅฎ เฅค เฅฉเฅซ เฅค โ€œเคชเฅเคฐเคพเคฃเคฟเคจเคพเค‚ เคธเคฐเฅเคตเฅเคตเคคเฅ‹ เคตเคพเคฏเฅเคถเฅเคšเฅ‡เคทเฅเคŸเคพเค‚ เคตเคฐเฅเคคเฅเคคเคฏเคคเฅ‡ เคชเฅƒเคฅเค•เฅ เฅค เคชเฅเคฐเคพเคฃเคจเคพเคšเฅเคšเฅˆเคต เคญเฅ‚เคคเคพเคจเคพเค‚ เคชเฅเคฐเคพเคฃ เค‡เคคเฅเคฏเคญเคฟเคงเฅ€เคฏเคคเฅ‡ เฅฅโ€) เคชเคžเฅเคšเคชเฅเคฐเคพเคฃเคตเคฟเคตเคฐเคฃเค‚ เคฌเคนเฅเคตเคšเคจเคพเคจเฅเคคเคชเฅเคฐเคพเคฃเคถเคฌเฅเคฆเฅ‡ เคฆเฅเคฐเคทเฅเคŸ เคตเฅเคฏเคฎเฅ เฅฅ เคงเคพเคคเฅเคƒ เคชเฅเคคเฅเคคเฅเคฐเคƒ เฅค เคฏเคฅเคพ, — โ€œเค†เคฏเคคเคฟเคฐเฅเคจเคฟเคฏเคคเคฟเคถเฅเคšเฅˆเคต เคฎเฅ‡เคฐเฅ‹เคƒ เค•เคจเฅเคฏเฅ‡ เคฎเคนเคพเคคเฅเคฎเคจเคƒ เฅค เคญเคพเคฐเฅเคฏเฅเคฏเฅ‡ เคงเคพเคคเฅƒเคตเคฟเคงเคพเคคเฅเคฐเฅ‹เคธเฅเคคเฅ‡ เคคเคฏเฅ‹เคฐเฅเคœเคพเคคเฅŒ เคธเฅเคคเคพเคตเฅเคญเฅŒ เฅฅ เคชเฅเคฐเคพเคฃเคถเฅเคšเฅˆเคต เคฎเฅƒเค•เคฃเฅเคกเฅเคถเฅเคš เคชเคฟเคคเคพ เคฎเคฎ เคฎเคนเคพเคฏเคถเคพเคƒ เฅฅโ€ เค‡เคคเคฟ เคฎเคพเคฐเฅเค•เคฃเฅเคกเฅ‡เคฏเฅ‡ เคฐเฅเคฆเฅเคฐเคธเคฐเฅเค—เคพเคงเฅเคฏเคพเคฏเคƒ เฅฅ (เคงเคฐเคชเฅเคคเฅเคคเฅเคฐเคตเคฟเคถเฅ‡เคทเคƒ เฅค เคฏเคฅเคพ, เคฎเคคเฅเคธเฅเคฏเคชเฅเคฐเคพเคฃเฅ‡ เฅค เฅซ เฅค เฅจเฅฉ-เฅจเฅช เฅค โ€œเคฆเฅเคฐเคตเคฟเคฃเฅ‹ เคนเคตเฅเคฏเคตเคพเคนเคถเฅเคš เคจเคฐเคชเฅเคคเฅเคคเฅเคฐเคพเคตเฅเคญเฅŒ เคธเฅเคฎเฅƒเคคเฅŒ เฅค เค•เคฒเฅเคฏเคพเคจเคฟเคจเฅเคฏเคพเค‚ เคคเคคเคƒ เคชเฅเคฐเคพเคฃเฅ‹ เคฐเคฎเคฃเคƒ เคถเคฟเคถเคฟเคฐเฅ‹เคฝเคชเคฟ เคš เฅฅ เคฎเคจเฅ‹เคนเคฐเคพ เคงเคฐเคพเคคเฅ เคชเฅเคคเฅเคคเฅเคฐเคพเคจเคตเคพเคชเคพเคฅ เคนเคฐเฅ‡เคƒ เคธเฅเคคเคพ เฅฅโ€)

