I concetti di Mannerbund, guerrieri iranici, Marut, Kรณryos (gruppo di guerra) e i Culti Indoeuropei sono strettamente collegati allโinterno del contesto delle tradizioni guerriere e religiose delle societร indoeuropee. Questi termini riflettono aspetti sociali, mitologici e spirituali legati ai gruppi di giovani guerrieri maschi e al loro ruolo nella cultura antica.Mannerbund e Kรณryos: La Fratellanza Guerriera Mannerbund (o Mรคnnerbund) รจ un termine usato negli studi indoeuropei per indicare una confraternita di giovani uomini non sposati che formavano una societร guerriera. Questi gruppi rappresentavano un rito di passaggio: i giovani lasciavano le loro famiglie per vivere insieme, allenarsi e partecipare a guerre, razzie o cacce. Il Kรณryos, invece, รจ un termine proto-indoeuropeo ricostruito che significa “gruppo di guerra” o “banda di guerrieri”. Esso rappresenta la radice linguistica e sociale di queste formazioni, fondamentali nella struttura delle prime societร indoeuropee. I membri del Kรณryos dimostravano il loro valore attraverso atti di coraggio prima di stabilirsi come adulti. Questo modello si ritrova in varie culture indoeuropee, come i Germani (es. i berserker) o gli antichi Greci (es. la Crypteia spartana). Guerrieri Iranici e il Mannerbund Con “iranica” si fa probabilmente riferimento agli elementi iranici o persiani allโinterno del ramo indo-iranico delle culture indoeuropee. Nelle societร iraniche antiche, come quelle dei Persiani, Sciti e Medi, esistevano gruppi di guerrieri che incarnavano il concetto del Mannerbund. Questi erano spesso giovani guerrieri dโรฉlite, dediti alla guerra e alle razzie. Testi come lโAvesta suggeriscono lโesistenza di tali confraternite, evidenziando lโimportanza della prodezza marziale e della fratellanza. Questi gruppi avevano anche una dimensione religiosa, spesso legata al culto di divinitร come Mitra, dio degli giuramenti e dei codici guerrieri, che rafforzava il loro senso di coesione e identitร . I Marut: Il Riflesso Mitologico del Gruppo Guerriero Nella mitologia indรน, i Marut sono un gruppo di divinitร delle tempeste, compagni di Indra, dio del tuono e della guerra. Descritti come giovani guerrieri vigorosi armati di armi dorate, i Marut rappresentano unโimmagine mitologica del Mannerbund o del Kรณryos. Sono una fratellanza divina di combattenti feroci, associati alle forze della natura come tempeste e venti, che assistono Indra in battaglie epiche, come quella contro il serpente Vritra. La loro figura riflette le societร guerriere umane, dove i giovani venivano iniziati in gruppi che combinavano qualitร marziali e divine. Culti Indoeuropei: La Dimensione ReligiosaI gruppi guerrieri come il Mannerbund e il Kรณryos non erano solo istituzioni sociali o militari, ma erano profondamente radicati nei culti indoeuropei. Partecipavano a rituali che invocavano protezione divina o canalizzavano il potere di dรจi legati alla guerra e agli elementi naturali. I Marut, ad esempio, non sono solo guerrieri, ma anche esseri divini che dominano le forze della natura, simbolizzando lโunione tra ruolo marziale e spirituale. Nei contesti germanici, i berserker entravano in stati di furia rituale che li rendevano invincibili, un tratto che richiama la “furia guerriera” presente in altre culture indoeuropee, come la lyssa greca o il concetto vedico di eis (frenesia). Nelle tradizioni iraniche, i guerrieri erano spesso legati al culto di Mitra, che presiedeva a giuramenti e contratti, elementi chiave per la lealtร di questi gruppi. Il Mannerbund, i guerrieri iranici, i Marut e il Kรณryos sono espressioni diverse di una stessa tradizione indoeuropea: quella delle societร di giovani guerrieri. Il Mannerbund e il Kรณryos ne rappresentano le basi sociali e linguistiche; i Marut ne offrono una versione mitologica, incarnando lโarchetipo divino del gruppo guerriero; i guerrieri iranici mostrano una specifica manifestazione culturale, spesso intrecciata ai culti religiosi. Insieme, questi elementi evidenziano il ruolo centrale delle confraternite guerriere nelle societร indoeuropee, unendo aspetti marziali, sociali e spirituali in un unico quadro culturale.
Nel contesto dei popoli indo-iranici, si condivideva un pantheon di divinitร simili, inclusa una serie di divinitร guerriere, come ad esempio Indra nel mondo indiano, che nel mondo iranico corrisponde a Verthragna (uno degli epiteti di Indra, significante “l’uccisore del serpente” o “il distruttore dell’ostacolo”). Questo indica la presenza di un aspetto guerriero nella loro mitologia condivisa. In tale contesto dei popoli indo-iranici e, in particolare, dello Zoroastrismo, il fuocoย riveste un ruolo centrale e possiede una concezione esoterica e spiritualeย profonda.
Ecco alcuni punti chiave relativi al fuoco e al suo significato esoterico: Centro della liturgia e mediatore divino: Il fuoco รจ il fulcro della liturgia ed รจ considerato un mediatore nel dialogo con il divino. Deve essere acceso e mantenuto in modi specifici. Fuochi permanenti nella tradizione iranica: A differenza del mondo indiano, dove il fuoco puรฒ essere estinto dopo una liturgia (anche se lunga, come 12 giorni e notti), la tradizione iranica insiste sulla creazione di fuochi permanenti, che non possono essere estinti. Templi del fuoco e continuitร sacra: Esistono i cosiddetti “templi del fuoco”, in particolare in India (a Mumbai e nel Gujarat), dove le fiamme sono state mantenute accese per diverse centinaia di anni. Si dice che uno di questi fuochi, nel Gujarat, provenga da carboni ardenti portati direttamente dall’Iran sasanide. Purezza e rituali di purificazione: La contaminazione di un fuoco sacro richiede liturgie complesse per purificarlo e generare una nuova fiamma con la potenza divina purificata.
