Διόσκουροι, Dióskouroi, Dioscuri

 

Càstore Κάστωρ,  Kástōr, Castōr,Pollùce o Polideuce Πολυδεύκης, PolydéukēsPollūx,  detti anche Tindaridi, da Tindaro, re di Sparta, sposo della loro madre Leda.
Diòscuri Διόσκουροι, Diòskuroi, composta da Διός (Diòs, “di Zeus”) e κοῦροι (kùroi,fanciulli) iòscuri ossia “figli di Zeus“.   Detti  CàstoriGemini e Tindaridi detenevano  abilità speciali  Castore era domatore di cavalli e Polluce era ottimo pugilatore, erano anche considerati come protettori dei naviganti durante le tempeste marine e furono associati alla costellazione dei Gemelli e alla comparsa della stella Sirio nel cielo in prossimità dell’equinozio di primavera, poiché propiziava la semina dei campi e l’inizio della primavera stessa

Nell’astronomia moderna Castore dà il nome ad Alpha Geminorum e Polluce a Beta Geminorum.440px-Gemini_Hevelius
Vengono talvolta considerati anche patroni dell’arte poetica, della danza e della musica
Detengono una doppia paternità, nei miti di gemelli di diverse civiltà:

L’incontro di gemelli nella mitologia non è raro poiché, oltre alla presenza dei Diòscuri nella mitologia greca, romana ed etrusca, altre mitologie Indoeuropee hanno i loro equivalenti.
Nel Veda, il libro sacro degli Arii sono citati gli Ashvin che, al pari dei Diòscuri, vengono identificati con la costellazione dei Gemelli, nella mitologia baltica esistono gli Ašvieniai degli antichi Lituani e che prendono il nome di Dieva per gli antichi Lettoni.

Nella mitologia baltica Castore è l’equivalente di Autrympus e Polluce di Potrympus che sono considerati divinità come altri dei del loro Pantheon.
Nella mitologia germanica del popolo dei Naarvali esistono gli Alcis, altrettanto ritenuti divini e da Tacito direttamente associati ai Diòscuri.

presso gli scavi di Pompei è stata fatta un’altra importante scoperta pittorica. Infatti, gli archeologi hanno riportato alla luce un affresco sensuale che raffigura Leda, regina di Sparta e moglie di re Tindaro, ingravidata da un cigno. Secondo la mitologia, come narrato anche nelle Metamorfosi di Ovidio, quest’ultimo era lo stesso Giove. Infatti, il padre degli dei, dopo averla stordita con il profumo dell’ambrosia, aveva assunto le sembianze di un cigno, per accoppiarsi con lei sulle rive del fiume Eurota.
presso gli scavi di Pompei  un affresco sensuale che raffigura Leda, regina di Sparta e moglie di re Tindaro, ingravidata da un cigno. Secondo la mitologia, come narrato anche nelle Metamorfosi di Ovidio, quest’ultimo era lo stesso Giove. Infatti, il padre degli dei, dopo averla stordita con il profumo dell’ambrosia, aveva assunto le sembianze di un cigno, per accoppiarsi con lei sulle rive del fiume Eurota.

Oltre ad un padre “celeste”, Zeus, unitosi a Leda sotto la forma di un cigno, ed un padre terrestre Tindaro ΤυνδάρεοςTyndáreos, re di Sparta.

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ZEUS

 

Il mito di Leda e il cigno rappresenterebbe la potenza sessuale maschile, che non si fa scrupoli a ingannare, pur di raggiungere il proprio scopo.
In molte culture, da quelle mediterranee a quelle nordiche, il cigno è un animale sacro, che incarna saggezza, purezza, potenza e coraggio.

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Lo stesso nome Leda vuol dire genitrice di uomini e dei.
Il cigno e l’uovo rimandano anche ai culti orfici, cerimonie sull’aldilà che si svolgevano nell’antichità, in Grecia e in Egitto.

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Dioscuri come Argonauti, compirono il viaggio verso la Colchide nella ricerca del Vello d’oro e alla caccia al cinghiale calidonio

Il mito più popolare era il ratto delle Leucippidi, in cui Castore fu ucciso dagli Afaridi

Il rapimento delle Leucippidi su sarcofago romano dei Musei Vaticani. I Dioscuri hanno sul capo il Pileo.
Il rapimento delle Leucippidi su sarcofago romano dei Musei Vaticani. I Dioscuri hanno sul capo il Pileo.

Polluce pregò il padre Zeus che mandasse la morte anche a lui, ma Zeus gli concesse di rinunciare a metà della propria immortalità in favore del fratello. Così i due vivono insieme alternativamente un giorno nell’Olimpo e un giorno nel regno dei morti.

