ย In hac trepidatione Decius consul M. Valerium magna uoce inclamat. “Deorum” inquit “ope, M. Valeri, opus est; agedum, pontifex publicus populi Romani, praei uerba quibus me pro legionibus devoveam.”
In questo momento di smarrimento, il console Decio chiamรฒ Marco Valerio a gran voce e gli gridรฒ
Abbiamo bisogno dell’aiuto degli dรจi, Marco Valerio Avanti, pubblico pontefice del popolo romano, dettami le parole di rito con le quali devo offrire la mia vita in sacrificio per salvare le legioni
Pontifex eum togam praetextam sumere iussit et velato capite, manu subter togam ad mentum exserta, super telum subiectum pedibus stantem sic dicere: “Iane, Iuppiter, Mars pater, Quirine, Bellona, Lares, Divi Novensiles, Di Indigetes, divi, quorum est potestas nostrorum hostiumque, dique Manes, vos precor veneror, veniam peto feroque, uti populo Romano Quiritium vim victoriam prosperetis hostesque populi Romani Quiritium terrore formidine morteque adficiatis. Sicut verbis nuncupavi, ita pro re publica <populi Romani> Quiritium, exercitu, legionibus, auxiliis populi Romani Quiritium, legiones auxiliaque hostium mecum deis Manibus Tellurique deuoueo”.
Il pontefice gli ordinรฒ di indossare la toga pretesta, di coprirsi il capo e, toccandosi il mento con una mano fatta uscire da sotto la toga, di pronunciare le seguenti parole, ritto, con i piedi su un giavellotto: Giano, Giove, padre Marte, Qvirino, Bellona, Lari, dรจi Novensili, dรจi Indigeti, dรจi nelle cui mani ci troviamo noi e i nostri nemici, dรจi Mani, io vi invoco, vi imploro e vi chiedo umilmente la grazia: concedete benigni ai Romani la vittoria e la forza necessaria e gettate paura, terrore e morte tra i nemici del popolo romano e dei Qviriti
Tito Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 39; 31 – 35
ยซ”Quid ultra moror familiare fatum? datum hoc nostro generi est ut luendis periculis publicis piacula simus. Iam ego mecum hostium legiones mactandas Telluri ac Dis Manibus dabo.” haec locutus M. Livium pontificem, quem descendens in aciem digredi vetuerat ab se, praeire iussit verba quibus se legionesque hostium pro exercitu populi Romani Quiritium devoveret. Devotus inde eadem precatione eodemque habitu quo pater P. Decius ad Veserim bello Latino se iusserat devoveri, cum secundum sollemnes precationes adiecisset prae se agere sese formidinem ac fugam caedemque ac cruorem, caelestium inferorum iras, contacturum funebribus diris signa tela arma hostium, locumque eundem suae pestis ac Gallorum ac Samnitium fore,โhaec exsecratus in se hostesque, qua confertissimam cernebat Gallorum aciem, concitat equum inferensque se ipse infestis telis est interfectus.ยป
ยซPerchรฉ ritardo il destino della mia famiglia? ร questa la sorte data alla nostra stirpe, di esser vittime espiatorie nei pericoli dello Stato. Ora offrirรฒ con me le legioni nemiche in sacrificio alla Terra e agli dei Mani!”. Pronunciate queste parole, ordinรฒ al pontefice Marco Livio, al quale aveva ingiunto di non allontanarsi da lui mentre scendevano in campo, di recitargli la formula con cui offrire sรฉ stesso e le legioni nemiche per l’esercito romano dei Quiriti. Si consacrรฒ in voto recitando la stessa preghiera, indossando lo stesso abbigliamento con cui presso il fiume Vesseri si era consacrato il padre Publio Decio durante la guerra contro i Latini, e avendo aggiunto alla formula di rito la propria intenzione di gettare di fronte a sรฉ la paura, la fuga, il massacro, il sangue, il risentimento degli dei celesti e di quelli infernali, e quella di funestare con imprecazioni di morte le insegne, le armi e le difese dei nemici, e aggiungendo ancora che lo stesso luogo avrebbe unito la sua rovina e quella diย Galliย eย Sanniti, lanciate dunque tutte queste maledizioni sulla propria persona e sui nemici, spronรฒ il cavallo lร dove vedeva che le schiere dei Galli erano piรน compatte, e trovรฒ la morte offrendo il proprio corpo alle frecce nemiche.ยป