George Dumizil in Mitra e Varduna, pag. 115 effettua una comparazione tra Germani e altre confraternite indoeuropee ” ciรฒ che emerge nell’insieme delle testimonianze (sin da Tcito De Germania,31) รจ che la morale economica, cosรฌ come quella sessuale e piรน in generale il comportamento di questi guerrieri, in pace come in guerra, non ha niente in comune col resto della societร ” Nessuno di loro riferisce Tacito(loc.cit) in merito alla ”societร militare” dei Chatti, ha una casa, nรจ campo, ne preoccupazione alcuna: si presentano presso chiunque e ne ricevono nutrimento, prodighi di beni altrui, indifferenti ai loro” ”Nulli domus aut ager aut aliqua cura: prout ad quemque uenere, aluntur: prodigi alieni, contemptores sui ”
(italiano) ยซOra, conosciamo il Brahman da cui questo [mondo] originaยป
(Brahmasลซtra’, I,1,1-2)
Ilย Brahmasลซtraย (devanฤgarฤซ: เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎเคธเฅเคคเฅเคฐ; lett. “Iย sลซtraย (aforismi) sulย Brahman“), noto anche comeย Vedฤntasลซtraย Uttaramฤซmฤแนsฤsลซtra, testo religioso composto inย lingua sanscritaย posto a fondamento delย darลanaย hindลซย indicato comeย Vedฤntaย (“Fine dei Veda”), questo noto anche comeย Uttaramฤซmฤแนsฤย (“Esegesi aggiunta”), dove ne compone, unitamente alleย Upaniแนฃadย e allaย Bhagavadgฤซtฤย e ai relativi commentari, il “triplice canone” (prasthanฤtraya).
ยซna prayojanavattvฤtlokavat tu lฤซlฤkaivalyamยป Egli non ha motivo di essere. Allo stesso modo il mondo รจ semplicemente un suo gioco. (Brahmasลซtraย II, 1, 32-33) ย lฤซlฤย เคฒเฅเคฒเคพ gioco cosmico
เฅ เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ เฅเฅ เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ เฅ เฅ “Non a causa di uno scopo” เฅเฅ “Ma come il mondo, รจ solo un gioco (lฤซlฤ)”
La prima parte, “เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ” (na prayojanavattvฤt), si traduce come “Non a causa di uno scopo”, indicando che l’azione divina non รจ motivata da un fine utilitaristico. La seconda parte, “เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ” (lokavattu lฤซlฤkaivalyam), si traduce come “Ma come il mondo, รจ solo un gioco”, suggerendo che la creazione del mondo da parte del divino รจ un atto spontaneo, simile a un gioco (lฤซlฤ), senza un motivo specifico.
ๆณ็ๆฎฟใฏใไบบใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใ่ชๅใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใใ Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa piรน abile di ieri, domani piรน abile di oggi. Lโaddestramento non finisce mai.
Ecco i punti chiave sulla meditazione secondo Jiri Prochazka:
Consiglio per chi non ama la solitudine: Suggerisce di iniziare a meditare per coloro che hanno difficoltร a stare da soli e godersi la propria compagnia.
Scopo della meditazione: La meditazione serve a riconoscere se stessi, la propria mente e i propri “demoni” interiori. Aiuta a conoscere la voce nella propria testa e a realizzare che i pensieri negativi non sono reali.
“Qui e Ora” e Gioia Pura: Attraverso la meditazione, si puรฒ raggiungere una comprensione del puro “qui e ora”, che Jiri associa alla gioia pura.
Consapevolezza: Meditare significa riconoscere se stessi, la propria mente, i sentimenti, i pensieri e le cose che ci circondano, come il respiro e gli odori.
Esercizio con un Fiore: Jiri descrive un esercizio di meditazione in cui si pone un oggetto, come un fiore, di fronte a sรฉ e lo si osserva per circa 10 minuti. Durante questo tempo, ci si immerge completamente nel momento presente, osservando solo l’oggetto e prendendo coscienza dei pensieri che sopraggiungono.
Disciplina Mentale: L’obiettivo di questo esercizio รจ disciplinare la mente a rimanere focalizzata su un unico punto e a ritornarvi ogni volta che viene distratta.
Libertร e Gratitudine: Dopo aver disciplinato la mente, si puรฒ godere della libertร di osservare ciรฒ che ci circonda ed essere grati per tutte le cose che si hanno. Questa disciplina si puรฒ estendere anche alle scelte quotidiane, come quelle alimentari, portando a una maggiore apprezzamento delle decisioni consapevoli.
Connessione con il Combattimento: Jiri paragona la disciplina e la concentrazione sviluppate con la meditazione alla capacitร di godersi il combattimento, rimanendo presenti nel momento invece di essere preda della paura o delle reazioni istintive.
Secondo Jiri Prochazka, il “flow” รจ di fondamentale importanza nel combattimento. Ecco i punti chiave che emergono dalle sue interazioni:
Non perdere il flow: Jiri esorta a non perdere il flusso durante il combattimento. Questo รจ cruciale indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova.
Rimanere nel flow anche in situazioni difficili: ร importante sapere come entrare nel flusso e rimanerci, anche durante esercizi difficili o situazioni complicate, che si stia vincendo o perdendo.
Il flow quando si vince: Spesso, quando si sta vincendo e si sente che l’avversario รจ vicino alla sconfitta, si viene sopraffatti dall’emozione e dal desiderio di finire l’incontro rapidamente. Invece, Prochazka raccomanda di rimanere nel “qui e ora”, di essere nel flusso.
Il flow quando si perde: Anche quando si sta perdendo, si viene colpiti o si รจ feriti, รจ essenziale realizzare e mantenere una mentalitร positiva, respirare e procedere passo dopo passo, con la convinzione di poter vincere. Questo รจ strettamente legato al rimanere nel flusso.
Connessione con l’essere nel momento: Essere nel flusso รจ collegato all’essere nel “qui e ora”.
In sintesi, per Jiri Prochazka, il “flow” rappresenta uno stato mentale di presenza e continuitร nell’azione, che permette di rimanere efficaci e lucidi sia nei momenti favorevoli che in quelli avversi del combattimento. Non perdere il flusso significa non farsi sopraffare dalle emozioni o dalle difficoltร , ma rimanere concentrati sul momento presente e sull’obiettivo di vincere.
Jiri Prochazka descrive il suo stile di combattimento enfatizzando diversi principi e approcci. Inizialmente, viene presentato come un combattente che รจ diventato campione UFC “combattendo come nessun altro”. Viene notato il suo stile unico, con “mani basse, mento in avanti”, che inizialmente potrebbe sembrare inefficace, ma che in realtร lo rende molto bravo.
Un elemento fondamentale del suo stile รจ la capacitร di “rendere confortevole ciรฒ che รจ scomodo”. Questo suggerisce una mentalitร di adattamento e di superamento delle difficoltร .
Prochazka sottolinea anche l’importanza di essere adattabili e di usare la tecnica dell’avversario come propria tecnica. Questa filosofia รจ paragonata al concetto di Bruce Lee dell’acqua che si adatta al contenitore, evidenziando la sua capacitร di adattarsi a ogni momento. Sostiene di poter “vedere l’avversario veloce come lento e l’avversario lento come veramente veloce” con la sua mente, e di poter “rallentare un avversario veloce o velocizzare uno lento” per poi “cogliere il momento giusto”.
