L’arte dell’attenzione : La prima sfida che affronta il guerriero è imparare a fermare il mondo e vedere. 

Saggezza non teorica o mentale, ma vitale e corporea, intento orientato ad comportamento per cercare di condurre una vita “forte e chiara” in una realtà che ci indebolisce, ci disperde, ci svuota. 

Un’arte dell’attenzione.
Quando siamo presenti in ciò che facciamo. Quando le nostre decisioni sono precise.

L’inutile rispetto all’Assoluto in diverse prospettive:

Carlos Castaneda
Inutile è tutto ciò che rinforza la descrizione ordinaria del mondo (il tonal), consuma energia senza spostare il punto di unione e tiene il guerriero prigioniero della percezione abituale.


Preoccupazioni sociali, auto-importanza, rimpianti, giustificazioni, “fare” compulsivo, chiacchiere interiori e attaccamento alle routine quotidiane sono inutili: non liberano verso il nagual, anzi lo allontanano. Anche azioni apparentemente virtuose o efficaci diventano inutili se non sono compiute con impeccabilità e intenzione di libertà.

Stoici Inutile (o piuttosto “indifferente” nel senso peggiorativo)
è tutto ciò che non dipende da noi e non contribuisce alla virtù.


Ricchezza, fama, piacere, salute, successo esteriore, opinione altrui: se li si tratta come beni veri, diventano fonte di turbamento e quindi inutili rispetto al Logos. Ancora più inutile è l’azione mossa da passione (pathos), giudizio errato o ricerca di risultati esterni. Solo ciò che allontana dall’accordo con la natura razionale è davvero vano.

Julius Evola
Inutile è l’azione immersa nel divenire senza alcun centro trascendente: l’attivismo moderno, il progresso materialista, la politica come fine a se stessa, il successo mondano perseguito con attaccamento.


Tutto ciò che rimane sul piano puramente umano, storico o “vitale” senza orientamento verso l’Alto è, per Evola, sterile o addirittura dissolutivo. L’inutile assoluto è la vita vissuta interamente “sotto” il livello dell’iniziato o del guerriero spirituale, senza distacco e senza tensione verso il Principio.

Taoisti Inutile (e controproducente) è lo sforzo forzato, il calcolo eccessivo, la virtù ostentata, il voler “migliorare” o “correggere” il corso naturale delle cose.


L’efficienza artificiale, l’ambizione, il moralismo rigido, il fare che si oppone al Tao generano rigidità e rottura. Ciò che appare utile al mondo ordinario (pianificazione rigidissima, accumulo, affermazione di sé) è spesso inutile o dannoso rispetto al Tao, perché interrompe la spontaneità e crea resistenza.

Antico buddismo Inutile (anattha, non-benefico, o semplicemente non-kusala) è tutto ciò che non conduce alla cessazione della sofferenza e alimenta invece le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza.


Azioni, pensieri e stati mentali che rafforzano il senso di “io”, alimentano desiderio o odio, o restano prigionieri delle concezioni dualistiche sono inutili rispetto a Nibbāna. Anche meriti mondani, pratiche rituali vuote o speculazioni metafisiche senza effetto liberatorio sono considerate sterili se non riducono dukkha.

TradizioneCiò che è inutile rispetto all’Assoluto
CastanedaTutto ciò che rinforza il tonal e consuma energia senza libertà
StoiciCiò che non dipende da noi e allontana dalla virtù
EvolaAzione e vita senza centro trascendente
TaoistiSforzo forzato e opposizione al movimento naturale del Tao
Antico buddismoTutto ciò che non riduce dukkha e non conduce a Nibbāna

In tutte queste visioni l’inutile non è semplicemente “ciò che non serve nella vita quotidiana”, ma ciò che distoglie, disperde o lega rispetto all’Assoluto.



Quando ci facciamo carico delle nostre azioni, si veleggia contro corrente..Il “guerriero” secondo Don Juan non combatte nessuna guerra, ma è una persona che si batte in ogni momento e con ogni gesto per rimanere impeccabile a dispetto delle forze che vogliono dissipare e depotenziare qualsiasi esercizio di autonomia – dell’attenzione, della percezione e del proprio sentire.


Nella strategia del guerriero non contano le vittorie e le sconfitte, i successi o i fallimenti, quanto la natura delle azioni. L’atto impeccabile ha già in sé la sua ricompensa.

“Il guerriero si controlla e si abbandona. È un cacciatore: calcola tutto. Questo è controllo. Ma una volta finiti i calcoli, agisce. Si lascia andare: questo è abbandono.”


Gli insegnamenti di Don Juan”,Carlos Castaneda 

Ogni volta che agiamo senza distrarci guadagniamo potere personale.

