เฝเฝผเฝฆเผเฝเฝดเฝฆเผเฝกเฝผเฝเผเฝเผ เฝเพฑเฝฒเผเฝฆเฝผเผเฝ เฝผเฝเผเฝ เฝเพฑเฝดเฝเผเผ proverbio tibetano : Meu gus yeu naKhyi so eu tung. Vale a dire, ยซla venerazione fa sorgere la luce, anche da un dente di caneยป.ยป
Dedicato al Maestro e Mentore professor Sandro Consolato
Il testo proviene dal libro “Mistici e maghi del Tibet” (Mystiques et magiciens du Thibet), scritto dalla celebre scrittrice ed esploratrice francese Alexandra David-Nรฉel.
In questo estratto, l’autrice spiega il concetto tibetano secondo cui l’energia mentale (o “tulpa”) e la fede possono infondere potere o proprietร miracolose a oggetti inanimati. L’aneddoto citato รจ la famosa storia del “dente di cane” che, grazie alla fede incrollabile di una vecchia donna che lo credeva un dente di un Buddha, inizia a brillare di luce propria.
Autrice: Alexandra David-Nรฉel (1868โ1969).
Capitolo: Il testo si trova solitamente nel capitolo sesto, intitolato “I fenomeni psichici”
Nel libro Mistici e Maghi del Tibet, la David-Nรฉel usa questo esempio per spiegare che, nella filosofia tibetana, l’oggetto in sรฉ non ha potere intrinseco; รจ la concentrazione mentale e la fede del credente a proiettare e “animare” l’oggetto (il concetto di Tulpa o creazione mentale).
Il senso letterale รจ: “Se c’รจ devozione, dal dente di cane scaturisce la luce”.
La storia del “Dente di Cane” raccontata da Alexandra David-Nรฉel (e tratta dalla tradizione orale tibetana) รจ una delle parabole piรน celebri per spiegare il potere della mente e della fede (Mรถgรผ).
La promessa del mercante
C’era una volta un ricco mercante che si recava ogni anno in India per affari. Sua madre, una donna molto devota ma ormai anziana, lo supplicava ogni volta di portarle una reliquia sacra dalla terra del Buddha, affinchรฉ potesse venerarla prima di morire.
Il figlio, tuttavia, era un uomo distratto e molto impegnato nei suoi commerci. Per diversi anni di seguito, preso dai suoi affari, si dimenticรฒ completamente della promessa fatta alla madre, tornando a casa sempre a mani vuote.
L’ultima occasione
Un anno, mentre stava per rientrare in Tibet, il mercante si ricordรฒ della promessa proprio quando era ormai vicino a casa. Guardandosi intorno con ansia, si rese conto di non avere nulla di sacro da offrirle e temette che la madre potesse morire di crepacuore per la delusione.
Scorgendo lo scheletro di un cane sul ciglio della strada, ebbe un’idea disperata: si chinรฒ, estrasse un dente dalla mascella del cane, lo pulรฌ accuratamente e lo avvolse in un prezioso pezzo di seta colorata.
L’inganno e la fede
Arrivato a casa, consegnรฒ il pacchetto alla madre dicendole con solennitร : “Madre, ecco per te un dente del venerabile Buddha in persona!”
La donna, colma di gioia e commozione, accettรฒ il dono con una fede incrollabile. Pose il dente sull’altare di casa e iniziรฒ a prostrarsi davanti ad esso ogni giorno, recitando preghiere e offrendo incenso con una concentrazione e una devozione assolute.
Il miracolo
Passรฒ del tempo e accadde l’incredibile: dal dente di cane iniziarono a sprigionarsi raggi di luce e perle di splendore (le cosiddette ringsel, reliquie prodotte dai santi). La forza della fede della donna era stata cosรฌ potente da “animare” l’oggetto e caricarlo di un’energia spirituale reale.
L’insegnamento
Il proverbio che hai trovato nel libro, “Se c’รจ devozione, dal dente di cane scaturisce la luce”, serve a spiegare che:
L’oggetto in sรฉ รจ neutro: Non รจ il dente ad avere potere, ma la mente di chi lo osserva.
La proiezione mentale: La realtร รจ plasmata dai nostri pensieri. Se una persona proietta “sacralitร ” su un oggetto con sufficiente forza, quell’oggetto diventa effettivamente sacro per lei e produce effetti reali.
ร un esempio perfetto della filosofia tibetana sulla natura della mente, che la David-Nรฉel usa per introdurre il concetto di Tulpa (creazioni mentali rese visibili).
Significato letterale: “Emanazione”, “manifestazione” o “forma costruita”.
Radice: Deriva dal verbo sprul, che significa “apparire”, “prendere forma” o “trasformarsi”.
2. Il Concetto nel Buddismo Tibetano
Nel contesto originale del Tibet, un Tulpa non รจ un “amico immaginario”, ma un concetto teologico profondo legato alla dottrina del Trikaya (i tre corpi del Buddha).
Emanazione Spirituale: Si crede che i maestri spirituali avanzati (Illuminati o Bodhisattva) abbiano la capacitร di proiettare “emanazioni” di se stessi per aiutare gli esseri senzienti. Ad esempio, il Dalai Lama รจ considerato un Tulpa di Avalokiteshvara (il Bodhisattva della compassione).
Nirmฤแนakฤya: Il Tulpa รจ la manifestazione fisica o visibile di una mente illuminata nel mondo materiale.
3. La “Creazione” Mentale (Interpretazione Occidentale)
L’idea che un Tulpa sia una “forma-pensiero” creata volontariamente dalla mente di un praticante si รจ diffusa in Occidente grazie a figure come l’esploratrice Alexandra David-Nรฉel all’inizio del XX secolo.
Secondo questa visione (piรน vicina all’occultismo e alla moderna sottocultura dei Tulpamancy):
Concentrazione: Attraverso una meditazione intensa e costante, il praticante visualizza un’entitร .
Autonomia: Con il tempo, questa proiezione mentale acquisirebbe una sorta di “volontร propria” o coscienza separata da quella del creatore.
Sensorialitร : Nei casi piรน estremi, il creatore sostiene di poter vedere, sentire o toccare l’entitร .
Mentre per i tibetani si tratta di un concetto sacro legato all’illuminazione, nella psicologia moderna la creazione di “Tulpa” viene spesso vista come una forma di auto-ipnosi o, in casi non controllati, come un fenomeno legato alla dissociazione.
โAnche un dente di cane, se cโรจ venerazione , emette luce
Le cose non cambiano. Sei tu che cambi il tuo modo di guardare, tutto qui.ยป
ยซPer me cโรจ solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Lร io viaggio, e lโunica sfida che valga รจ attraversarla in tutta la sua lunghezza. Lร io viaggio guardando, guardando, senza fiato.
Il nostro primo interesse dovrebbe essere per noi stessi. Puรฒ piacermi il prossimo soltanto quando ho tutte le forze e non mi sento depresso. Per stare in questa condizione devo mantenere il mio corpo ben in assetto. Ogni rivoluzione deve iniziare qui, in questo corpo. Io posso alterare la mia cultura ma solo dall’interno di un corpo che รจ messo a punto in maniera impeccabile โ dentro questo mondo strano. Per me, il vero talento consiste nell’arte di essere un guerriero, che, come afferma don Juan, รจ l’unica via per compensare il terrore di essere un umano con lo stupore di essere un umano
Ma la decisione di proseguire su quella strada o di abbandonarla deve essere presa indipendentemente dalla paura o dall’ambizione. Ti avverto: osserva la strada da vicino e senza fretta, provala tutte le volte che lo ritieni necessario e poi rivolgi a te stesso, e a nessun altro, questa domanda: Questa strada ha un cuore? Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte. Alcune attraversano la boscaglia e altre vi si addentrano. Posso dire di aver percorso strade molto lunghe nella mia vita, ma non sono mai arrivato da nessuna parte. Questa strada ha un cuore? Se ce l’ha, รจ la strada giusta; se non ce l’ha, รจ inutile. Nessuna delle due porterร da qualche parte, ma una ha un cuore, l’altra non ce l’ha. Una rende il viaggio felice, e finchรฉ la seguirai sarete una cosa sola. L’altra ti farร maledire la vita. Una ti fa sentire forte, l’altra ti indebolisce.ยป
โAnche un dente di cane, se cโรจ venerazione , emette luce
Le cose non cambiano. Sei tu che cambi il tuo modo di guardare, tutto qui.ยป
Un cacciatore non deve solo conoscere le abitudini della preda, deve anche sapere che ci sono poteri su questa Terra che guidano gli uomini, gli animali e tutti gli esseri viventi.ยป
Questo mosaico di citazioni ci riporta direttamente nell’universo sciamanico e psichedelico di Carlos Castaneda e del suo leggendario mentore, lo stregone yaqui Don Juan Matus.
