天狗 TENGU dispettosa magia marziale

Tengu 天狗 marzialisti magici e sciamani folli….

Si narra che alcuni maestri di arti marziali fossero assidui frequentatori del Kurama Yama 鞍馬山….un monte che le leggende vogliono gremito dagli irascibili  天狗  tengu . qui dimorava  Sojobo 僧正坊, il loro re, che addestrò il noto bushi Minamoto no Yoshitsune 源 義経 Qui il mitologico Morihei Ueshiba addestrava i suoi migliori allievi con allenamenti notturni in cui brandiva…

鞍馬山 Kurama Yama Ueshiba tengu e Reiki

天狗(日语:天狗/てんぐ Tengu)是日本傳說中的一種生物,民間信仰常認為是妖怪。中國的《山海經》記載了中國式天狗,並描述牠是像狐狸般的動物。但現時在日本一般說法認為,天狗有高高的紅鼻子與紅臉,手持團扇、羽扇或寶槌,身材高大、穿着修驗僧服或昔時武將的盔甲,背後長着雙翼。通常居住在深山之中,具有令人難以想像的怪力和神通,腰際懸著武士刀,穿著日式傳統高腳木屐,隨身帶着蓑衣以便隨時把自己隱藏起來,也具有不可一世的傲慢姿態。

Marco Aurelio V a se stesso Τὰ εἰς ἑαυτόν Συγγραφέας Μάρκος Αυρήλιος

Πολλάκις ἐνθυμοῦ τὸ τάχος τῆς παραφορᾶς καὶ ὑπεξαγωγῆςτῶν ὄντων τε καὶ γινομένων. ἥ τε γὰρ οὐσία οἷον ποταμὸς ἐνδιηνεκεῖ ῥύσει καὶ αἱ ἐνέργειαι ἐν συνεχέσι μεταβολαῖς καὶ τὰ αἴτια ἐν μυρίαις τροπαῖς καὶ σχεδὸν οὐδὲν ἑστὼς καὶ τὸ πάρεγγυς˙ τὸ δὲ ἄπειρον τοῦ τε παρῳχηκότος καὶ μέλλοντος ἀχανές, ᾧ πάντα ἐναφανίζεται. πῶς οὖν οὐ μωρὸς ὁ ἐν τούτοις φυσώμενος ἢ σπώμενος ἢ σχετλιάζων ὡς ἔν τινι χρονίῳ καὶ ἐπὶ μακρὸν ἐνοχλήσαντι;

Μέμνησο τῆς συμπάσης οὐσίας, ἧς ὀλίγιστον μετέχεις, καὶ τοῦ σύμπαντος αἰῶνος, οὗ βραχὺ καὶ ἀκαριαῖόν σοι διάστημα ἀφώρισται, καὶ τῆς εἱμαρμένης, ἧς πόστον εἶ μέρος;

[V,23,1]
Pondera spesso la rapidità con la quale è spazzato via e sottratto alla vista l’esistente e il diveniente.

[V,23,2]
Giacché la sostanza è come un fiume in flusso ininterrotto, le attività sono in continua
trasformazione, le cause vi agiscono in miriadi di rivolgimenti e quasi nulla è stabile, né l’istante né il
passato prossimo, mentre l’infinito del passato e del futuro sono abissi in cui tutto scompare.
[V,23,3]
Come fa a non essere stupido chi in queste circostanze si boria, si ambascia, si cruccia come se qualcosa
potesse disturbarlo a lungo?
[V,24,1]
Ricordati della totalità della sostanza, della quale partecipi per pochissima parte; dell’eternità intera, di cui ti è stato demarcato un intervallo infinitesimamente breve; e del destino, di cui quanta parte
sei!

