«Quando riconosci il ritmo della natura nell’essenza delle cose, ci sarà ben poco che tu non possa comprendere e spiegare.»
Questo significa che la vera comprensione non deriva dallo sforzo della mente di controllare la realtà, ma dall’imparare a vedere il Tao che si muove attraverso tutte le cose.
Nel Taoismo, la natura non è fatta solo di alberi, fiumi, montagne, animali o stagioni. La natura è il motivo vivente dell’esistenza stessa. Ogni cosa ha un ritmo: nascita e morte, crescita e declino, azione e immobilità, espansione e contrazione, tensione e rilascio, pienezza e vuoto. Questo ritmo è il movimento del Tao.
Cos’è il Tao?
Il Tao è l’ordine invisibile dietro la vita. Non è un dio personale e non è un sistema fisso di regole. È il modo naturale in cui le cose sorgono, si trasformano e ritornano. Il Tao non può essere pienamente catturato dalle parole, ma può essere osservato attraverso il comportamento della natura:
- L’acqua scorre verso il basso.
- Gli alberi crescono assecondando le proprie radici.
- Le stagioni cambiano senza opporre resistenza.
- Il corpo guarisce quando le condizioni sono favorevoli.
- Una persona si confonde quando si oppone alla propria natura.
«Riconoscere il ritmo della natura» significa vedere questi schemi sotto la superficie degli eventi.
Un taoista non si chiede solo: Cosa sta succedendo? Un taoista si chiede: Di quale movimento fa parte questo momento?
- Qualcosa sta crescendo o declinando?
- È il momento di agire o di aspettare?
- L’energia sta salendo o scendendo?
- La situazione si sta espandendo o sta tornando alla quiete?
- C’è armonia, o si sta forzando qualcosa?
Il Ritmo della Trasformazione: Yin e Yang
Questo è il motivo per cui il Taoismo parla così spesso di Yin e Yang. Essi non sono semplici opposti, ma rappresentano il ritmo stesso della trasformazione.
Il giorno diventa notte. La forza ha bisogno di morbidezza. L’azione ha bisogno di riposo. Il successo contiene il seme del declino. La difficoltà contiene il seme del rinnovamento. Quando comprendi lo Yin e lo Yang, la vita diventa meno misteriosa perché inizi a riconoscere il disegno insito nel cambiamento.

L’Essenza delle Cose
L’«essenza delle cose» indica la natura più profonda che si cela dietro le apparenze.
- Un albero non è solo legno e foglie. È un mettere radici, un elevarsi, un ramificarsi, un ricevere luce, un sopportare le stagioni e un restituire nutrimento alla terra.
- Una persona non è solo una personalità. È respiro, postura, desiderio, memoria, paura, vitalità, spirito e tempismo.
- Un conflitto non è solo un disaccordo. Spesso è energia bloccata, squilibrio, orgoglio, paura o resistenza al cambiamento.
Il Taoismo insegna che la confusione deriva spesso dal vedere solo la forma esteriore. La saggezza nasce dal vedere il movimento interiore.
Il Principio del Wu Wei
Questo è anche il significato di Wu Wei, spesso tradotto come «azione senza sforzo» o «non-forzatura». Wu Wei non significa non fare nulla. Significa agire in armonia con il ritmo naturale della situazione.
Il contadino non tira la pianta verso l’alto per farla crescere più velocemente. Prepara il terreno, annaffia, protegge le radici e lascia che la crescita avvenga da sé. Questa è l’intelligenza taoista. Quando riconosci il ritmo della natura, smetti di combattere la realtà: inizi a cooperare con essa.
Applicazione nel Corpo e nella Vita Quotidiana
Nel corpo umano, questo principio si manifesta come respiro, equilibrio, riposo, movimento, emozione, digestione, sonno e guarigione. Nel qigong e nelle arti marziali interne, il praticante impara a sentire quando l’energia sale, scende, si apre, si chiude, si raccoglie o si disperde. Il corpo diventa uno specchio della natura:
Stare fermi diventa come una montagna. Muoversi diventa come l’acqua. Il potere deriva dal radicamento. La chiarezza deriva dal vuoto. Il tempismo diventa più importante della forza.
Nella vita quotidiana si applica lo stesso principio. Le relazioni hanno le loro stagioni. Le carriere hanno i loro cicli. La creatività ha le sue maree. La salute ha i suoi ritmi. Persino i problemi hanno una struttura naturale. Quando ne comprendi il ritmo, puoi spiegare molto di più perché non sei più intrappolato da eventi isolati: vedi la matrice che li produce.


