Ora, se a qualcuno in petto (cโ€™รจ) valore e coraggio forte, si presenti ed alzi le braccia con le palme legate

Sul corpo: (a) Due atleti che praticano il pugilato, nudi e barbuti, con un caestus sulle mani; quello a sinistra sanguina copiosamente dal naso; l’altro per una ferita alla fronte. Tra di loro รจ scritto: NIKOฮฃฮ˜ENEฮฃEฮ OIEฮฃEN, ฮฮนฮบฮฟฯƒฮธฮญฮฝฮทฯ‚ ฮตฯ€ฮฟฮฏฮทฯƒฮตฮฝ. (b) Due lottatori, ciascuno che afferra il braccio destro dell’altro, nudi e barbuti.
https://www.britishmuseum.org/collection/object/G_1867-0508-968?selectedImageId=592803001

Stralci del L’uomo indoeuropeo e il Sacro Jean Varenne

L’INDIA E IL SACRO
UNA ANTROPOLOGIA
di
Jean Varenne

L’induismo rimane ancora oggi la religione dominante nel subcontinente indiano. รˆ praticato da oltre l’80% della popolazione della Repubblica Indiana e da due terzi dei 900 milioni di abitanti dei cinque grandi stati dell’Asia meridionale: India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri-Lanka (Ceylon).
Il numero dei fedeli (circa 600 milioni) รจ giร  di per sรฉ stesso degno di attenzione, ma ancora piรน notevole รจ la sorprendente continuitร  di una religione perpetuata senza interruzione per almeno 40 secoli. Tale continuitร  รจ paragonabile a quella dell’ebraismo (30 secoli) e del buddhismo (25 secoli) e, su scala minore, del cristianesimo (20 secoli) e dell’Islam (12 secoli).
I CARATTERI FONDAMENTALI DELL’INDUISMO
La cultura indiana, in tutti i suoi aspetti, รจ profondamente segnata da un forte carattere di arcaicitร : il sistema delle caste, per esempio, che regola per intero l’organizzazione della societร , puรฒ essere compreso soltanto facendo riferimento agli iniziamenti di una religione i cui testi sacri (Veda) sono stati composti nel II millennio prima della nostra era. La complessitร  del sistema sociale, infatti, con il suo pluralismo e la sua struttura gerarchica, riflette sul piano umano l’articolazione fondamentale del politeismo induista. Inoltre la molteplicitร  degli dรจi divine raffigurate sulle facciate dei templi dimostra la fedeltร  degli Indรน a una religione che รจ oggi l’unica, insieme allo scintoismo giapponese, che si possa qualificare ยซpaganaยป nel senso attribuito a questo termine dai primi cristiani in relazione alle credenze dei popoli dell’Impero romano prima della conversione di Costantino. (pag.27)


L’India e il sacro. Una antropologia
Si ottiene in questo modo una gradazione costituita da Siva, Visnu, Brahma e infine <davanti> a loro, l’Uno (eka), il supremo (ฤชล›vara), il padre di tutto ciรฒ che esiste (Prajฤpati). Ma i teologi e i filosofi affermano che questo Uno trascende i mondi, sia divini che umani o naturali: non soltanto รจ l’Uno rispetto ai molti, ma soprattutto รจ l’unitร  contrapposta alla molteplicitร . In altri termini, se gli dรจi, in quanto viventi (kแนฃit Immortali>), hanno caratteristiche essenziali (insieme le tre divinitร  maggiori costituiscono la <triplice forma>, in sanscrito Tri-mลซrti) e in particolare caratteristiche sessuali (sono divinitร  maschili o femminili), l’Uno, per parte sua, non puรฒ che essere <neutro>. In modo analogo i filosofi dell’antica Grecia contrapponevano l’Uno (to on) agli dรจi (hoi theoi).
(แผ•ฮฝ ฯ„แฝธ ฯ€แพถฮฝ  “uno รจ il Tutto” e rafforza il concetto di totalitร  e ciclicitร  dell’esistenza)
Per evidenziare questa differenza, il sanscrito usa il sostantivo neutro brรกhman, che contrasta col maschile Brahma (prima persona della Trimลซrti) e si riferisce alla prima causa, quella dei brahmani (sanscrito brฤhmaแน‡a).Spesso, per evitare equivoci, i testi usano il pronome dimostrativo neutro tad, <ciรฒ>, che ha il vantaggio di essere del tutto indeterminato. Si dice per esempio: tad ekam, <ciรฒ, l’unico>; oppure tad brahman, <ciรฒ, il brahman>, e cosรฌ il brahman, e cosรฌ via. L’importante รจ che risulti chiaramente la trascendenza di questo principio e il fatto che, proprio a causa di questa trascendenza, esso deve essere senza qualitร , senza attributi di sorta. Il brahman รจ metafisicamente l’essenza (necessariamente unica, priva di forma, inattingibile, rispetto all’essenza, che รจ molteplice, multiforme e polivalente. Il brahman รจ anche l’assoluto contrapposto al relativo: del primo, a rigor di termini, si puรฒ dire soltanto che รจ <in sรฉ>, mentre l’altro si puรฒ definire in certo modo; secondo la varietร  dei suoi aspetti e delle sue funzioni. La visione del mondo, per concludere, รจ del tutto originale: da un lato si pone l’unitร  <incolore> del Principio, dall’altro la natura, polimorfa, polivalente e dinamica.Secondo la regola del <tre piรน uno>, si dice che la natura รจ retta dal gioco di tre qualitร  (guแน‡a) simboleggiate da tre colori (rลซpa, ossia: rosso, rajas e bianco, sattva), che trasponono sul piano cromatico le tre funzioni sociali (del resto in sanscrito il termine varแน‡a puรฒ significare, a seconda del contesto, sia <colore> che <funzione>). Il tamas rappresenta l’aspetto oscuro, pesante e fatidico di una materia difficile da dominare; il rajas la passione, la violenza, lo spirito di conquista e di progresso; il sattva rappresenta infine la serenitร , la giustizia, la coscienza e l’esercizio del culto. Queste tre qualitร , alle quali fanno da patrono le tre divinitร  funzionali, si trovano in perfetto equilibrio soltanto alla comparsa del mondo, durante l’etร  dell’oro, quando regna una perfetta armonia. Ma con il dissolversi di questa armonia (un fenomeno inevitabile, all’inizio della teoria indiana dei tempi ciclici), si manifestano tensioni e conflitti, amplificate e rappresentate nei racconti mitologici. Ciascun essere racchiude in sรฉ questi guแน‡a ed รจ lacerato dalla loro lotta. La psicologia indiana insegna che l’uomo deve fare di tutto per dominare queste forze, affinchรฉ ciascuna svolga il proprio ruolo nel modo e nel verso opportuno. Perfino l’inerzia, la pesantezza, sono necessarie quanto il movimento, la leggerezza, la corsa in avanti; purchรฉ in questa dialettica agisca anche lo spirito di saggezza, rafforzato dai riti, dalla preghiera e dalla meditazione. (pag.75)