immagine opera di Raffele De Rosa

Τὰ εἰς ἑαυτόν Συγγραφέας Μάρκος Αυρήλιος II stralci Marco Aurelio

[II,2,1] Qualunque cosa mai io sia, è carne, pneuma, l’egemonico. [II,2,2] Tralascia i libri, non ambasciartene più: non ti è stato dato. Invece, come qualcuno ormai morente, giudicati pure superiore alla
tua carne: è sangue coagulato, ossa, un reticolo di nervi, di vene, di arterie. [II,2,3] Osserva anche cos’è
il tuo pneuma: aria in movimento, non sempre la stessa ma ogni momento espirata e poi di nuovo inspirata. [II,2,4] E terzo viene il tuo egemonico. Qui pensaci: sei vecchio; non permettergli più di essere
servo; non permettergli più di essere mosso come una marionetta da impulsi antisociali; non permettergli più di essere malcontento del destino presente o di rifiutare quello futuro

Ὅ τί ποτε τοῦτό εἰμι, σαρκία ἐστὶ καὶ πνευμάτιον καὶ τὸ ἡγεμονικόν. τῶν μὲν σαρκίων καταφρόνησον˙ λύθρος καὶ ὀστάρια καὶ κροκύφαντος, ἐκ νεύρων, φλεβίων, ἀρτηριῶν πλεγμάτιον. θέασαι δὲ καὶ τὸ πνεῦμα ὁποῖόν τί ἐστιν˙ ἄνεμος, οὐδὲ ἀεὶ τὸ αὐτό, ἀλλὰ πάσης ὥρας ἐξεμούμενον καὶ πάλιν ῥοφούμενον. τρίτον οὖν ἐστι τὸ ἡγεμονικόν. ἄφες τὰ βιβλία˙ μηκέτι σπῶ˙ οὐ δέδοται. ἀλλ ὡς ἤδη ἀποθνῄσκων ὧδε ἐπινοήθητι˙ γέρων εἶ˙ μηκέτι τοῦτο ἐάσῃς δουλεῦσαι, μηκέτι καθ ὁρμὴν ἀκοινώνητον νευροσπαστηθῆναι, μηκέτι τὸ εἱμαρμένον ἢ παρὸν δυσχερᾶναι ἢ μέλλον ὑπιδέσθαι.

[II,4,1] Ricorda da quanto tempo rimandi questi conti e quanto spesso, pur prendendo proroghe dagli
immortali, non le utilizzi. [II,4,2] Bisogna ormai che tu ti accorga una buona volta di quale cosmo sei
parte; a quale governante del cosmo sottostai quale emanazione; e che vi è per te un limite circoscritto
di tempo il quale, se non te ne servirai per darti aria pulita, disparirà e non vi sarà più un daccapo.
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[II,5,1] Ogni ora preoccupati seriamente, da Romano e da maschio, di effettuare ciò che hai per le mani
con precisa e non artefatta solennità, con affettuosità, libertà e giustezza; e di provvederti agio da qualunque altra rappresentazione. [II,5,2] E te lo provvederai se esegui ciascuna azione come se fosse
l’estrema della vita, essendoti allontanato da ogni avventatezza, da emotivo distoglimento dalla ragione
che opera la diairesi, da ipocrisia, malinteso egoismo e dispiacere per gli avvenimenti compartiti dalla
sorte. [II,5,3] Vedi quante poche sono le cose padroneggiando le quali si può vivere una vita serena e da
dio; giacché gli immortali non richiederanno nulla di più a chi custodisce questi giudizi.
[II,6,1] Oltraggia, oltraggia te stesso, o animo! Di renderti onore non avrai più occasione. Non è, infatti,
breve la vita concessa a ciascuno di noi? [II,6,2] E questa vita per te è ormai quasi conclusa; per te che
non hai avuto rispetto di te stesso ma hai posto negli animi di altri la tua buona sorte.
[II,7,1] Gli accidenti esteriori ti distraggono? Procurati agio di apprendere qualcosa di buono in più e
cessa di girovagare di qua e di là. [II,7,2] Ma bisogna anche stare in guardia dall’altra condotta: giacché
vaneggiano in pratica anche coloro i quali, stanchi della vita, non hanno uno scopo sul quale indirizzare
una volta per tutte ogni impulso e rappresentazione.
[II,8,1] Difficilmente si vede qualcuno infelice perchè non riesce a soppesare ciò che succede nell’animo
di un altro. È invece necessario che non conoscano felicità gli esseri che non hanno la comprensione
delle mosse del proprio animo.

