緣分 Yuanfen sincronicità, fato, coincidenza fatidica…

 “coincidenza fatidica” , sincronicità , “fato” o “destino” è mìngyùn 命運, “il corso degli eventi nella vita”, “Occasione affine” 
十年修得同船渡,百年修得共枕眠 dieci anni di meditazione (o buone azioni) portano due persone per attraversare un fiume nello stesso traghetto, e un centinaio di anni di meditazione (o buone azioni) a portare due persone a riposare la testa sullo stesso cuscino.

Titani Invisibili  tecnica e persuasione magica, logos e  pathos….

Nonostante le onnipresenti prove di flagrante titanismo che abbiamo intorno, loro, i Titani, sono invisibili, come il nero cielo notturno di Urano, il loro terribile padre, nascosti dalla madre Gaia nella profondità del suo ventre. A volte sono immaginati in forma di fantasmi. Operano invisibilmente nell’oscurità e in impulsi e fantasie che affiorano dal profondo. […] I Titani, poiché sono invisibili, ovvero non hanno immagini, appunto per questo non hanno limiti. Privi di immagine, diventano pura espansione.
J. Hillman, Figure del mito

Perché toccò a Zeus salvare il mondo dai Titani? Non per la sua forza, secondo me, per i suoi fulmini, per la sua intelligenza scaltra né per la sua funzione di legge e ordine, bensì piuttosto per la sua capiente immaginazione. […] La gamma della sua fantasia era inclusiva, ampia, generosa e differenziata. Zeus era davvero un dio del cielo; copriva tutto con l’ampiezza della sua facoltà immaginativa, era pari, nella sua grandiosità articolata, alla enormità titanica. La smisuratezza titanica può essere abbracciata e contenuta soltanto da una capacità altrettanto vasta di creare immagini. […] La coscienza improntata a Zeus è attiva; terragna, aperta, presente. Zeus genera attivismo e militanza, il che ci insegna qualcosa su come far fronte al titanismo: non con il ritiro, la meditazione, la psicoanalisi, né con la speranza nel Regno a venire. (J. Hillman, Figure del mito [2007] 2014, 134)

FONTE confer ENNEAGRAMMA

Sogno di un’ombra è l’uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,allora splendida luce gli uomini investe,e dolce diviene la vita.

«τί δέ τις; τί δ᾽ οὔ τις; σκιᾶς ὄναρ / ἄνθρωπος. ἀλλ᾽ ὅταν αἴγλα διόσδοτος ἔλθῃ, / λαμπρὸν φέγγος ἔπεστιν ἀνδρῶν καὶ μείλιχος αἰών, Cosa siamo? Cosa non siamo? Sogno di un’ombra / l’uomo. Ma quando, dono degli dèi, appare un bagliore, / vivida luce si spande sugli umani, e dolce la vita» (VIII, 95-97, p. 172).


«Esseri della durata d’un giorno. Che cosa siamo? Che cosa non siamo?

Sogno d’ un’ombra l’uomo: ma quando un bagliore divino ci giunga

fulgido risplende sugli uomini il lume e dolce è la vita».

(PindaroPitica VIII, vv. 95-97).

A molti pare un saggio fra stolti
che la vita colma di giuste scelte
chi senza gran fatica prosperità ottiene;
ma la fortuna non sta in mano agli uomini,
gli dei soli posson recarla:
una volta uno levano in cielo,
ma un altro scaglian nel fango,
secondo misura.
A Megara un premio hai ottenuto, Aristomene,
ancora nella valle di Maratona, con tre vittorie hai
poi vinto il patrio agone, grande impresa;
su quattro corpi ti sei anche scagliato,
maledicendoli nella tua mente,
a loro nelle Pitiche si decretò: né un ritorno gradito,
né un dolce riso, una volta giunti presso la madre amata,
han recato loro la gioia; lontano dai nemici si rintanano
nelle vie solitarie, tormentati dalla sventura.
Chi ha ottenuto una nuova sorte grandiosa
vola pieno di speranza in una grande felicità,
alto sulle ali del suo valore, con brama più forte
della ricchezza. In un attimo dei mortali cresce
la gioia, ma allo stesso modo a terra precipita
se scossa da contrario volere divino.
Effimeri siamo: cos’è qualcuno?
cos’è invece nessuno? Sogno di un’ombra
è l’uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,
allora splendida luce gli uomini investe,
e dolce diviene la vita.

