Om Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Saluti a colui che รจ il Signore di tutte le creature. La bestia interiore, la bestia seduta dentro che urla, La mente รจ sviata dalla fiamma del desiderio. Sei Tu che la controlli, Shiva, Sei Tu che riempi l’interno di luce. Nรฉ attaccamento, nรฉ illusione, nรฉ rabbia... Tutto si scioglie ai Tuoi piedi. Tu sei il limite, Tu sei il Signore, Shiva Pashupati, Tu sei con me. Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Colui che doma i demoni interiori, Colui che conduce l’anima sul sentiero della liberazione. La bestia interiore, la bestia seduta dentro che urla, La bestia รจ la forma della natura. Con il tridente distrugge l’ignoranza. Il damaru risuona con il canto della veritร . Avvolto nella cenere, cammina a piedi nudi, Shiva, Che parla in silenzio dentro. Re tra i nemici (sensi), La lampada della meditazione risuona tra i respiri, Quella stessa lampada. Non sono piรน una bestia, ora sono diventato un umano, Quando ho accettato Pashupati come mio. Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah O Signore interiore, Tu sei la mia veritร , Tu sei la mia fine, Tu sei il mio inizio. Om Namo
I mantra e la meditazione sono presentati come strumenti fondamentali di trasformazione
Per quanto riguarda i mantra, la trasformazione avviene principalmente attraverso la devozione e l’invocazione di Shiva nella sua forma di Pashupati. Il mantra “เคเคฎ เคเคฎ เคจเคฎเฅ เคญเคเคตเคคเฅ เคชเคถเฅเคชเคคเฅ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเค” (Om Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah) รจ ripetuto frequentemente. Questo mantra รจ un saluto a “colui che รจ il Signore di tutte le creature”. Attraverso l’invocazione di Pashupati, si chiede di:
Controllare la “bestia interiore” (“เคญเฅเคคเคฐ เคเคพ เคชเคถเฅ”) che “urla” e la “mente sviata dalla fiamma del desiderio” (“เคตเคพเคธเคจเคพ เคเฅ เคเฅเคตเคพเคฒเคพ เคฎเฅเค เคฎเคจ เคฌเคนเคเคพ เคนเฅ”).
Riempire l’interno di luce (“เคญเฅเคคเคฐ เคเคเคพเคฒเคพ เคญเคฐเฅ”).
Far sรฌ che “attaccamento, illusione e rabbia” (“เคจเคพ เคฎเฅเคน เคจเคพ เคฎเคพเคฏเคพ เคจเคพ เคเฅเคฐเฅเคง”) si sciolgano ai Suoi piedi.
Domare i “demoni interiori” (“เคญเฅเคคเคฐ เคเฅ เคฐเคพเคเฅเคทเคธเฅเค เคเฅ เคธเคพเคงเฅ”).
Condurre l’anima sul “sentiero della liberazione” (“เคเคคเฅเคฎเคพ เคเฅ เคฎเฅเคเฅเคค เคชเคฅ เคชเฅ เคฒเคพ เคฆเฅ”).
La trasformazione piรน significativa legata all’accettazione di Pashupati, che si presume avvenga attraverso la recitazione del mantra e la devozione, รจ il passaggio da “bestia” a “umano”: “Non sono piรน una bestia, ora sono diventato un umano, quando ho accettato Pashupati come mio” (“เคชเคถเฅ เคจเคนเฅเค เค เคฌ เคฎเฅเค เคฎเคพเคจเคต เคฌเคจเคพ เคเคฌ เคชเคถเฅเคชเคคเคฟ เคเฅ เค เคชเคจเคพ เคฎเคพเคจเคพ”). Questo indica un profondo cambiamento interiore e l’elevazione dello stato di coscienza.
Om: Il suono primordiale che rappresenta l’universo e la coscienza universale.
Namo: Significa “saluti” o “inchinarsi”, esprimendo profondo rispetto.
Bhagwate: Un epiteto per il Divino, che indica “il possessore della gloria” o “il divino”.
Pashupataye: L’epiteto di Lord Shiva come “Signore degli animali” o “colui che governa il gregge”.
Namah: Indica “inchinarsi” o “saluti”, un’espressione di umiltร e devozione.
La meditazione รจ presentata come un altro potente strumento. Si fa riferimento al “เคงเฅเคฏเคพเคจ เคเคพ เคฆเฅเคช” (la lampada della meditazione) che “risuona tra i respiri” (“เคธเคพเคเคธเฅเค เคเฅ เคฌเฅเค เคตเคนเฅ เคเฅเคเคเฅ เคฆเฅเคช เคฆเฅเคช”). Sebbene non venga descritto il processo della meditazione, l’immagine della “lampada” suggerisce che essa serva a illuminare l’interno, portando consapevolezza e chiarezza. ร implicito che attraverso la pratica della meditazione si possa osservare e, in ultima analisi, superare le oscuritร e le distrazioni interiori, contribuendo alla “vittoria interiore” .
“Om Namo Bhagavate Vasudevaya”
Om (เฅ): Rappresenta il suono primordiale dell’universo, l’Assoluto o lo Shabda Brahman.
Namo (เคจเคฎเฅ): Una forma del sanscrito “namas”, significa “salvezza” o “inchino”.
Bhagavate (เคญเคเคตเคคเฅ): Significa “Divino” o “Dio”, o “colui che sta diventando divino”.
Vasudevaya (เคตเคพเคธเฅเคฆเฅเคตเคพเคฏ): Il dativo di “Vฤsudeva”, un nome di Krishna (figlio di Vasudeva) e anche un riferimento a Dio come il “Dio della vita” o “la luce di tutti gli esseri”.
Scopo del mantra
Invocazione: ร un’invocazione al divino e un riconoscimento della sua presenza dentro ogni essere.
Devozione: ร un atto di devozione e sottomissione verso il Signore, espressa attraverso la pratica quotidiana.
Liberazione: Il mantra รจ considerato un mezzo per l’elevazione spirituale e la liberazione, guidando la mente verso un porto sicuro.
Il Karpura Gauram (o Karpur Gauram Karunavataram) รจ un potente shloka sanscrito dedicato a Lord Shiva, noto anche come Shiva Yajur Mantra. Proviene dal Yajur Veda, uno dei quattro Veda dell’induismo, ed รจ comunemente recitato durante l’Aarti (l’adorazione con la luce) o le cerimonie di puja, specialmente al mattino (Mangala Aarti). Questo mantra glorifica Shiva come incarnazione di purezza, compassione e essenza dell’esistenza, invocando la sua presenza nel cuore del devoto insieme a Parvati (Bhavani). ร considerato uno dei mantra piรน sacri e puri, paragonabile a un loto bianco, e porta un’estasi spirituale a chi lo recita con devozione.
lode poetica a Shiva, simboleggiando la sua natura trascendente e compassionevole.
“Mi inchino a Shiva, bianco come il camphora, incarnazione della compassione, essenza del mondo, colui che porta il re dei serpenti come ghirlanda. Sempre dimorante nel loto del cuore, insieme a Bhavani (Parvati).
Recitare il Karpura Gauram con sinceritร e costanza (idealmente 108 volte al giorno, usando un japa mala) porta numerosi benefici spirituali e pratici, secondo le tradizioni vediche. Ecco i principali:
Pratica Quotidiana: Recitarlo durante l’Aarti amplifica i suoi effetti; si consiglia di farlo con un cuore aperto, senza aspettative, per massimizzare l’impatto.
Purezza e Pulizia Interiore: Aiuta a purificare la mente e l’anima, rimuovendo negativitร e attaccamenti, simile al camphora che brucia puro.
Compassione e Protezione: Invoca la misericordia di Shiva, offrendo sollievo dal dolore, guida nelle difficoltร e protezione dai mali.
Estasi Spirituale: Porta a uno stato di beatitudine (ananda), rafforzando il legame con il divino e favorendo la meditazione profonda.
Equilibrio Energetico: Bilancia Shiva (coscienza) e Shakti (energia), promuovendo armonia interiore e relazioni equilibrate.
Risposta Rapida dalle Divinitร : ร particolarmente efficace per i devoti di Shiva (Shaiviti), attirando benedizioni rapide per salute, prosperitร e moksha (liberazione).
