Xíng Qì Yùpèi Míng 行氣玉佩銘  il pendente di Giada il più antico riferimento di tecniche QiGong 氣功

行气,深则蓄,蓄则伸,伸则下,下则定,定则固,固则萌,萌则长,长则退,退则天。天几舂在上,地几舂在下。顺则生,逆则死。

Guidare il Qi
all’interno profondamente,
e quindi accumularlo,
accumularlo e distenderlo,
distenderlo e spingerlo verso il basso,
portarlo in basso e fissarlo,
fissarlo e fortificarlo,
fortificarlo e farlo germogliare,
farlo germogliare e lasciarlo crescere,
lasciarlo crescere e tirarlo indietro,
tirarlo indietro nel Centro Celeste.
Il Qi Celeste va verso l’alto,
Il Qi della Terra verso il basso.
Agire in questo modo porta la vita,
al contario si va verso la morte.

Le vie di assorbimento del Qi sono due. Il Qi della terra dal basso, attraverso Huì Yīn 會 阴 Co1 il punto del Perineo e il Qi che ci circonda, intorno a noi, dal terzo Occhio (ghiandola Pituitaria). Le due energie si unificano in una nel Dan Tian che viene spinta poi in alto nel Bǎi Huì 百會 Gv20 ( apice del capo , ghiandola pineale) e va a congiungersi col Qi universale.
L’indicazione qui probabilmente è questa. Assorbire il Qi, guidarlo in basso attraverso il Vaso di Concezione 任脉 (rèn mài) nel Dāntián  丹田, trattenerlo e farlo germinare e crescere, per poi farlo circolare su per il Vaso Governatore (dū mài) 督 脉 e unirlo in alto al Qi del Cielo e in basso al Qi della Terra.
Questa è la via per accrescere il proprio sé e mantenersi in buona salute ed evitare il deterioramento del corpo e dello Spirito.

CONFER https://www.sundao.it/pagine/pendente.html Ludovico Romeo

Per muovere il Qi, se è profondo, verrà accumulato, se viene accumulato, verrà esteso, se viene esteso, scenderà, e se scende, verrà fissato, e quando sarà fisso sarà solido, se è solido germoglierà, se germoglierà crescerà, se crescerà a lungo si ritirerà, e se si ritirerà sarà il paradiso. Il cielo è in alto e la terra è in basso. Se lo segui, vivrai; se gli vai contro, morirai
[traduzione di Guo Moruo, la più lunga e diffusa].

 Il nome più antico e comunemente conosciuto di “Iscrizione in giada per il movimento del Qi” .
È la prima testimonianza documentata della teoria dell’immortalità in Cina, ed è anche la prima testimonianza di antica teoria medica.
Ora è nel Museo di Tianjin. Secondo le iscrizioni del tardo periodo degli Stati Combattenti, il Museo di Tianjin lo usò come decorazione della testa del bastone da passeggio degli antichi nobili e lo chiamò “Decorazione del bastone di giada con iscrizione Xingqi”.
Questo dispositivo è decorato con una testa di bastone, zaffiro, con macchie di alone grigio e nero, prisma a dodici facce, alto 5,2 cm e largo 3,4 cm. È cavo ma non forato nella parte superiore e viene utilizzato per infilare il bastone. La parte superiore è un piano rotondo, con un foro sul lato inferiore collegato alla pancia interna e i bordi sono lucidati. Dei dodici lati, ciascun lato ha tre caratteri iscritti in caratteri Yin dall’alto verso il basso, con simboli Chongwen, per un totale di quarantacinque caratteri.

Xing Qi deve essere respirato nel modo seguente:
quando il respiro è stabile, si raccoglierà dopo essersi radunato, si espanderà dopo essersi espanso, si abbasserà dopo essere sceso; , diventerà silenzioso; dopo che sarà diventato silenzioso, si solidificherà; dopo la solidificazione, germoglierà. Dopo essere germogliato, cresce e, dopo essere cresciuto, la testa raggiunge la sommità. In questo modo arriva fino al Tianling Cap e scende fino agli arti. Se segui questo principio, vivrai più a lungo, ma se segui questo principio, morirai.
[Introduzione a Huang Yaoming

Tabella di confronto letterale tra i caratteri in “Iscrizione di giada per promuovere il Qi” e la scrittura Jin-1

Tabella di confronto letterale tra i caratteri di “Iscrizione di giada per promuovere il Qi” e la scrittura Jin-2
Tabella di confronto letterale tra i personaggi in “Iscrizione di giada per promuovere il Qi” Qi” e la scrittura Jin- 3 .

