Rottura di livello Ernst Jünger

La mente può sviluppare i nessi logici fino a un determinato punto, raggiunto il quale la prova deve cedere il passo all’evidenza.
Li occorre compiere il salto oppure ritirarsi.
Il punto di rottura in questione indica un mistero del tempo.
I punti di rottura sono dei luoghi di ritrovamenti.
Anche la morte è un punto di rottura, non una fine; ed è questo l’orizzonte della parola “Origine”

(Ernst Jünger da Uccelli d’altri cieli)

為而不恃 Agisci senza contare sui risultati

載營魄抱一,能無離乎?專氣致柔,能嬰兒乎?滌除玄覽,能無疵乎?愛民治國,能無知乎?天門開闔,能為雌乎?明白四達,能無知乎?生之、畜之,生而不有,為而不恃,長而不宰,
是謂玄德。
道德經 X, 10 Dao De Jing

載營魄抱一

Portando e nutrendo la tua anima sensibile  e abbracciando l’uno , puoi non separartene?

oppure

Puoi nutrire i soffi vitali e abbracciare l’uno senza separazione?

(interpretazione personale ispirata da anni di pratica di QI GONG kiko氣功 )

Concentrando il respiro  (soffio vitale, Qi 氣) e sviluppando la morbidezza,柔(ideogramma presente i molte composizioni di termini marziali )
puoi essere come un neonato?

purificando e ripulendo la visione profonda, puoi essere macchia?

Amando il popolo e governando lo stato, puoi restare nel non sapere?

Aprendo e chiudendo le porte del cielo, puoi essere il femminile?
Illuminando i quattro angoli del mondo, puoi attenerti al non agire?

genera e alleva, genera senza possedere, agisci senza contare sui risultati, coltiva senza impadronirti

questa è detta ”la virtù nascosta”

confer Augusto Shantena Sabbadini 

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Note

PO E HUN

Secondo l’antica filosofia e secondo le credenze tradizionali antiche cinese vi sono due o forse più tipi diversi di anime:

  po è l’anima che non lascia il corpo dopo la morte , è l’anima sensibile, yin, 陰, terrestre, corporea, il fantasma del defunto, vegetativa o animale

hún  l’anima spirituale, etereo, yang
Esistono alcune controversie sul numero di anime in una persona; per esempio, una delle tradizioni all’interno del Daoismo propone una struttura animica del sanhunqipo 三 魂 七 魄 ; cioè “tre hun e sette po “.

”Quando un feto inizia a svilupparsi, è (a causa di) il [ po ]. (Quando quest’anima gli ha dato una forma) allora arriva la parte Yang, chiamata hun . Le essenze ([ qing ]  ) di molte cose ( wu  ) danno poi forza a queste (due anime), e così acquisiscono la vitalità, l’animazione e l’allegria ( shuang  ) di queste essenze.
Così alla fine sorgono spiritualità e intelligenza
( shen ming 神明 ). ”

(Needham e Lu )

Gli antichi cinesi credevano generalmente che la vita umana individuale consistesse in una parte corporea e in una parte spirituale. Il corpo fisico fa affidamento per la sua esistenza sul cibo e sulle bevande prodotte dalla terra.
Lo spirito dipende per la sua esistenza dall’invisibile forza vitale chiamata ch’i , che viene nel corpo dal cielo. In altre parole, respirare e mangiare sono le due attività di base con cui un uomo mantiene continuamente la sua vita. Ma il corpo e lo spirito sono governati ciascuno da un’anima, vale a dire il p’o e il hun .

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Loewe spiega con una metafora della candela;
lo xing fisico è lo “stoppino e la sostanza di una candela”, il po spirituale e il hun sono la “forza che tiene accesa la candela” e la “luce che emana dalla candela”.

Lo Yin po e lo Yang hun erano correlati con le credenze spirituali e mediche cinesi.
Hun  è associato con shen  “spirito; dio” e po  con gui  “fantasma; demone; diavolo”
(Michael Carr )
Il testo medico del Lingshu Jing (circa 1 ° secolo a.C.) applica spiritualmente la teoria della “Cinque fasi” di Wu Xing agli “organi” di Zang-fu , associando l’ anima hun al fegato (medicina cinese) e al sangue, e l’ anima po con il polmone ( Medicina cinese) e respiro.