Questa potere non è qualcosa da possedere o da esercitare sugli altri.

È più che altro un sentimento, uno stato d’animo, un fuoco interiore, una disposizione alla buona sorte.


Don Juan dice: “possiamo sempre farci consigliare dalla nostra morte”. 

La nostra morte è sempre di fianco a noi e possiamo farle domande per tutta la vita.

Quando dobbiamo decidere qualcosa, la nostra morte dirà:

“considera ogni azione come la tua ultima battaglia sulla terra”.

 ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς

Libro II

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni

avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)

Quando siamo a disagio perché vorremmo essere da un’altra parte, la nostra morte ci dirà:

“Non esiste che questa situazione, questo momento, questa compagnia, questo spazio di manovra. 
La libertà non è scegliere quel che ci pare, ma saper fare partendo da quel che c’è”.

ALTRO SU CASTANEDA

La pratica dell’impeccabilità (secondo gli insegnamenti di don Juan Matus trasmessi da Carlos Castaneda) è uno dei pilastri centrali del cammino del guerriero. Non è perfezione morale, purezza etica o “essere bravi”. È qualcosa di molto più radicale e pragmatico.Cos’è davvero l’impeccabilitàDon Juan la definisce come usare tutta l’energia disponibile nel modo più efficace possibile, senza disperderla.
L’impeccabilità è l’arte di non sprecare nemmeno una briciola del proprio potere personale.
Tutto ciò che consuma energia senza produrre un guadagno in lucidità, libertà o spostamento del punto di unione è considerato non-impeccabile.Le principali “falle” energetiche che l’impeccabilità combatte sono:

  • L’importanza personale (self-importance)
  • L’auto-compatimento (self-pity)
  • I rimpianti e i sensi di colpa
  • Le giustificazioni e le spiegazioni infinite
  • Le aspettative verso gli altri e verso se stessi
  • Il parlare eccessivo (soprattutto il parlare di sé)

Come si pratica concretamente

  1. Inventario energetico quotidiano
    Alla fine della giornata (o in momenti di quiete) il guerriero rivede le proprie azioni e si chiede:
    “Dove ho sprecato energia oggi? Dove mi sono difeso, giustificato, lamentato, o ho cercato di apparire?”
    Non lo fa per biasimarsi, ma per vedere con chiarezza e interrompere il meccanismo.
  2. Agire come se ogni atto fosse l’ultimo
    Don Juan insisteva sul fatto che la morte è sempre a sinistra, a un braccio di distanza.
    Questa consapevolezza toglie peso alle piccole vanità e costringe a scegliere con precisione.
    L’impeccabilità nasce quando si agisce sapendo che non ci sarà una seconda possibilità di “fare meglio dopo”.
  3. Eliminare l’importanza personale
    Si tratta di un lavoro sistematico e spesso umiliante.
    Il guerriero impara a non difendere la propria immagine, a non spiegarsi, a non pretendere riconoscimento.
    Quando qualcuno lo attacca o lo ignora, osserva la propria reazione interna invece di reagire.
    Ogni volta che riesce a non difendersi, recupera energia.
  4. Il “non-fare” applicato all’immagine di sé
    Si interrompe deliberatamente le routine che rinforzano chi crediamo di essere (il modo di parlare, di vestirsi, di raccontarsi, di reagire).
    Piccoli “non-fare” quotidiani indeboliscono la descrizione fissa del mondo e liberano energia.
  5. La follia controllata (controlled folly)
    Una volta raggiunta una certa impeccabilità, il guerriero agisce nel mondo sapendo che tutto è egualmente importante e egualmente privo di importanza.
    Partecipa pienamente, ma senza attaccamento al risultato. Questa è l’espressione matura dell’impeccabilità.

L’effetto dell’impeccabilitàQuando si smette di disperdere energia nei modi abituali, questa si accumula.
L’energia accumulata produce:

  • Maggiore lucidità
  • Capacità di interrompere il dialogo interiore
  • Possibilità di “vedere” (percezione diretta dell’energia)
  • Spostamenti del punto di unione (accessi a stati non ordinari di realtà)

Senza impeccabilità, secondo don Juan, qualsiasi tecnica (sogno, stalking, piante di potere, ecc.) resta sterile o addirittura pericolosa, perché non c’è abbastanza energia per sostenerla.
L’impeccabilità non è un idealismo ascetico né un moralismo.
Si può essere impeccabili anche mentre si mente, si combatte o si agisce in modi che il mondo ordinario giudicherebbe “sbagliati”, a patto che l’azione sia compiuta con totale presenza, senza auto-importanza e senza spreco energetico.È una disciplina di precisione energetica, non di purezza morale.

