Il termine deriva dal greco antico “hormรกein” (แฝฯฮผฮฌฮตฮนฮฝ), che significa:
Eccitare
Stimolare
Mettere in movimento
ร la stessa radice da cui deriva la parola ormone, i messaggeri chimici del nostro corpo che “mettono in moto” diverse funzioni biologiche. Ormesi: L’esposizione controllata a fattori di stress (freddo, apnea, sforzo fisico estremo) per rinforzare il sistema immunitario e la resilienza mentale, creando le basi per una mente piรน lucida.
L’ormesi รจ un fenomeno biologico in cui bassi livelli di stress (fisico, chimico o ambientale) inducono risposte adattative positive, rafforzando l’organismo.
Intervista con Selene Calloni Williams, ‘https://linktr.ee/symposium.podcast, dove l’autrice e studiosa condivide la sua profonda esperienza con lo sciamanesimo, lo yoga sciamanico e il buddismo Teravada, pratiche che ha abbracciato dopo aver affrontato una grave ”depressione” seguita alla morte del padre. L’intervista si concentra sui due pilastri comuni a tutte le tradizioni sapienziali: il riassorbimento del reale (ritiro delle proiezioni o realizzazione dello stato di sogno) e il matrimonio mistico (unione dell’umano e del divino). Selene spiega anche la sua visione della psicologia immaginale e l’importanza del coraggio e dell’esperienza per vivere una vita autentica, citando il concetto di malattia sciamanica come risorsa e descrivendo il digiuno immaginale come strumento per il viaggio interiore. L’intervista si chiude con una discussione sul Diamon come guida spirituale e l’importanza del tamburonello sciamanesimo.
Per la studiosa di yoga sciamanico e psicologia immaginale Selene Calloni Williams, “vivere per davvero” significa innanzitutto significa innanzitutto “esserci”, ovvero “essere nell’attimo presente” e “non essere nella mente”. Questo concetto implica un’esperienza profonda e coraggiosa dell’esistenza: 1. Uscire dalla Mente e Abbracciare l’Esperienza Vivere per davvero richiede di uscire dalla mente. La mente, infatti, confina l’individuo nelle credenze, nei concetti e nelle teorie, impedendo l’esperienza vera e reale. โข Superare il Pensiero Razionale: Non significa smettere di pensare, ma superare la mente meramente logica, razionale e analitica, entrando in una mente “enormemente piรน vasta e vera”. โข La Mente Poetica (o Pensiero del Cuore): Questa mente piรน vasta รจ chiamata, tra gli altri, “il pensiero del cuore” (secondo James Hillman) o “Overmind” (secondo Sri Aurobindo), ma l’autrice preferisce definirla la “mente poetica”. โข Istinto Consapevole: In sostanza, si tratta di risvegliare l’istinto consapevole. Significa “pensare come la foresta”, essere “terra foresta che pensa”, e quindi fare esperienza vera, come la fanno un albero o un animale. 2. Il Coraggio di Essere Presenti Per fare reale esperienza della vita รจ necessaria una sola cosa: non avere paura, ovvero avere coraggio. โข Essere nel Cuore: Fare esperienza vera significa essere nel cuore, il che vuol dire “amare” e “darsi, offrirsi”. โข Presenza Totale: Se si รจ veramente vivi e presenti nell’attimo, si accede a “tutto il tempo e tutto lo spazio”, perchรฉ “tutto รจ nel qui e ora”. Se si respira fino in fondo il momento in totale libertร , ci si accorge che in quell’istante ci sono tutti i momenti. โข Trascendere la Paura: La mente, con i suoi continui calcoli su ciรฒ che รจ giusto o sbagliato, possibile o impossibile, e sui pericoli, impedisce di essere veramente nel qui e ora, e di respirare il momento in totale libertร . Vivere per davvero, quindi, รจ avere il coraggio di essere davvero qui e ora. 3. La Libertร e il Ricordo di Sรฉ Vivere per davvero รจ strettamente legato al raggiungimento della libertร , che รจ il valore piรน grande, e al ricordo della propria vera identitร . โข Il Mantra del Risveglio: L’autrice cita il mantra Samasati, che significa “ricorda chi sei”, e si dice sia stata l’ultima parola pronunciata dal Buddha prima di morire. Questo implica il ricordo di essere un Buddha, un risvegliato. โข Non Essere Prigionieri: Il non vivere per davvero, al contrario, รจ restare prigionieri della mente in una “sospensione della vita”, in un inganno o in un’illusione generata dalla mente e sostenuta dalla paura. “vivere per davvero” รจ un atto di coraggio e consapevolezza che permette di trascendere i limiti della mente razionale per abbracciare l’istinto e la presenza totale nel momento, ritrovando la propria essenza e libertร .
โE cosโรจ, monaci, la retta consapevolezza? Qui, un monaco dimora contemplando il corpo nel corpo, ardente, chiaramente comprendente, consapevole, avendo rimosso bramosia e afflizione riguardo al mondoโฆโ
Le Quattro Fondamenta della Consapevolezza (Satipaแนญแนญhฤna):
Kฤyฤnupassanฤ โ Consapevolezza del corpo
Vedanฤnupassanฤ โ Consapevolezza delle sensazioni
Cittฤnupassanฤ โ Consapevolezza della mente/coscienza
Dhammฤnupassanฤ โ Consapevolezza degli oggetti mentali/dhamma
Qualitร chiave della sammasati:
ฤtฤpฤซ โ ardente/energico
Sampajฤno โ chiaramente comprendente
Satimฤ โ consapevole
Vineyya loke abhijjhฤdomanassaแน โ avendo abbandonato desiderio e avversione verso il mondo
In breve: Sammasati = consapevolezza attenta del momento presente con chiarezza, energia ed equanimitร , radicata nelle quattro fondamenta.
