Melusina e Sheela na gig

Secondo la leggenda le melusine dovrebbero sposare un cavaliere a condizione di un tabù particolare: non essere viste nella loro vera forma, quella di una fata dell'acqua, con la coda di pesce o di serpente, al posto delle gambe. La rottura del tabù della melusina, fonte dell'autorità e della ricchezza cavalleresca, può condurre il cavaliere alla rovina e condannare la fata a rimanere una sirena per sempre.
Le più antiche notizie sulla natura delle melusine risalgono al XII secolo. Possibili origini si trovano già in saghe pre-cristiane, greche, celtiche, così come nella cultura del Vicino Oriente. In qualità di leggenda storico-genealogica, risale alla famiglia Lusignano della regione francese di Poitou


Parco di Bomarzo Melusina Fata appartenete alla specie delle sirene
La sirena bicaudata all’entrata della Pieve a Corsignano
La Melusina di Sant’Ambrogio, a Milano nell’ambone marmoreo, datato inizi del XII secolo, periodo templare.
Il logo della catena ‘Starbucks’
Como
Il simbolismo della Melusina o sirena bicuadata si riferisce alla natura duale della donna che collega mondi tra loro differenti, unendo la terra con l'acqua, sospesa tra carnalità e spiritualità: la cultura occidentale vede nella donna un passaggio tra più mondi, tra la vita e la morte. 
Per questo la donna nelle società celto-germaniche, come quella longobarda, erano sempre molto rispettate e particolarmente tutelate anche dal diritto germanico (vedi Editto di Rotari).

La melusina è rappresentata come una figura chimerica: una sirena che in entrambe le mani tiene le sue due code, nell’architettura e nella geometria del “sacro” rappresenta la vescica piscis, elemento vulvare per eccellenza, come scaturisce dallo stesso nome, vesica in latino vuol dire proprio vagina.

Sin dalla Preistoria l’uomo ha sempre cercato nei simboli sessuali un qualche elemento per allontanare le forze maligne e assicurare fertilità e procreazione a una famiglia o a una comunità intera.
La fecondità veniva spesso rappresentata da donne formose che mostravano i propri genitali in pose provocanti, simboli di lussuria e attrazione fatale.

La doppia natura della melusina di donna e pesce può essere oltretutto interpretata come allegoria della dualità della natura umana: carnale e spirituale.

impressa sull’ambone longobardo della Pieve romanica di San Pietro a Gropina presso Loro Ciuffenna. Rimanda ad antichissimi culti pagani della Terra-madre della tradizione celto-germanica di cui ci parla lo storico romano Tacito nel suo saggio Germania del I sec. d.C. il culto di Nerthus.
descrivendo dettagliatamente il rituale che prevedeva l’immersione della dea nelle acque di una isola del Mar Baltico, dove aveva luogo una misteriosa trasformazione, così segreta che tutti coloro che vi assistevano venivano poi inghiottiti dalle acque.

L’origine di questa storia probabilmente tramandata di padre in figlio fin da epoche primordiali è celtica. Le zone dove sono stati trovati riferimenti culturali a questa leggenda sono tutte aree di cultura celtica, dalla Scozia (Pitti), alla Bretagna, alla Normandia, al Poitou, ai Paesi Bassi. L’iconografia delle sirene bicaudate è particolarmente diffusa in Toscana, in tutte le pievi più antiche del contado tra cui spiccano quelle di San Pietro a Gropina e quella di Corsignano presso Pienza.

Capitello nella navata della chiesa di san Michele a Pavia, anche i cistercensi, pur condannando il bestiario ne riconoscevano l’invincibile attrattiva sui fedeli, la “mira sed perversa delectatio”, il piacere meraviglioso e perverso che esso procurava alla fantasia dei devoti cristiani, culti anteriori con una valenza archetipica non facilmente cancellabili con la repressione.
Sheela na gig
Naga Kanya considerata anche figlia dei Naga, è protettrice dei serpenti, ma come Melusina è anche legata al culto dell’acqua, dei fiumi e della pioggia ed ha un posto d’onore nella religione Indù e Buddista non solo in India. Sheela Na Gig e la divinità indiana della fertilità Lajja Gauri. Sheela Na Gig che si trova nella chiesa di Notre-Dame de Bruyères-et-Montbérault e due sculture di Lajja Gauri in India. 
I naga sono divinità minori che abitano in paradisi acquatici, sul fondo di mari, fiumi e laghi, in palazzi di gemme e perle. Sono i guardiani dell’energia vitale che è custodita nelle sorgenti d’acqua, nei pozzi e negli stagni. Sono anche i guardiani delle ricchezze delle profondità della terra e del mare- coralli, conchiglie, perle e pietre dure. Hanno una preziosa gemma incastonata sulla fronte. Le principesse serpenti, famose per l’intelligenza e il fascino, sono le antenate mitologiche di numerose dinastie del sud. Si dice che il Kerala sia una terra così verde e fertile proprio grazie all’intervento dei naga.
In origine il Kerala era una terra sottomarina. Poi un giorno Parasurama, sesta incarnazione terrena del dio Vishnu, scagliò la magica ascia che aveva ricevuto in dono dal dio Shiva e tra i suoi piedi e il punto dove l’arma si inabissò emerse il Kerala.