I concetti di Mannerbund, guerrieri iranici, Marut, Kรณryos (gruppo di guerra) e i Culti Indoeuropei sono strettamente collegati allโinterno del contesto delle tradizioni guerriere e religiose delle societร indoeuropee. Questi termini riflettono aspetti sociali, mitologici e spirituali legati ai gruppi di giovani guerrieri maschi e al loro ruolo nella cultura antica.Mannerbund e Kรณryos: La Fratellanza Guerriera Mannerbund (o Mรคnnerbund) รจ un termine usato negli studi indoeuropei per indicare una confraternita di giovani uomini non sposati che formavano una societร guerriera. Questi gruppi rappresentavano un rito di passaggio: i giovani lasciavano le loro famiglie per vivere insieme, allenarsi e partecipare a guerre, razzie o cacce. Il Kรณryos, invece, รจ un termine proto-indoeuropeo ricostruito che significa “gruppo di guerra” o “banda di guerrieri”. Esso rappresenta la radice linguistica e sociale di queste formazioni, fondamentali nella struttura delle prime societร indoeuropee. I membri del Kรณryos dimostravano il loro valore attraverso atti di coraggio prima di stabilirsi come adulti. Questo modello si ritrova in varie culture indoeuropee, come i Germani (es. i berserker) o gli antichi Greci (es. la Crypteia spartana). Guerrieri Iranici e il Mannerbund Con “iranica” si fa probabilmente riferimento agli elementi iranici o persiani allโinterno del ramo indo-iranico delle culture indoeuropee. Nelle societร iraniche antiche, come quelle dei Persiani, Sciti e Medi, esistevano gruppi di guerrieri che incarnavano il concetto del Mannerbund. Questi erano spesso giovani guerrieri dโรฉlite, dediti alla guerra e alle razzie. Testi come lโAvesta suggeriscono lโesistenza di tali confraternite, evidenziando lโimportanza della prodezza marziale e della fratellanza. Questi gruppi avevano anche una dimensione religiosa, spesso legata al culto di divinitร come Mitra, dio degli giuramenti e dei codici guerrieri, che rafforzava il loro senso di coesione e identitร . I Marut: Il Riflesso Mitologico del Gruppo Guerriero Nella mitologia indรน, i Marut sono un gruppo di divinitร delle tempeste, compagni di Indra, dio del tuono e della guerra. Descritti come giovani guerrieri vigorosi armati di armi dorate, i Marut rappresentano unโimmagine mitologica del Mannerbund o del Kรณryos. Sono una fratellanza divina di combattenti feroci, associati alle forze della natura come tempeste e venti, che assistono Indra in battaglie epiche, come quella contro il serpente Vritra. La loro figura riflette le societร guerriere umane, dove i giovani venivano iniziati in gruppi che combinavano qualitร marziali e divine. Culti Indoeuropei: La Dimensione ReligiosaI gruppi guerrieri come il Mannerbund e il Kรณryos non erano solo istituzioni sociali o militari, ma erano profondamente radicati nei culti indoeuropei. Partecipavano a rituali che invocavano protezione divina o canalizzavano il potere di dรจi legati alla guerra e agli elementi naturali. I Marut, ad esempio, non sono solo guerrieri, ma anche esseri divini che dominano le forze della natura, simbolizzando lโunione tra ruolo marziale e spirituale. Nei contesti germanici, i berserker entravano in stati di furia rituale che li rendevano invincibili, un tratto che richiama la “furia guerriera” presente in altre culture indoeuropee, come la lyssa greca o il concetto vedico di eis (frenesia). Nelle tradizioni iraniche, i guerrieri erano spesso legati al culto di Mitra, che presiedeva a giuramenti e contratti, elementi chiave per la lealtร di questi gruppi. Il Mannerbund, i guerrieri iranici, i Marut e il Kรณryos sono espressioni diverse di una stessa tradizione indoeuropea: quella delle societร di giovani guerrieri. Il Mannerbund e il Kรณryos ne rappresentano le basi sociali e linguistiche; i Marut ne offrono una versione mitologica, incarnando lโarchetipo divino del gruppo guerriero; i guerrieri iranici mostrano una specifica manifestazione culturale, spesso intrecciata ai culti religiosi. Insieme, questi elementi evidenziano il ruolo centrale delle confraternite guerriere nelle societร indoeuropee, unendo aspetti marziali, sociali e spirituali in un unico quadro culturale.
Nel contesto dei popoli indo-iranici, si condivideva un pantheon di divinitร simili, inclusa una serie di divinitร guerriere, come ad esempio Indra nel mondo indiano, che nel mondo iranico corrisponde a Verthragna (uno degli epiteti di Indra, significante “l’uccisore del serpente” o “il distruttore dell’ostacolo”). Questo indica la presenza di un aspetto guerriero nella loro mitologia condivisa. In tale contesto dei popoli indo-iranici e, in particolare, dello Zoroastrismo, il fuocoย riveste un ruolo centrale e possiede una concezione esoterica e spiritualeย profonda.
Ecco alcuni punti chiave relativi al fuoco e al suo significato esoterico: Centro della liturgia e mediatore divino: Il fuoco รจ il fulcro della liturgia ed รจ considerato un mediatore nel dialogo con il divino. Deve essere acceso e mantenuto in modi specifici. Fuochi permanenti nella tradizione iranica: A differenza del mondo indiano, dove il fuoco puรฒ essere estinto dopo una liturgia (anche se lunga, come 12 giorni e notti), la tradizione iranica insiste sulla creazione di fuochi permanenti, che non possono essere estinti. Templi del fuoco e continuitร sacra: Esistono i cosiddetti “templi del fuoco”, in particolare in India (a Mumbai e nel Gujarat), dove le fiamme sono state mantenute accese per diverse centinaia di anni. Si dice che uno di questi fuochi, nel Gujarat, provenga da carboni ardenti portati direttamente dall’Iran sasanide. Purezza e rituali di purificazione: La contaminazione di un fuoco sacro richiede liturgie complesse per purificarlo e generare una nuova fiamma con la potenza divina purificata.
George Dumizil in Mitra e Varduna, pag. 115 effettua una comparazione tra Germani e altre confraternite indoeuropee ” ciรฒ che emerge nell’insieme delle testimonianze (sin da Tcito De Germania,31) รจ che la morale economica, cosรฌ come quella sessuale e piรน in generale il comportamento di questi guerrieri, in pace come in guerra, non ha niente in comune col resto della societร ” Nessuno di loro riferisce Tacito(loc.cit) in merito alla ”societร militare” dei Chatti, ha una casa, nรจ campo, ne preoccupazione alcuna: si presentano presso chiunque e ne ricevono nutrimento, prodighi di beni altrui, indifferenti ai loro” ”Nulli domus aut ager aut aliqua cura: prout ad quemque uenere, aluntur: prodigi alieni, contemptores sui ”
“Parola di Lachesi, figlia della Necessitร . (Anake )Anime effimere, inizia un nuovo ciclo del genere mortale, soggetto alla morte. Non sarร un demone a scegliervi, ma voi sceglierete il vostro demone. Il primo che ha sorteggiato scelga per primo la vita a cui sarร legato per necessitร . La virtรน, invece, non ha padrone: ciascuno ne avrร in misura maggiore o minore a seconda che la onori o la disprezzi. La responsabilitร รจ di chi sceglie; il dio non ha colpa.”
Cloto: ร la moira che fila il filo della vita. Il suo nome deriva dal greco “klotho”, che significa “io filo”. Lachesi: ร la moira che misura la lunghezza del filo della vita, decidendo quanto a lungo vivrร ogni individuo. Il suo nome deriva dal greco “lachesis”, che significa “sorte” o “destino”. Atropo: ร la moira che taglia il filo della vita, determinando la fine dell’esistenza di una persona. Il suo nome deriva dal greco “atropos”, che significa “inflessibile” o “inevitabile
Al termine della vita, ed una volta giunti al momento in cui bisogna scegliere in quale corpo reincarnarsi, le anime dopo un lungo viaggio, al termine del quale viene concesso loro di vedere l’Origine dell’universo, un immensa colonna di Luce, che discende dall’alto, attraversa tutto il celo e la terra, al cui interno si scorgono le catene del cielo, che mantengono in equilibrio l’universo , le anime pervengono al fuso della Necessitร , แผฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ, origine di tutti i legami che reggono i moti del cielo, l’eternitร della struttura dell’Universo, accanto a cui sono poste, tra le altre figure, le sirene, le Moire, figlie di Necessitร , Lachesi, simbolo del passato, Cloto, simbolo del presente, e Atropo, simbolo del futuro. Le anime ricevono un numero sorteggiato che determina l’ordine in cui sceglieranno la loro nuova vita. Davanti a loro vengono presentati diversi “modelli di vita” (ฮฒฮฏฮฟฮน), che includono vite di ogni tipo: ricche, povere, nobili, umili, virtuose o malvagie. Tuttavia, la virtรน non รจ imposta: ogni anima รจ libera di scegliere, e la sua scelta riflette la sua saggezza o ignoranza.
Una volta terminata la fase iniziale, alle anime vengono mostrati i ยซparadigmi delle viteยป successive che ognuno ha la possibilitร di scegliere (Platone, Repubblica X, 618 A). Se, quindi, in una prima fase vi รจ un criterio di casualitร delle sorti da parte della vergine, la scelta successiva del destino spetta soltanto allโanima del singolo e, come dice la stessa Lachesi, ยซla responsabilitร , pertanto รจ di chi sceglie. Il dio non ne ha colpaยป, poichรฉ ยซnon ha padroni la virtรน; quanto piรน di ciascuno di voi lโonora tanto piรน ne avrร ; quanto meno lโonora, tanto meno ne avrร ยป (ivi, 617 E).
Della Necessitร (Ananke), della Moira vestita di bianco, con corone sul capo, Lachesi, Cloto e Atropo, si canta in armonia con il canto delle Sirene: Lachesi intona il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro. Cloto, con la mano destra, tocca e fa girare il movimento esterno del fuso, con pause intermittenti; Atropo, con la mano sinistra, fa lo stesso con i movimenti interni; Lachesi, invece, tocca alternativamente entrambi con ciascuna mano. Essi [le anime], una volta arrivati, devono recarsi subito da Lachesi. Un profeta, dunque, dapprima li dispone in ordine, poi, prendendo dai grembi di Lachesi i sorteggi e i modelli di vita, sale su una piattaforma elevata e parla.ยป
Dopo aver scelto, le anime vengono condotte nella valle di Lete , dove รจ presente il fiume Lete (oblio) e s ฮฮฎฮธฮท pronuncia “Lแธthฤ”. Il nome deriva dal verbo greco “lanthano” (ฮปฮฑฮฝฮธฮฌฮฝฯ), che significa “essere nascosto” o “dimenticare e bevono, dal fiume Amelete (non curanza ) per dimenticare la loro esperienza nell’aldilร , e vengono poi mandate nel mondo terreno per vivere la vita scelta.
Le acque del fiume Lete, a cui accorrono una moltitudine di anime assetate (dipinto di John Roddam Spencer Stanhope)
L’effetto dell’oblio (Lethe),ฮฮฎฮธฮท , che deve essere superato nella ricerca della veritร แผฮปฮฎฮธฮตฮนฮฑ (aletheia),puรฒ essere interpretata come “non-oblio” o “rivelazione”, Disvelamento ,indicando qualcosa di non nascosto o manifesto Cosรฌ come l’effetto di แผฮผฮทฮปฮทฯฮฎ Amalete/trascuratezza(noncuranza), che deve essere superato nel recupero della sollecitudine la parola ฮผฮตฮปฮญฯฮท (melรฉtฤ) significa “esercizio”, “studio”, “pratica” o “meditazione”. Deriva dal verbo ฮผฮตฮปฮตฯฮฌฯ (meletรกล), che significa “praticare”, “esercitarsi” o “prepararsi”. ร un termine usato in vari contesti, come l’educazione, la filosofia e la retorica, per indicare un’attivitร di riflessione o ripetizione finalizzata al miglioramento o alla comprensione
Il concetto greco di felicitร , o eudaimonia, ha subito una significativa evoluzione, passando da una dipendenza dalla sorte esterna a una profonda responsabilitร individuale, per opera dei filosofi.
