Selene Calloni Williamsย le sue radici ย sciamanismoย e ย buddismo Theravadaย 

In questo intervento al Festival della Cosapevolezza, Selene Calloni Williams esplora la fusione tra le sue radici nello sciamanismo e nel buddismo Theravada per guidare gli ascoltatori verso l’intelligenza spirituale. L’autrice descrive lo sciamanismo come una tecnica dell’estasi che utilizza il ritmo dei tamburi e il respiro circolare per risvegliare l’energia vitale e superare i confini dell’io. Parallelamente, introduce la pratica della meditazione Vipassana, focalizzata sulla consapevolezza dell’attimo presente, sull’osservazione dell’impermanenza e sull’accoglienza delle proprie emozioni senza giudizio. Attraverso formule meditative poetiche, la relatrice insegna a percepire il corpo e gli eventi come fenomeni di relazione privi di un io solido, invitando a una vita libera dalla paura. L’obiettivo finale del percorso รจ raggiungere il Samadhi, ovvero l’unione con il tutto, ricordando la propria natura autentica di esseri risvegliati.

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L’approccio di Selene Calloni Williams si fonda su due pilastri fondamentali:

โ€ข Lo sciamanismo: Definito come la “tecnica dell’estasi”, รจ una forma di yoga arcaico e primordiale attraverso cui l’uomo puรฒ conoscere veramente la realtร  In questa prospettiva, l’intelligenza spirituale coincide con l’estasi.

โ€ข Il buddismo Theravada: Appreso durante sei anni di vita in un romitaggio nella foresta in Sri Lanka, dove l’autrice ha ricevuto gli ordini monastici. Qui, l’intelligenza spirituale รจ intesa come consapevolezza e attenzione cosciente nell’attimo presente, senza giudizio o analisi razionale.

La Pratica Sciamanica: Il Tamburo e il Respiro

L’esperienza inizia con il risveglio dell’energia attraverso strumenti e tecniche fisiche:

โ€ข Il Tamburo: รˆ considerato il linguaggio della natura e dell’anima. Selene utilizza diversi tamburi: uno triangolare per risvegliare la Kundalini (l’energia vitale) e uno di pelle di lupo (sognato secondo la tradizione turco-mongola) per indurre il ricordo di sรฉ….

โ€ข Il Respiro Circolare e di Fuoco: Una tecnica di respirazione veloce, continua e senza pause che mira a raggiungere un livello energetico superiore. Il cosiddetto “respiro di fuoco” serve a far salire l’aria nella testa per “bruciare la mente” razionale e lasciare andare pensieri e identitร 
Dalle fonti emerge che, in una prospettiva sciamanica, l’intelligenza spirituale รจ definita come estasi1.

Questa visione si fonda su diversi concetti chiave espressi dall’autrice:

โ€ข La tecnica dell’estasi: Lo sciamanismo รจ descritto come uno yoga arcaico, primitivo e primordiale che trova la sua essenza proprio nel fenomeno dell’estasi. Citando Mircea Eliade, l’autrice sottolinea che รจ solo nell’estasi che l’uomo conosce veramente la realtร , superando i limiti della filosofia razionale.

โ€ข Identitร  tra coscienza ed energia: Nello sciamanismo, l’intelligenza spirituale รจ legata alla consapevolezza che la coscienza รจ energia e l’energia รจ coscienza. Per questo motivo, la pratica sciamanica utilizza strumenti come il tamburo e tecniche di respirazione circolare per innalzare il livello energetico del praticante, conducendolo verso lo stato estatico.

โ€ข Superamento della mente razionale: L’estasi sciamanica permette di accedere a una “mente piรน vasta” o “sovramente”, che l’autrice paragona al “pensiero del cuore” di James Hillman o alla capacitร  di “pensare come la foresta”.

โ€ข Il ruolo del tamburo: Il tamburo รจ considerato il linguaggio della natura e dell’anima; il suo suono รจ lo strumento principale per condurre l’individuo nell’estasi, permettendo all’anima di parlare prima della ragione.

โ€ข La paura come ostacolo: Viene esplicitamente affermato che la paura รจ l’unico vero ostacolo all’intelligenza spirituale e all’estasi. Solo dissolvendo la paura e ricordando la propria natura profonda (attraverso il concetto di Sammasati) รจ possibile accedere pienamente a questa forma di intelligenza

In sintesi, mentre nel buddismo l’intelligenza spirituale รจ associata all’attenzione cosciente nel presente, nello sciamanismo essa coincide con la capacitร  di uscire da sรฉ attraverso l’estasi per attingere a una conoscenza superiore e primordiale

La Meditazione Buddistha: Satipattana e Anapanasati

La sessione prosegue con la meditazione seduta, focalizzata sulla piena attenzione cosciente (Vipassana):

โ€ข Asana Samadhi: Il primo livello di unione con il tutto si raggiunge attraverso l’immobilitร  e la nobiltร  della postura.

โ€ข Anapanasati: L’attenzione al respiro spontaneo. Il respiro รจ descritto come un ponte che collega l’individuo a tutti gli esseri e al cosmo intero.

โ€ข Anicca (Impermanenza): La pratica di osservare come ogni cellula e ogni fenomeno “appaia e svanisca” incessantemente, come luce di lampo. Comprendere che vita e morte sono simultanee permette di dissolvere la paura

Concetti Chiave e Trasformazione Interiore

โ€ข Cittamaia (Inganno della Coscienza): La mente crea l’illusione di un “io” separato e di oggetti materiali solidi per esercitare controllo, ma in realtร  siamo onde in un oceano infinito

โ€ข Il Dharma: รˆ la legge o la corrente che muove gli eventi. Comprendere il proprio Dharma significa non subire piรน gli eventi, ma imparare a co-creare con essi, trasformando la vita in una “suprema protezione”

โ€ข Gestione delle Emozioni e dei “Demoni”: Selene insegna a non respingere le emozioni negative o i disagi fisici, ma ad accoglierli come “dei antichi” o “alleati”… Respirare dentro il fastidio e offrirgli un posto permette di andare oltre la mente egoica.

โ€ข Sammasati: รˆ il mantra finale, l’ultima parola del Buddha, che significa “ricorda chi sei”. L’invito รจ ricordare la propria natura di “Buddha”, ovvero di essere risvegliato e privo di paura.

Per chiarire il concetto di Cittamaia e del superamento dell’io, si puรฒ pensare alla materia come a una danza di Shiva o a un’onda: proprio come non รจ possibile separare un’onda dall’oceano, non รจ possibile separare il corpo o l’individuo dal resto del cosmo, sebbene i nostri sensi ci ingannino facendoci credere il contrario

Nella visione sciamanica di Selene Calloni Williams, il tamburo non รจ un semplice strumento musicale, ma un elemento sacro e funzionale che riveste molteplici significati profondi:

โ€ข Linguaggio dell’anima e della natura: Il tamburo รจ definito esplicitamente come il linguaggio della natura e dell’anima. Esso viene utilizzato per far parlare queste parti profonde prima di ogni altra cosa.

โ€ข Strumento per l’estasi: Coerentemente con la definizione di sciamanismo come “tecnica dell’estasi”, il tamburo rappresenta il mezzo principale che conduce il praticante nello stato estatico. รˆ solo attraverso l’estasi, infatti, che l’essere umano puรฒ conoscere veramente la realtร .