ไธ็ฌใฎๆ ใๅ ใๆถใใ ็กๅธธใฎๆใ ่ฑใณใ่ฝใกใๅทใซๆตใใ ๆใ่บซใใพใใๅคขใฎใใจใใ (่ชญใฟ: Hana no inochi / Momo no hana, harukaze ni mai / Hakanaki inochi, chiru ga gotoku. / Bushi no michi / Katana o tsukae, sakura no shita / Isshun no hanabusa, hikarite kiyu. / Mujล no oshie / Hanabira ochite, kawa ni nagare / Waga mi mo mata, yume no gotoku.) Vita del fiore Fiori di pesco, danzano nel vento primaverile, Vita fugace, come petali che cadono. Via del samurai Portando la spada, sotto i ciliegi, Gloria istantanea, che svanisce in luce.
L’INDIA E IL SACRO UNA ANTROPOLOGIA di Jean Varenne
L’induismo rimane ancora oggi la religione dominante nel subcontinente indiano. ร praticato da oltre l’80% della popolazione della Repubblica Indiana e da due terzi dei 900 milioni di abitanti dei cinque grandi stati dell’Asia meridionale: India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri-Lanka (Ceylon). Il numero dei fedeli (circa 600 milioni) รจ giร di per sรฉ stesso degno di attenzione, ma ancora piรน notevole รจ la sorprendente continuitร di una religione perpetuata senza interruzione per almeno 40 secoli.
Tale continuitร รจ paragonabile a quella dell’ebraismo (30 secoli) e del buddhismo (25 secoli) e, su scala minore, del cristianesimo (20 secoli) e dell’Islam (12 secoli).
I CARATTERI FONDAMENTALI DELL’INDUISMO
La cultura indiana, in tutti i suoi aspetti, รจ profondamente segnata da un forte carattere di arcaicitร : il sistema delle caste, per esempio, che regola per intero l’organizzazione della societร , puรฒ essere compreso soltanto facendo riferimento agli iniziamenti di una religione i cui testi sacri (Veda) sono stati composti nel II millennio prima della nostra era. La complessitร del sistema sociale, infatti, con il suo pluralismo e la sua struttura gerarchica, riflette sul piano umano l’articolazione fondamentale del politeismo induista.
Inoltre la molteplicitร degli dรจi divine raffigurate sulle facciate dei templi dimostra la fedeltร degli Indรน a una religione che รจ oggi l’unica, insieme allo scintoismo giapponese, che si possa qualificare ยซpaganaยป nel senso attribuito a questo termine dai primi cristiani in relazione alle credenze dei popoli dell’Impero romano prima della conversione di Costantino. (pag.27)
L’India e il sacro. Una antropologia
Si ottiene in questo modo una gradazione costituita da Siva, Visnu, Brahma e infine <davanti> a loro, l’Uno (eka), il supremo (ฤชลvara), il padre di tutto ciรฒ che esiste (Prajฤpati).
Ma i teologi e i filosofi affermano che questo Uno trascende i mondi, sia divini che umani o naturali: non soltanto รจ l’Uno rispetto ai molti, ma soprattutto รจ l’unitร contrapposta alla molteplicitร .
In altri termini, se gli dรจi, in quanto viventi (kแนฃit Immortali>), hanno caratteristiche essenziali (insieme le tre divinitร maggiori costituiscono la triplice forma, in sanscrito Tri-mลซrti) e in particolare caratteristiche sessuali (sono divinitร maschili o femminili), l’Uno, per parte sua, non puรฒ che essere <neutro>. In modo analogo i filosofi dell’antica Grecia contrapponevano l’Uno (to on) agli dรจi (hoi theoi).
Il vero nome tradizionale dell’induismo รจ Sanatana Dharma, เคธเคจเคพเคคเคจเคงเคฐเฅเคฎ che in sanscrito significa ยซlegge o religione eternaยป.
Sanatana Dharma: Indica una norma di vita e una veritร cosmica considerata eterna e senza inizio nรฉ fine.
Induismo: ร un termine geografico e storico inventato in seguito. Deriva dal nome del fiume Sindhu (Indo) prima storpiato dai persiani e poi adottato dai colonizzatori britannici nel XVIII secolo per definire le varie tradizioni religiose dell’India.
(แผฮฝ ฯแฝธ ฯแพถฮฝ “uno รจ il Tutto” e rafforza il concetto di totalitร e ciclicitร dell’esistenza)
Per evidenziare questa differenza, il sanscrito usa il sostantivo neutro brรกhman, che contrasta col maschile Brahma (prima persona della Trimลซrti) e si riferisce alla prima causa, quella dei brahmani (sanscrito brฤhmaแนa).
Spesso, per evitare equivoci, i testi usano il pronome dimostrativo neutro tad, <ciรฒ>, che ha il vantaggio di essere del tutto indeterminato. Si dice per esempio: tad ekam, <ciรฒ, l’unico>; oppure tad brahman, <ciรฒ, il brahman>, e cosรฌ il brahman, e cosรฌ via.
L’importante รจ che risulti chiaramente la trascendenza di questo principio e il fatto che, proprio a causa di questa trascendenza, esso deve essere senza qualitร , senza attributi di sorta.
Il brahman รจ metafisicamente l’essenza (necessariamente unica, priva di forma, inattingibile, rispetto all’essenza, che รจ molteplice, multiforme e polivalente.
Il brahman รจ anche l’assoluto contrapposto al relativo: del primo, a rigor di termini, si puรฒ dire soltanto che รจ <in sรฉ>, mentre l’altro si puรฒ definire in certo modo; secondo la varietร dei suoi aspetti e delle sue funzioni.
La visione del mondo, per concludere, รจ del tutto originale: da un lato si pone l’unitร <incolore> del Principio, dall’altro la natura, polimorfa, polivalente e dinamica.