柔 ROU il concetto, che detiene un risvolto nella pratica di alcune discipline  柔 Ju, in giapponese, gentilezza, adattabilità, cedevolezza, morbidezza elemento rilevante nelle discipline quali il judo 柔道 la via della cedevolezza e nel jūjitsu 柔術 la tecnica della cedevolezza, anche il termine ruan8582-b è caratterizzato da un simile intento, principi fondamentali nel 太極拳 tàijíquán nel Qigong kiko氣功 e nell’ aikido合気道

Molti versi si riferiscono alle pratiche dell’arte di nutrire la vita dei seguaci del Dao道   導引 DaoYin e QI GONG kiko氣功    pratiche legate alla  Alchimia nèidān 內丹 “elisir / alchimia interna” e wàidān 外丹 alchimia esterna內丹 術 le “arti della coltivazione della medicina interna”

Nel  segreto del fiore d’oro , 金花的秘密 libro sulla meditazione e l’alchimia cinese, tradotto da Richard Wilhelm e commentato da Carl Jung.
Allude a una metafora secondo la quale ognuno di noi è obbligato a svegliarsi, ad aprire la propria coscienza verso la luce, un’apertura primordiale simbolizzata attraverso il fiore d’oro, un centro di potere dove tutto circola e trascende.

la dottrina richiede solo la pratica della concentrazione mentale.. i principianti soffrono di due tipi di problema : l’oblio e la distrazione, un modo per superarli  è semplicemente lasciar riposare la mente sul respiro, il respiro è la mente, la mente respira…”

”Quando mantieni la presenza mentale solo allora hai libertà….”

Il maestro Zhao Bichen (趙 避 塵) praticante molto noto di “neidan” (内丹)la coltivazione della consapevolezza attraverso “l’interno” del corpo, insieme a una reale consapevolezza del qi così come è distribuito in tutto il sistema. A questo proposito, l’interno del corpo viene percepito (attraverso la meditazione) come un numero di cavità o spazi vuoti. Il meccanismo di respirazione mantiene il gonfiamento e lo sgonfiamento di queste cavità con il qi. La consapevolezza diventa così sottile che anche il più piccolo dei movimenti all’interno del corpo viene chiaramente percepito. Il qi attraversa il corpo attraverso l’azione del respiro interno e del respiro esterno, viaggiando con il sangue attraverso le arterie e le vene. Il Qi viaggia anche simultaneamente intorno e oltre le arterie e le vene e non può essere limitato alle loro strutture fisiche.

”L’uomo vive e muore per questa immateriale vitalità spirituale; vive quando è presente e muore quando si disperde. Quindi si dice:

“Lo spirito senza vitalità non fa vivere un uomo; e la vitalità senza spirito non lo fa morire. ” Lo spirito prenatale nel cuore è la natura e la vitalità prenatale nell’addome inferiore è la vita; solo quando lo spirito e la vitalità si uniscono, si possono ottenere risultati reali. ”    

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L’idea di agire senza risultati. 為而不恃 l’azione del saggio è conforme solo al Dao 

Tu hai diritto soltanto all’azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d’essere attaccato all’inattività.”

।।2.47।।कर्तव्यकर्म करनेमें ही तेरा अधिकार है फलोंमें कभी नहीं। अतः तू कर्मफलका हेतु भी मत बन और तेरी अकर्मण्यतामें भी आसक्ति न हो।

Krishna कृष्ण

Il Beato, II: 47 Bhagavadgītā “Il canto del divino”भगवद्गीता  episodio del poema epico  Mahābhārata.