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L’Intreccio Etimologico tra Rischio ed Esperienza: Il Legame tra “Periculum” ed “Experiri”

Le parole latine periculum (pericolo) ed experiri (sperimentare, provare) condividono una radice comune che svela un’affascinante connessione concettuale tra l’idea di rischio e quella di esperienza. Il loro legame etimologico risiede nel verbo perior, un termine arcaico che significa “tentare” o “provare”.

Periculum, che in latino significa “prova, esperimento, rischio”, si รจ evoluto nell’italiano “pericolo”. La sua struttura morfologica รจ composta dal suffisso -culum, che indica uno strumento o un mezzo, attaccato alla radice peri-, derivata appunto da perior. In origine, quindi, il periculum non era altro che l’atto di tentare, di mettere alla prova, un’azione che intrinsecamente comporta un elemento di incertezza e, di conseguenza, di potenziale rischio.

Dall’altra parte, il verbo deponente experiri si traduce con “sperimentare, mettere alla prova, fare esperienza”. La sua composizione รจ trasparente: il prefisso ex-, che indica un movimento da, un’uscita, si unisce alla stessa radice peri- di perior. L’experiri รจ quindi letteralmente un “trarre fuori dalla prova”, un apprendere attraverso il tentativo e l’esposizione a una determinata situazione. Da experiri derivano parole italiane come “esperienza” ed “esperto”.

L’analisi etimologica rivela dunque una profonda veritร : non puรฒ esserci esperienza senza una qualche forma di “pericolo” o, piรน neutralmente, di “prova”. Ogni tentativo di acquisire conoscenza o abilitร  (l’experiri) implica necessariamente un’esposizione a un periculum, a un rischio, seppur minimo. รˆ attraverso il superamento della prova, l’affrontare il rischio, che si forgia l’esperienza.

In sintesi, la connessione tra periculum ed experiri ci insegna che il concetto di pericolo non รจ unicamente negativo, ma รจ intrinsecamente legato al processo di apprendimento e di crescita.
L’esperienza non รจ altro che la conoscenza distillata dal rischio che si รจ corso e dalla prova che si รจ superata.

CONFER


Homo ludens รจ una locuzione latina che si traduce come “Uomo che gioca” o “Uomo ludico”.

Il termine รจ stato reso celebre dallo storico e teorico della cultura olandese Johan Huizinga nel suo influente libro del 1938, intitolato appunto Homo Ludens.

L’Idea Centrale

L’argomento centrale di Huizinga รจ che la capacitร  umana di giocare non รจ un’attivitร  banale o secondaria, ma una condizione primaria e fondamentale che dร  origine alla cultura umana. Egli contrappone l’ Homo ludens ad altre definizioni dell’essere umano, come:

  • Homo sapiens: Uomo saggio
  • Homo faber: Uomo artefice (o fabbricante)

Huizinga credeva che, prima ancora di essere saggio o artefice, l’uomo fosse un giocatore. Per lui, il gioco non รจ qualcosa che avviene all’interno della cultura; piuttosto, la cultura stessa nasce e si sviluppa come e nel gioco.

La Definizione di Gioco secondo Huizinga

Secondo Huizinga, il gioco รจ un’attivitร  distinta con diverse caratteristiche chiave:

Carattere Non Materialistico: Nella sua forma piรน pura, il gioco non รจ produttivo. รˆ fine a se stesso, non รจ volto al guadagno materiale o alla produzione di beni (Huizinga riconosceva che questo principio si complica con lo sport professionistico, ma l’essenza dello spirito ludico non รจ il profitto).

Volontarietร : Il gioco รจ un’attivitร  scelta liberamente. Non รจ mai un compito o un dovere. Se รจ forzato, cessa di essere gioco.