Inizialmente, l’eudaimonia significava letteralmente “aver ottenuto un buon demone protettore”. Secondo questa concezione antica, una persona era felice se la sorte aveva voluto che fosse scelta da un demone benevolo, mentre era infelice se scelta da un demone maligno. Questa visione prevalse per secoli nella cultura greca.
La trasformazione di questo concetto iniziรฒ con i filosofi, che ne “corroseno” l’idea originaria:
Eraclito fu il primo a proporre un’alternativa, affermando: “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”. Questo spostรฒ l’attenzione dalla sorte esterna a una qualitร intrinseca dell’individuo.
Democrito, pur essendo considerato un presocratico ma influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea, sostenendo che la felicitร non risiede nelle ricchezze materiali come gli armenti o l’oro. Per Democrito, l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, il che significa che l’uomo decide la propria sorte e nessun altro.
Socrate spiegรฒ in modo molto chiaro che l’uomo si costruisce temperando la sua anima con il logos (ragione o parola), quindi la felicitร consiste nell’educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito umano, e dunque nella filosofia intesa in senso antico. Questo concetto dell’anima, la psichรฉ, รจ profondamente greco e non di origine cristiana, essendo presente migliaia di volte in Platone.
Platone ha imposto definitivamente questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna (psicologia, psicoterapia, psicoanalisi ruotano attorno a questo concetto greco). Nel Gorgia, Socrate afferma che la felicitร non รจ legata alla ricchezza o al potere, come quello del Gran Re di Persia, ma alla formazione interiore e alla giustizia. Per Platone, “chi รจ onesto e buono, uomo o donna che sia, รจ felice, e l’ingiusto e il malvagio รจ infelice”. Inoltre, il benessere fisico, pur appagando una fame iniziale, genera una “fame dello spirito”, che รจ piรน difficile da saziare e costituisce un asse importante della Repubblica.
Anche Aristotele contribuรฌ a questa evoluzione, distinguendo tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร consiste nella contemplazione del vero.
Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร di filosofare all’etร di essere felici. Lo scopo fondamentale dell’antica filosofia greca era infatti trovare la veritร e la felicitร .
Il culmine di questa evoluzione verso la responsabilitร individuale รจ espresso nel mito di Er nella Repubblica di Platone. Questo mito narra della reincarnazione delle anime dopo un ciclo di premi o punizioni. Elementi chiave del mito che mostrano la responsabilitร individuale includono:
Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un millennio, le anime si ritrovano su una pianura dove devono decidere il proprio destino. I paradigmi delle vite non vengono imposti, ma proposti, e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร delle anime stesse.
La rivoluzione del “demone”: La frase piรน rivoluzionaria per un greco รจ: “Non sarร il demone a scegliere voi, ma voi il demone”. Questo rovescia completamente la concezione tradizionale della sorte, affermando che รจ l’individuo a scegliere il proprio demone (cioรจ la propria vocazione o destino).
La libertร nel gestire la vita: Sebbene l’ordine di scelta delle vite sia dato dal sorteggio, l’uomo non รจ libero di scegliere la vita che gli viene data (quella gli รจ imposta alla nascita, ad esempio, il luogo e i genitori), ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente quella vita.
La virtรน senza padroni: La famosa frase “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร , quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa” afferma chiaramente che la responsabilitร della propria condotta e della propria felicitร รจ interamente dell’individuo, non di una divinitร o di una forza esterna.
Il ruolo della sofferenza e della scelta consapevole: Anche l’ultimo a scegliere, se lo fa con giudizio e filosofia, puรฒ avere una vita soddisfacente. L’esperienza del dolore e della sofferenza, ricordata dalle anime nell’aldilร , insegna loro quali scelte sbagliate evitare. L’esempio di Ulisse, che per ultimo sceglie una vita “di un uomo qualunque” rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze passate, sottolinea la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
Ogni individuo ha la possibilitร di essere felice: Chiunque nasca, qualunque sorte gli tocchi, ha la possibilitร di vivere in modo corretto ed essere felice; รจ l’individuo che “butta via” questa possibilitร volendo di piรน o non accontentandosi.
In sintesi, il concetto greco di felicitร si รจ evoluto da un’idea di dipendenza dalla sorte esterna a una visione in cui la felicitร รจ intrinsecamente legata alla formazione dell’anima, alla scelta morale, alla virtรน e alla responsabilitร individuale, un messaggio che, come notato nel testo, risuona ancora oggi nella psicologia. Secondo i filosofi greci, la scelta e la gestione della propria vita hanno un’influenza cruciale sulla felicitร , in un’evoluzione che ha spostato il concetto di eudaimonia (felicitร ) dalla dipendenza dalla sorte esterna alla responsabilitร individuale.
Inizialmente, l’eudaimonia significava “aver ottenuto un buon demone protettore”, implicando che la felicitร fosse determinata dalla sorte che assegnava un demone benevolo o maligno. Questa concezione รจ stata gradualmente modificata dai filosofi:
Eraclito fu il primo a sostenere che “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”, spostando l’origine della felicitร dall’esterno all’interno dell’individuo.
Democrito, influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea affermando che la felicitร non risiede nelle ricchezze materiali, ma che “l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, cioรจ la sorte dell’uomo la decidi tu e nessun altro”.
Socrate chiarรฌ che la felicitร consiste nell’“educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito dell’uomo e quindi nella filosofia”, intesa come temperanza dell’anima attraverso il logos (ragione o parola). Per Socrate, la felicitร deriva dalla formazione interiore e dalla giustizia, non dalla ricchezza o dal potere, affermando che “chi รจ onesto e buono uomo o donna che sia รจ felice e l’ingiusto รจ il malvagio รจ infelice”. Egli osservรฒ come il benessere fisico possa generare una “fame dello spirito” piรน difficile da saziare.
Platone ha imposto in modo definitivo questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna. Nel Gorgia, Platone ribadisce che la felicitร non รจ legata alla ricchezza, ma alla virtรน e alla giustizia.
Aristotele distinse tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร consiste nella contemplazione del vero.
Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร del filosofare all’etร di essere felici, indicando come scopo fondamentale dell’antica filosofia greca la ricerca della veritร e della felicitร .
Il punto culminante di questa evoluzione verso la responsabilitร individuale รจ il Mito di Er narrato da Platone nella Repubblica, che illustra in che modo la scelta e la gestione della vita influenzano la felicitร . Nel mito:
Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un periodo di premi o punizioni, le anime si ritrovano a scegliere i paradigmi delle vite successive. Questi paradigmi “non vengono imposti all’uomo ma proposti alle anime e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร delle anime stesse”. Questa รจ una rottura radicale con la tradizione, poichรฉ Platone afferma: “Non sarร il demone a scegliere voi, ma voi il demone”.
La libertร nel gestire la vita data: Sebbene l’ordine di scelta e le circostanze della nascita (il luogo, i genitori) siano imposti, l’uomo “non รจ libero di scegliere la vita […] ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente” quella vita. La gestione e il modo di vivere la vita non sono predeterminati, ma sono una scelta individuale.
La virtรน non ha padroni: Il mito afferma in modo potente: “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa”. Questo rovescia la tendenza a incolpare le divinitร per le proprie azioni.
Il valore della scelta consapevole e dell’esperienza della sofferenza: Anche chi sceglie per ultimo puรฒ avere una vita soddisfacente e non malvagia, purchรฉ scelga “con giudizio con filosofia e viva coerentemente a questa scelta”. L’esperienza del dolore e della sofferenza nell’aldilร serve a ricordare quali scelte sbagliate evitare.
L’esempio di Ulisse: Egli, pur essendo l’ultimo a scegliere, opta per “la vita di un uomo qualunque”, rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze della sua vita precedente. Questa scelta dimostra la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
La possibilitร universale di felicitร : La conclusione platonica รจ che “chiunque nasca in questa vita qualunque sorte gli tocca ha le possibilitร di vivere in modo corretto ed essere felice ma รจ lui che poi butta via questo vuole di piรน non si accontenta di questo o di quest’altro”. La responsabilitร della propria felicitร รจ interamente individuale, basata sulla capacitร di vivere virtuosamente la vita assegnata.
Questo profondo spostamento concettuale ha avuto un impatto duraturo, tanto che, come notato, alcuni psicologi moderni come James Hillman riprendono il Mito di Er, sostenendo che “il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino […] รจ un mito che non รจ mai accaduto ma puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno”. Hillman afferma che ciascuno di noi “incarna l’idea di sรฉ stesso” e sceglie ciรฒ che vuole essere. Tuttavia, nel riprendere il mito, Hillman non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร suprema dell’uomo”, che per Platone รจ cruciale e legata alla comprensione dell’“idea del bene” e all’armonia degli opposti per raggiungere la felicitร . Secondo i filosofi greci, la sofferenza e la veritร giocano ruoli fondamentali nella ricerca della felicitร umana, influenzando profondamente le scelte individuali e la formazione dell’anima.
Ruolo della Sofferenza nella Ricerca della Felicitร :
La sofferenza รจ presentata come un’esperienza formativa che puรฒ guidare le scelte dell’individuo verso una vita piรน felice e virtuosa, soprattutto attraverso la sua memorizzazione e comprensione.
Anamnesi e Lezioni dalla Sofferenza: Nel mito di Er di Platone, le anime, prima di reincarnarsi, compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze passate, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza”. Soprattutto, le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate, e quindi quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge.
