Selene Calloni Williams le sue radici  sciamanismo e  buddismo Theravada 

In questo intervento al Festival della Cosapevolezza, Selene Calloni Williams esplora la fusione tra le sue radici nello sciamanismo e nel buddismo Theravada per guidare gli ascoltatori verso l’intelligenza spirituale. L’autrice descrive lo sciamanismo come una tecnica dell’estasi che utilizza il ritmo dei tamburi e il respiro circolare per risvegliare l’energia vitale e superare i confini dell’io. Parallelamente, introduce la pratica della meditazione Vipassana, focalizzata sulla consapevolezza dell’attimo presente, sull’osservazione dell’impermanenza e sull’accoglienza delle proprie emozioni senza giudizio. Attraverso formule meditative poetiche, la relatrice insegna a percepire il corpo e gli eventi come fenomeni di relazione privi di un io solido, invitando a una vita libera dalla paura. L’obiettivo finale del percorso è raggiungere il Samadhi, ovvero l’unione con il tutto, ricordando la propria natura autentica di esseri risvegliati.

https://selenecalloniwilliams.com/selene-biografia

L’approccio di Selene Calloni Williams si fonda su due pilastri fondamentali:

Lo sciamanismo: Definito come la “tecnica dell’estasi”, è una forma di yoga arcaico e primordiale attraverso cui l’uomo può conoscere veramente la realtà In questa prospettiva, l’intelligenza spirituale coincide con l’estasi.

Il buddismo Theravada: Appreso durante sei anni di vita in un romitaggio nella foresta in Sri Lanka, dove l’autrice ha ricevuto gli ordini monastici. Qui, l’intelligenza spirituale è intesa come consapevolezza e attenzione cosciente nell’attimo presente, senza giudizio o analisi razionale.

La Pratica Sciamanica: Il Tamburo e il Respiro

L’esperienza inizia con il risveglio dell’energia attraverso strumenti e tecniche fisiche:

Il Tamburo: È considerato il linguaggio della natura e dell’anima. Selene utilizza diversi tamburi: uno triangolare per risvegliare la Kundalini (l’energia vitale) e uno di pelle di lupo (sognato secondo la tradizione turco-mongola) per indurre il ricordo di sé….

Il Respiro Circolare e di Fuoco: Una tecnica di respirazione veloce, continua e senza pause che mira a raggiungere un livello energetico superiore. Il cosiddetto “respiro di fuoco” serve a far salire l’aria nella testa per “bruciare la mente” razionale e lasciare andare pensieri e identità
Dalle fonti emerge che, in una prospettiva sciamanica, l’intelligenza spirituale è definita come estasi1.

Questa visione si fonda su diversi concetti chiave espressi dall’autrice:

La tecnica dell’estasi: Lo sciamanismo è descritto come uno yoga arcaico, primitivo e primordiale che trova la sua essenza proprio nel fenomeno dell’estasi. Citando Mircea Eliade, l’autrice sottolinea che è solo nell’estasi che l’uomo conosce veramente la realtà, superando i limiti della filosofia razionale.

Identità tra coscienza ed energia: Nello sciamanismo, l’intelligenza spirituale è legata alla consapevolezza che la coscienza è energia e l’energia è coscienza. Per questo motivo, la pratica sciamanica utilizza strumenti come il tamburo e tecniche di respirazione circolare per innalzare il livello energetico del praticante, conducendolo verso lo stato estatico.

Superamento della mente razionale: L’estasi sciamanica permette di accedere a una “mente più vasta” o “sovramente”, che l’autrice paragona al “pensiero del cuore” di James Hillman o alla capacità di “pensare come la foresta”.

Il ruolo del tamburo: Il tamburo è considerato il linguaggio della natura e dell’anima; il suo suono è lo strumento principale per condurre l’individuo nell’estasi, permettendo all’anima di parlare prima della ragione.

La paura come ostacolo: Viene esplicitamente affermato che la paura è l’unico vero ostacolo all’intelligenza spirituale e all’estasi. Solo dissolvendo la paura e ricordando la propria natura profonda (attraverso il concetto di Sammasati) è possibile accedere pienamente a questa forma di intelligenza

In sintesi, mentre nel buddismo l’intelligenza spirituale è associata all’attenzione cosciente nel presente, nello sciamanismo essa coincide con la capacità di uscire da sé attraverso l’estasi per attingere a una conoscenza superiore e primordiale

La Meditazione Buddistha: Satipattana e Anapanasati

La sessione prosegue con la meditazione seduta, focalizzata sulla piena attenzione cosciente (Vipassana):

Asana Samadhi: Il primo livello di unione con il tutto si raggiunge attraverso l’immobilità e la nobiltà della postura.

Anapanasati: L’attenzione al respiro spontaneo. Il respiro è descritto come un ponte che collega l’individuo a tutti gli esseri e al cosmo intero.