Le tre immagini sopra sono citate da Huang Yaoming: “Exploration of “Jade Inscription of Xingqi””, Journal of the National Museum of China (Research on Ancient History and Cultural Relics), numero 10, 2012, pp. 35-37)

Diversi esperti di “Iscrizioni in giada sul movimento del Qi” hanno opinioni diverse e offrono alcuni suggerimenti. Eccone alcuni.
Zhao Songfei lo chiamò Sutra, che è il Sutra della Colonna di Giada di Xingqi. Zhao Songfei ha detto in “Interpretazione del “Sutra della Colonna di Giada di Xingqi” (Parte 2)”: “Shen Tongqi” fu in seguito chiamato il ‘Re dell’Eterna Alchimia Sutra’, e questo antico sutra di giada dovrebbe essere chiamato l’ ‘Eterna Alchimia’ Sutra’ “Zu’er”
[traduzione di Guo Moruo]:
Il movimento del Qi – quando è profondo, si accumula, quando è accumulato, si estende, quando è esteso, è verso il basso, quando è verso il basso, è fermo, quando è fermo germoglia, quando è fermo cresce, quando cresce si ritira e quando si ritira diventa celeste. Il cielo è in alto e la terra è in basso. Se lo segui, vivrai; se gli vai contro, morirai.
“L’età della schiavitù” di Guo Moruo spiega: “Questo è un ciclo di respirazione profonda. Inspira profondamente per allungarlo verso il basso, e quando si allunga verso il basso, diventa fermo e solido; poi espira, come il germoglio dell’erba e degli alberi, andando verso Quando sale, va nella direzione opposta e raggiunge la cima. In questo modo, il cielo si sposterà verso l’alto e la terra si sposterà verso il basso. Se va in questo modo, porterà alla
morte Yiduo] Traduzione]:
“Le opere complete di Wen Yiduo. Miti e poesie” dice: “Il nuovo Qi è stato incorporato e dobbiamo cercare di trattenerlo per evitare che fuoriesca. “Yuju Ming” una volta sviluppò questa scuola della teoria del mantenimento del Qi: ‘Xing Qi è 1, e 1 è Shen, Shen è giù, giù è Ding, Ding è solido, solido è luminoso, Ming è 2, 2 è superiore, superiore è il paradiso, la sorgente del paradiso è in alto, la sorgente della terra è in basso, ed è liscia. Se vivi, se vai contro di essa, morirai ‘”
[Ricerca e interpretazione testuale di Chen Banghuai]:
Chen Banghuai crede nel suo articolo “Il periodo degli Stati Combattenti”. ‘Esercitare il Qi Iscrizione di Giada’” che “l’articolo dice: ‘Per muovere il Qi: Deglutire significa 1, 1 significa Shen, e Shen significa Shen Quando è giù, è fisso, quando è fisso è chiaro, quando è fermo è chiaro che è lungo, quando è lungo è complesso, e quando è complesso è il cielo La radice del cielo è in alto, e la radice della terra è in basso; è invertito, sarà la morte.'”
Le iscrizioni con maggiori differenze includono:
Testo originale: 3 4 5 6 7 8
Traduzione Guo: Shen Meng Tui Ji Chun Shun
Traduzione Wen: Ju Ming You Qi Chun Shun
Chen traduzione: Si Ming Fu Qi Ben Xun
[traduzione inglese di Joseph Needham]:
Xing Qi deve essere respirato nel modo seguente: quando il respiro è stabile, si raccoglierà dopo essersi radunato, si espanderà dopo essersi espanso, si abbasserà dopo essere sceso; , diventerà silenzioso; dopo che sarà diventato silenzioso, si solidificherà; dopo la solidificazione, germoglierà. Dopo essere germogliato, cresce e, dopo essere cresciuto, la testa raggiunge la sommità. In questo modo arriva fino al Tianling Cap e scende fino agli arti. Se segui questo principio, vivrai più a lungo, ma se segui questo principio, morirai.
[Introduzione a Huang Yaoming]: Confer http://xn--ehqr72gepcwu8b.art/plus/view.php?aid=63

CONFER https://www.wudangpai.com/archives/s342.shtml

Tra questi, ci sono solo 22 caratteri non ripetitivi e ci sono più di 10 caratteri controversi, come ad esempio: “Shen” è usato come “囧” o “厮”, “Estensione” è usata come “神”, “Meng ” è usato come “Ming”, “Tui” “” è usato come “fu”, “ji” è usato come “wu” o “qi”, “戂” è usato come “chun” o “legno”, ecc.

