L’arte dell’attenzione : La prima sfida che affronta il guerriero è imparare a fermare il mondo e vedere. 

Saggezza non teorica o mentale, ma vitale e corporea, intento orientato ad comportamento per cercare di condurre una vita “forte e chiara” in una realtà che ci indebolisce, ci disperde, ci svuota. 

Un’arte dell’attenzione.
Quando siamo presenti in ciò che facciamo. Quando le nostre decisioni sono precise.

L’inutile rispetto all’Assoluto in diverse prospettive:

Carlos Castaneda
Inutile è tutto ciò che rinforza la descrizione ordinaria del mondo (il tonal), consuma energia senza spostare il punto di unione e tiene il guerriero prigioniero della percezione abituale.


Preoccupazioni sociali, auto-importanza, rimpianti, giustificazioni, “fare” compulsivo, chiacchiere interiori e attaccamento alle routine quotidiane sono inutili: non liberano verso il nagual, anzi lo allontanano. Anche azioni apparentemente virtuose o efficaci diventano inutili se non sono compiute con impeccabilità e intenzione di libertà.

Stoici Inutile (o piuttosto “indifferente” nel senso peggiorativo)
è tutto ciò che non dipende da noi e non contribuisce alla virtù.


Ricchezza, fama, piacere, salute, successo esteriore, opinione altrui: se li si tratta come beni veri, diventano fonte di turbamento e quindi inutili rispetto al Logos. Ancora più inutile è l’azione mossa da passione (pathos), giudizio errato o ricerca di risultati esterni. Solo ciò che allontana dall’accordo con la natura razionale è davvero vano.

Julius Evola
Inutile è l’azione immersa nel divenire senza alcun centro trascendente: l’attivismo moderno, il progresso materialista, la politica come fine a se stessa, il successo mondano perseguito con attaccamento.


Tutto ciò che rimane sul piano puramente umano, storico o “vitale” senza orientamento verso l’Alto è, per Evola, sterile o addirittura dissolutivo. L’inutile assoluto è la vita vissuta interamente “sotto” il livello dell’iniziato o del guerriero spirituale, senza distacco e senza tensione verso il Principio.

Taoisti Inutile (e controproducente) è lo sforzo forzato, il calcolo eccessivo, la virtù ostentata, il voler “migliorare” o “correggere” il corso naturale delle cose.


L’efficienza artificiale, l’ambizione, il moralismo rigido, il fare che si oppone al Tao generano rigidità e rottura. Ciò che appare utile al mondo ordinario (pianificazione rigidissima, accumulo, affermazione di sé) è spesso inutile o dannoso rispetto al Tao, perché interrompe la spontaneità e crea resistenza.

Antico buddismo Inutile (anattha, non-benefico, o semplicemente non-kusala) è tutto ciò che non conduce alla cessazione della sofferenza e alimenta invece le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza.


Azioni, pensieri e stati mentali che rafforzano il senso di “io”, alimentano desiderio o odio, o restano prigionieri delle concezioni dualistiche sono inutili rispetto a Nibbāna. Anche meriti mondani, pratiche rituali vuote o speculazioni metafisiche senza effetto liberatorio sono considerate sterili se non riducono dukkha.

TradizioneCiò che è inutile rispetto all’Assoluto
CastanedaTutto ciò che rinforza il tonal e consuma energia senza libertà
StoiciCiò che non dipende da noi e allontana dalla virtù
EvolaAzione e vita senza centro trascendente
TaoistiSforzo forzato e opposizione al movimento naturale del Tao
Antico buddismoTutto ciò che non riduce dukkha e non conduce a Nibbāna

In tutte queste visioni l’inutile non è semplicemente “ciò che non serve nella vita quotidiana”, ma ciò che distoglie, disperde o lega rispetto all’Assoluto.



Quando ci facciamo carico delle nostre azioni, si veleggia contro corrente..Il “guerriero” secondo Don Juan non combatte nessuna guerra, ma è una persona che si batte in ogni momento e con ogni gesto per rimanere impeccabile a dispetto delle forze che vogliono dissipare e depotenziare qualsiasi esercizio di autonomia – dell’attenzione, della percezione e del proprio sentire.