Esperto di morte apparente era infatti anche un personaggio semi-mitico che viene talvolta ricordato nellโalveo degli iatromanti pur non essendo greco: trattasi di Zalmoxis[1], definito da Mircea Eliade ยซun daimon o un theos che โrivelaโ una dottrina escatologica e โfondaโ un culto iniziatico da cui dipende lo stato ontologico dellโesistenza ultraterrenaยป [2]. Venerato dai Geti, tribรน semi-nomade della Tracia il cui territorio faceva da ponte tra lโecumene ellenico e le steppe eurasiatiche, alcuni autori greci lo consideravano un discepolo o addirittura uno schiavo di Pitagora, narrando che questi lo avrebbe iniziato alle ยซscienze dei cieliยป a Samo. Va da sรฉ che leggende di questo genere sono il risultato di processi tardo-antichi di evemerizzazione e banalizzazione di processi storici e metastorici assai piรน complessi; nondimeno, per chi sappia leggere โtra le righeโ, esse sono in grado di fornire piรน di unโinformazione implicita, ad esempio, in questo specifico caso, una connessione tangibile per il tramite della Scuola Pitagorica con lโalveo sacrale apollineo. Le confraternite estatichedacio-gete, dโaltronde, sono state sovente paragonate a quelle iatromantiche e orfiche, nonchรฉ a quelle druidiche [3].
Di Zalmoxis, i Geti tramandano che trasmise ai suoi discepoli la dottrina dellโimmortalitร dellโanima, insegnando loro che dopo la morte sarebbero passati in un luogo dove avrebbero goduto di tutte le benedizioni immaginabili per lโeternitร . Poi si ritirรฒ in una cava naturale (andreon) sulla montagna sacra di Kogainon [4] nei monti Bucegi in Dacia (nellโodierna Romania) e discese nel mondo sotterraneo, dove restรฒ per tre anni (alcuni racconti vogliono che durante questo periodo sia stato nellโAde) [5]. I suoi fedeli โ a cui egli appariva in visione sotto forma di ยซanima disincarnataยป โ piansero la sua prematura dipartita, ma al quarto anno egli ritornรฒ in superficie, confermando cosรฌ il suo insegnamento [6]. Quindi sparรฌ nuovamente per comparire qua e lร di tanto in tanto, presso le sue genti: e non con il corpo fisico che aveva in vita, ma sotto forma di daimon (ยซspirito immortaleยป). Come commenta Eliade,
ยซ la โscomparsaโ (occultazione) e la โricomparsaโ (epifania) di un essere divino o semi-divino (re messianico, profeta, mago, legislatore) costituisce parte di uno scenario mitico-rituale assai diffuso nel mondo mediterraneo e asiatico. ยป[7]
Erodoto riferisce le dottrine religiose dei Geti: essi credevano nellโimmortalitร dellโanima e, una volta iniziati ai Misteri correlati, reputavano la morte semplicemente un viaggio per ricongiungersi al loro dio Zalmoxis nella dimensione altra che egli per primo aveva scoperto (similmente allo Yama/Yima indo-iranico, che รจ al tempo stesso lโยซUomo Primordialeยป e il Giudice dei Morti). Ellenico parla inoltre di due tribรน tracie confinanti con i Geti, segnatamente i Terizi e i Crobizi, che pure credevano di raggiungere, dopo la dipartita fisica, il semidio Zalmoxis; tuttavia, a parere di questi ultimi, ยซla permanenza presso il dio non era definitiva e si consolavano pensando che i morti sarebbero tornatiยป [8].