Le tre qualitร  corrispondono inoltre a una triplice suddivisione della natura umana, in cui รจ possibile distinguere il corpo (dominio del tamas), lโ€™intelligenza attiva e raziocinante (rajas) e lo spirito contemplativo (sattva). Ma al di sopra dei tre guแน‡a, e rispetto ad essi trascendente, esiste unโ€™anima (ฤtman, traducibile anchecome il sรจ), che consente a tutto lโ€™insieme di strutturarsi e di stabilizzarsi. Lโ€™ฤtman, infatti, รจ il principio della personalitร , esattamente come il brฤhman รจ il principio dellโ€™universo. Per la legge dellโ€™analogia, dโ€™altro canto, ciascuna parte dellโ€™universo produce necessariamente nella propria struttura la forma universale.
Anche lโ€™anima partecipa a questa legge: egli รจ unโ€™immagine dellโ€™universo e viceversa.
Questo rapporto puรฒ essere paragonato a un organismo vivente in forma di essere umano (puruแนฃa).
รˆ cosรฌ come il mondo puรฒ essere simboleggiato da una ruota (cakra) ”dai mille raggi”, che gira eternamente intorno a un asse (il brฤhman), allo stesso modo lโ€™uomo appare un composto instabile, in perpetuo divenire, che si apre come un fiore da un seme (bฤซja) immutabile: lโ€™ฤtman.
Malโ€™assoluto (il brฤhman) deve essere, per definizione, ยซsolitarioยป (kevala), senza secondo (a-dvaita), unico (eka).
Non puรฒ dunque essere concepito come distinto dallโ€™ฤtman: e questo ฤtman (brฤhman), a sua volta, ยซessendo necessariamente unico, e sempre e dappertutto il medesimo.
Per questo lโ€™Induismo evita di parlare dellโ€™anima al plurale: lโ€™ฤtman rimane sempre identico a se stesso, anche se, nella moltitudine degli esseri, si presenta sotto innumerevoli forme.
Le varietร  che distinguono gli individui si pongono soltanto a un livello ยซnaturaleยป.
Le diverse personalitร  si plasmano nel corso della vita e, alla morte, assumono un destino (inferno, reincarnazione, paradiso)che รจ quello di un ‘entitร  talvolta chiamata semplicemente jivatman,, ยซanima viventeยป, ossia ฤtman ยซincarnatoยป.
In altre parole, lโ€™unicitร  dellโ€™ฤtman brฤhman รจ un fatto metafisico, che ci fa comprendere come, e da che cosa, si sviluppano le manifestazioni esistenziali.
Queste ultime, peraltro, sono le uniche realtร  accessibili ai nostri sensi e alla nostra facoltร  di raziocinio. Vedฤ“re (o concepire) il brฤhman non appartiene alle nostre possibilitร : il nostro dominio (gli Indiani dicono il nostro ยซpascoloยป, gochฤra, oppure il nostro campo, kแนฃetra) รจ la natura, polimorfa e dinamica. A questa apparteniamo e in questa lโ€™ฤtman, dentro di noi, deve inserirsi, incarnarsi, farsi vivente (jiva)
รˆ facile comprendere come tutto ciรฒ si traduca in un complesso di regole di condotta intese a rafforzarne la coerenza dellโ€™individuo, a ยซricentrarloยป.
La dialettica delle tre qualitร  (guแน‡a) produce la molteplicitร  della natura, che si manifesta a sua volta nella dispersione psicologica, fonte di inefficacia (per la spinta disordinata degli impulsi) e quindi di sofferenza (sarvam duแธฅkham, dicono i testi: ยซtutto รจ doloreยป) e di angoscia.
Se si riesce invece a prendere coscienza di questa realtร , รจ possibile disciplinare le attivitร  psichiche e privilegiare lโ€™aspetto ยซsattvaยป (il colore bianco della serenitร , della saggezza, e della devozione ) per orientare la propria vita verso ciรฒ che gli Indiani chiamano la ยซrealizzazioneยป dellโ€™ฤtman.
Si tratta di unโ€™etica della contemplazione e dellโ€™inazione, che domina tutta la cultura indiana fin dalla Bhagavad-Gฤซtฤ.
Per lโ€™inazione, comunque, dobbiamo intendere ยซazione disinteressataยป, e non una vera e propria inattivitร , dal momento che in India, come รจ noto, รจ impossibile vivere senza operare, per poco che sia.
La stessa contemplazione( dhyana) รจ un atto che dipende interamente dalla volontร  e che presuppone la virtรน della perseveranza e della tenacia.
I testi fondamentali del Vedฤnta, e soprattutto dello Yoga, insistono sul lavoro interiore necessario a giungere allo stadio finale: il raccoglimento perfetto (samฤdhi), che porta ad una solitudine (kaivalya) spirituale analoga allโ€™unicitร  del brahman/ฤtman.
Non dobbiamo del resto stupirci di questi riferimenti alla necessitร  di un ยซlavoroยป (kriyฤ), se consideriamo che, per il pensiero indiano, nulla si puรฒ ottenere senza il compimento di un atto (karman). Il lavoro artigianale, i combattimenti cavallereschi, le celebrazioni liturgiche, lโ€™ascรจsi (tapas), tutto รจ ยซagireยป, perchรฉ solo lโ€™opera ยซporta fruttiยป. Se lโ€™opera รจ empia, porta ai patimenti infernali; se รจ indifferente, รจ causa della trasmigrazione; se infine รจ santa, fa meritare il paradiso.
In ogni caso essa plasma la personalitร , la trasforma, mentre lโ€™ฤtman rimane impassibile al centro dellโ€™essere, come un testimone.


Il Wilde Mรคndle Tanz Danza degli uomini selvaggi

Questo spettacolo straordinario รจ eseguito da uomini, che devono essere residenti di lunga data a Oberstdorf, in costumi impressionanti.
Sono ricoperti di barba di abete, un lichene che cresce sulle conifere nelle Alpi a oltre 1.500 metri sul livello del mare. Il costume รจ completato da un copricapo, una corona di foglie di agrifoglio e una cintura di verde di abete e foglie.
La musica per la danza veniva suonata anticamente con tamburi, zufoli e altri strumenti a percussione in un Allegro e Andante estremamente strani.
Nel 1822 questa musica fu messa per iscritto da Josef Anton Bach, un insegnante di scuola di Oberstdorf.

Sulle note della stessa musica vengono mostrate 17 diverse figure di danza, con movimenti faticosi, piramidi e combattimenti.
I Mรคndle battono i piedi e saltano ritmicamente nella danza di omaggio, che un tempo aveva lo scopo di avvicinare le persone alle forze della natura, del sole, del mondo delle stelle e degli dei. Prima della danza, suona la banda musicale ed eseguono balli folcloristici Plattler.

Tra i personaggi leggendari piรน famosi dell’Algovia ci sono i cosiddetti “Wilden Mรคndle”. Nella raccolta di leggende di Reiser ci sono circa 20 pagine che trattano esclusivamente di queste figure.
Nel Medioevo facevano parte della vita delle persone e apparivano non solo in molti racconti, ma soprattutto in varie rappresentazioni (figure, immagini nei libri e sugli arazzi). “Nel dizionario di studi medievali e nel lessico del Medioevo si puรฒ trovare una definizione estremamente interessante: “Sono persone primitive che vivono nella foresta, hanno il corpo peloso e sono solitamente armati di mazze. Si dice anche che siano cannibali. รˆ possibile che l’idea dei demoni germanici delle foreste si fonda con quella degli antichi satiri. Anche in altre tradizioni, le โ€œpersone selvaggeโ€ e gli โ€œuomini selvaggiโ€ sono descritti come amichevoli verso gli umani. Si dice anche che esistessero relazioni da cui nascesse una prole. Questa prole venne chiamata โ€œchangelingโ€. “


Solo gli uomini le cui famiglie vivono a Oberstdorf da molte generazioni sono autorizzati a ballare. Indossano un costume fatto interamente di barba d’abete, un lichene arboreo.

Ogni cinque anni l’associazione dei costumi tradizionali di Oberstdorf esegue la danza Wilde Mรคndle .
รˆ considerata la danza di culto piรน antica della Germania.
La prima descrizione completa della danza si trova in una vita scritta dall’abate Colombano nel 613 d.C. In 17 diverse scene di danza viene rappresentato principalmente l’omaggio agli dei.
L’abbigliamento รจ misterioso tanto quanto la danza. รˆ ricavato dal muschio di abete, un tipo di lichene che si trova solo nelle foreste montane ad altitudini superiori ai 1.500 metri.

Secondo la storia, gli annuali Bรคrbel e Klausentreiben, rispettivamente il 4 e il 6 dicembre, hanno lo scopo di scacciare gli spiriti maligni dell’inverno che hanno causato sventure e sofferenze alle persone. Giovani donne vestite da streghe e uomini travestiti da pellicce e con corna di cervo in testa corrono per i vicoli e le strade armati di bastoni.

Gli Uomini Selvaggi erano effettivamente diffusi in tutta Europa e si ritrovavano anche nell’arte e nella letteratura del Medioevo. Tuttavia, trovarono posto nelle leggende soprattutto nella regione dell’Algovia.

Molte parti delle loro leggende contengono motivi che erano originariamente nativi delle leggende dei nani o di Schrรคttle. Ad esempio, scomparivano quando venivano ricompensati troppo o avevano bisogno di assistenza umana per partorire.

Rappresentazione di un uomo selvaggio.

La danza Wilde-Mรคndle ha una sequenza fissa. Si tratta di potenti e ritmici salti e durante l’esibizione vengono mostrate 17 diverse figure di danza.
All’inizio, gli Uomini Selvaggi emergono solo timidamente dallo sfondo della foresta.
All’inizio si vede solo un singolo piede o una mano, poi le figure appaiono in tutta la loro gigantesca grandezza.
Segue un saluto reciproco tra i ballerini, che si presentano in due gruppi di sei uomini ciascuno.
Questo si fa, tra le altre cose, battendo le mani.
Poi inizia la prima parte della danza.
Tra queste rientrano ghirlande oscillanti, danze rotonde, verticali e la formazione di piccole e grandi piramidi.
Nella seconda parte, Wilde Mรคndle ha allestito dodici pannelli di legno, ognuno dei quali raffigura la stessa testa di Wilde Mรคndle.
Le figure si inchinano ripetutamente davanti a questo.
Poi arriva la fase di furtivitร  e il ballo in discoteca, che alla fine si conclude su una doppia fila di sedili. Ora dallo sfondo emerge un tredicesimo Uomo Selvaggio, che รจ il Re dell’Uomo Selvaggio.
Le altre dodici figure gli porgono le loro coppe.
Poi il re li riempie di birra dal suo grande boccale di legno.
La piรจce si conclude infine con la canzone Wilden-Mรคndle.


Origini e diffusione: Storie di uomini selvaggi erano diffuse in tutta Europa, ma hanno trovato un particolare radicamento nella regione dell’Allgรคu.
La danza non รจ un’esclusiva di Oberstdorf, ma รจ qui che รจ stata conservata nella sua forma piรน antica. La danza potrebbe essere il risultato della mescolanza di diverse popolazioni come Illiri, Celti, Ladini, Reto-romani, Romani, Alamanni, e in seguito, coloni Walser.
Leggende sugli uomini selvaggi: Nel folklore dell’Allgรคu, gli uomini selvaggi sono spesso descritti come esseri benevoli che aiutavano i pastori e conoscevano le proprietร  curative degli animali
Si diceva che vivessero in povertร  e si vestissero di stracci.
La leggenda degli uomini selvaggi potrebbe essere legata a popolazioni montane reto-romane, che si ritirarono sulle montagne a seguito dell’arrivo degli Alamanni
Significato del ballo: La danza simboleggia la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, e include elementi di riti di fertilitร  pagani. I partecipanti alla danza indossano costumi verdi fatti di materiali naturali, che richiamano il potere della natura. Si ritiene che originariamente il ballo avesse una funzione rituale e di contatto con la natura, ma oggi รจ visto principalmente come una forma di intrattenimento, mantenendo la tradizione viva.