La Sofferenza come Elemento Plasmatore: Il filosofo Hans Georg Gadamer, citato nel testo, sottolinea che la sofferenza “plasma ed รจ un punto della esperienza che li fa crescere”. Questo rafforza l’idea che, sebbene difficile, la sofferenza sia essenziale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole.
La Scelta di Ulisse: L’esempio piรน lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita, memore delle immense sofferenze patite nella vita precedente (che lo avevano reso “il piรน sfortunato di tutti i mortali”), Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria”. Cercรฒ e scelse “la vita di un uomo qualunque”, una vita semplice e senza preoccupazioni, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, motivata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร interiore.
Ruolo della Veritร nella Ricerca della Felicitร :
La veritร , indagata attraverso la filosofia, รจ vista come la via maestra per la felicitร , in quanto permette all’individuo di comprendere l’essenza delle cose e di vivere in accordo con la ragione e la virtรน.
Scopo della Filosofia Greca: Per gli antichi Greci, lo scopo fondamentale della filosofia era “trovare la veritร e la felicitร ”. Epicuro afferma che per “acquistare la salute dell’anima” nessuno รจ troppo giovane o troppo vecchio per filosofare, equiparando l’etร del filosofare all’etร di essere felici.
Contemplazione del Vero: Aristotele, ad esempio, ritiene che la felicitร non consista nei piaceri fisici, ma in quelli spirituali, e in particolare nella “contemplazione del vero”. Dio stesso, che possiede la massima felicitร , รจ descritto come “autocontemplazione”.
La Veritร รจ Sempre Presente: Platone, come interpretato, suggerisce che la veritร “รจ dunque sempre di fronte a noi e noi ne siamo quindi circondati e fasciati”. La difficoltร nel percepirla non risiede nella veritร stessa, ma nell’intelletto umano, che รจ come gli occhi dei pipistrelli che faticano a vedere la luce del giorno. L’intelletto deve abituarsi a vederla, implicando uno sforzo di purificazione e orientamento.
La Virtรน e l’Idea del Bene: La capacitร di scegliere con giudizio e vivere filosoficamente, che porta a una vita soddisfacente, รจ strettamente legata alla veritร . Platone sostiene che per scegliere la virtรน, che “non ha padroni”, รจ cruciale “l’idea del bene”. Comprendere cos’รจ il bene, inteso come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”, permette all’uomo di imporre ordine al disordine delle situazioni e raggiungere la felicitร sia in questa vita che nell’aldilร .
La Filosofia come Ricerca Costante: La grandezza della filosofia non sta nel trovare una “veritร ultimativa definitiva” โ perchรฉ l’uomo รจ un “homo viator” (un viaggiatore) โ ma nella sua costante “ricerca della veritร ”. Questo continuo sforzo di comprensione รจ la ricchezza e la “sorte” dell’uomo.
In conclusione, sia la sofferenza che la ricerca della veritร sono strumenti essenziali che, secondo i filosofi greci, permettono all’individuo di esercitare la propria responsabilitร morale, formare la propria anima e compiere scelte consapevoli che conducono alla eudaimonia. La sofferenza, se compresa, previene gli errori e guida verso scelte piรน prudenti, mentre la veritร , accessibile tramite la ragione e la filosofia, illumina il percorso verso il bene e la virtรน, pilastri della felicitร .
Nella filosofia greca, in particolare quella di Platone, i concetti di equilibrio e armonia sono strettamente legati all’idea del bene e sono fondamentali per raggiungere la felicitร .
L’Idea del Bene come Armonia e Giusta Misura: Il bene รจ definito come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura“. Questo significa che raggiungere il bene implica trovare un punto di equilibrio tra elementi contrastanti, ponendo ordine dove c’รจ disordine.
Felicitร attraverso l’Equilibrio Interiore: Comprendere e applicare l’idea del bene, che implica ricerca di armonia e giusta misura, รจ quindi la chiave per la felicitร . Non si tratta solo di una felicitร effimera, ma di una condizione profonda che deriva dalla capacitร di ordinare la propria esistenza secondo principi razionali e armoniosi.
Imporre Ordine al Disordine: La capacitร di imporre “misura” a tutte le situazioni โ che per loro natura sono spesso disordinate โ e di stabilire “ordine al disordine” รจ un aspetto cruciale dell’idea del bene. Questa capacitร รจ ciรฒ che permette all’individuo di vivere bene e di essere felice, sia nella vita terrena che nell’aldilร .
James Hillman, nel suo libro “Il codice dell’anima”, riprende fedelmente il mito di Platone, in particolare quello narrato nel mito di Er.
Il concetto centrale che Hillman adotta da Platone รจ che:
L’anima sceglie il proprio destino prima della nascita: Hillman afferma che il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino รจ una veritร . Egli ripropone l’idea che l’anima sia “scortata fin dal sua nascita da un demone”, e che questo mito, sebbene non sia “mai accaduto” in senso letterale, “puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno” e “c’รจ da prima dell’inizio della tua stessa vita”.
Ciascuno incarna l’idea di sรฉ stesso: Hillman riprende il concetto platonico secondo cui “ciascuno di noi incarna l’idea di sรฉ stesso e questa forma, questa idea, questa immagine non tollera deviazioni”. Questo suggerisce che c’รจ una sorta di predestinazione o vocazione intrinseca che l’individuo porta con sรฉ.
L’importanza della bellezza per la psiche: Hillman recupera anche concetti “oggi dimenticati” di Platone, come l’importanza della bellezza. Afferma che “la bellezza in sรฉ stessa รจ una cura per il malessere della psiche” e che “la psicologia deve trovare la strada verso la bellezza per non morire”.
Tuttavia, il testo sottolinea anche cosa manca nell’interpretazione di Hillman rispetto a Platone: egli non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร suprema dell’uomo” e non entra nel merito dell’“idea del bene” intesa come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”.
La sofferenza riveste un ruolo cruciale nella ricerca della felicitร umana secondo la filosofia greca, fungendo da esperienza formativa e da guida per le scelte future.
Ecco come la sofferenza influenza la vita e la felicitร :
Anamnesi e Lezione dalle Esperienze Passate: Nel mito di Er di Platone, prima di reincarnarsi, le anime compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze vissute, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza“. Le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate e quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge e consapevoli.
La Sofferenza come Elemento Plasmatore e di Crescita: Hans Georg Gadamer, uno dei piรน grandi filosofi del secolo scorso, ha sottolineato che la sofferenza “plasma ed รจ un punto dell’esperienza che li fa crescere“. Questo concetto ribadisce che, sebbene difficile, la sofferenza รจ fondamentale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole. ร un elemento che permette agli individui di maturare e di acquisire una comprensione piรน profonda della vita.
L’Esempio di Ulisse: La Scelta Mossa dal Ricordo del Dolore: Un esempio lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita tra i paradigmi disponibili, egli รจ descritto come “il piรน sfortunato di tutti i mortali” per le immense sofferenze patite nella vita precedente. A causa di queste esperienze dolorose, Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria” e cercรฒ “la vita di un uomo qualunque“. Scelse una vita semplice, “senza preoccupazioni“, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, profondamente influenzata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร interiore. Ulisse, pur avendo meno opzioni, riesce a fare una scelta giudiziosa che lo conduce a una vita soddisfacente.
Impatto sulla Responsabilitร Individuale: Il mito di Er, attraverso il ruolo della sofferenza e la libertร di scelta, sottolinea che la “responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie. Il Dio non ha colpa“. Questo rovescia la concezione tradizionale greca che attribuiva la felicitร o l’infelicitร alla sorte o al demone protettore. La sofferenza esperita in una vita diventa un fattore cruciale per guidare una scelta piรน avveduta nella successiva, ponendo l’individuo al centro del proprio destino morale.
In sintesi, la sofferenza non รจ vista come una mera punizione, ma come un’esperienza che, se ben compresa e ricordata (anamnesi), puรฒ orientare le scelte future dell’individuo verso percorsi di vita piรน saggi e, in ultima analisi, piรน felici, come dimostra la scelta “meravigliosa” di Ulisse. ร un elemento cruciale che “plasma” la persona e la fa “crescere”.
Va notato che James Hillman, pur riprendendo il mito di Platone e l’idea che l’anima scelga il proprio destino, non approfondisce la dimensione della sofferenza come elemento formativo nel modo in cui lo fa Platone o Gadamer. Il suo focus sembra piรน orientato all’idea dell’anima che incarna se stessa e all’importanza della bellezza.
In Eschilo ogni uomo soffre in sรฉ e in silenzio e allo stesso modo comprende, vivendo questo avvenimento come una sorta di elevazione personale, scissa dalla societร in cui vive. Lโunica cosa che lโuomo puรฒ fare รจ sopportare, poichรฉ gli dei gli hanno fatto questo dono, che รจ lโunico ฯฮฌฯฮผฮฑฮบฮฟฮฝ, (in greco il termine รจ una vox media, che puรฒ intendere sia la cura, sia il veleno) per i dolori umani e โirrimediabiliโ. Sopportando si riesce a imparare, imparare a vivere prima di tutto, a conoscere il ritmo, la misura esatta.
โ ฮณฮฏฮฝฯฯฮบฮต ฮดโฮฟแผทฮฟฯ แฟฅฯ ฯฮผรฒฯ แผฮฝฮธฯฯฯฮฟฯ ฯ แผฯฮตฮนโ Archiloco esorta a conoscere il ritmo che governa gli uomini
Ne quid nimis โNulla di troppoโ ฮผฮทฮดแฝฒฮฝ แผฮณฮฑฮฝ ยซniente di troppoยป, scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dellโantichitร , ciรฒ che lโuomo deve fare รจ semplicemente attendere una sorte piรน propizia, agendo ฮผแฝด ฮปฮฏฮทฮฝ, senza sorpassare il confine , per evitare commettere แฝฮฒฯฮนฯ superbia e tracotanza.