Secondo la regola del <tre piรน uno>, si dice che la natura รจ retta dal gioco di tre qualitร (guแนa) simboleggiate da tre colori (rลซpa, ossia: rosso, rajas e bianco, sattva), che trasponono sul piano cromatico le tre funzioni sociali (del resto in sanscrito il termine varแนa puรฒ significare, a seconda del contesto, sia <colore> che <funzione>).
Il tamas rappresenta l’aspetto oscuro, pesante e fatidico di una materia difficile da dominare; il rajas la passione, la violenza, lo spirito di conquista e di progresso; il sattva rappresenta infine la serenitร , la giustizia, la coscienza e l’esercizio del culto.
Queste tre qualitร , alle quali fanno da patrono le tre divinitร funzionali, si trovano in perfetto equilibrio soltanto alla comparsa del mondo, durante l’etร dell’oro, quando regna una perfetta armonia.
Ma con il dissolversi di questa armonia (un fenomeno inevitabile, all’inizio della teoria indiana dei tempi ciclici), si manifestano tensioni e conflitti, amplificate e rappresentate nei racconti mitologici.
Ciascun essere racchiude in sรฉ questi guแนa ed รจ lacerato dalla loro lotta.
La psicologia indiana insegna che l’uomo deve fare di tutto per dominare queste forze, affinchรฉ ciascuna svolga il proprio ruolo nel modo e nel verso opportuno.
Perfino l’inerzia, la pesantezza, sono necessarie quanto il movimento, la leggerezza, la corsa in avanti; purchรฉ in questa dialettica agisca anche lo spirito di saggezza, rafforzato dai riti, dalla preghiera e dalla meditazione. (pag.75)
Le tre qualitร corrispondono inoltre a una triplice suddivisione della natura umana, in cui รจ possibile distinguere il corpo (dominio del tamas), lโintelligenza attiva e raziocinante (rajas) e lo spirito contemplativo( sattva). Ma al di sopra dei tre guna, e rispetto ad essi trascendente, esiste unโanima (ฤtman, traducibile anche come ยซsรฉยป), che consente a tutto lโinsieme di strutturarsi e di stabilizzarsi.
Lโฤtman รจ principio della personalitร , esatamente come il brahman e il principio dellโuniverso.
Le tre qualitร corrispondono inoltre a una triplice suddivisione della natura umana, in cui รจ possibile distinguere il corpo (dominio del tamas), lโintelligenza attiva e raziocinante (rajas) e lo spirito contemplativo (sattva).
Ma al di sopra dei tre guแนa, e rispetto ad essi trascendente, esiste unโanima (ฤtman, traducibile anchecome il sรจ), che consente a tutto lโinsieme di strutturarsi e di stabilizzarsi.
Lโฤtman, infatti, รจ il principio della personalitร , esattamente come il brฤhman รจ il principio dellโuniverso.
Per la legge dellโanalogia, dโaltro canto, ciascuna parte dellโuniverso produce necessariamente nella propria struttura la forma universale.
Anche lโanima partecipa a questa legge: egli รจ unโimmagine dellโuniverso e viceversa.
Questo rapporto puรฒ essere paragonato a un organismo vivente in forma di essere umano (puruแนฃa).
ร cosรฌ come il mondo puรฒ essere simboleggiato da una ruota (cakra) ”dai mille raggi”, che gira eternamente intorno a un asse (il brฤhman), allo stesso modo lโuomo appare un composto instabile, in perpetuo divenire, che si apre come un fiore da un seme (bฤซja) immutabile: lโฤtman.
Malโassoluto (il brฤhman) deve essere, per definizione, ยซsolitarioยป (kevala), senza secondo (a-dvaita), unico (eka). Non puรฒ dunque essere concepito come distinto dallโฤtman: e questo ฤtman (brฤhman), a sua volta, ยซessendo necessariamente unico, e sempre e dappertutto il medesimo.
Per questo lโInduismo evita di parlare dellโanima al plurale: lโฤtman rimane sempre identico a se stesso, anche se, nella moltitudine degli esseri, si presenta sotto innumerevoli forme.
Le varietร che distinguono gli individui si pongono soltanto a un livello ยซnaturaleยป.
Le diverse personalitร si plasmano nel corso della vita e, alla morte, assumono un destino (inferno, reincarnazione, paradiso)che รจ quello di un ‘entitร talvolta chiamata semplicemente jivatman,, ยซanima viventeยป, ossia ฤtman ยซincarnatoยป.
In altre parole, lโunicitร dellโฤtman brฤhman รจ un fatto metafisico, che ci fa comprendere come, e da che cosa, si sviluppano le manifestazioni esistenziali. Queste ultime, peraltro, sono le uniche realtร accessibili ai nostri sensi e alla nostra facoltร di raziocinio.
Vedฤre (o concepire) il brฤhman non appartiene alle nostre possibilitร : il nostro dominio (gli Indiani dicono il nostro ยซpascoloยป, gochฤra, oppure il nostro campo, kแนฃetra) รจ la natura, polimorfa e dinamica.
A questa apparteniamo e in questa lโฤtman, dentro di noi, deve inserirsi, incarnarsi, farsi vivente (jiva)
ร facile comprendere come tutto ciรฒ si traduca in un complesso di regole di condotta intese a rafforzarne la coerenza dellโindividuo, a ยซricentrarloยป.
La dialettica delle tre qualitร (guแนa) produce la molteplicitร della natura, che si manifesta a sua volta nella dispersione psicologica, fonte di inefficacia (per la spinta disordinata degli impulsi) e quindi di sofferenza (sarvam duแธฅkham, dicono i testi: ยซtutto รจ doloreยป) e di angoscia.