Elementi della danza:
I ballerini indossano costumi di muschio e rami di abete….
La danza include 17 diverse scene con elementi acrobatici e movimenti simbolici.
Alcune coreografie raffigurano la disposizione del sole durante l’anno e le solstizi d’inverno ed estate.
La danza si conclude con una scena di bevuta in gruppo.
Conservazione della tradizione: Il ballo รจ organizzato dal Trachtenverein di Oberstdorf, che รจ molto restio alla divulgazione per preservare l’aspetto misterioso e sacro della danza9. I danzatori sono sempre persone di Oberstdorf e appartengono a vecchie famiglie e la trasmissione del ruolo avviene di padre in figlio. L’orgoglio e il senso di responsabilitร  per questa tradizione sono molto forti nella comunitร ….
Rapporto con la Chiesa: La Chiesa non ha ostacolato la tradizione, probabilmente a causa della posizione isolata di Oberstdorf nel sud della Baviera.
Il costume: Il costume dei ballerini, chiamato “Hรคs”, รจ fatto di materiali naturali come muschio, rami di abete e agrifoglio….
L’agrifoglio รจ considerato protettivo contro fulmini e spiriti maligni.
Il costume รจ sempre ricostruito per ogni generazione
La danza dei “Wilde Mรคndle” รจ quindi molto piรน di una semplice rappresentazione: รจ un legame con il passato, con la natura, e con le credenze e tradizioni degli antichi abitanti delle montagne.

Il ballo dei “Wilde Mรคndle” presenta diversi elementi che rimandano al paganesimo e alle antiche credenze legate alla natura.
Origini precristiane: La tradizione dei “Wilde Mรคndle” affonda le sue radici in tempi precristiani, quando le popolazioni montane vivevano in stretto contatto con la natura….
Le storie di uomini selvaggi erano diffuse in tutta Europa fin dal primo Medioevo e potrebbero derivare da antiche figure mitologiche legate ai boschi e alle montagne.
Legame con la natura: Il ballo e i costumi dei “Wilde Mรคndle” sono fortemente legati al mondo naturale. I costumi sono realizzati interamente con materiali naturali come muschio, rami di abete, agrifoglio….
Il colore verde, predominante nei costumi, simboleggia la rinascita della natura e la fertilitร ….
Questi elementi richiamano le antiche credenze che attribuivano poteri magici alle piante e ai boschi.
Riti di fertilitร : Si ritiene che la danza includa elementi di antichi riti di fertilitร .
Il ballo celebra la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, un tema ricorrente nelle festivitร  pagane.
Simbolismo solare: Alcune coreografie del ballo rappresentano il movimento del sole durante l’anno e le solstizi d’inverno ed estate. La formazione della piramide umana durante la danza รจ interpretata come una rappresentazione del percorso del sole e delle sue fasi, legando la danza ad antichi culti solari.
Rapporto con le divinitร : Un elemento significativo รจ la presenza, durante la danza, della figura di un dio montano, che potrebbe essere associato al dio celtico Dagda o al dio del tuono Dona.


L’omaggio a questa figura richiama antichi riti pagani dove si celebravano le divinitร  e le forze della natura. La figura del “Bergkรถnig” (re della montagna) che offre da bere a tutti i partecipanti alla fine della danza potrebbe derivare anche da queste tradizioni.
Elementi protettivi: L’agrifoglio, usato per realizzare le corone che i ballerini portano sul capo, era considerato un elemento di protezione contro i fulmini e le forze maligne. Anche la cintura di rami di abete indossata durante la danza era ritenuta protettiva contro gli spiriti maligni e portatrice di forza e salute.
Resistenza alla cristianizzazione: La tradizione dei “Wilde Mรคndle” รจ sopravvissuta in una regione isolata come quella dell’Allgรคu, in parte grazie alla sua capacitร  di integrarsi con la cultura locale…. Nonostante la forte presenza della Chiesa cattolica in Baviera, la danza รจ riuscita a mantenersi viva, suggerendo una certa tolleranza o indifferenza da parte delle autoritร  religiose, probabilmente grazie alla sua integrazione nel tessuto sociale e culturale.

In sintesi, il ballo dei “Wilde Mรคndle” รจ un esempio di sincretismo culturale in cui elementi di antichi culti pagani si sono fusi con tradizioni e credenze locali, mantenendo viva una connessione con il mondo naturale e con le divinitร  che si riteneva lo abitassero….

CONFER AXIS MUNDI di Marco Maculotti

Ma lโ€™archetipo dellโ€™uomo selvatico vive ancora oggi: si pensi, ad esempio, al celebre Bigfoot americano, o allo Yeti degli altipiani himalayani, che puรฒ vantare tra i sostenitori della sua esistenza anche il celebre alpinista Reinhold Messner. Sulle Alpi, poi, lโ€™uomo selvatico si riverbera in una ricchissima serie di manifestazioni folkloriche. Nellโ€™impossibilitร  di fornire un elenco esaustivo, ci limiteremo a ricordarne alcune: le maschere dellโ€™โ€œOrsoโ€ nella tradizione carnevalesca piemontese, il Krampus in Trentino e Sud Tirolo, i Mammuthones in Sardegna, lโ€™Uomo Cervo (Glโ€™ Ciervโ€™) in Abruzzo, e cosรฌ via. In Lombardia, nel paese di Sacco, cโ€™รจ una camera picta cinquecentesca con uno straordinario affresco dellโ€™uomo selvatico, con tanto di pelo irsuto e clava. Il cartiglio che lo affianca ne riassume le caratteristiche:

โ€œEgo sonto un homo selvadego per natura, chi me ofende ge fo paura.โ€

Kรณryos “gruppo di guerra” Culti Indoeuropei

I Guerrieri Kรณryos: Tradizioni e Miti Indoeuropei

La figura del guerriero e i kรณryos: Il concetto di kรณryos, ovvero gruppi di giovani guerrieri che vivono al di fuori della societร  per un periodo, รจ una caratteristica delle culture indoeuropee.
Questi guerrieri, spesso associati a rituali di iniziazione, sono collegati alla figura del lupo e di altri animali feroci
Nell’Etร  Vichinga, i berserker e gli รบlfheรฐnar possono essere visti come una continuazione di questa tradizione.

Si credeva che questi guerrieri combattessero in uno stato di furia animalesca, riflettendo le antiche credenze sulla trasformazione in animali feroci
(Prof.Anders Kaliff archeologo svedese)
Nell’intervista a Anders Kaliff, professore di archeologia all’Universitร  di Uppsala, esplora le connessioni tra la cultura indoeuropea e la Scandinavia, in particolare riguardo alle migrazioni, ai riti funebri e alle credenze religiose.
Si discute l’influenza indoeuropea sulla mitologia norrena, evidenziando similitudini con miti indiani.
Kaliff sottolinea l’importanza del DNA antico nel confermare teorie archeologiche preesistenti sulla diffusione indoeuropea, e analizza il ruolo dei “guerrieri lupo” e i loro legami con riti di iniziazione e tradizioni popolari persistenti.
Infine, si discute l’influenza del cristianesimo sulle antiche tradizioni, evidenziando come molte pratiche siano sopravvissute integrate nella cultura popolare.

I “kรณryos” erano gruppi di giovani guerrieri che rivestivano un ruolo fondamentale nelle societร  indoeuropee, e la loro esistenza รจ testimoniata da ritrovamenti archeologici, miti e tradizioni in diverse culture….
Ecco un’analisi dettagliata del loro ruolo e delle loro caratteristiche, basata sulle fonti:

Definizione e caratteristiche:
I “kรณryos” erano composti da giovani uomini che vivevano ai margini della societร  per un periodo di tempo, spesso alcuni anni….
Durante questo periodo, si dedicavano alla guerra e alla caccia, sviluppando abilitร  e competenze militari. Erano guidati da capi specifici e seguivano regole e rituali particolari.
Si riteneva che i “kรณryos” fossero in grado di trasformarsi in lupi o altri animali feroci, entrando in uno stato di furia guerriera….

Funzione militare e predatoria:
I “kรณryos” erano specializzati in razzie di bestiame, incursioni e conquiste di nuovi territori….
Le loro azioni violente e aggressive contribuirono all’espansione delle tribรน indoeuropee.
La razzia di bestiame era un’attivitร  centrale, e i bottini venivano utilizzati per accrescere la ricchezza e il potere della tribรน. Le incursioni e le conquiste, tuttavia, non erano solo finalizzate all’arricchimento, ma anche all’espansione territoriale e all’acquisizione di nuove risorse…

Riti di iniziazione:
L’ingresso nel gruppo dei “kรณryos” era un importante rito di passaggio dall’adolescenza all’etร  adulta…. Durante questo periodo, i giovani guerrieri venivano iniziati ai segreti della guerra e ai rituali del gruppo. Questo processo di iniziazione era fondamentale per la formazione dell’identitร  di guerriero e per il mantenimento della coesione del gruppo.
L’iniziato assumeva un’identitร  di guerriero e imparava le tradizioni del gruppo.
Questo passaggio era cruciale per la transizione alla vita adulta….

Legami con il mondo animale:
La connessione dei “kรณryos” con il lupo e altri animali feroci non era casuale.
Si credeva che questi guerrieri si trasformassero in animali, acquisendo la loro forza e la loro ferocia….
Questa connessione simbolica si rifletteva anche nelle loro pratiche rituali, come i sacrifici di cani e lupi.