โ€ข Risveglio dell’energia (Kundalini): Esistono diverse tipologie di tamburi con funzioni specifiche. Ad esempio, il tamburo triangolare ha lo scopo di risvegliare la Kundalini, ovvero l’energia vitale, partendo dal presupposto che la coscienza รจ energia e viceversa.

โ€ข Guida per l’inconscio e gli antenati: Il suono del tamburo funge da guida per evocare gli spiriti, gli antenati, le forze inconsce e la propria ombra. Aiuta il praticante a navigare in dimensioni che vanno oltre la mente razionale.

โ€ข Dissoluzione dell’identitร : Durante pratiche come il “respiro di fuoco”, il tamburo (come quello di pelle di wapiti) sostiene il processo di “bruciare la mente”, permettendo di lasciare andare i pensieri, la pesantezza e persino la propria identitร  individuale.

โ€ข Oggetto sognato e sacro: Secondo la tradizione turco-mongola citata dall’autrice, lo sciamano non costruisce il tamburo arbitrariamente, ma lo sogna, insieme all’animale che ne donerร  la pelle (come nel caso del lupo). Questi strumenti possono recare incisioni di figure mitologiche, come Amirani, il primo sciamano sulla terra, rafforzando il legame con l’origine della pratica6.

โ€ข Richiamo al Ricordo di Sรฉ: Il suono del tamburo accompagna il mantra Sammasati, che significa “ricorda chi sei”. In questo contesto, rappresenta un invito a non avere paura e a ricordare la propria natura di “Buddha” o essere risvegliato.

In sintesi, il tamburo agisce come un ponte vibrazionale che scardina i limiti della ragione per connettere l’individuo alla vastitร  del cosmo e alla veritร  del proprio essere.

Nel contesto del Satipattana Sutta, definito dall’autrice come “il cammino della piena attenzione cosciente”, i quattro fondamenti della consapevolezza sono i seguenti:

1. Il Corpo: Questo primo fondamento riguarda la consapevolezza della postura fisica, che deve ispirare nobiltร  e dignitร  (Asana Samadhi), e l’attenzione al respiro spontaneo (Anapanasati)…. L’autrice invita a vedere il corpo non come un’entitร  solida o un “io” separato, ma come un’onda dell’oceano che nasce e svanisce, o come una “danza di elementi” (acqua, aria, terra e fuoco) in costante aggregazione e disgregazione. Include anche la visualizzazione degli organi interni, considerati “dei” che la mente tenta di oggettivare per esercitare controllo.

2. Le Sensazioni: La pratica consiste nell’osservare ciรฒ che si prova a livello fisico (dolore, fastidio, calore, formicolio) senza definirlo o giudicarlo. Queste sensazioni sono descritte come pura energia o “vibrazioni” nello stato della non-mente. L’istruzione รจ quella di respirare dentro il disagio, offrendo “un posto al proprio demone” invece di respingerlo.

3. Gli Stati Mentali: Questo pilastro riguarda l’osservazione delle emozioni e dei sentimenti (come rabbia, frustrazione, eccitazione o serenitร ). L’autrice suggerisce di accogliere ogni emozione come un “Dio antico” che bussa alla porta, permettendo a tale forza di bruciare ciรฒ che non siamo piรน affinchรฉ possa emergere la nostra vera natura.

4. I Fenomeni (o Eventi): L’ultimo fondamento riguarda la comprensione che gli eventi della vita non hanno un “io” come soggetto, ma accadono in virtรน di una relazione universale guidata dal Dharma (la legge o corrente universale). Comprendere questo fondamento significa smettere di essere vittime degli eventi e imparare a “cavalcare la corrente” insieme ad essi.

Attraverso la meditazione su questi quattro elementi, si realizza l’Anicca (l’impermanenza), comprendendo che tutto “appare e svanisce” come luce di lampo, il che permette di dissolvere la paura e raggiungere una mente liberata….

Per comprendere meglio questa visione, si puรฒ immaginare la realtร  come un grande oceano: i quattro fondamenti ci insegnano a non identificarci con la singola onda (il corpo o l’evento passeggero), ma a riconoscere che siamo l’intero oceano in movimento, dove ogni vibrazione รจ parte di un’unica, incessante relazione

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Ci sono eventi nella vita che non ci cambiano, ma ci rivelano. Selene, ragazzina persa in una provincia italiana degli anni Ottanta che insegue esclusivamente valori materiali, si ritrova a fuggire – piena di ferite e di nevrosi, dovute anche alla morte di suo padre – in Sri Lanka, per lavorare in un villaggio turistico italiano. In questa terra martoriata da una sanguinosa guerra civile, Selene incontra e perde altri padri, maestri spirituali come Michael Williams, colui che le insegna le pratiche arcaiche dello yoga e delle arti marziali e che le lascia in ereditร  il sigillo sciamanico; come Gatha Thera, il maestro di meditazione con il quale vive in un eremo nella giungla, dove viene iniziata monaco, poichรฉ il lignaggio femminile, scomparso da tempo, sarร  ripristinato solo negli anni Novanta. Come James Hillman, il grande psicoanalista, che diventa suo maestro in Occidente. Il mito di Selene si consuma nel flusso delle iniziazioni, ogni perdita รจ un rito di passaggio, un’occasione di ascolto del legame con l’universo sotto nuove forme. La natura diventa sua interlocutrice silenziosa e viva, rifugio e guida, facendole ritrovare la sua integritร  e dissolvendo il suo Io, fino al ritorno in Europa. Con parole intense e luminose, l’autrice racconta il suo percorso interiore: fino al tentativo di suicidio e all’emergere dalla depressione. Tutto si compie e anche la ricerca dell’amore si rivela un espediente della grande avventura dell’anima verso l’invincibilitร . Selene Calloni Williams, tra le counselor piรน famose e accreditate nel mondo del buddismo internazionale, seguitissima sui social, racconta per la prima volta la sua storia in questo nuovo libro, che lascia un’impronta nell’anima e apre porte che non si possono piรน richiudere.

Nel buddismo Theravada, secondo quanto spiegato da Selene Calloni Williams, l’intelligenza spirituale รจ definita come consapevolezza e attenzione cosciente.

Questa forma di intelligenza si manifesta attraverso le seguenti caratteristiche:

โ€ข Presenza nell’attimo: Essere pienamente attenti nel momento presente, evitando di analizzare, giudicare o ragionare.

โ€ข Oltre la mente razionale: L’analisi e il giudizio sono visti come ostacoli perchรฉ portano la mente nel passato o nel futuro, inducendo a fare comparazioni e facendo perdere il contatto con l’istante attuale1.

โ€ข Accesso a una “sovramente”: Praticare questa consapevolezza permette di accedere a una mente piรน vasta, che l’autrice definisce anche come “sovramente” (overmind) o “pensiero del cuore”.

โ€ข Istinto risvegliato: Tale stato รจ descritto come un istinto risvegliato e consapevole, paragonabile alla capacitร  di “pensare come la foresta”.

โ€ข Assenza di paura: La paura รจ identificata come l’unico vero ostacolo al raggiungimento della piena attenzione cosciente e dell’intelligenza spirituale.

Per comprendere meglio questo concetto, si puรฒ immaginare l’intelligenza spirituale come uno specchio d’acqua perfettamente immobile: se l’acqua รจ agitata dal vento del giudizio o dell’analisi, l’immagine riflessa (la realtร ) risulta distorta; solo quando l’acqua รจ ferma e silente puรฒ riflettere le cose esattamente come sono nell’attimo presente.

