Cad Goddeu “La Battaglia degli Alberi” Metempsicosi celtica

Il Cad Goddeu (tradotto come “La Battaglia degli Alberi”) è uno dei poemi più affascinanti, criptici e studiati della letteratura gallese medievale. Contenuto nel celebre Libro di Taliesin (risalente al XIV secolo, ma basato su tradizioni sciamaniche molto più antiche), il testo è strettamente legato al concetto di metempsicosi (la trasmigrazione delle anime) e alla dottrina della rinascita

.https://www.library.wales/discover-learn/digital-exhibitions/manuscripts/the-middle-ages/book-of-taliesin

La Battaglia Mitica

Il poema, attribuito al leggendario bardo Taliesin, descrive una battaglia mitologica in cui il mago e trickster Gwydion usa i suoi poteri per animare gli alberi e i cespugli della foresta, trasformandoli in un esercito per combattere contro le forze dell’Oltretomba (l’Annwn). Ogni albero combatte con caratteristiche precise (la quercia è forte e tenace, l’agrifoglio è aggressivo, il nocciolo è saggio).

una rappresentazione visiva ispirata al Cad Goddeu. L’immagine cattura lo stato visionario del bardo Taliesin mentre sperimenta la metempsicosi: dalle sue visioni emergono i simboli delle sue vite passate (la spada, lo scudo, l’arpa, la goccia d’acqua), mentre sullo sfondo prende vita la Battaglia degli Alberi, animati dalla magia celtica.

Il Legame con la Metempsicosi

La connessione con la metempsicosi e la reincarnazione emerge prepotentemente nella sezione introduttiva del poema. Prima di narrare la battaglia, Taliesin pronuncia una serie di dichiarazioni (comuni alla tradizione sciamanica e bardica) in cui afferma di essere esistito dall’inizio dei tempi in innumerevoli forme diverse, sia animali, sia vegetali, sia minerali o astratte.

La coscienza del bardo non è limitata a una sola vita umana, ma ha attraversato l’intero ciclo della creazione:

“Sono stato una spada affilata in battaglia, Sono stato una goccia nell’aria, Sono stato la più fulgida delle stelle, Sono stato una parola in un libro, Sono stato un libro all’origine, Sono stato la luce di una lanterna…”

Taliesin elenca di essere stato anche un’aquila, un lupo, un ponte, una lancia e persino una goccia di pioggia. Questa non è una semplice metafora: per i Celti rappresentava la consapevolezza totale dell’anima che si è reincarnata attraverso tutti gli stadi della materia prima di raggiungere lo stato di illuminazione poetica (Awen).

Reincarnazione Celtica e Metempsicosi Classica

Gli storici e i mitologi (tra cui lo scrittore Robert Graves, che ha analizzato a fondo il poema nel suo celebre saggio La Dea Bianca) evidenziano come la visione gallese della metempsicosi differisca da quella orientale (indiana) o pitagorica:

  • Nessun Karma: Nella tradizione celtica non si rinasce per “espiare le colpe” di una vita precedente.
  • Onniscienza Poetica: Il viaggio dell’anima attraverso le varie forme serve ad accumulare conoscenza universale. Solo l’anima che è stata “tutte le cose” può comprendere i segreti della natura e della magia, diventando un vero Bardo.
  • Mutamento di forma (Shapeshifting): Alcuni studiosi accademici tendono a interpretare questi versi non come una reincarnazione letterale dopo la morte, ma come la capacità sciamanica di proiettare la propria coscienza e mutare forma spiritualmente durante la trance.

il testo originale non è in lingua gaelica, bensì in antico gallese (noto anche come gallese medievale).

Sebbene facciano entrambe parte della grande famiglia delle lingue celtiche, si dividono in due rami distinti: il gaelico (irlandese, scozzese) e il brittonico (gallese, bretone). Poiché Taliesin era un bardo del “Vecchio Nord” della Britannia, i suoi versi ci sono tramandati in gallese medievale.