Omne ignotum pro magnifico

Tutto ciò che è sconosciuto è sublime
Tacito, Vita di Agricola, 30

”E’ questo in fondo l’unico coraggio che si richieda a noi: essere coraggiosi verso quanto di più strano, prodigioso e inesplicabile ci possa accadere”
Rainer Maria Rilke

Disciplina cavalcando la Tigre (騎虎難下 È difficile cavalcare una tigre)

A qualunque costo imprimere ad ogni occupazione, anche la più modesta, un carattere di completezza fino a   ” rendere intero il frammento e dritto il curvo”

”il misurare se stessi in una speciale contemplazione della morte, vivere ogni giorno in un presente, come se fosse l’ultimo giorno , la direzione da imprimere al proprio essere come una forza magnetica che potrà anche non manifestarsi in questa esistenza con la rottura completa di livello ontologico propria alla ”iniziazione” ma che non mancherà di scattare al momento giusto, per portare oltre”

Julius Evola Cavalcare la Tigre

Nicholas Roerich

Echi della ”Via stoica” da Marco Aurelio Perficie omnia facta vitae quasi heac postrema essent a Seneca Protinus vive giungendo ad altre imprevedibili sentieri Castaneda

ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς,

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni
avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)
Nicholas Roerich

Don Juan: Non ho detto che devi preoccuparti della morte”
Castaneda: Allora cosa devo fare?
Don Juan : Usala. Metti a fuoco la tua attenzione sul legame tra te e la tua morte, senza rimorsi o tristezza o inquietudine. Metti a fuoco la tua attenzione sul fatto che non hai tempo e lascia che le tue azioni fluiscano di conseguenza.
Fai che ognuna delle tue azioni sia la tua ultima battaglia sulla terra.
Solo a queste condizioni le tue azioni avranno il loro potere legittimo.
Altrimenti per quanto tu possa vivere ,saranno le azioni di un uomo timido.
Castaneda: E’tanto terribile essere un uomo timido?
Don Juan: No, Non lo è se sei immortale, ma se devi morire , non c’è tempo per la timidezza ,semplicemente perchè la timidezza ti fa attaccare a qualcosa che esiste solo nei tuoi pensieri
Ti sostiene finchè c’è bonaccia ,ma poi il mondo terribile e misterioso aprirà la bocca per te, come l’aprirà per ciascuno di noi, e allora tu ti renderai conto che i tuoi modi sicuri non erano sicuri per niente.
Essere timidi ci impedisce di esaminare e approfittare del nostro destino di uomini.

La consapevolezza che si deve morire e che quindi si ha un tempo limitato può tagliar via un enorme quantità di meschinità e di autoindulgenze dalla propria vita. Tutti quei pensieri che la gente ha in punto di morte ,rimpianti per il tempo sprecato e le opportunità perdute, per i rischi non corsi e i cedimenti all’inerzia, tutti quei pensieri ”se potessi rifarlo” ,tutto questo può essere portato al presente ,prima che le opportunità siano passate, finchè le porte sono ancora aperte, e una persona possa essere galvanizzata e spinta a cominciare ad assumersi consapevolmente delle responsabilità per vivere una vita piena.


成語(2):騎虎難下。 Chinese Proverb: He Who Rides a Tiger is Afraid to Dismount.
It is said that the English idiom "Ride a Tiger" comes from a Chinese proverb "He who rides (騎) a tiger (虎) is afraid (難) to dismount (下). " John Ayto in his Oxford Dictionary of English Idioms explains this Chinese proverb very well. It says that "ride a tiger" denotes "take a responsibility or embark a course of action which subsequently cannot be safely abandoned." Why cannot be safely abandoned? Because the responsibility or the course of action has now changed into a 'tiger'--uncontrollable, doesn't listen to you, hard to tell to stop. There was no 'tiger' in the first place, but now you have it. Chinese-speaking people say "now you 騎虎難下了," while English-speaking ones say " Now you are riding a tiger." Pronounce it : 騎(chiˊ)虎(huˇ)難(nanˊ)下(shiaˋ)。By the way, the Chinese word「難」isn't 'afraid,' , but ' difficult, hard.' This Chinese proverb has said nothing about someone 'afraid' of doing something. It says that the dilemma--riding a tiger (騎虎)--is difficult (難)or hard (難) to resolve. 