Con il nome Shakti, governa l’energia materiale, attiva, creativa, perennemente in mutamento. Come Parvati, rappresenta il principio primo che si manifesta nel mondo. Come Durga, Dea guerriera, ci viene incontro con impeto e potenza. Con il nome di Lakshmi, porta con sรฉ dolcezza e infinita abbondanza. Come Radha, รจ l’amore divino, essenza di ogni relazione, potenza di piacere. Saraswati, Ella canta il suono creativo della vibrazione eterna.
Durgฤ Mahรฎshรขsuramardini, significa “combattere il demone Mahรฎshรขsura”
Secondo il racconto del Devi Mahatmyam del Mฤrkaแนแธeya Purฤแนa, la forma di Durga o dea Shamila, dea della seduzione e portatrice di pace, fu creata come dea guerriera per combattere e distruggere il demone Mahishasura. Grazie ad intense preghiere a Brahmฤ, Mahishasura ebbe la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. In virtรน di questo potere, attaccรฒ i Deva che andarono in aiuto della Trimurti (Brahmฤ, Visnรน e ลiva), ma Mahishasur sconfisse tutti gli dรจi compresa la triade stessa. Scatenรฒ un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Infine, dal momento che solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, gli dรจi e la triade crearono un abbagliante raggio di energia dal quale nacque Durga. Secondo il mito legato alla sua nascita, la Dea Kali apparve dal terzo occhio di Durga quando quest’ultima venne minacciata da due demoni chiamati Chanda e Munda per poi abbatterli. Difatti, nei Purana, Kali simboleggia proprio l’ira della Dea Durga.
La sua forma era di una bellezza accecante, con il viso scolpito da ลiva, il busto da Indra, il seno da Chandra (la Luna), i denti da Brahma, le natiche dalla Terra, le cosce e le ginocchia da Varuแนa (il vento), e i suoi tre occhi da Agni (il fuoco), il corpo dorato e dieci braccia. Ogni dio le diede anche la sua arma piรน potente: ลiva il tridente, Viแนฃแนu il disco, Indra lavajra, dalla quale scaturisce la folgore, ecc.
La parola Shakti, che significa “forza”, riflette l’aspetto guerriero della dea, In altre sue incarnazioni come Annapurna o Parvati appare piรน materna, e come Karunamayi (karuna, “gentilezza”) รจ piรน dolce.
Om Girijayai Vidmahe Shiva Priyayai Dhimahi Tanno Durga Prachodayat.
Om, concentro la mia mente sulla dea Durga, la figlia di Kathyayana. O Divina Madre, aiutami a pensare in modo piรน chiaro e saggio. Possa la tua luce guidare e illuminare i miei pensieri.
" ... riapparendo alla vita o rifacendo il cammino palingenetico nel ciclo della generazione: โฮบฯฮบฮปoฯ ฯแฟฯ ฮณฮตฮฝฮญฯฮตฯฯโ (Orph. fr. 226). Come il fuoco sprigiona a migliaia le infuocate scintille, cosรฌ moltitudini di esseri scaturiscono dallโimperituro e vi fanno ritorno (MuNDaka-Upanisad [sic], II. 1. 1.), per chi almeno vincola ancora lโistinto della conservazione della specie, nรฉ seppe varcare il fiume delle passioni umane, secondo insegnano i poeti vedici ed i progenitori degli italo-greci: โฮบฯฮบฮปฮฟฯ ฯแฝฒ ฮปแผกฮพฮฑฮน ฮบฮฑแฝถ แผฮฝฮฑฯฯฮตฯฯฮฑฮน ฮบฮฑฮบฯฯฮทฯฮฟฯโ (Orph. fr. 226). "da: Giacomo Boni, "Casa Romuli"
Secondo la tradizione esoterica, quando la purificazione giunge al suo compimento lโanima, ormai del tutto indipendente dal corpo, capace di una esistenza โseparataโ, si svincola dal ciclo della nascita/morte proprio di tutte le forme materiali ( kฯklos tรจs ghenรฉseos – ฮฟ ฮบฯฮบฮปฮฟฯ ฯฮทฯ ฮณฮตฮฝฮญฯฮตฯฯ), si affranca dalla ruota di Moira, cioรจ del Destino (ฮฟ ฯฮทฯ ฮฮฟฮฏฯฮฑฯ ฯฯฮฟฯฯฯ). confer Accademia Platonica
Mundaka Upanishad
La Mundaka Up., che appartiene all’Atharvaveda, รจ una delle Upanisad piรน celebrate e commentate nell’India. Il titolo sembra significare che essa si rivolge a un ordine di asceti che seguivano il voto della ยซrasaturaยป del capo; ma potrebbe pure alludere all’effetto dell’insegnamento in essa impartito, che รจ tale da ยซradereยป, ossia distruggere, l’errore. La conoscenza dell’identitร tra Atman e Brahman, che si raggiunge quando si sia purificato l’animo per mezzo dell’ascesi e della condotta moralmente pura, conferisce la liberazione dal ciclo delle esistenze, l’assorbimento e, a quanto sembra, la dissoluzione nell’Assoluto; il rito e il sacrificio, in quanto ancorati alle cose terrene, permettono soltanto una felicitร transitoria. L’Assoluto รจ l’origine di tutto. si muove nell’intimo di ognuno, ma tutto trascende ed รจ il traguardo da raggiungere [chiamato Brahman, Atman, Purusa (ยซspirito universaleยป) e Tat; ma non c’รจ equivalenza completa fra i termini, se รจ vero che il Purusa in 3, 1, 3 รจ detto matrice del Brahman. Frequenti sono i contatti e le derivazioni da altre Upanisad, cosicchรฉ la Mund. Up. deve essere considerata tra le piรน recenti delle Upanisad vediche.
PRIMO KHANDA 1. Brahma fu il primo degli dei. Creatore dell’universo, protettore del mondo, egli espose la scienza del Brahman, fondamento d’ogni altra scienza, al figlio maggiore Atharvan. 2. La scienza del Brahman, che Brahma aveva rivelato ad Atharvan, Atharvan a sua volta l’espose ad Angir, questi a Bharadvaja Satyavaha, Bharadvaja ad Angiras, sia la superiore, sia l’inferiore. 3. Saunaka, possessore di grandi ricchezze, avvicinatosi secondo il dovuto ad Angiras, gli chiese: ยซO signore, qual รจ la cosa che, conosciuta, permette di conoscere tutto?ยป. 4. A lui quegli rispose: I conoscitori del Brahman dicono che bisogna conoscere due scienze, la superiore e l’inferiore. 5. ยซDi esse l’inferiore รจ costituita dal Rgveda, dal Yajurveda, dal Samaveda, dall’Atharvaveda, dalla fonetica, dalla ritualistica, dalla grammatica, dall’etimologia, dalla metrica, dall’astronomia. La [scienza] superiore รจ quella per mezzo della quale si raggiunge l’Indistruttibileยป. 6. ยซInvisibile, inafferrabile, senza famiglia nรฉ casta, senza occhi nรฉ orecchie, senza mani nรฉ piedi, eterno, onnipresente, onnipervadente, sottilissimo, non soggetto a deterioramento, Esso รจ ciรฒ che i saggi considerano matrice di tutto il creatoยป. 7. ยซCome il ragno emette [il filo] e lo riassorbe, come sulla terra crescono le erbe, come da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, cosรฌ dall’Indistruttibile si genera il tuttoยป. 8. ยซIl Brahman si forma per mezzo dell’ascesi, da esso nasce l’alimento, dall’alimento il respiro vitale, la mente, la veritร , i mondi e ciรฒ ch’รจ immortale nelle azioniยป. 9. ยซDa colui che tutto conosce, che sa tutto, per il quale l’ascesi รจ costituita dalla conoscenza, da costui nasce questo Brahman, ossia l’individualitร e l’alimentoยป.
SECONDO KHANDA Questa รจ la veritร : 1. Le azioni sacrificali, che i poeti videro [e descrissero] nelle raccolte degli inni sacri, sono state ripetutamente realizzate dinanzi ai tre [fuochi del sacrificio]. Effettuatele sempre, voi che bramate il vero: questa รจ la via che vi condurrร al mondo [che si conquista] con le opere buone. 2. Quando la fiamma balena, essendo stato acceso il fuoco sacrificale, allora in mezzo alle due porzioni di burro liquefatto bisogna gettare le offerte [del sacrificio]. 3. Se uno compie l’agnihotra senza accompagnarlo con i riti del novilunio e del plenilunio, [del giorno iniziale] delle tre stagioni, dell’offerta dei primi raccolti, senza [tributare le dovute onoranze agli] ospiti, oppure se non lo compie, o non lo dedica a tutti gli dei, o non lo compie secondo le regole, per costui [le manchevolezze riscontrate] distruggono tutti i mondi fino al settimo 4. La Nera, la Terribile, la Rapida come il pensiero, la Tutta rossa, la Tutta fumosa, la Scintillante e la Divina tutta splendente, queste sono le sette lingue balenanti [del fuoco sacro]. 5. Se uno compie il sacrificio quando queste scintillano, porgendo le offerte sacrificali al tempo dovuto, esse, [come] raggi di sole, lo conducono dove risiede l’unico signore degli dei. 6. Dicendogli ยซVieni! vieni!ยป, le risplendenti offerte scortano il sacrificatore su per i raggi del sole, rivolgendogli parole gentili e onorandolo: ยซQuesto รจ il mondo del Brahman, puro e perfetto, a te [riservato]ยป. 7. [Simili a] instabili barche sono le diciotto forme di sacrificio nelle quali s’esprime l’opera inferiore (l’atto rituale). Gli sciocchi che considerano questa come il sommo bene, ricadono nella vecchiezza e nella morte. 8. Trovandosi immersi nell’ignoranza, sicuri di sรฉ, ritenendosi saggi, gli sciocchi s’aggirano urtandosi a vicenda, come ciechi guidati da un cieco. 9. Variamente immersi nell’ignoranza, puerilmente essi pensano: ยซAbbiamo raggiunto il nostro scopo!ยป. Legati all’azione, oppressi da ciรฒ che non comprendono a causa della passione, una volta che hanno esaurito [il frutto dell’azione e] il mondo [che quella ha determinato], precipitano [di nuovo nel samsara]. 10. Convinti che il sacrificio e le azioni meritorie siano il meglio, quegli sciocchi non conoscono null’altro di superiore. Dopo aver goduto sulla cima dell’universo del loro buon agire, cadono in questo mondo o [anche] in uno piรน basso. 11. Coloro invece che nella foresta sono dediti all’ascesi e alla fede, sereni, saggi, vivendo d’elemosina, puri, attraverso la porta del sole giungono lร dove sta lo Spirito Universale, l’immortale, l’immutabile Atman. 12. Un brahmano, considerando che [l’acquisizione dei] mondi [ultraterreni] รจ fondata sull’azione, puรฒ essere preso dalla disperazione al pensiero che ciรฒ che รจ increato non puรฒ discendere da ciรฒ che รจ creato. Per aver la conoscenza, allora, deve rivolgersi, con il combustibile in mano [come un alunno], a un maestro, esperto delle dottrine sacre, assorto nel Brahman. 13. S’avvicina a lui con rispetto, con lo spirito placato, del tutto sereno, e il saggio a lui rivela secondo veritร questa scienza del Brahman, per la quale giunge a comprendere l’indistruttibile Spirito Universale, la veritร .