La tradizione armena conosce una caverna dove si diceva che Meher (cioรจ Mihr/Mithra) si appartasse per uscirne soltanto una volta allโanno [9]; tema iranico che si ripercuote anche sulle leggende cristiane della Nativitร nella grotta di Betlemme. Sullโetimologia del nome Zalmoxis, che i manoscritti greci riportano anche in forme alternative come Salmoxis, Zamolxis, Samolxis, gli antichi hanno avanzato diverse teorie. Quella preponderante accosta il suo nome a quello di divinitร telluriche come Zemelo e ลฝemelฤ, frigia la prima baltica la seconda, nonchรฉ con il dio lituano Zjameluks. Se questa etimologia fosse corretta, sarebbe innegabile anche la correlazione con Semele, madre del Dioniso trace (ricordiamo che i Geti erano Traci). Tutti questi termini derivano dalla radice indoeuropea *GโHEMEL (ยซterra, suolo, appartenente alla terraยป), che ci riporta allโร mbito simbolico ctonio-tellurico: e infatti a quanto pare Zalmoxis era anche chiamato Gebelezis[10].
Per quanto riguarda il suo nome piรน noto, comuque, sembra che la questione non cambi: essendo xais un termine scito per indicare ยซsignore, re, capoยป, possiamo tradurre Zalmoxis come ยซSignore della Terraยป o ยซRe del Suoloยป[11] (o probabilmente, meglio, del sottosuolo, inteso nel senso esoterico di dimensione sotto o piuttosto dietro quella ordinaria). Geticus propose la traduzione di ยซRe del Mondoยป[12], citando Guรฉnon e Ossendowski, e Porfirio registrรฒ anche lโesistenza di un termine tracio, zalmon, che avrebbe il significato di ยซnascostoยป: se fondata, farebbe di Zalmoxis il ยซdio nascostoยป, o il ยซdio occultoยป. Da ciรฒ, alcuni vedrebbero in Zalmoxis anche il ยซSignore dei Mortiยป, ma a parere di altri, tra cui il celebre ricercatore di storia tracia I.I. Russu, ยซil valore semantico del tema zamol โ รจ โla terraโ, โil potere della terraโ e Zalmoxis non puรฒ significare altro che il โdio della terraโ, personificazione di ogni forma di vita e del grembo materno in cui ritornano tutti gli uominiยป [13]. Nondimeno, resta da sottolineare lโutilizzo del termine ยซnascostoยป nella tradizione ungherese con riferimento allo stato degli sciamani durante la trance catalettica [14].
Tuttavia Diogene Laerzio testimoniรฒ che in tracio Zalmosside significa ยซpelle dโorsoยป, il che effettivamente potrebbe aver senso se letto in unโottica iniziatica di mรคnnerbรผnde[15] del tipo dei Luperci romani o dei Berserkir e degli Ulfhedhinn โ ovvero rispettivamente ยซcoloro che hanno la pelle dโorsoยป e ยซcoloro che hanno la pelle di lupoยป [16] โ e al tempo stesso in connessione con lโincubatio praticata dagli iatromanti apollinei, oltre che da Zalmoxis.
Questa connessione non รจ da sottovalutare se confrontata con le pratiche rituali dello โsciamanesimo apollineoโ, in quanto si suppone che lโistituzione dei Luperci e la celebrazione dei Lupercali[17] fossero originariamente competenza dei sacerdoti di Sur/Soranus, detto lโยซApollo Neroยป โ ยซdio-lupoยป pre-romano, italico ed etrusco, che trova nellโApollo Lyceus dei Licรฎ [18] una perfetta corrispondenza), venerato con riti ancestrali sulla vetta del monte Soratte. I suoi sacerdoti divennero famosi nellโantica Roma con il nome di Hirpi Sorani (ยซLupi di Soranusยป; dalla lingua osca-sannita-sabina hirpus = ยซlupoยป), tra le altre cose perchรฉ la ritualistica ad essi riferita era profondamente imbevuta da suggestioni sciamaniche: nel corso delle cerimonie, essi camminavano sui carboni ardenti, tenendo in mano le interiora delle capre sacrificate. Secondo unโantica tradizione, ยซun oracolo consigliรฒ ai loro antenati di condurre una vita dedita a rapine e razzie per sfuggire a una pestilenzaยป e di compiere un sacrificio annuale in onore di Apollo presso il Monte Soratte [19]. Con questa premessa, forse, si puรฒ azzardare lโipotesi che Zalmoxis non fosse tanto una divinitร , quanto piuttosto una funzione sacrale, fondata appunto sullโesperienza iniziatica dellโincubatio e del letargo visionario, allโinterno dellโalveo cultuale e rituale apollineo.