Nella strategia del guerriero non contano le vittorie e le sconfitte, i successi o i fallimenti, quanto la natura delle azioni. L’atto impeccabile ha già in sé la sua ricompensa.

“Il guerriero si controlla e si abbandona. È un cacciatore: calcola tutto. Questo è controllo. Ma una volta finiti i calcoli, agisce. Si lascia andare: questo è abbandono.”


Gli insegnamenti di Don Juan”,Carlos Castaneda 

Ogni volta che agiamo senza distrarci guadagniamo potere personale.

Questa potere non è qualcosa da possedere o da esercitare sugli altri.

È più che altro un sentimento, uno stato d’animo, un fuoco interiore, una disposizione alla buona sorte.


Don Juan dice: “possiamo sempre farci consigliare dalla nostra morte”. 

La nostra morte è sempre di fianco a noi e possiamo farle domande per tutta la vita.

Quando dobbiamo decidere qualcosa, la nostra morte dirà:

“considera ogni azione come la tua ultima battaglia sulla terra”.

 ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς

Libro II

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni

avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)

Quando siamo a disagio perché vorremmo essere da un’altra parte, la nostra morte ci dirà:

“Non esiste che questa situazione, questo momento, questa compagnia, questo spazio di manovra. 
La libertà non è scegliere quel che ci pare, ma saper fare partendo da quel che c’è”.

ALTRO SU CASTANEDA

La pratica dell’impeccabilità (secondo gli insegnamenti di don Juan Matus trasmessi da Carlos Castaneda) è uno dei pilastri centrali del cammino del guerriero. Non è perfezione morale, purezza etica o “essere bravi”. È qualcosa di molto più radicale e pragmatico.Cos’è davvero l’impeccabilitàDon Juan la definisce come usare tutta l’energia disponibile nel modo più efficace possibile, senza disperderla.
L’impeccabilità è l’arte di non sprecare nemmeno una briciola del proprio potere personale.
Tutto ciò che consuma energia senza produrre un guadagno in lucidità, libertà o spostamento del punto di unione è considerato non-impeccabile.Le principali “falle” energetiche che l’impeccabilità combatte sono:

  • L’importanza personale (self-importance)
  • L’auto-compatimento (self-pity)
  • I rimpianti e i sensi di colpa
  • Le giustificazioni e le spiegazioni infinite
  • Le aspettative verso gli altri e verso se stessi
  • Il parlare eccessivo (soprattutto il parlare di sé)

Come si pratica concretamente

  1. Inventario energetico quotidiano
    Alla fine della giornata (o in momenti di quiete) il guerriero rivede le proprie azioni e si chiede:
    “Dove ho sprecato energia oggi? Dove mi sono difeso, giustificato, lamentato, o ho cercato di apparire?”
    Non lo fa per biasimarsi, ma per vedere con chiarezza e interrompere il meccanismo.
  2. Agire come se ogni atto fosse l’ultimo
    Don Juan insisteva sul fatto che la morte è sempre a sinistra, a un braccio di distanza.
    Questa consapevolezza toglie peso alle piccole vanità e costringe a scegliere con precisione.
    L’impeccabilità nasce quando si agisce sapendo che non ci sarà una seconda possibilità di “fare meglio dopo”.
  3. Eliminare l’importanza personale
    Si tratta di un lavoro sistematico e spesso umiliante.
    Il guerriero impara a non difendere la propria immagine, a non spiegarsi, a non pretendere riconoscimento.
    Quando qualcuno lo attacca o lo ignora, osserva la propria reazione interna invece di reagire.
    Ogni volta che riesce a non difendersi, recupera energia.
  4. Il “non-fare” applicato all’immagine di sé
    Si interrompe deliberatamente le routine che rinforzano chi crediamo di essere (il modo di parlare, di vestirsi, di raccontarsi, di reagire).
    Piccoli “non-fare” quotidiani indeboliscono la descrizione fissa del mondo e liberano energia.
  5. La follia controllata (controlled folly)
    Una volta raggiunta una certa impeccabilità, il guerriero agisce nel mondo sapendo che tutto è egualmente importante e egualmente privo di importanza.
    Partecipa pienamente, ma senza attaccamento al risultato. Questa è l’espressione matura dell’impeccabilità.