[II,9,1]
Bisogna sempre ricordare questo: quale sia la natura del cosmo; quale sia la mia natura e in quale
relazione questa stia con quella; quale parte di quale cosmo essa sia; che nessuno può impedire di fare e
di dire sempre ciò che è conseguente con la natura della quale sei parte

Τούτων ἀεὶ μεμνῆσθαι, τίς ἡ τῶν ὅλων φύσις καὶ τίς ἡ ἐμὴ καὶ πῶς αὕτη πρὸς ἐκείνην ἔχουσα καὶ ὁποῖόν τι μέρος ὁποίου τοῦ ὅλου οὖσα καὶ ὅτι οὐδεὶς ὁ κωλύων τὰ ἀκόλουθα τῇ φύσει, ἧς μέρος εἶ, πράσσειν τε ἀεὶ καὶ λέγειν.

  1. Μέμνησο ἐκ πόσου ταῦτα ἀναβάλλῃ καὶ ὁποσάκις προθεσμίας λαβὼν παρὰ τῶν θεῶν οὐ χρᾷ αὐταῖς. δεῖ δὲ ἤδη ποτὲ αἰσθέσθαι τίνος κόσμου μέρος εἶ καὶ τίνος διοικοῦντος τὸν κόσμον ἀπόῤῥοια ὑπέστης καὶ ὅτι ὅρος ἐστί σοι περιγεγραμμένος τοῦ χρόνου, ᾧ ἐὰν εἰς τὸ ἀπαιθριάσαι μὴ χρήσῃ, οἰχήσεται καὶ οἰχήσῃ καὶ αὖθις οὐκ ἐξέσται.
  2. Πάσης ὥρας φρόντιζε στιβαρῶς ὡς Ῥωμαῖος καὶ ἄῤῥην τὸ ἐν χερσὶ μετὰ τῆς ἀκριβοῦς .. καὶ ἀπλάστου σεμνότητος καὶ φιλοστοργίας καὶ ἐλευθερίας καὶ δικαιότητος πράσσειν καὶ σχολὴν ἑαυτῷ ἀπὸ πασῶν τῶν ἄλλων φαντασιῶν πορίζειν. ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς, ἀπηλλαγμένος πάσης εἰκαιότητος καὶ ἐμπαθοῦς ἀποστροφῆς ἀπὸ τοῦ αἱροῦντος λόγου καὶ ὑποκρίσεως καὶ φιλαυτίας καὶ δυσαρεστήσεως πρὸς τὰ συμμεμοιραμένα. ὁρᾷς πῶς ὀλίγα ἐστίν, ὧν κρατήσας τις δύναται εὔρουν καὶ θεουδῆ βιῶσαι βίον˙ καὶ γὰρ οἱ θεοὶ πλέον οὐδὲν ἀπαιτήσουσι παρὰ τοῦ ταῦτα φυλάσσοντος.