ร un ribaltamento totale della prospettiva: la realtร non รจ un dato oggettivo e immutabile, ma un riflesso della nostra energia e del nostro intento. queste parole offrono la via d’uscita: la via del guerriero.
ร il concetto piรน celebre di Castaneda. Don Juan insegna che, poichรฉ nessuna strada “porta da qualche parte” (nel senso che la meta finale รจ per tutti la morte), l’unica distinzione valida รจ la qualitร del viaggio.
La strada senza cuore: Ti stanca, ti rende rancoroso e ti indebolisce. ร la strada dell’ambizione o della paura.
La strada con un cuore: Ti rende forte, felice e “una cosa sola” con il percorso. Non si sceglie con la logica, ma con il sentimento e l’osservazione priva di fretta.
2. Il Potere della Percezione
โAnche un dente di cane, se cโรจ venerazione, emette luce.โ
Questa frase รจ una lezione magistrale sul potere dell’intento. Non รจ l’oggetto in sรฉ a essere sacro o luminoso, ma la qualitร dell’attenzione che gli rivolgiamo. Se guardi il mondo con “venerazione” (o consapevolezza), il mondo risponde illuminandosi. ร il passaggio dal “guardare” (atto fisico) al “vedere” (atto sciamanico).
Il guerriero non รจ un asceta distaccato, ma un atleta della consapevolezza. L’idea che la rivoluzione inizi nel corpo รจ fondamentale:
Assetto impeccabile: Non puoi affrontare lo “stupore di essere un umano” se sei depresso o fisicamente trascurato.
Il Guerriero vs Lo Schiavo: Il guerriero accetta il terrore dell’esistenza e lo trasforma in meraviglia attraverso la disciplina del proprio veicolo fisico e mentale.
4. Il Cacciatore e l’Ignoto
Il riferimento finale al cacciatore sottolinea che vivere non รจ un atto passivo. Essere un “cacciatore” nel mondo di Don Juan significa essere in uno stato di allerta costante, pronti a cogliere i segnali di quei “poteri” che guidano l’universo, senza perรฒ lasciarsi travolgere dalla paura.
“Parola di Lachesi, figlia della Necessitร . (Anake )Anime effimere, inizia un nuovo ciclo del genere mortale, soggetto alla morte. Non sarร un demone a scegliervi, ma voi sceglierete il vostro demone. Il primo che ha sorteggiato scelga per primo la vita a cui sarร legato per necessitร . La virtรน, invece, non ha padrone: ciascuno ne avrร in misura maggiore o minore a seconda che la onori o la disprezzi. La responsabilitร รจ di chi sceglie; il dio non ha colpa.”
Cloto: ร la moira che fila il filo della vita. Il suo nome deriva dal greco “klotho”, che significa “io filo”. Lachesi: ร la moira che misura la lunghezza del filo della vita, decidendo quanto a lungo vivrร ogni individuo. Il suo nome deriva dal greco “lachesis”, che significa “sorte” o “destino”. Atropo: ร la moira che taglia il filo della vita, determinando la fine dell’esistenza di una persona. Il suo nome deriva dal greco “atropos”, che significa “inflessibile” o “inevitabile
Al termine della vita, ed una volta giunti al momento in cui bisogna scegliere in quale corpo reincarnarsi, le anime dopo un lungo viaggio, al termine del quale viene concesso loro di vedere l’Origine dell’universo, un immensa colonna di Luce, che discende dall’alto, attraversa tutto il celo e la terra, al cui interno si scorgono le catene del cielo, che mantengono in equilibrio l’universo , le anime pervengono al fuso della Necessitร , แผฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ, origine di tutti i legami che reggono i moti del cielo, l’eternitร della struttura dell’Universo, accanto a cui sono poste, tra le altre figure, le sirene, le Moire, figlie di Necessitร , Lachesi, simbolo del passato, Cloto, simbolo del presente, e Atropo, simbolo del futuro. Le anime ricevono un numero sorteggiato che determina l’ordine in cui sceglieranno la loro nuova vita. Davanti a loro vengono presentati diversi “modelli di vita” (ฮฒฮฏฮฟฮน), che includono vite di ogni tipo: ricche, povere, nobili, umili, virtuose o malvagie. Tuttavia, la virtรน non รจ imposta: ogni anima รจ libera di scegliere, e la sua scelta riflette la sua saggezza o ignoranza.
Una volta terminata la fase iniziale, alle anime vengono mostrati i ยซparadigmi delle viteยป successive che ognuno ha la possibilitร di scegliere (Platone, Repubblica X, 618 A). Se, quindi, in una prima fase vi รจ un criterio di casualitร delle sorti da parte della vergine, la scelta successiva del destino spetta soltanto allโanima del singolo e, come dice la stessa Lachesi, ยซla responsabilitร , pertanto รจ di chi sceglie. Il dio non ne ha colpaยป, poichรฉ ยซnon ha padroni la virtรน; quanto piรน di ciascuno di voi lโonora tanto piรน ne avrร ; quanto meno lโonora, tanto meno ne avrร ยป (ivi, 617 E).
Della Necessitร (Ananke), della Moira vestita di bianco, con corone sul capo, Lachesi, Cloto e Atropo, si canta in armonia con il canto delle Sirene: Lachesi intona il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro. Cloto, con la mano destra, tocca e fa girare il movimento esterno del fuso, con pause intermittenti; Atropo, con la mano sinistra, fa lo stesso con i movimenti interni; Lachesi, invece, tocca alternativamente entrambi con ciascuna mano. Essi [le anime], una volta arrivati, devono recarsi subito da Lachesi. Un profeta, dunque, dapprima li dispone in ordine, poi, prendendo dai grembi di Lachesi i sorteggi e i modelli di vita, sale su una piattaforma elevata e parla.ยป
Dopo aver scelto, le anime vengono condotte nella valle di Lete , dove รจ presente il fiume Lete (oblio) e s ฮฮฎฮธฮท pronuncia “Lแธthฤ”. Il nome deriva dal verbo greco “lanthano” (ฮปฮฑฮฝฮธฮฌฮฝฯ), che significa “essere nascosto” o “dimenticare e bevono, dal fiume Amelete (non curanza ) per dimenticare la loro esperienza nell’aldilร , e vengono poi mandate nel mondo terreno per vivere la vita scelta.
Le acque del fiume Lete, a cui accorrono una moltitudine di anime assetate (dipinto di John Roddam Spencer Stanhope)
L’effetto dell’oblio (Lethe),ฮฮฎฮธฮท , che deve essere superato nella ricerca della veritร แผฮปฮฎฮธฮตฮนฮฑ (aletheia),puรฒ essere interpretata come “non-oblio” o “rivelazione”, Disvelamento ,indicando qualcosa di non nascosto o manifesto Cosรฌ come l’effetto di แผฮผฮทฮปฮทฯฮฎ Amalete/trascuratezza(noncuranza), che deve essere superato nel recupero della sollecitudine la parola ฮผฮตฮปฮญฯฮท (melรฉtฤ) significa “esercizio”, “studio”, “pratica” o “meditazione”. Deriva dal verbo ฮผฮตฮปฮตฯฮฌฯ (meletรกล), che significa “praticare”, “esercitarsi” o “prepararsi”. ร un termine usato in vari contesti, come l’educazione, la filosofia e la retorica, per indicare un’attivitร di riflessione o ripetizione finalizzata al miglioramento o alla comprensione
Il concetto greco di felicitร , o eudaimonia, ha subito una significativa evoluzione, passando da una dipendenza dalla sorte esterna a una profonda responsabilitร individuale, per opera dei filosofi.
Inizialmente, l’eudaimonia significava letteralmente “aver ottenuto un buon demone protettore”. Secondo questa concezione antica, una persona era felice se la sorte aveva voluto che fosse scelta da un demone benevolo, mentre era infelice se scelta da un demone maligno. Questa visione prevalse per secoli nella cultura greca.