Riti sacrificali:
I “kรณryos” praticavano sacrifici di animali, in particolare di cani e lupi, che venivano tagliati in modo rituale.
Questi rituali sacrificali, spesso eseguiti durante il solstizio d’inverno, erano parte integrante della loro identitร  e connessione con il mondo animale

Il ruolo nell’espansione indoeuropea:
I “kรณryos” hanno svolto un ruolo cruciale nell’espansione indoeuropea….
Grazie alla loro abilitร  militare, alla loro ferocia e al loro spirito di gruppo, hanno contribuito alla conquista di nuovi territori e alla diffusione della cultura indoeuropea….
In alcune situazioni, i “kรณryos” non tornavano nelle loro tribรน d’origine, ma si stabilivano nelle nuove terre, integrandosi con le popolazioni locali e dando origine a nuove societร ..

Tracce nelle culture successive:
Le tradizioni legate ai “kรณryos” si sono conservate in diverse culture, evolvendosi nei miti e nelle leggende sui lupi mannari e nella “caccia selvaggia”….
Anche l’immagine del guerriero che vive ai margini della societร  e che entra in uno stato di furia in battaglia si ispira alle antiche tradizioni dei “kรณryos”.
Si ritrova questo tipo di guerriero anche in descrizioni di gruppi come gli Hari.

Inoltre, le societร  guerriere di Sparta e le tradizioni di razzia di bestiame in Irlanda potrebbero essere collegate a queste antiche tradizioni….

In conclusione, i “kรณryos” erano una componente fondamentale della societร  indoeuropea, non solo come guerrieri, ma anche come forza propulsiva nell’espansione culturale e territoriale.
La loro figura si รจ evoluta nel tempo, lasciando tracce durature nelle tradizioni, nei miti e nelle leggende di molte culture europee

Diversi rituali dell’Etร  Vichinga possono essere ricondotti alle antiche tradizioni indoeuropee, rivelando una continuitร  culturale che si estende per millenni….
Questi rituali, spesso legati a sacrifici, divinitร  e pratiche sociali, mostrano come le credenze e le usanze indoeuropee si siano trasformate e adattate nel tempo, mantenendo perรฒ un nucleo comune….

Ecco alcuni dei principali rituali dell’Etร  Vichinga riconducibili alle tradizioni indoeuropee:

Sacrifici di cavalli:
I sacrifici di cavalli erano una pratica molto importante nelle culture indoeuropee.
Questo rituale รจ presente anche nelle tradizioni nordiche, come descritto nella saga di Hรกkon il Buono, dove il re norvegese deve partecipare a un blรณt (sacrificio) con un sacrificio di cavalli
L’importanza del cavallo come animale sacrificale risale alle antiche tradizioni indoeuropee, dove i cavalli erano associati ai gemelli divini e al culto del sole….
Il cavallo era un animale sacrificale di grande rilevanza, e i sacrifici di cavalli avevano un significato cosmologico

Il blรณt:
Il blรณt era una cerimonia sacrificale comune nell’Etร  Vichinga. Questi rituali potevano includere sacrifici di animali, offerte di cibo e bevande, e preghiere agli dei.
Il blรณt puรฒ essere visto come una continuazione delle antiche pratiche sacrificali indoeuropee, che includevano sacrifici di animali e offerte per mantenere l’equilibrio cosmico….

Private Collection ( History. Hungary. Sacrifice of the white horse before the battle by hungarian warriors. Ferenc Helbing, Hungary, ca 1900.

La figura del guerriero e i kรณryos: Il concetto di kรณryos, ovvero gruppi di giovani guerrieri che vivono al di fuori della societร  per un periodo, รจ una caratteristica delle culture indoeuropee.
Questi guerrieri, spesso associati a rituali di iniziazione, sono collegati alla figura del lupo e di altri animali feroci.
Nell’Etร  Vichinga, i berserker e gli รบlfheรฐnar possono essere visti come una continuazione di questa tradizione.
Si credeva che questi guerrieri combattessero in uno stato di furia animalesca, riflettendo le antiche credenze sulla trasformazione in animali feroci….

La caccia selvaggia:
La caccia selvaggia, un mito diffuso in molte culture europee, รจ associata a Odino o ad altre figure divine. Questo mito descrive un gruppo di guerrieri o spiriti che cavalcano durante la notte….
La caccia selvaggia รจ collegata alle antiche tradizioni indoeuropee dei kรณryos, i gruppi di guerrieri che vivevano ai margini della societร 
Questo mito รจ presente in diverse forme in tutta Europa, con radici che risalgono alle antiche credenze indoeuropee e al culto dei guerrieri e della furia

Rituali funebri:
I rituali funebri, inclusa la cremazione, possono essere ricondotti alle antiche usanze indoeuropee
La cremazione, ad esempio, era una pratica comune nelle culture indoeuropee, e si ritrova anche nell’Etร  Vichinga, con le navi funerarie.
Questi rituali riflettono l’idea di una connessione tra i vivi e i morti, e la convinzione che i defunti continuino ad avere un ruolo nel mondo dei vivi….

Feste e cicli stagionali:
Le feste e le celebrazioni stagionali, come il jรณl (Yule), il solstizio d’inverno, riflettono antichi cicli di fertilitร  e rinnovamento legati alle stagioni.
I rituali durante queste feste spesso includono elementi che possono essere ricondotti alle tradizioni indoeuropee, come i fuochi, i sacrifici di animali e le offerte per propiziare la fertilitร .

In sintesi, i rituali dell’Etร  Vichinga mostrano una forte continuitร  con le antiche tradizioni indoeuropee. Questi rituali, adattati alle specificitร  culturali e ambientali della Scandinavia, rivelano una storia comune che si estende per millenni.
La conservazione di questi rituali dimostra la profonditร  dell’influenza indoeuropea sulla formazione della cultura nordica…

Il Mรคnnerbund (in tedesco: “alleanza degli uomini”) si riferisce alla teorica fratellanza proto-indoeuropea di guerrieri in cui i giovani maschi non sposati prestavano servizio per diversi anni, come rito di passaggio all’etร  adulta, prima della loro piena integrazione nella societร  .

Studiosi come Kim McCone  e Gerhard Meiser  hanno teorizzato l’esistenza del Mรคnnerbund basandosi su tradizioni e miti indoeuropei successivi che presentano legami tra giovani maschi senza terra, percepiti come una classe di etร  non ancora completamente integrata nella comunitร  degli uomini sposati; il loro servizio in bande di guerra mandate via per parte dell’anno nella natura selvaggia, per poi difendere la societร  ospitante per il resto dell’anno; la loro mistica autoidentificazione con lupi e cani come simboli di morte, illegalitร  e furia guerriera; e l’idea di una liminalitร  tra vulnerabilitร  e morte da un lato, e giovinezza ed etร  adulta dall’altro.
Sulla base di prove etnografiche, lo studioso Gerhard Meiser ha proposto le seguenti caratteristiche di base del (proto-)indoeuropeo Mรคnnerbund :
bande di guerra di giovani maschi organizzate in coorti basate sull’etร , che in genere includono giovani di spicco e si concentrano principalmente sui doveri militari.
Questi gruppi spesso vivono separati dalla societร , sia in termini di posizione (risiedono in aree selvagge o remote) sia in termini di comportamenti (mostrano comportamenti che non sono considerati antisociali finchรฉ non prendono di mira la comunitร  ospitante).
I membri in genere indossano pelli di animali o sono parzialmente nudi, associandosi spesso ai lupi attraverso il loro abbigliamento, comportamento e nomi.
I colori scuri sono prevalenti nel loro simbolismo e c’รจ una forte connessione con la morte, che riflette il ruolo dei lupi nelle loro credenze religiose e il loro stato liminale. 

Lekythos Dolon Louvre 

Lo studioso Kim McCone suggerisce che ci sono “sufficienti corrispondenze lessicali e certamente strutturali per ricostruire una ‘banda di guerra’ comprendente un gruppo di giovani uomini non sposati e senza terra (ma liberi) che vivevano della terra, erano impegnati in attivitร  predatorie, avevano una particolare associazione con i lupi (meno con cani o orsi), erano famosi per il loro comportamento berserkr in battaglia e potevano formare le ‘truppe d’assalto’ negli impegni militari”

I cavalli ebbero un ruolo cruciale nella migrazione indoeuropea, facilitando lo spostamento di persone, merci e idee su vaste distanze. Ecco i principali aspetti del loro ruolo:

Addomesticamento e allevamento:
Gli Indo-Europei furono tra i primi a domesticare il cavallo. Inizialmente, i cavalli non erano utilizzati principalmente per essere cavalcati, ma piuttosto per trainare altri cavalli e per la gestione delle mandrie. Questo addomesticamento, avvenuto nelle steppe dell’Eurasia, fornรฌ un vantaggio significativo agli
Indo-Europei rispetto ad altre popolazioni.

Mezzo di trasporto:
I cavalli permisero agli Indo-Europei di coprire distanze maggiori in tempi piรน brevi rispetto a quanto fosse possibile a piedi Questo fu fondamentale per le migrazioni di massa che caratterizzarono la loro espansione in Europa e in Asia.
L’abilitร  di coprire distanze maggiori consentรฌ loro di espandere i propri territori e gestire mandrie di bestiame piรน grandi.

Guerra e conquista:
L’uso dei cavalli in guerra diede un vantaggio militare agli Indo-Europei.
Anche se inizialmente non erano cavalcati per combattere, la capacitร  di spostarsi rapidamente e trasportare rifornimenti fu cruciale nelle conquiste.
L’introduzione del carro da guerra trainato da cavalli, in particolare, divenne un simbolo di potere e uno strumento di conquista.