I riti misterici correlati allo spirito di uno iatromante di nome Anfiarao, che si diceva essere stato โrisucchiatoโ dalla terra a Tebe e reso immortale in guisa di daimon sotterraneo[20] โ che, a pensarci bene, รจ praticamente la stessa identica storia che viene raccontata su Zalmoxis [21] โ ci possono dare motivo del perchรฉ potremmo propendere per lโinterpretazione di Diogene Laerzio. Nellโipogeo in cui Anfiarao fungeva da oracolo, infatti, lโincubatio avveniva allโinterno di pelli di ariete appena scuoiato, pratica iniziatica che si ritrova anche in diversi centri oracoli della Puglia nonchรฉ, in etร arcaica, nella ritualistica dellโIndia vedica. La pelle degli animali sacrificati conosceva un ampio utilizzo in questi centri sapienzali, dalla previsione del futuro alla magia meteorologica ai riti purificatorรฎ; pratiche simili sono ancora oggi in vigore nelle steppe mongolo-siberiane e caucasiche.
Questa tradizione รจ riportata anche con riguardo allโeroe Podalirio, che si diceva essere figlio di Asclepio, e dunque apollineo. Anchโegli era diventato, dopo la morte fisica, un daimon sotterraneo, e i pellegrini che giungevano sulla sua tomba ยซsacrificavano un montone e dopo averlo scuoiato si avvolgevano nella sua pelle coricandosi a dormire proprio sul sepolcroยป, in quanto, per prendere in prestito le parole di Licofrone, ยซa tutti quelli che si addormenteranno sulla sua tomba in pelli di montone egli rivelerร in sogno oracoli veritieri e [โฆ] sarร invocato come guaritore di malattieยป [22].
In piรน, tornando a Zalmoxis e allโipotesi di Diogene, si deve aggiungere che lโorso รจ lโanimale sciamanico per antonomasia in Asia come in America (dove ricopre il ruolo di Antenato mitico e di Iniziatore [23]) ed รจ sempre presente simbolicamente nei rituali di incubatio di questo genere, in quanto il neofita o lโadepto, emulando il letargo del plantigrado, riuscirebbe simpaticamente (vale a dire, con lโutilizzo della cd. ยซmagia simpaticaยป) a mettersi nei suoi panni. Tali pratiche sono state vive a lungo non solo in Siberia e in Eurasia, ma anche nellโEuropa occidentale, soprattutto sui Pirenei โ dove lโOrso รจ ancora oggi il personaggio centrale della celebrazione del Carnevale, nei panni del ยซcapro espiatorioยป da sacrificare per ยซcacciare lโinvernoยป โ e nelle Isole Britanniche. Philippe Walter (autore di un pregevole studio sul mito del re Artรน che ci verrร utile piรน avanti in questo nostro studio [24]) pone il dio-sciamano dei Geti in relazione con lโArtรน bretone, basandosi anchโegli sul profilo etimologico e arrivando alle stesse conclusioni suggerite dal Laerzio:
ยซ Questo nome derivato dal trace zalmos, โpelliccia, pelleโ, ricorda il carattere ursino dellโessere divino avvolto alla nascita in una pelle dโorso [25]. [โฆ] Non solo Zalmoxis esalta lโesistenza di un Oltretomba in cui vivere in compagnia dei suoi fedeli, ma il suo destino โpostumoโ ha moltissimi punti in comune con quello di Artรน, che parte provvisoriamente per Avalon, per poi tornare a regnare sui suoi. ยป[26]
Note:
[1] Cfr. Mircea Eliade, Da Zalmoxis a Gengis Khan, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1975, cap. II, โZalmoxisโ, pp. 26-71.
[2] Id., ivi, p. 33.
[3] Id., ivi, p. 61.
[4] Id., ivi, p. 56.