Ecco i versi esatti in antico gallese, così come compaiono nel Libro di Taliesin (XIV secolo), affiancati dalla loro pronuncia e grafia originale:

Bum cledyf culhawt, Bum deifer yn awyr, Bum ser rac lloer, Bum gair yn llyfyr, Bum llyfyr ym dechreu, Bum lleuwer yn llofr…

Se vuoi notare la struttura tipica di questa formula sciamanica, la parola chiave che si ripete è Bum (che nel gallese moderno si scrive Bûm), e significa letteralmente “Io sono stato”:

Nel gallese moderno, questa formula suonerebbe in modo molto simile (ad esempio, Bûm yn gleddyf…), a testimonianza di quanto questa lingua celtica sia rimasta incredibilmente fedele alle sue radici medievali.

Per darti un riscontro immediato della dottrina della rinascita e della metempsicosi che caratterizza il poema, ecco l’incipit della celebre sequenza in cui Taliesin elenca le sue innumerevoli esistenze precedenti:
Gallese Medio (Originale): Bum cledyf yn aghat. Bum yscwyt yg kat. Bum tant yn telyn. Bum amweryd yn dwr yn ewyn…
Traduzione: Sono stato una spada in mano. Sono stato uno scudo in battaglia. Sono stato una corda d’arpa. Sono stato schiuma nell’acqua… Sono stato una goccia in un pluvio… Ho viaggiato in una moltitudine di forme prima di assumere una forma stabile.
Subito dopo questa potente introduzione sciamanica, il bardo canta della grande magia di Gwydion (il dio/mago della mitologia gallese) che, per vincere la battaglia contro Arawn (il signore dell’Oltretomba), evoca e anima gli alberi della foresta — dall’ontano guerriero alla maestosa quercia — trasformandoli in un esercito cosciente.

1. Tracce della credenza nella trasmigrazione delle anime

La prima è chiarissima in Cesare, nel famoso excursus sulla religione gallica (6,13,5): «I druidi insegnano la dottrina secondo cui l’anima non muore, ma dopo la morte passa da uno ad un altro»: si tratterebbe, cioè, della metempsicosi. Dato che nel medesimo capitolo Cesare attribuisce ai druidi vastissime conoscenze di ordine astronomico, geografico, naturalistico e teologico, si potrebbe pensare che tutto ciò risalga ad una fonte particolarmente desiderosa di presentare un’immagine positiva del druidismo, attribuendogli, quindi, fra l’altro, anche una vecchia e rispettata dottrina pitagorica. Ma questa ipotesi sarebbe errata, giacché nel mondo celtico insulare vi sono testi che, quantunque di età cristiana, presuppongono chiaramente un’originaria fede nella metempsicosi. Vi sono, infatti, almeno due poemetti gallesi che debbono essere presi in considerazione da questo punto di vista.

Il primo (Angar kyfyndawt) è attribuito al mitico poeta Taliesin che, in prima persona, racconta la storia delle sue precedenti esistenze: «Io sono stato un salmone blu, sono stato un cane, un cervo, un capriolo, un tronco, una vanga, un’ascia nella mano, uno stallone, un toro, un caprone, grano che cresceva sulla collina eccetera». Nel secondo testo, il Kat Godeu, un misterioso personaggio parla, in maniera desultoria e confusa, di una sua analoga esperienza: «Io ho avuto una moltitudine di forme prima di avere la forma materiale (cioè, attuale?): sono stato spada, sono stato lacrima nell’aria, sono stato la più brillante delle stelle, sono stato aquila, eccetera».

Ora, il fatto stesso che in Britannia dopo secoli di cristianesimo fossero ancora possibili testi di questo genere, può spiegarsi solo con l’esistenza di una fede precristiana nella metempsicosi e, per di più, in una forma assai più radicale di quanto testimoni Cesare. Egli, infatti, parla di trasmigrazione delle anime da persona a persona (ab aliis ad alios), mentre qui la trasmigrazione investe non solo gli esseri umani, ma altresì le cose e gli animali. Si potrebbe, cioè, pensare che la fonte di Cesare, lungi dall’inventare, abbia, se mai, attenuato il carattere totalitario della metempsicosi celtica per meglio adeguarlo al rispettato modello pitagorico.