Anicca (Impermanenza): La pratica di osservare come ogni cellula e ogni fenomeno “appaia e svanisca” incessantemente, come luce di lampo. Comprendere che vita e morte sono simultanee permette di dissolvere la paura

Concetti Chiave e Trasformazione Interiore

Cittamaia (Inganno della Coscienza): La mente crea l’illusione di un “io” separato e di oggetti materiali solidi per esercitare controllo, ma in realtà siamo onde in un oceano infinito

Il Dharma: È la legge o la corrente che muove gli eventi. Comprendere il proprio Dharma significa non subire più gli eventi, ma imparare a co-creare con essi, trasformando la vita in una “suprema protezione”

Gestione delle Emozioni e dei “Demoni”: Selene insegna a non respingere le emozioni negative o i disagi fisici, ma ad accoglierli come “dei antichi” o “alleati”… Respirare dentro il fastidio e offrirgli un posto permette di andare oltre la mente egoica.

Sammasati: È il mantra finale, l’ultima parola del Buddha, che significa “ricorda chi sei”. L’invito è ricordare la propria natura di “Buddha”, ovvero di essere risvegliato e privo di paura.

Per chiarire il concetto di Cittamaia e del superamento dell’io, si può pensare alla materia come a una danza di Shiva o a un’onda: proprio come non è possibile separare un’onda dall’oceano, non è possibile separare il corpo o l’individuo dal resto del cosmo, sebbene i nostri sensi ci ingannino facendoci credere il contrario

Nella visione sciamanica di Selene Calloni Williams, il tamburo non è un semplice strumento musicale, ma un elemento sacro e funzionale che riveste molteplici significati profondi:

Linguaggio dell’anima e della natura: Il tamburo è definito esplicitamente come il linguaggio della natura e dell’anima. Esso viene utilizzato per far parlare queste parti profonde prima di ogni altra cosa.

Strumento per l’estasi: Coerentemente con la definizione di sciamanismo come “tecnica dell’estasi”, il tamburo rappresenta il mezzo principale che conduce il praticante nello stato estatico. È solo attraverso l’estasi, infatti, che l’essere umano può conoscere veramente la realtà.

Risveglio dell’energia (Kundalini): Esistono diverse tipologie di tamburi con funzioni specifiche. Ad esempio, il tamburo triangolare ha lo scopo di risvegliare la Kundalini, ovvero l’energia vitale, partendo dal presupposto che la coscienza è energia e viceversa.

Guida per l’inconscio e gli antenati: Il suono del tamburo funge da guida per evocare gli spiriti, gli antenati, le forze inconsce e la propria ombra. Aiuta il praticante a navigare in dimensioni che vanno oltre la mente razionale.

Dissoluzione dell’identità: Durante pratiche come il “respiro di fuoco”, il tamburo (come quello di pelle di wapiti) sostiene il processo di “bruciare la mente”, permettendo di lasciare andare i pensieri, la pesantezza e persino la propria identità individuale.

Oggetto sognato e sacro: Secondo la tradizione turco-mongola citata dall’autrice, lo sciamano non costruisce il tamburo arbitrariamente, ma lo sogna, insieme all’animale che ne donerà la pelle (come nel caso del lupo). Questi strumenti possono recare incisioni di figure mitologiche, come Amirani, il primo sciamano sulla terra, rafforzando il legame con l’origine della pratica6.

Richiamo al Ricordo di Sé: Il suono del tamburo accompagna il mantra Sammasati, che significa “ricorda chi sei”. In questo contesto, rappresenta un invito a non avere paura e a ricordare la propria natura di “Buddha” o essere risvegliato.

In sintesi, il tamburo agisce come un ponte vibrazionale che scardina i limiti della ragione per connettere l’individuo alla vastità del cosmo e alla verità del proprio essere.

Nel contesto del Satipattana Sutta, definito dall’autrice come “il cammino della piena attenzione cosciente”, i quattro fondamenti della consapevolezza sono i seguenti:

1. Il Corpo: Questo primo fondamento riguarda la consapevolezza della postura fisica, che deve ispirare nobiltà e dignità (Asana Samadhi), e l’attenzione al respiro spontaneo (Anapanasati)…. L’autrice invita a vedere il corpo non come un’entità solida o un “io” separato, ma come un’onda dell’oceano che nasce e svanisce, o come una “danza di elementi” (acqua, aria, terra e fuoco) in costante aggregazione e disgregazione. Include anche la visualizzazione degli organi interni, considerati “dei” che la mente tenta di oggettivare per esercitare controllo.

2. Le Sensazioni: La pratica consiste nell’osservare ciò che si prova a livello fisico (dolore, fastidio, calore, formicolio) senza definirlo o giudicarlo. Queste sensazioni sono descritte come pura energia o “vibrazioni” nello stato della non-mente. L’istruzione è quella di respirare dentro il disagio, offrendo “un posto al proprio demone” invece di respingerlo.

3. Gli Stati Mentali: Questo pilastro riguarda l’osservazione delle emozioni e dei sentimenti (come rabbia, frustrazione, eccitazione o serenità). L’autrice suggerisce di accogliere ogni emozione come un “Dio antico” che bussa alla porta, permettendo a tale forza di bruciare ciò che non siamo più affinché possa emergere la nostra vera natura.