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Questa duplicità era miticamente fondata con il racconto della morte di uno di essi e l’offerta dell’immortalità fatta all’altro da Zeus: il superstite rifiutò l’immortalità se non poteva spartirla con il fratello, e allora ottenne che a giorni alterni, a turno, l’uno soggiornasse tra gli dei e l’altro giacesse agli Inferi.

Dettaglio di Nemesis e dei Dioscuri da un dipinto che raffigura il viaggio di Eracle negli inferi. Nemesis, dea della punizione, tiene una spada in una mano e il fodero nell'altra. I gemelli indossano cappelli da viaggio, reggono doghe annodate e sono accompagnati da una stella
Dettaglio di Nemesis e dei Dioscuri da un dipinto che raffigura il viaggio di Eracle negli inferi. Nemesis, dea della punizione, tiene una spada in una mano e il fodero nell’altra. I gemelli indossano cappelli da viaggio, reggono doghe annodate e sono accompagnati da una stella

L’ambigua condizione dei Dioscuri faceva di essi i perfetti mediatori tra la realtà umana e la realtà divina, così che divennero gli dei salvatori per eccellenza a cui si ricorreva nelle situazioni disperate ( pericoli di guerra e della navigazione).

In natura esiste un fenomeno atmosferico raro e sorprendente, noto come fuoco di Sant’Elmo. Tale fenomeno si presenta per lo più prima di un temporale, quando  possono formarsi dei bagliori blu, simili a delle fiamme, in prossimità di oggetti appuntiti. I fuochi di Sant’Elmo sono conosciuti soprattutto dai marinai, gli alti alberi delle imbarcazioni a vela funzionavano come delle antenne, alle cui estremità era più facile che si formassero i bagliori
Le inspiegabili fiammelle blu significavano che la nave era stata raggiunta dai Diòscuri (Διόσκουροι, Diòskuroi), coppia di fratelli divini che avrebbero vigilato sui marinai salvandoli dalla tempesta.

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Il loro culto dall’originaria Laconia si diffuse per tutta la Grecia, e, in epoca ellenistica, le loro caratteristiche soteriologiche assunsero venature più spirituali e mistiche.
A Roma il loro culto fu riconosciuto ufficialmente con la motivazione di un loro intervento decisivo nella battaglia del lago Regillo (496 a. C.).
Il loro ruolo di cavalieri e pugili li ha anche portati a essere considerati i patroni degli atleti e delle gare atletiche.

Dettaglio di uno dei gemelli Dioscuri che combatte contro un Gigante da un dipinto della Gigantomachia (Guerra dei Giganti). Il semidio è raffigurato come un cavaliere che indossa un berretto petasos e brandisce una lancia.
Dettaglio di uno dei gemelli Dioscuri che combatte contro un Gigante da un dipinto della Gigantomachia (Guerra dei Giganti). Il semidio è raffigurato come un cavaliere che indossa un berretto petasos e brandisce una lancia.

Compivano le loro gesta sempre uniti: Fra le gesta loro attribuite, la liberazione della sorella Elena rapita decenne da Teseo; la partecipazione alla spedizione degli Argonauti; la caccia del cinghiale Calidonio.

Dettaglio di uno dei gemelli Dioscuri che combatte contro un Gigante da un dipinto della Gigantomachia (Guerra dei Giganti).
Dettaglio di uno dei gemelli Dioscuri che combatte contro un Gigante

A Sparta i Dioscuri presiedevano alle gare equestri e agli agoni ginnici, ed ebbero feste in tutta la Grecia. Furono venerati anche in ambiente latino-romano col nome di Castori (Castores): ebbero culto speciale a Lavinio, a Tuscolo e in Roma.
La festa annua in Roma in loro onore si celebrava il 15 luglio, anniversario della battaglia del Lago Regillo (499 o 496 a.C.)
Le origini di questa cerimonia religiosa venivano fatte risalire alla battaglia del lago Regillo, nel 499 a.C., in cui i Romani affrontarono una coalizione di Latini.

l gigante di bronzo Talos di Creta viene ucciso dalla strega Medea (estrema sinistra) e dai Dioscuri durante il viaggio degli Argonauti. I gemelli sono montati su cavalli e afferrano il gigante per le braccia. Gli dei Poseidone e Anfitrite (angolo in alto a destra) assistono alla scena.
l gigante di bronzo Talos di Creta viene ucciso dalla strega Medea (estrema sinistra) e dai Dioscuri durante il viaggio degli Argonauti. I gemelli sono montati su cavalli e afferrano il gigante per le braccia. Gli dei Poseidone e Anfitrite (angolo in alto a destra) assistono alla scena.

Nel momento più duro e incerto della battaglia, apparvero nella mischia due cavalieri più alti e belli degli altri, in groppa a cavalli bianchi e vestiti della trabea di porpora, che portarono scompiglio tra le fila dei Latini.