La trasformazione di questo concetto iniziรฒ con i filosofi, che ne “corroseno” l’idea originaria:
Eraclito fu il primo a proporre un’alternativa, affermando: “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”. Questo spostรฒ l’attenzione dalla sorte esterna a una qualitร intrinseca dell’individuo.
Democrito, pur essendo considerato un presocratico ma influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea, sostenendo che la felicitร non risiede nelle ricchezze materiali come gli armenti o l’oro. Per Democrito, l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, il che significa che l’uomo decide la propria sorte e nessun altro.
Socrate spiegรฒ in modo molto chiaro che l’uomo si costruisce temperando la sua anima con il logos (ragione o parola), quindi la felicitร consiste nell’educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito umano, e dunque nella filosofia intesa in senso antico. Questo concetto dell’anima, la psichรฉ, รจ profondamente greco e non di origine cristiana, essendo presente migliaia di volte in Platone.
Platone ha imposto definitivamente questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna (psicologia, psicoterapia, psicoanalisi ruotano attorno a questo concetto greco). Nel Gorgia, Socrate afferma che la felicitร non รจ legata alla ricchezza o al potere, come quello del Gran Re di Persia, ma alla formazione interiore e alla giustizia. Per Platone, “chi รจ onesto e buono, uomo o donna che sia, รจ felice, e l’ingiusto e il malvagio รจ infelice”. Inoltre, il benessere fisico, pur appagando una fame iniziale, genera una “fame dello spirito”, che รจ piรน difficile da saziare e costituisce un asse importante della Repubblica.
Anche Aristotele contribuรฌ a questa evoluzione, distinguendo tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร consiste nella contemplazione del vero.
Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร di filosofare all’etร di essere felici. Lo scopo fondamentale dell’antica filosofia greca era infatti trovare la veritร e la felicitร .
Il culmine di questa evoluzione verso la responsabilitร individuale รจ espresso nel mito di Er nella Repubblica di Platone. Questo mito narra della reincarnazione delle anime dopo un ciclo di premi o punizioni. Elementi chiave del mito che mostrano la responsabilitร individuale includono:
Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un millennio, le anime si ritrovano su una pianura dove devono decidere il proprio destino. I paradigmi delle vite non vengono imposti, ma proposti, e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร delle anime stesse.
La rivoluzione del “demone”: La frase piรน rivoluzionaria per un greco รจ: “Non sarร il demone a scegliere voi, ma voi il demone”. Questo rovescia completamente la concezione tradizionale della sorte, affermando che รจ l’individuo a scegliere il proprio demone (cioรจ la propria vocazione o destino).
La libertร nel gestire la vita: Sebbene l’ordine di scelta delle vite sia dato dal sorteggio, l’uomo non รจ libero di scegliere la vita che gli viene data (quella gli รจ imposta alla nascita, ad esempio, il luogo e i genitori), ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente quella vita.
La virtรน senza padroni: La famosa frase “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร , quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa” afferma chiaramente che la responsabilitร della propria condotta e della propria felicitร รจ interamente dell’individuo, non di una divinitร o di una forza esterna.
Il ruolo della sofferenza e della scelta consapevole: Anche l’ultimo a scegliere, se lo fa con giudizio e filosofia, puรฒ avere una vita soddisfacente. L’esperienza del dolore e della sofferenza, ricordata dalle anime nell’aldilร , insegna loro quali scelte sbagliate evitare. L’esempio di Ulisse, che per ultimo sceglie una vita “di un uomo qualunque” rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze passate, sottolinea la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
Ogni individuo ha la possibilitร di essere felice: Chiunque nasca, qualunque sorte gli tocchi, ha la possibilitร di vivere in modo corretto ed essere felice; รจ l’individuo che “butta via” questa possibilitร volendo di piรน o non accontentandosi.
In sintesi, il concetto greco di felicitร si รจ evoluto da un’idea di dipendenza dalla sorte esterna a una visione in cui la felicitร รจ intrinsecamente legata alla formazione dell’anima, alla scelta morale, alla virtรน e alla responsabilitร individuale, un messaggio che, come notato nel testo, risuona ancora oggi nella psicologia. Secondo i filosofi greci, la scelta e la gestione della propria vita hanno un’influenza cruciale sulla felicitร , in un’evoluzione che ha spostato il concetto di eudaimonia (felicitร ) dalla dipendenza dalla sorte esterna alla responsabilitร individuale.
Inizialmente, l’eudaimonia significava “aver ottenuto un buon demone protettore”, implicando che la felicitร fosse determinata dalla sorte che assegnava un demone benevolo o maligno. Questa concezione รจ stata gradualmente modificata dai filosofi:
Eraclito fu il primo a sostenere che “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”, spostando l’origine della felicitร dall’esterno all’interno dell’individuo.
Democrito, influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea affermando che la felicitร non risiede nelle ricchezze materiali, ma che “l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, cioรจ la sorte dell’uomo la decidi tu e nessun altro”.
Socrate chiarรฌ che la felicitร consiste nell’“educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito dell’uomo e quindi nella filosofia”, intesa come temperanza dell’anima attraverso il logos (ragione o parola). Per Socrate, la felicitร deriva dalla formazione interiore e dalla giustizia, non dalla ricchezza o dal potere, affermando che “chi รจ onesto e buono uomo o donna che sia รจ felice e l’ingiusto รจ il malvagio รจ infelice”. Egli osservรฒ come il benessere fisico possa generare una “fame dello spirito” piรน difficile da saziare.
Platone ha imposto in modo definitivo questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna. Nel Gorgia, Platone ribadisce che la felicitร non รจ legata alla ricchezza, ma alla virtรน e alla giustizia.
Aristotele distinse tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร consiste nella contemplazione del vero.
Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร del filosofare all’etร di essere felici, indicando come scopo fondamentale dell’antica filosofia greca la ricerca della veritร e della felicitร .
Il punto culminante di questa evoluzione verso la responsabilitร individuale รจ il Mito di Er narrato da Platone nella Repubblica, che illustra in che modo la scelta e la gestione della vita influenzano la felicitร . Nel mito:
Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un periodo di premi o punizioni, le anime si ritrovano a scegliere i paradigmi delle vite successive. Questi paradigmi “non vengono imposti all’uomo ma proposti alle anime e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร delle anime stesse”. Questa รจ una rottura radicale con la tradizione, poichรฉ Platone afferma: “Non sarร il demone a scegliere voi, ma voi il demone”.
La libertร nel gestire la vita data: Sebbene l’ordine di scelta e le circostanze della nascita (il luogo, i genitori) siano imposti, l’uomo “non รจ libero di scegliere la vita […] ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente” quella vita. La gestione e il modo di vivere la vita non sono predeterminati, ma sono una scelta individuale.
La virtรน non ha padroni: Il mito afferma in modo potente: “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa”. Questo rovescia la tendenza a incolpare le divinitร per le proprie azioni.
Il valore della scelta consapevole e dell’esperienza della sofferenza: Anche chi sceglie per ultimo puรฒ avere una vita soddisfacente e non malvagia, purchรฉ scelga “con giudizio con filosofia e viva coerentemente a questa scelta”. L’esperienza del dolore e della sofferenza nell’aldilร serve a ricordare quali scelte sbagliate evitare.
L’esempio di Ulisse: Egli, pur essendo l’ultimo a scegliere, opta per “la vita di un uomo qualunque”, rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze della sua vita precedente. Questa scelta dimostra la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
La possibilitร universale di felicitร : La conclusione platonica รจ che “chiunque nasca in questa vita qualunque sorte gli tocca ha le possibilitร di vivere in modo corretto ed essere felice ma รจ lui che poi butta via questo vuole di piรน non si accontenta di questo o di quest’altro”. La responsabilitร della propria felicitร รจ interamente individuale, basata sulla capacitร di vivere virtuosamente la vita assegnata.
Questo profondo spostamento concettuale ha avuto un impatto duraturo, tanto che, come notato, alcuni psicologi moderni come James Hillman riprendono il Mito di Er, sostenendo che “il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino […] รจ un mito che non รจ mai accaduto ma puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno”. Hillman afferma che ciascuno di noi “incarna l’idea di sรฉ stesso” e sceglie ciรฒ che vuole essere. Tuttavia, nel riprendere il mito, Hillman non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร suprema dell’uomo”, che per Platone รจ cruciale e legata alla comprensione dell’“idea del bene” e all’armonia degli opposti per raggiungere la felicitร . Secondo i filosofi greci, la sofferenza e la veritร giocano ruoli fondamentali nella ricerca della felicitร umana, influenzando profondamente le scelte individuali e la formazione dell’anima.