Cultura e identitร :
Il cavallo divenne un simbolo culturale e religioso per gli Indo-Europei….
I sacrifici di cavalli, ampiamente documentati nei rituali indoeuropei, erano un modo per onorare questo animale e la sua importanza nella vita quotidiana.
Il cavallo era associato ai gemelli divini e al culto del sole, riflettendo la sua importanza nella cosmologia indoeuropea.
La venerazione del cavallo รจ stata tramandata nelle culture successive, fino all’Etร  Vichinga, con sacrifici e rituali speciali.

Riti sacrificali:
I sacrifici di cavalli erano una pratica importante nelle culture indoeuropee.
Questi sacrifici erano parte di rituali complessi e riflettevano la venerazione di questo animale.
Il sacrificio di cavalli era una pratica comune, presente sia nella tradizione indiana che in quella scandinava.
Le corse di cavalli erano un altro rituale legato alla fertilitร  e alla prosperitร 

Commercio e scambi culturali:
I cavalli giocarono un ruolo nel commercio e negli scambi culturali.
Le popolazioni indoeuropee commerciavano cavalli con altre culture, contribuendo alla diffusione di questi animali in nuove aree.
Le razze di cavalli dell’isola di ร–land, ad esempio, erano rinomate per l’esportazione fino al Medioevo.

Influenza sulle tradizioni:
Anche dopo l’arrivo del Cristianesimo, i cavalli mantennero un ruolo nelle tradizioni popolari, con usanze legate alle corse di cavalli e altri rituali
. Queste usanze, come le corse di cavalli e la scelta del miglior stallone per la riproduzione, sono state mantenute fino in tempi recenti
. La storia di Staffan e dei suoi cavalli, cantata durante le celebrazioni di Santa Lucia, รจ un altro esempio di come il cavallo sia stato conservato nella cultura popolare.

In sintesi, il cavallo non fu solo un mezzo di trasporto per gli Indo-Europei, ma divenne un elemento centrale della loro cultura, della loro economia e della loro capacitร  di espandersi e conquistare nuovi territori. La loro abilitร  nell’addomesticamento e nell’allevamento dei cavalli diede loro un vantaggio significativo che contribuรฌ alla loro

I guerrieri lupo, o meglio, i guerrieri che si identificavano con i lupi, erano una figura importante nelle societร  indoeuropee e sono collegati al concetto dei "kรณryos". 
Ecco i punti principali riguardanti questi guerrieri, basati sulle fonti:

Connessione con i "kรณryos": I guerrieri lupo erano strettamente legati ai "kรณryos", gruppi di giovani guerrieri che vivevano ai margini della societร  per un certo periodo.
Questi gruppi si dedicavano alla guerra, alla caccia e ai saccheggi, sviluppando un'identitร  guerriera distinta.

Trasformazione in animali:
Si credeva che i guerrieri dei "kรณryos" fossero in grado di trasformarsi in lupi o altri animali feroci, entrando in uno stato di furia guerriera.
Questa trasformazione non era solo fisica, ma anche spirituale, con i guerrieri che assumevano le caratteristiche e la ferocia degli animali con cui si identificavano.

Significato simbolico del lupo:
Il lupo era un animale particolarmente significativo per questi guerrieri, in quanto rappresentava ferocia, coraggio e spirito combattivo.
Il lupo era visto come una personificazione della furia e della ferocia in battaglia, oltre che un simbolo del guerriero stesso.

Riti di iniziazione: I giovani guerrieri venivano iniziati ai segreti della guerra e ai rituali del gruppo durante il loro periodo di transizione ai margini della societร .
Questo periodo di formazione era fondamentale per l'assunzione dell'identitร  di guerriero.

Sacrifici di cani e lupi:
I guerrieri lupo praticavano riti sacrificali in cui venivano sacrificati cani e lupi.
Questi riti erano parte integrante della loro identitร  e della loro connessione con il mondo animale.
Un sito di iniziazione in Russia, risalente all'Etร  del Bronzo, rivela questo tipo di sacrifici.

Il culto di Odino: Il culto di Odino, dio della guerra e della furia, era collegato a queste figure guerriere. Odino era spesso associato ai guerrieri che entravano in uno stato di trance o furia in battaglia.

Tracce nelle tradizioni successive:
Le tradizioni dei guerrieri lupo si sono conservate nei miti e nelle leggende, come i lupi mannari e la "caccia selvaggia".
Queste figure mitologiche rappresentano una continuazione dell'antica credenza nella trasformazione dei guerrieri in animali e nel loro legame con il mondo degli spiriti.
La storia della Caccia Selvaggia, in cui un gruppo di guerrieri morti, guidati da una figura come Odino, cavalca nel cielo durante il periodo invernale, potrebbe derivare da queste antiche tradizioni.

I Berserker:
I berserker, guerrieri scandinavi noti per la loro ferocia in battaglia, possono essere considerati una tarda manifestazione della tradizione dei guerrieri lupo.
Sebbene non si trasformassero fisicamente in lupi, i berserker entravano in uno stato di trance in battaglia, combattendo con ferocia e senza paura, similmente ai guerrieri lupo delle tradizioni indoeuropee piรน antiche.
In sintesi, i guerrieri lupo erano una figura complessa e sfaccettata, parte integrante della societร  indoeuropea.
La loro connessione con i "kรณryos", la loro capacitร  di trasformarsi in animali feroci e il loro ruolo nei riti sacrificali li rendono un elemento chiave nella comprensione della cultura e della mitologia indoeuropea. La loro ereditร  รจ sopravvissuta nelle tradizioni e nei miti di molte culture europee.

Nelle culture indoeuropee documentate, utilizzate per ricostruire il concetto di Mรคnnerbund , le bande di guerra erano generalmente composte da maschi adolescenti, di solito provenienti da famiglie importanti e iniziati insieme all’etร  adulta come una coorte di classe di etร . 
Dopo aver subito dolorose prove per entrare nel gruppo, venivano mandati via per vivere come guerrieri senza terra nella natura selvaggia per un certo numero di anni, all’interno di un gruppo che andava da due a dodici membri.
I giovani maschi non possedevano altro che le loro armi, vivendo ai margini della societร  ospitante.

I comportamenti sociali normalmente proibiti, come rubare, razziare o aggredire sessualmente le donne, erano quindi tollerati tra i membri del Mรคnnerbund, a patto che gli atti malevoli non fossero diretti alla societร  ospitante. 
Le loro attivitร  erano stagionali e vivevano con la loro comunitร  di origine per una parte dell’anno. 
La loro vita era incentrata sui doveri militari, sulla caccia agli animali selvatici e sul saccheggio degli insediamenti da un lato; e sulla recitazione di poesie eroiche che raccontavano le gesta degli eroi del passato e leggende sul furto di bestiame dall’altro lato. 

Una tradizione di poesia epica che celebrava guerrieri eroici e violenti che conquistavano bottini e territori, che venivano ritratti come possedimenti che gli dei volevano che avessero, probabilmente partecipรฒ alla convalida della violenza tra i Mรคnnerbund.
Il capo della banda, il * koryonos , veniva determinato con un gioco di dadi e il risultato accettato come scelta degli dei.
Gli altri membri giuravano di morire per lui e di uccidere per lui. 
Era considerato il loro padrone nel rito di passaggio, ma anche il loro “datore di lavoro” poichรฉ i giovani guerrieri fungevano da sue guardie del corpo e protettori. 

Il periodo di iniziazione all’interno del Mรคnnerbund era percepito come una fase di transizione che precedeva lo status di guerriero adulto e di solito era coronato dal matrimonio.  
Il Mรคnnerbund era simbolicamente associato alla morte e alla liminalitร , ma anche alla feconditร  e alla licenza sessuale.  
Kim McCone ha sostenuto che i membri del Mรคnnerbund inizialmente prestavano servizio come giovani maschi non sposati senza beni prima della loro eventuale incorporazione nel *tewtรฉh  – (‘la tribรน, persone sotto le armi’), composto da maschi adulti proprietari e sposati. 

Secondo David W. Anthony e Dorcas R. Brown, il Mรคnnerbund potrebbe aver svolto la funzione di “organizzazione che promuoveva la coesione di gruppo e l’efficacia in combattimento, come strumento di espansione territoriale esterna e come dispositivo di regolamentazione in economie incentrate principalmente sulla festa”. 

In Europa, queste bande di guerrieri iniziatici vincolate da giuramenti furono infine assorbite da patroni e re sempre piรน potenti durante l’ etร  del ferro , mentre furono declassate nell’antica India con l’ascesa della casta dei bramini , portando alla loro progressiva scomparsa.

Le bande di guerra ricostruite erano composte da guerrieri mutaforma, in senso simbolico e metaforico, che indossavano pelli di animali per assumere la natura di lupi o cani. 
 I membri del Mรคnnerbund adottarono comportamenti da lupo e portavano nomi contenenti la parola “lupo” o “cane”, ciascuno simbolo di morte e dell’Altro Mondo nella credenza indoeuropea.  
Gli attributi idealizzati del Mรคnnerbund furono presi in prestito dall’immaginario che circondava il lupo: violenza, inganno, rapiditร , grande forza e furia guerriera. 

Identificandosi con gli animali selvatici, i membri del Mรคnnerbund si percepivano come fisicamente e legalmente spostati fuori dal mondo umano, e quindi non piรน trattenuti dai tabรน umani .
Quando tornavano alla loro vita normale, non provavano alcun rimorso per aver infranto le regole della loro societร  di origine, perchรฉ non erano stati umani o almeno non vivevano nello spazio culturale della societร  ospitante quando quelle regole venivano infrante. 