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La sera stessa, due cavalieri vestiti allo stesso modo apparvero nel Foro, fecero abbeverare i cavalli nella fontana di Giuturna (Lacus Iuturnae), annunciarono la vittoria dei Romani e scomparvero. I due cavalieri vennero identificati come i Dioscuri Castore e Polluce, intervenuti in soccorso dell’esercito romano, e nel 484 a.C. gli fu dedicato un tempio nei pressi della fonte di Giuturna.

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I Dioscuri sono raffigurati di solito in nudità eroica,  con mantello dietro le spalle, clamide, chlamys -y̆dis, gr. χλαμύς -ύδος, in testa portano il pileo conico sormontato da una stella;  il pilos (πῖλος), simboleggiava forse i resti dell’uovo da cui erano nati, era un elmo/capello conico di origine greca che riproduce le fattezze di un tipo di berretto molto diffuso.

Apparve nel V secolo a.C., trovando ampia diffusione tra gli Spartani, successivamente utilizzato dal Battaglione Sacro Tebano e poi dagli eserciti ellenistici. Contemporaneamente si diffuse ampiamente anche nella Magna Grecia.
In mano hanno la lancia, e si presentano  sia a cavallo, sia accanto al cavallo mentre lo tengono per il morso.

Dioscuri e Leucippide, anfora ateniese a figure rosse C5 a.C., British Museum
Dioscuri e Leucippide, anfora ateniese a figure rosse C5 a.C., British Museum

Compaiono sia isolati (rilievi arcaici diSparta, statue frontonali di Locri, colossi del Quirinale), sia nei vari episodi del mito, come la nascita dall’uovo di Leda (in diverse figurazioni vascolari), la lotta con gli Afaridi (metopa del tesoro dei Sicioni a Delfi), il ratto delle Leucippidi (idria di Midia, tavolette fittili di Taranto, stucchi della basilica di Porta Maggiore a Roma), la partecipazione all’impresa degli Argonauti .

gemelli Dioscuri, Castor e Polydeuces, marciano sulla Maratona per recuperare la sorella rapita Elena da Teseo. I due sono raffigurati come cavalieri armati di lance.
i gemelli Dioscuri, Castor e Polydeuces, marciano sulla Maratona per recuperare la sorella rapita Elena da Teseo. I due sono raffigurati come cavalieri armati di lance.

Su rilievi votivi sono raffigurati con una varietà di simboli che rappresentano il concetto di gemellaggio, come il dokana (δόκανα )una coppia di anfore , una coppia di scudi o una coppia di serpenti.

 

Numerose le figurazioni monetali (Taranto, Roma, Oriente greco).

 Moneta romana di Massenzio con i Diòscuri sul retro
Moneta romana di Massenzio con i Diòscuri sul retro
Gruppi con dioscuri, acroterio del santuario in contrada Marasà, fine V sec. a.c. o inizio IV sec. a.c.
Gruppi con dioscuri, acroterio del santuario in contrada Marasà, fine V sec. a.c. o inizio IV sec. a.c.
Le tre colonne solitarie che si possono vedere al Foro Romano sono tutto ciò che rimane del Tempio dei Dioscuri, anche detto Tempio dei Càstori.
Le tre colonne solitarie nel Foro Romano sono tutto ciò che rimane del Tempio dei Dioscuri, anche detto Tempio dei Càstori.

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Mito e Ernst Jünger

”Anche se non si volesse credere alla verità che nascondono, è impossibile non credere alla loro incomparabile potenza simbolica. Nonostante la loro consunzione moderna, i miti restano, al pari della metafisica, un ponte gettato verso la trascendenza.”

Ernst Jünger

Zero Uno Mille rivoli del Dharma il buddismo è una religione?

Una domanda di non facile risposta appare sulla rivista Lions Roar “Is Buddhism a Religion?”.
Tre esperti, hanno provato a rispondere Charles Prebish (che risponde “Sì”),
Dzochen Ponlop Rinpoche (che risponde “No”)
e Joan Sutherland Roshi (che risponde “È una sorta di”).

Charles Prebish dice che una religione, per poter essere considerata tale, deve cercare la realtà ultima delle cose; un qualcosa di “ultimo” oltre il quale non è possibile andare. Questa realtà ultima può essere Dio, vari dèi, un assoluto impersonale, una forza della natura, o qualche altra entità.

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In aggiunta, per essere considerata una religione, deve indicare una via che conduca al fare esperienza di quella realtà ultima. Il buddhismo – dice Charles Prebish – indica questa realtà ultima. Alcune forme di buddhismo la chiamano “nirvana”, altre “bodhicitta”, e così via. E tutte le scuole del buddhismo indicano una via per raggiungere questa realtà ultima: il Theravada la chiama “Nobile ottuplice sentiero”, il Mahayana, la via del bodhisattva, eccetera. Tutte le scuole del buddhismo poi, indicano una serie di pratiche che culminano con l’illuminazione. Quindi, conclude Charles Prebish, il buddhismo è a tutti gli effetti una religione.