4. I Fenomeni (o Eventi): L’ultimo fondamento riguarda la comprensione che gli eventi della vita non hanno un “io” come soggetto, ma accadono in virtù di una relazione universale guidata dal Dharma (la legge o corrente universale). Comprendere questo fondamento significa smettere di essere vittime degli eventi e imparare a “cavalcare la corrente” insieme ad essi.

Attraverso la meditazione su questi quattro elementi, si realizza l’Anicca (l’impermanenza), comprendendo che tutto “appare e svanisce” come luce di lampo, il che permette di dissolvere la paura e raggiungere una mente liberata….

Per comprendere meglio questa visione, si può immaginare la realtà come un grande oceano: i quattro fondamenti ci insegnano a non identificarci con la singola onda (il corpo o l’evento passeggero), ma a riconoscere che siamo l’intero oceano in movimento, dove ogni vibrazione è parte di un’unica, incessante relazione

https://selenecalloniwilliams.com/libri-scw

Ci sono eventi nella vita che non ci cambiano, ma ci rivelano. Selene, ragazzina persa in una provincia italiana degli anni Ottanta che insegue esclusivamente valori materiali, si ritrova a fuggire – piena di ferite e di nevrosi, dovute anche alla morte di suo padre – in Sri Lanka, per lavorare in un villaggio turistico italiano. In questa terra martoriata da una sanguinosa guerra civile, Selene incontra e perde altri padri, maestri spirituali come Michael Williams, colui che le insegna le pratiche arcaiche dello yoga e delle arti marziali e che le lascia in eredità il sigillo sciamanico; come Gatha Thera, il maestro di meditazione con il quale vive in un eremo nella giungla, dove viene iniziata monaco, poiché il lignaggio femminile, scomparso da tempo, sarà ripristinato solo negli anni Novanta. Come James Hillman, il grande psicoanalista, che diventa suo maestro in Occidente. Il mito di Selene si consuma nel flusso delle iniziazioni, ogni perdita è un rito di passaggio, un’occasione di ascolto del legame con l’universo sotto nuove forme. La natura diventa sua interlocutrice silenziosa e viva, rifugio e guida, facendole ritrovare la sua integrità e dissolvendo il suo Io, fino al ritorno in Europa. Con parole intense e luminose, l’autrice racconta il suo percorso interiore: fino al tentativo di suicidio e all’emergere dalla depressione. Tutto si compie e anche la ricerca dell’amore si rivela un espediente della grande avventura dell’anima verso l’invincibilità. Selene Calloni Williams, tra le counselor più famose e accreditate nel mondo del buddismo internazionale, seguitissima sui social, racconta per la prima volta la sua storia in questo nuovo libro, che lascia un’impronta nell’anima e apre porte che non si possono più richiudere.

Nel buddismo Theravada, secondo quanto spiegato da Selene Calloni Williams, l’intelligenza spirituale è definita come consapevolezza e attenzione cosciente.

Questa forma di intelligenza si manifesta attraverso le seguenti caratteristiche:

Presenza nell’attimo: Essere pienamente attenti nel momento presente, evitando di analizzare, giudicare o ragionare.

Oltre la mente razionale: L’analisi e il giudizio sono visti come ostacoli perché portano la mente nel passato o nel futuro, inducendo a fare comparazioni e facendo perdere il contatto con l’istante attuale1.

Accesso a una “sovramente”: Praticare questa consapevolezza permette di accedere a una mente più vasta, che l’autrice definisce anche come “sovramente” (overmind) o “pensiero del cuore”.

Istinto risvegliato: Tale stato è descritto come un istinto risvegliato e consapevole, paragonabile alla capacità di “pensare come la foresta”.

Assenza di paura: La paura è identificata come l’unico vero ostacolo al raggiungimento della piena attenzione cosciente e dell’intelligenza spirituale.

Per comprendere meglio questo concetto, si può immaginare l’intelligenza spirituale come uno specchio d’acqua perfettamente immobile: se l’acqua è agitata dal vento del giudizio o dell’analisi, l’immagine riflessa (la realtà) risulta distorta; solo quando l’acqua è ferma e silente può riflettere le cose esattamente come sono nell’attimo presente.

Nel Satipattana Sutta, definito dall’autrice come “il cammino della piena attenzione cosciente”, vengono individuati quattro fondamenti della consapevolezza: il corpo, le sensazioni, gli stati mentali e i fenomeni (o eventi).

Ecco un’analisi dettagliata di ciascun fondamento basata sulle fonti:

Il Corpo: La pratica inizia con la consapevolezza della postura, che deve essere nobile e dignitosa per raggiungere l’asana samadhi, ovvero l’unione con il tutto attraverso l’immobilità…. Il corpo non è visto come un’entità solida o un “io” separato, ma come un’onda dell’oceano che appare e svanisce, una danza di elementi (acqua, aria, terra e fuoco) in costante aggregazione e disgregazione.
La consapevolezza include anche l’anapanasati (attenzione al respiro spontaneo) e la visualizzazione degli organi interni, considerati “dei” che la mente tenta di oggettivare per esercitare controllo….