Separazione dalla Vita “Ordinaria”: Si svolge al di fuori della realtร  quotidiana. Costituisce una fuga temporanea in una sfera a parte.

Limiti di Tempo e Spazio: Il gioco ha un inizio e una fine precisi.
Avviene all’interno di un’area designata: un campo da gioco, una scacchiera, un palcoscenico.
Huizinga chiamรฒ questo concetto il “cerchio magico”, un mondo temporaneo all’interno del quale si applicano le regole del gioco.

Creazione di Ordine: Il gioco ha le proprie regole, che sono assolutamente vincolanti all’interno del cerchio magico. Crea un mondo temporaneo, perfetto e ordinato. Il “guastafeste” (in inglese, spoilsport) non รจ solo un cattivo perdente; รจ colui che frantuma questo fragile mondo rifiutando di rispettarne le regole.

Presenza di Tensione: Il gioco include un elemento di incertezza e di caso. C’รจ una sfida da superare e una risoluzione, ed รจ questo che lo rende coinvolgente.

un eco del Gioco Cosmico

ๅฎˆ้œ็ฏค ย mantieni con fermezza la quiete ้“ๅพท็ถ“ XVI, 16 Dao De Jing

่‡ด่™›ๆฅต๏ผŒๅฎˆ้œ็ฏคใ€‚่ฌ็‰ฉไธฆไฝœ๏ผŒๅพไปฅ่ง€ๅพฉใ€‚ๅคซ็‰ฉ่Šธ่Šธ๏ผŒๅ„ๅพฉๆญธๅ…ถๆ นใ€‚ๆญธๆ นๆ›ฐ้œ๏ผŒๆ˜ฏ่ฌ‚ๅพฉๅ‘ฝใ€‚ๅพฉๅ‘ฝๆ›ฐๅธธ๏ผŒ็Ÿฅๅธธๆ›ฐๆ˜Žใ€‚ไธ็Ÿฅๅธธ๏ผŒๅฆ„ไฝœๅ‡ถใ€‚็Ÿฅๅธธๅฎน๏ผŒๅฎนไนƒๅ…ฌ๏ผŒๅ…ฌไนƒ็Ž‹๏ผŒ็Ž‹ไนƒๅคฉ๏ผŒๅคฉไนƒ้“๏ผŒ้“ไนƒไน…๏ผŒ
ๆฒ’่บซไธๆฎ†ใ€‚
้“ๅพท็ถ“ XVI, 16 Dao De Jing

่‡ด่™›ๆฅต.   Arriva al culmine del vuoto
ๅฎˆ้œ็ฏค    mantieni con fermezza la quiete

่ฌ็‰ฉไธฆไฝœ  i diecimila esseri tutti insieme sorgono
ๅพไปฅ่ง€ๅพฉ Io contemplo il loro ritorno
ๅคซ็‰ฉ่Šธ่Šธ tornano a casa ciascuno alle proprie radici
ๅ„ๅพฉๆญธๅ…ถๆ น   Tornare alle radici รจ quiete
ๆ˜ฏ่ฌ‚ๅพฉๅ‘ฝ รจ tornare al proprio destino
ๅ‘ฝๆ›ฐๅธธ Tornare al proprio destino รจ lโ€™eterno
็Ÿฅๅธธๆ›ฐๆ˜Ž  Conoscere lโ€™eterno รจ illuminazione
ไธ็Ÿฅๅธธ non conoscere
ๅฆ„ไฝœๅ‡ถ รจ essere senza radici
็Ÿฅๅธธๅฎน Conoscere lโ€™eterno รจ comprendere
ๅฎนไนƒๅ…ฌ comprendere perciรฒ essere imparziali
ๅ…ฌไนƒ็Ž‹ imparziali(equi) perciรฒ regali
็Ž‹ไนƒๅคฉ regali perciรฒ celesti
ๅคฉไนƒ้“ celesti perciรฒ uniti con il Dao
้“ไนƒไน… uniti con il Dao perciรฒ eterni
ๆฒ’่บซไธๆฎ†ใ€‚Senza un io nessun pericolo(sconfitta)