Un altro aspetto cruciale รจ la distanza, che lui considera la sua “protezione”. Spiega che il suo obiettivo principale รจ connettersi con l’avversario e sentire il ritmo. Il controllo della distanza gli permette di decidere quando puรฒ essere colpito e quando puรฒ allontanarsi. Durante lo sparring, cerca attivamente la distanza e applica pressione.
Prochazka descrive il suo approccio al combattimento come semplice, riducendolo a “boom e vincere”. Crede che le persone tendano a “eccessiva intellettualizzazione” e che la chiave sia essere nel “qui e ora” e agire in modo diretto. Afferma che se si รจ “leggeri” e “calmi”, si possono vedere le opportunitร e godersi il combattimento.
Durante l’allenamento, emerge anche l’idea di “giocare con la pressione” e di controllare la tensione e l’atteggiamento mentale dell’avversario, per anticiparne le reazioni.
Nel contesto dello sparring, viene definito un “savage striker” Attaccante selvaggio” e viene evidenziato come cerchi di trovare la distanza rapidamente. La sua capacitร di passare rapidamente da attacchi in piedi a tentativi di takedown, e viceversa, dimostra la sua natura imprevedibile.
Kami็ฅ La parte sinistra (็คป, una forma semplificata di ็คบ) significa โsantuarioโ. La parte destra (็ณ), invece, reca il significato di โparlareโ.
Questo ideogramma era proveniente dallโantica Cina, dove ็คบ rappresentava un altare sacrificale in pietra a tre gambe (come lo stesso ideogramma in parte ci comunica). Per utilizzarlo in ideogrammi composti, ็คบ si trasforma in ็คป, con la riga superiore che diventa una sorta di virgoletta. Spesso, a questo ideogramma si attribuiva la definizione di โmanifestazioneโ o โvenerazioneโ.
Rappresentai gli โdรจiโ, gli โspiritiโ, ma anche โesseri supremiโ, ma anche la โmenteโ e, in generale, โtutto ciรฒ che รจ veneratoโ.
Dal momento che nella lingua giapponese non esiste singolare o plurale e nemmeno genere, Kami รจ un concetto fluido che pervade ogni cosa, abbracciando entitร diverse, come tutto ciรฒ che vive ed esiste in natura, dal tuono alla montagna. Possono essere animali, piante, protettori di specifici eventi della vita delle persone, come la nascita o la crescita, ma possono anche essere spiriti di eroi e spiriti degli antenati. Vi sono quelli della casata imperiale, ma anche gli antenati venerati da ogni famiglia.
Quanti sono i Kami? Il concetto di Yaoyorozu-no-kami
Cโรจ unโespressione in lingua giapponese che dovrebbe indicare il numero di Kami venerati. Yaoyorozu-no-kami (ๅ ซ็พไธใฎ็ฅ), letteralmente โ8 milioni di Kamiโ.
Questa espressione, perรฒ, non va valutata per il suo significato letterale. Lโutilizzo del numero 8 non รจ affatto un caso e sottende il significato che il numero dei Kami giapponesi sia infinito. Anzi, รจ in continuo aumento.
Anzi, cosรฌ come i fedeli devono onorarli, onde evitare spiacevoli conseguenze, anche queste entitร sono tenute a onorare chi li venera ottemperando il compito che รจ parte della loro natura o del contesto in cui vivono.
confer Elisa Borgato in merito allโetimologia degli ideogrammiย https://leggimee.it
Amaterasu-ลmikami (ๅคฉ็ งๅคงๅพก็ฅ)
Significato: Dea del sole e antenata mitologica della famiglia imperiale giapponese.
Ruolo: ร la kami piรน importante nello shintoismo, simbolo di luce, ordine e vita. ร venerata principalmente nel santuario di Ise (Ise Jingลซ).
Caratteristiche: Rappresenta la prosperitร e l’armonia. Secondo il mito, si nascose in una grotta, causando l’oscuritร nel mondo, finchรฉ altri kami la convinsero a uscire.
Susanoo-no-Mikoto (้ ไฝไน็ทๅฝ)
Significato: Dio delle tempeste, del mare e, in alcune interpretazioni, dellโagricoltura.
Ruolo: Fratello di Amaterasu, รจ noto per il suo carattere turbolento. Nel mito, uccise il serpente Yamata-no-Orochi, salvando una fanciulla e trovando la spada Kusanagi, uno dei tre tesori imperiali.
Caratteristiche: Simbolo di forza e caos, ma anche di protezione contro le calamitร .
Inari-ลkami (็จฒ่ทๅคง็ฅ)
Significato: Divinitร del riso, dellโagricoltura, della fertilitร e del commercio.
Ruolo: Molto popolare tra agricoltori e commercianti, รจ associata alle volpi (kitsune), considerate sue messaggere. I santuari dedicati a Inari, come Fushimi Inari a Kyoto, sono famosi per le migliaia di torii rossi.
Caratteristiche: Protettrice della prosperitร economica e del raccolto.
Tsukuyomi-no-Mikoto (ๆ่ชญๅฝ)
Significato: Dio della luna.
Ruolo: Fratello di Amaterasu e Susanoo, governa la notte e il ciclo lunare. ร meno presente nei miti rispetto agli altri due, ma รจ venerato per il suo ruolo cosmico.
Caratteristiche: Simbolo di calma e mistero, spesso associato alla dualitร con Amaterasu (sole/luna).
Hachiman (ๅ ซๅนก็ฅ)
Significato: Dio della guerra e protettore dei samurai.
Ruolo: Associato allโimperatore ลjin, รจ venerato come patrono dei guerrieri e della nazione. Il santuario di Usa a Kyushu e il Tsurugaoka Hachimangลซ a Kamakura sono tra i piรน importanti dedicati a lui.
Caratteristiche: Simbolo di coraggio e lealtร .
Tenjin (ๅคฉ็ฅ)
Significato: Dio degli studi e della letteratura.
Ruolo: Originariamente lo spirito divinizzato di Sugawara no Michizane, un erudito del periodo Heian. ร venerato dagli studenti che pregano per il successo accademico nei santuari Kitano Tenmangลซ e Dazaifu Tenmangลซ.
Caratteristiche: Protettore della conoscenza e della giustizia.
Ebisu (ๆตๆฏๅฏฟ)
Significato: Dio della pesca, del commercio e della prosperitร .
Ruolo: Uno dei sette dรจi della fortuna (Shichifukujin), รจ spesso raffigurato con una canna da pesca e un pesce. ร venerato dai pescatori e dai commercianti.
Caratteristiche: Simbolo di abbondanza e buon auspicio.
