Lโessenza di un Uomo รจ di giocare, rischiare (vivere, lottare non soltanto per vivere o far sopravvivere la specie); a differenza degli animali lโuomo รจ homo ludens. Dunque egli fa delle cose โinutiliโ ovverossia contrario alla propria stessa esistenza: la morale รจ esattamente questo. Lโuomo รจ un giocatore ed ogni esperienza autentica umana รจ una messa in gioco, talvolta pericolosa lโ โesperienzaโ-รจ etimologicamente legata al โpericoloโ; in latino experiri = sperimentare, ha la medesima radice di periculum = pericolo).
il se รจ il passeggero/padrone che di solito dormeโฆ.
il cocchiere รจ un ubriacone dalle personalitร multiple, la scimmia inquieta del buddismo, e ogni personalitร che lo attraversa รจ convinta di essere il padrone della carrozza e di sapere dove andare. I cavalli (le emozioni) non sempre obbediscono agli ordini cosรฌ contraddittori e ogni tanto sโinfuriano, posseduti dalla loro natura selvaggia si muovono prepotentemente come vogliono vanno lรฌ dove il loro istinto bestiale li porta trascinando lโintera carrozza su strade dissestate, ammaccando il veicolo e demoralizzando e confondendo ancor piรน lโincapace cocchiere che si crede il padrone.
Si dice che a volte รจ proprio in situazioni di crisi (ฮบฯฮฏฯฮนฯ der. di ฮบฯฮฏฮฝฯ distinguere) tra sballottamenti e perturbazioni il padrone della carrozza si svegli e si ricordi di SE STESSO.
“La carrozza รจ collegata al cavallo dalle stanghe, il cavallo al cocchiere dalle redini, e il cocchiere al padrone dalla voce del padrone. Ma il padrone non c’รจ. E se c’รจ, dorme. Il cocchiere deve sentire la voce del padrone per sapere dove andare, ma il cocchiere รจ al pub, ubriaco, e non sente nulla. I cavalli, non ricevendo ordini, vanno dove l’erba sembra piรน verde o dove si spaventano.” โ Parafrasi da P.D. Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”
Osho espande questo concetto focalizzandosi sulla consapevolezza. Per lui, noi siamo “abitati” da migliaia di piccoli “io” che si danno il cambio al posto di guida.
“Il tuo cocchiere รจ un ciarlatano. Ogni volta che un nuovo desiderio ti attraversa, un nuovo cocchiere prende il posto del precedente e grida: ‘Io sono il padrone!’. Ma รจ solo un pensiero passeggero. La crisi รจ benedetta perchรฉ in quel momento tutte le tue false personalitร falliscono contemporaneamente. Quando la carrozza sta per schiantarsi, il chiasso dei finti padroni tace per il terrore. In quel silenzio di paura, il Vero Sรฉ puรฒ finalmente aprire gli occhi.” โ Ispirato ai discorsi di Osho su Gurdjieff e il sufismo
Il punto chiave di Osho:
Identificazione: Il dramma รจ che il cocchiere crede di essere il padrone. La crisi serve a “dis-identificarsi”: a capire che tu non sei colui che tiene le redini (la mente), ma colui che siede dentro.
Osservazione: Osho insegna che non devi lottare con i cavalli (le emozioni). Devi solo guardare. Se il passeggero รจ sveglio e osserva, il cocchiere diventa improvvisamente attento. La sola presenza del padrone trasforma il comportamento di tutto il sistema.
Una visione spirituale focalizzata sulla trasformazione interiore e sulla consapevolezza di sรฉ. Le fonti esplorano l’insegnamento di figure come Gurdjieff, Osho e il Buddha, evidenziando la distinzione tra la conoscenza intellettuale e l’esperienza diretta della veritร . Viene data grande importanza al superamento del giudizio morale, considerato un limite che frammenta la mente e impedisce la visione reale. L’obiettivo centrale รจ il passaggio da una mente disturbata e meccanica a uno stato di osservazione pura e presenza silenziosa. Attraverso la meditazione, l’individuo puรฒ liberarsi dalle illusioni e dai condizionamenti per scoprire ciรฒ che รจ eterno e immortale. Questi scritti invitano a una disciplina interiore capace di integrare corpo e anima in un’unitร consapevole.
