La Via Stoica

 ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς

Libro II

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni
avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)

I principi dello stoicismo romano, derivati dalla filosofia greca ma adattati al contesto romano, si concentrano su una vita virtuosa, razionale e in armonia con la natura.
I principali pensatori romani, come Seneca, Epitteto e Marco Aurelio, hanno enfatizzato i seguenti principi fondamentali:

  1. Virtù come bene supremo: La virtù (saggezza, giustizia, coraggio, temperanza) è l’unica cosa intrinsecamente buona. Tutto il resto (ricchezza, salute, fama) è indifferente e va accettato senza attaccamento.
  2. Controllo delle emozioni: Le passioni irrazionali (rabbia, paura, desiderio eccessivo) derivano da giudizi errati. Lo stoico cerca di mantenere l’apatheia (equanimità) ἀπάϑεια attraverso la razionalità, un equilibrio interiore che ci permette di non essere sopraffatti dalle passioni e dalle reazioni impulsive.
  3. Accettazione del destino: Bisogna vivere secondo la natura e accettare ciò che non si può controllare (il fatum). Questo principio è riassunto nella massima di Epitteto:
    “Non dipende da te ciò che accade, ma come reagisci”.
  4. Autodisciplina e introspezione: La pratica quotidiana, come la meditazione serale di Marco Aurelio, serve a esaminare le proprie azioni, correggere gli errori e rafforzare il carattere.
  5. Distinzione tra ciò che dipende e non dipende da noi: Epitteto insegna a concentrarsi solo su ciò che è sotto il nostro controllo (pensieri, azioni, atteggiamenti) e ignorare il resto (eventi esterni, opinioni altrui).
  6. Memento mori: La consapevolezza della morte spinge a vivere ogni giorno con pienezza e rettitudine, come se fosse l’ultimo.

Questi principi, espressi in opere come le Lettere a Lucilio di Seneca, il Manuale di Epitteto e le Meditazioni di Marco Aurelio, erano pratici e orientati a guidare l’individuo verso una vita etica e serena, anche in tempi di avversità. Lo stoicismo romano non era solo teoria, ma un modo di vivere.

La via Stoica

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”
“Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est.” 
Seneca

La natura interiore della battaglia più difficile: non è contro nemici esterni o circostanze avverse, ma contro la versione debole, impulsiva, timorosa e indisciplinata di sé.
Renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura il tempo Seneca
La filosofia stoica è una via alla Sovranità Interiore , all’EGEMONICON
Ηγεμονικόν, il principio sovrano, la forza interiore cosciente e dominatrice, capacità di calmo autodominio, di equanimità e di distacco, rifugio interiore.

Le scuse sono definite come “veleno mentale” e una “patologia della mente” che divora disciplina, ambizione e crescita personale.
Gli stoici non le tolleravano.
Marco Aurelio è citato per aver affermato:


Hai potere sulla tua mente, non sugli eventi esterni. Realizza questo e troverai la forza interiore“.


Libro XII, paragrafo 3:

“Se sei turbato da qualche cosa di esterno, non è quella cosa che ti disturba, ma il tuo giudizio su di essa. E in tuo potere cancellare subito questo giudizio.”


La forza si costruisce nella resistenza, non nel conforto.
Le scuse sono illusioni create dal sé debole per rimanere in una zona di comfort ingannevole.

Μέμνησο ὅτι ἀκαταμάχητον γίνεται τὸ ἡγεμονικόν, ὅταν εἰς ἑαυτὸ συστραφὲν ἀρκεσθῇ ἑαυτῷ, μὴ ποιοῦν τι ὃ μὴ θέλει, κἂν ἀλόγως παρατάξηται. τί οὖν, ὅταν καὶ μετὰ λόγου καὶ περιεσκεμμένως κρίνῃ περί τινος; διὰ τοῦτο ἀκρόπολίς ἐστιν ἡ ἐλευθέρα παθῶν διάνοια· οὐδὲν γὰρ ὀχυρώτερον ἔχει ἄνθρωπος, ἐφ’ ὃ καταφυγὼν ἀνάλωτος λοιπὸν ἂν εἴη. ὁ μὲν οὖν μὴ ἑωρακὼς τοῦτο ἀμαθής, ὁ δὲ ἑωρακὼς καὶ μὴ καταφεύγων ἀτυχής.