Contesto dei kami
Ogni kami ha un ruolo specifico, ma la loro venerazione dipende dal contesto locale o dalle necessitร personali (es. successo negli studi, protezione, fertilitร ). I santuari shintoisti (jingลซ o jinja) sono dedicati a uno o piรน kami, e i rituali includono offerte (come sake o cibo), preghiere e feste (matsuri) per onorarli. La credenza nei “Yaoyorozu-no-kami” implica che anche kami minori, come gli spiriti di un albero o di un fiume, sono parte integrante della spiritualitร shintoista.
Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: โNella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio lโuomo รจ ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilitร , si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. โQuesti sono i livelli in generale. Ma ce nโรจ uno che li trascende, ed รจ il piรน eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via รจ consapevole che non finirร mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Viaโ. Si dice che una volta il maestro Yagyu osservรฒ:
โIo non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stessoโ.
ๆณ็ๆฎฟใฏใไบบใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใ่ชๅใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใใ Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa piรน abile di ieri, domani piรน abile di oggi. Lโaddestramento non finisce mai.
Ogni ideogramma ha un significato base, ma il contesto poetico e filosofico (che richiama il Taoismo e la spiritualitร cinese) puรฒ ampliarne o modificarne l’interpretazione.
Alcuni caratteri, come ๆญธ (guฤซ) e ไธ (yฤซ), si ripetono, enfatizzando temi di ritorno all’origine e unitร .
็ (qรฌ) รจ una forma arcaica di “ๆฐฃ”, usata spesso in contesti mistici o taoisti per indicare l’energia primordiale.
Ritorna lo spirito, torna al nulla, torna allโuno perfetto, Tutte le cose scaturiscono dal Tao, un soffio vitale le guida.
Tre semplici parole, Custodiscono un mistero profondo e meraviglioso.
Ognuno ha la sua visione, il suo dire, Chi ha natura spirituale comprende spontaneamente.
Coltiva il cuore autentico, libera il mondo terreno, Non contendere col mondo: questo รจ il vero coltivare.
La vita, in mille forme, รจ tutta bellezza, Ogni illusione, alla fine, รจ vuoto e nulla.
Sลjลbล รจ il nome dato a un daitengu che vive sul monte Kurama nella parte settentrionale di Kyลto. La sua casa รจ a Sลjลgatani, “la valle del sommo sacerdote”, situata nel profondo della montagna. Ha lunghi capelli bianchi, un naso incredibilmente lungo e possiede la forza di mille tengu. Sลjลbล รจ il primo in classifica tra i tengu e spesso viene definito il loro re.
"Nell'anno nono, nella primavera del secondo mese, il primo giorno cadde ilไธ่พฐ e il giorno seguente ilๆๅฏ . Una stella brillante attraversรฒ il cielo da est a ovest, seguita da un boato simile a un tuono. La gente dell'epoca credette che fosse il suono della stella cadente,ๆตๆ o addirittura un 'tuono terrestre'. Tuttavia, il monacoๆปๅง sostenne una teoria diversa: 'Non รจ una stella cadente, ma un ๅคฉ็ tengu . Quello che avete sentito รจ il suo ululato, che somiglia a un tuono.'"ๅฐ้ท
"Nihon Shoki" (ๆฅๆฌๆธ็ด)
Si dice che il leggendario “Tengu” viva sul monte Kurama, a nord di Kyoto. Sono considerati i guardiani delle foreste e delle montagne.
“Nihon Shoki” scrive che nella primavera del nono anno dell’imperatore Kotoku (637 d.C.), nella notte del 23 febbraio, un’enorme stella si mosse rapidamente da est a ovest, e poi si udรฌ un suono tonante. Le persone hanno diverse spiegazioni per questo fenomeno, alcuni pensano che sia il suono delle meteore, altri lo chiamano mine (il suono dei terremoti). Ma il monaco Min disse che non si trattava di una meteora, ma di un “tengu” la cui corteccia risuonava come un tuono.
I Tengu sono considerati creature misteriose che possono cambiare forma. Quello con un lungo naso rosso รจ chiamato “Big Tengu”, e quello con un becco di corvo รจ chiamato “Urtengu”.
Vivono tra i giganteschi “alberi di cedro giapponese” le cui radici aggrovigliate simboleggiano il misterioso regno del monte Kurama Tengu.
Sลjลbล รจ noto per la sua connessione con il Tempio Kurama, un tempio isolato che pratica un ramo unico del Buddhismo esoterico. Il Tempio Kurama ha da tempo una connessione con le religioni yamabushi e ascetiche della montagna e con il tengu che queste religioni adorano. Poichรฉ Sลjลbล risiede lรฌ, il Monte Kurama รจ anche considerato la montagna piรน importante per il tengu. Secondo il Tempio Kurama, Sลjลbล รจ o un grado sotto Maล-son, un terzo della santa trinitร che รจ centrale per la fede Kurama, o รจ in effetti un’altra forma di Mao-son.
Mao-son.่ญทๆณ้ญ็ ่ญทๆณ Proteggere la legge (la Dharma) ้ญ็ Re dei demoni
Palazzo del Re Demone Okunoin “.ๅฅงไน้ข้ญ็ๆฎฟ Si dice che questa sia una delle famose attrazioni energetiche. 6,5 milioni di anni fa, il re demone guardiano sbarcรฒ qui da Venere per salvare l’umanitร .
Leggende : Non si scrive molto su Sลjลbล, sebbene il suo nome sia ben noto. La leggenda piรน famosa su Sลjลbล รจ che abbia addestrato un giovane ragazzo di nome Ushiwakamaru. Come re dei tengu, Sลjลbล possiede una conoscenza della magia, delle tattiche militari e dell’arte della spada insuperabile da chiunque altro. Il giovane Ushiwakamaru desiderava imparare da lui e si รจ addentrato nel profondo di Sลjลgatani per sottoporsi a un lungo e arduo addestramento. Questa era una ricerca molto pericolosa, poichรฉ i tengu sono feroci e imprevedibili e si diceva che Sลjลbล mangiasse i bambini che si addentravano troppo nella foresta. Tuttavia, Sลjลbล fu colpito dal coraggio del giovane ragazzo e accettรฒ di addestrarlo.
Ushiwakamaru crebbe fino a diventare Minamoto Yoshitsune, che visse dal 1159 al 1189 d.C. Yoshitsune rimane uno dei guerrieri piรน celebrati del Giappone ed รจ uno degli eroi principali del Racconto di Heike . La sua abilitร con la spada รจ attribuita all’addestramento ricevuto dal tengu del Monte Kurama.
Generalmente raffigurato come un anziano eremita dai lunghi capelli bianchi e dal naso (o becco) straordinariamente lungo, Sลjลbล รจ solito portare con sรฉ un ventaglio fatto di sette piume, simbolo della sua posizione di vertice all’interno della comunitร tengu, divinitร minori che vivono nelle montagne o nelle foreste giapponesi.
si indicano monaci asceti giapponesi che vivevano come eremiti tra le montagne e che un’antica tradizione considerava guerrieri invincibili, addirittura dotati di poteri soprannaturali.