Furia guerriera

La conflittuale opposizione tra morte e vulnerabilitร  รจ suggerita dagli attributi generalmente associati al Mรคnnerbund: grande forza, resistenza al dolore e mancanza di paura. 
Si supponeva che il tipico stato di furia o frenesia del guerriero aumentasse la sua forza oltre le aspettative naturali, con esibizioni estatiche accentuate da danze e forse dall’uso di droghe. 
Il termine indoeuropeo per un “attacco folle” ( *eis ) รจ comune alle tradizioni vedica, germanica e iranica. 

berserker germanici erano raffigurati come praticanti della furia della battaglia (‘andare in furia’, berserksgangr ).
La furia marziale dell’antico guerriero greco era chiamata lyssa , una derivazione di lykos (‘lupo’), come se i soldati diventassero temporaneamente lupi nella loro rabbia folle. 

In quanto tali, i giovani maschi erano percepiti come pericoli persino per la societร  che li ospitava. I Marut , un gruppo di divinitร  della tempesta della tradizione vedica , erano raffigurati come entitร  sia benefiche che pericolose. 
L’eroe irlandese Cรบchulainn diventa una figura terrorizzante tra gli abitanti della capitale, Emain Macha , dopo aver decapitato tre rivali del suo stesso popolo, gli Ulaid .
Con l’obiettivo di placare la sua furia, decidono di catturarlo e immergere il suo corpo in bacini d’acqua per “rinfrescarlo”. Fonti irlandesi descrivono anche alcune delle bande di guerrieri come selvaggi ( dรญberg ), che vivono come lupi saccheggiando e massacrando.
Allo stesso modo, alcune bande di guerrieri greci erano chiamate hybristแธ—s (แฝ‘ฮฒฯฮนฯƒฯ„ฮฎ) e raffigurate come gruppi violenti e insolenti di riscattatori e saccheggiatori.

Le credenze religiose si sono evolute e trasformate nel tempo attraverso un processo complesso che include la conservazione di elementi fondamentali, lo sviluppo interno, l’influenza di altre tradizioni e l’adattamento a contesti specifi….
Le migrazioni indoeuropee hanno giocato un ruolo cruciale in questo processo, diffondendo un nucleo di credenze e pratiche che si sono poi evolute in diverse direzioni….

Ecco i principali aspetti di questa evoluzione e trasformazione:

Nucleo comune e sviluppo locale:
La religione indoeuropea aveva un nucleo comune di credenze, miti e pratiche che si diffusero con le migrazioni.
Tuttavia, una volta stabilitesi in nuove aree, le comunitร  hanno sviluppato le proprie versioni di queste credenze, adattandole alle specificitร  locali
Ad esempio, divinitร  come il dio del tuono (che in Scandinavia si chiama Thor) hanno equivalenti in altre culture indoeuropee, ma con caratteristiche e nomi diversi.
La figura di Odino, inizialmente dio della furia e della guerra, si รจ trasformata nel tempo

Influenza delle culture preesistenti:
Le popolazioni indoeuropee non hanno sostituito completamente le culture preesistenti, ma si sono mescolate con esse….
Questo ha portato all’incorporazione di elementi delle tradizioni locali nelle credenze indoeuropee, arricchendole e modificandole
Ad esempio, alcune usanze legate alla natura e all’agricoltura, tipiche delle popolazioni pre-indoeuropee, sono state integrate nei rituali e nelle festivitร 

Adattamento al contesto:
La religione si รจ adattata ai diversi contesti geografici, economici e sociali.
In Scandinavia, ad esempio, le credenze religiose hanno sviluppato un forte legame con la natura, il clima e l’agricoltura, con rituali e festivitร  che riflettono queste preoccupazioni….
Al contrario, in altre aree geografiche, la religione ha sviluppato caratteristiche diverse, riflettendo le specificitร  locali.

Conservazione attraverso la tradizione orale: In alcune culture, come quella vedica in India, la tradizione orale ha giocato un ruolo fondamentale nella conservazione di antichi rituali e miti….
La trasmissione orale, spesso da padre in figlio, ha permesso di preservare pratiche e credenze per millenni, mantenendole relativamente intatte.
Questa conservazione della tradizione orale ha anche avuto un ruolo nelle credenze scandinave dove รจ possibile che la tradizione orale abbia mantenuto usanze e pratiche fino al periodo vichingo

Influenze successive:
L’introduzione del Cristianesimo ha avuto un impatto significativo sulle credenze religiose europee, portando alla conversione di molte popolazioni e alla soppressione di alcune tradizioni pagane….
Tuttavia, molte credenze e pratiche pre-cristiane sono sopravvissute, spesso integrate e reinterpretate nel contesto cristiano…. Le chiese costruite su antichi siti cultuali e le usanze tradizionali, come la distribuzione di porridge agli elfi di Thon in Svezia durante la vigilia di Natale, testimoniano la persistenza di queste credenze. Anche festivitร  come il Natale includono elementi di tradizioni pre-cristiane….

Trasformazione delle figure divine:
Anche le figure divine si sono trasformate nel tempo.
Odino, ad esempio, potrebbe aver subito un’evoluzione, incorporando elementi di altre tradizioni, come il culto di Mitra….
La figura di Thor, dio del tuono, potrebbe essere collegata al martello da guerra delle popolazioni di cultura della ceramica cordata.
Inoltre, figure di guerrieri divini come i kรณryos si sono trasformate nei miti successivi, diventando ad esempio la Caccia Selvaggia….

L’idea della trasformazione del guerriero:
Le credenze indoeuropee includevano l’idea di guerrieri in grado di trasformarsi in lupi o altri animali.
Queste figure, spesso associate ai kรณryos, sono diventate parte di miti e leggende che raccontano di uomini che si trasformano in bestie feroci….

In sintesi, le credenze religiose si sono evolute in un processo dinamico, in cui elementi originali si sono mescolati con influenze locali e successive, dando origine a una grande varietร  di tradizioni e pratiche. La comprensione di questo processo ci permette di apprezzare la profonditร  e la complessitร  della storia religiosa europea, in cui le radici indoeuropee si intrecciano con le specificitร  di ogni cultura e regione

I nomi Mitra e Odino sono stati collegati in riferimento ad una possibile ispirazione del culto di Odino da parte del culto di Mitra

Si ritiene che il culto di Odino possa essere stato influenzato dal culto di Mitra, con cui condivide somiglianze iconografiche.
Ad esempio, le figure sui bratteati d’oro dell’etร  del bronzo raffigurano spesso un cavallo che potrebbe richiamare l’immagine di Mitra che uccide il toro
Si pensa che i mercanti e i soldati scandinavi che prestarono servizio nell’esercito romano lungo i confini dell’Impero abbiano preso familiaritร  con il culto di Mitra, una societร  segreta in cui i membri erano iniziati
Questi scandinavi potrebbero aver portato con sรฉ elementi del culto di Mitra e averli integrati nel loro culto di Odino, che si ritiene esistesse giร  in precedenza.
La societร  segreta mitraica potrebbe aver ispirato la formazione di confraternite di guerrieri legate al culto di Odino
Questa teoria non implica che Odino fosse una versione di Mitra, bensรฌ che il culto di Odino sia stato trasformato dall’influenza del culto di Mitra.
La teoria รจ stata proposta per la prima volta negli anni ’20 da storici delle religioni tedeschi, che poi รจ stata dimenticata e riscoperta
Odino รจ una divinitร  complessa con molte caratteristiche e piรน di duecento nomi.
Odino รจ legato alla furia, alla guerra, ma anche ad altri aspetti della vita e della religione
Odino potrebbe essere una divinitร  molto antica, ma in qualche modo trasformatasi durante il periodo di contatto con l’Impero romano….

Nella conversazione precedente, si รจ discusso di come le migrazioni indoeuropee abbiano influenzato le culture scandinave, toccando vari aspetti come il popolamento, la lingua, la religione e le tradizioni popolari.
In particolare, si รจ parlato di come figure mitologiche come Odino e Thor abbiano radici indoeuropee comuni con altre culture antiche.
Il concetto dei koryos, gruppi di giovani guerrieri che vivevano al di fuori della societร , รจ stato collegato ai guerrieri lupo e ai berserker, e si รจ notato come queste figure siano presenti in diverse tradizioni indoeuropee, da quelle indiane a quelle germaniche.

In questo contesto, la figura di Jung emerge come un elemento di connessione tra le antiche tradizioni indoeuropee e la psicologia moderna.
L’intervista con Anders Kaliff menziona brevemente come Jung avesse avuto un’esperienza personale con la caccia selvaggia, un tema che ha radici profonde nelle tradizioni popolari europee.

La caccia selvaggia, una processione notturna di spiriti guidata da una figura divina o da un capo, รจ presente in molte tradizioni indoeuropee, inclusa quella scandinava.
Nella tradizione scandinava, questa figura รจ spesso identificata con Odino, ma in altre tradizioni europee puรฒ assumere altre forme, come il diavolo o i guerrieri morti.
L’esperienza personale di Jung con questo fenomeno suggerisce una connessione profonda tra l’inconscio collettivo e le antiche tradizioni culturali.

In sintesi, l’esperienza personale di Jung con la caccia selvaggia, insieme al suo interesse per la mitologia e l’inconscio collettivo, suggerisce una profonda connessione tra la sua psicologia e le antiche tradizioni indoeuropee. Jung ha riconosciuto nelle antiche storie e miti un riflesso della psiche umana e ha approfondito le radici comuni che l’umanitร  condivide nelle profonditร  dell’inconscio collettivo.