Le Sensazioni: Questo livello riguarda l’osservazione di ciò che si prova fisicamente, come dolore, fastidio o calore, senza definirlo o giudicarlo…. L’autrice suggerisce di non respingere il disagio, ma di “offrire un posto al proprio demone”, riconoscendo che ogni sensazione, se non definita dalla mente, è pura energia e vibrazione

Gli Stati Mentali: Si tratta di accogliere le emozioni (rabbia, frustrazione, serenità) come “dei antichi” che bussano alla porta. Invece di analizzarle, bisogna lasciare che queste forze “brucino ciò che non siamo più” affinché possa emergere la nostra vera natura, trasformando l’emozione in una via verso una mente liberata.

I Fenomeni (o Eventi): L’ultimo fondamento insegna che gli eventi della vita non hanno un “io” come soggetto, ma accadono in virtù di una relazione universale…. Essi sono guidati dal Dharma, la legge o corrente che muove le onde dell’oceano. Comprendere questo significa smettere di subire gli eventi per imparare a “cavalcare la corrente”, trasformando la comprensione del proprio Dharma in una “suprema protezione”.

Attraverso la meditazione su questi quattro pilastri, il praticante realizza l’Anicca (l’impermanenza): la comprensione che ogni cellula, pensiero o evento “appare e svanisce” incessantemente come luce di lampo. Questa consapevolezza profonda permette di lasciare andare la paura, che è descritta come l’unico vero ostacolo all’intelligenza spirituale.

Per comprendere questa visione, si può immaginare la realtà come un grande oceano: i quattro fondamenti ci insegnano a non identificarci con la singola onda (il corpo o l’evento passeggero), ma a riconoscere che siamo l’intero oceano in movimento, dove ogni vibrazione è parte di un’unica, incessante relazione

Il primo livello: L’autrice identifica il gradino iniziale di questo stato come asana samadi, ovvero il samadi della postura.

Il ruolo dell’immobilità: Questo primo livello si raggiunge attraverso l’immobilità del corpo durante la meditazione; il testo afferma infatti che “non c’è libertà senza immobilità”.

Esperienza personale: Selene Calloni Williams racconta di aver sperimentato il suo primo samadi quando, seguendo il consiglio del suo maestro, è riuscita finalmente a “pensare come la foresta”.

Superamento dell’io: Il samadi è strettamente legato alla comprensione che il corpo non ha un’individualità separata, ma è come un’onda dell’oceano che non può essere divisa dalla vastità dell’acqua stessa.

In sintesi, il samadi rappresenta il momento in cui la percezione di essere un “io” separato svanisce per lasciare posto alla consapevolezza di essere parte di un’unica realtà universale.

Per visualizzare meglio questo concetto, si può immaginare il samadi come il momento in cui una goccia di pioggia cade nel mare: in quell’istante, la goccia non smette di esistere, ma smette di essere solo una goccia per diventare l’intero oceano.

Una pratica comune è la ripetizione mentale di “Buddho” (che significa “il Risvegliato”): si dice “Bud-” sull’inspirazione e “-dho” sull’espirazione, sincronizzata con il respiro. Questo aiuta a focalizzare la mente ed è insegnata nella tradizione della Foresta Thailandese (es. da maestri come Ajahn Chah o Ajahn Mun)
jahn Mun (1870–1949): Il Pioniere Solitario

Ajahn Mun Bhuridatta è considerato il padre della moderna tradizione della foresta. In un’epoca in cui il buddismo tailandese era diventato molto accademico e cerimoniale, lui scelse di tornare alle origini: vivere nella giungla come il Buddha.

L’Eredità: Non scrisse libri. La sua vita ci è nota grazie ai racconti dei suoi discepoli. È visto come un santo (Arhat) con capacità intuitive e spirituali quasi leggendarie.

Lo Stile: Estremamente austero e rigoroso. Passò quasi tutta la vita camminando nelle giungle più remote di Thailandia e Laos.

L’Insegnamento: Si concentrava sulla lotta diretta contro le impurità della mente (kilesas) attraverso una disciplina ferrea e la meditazione profonda.
L’Eredità: Non scrisse libri. La sua vita ci è nota grazie ai racconti dei suoi discepoli. È visto come un santo (Arhat) con capacità intuitive e spirituali quasi leggendarie.
Ajahn Chah (1918–1992): Il Grande Comunicatore

Ajahn Chah fu un discepolo della stirpe di Ajahn Mun (lo incontrò brevemente, ricevendo istruzioni che cambiarono la sua vita). È probabilmente il monaco della foresta più amato e conosciuto in Occidente.

L’Eredità: Fondò il monastero Wat Pah Nanachat appositamente per gli stranieri, permettendo alla saggezza della foresta di arrivare in Europa e America.

Lo Stile: Estremamente semplice, diretto e dotato di un grande senso dell’umorismo. Sapeva spiegare concetti metafisici complessi usando metafore quotidiane (come “il bicchiere rotto” o “l’albero che cresce”).

L’Insegnamento: Il suo focus era la consapevolezza nella vita quotidiana e l’arte del lasciar andare. A differenza di Ajahn Mun, che era più solitario, Ajahn Chah creò grandi comunità monastiche.
L’Eredità: Fondò il monastero Wat Pah Nanachat appositamente per gli stranieri, permettendo alla saggezza della foresta di arrivare in Europa e America.