Nel Satipattana Sutta, definito dall’autrice come “il cammino della piena attenzione cosciente”, vengono individuati quattro fondamenti della consapevolezza: il corpo, le sensazioni, gli stati mentali e i fenomeni (o eventi).

Ecco un’analisi dettagliata di ciascun fondamento basata sulle fonti:

โ€ข Il Corpo: La pratica inizia con la consapevolezza della postura, che deve essere nobile e dignitosa per raggiungere l’asana samadhi, ovvero l’unione con il tutto attraverso l’immobilitร …. Il corpo non รจ visto come un’entitร  solida o un “io” separato, ma come un’onda dell’oceano che appare e svanisce, una danza di elementi (acqua, aria, terra e fuoco) in costante aggregazione e disgregazione.
La consapevolezza include anche l’anapanasati (attenzione al respiro spontaneo) e la visualizzazione degli organi interni, considerati “dei” che la mente tenta di oggettivare per esercitare controllo….

โ€ข Le Sensazioni: Questo livello riguarda l’osservazione di ciรฒ che si prova fisicamente, come dolore, fastidio o calore, senza definirlo o giudicarlo…. L’autrice suggerisce di non respingere il disagio, ma di “offrire un posto al proprio demone”, riconoscendo che ogni sensazione, se non definita dalla mente, รจ pura energia e vibrazione

โ€ข Gli Stati Mentali: Si tratta di accogliere le emozioni (rabbia, frustrazione, serenitร ) come “dei antichi” che bussano alla porta. Invece di analizzarle, bisogna lasciare che queste forze “brucino ciรฒ che non siamo piรน” affinchรฉ possa emergere la nostra vera natura, trasformando l’emozione in una via verso una mente liberata.

โ€ข I Fenomeni (o Eventi): L’ultimo fondamento insegna che gli eventi della vita non hanno un “io” come soggetto, ma accadono in virtรน di una relazione universale…. Essi sono guidati dal Dharma, la legge o corrente che muove le onde dell’oceano. Comprendere questo significa smettere di subire gli eventi per imparare a “cavalcare la corrente”, trasformando la comprensione del proprio Dharma in una “suprema protezione”.

Attraverso la meditazione su questi quattro pilastri, il praticante realizza l’Anicca (l’impermanenza): la comprensione che ogni cellula, pensiero o evento “appare e svanisce” incessantemente come luce di lampo. Questa consapevolezza profonda permette di lasciare andare la paura, che รจ descritta come l’unico vero ostacolo all’intelligenza spirituale.

Per comprendere questa visione, si puรฒ immaginare la realtร  come un grande oceano: i quattro fondamenti ci insegnano a non identificarci con la singola onda (il corpo o l’evento passeggero), ma a riconoscere che siamo l’intero oceano in movimento, dove ogni vibrazione รจ parte di un’unica, incessante relazione

โ€ข Il primo livello: L’autrice identifica il gradino iniziale di questo stato come asana samadi, ovvero il samadi della postura.

โ€ข Il ruolo dell’immobilitร : Questo primo livello si raggiunge attraverso l’immobilitร  del corpo durante la meditazione; il testo afferma infatti che “non c’รจ libertร  senza immobilitร ”.

โ€ข Esperienza personale: Selene Calloni Williams racconta di aver sperimentato il suo primo samadi quando, seguendo il consiglio del suo maestro, รจ riuscita finalmente a “pensare come la foresta”.

โ€ข Superamento dell’io: Il samadi รจ strettamente legato alla comprensione che il corpo non ha un’individualitร  separata, ma รจ come un’onda dell’oceano che non puรฒ essere divisa dalla vastitร  dell’acqua stessa.

In sintesi, il samadi rappresenta il momento in cui la percezione di essere un “io” separato svanisce per lasciare posto alla consapevolezza di essere parte di un’unica realtร  universale.

Per visualizzare meglio questo concetto, si puรฒ immaginare il samadi come il momento in cui una goccia di pioggia cade nel mare: in quell’istante, la goccia non smette di esistere, ma smette di essere solo una goccia per diventare l’intero oceano.

Una pratica comune รจ la ripetizione mentale di “Buddho” (che significa “il Risvegliato”): si dice “Bud-” sull’inspirazione e “-dho” sull’espirazione, sincronizzata con il respiro. Questo aiuta a focalizzare la mente ed รจ insegnata nella tradizione della Foresta Thailandese (es. da maestri come Ajahn Chah o Ajahn Mun)
jahn Mun (1870โ€“1949): Il Pioniere Solitario

Ajahn Mun Bhuridatta รจ considerato il padre della moderna tradizione della foresta. In un’epoca in cui il buddismo tailandese era diventato molto accademico e cerimoniale, lui scelse di tornare alle origini: vivere nella giungla come il Buddha.

L’Ereditร : Non scrisse libri. La sua vita ci รจ nota grazie ai racconti dei suoi discepoli. รˆ visto come un santo (Arhat) con capacitร  intuitive e spirituali quasi leggendarie.

Lo Stile: Estremamente austero e rigoroso. Passรฒ quasi tutta la vita camminando nelle giungle piรน remote di Thailandia e Laos.

L’Insegnamento: Si concentrava sulla lotta diretta contro le impuritร  della mente (kilesas) attraverso una disciplina ferrea e la meditazione profonda.
L’Ereditร : Non scrisse libri. La sua vita ci รจ nota grazie ai racconti dei suoi discepoli. รˆ visto come un santo (Arhat) con capacitร  intuitive e spirituali quasi leggendarie.
Ajahn Chah (1918โ€“1992): Il Grande Comunicatore

Ajahn Chah fu un discepolo della stirpe di Ajahn Mun (lo incontrรฒ brevemente, ricevendo istruzioni che cambiarono la sua vita). รˆ probabilmente il monaco della foresta piรน amato e conosciuto in Occidente.

L’Ereditร : Fondรฒ il monastero Wat Pah Nanachat appositamente per gli stranieri, permettendo alla saggezza della foresta di arrivare in Europa e America.

Lo Stile: Estremamente semplice, diretto e dotato di un grande senso dell’umorismo. Sapeva spiegare concetti metafisici complessi usando metafore quotidiane (come “il bicchiere rotto” o “l’albero che cresce”).

L’Insegnamento: Il suo focus era la consapevolezza nella vita quotidiana e l’arte del lasciar andare. A differenza di Ajahn Mun, che era piรน solitario, Ajahn Chah creรฒ grandi comunitร  monastiche.
L’Ereditร : Fondรฒ il monastero Wat Pah Nanachat appositamente per gli stranieri, permettendo alla saggezza della foresta di arrivare in Europa e America.

Poichรฉ Ajahn Mun non ha mai scritto libri (preferiva insegnare oralmente nella giungla), i “testi” che abbiamo sono trascrizioni dei suoi discorsi raccolte dai suoi discepoli. Il testo piรน famoso che racchiude l’essenza del suo insegnamento รจ intitolato “Muttodaya” (che significa Un Cuore Liberato).

Ecco un estratto significativo che riassume la sua filosofia della pratica:

L’Essenza del Cuore (dal “Muttodaya”)

“Tutti i Dharma (insegnamenti) scaturiscono dal cuore. Il cuore รจ il precursore, il cuore รจ il capo. Se si comprende chiaramente il proprio cuore, si comprende tutto.

Il mondo esterno รจ un riflesso della mente. Non cercate la veritร  lontano da voi stessi. Il corpo รจ come una cittร , i sensi sono le sue porte, e la mente รจ il re che vi risiede. Se il re รจ saggio e vigile, la cittร  รจ sicura. Se il re รจ ottenebrato dal desiderio e dall’illusione, la cittร  cade nel caos.