1. L’uomo differenziato (Julius Evola)L’uomo differenziato è colui che, pur vivendo nel mondo della dissoluzione moderna, mantiene un centro interiore trascendente e agisce “sopra” le contingenze senza esserne posseduto (“cavalcare la tigre”).Punti di contatto con l’impeccabilità:

  • Entrambi rifiutano l’importanza personale e l’identificazione con i ruoli sociali.
  • Entrambi agiscono con distacco dal frutto dell’azione.
  • Entrambi considerano l’energia (o la “presenza”) qualcosa da non disperdere in emozioni inutili, giustificazioni e auto-compatimento.

Differenze sostanziali:

  • In Evola l’impeccabilità è orientata verso un principio metafisico superiore (Tradizione, asse verticale).
    L’azione impeccabile è un mezzo per restare “in piedi” in un mondo che crolla.
  • In Castaneda è puramente pragmatica ed energetica: serve ad accumulare potere personale per spostare il punto di unione e raggiungere la libertà totale (anche rispetto a qualsiasi “principio” metafisico).
  • L’uomo differenziato mantiene una dignità aristocratica e una distanza olímpica; il guerriero di don Juan può apparire umile, ridicolo o insignificante, purché risparmi energia.

In sintesi: l’impeccabilità castanediana è la versione “tecnica” e desacralizzata di ciò che Evola chiama virilità spirituale o azione pura.2. Il saggio buddista (antico buddismo)Il saggio (arahant o, in senso più ampio, colui che cammina sul sentiero) ha estinto le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza. Agisce senza “io” che si appropria dell’azione.Punti di contatto:

  • Entrambi combattono l’auto-importanza e l’auto-compatimento (nel buddismo: māna e soka).
  • Entrambi valorizzano l’attenzione vigile e la non-dispersione (nel buddismo: sati e appamāda – diligenza).
  • Entrambi considerano inutili le reazioni abituali dettate dall’ego.

Differenze importanti:

  • L’impeccabilità di Castaneda è ancora mossa da un forte intento guerriero: accumulare potere, combattere, “vincere” la propria limitatezza.
  • Il saggio buddista ha abbandonato anche l’intento di accumulare o vincere. L’azione impeccabile nasce dalla cessazione del craving, non da una strategia energetica.
  • In Castaneda si può essere impeccabili mentre si mente, si combatte o si usa la “follia controllata”. Nel buddismo antico l’azione del saggio è naturalmente allineata a sīla (etica) perché le radici impure sono estinte.

L’impeccabilità del guerriero è ancora un mezzo; per l’arahant è diventata lo stato naturale.3. Lo stoicoLo stoico (specialmente quello romano maturo: Epitteto, Marco Aurelio, Seneca) distingue nettamente ciò che dipende da lui (assenso, proairesis, virtù) da ciò che non dipende da lui, e concentra tutta la sua energia sul primo ambito.Forti affinità:

  • L’impeccabilità castanediana e la disciplina stoica sono entrambe pratiche di economia energetica interiore.
  • Entrambe combattono le passioni inutili (ira, paura, vanità, rimpianto).
  • Entrambe usano la consapevolezza della morte come strumento di lucidità.
  • Entrambe considerano l’opinione altrui e l’immagine di sé come trappole da neutralizzare.

Differenze:

  • Lo stoico orienta tutto verso la virtù e l’accordo con il Logos. L’impeccabilità è morale e razionale.
  • In Castaneda non esiste un Logos a cui conformarsi: l’unico criterio è l’efficacia energetica rispetto alla libertà del nagual. Un’azione può essere impeccabile anche se “immorale” secondo criteri comuni.
  • Lo stoico cerca la tranquillità (ataraxia) e la coerenza interiore; il guerriero di don Juan cerca potere, fluidità e la possibilità di “vedere” e “sognare”.

Sintesi comparativa

L’impeccabilità di Castaneda è forse la più “tecnica” e la meno metafisica delle quattro. Può essere praticata anche da chi non condivide alcuna visione trascendente, proprio perché il suo criterio è solo l’efficienza energetica. Allo stesso tempo, quando portata alle sue estreme conseguenze, produce uno stato interiore che ricorda da vicino sia il distacco dell’uomo differenziato, sia la non-reattività del saggio buddista, sia la disciplina dello stoico.

Il saggio taoistaIl saggio taoista (il sheng ren o l’uomo del Tao) vive in accordo con il Tao attraverso il wu wei (non-agire forzato), la spontaneità (ziran) e la flessibilità. Non combatte il mondo: fluisce con esso. Non accumula potere personale in senso guerriero: si svuota, diventa come l’acqua, inutile all’apparenza e perciò invincibile.Punti di contatto con l’impeccabilità:

  • Entrambi rifiutano lo sforzo eccessivo, l’importanza personale e l’auto-affermazione.
  • Entrambi valorizzano l’economia del movimento interiore: non disperdere energia in resistenze inutili.
  • Entrambi considerano le reazioni abituali dell’ego (difesa, giustificazione, pretesa) come sprechi.
  • Entrambi usano una forma di “non-fare” rispetto all’immagine di sé.