”Il potere maieutico” di risvegliare lo spirito combattivo, il suscitare desiderio della sfida , stimolare la grinta e la determinazione, indurre lo sforzo per andare oltre la paura, come elemento motivatore, come sfida da affrontare e non minaccia da evitare, un percorso formativo fondamentale per gli individui che intendano approcciarsi alle arti di combattimento .
Un viaggio rivolto sia ai praticanti marzialisti, che nella pratica cercano una via interiore, sia a chi si vuole cimentarsi nel lato agonistico sportivo.
Ogni storia รจ un viaggio speciale ma qualcuno parte da piรน lontano ed arriva in terre inesplorate
maiรจutica s. f. ([dal gr. ฮผฮฑฮนฮตฯ ฯฮนฮบฮฎ (ฯฮญฯฮฝฮท), propr. ยซ(arte) ostetrica confer Socrate
Era il tempo del monsone, la stagione delle piogge, e anche se Bangkok era allโasciutto, il Nord non lo era. Le piogge arrivavano spesso, accompagnate prima da una brezza e poi da un vento che correva fra gli alberi, che frullava e mulinava il fogliame in potenti turbini, mentre il cielo si raffreddava e si oscurava. A volte cโera il tuono, altre volte no, solo la pioggia, che poteva trasformarsi in un rovescio spettacolare, o restare per ore un picchiettio costante, che gocciolava fra le foglie larghe e pesanti.
Da solo nella mia stanza, con i sensi acuiti, sentivo le lucertole sul tetto mentre pattugliavano i bordi delle finestre, in cerca di insetti attratti dalla luce. A volte, dalle finestre filtrava chiaramente della musica rock o pop thailandese, e allโinizio pensavo che provenisse dal paese sottostante. ยซOh no, qualcuno ha messo a palla quella schifezzaยป pensavo. Un giorno, appena terminata la mia mezzโora di meditazione, era partita la techno e mi ero precipitato fuori, per capire da dove provenisse, scoprendo che veniva dal seminterrato del mio cottage. Bussai alla porta ma non ricevetti risposta. Piรน tardi, Ajahn si mostrรฒ contrito quando glielo raccontai: ยซAh, sรฌ, รจ un monaco, รจ mio cuginoยป.
ยซPuoi chiedergli di usare le cuffie o qualcosa del genere?ยป Ajahn mi guardรฒ a lungo. ยซTi spostiamoยป disse poi. ยซLui รจ un poโ disturbato.ยป
Se dovessi mai fare un monologo di cabaret sulla mia permanenza in un centro di meditazione buddhista nel Nord della Thailandia, ci sarebbe di sicuro un pezzo chiamato โIl monaco nel sottoscalaโ. Un altro monaco, un thailandese che aveva frequentato lโuniversitร nellโIndiana, mi accompagnรฒ nel cammino del giorno seguente e mi diede la sua solidarietร . ยซร terribile, disturbarti cosรฌยป disse. ยซSei venuto per lโisolamento piรน totale e quello ti spara la techno. E che cazzo!ยป
Il quarto giorno, dopo il canto serale, quando tutti lentamente si erano alzati e iniziavano a camminare, Panyavudo mi si avvicinรฒ e mi chiese, senza giri di parole: ยซTi hanno mai fatto un rito di magia nera?ยป nello stesso modo con cui avrebbe potuto chiedere a un ubriaco se aveva bevuto.
ยซNon credo proprioยป risposi io. ยซVedo delle strisce rosse intorno al tuo petto, proprio qui, sopra le costoleยป e mi passรฒ le mani sopra le costole, dove mi ero fatto male. Fui piuttosto scioccato.