  3. Ὑβρίζεις, ὑβρίζεις ἑαυτήν, ὦ ψυχή˙ τοῦ δὲ τιμῆσαι σεαυτὴν οὐκέτι καιρὸν ἕξεις˙ ἀκαριαῖος ὁ βίος ἑκάστῳ, οὗτος δέ σοι σχεδὸν διήνυσται, μὴ αἰδουμένῃ σεαυτήν, ἀλλ ἐν ταῖς ἄλλων ψυχαῖς τιθεμένῃ τὴν σὴν εὐμοιρίαν.
  4. Περισπᾷ τί σε τὰ ἔξωθεν ἐμπίπτοντα; καὶ σχολὴν πάρεχε σεαυτῷ τοῦ προσμανθάνειν ἀγαθόν τι καὶ παῦσαι ῥεμβόμενος. ἤδη δὲ καὶ τὴν ἑτέραν περιφορὰν φυλακτέον˙ ληροῦσι γὰρ καὶ διὰ πράξεων οἱ κεκμηκότες τῷ βίῳ καὶ μὴ ἔχοντες σκοπόν, ἐφ ὃν πᾶσαν ὁρμὴν καὶ καθάπαξ φαντασίαν ἀπευθύνουσιν.
  5. Παρὰ μὲν τὸ μὴ ἐφιστάνειν, τί ἐν τῇ ἄλλου ψυχῇ γίνεται, οὐ ῥᾳδίως τις ὤφθη κακοδαιμονῶν˙ τοὺς δὲ τοῖς τῆς ἰδίας ψυχῆς κινήμασι μὴ παρακολουθοῦντας ἀνάγκη κακοδαιμονεῖν.
  6. Τούτων ἀεὶ μεμνῆσθαι, τίς ἡ τῶν ὅλων φύσις καὶ τίς ἡ ἐμὴ καὶ πῶς αὕτη πρὸς ἐκείνην ἔχουσα καὶ ὁποῖόν τι μέρος ὁποίου τοῦ ὅλου οὖσα καὶ ὅτι οὐδεὶς ὁ κωλύων τὰ ἀκόλουθα τῇ φύσει, ἧς μέρος εἶ, πράσσειν τε ἀεὶ καὶ λέγειν.
  7. Περισπᾷ τί σε τὰ ἔξωθεν ἐμπίπτοντα; καὶ σχολὴν πάρεχε σεαυτῷ τοῦ προσμανθάνειν ἀγαθόν τι καὶ παῦσαι ῥεμβόμενος. ἤδη δὲ καὶ τὴν ἑτέραν περιφορὰν φυλακτέον˙ ληροῦσι γὰρ καὶ διὰ πράξεων οἱ κεκμηκότες τῷ βίῳ καὶ μὴ ἔχοντες σκοπόν, ἐφ ὃν πᾶσαν ὁρμὴν καὶ καθάπαξ φαντασίαν ἀπευθύνουσιν.
  8. Παρὰ μὲν τὸ μὴ ἐφιστάνειν, τί ἐν τῇ ἄλλου ψυχῇ γίνεται, οὐ ῥᾳδίως τις ὤφθη κακοδαιμονῶν˙ τοὺς δὲ τοῖς τῆς ἰδίας ψυχῆς κινήμασι μὴ παρακολουθοῦντας ἀνάγκη κακοδαιμονεῖν.