Differenze decisive:

  • L’impeccabilità castanediana è ancora volontà concentrata e intento guerriero. Il guerriero sceglie di essere impeccabile, lotta contro le proprie debolezze energetiche e accumula potere.
  • Il saggio taoista non “sceglie” l’impeccabilità: essa emerge naturalmente quando cessa ogni forzatura. Non c’è lotta contro l’importanza personale; l’importanza personale semplicemente si dissolve perché non c’è più un “io” che la sostiene.
  • In Castaneda l’energia viene risparmiata e accumulata per scopi precisi (spostare il punto di unione, raggiungere la libertà).
    Nel taoismo l’energia non viene accumulata in senso personale: viene lasciata circolare liberamente. Il saggio non diventa “più potente”; diventa più vuoto e perciò più conforme al Tao.
  • Il guerriero di don Juan può usare la “follia controllata” e agire in modi strategicamente non-naturali. Il saggio taoista agisce solo in modo naturalmente confacente al momento, senza strategia.

In breve:
l’impeccabilità di Castaneda è una disciplina di precisione e di risparmio energetico orientata alla libertà.
L’impeccabilità del saggio taoista è l’assenza stessa di disciplina forzata, il risultato del non-opporre resistenza al Tao.Tabella aggiornata

FiguraNucleo dell’impeccabilitàScopo ultimoTono esistenziale
Guerriero (Castaneda)Economia energetica radicale e intentoLibertà totale / nagualGuerresco, pragmatico
Uomo differenziatoDistacco aristocratico e tensione verticalePermanere sopra la dissoluzioneOlimpico, distaccato
Saggio buddistaEstinzione dell’ego e delle radici impureNibbānaQuietamente liberato
StoicoConcentrazione su ciò che dipende da noiVirtù e accordo con il LogosEgemonicon principio direttivo interiore
Saggio taoistaNon-forzatura e spontaneità (wu wei)Accordo con il TaoFluido, vuoto, naturale

L’impeccabilità castanediana resta la più “attiva” e strategica delle cinque. Le altre quattro, in gradi diversi, tendono verso una forma di abbandono o di allineamento a un principio più grande (Tradizione, Nibbāna, Logos, Tao). Solo in Castaneda l’impeccabilità è ancora una tecnica di potere personale al servizio di una libertà senza principi superiori.

Lucus numen inest

lucus Aventino suberat niger ilicis umbra,
quo posses viso dicere ‘numen inest’.

Ai piedi dell’Aventino c’era un bosco buio, fitto di lecci; solo a vederlo avresti detto:
“Qui dimorano delle divinità”
 Ov. Fasti III 295-296

Virtus praemium est optimum; virtus omnibus rebus anteit profecto: libertas salus vita res et parentes, patria et prognati tutantur, servantur: virtus omnia in sese habet, omnia adsunt bona

Il valore (virtus) è il premio più grande, il valore viene prima di tutto
Libertà, sicurezza, vita, famiglia e ricchezza, patria e figli sono difesi e sicuri; il valore ha in sé ogni bene, ogni bene è dell’uomo cui arride il valore
Plauto, Amphitruo: Actus I, 499-550


”I Romani vi aggiungono qualcosa di peculiare, che finirà per renderli invincibili: un vero e proprio culto della Virtus, del valore individuale, che si mischia alla discilpina di gruppo. Il guerriero arcaico, come abbiamo visto, è un combattente naturale; il Civis è invece un combattente volontario, consapevole, nel senso che partecipa per scelta alle guerre di cui la sua Patria è protagonista, per rivendicare la propria posizione sociale, per migliorarla, per garantirsi il rispetto della collettività; sostenuto non solo dall’ambizione, ma dalla memoria collettiva e da un’ideologia della Virtus che si rivela ben presto un’arma fondamentale nelle mani della Res Publica in espansione.”

(I Figli di Marte – Gastone Breccia)

Λακωνικός Laconico

Lacònico dal lat. Laconĭcus, gr. Λακωνικός, di Λάκων «lacedemone, spartano»; laconĭcum.
Della Laconia, antica regione della Grecia, dialetto del greco antico, appartenente al gruppo dorico e parlato anticamente nella Laconia e nelle colonie di Taranto

Compiaciuta allusività, lo stile criptico ma asciutto, al contempo oracolare e apodittico

(apodèiknymi = dimostrare, apodeiktikòs = suscettibile di dimostrazione) cui non a caso si usa riferirsi con l’aggettivo “laconico”.