Le costole mi stavano dando fastidio, e forse aveva notato che le massaggiavo, ma di certo non ne avevo parlato con nessuno. Mi condusse in un angolo tranquillo, mi sedetti e lui sedette dietro di me, mi poggiรฒ i piedi contro la schiena, concentrando lโenergia su di me per sciogliere i nodi e โ chi lo sa? โ forse mi sentii meglio.
Devi stare attentoยป mi disse poi. ยซCapita a volte, prima di un incontro, che a un combattente diano qualcosa di strano da mangiare o da bere o che gli lancino una maledizioneยป. Avevo mangiato qualcosa che mi aveva fatto sentire strano? Non era un evento raro, in Thailandia.
Ci volle tempo, ma alla fine convinsi Panyavudo a parlarmi della magia nera. Cโerano alcuni monaci che praticavano la magia, la capivano e la usavano per contrastare la magia negativa che incontravano, quelli che realizzavano amuleti benedetti e che lavoravano con i thailandesi piรน superstiziosi. A quanto pare, Panyavudo era uno di loro. Certamente Ajahn Suthep non lo era, invece. Rideva e poi raccontava la storia di un famoso monaco mago, che faceva potenti incantesimi. ยซMa quando era malato, andava comunque allโospedale. Perchรฉ? Morirร comunque. Non ci credo, alla magiaยป. E Ajahn rideva, un bambino grasso e soddisfatto di sรฉ.
A Panyavudo era stato detto di ignorare la magia e per quattro anni aveva seguito lโindicazione. Di recente aveva deciso che doveva invece abbracciarla e conoscerla, per poterla lasciare in seguito e proseguire nel cammino verso lโilluminazione. Aveva percepito che il comprenderla, ora, faceva parte del suo dovere, un concetto molto importante per i monaci.
ยซLa magia รจ frutto di intensa concentrazioneยป mi spiegรฒ, sbattendo le palpebre dietro le lenti (spesse, ma non quanto quelle di Ajahn). Un esperto di arti magiche puรฒ concentrarsi, entrare in contatto con la tua mente e influenzarla con pensieri estranei.Per combatterlo bisogna ricorrere alla coscienza e alla consapevolezza, e mantenere forte la mente in modo che sia in grado di difendersi, riconoscendo i pensieri che le sono propri rispetto a quelli che potrebbero esservi stati introdotti da qualcun altro. Non devi dire l’ora della tua nascita a nessunoยป mi disse Panyavudo, perchรฉ questo dato, stando a lui, poteva aiutarli a individuarti.
Per contrattaccare dovevi essere consapevole e conoscere te stesso, avere fiducia nelle tue sensazioni. Se una persona ti passa qualcosa da mangiare, prova a sentirlo per qualche minuto, avverti che tipo di vibrazione trasmette.
Spiegรฒ che la pratica del tai chi mi avrebbe aiutato, come la meditazione e la consapevolezza. Potevo anche sperimentare la โmeditazione compassionevoleโ, in cui dirigi pensieri positivi sulle persone che ami, che ti piacciono, che ti sono indifferenti, che non ti piacciono, purchรฉ siano del tuo stesso sesso. ยซMa non sui defunti, perchรฉ quello puรฒ attirare gli spiritiยป. Il dolore puรฒ essere il residuo di spiriti che sono stati feriti โ quello delle formiche che avevo…
eliminato dal bagno, per esempio, o di qualcuno a cui avevo fatto un torto. Quest’ultima cosa mi diede da pensare.
ยซLe energie negative possono ritorcersi contro di noi e abbiamo a disposizione ottant’anni di vitaยป lo disse come se fosse un dato assodato ยซper cui sii cauto, perchรฉ possono accumularsi e farti del male. Sii gentile e dimostra il tuo amoreยป.
Panyavudo era un uomo intelligente e colto, che aveva vissuto in Olanda e in Germania fra i ventidue e i ventiquattro anni, per poi lavorare nel settore dell’import-export e al parlamento di Bangkok. Non era uno sciocco contadino superstizioso, faceva parte a pieno titolo del mondo moderno.
