Meditazione visione di Dr Joe Dispenza

A volte, durante le mie meditazioni, arrivo a quello che chiamo lo strato.
Lo strato è quando stai raggiungendo, creando o capendo per quel nuovo futuro, evento o possibilità, ma forse il tuo corpo vuole smettere, la tua mente è piena di elenchi di cose da fare, sei pieno di dubbi e frustrazione, o quella voce interna si chiede se i tuoi sforzi produrranno effettivamente dei risultati.
Passare attraverso questi strati significa togliere il vero sé dai nostri programmi di routine cablati.
Comprendere e definire questi momenti di attrito è fondamentale perché quando ti allunghi oltre il conosciuto – qualunque cosa accada oltre quel punto – si verifica una sorta di districamento da un certo livello di coscienza o consapevolezza.
Per farlo con successo è necessaria un’enorme quantità di energia perché il corpo vuole tornare al suo stato di comfort; quindi, non dobbiamo solo aumentare la nostra energia, ma sostenerla.
Poiché l’energia e la coscienza, il pensiero e il sentimento, la frequenza e le informazioni sono unificate, solo quando cambi il tuo stato emotivo energetico puoi diventare consapevole di altre nuove possibilità.
Ogni volta che ti muovi attraverso un altro strato del velo di ignoranza o limitazione, la voce nella tua testa diventa sempre meno forte o intensa.
Dico sempre che i primi 15 minuti di meditazione sono come guidare lungo l’autostrada e superare le uscite familiari – conosci tutti quei posti dentro e fuori perché hai percorso questa strada così tante volte prima verso stati più profondi – ma questa volta non scenderai da lì perché l’hai fatto abbastanza volte per sapere che lì non c’è niente di nuovo.
Più lavori sulla tua pratica, più facile diventa ritagliarsi un sentiero verso il divino o il mistico, ma nessuno lo farà per te, tranne te.
Tuttavia, se sei in grado di disattivare i programmi, le voci, le propensioni, le emozioni, le agitazioni e gli impulsi a smettere, per me è meglio di qualsiasi terapia perché stai facendo la scelta consapevole di eliminare certe connessioni e di inibire il corpo all’eccitazione di impulsi o emozioni negative.

Esercizi contemplativi/meditativi secondo Rudolf Steiner “La Scienza Occulta”



CONCENTRAZIONE
Consiste nel riattivare le forze originarie della coscienza. mediante la convergenza volitiva del pensiero su un unico tema.
Si rivolge il pensiero ad un determinato oggetto, il più semplice possibile: si pone questo al centro dell’attenzione cosciente, richiamando altri pensieri che abbiano un nesso logico con esso.
La semplicità dell’oggetto, o del tema, è richiesta dal senso pratico dell’esercizio: che tende a potenziare, piuttosto che la coscienza dell‘oggetto, la forza-pensiero messa in atto mediante esso.
L’esercizio conduce all’esperienza del potenziale sintetico del pensiero, indipendente dal significato dell’oggetto.
E’ importante, per la riuscita di esso, l’illimitata attenzione, ossia l’evitare qualsiasi distrazione riguardo al tema che deve permanere al centro della coscienza almeno cinque minuti.
In seguito, questo tempo può essere aumentato, allorché si noterà un beneficio generale della vita interiore e di quella corporea, in conseguenza dell’esercizio. E’ importante che questo sia compiuto senza sforzo cerebrale, ma solo per intensificato moto di pensiero.

Rilasciamento-Silenzio
seduto con la schiena dritta, le mani poggiate a piatto sulle ginocchia, il capo lievemente inclinato, gli occhi chiusi o semichiusi, la lingua appoggiata sulla parte superiore del palato.
Il meditante inizia dunque a prendere coscienza del respiro, ovvero si limita ad osservare, a prendere coscienza, del respiro, ovvero dell’aria che entra ed esce dalle narici.
Quindi, iniziando dal capo, egli immagina che tutti i suoi muscoli siano rilassati e distesi.
Il meditante immagina di sottrarre ogni forza dai suoi muscoli, dall’alto (capo) verso il basso, fino a giungere ai piedi.
Per rafforzare tale processo egli può utilizzare l’immagine di un blocco di ghiaccio che posto su una stufa arroventata si scioglie in acqua. (neve che si scioglie)
Quindi egli dice a se stesso:
“tutti i miei muscoli sono distesi.
Io sono completamente disteso, io sono calmo, disteso, profondamente in me
Tutto in me è calma, pace infinita
Io sono libero, sono calmo.”
Il meditante percepirà in tal modo uno stato di profonda quiete corporea ed animica e tale sensazione di quiete potrà essere ulteriormente rafforzata con alcune immagini plastiche e viventi
calma, come in una tomba lontana, profonda, abbandonata calma,
come sul fondo di un trasparente lago alpino calma,
come in una notte siderea calma,
come in una città addormentata e deserta in un caldo e assolato pomeriggio estivo.