Poiché Ajahn Mun non ha mai scritto libri (preferiva insegnare oralmente nella giungla), i “testi” che abbiamo sono trascrizioni dei suoi discorsi raccolte dai suoi discepoli. Il testo più famoso che racchiude l’essenza del suo insegnamento è intitolato “Muttodaya” (che significa Un Cuore Liberato).

Ecco un estratto significativo che riassume la sua filosofia della pratica:

L’Essenza del Cuore (dal “Muttodaya”)

“Tutti i Dharma (insegnamenti) scaturiscono dal cuore. Il cuore è il precursore, il cuore è il capo. Se si comprende chiaramente il proprio cuore, si comprende tutto.

Il mondo esterno è un riflesso della mente. Non cercate la verità lontano da voi stessi. Il corpo è come una città, i sensi sono le sue porte, e la mente è il re che vi risiede. Se il re è saggio e vigile, la città è sicura. Se il re è ottenebrato dal desiderio e dall’illusione, la città cade nel caos.

La pratica non consiste nel leggere molti libri, ma nel guardare direttamente il ‘Sapiente’ (la consapevolezza) dentro di sé. Usate la parola ‘Buddho’ (Sveglio) come un’ancora. Inspirate ‘Bud-‘, espirate ‘dho’. Fatelo finché la mente non diventa una cosa sola con la consapevolezza, ferma come una roccia e chiara come l’acqua di sorgente.”


Punti chiave di questo testo:

  1. Centralità della Mente (Citta): Per Ajahn Mun, la mente non addestrata è la fonte di ogni sofferenza, ma la mente illuminata è la fonte della liberazione.
  2. Pratica Diretta: Esortava a non perdersi nella teoria accademica, ma a “leggere il proprio cuore” attraverso la meditazione.
  3. Il Mantra “Buddho”: È la tecnica distintiva che ha tramandato: ripetere mentalmente “Buddho” per focalizzare l’attenzione e calmare i pensieri.
  4. L’Austerità: Il testo sottolinea che la vera saggezza nasce dalla disciplina e dalla rinuncia alle distrazioni mondane.

IL VIAGGIO SCIAMANICO dell’ANIMA con SELENE CALLONI WILLIAMS

Intervista con Selene Calloni Williams, ‘https://linktr.ee/symposium.podcast, dove l’autrice e studiosa condivide la sua profonda esperienza con lo sciamanesimo, lo yoga sciamanico e il buddismo Teravada, pratiche che ha abbracciato dopo aver affrontato una grave ”depressione” seguita alla morte del padre. L’intervista si concentra sui due pilastri comuni a tutte le tradizioni sapienziali: il riassorbimento del reale (ritiro delle proiezioni o realizzazione dello stato di sogno) e il matrimonio mistico (unione dell’umano e del divino).
Selene spiega anche la sua visione della psicologia immaginale e l’importanza del coraggio e dell’esperienza per vivere una vita autentica, citando il concetto di malattia sciamanica come risorsa e descrivendo il digiuno immaginale come strumento per il viaggio interiore.
L’intervista si chiude con una discussione sul Diamon come guida spirituale e l’importanza del tamburo nello sciamanesimo.

Sammasati (Pali: sammāsati) è il 7º fattore del Nobile Ottuplice Sentiero (Ariya Aṭṭhaṅgika Magga) nel Buddhismo Theravāda.Significato:

  • Letterale: “Retta consapevolezza” o “consapevolezza completa/perfezionata”
  • Parole radice:
    • Sammā = retto, appropriato, completo
    • Sati = consapevolezza, attenzione, ricordo
      sammasati : 
      (saṃ + mas + a) afferra; tocca; conosce a fondo; medita su. || sammāsati (f.) memoria corretta.

Definizione (dal Canone Pali):

“Katamā ca, bhikkhave, sammāsati? Idha, bhikkhave, bhikkhu kāye kāyānupassī viharati ātāpī sampajāno satimā, vineyya loke abhijjhādomanassaṃ…”
(MN 10 – Satipaṭṭhāna Sutta)

“E cos’è, monaci, la retta consapevolezza? Qui, un monaco dimora contemplando il corpo nel corpo, ardente, chiaramente comprendente, consapevole, avendo rimosso bramosia e afflizione riguardo al mondo…”

Le Quattro Fondamenta della Consapevolezza (Satipaṭṭhāna):

  1. Kāyānupassanā – Consapevolezza del corpo
  2. Vedanānupassanā – Consapevolezza delle sensazioni
  3. Cittānupassanā – Consapevolezza della mente/coscienza
  4. Dhammānupassanā – Consapevolezza degli oggetti mentali/dhamma

Qualità chiave della sammasati:

  • Ātāpī – ardente/energico
  • Sampajāno – chiaramente comprendente
  • Satimā – consapevole
  • Vineyya loke abhijjhādomanassaṃ – avendo abbandonato desiderio e avversione verso il mondo

SCIAMANI comunicare con l’invisibile

Sciamani e sciamanismo: termini che evocano un immaginario fatto di riti atavici, maschere inquietanti, allucinazioni e luoghi esotici. Ma cos’è davvero lo sciamanismo? Chi sono le/gli sciamane/i e cosa fanno? Esistono ancora?