成語(2):騎虎難下。 Proverbio cinese: Chi cavalca una tigre ha paura di smontare.
Si dice che l’idioma inglese “Ride a Tiger” derivi da un proverbio cinese “Chi cavalca (騎) una tigre (虎) ha paura (難) di smontare (下). ” John Ayto nel suo Oxford Dictionary of English Idioms spiega molto bene questo proverbio cinese. Dice che “cavalcare una tigre” denota “assumersi una responsabilità o intraprendere una linea d’azione che successivamente non può essere abbandonata in sicurezza”. Perché non può essere abbandonato in sicurezza? Perché la responsabilità o la linea d’azione è ora cambiata in una “tigre” – incontrollabile, non ti ascolta, difficile dire di smettere.
Non c’era nessuna “tigre” in primo luogo, ma ora ce l’hai. Le persone di lingua cinese dicono “ora tu 騎虎難下了”, mentre quelle di lingua inglese dicono “Ora stai cavalcando una tigre”. Pronuncialo: 騎(chiˊ)虎(huˇ)難(nanˊ)下(shiaˋ)。A proposito, la parola cinese「難」non è ‘paura’, ma ‘difficile, difficile.’
Questo proverbio cinese non ha detto nulla su qualcuno che ha “paura” di fare qualcosa.
Dice che il dilemma – cavalcare una tigre (騎虎) – è difficile (難) o difficile (難) da risolvere.

È difficile cavalcare una tigre (idioma cinese) modificare
È difficile scendere a cavallo di una tigre, l'idioma cinese, pinyin, è qí hǔ nán xià, il che significa che è impossibile scendere a dorso di una tigre. La metafora è che è difficile andare avanti con una cosa, ma la situazione non gli permette di fermarsi a metà, ed è in un dilemma

Niō 仁王 Kongōrikishi 金剛力士 Guardiani demoni

In molte culture, sistemi di credenze, discipline e pratiche s’individua ciò che ostacola la consapevolezza con una configurazione e definizione differente, per alcuni è un entità energetica, per altri una proiezione psichica, un archetipo, un’ afflizione della mente , un ‘illusione ipnotica efficace, una forza respingente che ci depotenzia, vampirizzandoci, assorbendo le nostre energie vitali.
spetta all’archetipo del guerriero l’arduo compito di lottare per liberare l’anima che deve ricongiungersi con lo Spirito è tornare Essenza.

 L’ostacolo alla consapevolezza: Lo sfidante

I Kongōrikishi 金剛力士

 feroci guardiani del portone 

門 del tempio, nell'iconografia del buddhismo, sono demoni  guardiani del Buddha

Niōmon 仁王門 i due guardiani irosi della porta 

La statua destra è chiamata Misshaku Kongō 密 迹 金剛  ha la bocca aperta,  rappresenta la vocalizzazione del primo grafema del sanscrito Devanāgarī अ che si pronuncia "a". 
La statua sinistra si chiama Naraen Kongō 那 羅 延 金剛  ha la bocca chiusa,  rappresenta la vocalizzazione dell'ultimo grafema del Devanāgarī ह  pronunciato "hum". 

confer FONTE

Sacrum facere, la perdita come conseguimento

Nel fiume carsico della Tradizione , nel mito, nel simbolismo l’agire sacro ,il sacrum facere, spesso comporta una perdita, un impegno gravoso da rispettare per poter accedere ad un livello diverso da quello orinario conosciuto, un passaggio di dimensione attraverso una strettoia.