Origine del termine靈 Ling-Rei Lingshu 靈樞 Perno Spirituale

靈樞 Il perno spirituale o perno geniale, perno magico, perno meraviglioso, perno numinoso.
Ling 靈 è un ideogramma difficile da tradurre in modo univoco.
Nel Lingshu 靈樞 si parla della relazione fondamentale dell’uomo con il Cielo, tramite gli Spiriti, si dice cioè che le attività terrene sono sempre basate su influssi celesti.
Si potrebbe parlare di un trattato di psicologia cinese, se non fosse che la categoria della psiche non è presente nel mondo cinese (nel senso che una divisione tra psiche e soma non viene presentata).
Il tutto viene esposto secondo la dottrina dello yin e dello yang e delle cinque fasi wuxing (五行), le categorie del qi che dal I secolo a.C. sono servite a declinarlo.

Nota I caratteri tradizionali per yin (陰 阴 yīn) e yang (陽 阳 yáng) possono essere separati e tradotti approssimativamente come il lato in ombra della collina (yin) e il lato soleggiato della collina (yang).

yang fa riferimento al “lato soleggiato della collina”, esso corrisponde al giorno e alle funzioni più attive.

Al contrario, yin, facendo riferimento al “lato in ombra della collina”, corrisponde alla notte e alle funzioni meno attive.

atmosfera numinosa

REIKI

黃帝內經 Huangdi Neijing (cinese semplificato: 黄帝内经; cinese tradizionale: 黃帝內經; pinyin: Huángdì Nèijīng), noto anche come Canone interno di Huangdi o Canone interno dell’Imperatore, è un antico testo medico cinese che è stato trattato come la fonte dottrinale fondamentale per la medicina cinese da più di due millenni. 
L’opera è composta da due testi ciascuno di ottantuno capitoli o trattati in un formato di domanda e risposta tra il mitico Huangdi (Imperatore Giallo o più correttamente Imperatore) e sei dei suoi altrettanto leggendari ministri.

il leggendario Huangdi 黃帝

È diviso in due tomi, lo Huangdi Neijing Suwen (le “Domande semplici”), abbreviato come Suwen 素問, e lo Huangdi Neijing Lingshu (Il “Perno spirituale”) abbreviato come Lingshu 靈樞.
Ogni tomo è, a sua volta, diviso in ottantuno capitoli; la trattazione è dialogica e discorsiva, caratterizzata dal confronto tra il leggendario Huangdi 黃帝 e sei dei suoi leggendari ministri imperiali.

Movimenti di rigenerazione psicofisica e Discipline del Sentire 運動 UNDO

tyr ᛏᛦᚱ

Impara le rune della vittoria,se tu desideri vincere,e scrivi le rune sulla tua elsa; alcune nel solco,ed altre nel piatto,e due volte dovrai invocare Týr

Sigrúnar skaltu kunna,
ef þú vilt sigr hafa,
ok rísta á hjalti hjörs,
sumar á véttrimum,
sumar á valböstum,
ok nefna tysvar Týr

strofa del Sigrdrífumál, Edda poetica

tyr ᛏᛦᚱ

“Come l’armaiolo raddrizza un dardo, così l’uomo saggio raddrizza il pensiero tremante ed instabile, difficile a sorvegliare ,difficile a tenere” Dharmmapada

” In fatto di azione immediata, bisogna prender anzitutto posizione di fronte al pensiero e ai processi psichici.”

Non conosco nulla che, non frenato, non controllato, non guardato, non domato, conduca a sì gran rovina, quanto il pensiero, e non conosco nulla che ,frenato, controllato, guardato, domato, produca tanti benefici quanto il pensiero
Anguttara-nikayo

Il pensiero che ognuno leggermente dice “mio” in realtà è solo in certo grado in nostro potere.

In molti casi più che “pensare” sarebbe esatto dire si “Si è pensati” ” si pensa in me” non cogito, ma cogitor.

In via normale la caratteristica del pensiero è la labilità.

“Incorporeo” viene detto “esso cammina da solo” ,esso” corre qua e là, come un toro non domato”…

La dottrina del Risveglio
Julius Evola
pag. 127 Difesa e consolidamento

坐忘 Zuowang Sedersi e dimenticare

“忘却自己的形体,抛弃自己的耳目(耳谓聪目谓明,此即人与外界之联系),摆脱形体和智能的束缚,与大道融通为一,这就叫坐忘。”

z 坐”siediti; siediti” e 
wàng 忘”dimentica; trascura”.

“Dimentica il tuo corpo, abbandona i tuoi occhi e le tue orecchie (orecchie significa intelligenza significa brillante Questa è la connessione tra l’uomo e il mondo esterno), per sbarazzarsi delle catene della forma e dell’intelligenza, e per essere integrati con la grande strada, che si chiama sedersi e dimenticare .

Zuowang坐忘 “seduto nell’oblio”, significa uno stato di profondo assorbimento meditativo e unità mistica, durante il quale tutte le facoltà sensoriali e coscienti sono superate e che è il punto base per il raggiungimento del Dao 道

molte le possibili interpretazioni :

“essere in uno stato di astrazione mentale”
( Herbert Giles 1912)

“sedersi in uno stato di astrazione mentale”
( Robert Henry Mathews 1931)

“ignaro di se stessi e dell’ambiente circostante; libero dalle preoccupazioni mondane”
( Liang Shih-chiu e Chang Fang-chieh 1971)

“ignaro di ciò che ci circonda, libero da preoccupazioni mondane”
( Lin Yutang 1972)

” essere ignari di se stessi e di ciò che ci circonda, essere liberi dalle preoccupazioni mondane”
( John DeFrancis 2003)

Il taoista Zhuangzi 莊子 effetua il primo riferimento registrato a zuowang  nei “Capitoli interni” (6, 大 宗師) menziona la meditazione zuowang 坐忘 “siedi dimentica” in un famoso dialogo tra Confucio e il suo discepolo preferito Yan Hui

“Sto facendo progressi”, ha detto Yen Hui.”Cosa intendi?” chiese Confucio.
“Ho dimenticato i riti e la musica.”
“Non male, ma ancora non ce l’hai.”
Yen Hui ha rivisto Confucio un altro giorno e ha detto: “Sto facendo progressi”.
“Cosa intendi?”
“Ho dimenticato l’umanità e la rettitudine.”
“Non male, ma ancora non ce l’hai.”
Yen Hui ha rivisto Confucio un altro giorno e ha detto: “Sto facendo progressi”.
“Cosa intendi?”
“Mi siedo e dimentico.”
“Cosa intendi con” siediti e dimentica “?” Chiese Confucio sorpreso.


Mi lascio andare gli arti e il tronco”, ha detto Yen Hui, “offusca la mia intelligenza, mi allontano dalla mia forma, mi lascio alle spalle la conoscenza e divento identico alla Strada di Trasformazione. Questo è ciò che intendo con ‘siediti e dimentica’”.

“Se sei identico”, disse Confucio, “allora non hai preferenze. Se sei trasformato, non hai più costanti. Sei tu che sei veramente degno! Per favore, permettimi di seguirti.” 

Vi sono varie interpretazione di traduzione

Trascuro il mio corpo e lascio che si esaurisca; scarto la mia intelligenza; in modo che, spogliandomi di tutte le corporalità e permettendo a tutta la conoscenza di fluire via, sono diventato come uno che ha raggiunto la completa perspicuità della visione. Questo è ciò che intendo per sedere in perfetta astrazione “.
 ( Frederic H. Balfour 1881: 81)

“La mia connessione con il corpo e le sue parti si dissolve; i miei organi percettivi vengono scartati. Così, lasciando la mia forma materiale e dicendo addio alla mia conoscenza, sono diventato tutt’uno con la Grande Via . Questo lo chiamo sedere e dimenticare tutte le cose.” 
( Giacomo Legge 1891: 257)

“Ho scartato i miei poteri di ragionamento. E liberandomi così di corpo e mente, sono diventato UNO con l’Infinito. Questo è ciò che intendo per sbarazzarmi di tutto.” 
( Herbert Giles 1926: 89)

“Mi spacco le membra e il corpo, scaccio la percezione e l’intelletto, abbandono la forma, elimino la comprensione e mi rendo identico alla Grande Strada.
Questo è ciò che intendo quando mi siedo e dimentico tutto”. 
(tr. Burton Watson 1968: 90)

“Lascio cadere gli organi e le membra, allontanare la vista e l’udito, separarmi dal corpo ed espellere la conoscenza e seguire la via universale. Questo è ciò che intendo con” siediti e dimentica “
( AC Graham 1981: 92)

“Mi tolgo l’arto e il tronco, abbandono l’udito e la vista, abbandono la mia forma fisica e mi privo della mente. In questo modo, posso identificarmi con il Tao. Questo è il cosiddetto” sedere e dimenticare “
(Wang Rongpei 1999: 111)

Attraverso la sua pratica, gli adepti eliminano tutta la percezione sensoriale e la mente cosciente come intrinsecamente dualistica e potenzialmente fuorviante, evitando l’uso dell’apparato sensoriale per raggiungere stati superiori. 
I praticanti quindi si sforzano di accedere a quella che chiamano pura esperienza o “sedersi nell’oblio di tutto” lasciando andare tutte le percezioni ordinarie rafforzando al contempo l’intuizione, la potenza della mente innata e naturale, un puro riflesso del cosmo originale negli esseri umani. 
La postura e il controllo del corpo diventano essenziali; tutto il pensiero analitico e dualistico così come la connessione con le divinità sono radicalmente superati. 
(Kohn 2010: 6)

I daoisti oggi usano zuowang per indicare una forma specifica di pratica che comporta la perdita di sé e del pensiero cosciente.

