Leva al braccio

A mihi ubi consistam, et terram movebo
Dammi dove appoggiarmi e sposterò la terra!
Archimede di Siracusa

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La  leva agisce  applicando una forza potente su di un punto del corpo che si oppone alla resistenza esercitata dallo stesso, causando la rottura del punto anatomico che funge da fulcro.

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腕 挫 十字 固 judo 柔道 jūdō, Via della Cedevolezza

ὕβρις Γνῶθι σαυτόν καὶ Μηδὲν ἄγαν hubris consci te stesso e nulla di troppo

Nell’antica Grecia ὕβρις insolenza, tracotanza  eccesso”, “superbia”, “orgoglio”  è anche personificazione della prevaricazione  È un antefatto che vale come causa a priori che condurrà alla catastrofe καταστροϕή, «rivolgimento, rovesciamento», della tragedia e delle vicende umane.Per il pensiero greco, è ogni situazione in cui si assiste ad un oltrepassamento del giusto, una prevaricazione della legge dell’armonia. Se il pensiero greco, soprattutto presocratico, è la riflessione sul carattere armonico della realtà necessario a mantenere in equilibrio l’intero universo, l’hybris rappresenta allora quella prevaricazione degli elementi che conduce ad uno strappo nel tessuto armonico della realtà.La ὕβρις è una colpa compiuta da chi offende con prepotenza e tracotanza, è punita dalla “némesis” ( νέμεσις), che significa “vendetta degli dei”, “ira”, “sdegno”.

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Delfi Δελφοί

μηδὲν ἄγαν  Ne quid nimis Nulla di troppo 

la ricerca dell’Armonia tra gli opposti….

οι Λακεδαιμόνιοι πρὸς φιλοσοφίαν καὶ λόγους ἄριστα πεπαίδευνται, ὧδε· εἰ γὰρ ἐθέλει τις Λακεδαιμονίων τῷ φαυλοτάτῳ συγγενέσθαι, τὰ μὲν πολλὰ ἐν τοῖς λόγοις εὑρή- [342e] σει αὐτὸν φαῦλόν τινα φαινόμενον, ἔπειτα, ὅπου ἂν τύχῃ τῶν λεγομένων, ἐνέβαλεν ῥῆμα ἄξιον λόγου βραχὺ καὶ συνεστραμμένον ὥσπερ δεινὸς ἀκοντιστής, ὥστε φαίνεσθαι τὸν προσδιαλεγόμενον παιδὸς μηδὲν βελτίω. τοῦτο οὖν αὐτὸ καὶ τῶν νῦν εἰσὶν οἳ κατανενοήκασι καὶ τῶν πάλαι, ὅτι τὸ λακωνίζειν πολὺ μᾶλλόν ἐστιν φιλοσοφεῖν ἢ φιλογυμνα- στεῖν, εἰδότες ὅτι τοιαῦτα οἷόν τ’ εἶναι ῥήματα φθέγγεσθαι [343a] τελέως πεπαιδευμένου ἐστὶν ἀνθρώπου.

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Gigantomachia dal fregio del tesoro dei Sifni a Delfi 530-525 a. C.

τούτων ἦν καὶ Θαλῆς ὁ Μιλήσιος καὶ Πιττακὸς ὁ Μυτιληναῖος καὶ Βίας ὁ Πριηνεὺς καὶ Σόλων ὁ ἡμέτερος καὶ Κλεόβουλος ὁ Λίνδιος καὶ Μύσων ὁ Χηνεύς, καὶ ἕβδομος ἐν τούτοις ἐλέγετο Λακε- δαιμόνιος Χίλων. οὗτοι πάντες ζηλωταὶ καὶ ἐρασταὶ καὶ μαθηταὶ ἦσαν τῆς Λακεδαιμονίων παιδείας, καὶ καταμάθοι ἄν τις αὐτῶν τὴν σοφίαν τοιαύτην οὖσαν, ῥήματα βραχέα ἀξιομνημόνευτα ἑκάστῳ εἰρημένα· οὗτοι καὶ κοινῇ συνελ- [343b] θόντες ἀπαρχὴν τῆς σοφίας ἀνέθεσαν τῷ Ἀπόλλωνι εἰς τὸν νεὼν τὸν ἐν Δελφοῖς, γράψαντες ταῦτα ἃ δὴ πάντες ὑμνοῦσιν, Γνῶθι σαυτόν καὶ Μηδὲν ἄγαν. τοῦ δὴ ἕνεκα ταῦτα λέγω; ὅτι οὗτος ὁ τρόπος ἦν τῶν παλαιῶν τῆς φιλοσοφίας, βραχυλογία τις Λακωνική·