Fase Due:
Il meditante concentra tutta la propria attenzione su un oggetto piccolo e costruito dall’uomo
come ad esempio, uno spillo, una matita, un bottone, un cucchiaio….
L’oggetto deve essere NON simultaneamente percepito ma ESCLUSIVAMENTE evocato.
Esso deve rimanere al centro della coscienza del meditante per almeno 5 minuti.
Si considerino tutte le proprietà, caratteristiche, etc. dell’oggetto evocato: il peso, le dimensioni, il colore, il materiale da cui è costituito, l’uso che ne viene fatto, etc.
La funzione dell’esercizio è quello di consentire al meditante la ricostruzione del pensiero sintetico originario, attraverso le diverse rappresentazioni che si verificano nell’esercizio di concentrazione dell’oggetto.
Ogni pensiero estraneo all’oggetto, ogni altra immagine che dovesse sorgere, deve essere con decisione allontanata, riprendendo ad effettuare la concentrazione sull’oggetto.

Fase Tre: Concentrazione Profonda
ll meditante consegue la sintesi finale dell’esercizio di concentrazione che gli starà davanti obbiettivamente.
Si tratta, in realtà, di vedere davanti a se un “quid” che simboleggia la Forza- Pensiero evocata dal meditante cogliendo così e di conseguenza percependolo, il Pensiero nell’atto precedente, pre-dialettico, al suo formarsi.
Tale “quid”, tale “segno-simbolo” può essere utilmente rappresentato da un punto luminoso localizzato internamente, all’altezza della radice del naso, nel punto in cui le sopracciglia si avvicinano tra loro.
A tale immagine va simultaneamente evocata la sensazione interiore di FERMEZZA.
Quindi da tale punto luminoso si diparte una corrente luminosa che percorre la colonna vertebrale arrestandosi a livello del coccige: a tale immagine va accompagnata la sensazione interiore di SICUREZZA.
Il meditante mantiene la contemplazione del segno-simbolo in uno stato di purità silenziosa: purità che simboleggia l’assoluta indipendenza dell’Io dall’anima.

Fase Quattro: Silenzio Mentale
La Forza-Pensiero viene contemplata dal meditante nella sua immobile unità.
Egli percepisce il senso di verticalità di tale Forza-Pensiero e perciò egli percepirà anche il senso di verticalità dell’Io.

L’Io del meditante, identificandosi con la Forza-Pensiero si identificherà con il proprio originario silenzio generando il silenzio mentale.
Tale silenzio è un silenzio radicale, ove ogni cosa viene portata ad uno stato di assoluta quiete fino a quando il meditante sentirà risuonare in se il silenzio originario dell’universo:
oltre il discepolo sperimenterà quello che le antiche scuole zen ( e non solo) definivano con il termine di “vuoto”.

Confer Massimo Scaligero in “Manuale Pratico della Meditazione”

concentrazione = liberazione del pensare
azione pura= liberazione del volere
equanimita' = liberazione del sentire
 positività = liberazione del giudizio 
spregiudicatezza = liberazione della memoria. 


AZIONE PURA
E’ l’esercizio che dinamizza direttamente la volontà, attuando la ascesi dell’agire per l’agire.
Consiste nell’imporre a se stessi doveri quotidiani di poca nessuna importanza, per es. spostare una sedia, spolverare un mobile, predeterminandone il momento. anche 24 ore prima.
I moventi ordinari delle azioni scaturiscono per lo più dalle relazioni sociali, dall’educazione, dalla professione, ecc. raramente da iniziativa pura.
Si deve trovare nella giornata un minimo di tempo, pochi secondi, per compiere azioni volute di propria iniziativa.
In quanto insignificanti, esse conseguono un fine più profondo che le significanti: sollecitano direttamente il potenziale della volontà.

EQUANIMITA’

Consiste nel servirsi delle emozioni, per un intervento della volontà cosciente: questa, sia pure per attimi, sospende la reazione istintiva dovuta all’emozione.
Si tratta di evitare all‘anima la continua oscillazione tra il tripudio e l’abbattimento. (esaltazione e desolazione)
Chi crede che la propria spontaneità emotiva o il proprio sentimento artistico ne abbiano a soffrire, ignora la potenza interiore che consegue dal chiaro equilibrio del sentimento.
Dapprima non è possibile evitare gli intensi stati d’animo, quando sopraggiungono, ma è possibile esercitarsi a sospenderne per attimi la travolgenza, ritrovando al centro se stessi
lasciarli esprimere secondo la loro necessità.
Tale minimo controllo, con il tempo, conduce a una positiva autonomia rispetto ad essi: dà modo di assumere la loro forza senza esserne travolti.