Mi guardรฒ a lungo, e poi disse: ยซC’รจ una fascia di metallo intorno alla tua testa e alla tua fronte, una stretta fascia d’oroยป. Si passรฒ le dita intorno al capo, per farmi capire cosa intendeva. ยซSignifica qualcosa, per te?ยป
Scossi il capo.
ยซAllora forse dovresti occuparteneยป disse, sorridente come sempre. ยซHai bisogno di vedere il lato spirituale del combattimento e dell’autodifesa, oltre al lato fisico e mentale. Le persone si allenano per costruire la volontร di combattere, ma la magia nera puรฒ distruggerlaยป.
A partire dal sesto giorno si era verificata una specie di svolta e i miei attacchi di noia assoluta stavano sparendo. In fondo, che cosโรจ la noia? ร solo unโaltra sensazione, solo unโemozione, unโillusione โ non รจ reale. La noia รจ come il dolore, arriva per farti vedere il carattere della noia stessa. Il dolore insorge per insegnarti il dolore. Una volta sedetti per quarantacinque minuti e smisi piรน per via dello shock che per la sofferenza. Quando Ajahn sโimmergeva profondamente nella meditazione, stava seduto per sei ore e mezza. La mia consapevolezza stava crescendo e mi riusciva piรน facile accostarmi a essa, potevo caderci dentro e sentirla piรน familiare. Le cose incominciarono a diventare piรน chiare. Potevo vedere i miei pensieri da piรน punti di vista โ stavo incominciando a vedere i miei problemi a trecentosessanta gradi.
Mi ero anche adattato alla mancanza di cibo e alle sei ore di sonno, e mi sentivo energico e forte per tutto il giorno senza il sostegno del caffรจ. In parte l’appagamento derivava anche dalla mancanza di tutte le intrusioni tecnologiche che avevano fatto parte della mia vita, l’interminabile brusio di sottofondo dei microchip che mi circondavano. Era come essere di nuovo bambino. Avevo la sensazione che quella situazione si sarebbe potuta protrarre all’infinito, ma fuori dalla finestra, attraverso la giungla, mi giungeva anche il richiamo del mondo. Il vento sibilava insinuandosi fra gli…alberi e nel folto dei bambรน, le gocce incontravano le foglie. C’era un rumore costante, il rombo di motori lontani, uno scooter per strada, il vento, le cicale, i ragazzi alla porta accanto che chiacchieravano in un fluido thailandese, i monaci solitari che camminavano appena fuori dalla mia finestra.
Il decimo giorno, nel buio del primo mattino, salii in macchina, indossando di nuovo i miei soliti indumenti scuri, e non piรน quelli bianchi e puri, cosรฌ comodi, cosรฌ rilassanti per la mente. Mi ero messo il deodorante, il cui pungente odore filtrava dalla T-shirt di Bruce Lee. Tutte le catene e gli ammennicoli della societร โ tecnologia, denaro e carte di credito, biglietti e passaporti, un cellulare prestatomi da un amico: tante cose, ognuna piรน pesante dell’altra. Ajahn mi invitรฒ a tornare per scrivere un libro su ciรฒ che lui stava facendo, la meditazione e le esperienze dei farang in diversi templi. Penso che mi stesse invitando nel senso in cui i monaci buddhisti a volte invitano i laici a lavorare con loro, per costruire templi e cose del genere, per conquistarsi dei meriti.
ยซLa consapevolezza puรฒ arrivare a incidere su tutto, puรฒ essere una parte di ogni cosa, del tuo allenamento e della tua lottaยป mi disse Ajahn. Per i monaci non costituiva un problema il fatto che io fossi, anche solo a volte, un combattente. ยซSe usi la consapevolezza nella boxe, puoi essere conscio e non prigioniero dello stesso movimento, puoi essere senza forma, e ciรฒ che รจ privo di forma non puรฒ essere sconfitto, finchรฉ sei forte dentro e hai i piedi ben radicatiยป mi spiegรฒ Ajahn. Virgil si sarebbe sicuramente trovato d’accordo.