Victor H. Mair , professore poliedrico di lingua e letteratura cinese presso l’ Università della Pennsylvania , spiega:

Tsowang (“sedersi-dimenticare”) è il termine tecnico per la meditazione nel primo taoismo. 
Corrisponde grosso modo al ch’an buddista (cioè Zen, dal sanscrito dhyāna ) ma più specificamente al samādhi (“congiunzione”), uno stato di trance in cui la mente si perde nell’oggetto di contemplazione. 
Questo può essere pensato come un completo oblio. Ci sono numerosi stadi e stati precisi nella meditazione indiana. In generale, possono essere descritti, nel termine di Patanjali , come vari tipi di citta-vṛtti-nirodha (“controllo dell’azione mentale”). I livelli più alti sono i vari tipi di trance ( śamana, “calmante, pacificazione”) in cui lo yogi diventa tutt’uno con l’universo e in cui cessa ogni traccia di attività mentale. Simili stati di trance sono descritti nel Chuang Tzu , sebbene qui l’enfasi sia meno sullo svuotamento ( śūnyatā ) della mente che sulla “incorporeità” ( videha ) o esteriorizzazione. (1994b: 13)

Liu Xingdi del Tempio Leigutai nello Shaanxi dice:

Zuowang sta permettendo a tutto di sfuggire alla mente, non soffermandosi sui pensieri, permettendo loro di andare e venire, semplicemente riposando . È importante assumere una buona postura per calmare il corpo e calmare la mente. Altrimenti il qi si disperde, l’attenzione vaga e il processo naturale viene disturbato. Rimani semplicemente vuoto e non c’è separazione dal Dao. Allora sorgerà la saggezza e produrrà luce, che è il qi chiaro della persona. Non pensare troppo alla teoria di questo, altrimenti sei sicuro di disturbare la mente. È come il sole che sorge a est e tramonta a ovest. Pensare di fermarlo a metà è un esercizio inutile. Fidati del processo naturale intrinseco. (Shi 2005: 6)

Shi Jing, leader della British Taoist Association, spiega:

Zuowang è sedersi e dimenticare. Ciò che dimentichiamo è la cosa che teniamo più a cuore: il sé, con tutte le sue opinioni, credenze e ideali. Possiamo essere così presi dal concetto di sé che vediamo il mondo solo come un luogo in cui soddisfare l’ambizione e il desiderio personali. (2006: 11)

Eva Wong, autrice e praticante di Quanzhen, dice:

Zuowang è un abbandono delle concezioni. Quando abbandoniamo le concezioni, ciò che abbiamo è l’emergere naturale del sé naturale, la mente celeste naturale, che è stata con noi tutto il tempo. È solo a causa delle nostre concezioni che non possiamo sperimentarlo. Quindi, quando pratichiamo lo zuowang , stiamo semplicemente dicendo che questo è un metodo in cui possiamo iniziare a far cadere le concezioni. (Shi 2007: 8)

Louis Komjathy, studioso di studi daoisti e sacerdote taoista ordinato, afferma:

La meditazione apofatica si concentra sul vuoto e sulla quiete. È privo di contenuto, non concettuale e non dualistico. Si svuota semplicemente il cuore-mente di tutti i contenuti emotivi e intellettuali …

… Primo, ci si ritira dall’impegno sensoriale con il mondo fenomenico. Quindi si svuota il cuore-mente del contenuto intellettuale ed emotivo. Infine, si entra nello stato di integrazione cosmologica, in cui il qi, il respiro sottile o la propria forza vitale, è lo strato primario dell’essere che si ascolta. Questa condizione è descritta come “unità” (yi 一), “vuoto” (kong 空 o xu 虚) e “identificazione” (tong 同 / 通). Poiché il Dao è la Quiete dalla prospettiva taoista, entrando nel proprio silenzio interiore si ritorna alla propria natura innata, che è il Dao. 