La pratica non consiste nel leggere molti libri, ma nel guardare direttamente il ‘Sapiente’ (la consapevolezza) dentro di sรฉ. Usate la parola ‘Buddho’ (Sveglio) come un’ancora. Inspirate ‘Bud-‘, espirate ‘dho’. Fatelo finchรฉ la mente non diventa una cosa sola con la consapevolezza, ferma come una roccia e chiara come l’acqua di sorgente.”


Punti chiave di questo testo:

  1. Centralitร  della Mente (Citta): Per Ajahn Mun, la mente non addestrata รจ la fonte di ogni sofferenza, ma la mente illuminata รจ la fonte della liberazione.
  2. Pratica Diretta: Esortava a non perdersi nella teoria accademica, ma a “leggere il proprio cuore” attraverso la meditazione.
  3. Il Mantra “Buddho”: รˆ la tecnica distintiva che ha tramandato: ripetere mentalmente “Buddho” per focalizzare l’attenzione e calmare i pensieri.
  4. L’Austeritร : Il testo sottolinea che la vera saggezza nasce dalla disciplina e dalla rinuncia alle distrazioni mondane.

Il Sutra del Cuore ๅฟƒ็ป

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Il Sutra del Cuore

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็…ง่ฆ‹ไบ”่–€็š†็ฉบๅบฆไธ€ๅˆ‡่‹ฆๅŽ„
Avalokiteshvara Bodhisattva mentre pratica la profonda perfezione della saggezza
Percepรฌ che tutti e cinque gli skandha erano vuoti e fu salvato da ogni sofferenza e angoscia
(forma, sentimento, pensiero, azioni, coscienza)

่ˆๅˆฉๅญ:
่‰ฒไธ็•ฐ็ฉบ, ็ฉบไธ็•ฐ่‰ฒ,
่‰ฒๅณๆ˜ฏ็ฉบ, ็ฉบๅณๆ˜ฏ่‰ฒ;
ๅ—ๆƒณ่กŒ่ญ˜ ไบฆๅพฉๅฆ‚ๆ˜ฏ
Shariputra:
La forma non รจ diversa dal vuoto, il vuoto non รจ diverso dalla forma
La forma รจ vacuitร , vuoto la soliditร  รจ forma;
Sentimenti, pensieri, azioni, coscienza, lo stesso vale per questi

่ˆๅˆฉๅญ: ๆ˜ฏ่ซธๆณ•็ฉบ็›ธ,
ไธ็”Ÿไธๆป…, ไธๅžขไธๆต„, ไธๅข—ไธๆธ›
Shariputra: tutti i dharma sono contrassegnati dal vuoto
(Loro) non appaiono nรฉ scompaiono, non sono contaminati o puri, non aumentano nรฉ diminuiscono

ๆ˜ฏๆ•…็ฉบไธญ็„ก่‰ฒ, ็„กๅ—ๆƒณ่กŒ่ญ˜
็„ก็œผ่€ณ้ผป่ˆŒ่บซๆ„
็„ก่‰ฒๅฃฐ้ฆ™ๅ‘ณ่งฆๆณ•
็„ก็œผ็•Œไนƒ่‡ณ็„กๆ„่ญ˜็•Œ
Quindi nel vuoto non c’รจ forma, nรฉ sentimenti, nรฉ menzioni , azioni, coscienza
senza occhi, orecchie, naso, lingua, corpo, mente,
nessun colore, suono, odore, gusto, tatto, oggetto della mente,
nessun regno degli occhi e cosรฌ via fino a quando nessun regno della coscienza mentale

Nessuna ignoranza e nemmeno estinzione dell’ignoranza, e nessuna
invecchiamento e morte e
nessunaย estinzione dell’invecchiamento e morire senza
soffrireย , origine della sofferenza, cessazione della sofferenza, percorsi per fermare la sofferenzaย nessuna saggezza e nemmeno alcun conseguimento, perchรฉ non c’รจ nulla da ottenere
Il Bodhisattva dipende da Prajna Paramiย poichรฉย la sua mente ha ostacoli,
senzaย alcun ostacolo,ย non esiste pauraย lontana da ogni visione invertitaย in cui dimora Nirvana
Tutti i Buddhaย nei Tre Mondiย dipendono dalla Prajna Paramitaย e raggiungono l’illuminazione completa eย insuperabile

ๆ•…็Ÿฅ่ˆฌ่‹ฅๆณข็พ…่œœๅคš
ๆ˜ฏๅคง็ฅžๅ‘ช
ๆ˜ฏๅคงๆ˜Žๅ‘ช
ๆ˜ฏ็„กไธŠๅ‘ช
ๆ˜ฏ็„ก็ญ‰็ญ‰ๅ‘ช
่ƒฝ้™คไธ€ๅˆ‡่‹ฆ็œŸๅฎŸไธ่™š
Sappi quindi che la Prajna Paramita
รจ il grande mantra trascendente
il mantra luminoso
รจ il mantra supremo
รจ il mantra supremo
che รจ in grado di alleviare ogni sofferenza, ed รจ vero e non falso

Quindi proclama il mantra Prajna Paramita proclama il mantra che dice andato , andato , andato oltre,
andato fino in fondo oltre, Bodhisattva!ๆฆ‚่ฟฐ๏ผš





Nobile Ottuplice Sentiero ฤ€rya ‘แนฃแนญฤแน…ga mฤrgaแธฅ

ยซNel mezzo di questo sentiero, realizzato dal Tathฤgata che produce la visione e la gnosi, e che guida alla calma, alla perfetta conoscenza, al perfetto risveglio, al Nirvana
Esso รจ il Nobile ottuplice sentiero, ovvero la retta visione, la retta intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale, la retta concentrazione.ยป
Buddha Shakyamuni Dhammacakkappavattana SuttaSaแนƒyutta-nikฤya, 56,11.

Retta parola, ๆญฃ่ชž l’assunzione della personale responsabilitร  delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che esse non producano effetti nocivi sugli altri e di conseguenza a noi stessi; ciรฒ significa anche che il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondere ad esso.

Retta azione, ๆญฃๆฅญ l’azione non motivata dalla ricerca di egoistici vantaggi, svolta senza attaccamento verso i suoi frutti.

Retta sussistenza, ๆญฃๅ‘ฝc vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri. Questo comporta anche la corretta padronanza delle proprie intenzioni, in modo che esse siano sempre orientate e dirette lungo la linea mediana di condotta di vita (sanscrito madhyamฤpratipad, pฤli majjhimpaแนญipฤda, cinese ไธญ้“ zhลngdร o, giapp. chลซdล, tib. dbu ‘i lam) lontana dagli estremi dell’ascetismo e dell’edonismo.
Sulla  meditazione (sanscrito e pฤli samฤdhi, cinese ๅฎš dรฌng, giapp. jล, tib. ting nge ‘dzin):

Retto sforzo, ๆญฃ็ฒพ้€ฒlasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari. Significa anche confidare nella bontร  della propria pratica buddhista perseverando con un corretto ed equilibrato impegno nello sforzo, motivato dalla fede (sanscrito ล›raddhฤ, pฤli saddhฤ, cinese ไฟก xรฌn, giapp. shin, tib. dad-pa) che al buddhista praticante proviene dai risultati ottenuti nell’avanzamento lungo il percorso della propria personale realizzazione spirituale e nell’avanzamento verso una sempre maggiore capacitร  di esercitare la “Corretta azione” nella propria pratica buddhista.