Un viaggio immersivo tra antropologia, etnografia, psicologia, archeologia e arte alla scoperta di luoghi, riti, linguaggi e oggetti delle culture mongole e siberiane che ancora oggi praticano lo sciamanismo.

dal 17 dicembre 2023 fino al 30 giugno 2024 Plazzo delle Albere di Trento

La mostra unisce per la prima volta tre importanti musei della Provincia autonoma di Trento: MUSE – Museo delle Scienze di TrentoMART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e METS – Museo etnografico trentino di San Michele all’Adige.

Maggiori informazioni

Asja Heilung

Gá is nurna gangan yng yng pjar
Hang hang gang gang
Hymir ganda skadla hym hym gan
Fold fold Har har
Ou mi galdr maðr áss áss æt
Óm óm gal gal
Fu thork haniast bjamlyr futh fu thork
Futh futh bjam bjam
Hyndla horskr móðr má má kat
Hap hap tak takÁsjá, angan, bjarga
Ást standa ok fár hverfra
Ásjá, anga næ næ næ
Ok þú e er truir truir truirÁsjá, angan, bjarga
Ást standa ok fár hverfra
Ásjá, angan, tjá tjá tjá
Ok þú e er ár ár árÁsjá, angan, bjarga
Ást standa ok fár hverfra
Kann ek galdr at gala
Ønd og heidl sjá er kanÁsjá, angan, bjarga
Ást standa ok fár hverfra
Jafnan sædl órlausn
Friðr, maðr, opt opt optGá is nurna gangan yng yng pjar
Hang hang gang gang
Hymir ganda skadla hym hym gan
Fold fold Har har
Ou mi galdr maðr áss áss æt
Óm óm gal gal
Fu thork haniast bjamlyr futh fu thork
Futh futh bjam bjam
Hyndla horskr móðr má má kat
Hap hap tak takTraduci in italiano


L’officainte Maria Franz narra “Si tratta di amore, recupero e prosperità – e di scacciare il male e accogliere l’amore. 
Contiene una citazione dell’Hávamal, un antico poema islandese. 
Contiene anche molte parole di benedizione che hanno lo scopo di fornire e aiutare l’ascoltatore nei momenti difficili. 
L’inizio della canzone è qualcosa che ho ricevuto in un ritiro dove ho mangiato poco e dove ero tutta sola, dove non ho parlato per un paio di settimane. 
Personalmente credo – e non sono il solo – che troviamo le soluzioni migliori per le nostre sfide quando ci ritiriamo, quando andiamo da soli e ascoltiamo noi stessi”.

Loud speaks the norn, Yngvi walked, Yngvi lovesYou hang hang! Journey journeyHymir enchants, he strikes, he leavesEarth earth, High one high oneOu my spell, man god, divine familySound sound, screaming screamingFu thork haniast bjamlyr, futh fu thorkFuth futh, bjam bjamWise Hyndla, anger is no more, very cheerfulGood luck, good luck to you!Protection, joy, healingThe love stands and the harm goes awayProtection, joy to attain attain attainAnd you believe believe believeProtection, joy, healingThe love stands and the harm goes awayProtection, joy, help help helpAnd you are old old oldProtection, joy, healingThe love stands and the harm goes awayI can chant the spellBreath and health can be seenProtection, joy, healingThe love stands and the harm goes awayAlways a happy solutionPeace, human, often often often





Discipline olotropiche Reiki 靈氣 evocazioni sonore,Core Shamanism ,tremore neurogeno

E’ impossibile in modo univoco ed inequivocabile definire esattamente quando, come e soprattutto dove sorsero le prime manifestazioni di queste discipline, atte sostanzialmente ad un processo di recupero dell’equilibrio psicofisico e alla ricerca della sensazione di integrità, discipline e pratiche dai mille volti e rivoli definibili con il termine “olotropiche” ὅλος intero e τρεπὲιν ”muoversi verso l’interezza”, o bioenergetiche comunque riguardanti la soggettiva energia vitale, che nelle disparate culture assume termini diversi, prana प्राण, Pneuma πνεῦμα, mana, qi,ki 氣

Il termine fu utilizzato da Stanislav Grof , psichiatra e ricercatore nel campo degli stati di coscienza non ordinari, in riferimento alla tecnica della  respirazione olotropica, che sarebbe  in grado di provocare stati non ordinari di coscienza attraverso mezzi naturali quali la respirazione, la musica evocativa e il lavoro sul corpo. 

La Respirazione Olotropica utilizza gli strumenti tradizionali dello sciamanesimo, e li offre in un contesto psicologico contemporaneo che integra scoperte provenienti dalla moderna ricerca sulla coscienza, dall’antropologia, da diverse psicologie del profondo, dalla Psicologia Transpersonale e da pratiche spirituali.
Nel nostro modo di intendere il termine Olotropico ci riferiamo ad una serie di discipline che vengono praticate congiuntamente per facilitare i processi di equilibrio psicofisico e rigenerazione.

