La Potenza della meditazione

Come sostiene il professor Piergiorgio Oddifreddi, matematico e personaggio di rilievo del mondo scientifico internazionale ” mi sembrano molto interessanti i tentativi di confronto fra culture ed esperienze diverse,come , i periodici incontri fra il Dalai Lama e i monaci tibetani da un lato, e gli scienziati occidentali dall’altro.
Leggere i resoconti di questi dialoghi è interessantissimo, e permette di vedere come entrambe le culture abbiano affrontato i problemi del corpo e della mente da punti di vista completamente diversi, ma complementari…”

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Uno degli incontri più significativi organizzato dal Mind and Life Institute  analizzava approfonditamente le relazioni tra meditazione e scienza. Scienziati di fama internazionale hanno presentato e discusso con il Dalai Lama, studiosi, maestri e praticanti di meditazione buddista, i risultati delle loro ricerche sugli effetti della meditazione sul corpo e in particolare le correlazioni tra stati mentali e cervello.
Tra i protagonisti  erano presenti esperti  come Richard Davidson, Matthieu Ricard, Alan Wallace, Thupten Jinpa, accanto a grossi nomi della scienza medica e cognitiva come John J.De Gioia (presidente della Georgetown University), Edward Miller (Dean della John Hopkins University), Margaret Kemeny (California University), John Sheridan (Ohio University), Wolf Singer (Max Planck Institute -Francoforte) e numerosi altri.
Le neuroscienze sempre più mostrano interesse per  la pratica meditativa  sviluppando la sperimentazione di diverse MBCT (Meditation Based Cognitive Therapy) che dimostrano in termini di alta probabilità , le potenzialità terapeutiche della meditazione nel trattamento dello stress, del dolore e di un ampio numero di malattie croniche, dalle cardiopatie alla depressione.

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Un significativo passo avanti nel dialogo tra scienza ed esperienza della meditazione.
Ad oggi in Occidente la domanda sulla natura della mente cosciente è stata affrontata esclusivamente seguendo un paradigma interpretativo di riduzione ad un oggetto misurabile e registrabile, lontano dalla nostra esperienza conscia,mentre la meditazione può facilitare l’analisi dell’aspetto mentale nella sua esperienza più peculiare, come sperimentazione diretta , non oggettivabile inquanto relativa al soggetto che fa esperienza.
La logica insita alle ricerche condotte sinora è stata quella di scoprire cosa succede nel cervello quando il soggetto vive una certa esperienza o svolge un certo tipo di attività mentale e in che modo ciò che accade in questi casi possa contribuire ad un percorso di salute e guarigione.
L’oggetto di osservazione è quindi il cervello in primo luogo, e poi le varie relazioni organiche con il sistema immunitario, cardiocircolatorio ecc. nella convinzione , sostenuta con diverse accezioni e sfumature, che mente e corpo costituiscano una unità inscindibile.


Ne conseguirebbe che se scoprissimo  come funzionano i correlati neuronali dell’esperienza meditativa che i buddisti chiamano “compassione” o di uno stato che definiamo, per intenderci, “felicità”, si potrebbe cadere nella credenza di aver definito come sole funzioni e reazioni biochimiche questi stati mentali.
Questo può accadere ancora più facilmente se ci accorgiamo che la stimolazione che produciamo nelle aree preposte alle funzioni di “felicità” o di “consapevolezza” del cervello generano nel soggetto una condizione piacevole che lo allontana dalla sofferenza psichica, se ne potrebbe dedurre che questo sia il segreto della felicità e della consapevolezza di sé: ovvero  la stimolazione di un’area cerebrale..
Questo approccio  inserito in un contesto terapeutico condotto da specialisti seri, può fornire risultati incoraggianti per la cura di diverse patologie legate alla sofferenza psichica. come ha dimostrato Helen S.Mayberg presentando i suoi ultimi studi sulla depressione.
Ma si deve tenere ben presente che di fatto la stessa scienza riesce attualmente  a misurare solo il 5% di ciò che si ritiene essere la materia…
Per la meditazione curare la sofferenza stimolando la produzione di sostanze biochimiche, è solo un effetto collaterale di una indagine esperienziale condotta sul piano del significato dell’evento doloroso e sulla sua realtà.
Ritenere che  l’assunzione di una pillola sia assimilabile alle pratiche di consapevolezza  perchè gli effetti sul cervello sembrano essere gli stessi rischia di essere un inconsapevole atto di riduzionismo di quel complesso sistema aperto,corpo -mente  limitandolo al solo elemento fisico,e quindi trascurando completamente l’esistenza di una mente, di un soggetto che abita questo corpo e che si pone delle domande sulla propria natura…

ulteriori informazioni….

Mind and Life Institute

 

 

 

 

 

 

 

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