Guardiamo noi stessi e quell’evento, come se guardassimo un film, come se quell’episodio non ci riguardasse, realizzando che la parte profonda del nostro essere non ha in realtà nulla a che vedere con il nostro passato coinvolgimento emotivo


SPREGIUDICATEZZA
Proseguendo nella disciplina, il discepolo si educa a non fondare il proprio giudizio esclusivamente sul passato.
Deve poter trascurare, in talune circostanze, ciò che ha acquisito con l’esperienza: aprirsi senza pregiudizi a nuove esperienze o ad un diverso giudizio riguardo a cose già interpretate.
Egli si esercita a tale attitudine coscientemente.
Il cercatore deve poter essere ricettivo verso l’inaspettato: disponibile a ciò che è oltre il limite dell’ordinario conoscere.
Occorre rendersi indipendenti dai giudizi già formati, per poter accogliere l’ignoto.

Tra gli esercizi è presente anche la positività, da noi non citata, per ulteriori informazioni sulla pratica consigliamo di rivolgersi ad esperti di area antroposofica confer ekatlos

Meditazione in piedi 立禅 ispirazione naturale

意到 氣到

dove si dirige l’intenzione si dirige il Qi/Ki

Si dice che Ritzu zen 立禅dovrebbe essere eseguito nella natura

 Si dice che l’effetto di stare in piedi in  Zen sia potenziato assorbendo l’energia del suolo e degli alberi in natura e sentendo il  Kaze 葻 Potere  (atmosfera, vento, informazione) in tutto il corpo.

心身をひとつにする。
Riunisci mente e corpo.
身体の中心感覚を養成する
Allena il senso centrale del corpo.
心を穏やかに保ち呼吸は自然に。
Mantieni la mente calma e respira naturalmente.
KI /QI 炁 氣 per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA,  uno stato di rilassamento globale di tutto il corpo con la presenza di uno stato di compressione con una immediata disponibilità all’esplosività..
”La meditazione non è altro che un tornare a casa, un semplice riposarsi un  po’ all’interno del proprio essere.” 
Osho

Si può definire tale disciplina in senso generale,  una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, con l’intento di andare oltre, di far fluire l’usuale chiacchiericcio di sottofondo (mente di superficie) cercando di approdare ad uno stato di  quiete pacifica e di centratura interiore.
La mente di superficie dialoga costantemente con se stessa ,è totalmente incentrata sul passato o sul futuro, razionalizza ogni cosa in termini di profitto e prende decisioni solo sulla base delle esperienze pregresse.
Cambia idea e direzione facilmente
(in oriente è rappresentata dall’agitazione della scimmia)
Lo stato di meditazione viene raggiunto con la totale concentrazione dell’attenzione nel momento presente (qui e ora) hic et nunc

PRESENZA 

Naturam furca expellas tamen usque recurret

naturam expelles furca potrai scacciare la natura con la forca tamen usque recurret  tuttavia sempre tornerà

Orazio (Epist. I, 10, 24)

“Per lungo tempo credetti, stoltamente,
che ci fossero statue di Vesta,ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue.
Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessuna effige, come non ne ha neppure il fuoco.”

Ovidio, “Fasti” VI , 295

esse diu stultus Vestae simulacra putavi,
mox didici curvo nulla subesse tholo.
ignis inexstinctus templo celatur in illo:
effigiem nullam Vesta nec ignis habet

nec tu aliud Vestam quam vivam intellege flammam,
nataque de flamma corpora nulla vide

Concepisci Vesta come nient’altro che la fiamma vivente, e vedrai che nessun corpo nasce dalla fiamma.

Duello ancestrale indoeuropeo

”L’eroe si definisce come essere solitario, inesorabilmente votato allo scontro individuale, alla singolare tenzone, una verifica che affronta sotto un impulso irresistibile e che sublima, per così dire, nel momento supremo del duello contro un suo pari; duello in preda a una sorta di estatica ebrezza che estrania da sé il protagonista ….”

”Questa seconda anima è il prodotto del menos μένος l’ardore ispirato da un dio e si traduce in lyssa Λύσσα la furia guerriera.
Tale connotato è noto è noto a molte tra le culture antiche, soprattutto nella loro fase primitiva , a cominciare da quelle germanica, che impiega per definirlo, termini quali Freg o Wut.”