Se si riesce invece a prendere coscienza di questa realtร , รจ possibile disciplinare le attivitร psichiche e privilegiare lโaspetto ยซsattvaยป (il colore bianco della serenitร , della saggezza, e della devozione ) per orientare la propria vita verso ciรฒ che gli Indiani chiamano la ยซrealizzazioneยป dellโฤtman.
Si tratta di unโetica della contemplazione e dellโinazione, che domina tutta la cultura indiana fin dalla Bhagavad-Gฤซtฤ.
Per lโinazione, comunque, dobbiamo intendere ยซazione disinteressataยป, e non una vera e propria inattivitร , dal momento che in India, come รจ noto, รจ impossibile vivere senza operare, per poco che sia.
La stessa contemplazione( dhyana) รจ un atto che dipende interamente dalla volontร e che presuppone la virtรน della perseveranza e della tenacia.
I testi fondamentali del Vedฤnta, e soprattutto dello Yoga, insistono sul lavoro interiore necessario a giungere allo stadio finale: il raccoglimento perfetto (samฤdhi), che porta ad una solitudine (kaivalya) spirituale analoga allโunicitร del brahman/ฤtman.
Non dobbiamo del resto stupirci di questi riferimenti alla necessitร di un ยซlavoroยป (kriyฤ), se consideriamo che, per il pensiero indiano, nulla si puรฒ ottenere senza il compimento di un atto (karman).
Il lavoro artigianale, i combattimenti cavallereschi, le celebrazioni liturgiche, lโascรจsi (tapas), tutto รจ ยซagireยป, perchรฉ solo lโopera ยซporta fruttiยป. Se lโopera รจ empia, porta ai patimenti infernali; se รจ indifferente, รจ causa della trasmigrazione; se infine รจ santa, fa meritare il paradiso.
In ogni caso essa plasma la personalitร , la trasforma, mentre lโฤtman rimane impassibile al centro dellโessere, come un testimone.
LโUomo Indoeuropeo e il Sacro
Trattato di Antropologia del Sacro โ 2
Autore/i: Autori vari
Editore: Editoriale Jaca Book
editoriale degli Editori, prefazione di Julien Ries, traduzione di Mariagiulia Telaro, cura della traduzione di Dario Cosi e Luigi Saibene, in coedizione con Editrice Massimo, collana: Trattato di antropologia del sacro Diretto da Julien Ries Volume 2.
pp. 310, Milano
Lโesperienza del sacro nella vita dellโuomo indoeuropeo รจ delineata a partire dai caratteri generali di questo composito mondo (Rรฉgis Boyer), per passare allโIndia con Jean Varenne (lโantropologia) e con Michel Delahoutre (lโesteica e lโarte), allโIran antico con Gerardo Gnoli, al mondo celtico con Enrico Campanile, ai germani e gli scandinavi con Rรฉgis Boyer. Nella sesta parte Boyer stesso e Marija Gimbutas affrontano gli Slavi e i Balti, mentre in conclusione Julien Ries tira le fila generali di questo complesso volume. Unโampia e articolata bibliografia generale correda il volume.
Contributi di: R. Boyer, E. Campanile, M. Delahoutre, M. Gimbutas, G. Gnoli, J. Ries, J. Varenne.
In copertina: Dettaglio dellโornamento di un manoscritto celtico.
Il Trattato di Antropologia del Sacro รจ unโopera in dieci volumi diretta dal grande storico delle religioni Julien Ries. Scopo fondamentale รจ la comprensione dellโuomo come soggetto dellโesperienza del sacro. LโAntropologia religiosa ne studia la struttura fondamentale, la coscienza e lโattivitร , tramite molteplici tracce e documenti che lโHomo religiosus ci ha lasciato, dal Paleolitico a oggi, come espressione del suo rapporto con una โrealtร assolutaโ che trascende questo mondo ma che vi si manifesta.
Piano dellโopera:
Volume I: Le origini e il problema dellโ homo religiosus
Volume II: Lโuomo indoeuropeo e il sacro
Volume III: Le civiltร del mondo mediterraneo e il sacro
Volume IV: Religioni e culture asiatiche, australiane e amerinde
Volume V: Lโesperienza religiosa e il sacro nelle grandi religioni
Volume VI: Crisi, rotture e cambiamenti
NOTE Quadro demografico attuale
I dati demografici del testo risultano oggi ampiamente superati dalla crescita della popolazione dell’Asia meridionale negli ultimi decenni:
Fedeli induisti nel mondo: Non piรน 600 milioni, bensรฌ oltre 1,15 โ 1,2 miliardi (circa il 15% della popolazione globale), confermandosi la terza religione al mondo per numero di praticanti dopo cristianesimo e islam.
Asia meridionale: La popolazione complessiva dei cinque stati citati (India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka) supera oggi i 2 miliardi di persone (rispetto ai 900 milioni indicati nel testo).
India: Nella sola Repubblica Indiana, gli induisti costituiscono circa il 79-80% di una popolazione che ha superato gli 1,4 miliardi di abitanti.
Toponimo: Il riferimento allo Sri-Lanka (Ceylon) riflette la fase di transizione dal vecchio nome coloniale britannico (Ceylon), abbandonato ufficialmente nel 1972.
La rettifica delle linee temporali
Anche la scala temporale comparativa necessita di un piccolo ricalcolo:
Induismo (~35-40 secoli): Le prime formulazioni degli inni vedici orali risalgono convenzionalmente a un arco temporale compreso tra il 1700 e il 1200 a.C., con radici culturali che alcuni storici collegano anche alla precedente civiltร della valle dell’Indo.
Ebraismo (~30-32 secoli): Collocabile convenzionalmente attorno alla fine del II millennio a.C.
Buddhismo (~25-26 secoli): Origina con Siddhartha Gautama tra il VI e il V secolo a.C.
Cristianesimo (~20 secoli): I secolo d.C.
Islam (~14 secoli): Sorto nella penisola araba all’inizio del VII secolo d.C. (non 12 secoli, dato che sarebbe corretto solo guardando all’anno 1800 circa).
La natura della “continuitร ” induista
La continuitร dell’induismo presenta una peculiaritร fondamentale rispetto alle altre fedi citate: non possiede un fondatore storico unico, un’autoritร centrale nรฉ un dogma monolitico chiuso.
La sua sopravvivenza ininterrotta per millenni non deriva dall’immutabilitร dottrinale, ma dalla sua straordinaria capacitร di stratificazione: la religione sacrificale vedica ha integrato nel tempo le speculazioni filosofiche delle Upanishad, le grandi narrazioni epiche (Mahabharata e Ramayana), la devozione popolare (bhakti) e molteplici culti locali, mantenendo vivo un nucleo di concetti cardine (dharma, karma, samsara, moksha).
ๆฏ (xฤซ): Si riferisce al respiro, ma in un contesto meditativo indica spesso un respiro sottile, quasi impercettibile, piuttosto che la respirazione meccanica e grossolana.
็กๅบๅ ฅ (wรบ chลซ rรน): Letteralmente “senza uscita nรฉ entrata”. Descrive uno stato avanzato di meditazione in cui il respiro esterno sembra cessare. Non si tratta di apnea, ma di una condizione di profonda quiete in cui lo scambio gassoso avviene a un livello molto piรน sottile.
ๆฏไฝ (xฤซ zhรน): “Il respiro dimora” o “si ferma”. Indica il raggiungimento di uno stato di stabilitร e quiete del respiro.
ๆฐฃ (qรฌ): ร il concetto fondamentale di “energia vitale” o “soffio vitale” che, secondo la filosofia e la medicina cinese, pervade l’universo e anima gli esseri viventi.
ๅพๆ้ค (dรฉ suว yวng): “Ottiene il suo nutrimento” o “viene nutrito”. Significa che l’energia vitale si rafforza, si purifica e si accumula.
เคชเฅเคฐเคพเคฃเฅ เคตเคพ เค เคเฅเคเคฟเคฐเคธเค เคชเฅเคฐเคพเคฃเฅเคจ เคนเคฟ เคธเคฐเฅเคตเค เคชเฅเคฐเคพเคฃเคคเคฟ Prฤแนo vฤ aแน girasaแธฅ prฤแนena hi sarvaแน prฤแนati tratta dalla *Chandogya Upanishad* (5.1.1): “Il respiro (prฤแนa) รจ in veritร il piรน eccellente; poichรฉ attraverso il respiro ogni cosa vive.”
Lo so, lo so. เคคเคธเฅเคฎเคฟเคจเฅเคจเฅเคคเฅเคเคพเคฎเคคเฅเคฏเคฅเฅเคคเคฐเฅ เคธเคฐเฅเคต เคเคตเฅเคคเฅเคเคพเคฎเคจเฅเคคเฅ เคคเคธเฅเคฎเคฟเคเคถเฅเค เคชเฅเคฐเคคเคฟเคทเฅเค เคฎเคพเคจเฅ เคธเคฐเฅเคต เคเคต เคชเฅเคฐเคพเคคเคฟเคทเฅเค เคจเฅเคคเฅ เฅค เคคเคฆเฅเคฏเคฅเคพ เคฎเคเฅเคทเคฟเคเคพ เคฎเคงเฅเคเคฐเคฐเคพเคเคพเคจเคฎเฅเคคเฅเคเคพเคฎเคจเฅเคคเค Per saperne di piรน Bene E tu? เคถเฅเคฐเฅเคคเฅเคฐเค เค เคคเฅ เคชเฅเคฐเฅเคคเคพเค เคชเฅเคฐเคพเคฃเค เคธเฅเคคเฅเคจเฅเคตเคจเฅเคคเคฟ เฅฅ เฅช เฅฅ
โPerciรฒ offeso si alzรฒ, stava uscendo dal corpo. Ma quando il Respiro esce, allora tutti gli altri vanno con lui, e quando il Respiro rimane tutti gli altri rimangono; quindi come le api con l’ape regina: quando lui esce tutti escono con lui, e quando lui rimane tutti rimangono, cosรฌ fu con la Parola e la Mente e la Vista e l’Udito; allora furono compiaciuti e inneggiarono al Respiro per adorarlo. La Prusna Upanishad dell’Athurvaveda
Forza vitale, m. (da praแนi, vivere a lungo. Pra + ana + a. Agire per mezzo della vita). Brahma. Questo รจ il resto del Trikanda. Hrinmaruta. (Come affermato nei Veda, “La forza vitale รจ situata nel cuore e nel retto, e il respiro รจ ugualmente situato nell’ombelico.“) La creatura poetica. Il vento. Forza. (Come menzionato nella dinastia di Hari, 86, 36, “Gli eroi erano pieni della vita delle loro braccia alla presenza dell’assemblea.”) Pลซrite, tre. Questo รจ il Medini. La coscienza del corpo sottile รจ il tutto. L’aria che fluisce dalla punta del naso si muove in avanti. Questa รจ l’essenza del Vedanta. Il suo uscire dall’azione. Questo รจ Sridharswami. La forma e i luoghi della Suprema Personalitร di Dio sono i seguenti: Questo รจ l’oceano dello yoga. (Come menzionato nel Mahabharata 12:328:35 “Il vento trasporta i movimenti di tutti gli esseri viventi separatamente dalla forza vitale di tutti gli esseri viventi”) Le cinque forze vitali sono anche descritte nella forma plurale della parola ‘prฤแนa’ Il figlio del metallo. Come menzionato nella letteratura vedica, “Ayati e Niyati erano le figlie della grande anima Monte Meru e la moglie di Dhฤtrividhatra. Ebbero due figli di nome Prฤแนa e Mแนkaแนแธu, mio โโpadre di grande fama.” Questo รจ il capitolo sulla creazione di Rudra nel Mฤrkaแนแธeya ลrฤซmad-Bhฤgavatam. (Come menzionato nel Matsya Purฤแนa 5:23-24 “Draviแนa e Havyavฤha erano i due figli di Nara, la figlia della Persona Suprema di Dio di nome Kalyanini, di nome Prฤแนa, Ramana e ลiลira”)
10) โColui che conosce lo Spirito senza ombra, senza colore, senza corpo, luminoso e imperituro, raggiunge l’Imperituro, perfino l’Altissimo. O bel figlio, egli conosce il Tutto e diventa il Tutto. Di ciรฒ รจ la Scrittura. La Prusna Upanishad dell’Athurvaveda
Le parole latine periculum (pericolo) ed experiri (sperimentare, provare) condividono una radice comune che svela un’affascinante connessione concettuale tra l’idea di rischio e quella di esperienza. Il loro legame etimologico risiede nel verbo perior, un termine arcaico che significa “tentare” o “provare”.
Periculum, che in latino significa “prova, esperimento, rischio”, si รจ evoluto nell’italiano “pericolo”. La sua struttura morfologica รจ composta dal suffisso -culum, che indica uno strumento o un mezzo, attaccato alla radice peri-, derivata appunto da perior. In origine, quindi, il periculum non era altro che l’atto di tentare, di mettere alla prova, un’azione che intrinsecamente comporta un elemento di incertezza e, di conseguenza, di potenziale rischio.
Dall’altra parte, il verbo deponente experiri si traduce con “sperimentare, mettere alla prova, fare esperienza”. La sua composizione รจ trasparente: il prefisso ex-, che indica un movimento da, un’uscita, si unisce alla stessa radice peri- di perior. L’experiri รจ quindi letteralmente un “trarre fuori dalla prova”, un apprendere attraverso il tentativo e l’esposizione a una determinata situazione. Da experiri derivano parole italiane come “esperienza” ed “esperto”.
L’analisi etimologica rivela dunque una profonda veritร : non puรฒ esserci esperienza senza una qualche forma di “pericolo” o, piรน neutralmente, di “prova”. Ogni tentativo di acquisire conoscenza o abilitร (l’experiri) implica necessariamente un’esposizione a un periculum, a un rischio, seppur minimo. ร attraverso il superamento della prova, l’affrontare il rischio, che si forgia l’esperienza.
In sintesi, la connessione tra periculum ed experiri ci insegna che il concetto di pericolo non รจ unicamente negativo, ma รจ intrinsecamente legato al processo di apprendimento e di crescita. L’esperienza non รจ altro che la conoscenza distillata dal rischio che si รจ corso e dalla prova che si รจ superata.
L’essenza di un Uomo รจ di giocare, rischiare (vivere, lottare non soltanto per vivere o far sopravvivere la specie); a differenza degli animali l’uomo รจ homo ludens. Dunque egli fa delle cose ”inutili” ovverossia contrario alla propria stessa esistenza: la morale รจ esattamente questo. L’uomo รจ un giocatore ed ogni esperienza autentica umana รจ una messa in gioco, talvolta pericolosa l’ “esperienza”-รจ etimologicamente legata al “pericolo”; in latino experiri = sperimentare, ha la medesima radice di periculum = pericolo).
OMAR VECCHIO
Pakistan – 31 luglio 2000 – quota 5700m
CONFER
Homo ludens รจ una locuzione latina che si traduce come “Uomo che gioca” o “Uomo ludico”.
Il termine รจ stato reso celebre dallo storico e teorico della cultura olandese Johan Huizinga nel suo influente libro del 1938, intitolato appunto Homo Ludens.
L’Idea Centrale
L’argomento centrale di Huizinga รจ che la capacitร umana di giocare non รจ un’attivitร banale o secondaria, ma una condizione primaria e fondamentale che dร origine alla cultura umana. Egli contrappone l’ Homo ludens ad altre definizioni dell’essere umano, come:
Homo sapiens: Uomo saggio
Homo faber: Uomo artefice (o fabbricante)
Huizinga credeva che, prima ancora di essere saggio o artefice, l’uomo fosse un giocatore. Per lui, il gioco non รจ qualcosa che avviene all’interno della cultura; piuttosto, la cultura stessa nasce e si sviluppa come e nel gioco.
La Definizione di Gioco secondo Huizinga
Secondo Huizinga, il gioco รจ un’attivitร distinta con diverse caratteristiche chiave:
Carattere Non Materialistico: Nella sua forma piรน pura, il gioco non รจ produttivo. ร fine a se stesso, non รจ volto al guadagno materiale o alla produzione di beni (Huizinga riconosceva che questo principio si complica con lo sport professionistico, ma l’essenza dello spirito ludico non รจ il profitto).
Volontarietร : Il gioco รจ un’attivitร scelta liberamente. Non รจ mai un compito o un dovere. Se รจ forzato, cessa di essere gioco.
Separazione dalla Vita “Ordinaria”: Si svolge al di fuori della realtร quotidiana. Costituisce una fuga temporanea in una sfera a parte.
Limiti di Tempo e Spazio: Il gioco ha un inizio e una fine precisi. Avviene all’interno di un’area designata: un campo da gioco, una scacchiera, un palcoscenico. Huizinga chiamรฒ questo concetto il “cerchio magico”, un mondo temporaneo all’interno del quale si applicano le regole del gioco.
Creazione di Ordine: Il gioco ha le proprie regole, che sono assolutamente vincolanti all’interno del cerchio magico. Crea un mondo temporaneo, perfetto e ordinato. Il “guastafeste” (in inglese, spoilsport) non รจ solo un cattivo perdente; รจ colui che frantuma questo fragile mondo rifiutando di rispettarne le regole.