Retta presenza mentale, ๆญฃๅฟต la capacitร  di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall’attaccamento (sanscrito tแน›แนฃแน‡ฤ, pฤli taแน‡hฤ, cinese ๆ„› ร i, giapp. ai, tib. sred-pa).

Retta concentrazione, ๆญฃๅฎš la capacitร  di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di se stessi durante la pratica della meditazione (sanscrito dhyฤna, pฤli jhฤna, cinese ็ฆช้‚ฃ chรกnnร , giapp. zenna, tib. bsam-gtan).

Sati ” presenza mentale, chiara visione, consapevolezzaโ€Pali: เคธเคคเคฟ; Sanskrit: เคธเฅเคฎเฅƒเคคเคฟ smแน›ti

Nel buddhismo, il termine  pฤli sati (sanscrito smแน›ti, sino-giapponese ๅฟต, pronuncia cinese nian on’yomi nen o nem, in occidente reso anche con la parola mindfulness) significa

Consapevolezza, attenzione consapevole, studio attento”, ed indica una facoltร  spirituale o psicologica (indriya) che costituisce una parte essenziale della pratica buddista.
รˆ il primo dei Sette Fattori dell’illuminazione.
La “retta consapevolezza” (pali:ย sammฤ-sati, sanscritoย samyak-smแน›ti), o “retta presenza mentale, retta concentrazione”, รจ il settimo elemento delย Nobile Ottuplice Sentiero, il quale costituisce l’ultima delleย Quattro nobili veritร ย esposte dalย Buddha.
ย Laย meditazione buddhistaย incentrata sul sati รจ laย vipassana.

Mindfulness โ€œattenzione consapevoleโ€ o โ€œconsapevolezzaโ€. โ€œโ€ฆporre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante.

Questo carattere cinese nianๅฟต รจ composto da jin
. Bernhard Karlgren spiega graficamente nian che significa “riflettere, pensare; studiare, imparare a memoria, ricordare; recitare, leggere – avere ไปŠ presente alla ๅฟƒ mente”. 
 Il carattere cinese nian o nien yeom o yลm ์—ผ, in coreano, anche giapponese ใƒใƒณnen e vietnamita niแป‡m .ๅฟต
Un dizionario di termini buddisti cinesi fornisce traduzioni di base di nian :
“Ricordo, memoria; pensare, riflettere; ripetere, intonare; un pensiero; un momento”. 

Il dizionario digitale del buddismo fornisce traduzioni piรน dettagliate di nian “consapevolezza, memoria”:

  • Ricordo (Skt. smแน›ti ; Tib. dran pa). Ricordare, ricordare. Ciรฒ che viene ricordato. 
    La funzione del ricordare. L’operazione della mente di non dimenticare un oggetto. 
    Consapevolezza, concentrazione. Consapevolezza del Buddha, come nella pratica della Terra Pura. 
    Nella teoria Abhidharma-koล›a, uno dei dieci fattori onnipresenti ๅคงๅœฐๆณ•
    In Yogรขcฤra, uno dei cinque fattori mentali ‘dipendenti dall’oggetto’ ไบ”ๅˆฅๅขƒ;
  • Ricordo stabile; (Skt. sthฤpana ; Tib. gnas pa ). Per accertare i propri pensieri;
  • Pensare nella propria mente (senza esprimersi a parole). 
    Contemplare; saggezza meditativa;
  • Mente, coscienza;
  • Un pensiero; un momento di pensiero; un attimo di pensiero. (Skt. kแนฃana );
  • Pazienza, pazienza. 

2.4. Traduzioni alternative

I termini sati/smriti sono stati tradotti come:

  • Attenzione (Jack Kornfield)
  • Consapevolezza
  • Attenzione concentrata (Mahasi Sayadaw)
  • Ispezione (Herbert Guenther)
  • Attenzione consapevole
  • Consapevolezza
  • Ricordare la consapevolezza (Alexander Berzin)
  • Ricordo (Erik Pema Kunsang, Buddhadasa Bhikkhu)
  • Consapevolezza riflessiva (Buddhadasa Bhikkhu)
  • Promemoria (James H. Austin
  • Ritenzione
  • Ricordo di sรฉ (Jack Kornfield)

3. Pratica

In origine, la consapevolezza forniva la via alla liberazione, prestando attenzione all’esperienza sensoriale, prevenendo il sorgere di pensieri ed emozioni disturbanti che causano l’ulteriore catena di reazioni che portano alla rinascita. Moha , ed รจ considerata come tale uno dei “poteri” (Pali: bala moha ) sono stati superati e abbandonati e sono assenti dalla mente.
Nella tradizione successiva, in particolare Theravada , la consapevolezza รจ un antidoto all’illusione (Pali:) che contribuisce al raggiungimento del nirvana , in particolare quando รจ accoppiata con una chiara comprensione di ciรฒ che sta accadendo. 

3.1. Satipaแนญแนญhฤna – Custodire i sensi

Il Satipaแนญแนญhฤna Sutta (sanscrito: Smแน›tyupasthฤna Sลซtra ) รจ uno dei primi testi che tratta della consapevolezza.
 I Theravada Nikaya prescrivono che si dovrebbe stabilire la consapevolezza ( satipaแนญแนญhฤna ) nella propria vita quotidiana, mantenendo il piรน possibile una calma consapevolezza dei quattro upassanฤ : il proprio corpo, sentimenti, mente e dharma.
Secondo Grzegorz Polak, i quattro upassanฤ sono stati fraintesi dalla tradizione buddista in via di sviluppo, incluso Theravada, per riferirsi a quattro diversi fondamenti. 
Secondo Polak, le quattro upassanฤ non si riferiscono a quattro diversi fondamenti, ma alla consapevolezza di quattro diversi aspetti dell’innalzamento della consapevolezza: 

  • le sei basi dei sensi di cui bisogna essere consapevoli ( kฤyฤnupassanฤ );
  • contemplazione sui vedanฤs, che sorgono con il contatto tra i sensi ei loro oggetti ( vedanฤnupassanฤ );
  • gli stati alterati della mente a cui conduce questa pratica (cittฤnupassanฤ);
  • lo sviluppo dai cinque ostacoli ai sette fattori di illuminazione ( dhammฤnupassanฤ ).

Rupert Gethin osserva che il movimento Vipassana contemporaneo interpreta il Satipatthana Sutta come “la descrizione di una pura forma di meditazione di insight (vipassanฤ)” per la quale samatha (calma) e jhฤna non sono necessari. 
Tuttavia, nel buddismo pre-settario, l’istituzione della consapevolezza era posta prima della pratica dei jhana e associata all’abbandono dei cinque ostacoli e all’ingresso nel primo jhana . 
Secondo Paul Williams, riferendosi a Erich Frauwallner, la consapevolezza ha fornito la via alla liberazione, “osservando costantemente l’esperienza sensoriale per prevenire il sorgere di voglie che avrebbero alimentato l’esperienza futura in rinascite”. 
 Buddhadasa ha anche sostenuto che la consapevolezza fornisce i mezzi per prevenire il sorgere di pensieri ed emozioni disturbanti, che causano l’ulteriore catena di reazioni che portano alla rinascita dell’ego e al pensiero e comportamento egoistico. 
Secondo Vetter, dhyana potrebbe essere stata la pratica fondamentale originale del Buddha, che ha aiutato a mantenere la consapevolezza. 