Perturbant homines non res ipsae, sed rerum opiniones….ταράσσει τοὺς ἀνθρώπους οὐ τὰ πράγματα, ἀλλὰ τὰ περὶ τῶν πραγμάτων δόγματα Epittèto Ἐπίκτητος

ταράσσει τοὺς ἀνθρώπους οὐ τὰ πράγματα, ἀλλὰ τὰ περὶ τῶν πραγμάτων δόγματα: οἷον ὁ θάνατος οὐδὲν δεινόν (ἐπεὶ καὶ Σωκράτει ἂν ἐφαίνετο), ἀλλὰ τὸ δόγμα τὸ περὶ τοῦ θανάτου, διότι δεινόν, ἐκεῖνο τὸ δεινόν ἐστιν. ὅταν οὖν ἐμποδιζώμεθα ἢ ταρασσώμεθα ἢ λυπώμεθα, μηδέποτε ἄλλον αἰτιώμεθα, ἀλλ’ ἑαυτούς, τοῦτ’ ἔστι τὰ ἑαυτῶν δόγματα. ἀπαιδεύτου ἔργον τὸ ἄλλοις ἐγκαλεῖν, ἐφ’ οἷς αὐτὸς πράσσει κακῶς: ἠργμένου παιδεύεσθαι τὸ ἑαυτῷ: πεπαιδευμένου τὸ μήτε ἄλλῳ μήτε ἑαυτῷ.


traduzione in latino del testo greco di Angelo Poliziano dedicata a Lorenzo De’ Medici

1. τῶν ὄντων τὰ μέν ἐστιν ἐφ’ ἡμῖν, τὰ δὲ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν. ἐφ’ ἡμῖν μὲν ὑπόληψις, ὁρμή, ὄρεξις, ἔκκλισις καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα ἡμέτερα ἔργα: οὐκ ἐφ’ ἡμῖν δὲ τὸ σῶμα, ἡ κτῆσις, δόξαι, ἀρχαὶ καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα οὐχ ἡμέτερα ἔργα. [2] καὶ τὰ μὲν ἐφ’ ἡμῖν ἐστι φύσει ἐλεύθερα, ἀκώλυτα, ἀπαραπόδιστα, τὰ δὲ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν ἀσθενῆ, δοῦλα, κωλυτά, ἀλλότρια. μέμνησο οὖν, [3] ὅτι, ἐὰν τὰ φύσει δοῦλα ἐλεύθερα οἰηθῇς καὶ τὰ ἀλλότρια ἴδια, ἐμποδισθήσῃ, πενθήσεις, ταραχθήσῃ, μέμψῃ καὶ θεοὺς καὶ ἀνθρώπους, ἐὰν δὲ τὸ σὸν μόνον οἰηθῇς σὸν εἶναι, τὸ δὲ ἀλλότριον, ὥσπερ ἐστίν, ἀλλότριον, οὐδείς σε ἀναγκάσει οὐδέποτε, οὐδείς σε κωλύσει, οὐ μέμψῃ οὐδένα, οὐκ ἐγκαλέσεις τινί, ἄκων πράξεις οὐδὲ ἕν, οὐδείς σε βλάψει, ἐχθρὸν οὐχ ἕξεις, οὐδὲ γὰρ βλαβερόν τι πείσῃ.4] τηλικούτων οὖν ἐφιέμενος μέμνησο, ὅτι οὐ δεῖ μετρίως κεκινημένον ἅπτεσθαι αὐτῶν, ἀλλὰ τὰ μὲν ἀφιέναι παντελῶς, τὰ δ’ ὑπερτίθεσθαι πρὸς τὸ παρόν. ἐὰν δὲ καὶ ταῦτ’ ἐθέλῃς καὶ ἄρχειν καὶ πλουτεῖν, τυχὸν μὲν οὐδ’ αὐτῶν τούτων τεύξῃ διὰ τὸ καὶ τῶν προτέρων ἐφίεσθαι, πάντως γε μὴν ἐκείνων ἀποτεύξη, δι’ ὧν μόνων ἐλευθερία καὶ εὐδαιμονία περιγίνεται. [5] εὐθὺς οὖν πάσῃ φαντασίᾳ τραχείᾳ μελέτα ἐπιλέγειν ὅτι «φαντασία εἶ καὶ οὐ πάντως τὸ φαινόμενον. » ἔπειτα ἐξέταζε αὐτὴν καὶ δοκίμαζε τοῖς κανόσι τούτοις οἷς ἔχεις, πρώτῳ δὲ τούτῳ καὶ μάλιστα, πότερον περὶ τὰ ἐφ’ ἡμῖν ἐστιν ἢ περὶ τὰ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν: κἂν περί τι τῶν οὐκ ἐφ’ ἡμῖν ᾖ, πρόχειρον ἔστω τὸ διότι «οὐδὲν πρὸς ἐμέ»

Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no.
Sono in nostro potere: l’opinione, il volere, il desiderio, l’avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontà.
Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi.
Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né avversate.
Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre.
Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei.
Se invece stimerai tuo ciò che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del male.
Ora, se hai desiderio di raggiungere questo felice stato, sappi che ciò richiede sforzo e concentrazione d’animo non comune, e che, certe cose esteriori, devono essere eliminate dalla mente, altre pensate al tempo giusto, e devi dedicarti sopra tutto alla cura di te stesso.
Perché, se vorrai ad un tempo ottenere i predetti beni ed insieme dignità e ricchezze, è possibile che non otterrai nulla, perché se starai dietro alle ricchezze senza preoccuparti di accrescerti interiormente, senza dubbio ne sarai privato, perché solo attraverso l’accrescimento di se stessi si può godere beatitudine e libertà.


Poi comincia ad esaminarla e inquadrarla nella tua mente, e cioè vedere se essa appartiene alle cose che sono in nostra facoltà, ovvero a quelle che non lo sono. Ed appartenendo a quelle che non lo sono, dal tuo cuore venga questa sentenza: – Ciò a me non importa.

緣分 Yuanfen sincronicità, fato, coincidenza fatidica…

 “coincidenza fatidica” , sincronicità , “fato” o “destino” è mìngyùn 命運, “il corso degli eventi nella vita”, “Occasione affine” 
十年修得同船渡,百年修得共枕眠 dieci anni di meditazione (o buone azioni) portano due persone per attraversare un fiume nello stesso traghetto, e un centinaio di anni di meditazione (o buone azioni) a portare due persone a riposare la testa sullo stesso cuscino.

Titani Invisibili  tecnica e persuasione magica, logos e  pathos….

Nonostante le onnipresenti prove di flagrante titanismo che abbiamo intorno, loro, i Titani, sono invisibili, come il nero cielo notturno di Urano, il loro terribile padre, nascosti dalla madre Gaia nella profondità del suo ventre. A volte sono immaginati in forma di fantasmi. Operano invisibilmente nell’oscurità e in impulsi e fantasie che affiorano dal profondo. […] I Titani, poiché sono invisibili, ovvero non hanno immagini, appunto per questo non hanno limiti. Privi di immagine, diventano pura espansione.
J. Hillman, Figure del mito

Perché toccò a Zeus salvare il mondo dai Titani? Non per la sua forza, secondo me, per i suoi fulmini, per la sua intelligenza scaltra né per la sua funzione di legge e ordine, bensì piuttosto per la sua capiente immaginazione. […] La gamma della sua fantasia era inclusiva, ampia, generosa e differenziata. Zeus era davvero un dio del cielo; copriva tutto con l’ampiezza della sua facoltà immaginativa, era pari, nella sua grandiosità articolata, alla enormità titanica. La smisuratezza titanica può essere abbracciata e contenuta soltanto da una capacità altrettanto vasta di creare immagini. […] La coscienza improntata a Zeus è attiva; terragna, aperta, presente. Zeus genera attivismo e militanza, il che ci insegna qualcosa su come far fronte al titanismo: non con il ritiro, la meditazione, la psicoanalisi, né con la speranza nel Regno a venire. (J. Hillman, Figure del mito [2007] 2014, 134)

FONTE confer ENNEAGRAMMA

Sogno di un’ombra è l’uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,allora splendida luce gli uomini investe,e dolce diviene la vita.

«τί δέ τις; τί δ᾽ οὔ τις; σκιᾶς ὄναρ / ἄνθρωπος. ἀλλ᾽ ὅταν αἴγλα διόσδοτος ἔλθῃ, / λαμπρὸν φέγγος ἔπεστιν ἀνδρῶν καὶ μείλιχος αἰών, Cosa siamo? Cosa non siamo? Sogno di un’ombra / l’uomo. Ma quando, dono degli dèi, appare un bagliore, / vivida luce si spande sugli umani, e dolce la vita» (VIII, 95-97, p. 172).