THANKS to Prof.Anders Kaliff and Grimfrost

ZALMOXIS, APOLLO SORANUS & LE MANNERBรœNDE

diย Marco MaculottiEstratto dal cap. I ยง8 deย lโ€™angelo dellโ€™abisso.
apollo, avalon, il mito polare e lโ€™apocalisse,
Axis Mundi edizioni 2022

Esperto di morte apparente era infatti anche un personaggio semi-mitico che viene talvolta ricordato nellโ€™alveo degli iatromanti pur non essendo greco: trattasi di Zalmoxis [1], definito da Mircea Eliade ยซun daimon o un theos che โ€˜rivelaโ€™ una dottrina escatologica e โ€˜fondaโ€™ un culto iniziatico da cui dipende lo stato ontologico dellโ€™esistenza ultraterrenaยป [2]. Venerato dai Geti, tribรน semi-nomade della Tracia il cui territorio faceva da ponte tra lโ€™ecumene ellenico e le steppe eurasiatiche, alcuni autori greci lo consideravano un discepolo o addirittura uno schiavo di Pitagora, narrando che questi lo avrebbe iniziato alle ยซscienze dei cieliยป a Samo. Va da sรฉ che leggende di questo genere sono il risultato di processi tardo-antichi di evemerizzazione e banalizzazione di processi storici e metastorici assai piรน complessi; nondimeno, per chi sappia leggere โ€œtra le righeโ€, esse sono in grado di fornire piรน di unโ€™informazione implicita, ad esempio, in questo specifico caso, una connessione tangibile per il tramite della Scuola Pitagorica con lโ€™alveo sacrale apollineo. Le confraternite estatiche dacio-gete, dโ€™altronde, sono state sovente paragonate a quelle iatromantiche e orfiche, nonchรฉ a quelle druidiche [3].

Di Zalmoxis, i Geti tramandano che trasmise ai suoi discepoli la dottrina dellโ€™immortalitร  dellโ€™anima, insegnando loro che dopo la morte sarebbero passati in un luogo dove avrebbero goduto di tutte le benedizioni immaginabili per lโ€™eternitร . Poi si ritirรฒ in una cava naturale (andreon) sulla montagna sacra di Kogainon [4] nei monti Bucegi in Dacia (nellโ€™odierna Romania) e discese nel mondo sotterraneo, dove restรฒ per tre anni (alcuni racconti vogliono che durante questo periodo sia stato nellโ€™Ade) [5]. I suoi fedeli โ€” a cui egli appariva in visione sotto forma di ยซanima disincarnataยป โ€” piansero la sua prematura dipartita, ma al quarto anno egli ritornรฒ in superficie, confermando cosรฌ il suo insegnamento [6]. Quindi sparรฌ nuovamente per comparire qua e lร  di tanto in tanto, presso le sue genti: e non con il corpo fisico che aveva in vita, ma sotto forma di daimon (ยซspirito immortaleยป). Come commenta Eliade,

ยซ la โ€˜scomparsaโ€™ (occultazione) e la โ€˜ricomparsaโ€™ (epifania) di un essere divino o semi-divino (re messianico, profeta, mago, legislatore) costituisce parte di uno scenario mitico-rituale assai diffuso nel mondo mediterraneo e asiatico. ยป[7]

La caverna di Zalmoxis [via RomaniaJournal]

Erodoto riferisce le dottrine religiose dei Geti: essi credevano nellโ€™immortalitร  dellโ€™anima e, una volta iniziati ai Misteri correlati, reputavano la morte semplicemente un viaggio per ricongiungersi al loro dio Zalmoxis nella dimensione altra che egli per primo aveva scoperto (similmente allo Yama/Yima indo-iranico, che รจ al tempo stesso lโ€™ยซUomo Primordialeยป e il Giudice dei Morti). Ellenico parla inoltre di due tribรน tracie confinanti con i Geti, segnatamente i Terizi e i Crobizi, che pure credevano di raggiungere, dopo la dipartita fisica, il semidio Zalmoxis; tuttavia, a parere di questi ultimi, ยซla permanenza presso il dio non era definitiva e si consolavano pensando che i morti sarebbero tornatiยป [8]

La tradizione armena conosce una caverna dove si diceva che Meher (cioรจ Mihr/Mithra) si appartasse per uscirne soltanto una volta allโ€™anno [9]; tema iranico che si ripercuote anche sulle leggende cristiane della Nativitร  nella grotta di Betlemme. Sullโ€™etimologia del nome Zalmoxis, che i manoscritti greci riportano anche in forme alternative come Salmoxis, Zamolxis, Samolxis, gli antichi hanno avanzato diverse teorie. Quella preponderante accosta il suo nome a quello di divinitร  telluriche come Zemelo e ลฝemelฤ—, frigia la prima baltica la seconda, nonchรฉ con il dio lituano Zjameluks. Se questa etimologia fosse corretta, sarebbe innegabile anche la correlazione con Semele, madre del Dioniso trace (ricordiamo che i Geti erano Traci). Tutti questi termini derivano dalla radice indoeuropea *Gโ€™HEMEL (ยซterra, suolo, appartenente alla terraยป), che ci riporta allโ€™ร mbito simbolico ctonio-tellurico: e infatti a quanto pare Zalmoxis era anche chiamato Gebelezis [10].

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Per quanto riguarda il suo nome piรน noto, comuque, sembra che la questione non cambi: essendo xais un termine scito per indicare ยซsignore, re, capoยป, possiamo tradurre Zalmoxis come ยซSignore della Terraยป o ยซRe del Suoloยป [11] (o probabilmente, meglio, del sottosuolo, inteso nel senso esoterico di dimensione sotto o piuttosto dietro quella ordinaria). Geticus propose la traduzione di ยซRe del Mondoยป [12], citando Guรฉnon e Ossendowski, e Porfirio registrรฒ anche lโ€™esistenza di un termine tracio, zalmon, che avrebbe il significato di ยซnascostoยป: se fondata, farebbe di Zalmoxis il ยซdio nascostoยป, o il ยซdio occultoยป. Da ciรฒ, alcuni vedrebbero in Zalmoxis anche il ยซSignore dei Mortiยป, ma a parere di altri, tra cui il celebre ricercatore di storia tracia I.I. Russu, ยซil valore semantico del tema zamol โ€“ รจ โ€œla terraโ€, โ€œil potere della terraโ€ e Zalmoxis non puรฒ significare altro che il โ€œdio della terraโ€, personificazione di ogni forma di vita e del grembo materno in cui ritornano tutti gli uominiยป [13]. Nondimeno, resta da sottolineare lโ€™utilizzo del termine ยซnascostoยป nella tradizione ungherese con riferimento allo stato degli sciamani durante la trance catalettica [14].

Tuttavia Diogene Laerzio testimoniรฒ che in tracio Zalmosside significa ยซpelle dโ€™orsoยป, il che effettivamente potrebbe aver senso se letto in unโ€™ottica iniziatica di mรคnnerbรผnde [15] del tipo dei Luperci romani o dei Berserkir e degli Ulfhedhinn โ€” ovvero rispettivamente ยซcoloro che hanno la pelle dโ€™orsoยป e ยซcoloro che hanno la pelle di lupoยป [16] โ€” e al tempo stesso in connessione con lโ€™incubatio praticata dagli iatromanti apollinei, oltre che da Zalmoxis.

Questa connessione non รจ da sottovalutare se confrontata con le pratiche rituali dello โ€œsciamanesimo apollineoโ€, in quanto si suppone che lโ€™istituzione dei Luperci e la celebrazione dei Lupercali [17] fossero originariamente competenza dei sacerdoti di Sur/Soranus, detto lโ€™ยซApollo Neroยป โ€” ยซdio-lupoยป pre-romano, italico ed etrusco, che trova nellโ€™Apollo Lyceus dei Licรฎ [18] una perfetta corrispondenza), venerato con riti ancestrali sulla vetta del monte Soratte. I suoi sacerdoti divennero famosi nellโ€™antica Roma con il nome di Hirpi Sorani (ยซLupi di Soranusยป; dalla lingua osca-sannita-sabina hirpus = ยซlupoยป), tra le altre cose perchรฉ la ritualistica ad essi riferita era profondamente imbevuta da suggestioni sciamaniche: nel corso delle cerimonie, essi camminavano sui carboni ardenti, tenendo in mano le interiora delle capre sacrificate. Secondo unโ€™antica tradizione, ยซun oracolo consigliรฒ ai loro antenati di condurre una vita dedita a rapine e razzie per sfuggire a una pestilenzaยป e di compiere un sacrificio annuale in onore di Apollo presso il Monte Soratte [19]. Con questa premessa, forse, si puรฒ azzardare lโ€™ipotesi che Zalmoxis non fosse tanto una divinitร , quanto piuttosto una funzione sacrale, fondata appunto sullโ€™esperienza iniziatica dellโ€™incubatio e del letargo visionario, allโ€™interno dellโ€™alveo cultuale e rituale apollineo.

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I riti misterici correlati allo spirito di uno iatromante di nome Anfiarao, che si diceva essere stato โ€œrisucchiatoโ€ dalla terra a Tebe e reso immortale in guisa di daimon sotterraneo [20] โ€” che, a pensarci bene, รจ praticamente la stessa identica storia che viene raccontata su Zalmoxis [21] โ€” ci possono dare motivo del perchรฉ potremmo propendere per lโ€™interpretazione di Diogene Laerzio. Nellโ€™ipogeo in cui Anfiarao fungeva da oracolo, infatti, lโ€™incubatio avveniva allโ€™interno di pelli di ariete appena scuoiato, pratica iniziatica che si ritrova anche in diversi centri oracoli della Puglia nonchรฉ, in etร  arcaica, nella ritualistica dellโ€™India vedica. La pelle degli animali sacrificati conosceva un ampio utilizzo in questi centri sapienzali, dalla previsione del futuro alla magia meteorologica ai riti purificatorรฎ; pratiche simili sono ancora oggi in vigore nelle steppe mongolo-siberiane e caucasiche.