Presenza di Tensione: Il gioco include un elemento di incertezza e di caso. C’รจ una sfida da superare e una risoluzione, ed รจ questo che lo rende coinvolgente.
Agire come se ogni atto fosse lโultimo , fosse necessario, inevitabile, fondamentale, totale pur sapendo in cuor suo , come rammentava don Juan a Castaneda che รจ solo un compito inutile rispetto allโAssoluto, nonostante i paradossi dellโesistenza, nonostante la dualitร apparente, ma greve, ruvida non di rado tagliente.
Neppure la contemplazione รจ senza azione Lucius Annaeus Seneca De Serenum de Otio
่ด่ๆฅต๏ผๅฎ้็ฏคใ่ฌ็ฉไธฆไฝ๏ผๅพไปฅ่งๅพฉใๅคซ็ฉ่ธ่ธ๏ผๅๅพฉๆญธๅ ถๆ นใๆญธๆ นๆฐ้๏ผๆฏ่ฌๅพฉๅฝใๅพฉๅฝๆฐๅธธ๏ผ็ฅๅธธๆฐๆใไธ็ฅๅธธ๏ผๅฆไฝๅถใ็ฅๅธธๅฎน๏ผๅฎนไนๅ ฌ๏ผๅ ฌไน็๏ผ็ไนๅคฉ๏ผๅคฉไน้๏ผ้ไนไน ๏ผ ๆฒ่บซไธๆฎใ ้ๅพท็ถ XVI, 16 Dao De Jing
่ด่ๆฅต. Arriva al culmine del vuoto ๅฎ้็ฏค mantieni con fermezza la quiete ่ฌ็ฉไธฆไฝ i diecimila esseri tutti insieme sorgono ๅพไปฅ่งๅพฉ Io contemplo il loro ritorno ๅคซ็ฉ่ธ่ธ tornano a casa ciascuno alle proprie radici ๅๅพฉๆญธๅ ถๆ น Tornare alle radici รจ quiete ๆฏ่ฌๅพฉๅฝ รจ tornare al proprio destino ๅฝๆฐๅธธ Tornare al proprio destino รจ lโeterno ็ฅๅธธๆฐๆ Conoscere lโeterno รจ illuminazione ไธ็ฅๅธธ non conoscere ๅฆไฝๅถ รจ essere senza radici ็ฅๅธธๅฎน Conoscere lโeterno รจ comprendere ๅฎนไนๅ ฌ comprendere perciรฒ essere imparziali ๅ ฌไน็ imparziali(equi) perciรฒ regali ็ไนๅคฉ regali perciรฒ celesti ๅคฉไน้ celesti perciรฒ uniti con il Dao ้ไนไน uniti con il Dao perciรฒ eterni ๆฒ่บซไธๆฎใSenza un io nessun pericolo(sconfitta)
Buddha seduto, I-metร II secolo, Pakistan (antica regione del Gandhara). Questo Buddha mostra affinitร con la scultura romana piรน di qualsiasi altro bronzo gandharano sopravvissuto.Gandhara, antica regione del Pakistan nord-occidentale delimitata a nord dallo Swat (l’antica Udayana), a ovest dall’Afghanistan (l’antica Nagarahara e la Battriana) e a est dal fiume Indo e, infine, dal Kashmir.L’arte di Gandhara รจ nota per la fusione di elementi della scultura ellenistica con temi buddisti, grazie ai contatti con il mondo greco dopo le conquiste di Alessandro Magno. Le statue di Gandhara spesso raffigurano il Buddha o bodhisattva in pose meditative, con dettagli realistici come drappeggi di abiti e volti sereni, scolpiti in schisto, stucco o bronzo.
Realizza un intima calma e fermezza, che consentano di far si che โ se nulla puoi sul tuo nemico, nulla esso possa su di te, suscitando in sรจ stessi un ulteriore dimensione della trascendenza…. J. Evola
(italiano) ยซOra, conosciamo il Brahman da cui questo [mondo] originaยป
(Brahmasลซtra’, I,1,1-2)
Ilย Brahmasลซtraย (devanฤgarฤซ: เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎเคธเฅเคคเฅเคฐ; lett. “Iย sลซtraย (aforismi) sulย Brahman“), noto anche comeย Vedฤntasลซtraย Uttaramฤซmฤแนsฤsลซtra, testo religioso composto inย lingua sanscritaย posto a fondamento delย darลanaย hindลซย indicato comeย Vedฤntaย (“Fine dei Veda”), questo noto anche comeย Uttaramฤซmฤแนsฤย (“Esegesi aggiunta”), dove ne compone, unitamente alleย Upaniแนฃadย e allaย Bhagavadgฤซtฤย e ai relativi commentari, il “triplice canone” (prasthanฤtraya).
ยซna prayojanavattvฤtlokavat tu lฤซlฤkaivalyamยป Egli non ha motivo di essere. Allo stesso modo il mondo รจ semplicemente un suo gioco. (Brahmasลซtraย II, 1, 32-33) ย lฤซlฤย เคฒเฅเคฒเคพ gioco cosmico
เฅ เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ เฅเฅ เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ เฅ เฅ “Non a causa di uno scopo” เฅเฅ “Ma come il mondo, รจ solo un gioco (lฤซlฤ)”
La prima parte, “เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ” (na prayojanavattvฤt), si traduce come “Non a causa di uno scopo”, indicando che l’azione divina non รจ motivata da un fine utilitaristico. La seconda parte, “เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ” (lokavattu lฤซlฤkaivalyam), si traduce come “Ma come il mondo, รจ solo un gioco”, suggerendo che la creazione del mondo da parte del divino รจ un atto spontaneo, simile a un gioco (lฤซlฤ), senza un motivo specifico.