Mentre viaggiavamo attraverso la campagna nebbiosa, incontrando di tanto in tanto membri delle tribรน delle colline, nei loro abiti tradizionali, che camminavano lungo la strada, Ajahn, che sedeva davanti, si voltรฒ e mi disse: ยซLa consapevolezza ti aiuterร a vedere libero da illusioniยป.
Annuii. ยซHemingway parlava sempre di scrivere la frase โautenticaโยป dissi, quasi a me stesso.
ยซIl vecchio e il mareยป mi disse Ajahn, e sorrise. ยซUna bella storiaยป.
C’รจ una differenza tra un combattente e un artista marziale. Un combattente si allena per uno scopo: combattere. Io sono un artista marziale: non mi alleno per combattere. Mi alleno per me stesso. Mi alleno continuamente. Il mio obiettivo รจ la perfezione. Ma non la raggiungerรฒ mai.โ Georges St. Pierre
I concetti di Mannerbund, guerrieri iranici, Marut, Kรณryos (gruppo di guerra) e i Culti Indoeuropei sono strettamente collegati allโinterno del contesto delle tradizioni guerriere e religiose delle societร indoeuropee. Questi termini riflettono aspetti sociali, mitologici e spirituali legati ai gruppi di giovani guerrieri maschi e al loro ruolo nella cultura antica.Mannerbund e Kรณryos: La Fratellanza Guerriera Mannerbund (o Mรคnnerbund) รจ un termine usato negli studi indoeuropei per indicare una confraternita di giovani uomini non sposati che formavano una societร guerriera. Questi gruppi rappresentavano un rito di passaggio: i giovani lasciavano le loro famiglie per vivere insieme, allenarsi e partecipare a guerre, razzie o cacce. Il Kรณryos, invece, รจ un termine proto-indoeuropeo ricostruito che significa “gruppo di guerra” o “banda di guerrieri”. Esso rappresenta la radice linguistica e sociale di queste formazioni, fondamentali nella struttura delle prime societร indoeuropee. I membri del Kรณryos dimostravano il loro valore attraverso atti di coraggio prima di stabilirsi come adulti. Questo modello si ritrova in varie culture indoeuropee, come i Germani (es. i berserker) o gli antichi Greci (es. la Crypteia spartana). Guerrieri Iranici e il Mannerbund Con “iranica” si fa probabilmente riferimento agli elementi iranici o persiani allโinterno del ramo indo-iranico delle culture indoeuropee. Nelle societร iraniche antiche, come quelle dei Persiani, Sciti e Medi, esistevano gruppi di guerrieri che incarnavano il concetto del Mannerbund. Questi erano spesso giovani guerrieri dโรฉlite, dediti alla guerra e alle razzie. Testi come lโAvesta suggeriscono lโesistenza di tali confraternite, evidenziando lโimportanza della prodezza marziale e della fratellanza. Questi gruppi avevano anche una dimensione religiosa, spesso legata al culto di divinitร come Mitra, dio degli giuramenti e dei codici guerrieri, che rafforzava il loro senso di coesione e identitร . I Marut: Il Riflesso Mitologico del Gruppo Guerriero Nella mitologia indรน, i Marut sono un gruppo di divinitร delle tempeste, compagni di Indra, dio del tuono e della guerra. Descritti come giovani guerrieri vigorosi armati di armi dorate, i Marut rappresentano unโimmagine mitologica del Mannerbund o del Kรณryos. Sono una fratellanza divina di combattenti feroci, associati alle forze della natura come tempeste e venti, che assistono Indra in battaglie epiche, come quella contro il serpente Vritra. La loro