Nell’uso dei principî bisogna assomigliare al pancraziaste, non al gladiatore: questi, infatti, depone e riprende la spada che usa, mentre il primo la sua mano l’ha sempre e non deve far altro che serrarla.

È fondamentale stabilire regole non negoziabili, un codice personale inviolabile che governi le azioni indipendentemente dalle circostanze.
Queste regole devono essere trattate come leggi vincolanti, e aderirvi rafforza il controllo sulla propria mente.

Abbracciare il disagio trasformativo è un altro principio chiave.
Gli uomini forti lo fanno, sapendo che è l’unico percorso verso la vera crescita.
Gli stoici vedevano le difficoltà come insegnanti necessari.
Marco Aurelio desiderava essere più forte, non che la vita fosse più facile.
La difficoltà è il fuoco purificatore che rivela la forza interiore.
Evitare il disagio rende fragili e inefficaci.

Un esempio di attitudine stoica
David Goggins, esplora la potenza della mente umana come strumento principale per superare difficoltà e raggiungere il proprio potenziale. Goggins enfatizza la necessità di esercitare il controllo sul proprio cervello, sfidando i pensieri limitanti attraverso il duro lavoro e la ripetizione costante.
La sua filosofia si basa sull’idea di normalizzare la sofferenza e spingersi oltre i propri limiti percepiti, trasformando esperienze estreme in una nuova “normalità” mentale.
La vera pace interiore si trova attraverso il superamento di avversità significative e l’assunzione di responsabilità, non evitando il dolore.
Un punto chiave nella filosofia di Goggins è non darsi via d’uscita.
Quando la mente capisce che non c’è possibilità di arrendersi, si adatta e supera le difficoltà .
Egli critica le persone che dicono di “provarci duramente” quando in realtà non lo fanno, perché la mente sa quando le si sta mentendo
Goggins parla di sofferenza e dolore perché è attraverso queste esperienze che ha trovato la pace. Afferma che molte persone desiderano trovare la pace prima di affrontare le difficoltà, ma la sua esperienza è stata diversa.

Πάθει μάθος – “Col patire, capire”

In Eschilo  ogni uomo soffre in sé e in silenzio e allo stesso modo comprende, vivendo questo avvenimento come una sorta di elevazione personale, scissa dalla società in cui vive.
L’unica cosa che l’uomo può fare è sopportare, poiché gli dei gli hanno fatto questo dono, che è l’unico φάρμακον, (in greco il termine è una vox media, che può intendere sia la cura, sia il veleno) per i dolori umani e “irrimediabili”.
Sopportando si riesce a imparare, imparare a vivere prima di tutto, a conoscere il ritmo, la misura esatta.

 ” γίνωσκε δ’οἷος ῥυσμòς ἀνθρώπους ἔχει”
Archiloco esorta a conoscere il ritmo che governa gli uomini

Secondo Goggins, la pace non si trova evitando la sofferenza, ma attraversando problemi, tragedie, sofferenza e assumendosi responsabilità.
Egli considera l’assunzione di responsabilità quotidiana e il fare la cosa giusta per sé stessi e per gli altri come una forma di sofferenza che porta alla crescita personale.

Durante il suo addestramento nei Navy SEAL, Goggins ha interiorizzato la sofferenza e la distruzione fisica come la sua normalità. La sua mente ha registrato che se non c’era sofferenza, la situazione era anormale. In questo modo, la sua mente è diventata sempre più dura.