Essi seguivano principalmente la dottrina Shugendล, una combinazione di elementi buddhisti e shintoisti.
Per lo piรน solitari, formavano confederazioni sparse, talvolta associate a certi templi, e occasionalmente parteciparono anche a battaglie e scaramucce a fianco deisลhei, dei ninja e dei samurai.
Le loro origini possono essere fatte risalire agli “hijiri” solitari dell’VIII e del IX secolo.
Nell’uso giapponese moderno, il termine yamabushi si riferisce ai praticanti dello Shugendล, una religione sincretista che, come giร accennato, mescola elementi buddhisti (nella versione esoterica della setta Shingon) e shintoisti, ponendo grande enfasi sull’ascetismo e sulle pratiche di resistenza fisica. Gli yamabushi dalle tuniche bianche, con indosso una tromba horagai (ricavata dalla conchiglia dello
strombo), sono ancora una visione comune vicino al luogo santo dello Shugendล di Dewa Sanzan e tra le montagne sacre di Kumano e Omine.
Gli yamabushi iniziarono come yamahoshi, gruppi (o individui) isolati di eremiti, asceti e “santoni” delle montagne, che seguivano la via dello Shugendล, una ricerca di poteri spirituali, mistici o soprannaturali ottenuti mediante l’ascetismo. Non si conosce il fondatore di questa tradizione, sebbene molti miti la attribuiscano a En no Gyoja, una sorta di Mago Merlino giapponese la cui reale esistenza รจ perรฒ contestata. Gli uomini che seguirono questa via divennero conosciuti sotto vari nomi, compresi kenja, kenza e shugenja. Questi mistici della montagna giunsero ad essere rinomati per le loro abilitร magiche e le loro conoscenze occulte, ed erano ricercati come guaritori o medium, alla stessa maniera delle miko (termine che designa propriamente donne sciamane).
La maggior parte di questi asceti, oltre alla loro devozione allo Shugendล, studiavano gli insegnamenti della setta Tendai del Buddhismo, o della setta Shingon, fondata da Kลbล Daishi.
Lo Shingon fu una delle principali sette del mikkyo (ๅฏๆ) o Buddhismo esoterico, secondo il quale l’illuminazione si trova attraverso l’isolamento, lo studio e la contemplazione di sรฉ stessi, nonchรฉ della natura e di immagini esoteriche chiamate mandala.
Sia la setta Shingon che quella Tendai vedevano le montagne come il luogo ideale per questo tipo di isolamento e e per la contemplazione della natura.
Nei loro ritiri di montagna, questi monaci studiavano non solo la natura e testi e immagini religiosi o spirituali, ma anche una varietร di arti marziali.
ร dubbio se essi sentissero la necessitร di difendersi dai banditi, dagli altri monaci o dagli eserciti dei samurai, ma l’idea di studiare le arti marziali come mezzo per migliorarsi mentalmente e spiritualmente, e non soltanto fisicamente, ha sempre avuto un posto centrale nella cultura giapponese, al di lร dei principi specifici di una setta religiosa o di un’altra.
Cosรฌ, al pari dei sลhei, gli yamabushi divennero tanto guerrieri quanto monaci.
Mentre la reputazione dei loro poteri e conoscenze mistiche cresceva, e la loro organizzazione diventava piรน salda, molti dei maestri delle discipline ascetiche cominciarono ad essere nominati ad alte posizioni spirituali nella gerarchia della corte. i monaci e i templi iniziarono a guadagnare influenza politica.
Verso il PeriodoNanboku-cho, nel XII e XIV secolo, gli yamabushi avevano formato coorti organizzate chiamate konsha, le quali, insieme ai sลhei e ad altri monaci, cominciarono ad assumere la direzione dei templi centrali delle loro sette.
Essi assistettero l’imperatore Go Daigo nel suoi tentativi di rovesciare lo shogunato Kamakura, dimostrando che le loro abilitร di guerrieri erano all’altezza della sfida di combattere gli eserciti professionali dei samurai.
Parecchi secoli dopo, nel Periodo Sengoku, gli yamabushi si potevano trovare tra i consiglieri e gli eserciti di quasi tutti i piรน importanti contendenti per il dominio sul Giappone.
Come gli altri tipi di monaci guerrieri, gli yamabushi erano abili nell’uso di un’ampia varietร di armamento. Non deve perciรฒ sorprendere trovare riferimenti che li mostrano mentre combattono con arco e freccia, o con spada e pugnale. Tuttavia, al pari dei sลhei e degli ikkล-ikki, l’arma di elezione per gli yamabushi era la naginata. In aggiunta alle loro abilitร spirituali o mistiche, gli yamabushi erano spesso ritenuti abili praticanti del ninjutsu, l’arte dei ninja. Si sa che i monaci della montagna ingaggiarono i ninja per combattere al loro fianco e per aiutarli in vari modi, piรน clandestini. E si sa anche che i ninja si travestivano spesso da monaci o asceti della montagna, in modo da passare piรน facilmente inosservati in certi ambienti. Molto probabilmente, questa puรฒ essere stata l’origine della confusione tra le due figure; sembra infatti improbabile che un numero elevato di yamabushi fossero stati addestrati nel ninjutsu dai clan ninja delle isole giapponesi.In realtร , secondo talune ipotesi, lo stile di vita e l’organizzazione dei clan ninja sarebbero derivati da quelli degli yamabushi, rielaborati alla luce delle particolari concezioni del ninpo (la forma piรน alta del ninjutsu) e di altre influenze di tipo popolare.
Il mito dei tengu รจ stato probabilmente importato dalla Cina: il loro nome รจ scritto con gli stessi kanji del cinese Tiangou (ๅคฉ็, Tiฤngวu, letteralmente “”cane del cielo””), il nome cinese di Sirio e forse il nome dato a una meteora dalla coda di cane che precipitรฒ in Cina nel VI secolo a.C. Di fatto, in Cina si sviluppรฒ un’intera classe di demoni di montagna chiamati tiangou, molto simili ai tengu giapponesi nel loro comportamento maligno; questi tiangou furono probabilmente introdotti in Giappone dai primi buddhisti nel VI, e lรฌ si fusero con gli spiriti indigeni dello Shinto.
I tengu (ๅคฉ็) sono un tipo di creature fantastiche della iconografia popolare giapponese, a volte considerati kami e a volte yลkai. Sono spesso associati ad altre creature fantastiche, gli oni. I tengu assumono varie forme, ma generalmente sono rappresentati come uomini-uccello, dotati di un lungo naso prominente o addirittura di becco, con ali sulla testa e capelli spesso rossi; quelli meno potenti,
karasu tengu (็ๅคฉ็)
kotengu (ๅฐๅคฉ็)
konohatengu (ๆจใฎ่ๅคฉ็) sono ritratti come piรน simili agli uccelli.