figura riflette le societร guerriere umane, dove i giovani venivano iniziati in gruppi che combinavano qualitร marziali e divine. Culti Indoeuropei: La Dimensione ReligiosaI gruppi guerrieri come il Mannerbund e il Kรณryos non erano solo istituzioni sociali o militari, ma erano profondamente radicati nei culti indoeuropei. Partecipavano a rituali che invocavano protezione divina o canalizzavano il potere di dรจi legati alla guerra e agli elementi naturali. I Marut, ad esempio, non sono solo guerrieri, ma anche esseri divini che dominano le forze della natura, simbolizzando lโunione tra ruolo marziale e spirituale. Nei contesti germanici, i berserker entravano in stati di furia rituale che li rendevano invincibili, un tratto che richiama la “furia guerriera” presente in altre culture indoeuropee, come la lyssa greca o il concetto vedico di eis (frenesia). Nelle tradizioni iraniche, i guerrieri erano spesso legati al culto di Mitra, che presiedeva a giuramenti e contratti, elementi chiave per la lealtร di questi gruppi. Il Mannerbund, i guerrieri iranici, i Marut e il Kรณryos sono espressioni diverse di una stessa tradizione indoeuropea: quella delle societร di giovani guerrieri. Il Mannerbund e il Kรณryos ne rappresentano le basi sociali e linguistiche; i Marut ne offrono una versione mitologica, incarnando lโarchetipo divino del gruppo guerriero; i guerrieri iranici mostrano una specifica manifestazione culturale, spesso intrecciata ai culti religiosi. Insieme, questi elementi evidenziano il ruolo centrale delle confraternite guerriere nelle societร indoeuropee, unendo aspetti marziali, sociali e spirituali in un unico quadro culturale.
Nel contesto dei popoli indo-iranici, si condivideva un pantheon di divinitร simili, inclusa una serie di divinitร guerriere, come ad esempio Indra nel mondo indiano, che nel mondo iranico corrisponde a Verthragna (uno degli epiteti di Indra, significante “l’uccisore del serpente” o “il distruttore dell’ostacolo”). Questo indica la presenza di un aspetto guerriero nella loro mitologia condivisa. In tale contesto dei popoli indo-iranici e, in particolare, dello Zoroastrismo, il fuocoย riveste un ruolo centrale e possiede una concezione esoterica e spiritualeย profonda.
Ecco alcuni punti chiave relativi al fuoco e al suo significato esoterico: Centro della liturgia e mediatore divino: Il fuoco รจ il fulcro della liturgia ed รจ considerato un mediatore nel dialogo con il divino. Deve essere acceso e mantenuto in modi specifici. Fuochi permanenti nella tradizione iranica: A differenza del mondo indiano, dove il fuoco puรฒ essere estinto dopo una liturgia (anche se lunga, come 12 giorni e notti), la tradizione iranica insiste sulla creazione di fuochi permanenti, che non possono essere estinti. Templi del fuoco e continuitร sacra: Esistono i cosiddetti “templi del fuoco”, in particolare in India (a Mumbai e nel Gujarat), dove le fiamme sono state mantenute accese per diverse centinaia di anni. Si dice che uno di questi fuochi, nel Gujarat, provenga da carboni ardenti portati direttamente dall’Iran sasanide. Purezza e rituali di purificazione: La contaminazione di un fuoco sacro richiede liturgie complesse per purificarlo e generare una nuova fiamma con la potenza divina purificata.