Odino sacrifica un occhio per accedere alla Conoscenza di ciò che accede su Yggdrasil ,con un occhio osserva fuori , con l’altro accecato rivolge lo sguardo dentro, e si dovrà impiccare a testa in giù per entrare nei segreti della conoscenza sussurrata, le Rune, Tyr scarifica una mano per lealtà al suo klan nel tentativo di fermare il Lupo del Chaos Fenrir il distruttore…

Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito

Il mito Mircea Eliade

“Il mito non è il contrario della realtà, è prima di tutto un racconto la cui funzione è
ri­velare in che modo qualcosa è avvenuto all’essere. Io studio i miti antichi, le storie vecchie, ma racconto storie nuove nelle quali sono rintracciabili gli archetipi e le collego al mondo dei sogni, alla psicologia del profondo. All’uomo moderno piacciono i miti non perché sono esotici, ma perché, credo, possono fornire un punto di partenza verso una nuova visione del mondo che sostituisce le immagini e i valori oggi scaduti. E ama, l’uomo moderno, sentir raccontare delle storie e raccontarne, perché è un modo per reinserirsi in un mondo articolato e significante”.
Mircea Eliade

太上 I governanti supremi. 道德經 XVII,17 Dao de Jing

太上,下知有之;其次,親而譽之;其次,畏之;其次,侮之。信不足,焉有不信焉。悠兮,其貴言。功成事遂,百姓皆謂我自然。
道德經 XVII,17 Dao de Jing
Ogni traduzione è solo una possibile interpretazione

 

太上

I governanti supremi
下知有之

 non si sapeva neppure che vene fossero
其次

I successivi
親而譽之

li hanno amati e li hanno elogiati.
其次

i successivi
畏之 li temevano
其次 i successivi
侮之 li disprezzavano.
信不足 Fu così che quando la fiducia era carente
焉有不信焉

la fiducia viene a mancare
悠兮

gravi
其貴言

mostrando l’importanza che hanno posto sulle loro parole!
功成事遂

 

Il loro lavoro è stato fatto e le loro imprese hanno avuto successo,
百姓皆謂我自然

i cento clan tutti insieme spontaneamente da noi stessi abbiamo fatto questo

Nel governo dei saggi agisce ” il non agire” Wu wei 無爲  
il governo migliore è quello la cui azione è quasi impercettibile, i governo dei saggi affonda nel mito perduto di un epoca, età aurea,  un tempo mitico di prosperità e abbondanza( aurea aetas) 

«Aurea prima sata est aetas, quae vindice nullo, sponte sua, sine lege fidem rectumque colebat.» «Fiorì per prima l’età dell’oro; spontaneamente, senza bisogno di giustizieri, senza bisogno di leggi, si onoravano la lealtà e la rettitudine.»
(Ovidio, Metamorfosi, I 89-90)

nelle Opere e i Giorni è proprio il composto αὐτόματος a rendere l’idea dello spontaneismo, vv. 117-118:

… καρπὸν δ’ἔφερε ζείδωρος ἄρουρα

αὐτόματος πολλόν τε καὶ ἄφθονον

‘La terra che dona le messi portava frutto

da sé (automaticamente), molto e abbondante’.

Antico islandese dello Upphaf (Danakonungasǫgur, ed. Guðnason 1982, 40), in cui del tempo felice di Frǫði si dice:

var ár svá mikit, at akrar urðu sjálfsáðir, ok þurfti eigi við vetri at buásk

‘Il raccolto era così copioso che i campi si seminavano da sé e non c’era bisogno di prepararli per l’inverno’.

Baron Arild Rosenkrantz, “The Temple”, 1931.
Baron Arild Rosenkrantz, “The Temple”, 1931.

« La superficie terrestre, chiamata «Vera Terra», è per noi irraggiungibile, ma anche se non lo fosse, non potremmo sopportare questa esperienza, trovandoci come pesci che tentano di respirare aria. Infatti l’etere — l’elemento che sta sulla testa degli abitanti della Vera Terra — sta all’aria come l’aria sta all’acqua. Di conseguenza, coloro che vivono in questo paradiso aereo, che in realtà corrisponde al paese degli Iperborei o alle Isole dei Beati, con l’unica differenza di non trovarsi sulla nostra friabile terra ma al di sopra, camminano sull’aria e respirano etere.

Il fondo delle profonde fenditure della terra in cui viviamo è composto da materia di bassa qualità. La Vera Terra ha invece un suolo di pietre preziose, di gran lunga più pregiate delle nostre; è ricca d’oro e d’argento, di piante e animali meravigliosi. Nel Gorgia (523a e seg.), Platone definisce la Vera Terra come le Isole dei Beati; esse sono popolate da una razza di navigatori dell’aria che godono di un clima mite, non sono soggetti a malattie o decadimento e, nei templi, s’incontrano faccia a faccia con gli dèi: gli dèi infatti non sono altro che i radiosi abitanti dell’etere superiore. »

Ioan Petru Culianu, allievo di Mircea Eliade
tratto dalla sua opera “I viaggi dell’anima”

confer axis mundi 

Powered by WordPress.com.

Up ↑