3.2. Samprajaรฑa , Apramฤda e Atappa

Satii รจ stato notoriamente tradotto come “nuda attenzione” da Nyanaponika Thera. 
Tuttavia, nella pratica buddista, la “consapevolezza” รจ qualcosa di piรน della semplice ” attenzione”; ha il significato piรน completo e attivo di samprajaรฑa , “chiara comprensione”apramฤda, “vigilanza”
 Tutti e tre i termini sono talvolta (in modo confuso) tradotti come “consapevolezza”, ma hanno tutti sfumature di significato specifiche.
In una corrispondenza pubblicamente disponibile tra Bhikkhu Bodhi e B. Alan Wallace, Bodhi ha descritto  Le opinioni di Nyanaponika Thera sulla “retta consapevolezza” e sulla sampajaรฑรฑa come segue:

Aggiungo che il Ven. Lo stesso Nyanaponika non considerava la “nuda attenzione” come catturare il significato completo di satipaแนญแนญhฤna, ma in quanto rappresenta solo una fase, la fase iniziale, nello sviluppo meditativo della retta consapevolezza. 
Sosteneva che nella corretta pratica della retta consapevolezza, sati deve essere integrato con sampajaรฑรฑa, la chiara comprensione, ed รจ solo quando questi due lavorano insieme che la retta consapevolezza puรฒ raggiungere lo scopo previsto.

Nel Satipaแนญแนญhฤna Sutta, sati e sampajaรฑรฑa sono combinati con atappa (Pali; sanscrito: ฤtapaแธฅ ), o “ardore”, e i tre insieme comprendono yoniso manisikara (Pali; sanscrito: yoniล›as manaskฤraแธฅ ), “attenzione appropriata” o “riflessione saggia”. 

3.3. Anapanasati – Consapevolezza del respiro

ฤ€nฤpฤnasati (Pali; sanscrito: ฤnฤpฤnasmแน›ti ; cinese: ๅฎ‰้‚ฃ่ˆฌ้‚ฃ; Pฤซnyฤซn: ฤnnร bฤnnร  ; singalese: เถ†เถฑเท เถดเทเถฑเท เทƒเถญเท’), che significa “consapevolezza del respiro” (“sati” significa consapevolezza; “ฤn ฤpฤna” si riferisce a inspirazione ed espirazione), รจ una forma di meditazione buddista ora comune alle scuole buddiste tibetana, zen, tiantai e theravada, cosรฌ come ai programmi di consapevolezza occidentali. 
Anapanasati significa sentire le sensazioni causate dai movimenti del respiro nel corpo, come si pratica nel contesto della consapevolezza. 
Secondo la tradizione, Anapanasati fu originariamente insegnato dal Buddha in diversi sutra, incluso l’ ฤ€nฤpฤnasati Sutta .  
(MN 118)
Gli ฤ€gama del buddismo primitivo discutono dieci forme di consapevolezza. 
 Secondo Nan Huaijin, l’Ekottara ฤ€gama enfatizza la consapevolezza del respiro piรน di qualsiasi altro metodo e fornisce gli insegnamenti piรน specifici su questa forma di consapevolezza. 

3.4. Vipassanฤ – Intuizione discriminante

Satipatthana, come quattro fondamenti della consapevolezza, cq anapanasati, “consapevolezza del respiro”, viene impiegato per ottenere Vipassanฤ (Pฤli), intuizione della vera natura della realtร  come impermanente e anatta essenza permanente . 
Nel contesto Theravadin, ciรฒ comporta la comprensione dei tre segni dell’esistenza, vale a dire l’impermanenza e l’insoddisfazione di ogni cosa condizionata che esiste, e il non-sรฉ. 
Nei contesti Mahayana, implica la comprensione di ciรฒ che รจ variamente descritto come sunyata, dharmata, l’inseparabilitร  di apparenza e vuoto (dottrina delle due veritร ), chiarezza e vuoto, o beatitudine e vuoto. 
Vipassanฤ รจ comunemente usato come uno dei due poli per la categorizzazione dei tipi di pratica buddista, l’altro รจ samatha (Pฤli; sanscrito: ล›amatha ). 
Sebbene entrambi i termini appaiano nel Sutta Pitaka , Gombrich e Brooks sostengono che la distinzione come due percorsi separati ha origine nelle prime interpretazioni del Sutta Pitaka,  non nei sutta stessi.  
Vipassana e samatha sono descritte come qualitร  che contribuiscono allo sviluppo della mente (bhavana ). Secondo Vetter, Bronkhorst e Gombrich, l’intuizione discriminante sulla transitorietร  come percorso separato verso la liberazione fu uno sviluppo successivo, sotto la pressione degli sviluppi nel pensiero religioso indiano, che vedeva l'”intuizione liberatrice” come essenziale per la liberazione. 
Ciรฒ potrebbe anche essere dovuto a un’interpretazione troppo letterale da parte degli scolastici successivi della terminologia usata dal Buddha,  e ai problemi legati alla pratica del dhyana , e alla necessitร  di sviluppare un metodo piรน semplice. 
Secondo Wynne, il Buddha ha combinato la stabilizzazione meditativa con la consapevolezza consapevole e “una visione della natura di questa esperienza meditativa”. 
Varie tradizioni non sono d’accordo su quali tecniche appartengano a quale polo. 
Secondo l’ortodossia Theravada contemporanea, samatha รจ usato come preparazione alla vipassanฤ, pacificando la mente e rafforzando la concentrazione per consentire il lavoro di insight, che porta alla liberazione.
La meditazione vipassanฤ ha guadagnato popolaritร  in occidente attraverso il moderno movimento buddista vipassana, modellato sulle pratiche di meditazione del buddismo Theravฤda,   impiega la meditazione vipassanฤ e ฤnฤpฤna ( anapanasati , consapevolezza del respiro) come tecniche primarie e pone l’accento sugli insegnamenti del Satipaแนญแนญhฤna Sutta.

3.5. Consapevolezza (Psicologia)

La pratica della consapevolezza, ereditata dalla tradizione buddista, viene impiegata in psicologia per alleviare una varietร  di condizioni mentali e fisiche, tra cui il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia e nella prevenzione delle ricadute nella depressione e nella tossicodipendenza .

“nuda attenzione”
Georges Dreyfus ha espresso disagio per la definizione di consapevolezza come “nuda attenzione” o “consapevolezza non elaborativa, non giudicante, centrata sul presente”, sottolineando che la consapevolezza nel contesto buddista significa anche “ricordare”, il che indica che la funzione della consapevolezza include anche la conservazione delle informazioni. Dreyfus conclude il suo esame affermando:

L’ identificazione della consapevolezza con la nuda attenzione ignora o, almeno, sottovaluta le implicazioni cognitive della consapevolezza, la sua capacitร  di riunire vari aspetti dell’esperienza in modo da portare alla chiara comprensione della natura degli stati mentali e corporei.
 Enfatizzando eccessivamente la natura non giudicante della consapevolezza e sostenendo che i nostri problemi derivano dalla concettualitร , gli autori contemporanei corrono il rischio di condurre a una comprensione unilaterale della consapevolezza come forma di spaziosa quiete terapeuticamente utile. 
Penso che sia importante non perdere di vista che la mindfulness non รจ solo una tecnica terapeutica, ma รจ una capacitร  naturale che gioca un ruolo centrale nel processo cognitivo.