SECONDO MUNDAKA PRIMO KHANDA Ecco la veritร : 1. Come da un fuoco ben acceso a migliaia si dipartono scintille che hanno la stessa natura, cosรฌ dall’Indistruttibile, o caro, diverse creature nascono e in esso poi ritornano. 2. Divino, incorporeo รจ lo Spirito Universale; esso comprende ciรฒ che รจ esteriore e ciรฒ che รจ interiore, รจ innato. Senza respiro, senza intelletto, puro, รจ superiore all’Indistruttibile, che a sua volta tutto trascende. 3. Da Lui nascono il respiro vitale, l’intelletto e tutti gli organi dei sensi, l’etere, il vento, la luce, le acque, la terra, sostegno di tutto. 4. Il fuoco รจ la [sua] testa, la luna e il sole sono i [suoi] occhi, i punti cardinali sono le [sue] orecchie, i Veda rivelati son la [sua] voce, il vento il [suo] respiro, il mondo รจ il [suo] cuore, la terra [procede] dai [suoi] piedi, egli รจ l’anima interiore di tutte le cose create. 5. Da Lui [proviene] il fuoco, per il quale il sole costituisce il combustibile, dalla luna [vien] la pioggia, [dalla pioggia nascono] le piante sulla terra, quindi il maschio versa il seme nella femmina: dallo Spirito Universale sono state generate molte creature 6. Da Lui [derivano] gli inni, la melodia, le formule sacrificali, l’iniziazione, i sacrifici, tutti i riti e le offerte sacrificali, l’anno, il sacrificatore e i mondi dove brilla la luna e dove brilla il sole. 7. Da Lui sono stati in varia guisa generati gli dei, gli esseri celesti, gli uomini, le bestie, gli uccelli, il prana e l’apana, il riso e l’orzo, l’ascesi, la fede, la veritร , la castitร e le regole. 8. Da Lui derivano i sette prana, le sette fiamme, il combustibile, le sette oblazioni, i sette mondi dove si muovono i prana, che stanno nell’intimo [d’ognuno] disposti a sette a sette 9. Da Lui [procedono] gli oceani e tutte le montagne, originati da Lui scorrono i fiumi d’ogni tipo, da Lui [provengono] tutte le piante e la linfa vitale, cosicchรฉ puรฒ dirsi che Egli, come anima interiore, dimora in ogni creatura. 10. Lo Spirito Universale รจ l’universo: azione, ascesi, Brahman, immortalitร suprema. Colui che lo riconosce riposto nel profondo [del cuore], costui quaggiรน scioglie i nodi dell’ignoranza, o caro.
SECONDO KHANDA 1. Il rifugio supremo (ossia il Brahman) s’รจ manifestato, esso che porta il nome di ยซmoventesi nel profondoยป. Ciรฒ che si muove e respira e palpita negli occhi in Esso รจ fissato. Sappiate che Esso รจ migliore dell’Essere e del non Essere, che รจ superiore alla conoscenza, che รจ il meglio per le creature. 2. Esso รจ fulgente, piรน sottile del sottile, in Esso risiedono i mondi e i loro abitanti, Esso รจ l’indistruttibile Brahman, รจ il respiro, la parola, l’intelletto, Esso รจ la veritร , l’immortale. Sappi, o caro, che Esso รจ il [bersaglio] da colpire. 3. Avendo preso per arco la grande arma costituita dalle Upanisad, e avendola tirata con la mente che รจ giunta a [comprendere] la natura del Tat, s’incocchi la freccia acuita dalla meditazione. Sappi che questo eterno รจ il [bersaglio] da colpire, o caro. 4. Si dice che la sillaba Om รจ l’arco l’Atman รจ la freccia, il Brahman รจ il traguardo. Senza distrazioni, questo bisogna colpire. Come la freccia [s’immedesima nel bersaglio, in egual modo] l’uomo otterrร l’identitร con il Tat. 5. In Esso sono tessuti il cielo, la terra e l’atmosfera, la mente insieme con tutti gli organi di senso: riconoscetelo come l’Atman unico-esistente. Lasciate ogni altro discorso. Questo รจ il ponte dell’immortalitร . 6. In Esso, come i raggi nel mozzo della ruota, si congiungono le arterie; Esso si muove [celato] all’interno, pur manifestandosi in varie guise. Meditate sull’Atman, considerandolo come la sillaba Om. La fortuna vi assista nel passaggio al di lร delle tenebre. 7. Colui che tutto conosce, tutto sa, del quale sulla terra si contempla la grandezza, questo Atman รจ fisso nel firmamento, nella celeste cittadella del Brahman 8. Esso รจ fatto di pensiero, regge lo spirito vitale e il corpo, risiede nell’alimento. Controllando il cuore i saggi lo contemplano per mezzo della conoscenza, Esso che risplende immortale, costituito di felicitร . 9. Si spezza il nodo del cuore, si sciolgono tutti i dubbi, si dissolvono tutte le azioni quando si riconosce il [Brahman nelle sue due forme] superiore e inferiore. 10. Dietro un aureo sublime velo risiede il Brahman puro, indiviso, brillante, luce delle luci: Esso รจ quello che conobbero i conoscitori dell’Atman.” 11. Lร non riluce il sole, non la luna e le stelle, non brillano i lampi, per non parlar del fuoco; tutto l’universo risplende se Esso risplende, tutto questo universo brilla della sua luce 12. Questo รจ il Brahman immortale. Il Brahman si distende a oriente e a occidente, a Sud e a Nord, in alto e in basso. Il Brahman รจ il Tutto, รจ l’ottimo.
TERZO MUNDAKA PRIMO KHANDA 1. Due alati, stretti amici, sono attaccati allo stesso albero. L’un d’essi mangia i dolci fichi, l’altro senza mangiare guarda attentamente. 2. Su un albero eguale lo spirito individuale, imprigionato, soffre, accecato dalla sua impotenza; quando vede l’altro, il signore sovrano nella sua soddisfazione e nella sua maestร , รจ libero dal dolore. 3. Quando il meditante distingue l’aureo creatore, il sovrano, lo Spirito Universale, che รจ matrice del Brahman, allora, raggiunta la conoscenza, dopo essersi liberato del bene e del male, senza macchia, raggiunge l’identitร suprema. 4. Esso รจ il soffio vitale che risplende in tutte le creature. Colui che comprende, colui che conosce, non parla senza criterio. Si compiace dell’Atman, gode dell’Atman, e, pur compiendo le azioni sacrificali, diventa il migliore dei conoscitori del Brahman. 5. Con la veritร , con l’ascesi, con la retta conoscenza, con la castitร continua รจ possibile [cercare di] ottenere questo Atman. Costituito di luce, puro, Esso abita dentro il corpo. Gli asceti lo contemplano quando hanno cancellato le loro colpe. 6. La veritร vince, non la menzogna; attraverso la veritร passa la via che porta al mondo degli dei. Lungo di essa i veggenti che hanno realizzato i loro desideri giungono lร dove si trova il Tat, la suprema dimora della veritร . 7. Il Tat risplende, grande, divino, inconcepibile nella sua forma, piรน sottile del sottile; lontanissimo, distante, Esso รจ pur qui vicino sulla terra, nascosto nell’intimo [del cuore] per coloro che [rettamente] vedono. 8. Non รจ possibile raggiungerlo con l’occhio, nรฉ con le parole, nรฉ con gli altri organi dei sensi, o con l’ascesiย o con l’azione sacrificale. Chi ha l’animo puro per la luce della conoscenza lo vede nella sua interezza quando medita. 9. Questo Atman sottile puรฒ essere conosciuto [soltanto] con il pensiero, nel quale il respiro รจ penetrato con le sue cinque forme: tutto il pensiero delle creature รจ [infatti] intessuto con i soffi vitali Quando [il pensiero] รจ purificato, risplende allora l’Atman. 10. Qualsiasi mondo con la mente si formi, qualsiasi desiderio concepisca, chi ha l’animo puro tale mondo conquista e tale desiderio. Chi desidera la felicitร onori dunque il conoscitore dell’Atman
SECONDO KHANDA 1. Costui (il conoscitore dell’Atman) conosce la sede suprema del Brahman: fondato su di esso l’intero universo rifulge, puro. I saggi, che, privi di desideri, venerano lo Spirito Universale, passano oltre [ogni] impuritร . 2. Colui che nella mente concepisce desideri, costui rinasce ora qui ora lร secondo i desideri. Per chi ha placato i desideri e si รจ preparato interiormente, giร qui in terra tutti i desideri si dissolvono. 3. Non รจ possibile raggiungere l’Atman con l’insegnamento, e neppure con l’intelletto nรฉ con molta dottrina. Lo puรฒ ottenere soltanto colui che Esso trasceglie; a costui l’Atman medesimo rivela la propria essenza 4. L’Atman non puรฒ essere raggiunto da chi non ha forza, e neppure attraverso la distrazione o un’ascesi irregolare. Soltanto l’animo di colui che, saggio, si sforza con i mezzi [adatti], entra nella dimora del Brahman. 5. Avendolo ottenuto, i veggenti che sono soddisfatti della conoscenza, che si sono preparati interiormente, privi di passioni, placati, avendo ottenuto in ogni dove colui che dappertutto penetra, saggi, con lo spirito raccolto, penetrano nel Tutto. 6. Coloro che hanno come scopo ben determinato la conoscenza del Vedanta, gli asceti che si son purificati praticando la rinuncia, tutti costoro, al momento supremo, del tutto immortali, son liberi nei mondi del Brahman. 7. Le quindici parti [della natura umana] ritornano ai loro fondamenti tutti i sensi ritornano agli elementi cosmici corrispondenti. Le azioni e il sรฉ costituito di conoscenza, tutti s’unificano nel principio supremo indistruttibile. 8. Come i fiumi che scorrono si dissolvono nell’oceano perdendo la loro individualitร , cosรฌ il saggio, liberato dall’individualitร , s’immerge nel divino Spirito Universale, piรน alto della cosa piรน alta. 9. Colui che conosce questo supremo Brahman diventa il Brahman, e nella sua stirpe non nasce chi non conosca il Brahman. Supera il dolore, supera il male, libero dai legami interiori diventa immortale. 10. Ciรฒ รจ stato dichiarato nel verso sacro: โColoro che compiono i riti sacri, esperti nei Veda, devoti al Brahman, che, pieni di fede, se stessi sacrificano all’Unico veggente, a costoro, dopo che abbiano secondo il rito praticato il voto [della rasatura] del capo, deve essere insegnata questa scienza del Brahmanโ. 11. Questa รจ la veritร che un dรฌ proclamรฒ il veggente Angiras. Chi non ha compiuto il sacro voto non puรฒ apprenderla. Onore ai sommi veggenti, onore ai sommi veggenti!