Ruolo della Sofferenza nella Ricerca della Felicitร :
La sofferenza รจ presentata come un’esperienza formativa che puรฒ guidare le scelte dell’individuo verso una vita piรน felice e virtuosa, soprattutto attraverso la sua memorizzazione e comprensione.
Anamnesi e Lezioni dalla Sofferenza: Nel mito di Er di Platone, le anime, prima di reincarnarsi, compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze passate, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza”. Soprattutto, le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate, e quindi quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge.
La Sofferenza come Elemento Plasmatore: Il filosofo Hans Georg Gadamer, citato nel testo, sottolinea che la sofferenza “plasma ed รจ un punto della esperienza che li fa crescere”. Questo rafforza l’idea che, sebbene difficile, la sofferenza sia essenziale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole.
La Scelta di Ulisse: L’esempio piรน lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita, memore delle immense sofferenze patite nella vita precedente (che lo avevano reso “il piรน sfortunato di tutti i mortali”), Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria”. Cercรฒ e scelse “la vita di un uomo qualunque”, una vita semplice e senza preoccupazioni, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, motivata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร interiore.
Ruolo della Veritร nella Ricerca della Felicitร :
La veritร , indagata attraverso la filosofia, รจ vista come la via maestra per la felicitร , in quanto permette all’individuo di comprendere l’essenza delle cose e di vivere in accordo con la ragione e la virtรน.
Scopo della Filosofia Greca: Per gli antichi Greci, lo scopo fondamentale della filosofia era “trovare la veritร e la felicitร ”. Epicuro afferma che per “acquistare la salute dell’anima” nessuno รจ troppo giovane o troppo vecchio per filosofare, equiparando l’etร del filosofare all’etร di essere felici.
Contemplazione del Vero: Aristotele, ad esempio, ritiene che la felicitร non consista nei piaceri fisici, ma in quelli spirituali, e in particolare nella “contemplazione del vero”. Dio stesso, che possiede la massima felicitร , รจ descritto come “autocontemplazione”.
La Veritร รจ Sempre Presente: Platone, come interpretato, suggerisce che la veritร “รจ dunque sempre di fronte a noi e noi ne siamo quindi circondati e fasciati”. La difficoltร nel percepirla non risiede nella veritร stessa, ma nell’intelletto umano, che รจ come gli occhi dei pipistrelli che faticano a vedere la luce del giorno. L’intelletto deve abituarsi a vederla, implicando uno sforzo di purificazione e orientamento.
La Virtรน e l’Idea del Bene: La capacitร di scegliere con giudizio e vivere filosoficamente, che porta a una vita soddisfacente, รจ strettamente legata alla veritร . Platone sostiene che per scegliere la virtรน, che “non ha padroni”, รจ cruciale “l’idea del bene”. Comprendere cos’รจ il bene, inteso come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”, permette all’uomo di imporre ordine al disordine delle situazioni e raggiungere la felicitร sia in questa vita che nell’aldilร .
La Filosofia come Ricerca Costante: La grandezza della filosofia non sta nel trovare una “veritร ultimativa definitiva” โ perchรฉ l’uomo รจ un “homo viator” (un viaggiatore) โ ma nella sua costante “ricerca della veritร ”. Questo continuo sforzo di comprensione รจ la ricchezza e la “sorte” dell’uomo.
In conclusione, sia la sofferenza che la ricerca della veritร sono strumenti essenziali che, secondo i filosofi greci, permettono all’individuo di esercitare la propria responsabilitร morale, formare la propria anima e compiere scelte consapevoli che conducono alla eudaimonia. La sofferenza, se compresa, previene gli errori e guida verso scelte piรน prudenti, mentre la veritร , accessibile tramite la ragione e la filosofia, illumina il percorso verso il bene e la virtรน, pilastri della felicitร .
Nella filosofia greca, in particolare quella di Platone, i concetti di equilibrio e armonia sono strettamente legati all’idea del bene e sono fondamentali per raggiungere la felicitร .
L’Idea del Bene come Armonia e Giusta Misura: Il bene รจ definito come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura“. Questo significa che raggiungere il bene implica trovare un punto di equilibrio tra elementi contrastanti, ponendo ordine dove c’รจ disordine.
Felicitร attraverso l’Equilibrio Interiore: Comprendere e applicare l’idea del bene, che implica ricerca di armonia e giusta misura, รจ quindi la chiave per la felicitร . Non si tratta solo di una felicitร effimera, ma di una condizione profonda che deriva dalla capacitร di ordinare la propria esistenza secondo principi razionali e armoniosi.
Imporre Ordine al Disordine: La capacitร di imporre “misura” a tutte le situazioni โ che per loro natura sono spesso disordinate โ e di stabilire “ordine al disordine” รจ un aspetto cruciale dell’idea del bene. Questa capacitร รจ ciรฒ che permette all’individuo di vivere bene e di essere felice, sia nella vita terrena che nell’aldilร .
James Hillman, nel suo libro “Il codice dell’anima”, riprende fedelmente il mito di Platone, in particolare quello narrato nel mito di Er.
Il concetto centrale che Hillman adotta da Platone รจ che:
L’anima sceglie il proprio destino prima della nascita: Hillman afferma che il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino รจ una veritร . Egli ripropone l’idea che l’anima sia “scortata fin dal sua nascita da un demone”, e che questo mito, sebbene non sia “mai accaduto” in senso letterale, “puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno” e “c’รจ da prima dell’inizio della tua stessa vita”.
Ciascuno incarna l’idea di sรฉ stesso: Hillman riprende il concetto platonico secondo cui “ciascuno di noi incarna l’idea di sรฉ stesso e questa forma, questa idea, questa immagine non tollera deviazioni”. Questo suggerisce che c’รจ una sorta di predestinazione o vocazione intrinseca che l’individuo porta con sรฉ.
L’importanza della bellezza per la psiche: Hillman recupera anche concetti “oggi dimenticati” di Platone, come l’importanza della bellezza. Afferma che “la bellezza in sรฉ stessa รจ una cura per il malessere della psiche” e che “la psicologia deve trovare la strada verso la bellezza per non morire”.
Tuttavia, il testo sottolinea anche cosa manca nell’interpretazione di Hillman rispetto a Platone: egli non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร suprema dell’uomo” e non entra nel merito dell’“idea del bene” intesa come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”.
La sofferenza riveste un ruolo cruciale nella ricerca della felicitร umana secondo la filosofia greca, fungendo da esperienza formativa e da guida per le scelte future.
Ecco come la sofferenza influenza la vita e la felicitร :
Anamnesi e Lezione dalle Esperienze Passate: Nel mito di Er di Platone, prima di reincarnarsi, le anime compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze vissute, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza“. Le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate e quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge e consapevoli.
La Sofferenza come Elemento Plasmatore e di Crescita: Hans Georg Gadamer, uno dei piรน grandi filosofi del secolo scorso, ha sottolineato che la sofferenza “plasma ed รจ un punto dell’esperienza che li fa crescere“. Questo concetto ribadisce che, sebbene difficile, la sofferenza รจ fondamentale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole. ร un elemento che permette agli individui di maturare e di acquisire una comprensione piรน profonda della vita.
L’Esempio di Ulisse: La Scelta Mossa dal Ricordo del Dolore: Un esempio lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita tra i paradigmi disponibili, egli รจ descritto come “il piรน sfortunato di tutti i mortali” per le immense sofferenze patite nella vita precedente. A causa di queste esperienze dolorose, Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria” e cercรฒ “la vita di un uomo qualunque“. Scelse una vita semplice, “senza preoccupazioni“, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, profondamente influenzata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร interiore. Ulisse, pur avendo meno opzioni, riesce a fare una scelta giudiziosa che lo conduce a una vita soddisfacente.
Impatto sulla Responsabilitร Individuale: Il mito di Er, attraverso il ruolo della sofferenza e la libertร di scelta, sottolinea che la “responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie. Il Dio non ha colpa“. Questo rovescia la concezione tradizionale greca che attribuiva la felicitร o l’infelicitร alla sorte o al demone protettore. La sofferenza esperita in una vita diventa un fattore cruciale per guidare una scelta piรน avveduta nella successiva, ponendo l’individuo al centro del proprio destino morale.
In sintesi, la sofferenza non รจ vista come una mera punizione, ma come un’esperienza che, se ben compresa e ricordata (anamnesi), puรฒ orientare le scelte future dell’individuo verso percorsi di vita piรน saggi e, in ultima analisi, piรน felici, come dimostra la scelta “meravigliosa” di Ulisse. ร un elemento cruciale che “plasma” la persona e la fa “crescere”.
Va notato che James Hillman, pur riprendendo il mito di Platone e l’idea che l’anima scelga il proprio destino, non approfondisce la dimensione della sofferenza come elemento formativo nel modo in cui lo fa Platone o Gadamer. Il suo focus sembra piรน orientato all’idea dell’anima che incarna se stessa e all’importanza della bellezza.
In Eschilo ogni uomo soffre in sรฉ e in silenzio e allo stesso modo comprende, vivendo questo avvenimento come una sorta di elevazione personale, scissa dalla societร in cui vive. Lโunica cosa che lโuomo puรฒ fare รจ sopportare, poichรฉ gli dei gli hanno fatto questo dono, che รจ lโunico ฯฮฌฯฮผฮฑฮบฮฟฮฝ, (in greco il termine รจ una vox media, che puรฒ intendere sia la cura, sia il veleno) per i dolori umani e โirrimediabiliโ. Sopportando si riesce a imparare, imparare a vivere prima di tutto, a conoscere il ritmo, la misura esatta.
โ ฮณฮฏฮฝฯฯฮบฮต ฮดโฮฟแผทฮฟฯ แฟฅฯ ฯฮผรฒฯ แผฮฝฮธฯฯฯฮฟฯ ฯ แผฯฮตฮนโ Archiloco esorta a conoscere il ritmo che governa gli uomini
Ne quid nimis โNulla di troppoโ ฮผฮทฮดแฝฒฮฝ แผฮณฮฑฮฝ ยซniente di troppoยป, scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dellโantichitร , ciรฒ che lโuomo deve fare รจ semplicemente attendere una sorte piรน propizia, agendo ฮผแฝด ฮปฮฏฮทฮฝ, senza sorpassare il confine , per evitare commettere แฝฮฒฯฮนฯ superbia e tracotanza.
Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: โNella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio lโuomo รจ ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilitร , si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. โQuesti sono i livelli in generale. Ma ce nโรจ uno che li trascende, ed รจ il piรน eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via รจ consapevole che non finirร mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Viaโ. Si dice che una volta il maestro Yagyu osservรฒ:
โIo non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stessoโ.
ๆณ็ๆฎฟใฏใไบบใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใ่ชๅใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใใ Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa piรน abile di ieri, domani piรน abile di oggi. Lโaddestramento non finisce mai.
Angelo Tonelli esplora le connessioni tra lo sciamanesimo greco ed eurasiatico e le influenze orientali sul pensiero greco. Si analizzano figure come Eraclito, Parmenide ed Empedocle, evidenziando i loro legami con le cerchie iniziatiche e le esperienze spirituali. L’oratore sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi sull’autenticitร della cultura greca, riconoscendo la sua apertura a diverse tradizioni. Viene esplorata l’attualitร della sapienza greca, evidenziando la necessitร di un contatto con il profondo per affrontare la crisi antropologica contemporanea. Si discute infine il ruolo dell’iniziazione e della conoscenza unitaria come elementi centrali per una possibile rigenerazione della civiltร .
La saggezza greca si manifesta sia nelle pratiche spirituali sia nella vita civile, con implicazioni profonde per la realizzazione personale e la societร .
Nelle pratiche spirituali: * Sciamanesimo greco: prima dei filosofi classici come Eraclito e Parmenide, esisteva uno sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, che influenzรฒ le successive esperienze spirituali. Questo sostrato sciamanico รจ evidente in riferimenti e simboli presenti negli scritti di figure come Parmenide ed Empedocle. * Misteri eleusini: questi riti, aperti a chiunque parlasse greco e non fosse macchiato da delitti, coinvolgevano purificazioni, digiuni, inni e una drammatizzazione rituale. Il culmine era l’epopteia, una visione suprema raggiunta attraverso un percorso di transizione e catarsi. L’esperienza era paragonata alla morte, intesa come iniziazione a un nuovo stato di coscienza. * Orfismo e Dionisismo: queste tradizioni iniziatiche e di culto diffondevano stati di coscienza unificata. Il mito di Dioniso che si guarda nello specchio simboleggia come il mondo sia uno sguardo divino riflesso, e l’iniziazione serve a risvegliare questo sguardo interiore. * Stati di coscienza unitaria: figure come Parmenide, Eraclito ed Empedocle incarnavano stati di coscienza che trascendevano le procedure del pensiero filosofico. La loro scrittura era intesa come strumento per trasfondere questi stati di coscienza.
Nella vita civile: * Filosofia e politica: per i sapienti greci, la realizzazione di stati di coscienza elevati coincideva con la tendenza a trasformare la polis. La sapienza era vista come qualcosa di sovrumano, che superava la dimensione dell’umano troppo umano. * Limiti e conoscenza: i miti greci, come quello di Edipo e di Serse, offrono insegnamenti sulla conoscenza di sรฉ e sull’importanza di rispettare i limiti naturali. Edipo, attraverso la conoscenza del proprio sรฉ, raggiunge una dimensione superiore, mentre Serse viene punito per aver violato l’equilibrio naturale. * Coscienza unitaria e crisi antropologica: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con la sua attenzione all’interioritร e alla connessione con il cosmo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Nous: questo strumento permette di cogliere l’unitร di tutte le cose. Perdere il radicamento nel “nous” porta alla separazione dal cosmo e dalla propria natura autentica.
Angelo Tonelli sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi e riconoscere le influenze orientali nella cultura greca. C’era una circolazione di idee e contatti tra le cerchie iniziatiche di diverse culture. La saggezza greca, quindi, non รจ un fenomeno isolato, ma parte di un contesto piรน ampio di esperienze spirituali. Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rappresentava una forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
Aristotele descrive l’esperienza dell’iniziazione non come un apprendimento intellettuale, ma come un sentire, un’emozione e una disposizione d’animo specifica.
Piรน precisamente, secondo Aristotele: * Gli iniziati “non devono apprendere qualcosa, ma sentire”. * L’iniziazione non riguarda l’acquisizione di conoscenza attraverso l’udito come nell’insegnamento. Piuttosto, รจ il “nous” stesso che subisce un’illuminazione, una folgorazione. * Aristotele paragona l’esperienza misterica all’iniziazione eleusina, dove l’iniziato riceve un’impronta (“tu possa”) e non un insegnamento. Giorgio Colli definisce questa esperienza iniziatica come una “vissutezza”. * L’iniziazione richiede una preparazione; altrimenti, la persona non percepirebbe il significato dell’esperienza.
In sintesi, Aristotele evidenzia che l’iniziazione รจ un’esperienza trasformativa che coinvolge la sfera emotiva e spirituale, portando a una comprensione intuitiva piuttosto che a una conoscenza concettuale. Questo tipo di esperienza รจ simile a quella dei misteri eleusini, dove l’iniziato รจ preparato a ricevere un’impronta che illumina il suo “nous”. Nelle iniziazioni eleusine, la figura della sciamana aveva un ruolo specifico, in particolare nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando si era ridotta la dimensione matrilineare e demetriaca.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della sciamana nelle iniziazioni eleusine: * Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi. Tra queste figure emergeva la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile. * Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตัะพัะฐะฝั, il sacerdote maschile. La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร e la rigenerazione.
Quindi, sebbene le fonti non forniscano dettagli esaustivi sulle funzioni specifiche della sciamana nei misteri eleusini, รจ chiaro che figure femminili con caratteristiche sciamaniche erano presenti e svolgevano un ruolo attivo all’interno del culto, soprattutto in relazione alla dimensione femminile e ai riti di unione sacra. Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un processo di destrutturazione dell’io ordinario che porta a una trasformazione profonda.
Ecco alcuni elementi chiave della descrizione di Plutarco, in riferimento all’esperienza nel Telesterion: * Destrutturazione: L’esperienza nel Telesterion tendeva a destrutturare l’io ordinario. Questo processo era cosรฌ potente da indurre Eraclito a definire la coscienza di veglia come una forma di “morte”, poichรฉ l’individuo rimaneva ancorato all’io e non era in contatto con l’immortale. * Morte e conoscenza: Plutarco associa la morte a un momento di conoscenza, in linea con la visione platonica del Fedone, dove Socrate accoglie la morte come l’occasione per vedere l’assoluto. L’iniziazione nei misteri eleusini, quindi, offriva un’esperienza simile a quella della morte, intesa come accesso a una conoscenza superiore. * Iniziazione come morte e rinascita: Plutarco sottolinea la somiglianza tra il morire (“teleutan”) e l’essere iniziato (“teleistai”), suggerendo che l’iniziazione comporta una morte allo stato di coscienza precedente e l’accesso a uno stato nuovo e piรน ampio. * Vagabondaggi e peripezie: L’esperienza interiore comprendeva “vagabondaggi” e “tragitti inquieti e senza fine attraverso le tenebre”. Questi elementi suggeriscono un cammino non finalizzato, caratterizzato da movimento fisico e oscuritร , che contribuiva alla destrutturazione dell’io. * Catarsi psico-corporea: Prima del culmine dell’esperienza, gli iniziati attraversavano “peripezie terribili, brividi, tremori, sudore e sbigottimento”. Questa fase intensa di catarsi psico-corporea preparava l’individuo alla trasformazione finale. * Luce e pacificazione: Dopo la fase catartica, gli iniziati sperimentavano “una luce meravigliosa” e venivano accolti in “luoghi puri e praterie, con voci e danze e la solennitร di suoni sacri e sante apparizioni”. Questa fase rappresentava la pacificazione e l’esperienza della luce, comuni in molte tradizioni spirituali, e conduceva a uno stato di liberazione e completezza. * Celebrazione e purificazione: Infine, gli iniziati, “liberati e senza legami”, celebravano i riti sacri insieme a uomini santi e purificati, simboleggiando un nuovo inizio e una comunione con il divino.
In sintesi, Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un percorso di trasformazione profonda, che passa attraverso la destrutturazione dell’io, la catarsi, l’esperienza della luce e la comunione con il sacro. Questo processo era inteso come un’iniziazione a un nuovo stato di coscienza, simile all’esperienza della morte, ma portatrice di conoscenza e liberazione. Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante. * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora. Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
In particolare, West evidenzia analogie tra la Grecia antica e altre culture come la Mesopotamia, l’Egitto e l’India, suggerendo che lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni. Questo implica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
Inoltre, West, insieme ad altri studiosi, ha studiato figure come Abaris, uno sciamano iperboreo che potrebbe aver influenzato Pitagora, evidenziando le connessioni tra lo sciamanesimo greco e le tradizioni sciamaniche di altre regioni. Nei misteri eleusini, la ierofantide era una sacerdotessa sciamana femminile che emergeva come figura di rilievo. Il suo ruolo era particolarmente significativo nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando la dimensione matrilineare e demetriaca era in declino.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della ierofantide nei misteri eleusini:
* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi. Tra queste figure emergeva la ierofantide. * Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตromante, il sacerdote maschile. La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร e la rigenerazione. Nel proemio della “Refuseos” di Parmenide, la dea rivela al giovane iniziato diverse cose.
In particolare: * La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto. * La dea gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la doxa). * La dea gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร se vengono indagate in ogni senso. * La dea gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del nous. La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo. Nella Grecia antica, lo sciamano rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamano nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo importante nei riti misterici come quelli di Eleusi. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora. * Funzione politica: i sapienti greci tendevano a trasferire la realizzazione di stati di coscienza evoluti nella polis. * Guarigione: Parmenide era sacerdote di Apollo, quindi aveva una dimensione di guaritore. I sapienti greci delle origini sono accomunati da diversi elementi chiave, che li distinguono dalle figure filosofiche successive.
Ecco alcuni aspetti che accomunano i sapienti greci delle origini:
* Radicamento nella coscienza unitaria: i sapienti delle origini, o *sofoi*, erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria era un’esperienza immediata e comune. * Esperienze mistico-iniziatiche: questi sapienti incarnavano uno stato di coscienza che trascendeva le procedure del pensiero razionale. Aristotele definisce l’iniziazione come un’esperienza che non riguarda l’apprendimento, bensรฌ il sentire un’emozione ed essere in una certa disposizione d’animo, perchรฉ si รจ diventati adeguati a questo. L’iniziazione รจ un’esperienza vissuta, non un insegnamento. * Contatto con l’invisibile: i *sofoi* camminavano sull’invisibile, portando in sรฉ ciรฒ che รจ indicibile, non mentale, non sentimentale ed emozionale. A differenza dei filosofi successivi, i sapienti delle origini erano capaci di portare l’invisibile nel mondo manifesto, colmando il divario tra l’esperienza interiore e la realtร esterna. * Dimensione politica della sapienza: la realizzazione di stati di coscienza evoluti coincideva con la tendenza a trasferirli nella *polis*, con una dimensione politica in senso collettivo della sapienza e della filosofia greca. * Sapienza come guarigione: Alcuni di questi sapienti, come Parmenide ed Empedocle, erano figure connesse alla guarigione e alla dimensione religiosa. Parmenide era sacerdote di Apollo, il che gli conferiva una dimensione di guaritore. * Rapporto con lo sciamanesimo: Lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia. Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Stati di coscienza alterati: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Cosmopolitismo: bisogna pensare in termini un po’ piรน cosmopoliti riguardo a queste origini, altrimenti non si capiscono tante cose. Nel proemio del poema “Sulla Natura” (Refuseos) di Parmenide, la dea rivela diverse cose al giovane iniziato.
* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto. * Gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la *doxa*). * Gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร se vengono indagate in ogni senso. * Gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*. La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo. Nel contesto della tradizione orfica, esiste una profonda analogia tra Dioniso e lo specchio.
Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo. In altre parole, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. Il mondo in cui viviamo รจ quindi connesso a questo sguardo generativo del dio. Questo implica che il mondo รจ fatto di conoscenza.
L’analogia tra Dioniso e lo specchio suggerisce che:
* Il mondo รจ una manifestazione dello sguardo divino: Il mondo che percepiamo รจ una sorta di riflesso o immagine prodotta dallo sguardo di Dioniso. * Connessione non dualistica: Il mondo e il divino non sono separati, ma sono intrinsecamente connessi in modo non dualistico. * Conoscenza e identitร : Noi stessi siamo immagini nello specchio guardato dal dio. Sia lo specchio che l’occhio del dio sono forme di una medesima realtร unitaria. * Iniziazione come risveglio: Il compito dell’iniziazione รจ risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.
Quando Eraclito afferma che “tutte le cose sono uno”, si riferisce allo stesso sguardo. Questa comprensione consente il superamento della condizione umana ordinaria.
Giorgio Colli ha visto come ci sia questa dimensione apollinea in Dioniso, evidenziata con il mito dello specchio orfico. C’รจ un Dioniso che รจ la danza, ma anche l’auto-contemplazione e quindi la conoscenza e l’aspetto sapienziale tipico di Apollo.
In definitiva, l’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi. Platone descrive l’esperienza dell’assoluto come qualcosa di indicibile, che ha sperimentato personalmente e che cerca di rendere accessibile anche agli altri attraverso la dialettica e la filosofia.
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* Platone fa riferimento all’esperienza dell’assoluto che chiama Bene, ma sottolinea che la parola “bene” รจ solo un modo per designare qualcosa di indicibile di cui ha avuto esperienza. * L’esperienza dell’assoluto รจ diversa dall’acquisizione di procedure corrette del pensiero tipiche dei filosofi non iniziati. * Platone, attraverso il mito della caverna, cerca di rendere accessibile questa esperienza anche ai “molti” (ฯฮฟฮปฮปฮฟฮฏ). * Platone distingue tra i veri filosofi che sarebbero i filosofi iniziati, e quelli che non lo sono. * Giorgio Colli spiega che per Platone, come per Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*. * Per Platone, la dialettica e la filosofia sono strumenti per rendere accessibile l’esperienza dell’assoluto anche ai piรน. * Platone paragona l’anima nell’ignoranza a chi si trova nel processo della morte, suggerendo che solo attraverso un processo di “morte” (intesa come trasformazione della coscienza) si puรฒ accedere alla conoscenza. Questo richiama il concetto di iniziazione come “morire” a uno stato di coscienza precedente per accedere a uno nuovo. * In questo contesto, l’esperienza mistica รจ intesa come conoscenza per contatto (แฝ ฮผฮฟฮฏฯฯฮนฯ), ovvero assimilazione tra soggetto e oggetto. L’attualitร della sofia presocratica risiede nella sua capacitร di offrire una prospettiva alternativa e rigenerativa per la civiltร contemporanea, che si trova ad affrontare una crisi antropologica e una mancanza di contatto con il profondo.
Ecco alcuni punti chiave che evidenziano l’attualitร della sofia presocratica:
* Realizzazione spirituale e azione politica: Per i *sofoi*, come Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*. Questa dimensione politica della sapienza, intesa come impegno collettivo, รจ particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui le รฉlite al potere spesso mostrano un basso livello di realizzazione spirituale. * Superamento della dimensione “troppo umana”: La sofia presocratica offre una via per superare la dimensione “troppo umana” che caratterizza il pensiero moderno, spesso distaccato dalla dimensione iniziatica e mistica. I sapienti greci incarnavano uno stato di coscienza ben diverso dal semplice pensiero razionale. * Riscoperta dell’esperienza iniziatica: L’attualitร della sofia presocratica invita a riscoprire le radici iniziatiche e misteriche della nostra civiltร , in particolare attraverso l’esperienza dei misteri eleusini. Questi misteri, aperti a uomini e donne che parlavano greco e non fossero macchiati di delitti, offrivano un percorso di trasformazione interiore attraverso rituali, musica, visioni e catarsi. * Centralitร della coscienza unitaria: I *sofoi* erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria, che implica il riconoscimento dell’unitร tra l’individuo e il cosmo, รจ un antidoto alla crisi antropologica contemporanea, caratterizzata da una crescente frammentazione e alienazione. * Conoscenza per contatto e trasformazione interiore: L’iniziazione non รจ vista come un mero apprendimento intellettuale, ma come un’esperienza di trasformazione interiore che coinvolge le emozioni e la disposizione d’animo. Aristotele sottolinea che l’iniziazione non riguarda l’apprendimento, ma il “sentire” e l'”essere in una certa disposizione d’animo”. Magia naturale e stati di coscienza alterati: Figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Importanza dell’interioritร : Di fronte alle sfide economiche e sociali contemporanee, la sofia presocratica ci ricorda che la vera forza risiede nell’interioritร e nella connessione con la dimensione trans-umana della nostra spiritualitร . * Superamento del dualismo e integrazione: La dea rivela a Parmenide la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*. * Risveglio dello sguardo divino: L’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi. * Radicamento nel “Nous”: La sofia presocratica evidenzia l’importanza di coltivare il *nous*, inteso come una dimensione interiore connessa alla quintessenza cosmica. Questo radicamento nel *nous* ci permette di affrontare i tumulti dell’esistenza e di “uscire vivi dalla selva del dolore”. Sfida e stimolo alla catalizzazione del radicamento nel centro: Il problema della frammentazione diventa una sorta di sfida e di stimolo alla catalizzazione di questo radicamento nel centro che รจ tanto piรน necessario quanto piรน vengono alimentate le distanze da esso.
In sintesi, l’attualitร della sofia presocratica risiede nella sua capacitร di offrire una via di rigenerazione spirituale e civile, basata sulla riscoperta delle radici iniziatiche, sulla coltivazione della coscienza unitaria e sul radicamento nel *nous*. Questa prospettiva puรฒ fornire un antidoto alla crisi antropologica contemporanea e favorire la realizzazione di una civiltร piรน sapienziale. Il simbolo della spiga riveste un significato profondo nel contesto dei misteri eleusini e della sapienza greca antica.
Gesto culminante dell’iniziazione: L’atto dello Ierofante di mietere la spiga in silenzio rappresenta il culmine dell’azione iniziatica eleusina. Questo gesto, compiuto in silenzio, trascende la dimensione mentale e sentimentale, comunicando un’esperienza di sintesi estrema. Immagine di generativitร : La spiga รจ simbolo di qualcosa di generativo, paragonabile alla *fiusis* (natura/origine) dei sapienti greci. Unitร nella molteplicitร : La spiga rappresenta l’unitร composta da molti chicchi di grano. Simboleggia, quindi, l’unitร che si manifesta nella molteplicitร . Ciclo di morte e rinascita: La spiga allude al ciclo di morte e rinascita, richiamando il processo di caduta e trasformazione dei chicchi di grano sotto terra per poi rinascere. Radicamento nella coscienza unitaria: La spiga รจ legata all’esperienza della coscienza unitaria, in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*. I sapienti delle origini radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria. Riferimento all’invisibile: La spiga, come la *fiusis* di Eraclito, allude a una matrice invisibile costantemente generativa del mondo visibile. Eraclito afferma che l’origine ama nascondersi e che l’armonia invisibile รจ piรน potente di quella manifesta.
In sintesi, il simbolo della spiga rappresenta la generativitร , l’unitร nella molteplicitร , il ciclo di morte e rinascita, il radicamento nella coscienza unitaria e il riferimento all’invisibile. Nei misteri eleusini, la spiga personifica il culmine di un percorso iniziatico volto alla trasformazione e alla conoscenza profonda della realtร . I concetti di “sรฉ profondo“, “vuoto” e “assoluto” sono tutti modi per descrivere quella dimensione interiore che trascende la coscienza ordinaria.
Piรน precisamente:
Il sรฉ profondo รจ una dimensione su cui gravitano le esperienze mistico-iniziatiche. Il vuoto, usando una terminologia insieme buddista e junghiana, รจ un altro modo per riferirsi a questa dimensione interiore. L’assoluto รจ un termine utilizzato da Platone per descrivere un’esperienza indicibile di cui si puรฒ fare esperienza.
Questi concetti sono tutti connessi all’idea di una coscienza unitaria in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*, ฯฯฯฮนฯ ovvero all’origine di tutte le cose. I sapienti greci radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria.
Angelo Tonelli spiega che abbiamo una decadenza progressiva dalla figura del sapiente greco che non รจ molto diverso da un sapiente orientale se non per alcune caratteristiche che poi esplicita.
Inoltre, secondo il mito orfico, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. L’iniziazione ha il compito di risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.
Goho Maouson รจ generalmente considerato uguale a Sanat Kumara, poichรฉ le caratteristiche sopra menzionate sono simili a Sanat Kumara, di cui si parla nella mitologia indiana e nella Teosofia moderna. A proposito, si dice che Sanat Kumara “viva a Shambhala (il regno sotterraneo del Tibet)”, e che il Signore dei Demoni sia anche “il sovrano delle caverne sotterranee”, e c’รจ anche una leggenda che dice: “La sera del Festival della Luna Piena di maggio del Tempio Kurama (Festival del Wesak), il regno sotterraneo di Shambhala รจ collegato al Monte Kurama.” La comparazione Goho Maouson e Sanat Kumara รจ assolutamente ipotetica probabilmente dovuta ad un interpretazione di alcuni teosofi.
Canzone di Shambhala Nicolas Roerich
“่ญทๆณ้ญ็ๅฐ” (Gohล Maล-son) si riferisce a una divinitร buddista giapponese, spesso identificata con Sanat Kumara, una figura presente nella mitologia indiana e nella teosofia moderna.
Karttikeya, chiamato Skanda nel testo sacro dei Veda, o anche Murugan, Subrahmanya, Velan, Kumara e Shanmukha รจ il Deva della guerra “lo zampillante” in quanto la tradizione lo vuole concepito dal solo seme che il padre Rudra–ลiva gettรฒ nel fuoco e rovesciรฒ nel Gange.Un altro nome con cui รจ conosciuto รจ Kumara (letteralmente “il forte ragazzo”) Nacque appositamente per uccidere Tรกraka, il demone che simboleggia l’ignoranza, o la mente inferiore. Karttikeya รจ spesso raffigurato mentre impugna una lancia, che rappresenta l’illuminazione. Usa la lancia per uccidere l’ignoranza. Nell’Induismo, le storie di guerra sono spesso usate come allegorie per le lotte interiori dell’anima.
่ญทๆณ้ญ็ๅฐ:Goho Maouson
Origini: Le sue origini sono incerte, ma si pensa che derivi da divinitร indiane e credenze popolari giapponesi.
Aspetto: Generalmente raffigurato con un aspetto terrificante, con piรน braccia e volti, a simboleggiare la sua forza e il suo potere di protezione.
Ruolo: Considerato un protettore del Dharma (la legge buddista) e un guardiano dei luoghi sacri.
Identificazione con Sanat Kumara: La sua associazione con Sanat Kumara รจ dovuta a somiglianze nelle loro caratteristiche e ruoli. Entrambi sono visti come esseri potenti che risiedono in luoghi nascosti e che hanno un ruolo importante nella guida spirituale dell’umanitร .
Sanat Kumara:
Mitologia indiana: Figura presente in alcune scritture indiane, descritto come un essere celeste che guida l’evoluzione spirituale del pianeta.
Teosofia: Nella teosofia moderna, Sanat Kumara รจ considerato un “Maestro Asceso”, un essere illuminato che risiede a Shamballa, una cittร nascosta nel deserto del Gobi, e che lavora per il progresso dell’umanitร .
Shamballa: Si dice che Sanat Kumara risieda a Shamballa, un regno sotterraneo di saggezza e pace.
Monte Kurama: In Giappone, il Monte Kurama รจ considerato un luogo sacro legato a ่ญทๆณ้ญ็ๅฐ e a Sanat Kumara. Si crede che il monte sia collegato a Shamballa e che durante il festival di Wesak (una celebrazione buddista), si apra un portale energetico tra i due luoghi.
Ma cosa puรฒ importare ad un occidentale moderno che, per esempio, ci sia una ยซporta dei Cieliยป in un certo luogo, od una ยซbocca degli Inferiยป in un certo altro, dal momento che lo ยซspessoreยป della sua costituzione ยซpsicofisiologicaยป รจ tale che assolutamente in nessuno dei due egli puรฒ provare qualcosa di speciale? Queste cose sono dunque letteralmente inesistenti per lui, il che, รจ sottinteso, non vuole affatto dire che esse abbiano cessato di esistereโ Renรฉ Guรฉnon
Mantra della Luce, Stele di pietra del Mantra della Luce, Niutsuhime-jinja, Giappone
Il Santuario Nyutsuhime, situato ai piedi del Monte Koya, รจ un bellissimo santuario vermiglio noto anche come Amano Taisha
Santuario Nyutsuhime, cittร di Katsuragi, ๅๆญๅฑฑ็ใใคใใ็บ
Il Mantra della Luce ( giapponese : kลmyล shingon , ๅ ๆ็่จ, sanscrito: Prabhฤsa-mantra ), chiamato anche Mantra della Luce della Grande Consacrazione (Ch: ๅคง็้ ๅ ็่จ) e Mantra della Corda Infallibile , รจ un importante mantra delle sette Shingon e Kegon del Buddhismo giapponese . Viene recitato anche nel Buddhismo Zen giapponese . [ 1 ]
Il mantra si trova nell’Amoghapฤลa -kalparฤja-sลซtra (traduzione cinese nel Taisho n. 1092 e nel Canone buddista coreano n. K.287 [ 2 ] , tradotto da Bodhiruci ) cosรฌ come nel Sutra del Mantra della corda infallibile. del Grande Battesimo del Buddha Vairocana (ไธ็ฉบ็พ็ดขๆฏ็ง้ฎ้ฃไฝๅคง็้ ๅ ็่จไธๅท, Taisho no. 1002) ed รจ associato alla divinitร Amoghapฤลa (lett. “Corda infallibile”), una forma di Avalokiteshvara . ร anche il mantra associato alla consacrazione (abhiseka) di Amoghapฤลa da parte di innumerevoli Buddha (da qui il suo nome di “mantra per la consacrazione mudrฤ” nella versione tibetana del testo
sulla destra Il bijia เคนเฅเคฐเฅเค hrih, associato sia ad Amitabha (Amida) che ad Avalokiteshvara (Kannon) indichi la completezza derivante dallโunione di Saggezza e Compassione, che conduce alla Corretta Azione.
“Ho sentito quest’impressione oggi: che ogni cosa rinchiudeva in sรฉ quasi un etere, un’ombra che ne seguisse la forma; e che questi contenuti mistici nei corpi si siano distaccati, e si siano elevati su, leggeri, formando un altro piano e lasciando al basso, intatte, le spoglie oscure. Effettivamente, mi sento come se una grazia mi avesse distaccato ormai dal corpo, dal pensiero, dalla malattia dell’essere. Mi accadono cose inesplicabili e indicibilmente belle. Non ho il coraggio di toccarle, di esprimerle nemmeno a me stesso. Ora sento come deve esser morto Rimbaud! Mi hanno carezzato, e ho dimenticata l’ultima smorfia del tormento e dell’ira. L’oscuritร diviene luce. Conosco oggi cosa sia la gioia solare. Benedico tutto quel che ho sofferto”.
(Julius Evola, pagina di diario, 14 luglio 1921 – vd. A. Scarabelli, Vita avventurosa di Julius Evola, Bietti 2024).
Ipitagorici coltivavano lโinterioritร , che veniva affiancata dallo studio della matematica intesa come strumento per capire il mondo e per accostare per via razionale la realtร dellโUno. Quindi erano mistici, artisti della musica, politici e indagatori della Physis, lโorigine di tutte le cose. Physis รจ sia il visibile che lโinvisibile, รจ la natura naturans e la natura naturata, perchรฉ le cose che appaiono sono ciรฒ che si vede dellโinvisibile.
Come il suo maestro Giorgio Colli, Tonelli รจ un sostenitore della superioritร dei sapienti greci rispetto ai filosofi contemporanei, che devono essere compresi alla luce dellโattualitร , ma che sicuramente sono stati definitivi. Esiste una maggiore vicinanza di contenuti e di modi espressivi tra Eraclito e il taoismo o tra Parmenide e le Upaniแนฃad, che non tra Eraclito o Parmenide e Aristotele.
ร importante ricostruire la comune radice eurasiaticadella nostra cultura cosรฌ possiamo capire meglio la figura del sapiente, piรน simile allo Yogi o al maestro taoista o buddista, che non alla figura del filosofo, quale si configura da Aristotele in poi, dopo la mediazione di Platone che รจ intermedio tra Sophia e Filosofia.
Esistono testimonianze di rapporti tra oriente e occidente in epoca arcaica, prima delle conquiste di Alessandro Magno e la sapienza greca di cui Pitagora รจ maestro segreto, perchรฉ non ha lasciato nulla di scritto, ha unโorigine specifica, ma รจ anche il frutto di unโinterconnessione originaria tra oriente e occidente.ย I sapienti pitagorici avevano in comune con quelli orientali alcune pratiche meditative, il silenzio, come disciplina meditativa, lโanamnesi, la pratica della memoria e la musica come strumento meditativo.ย Lo stile di vita della Scuola pitagorica consentiva di formare, attraverso una vita comune, quelli che Giorgio Colli chiama filosofi sovrumani, conducendo lโessere umano oltre sรฉ, non nella maniera risibile dellโattuale transumanesimo, in chiave tecnicistica e materialistica, ma attraverso la connessione dellโindividuo con il cosmo, con il sรฉ profondo, che in noi riesce a vedere come vicine le cose lontane: ciรฒ che per Parmenide unifica tutto e che per Eraclito unifica gli opposti, liberandoci dalla schiavitรน delle nostre passioni e pulsioni.ย ย ย
Coltivando lo spirito di solidarietร e comunanza, la Filรฌa dovevano liberarsi dalla volontร di potenza e di sopraffazione per la propria realizzazione personale. Dallโinsegnamento di Pitagora ci viene un messaggio che favorisce la convivenza civile tra gli individui e i popoli.
Angelo Tonelli (Lerici, 1954), poeta, autore e regista teatrale, tra i massimi grecisti viventi, ha studiato Filosofia antica a Pisa, con Giorgio Colli. Ha pubblicato tra lโaltro diverse opere di poesia e saggi. Per i โClassiciโ Feltrinelli ha tradotto e curato DellโOrigine di Eraclito (1993), La terra desolata. Quattro quartetti di T.S. Eliot (1995), il primo volume di Le parole dei Sapienti dedicato a Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso (2010), Eleusis e Orfismo (2015), Negli abissi luminosi. Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica (2021) e Dell’origine di Parmenide (2023).
Pitagora vede la connessione tra la musica, lโaspetto piรน vicino alla coscienza, la matematica, lโaspetto razionale, che puรฒ rappresentare simbolicamente la musica, ma non ciรฒ che uno prova con la musica e la filosofia, che รจ lโaspetto integrativo dellโuomo che cerca di capire la realtร negli aspetti sia simbolici che semantici. Federico Faggin