Robert H. Sharf osserva che la pratica buddista mira al raggiungimento della “visione corretta”, non solo della “nuda attenzione”:

La tecnica di Mahasi non richiedeva familiaritร  con la dottrina buddista (in particolare l’abhidhamma), non richiedeva l’adesione a rigide norme etiche (in particolare il monachesimo) e prometteva risultati sorprendentemente rapidi. Ciรฒ รจ stato reso possibile interpretando sati come uno stato di “nuda consapevolezza” – la percezione non mediata e non giudicante delle cose “come sono”, non influenzate da precedenti condizionamenti psicologici, sociali o culturali. Questa nozione di consapevolezza รจ in contrasto con le epistemologie buddiste premoderne sotto diversi aspetti. 
Le pratiche buddiste tradizionali sono piรน orientate all’acquisizione di una “visione corretta” e di un adeguato discernimento etico, piuttosto che “nessuna visione” e un atteggiamento non giudicante.

Jay L. Garfield, citando Shantideva e altre fonti, sottolinea che la consapevolezza รจ costituita dall’unione di due funzioni, richiamare alla mente e mantenere vigile la mente.
 Dimostra che esiste una connessione diretta tra la pratica della consapevolezza e la coltivazione della moralitร , almeno nel contesto del buddismo da cui derivano le moderne interpretazioni della consapevolezza.

Riferimenti

  1. Sharf 2014, pag. 942.
  2. Sharf, Robert (ottobre 2014). “Consapevolezza e assenza di mente in Early Chan”. Filosofia Oriente e Occidente 64 (4): 943. ISSN 0031-8221. http://buddhiststudies.berkeley.edu/people/faculty/sharf/documents/Sharf_Mindfulness%20and%20Mindlessness.pdf. Estratto 2015-12-03. “Anche cosรฌ, Vostra Maestร , sati, quando sorge, richiama alla mente dhamma che sono abili e non abili, con difetti e senza difetti, inferiori e raffinati, oscuri e puri, insieme alle loro controparti: questi sono i quattro fondamenti della consapevolezza, questi sono i quattro giusti sforzi, queste sono le quattro basi del successo, queste sono le cinque facoltร , questi sono i cinque poteri, questi sono i sette fattori del risveglio, questo รจ il nobile sentiero a otto fattori, questo รจ calmo, questa รจ intuizione, questa รจ conoscenza, questa รจ libertร .Cosรฌ colui che pratica lo yoga ricorre a dhamma a cui si dovrebbe ricorrere e non ricorre a dhamma a cui non si dovrebbe ricorrere, abbraccia dhamma che dovrebbero essere abbracciati e non abbraccia dhamma a cui non dovrebbe essere fatto ricorso.”. 
  3. Sharf 2014, pag. 943.
  4. Citazioni da Gethin, Rupert ML (1992), The Buddhist Path to Awakening: A Study of the Bodhi-Pakkhiศณa Dhammฤ. Biblioteca indologica di BRILL, 7. Leida e New York: BRILL
  5. Williams 2000, pag. 46.
  6. Frauwallner, E. (1973), Storia della filosofia indiana, trad. VM Bedekar, Delhi: Motilal Banarsidass. Due volumi., pp.150 ss
  7. Vetter 1988.
  8. TW Rhys Davids, tr., 1881, Buddhist Suttas, Clarendon Press, p. 107. https://books.google.com/books?id=ciqzXBSFkp8C
  9. DJ Gogerly, “On Buddhism”, Journal of the Ceylon Branch of the Royal Asiatic Society, 1845, pp. 7-28 e 90-112. https://books.google.com/books?id=5gaMCEjql_4C
  10. Davids, 1881, p. 145.

FONTE encyclopedia.

็›ดๆŒ‡ไบบๅฟƒ punta direttamente alla mente-cuore dellโ€™uomo

Una speciale tradizione esterna alle scritture ๆ•™ๅค–ๅˆฅๅ‚ณ
Non dipendente dalle parole e dalle lettere ไธ็ซ‹ๆ–‡ๅญ—
Che punta direttamente alla mente-cuore dell’uomo ็›ดๆŒ‡ไบบๅฟƒ
Che vede dentro la propria natura e raggiunge la buddhitร  ่ฆ‹ๆ€งๆˆไฝ›
Quattro sacri versi di Bodhidharma, ้”็ฃจๅ››่–ๅฅ

ๆ•™ๅค–ๅˆฅๅ‚ณ ไธ็ซ‹ๆ–‡ๅญ— ็›ดๆŒ‡ไบบๅฟƒ ่ฆ‹ๆ€งๆˆไฝ›  

Bhaiแนฃajyaguru sanscrito “Maestro della Medicina” Yakushirurikล Nyorai ่–ฌๅธซ็‘ ็’ƒๅ…‰ๅฆ‚ๆฅ Bhaisajyaguruvaidลซryaprabha 

Bhaiแนฃajyaguru sanscrito “Maestro della Medicina”
in cinese Yร oshฤซ Fรณ ่—ฅๅธซไฝ›; 
in giapponese Yakushirurikล Nyorai ่–ฌๅธซ็‘ ็’ƒๅ…‰ๅฆ‚ๆฅ, noto anche come Buddha della Medicina o Maestro delle Cure, รจ il Buddha che rappresenta la medicina e il suo potere curativo.
coreano Yaksa Yeorae ์•ฝ์‚ฌ์—ฌ๋ž˜


tibetano Sman-la o Sangye Men La

Sangheye Buhdda

Men La guaritore,medico, colui che guarisce
 Bhaishajyaguru Vaiduryaprabha,
“Maestro della Medicina dalla Luce Lapislazzuli”
il Signore dei Rimedi, il Maestro guaritore dalla radiositร  di lapislazzuli, il benefattore supremo conosciuto anche come Re della Luce Acquamarina, colui che ha scritto i Quattro Tantra Medici.

ๆœฌไพ†็„กไธ€็‰ฉ
Bhaisajyaguru seduto nella posizione del loto, con indosso le vesti monacali.
Il suo corpo รจ di colore blu lapislazzuli.


Come Shakyamuni indossa i vestiti di un monaco ed รจ seduto nella posizione del loto, il braccio destro verso terra con il palmo rivolto in avanti in segno di protezione di chi lo guarda; segue il varadamudra, “Gesto del dono” il pollice e lโ€™indice tiene uno stelodi mirabolano, pianta miracolosa nota come la regina dei medicinali per la sua capacitร  di curare tutte le malattie

Nella mano sinistra, adagiata in grembo nel dhyanimudra (“Gesto della meditazione”), una ciotola contenente tre tipi di ambrosia

il nettare che cura la malattia e fa risorgere i morti; il nettare che mai si esaurisce, illumina la mente e accresce l a comprensione; in molte raffigurazioni il personaggio รจ circondato da pietre preziose curative (i cristalli), da foreste di erbe fragranti e piante medicinali.
Nei tradizionali tangka tibetani, il Signore dei rimedi di lapislazzuli รจ spesso raffigurato in compagnia di altri sette Buddha della medicina, tra i quali lo stesso Shakyamuni.
E nella raffigurazione del suo regno buddista orientale, noto come Puro LapisLazzuli, il Signore dei Rimedi di solito รจ affiancato dai due principali bodhisattva di quella terra pura, Suryaprabha e Chandraprabha, irradianti rispettivamente luce solare e lunare.