ย Esistono due scienze, l’inferiore, costituita dai testi sacri e dalla pratica dei riti, e la superiore. Soltanto quest’ultima permette di raggiungere il Brahman, dal quale si genera e nel quale si ricongiunge tutto il creato, in un circolo senza fine: infatti – dice l’Upanisad anticipando le conclusioni – il Brahman si genera dall’ascesi, che รจ uguale alla conoscenza, e l’ascesi a sua volta si genera dal Brahman individuato, ossia dall’Assoluto che รจ presente nell’interioritร umana.ย ย ร questa una delle piรน antiche enumerazioni dei Vedanga, “”membri del Veda””, e sottolinea la derivazione delle varie scienze dalla considerazione del sacrificio.”ย ย Il rito e il culto, rettamente eseguiti, permettono di raggiungere un’esistenza elevata e felice, ma pur sempre transitoria: l’increato non puรฒ raggiungersi partendo da ciรฒ che รจ stato creato. Soltanto il ricorso a un maestro spirituale potrร consentire di superare il mondo con tutte le sue contingenze di bene e di male. Assai brusco รจ il passaggio dall’esaltazione del sacrificio alla svalutazione del medesimo (str. 7); ma le Upanisad sono opera di poeti e di mistici, i quali procedono per illuminazioni improvvise, per accenni, per antifrasi, non seguono un filo rigoroso di ragionamento.ย ย I tre fuochi, garhapatya, ahavaniya e daksina, sono posti rispettivamente a occidente, a oriente e a meridione del luogo del sacrificio, e simboleggiano il sole, la terra, la luna.ย ย Secondo una diffusa tradizione i mondi terreni e celesti sono sette.ย ย 18 รจ un numero tradizionalmente sacro; qui indica tutte le forme del sacrificio.ย ย In questa strofe sono enumerate brevemente le tappe della dottrina dei cinque fuochi. Vedi Ch.Up., 5, 3-10.ย ย Secondo Sankara i sette prana sono gli organi dei sensi nella testa (occhi, orecchie, narici, bocca); le sette fiamme sono prodotte dall’attivitร di quegli organi; il combustibile รจ costituito dal complesso degli oggetti dei sensi; le oblazioni sono le percezioni di questi oggetti; i sette mondi infine si formano come risultato della percezione.ย Il battito delle palpebre รจ caratteristico dei mortali; gli dei hanno l’occhio fisso.ย ย La meditazione sulla sillaba Om, simbolo dell’Assoluto, รจ il fulcro dell’insegnamento delle Upanisad.ย ย ย I due uccelli rappresentano uno l’individuo ancor rivolto ai godimenti, l’altro l’asceta che รจ giunto alla contemplazione del Brahman. Cfr. Svet. Up., 4, 6-7.ย ย La contraddizione con la str. 5 รจ evidente; ma, se l’ascesi รจ indispensabile premessa, il riconoscimento dell’identitร Atman-Brahman supera ogni piano umano, rivelandosi come un’illuminazione mistica che nulla ha a che fare con la morale o la ragione.ย Le forze vitali si riassumono nel pensiero, che, pur da quelle sostenuto, ne รจ in certo modo l’espressione piรน alta. Quindi purificare il pensiero significa purificare completamente l’individuo.ย Come ad es. in Ch.Up., 8, 2, lo, anche qui alla raggiunta conoscenza viene attribuito un valore pratico: residuo dell’antica concezione che attribuisce alla veritร e alla conoscenza il carattere magico di forza operante di per sรฉ, o, forse meglio, indizio d’un attaccamento alla vita che l’idealismo prevalente non riesce del tutto ad annullare.ย ย Non puรฒ prescindersi dalla condotta pura, come piรน volte รจ stato ripetuto; ma al Brahman giungono soltanto gli eletti dal Brahman stesso. In questa affermazione รจ da vedersi il primo spunto della posteriore dottrina della grazia divina salvatrice del devoto fedele. Cfr. Kath. Up., 1, 2, 23.ย
Ipitagorici coltivavano lโinterioritร , che veniva affiancata dallo studio della matematica intesa come strumento per capire il mondo e per accostare per via razionale la realtร dellโUno. Quindi erano mistici, artisti della musica, politici e indagatori della Physis, lโorigine di tutte le cose. Physis รจ sia il visibile che lโinvisibile, รจ la natura naturans e la natura naturata, perchรฉ le cose che appaiono sono ciรฒ che si vede dellโinvisibile.
Come il suo maestro Giorgio Colli, Tonelli รจ un sostenitore della superioritร dei sapienti greci rispetto ai filosofi contemporanei, che devono essere compresi alla luce dellโattualitร , ma che sicuramente sono stati definitivi. Esiste una maggiore vicinanza di contenuti e di modi espressivi tra Eraclito e il taoismo o tra Parmenide e le Upaniแนฃad, che non tra Eraclito o Parmenide e Aristotele.
ร importante ricostruire la comune radice eurasiaticadella nostra cultura cosรฌ possiamo capire meglio la figura del sapiente, piรน simile allo Yogi o al maestro taoista o buddista, che non alla figura del filosofo, quale si configura da Aristotele in poi, dopo la mediazione di Platone che รจ intermedio tra Sophia e Filosofia.
Esistono testimonianze di rapporti tra oriente e occidente in epoca arcaica, prima delle conquiste di Alessandro Magno e la sapienza greca di cui Pitagora รจ maestro segreto, perchรฉ non ha lasciato nulla di scritto, ha unโorigine specifica, ma รจ anche il frutto di unโinterconnessione originaria tra oriente e occidente.ย I sapienti pitagorici avevano in comune con quelli orientali alcune pratiche meditative, il silenzio, come disciplina meditativa, lโanamnesi, la pratica della memoria e la musica come strumento meditativo.ย Lo stile di vita della Scuola pitagorica consentiva di formare, attraverso una vita comune, quelli che Giorgio Colli chiama filosofi sovrumani, conducendo lโessere umano oltre sรฉ, non nella maniera risibile dellโattuale transumanesimo, in chiave tecnicistica e materialistica, ma attraverso la connessione dellโindividuo con il cosmo, con il sรฉ profondo, che in noi riesce a vedere come vicine le cose lontane: ciรฒ che per Parmenide unifica tutto e che per Eraclito unifica gli opposti, liberandoci dalla schiavitรน delle nostre passioni e pulsioni.ย ย ย
Coltivando lo spirito di solidarietร e comunanza, la Filรฌa dovevano liberarsi dalla volontร di potenza e di sopraffazione per la propria realizzazione personale. Dallโinsegnamento di Pitagora ci viene un messaggio che favorisce la convivenza civile tra gli individui e i popoli.
Angelo Tonelli (Lerici, 1954), poeta, autore e regista teatrale, tra i massimi grecisti viventi, ha studiato Filosofia antica a Pisa, con Giorgio Colli. Ha pubblicato tra lโaltro diverse opere di poesia e saggi. Per i โClassiciโ Feltrinelli ha tradotto e curato DellโOrigine di Eraclito (1993), La terra desolata. Quattro quartetti di T.S. Eliot (1995), il primo volume di Le parole dei Sapienti dedicato a Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso (2010), Eleusis e Orfismo (2015), Negli abissi luminosi. Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica (2021) e Dell’origine di Parmenide (2023).
Pitagora vede la connessione tra la musica, lโaspetto piรน vicino alla coscienza, la matematica, lโaspetto razionale, che puรฒ rappresentare simbolicamente la musica, ma non ciรฒ che uno prova con la musica e la filosofia, che รจ lโaspetto integrativo dellโuomo che cerca di capire la realtร negli aspetti sia simbolici che semantici. Federico Faggin
O Asclepio, guaritore di tutte le cose, o maestro di Paiana dove evochi le piรน malate afflizioni degli uomini, che causano grandi dolori, tu che con i tuoi doni conforti il โโpotente, vieni tu a portarci la salute e porre fine alle gravi malattie e alla morte perniciosa, tu, oh nuovo, che contribuisci ad aumentare e a rimuovere i mali la fortunata che sei il forte germoglio, il prezioso di Febo Apollo, il nemico delle malattie, dove hai una moglie irreprensibile Igeia vieni, beato, nostro salvatore, donaci un buon fine di vita.