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Fregio nord dell’architrave del Tesoro dei Sifni a Delfi.Archaeological Museum of Delphi,

Gli spartani sono stati efficacemente educati ai ragionamenti filosofici da questo: se qualcuno si trova infatti a conversare con il più stolto degli spartani, troverà che per la maggior parte della conversazione l’uomo appare davvero stolto. Tuttavia, poi, quando gli si presenta un’occasione nel discorso, questa stessa persona è capace di scagliare una frase degna di nota, breve e significativa, come un abile arciere, cosicché il suo interlocutore appare niente più che un bambino. Questo dunque hanno compreso sia i contemporanei sia gli antichi, cioè che imitare gli spartani significa amare la filosofia molto più della ginnastica, consapevoli che pronunciare frasi brevi e significative è proprio di uomini che sono stati educati alla perfezione.

Tra questi c’erano Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Briene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, e il settimo tra loro si narra che fosse Chilone di Sparta.
Tutti questi erano ammiratori, amanti e seguaci dell’educazione spartana: chiunque, dai detti brevi e memorabili che ciascuno di loro pronunciò, potrebbe comprendere che la loro sapienza era di origini spartane. Costoro, riunitisi insieme, consacrarono come primizia della loro sapienza ad Apollo nel tempio di Delfi queste iscrizioni che tutti celebrano, «Conosci te stesso» e «Nulla di troppo». Per quale motivo dico queste cose? Perché questo era lo stile della filosofia degli antichi: una brevità spartana.

dialogo di Platone Protagora Πρωταγόρας

Spartani Σπαρτιάται aristocrazia austera

 

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Un aggregato umano misterioso, austero, silenzioso ”laconico ”, schivo ,duro, dedito all’addestramento permanente , al culto della parola data, che per mantenere il suo status s’impone regole severe di rinuncia e restrizione, il privilegio degli Ὅμοιοι, gli Uguali  Σπαρτιάται, Spartiati è essere fedeli e dediti ad un ideale metafisico autoreferenziale.

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”l’imbarazzo della storia sta spesso nella permanenza delle parole e nel cambiamento del loro significato. La guerra dei Greci era un privilegio,oltre che una maledizione. combattere era uno dei modi attraverso i quali si definiva un’identità, più ancora uno status…”
(Brodo Nero Sergio Valzania pag.20 )

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Era uno spettacolo grandioso e insieme terrificante vederli avanzare al passo cadenzato dai flauti senza aprire la minima frattura nello schieramento o provare turbamento nell’animo, calmi ed allegri, guidati al pericolo dalla musica. Perché non si può pensare che paura o furore smodato s’impossessassero di uomini così composti; ma certo un fermo proposito, sorretto da fiducia e coraggio, come se Dio li accompagnasse.

Plutarco vite Parallele
Πλούταρχος Βίοι Παράλληλοι
Vita di Licurgo

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Il pugilato birmano, è una forma di combattimento ancestrale, accompagnata da antichi riti di origine sciamanica (danza rituale,ritmi sonori evocativi da trance ipnotica)  assai cruenta  Tradizionalmente il combattimento si svolgeva all’interno in un cerchio.
Nei villaggi birmani, ancora nel XXI secolo, questo combattimento ha mantenuto il suo carattere ancestrale.