L’effetto dell’impeccabilitàQuando si smette di disperdere energia nei modi abituali, questa si accumula.
L’energia accumulata produce:

  • Maggiore lucidità
  • Capacità di interrompere il dialogo interiore
  • Possibilità di “vedere” (percezione diretta dell’energia)
  • Spostamenti del punto di unione (accessi a stati non ordinari di realtà)

Senza impeccabilità, secondo don Juan, qualsiasi tecnica (sogno, stalking, piante di potere, ecc.) resta sterile o addirittura pericolosa, perché non c’è abbastanza energia per sostenerla.
L’impeccabilità non è un idealismo ascetico né un moralismo.
Si può essere impeccabili anche mentre si mente, si combatte o si agisce in modi che il mondo ordinario giudicherebbe “sbagliati”, a patto che l’azione sia compiuta con totale presenza, senza auto-importanza e senza spreco energetico.È una disciplina di precisione energetica, non di purezza morale.

1. L’uomo differenziato (Julius Evola)L’uomo differenziato è colui che, pur vivendo nel mondo della dissoluzione moderna, mantiene un centro interiore trascendente e agisce “sopra” le contingenze senza esserne posseduto (“cavalcare la tigre”).Punti di contatto con l’impeccabilità:

  • Entrambi rifiutano l’importanza personale e l’identificazione con i ruoli sociali.
  • Entrambi agiscono con distacco dal frutto dell’azione.
  • Entrambi considerano l’energia (o la “presenza”) qualcosa da non disperdere in emozioni inutili, giustificazioni e auto-compatimento.

Differenze sostanziali:

  • In Evola l’impeccabilità è orientata verso un principio metafisico superiore (Tradizione, asse verticale).
    L’azione impeccabile è un mezzo per restare “in piedi” in un mondo che crolla.
  • In Castaneda è puramente pragmatica ed energetica: serve ad accumulare potere personale per spostare il punto di unione e raggiungere la libertà totale (anche rispetto a qualsiasi “principio” metafisico).
  • L’uomo differenziato mantiene una dignità aristocratica e una distanza olímpica; il guerriero di don Juan può apparire umile, ridicolo o insignificante, purché risparmi energia.

In sintesi: l’impeccabilità castanediana è la versione “tecnica” e desacralizzata di ciò che Evola chiama virilità spirituale o azione pura.2. Il saggio buddista (antico buddismo)Il saggio (arahant o, in senso più ampio, colui che cammina sul sentiero) ha estinto le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza. Agisce senza “io” che si appropria dell’azione.Punti di contatto:

  • Entrambi combattono l’auto-importanza e l’auto-compatimento (nel buddismo: māna e soka).
  • Entrambi valorizzano l’attenzione vigile e la non-dispersione (nel buddismo: sati e appamāda – diligenza).
  • Entrambi considerano inutili le reazioni abituali dettate dall’ego.

Differenze importanti:

  • L’impeccabilità di Castaneda è ancora mossa da un forte intento guerriero: accumulare potere, combattere, “vincere” la propria limitatezza.
  • Il saggio buddista ha abbandonato anche l’intento di accumulare o vincere. L’azione impeccabile nasce dalla cessazione del craving, non da una strategia energetica.
  • In Castaneda si può essere impeccabili mentre si mente, si combatte o si usa la “follia controllata”. Nel buddismo antico l’azione del saggio è naturalmente allineata a sīla (etica) perché le radici impure sono estinte.

L’impeccabilità del guerriero è ancora un mezzo; per l’arahant è diventata lo stato naturale.3. Lo stoicoLo stoico (specialmente quello romano maturo: Epitteto, Marco Aurelio, Seneca) distingue nettamente ciò che dipende da lui (assenso, proairesis, virtù) da ciò che non dipende da lui, e concentra tutta la sua energia sul primo ambito.Forti affinità:

  • L’impeccabilità castanediana e la disciplina stoica sono entrambe pratiche di economia energetica interiore.
  • Entrambe combattono le passioni inutili (ira, paura, vanità, rimpianto).
  • Entrambe usano la consapevolezza della morte come strumento di lucidità.
  • Entrambe considerano l’opinione altrui e l’immagine di sé come trappole da neutralizzare.