Ecco i punti chiave sulla meditazione secondo Jiri Prochazka:
Consiglio per chi non ama la solitudine: Suggerisce di iniziare a meditare per coloro che hanno difficoltร a stare da soli e godersi la propria compagnia.
Scopo della meditazione: La meditazione serve a riconoscere se stessi, la propria mente e i propri “demoni” interiori. Aiuta a conoscere la voce nella propria testa e a realizzare che i pensieri negativi non sono reali.
“Qui e Ora” e Gioia Pura: Attraverso la meditazione, si puรฒ raggiungere una comprensione del puro “qui e ora”, che Jiri associa alla gioia pura.
Consapevolezza: Meditare significa riconoscere se stessi, la propria mente, i sentimenti, i pensieri e le cose che ci circondano, come il respiro e gli odori.
Esercizio con un Fiore: Jiri descrive un esercizio di meditazione in cui si pone un oggetto, come un fiore, di fronte a sรฉ e lo si osserva per circa 10 minuti. Durante questo tempo, ci si immerge completamente nel momento presente, osservando solo l’oggetto e prendendo coscienza dei pensieri che sopraggiungono.
Disciplina Mentale: L’obiettivo di questo esercizio รจ disciplinare la mente a rimanere focalizzata su un unico punto e a ritornarvi ogni volta che viene distratta.
Libertร e Gratitudine: Dopo aver disciplinato la mente, si puรฒ godere della libertร di osservare ciรฒ che ci circonda ed essere grati per tutte le cose che si hanno. Questa disciplina si puรฒ estendere anche alle scelte quotidiane, come quelle alimentari, portando a una maggiore apprezzamento delle decisioni consapevoli.
Connessione con il Combattimento: Jiri paragona la disciplina e la concentrazione sviluppate con la meditazione alla capacitร di godersi il combattimento, rimanendo presenti nel momento invece di essere preda della paura o delle reazioni istintive.
Secondo Jiri Prochazka, il “flow” รจ di fondamentale importanza nel combattimento. Ecco i punti chiave che emergono dalle sue interazioni:
Non perdere il flow: Jiri esorta a non perdere il flusso durante il combattimento. Questo รจ cruciale indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova.
Rimanere nel flow anche in situazioni difficili: ร importante sapere come entrare nel flusso e rimanerci, anche durante esercizi difficili o situazioni complicate, che si stia vincendo o perdendo.
Il flow quando si vince: Spesso, quando si sta vincendo e si sente che l’avversario รจ vicino alla sconfitta, si viene sopraffatti dall’emozione e dal desiderio di finire l’incontro rapidamente. Invece, Prochazka raccomanda di rimanere nel “qui e ora”, di essere nel flusso.
Il flow quando si perde: Anche quando si sta perdendo, si viene colpiti o si รจ feriti, รจ essenziale realizzare e mantenere una mentalitร positiva, respirare e procedere passo dopo passo, con la convinzione di poter vincere. Questo รจ strettamente legato al rimanere nel flusso.
Connessione con l’essere nel momento: Essere nel flusso รจ collegato all’essere nel “qui e ora”.
In sintesi, per Jiri Prochazka, il “flow” rappresenta uno stato mentale di presenza e continuitร nell’azione, che permette di rimanere efficaci e lucidi sia nei momenti favorevoli che in quelli avversi del combattimento. Non perdere il flusso significa non farsi sopraffare dalle emozioni o dalle difficoltร , ma rimanere concentrati sul momento presente e sull’obiettivo di vincere.
Jiri Prochazka descrive il suo stile di combattimento enfatizzando diversi principi e approcci. Inizialmente, viene presentato come un combattente che รจ diventato campione UFC “combattendo come nessun altro”. Viene notato il suo stile unico, con “mani basse, mento in avanti”, che inizialmente potrebbe sembrare inefficace, ma che in realtร lo rende molto bravo.
Un elemento fondamentale del suo stile รจ la capacitร di “rendere confortevole ciรฒ che รจ scomodo”. Questo suggerisce una mentalitร di adattamento e di superamento delle difficoltร .
Prochazka sottolinea anche l’importanza di essere adattabili e di usare la tecnica dell’avversario come propria tecnica. Questa filosofia รจ paragonata al concetto di Bruce Lee dell’acqua che si adatta al contenitore, evidenziando la sua capacitร di adattarsi a ogni momento. Sostiene di poter “vedere l’avversario veloce come lento e l’avversario lento come veramente veloce” con la sua mente, e di poter “rallentare un avversario veloce o velocizzare uno lento” per poi “cogliere il momento giusto”.
Un altro aspetto cruciale รจ la distanza, che lui considera la sua “protezione”. Spiega che il suo obiettivo principale รจ connettersi con l’avversario e sentire il ritmo. Il controllo della distanza gli permette di decidere quando puรฒ essere colpito e quando puรฒ allontanarsi. Durante lo sparring, cerca attivamente la distanza e applica pressione.
Prochazka descrive il suo approccio al combattimento come semplice, riducendolo a “boom e vincere”. Crede che le persone tendano a “eccessiva intellettualizzazione” e che la chiave sia essere nel “qui e ora” e agire in modo diretto. Afferma che se si รจ “leggeri” e “calmi”, si possono vedere le opportunitร e godersi il combattimento.
Durante l’allenamento, emerge anche l’idea di “giocare con la pressione” e di controllare la tensione e l’atteggiamento mentale dell’avversario, per anticiparne le reazioni.
Nel contesto dello sparring, viene definito un “savage striker” Attaccante selvaggio” e viene evidenziato come cerchi di trovare la distanza rapidamente. La sua capacitร di passare rapidamente da attacchi in piedi a tentativi di takedown, e viceversa, dimostra la sua natura imprevedibile.