Buddha seduto, I-metร  II secolo, Pakistan (antica regione del Gandhara). Questo Buddha mostra affinitร  con la scultura romana piรน di qualsiasi altro bronzo gandharano sopravvissuto.Gandhara, antica regione del Pakistan nord-occidentale delimitata a nord dallo Swat (l’antica Udayana), a ovest dall’Afghanistan (l’antica Nagarahara e la Battriana) e a est dal fiume Indo e, infine, dal Kashmir.L’arte di Gandhara รจ nota per la fusione di elementi della scultura ellenistica con temi buddisti, grazie ai contatti con il mondo greco dopo le conquiste di Alessandro Magno. Le statue di Gandhara spesso raffigurano il Buddha o bodhisattva in pose meditative, con dettagli realistici come drappeggi di abiti e volti sereni, scolpiti in schisto, stucco o bronzo.

Lฤซlฤย  เคฒเฅ€เคฒเคพ gioco cosmico…. non ha motivo di essere. Allo stesso modo il mondo รจ semplicemente un suo gioco. (Brahmasลซtraย II, 1, 32-33) ย 

ยซathฤto brahmajijรฑฤsฤ
janmฤdyasya yataแธฅยป

(italiano)
ยซOra, conosciamo il Brahman
da cui questo [mondo] originaยป

(Brahmasลซtra’, I,1,1-2)

Ilย Brahmasลซtraย (devanฤgarฤซ: เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎเคธเฅ‚เคคเฅเคฐ; lett. “Iย sลซtraย (aforismi) sulย Brahman“), noto anche comeย Vedฤntasลซtraย Uttaramฤซmฤแนƒsฤsลซtra, testo religioso composto inย lingua sanscritaย posto a fondamento delย darล›anaย hindลซย indicato comeย Vedฤntaย (“Fine dei Veda”), questo noto anche comeย Uttaramฤซmฤแนƒsฤย (“Esegesi aggiunta”), dove ne compone, unitamente alleย Upaniแนฃadย e allaย Bhagavadgฤซtฤย e ai relativi commentari, il “triplice canone” (prasthanฤtraya).

Meditazione e Combattimento nella visione di Jiri Prochazka Combattente MMA

Ecco i punti chiave sulla meditazione secondo Jiri Prochazka:

  • Consiglio per chi non ama la solitudine: Suggerisce di iniziare a meditare per coloro che hanno difficoltร  a stare da soli e godersi la propria compagnia.
  • Scopo della meditazione: La meditazione serve a riconoscere se stessi, la propria mente e i propri “demoni” interiori. Aiuta a conoscere la voce nella propria testa e a realizzare che i pensieri negativi non sono reali.
  • “Qui e Ora” e Gioia Pura: Attraverso la meditazione, si puรฒ raggiungere una comprensione del puro “qui e ora”, che Jiri associa alla gioia pura.
  • Consapevolezza: Meditare significa riconoscere se stessi, la propria mente, i sentimenti, i pensieri e le cose che ci circondano, come il respiro e gli odori.
  • Esercizio con un Fiore: Jiri descrive un esercizio di meditazione in cui si pone un oggetto, come un fiore, di fronte a sรฉ e lo si osserva per circa 10 minuti. Durante questo tempo, ci si immerge completamente nel momento presente, osservando solo l’oggetto e prendendo coscienza dei pensieri che sopraggiungono.
  • Disciplina Mentale: L’obiettivo di questo esercizio รจ disciplinare la mente a rimanere focalizzata su un unico punto e a ritornarvi ogni volta che viene distratta.
  • Libertร  e Gratitudine: Dopo aver disciplinato la mente, si puรฒ godere della libertร  di osservare ciรฒ che ci circonda ed essere grati per tutte le cose che si hanno. Questa disciplina si puรฒ estendere anche alle scelte quotidiane, come quelle alimentari, portando a una maggiore apprezzamento delle decisioni consapevoli.
  • Connessione con il Combattimento: Jiri paragona la disciplina e la concentrazione sviluppate con la meditazione alla capacitร  di godersi il combattimento, rimanendo presenti nel momento invece di essere preda della paura o delle reazioni istintive.