George Dumizil in Mitra e Varduna, pag. 115 effettua una comparazione tra Germani e altre confraternite indoeuropee ” ciรฒ che emerge nell’insieme delle testimonianze (sin da Tcito De Germania,31) รจ che la morale economica, cosรฌ come quella sessuale e piรน in generale il comportamento di questi guerrieri, in pace come in guerra, non ha niente in comune col resto della societร ” Nessuno di loro riferisce Tacito(loc.cit) in merito alla ”societร militare” dei Chatti, ha una casa, nรจ campo, ne preoccupazione alcuna: si presentano presso chiunque e ne ricevono nutrimento, prodighi di beni altrui, indifferenti ai loro” ”Nulli domus aut ager aut aliqua cura: prout ad quemque uenere, aluntur: prodigi alieni, contemptores sui ”
(italiano) ยซOra, conosciamo il Brahman da cui questo [mondo] originaยป
(Brahmasลซtra’, I,1,1-2)
Ilย Brahmasลซtraย (devanฤgarฤซ: เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎเคธเฅเคคเฅเคฐ; lett. “Iย sลซtraย (aforismi) sulย Brahman“), noto anche comeย Vedฤntasลซtraย Uttaramฤซmฤแนsฤsลซtra, testo religioso composto inย lingua sanscritaย posto a fondamento delย darลanaย hindลซย indicato comeย Vedฤntaย (“Fine dei Veda”), questo noto anche comeย Uttaramฤซmฤแนsฤย (“Esegesi aggiunta”), dove ne compone, unitamente alleย Upaniแนฃadย e allaย Bhagavadgฤซtฤย e ai relativi commentari, il “triplice canone” (prasthanฤtraya).
ยซna prayojanavattvฤtlokavat tu lฤซlฤkaivalyamยป Egli non ha motivo di essere. Allo stesso modo il mondo รจ semplicemente un suo gioco. (Brahmasลซtraย II, 1, 32-33) ย lฤซlฤย เคฒเฅเคฒเคพ gioco cosmico
เฅ เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ เฅเฅ เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ เฅ เฅ “Non a causa di uno scopo” เฅเฅ “Ma come il mondo, รจ solo un gioco (lฤซlฤ)”
La prima parte, “เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ” (na prayojanavattvฤt), si traduce come “Non a causa di uno scopo”, indicando che l’azione divina non รจ motivata da un fine utilitaristico. La seconda parte, “เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ” (lokavattu lฤซlฤkaivalyam), si traduce come “Ma come il mondo, รจ solo un gioco”, suggerendo che la creazione del mondo da parte del divino รจ un atto spontaneo, simile a un gioco (lฤซlฤ), senza un motivo specifico.
ๆณ็ๆฎฟใฏใไบบใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใ่ชๅใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใใ Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa piรน abile di ieri, domani piรน abile di oggi. Lโaddestramento non finisce mai.
Ecco i punti chiave sulla meditazione secondo Jiri Prochazka:
Consiglio per chi non ama la solitudine: Suggerisce di iniziare a meditare per coloro che hanno difficoltร a stare da soli e godersi la propria compagnia.
Scopo della meditazione: La meditazione serve a riconoscere se stessi, la propria mente e i propri “demoni” interiori. Aiuta a conoscere la voce nella propria testa e a realizzare che i pensieri negativi non sono reali.
“Qui e Ora” e Gioia Pura: Attraverso la meditazione, si puรฒ raggiungere una comprensione del puro “qui e ora”, che Jiri associa alla gioia pura.
Consapevolezza: Meditare significa riconoscere se stessi, la propria mente, i sentimenti, i pensieri e le cose che ci circondano, come il respiro e gli odori.
Esercizio con un Fiore: Jiri descrive un esercizio di meditazione in cui si pone un oggetto, come un fiore, di fronte a sรฉ e lo si osserva per circa 10 minuti. Durante questo tempo, ci si immerge completamente nel momento presente, osservando solo l’oggetto e prendendo coscienza dei pensieri che sopraggiungono.
Disciplina Mentale: L’obiettivo di questo esercizio รจ disciplinare la mente a rimanere focalizzata su un unico punto e a ritornarvi ogni volta che viene distratta.
Libertร e Gratitudine: Dopo aver disciplinato la mente, si puรฒ godere della libertร di osservare ciรฒ che ci circonda ed essere grati per tutte le cose che si hanno. Questa disciplina si puรฒ estendere anche alle scelte quotidiane, come quelle alimentari, portando a una maggiore apprezzamento delle decisioni consapevoli.
Connessione con il Combattimento: Jiri paragona la disciplina e la concentrazione sviluppate con la meditazione alla capacitร di godersi il combattimento, rimanendo presenti nel momento invece di essere preda della paura o delle reazioni istintive.