«Esseri della durata d’un giorno. Che cosa siamo? Che cosa non siamo?

Sogno d’ un’ombra l’uomo: ma quando un bagliore divino ci giunga

fulgido risplende sugli uomini il lume e dolce è la vita».

(Pindaro, Pitica VIII, vv. 95-97).

A molti pare un saggio fra stolti
che la vita colma di giuste scelte
chi senza gran fatica prosperità ottiene;
ma la fortuna non sta in mano agli uomini,
gli dei soli posson recarla:
una volta uno levano in cielo,
ma un altro scaglian nel fango,
secondo misura.
A Megara un premio hai ottenuto, Aristomene,
ancora nella valle di Maratona, con tre vittorie hai
poi vinto il patrio agone, grande impresa;
su quattro corpi ti sei anche scagliato,
maledicendoli nella tua mente,
a loro nelle Pitiche si decretò: né un ritorno gradito,
né un dolce riso, una volta giunti presso la madre amata,
han recato loro la gioia; lontano dai nemici si rintanano
nelle vie solitarie, tormentati dalla sventura.
Chi ha ottenuto una nuova sorte grandiosa
vola pieno di speranza in una grande felicità,
alto sulle ali del suo valore, con brama più forte
della ricchezza. In un attimo dei mortali cresce
la gioia, ma allo stesso modo a terra precipita
se scossa da contrario volere divino.
Effimeri siamo: cos’è qualcuno?
cos’è invece nessuno? Sogno di un’ombra
è l’uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,
allora splendida luce gli uomini investe,
e dolce diviene la vita.

[Pitiche, VIII, 73-97]

εἰ γάρ τις ἐσλὰ πέπαται μὴ σὺν μακρῷ πόνῳ,
πολλοῖς σοφὸς δοκεῖ πεδ’ ἀφρόνων
βίον κορυσσέμεν ὀρθοβούλοισι μαχαναῖς·
τὰ δ’ οὐκ ἐπ’ ἀνδράσι κεῖται· δαίμων δὲ παρίσχει·
ἄλλοτ’ ἄλλον ὕπερθε βάλλων, ἄλλον δ’ ὑπὸ χειρῶν,
μέτρῳ καταβαίνει· ἐν Μεγάροις δ’ ἔχεις γέρας,
μυχῷ τ’ ἐν Μαραθῶνος, Ἥρας τ’ ἀγῶν’ ἐπιχώριον
νίκαις τρισσαῖς, ὦ Ἀριστόμενες, δάμασσας ἔργῳ·
Ετέτρασι δ’ ἔμπετες ὑψόθεν
σωμάτεσσι κακὰ φρονέων,
τοῖς οὔτε νόστος ὁμῶς
ἔπαλπνος ἐν Πυθιάδι κρίθη,
οὐδὲ μολόντων πὰρ ματέρ’ ἀμφὶ γέλως γλυκύς
ὦρσεν χάριν· κατὰ λαύρας δ’ ἐχθρῶν ἀπάοροι
πτώσσοντι, συμφορᾷ δεδαγμένοι.
ὁ δὲ καλόν τι νέον λαχών
ἁβρότατος ἔπι μεγάλας
ἐξ ἐλπίδος πέταται
ὑποπτέροις ἀνορέαις, ἔχων
κρέσσονα πλούτου μέριμναν. ἐν δ’ ὀλίγῳ βροτῶν
τὸ τερπνὸν αὔξεταῐ· οὕτω δὲ καὶ πίτνει χαμαί,
ἀποτρόπῳ γνώμᾳ σεσεισμένον.
ἐπάμεροι· τί δέ τις; τί δ’ οὔ τις; σκιᾶς ὄναρ
ἄνθρωπος. ἀλλ’ ὅταν αἴγλα διόσδοτος ἔλθῃ,
λαμπρὸν φέγγος ἔπεστιν ἀνδρῶν καὶ μείλιχος αἰών.

Agire, il compito ”inutile” fondamentale

Agire come se ogni atto fosse l’ultimo , fosse necessario, inevitabile, fondamentale, totale
pur sapendo in cuor suo , come rammentava don Juan a Castaneda che è solo un compito inutile rispetto all’Assoluto, nonostante i paradossi dell’esistenza, nonostante la dualità apparente, ma greve, ruvida non di rado tagliente.

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