ฮ ฮณฮญฮฝฮฝฮทฯฮท ฯฮฟฯ ฮฯฮบฮปฮทฯฮนฮฟฯ ฮฯฮฑฮฝ ฮณฮนฮฟฯ ฯฮฟฯ ฮฯฯฮปฮปฯฮฝฮฑ ฮบฮฑฮน ฯฮทฯ ฮฮฟฯฯฮฝฮฏฮดฮฑฯ, ฮบฯฯฮทฯ ฯฮฟฯ ฮฒฮฑฯฮนฮปฮนฮฌ ฮฆฮปฮตฮณฯฮฑ. ฮฯฮฑฮฝ ฮฟ ฮฯฯฮปฮปฯฮฝ ฯฮบฯฯฯฯฮต ฯฮทฮฝ ฮฮฟฯฯฮฝฮฏฮดฮฑ ฮปฯฮณฯ ฮถฮฎฮปฮนฮฑฯ, ฮตฯฮตฮนฮดฮฎ ฮตฯฯฯฮตฯฯฮทฮบฮต ฯฮฟฮฝ ฮฯฯฯ , ฯฮฟ ฮณฮนฮฟ ฯฮฟฯ ฮฮปฮฑฯฮฟฯ , ฯฮฎฯฮต ฯฮฟ ฮฒฯฮญฯฮฟฯ ฮบฮฑฮน ฯฮฟ ฮญฯฮตฯฮต ฯฯฮฟ ฮ ฮฎฮปฮนฮฟ, ฯฯฮฟฯ ฯฮฟ ฯฮฑฯฮญฮดฯฯฮต ฯฯฮท ฯฯฮฟฮฝฯฮฏฮดฮฑ ฯฮฟฯ ฮบฮญฮฝฯฮฑฯ ฯฮฟฯ ฮงฮตฮฏฯฯฮฝฮฑ. ฮ ฮงฮตฮฏฯฯฮฝฮฑฯ ฮฑฮฝฮญฮธฯฮตฯฮต ฯฮฟ ฯฮฑฮนฮดฮฏ, ฯฮฟ ฮผฯฯฯฯฯฮต ฯฯฮท ฯฮญฯฮฝฮท ฯฮฟฯ ฮบฯ ฮฝฮทฮณฮนฮฟฯ ฮบฮฑฮน ฯฮฟฯ ฮผฮตฯฮญฮดฯฯฮต ฯฮฑ ฮผฯ ฯฯฮนฮบฮฌ ฯฮทฯ ฮนฮฑฯฯฮนฮบฮฎฯ ฮตฯฮนฯฯฮฎฮผฮทฯ (ฮฯฮฟฮปฮปฯฮดฯฯฮฟฯ III 10.3). Era il figlio di Apollo e Coronis, figlia del re Flegias. Quando Apollo uccise Coronide per gelosia, perchรฉ si era innamorata di Ischy, figlio di Elatos, prese il bambino e lo portรฒ sul Pelio, dove lo affidรฒ alle cure del centauro Chirone. Chirone allevรฒ il bambino, lo addestrรฒ all'arte della caccia e gli trasmise i segreti della scienza medica (Apollodoro III 10,3).
Nonostante le onnipresenti prove di flagrante titanismo che abbiamo intorno, loro, i Titani, sono invisibili, come il nero cielo notturno di Urano, il loro terribile padre, nascosti dalla madre Gaia nella profonditร del suo ventre. A volte sono immaginati in forma di fantasmi. Operano invisibilmente nellโoscuritร e in impulsi e fantasie che affiorano dal profondo. [โฆ] I Titani, poichรฉ sono invisibili, ovvero non hanno immagini, appunto per questo non hanno limiti. Privi di immagine, diventano pura espansione. J. Hillman, Figure del mito
Perchรฉ toccรฒ a Zeus salvare il mondo dai Titani? Non per la sua forza, secondo me, per i suoi fulmini, per la sua intelligenza scaltra nรฉ per la sua funzione di legge e ordine, bensรฌ piuttosto per la sua capiente immaginazione. [โฆ] La gamma della sua fantasia era inclusiva, ampia, generosa e differenziata. Zeus era davvero un dio del cielo; copriva tutto con lโampiezza della sua facoltร immaginativa, era pari, nella sua grandiositร articolata, alla enormitร titanica. La smisuratezza titanica puรฒ essere abbracciata e contenuta soltanto da una capacitร altrettanto vasta di creare immagini. […] La coscienza improntata a Zeus รจ attiva; terragna, aperta, presente. Zeus genera attivismo e militanza, il che ci insegna qualcosa su come far fronte al titanismo: non con il ritiro, la meditazione, la psicoanalisi, nรฉ con la speranza nel Regno a venire. (J. Hillman, Figure del mito [2007] 2014, 134)
Si presentano a noi cose, segni, immagini, spettri, ovvero fantasmi. [...] Non senza motivo Socrate definรฌ lโoblio come una perdita di percezione; ma se per la stessa ragione avesse definito anche il seme del memorabile sparso e non concepito dalla memoria, egli avrebbe certo indagato il tema piรน in profonditร . Se infatti la fantasia non bussa con vivacitร sufficiente avvalendosi di immagini sensibili, la facoltร cogitativa non apre le porte e, se la facoltร cogitativa che รจ la custode non apre la porta, la madre delle Muse, sprezzando simili immagini non le accoglierร . Giordano Bruno, Sigillus sigillorum ad omnes animi dispositiones comparandas, 1583,
ย In hac trepidatione Decius consul M. Valerium magna uoce inclamat. “Deorum” inquit “ope, M. Valeri, opus est; agedum, pontifex publicus populi Romani, praei uerba quibus me pro legionibus devoveam.”
In questo momento di smarrimento, il console Decio chiamรฒ Marco Valerio a gran voce e gli gridรฒ
Abbiamo bisogno dell’aiuto degli dรจi, Marco Valerio Avanti, pubblico pontefice del popolo romano, dettami le parole di rito con le quali devo offrire la mia vita in sacrificio per salvare le legioni
Pontifex eum togam praetextam sumere iussit et velato capite, manu subter togam ad mentum exserta, super telum subiectum pedibus stantem sic dicere: “Iane, Iuppiter, Mars pater, Quirine, Bellona, Lares, Divi Novensiles, Di Indigetes, divi, quorum est potestas nostrorum hostiumque, dique Manes, vos precor veneror, veniam peto feroque, uti populo Romano Quiritium vim victoriam prosperetis hostesque populi Romani Quiritium terrore formidine morteque adficiatis. Sicut verbis nuncupavi, ita pro re publica <populi Romani> Quiritium, exercitu, legionibus, auxiliis populi Romani Quiritium, legiones auxiliaque hostium mecum deis Manibus Tellurique deuoueo”.
Il pontefice gli ordinรฒ di indossare la toga pretesta, di coprirsi il capo e, toccandosi il mento con una mano fatta uscire da sotto la toga, di pronunciare le seguenti parole, ritto, con i piedi su un giavellotto: Giano, Giove, padre Marte, Qvirino, Bellona, Lari, dรจi Novensili, dรจi Indigeti, dรจi nelle cui mani ci troviamo noi e i nostri nemici, dรจi Mani, io vi invoco, vi imploro e vi chiedo umilmente la grazia: concedete benigni ai Romani la vittoria e la forza necessaria e gettate paura, terrore e morte tra i nemici del popolo romano e dei Qviriti
Tito Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 39; 31 – 35
ยซ”Quid ultra moror familiare fatum? datum hoc nostro generi est ut luendis periculis publicis piacula simus. Iam ego mecum hostium legiones mactandas Telluri ac Dis Manibus dabo.” haec locutus M. Livium pontificem, quem descendens in aciem digredi vetuerat ab se, praeire iussit verba quibus se legionesque hostium pro exercitu populi Romani Quiritium devoveret. Devotus inde eadem precatione eodemque habitu quo pater P. Decius ad Veserim bello Latino se iusserat devoveri, cum secundum sollemnes precationes adiecisset prae se agere sese formidinem ac fugam caedemque ac cruorem, caelestium inferorum iras, contacturum funebribus diris signa tela arma hostium, locumque eundem suae pestis ac Gallorum ac Samnitium fore,โhaec exsecratus in se hostesque, qua confertissimam cernebat Gallorum aciem, concitat equum inferensque se ipse infestis telis est interfectus.ยป
ยซPerchรฉ ritardo il destino della mia famiglia? ร questa la sorte data alla nostra stirpe, di esser vittime espiatorie nei pericoli dello Stato. Ora offrirรฒ con me le legioni nemiche in sacrificio alla Terra e agli dei Mani!”. Pronunciate queste parole, ordinรฒ al pontefice Marco Livio, al quale aveva ingiunto di non allontanarsi da lui mentre scendevano in campo, di recitargli la formula con cui offrire sรฉ stesso e le legioni nemiche per l’esercito romano dei Quiriti. Si consacrรฒ in voto recitando la stessa preghiera, indossando lo stesso abbigliamento con cui presso il fiume Vesseri si era consacrato il padre Publio Decio durante la guerra contro i Latini, e avendo aggiunto alla formula di rito la propria intenzione di gettare di fronte a sรฉ la paura, la fuga, il massacro, il sangue, il risentimento degli dei celesti e di quelli infernali, e quella di funestare con imprecazioni di morte le insegne, le armi e le difese dei nemici, e aggiungendo ancora che lo stesso luogo avrebbe unito la sua rovina e quella diย Galliย eย Sanniti, lanciate dunque tutte queste maledizioni sulla propria persona e sui nemici, spronรฒ il cavallo lร dove vedeva che le schiere dei Galli erano piรน compatte, e trovรฒ la morte offrendo il proprio corpo alle frecce nemiche.ยป