Archetipo dell’Eroe

“Il più bel simbolo della libido è la figura dell’eroe..una figura che passa dalla gioia al dolore e dal dolore alla gioia e come il sole, ora si leva allo Zenith, ora si immerge nella notte più scura solo per risollevarsi a nuovo splendore”

C.G Jung
CW5 par.251

Joseph Campbell, influenzato da Jung sostenne che l’eroe attraversa tre fasi del processo di trasformazione rituale.

1 Separazione

2 Iniziazione

3 Ritorno (con il dono)

Separazione dalla normale coscienza egoicadal collettivo (la società con le sue norme,convenzioni,prospettive quotidiane) l’eroe o lo sciamano si recano nei boschi o in regioni selvagge per entrare in un altra dimensione.

Lì accade al secondo stadio, che prevede: Lo smembramento

”Il motivo dello smembramento appartiene al più ampio contesto simbolico della rinascita. Di conseguenza gioca una parte importante nell’esperienza degli sciamani e degli uomini e donne che devono essere smembrato e ricomposti”
CG Jung CW 11par 411

La contemplazione del proprio scheletro e la ricostruzione del corpo mistico, è un periodo di apprendimento e di scoperta di misteri, del potere del sacro o di realizzazioni interiori.

Il terzo stadio il ritorno con il dono, la visione, una maggiore consapevolezza o potere magico,è la fase dell’ eroe o lo sciamano reca beneficio alla propria tribù o al proprio gruppo sociale grazie a ciò che ha realizzato durante il viaggio.

20190417_001736983881932.jpg
Christopher Vogler  The Writer’s Journey: Mythic Structure For Writers, pubblicato in italiano come Il viaggio dell’eroe

Confer 

Jung e lo sciamanesimo L’anima fra psicanalisi e sciamanesimo

Joseph John Campbell La sua riflessione è stata indirizzata alla ricerca di connessioni tra lo studio della mitologia comparata e la psicologia analitica. Si è ispirato a Jung, che aveva riscontrato la presenza di figure archetipiche nell’inconscio collettivo. Questi archetipi condividono la struttura della maggior parte dei miti di tutte le culture del mondo.La sua opera principale, in quattro volumi, Le maschere di Dio (The Masks of God, 1959-68) rappresenta una sintesi critica della mitologia mondiale, tramite un approfondimento dei “temi comuni” che attraversano le più diverse produzioni mitologiche

νέκυια la Nekyia viaggio nel Profondo

 εποπτεία epopteia Διόνυσος Dioniso

Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito

Vajrabhairava

The Buddhist meditational deity Vajrabhairava, conqueror of death, embraces his female partner, Vajravetali. Trampling birds, animals, and Hindu gods that personify the worldly attachments and delusions that one must overcome, he breaks down barriers to spiritual liberation. Tibet ~ 18th century. Walters Museum

Immagini sciamaniche benefiche

Michael Harner asseriva che gli sciamani credono che la mente sia usata per oltrepassare la mente stessa,per arrivare a ciò che è la non-mente, la psiche non personale, qualcosa cioè che va ben oltre la mente individuale

Molte dimensioni Francesco Dal Pino gessetto

Il cosmo é visto come qualcosa di molto più grande della mente individuale, qualcosa che può essere valutato tramite la mente, tramite le immagini.

Video sulla vita di Harner

Fonte Jung e lo sciamanesimo,

C.Michael Smith

 L’ostacolo alla consapevolezza: Lo sfidante

In molte culture, sistemi di credenze, discipline e pratiche s’individua ciò che ostacola la consapevolezza con una configurazione e definizione differente, per alcuni è un entità energetica, per altri una proiezione psichica, un archetipo, un’ afflizione della mente , un ‘illusione ipnotica efficace, una forza respingente che ci depotenzia, vampirizzandoci, assorbendo le nostre energie vitali…
spetta
all’archetipo del guerriero l’arduo compito di lottare per liberare l’anima che deve ricongiungersi con lo Spirito è tornare Essenza.

Guerriero uccide mostro/demone zoomorfo che rappresenta le paure/ansie l’ignoranza

Nella Tradizione e nel sistema di credenze dei seguaci del dharma, Buddhadharma बुद्धधर् nata, all’origine, da un esigenza di ricerca essenziale di come andare oltre alla dualità paradossale dell’esistenza,condotta con determinazione marziale, il Budda proveniva dalla casta guerriera kshatriya:

L’ignoranza è l’ostacolo principale alla consapevolezza

sanscrito अविद्या; pāli: Avijjā
cinese 無明 wúmíng o 痴 chī
giapponese 無明 muyo
tibetano ma.rig.pamarikpa;

Vajrasattva

L’ignoranza” è uno dei Tre Veleni è la causa principale della permanenza degli esseri nel Saṃsāra e del dispiegarsi della Duḥkha, inquietudine frenetica, la prima delle Quattro nobili verità

screenshot_20180102-194428-49841573.png
Boxe dell ‘Ombra Determinazione e Pura Attenzione Francesco Dal Pino

L’ignoranza implica un continuo processo di auto-inganno sui principi di realtà dei fenomeni, per poter andare oltre all’ignoranza occorre sviluppare la “saggezza”प्रज्ञा, praticando la presenza mentale,  lo sforzo paziente e la meditazione Dhyāna,ध्यान .