Il corpo รจ colorata di blu e questa luce terapeutica viene emanata tuttโ€™intorno dal suo corpo per dissipare le nebbie delle emozioni che confondono la mente ed il cuore delle esistenze e per dissolvere i dolori del corpo fisico.
Namo Bhagavate
Bhaishajyaguru โ€“vaidurya
Prabha-rajaya
Tathagataya
Arhate
Samyak โ€“ sambuddhaya
Tadyatha
Om Bhaishajye Bhaishajye
Bhaishajya-Samudgate Svaha

Io ti imploro, Benedetto Guru della Medicina,
Il cui santo corpo del colore del cielo di lapislazzuli
Significa saggezza onnisciente e compassione
Vasta come lo spazio infinito,
Ti prego concedimi la tua benedizione.
Io ti imploro, Benedetto Guru della Medicina,
Che nella mano destra reggi il re delle medicine
Simbolo del tuo impegno di aiutare tutti gli esseri senzienti in pena
Tormentati dai quattrocentoventiquatttro malanni,
Ti prego concedimi la tua benedizione.
Io ti imploro, Benedetto Guru della Medicina,
Che nella mano sinistra reggi una ciotola colma di nettare
Simbolo del tuo impegno di elargire il glorioso, immortale nettare del dharma
Che elimina le degenerazioni della malattia, della vecchiaia e della morte ,
Ti prego concedimi la tua benedizione.

Tradizionalmente il lapislazzuli simboleggiava le cose pure o rare.
Si dice che abbia il potere di curare o fortificare chi la indossa, e grazie alla sua naturale levigatezza puรฒ essere lucidata fino a raggiungere unโ€™alta capacitร  di fare riflettere.
Per tutti questi motivi, oltre al fatto che la luce blu intenso possiede un comprovato effetto curativo nella pratica di visualizzazione, il lapis รจ il colore del principale Buddha della Medicina.
Il Signore dei Rimedi di Lapis รจ una delle figure piรน onorate nel panteon buddista.
I sutra in cui compare, confrontano la sua pura Terra orientale con il paradiso occidentale di Amitabha, e affermano che lรฌ la rinascita porti allโ€™illuminazione come la rinascita nella terra di Sukhavati.
La recitazione del suo mantra, o perfino solo la ripetizione del suo santo nome, sarebbe sufficiente a permettere la liberazione dai reami inferiori, e a concedere la protezione dai pericoli terreni e da una morte prematura.
In uno dei sutra principali concernenti il Buddha della Medicina, Shakyamuni dice al suo fedele discepolo e attendente personale Ananda:


Se questi esseri senzienti [immersi nelle profonditร  delle sofferenze del samsara) sentono il nome del Signore Maestro Guaritore, Tathagatha dalla radiositร  di lapislazzuli, e lo accettano e vi si affidano con totale sinceritร , e non nasce in loro alcun dubbio, allora non cadranno in un sentiero sventurato.

Si ritiene che la recitazione di questo mantra sia molto efficace per curare dalle sofferenze fisiche e per purificarsi dal karma negativo.

Un rituale molto in uso in caso di malattia รจ di recitare ogni giorno il mantra nella sua forma lunga per 108 volte su un bicchiere d’acqua e poi berne il contenuto: si crede che questo santifichi l’acqua con la benedizione del Buddha della Medicina ed abbia cosรฌ effetti curativi.

รˆ d’uso inoltre nel buddhismo tibetano recitare il mantra prima di ogni pasto non vegetariano; si crede che l’animale defunto possa cosรฌ essere liberato dal suo karma negativo e reincarnarsi quindi in un’esistenza piรน felice.


On koro koro sendari matลgi sowaka (giapponese)

ใ‚ชใƒณ ใ‚ณ ใƒญ ใ‚ณ ใƒญ ใ‚ปใƒณใƒ€ ใƒช ใƒžใƒˆใ‚ฆใ‚ฎ ใ‚ฝ ใƒฏ ใ‚ซ
OM KOROKORO SENDARI MATลŒGI SOWAKA
โ€œMi abbandono/affido  ai Buddha, liberaci dalle malattie diaboliche! Invochiamo il Buddha di
Medicina che intercede presso le Dee della felicitร  Sendari e Matลgiโ€.
YAKUSHI NYORAI ่–ฌๅธซๅฆ‚ๆฅ

Uno, nessuno, 84.000 sutra del Buddha

Nel marzo 2009, piรน di 50 tra i principali insegnanti, traduttori e accademici buddisti tibetani del mondo si sono riuniti ai piedi dell’Himalaya indiano per discutere l’importanza della traduzione dei testi canonici buddisti, con particolare attenzione alle sfide della traduzione del Canone buddista tibetano.

Meno del 5% del canone buddista tibetano ( Kangyur e Tengyur ) รจ stato tradotto in qualsiasi lingua moderna. 
Molti dei dotti maestri e studiosi della tradizione in grado di interpretare accuratamente i testi erano nella loro vecchiaia, o erano giร  morti. 
Essenzialmente un progetto di conservazione, questo senso di urgenza unito alla grande visione di rendere questo archivio di saggezza il piรน facilmente accessibile possibile, sono diventati fattori estremamente motivanti nello stabilire un progetto collaborativo e aperto per intraprendere collettivamente la traduzione del canone buddista tibetano nelle lingue moderne .

Visioni il Buddha virile, atletico guerriero ….

Un toro di un uomo: immagini di mascolinitร , sesso e corpo nel buddismo indiano 
(Harvard University Press, 2009)
John Powers ha insegnato all’Australian National University dipartimento di studi asiatici e buddismo, si ritiene sia un  buddista praticante , esperto di Tibet, con numerose pubblicazioni.

In questo studio pionieristico si evidenziano aspetti inesplorati della prima tradizione buddista, che come tante altre tradizioni, nell’approfondimento di ricerca, risulta assi piรน variegata e complessa di come spesso venga presentata nella divulgazione piรน popolare semplicistica.

Secondo l’autore il Buddha androgino e asessuato dell’immaginazione popolare contemporanea รจ in netto contrasto con la figura muscolosa, virile e sensuale presentata nei testi buddisti indiani.
poichรจ Powers sostiene che nella prima letteratura e arte buddista, il fisico perfetto e l’abilitร  sessuale del Buddha sono componenti importanti della sua leggenda nella dimensione orizzontale.


รˆ sia il brahmano accademico e incline alla religione che il sovrano guerriero (Kshatriya) che eccelle nelle arti marziali, nelle attivitร  atletiche e nelle imprese sessuali.
Il Buddha svolge senza sforzo questi doppi ruoli, combinando le norme della sua societร  per la virilitร  ideale e creando un’immagine potente ripresa dai seguaci successivi nel promuovere la loro tradizione in un ambiente di forte contrasto tra credenze, filosofie e, stili di vita.

John Powers adatta abilmente approcci metodologici dalla storiografia europea e nordamericana allo studio della prima letteratura, arte e iconografia buddista, evidenziando aspetti della tradizione che non sono stati presi in considerazione.


Il libro si concentra sulla figura del Buddha e dei suoi seguaci monastici per mostrare come sono stati costruiti come modelli di mascolinitร , i cui corpi potenti e la sessualitร  avvincente hanno attratto le donne, suscitato l’ammirazione degli uomini e convinto gli scettici delle loro conquiste spirituali.

โ€ Ferrata la forza, inflessibile; presente il sapere, irremovibile; placato il corpo, impassibile; raccolto lโ€™animo, unificatoโ€
Anguttara-nikayo. 
La Dottrina del Risveglio J.E. Evola

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