Secondo Jiri Prochazka, il “flow” รจ di fondamentale importanza nel combattimento. Ecco i punti chiave che emergono dalle sue interazioni:
Non perdere il flow: Jiri esorta a non perdere il flusso durante il combattimento. Questo รจ cruciale indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova.
Rimanere nel flow anche in situazioni difficili: ร importante sapere come entrare nel flusso e rimanerci, anche durante esercizi difficili o situazioni complicate, che si stia vincendo o perdendo.
Il flow quando si vince: Spesso, quando si sta vincendo e si sente che l’avversario รจ vicino alla sconfitta, si viene sopraffatti dall’emozione e dal desiderio di finire l’incontro rapidamente. Invece, Prochazka raccomanda di rimanere nel “qui e ora”, di essere nel flusso.
Il flow quando si perde: Anche quando si sta perdendo, si viene colpiti o si รจ feriti, รจ essenziale realizzare e mantenere una mentalitร positiva, respirare e procedere passo dopo passo, con la convinzione di poter vincere. Questo รจ strettamente legato al rimanere nel flusso.
Connessione con l’essere nel momento: Essere nel flusso รจ collegato all’essere nel “qui e ora”.
In sintesi, per Jiri Prochazka, il “flow” rappresenta uno stato mentale di presenza e continuitร nell’azione, che permette di rimanere efficaci e lucidi sia nei momenti favorevoli che in quelli avversi del combattimento. Non perdere il flusso significa non farsi sopraffare dalle emozioni o dalle difficoltร , ma rimanere concentrati sul momento presente e sull’obiettivo di vincere.
Jiri Prochazka descrive il suo stile di combattimento enfatizzando diversi principi e approcci. Inizialmente, viene presentato come un combattente che รจ diventato campione UFC “combattendo come nessun altro”. Viene notato il suo stile unico, con “mani basse, mento in avanti”, che inizialmente potrebbe sembrare inefficace, ma che in realtร lo rende molto bravo.
Un elemento fondamentale del suo stile รจ la capacitร di “rendere confortevole ciรฒ che รจ scomodo”. Questo suggerisce una mentalitร di adattamento e di superamento delle difficoltร .
Prochazka sottolinea anche l’importanza di essere adattabili e di usare la tecnica dell’avversario come propria tecnica. Questa filosofia รจ paragonata al concetto di Bruce Lee dell’acqua che si adatta al contenitore, evidenziando la sua capacitร di adattarsi a ogni momento. Sostiene di poter “vedere l’avversario veloce come lento e l’avversario lento come veramente veloce” con la sua mente, e di poter “rallentare un avversario veloce o velocizzare uno lento” per poi “cogliere il momento giusto”.
Un altro aspetto cruciale รจ la distanza, che lui considera la sua “protezione”. Spiega che il suo obiettivo principale รจ connettersi con l’avversario e sentire il ritmo. Il controllo della distanza gli permette di decidere quando puรฒ essere colpito e quando puรฒ allontanarsi. Durante lo sparring, cerca attivamente la distanza e applica pressione.
Prochazka descrive il suo approccio al combattimento come semplice, riducendolo a “boom e vincere”. Crede che le persone tendano a “eccessiva intellettualizzazione” e che la chiave sia essere nel “qui e ora” e agire in modo diretto. Afferma che se si รจ “leggeri” e “calmi”, si possono vedere le opportunitร e godersi il combattimento.
Durante l’allenamento, emerge anche l’idea di “giocare con la pressione” e di controllare la tensione e l’atteggiamento mentale dell’avversario, per anticiparne le reazioni.
Nel contesto dello sparring, viene definito un “savage striker” Attaccante selvaggio” e viene evidenziato come cerchi di trovare la distanza rapidamente. La sua capacitร di passare rapidamente da attacchi in piedi a tentativi di takedown, e viceversa, dimostra la sua natura imprevedibile.