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Si combatte colpendo con mani e piedi nudi e perfino con la testa; il suo motto è “tutto il corpo è un’arma”. In questa disciplina, non ci sono vittorie a punti: se i concorrenti non si arrendono nei 5 round di tre minuti ciascuno, il match è nullo.
Per vincere occorre mandare k.o l’avversario.

Corvi ierofanie ἱερὸςφάνεια

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Il corvo è , nella mitologia germanico-norrena, il «fedele compagno» di Odino/Wotan, egualmente dio della profezia come Apollo, nonché, nella tradizione celtica, di Lug, che come Apollo ricopre la funzione di Dio della Luce confer La festività di Lughnasadh/Lammas e il dio celtico Lugh

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Huginn e Muninn sono due corvi presenti nella mitologia norrena, associati al dio Odino. Huginn e Muninn viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie. È da questi corvi che deriva il kenning dio-corvo che rappresenta Odino.

Entrambi i nomi dei corvi derivano dal norreno, Huginn significa pensiero mentre Muninn memoria.

Così è detto nel poema eddico Grímnismál, al XX canto:

(NON)
« Huginn ok Muninn
fliúga hverian dag
iörmungrund yfir;
óumk ek of Hugin
at hann aptr ne komit,
þó siámk meirr um Munin. »

(IT)
« Huginn e Muninn
volano ogni giorno
alti intorno alla terra.
Io ho timore per Huginn
che non ritorni;
ma ho ancora più timore per Muninn. »

(Edda poetica – Grímnismál – Il discorso di Grímnir XX)
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« Nel mondo proprio dell’uomo greco le forze che dominano la vita umana e che noi conosciamo come disposizioni dell’animo, inclinazioni, entusiasmi, sono figure dell’essere, di natura divina, che come tali, non hanno solo da fare con l’uomo, ma, infinite ed eterne, dominano la terra e il cosmo: Afrodite (l’incanto d’amore), Eros (la forza dell’amore e della procreazione); Aidós (il delicato pudore); Eris la discordia ecc..
I moti dell’anima non sono che l’afferramento da parte di queste forze eterne, che, sotto figura divina, sono ovunque operose. »
(Walter F. Otto. Theophania. Genova, Il Melangolo, 1996, p. 62-3)

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Kylix attica a sfondo bianco attribuita al Pittore Pistoxenos con Apollo seduto che indossa una corona di alloro o mirto, un peplo bianco e un mantello rosso. Tiene nella mano sinistra la cetra la cui cassa è un guscio di tartaruga, mentre con la mano destra offre una libagione. Di fronte a lui sta il corvo (Museo Archeologico di Delfi, V secolo. a.C.)

ψυχή psiche e mito della biga alta di Platone

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« Socrate diceva che il compito dell’uomo è la cura dell’anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l’anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull’immortalità dell’anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l’essenza dell’uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell’anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l’apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci.
L’Occidente viene da qui. »
(G. Reale, Storia della filosofia antica, Vita e pensiero, Milano 1975)

23795098_192227541343821_6455855425916307729_nIl mito del carro e dell’auriga (o della biga alata), tratto dal Fedro di Platone, introduce alla teoria platonica della reminiscenza dell’anima, un fenomeno che durante la reincarnazione produce ricordi legati alla vita precedente.
Racconta di una biga su cui si trova un auriga, personificazione della parte razionale o intellettiva dell’anima (logistikòn).
La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell’anima dotata di sentimenti di carattere spirituale (thymeidès), e si dirige verso l’Iperuranio; quello nero raffigura la parte dell’anima concupiscibile (epithymetikòn) e si dirige verso il mondo sensibile.I due cavalli sono tenuti per le briglie dall’auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare.