In Conclusione
Dal punto di vista taoista, la frase significa: Quando percepisci il Tao — il ritmo naturale dentro ogni cosa — comprendi la vita dalla sua radice invece che dalla sua superficie. Allora la maggior parte degli eventi, delle emozioni, dei conflitti, dei mutamenti e delle trasformazioni diventa spiegabile, perché sono tutti espressioni dello stesso movimento universale.
O, in modo più poetico:
Chi comprende il ritmo della natura comprende il linguaggio del Tao. E chi comprende il Tao vede che nulla esiste da solo; ogni cosa si muove, cambia, ritorna e rivela il proprio significato attraverso il disegno della sua stessa natura.
THANKS TO Ron Nansink TESTI DI RON NANSIK

Dentro di noi, in profondità, vive uno sconosciuto, sotto forma del nostro altro io, me, se stesso, che vede la nostra origine attraverso le radici mai illuminate della nostra energia!
Scientificamente, questa frase filosofica può essere intesa come una descrizione poetica degli strati nascosti del sé: le parti di noi che modellano i nostri sentimenti, le nostre scelte, gli istinti, le paure, i desideri e la vitalità prima ancora che riusciamo a comprenderli consapevolmente.
- “Dentro di noi, in profondità, vive uno sconosciuto” indica il fatto che gran parte della mente umana è inconscia. La neuroscienza moderna dimostra che non siamo del tutto trasparenti a noi stessi. Molte decisioni, reazioni emotive, tensioni corporee, attrazioni, paure e impulsi hanno inizio nei sistemi più profondi del cervello e del corpo, prima che la mente conscia dia loro una spiegazione. In questo senso, c’è uno “sconosciuto” dentro di noi: non un essere estraneo, ma la parte ignota del nostro stesso sistema nervoso.
- “Sotto forma del nostro altro io, me, se stesso” può essere spiegato attraverso l’idea che il sé non sia un’entità singola e fissa. La scienza spesso distingue tra diversi strati della personalità: il sé corporeo, il sé emotivo, il sé sociale, il sé autobiografico e il sé osservatore. L’“io” che parla, il “me” che ricorda e il “sé” che percepisce la vita dall’interno sono correlati, ma non identici. Siamo un sistema vivente composto da molti sé in interazione tra loro.
- “Che vede la mia origine” suggerisce una consapevolezza interiore che guarda indietro verso le sorgenti dell’identità. Psicologicamente, il nostro senso del sé è costruito a partire da genetica, prima infanzia, attaccamento, traumi, memoria, cultura, linguaggio, esperienza corporea e schemi emotivi ripetuti. Molte di queste origini si formano prima che possiamo dare loro un nome consapevolmente. L’“altro sé” vede le tracce di ciò da cui proveniamo, anche quando la mente razionale non riesce a spiegarle appieno.
- “Attraverso le radici mai illuminate della mia energia” può essere letto scientificamente come le fondamenta biologiche ed emotive nascoste della vitalità. L’“energia” umana non è solo poetica; ha radici fisiche: il metabolismo, gli ormoni, il sistema nervoso autonomo, la respirazione, il tono muscolare, il sonno, la nutrizione, la chimica dello stress e la regolazione mente-corpo. Ha anche radici psicologiche: la motivazione, l’attenzione, la memoria, il desiderio, la paura e il significato.
Il concetto completo può essere spiegato così: Profondamente dentro ogni essere umano esiste un sé inconscio e incarnato. Questo sé nascosto custodisce le radici biologiche, emotive e ancestrali di ciò che siamo. Influenza la nostra energia, le reazioni, l’intuizione e l’identità prima che la nostra mente conscia possa comprenderle. Quello che ci sembra uno “sconosciuto” dentro di noi è, in realtà, la profondità inesplorata del nostro stesso sistema corpo-mente.