Daziran 大自然 sistema totale della Natura

In qualità di praticante e cultore di discipline d’oriente non posso esimermi dall’approfondimento culturale e la comprensione di ciò che stà accadendo.
Un dibattito ampio e complesso sulla relazione tra le antiche teorie e credenze della Cina e le attuali prospettive della Modernità apre a riflessioni, dubbi e perplessità o forse piccoli scorci di fiducia….
Difficile per l’osservatore attento ignorare ciò che accade ad oriente…
il Drago è molto attivo, gigante, fumoso, famelico, metallico, frenetico, geneticamente modificato, artificialmente intelligente..
antico ma proiettato nel futuro,diffidente e forse rancorosamente risvegliato…
Ma sono opinioni personali,  lasciamo la parola a chi studia il fenomeno con rigore accademico…

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Ester Bianchi: Spontaneo 自然 è il modo del dao. Narrazioni della natura fra tradizione e modernità.

“Il Dao ha per modello ciò che così è, da sé
(Dao fa ziran 道法自然)”.
stanza 25 del Laozi 

Immagine: “Il Dao ha come modello ciò che così-è, da sé” (dal Daodejing, traduzione di Attilio Andreini). Calligrafia di Zhao Puchu esposta nel tempio daoista Baxiangong, Xi’an, foto Arianna Rinaldo.
Immagine: “Il Dao ha come modello ciò che così-è, da sé” (dal Daodejing, 25 traduzione di Attilio Andreini). Calligrafia di Zhao Puchu esposta nel tempio daoista Baxiangong, Xi’an, foto Arianna Rinaldo. FONTE Sinosfere

”In cinese moderno il termine per indicare la natura, intesa come “sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi” (Treccani), è daziran 大自然.
Si tratta di un termine moderno, entrato nell’uso con questa connotazione alla fine del XIX secolo, per quanto ispirato a una concezione antica del mondo naturale.

自然 letteralmente significa “essere tale di per sé” e, quando si riferisce all’ordine naturale del cosmo, è spesso tradotto con “spontaneità” o “naturalezza”.
Per quanto non sia un termine squisitamente daoista, ricorrendo con connotazioni diverse anche negli scritti legalisti e di altri filosofi, è indubbio che ziran rappresenta uno dei concetti centrali del Laozi, del Zhuangzi e dei loro eredi, dove designa un aspetto del Dao, descrive il naturale fluire delle “diecimila entità e processi” nel mondo ed è alla base della condotta ideale del saggio.
Nel pensiero della Cina antica, altri termini che si intersecano all’idea di ordine cosmico sono tian  (“cielo”), li 理 (“principio”) e qi  (“soffio/energia vitale”).
Nelle arti tradizionali, infine, il paesaggio naturale è indicato dal binomio shanshui 山水 (lett. “monti e acque”).
Questa concezione della natura, che presuppone l’armonia tra uomo e ambiente fisico circostante e implica una costante relazione e interdipendenza tra macrocosmo e microcosmo, rimase un modello cui aspirare nella coltivazione individuale e nella sfera pubblica durante gran parte del periodo imperiale.
Come spiega efficacemente Daniele Brombal, tuttavia, questo non si tradusse generalmente in una sua applicazione nelle “politiche ambientali” tipiche della Cina tradizionale, che erano spesso lungi dall’essere “ecologiche”.
La medesima visione olistica della natura è riproposta oggi nei più svariati ambiti (artistico, ideologico, letterario, politico, religioso, scientifico ecc.), intrecciata a nuovi modelli del rapporto fra uomo e natura originati in Occidente e a una nuova sensibilità per la distruzione ambientale portata con sé dalla modernizzazione.
Di recente si è così affermata la tendenza ad assimilare il concetto di natura a quello di “ecologia” (shengtai 生態) e di “ambiente” (huanjing 環境), con una crescente preoccupazione per la sua tutela (huanbao 環保). In termini generali, le idee tradizionali sulla natura sono state rivisitate in chiave moderna e spesso caricate di una retorica strumentale all’agenda politica.”

saperne di più Sinosfere

Confer Ester Bianchi insegna religioni e filosofia della Cina e società e cultura cinese all’Università degli studi di Perugia. La sua ricerca verte sulle religioni cinesi, che indaga con le modalità della ricerca filologica e storico-religiosa

Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore 般若波羅蜜多心經

色不異空,空不異色;色即是空,空即是色

Rupan na prithak śunyata, śunyataya na prithag rupan, rupan śunyata śunyataiva rupan

”La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma”.

Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore

प्रज्ञापारमिताहृदय

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Sama vritti Pranayama “Respirazione quadrata”

Sama in sanscrito significa “uguale, identico” e vritti “movimento” o “fluttuazioni mentali”,letteralmente Sama vritti pranayama viene tradotta “il respiro che stabilizza le fluttuazioni della mente” o “il respiro in cui tutti i movimenti sono uniformi o con una durata identica”.

Mariko Hiyama
Mariko Hiyama Yoga Master

Durante l’esecuzione di Sama vritti pranayama tutte e quattro le fasi del ciclo respiratorio hanno la stessa durata, questa tecnica è anche conosciuta come la “tecnica del respiro quadrato”.
E’ una respirazione in grado di alleggerire e rilassare il flusso dei pensieri che affollano la nostra mente, e ci riesce favorendo la concentrazione su una serie di movimenti – o fluttuazioni, o costruzioni –  immaginarie, che ci aiutano a mettere ordine nella frenesia  turbolenza

Ogni fase del respiro deve durare 4 secondi, l’intero ciclo durerà 16 secondi.
Continuare la tecnica per più cicli.
Con l’esperienza ogni fase potrà durare sempre più a lungo, ma senza arrivare a
forzare.
Per aiutarci a mantenere la concentrazione durante la tecnica, possiamo visualizzare
un quadrato da percorrere durante le fasi della respirazione come descritto:

SAMA VRITTI PRANAYAMA
mentre inspiriamo si sale lungo il lato sinistro del quadrato,
durante la ritenzione ci spostiamo lungo il lato superiore
espirando si scende lungo il lato destro;
durante la ritenzione si percorre il lato inferiore

è utile:
Gestire ed alleviare lo stress

Rilassarsi, ritrovarsi e rigenerarsi

Mantenere il focus, concentrazione e equilibrio

Aumentare la performance

Ad essere più lucidi grazie all’aumento dell’ossigeno nel nostro cervello tramite la respirazione controllata

Ha un’azione calmante sul sistema nervoso

Aiuta ad affrontare situazioni difficoltose e impegnative

Regolarizza la pressione arteriosa e il battito del cuore

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RESPIRO Federica Maya Dal Pino

Il Pranayama (controllo ritmico del respiro) è il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patañjali. Insieme a Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi), questi due stati dello Yoga sono conosciuti come le ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare la respirazione e la mente, quale mezzo per liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio.
La parola Pranayama è formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza, controllo, espansione).
Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro.
Tale controllo si attua durante le classiche quattro fasi:

inspirazione (puraka)

pausa respiratoria dopo l’inspirazione (antara kumbhaka)

espirazione (rechaka)

pausa respiratoria dopo l’espirazione (bahya kumbhaka)

Phurba Kila o Kilaya ཕུར་བ

Forse rappresenta variegate interpretazioni iconografiche di divini “attributi simbolici” posseduti sia da divinità del Buddhismo Vajrayana che da divinità Indù.
Il phurba è anche chiamato “il pugnale magico”. 
Phur’ è tradotto dal sanscrito ‘kila’ e significa piolo o chiodo.

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Lo stile a tre facce della phurba deriva da un antico strumento vedico usato per individuare i sacrifici.
Il phurba ha tre segmenti sulla sua lama.
I tre segmenti rappresentano il potere del phurba per trasformare le energie negative.
Queste energie sono conosciute come i “tre veleni” e sono attaccamento, ignoranza e avversione .
I tre lati del phurba rappresentano anche i tre mondi spirituali e il phurba stesso rappresenta l’asse dei tre mondi spirituali.
Il phurba riunisce i tre mondi spirituali.

Padmasambhava
Padmasambhava (detto anche Padmakara e Padma Raja, tibetano: Padma rgyal-po ‘Re del loto’) (Cinese: 蓮華生大師 (Liánhuāshēng Dashī); Tibetano: Pema Jungnay – Padma ‘byun-gnas), in Sanscrito significa ‘Nato dal Loto’.