ἐοικέτω δὴ συμφύτῳ δυνάμει ὑποπτέρου ζεύγους τε καὶ ἡνιόχου. θεῶν μὲν οὖν ἵπποι τε καὶ ἡνίοχοι πάντες αὐτοί τε ἀγαθοὶ καὶ ἐξ ἀγαθῶν, τὸ δὲ τῶν ἄλλων μέμεικται. καὶ πρῶτον μὲν ἡμῶν ὁ ἄρχων συνωρίδος ἡνιοχεῖ, εἶτα τῶν ἵππων ὁ μὲν αὐτῷ καλός τε καὶ ἀγαθὸς καὶ ἐκ τοιούτων, ὁ δ’ ἐξ ἐναντίων τε καὶ ἐναντίος· χαλεπὴ δὴ καὶ δύσκολος ἐξ ἀνάγκης ἡ περὶ ἡμᾶς ἡνιόχησις. πῇ δὴ οὖν θνητόν τε καὶ ἀθάνατον ζῷον ἐκλήθη πειρατέον εἰπεῖν. 

Fedro 246 A.6 Segg.

« Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sí e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.

Combat Baduanjin 八段錦 e Kiko Qi Gong 氣功 Martialia Fluens Motus shadowboxing

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Baduanjin 八段錦 

Baduanjin 八段錦, che in lingua cinese significa letteralmente le otto 八 bā, pezze 段 duàn, di broccato 錦 jǐn, è una serie di esercizi di Qi Gong 氣功 serie di pratiche e di esercizi collegati alla medicina tradizionale cinese e in parte alle arti marziali che prevedono la meditazione, la concentrazione mentale, il controllo della respirazione e particolari movimenti di esercizio fisico.

Il qi gong si pratica generalmente per il mantenimento della buona salute e del benessere sia fisici sia psicologici, tramite la cura e l’accrescimento della propria energia interna il Qi .

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双手托天 Shuang shou to tien reggere il cielo con le due mani 左右开弓 zuǒyòu kāi gōng tirare con l’arco a sinistra e a destra

Baduanjin Si tratta di una  una serie di otto esercizi, che abbinano all’allenamento muscolare e respiratorio un massaggio degli organi interni.

Si ritiene che questi esercizi, praticati solitamente all’inizio di ogni sessione di allenamento, facilitino lo scorrere dell’energia vitale nei “canali” chiamati Jing Luo

Lo scopo è quello di termoregolare in modo uniforme tutti i gruppi muscolari e di sciogliere le articolazioni,  per evitare stiramenti.
Gli esercizi sono da eseguire con un atteggiamento mentale sereno, calmo e tranquillo, i muscoli rilassati ed una postura del corpo ben allineata così da permanere in uno stato di perfetto equilibrio per minimizzare lo sforzo che richiede la loro esecuzione.
La respirazione, deve essere addominale e segue i movimenti che vengono eseguiti.
Il baduanjin può essere praticato a sedere o in stazione eretta.

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In questa pratica Martialia Fluens Motus si integrano modus operandi et exercendi provenienti da diverse discipline Baduanjin 八段錦 Qi Gong氣功 nella versione KIKO Toshihiko Yayama e boxe delle ombre o shadowboxing

Vedi anche Medicina Tradizionale cinese

Concentrazione immobilità creatività

  Considerazioni tratte da Eckhart Tolle
conferenza  ”Educating the Heart and Mind-Creativity” 

”Durate la manifestazione di un  livello profondo di concentrazione, tutte le strutture concettuali incluso il concetto di sè stessi spariscono, c’è solo l’immobilità”
Nell’immobilità che precede l’azione c’è uno stato di elevata vitalità, c’è un’ intelligenza non concettuale . Ci deve essere ”un veicolo pronto ” attraverso cui il potere può fluire 
Ci deve essere qualcosa che è stato preparato nel dimensione della forma.
Per raggiungere la Maestria in una Disciplina è necessario ripetere la pratica con dedizione costante per creare la possibilità che il veicolo sia ricettivo al potere della creatività

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