Secondo Jiri Prochazka, il “flow” รจ di fondamentale importanza nel combattimento. Ecco i punti chiave che emergono dalle sue interazioni:

  • Non perdere il flow: Jiri esorta a non perdere il flusso durante il combattimento. Questo รจ cruciale indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova.
  • Rimanere nel flow anche in situazioni difficili: รˆ importante sapere come entrare nel flusso e rimanerci, anche durante esercizi difficili o situazioni complicate, che si stia vincendo o perdendo.
  • Il flow quando si vince: Spesso, quando si sta vincendo e si sente che l’avversario รจ vicino alla sconfitta, si viene sopraffatti dall’emozione e dal desiderio di finire l’incontro rapidamente. Invece, Prochazka raccomanda di rimanere nel “qui e ora”, di essere nel flusso.
  • Il flow quando si perde: Anche quando si sta perdendo, si viene colpiti o si รจ feriti, รจ essenziale realizzare e mantenere una mentalitร  positiva, respirare e procedere passo dopo passo, con la convinzione di poter vincere. Questo รจ strettamente legato al rimanere nel flusso.
  • Connessione con l’essere nel momento: Essere nel flusso รจ collegato all’essere nel “qui e ora”.

In sintesi, per Jiri Prochazka, il “flow” rappresenta uno stato mentale di presenza e continuitร  nell’azione, che permette di rimanere efficaci e lucidi sia nei momenti favorevoli che in quelli avversi del combattimento. Non perdere il flusso significa non farsi sopraffare dalle emozioni o dalle difficoltร , ma rimanere concentrati sul momento presente e sull’obiettivo di vincere.

Jiri Prochazka descrive il suo stile di combattimento enfatizzando diversi principi e approcci. Inizialmente, viene presentato come un combattente che รจ diventato campione UFC “combattendo come nessun altro”. Viene notato il suo stile unico, con “mani basse, mento in avanti”, che inizialmente potrebbe sembrare inefficace, ma che in realtร  lo rende molto bravo.

Prochazka sottolinea anche l’importanza di essere adattabili e di usare la tecnica dell’avversario come propria tecnica. Questa filosofia รจ paragonata al concetto di Bruce Lee dell’acqua che si adatta al contenitore, evidenziando la sua capacitร  di adattarsi a ogni momento. Sostiene di poter “vedere l’avversario veloce come lento e l’avversario lento come veramente veloce” con la sua mente, e di poter “rallentare un avversario veloce o velocizzare uno lento” per poi “cogliere il momento giusto”.

Un altro aspetto cruciale รจ la distanza, che lui considera la sua “protezione”. Spiega che il suo obiettivo principale รจ connettersi con l’avversario e sentire il ritmo. Il controllo della distanza gli permette di decidere quando puรฒ essere colpito e quando puรฒ allontanarsi. Durante lo sparring, cerca attivamente la distanza e applica pressione.

Prochazka descrive il suo approccio al combattimento come semplice, riducendolo a “boom e vincere”. Crede che le persone tendano a “eccessiva intellettualizzazione” e che la chiave sia essere nel “qui e ora” e agire in modo diretto. Afferma che se si รจ “leggeri” e “calmi”, si possono vedere le opportunitร  e godersi il combattimento.

Durante l’allenamento, emerge anche l’idea di “giocare con la pressione” e di controllare la tensione e l’atteggiamento mentale dell’avversario, per anticiparne le reazioni.

Nel contesto dello sparring, viene definito un “savage striker” Attaccante selvaggio” e viene evidenziato come cerchi di trovare la distanza rapidamente. La sua capacitร  di passare rapidamente da attacchi in piedi a tentativi di takedown, e viceversa, dimostra la sua natura imprevedibile.

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