In sintesi, Goggins condivide le sue esperienze di sofferenza e dolore non per glorificarli in sé, ma per illustrare come attraverso il superamento di sfide estreme e l’accettazione della sofferenza come parte del percorso, sia stato in grado di trovare la pace e di scoprire la vera forza interiore.
La sofferenza, per lui, è stata un catalizzatore per la crescita personale e per il raggiungimento di uno stato di pace interiore
La Ripetizione e auto-suggestione per rendere la sofferenza e la distruzione fisica la sua normalità

La gestione e il controllo delle emozioni sono essenziali.
Le emozioni sono strumenti, non padroni.
Un uomo disciplinato le controlla e prende decisioni basate sulla logica.
La versione debole reagisce impulsivamente, mentre l’uomo forte osserva le sue emozioni con distacco strategico e le canalizza per la disciplina.

Καλὸν τὸ τοῦ Πλάτωνος. καὶ δὴ περὶ ἀνθρώπων τοὺς λόγους ποιούμενον ἐπισκοπεῖν δεῖ καὶ τὰ ἐπίγεια, ὥσπερ ποθὲν ἄνωθεν, κατὰ  ἀγέλας, στρατεύματα, γεώργια, γάμους, διαλύσεις, γενέσεις, θανάτους, δικαστηρίων θόρυβον, ἐρήμους χώρας, βαρβάρων ἔθνη ποικίλα, ἑορτάς, θρήνους, ἀγοράς, τὸ παμμιγὲς καὶ τὸ ἐκ τῶν ἐναντίων συγκοσμούμενον.
A Se Stesso ,VII, 48

48. Nobile è questo detto di Platone.  

Inoltre chi parla di uomini dovrebbe, come da un punto di vista privilegiato  in alto, guardare a volo d’uccello le cose della terra, nelle sue adunanze,  eserciti, allevamento, i suoi matrimoni e separazioni,  le sue nascite e morti , il frastuono del tribunale e il silenzio del deserto, le molteplici razze barbare, le sue feste e lutti e mercati, il miscuglio di tutto questo e la sua ordinata congiunzione di contrari.

Costruire il rispetto interiore e liberarsi dalla necessità di approvazione esterna è un segno di autopadronanza.
La versione forte non cerca approvazione, ma la guadagna attraverso la disciplina.
Il valore dell’uomo forte è autogenerato.

Quoniam ne contemplatio quidem sine actione est Seneca 守靜篤 mantieni con fermezza la quiete

La solitudine deliberata e l’introspezione profonda sono importanti per la crescita e l’autopadronanza. Nella solitudine si coltivano chiarezza, saggezza e si affrontano le proprie debolezze e paure.

Padroneggiare la mente significa eliminare le preoccupazioni inutili, silenziare i dubbi e coltivare la calma interiore.
Significa pensare logicamente e concentrarsi su ciò che si può controllare.

Lo spirito guerriero interiore, che non si lamenta ma si adatta e supera le sfide.
Il guerriero vede il dolore come allenamento e l’avversità come una pietra affilatrice.
La sua arma più grande è il rifiuto categorico di essere spezzato.
La vera battaglia è interiore, tra chi si è ora e chi si è destinati a diventare, e ogni scelta rafforza il guerriero o alimenta la debolezza.
Ante rem exerceas Esercitati prima!!!

«Un albero non diventa solido e robusto se non è continuamente investito dal vento e sono queste raffiche che ne fanno il fusto compatto e ne rinsaldano le radici, che si abbarbicano con maggior forza al terreno; fragili sono invece quegli alberi che crescono in una valle tranquilla, esposta solo ai raggi del sole. Perciò nel loro stesso interesse, affinché nulla possa atterrirli, è necessario che i ”virtuosi” attraversino spesso esperienze dolorose, sopportando con animo sereno ciò che non è di per se stesso un male ma che diventa tale solo per chi non è disposto a sopportarlo.

Lucio Anneo Seneca

Non est arbor solida nec fortis nisi in quam frequens uentus incursat; ipsa enim uexatione constringitur et radices certius figit: fragiles sunt quae in aprica ualle creuerunt. Pro ipsis ergo bonis uiris est, ut esse interriti possint, multum inter formidolosa uersari et aequo animo ferre quae non sunt mala nisi male sustinenti.

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