[5] Id., ivi, pp. 34-35. Anche i Narti e gli Osseti, discendenti dagli Sciti, hanno tradizioni simili. Essi ritengono che post-mortem lโanima ยซgiung[a] a un crocicchio di tre strade: le due laterali conducono lโuna al cielo, lโaltra allโinferno; si deve preferire quella di mezzo: il morto che la imbocca giunge al luogo dove, fra i Narti assisi, troneggia Barastyr, re dei Mortiยป. Troviamo qui un tema importante ai fini della nostra ricerca: tradizionalmente si ritiene che lโanima dopo il decesso debba imboccare una via a discapito delle altre e che solo chi conosce la via giusta puรฒ arrivare nellโaldilร del dio. Questo รจ un punto di primaria importanza. La conoscenza delle vie celesti, sovente rappresentate sotto forma di fiumi (si pensi ad es. ai quattro fiumi inferi della mitologia greca, o agli altrettanti che sorgono dalla vetta del monte Meru nella cosmologia vedica) รจ indispensabile per arrivare al cospetto del dio, in uno stato post-mortem preferenziale rispetto alla massa indifferenziata di non-iniziati. Kowalewski fa derivare la figura del sovrano dei morti Barastyr dal mazdeismo, mettendolo in relazione con lo Yima indo-iranico. Tuttavia Dumรฉzil, che lo cita, รจ dellโopinione che Barastyr sia un dio specificamente osseto, derivante, ad ogni modo, da una mitologia comune alla quale appartiene anche lโaldilร dellโIndia vedica che, a parere dellโautore, รจ piรน vicino alla descrizione dellโOltretomba osseto [George Dumรฉzil, Storie degli Sciti, Rizzoli, Milano 1980, p. 254].
[17] Per due brevi ma acuti commenti sulla confraternita prisca dei Luperci e i riti da compiuti in occasione dei Lupercali, cfr. George Dumรฉzil, La religione romana antica, Rizzoli, Milano 1977; & Renato Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralitร romano-italica, Arya โ Compagnia della Tradizione, Genova 2020, pp. 129-135.
[18] Cfr. infra, cap. II ยง6.
[19] Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nellโEuropa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, il Cerchio, Rimini 2011, pp. 91-92.
[20] Cfr. infra, ยง13.
[21] ร interessante a riguardo il passo di Mneso di Patara, discepolo di Eratostene, secondo cui ยซi Geti veneravano Cronos e lo denominavano Zalmoxisยป, che Eliade considera da connettere al culto di Saturno come ยซsovrano delle Isole Felici dove soggiornano le anime dei giustiยป [Eliade, Zalmoxis, cit., p. 34]; a riguardo, cfr. infra, soprattutto capp. III ยง8 & IV ยง1, 3.
[22] Mariateresa Fumagalli Beoni Brocchieri & Giulio Guidorizzi, Corpi gloriosi. Eroi greci e santi cristiani, Laterza, Bari 2012, p. 62.
[23] Cfr. Antonio Bonifacio, I popoli dellโOrsa Maggiore: Lungo la via degli orsi e degli sciamani. Lo sciamano, lโorso e il cacciatore celeste, Simmetria Edizioni, Roma 2021.
[24] Cfr. infra, cap. IV ยงยง5 sgg.
[25] Lโorso รจ inoltre legato anche alla regalitร , oltre che alle pratiche sciamaniche: Artรน dellโorso รจ infatti โdoppioโ antropomorfo, e al tempo stesso lโorso รจ suo โdoppioโ zoomorfo. Non รจ un caso se nellโantica Irlanda celtica la parola art stava indifferentemente per ยซOrsoยป e per ยซReยป; sicuramente il ciclo arturiano, storicamente nato in Bretagna (ovvero in unโaltra terra gaelica) ha riutilizzato motivi mitici assai piรน arcaici sotto una veste nuova, adatta al periodo medievale e โcavallerescoโ.
Spiritualitร e religione sono due concetti apparentemente molto simili e spesso confusi tra loro ma, nella realtร , molto diversi. Generalmente sono termini utilizzati in modo analogo e interscambiabile, seppur rilevino aspetti differenti della loro natura. Spesso possono sfociare in un unico grande costrutto, altre volte invece possono essere profondamente differenti e, a tratti, contrastanti.ย Religione e spiritualitร condividono lโaspetto della ricerca che tende a qualcosa di profondo, trascendente, oltre il fisico e la natura umana e che rappresenta lo spirito profondo dellโessenza del mondo.
Enrico Baccarini chiaro ed essenziale
si ringraziaย Enrico Baccariniย ricercatore indipendenteย giornalista, scrittore e editore. Ha una laurea in Psicologia e ha conseguito successivamente un Bachelor in Antropologia e uno in Studi Asiatici. ร docente di Orientalistica, come professore emerito, presso lโUniversitร Popolare Maitri.
Quando oggi si usa il termine ยซalienoยป, lo si utilizza sempre nellโaccezione di ยซextraterrestreยป. Ma lโยซalioยป latino, da cui deriva lโยซalienoยป italiano, indica piรน generalmente una situazione di alteritร rispetto allโessere umano, o meglio agli esseri umani viventi. ยซAliiยป erano quindi, per gli antichi Romani, gli spiriti dei morti, nonchรฉ tutte quelle entitร dellโAltro Mondo che esulavano dalla ยซnormaยป umana, e quindi, semplificando, sia gli dรจi che i demoni. In questa sede, partendo dallโipotesi parafisica di John Keel e Jacques Vallรฉe, vogliamo analizzare i numerosi aspetti del moderno fenomeno UFO (e soprattutto delle ยซabductionยป) che appaiono correlati con le antiche tradizioni e con il folklore riguardante le entitร fatate e โsottiliโ dellโAltro Mondo, dal rapimento di esseri umani da parte di questi ultimi al ยซChangelingยป, dal misterioso fenomeno del ยซMissing Timeยป a quello altrettanto enigmatico dei ยซcerchi nel granoยป. ARTICOLI RILEVANTI DELL’AUTORE: – Il culto dei Fairies nei paesi celtici: una escatologia di morte e rinascita, su Arthos n.29 – Chi si nasconde dietro la maschera? Le visite dall’Altrove e l’ipotesi parafisica https://axismundi.blog/2018/06/06/chi… – I rapimenti dei fairies: il “changeling” e il “rinnovamento della stirpe” https://axismundi.blog/2017/10/31/i-r… – I rapimenti dei Fairies e il mistero dei “Missing 411” https://axismundi.blog/2020/01/14/i-r… – Fairies, streghe e dee: il “nutrimento sottile” e il “rinnovamento delle ossa” https://axismundi.blog/2019/03/20/fai… – “Il ritorno dei Popoli delle Stelle”: gli X-Files delle Riserve Indiane https://axismundi.blog/2021/03/07/il-… – L’accesso all’Altro Mondo nella tradizione sciamanica, nel folklore e nelle “abduction” https://axismundi.blog/2018/01/05/lac… – Il fenomeno della paralisi nel sonno: interpretazioni folkloriche e ipotesi recenti https://axismundi.blog/2016/04/07/il-… LIBRI RILEVANTI E/O CITATI NELLA PRESENTAZIONE: – W.Y Evans-Wentz, The Fairy Faith in Celtic Countries, 1911 (it. Fate: una fede celtica) – L. Spence, British Fairy Origins, 1946 – R. Kirk, The Secret Commonwealth… (it. Il Regno Segreto) – W. Sikes, British Goblins, 1880 (it. Elfi, Fate e Pooka) – G. Hancock, Supernatural. Meetings with the Ancient Teachers of Mankind (it. Sciamani) – J. Bord, Fairies. Real Encounters with Little People (it. Fate) – J. Vallรฉe, Passport to Magonia. From Folklore to Flying Saucers (it. Passaporto per Magonia) – J. Keel, U.F.O.s Operation Trojan Horse (it. UFO: Operazione Cavallo di Troia) – J. Mack, Passport to the Cosmos (it. Passaporto per il cosmo) – W. Strieber, Communion – B. Hopkins, Intruders – B. Hopkins, Missing Time – M. Conese, La malattia delle fate – W.B. Yeats, The Celtic Twilight (it. Il crepuscolo celtico) – M. Eliade, Le chamanisme et les techniques archaรฏques de l’extase (it. Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi) – W. Deonna, Tรฉlesphore et le “genius cucullatusโ celtique (it. Dรจi, geni e demoni incappucciati) – A. Machen, The Novel of the Black Seal (it. La storia del sigillo nero) – A. Machen, The White People/A Fragment of Life (it. Un frammento di vita/Il popolo bianco) – W. Irving, Rip van Winkle – A. Blackwood, May Day Eve (it. La Vigilia del Primo Maggio) VISIONI: – Communion (1989) – Intruders (1992) – Nightmare (2015) – Enquete sur le Monde Invisible (2002) – Fire in the Sky (it. Bagliori nel buio, 1993)
si ringrazia Enrico Baccarini ricercatore indipendente giornalista, scrittore e editore. Ha una laurea in Psicologia e ha conseguito successivamente un Bachelor in Antropologia e uno in Studi Asiatici. ร docente di Orientalistica, come professore emerito, presso l’Universitร Popolare Maitri.