Tengu “Biyu Suikoden” il cui naso รจ stato afferrato da Yoshinaka Wakamaru di Kisokoma ( di Yoshitoshi Ichikai )
La faccia puรฒ essere rossa, verde o nera, e le loro orecchie e capelli sono generalmente umani; sono dotati di ali che battono rapidamente come quelle di un colibrรฌ; ali e coda sono piumate, e talvolta lo รจ tutto il corpo.
Possono portare un pastorale buddhista con anelli in cima dettoshakujo, che serve a combattere o a difendersi dalla magia oscura.
I tengu abitano le montagne del Giappone, e preferiscono fitte foreste dipini e crittomerie; sono specialmente associati ai monti Takao e Kurama. La terra dei tengu รจ anche chiamataTengudล, che puรฒ corrispondere ad una locazione geografica, una parte di un regno demoniaco, o semplicemente un nome per ogni accampamento di tengu.
Le leggende spesso descrivono la societร dei tengu come gerarchica
fungono da servi e messaggeri degli yamabushi, e in capo a tutti c’รจ un re dai capelli bianchi, Sลjลbล, che vivrebbe sul monte Kurama. Inoltre, molte aree del Giappone si dicono infestate da tengu con altri nomi, spesso anche venerati nei templi. Sebbene siano sempre raffigurati come maschi, i tengu depongono uova.
I konoha-tengu sono associati aSarutahiko, il dio Shintล degli incroci, dei sentieri e del superamento degli ostacoli; l’associazione nasce probabilmente dal lungo naso del dio simile ad una proboscide. Secondo altri studiosi perรฒ i tengu deriverebbero dal dio Susanoo; le loro caratteristiche aviarie li avvicinano inoltre anche aigaruda della mitologia buddhista.
I tengu sono creature capricciose, e le leggende li descrivono a volte benevoli e a volte malvagi; talvolta si divertono a giocare scherzi pesanti, come appiccare fuochi a foreste o porte di templi, o addirittura mangiare le persone (molto raro). I tengu amano camuffarsi da viandanti umani, assumendo forme amichevoli, come eremiti itineranti; dopo aver guadagnato la fiducia della vittima (nelle leggende spesso monaci buddhisti), i tengu ci giocano, ad esempio facendola volare o immergendola in un’illusione, che sono esperti a creare.
Gli yamabushi tengu(ๅฑฑไผๅคฉ็) ลtengu (ๅคงๅคฉ็) o daitengu sono piรน umani dei loro cugini karasu: sono alti con pelle e faccia rossa, ma hanno un naso incredibilmente lungo. Spesso sono usati nelle storie per parodiare ilbuddhismo; portano un bastone (bล) o un martellino. Anche loro talvolta hanno caratteristiche aviarie, come ali o un mantello di piume; secondo alcune leggende hanno dei ventagli hauchiwa, fatti con piume o foglie di Aralia japonica, e li usano per controllare la lunghezza del naso o scatenare fortissime raffiche di vento. Dei tengu atipici sono il guhin, simile a un cane, e lo shibatengu, simile a unkappa. I tengu possonotrasformarsi in animali (uccello, volpe, o cane procione – nota che questi ultimi due sono a loro volta capaci di fare lo stesso: vedi kitsune e tanuki) o esseri umani, anche se generalmente mantengono alcune caratteristiche del loro aspetto, come un naso particolarmente lungo o una costituzione simile ad un uccello. I tengu sono quasi sempre ritratti vestiti come eremiti di montagna (yamabushi), monaci buddhisti o sacerdoti shintoisti. Anche se sono dotati di ali e possono volare, generalmente sono anche in grado di teletrasportarsi magicamente
Ushiwakamaru Benkei Scena famosa al ponte Gojo Ohashi. Ogni montagna ha il proprio tengu, che รจ il dio della montagna.Sebbene i tengu non compaiano nel folklore, Kuramayama Sojobo (grande tengu) e altri Otto tengu [Atagoyama Tarobo (tengu corvo), Hirayama Jirobo (tengu grande), Iizuna Saburo (tengu corvo), Oyama Hokibo (tengu grande), Hikoyama Buzenbo (tengu grande), Omine Yamazen Onibo (tengu corvo)), Shiramine Sagamibo ( Grande Tengu)] aiuta Ushiwakamaru. Ushiwakamaru ha imparato molto da Kuramayama Sojobo, quindi probabilmente tutti i tengu lo hanno sostenuto.
uel mese, l’ombra di Kurama รจ sospesa nell’ombra. Una piccola tempesta notturna di attacchi Konohaใ. Ci sono molte persone che vagano e uccidono i tengu Kifunegawa.ใQui, gli ortodossi della famiglia Minamoto, Ushiwakamaru, nemico di suo padre, nutre rancore nei confronti della famiglia Heike.ใVisito Tamonten ogni notte, stanco di pregare, e sonnecchio per un po’ sull’angolo della roccia Cuscino per il gomitoใ[Seri Aikata]
Munekiyo fu portato nel villaggio di Fushimi, con sua madre Tokiwa in braccio, e per compassioneใfu affidato a Tokobo della montagna, che gli disse di salvargli la vita. e sono diventato prete. Sono passati piรน di dieci anni da allora,ใma nella mia mente infantile non ho dimenticato i sogni che vedo intorno a me e, ancora diใ piรน, l’allenamento di Kendo, nemico di mio padre, mi fa sentire ancora meglio. Se lo desidero, con la grazia di Dio, aspetterรฒ il momento giusto per soddisfare il mio vero desiderio.ใPraticherรฒ le mie idee e tecniche. Proprio mentre la spada di legno si prepara con calma,ใil vento si alzerร all’improvviso e la ghiaia del tengu cadrร a parte, emettendo un suono tremendoใdalle lontane cime degli alberi di cedro, un altro misterioso piccolo tengu con una spada di legno, Uchifuri Stando di fronte a loro, Siya Kokenshi e Ushiwakamaru spazzarono via le spade di legno che li stavano attaccando. Ilใlivello superiore e quello inferiore funzionavano rapidamente. Il Villaggio di Kirigak osservavaใla battaglia e Sojobo osservava da dietro. Entrambi erano superiori l’uno all’altro. Il suono delle spade di legno era forte eใsorprendente. Anche il coraggiosoใTengu fugge, cercando di nascondere le sue tracce. Ho cercato di nascondere le mie tracce e di farle sparire
โMorirรฒ quando il mio spirito sarร lontano da meโ
Spirito ardito e un poโ ribelle, il suo desiderio di attaccare il nemico con il cannone , ‘‘guardandolo in faccia e non silurandolo nellโombra” , rievocava il comportamento cavalleresco , carismatico, magnetico, era guidato da un profondo senso di umanitร e compassione, che andava oltre i doveri militari e le convenzioni della guerra, appassionato di filosofie orientali, esoterismo e yoga, i suoi compagni di corso lo chiamavano Zoroastro , il suo equipaggio lo soprannominรฒ Mago Baku, un asceta, un mistico, che seguiva il culto della sacralitร del mare , rito del duello Altri dicono che era come un antico spartano: sobrio, schivo, introverso, solitario, con un portamento fiero e unโandatura rigida, quasi altera. In realtร quellโandatura era dovuta al fatto che Todaro portava il busto, a causa di una frattura alla colonna vertebrale, come nei riti di smembramento sciamanici, riportata quando volava sugli idrovolanti come osservatore aereo, non riuscรฌ piรน a rimettersi completamente, poichรจ la spina dorsale era lesionata.