2. Credenze in un destino tragico dopo la morte

Altre testimonianze antiche parlano, però, in senso assai diverso; si tratta, in questo caso, di documenti figurativi gallici. Il più noto è la cosiddetta Tarasque de Noves (ora al Museo di Avignone), una scultura risalente al periodo La-Tène II, che raffigura un essere mostruoso, dalle fattezze tra l’orso e il leone, che poggia le zampe su due teste umane dagli occhi chiusi (si tratta, cioè, di defunti), mentre un braccio umano semidivorato gli pende dalla bocca. Giustamente il De Vries intende questa scultura come raffigurazione dell’oltretomba e del destino che colà attende l’uomo. Ma questo mostro non è isolato, giacché si hanno varie altre rappresentazioni di animali che uccidono, straziano e divorano esseri umani. Non è, naturalmente, il caso di pensare a «scultura di genere» (scene di caccia, di guerra, eccetera); a dimostrarlo basterebbe il fatto che l’uomo non risulta mai vincitore. In tutti questi casi, dunque, siamo innanzi a una visione particolarmente tragica e disperata di ciò che attende l’uomo dopo la morte.

3. Viaggio in un’isola favolosa

Esisteva, però, anche una terza ipotesi, che ci è attestata da un piccolo ma coerente genere letterario irlandese, quello degli imrama «viaggi» (talora anche echtrai «avventure»). Sono, in sostanza, la narrazione di un lungo e difficile viaggio per mare, con tutte le relative avventure, che il protagonista compie per raggiungere favolose isole, dove lo scorrere del tempo è bloccato e si trova eterna giovinezza e felicità, spesso in compagnia di esseri divini.

Nella loro redazione attuale questi testi sono posteriori al sec. IX e, quindi, risentono, in qualche misura, anche delle grandi esperienze marinaresche dei Vichinghi; esemplare, a questo proposito, la conoscenza di un fenomeno tipicamente islandese:

«Essi andarono in un’altra isola, ove apparve loro una strana cosa: un largo getto di acqua sprizzava da una riva dell’isola, andava come un arcobaleno sull’intera isola e ricadeva sull’altra riva all’altro lato dell’isola» (Imram curaig Maele Dúin, 25);

questa è la descrizione, molto precisa, di un geyser, che gli Irlandesi potevano conoscere solo attraverso i racconti dei Vikinghi.

Più importante ancora, però, è la rielaborazione in senso cristiano che subì questa antica credenza. Le «isole dei viventi» diventano la terra repromissionis sanctorum, che da un lato tende a identificarsi col Paradiso cristiano, dall’altro è una sorta di paradiso terrestre ove i buoni attendono la glorificazione finale del Giudizio Universale. Ma l’originaria concezione, che traspare ancora con sufficiente chiarezza…


Confer L’Uomo Indoeuropeo E Il Sacro Trattato di Antropologia del Sacro.A cura di Julien Ries, Jaca Book, Milano 1991

Bosco dei druidi Nemeton Patrizia Giovanna Curcetti olio su legno pioppo

uno studio accademico moderno che analizzi proprio quegli aspetti sciamanici e di trasmigrazione dell’anima che hai menzionato, il testo di riferimento è Legendary Poems from the Book of Taliesin della studiosa Marged Haycock (edito dalla CMCS Publications), che decodifica l’oscurità del linguaggio bardico gallese.

Essendo un testo di pubblico dominio, la trascrizione in gallese medio e le relative traduzioni sono facilmente reperibili sul web:

  • Il Celtic Literature Collective (di Mary Jones): È il database online più completo per la letteratura celtica. Lì troverai il testo a fronte in gallese e inglese.
  • Ancient Texts / Sacred Texts: Piattaforme che ospitano la storica traduzione di W. F. Skene tratta dal suo volume The Four Ancient Books of Wales (1868). Sebbene la filologia sia dell’Ottocento, è la traduzione più evocativa e diffusa.

Rispondi

Creato su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da Francesco Dal Pino

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere