Mago Guerriero, Corsaro, Gentiluomo del Mare: il Comandate Todaro.

“Morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”

Spirito ardito e un po’ ribelle, il suo desiderio di attaccare il nemico con il cannone , ‘‘guardandolo in faccia e non silurandolo nell’ombra” , rievocava il comportamento cavalleresco , carismatico, magnetico, era guidato da un profondo senso di umanità e compassione, che andava oltre i doveri militari e le convenzioni della guerra, appassionato di filosofie orientali, esoterismo e yoga, i suoi compagni di corso lo chiamavano Zoroastro , il suo equipaggio lo soprannominò Mago Baku, un asceta, un mistico, che seguiva il culto della sacralità del mare , rito del duello
Altri dicono che era come un antico spartano: sobrio, schivo, introverso, solitario, con un portamento fiero e un’andatura rigida, quasi altera. In realtà quell’andatura era dovuta al fatto che Todaro portava il busto, a causa di una frattura alla colonna vertebrale, come nei riti di smembramento sciamanici, riportata quando volava sugli idrovolanti come osservatore aereo, non riuscì più a rimettersi completamente, poichè la spina dorsale era lesionata.


”Già in Accademia si era esercitato in esperimenti di suggestione ipnotica. Vi è chi, come il comandante Walter Auconi e il comandante De Grossi Mazzorin,  ha parlato di “spiritismo”, ma a quanto è dato capire solo per indicare esperimenti di metapsichica, e doti particolari del nostro ufficiale, scaturite dalle sue pratiche ascetiche, come emerse durante la guerra con “l’episodio del tenente Stiepovich morto, in seguito all’asportazione di una gamba per un colpo di artiglieria, quasi senza accusare dolore proprio

confer Sandro Consolato


Questa menomazione, tuttavia non riuscì a frenare lo spirito, l’attività del capitano, che durante lunghe ore di rieducazione trascorse a La Spezia, …. si dedicò a letture e discussioni, sopratutto scritti di psicoanalisi, pare fosse un appassionato di Jung, e praticava ipnosi , esprimendo capacità medianiche, con effetti sorprendenti.
Predisse la sua morte in guerra, ma non da sveglio. Come riferiva il comandante Lenzi ” il comandante Todaro credeva , in termine generale nelle scienze occulte. Mi aveva insegnato, per esempio a girare, a passeggiare intono al nostro ”Cappellini” ( il noto sommergibile) quando era in porto perchè , diceva, ” bisogna imparare a riuscire a sentire quello di cui abbisogni, tu credi di pensarlo tu, invece è lui che te lo suggerisce, se sai ascoltarlo”
in Atlantico cercavamo sulle carte nautiche con il pendolino i convogli nemici. Ho anche visto con i miei occhi far cessare il dolor di denti a un operaio francese passandogli sulla guancia due volte con il palmo di una mano. – […] Lo ho sentito dire più volte che da sveglio nessuno lo avrebbe mai… beccato. Così è stato”.
Una volta mandò in licenza il suo mitragliere più fido, che non voleva saperne di lasciare i suoi compagni. “E’ un ordine!”, gli disse con perentorietà il comandante Todaro . Poi confidò ad un amico che il giovane marinaio aveva il destino segnato. “ Che si goda qualche giorno in famiglia prima di quel giorno”. Un mese dopo il marinaio rimase ucciso, mentre si trovava alla sua mitragliera da uno scoppio di granata che frantumò la torretta del sommergibile. Fu infallibile fino a quel giorno
”Un suo compagno di corso, Walter Ghetti, così ne parla: “Todaro era differente da noi, non solo per alcune peculiarità, come la pratica dello yoga, il non mangiare mai carne, il carattere chiuso e un po’ melanconico; tuttavia, provammo per lui una grande amicizia, malgrado questo essere differente, che era superiorità: probabilmente perché lo sentivamo sincero. E sentivamo anche la necessità, pur non potendo ancora misurare la forma di tale differenza, di rispettare una personalità già delineata”.


A Bordeaux, fra una missione di guerra e l’altra, passava lunghe giornate chiuso nel suo camerino a leggere, studiare, sperimentare. Si narra, a proposito di aneddoti, che una volta, per gioco, riuscì ad ipnotizzare una signora con estrema facilità. E così la sua fama di corsaro gentiluomo si colorò di altri aspetti, assunse toni accesi e istrioneschi. In effetti c’era, in quel suo pizzetto di barba nerissima, nel suo sguardo obliquo, magnetico, indagatore, c’era un che di stregonesco.
Leggeva un po’ di tutto, dalla filosofia alla parapsicologia, ai libri sulle pratiche magiche.
E così a bordo cominciarono a chiamarlo Mago Bakù.
Si dice, in effetti, che avesse una sorta di preveggenza.
C’è chi giura di averlo sentito fare delle previsioni che si sono avverate fin nei minimi particolari.
Una volta lasciò a terra un marinaio perché prevedeva che ci sarebbero stati pericoli solo per lui, infatti
il marinaio in questione fu colto da un violento attacco di appendicite, con pericolo di peritonite, e si salvò solo perché poté essere prontamente ricoverato in ospedale e trasportato in sala operatoria.

Il comandante consapevole del potere evocativo dei simboli forniva ai suoi marinai dei pugnali, per indurre uno spirito combattivo, come se dovessero andare all’arrembaggio, così come aveva congeniato di rafforzare la prua del sottomarino con una forte lamiera tagliente per emergere nella caccia nemica in estremo gesto di speronamento, in una chiave ”magico animistica” , si prendeva cura del suo equipaggio e delle sue imbarcazioni apportando innovazioni ingegnose, dopo innumerevoli sperimenti, attuò a proprie spese, un innovativo sistema interfonico o l’ideazione dei barchini ”SMA” (Silurante Modificato Allargato).

CONFER da Sandro Consolato “Arthos”, n.s., a. III, n° 6 , luglio-dicembre 1999

Il marinaio Vittorio Marcon racconta: “Ricordo che era avvenuto che il Comandante col pensiero avesse chiamato qualcuno dell’equipaggio, e questi fosse arrivato come se lo avessero richiesto ad alta voce. Una volta ero con lui, nello stesso locale, che era un locale perfettamente chiuso, isolato dagli altri, ed egli disse il nome di un sottufficiale. Non era passato forse un minuto che quel sottufficiale bussò alla porta, proprio come avesse sentito di essere chiamato dal Comandante”.