Differenze:

  • Lo stoico orienta tutto verso la virtù e l’accordo con il Logos. L’impeccabilità è morale e razionale.
  • In Castaneda non esiste un Logos a cui conformarsi: l’unico criterio è l’efficacia energetica rispetto alla libertà del nagual. Un’azione può essere impeccabile anche se “immorale” secondo criteri comuni.
  • Lo stoico cerca la tranquillità (ataraxia) e la coerenza interiore; il guerriero di don Juan cerca potere, fluidità e la possibilità di “vedere” e “sognare”.

Sintesi comparativa

L’impeccabilità di Castaneda è forse la più “tecnica” e la meno metafisica delle quattro. Può essere praticata anche da chi non condivide alcuna visione trascendente, proprio perché il suo criterio è solo l’efficienza energetica. Allo stesso tempo, quando portata alle sue estreme conseguenze, produce uno stato interiore che ricorda da vicino sia il distacco dell’uomo differenziato, sia la non-reattività del saggio buddista, sia la disciplina dello stoico.

Il saggio taoistaIl saggio taoista (il sheng ren o l’uomo del Tao) vive in accordo con il Tao attraverso il wu wei (non-agire forzato), la spontaneità (ziran) e la flessibilità. Non combatte il mondo: fluisce con esso. Non accumula potere personale in senso guerriero: si svuota, diventa come l’acqua, inutile all’apparenza e perciò invincibile.Punti di contatto con l’impeccabilità:

  • Entrambi rifiutano lo sforzo eccessivo, l’importanza personale e l’auto-affermazione.
  • Entrambi valorizzano l’economia del movimento interiore: non disperdere energia in resistenze inutili.
  • Entrambi considerano le reazioni abituali dell’ego (difesa, giustificazione, pretesa) come sprechi.
  • Entrambi usano una forma di “non-fare” rispetto all’immagine di sé.

Differenze decisive:

  • L’impeccabilità castanediana è ancora volontà concentrata e intento guerriero. Il guerriero sceglie di essere impeccabile, lotta contro le proprie debolezze energetiche e accumula potere.
  • Il saggio taoista non “sceglie” l’impeccabilità: essa emerge naturalmente quando cessa ogni forzatura. Non c’è lotta contro l’importanza personale; l’importanza personale semplicemente si dissolve perché non c’è più un “io” che la sostiene.
  • In Castaneda l’energia viene risparmiata e accumulata per scopi precisi (spostare il punto di unione, raggiungere la libertà).
    Nel taoismo l’energia non viene accumulata in senso personale: viene lasciata circolare liberamente. Il saggio non diventa “più potente”; diventa più vuoto e perciò più conforme al Tao.
  • Il guerriero di don Juan può usare la “follia controllata” e agire in modi strategicamente non-naturali. Il saggio taoista agisce solo in modo naturalmente confacente al momento, senza strategia.

In breve:
l’impeccabilità di Castaneda è una disciplina di precisione e di risparmio energetico orientata alla libertà.
L’impeccabilità del saggio taoista è l’assenza stessa di disciplina forzata, il risultato del non-opporre resistenza al Tao.Tabella aggiornata

FiguraNucleo dell’impeccabilitàScopo ultimoTono esistenziale
Guerriero (Castaneda)Economia energetica radicale e intentoLibertà totale / nagualGuerresco, pragmatico
Uomo differenziatoDistacco aristocratico e tensione verticalePermanere sopra la dissoluzioneOlimpico, distaccato
Saggio buddistaEstinzione dell’ego e delle radici impureNibbānaQuietamente liberato
StoicoConcentrazione su ciò che dipende da noiVirtù e accordo con il LogosEgemonicon principio direttivo interiore
Saggio taoistaNon-forzatura e spontaneità (wu wei)Accordo con il TaoFluido, vuoto, naturale

L’impeccabilità castanediana resta la più “attiva” e strategica delle cinque. Le altre quattro, in gradi diversi, tendono verso una forma di abbandono o di allineamento a un principio più grande (Tradizione, Nibbāna, Logos, Tao). Solo in Castaneda l’impeccabilità è ancora una tecnica di potere personale al servizio di una libertà senza principi superiori.

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