Questa tradizione รจ riportata anche con riguardo allโ€™eroe Podalirio, che si diceva essere figlio di Asclepio, e dunque apollineo. Anchโ€™egli era diventato, dopo la morte fisica, un daimon sotterraneo, e i pellegrini che giungevano sulla sua tomba ยซsacrificavano un montone e dopo averlo scuoiato si avvolgevano nella sua pelle coricandosi a dormire proprio sul sepolcroยป, in quanto, per prendere in prestito le parole di Licofrone, ยซa tutti quelli che si addormenteranno sulla sua tomba in pelli di montone egli rivelerร  in sogno oracoli veritieri e [โ€ฆ] sarร  invocato come guaritore di malattieยป [22].

In piรน, tornando a Zalmoxis e allโ€™ipotesi di Diogene, si deve aggiungere che lโ€™orso รจ lโ€™animale sciamanico per antonomasia in Asia come in America (dove ricopre il ruolo di Antenato mitico e di Iniziatore [23]) ed รจ sempre presente simbolicamente nei rituali di incubatio di questo genere, in quanto il neofita o lโ€™adepto, emulando il letargo del plantigrado, riuscirebbe simpaticamente (vale a dire, con lโ€™utilizzo della cd. ยซmagia simpaticaยป) a mettersi nei suoi panni. Tali pratiche sono state vive a lungo non solo in Siberia e in Eurasia, ma anche nellโ€™Europa occidentale, soprattutto sui Pirenei โ€” dove lโ€™Orso รจ ancora oggi il personaggio centrale della celebrazione del Carnevale, nei panni del ยซcapro espiatorioยป da sacrificare per ยซcacciare lโ€™invernoยป โ€” e nelle Isole Britanniche. Philippe Walter (autore di un pregevole studio sul mito del re Artรน che ci verrร  utile piรน avanti in questo nostro studio [24]) pone il dio-sciamano dei Geti in relazione con lโ€™Artรน bretone, basandosi anchโ€™egli sul profilo etimologico e arrivando alle stesse conclusioni suggerite dal Laerzio:

ยซ Questo nome derivato dal trace zalmos, โ€œpelliccia, pelleโ€, ricorda il carattere ursino dellโ€™essere divino avvolto alla nascita in una pelle dโ€™orso [25]. [โ€ฆ] Non solo Zalmoxis esalta lโ€™esistenza di un Oltretomba in cui vivere in compagnia dei suoi fedeli, ma il suo destino โ€œpostumoโ€ ha moltissimi punti in comune con quello di Artรน, che parte provvisoriamente per Avalon, per poi tornare a regnare sui suoi. ยป[26]


Note:

[1] Cfr. Mircea Eliade, Da Zalmoxis a Gengis Khan, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1975, cap. II, โ€œZalmoxisโ€, pp. 26-71.

[2] Id., ivi, p. 33.

[3] Id., ivi, p. 61.

[4] Id., ivi, p. 56.

[5]  Id., ivi, pp. 34-35. Anche i Narti e gli Osseti, discendenti dagli Sciti, hanno tradizioni simili. Essi ritengono che post-mortem lโ€™anima ยซgiung[a] a un crocicchio di tre strade: le due laterali conducono lโ€™una al cielo, lโ€™altra allโ€™inferno; si deve preferire quella di mezzo: il morto che la imbocca giunge al luogo dove, fra i Narti assisi, troneggia Barastyr, re dei Mortiยป. Troviamo qui un tema importante ai fini della nostra ricerca: tradizionalmente si ritiene che lโ€™anima dopo il decesso debba imboccare una via a discapito delle altre e che solo chi conosce la via giusta puรฒ arrivare nellโ€™aldilร  del dio. Questo รจ un punto di primaria importanza. La conoscenza delle vie celesti, sovente rappresentate sotto forma di fiumi (si pensi ad es. ai quattro fiumi inferi della mitologia greca, o agli altrettanti che sorgono dalla vetta del monte Meru nella cosmologia vedica) รจ indispensabile per arrivare al cospetto del dio, in uno stato post-mortem preferenziale rispetto alla massa indifferenziata di non-iniziati. Kowalewski fa derivare la figura del sovrano dei morti Barastyr dal mazdeismo, mettendolo in relazione con lo Yima indo-iranico. Tuttavia Dumรฉzil, che lo cita, รจ dellโ€™opinione che Barastyr sia un dio specificamente osseto, derivante, ad ogni modo, da una mitologia comune alla quale appartiene anche lโ€™aldilร  dellโ€™India vedica che, a parere dellโ€™autore, รจ piรน vicino alla descrizione dellโ€™Oltretomba osseto [George Dumรฉzil, Storie degli Sciti, Rizzoli, Milano 1980, p. 254].

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[6] Eliade, Zalmoxis, cit., p. 26.

[7] Id., ivi, p. 31.

[8] Id., ivi, p. 34.

[9] Id., ivi, p. 32.

[10] Id., ivi, p. 26.

[11] Id., ivi, p. 46.

[12] Geticus [alias Vasile Lovinescu], La Dacia iperborea, Edizioni allโ€™insegna del Veltro, Parma 1984, op. cit., p. 42.

[13] Eliade, Zalmoxis, cit., p. 47.

[14] Anikรณ Steiner, Sciamanesimo e folclore, Edizioni allโ€™insegna del Veltro, Parma 1980, pp. 34-36.

[15] Id., ivi, cap. I, โ€œI daci e i lupiโ€, pp. 10-25.

[16] Cfr. Marco Maculotti, Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche, su ยซAxisMundi.blogยป, 18 maggio 2016.

[17] Per due brevi ma acuti commenti sulla confraternita prisca dei Luperci e i riti da compiuti in occasione dei Lupercali, cfr. George Dumรฉzil, La religione romana antica, Rizzoli, Milano 1977; Renato Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralitร  romano-italica, Arya โ€“ Compagnia della Tradizione, Genova 2020, pp. 129-135.

[18] Cfr. infra, cap. II ยง6.

[19] Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nellโ€™Europa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, il Cerchio, Rimini 2011, pp. 91-92.

[20] Cfr. infra, ยง13.

[21] รˆ interessante a riguardo il passo di Mneso di Patara, discepolo di Eratostene, secondo cui ยซi Geti veneravano Cronos e lo denominavano Zalmoxisยป, che Eliade considera da connettere al culto di Saturno come ยซsovrano delle Isole Felici dove soggiornano le anime dei giustiยป [Eliade, Zalmoxis, cit., p. 34]; a riguardo, cfr. infra, soprattutto capp. III ยง8 &  IV ยง1, 3.

[22] Mariateresa Fumagalli Beoni Brocchieri &  Giulio Guidorizzi, Corpi gloriosi. Eroi greci e santi cristiani, Laterza, Bari 2012, p. 62.

[23] Cfr. Antonio Bonifacio, I popoli dellโ€™Orsa Maggiore: Lungo la via degli orsi e degli sciamani. Lo sciamano, lโ€™orso e il cacciatore celeste, Simmetria Edizioni, Roma 2021. 

[24] Cfr. infra, cap. IV ยงยง5 sgg.

[25] Lโ€™orso รจ inoltre legato anche alla regalitร , oltre che alle pratiche sciamaniche: Artรน dellโ€™orso รจ infatti โ€œdoppioโ€ antropomorfo, e al tempo stesso lโ€™orso รจ suo โ€œdoppioโ€ zoomorfo. Non รจ un caso se nellโ€™antica Irlanda celtica la parola art stava indifferentemente per ยซOrsoยป e per ยซReยป; sicuramente il ciclo arturiano, storicamente nato in Bretagna (ovvero in unโ€™altra terra gaelica) ha riutilizzato motivi mitici assai piรน arcaici sotto una veste nuova, adatta al periodo medievale e โ€œcavallerescoโ€.

[26] Philippe Walter, Artรน. Lโ€™orso e il re, Arkeios, Roma 2005, p. 86. CATEGORIZZATO IN:ANTROPOLOGIAESOTERISMOESTRATTIMITOSCIAMANESIMOSTORIA DELLE RELIGIONI

Pugilato arte marziale indoeuropea

Disco di Nembra

La piรน Antica raffigurazione Cosmica risalente a 4.000 anni fa
Nonostante tutte le ipotesi che sono state formulate, il mistero connesso alla rappresentazione astronomica presente su questo reperto archeologico rimane pressochรฉ tale in quanto non esiste alcuna possibilitร  di verificare tali ipotesi, ne quella dellโ€™eclisse che sembra essere la piรน probabile, ne quella delle fasi lunari, ne quella del Sole e della Luna. 

Le spade e le asce rinvenute insieme al disco d Nebra sul Mittelberg
Tre fasi di misurazione astronomica con il disco posizionato sul monte Mittelberg, Successivamente: solstizio dโ€™estate; equinozi primavera/autunno; solstizio dโ€™inverno. Opera propria Rainer Zenz. Dominio pubblico.

A 20 chilometri di distanza dal Mittelberg si trova il celebre Cerchio di Goseck che risale al V millennio a. C. Formato da fossati concentrici e da palizzate, era usato come calendario astronomico e testimonia, quindi, la presenza di conoscenze ben definite sui movimenti degli astri nellโ€™Europa del Neolitico.

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