ร cosรฌ facile giudicare e respingere ciรฒ che non capisci. La maggior parte del mondo crede che la cerimonia indigena sia superstizione e qualcosa che non ha basi scientifiche. Per gli indigeni del Nord America, tuttavia, questa รจ la veritร della loro realtร . Lo credono in ogni cellula del loro corpo. L’umanitร si รจ spostata dal cuore del mondo alla logica della mente, e la loro fede รจ nel chimico, nel fisico e nel matematico. La scienza ha dimostrato loro che tutta questa antica credenza nella cerimonia รจ semplicemente ignoranza… Eppure l’uomo moderno ha creato, con la sua grande scienza, che รจ certo la “veritร ” ultima, un mondo sull’orlo della distruzione totale in meno di duecento anni. Mentre l’uomo antico, con le sue cerimonie, รจ riuscito a sostenersi per milioni di anni. Forse dovremmo considerare questa antica saggezza, almeno per capire, anche con la nostra mente logica, come sia possibile che la cerimonia possa effettivamente creare un mondo in equilibrio. L’unica ombra proiettata qui รจ quella del tuo stesso dubbio.
Tutti i miei parenti… Black Eagle
All My Relatives: Exploring Lakota Ontology, Belief, and Ritual
In All My Relatives David C. Posthumus offre la prima storia revisionista della religione e della cultura dei Lakota in una generazione. Applica le intuizioni chiave di quella che รจ stata chiamata la “svolta ontologica”, in particolare le nozioni duali di interioritร /anima/spirito e fisicitร /corpo e una nozione estesa di personalitร , come proposta da A. Irving Hallowell e Philippe Descola, che include gli esseri umani cosรฌ come i non umani. Tutti i miei parenti dimostra come una nuova struttura animista possa collegare e articolare elementi altrimenti disparati e oscuri dell’etnografia Lakota. Spogliato dei suoi problematici elementi evolutivi sociali del diciannovesimo secolo e visto come un’alternativa ontologica o spirituale, questo concetto rivalutato di animismo per una sensibilitร del ventunesimo secolo fornisce una lente avvincente attraverso la quale la mitologia, i sogni, le visioni e le cerimonie tradizionali Lakota possono essere analizzato in modo produttivo e compreso piรน a fondo.
Posthumus esplora il modo in cui le credenze animiste Lakota permeano la comprensione del mondo reale in relazione a fenomeni come la personalitร di rocce, fantasmi o spiriti di esseri umani e animali deceduti, fenomeni meteorologici, spiriti familiari o spiriti aiutanti e fasci di medicine. Tutti i miei parenti offre nuove intuizioni sulla cultura tradizionale Lakota per una comprensione piรน profonda e duratura della cosmologia, dell’ontologia e della religione indigene.
Questa รจ la Mia energia inferiore.ย Ma al di lร di esso, o Arjun dalle braccia potenti, ho un’energia superiore.ย Questa รจ laย jฤซva ลhaktiย (l’energia dell’anima), che comprende le anime incarnate che sono la base della vita in questo mondo. Capitolo 7 verso 5 Bhagavad Gita
Facilis descensus Averno: noctes atque dies patet atri ianua Ditis; sed revocare gradum superasque evadere ad auras, hoc opus, hic labor
Virgilio Eneide, VI, 126-129
Scendere agli Inferi eฬ facile: la porta di Dite eฬ aperta notte e giorno; ma risalire i gradini e tornare a vedere il cielo qui sta il difficile, qui la vera fatica.