“Res ad Triarios rediit”…inde rem ad triarios redisse

«Quando l’esercito aveva assunto questo schieramento (a scacchiera, con i veliti davanti i manipoli degli hastati, nel mezzo i principi, e più dietro, alle spalle degli hastati, i triari), gli hastati iniziavano primi fra tutti il combattimento.
Se gli hastati non erano in grado di battere il nemico, retrocedevano a passo lento e i principes li accoglievano negli intervalli tra loro. […] i triarii si mettevano sotto i vessilli, con la gamba sinistra distesa e gli scudi appoggiati sulla spalla e le aste conficcate in terra, con la punta rivolta verso l’alto, quasi fossero una palizzata… Qualora anche i principes avessero combattuto con scarso successo, si ritiravano dalla prima linea fino ai triarii.
Da qui l’espressione in latino “Res ad Triarios rediit” (“arrivare ai Triarii”), quando si è in difficoltà.»

inde rem annuncio triarios redisse, cum laboratur, prouerbio increbruit. triarii consurgentes

da qui il proverbiale “ad triarios redisse” (per scendere ai triarii) quando le cose procedono con difficoltà 

si apud principes quoque haud satis prospere esset pugnatum, gradun a prima acie ad triarios sensim referebant. 
inde rem ad triarios redisse, cum laboratur, proverbio increbruit.
Che si traduce come ‘Se la lotta non ha avuto abbastanza successo nemmeno tra i principes, gradualmente tornano indietro dalla prima fila attraverso i triarii. 


(T. Livio, Ab Urbe Condita Libri VIII, 8, 9-12)

Quando l’esercito veniva inquadrato in questa formazione, i primi a entrare nel vivo dello scontro erano gli hastati. Se questi ultimi non riuscivano a piegare la resistenza del nemico, si ritiravano a passo lento e andavano a occupare gli spazi vuoti tra i manipoli dei principes, cui toccava allora il compito di sfondare, avendo alle spalle gli hastati. I triarii stavano fermi presso le loro insegne con la gamba sinistra in avanti, gli scudi appoggiati alle spalle, le aste piantate in terra con la punta rivolta in alto, dando così l’impressione che la loro linea fosse protetta dalle punte di una palizzata. Se poi anche i principes non combattevano in maniera sufficientemente efficace, dalla prima linea retrocedevano a poco a poco fino all’altezza dei triarii (di qui il proverbio ‘arrivare ai triarii’, in uso per indicare che le cose inclinano al peggio). I triarii, alzandosi a combattere dopo aver raccolto negli spazi vuoti tra le loro unità i principes e gli hastati, serravano subito le fila chiudendo ogni passaggio; poi, senza più alcuna protezione alle spalle, caricavano il nemico a ranghi compatti. 



ubi his ordinibus exercitus instructus esset, hastati omnium primi pugnam inibant. si hastati profligare hostem non possent, pede presso eos retro cedentes in interualla ordinum principes recipiebant. tum principum pugna erat; hastati sequebantur; triarii sub uexillis considebant, sinistro crure porrecto, scuta innixa umeris, hastas suberecta cuspide in terra fixas, haud secus quam uallo saepta inhorreret acies, tenentes. si apud principes quoque haud satis prospere esset pugnatum a prima acie ad triarios se sensim referebant; inde rem ad triarios redisse, cum laboratur, prouerbio increbruit. triarii consurgentes, ubi in interualla ordinum suorum principes et hastatos recepissent, extemplo compressis ordinibus uelut claudebant uias unoque continenti agmine, iam nulla spe post relicta, in hostem incidebant…





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