[Pitiche, VIII, 73-97]

εἰ γάρ τις ἐσλὰ πέπαται μὴ σὺν μακρῷ πόνῳ,
πολλοῖς σοφὸς δοκεῖ πεδ’ ἀφρόνων
βίον κορυσσέμεν ὀρθοβούλοισι μαχαναῖς·
τὰ δ’ οὐκ ἐπ’ ἀνδράσι κεῖται· δαίμων δὲ παρίσχει·
ἄλλοτ’ ἄλλον ὕπερθε βάλλων, ἄλλον δ’ ὑπὸ χειρῶν,
μέτρῳ καταβαίνει· ἐν Μεγάροις δ’ ἔχεις γέρας,
μυχῷ τ’ ἐν Μαραθῶνος, Ἥρας τ’ ἀγῶν’ ἐπιχώριον
νίκαις τρισσαῖς, ὦ Ἀριστόμενες, δάμασσας ἔργῳ·
Ετέτρασι δ’ ἔμπετες ὑψόθεν
σωμάτεσσι κακὰ φρονέων,
τοῖς οὔτε νόστος ὁμῶς
ἔπαλπνος ἐν Πυθιάδι κρίθη,
οὐδὲ μολόντων πὰρ ματέρ’ ἀμφὶ γέλως γλυκύς
ὦρσεν χάριν· κατὰ λαύρας δ’ ἐχθρῶν ἀπάοροι
πτώσσοντι, συμφορᾷ δεδαγμένοι.
ὁ δὲ καλόν τι νέον λαχών
ἁβρότατος ἔπι μεγάλας
ἐξ ἐλπίδος πέταται
ὑποπτέροις ἀνορέαις, ἔχων
κρέσσονα πλούτου μέριμναν. ἐν δ’ ὀλίγῳ βροτῶν
τὸ τερπνὸν αὔξεταῐ· οὕτω δὲ καὶ πίτνει χαμαί,
ἀποτρόπῳ γνώμᾳ σεσεισμένον.
ἐπάμεροι· τί δέ τις; τί δ’ οὔ τις; σκιᾶς ὄναρ
ἄνθρωπος. ἀλλ’ ὅταν αἴγλα διόσδοτος ἔλθῃ,
λαμπρὸν φέγγος ἔπεστιν ἀνδρῶν καὶ μείλιχος αἰών.

Agire, il compito ”inutile” fondamentale

Agire come se ogni atto fosse l’ultimo , fosse necessario, inevitabile, fondamentale, totale
pur sapendo in cuor suo , come rammentava don Juan a Castaneda che è solo un compito inutile rispetto all’Assoluto, nonostante i paradossi dell’esistenza, nonostante la dualità apparente, ma greve, ruvida non di rado tagliente.

L’arte dell’attenzione :La prima sfida che affronta il guerriero è imparare a fermare il mondo e vedere. 

Saggezza non teorica o mentale, ma vitale e corporea, intento orientato ad comportamento per condurre una vita “forte e chiara” in una realtà che ci indebolisce, ci disperde, ci svuota. Un’arte dell’attenzione.
Quando siamo presenti in ciò che facciamo. Quando le nostre decisioni sono precise. Quando ci facciamo carico delle nostre azioni, si veleggia contro corrente..Il “guerriero” secondo Don Juan non combatte nessuna guerra, ma è una persona che si batte in ogni momento e con ogni gesto per rimanere impeccabile a dispetto delle forze che vogliono dissipare e depotenziare qualsiasi esercizio di autonomia – dell’attenzione, della percezione e del proprio sentire.
Nella strategia del guerriero non contano le vittorie e le sconfitte, i successi o i fallimenti, quanto la natura delle azioni. L’atto impeccabile ha già in sé la sua ricompensa.

“Il guerriero si controlla e si abbandona. È un cacciatore: calcola tutto. Questo è controllo. Ma una volta finiti i calcoli, agisce. Si lascia andare: questo è abbandono.”
Gli insegnamenti di Don Juan”,Carlos Castaneda 

Ogni volta che agiamo senza distrarci guadagniamo potere personale. Questa potere non è qualcosa da possedere o da esercitare sugli altri. È più che altro un sentimento, uno stato d’animo, un fuoco interiore, una disposizione alla buona sorte.


Don Juan dice: “possiamo sempre farci consigliare dalla nostra morte”. 
La nostra morte è sempre di fianco a noi e possiamo farle domande per tutta la vita.

Quando dobbiamo decidere qualcosa, la nostra morte dirà: “considera ogni azione come la tua ultima battaglia sulla terra”.

Quando siamo a disagio perché vorremmo essere da un’altra parte, la nostra morte ci dirà:
“Non esiste che questa situazione, questo momento, questa compagnia, questo spazio di manovra. 
La libertà non è scegliere quel che ci pare, ma saper fare partendo da quel che c’è”.

ALTRO SU CASTANEDA

Lucus numen inest

lucus Aventino suberat niger ilicis umbra,
quo posses viso dicere ‘numen inest’.

Ai piedi dell’Aventino c’era un bosco buio, fitto di lecci; solo a vederlo avresti detto:
“Qui dimorano delle divinità”
 Ov. Fasti III 295-296

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