La Grotta della Sibilla. Prima dimora della celebre sacerdotessa
Il lago dโAverno era considerato dagli antichi la bocca dellโInferno a causa della sua forma. Esso si trovava, e si trova ancora infatti, allโinterno di un cratere vulcanico formatosi quattromila anni fa. Inoltre proprio il termine โAvernoโ deriva da โa-ornisโ, cioรฉ senza uccelli. Proprio perchรฉ a causa delle esalazioni sulfuree sprigionate dallโacqua nessun volatile sorvolava la bocca ormai spenta del vulcano.
NellโEneide, Virgilio colloca proprio nei pressi del lago di Averno lโingresso attraverso cui Eneide scese nellโOltretomba, il Regno dei Morti.
Alcune fonti storico-letterarie, tra cui gli scritti di Plinio e Strabone che a sua volta citava lo storico Eforo, lo individuano anche come il luogo in cui era situato il mitico paese dei Cimmeri, popolazione che viveva sotto terra lรฌ dove si aprivano le porte degli inferi.
Tra il 38 e il 36 a. C., Agrippa e Ottaviano posero un freno alle leggende che si sviluppavano intorno a questa zona decidendo di costruirvi un porto necessario per contrastare i pirati di Sesto Pompeo.
Per realizzare il Portus Iulius vollero unire, tramite un passaggio, lโAverno al lago Lucrino. Questโultimo fu inoltre collegato al mare grazie a una frattura realizzata nella duna costiera. Il porto perรฒ non fu in uso per molti anni a causa del bradisismo.
Ancora oggi perรฒ possiamo osservare i resti di quel periodo in cui furono edificate diverse costruzioni in questa zona. Sulle sponde orientali dellโAverno sono visibili i resti del cosiddetto Tempio di Apollo che in realtร รจ una grande aula termale.
Sul lato nord vi รจ lo sbocco della Grotta del Cocceio, galleria militare lunga circa un chilometro, realizzata per collegare il porto con Cuma e che deve il nome al suo costruttore. Oggi รจ conosciuta anche come Grotta della Pace, dal nome del cavaliere spagnolo don Pedro de la Paz che, secondo gli storiografi, lโavrebbe esplorata nel 1507.
Sulle coste meridionali รจ situata invece la Grotta della Sibilla, da non confondere con l’Antro individuato a Cuma.
Questa grotta ha origine nel lago di Averno, trapassa il Monte delle Ginestre dove il foro craterico si abbassa, e arriva nel lago di Lucrino.
Fu scoperta durante gli scavi archeologici promossi dai Borbone nel 1750 e 1792.
Il tunnel, scavato nel tufo, si allunga per circa duecento metri.
ร largo poco piรน di tre metri e ne รจ alto quattro. Coperta da una volta a botte, la grotta manca di un rivestimento murario e di pozzi di luce, visto anche la sua scarsa lunghezza.
Si distinguono perรฒ lungo le pareti delle piccole nicchie che potevano servire per ospitare le torce. Solo verso lโestremitร della galleria cโรจ un vestibolo di laterizio e unโopera reticolata lungo il quale si succedono due archi.
Poco prima di arrivare alla fine del tunnel, circa a metร del cammino, sulla destra, si apre una diramazione lunga solo settanta centimetri che porta in un corridoio.
Da questo si possono scendere una trentina di gradini per arrivare ad alcune stanze sotterranee. Queste erano degli ambienti termali, usati per scopi terapeutici, conosciuti nel Medioevo come โLavacro della Sibillaโ, a causa della presenza di falde acquifere calde.
Per i viaggiatori del Grand Tour era qui che dimorava la Sibilla, prima che venisse scoperto il suo โAntroโ agli inizi del Novecento con le campagne archeologiche condotte da Gabrici nel 1910 e da Maiuri nel 1932. Oggi queste stanze sono invase dalle acque per il bradisismo e quindi sono inaccessibili.