Gli Apoftegmi spartani ( Ἀποφθέγματα Λακωνικά, Apophthégmata Lakoniká) sono un’opera letteraria di Plutarco, catalogata all’interno dei Moralia, strutturata come una silloge di citazione di spartani

“detto”, “sentenza”, “massima”, e si usa per una frase o sentenza di tipo aforistico, che reca in estrema sintesi una verità profonda e al contempo stringente. In particolare, l’apoftegma ha dei tratti in comune con l’aneddoto, con la sentenza e con il proverbio, pur non essendo completamente riconducibile ad alcuno di essi.

 Έτσι και ο Λακωνικός λόγος δεν έχει περιττά περιβλήματα… (ΠΛΟΥΤΑΡΧΟΣ)

 Così il discorso laconico non ha allegati inutili… (PLUTARCHO)

RIGUARDO ALL’ADOLESCHIA
(adoleschia è linguaggio sfrenato (gergo, cenologia), IL DISCORSO)
Usare la ragione per quanto riguarda gli effetti di una condotta contraria, ascoltando sempre, ricordando ed essendo pronti a usare le lodi date alla segretezza e al carattere modesto, santo e misterioso del silenzio, senza dimenticare anche che chi dice poche e ben fatte parole e sa condensare in poche parole molti significati è più ammirato e amato e considerato più saggio di quei chiacchieroni dilaganti e parafrasanti.
Platone elogia persino queste persone, dicendo che sono come abili lancieri, perché ciò che dicono è pieno, pieno e condensato.
Anche Licurgo, costringendo i suoi concittadini fin dalla prima infanzia ad acquisire questa abilità attraverso il silenzio, li rese sobri e parsimoniosi nel parlare.
Vale a dire, come i Celtiberi temprano il ferro seppellendolo nella terra e poi ripulendo il grande accumulo di terra, così il discorso laconico non ha involucri superflui, ma, lavorato mediante l’eliminazione di tutto il surplus, viene temprato fino a diventa perfettamente efficace; la loro capacità di citazioni e la prontezza nelle risposte rapide è il frutto di tanto silenzio. Bisogna infatti mostrare ai chiacchieroni esempi di questo genere, affinché vedano quanta grazia e quanta potenza hanno; dicano: “Gli Spartani a Filippo; Dionigi a Corinto”. Così come quando Filippo scrisse loro: “Se invado la Laconia, vi espellerò”, essi risposero: “Se”.
Quando il re Demetrio si indignò e gridò: “Un ambasciatore mi è stato inviato dagli Spartani!” l’ambasciatore ha risposto con calma: “Uno contro uno”.
Anche tra gli antichi si ammirano i monologhi, e nel santuario dell’Apollo pitico gli Anfizionioni scrissero non l'”Iliade” e l'”Odissea” né i peana di Pindaro, ma gli “Gnothi sauton”, il “Miden agan” e l'”Engya” troppo”, ammirando la densità e la semplicità dell’espressione che racchiude un significato ben forgiato all’interno della brachilogia.
Non è forse il dio stesso che ama la brevità e la brevità dei suoi oracoli, e non è forse chiamato Loxia perché rifugge la verbosità piuttosto che l’oscurità?
Coloro che si esprimono simbolicamente, senza parlare, non sono molto ammirati e lodati?
Allora Eraclito, quando i suoi concittadini gli chiesero un parere sullo Stato, salì sul palco, prese una tazza d’acqua fredda, vi spruzzò farina d’orzo, la mescolò con un’ampolla, la bevve e se ne andò, mostrando così loro come si accontentano di ciò che hanno e non hanno bisogno di lussi mantengono le città in armonia e pace.
Sciluro, re degli Sciti, lasciò dietro di sé ottanta figli; quando stava per morire ordinò che gli fosse portato un fascio di lance e ordinò ai suoi figli di prenderle e di spezzarle mentre erano legate insieme.
Quando rinunciarono al tentativo, egli stesso prese le lance una ad una e le spezzò facilmente in due, mostrando così loro che la loro unità e unità era una cosa forte e invincibile, mentre la loro divisione era debole e instabile.