Entità non definite o proiezioni psichiche ipnosi collettive

In altre riferimenti culturali, come narrato egregiamente, nel testo Lo Sfidante l’avversario della consapevolezza è lo sfidante

 un insieme di forze che agiscono nel campo di consapevolezza umano al fine di depotenziarlo e mantenerlo in uno stato inconsapevole e identificato con costruzioni mentali irreali.”

Don Miguel Ruiz è uno sciamano della tradizione tolteca mesoamericana,indica lo Sfidante con il nome di Parassita, descrive la sua formazione ed il suo scopo nel Campo di Consapevolezza umano.

Castaneda e Don Juan

Il Parassita:una entità energetica che vive e si alimenta alle spese di un’altra senza dare nessuna cosa in cambio

L’antropologo Carlos Castaneda  nei suoi libri ha narrato degli insegnamenti che ha ricevuto da Don Juan, maestro sciamano, al termine della sua esistenza cita il volador

una entità energetica
che vive e si alimenta alle spese di un’altra
senza dare nessuna cosa in cambio.

Eckhart Tolle è un uomo del nostro tempo, nato e cresciuto in Europa, che è passato attraverso una esperienza di Risveglio improvviso e totale. Da molti è  ritenuto un individuo che sia balzato ad un altro livello di consapevolezza, questo processo, che potrebbe essere chiamato una Illuminazione, ineffabile e non definibile ne descrivibile con parole adeguate, gli ha consentito, di ritornare ad osservare senza i filtri dalla Mente di Superficie, in questo stato di osservazione ha introdotto i suoi ascoltatori ad una riflessione su:

Il Corpo di Dolore è un campo di energia negativa

che occupa corpo e mente
una entità invisibile
che vive e si alimenta alle spese di un’altra
senza dare nessuna cosa in cambio.

Ha due modi d’essere attivo o inattivo

Vuole sopravvivere come ogni altra entità esistente, può riuscirci solo se ti identifichi con esso.

Si nutre di rabbia, distruttività,odio,sofferenza,drammi emotivi, malattia….

All’interno del Campo di Consapevolezza umano può generarsi, esistere, prosperare ed operare una entità energetica che agisce in modo da deprivarci di energia, e dunque mantenerci in uno stato di inconsapevolezza.
Il suo scopo è quello di continuare ad alimentarsi di un certo tipo della nostra energia, e nel contempo impedirci di espandere la nostra Consapevolezza per non permetterci di accorgersi della sua presenza.
Diventare consapevoli dell’esistenza e dell’operato di questa entità energetica è il primo ed il più importante passo da fare; diventerà una conseguenza naturale, poi, iniziare immediatamente a smettere di creare ancora cibo e sostentamento per essa

Cavaliere del Graal la ricerca della Luce/consapevolezza

Smettendo di alimentarla, essa diverrà via via meno potente, fino a che non verrà completamente riassorbita e trasformata dalla nostra Consapevolezza.

“La padronanza della propria mente,
ribelle, capricciosa, vagabonda,
è la Via verso la Felicità.
Il Saggio osserva continuamente
i propri pensieri, che sono sottili, elusivi ed erranti.
Questa è la Via verso la Felicità.”

Dhammapada धम्मपद pāli,  sanscrito
Canone buddhista
Cammino del Dharma
Fǎjùjīng, 法句經

Quando questa trasformazione avviene, l’essere umano cessa di ascoltare una mente di superficie  che lo ostacola, lo limita e lo incatena in ogni modo possibile, invece di sostenerlo ed incoraggiarlo, perchè comprende che quella mente non è chi esso è in realtà.
Quando questa trasformazione avviene, l’essere umano diventa un essere libero
Occorrono Consapevolezza, Chiarezza e un Inflessibile Intento
per affrontare questa sfida, in tutte le tradizioni di ricerca interiore , coloro che affrontano la sfida con l’ombra  si definiscono guerrieri.

Rito sciamanico Mongolico

Sono in guerra contro il Parassita annidato nella loro mente.
Questo è il vero significato dell’essere un guerriero ribellarsi a ciò  che spegne l’essenza e la bellezza

Comunque vada, provare…

Si Ringrazia Giulio Achilli

L’ombra

   “Ove c’è molta luce, l’ombra è più cupa”
Johann Wolfgang Goethe

1

Non c’è luce senza ombre e non c’è pienezza psichica senza imperfezioni. La vita richiede per la sua realizzazione non la perfezione, ma la pienezza. Senza l’imperfezione non c’è né progresso né crescita.
Carl Gustav Jung

L’oscurità Carl Gustav Jung

L’archetipo 

Jung e lo sciamanesimo L’anima fra psicanalisi e sciamanesimo

Oriente ed Occidente

νέκυια la Nekyia viaggio nel Profondo

Centauro mente e corpo integrate

Creato su WordPress.com.

Su ↑