”La parola antico nordico da cui deriva il nome Odhinn, Odhr…corrisponde al tedesco Wut ”furore” e al gotico wods ”posseduto” come sostantivo designa sia l’ebrezza, l’eccitazione, il genio poetico(cfr l’anglosassone Woth canto) sia il movimento terribile del mare, del fuoco, del temporale come aggettivo significa violento furioso sia rapido.

Wodhiz Furor Guerriero

Oltre quelli germanici, tutti i termini indoeuropei che a questi concetti si riferiscono rimandano a una forza ispirata come quella della poesisa o alludono all'invasamento profetico: il latino, per esempioo all'antico iralandese faith,
nonchè naturalmente i greci mania μανία e manteia μαντεία.
dono sovrumano non meno della possessione mantica, la mistica follia guerriera diviene dunque , in sè stessa la misura del favore celeste, così da spiegare '' come il combattimento di due eserciti possa essere sostituito da un duello giudiziale, nel quale dli dei indicano la parte di cui il diritto
confer  Dumezil Gli dei dei Germani pp.71e 84

Confer Giovanni Brizzi il Guerriero l' oplita e il Legionario pag. 13 

天狗 TENGU dispettosa magia marziale

Tengu 天狗 marzialisti magici e sciamani folli….

Si narra che alcuni maestri di arti marziali fossero assidui frequentatori del Kurama Yama 鞍馬山….un monte che le leggende vogliono gremito dagli irascibili  天狗  tengu . qui dimorava  Sojobo 僧正坊, il loro re, che addestrò il noto bushi Minamoto no Yoshitsune 源 義経 Qui il mitologico Morihei Ueshiba addestrava i suoi migliori allievi con allenamenti notturni in cui brandiva…

鞍馬山 Kurama Yama Ueshiba tengu e Reiki

天狗(日语:天狗/てんぐ Tengu)是日本傳說中的一種生物,民間信仰常認為是妖怪。中國的《山海經》記載了中國式天狗,並描述牠是像狐狸般的動物。但現時在日本一般說法認為,天狗有高高的紅鼻子與紅臉,手持團扇、羽扇或寶槌,身材高大、穿着修驗僧服或昔時武將的盔甲,背後長着雙翼。通常居住在深山之中,具有令人難以想像的怪力和神通,腰際懸著武士刀,穿著日式傳統高腳木屐,隨身帶着蓑衣以便隨時把自己隱藏起來,也具有不可一世的傲慢姿態。

Marco Aurelio V a se stesso Τὰ εἰς ἑαυτόν Συγγραφέας Μάρκος Αυρήλιος

Πολλάκις ἐνθυμοῦ τὸ τάχος τῆς παραφορᾶς καὶ ὑπεξαγωγῆςτῶν ὄντων τε καὶ γινομένων. ἥ τε γὰρ οὐσία οἷον ποταμὸς ἐνδιηνεκεῖ ῥύσει καὶ αἱ ἐνέργειαι ἐν συνεχέσι μεταβολαῖς καὶ τὰ αἴτια ἐν μυρίαις τροπαῖς καὶ σχεδὸν οὐδὲν ἑστὼς καὶ τὸ πάρεγγυς˙ τὸ δὲ ἄπειρον τοῦ τε παρῳχηκότος καὶ μέλλοντος ἀχανές, ᾧ πάντα ἐναφανίζεται. πῶς οὖν οὐ μωρὸς ὁ ἐν τούτοις φυσώμενος ἢ σπώμενος ἢ σχετλιάζων ὡς ἔν τινι χρονίῳ καὶ ἐπὶ μακρὸν ἐνοχλήσαντι;

Μέμνησο τῆς συμπάσης οὐσίας, ἧς ὀλίγιστον μετέχεις, καὶ τοῦ σύμπαντος αἰῶνος, οὗ βραχὺ καὶ ἀκαριαῖόν σοι διάστημα ἀφώρισται, καὶ τῆς εἱμαρμένης, ἧς πόστον εἶ μέρος;

[V,23,1]
Pondera spesso la rapidità con la quale è spazzato via e sottratto alla vista l’esistente e il diveniente.

[V,23,2]
Giacché la sostanza è come un fiume in flusso ininterrotto, le attività sono in continua
trasformazione, le cause vi agiscono in miriadi di rivolgimenti e quasi nulla è stabile, né l’istante né il
passato prossimo, mentre l’infinito del passato e del futuro sono abissi in cui tutto scompare.
[V,23,3]
Come fa a non essere stupido chi in queste circostanze si boria, si ambascia, si cruccia come se qualcosa
potesse disturbarlo a lungo?
[V,24,1]
Ricordati della totalità della sostanza, della quale partecipi per pochissima parte; dell’eternità intera, di cui ti è stato demarcato un intervallo infinitesimamente breve; e del destino, di cui quanta parte
sei!

immagine opera di Raffele De Rosa

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