VOLUME DI ETICA
13
PLUTARCH

ΠΕΡΙ ΑΔΟΛΕΣΧΙΑΣ
(αδολεσχία είναι η ακατάσχετη ομιλία (αργολογία, κενολογία), Η ΦΛΥΑΡΙΑ)
Να χρησιμοποιήσουμε τη λογική μας ως προς τα αποτελέσματα της αντίθετης συμπεριφοράς, ακούγοντας πάντα, ενθυμούμενοι και έχοντας έτοιμα να χρησιμοποιήσουμε τα εγκώμια που αποδίδονται στην εχεμύθεια και τον σεμνό, ιερό και μυστηριακό χαρακτήρα της σιωπής, και χωρίς να ξεχνάμε επίσης ότι εκείνοι που λένε λίγα και καλοδουλεμένα λόγια και που μπορούν σε λίγες λέξεις να συμπυκνώσουν πολλά νοήματα θαυμάζονται και αγαπιούνται περισσότερο και θεωρούνται σοφότεροι από αυτούς τους αχαλίνωτους και παραφερόμενους φλύαρους.
Ο Πλάτων μάλιστα επαινεί τους τέτοιου είδους ανθρώπους, λέγοντας πως μοιάζουν με τους επιδέξιους ακοντιστές, γιατί αυτά που λένε είναι πλήρη, μεστά και συμπυκνωμένα.
Ο Λυκούργος, επίσης, αναγκάζοντας τους συμπολίτες του από τα πρώτα παιδικά τους χρόνια ν’ αποκτήσουν αυτή τη δεινότητα μέσω της σιωπής, τους έκανε περιεκτικούς και λιτούς στην ομιλία.
Όπως, δηλαδή, οι Κελτίβηρες ατσαλώνουν το σίδερο θάβοντάς το στη γη και μετά καθαρίζοντας τη μεγάλη συσσώρευση του χώματος, έτσι και ο Λακωνικός λόγος δεν έχει περιττά περιβλήματα, αλλά, δουλεμένος με την αφαίρεση όλων των περισσευούμενων, ατσαλώνεται μέχρι που γίνεται απόλυτα αποτελεσματικός· αυτή τους η ικανότητα για αποφθέγματα και η ταχύτητα προς εύστροφες απαντήσεις είναι καρπός της πολλής σιωπής. Πρέπει μάλιστα να προβάλλουμε στους φλύαρους τα τέτοιου είδους υποδείγματα, ώστε να μπορέσουν να δουν πόση χάρη και δύναμη έχουν· φερ’ ειπείν: “Οι Λακεδαιμόνιοι στον Φίλιππο· ο Διονύσιος στην Κόρινθο”. Όπως επίσης όταν ο Φίλιππος τους έγραψε: “Αν εισβάλω στην Λακωνική, θα σας διώξω”, εκείνοι του απάντησαν: “Αν”.
Όταν ο βασιλιάς Δημήτριος αγανάκτησε και φώναξε: “Έναν πρεσβευτή έστειλαν σε μένα οι Σπαρτιάτες!” ο πρεσβευτής απάντησε ατάραχος: “Έναν σε έναν”.
Από τους παλαιούς, επίσης, θαυμάζονται οι ολιγόλογοι, και στο ιερό του Πυθίου Απόλλωνος οι Αμφικτύονες έγραψαν όχι την “Ιλιάδα” και την “Οδύσσεια” ούτε τους παιάνες του Πίνδαρου αλλά το “Γνώθι σαυτόν”, το “Μηδέν άγαν” και το “Εγγύα πάρα δ’ άτα”, θαυμάζοντας την πυκνότητα και τη λιτότητα της έκφρασης που περιέχει μέσα στη βραχυλογία ένα καλά σφυρηλατημένο νόημα.
Μήπως δεν αγαπάει και ο θεός ο ίδιος την περιεκτικότητα και τη συντομία στους χρησμούς του και δεν ονομάζεται Λοξίας επειδή αποφεύγει περισσότερο την πολυλογία απ’ ό,τι την ασάφεια;
Δεν θαυμάζονται και επαινούνται εξαιρετικά όσοι εκφράζονται συμβολικά, χωρίς να μιλήσουν;
Έτσι ο Ηράκλειτος, όταν οι συμπολίτες του τού ζήτησαν να εκφέρει γνώμη για την ομόνοια, ανέβηκε στο βήμα, πήρε ένα κύπελλο με κρύο νερό, πασπάλισε μέσα κρίθινο αλεύρι, το ανακάτεψε με φλισκούνι, το ήπιε κι έφυγε, δείχνοντάς τους έτσι πως το ν’ αρκούνται σ’ αυτό που τους βρίσκεται και το να μη χρειάζονται πολυτέλειες διατηρεί τις πόλεις σε ομόνοια και ειρήνη.
Ο Σκίλουρος, ο βασιλιάς των Σκυθών, άφησε πίσω του ογδόντα γιους· όταν πέθαινε πρόσταξε να του φέρουν δέσμη δοράτων και ζήτησε από τους γιους του να τα πάρουν και να τα σπάσουν έτσι όπως ήταν δεμένα όλα μαζί.
Όταν εκείνοι παραιτήθηκαν από την προσπάθεια, πήρε ο ίδιος ένα ένα τα δόρατα και τα έσπασε εύκολα στα δύο, δείχνοντάς τους έτσι ότι η ενότητα και η ομόνοιά τους ήταν ισχυρό και ανίκητο πράγμα, ενώ η διάσπασή τους ασθενές και ασταθές.