In una frase:
Lo “sconosciuto interiore” è il sé inconscio e incarnato: la fonte biologica e psicologica nascosta da cui emergono la nostra identità, la nostra energia, l’intuizione e la direzione della nostra vita.
Kenichi Sawai (澤井 健一, 1903–1988) è stato un formidabile e influente maestro di arti marziali giapponese, noto soprattutto per aver fondato il Taikiken (太気拳). La sua figura è stata fondamentale per aver gettato un ponte tra le arti marziali interne cinesi e la cultura del budo moderno giapponese del XX secolo.
1. La svolta in Cina e l’incontro con Wang Xiangzhai
Prima di trasferirsi in Cina negli anni ’30, Sawai era già un artista marziale d’élite in Giappone: era infatti un esperto praticante di Judo (5° dan), Kendo (4° dan) e Iaido (4° dan).
Nel 1937, mentre si trovava a Pechino, sfidò Wang Xiangzhai, il leggendario fondatore dello Yiquan (un’arte marziale interna cinese focalizzata sull’intenzione mentale e priva di forme fisse). Nonostante l’altissimo livello di Sawai nel Judo e nel Kendo, Wang lo sconfisse ripetutamente e senza alcuno sforzo, ma senza causargli alcun danno fisico. Profondamente colpito e umiliato da questa dimostrazione di superiorità, Sawai chiese di diventare suo allievo. Venne accettato e passò anni a studiare sotto la guida di Wang e del suo miglior discepolo, Yao Zongxun.
2. La nascita del Taikiken
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Sawai tornò in Giappone e sintetizzò gli insegnamenti ricevuti in un proprio sistema, che battezzò Taikiken (letteralmente “Pugno della Grande Intenzione” o “dello Spirito Supremo”), in omaggio all’arte del suo maestro.
A differenza della maggior parte delle arti marziali giapponesi tradizionali, il Taikiken si focalizzava su:
- Ritsu-zen (Zhan Zhuang): La meditazione in piedi, fondamentale per sviluppare la forza interna, l’allineamento strutturale e la capacità di generare una forza esplosiva.
- Assenza di forme fisse: Il rifiuto dei kata rigidi (sequenze preordinate tipiche del Karate o del Judo) a favore di movimenti spontanei, intuitivi e fluidi.
- Contatto con la natura: Gli allenamenti si svolgevano quasi esclusivamente all’aperto, in particolare nel bosco del santuario Meiji Jingu a Tokyo, per abituare il corpo a muoversi su terreni irregolari e in mezzo agli elementi naturali.
3. Il legame con il Kyokushin Karate
Sawai strinse un profondo legame di amicizia e rispetto reciproco con Masutatsu (Mas) Oyama, il leggendario fondatore del Kyokushin Karate.
Ronoscendo l’incredibile efficacia della meccanica interna del Taikiken, Oyama invitò Sawai a insegnare nel suo dojo centrale (Honbu). Molti dei migliori combattenti e istruttori di Oyama – tra cui Hatsuo Royama e Kazumi Hajime – si allenarono intensamente con Sawai per assorbire la potenza esplosiva (fa jin) e il gioco di gambe del Taikiken, influenzando profondamente l’evoluzione strategica del Kyokushin ai massimi livelli.
1. La postura esterna: Immobilità apparente
All’occhio di un osservatore esterno, il praticante è completamente immobile, spesso in una postura che ricorda l’atto di “abbracciare un albero” (le ginocchia sono leggermente flesse, la colonna vertebrale è dritta ma rilassata, e le braccia formano un cerchio davanti al petto).
Tuttavia, all’interno del corpo c’è un lavoro dinamico e incessante:
- Rilassamento attivo (Song): Non si tratta di essere rigidi come statue, ma di rilasciare ogni tensione muscolare non necessaria, lasciando che la struttura ossea sostenga il peso del corpo.
- Radicamento: Il peso collassa naturalmente verso i piedi (in particolare sul punto Yongquan, la “fonte zampillante” sotto la pianta), creando una connessione profonda con il terreno.
2. Il lavoro mentale: Presenza e Intenzione (Yi)
Il Ritsu-zen non è una meditazione di “svuotamento” passivo della mente, ma un esercizio di iper-presenza:
- Ascolto interno: Il praticante scansiona continuamente il corpo alla ricerca di micro-tensioni (nelle spalle, nella mascella, nella zona lombare) per scioglierle attraverso il respiro.
- Uso dell’immaginazione (Yi): Kenichi Sawai enfatizzava enormemente l’uso della mente. Durante la posizione, si immagina di opporre resistenza a una forza esterna: ad esempio, di essere immersi in un fiume in piena e dover rimanere stabili, o di spingere e tirare un pallone elastico tra le mani. Questa “intenzione” attiva il sistema nervoso in modo specifico senza muovere i muscoli.
3. La trasformazione interna: Lo sviluppo del Ki (o Qi)
Mentre si mantiene la posizione per 20, 30 o più minuti, iniziano a manifestarsi chiari segnali fisici ed energetici:
- Calore e formicolio: La circolazione sanguigna e linfatica migliora drasticamente. Le mani e i piedi diventano caldi, e si avverte un formicolio (spesso descritto come elettricità o scorrimento del Ki).
- Tremori muscolari: Il corpo inizia a vibrare o a oscillare leggermente. Questo accade perché il sistema nervoso sta ricalibrando l’equilibrio e i muscoli posturali profondi (spesso inutilizzati) stanno lavorando per sostituire lo sforzo dei muscoli superficiali.
4. Il fine marziale: La molla pronta a scattare
Nel Taikiken, il Ritsu-zen è il nucleo da cui nasce la forza esplosiva. Mentre si è fermi in Ritsu-zen, il corpo accumula energia potenziale, come una molla che viene compressa lentamente.
L’obiettivo finale è fare in modo che, da quella totale immobilità e rilassatezza, il praticante possa generare istantaneamente una forza d’urto devastante (Fa jin) in qualsiasi direzione, senza bisogno di caricare il colpo.

Rispondi