”Giร in Accademia si era esercitato in esperimenti di suggestione ipnotica. Vi รจ chi, come il comandante Walter Auconi e il comandante De Grossi Mazzorin, ha parlato di โspiritismoโ, ma a quanto รจ dato capire solo per indicare esperimenti di metapsichica, e doti particolari del nostro ufficiale, scaturite dalle sue pratiche ascetiche, come emerse durante la guerra con โlโepisodio del tenente Stiepovich morto, in seguito allโasportazione di una gamba per un colpo di artiglieria, quasi senza accusare dolore proprio ”
confer Sandro Consolato
Questa menomazione, tuttavia non riuscรฌ a frenare lo spirito, l’attivitร del capitano, che durante lunghe ore di rieducazione trascorse a La Spezia, …. si dedicรฒ a letture e discussioni, sopratutto scritti di psicoanalisi, pare fosse un appassionato di Jung, e praticava ipnosi , esprimendo capacitร medianiche, con effetti sorprendenti. Predisse la sua morte in guerra, ma non da sveglio. Come riferiva il comandante Lenzi ” il comandante Todaro credeva , in termine generale nelle scienze occulte. Mi aveva insegnato, per esempio a girare, a passeggiare intono al nostro ”Cappellini” ( il noto sommergibile) quando era in porto perchรจ , diceva, ” bisogna imparare a riuscire a sentire quello di cui abbisogni, tu credi di pensarlo tu, invece รจ lui che te lo suggerisce, se sai ascoltarlo” in Atlantico cercavamo sulle carte nautiche con il pendolino i convogli nemici. Ho anche visto con i miei occhi far cessare il dolor di denti a un operaio francese passandogli sulla guancia due volte con ilpalmo di una mano. – […] Lo ho sentito dire piรน volte che da sveglio nessuno lo avrebbe mai… beccato. Cosรฌ รจ statoโ. Una volta mandรฒ in licenza il suo mitragliere piรน fido, che non voleva saperne di lasciare i suoi compagni. โEโ un ordine!โ, gli disse con perentorietร il comandante Todaro . Poi confidรฒ ad un amico che il giovane marinaio aveva il destino segnato. โ Che si goda qualche giorno in famiglia prima di quel giornoโ. Un mese dopo il marinaio rimase ucciso, mentre si trovava alla sua mitragliera da uno scoppio di granata che frantumรฒ la torretta del sommergibile. Fu infallibile fino a quel giorno ”Un suo compagno di corso, Walter Ghetti, cosรฌ ne parla: โTodaro era differente da noi, non solo per alcune peculiaritร , come la pratica dello yoga, il non mangiare mai carne, il carattere chiuso e un poโ melanconico; tuttavia, provammo per lui una grande amicizia, malgrado questo essere differente, che era superioritร : probabilmente perchรฉ lo sentivamo sincero. E sentivamo anche la necessitร , pur non potendo ancora misurare la forma di tale differenza, di rispettare una personalitร giร delineataโ.
A Bordeaux, fra una missione di guerra e lโaltra, passava lunghe giornate chiuso nel suo camerino a leggere, studiare, sperimentare. Si narra, a proposito di aneddoti, che una volta, per gioco, riuscรฌ ad ipnotizzare una signora con estrema facilitร . E cosรฌ la sua fama di corsaro gentiluomo si colorรฒ di altri aspetti, assunse toni accesi e istrioneschi. In effetti cโera, in quel suo pizzetto di barba nerissima, nel suo sguardo obliquo, magnetico, indagatore, cโera un che di stregonesco. Leggeva un poโ di tutto, dalla filosofia alla parapsicologia, ai libri sulle pratiche magiche. E cosรฌ a bordo cominciarono a chiamarlo Mago Bakรน. Si dice, in effetti, che avesse una sorta di preveggenza. Cโรจ chi giura di averlo sentito fare delle previsioni che si sono avverate fin nei minimi particolari. Una volta lasciรฒ a terra un marinaio perchรฉ prevedeva che ci sarebbero stati pericoli solo per lui, infatti il marinaio in questione fu colto da un violento attacco di appendicite, con pericolo di peritonite, e si salvรฒ solo perchรฉ potรฉ essere prontamente ricoverato in ospedale e trasportato in sala operatoria.
sulle iniziazioni sciamaniche: solitamente questo ยซferimento ritualeยป sfocia in uno smembramento vero e proprio, a cui fa seguito la rinascita iniziatica dell’aspirante sciamano, che si risveglia dotato di poteri soprannaturali (conferiti,si pensa,dall’azione degli spiriti). Mircea EliadeLo Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (1951) Jung narrava dellโarchetipo del guaritore ferito, di colui che tiene in sรจ due poli opposti: il guaritore e il ferito.
Il comandante consapevole del potere evocativo dei simboli forniva ai suoi marinai dei pugnali, per indurre uno spirito combattivo, come se dovessero andare all’arrembaggio, cosรฌ come aveva congeniato di rafforzare la prua del sottomarino con una forte lamiera tagliente per emergere nella caccia nemica in estremo gesto di speronamento, in una chiave ”magico animistica” , si prendeva cura del suo equipaggio e delle sue imbarcazioni apportando innovazioni ingegnose, dopo innumerevoli sperimenti, attuรฒ a proprie spese, un innovativo sistema interfonico o l’ideazione dei barchini ”SMA” (Silurante Modificato Allargato).
CONFER da Sandro Consolato โArthosโ, n.s., a. III, nยฐ 6 , luglio-dicembre 1999
In questo testo il Professor Consolato intravvede una forte connessione dello stile di vita del comandante e gli insegnamenti contenuti nella Bhagavad-gita indirizzati agli Kshatrya, la casta guerriera.
''lโorizzonte di una via ascetica dellโazione avente, rispetto alla via ascetica della contemplazione, โin primo piano [...] un processo immanente, volto a destare le forze piรน profonde dellโentitร umana e a portarle a superare sรฉ stesse, a far sรฌ che, in unโintensitร -limite, dalla vita stessa si liberi lโapice della supervitaโ. Di tale via eroica Evola ricordava la culminazione spirituale della Bhagavad-gรฎtรข, con i suoi insegnamenti rivolti agli kshatriya, ai guerrieri: โMettendo al pari piacere e dolore, profitto e perdita, vittoria e sconfitta, ร rmati per la battaglia: in tal modo, non avrai colpaโ (III, 38); โNon vโรจ [possibilitร di] esistenza per lโirreale o [possibilitร di] non-esistenza per il reale: coloro che sanno, percepiscono la veritร rispettiva di entrambi... Sappi essere indistruttibile ciรฒ che tutto compenetra. Colui che lo considera come uccisore e colui che lo considera come ucciso, sono entrambi ignoranti: esso non uccide e non รจ ucciso. Non รจ ucciso, quando il corpo รจ ucciso. Questi corpi dello spirito eterno, indistruttibile, illimitato, valgono come perituri: quindi sorgi, e combattiโ (II, 16, 17, 19, 20, 18). ''
Il marinaio Vittorio Marcon racconta: โRicordo che era avvenuto che il Comandante col pensiero avesse chiamato qualcuno dellโequipaggio, e questi fosse arrivato come se lo avessero richiesto ad alta voce. Una volta ero con lui, nello stesso locale, che era un locale perfettamente chiuso, isolato dagli altri, ed egli disse il nome di un sottufficiale. Non era passato forse un minuto che quel sottufficiale bussรฒ alla porta, proprio come avesse sentito di essere chiamato dal Comandanteโ.
Lโammiraglio Vittorio E. Tognelli ebbe a dire di Todaro: โLa sua tattica preferita era quella piรน ardita e pericolosa: attacco di giorno con cannone, anche se sconfessata dai suoi superiori per il grave rischio cui sottoponeva lโunitร e per le perdite che inevitabilmente subiva in combattimentoโ. Ma i suoi uomini non temevano di morire, perchรฉ sapevano che il primo ad esporre la propria vita era il loro comandante. Sul suo sommergibile regnava un cameratesco egualitarismo: uguale vestiario, uguale vitto, uguale tempo libero per tutti, obbligo di ginnastica giornaliera. Scriverร lโammiraglio tedesco Dรถnitz sul temperamento e le qualitร militari dei sommergibilisti italiani: โEssi sono perfettamente capaci di attaccare il nemico con ardimento e abnegazione. Anzi, in certe circostanze, possono, nello slancio dellโazione, comportarsi piรน audacemente di noi che non ci lasciamo trascinare cosรฌ dallโentusiasmo della battagliaโ.
Borghese volle Todaro, alla testa del Reparto di superficie, che venne intitolato a โVittorio Moccagattaโ, mentre quello subacquei lo fu a โTeseo Teseiโ. Cosรฌ il principe romano ritrasse poi Todaro nel suo Decima Flottiglia Mas: โDi statura normale, appariva piรน piccolo per lโabbandono delle spalle sempre un poโ curve; lo sguardo vivissimo negli occhi scuri, il volto affilato e incorniciato da un pizzetto nero; acuto psicologo, chiaroveggente e singolarmente iniziato nei problemi teosofistici, dotato di un coraggio freddo e cosciente e di una volontร e capacitร di lavoro eccezionaliโ.
Salvatore Todaro a destra con a fianco Valerio Borghese, a sinistra รจ lโammiraglio Aimone di Savoia Aosta, al centro Ernesto Forza
Sebastopoli capitolรฒ il 2 luglio del โ42. I tedeschi, le cui forze di terra avevano certamente determinato la vittoria sui russi, volevano accapparrarsi anche i meriti dellโassedio dal mare, e piรน concretamente sottrarre agli alleati rumeni, che pure avevano combattuto valorosamente, ogni pretesa sul porto di Balaclava. Il 1ยฐ luglio i rumeni, contrariamente al volere dei tedeschi, decisero di entrare per primi a Balaclava da terra, facendosi strada โcon un valoroso assalto allโarma biancaโ, e Todaro, di sua iniziativa, senza avvertire il suo superiore Mimbelli per non essere intercettato dagli alleati, decise a sua volta che i cinque motoscafi italiani sarebbero entrati nel porto a bandiere spiegate prima dei mas germanici. E cosรฌ fu, sotto gli ultimi fuochi dellโartiglieria costiera sovietica. Il colonnello rumeno Dimitrescu accolse felice i fratelli latini giunti dal mare, festeggiando con… cipolle e champagne!
Il 4 luglio โ42 Todaro tornava in Italia dal Mar Nero, dove aveva compiuto tredici missioni di guerra. Il comandante Auconi testimonia che Todaro โsentivaโ che sarebbe caduto in guerra e che parlava di ciรฒ senza commozione, con assoluta naturalezza. A ottobre visitรฒ per lโultima volta la famiglia a Sottomarina. Si recรฒ dal monsignor Voltolina e, malgrado anche la sua famiglia stentasse a far quadrare il bilancio, fece, come era solito, generosa beneficienza anonima ai poveri assistiti dal buon prete. Lโamico Armando Boscolo, che lo vide allora per lโultima volta, racconta: โdi quellโultimo incontro ha lasciato lโimmagine di un volto soffuso di misticismo oggi quasi inverosimile, di uno sguardo di una soavitร serafica, di una voce dolce e fatta soltanto per dire parole buoneโ.
motopeschereccio armato Cefalo
”La mattina del 14 dicembre โ42, nellโisolotto di La Galite, mentre riposava a bordo del Cefalo, il piropeschereccio nave-appoggio dei moto-siluranti della Xยช, con i quali si preparava ad attaccare il porto tunisino di Bona, Todaro morรฌ durante lโattacco di due caccia inglesi. Un proiettile trapassรฒ il ponte e una scheggia colpรฌ la sua testa. Lo trovarono nella sua cuccetta, che pareva continuasse a dormire. Si avverava cosรฌ la sua profezia: โIo morirรฒ quando il mio spirito sarร lontano da meโ. Fu seppellito a La Galite. Il duca Aimone di Savoia-Aosta scriverร alla vedova ricordando Todaro quale โValoroso tra i valorosi, incarnazione dello spirito guerrieroโ. Medaglia dโoro al Valor Militare alla memoria, in guerra il comandante Todaro aveva ottenuto due medaglie di bronzo, tre dโargento e, dallโalleato germanico, la croce di ferro di prima classe.”