ΗΘΙΚΑ

L’impedimento all’azione fa progredire l’azione. Ciò che sta sulla strada diventa la strada” Marco Aurelio Pensieri Stralci

“Non considerare le cose assenti come se ci fossero già, ma, fra le presenti, scegli quelle più favorevoli e grazie a queste ricordati di come le cercheresti, se non ci fossero.” 

LIBRO VII,27

Μὴ τὰ ἀπόντα ἐννοεῖν ὡς ἤδη ὄντα, ἀλλὰ τῶν παρόντων τὰδεξιώτατα ἐκλογίζεσθαι καὶ τούτων χάριν ὑπομιμνῄσκεσθαι πῶςἂν ἐπεζητεῖτο, εἰ μὴ παρῆν. ἅμα μέντοι φυλάσσου, μὴ διὰ τοῦοὕτως ἀσμενίζειν αὐτοῖς ἐθίσῃς ἐκτιμᾶν αὐτά, ὥστε, ἐάν ποτεμὴ παρῇ, ταραχθήσεσθαι.

“Se sei afflitto da qualche causa esterna, non è questa ciò che ti molesta veramente, ma il giudizio che ne dai, e questo sì, puoi annullarlo immediatamente”.

“Le nostre azioni possono essere ostacolate, ma non può esserci impedimento alle nostre intenzioni o alla nostra disposizione d’animo. Perché possiamo modificarci e adattarci. 
La mente adatta e converte ai suoi scopi gli ostacoli al nostro agire. 
L’impedimento all’azione fa progredire l’azione. Ciò che sta sulla strada diventa la strada”.  
XX,Libro V
Καθ ἕτερον μὲν λόγον ἡμῖν ἐστιν οἰκειότατον ἄνθρωπος, καθ ὅσον εὖ ποιητέον αὐτοὺς καὶ ἀνεκτέον· καθ ὅσον δὲ ἐνίστανταί τινες εἰς τὰ οἰκεῖα ἔργα, ἕν τι τῶν ἀδιαφόρων μοι γίνεται ὁ ἄνθρωπος οὐχ ἧσσον ἢ ἥλιος ἢ ἄνεμος ἢ θηρίον. Ὑπὸ τούτων δὲ ἐνέργεια μέν τις ἐμποδισθείη ἄν, ὁρμῆς δὲ καὶ διαθέσεως οὐ γίνεται ἐμπόδια διὰ τὴν ὑπεξαίρεσιν καὶ τὴν περιτροπήν. 
Περιτρέπει γὰρ καὶ μεθίστησι πᾶν τὸ τῆς ἐνεργείας κώλυμα ἡ διάνοια εἰς τὸ προηγούμενον καὶ πρὸ ἔργου γίνεται τὸ τοῦ ἔργου τούτου ἐφεκτικὸν καὶ πρὸ ὁδοῦ τὸ τῆς ὁδοῦ ταύτης ἐνστατικόν.

Sotto certi aspetti, l’uomo è per noi tutto ciò che ci è più vicino, perché, nei nostri rapporti con i nostri simili, dobbiamo far loro del bene e tollerarli; ma poiché l’uomo ostacola l’adempimento dei miei doveri personali, allora l’uomo diventa per me un essere indifferente, ogni cosa, come potrebbe essere, sia il sole, sia il vento, sia qualsiasi animale.

Anche loro, in certi casi, possono fermare la mia attività; ma, in fondo, questi non sono veri ostacoli alla mia volontà e alle mie disposizioni morali, perché posso sempre o astrarmi dalle cose o dar loro un’altra svolta.
Il pensiero, infatti, trasforma tutto ciò che ostacolava la nostra attività e lo utilizza per il suo primo scopo; e allora ciò che ti ha impedito di agire facilita la tua azione; ciò che ti ha ostacolato ti aiuta a percorrere quella stessa strada.

“E  ricordati inoltre che ognuno di noi vive solo questo breve istante che è il presente, il resto è già vita passata, o incerto avvenire. Breve è quindi il tempo che ognuno di noi vive”.
(Libro III, 10)

“Tutto quello che è possibile all’uomo non può essere al di là delle tue forze”.
(Libro VI, 19)

Μή, εἴ τι αὐτῷ σοὶ δυσκαταπόνητον, τοῦτο ἀνθρώπῳ ἀδύνατον ὑπολαμβάνειν, ἀλλ εἴ τι ἀνθρώπῳ δυνατὸν καὶ οἰκεῖον, τοῦτο καὶ σεαυτῷ ἐφικτὸν νομίζειν.