Sommergibile Cappellini (da www.difesaonline.it)

L’ammiraglio Vittorio E. Tognelli ebbe a dire di Todaro: “La sua tattica preferita era quella più ardita e pericolosa: attacco di giorno con cannone, anche se sconfessata dai suoi superiori per il grave rischio cui sottoponeva l’unità e per le perdite che inevitabilmente subiva in combattimento”.
Ma i suoi uomini non temevano di morire, perché sapevano che il primo ad esporre la propria vita era il loro comandante. Sul suo sommergibile regnava un cameratesco egualitarismo: uguale vestiario, uguale vitto, uguale tempo libero per tutti, obbligo di ginnastica giornaliera. Scriverà l’ammiraglio tedesco Dönitz sul temperamento e le qualità militari dei sommergibilisti italiani: “Essi sono perfettamente capaci di attaccare il nemico con ardimento e abnegazione. Anzi, in certe circostanze, possono, nello slancio dell’azione, comportarsi più audacemente di noi che non ci lasciamo trascinare così dall’entusiasmo della battaglia”.

Borghese volle Todaro, alla testa del Reparto di superficie, che venne intitolato a “Vittorio Moccagatta”, mentre quello subacquei lo fu a “Teseo Tesei”. Così il principe romano ritrasse poi Todaro nel suo Decima Flottiglia Mas: “Di statura normale, appariva più piccolo per l’abbandono delle spalle sempre un po’ curve; lo sguardo vivissimo negli occhi scuri, il volto affilato e incorniciato da un pizzetto nero; acuto psicologo, chiaroveggente e singolarmente iniziato nei problemi teosofistici, dotato di un coraggio freddo e cosciente e di una volontà e capacità di lavoro eccezionali.

Salvatore Todaro a destra con a fianco Valerio Borghese, a sinistra è l’ammiraglio Aimone di Savoia Aosta, al centro Ernesto Forza

Sebastopoli capitolò il 2 luglio del ’42. I tedeschi, le cui forze di terra avevano certamente determinato la vittoria sui russi, volevano accapparrarsi anche i meriti dell’assedio dal mare, e più concretamente sottrarre agli alleati rumeni, che pure avevano combattuto valorosamente, ogni pretesa sul porto di Balaclava. Il 1° luglio i rumeni, contrariamente al volere dei tedeschi, decisero di entrare per primi a Balaclava da terra, facendosi strada “con un valoroso assalto all’arma bianca”, e Todaro, di sua iniziativa, senza avvertire il suo superiore Mimbelli per non essere intercettato dagli alleati, decise a sua volta che i cinque motoscafi italiani sarebbero entrati nel porto a bandiere spiegate prima dei mas germanici. E così fu, sotto gli ultimi fuochi dell’artiglieria costiera sovietica. Il colonnello rumeno Dimitrescu accolse felice i fratelli latini giunti dal mare, festeggiando con… cipolle e champagne!

Il 4 luglio ’42 Todaro tornava in Italia dal Mar Nero, dove aveva compiuto tredici missioni di guerra. Il comandante Auconi testimonia che Todaro sentiva che sarebbe caduto in guerra e che parlava di ciò senza commozione, con assoluta naturalezza. A ottobre visitò per l’ultima volta la famiglia a Sottomarina. Si recò dal  monsignor Voltolina e, malgrado anche la sua famiglia stentasse a far quadrare il bilancio, fece, come era solito, generosa beneficienza anonima ai poveri assistiti dal buon prete. L’amico Armando Boscolo, che lo vide allora per l’ultima volta, racconta: “di quell’ultimo incontro ha lasciato l’immagine di un volto soffuso di misticismo oggi quasi inverosimile, di uno sguardo di una soavità serafica, di una voce dolce e fatta soltanto per dire parole buone”.

motopeschereccio armato Cefalo

”La mattina del 14 dicembre ’42, nell’isolotto di La Galite, mentre riposava a bordo del Cefalo, il piropeschereccio nave-appoggio dei moto-siluranti della Xª,  con i quali si preparava ad attaccare il porto tunisino di Bona, Todaro morì durante l’attacco di due caccia inglesi. Un proiettile trapassò il ponte e una scheggia colpì la sua testa. Lo trovarono nella sua cuccetta, che pareva continuasse a dormire. Si avverava così la sua profezia: “Io morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”.
Fu seppellito a La Galite. Il duca Aimone di Savoia-Aosta scriverà alla vedova ricordando Todaro quale “Valoroso tra i valorosi, incarnazione dello spirito guerriero”. Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria, in guerra il comandante Todaro aveva ottenuto due medaglie di bronzo, tre d’argento e, dall’alleato germanico, la croce di ferro di prima classe.”

CONFER

Alieni, Demoni, Spiriti, folclore alieno AXIS MUNDI

Marco Maculotti, Gianluca Marletta, e OLTRE: Ufologia & Esoterismo. Convegno Nazionale I Edizione, organizzato da La Società dello Zolfo.
Nel suo saggio “Ufo e Alieni. Origine, storia e prodigi di una pseudo-religione” (Irfan Edizioni, 2017) e prima ancora in “Extraterrestri. Le radici occulte di un mito moderno” (Rubettino, 2011, scritto a quattro mani con Enzo Pennetta), Gianluca Marletta affronta la questione “alienologica” a partire da una prospettiva variegata, con contributi tratti dall’antropologia, dalla scienza, dalla cronaca, dalla teologia e dalla metafisica. Una vicenda sconcertante e misconosciuta ai più che attraversa un secolo di storia e di immaginario moderni: dai legami tra Positivismo e Occultismo alla nascita del “mito extraterrestre”; dallo Spiritismo agli “alieni transdimensionali” di Crowley; dai primi avvistamenti UFO alle “tecnologie segrete” del Dopoguerra; dall’Ipotesi Extraterrestre a quella Parafisica e Demonologica; dal fenomeno dei “rapimenti” a quello delle possessioni.

Quando oggi si usa il termine «alieno», lo si utilizza sempre nell’accezione di «extraterrestre».
Ma l’«alio» latino, da cui deriva l’«alieno» italiano, indica più generalmente una situazione di alterità rispetto all’essere umano, o meglio agli esseri umani viventi. «Alii» erano quindi, per gli antichi Romani, gli spiriti dei morti, nonché tutte quelle entità dell’Altro Mondo che esulavano dalla «norma» umana, e quindi, semplificando, sia gli dèi che i demoni.
In questa sede, partendo dall’ipotesi parafisica di John Keel e Jacques Vallée, vogliamo analizzare i numerosi aspetti del moderno fenomeno UFO (e soprattutto delle «abduction») che appaiono correlati con le antiche tradizioni e con il folklore riguardante le entità fatate e “sottili” dell’Altro Mondo, dal rapimento di esseri umani da parte di questi ultimi al «Changeling», dal misterioso fenomeno del «Missing Time» a quello altrettanto enigmatico dei «cerchi nel grano».

“奉獻” (hōken) dedicazione 北口本宮富士浅間神社
の投稿 Santuario di Fuji Sengen del Grande Santuario di Kitaguchi

心灵如镜 Con la mente serena come uno specchio

心灵如镜,步发声,声音清灵。清灵有限,一香为够。过午人事多繁,易扰心灵。然否必需限定一香,只要清心放下,平静一刻,久久便有入头,不忧心灵幻住。


“Con la mente serena come uno specchio, muoviti lentamente e parla con voce chiara. La purezza non ha bisogno di eccessi, un solo tocco di profumo basta. Nel pomeriggio, le faccende quotidiane possono turbare la mente. Tuttavia, non è necessario limitarsi a un momento di calma assoluto, basta qualche istante di tranquillità. Con la pratica costante, si acquisirà una profonda comprensione e la mente troverà la sua pace.”

Ama il mestiere che hai imparato Marco Aurelio XXXI MARCUS AURELIUS – Τὰ εἰς ἑαυτόν IV

Τὸ τεχνίον ὃ ἔμαθες φίλει, τούτῳ προσαναπαύου· τὸ δὲ ὑπόλοιπον τοῦ βίου διέξελθε ὡς θεοῖς μὲν ἐπιτετροφὼς τὰ σεαυτοῦ πάντα ἐξ ὅλης τῆς ψυχῆς, ἀνθρώπων δὲ μηδενὸς μήτε τύραννον μήτε δοῦλον σεαυτὸν καθιστάς.
XXXI MARCUS AURELIUS – Τὰ εἰς ἑαυτόν IV

Amico mio, dedicati all’arte che hai imparato; e il resto della tua vita trascorrila come se avessi affidato tutto te stesso agli dèi con tutta l’anima, senza renderti né tiranno né schiavo di nessun uomo.”

Estratti Edda Antica RUNE

5.
Birra Ti offro
il melo del guerriero
pieno di forza
e la gloria più forte,
canti galder
e parole consolanti,
buoni galder
e rune del piacere.

6.
Rune della vittoria che dovresti sapere
Se vuoi che la vittoria
le incida sull’elsa della spada,
alcune sul fodero,
altre sul
nome della lama, poi Tiwaz due volte

7.
Rune della birra, dovresti saperlo
Se la moglie di un altro uomo non
tradirà la tua fiducia nella vita,
scriverai sul corno
e sul dorso della mano
e segnerai sull’unghia Naudiz

8.
Benedici la tua coppa
contro l’inganno e lo stratagemma
e metti poi la cipolla nella bevanda;
Allora so
che non bevi mai
idromele avvelenato

9.
Aiuta le rune che dovresti sapere
se salverai la vita
del feto dal partorire una donna;
scriveteli sul palmo della mano,
afferrateli al polso
e invocate l’aiuto degli Alfar

10.
Rune marine che scriverai
se recupererai
navi in ​​mare;
scrivili sulla prua
e sul remo di piombo
Incidili col fuoco nel remo;
se i frangenti si alzano
e le onde diventano nere,
allora verrai vivo dal mare

11.
Rune degli arti che dovresti conoscere
se vuoi essere un guaritore
e conoscere le ferite;
incidili sulla corteccia
e incidili sui ramoscelli
dove i ramoscelli puntano verso est

12.
Parla Rune dovresti sapere
se l’uomo che hai violato
dovrebbe essere impedito nella sua vendetta;
saranno avvolti
Saranno tessuti
saranno composti
sulla Cosa dove
vanno le persone in folla
e i tribunali pienamente sono giudici

13.
Rune del pensiero che dovresti conoscere
se sarai più saggio
di tutti gli altri uomini;
furono consigliati
furono scolpiti
furono ideati da Odhinn
dai segreti
che fuoriescono
dalla testa di Heiddraupne
e dal corno di Hoddrovne

14.
Stava sul monte
in punto di morte a Brime
sul capo portava un elmo;
poi mormorò la testa di Mime
la prima volta che la sua saggezza
e le sue parole vere lo dissero:

15.
Si dice che fossero scolpiti sullo scudo
davanti al dio splendente
all’orecchio di Arvak
e sugli zoccoli di Allsvinn
sulla ruota sotto il carro
del percorso del gigante
sui denti di Sleipner
e sui pattini della slitta

16.
Sulla zampa dell’orso
e sulla lingua di Brage
sugli artigli del lupo
e sul becco dell’aquila
sulle ali macchiate di sangue
e sull’estremità del ponte
sulla mano che dà sollievo
e sui passi curativi

17.
Sul vetro e sull’oro
e sui doni della fortuna
in vite e mosto
e sul sedile dell’amico
sulla punta di Gungne
e sul petto di Grane
sulle unghie degli elfi
e sul becco dei gufi

18.
Tutti furono raschiati
quelli che furono scritti
e versati nell’idromele di agrifoglio
e mandati sul sentiero delle primule
sono tra gli Aeser
sono tra gli Alfar
alcuni tra i saggi Vane
alcuni nel potere dell’uomo

19.
Ci sono le rune dei libri
Ci sono le rune della nascita
e tutte le rune della birra
e le rune preziose del potere
se non sono versate
e non sporcate
potresti averle per la tua fortuna
goditele ora se puoi
fino alla morte degli dei



5.
Bjór færi ek þér,
brynþings apaldr,
magni blandinn
ok megintíri,
fullr er hann ljóða
ok líknstafa,
góðra galdra
ok gamanrúna.
6.
Sigrúnar skaltu kunna,
ef þú vilt sigr hafa,
ok rista á hjalti hjörs,
sumar á véttrinum,
sumar á valböstum,
ok nefna tysvar Tý.
7.
Ölrúnar skaltu kunna,
ef þú vill annars kvæn
véli-t þik í tryggð, ef þú trúir;
á horni skal þær rista
ok á handarbaki
ok merkja á nagli Nauð.
8.
Full skal signa
ok við fári sjá
ok verpa lauki í lög;
þá ek þat veit,
at þér verðr aldri
meinblandinn mjöðr.
9.
Bjargrúnar skaltu kunna,
ef þú bjarga vilt
ok leysa kind frá konum;
á lófum þær skal rista
ok of liðu spenna
ok biðja þá dísir duga.
10.
Brimrúnar skaltu rista,
ef þú vilt borgit hafa
á sundi seglmörum,
á stafni skal rista
ok á stjórnarblaði
ok leggja eld í ár,
er-a svá brattr breki
né svá bláar unnir,
þó kemstu heill af hafi.
11.
Limrúnar skaltu kunna,
af þú vilt læknir vera,
ok kunna sár at sjá;
á berki skal þær rista
ok á baðmi viðar,
þeim er lúta austr limar.
12.
Málrúnar skaltu kunna
ef þú vilt, at manngi þér
heiftum gjaldi harm:
þær of vindr,
þær of vefr,
þær of setr allar saman,
á því þingi,
er þjóðir skulu
í fulla dóma fara.
13.
Hugrúnar skaltu kunna,
ef þú vilt hverjum vera
geðsvinnari guma;
þær of réð,
þær of reist,
þær of hugði Hroptr
af þeim legi,
er lekit hafði
ór hausi Heiðdraupnis
ok ór horni Hoddrofnis.
14.
Á bjargi stóð
með Brimis eggjar,
hafði sér á höfði hjálm;
þá mælti Mímis höfuð
fróðligt it fyrsta orð
ok sagði sanna stafi.
15.
Á skildi kvað ristnar,
þeim er stendr fyr skínandi goði,
á eyra Árvakrs
ok á Alsvinns hófi,
ok á því hveli, er snýsk
undir reið Hrungnis,
á Sleipnis taumum
ok á sleða fjötrum.
16.
Á bjarnar hrammi
ok á Braga tungu,
á úlfs klóum
ok á arnar nefi,
á blóðgum vængjum
ok á brúar sporði,
á lausnarlófa
ok á líknarspori,
17.
Á gleri ok á gulli
ok á gumna heillum,
í víni ok í virtri
ok vilisessi,
á Gugnis oddi
ok á Grana brjósti,
á nornar nagli
ok á nefi uglu.
18.
Allar váru af skafnar,
þær er váru á ristnar,
ok hverfðar við inn helga mjöð
ok sendar á víða vega,
þær ro með ásum,
þær ro með álfum,
sumar með vísum vönum
sumar hafa mennskir menn.
19.
Þat eru bókrúnar,
þat eru bjargrúnar
ok allar ölrúnar
ok mætar meginrúnar,
hveim er þær kná óvilltar
ok óspilltar
sér at heillum hafa;
njóttu, ef þú namst,
unz rjúfask regin.

Hávamál (Goðmálugr Edda “Edda Mitologica”)

80.

Þat er þá reynt, | Questo è dunque provato:

er þú að rúnum spyrr | quando tu le rune consulti

inum reginkunnum, | di origine divina,

þeim er gerðu ginnregin | che crearono i supremi numi,

ok fáði fimbulþulr; | che dipinse il terribile vate,
þá hefir hann bazt, ef hann þegir. | questo è meglio, tacere.

138.

Veit ek, at ek hekk | Lo so io, fui appeso
vindgameiði á | al tronco sferzato dal vento
nætr allar níu, | per nove intere notti,
geiri undaðr | ferito di lancia
ok gefinn Óðni, | e consegnato a Óðinn,
sjalfur sjalfum mér, | io stesso a me stesso,
á þeim meiði | su quell’albero
er manngi veit | che nessuno sa
hvers af rótum renn. | dove dalle radici s’innalzi.

139.

Við hleifi mik sældu | Con pane non mi saziarono
né við hornigi, | né con corni [mi dissetarono].
nýsta ek niðr, | Guardai in basso,
nam ek upp rúnar, | feci salire le rune,
æpandi nam, | chiamandole lo feci,
fell ek aftr þaðan. | e caddi di là.

140.

Fimbulljóð níu | Nove terribili incantesimi
nam ek af inum frægja syni | ricevetti dall’illustre figlio
Bǫlþorns, Bestlu fǫður, | di Bǫlþorn, padre di Bestla,
ok ek drykk of gat | e un sorso ottenni
ins dýra mjaðar, | del prezioso idromele
ausin Óðreri. | attinto da Óðrørir.

141.

Þá nam ek frævask | Ecco io presi a fiorire
ok fróðr vera | e diventai saggio,
ok vaxa ok vel hafask, | a crescere e farmi possente.
orð mér af orði | Parola per me da parola
orðs leitaði, | trassi con la parola,
verk mér af verki | opera per me da opera
verks leitaði. | trassi con l’opera.

142.

Rúnar munt þú finna | Rune tu troverai
ok ráðna stafi, | lettere chiare,
mjǫk stóra stafi, | lettere grandi,
mjǫk stinna stafi, | lettere possenti,
er fáði fimbulþulr | che dipinse il terribile vate,
ok gerðu ginnregin | che crearono i supremi numi,
ok reist Hroftr rǫgna. | che incise Hroptr degli dèi.

143.

Óðinn með ásum, | Óðinn tra gli Æsir,
en fyr alfum Dáinn, | ma per gli Álfar Dáinn,
Dvalinn ok dvergum fyrir, | Dvalinn innanzi ai Dvergar,
Ásviðr jǫtnum fyrir, | Ásviðr innanzi ai giganti,
ek reist sjalfr sumar. | io stesso ne ho incisa qualcuna.

144.

Veistu hvé rísta skal? | Tu sai come incidere?
Veistu hvé ráða skal? | Tu sai come interpretare?
Veistu hvé fáa skal? | Tu sai come dipingere?
Veistu hvé freista skal? | Tu sai come provare?
Veistu hvé biðja skal? | Tu sai come invocare?
Veistu hvé blóta skal? | Tu sai come sacrificare?
Veistu hvé senda skal? | Tu sai come mandare?
Veistu hvé sóa skal? | Tu sai come immolare?

145.

Betra er óbeðit | È meglio non essere invocato
en sé ofblótit, | che [ricevere] troppi sacrifici:
ey sér til gildis gjǫf; | un dono è sempre per un compenso.
betra er ósent | È meglio essere senza offerte
en sé ofsóit. | che [ricevere] troppe immolazioni.
Svá Þundr of reist | Così Þundr incise
fyr þjóða rǫk, | prima della storia dei popoli;
þar hann upp of reis, | poi egli si levò su
er hann aftr of kom. | da dove era venuto.

L’Hávamál rappresenta “I discorsi dell’Eccelso”, i quali vengono considerati gli insegnamenti di Odino, infatti troviamo il racconto di come il Padre di Tutto ottenne le Rune, attraverso il sacrificio, facendone poi dono agli uomini, ma non bisogna scordare un altro dei suoi insegnamenti fondamentali, che si ritrova anche nella Runa Gjöf (Gebo): un dono per un dono. Per cui chi riceve il dono delle Rune e ne apprende il significato, ne comprende il senso profondo, deve a sua volta ripercorrere la strada segnata da Odino e compiere quindi un sacrificio per tale conoscenza. Oltre a ciò, nel passo 144 vengono poste le domande fondamentali che precedono l’inizio del lavoro con le Rune, senza tali conoscenze ogni singola opera diviene un rischio per sé e per gli altri perché si ricorre ad un potere che agisce a livello universale, essendo il Wyrd stesso intrecciato con le Rune: il potere delle Rune è energia e quindi vibrazioni che si innescano e si propagano influenzandosi a vicenda, per cui la non profonda conoscenza e consapevolezza di tali moti può portare a risultati impensati da chi ve ne fa ricorso.
* Traduzione della redazione di Bifröst.

Helgakviða Hundingsbana Ǫnnur – Secondo Canto di Helgi uccisore di Hundingr (Halgir Edda “Edda Eroica”)

12.

Sigrún kvað: | Disse Sigrún:

Vark-a ek fjarri, folks oddviti, | Non ero lontana, nobile condottiero,

gær á morgun grams aldrlokum. | la mattina quando il re morì.

Þó tel ek slœgjan Sigmundar bur, | Perciò dico che è furbo il figlio di Sigmundr,

er í valrúnum vígspjǫll segir. | che comunica il destino con rune mortali.

34.

Dagur kvað: | Disse Dagur:

Œr ertu, systir, ok ǫrvita | Sei folle, sorella, e fuori di testa

er þú brœðr þínum biðr forskapa, | se auguri sventure a tuo fratello,

einn veldr Óðinn ǫllu bǫlvi | è solo Óðinn la causa di ogni male

því at með sifjungum sakrúnar bar. | poiché incise rune di sventura tra parenti.

Qui viene menzionato un utilizzo particolare delle Rune, ovviamente di alcune Rune in una sequenza ben precisa, dove si riporta ad Odino la paternità delle Rune e di tutto il loro sapere, anche se portatore di sventura in questo caso. Nel caso potete leggere tutta la storia per comprendere quale sia la grande sventura che segna tante morti tra questi parenti per opera di una donna ferita.
* Traduzione di Björn Pisano

Grípisspá – La Profezia di Grípir (Halgir Edda “Edda Eroica”)

15.

Grípir kvað: | Disse Grípir:

Sefr á fjalli fylkis dóttir | La figlia di un sovrano dorme su un monte

bjǫrt í brynju eftir bana Helga; | in una corazza candida dalla morte di Helgi;

þú munt hǫggva hvǫssu sverði, | tu la colpirai con la spada affilata,

brynju rísta með bana Fáfnis. | infrangerai la corazza con l’assassina di Fáfnir.

16.

Sigurðr kvað: | Disse Sigurðr:

Brotin er brynja, brúðr mæla tekr, | La corazza è rotta, la donna parla,

er vaknaði víf ór svefni. | appena svegliata dal sonno.

Hvat mun snót at heldr við Sigurð mæla, | Cosa dirà la donna a Sigurðr,

þat er at farnaði fylki verði? | quali benefici ne trarrà il sovrano?

17.

Grípir kvað: | Disse Grípir:

Hón mun – ríkjum – þér rúnar kenna, | Insegnerà a te – guerriero – le rune,

allar þær er aldir eignask vildu, | tutte quelle che i mortali possono apprendere,

ok á manns tungu mæla hverja, | e ti insegnerà a parlare in ogni lingua degli uomini,

líf með lækning; lifðu heill, konungr. | e come curarli; la salute ti attende, re.

Di nuovo una donna insegnerà all’eroe tutte le Rune che gli uomini mortali possono apprendere, palesando come ve ne siano altre di segrete, nascoste, appannaggio di pochi.
* Traduzione di Björn Pisano

Sigrdrífumál – Il Discorso di Sigrdrífa (Halgir Edda “Edda Eroica”)

5.
Bjór færi ek þér, | Birra a te offro,
brynþings apaldr, | melo del guerriero,
magni blandinn | colma di forza
ok megintíri, | e della gloria più grande,
fullr er hann ljóða | piena d’incanti
ok líknstafa, | e di segni benevoli,
góðra galdra | di buoni galdra
ok gamanrúna. | e rune del piacere.

6.
Sigrúnar skaltu kunna, | Le rune della vittoria devi conoscere,
ef þú vilt sigr hafa, | se la vittoria vuoi conseguire,
ok rista á hjalti hjörs, |e incidile sull’elsa della spada,
sumar á véttrinum, | alcune sul fodero,
sumar á valböstum, | altre sulla lama,
ok nefna tysvar Tý. | poi per due volte invoca Tyr.

7.
Ölrúnar skaltu kunna, | Le rune della birra devi conoscere
ef þú vill annars kvæn | se l’altrui moglie desideri
véli-t þik í tryggð, ef þú trúir; | non t’inganni, se ti fidi,
á horni skal þær rista | sul corno incidile
ok á handarbaki | e sul dorso della mano
ok merkja á nagli Nauð. | poi sull’unghia disegna Nauð.

8.
Full skal signa | Benedici la tua coppa
ok við fári sjá | contro l’inganno
ok verpa lauki í lög; | e la cipolla butta nell’acqua;
þá ek þat veit, | così io so,
at þér verðr aldri | mai berrai
meinblandinn mjöðr. | idromele avvelenato.

9.
Bjargrúnar skaltu kunna, | Le rune d’aiuto devi conoscere
ef þú bjarga vilt | se vuoi far nascere
ok leysa kind frá konum; | bene i figli dalle donne;
á lófum þær skal rista | sul palmo della mano incidile
ok of liðu spenna | e sugli arti disegnale
ok biðja þá dísir duga. | poi alle dísir chiedi aiuto.

10.
Brimrúnar skaltu rista, | Le rune che dominano l’onda dovrai incidere
ef þú vilt borgit hafa | se vorrai salvare
á sundi seglmörum, | la nave dal mare,
á stafni skal rista | sulla prua incidile
ok á stjórnarblaði | e sul filo del timone
ok leggja eld í ár, | e col fuoco incidile sul remo,
er-a svá brattr breki | non saranno così alte le onde
né svá bláar unnir, | né così nere,
þó kemstu heill af hafi. | sicché ne uscirai sano.

11.
Limrúnar skaltu kunna, | Le rune dei rami devi conoscoscere
af þú vilt læknir vera, | se vuoi essere un guaritore,
ok kunna sár at sjá; | e saper esaminare la ferita;
á berki skal þær rista | incidile sulla corteccia
ok á baðmi viðar, | e sul legno dell’albero,
þeim er lúta austr limar. | i cui rami puntano a est.

12.
Málrúnar skaltu kunna | Le rune del discorso devi conoscere,
ef þú vilt, at manngi þér | se vuoi, che nessuno
heiftum gjaldi harm: | ti contraccambi con dolore:
þær of vindr, | quelle che devi attorcigliare
þær of vefr, | quelle che devi lanciare
þær of setr allar saman, | quelle che devi sistemare insieme
á því þingi, | nell’assemblea,
er þjóðir skulu | dove le persone devono
í fulla dóma fara. | andare in seduta plenaria.

13.
Hugrúnar skaltu kunna, | Le rune della mente devi conoscere,
ef þú vilt hverjum vera | se vuoi essere il più saggio
geðsvinnari guma; | tra tutti gli altri uomini;
þær of réð, | quelle comprese,
þær of reist, | quelle incise,
þær of hugði Hroptr | quelle sfilate da Hroptr (Óðinn)
af þeim legi, | dall’acqua,
er lekit hafði | dal fluido stillato
ór hausi Heiðdraupnis | dalla testa di Heiðdraupnir (Mímir)
ok ór horni Hoddrofnis. | e dal corno di Hoddrofnir (Mímir).

19.
Þat eru bókrúnar, | Ci sono le rune del libro,

þat eru bjargrúnar | ci sono le rune d’aiuto
ok allar ǫlrúnar | e tutte le rune della birra

ok mætar meginrúnar, | e le preziose rune della forza,

hveim er þær kná óvilltar | per chi le ha duramente comprese

ok óspilltar | e non contaminate
sér at heillum hafa; | portano per sé fortuna;

njóttu, ef þú namst, | usale, se le hai apprese,
unz rjúfask regin. | finché gli dei vorranno.

L’addestramento non finisce mai.『人に勝つ道は分かりません。自分に勝つ道は分かりました。』と、言われたそうです。昨日よりは上達し、今日よりは上達しで、一生の間、日々、仕上げていくのです。それが、どこまでということはないということです。」Hagakure 葉隠聞書

(I, 45)
Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro:
“Nella vita, ci sono diversi gradi di
apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti.

Al livello
intermedio l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce
anche a vedere quelle altrui.
Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità, si
rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni.
Costui ha valore e
si comporta come se non sapesse nulla.
“Questi sono i livelli in generale.


Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente di
tutti.

Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di
percorrerla.
Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di
aver raggiunto la perfezione.
Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via”.

Hagakure ni
ciritodomareru
hana nomi zo
shinobishi hito ni
au kokochi suru

葉隠れに / 散りとどまれる / 花のみぞ / 忍びし人に / 逢ふ心地する 
dal Sankashū, “Raccolta da un eremo sui monti”

Quell’unico fiore
che ancora rimane
nel folto delle foglie
mi riporta al cuore
il mio amore segreto

Fu molto probabilmente questa poesia di Saigyō, monaco del XII secolo, che suggerì il titolo allo Hagakure kikigaki (Note dettate nel folto delle foglie), in genere abbreviato in Hagakure. Nel verso denso di suggestioni che il poeta antico compose nel suo eremo sui monti, si riflette un’altra capanna su altri monti, anche questa raccolta in un’ombrosa quiete, dove il maestro Jōchō (al secolo Yamamoto Tsunetomo) raccoglie a sua volta l’ultimo fiore di una primavera ormai trascorsa, quella del mondo e della cultura samurai. Da quel nucleo di valori sottratto all’estinzione ricaverà le lezioni morali destinate a diventare la più compiuta rappresentazione del bushidō, il codice di comportamento e di pensiero del samurai.

Confer Ornella Civardi 

Xíng Qì Yùpèi Míng 行氣玉佩銘  il pendente di Giada il più antico riferimento di tecniche QiGong 氣功

行气,深则蓄,蓄则伸,伸则下,下则定,定则固,固则萌,萌则长,长则退,退则天。天几舂在上,地几舂在下。顺则生,逆则死。

Guidare il Qi
all’interno profondamente,
e quindi accumularlo,
accumularlo e distenderlo,
distenderlo e spingerlo verso il basso,
portarlo in basso e fissarlo,
fissarlo e fortificarlo,
fortificarlo e farlo germogliare,
farlo germogliare e lasciarlo crescere,
lasciarlo crescere e tirarlo indietro,
tirarlo indietro nel Centro Celeste.
Il Qi Celeste va verso l’alto,
Il Qi della Terra verso il basso.
Agire in questo modo porta la vita,
al contario si va verso la morte.

Le vie di assorbimento del Qi sono due. Il Qi della terra dal basso, attraverso Huì Yīn 會 阴 Co1 il punto del Perineo e il Qi che ci circonda, intorno a noi, dal terzo Occhio (ghiandola Pituitaria). Le due energie si unificano in una nel Dan Tian che viene spinta poi in alto nel Bǎi Huì 百會 Gv20 ( apice del capo , ghiandola pineale) e va a congiungersi col Qi universale.
L’indicazione qui probabilmente è questa. Assorbire il Qi, guidarlo in basso attraverso il Vaso di Concezione 任脉 (rèn mài) nel Dāntián  丹田, trattenerlo e farlo germinare e crescere, per poi farlo circolare su per il Vaso Governatore (dū mài) 督 脉 e unirlo in alto al Qi del Cielo e in basso al Qi della Terra.
Questa è la via per accrescere il proprio sé e mantenersi in buona salute ed evitare il deterioramento del corpo e dello Spirito.

CONFER https://www.sundao.it/pagine/pendente.html Ludovico Romeo

Per muovere il Qi, se è profondo, verrà accumulato, se viene accumulato, verrà esteso, se viene esteso, scenderà, e se scende, verrà fissato, e quando sarà fisso sarà solido, se è solido germoglierà, se germoglierà crescerà, se crescerà a lungo si ritirerà, e se si ritirerà sarà il paradiso. Il cielo è in alto e la terra è in basso. Se lo segui, vivrai; se gli vai contro, morirai
[traduzione di Guo Moruo, la più lunga e diffusa].

 Il nome più antico e comunemente conosciuto di “Iscrizione in giada per il movimento del Qi” .
È la prima testimonianza documentata della teoria dell’immortalità in Cina, ed è anche la prima testimonianza di antica teoria medica.
Ora è nel Museo di Tianjin. Secondo le iscrizioni del tardo periodo degli Stati Combattenti, il Museo di Tianjin lo usò come decorazione della testa del bastone da passeggio degli antichi nobili e lo chiamò “Decorazione del bastone di giada con iscrizione Xingqi”.
Questo dispositivo è decorato con una testa di bastone, zaffiro, con macchie di alone grigio e nero, prisma a dodici facce, alto 5,2 cm e largo 3,4 cm. È cavo ma non forato nella parte superiore e viene utilizzato per infilare il bastone. La parte superiore è un piano rotondo, con un foro sul lato inferiore collegato alla pancia interna e i bordi sono lucidati. Dei dodici lati, ciascun lato ha tre caratteri iscritti in caratteri Yin dall’alto verso il basso, con simboli Chongwen, per un totale di quarantacinque caratteri.

Xing Qi deve essere respirato nel modo seguente:
quando il respiro è stabile, si raccoglierà dopo essersi radunato, si espanderà dopo essersi espanso, si abbasserà dopo essere sceso; , diventerà silenzioso; dopo che sarà diventato silenzioso, si solidificherà; dopo la solidificazione, germoglierà. Dopo essere germogliato, cresce e, dopo essere cresciuto, la testa raggiunge la sommità. In questo modo arriva fino al Tianling Cap e scende fino agli arti. Se segui questo principio, vivrai più a lungo, ma se segui questo principio, morirai.
[Introduzione a Huang Yaoming

Tabella di confronto letterale tra i caratteri in “Iscrizione di giada per promuovere il Qi” e la scrittura Jin-1

Tabella di confronto letterale tra i caratteri di “Iscrizione di giada per promuovere il Qi” e la scrittura Jin-2
Tabella di confronto letterale tra i personaggi in “Iscrizione di giada per promuovere il Qi” Qi” e la scrittura Jin- 3 .

Le tre immagini sopra sono citate da Huang Yaoming: “Exploration of “Jade Inscription of Xingqi””, Journal of the National Museum of China (Research on Ancient History and Cultural Relics), numero 10, 2012, pp. 35-37)

Diversi esperti di “Iscrizioni in giada sul movimento del Qi” hanno opinioni diverse e offrono alcuni suggerimenti. Eccone alcuni.
Zhao Songfei lo chiamò Sutra, che è il Sutra della Colonna di Giada di Xingqi. Zhao Songfei ha detto in “Interpretazione del “Sutra della Colonna di Giada di Xingqi” (Parte 2)”: “Shen Tongqi” fu in seguito chiamato il ‘Re dell’Eterna Alchimia Sutra’, e questo antico sutra di giada dovrebbe essere chiamato l’ ‘Eterna Alchimia’ Sutra’ “Zu’er”
[traduzione di Guo Moruo]:
Il movimento del Qi – quando è profondo, si accumula, quando è accumulato, si estende, quando è esteso, è verso il basso, quando è verso il basso, è fermo, quando è fermo germoglia, quando è fermo cresce, quando cresce si ritira e quando si ritira diventa celeste. Il cielo è in alto e la terra è in basso. Se lo segui, vivrai; se gli vai contro, morirai.
“L’età della schiavitù” di Guo Moruo spiega: “Questo è un ciclo di respirazione profonda. Inspira profondamente per allungarlo verso il basso, e quando si allunga verso il basso, diventa fermo e solido; poi espira, come il germoglio dell’erba e degli alberi, andando verso Quando sale, va nella direzione opposta e raggiunge la cima. In questo modo, il cielo si sposterà verso l’alto e la terra si sposterà verso il basso. Se va in questo modo, porterà alla
morte Yiduo] Traduzione]:
“Le opere complete di Wen Yiduo. Miti e poesie” dice: “Il nuovo Qi è stato incorporato e dobbiamo cercare di trattenerlo per evitare che fuoriesca. “Yuju Ming” una volta sviluppò questa scuola della teoria del mantenimento del Qi: ‘Xing Qi è 1, e 1 è Shen, Shen è giù, giù è Ding, Ding è solido, solido è luminoso, Ming è 2, 2 è superiore, superiore è il paradiso, la sorgente del paradiso è in alto, la sorgente della terra è in basso, ed è liscia. Se vivi, se vai contro di essa, morirai ‘”
[Ricerca e interpretazione testuale di Chen Banghuai]:
Chen Banghuai crede nel suo articolo “Il periodo degli Stati Combattenti”. ‘Esercitare il Qi Iscrizione di Giada’” che “l’articolo dice: ‘Per muovere il Qi: Deglutire significa 1, 1 significa Shen, e Shen significa Shen Quando è giù, è fisso, quando è fisso è chiaro, quando è fermo è chiaro che è lungo, quando è lungo è complesso, e quando è complesso è il cielo La radice del cielo è in alto, e la radice della terra è in basso; è invertito, sarà la morte.'”
Le iscrizioni con maggiori differenze includono:
Testo originale: 3 4 5 6 7 8
Traduzione Guo: Shen Meng Tui Ji Chun Shun
Traduzione Wen: Ju Ming You Qi Chun Shun
Chen traduzione: Si Ming Fu Qi Ben Xun
[traduzione inglese di Joseph Needham]:
Xing Qi deve essere respirato nel modo seguente: quando il respiro è stabile, si raccoglierà dopo essersi radunato, si espanderà dopo essersi espanso, si abbasserà dopo essere sceso; , diventerà silenzioso; dopo che sarà diventato silenzioso, si solidificherà; dopo la solidificazione, germoglierà. Dopo essere germogliato, cresce e, dopo essere cresciuto, la testa raggiunge la sommità. In questo modo arriva fino al Tianling Cap e scende fino agli arti. Se segui questo principio, vivrai più a lungo, ma se segui questo principio, morirai.
[Introduzione a Huang Yaoming]: Confer http://xn--ehqr72gepcwu8b.art/plus/view.php?aid=63

CONFER https://www.wudangpai.com/archives/s342.shtml

Tra questi, ci sono solo 22 caratteri non ripetitivi e ci sono più di 10 caratteri controversi, come ad esempio: “Shen” è usato come “囧” o “厮”, “Estensione” è usata come “神”, “Meng ” è usato come “Ming”, “Tui” “” è usato come “fu”, “ji” è usato come “wu” o “qi”, “戂” è usato come “chun” o “legno”, ecc.

Perturbant homines non res ipsae, sed rerum opiniones….ταράσσει τοὺς ἀνθρώπους οὐ τὰ πράγματα, ἀλλὰ τὰ περὶ τῶν πραγμάτων δόγματα Epittèto Ἐπίκτητος

ταράσσει τοὺς ἀνθρώπους οὐ τὰ πράγματα, ἀλλὰ τὰ περὶ τῶν πραγμάτων δόγματα: οἷον ὁ θάνατος οὐδὲν δεινόν (ἐπεὶ καὶ Σωκράτει ἂν ἐφαίνετο), ἀλλὰ τὸ δόγμα τὸ περὶ τοῦ θανάτου, διότι δεινόν, ἐκεῖνο τὸ δεινόν ἐστιν. ὅταν οὖν ἐμποδιζώμεθα ἢ ταρασσώμεθα ἢ λυπώμεθα, μηδέποτε ἄλλον αἰτιώμεθα, ἀλλ’ ἑαυτούς, τοῦτ’ ἔστι τὰ ἑαυτῶν δόγματα. ἀπαιδεύτου ἔργον τὸ ἄλλοις ἐγκαλεῖν, ἐφ’ οἷς αὐτὸς πράσσει κακῶς: ἠργμένου παιδεύεσθαι τὸ ἑαυτῷ: πεπαιδευμένου τὸ μήτε ἄλλῳ μήτε ἑαυτῷ.


traduzione in latino del testo greco di Angelo Poliziano dedicata a Lorenzo De’ Medici

1. τῶν ὄντων τὰ μέν ἐστιν ἐφ’ ἡμῖν, τὰ δὲ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν. ἐφ’ ἡμῖν μὲν ὑπόληψις, ὁρμή, ὄρεξις, ἔκκλισις καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα ἡμέτερα ἔργα: οὐκ ἐφ’ ἡμῖν δὲ τὸ σῶμα, ἡ κτῆσις, δόξαι, ἀρχαὶ καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα οὐχ ἡμέτερα ἔργα. [2] καὶ τὰ μὲν ἐφ’ ἡμῖν ἐστι φύσει ἐλεύθερα, ἀκώλυτα, ἀπαραπόδιστα, τὰ δὲ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν ἀσθενῆ, δοῦλα, κωλυτά, ἀλλότρια. μέμνησο οὖν, [3] ὅτι, ἐὰν τὰ φύσει δοῦλα ἐλεύθερα οἰηθῇς καὶ τὰ ἀλλότρια ἴδια, ἐμποδισθήσῃ, πενθήσεις, ταραχθήσῃ, μέμψῃ καὶ θεοὺς καὶ ἀνθρώπους, ἐὰν δὲ τὸ σὸν μόνον οἰηθῇς σὸν εἶναι, τὸ δὲ ἀλλότριον, ὥσπερ ἐστίν, ἀλλότριον, οὐδείς σε ἀναγκάσει οὐδέποτε, οὐδείς σε κωλύσει, οὐ μέμψῃ οὐδένα, οὐκ ἐγκαλέσεις τινί, ἄκων πράξεις οὐδὲ ἕν, οὐδείς σε βλάψει, ἐχθρὸν οὐχ ἕξεις, οὐδὲ γὰρ βλαβερόν τι πείσῃ.4] τηλικούτων οὖν ἐφιέμενος μέμνησο, ὅτι οὐ δεῖ μετρίως κεκινημένον ἅπτεσθαι αὐτῶν, ἀλλὰ τὰ μὲν ἀφιέναι παντελῶς, τὰ δ’ ὑπερτίθεσθαι πρὸς τὸ παρόν. ἐὰν δὲ καὶ ταῦτ’ ἐθέλῃς καὶ ἄρχειν καὶ πλουτεῖν, τυχὸν μὲν οὐδ’ αὐτῶν τούτων τεύξῃ διὰ τὸ καὶ τῶν προτέρων ἐφίεσθαι, πάντως γε μὴν ἐκείνων ἀποτεύξη, δι’ ὧν μόνων ἐλευθερία καὶ εὐδαιμονία περιγίνεται. [5] εὐθὺς οὖν πάσῃ φαντασίᾳ τραχείᾳ μελέτα ἐπιλέγειν ὅτι «φαντασία εἶ καὶ οὐ πάντως τὸ φαινόμενον. » ἔπειτα ἐξέταζε αὐτὴν καὶ δοκίμαζε τοῖς κανόσι τούτοις οἷς ἔχεις, πρώτῳ δὲ τούτῳ καὶ μάλιστα, πότερον περὶ τὰ ἐφ’ ἡμῖν ἐστιν ἢ περὶ τὰ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν: κἂν περί τι τῶν οὐκ ἐφ’ ἡμῖν ᾖ, πρόχειρον ἔστω τὸ διότι «οὐδὲν πρὸς ἐμέ»

Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no.
Sono in nostro potere: l’opinione, il volere, il desiderio, l’avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontà.
Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi.
Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né avversate.
Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre.
Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei.
Se invece stimerai tuo ciò che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del male.
Ora, se hai desiderio di raggiungere questo felice stato, sappi che ciò richiede sforzo e concentrazione d’animo non comune, e che, certe cose esteriori, devono essere eliminate dalla mente, altre pensate al tempo giusto, e devi dedicarti sopra tutto alla cura di te stesso.
Perché, se vorrai ad un tempo ottenere i predetti beni ed insieme dignità e ricchezze, è possibile che non otterrai nulla, perché se starai dietro alle ricchezze senza preoccuparti di accrescerti interiormente, senza dubbio ne sarai privato, perché solo attraverso l’accrescimento di se stessi si può godere beatitudine e libertà.


Poi comincia ad esaminarla e inquadrarla nella tua mente, e cioè vedere se essa appartiene alle cose che sono in nostra facoltà, ovvero a quelle che non lo sono. Ed appartenendo a quelle che non lo sono, dal tuo cuore venga questa sentenza: – Ciò a me non importa.

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