Si presume che Padmasambhava, considerato il primo e più importante diffusore del Buddhismo in Tibet, abbia inventato il phurba.
Phurba / Kila è un attrezzo rituale a tre lati con piolo, paletto, coltello o chiodo tradizionalmente associato al buddismo indo-tibetano, Bön, tradizioni vediche indiane ed è usato nei rituali buddisti.
Poiché il Tibet è sempre stato una cultura nomade, la tenda è una parte importante della vita tibetana e posizionare i picchetti nel terreno è sempre visto come sacrificare il terreno.

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Comune nelle tradizioni sciamaniche himalayane, è il penetrare verticalmente in un paniere, in una ciotola di riso, se il kīla è fatto di legno.
Alcuni studiosi ritengono che, per la maggior parte della cultura sciamanica Nepalese, il Kīla sia collegato all'”albero del mondo” axis mundi.
Il pugnale viene inoltre utilizzato in un rituale atto a consacrare un terreno alla preghiera.
L’energia del Kīla, si dice sia feroce, arrabbiata, acuta, penetrante, paralizzante.

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Vajrakilaya è una divinità Vajrayana significativa che trasmuta e trascende ostacoli e oscurazioni. Vajrakila è la “forma pensiero ” divina སྤྲུལ་ པ ། , che governa il kīla. Padmasambhava ha raggiunto la realizzazione praticando ” Yangdag Heruka solo dopo averlo combinato con la pratica del Vajrakilaya per pulire e cancellare ostacoli e oscurazioni.

l Kīla simbolicamente collega lo spazio della conoscenza, in sanscrito, Akasha, con la terra, creando un continuum energico. Il Kīla, in particolare quelli in legno, sono utilizzati nei rituali di guarigione sciamanica, per armonizzare l’energia della cura, e spesso fanno riferimento a due Nāgas intrecciate sul manico, elementi che ricordano la figura di Esculapio, del Caduceo, e di Hermes.
Il pugnale rituale riporta spesso immagini di Ashtamangala, di svastiche, e/o altri simboli sacri tibetani, iconografie e/o motivi Tantrici o Indù.
Come strumento di esorcismo, il Kīla può essere impiegato per trattenere sul posto demoni o forme pensiero,in modo che possano essere riorientati e tramutati.

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La magia del pugnale magico deriva dall’effetto che l’ oggetto materiale ha sul regno dello spirito .
L’ arte dei maghi o lama tantrici sta nella loro capacità visionaria di comprendere l’ energia spirituale dell’oggetto materiale e di focalizzarlo intenzionalmente in una determinata direzione
L’ uso tantrico del phurba comprende la cura della malattia , l’ esorcismo , l’ uccisione di demoni , la meditazione , le consacrazioni ( puja ) e il tempo.
La lama del phurba è usata per la distruzione di poteri demoniaci .
L’estremità superiore del phurba è usata dai tantrikas per le benedizioni .
Essendo dotato principalmente di tre parti distinte, pomo, manico e lama, i phurba sono spesso segmentati su entrambi gli assi orizzontali e verticali, anche se si possono trovare importanti eccezioni. Questa disposizione compositiva mette in evidenza l’importanza numerologica e l’energia spirituale legata ai valori numerici interi del tre e del nove.
Questo pugnale inoltre può essere costituito e costruito di diversi materiali, come legno, metallo, argilla, osso, gemme, corno o in cristallo, in ferro terrestre e/o meteorico. ‘Thokcha’ in tibetano: ཐོག་ལྕགས; Wylie: thog-lcags, significa in tibetano “cielo-ferro”.

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Da un punto di vista esoterico, il Kīla può servire per individuare e definire energie negative provenienti dal flusso mentale di una forma-pensiero, compresa la forma-pensiero generata da un gruppo.

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Vajrakilaya

Il Kīla come rappresentazione iconografica è direttamente correlata a Vajrakilaya, una divinità furiosa del buddismo tibetano, che spesso è visto con la consorte di Diptacakra
Questa divinità è incarnata nel Kīla come mezzo di distruzione, nel senso di finalizzazione e quindi liberare violenza, odio e aggressività, mentre il pomello possa essere impiegato nelle benedizioni.
Quindi il Kīla non viene materialmente considerata un’arma, ma un mero complemento spirituale.

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  • Müller-Ebeling, Claudia e Christian Rätsch e Surendra Bahadur Shahi (2002). Sciamanesimo e Tantra in Himalaya . Trad. di Annabel Lee . Rochester, Vt .: Inner Traditions International;
  • Witchcraft Medicine: Healing Arts, Shamanic Practices and Forbidden Plants
  •  Manuale dei simboli buddisti tibetani di Robert Beer

 

Wai Khru Ram Muay ไหว้ครู รำ มวย . Danza Marziale di Rispetto

Wai Khru Ram Muay ไหว้ครู รำ มวย , è un rituale eseguito  dai combattenti nelle competizioni muay tailandesi .
ไหว้ wai è un tradizionale saluto thailandese con i palmi uniti in segno di rispetto. ครู Khru è la forma tailandese della parola sanscrita guru devanāgarī गुरू,  significa insegnante, maestro.
รำ Ram danza in stile classico e muay มวย significa boxe.
Il termine completo può quindi essere tradotto come “danza di guerra che saluta l’insegnante”, Il ram muay mostra rispetto e gratitudine per l’insegnante del pugile, i suoi genitori e i loro antenati, rispetto al re.

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La Muay Thai è connotata da una serie di rituali, tra cui la Ram Muay, una danza rituale che i pugili eseguono prima del  combattimento e che viene  accompagnata da una musica  caratteristica, lo Dontree Muay, e che  inizia sempre con il Wai Kruh (omaggio  al Maestro) con cui il thai-boxer si inginocchia in direzione della sua Scuola  o della città natale e compie tre profondi  inchini in segno di ringraziamento devozione.

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La danza ha un significato mistico sciamanico con movimenti lenti e simbolici il praticante gira attorno al ring con lo scopo di scacciare gli spiriti sfavorevoli dal terreno dello scontro e al fine di assicurarsi lo protezione degli spiriti benigni.
La sua esecuzione viene accompagnata dalla recitazione silenziosa di preghiere e formule magiche propiziatorie.

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All’ingresso sul ring, i combattenti fanno il giro dell’ring in senso antiorario e pregano ad ogni angolo.
Chinano la testa ad ogni angolo tre volte salutando Buddha , Rama  (devanāgarī: राम) è l’eroe dell’epica del Rāmāyaṇa, considerato, nella religione induista, come avatara di Visnù) il sangha dei monaci. (Saṃgha anche saṅgha (sanscrito e pāli; in scrittura devanāgarī: संघ; cinese: 僧伽 pinyin: sēngqié, coreano: 승가, seungga, giapponese: 僧伽 sōgya, tibetano: dge-‘dun) è il termine sanscrito e pāli che indica, nel suo più ampio significato, la comunità dei monaci.


Iniziano quindi il Ram Muay, i cui movimenti si dice siano basati sui movimenti effettuati da Hanuman ,nell’induismo, Hanumat (devanāgarī: हनुमत्; nominativo singolare हनुमान् Hanumān), anche noto come Anjaneya, è una delle figure più importanti del poema epico indiano Rāmāyaṇa; è un vānara (spirito dall’aspetto di scimmia) che aiutò il Signore Rāma (avatar di Viṣṇu) a liberare la sua consorte, Sītā, dal re rakshasa Rāvaṇa.

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Il ram muay è un rituale personale, che va dal molto complesso al molto semplice, e spesso contiene indizi su chi ha addestrato il combattente e da dove proviene il combattente. Il ram muay è accompagnato da musica, che fornisce un ritmo ai movimenti del pugile.Untitled.png

THAI BOXE MUAY THAI มวยไทย

Riti sciamanici e Muay thai มวยไทย Boxe thailandese

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I simboli mistici dei Tatuaggi Muay Thai Sak Yant “Bidhi sak” พิธี สัก

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