“Alcuni vanno alla ricerca di luoghi in cui ritirarsi, in campagna, al mare o sui monti, e anche tu hai l’abitudine di desiderare ardentemente tutto questo. Però è quanto mai sciocco, dato che puoi in ogni momento tu lo voglia, ritirarti in te stesso. Perché in nessun luogo più tranquillo e calmo della propria anima ci si può ritirare; soprattutto se si hanno dentro di sé i principi tali, che , al solo contemplarli, si acquista una perfetta serenità” 
(Libro IV, 3)

Il Pugile a riposo e la Vittoria

“L’esposizione congiunta di questi due straordinari bronzi permetterà di dar vita a un dialogo ‘impossibile’ tra il mondo ellenistico e il mondo romano, offrendoci una preziosa narrazione sul polimorfo simbolismo della Vittoria, da Nike sportiva ad emblema della pax latina, qui rappresentate da due capolavori dell’arte universale. Il Pugilatore in riposo, incarna alcuni dei valori nei quali il mondo romano affondò le proprie radici culturali”, commenta la Presidente Fondazione Brescia Musei Francesca Bazoli. “Il Pugile e la Vittoria, visitabile sino al 29 Ottobre 2023 nel Parco Archeologico di Brescia Romana con uno spettacolare allestimento curato dall’architetto Juan Navarro Baldeweg, sarà l’occasione per ridurre la distanza cronologica, che ha separato le due opere in antico, traendo forza dalla relazione che intercorre tra esse. Nello spazio dell’aula del tempio romano di Brescia, con contrappunti armonici, si dipanerà una narrazione concettuale e poetica sui valori assoluti che queste sculture rappresentano e che mantengono ancora intatti nel nostro tempo”.

Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui..Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur

XIII. SENECA LUCILIO SUO SALUTEM
Multum tibi esse animi scio; nam etiam antequam instrueres te praeceptis salutaribus et dura vincentibus, satis adversus fortunam placebas tibi, et multo magis postquam cum illa manum conseruisti viresque expertus es tuas, quae numquam certam dare fiduciam sui possunt nisi cum multae difficultates hinc et illinc apparuerunt, aliquando vero et propius accesserunt.
Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur; haec eius obrussa est.
Non potest athleta magnos spiritus ad certamen afferre qui numquam suggillatus est: ille qui sanguinem suum vidit, cuius dentes crepuere sub pugno, ille qui subplantatus ad versarium toto tulit corpore nec proiecit animum proiectus, qui quotiens cecidit contumacior resurrexit, cum magna spe descendit ad pugnam.
Ergo, ut similitudinem istam prosequar, saepe iam fortuna supra te fuit, nec tamen tradidisti te, sed subsiluisti et acrior constitisti; multum enim adicit sibi virtus lacessita.
So che hai molto coraggio; anche prima che temprassi il tuo spirito con insegnamenti salutari e utili per superare le avversità della vita, eri già piuttosto soddisfatto del tuo atteggiamento di fronte alla sorte e ancor più lo sei ora dopo averla affrontata con decisione e aver provato le tue forze; in queste non si può mai confidare con sicurezza finché non si presentino numerose, e talvolta incalzanti, difficoltà da ogni parte.
Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui: è la prova del fuoco.
Un atleta non può combattere con accanimento se non è già livido per le percosse: chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi è stato messo a terra e schiacciato dall’avversario e, umiliato, non si è perso d’animo, chi si è rialzato più fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria.

Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito l’assalto del destino; tu, però non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando è sfidato, si moltiplica.

Disco di Nembra

La più Antica raffigurazione Cosmica risalente a 4.000 anni fa
Nonostante tutte le ipotesi che sono state formulate, il mistero connesso alla rappresentazione astronomica presente su questo reperto archeologico rimane pressoché tale in quanto non esiste alcuna possibilità di verificare tali ipotesi, ne quella dell’eclisse che sembra essere la più probabile, ne quella delle fasi lunari, ne quella del Sole e della Luna. 

Le spade e le asce rinvenute insieme al disco d Nebra sul Mittelberg
Tre fasi di misurazione astronomica con il disco posizionato sul monte Mittelberg, Successivamente: solstizio d’estate; equinozi primavera/autunno; solstizio d’inverno. Opera propria Rainer Zenz. Dominio pubblico.

A 20 chilometri di distanza dal Mittelberg si trova il celebre Cerchio di Goseck che risale al V millennio a. C. Formato da fossati concentrici e da palizzate, era usato come calendario astronomico e testimonia, quindi, la presenza di conoscenze ben definite sui movimenti degli astri nell’Europa del Neolitico.

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