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La pensa in maniera opposta Dzochen Ponlop Rinpoche.

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Dice: “Il buddhismo è una filosofia di vita”. E aggiunge che l’insegnamento del Buddha è un metodo di ricerca mentre, al contrario, una religione dà tutte le risposte fin dall’inizio. Se prendiamo le parole del Buddha come risposte finali, senza la necessità di esaminarle, in questo caso pratichiamo il buddhismo come se fosse una religione. Dzochen Ponlop Rinpoche conclude così: “Siddhartha era un ricercatore della verità, niente di più di questo. Non cercava una religione. Non era particolarmente interessato alla religione. Cercava la verità. Cercava un vero cammino che conducesse alla libertà dalla sofferenza. Se guardiamo alla vita di Siddhartha, vediamo che trovò la verità e la libertà che cercava, solo dopo aver abbandonato le pratiche religiose. Colui che diventò il Buddha, il Risvegliato, non trovò l’illuminazione grazie alla religione; la trovò invece quando si lasciò la religione alle spalle”.

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L’ultima a intervenire nel dibattito è Joan Sutherland Roshi, una praticante del “koan”, la meditazione zen. Dice:

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“Il buddhismo comprende molte tradizioni che si sono evolute in una vasta area geografica e in un lungo arco temporale. Sotto l’ampia tenda del buddhismo trovano posto i religiosi, gli agnostici,coloro che rifiutano completamente la religione, oppure coloro che hanno inclinazioni psicologiche, mistiche, sciamaniche, socio-politiche”. Alla domanda se il buddhismo sia una religione, Joan Southerlan risponde: “Sì – no – una sorta di”. E precisa:
“ La tradizione del koan è una cultura del ‘risveglio’ piuttosto che una religione organizzata. Invece che basarsi su delle scritture infallibili, la pratica del koan usa conversazioni, storie, commenti, canzoni, poesie, barzellette, qualsiasi cosa sia utile al ‘risveglio’ delle persone”. E aggiunge: “Siamo follemente innamorati del ‘risveglio’e lo cerchiamo per qualsiasi essere dell’universo. Questo è un impulso religioso non da poco. E questo prova tutte le potenzialità del buddhismo che è profondamente religioso senza essere una religione”.

Confer Carlo Buldrini

La strada con il cuore

DEA Terra opera di Federica Maya Dal Pino

«Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.»

DON JUAN:
«Tutto è solo una strada tra tantissime possibili.
Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione.
Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata.
Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare.
Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione.»

CONFER
Carlos Castaneda
Gli ultimi insegnamenti di don Juan e a Scuola dallo stregone

shinboku 神木 “alberi sacri”

« Tutto ciò che c’è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell’eccellenza e della virtù ed ispira un sentimento di meraviglia, è considerato kami »
Motoori Norinaga 本居 宣長  scrittore, erudito e intellettuale Periodo Edo

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”Nei miti e nelle leggende sull’Albero della Vita abbiamo spesso trovato implicita l’idea che esso si trova nel centro dell’Universo e collega Cielo, Terra e Inferno. Questo dettaglio di topografia mitica ha valore particolarissimo nelle credenze dei popoli nordici, sia altaici che germanici e centro-asiatici..”
Mircea Eliade, Albero – “Axis Mundi”, in Trattato di storia delle religioni

shinboku 神木 shinju神樹 reiboku靈木

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Sin dai tempi antichi certi alberi o addirittura interi boschi erano considerati sacri.
Gli alberi sacri sono visti frequentemente in Giappone e sono circondati da sacre corde di paglia shimenawa 標 縄 · 注 連 縄 · 七五 三 縄 corda di paglia appesa all’ingresso o attorno al perimetro di un’area per delinearlo come uno spazio sacro o puro, interno ad santuario, o un sito rituale.
Nella Tradizione d’Occidente troviamo boschi ed alberi sacri nei Nemeton luoghi sacri naturali, o Lucus e Nemus , ed alberi archetipici AXIS MUNDI come Yggdrasill.

 

Il keidai 境内, spazio sacro dove un kami  deve essere onorato, è circondato dallo shimenawa per indicare che a nessuno è permesso entrare, umani o spiriti e fantasmi ribelli.

 

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大 銀杏 Il grande Ichō Ginko

Il grande ginkgo invecchiato si trova all’interno dei confini del tempio buddista di 1.300 anni Shōbōji nella prefettura di Saitama. Situato in cima a una collina, l’albero si affaccia sulle montagne ondulate della regione di Chichibu e sulla vasta pianura di Kantō che comprende Tokyo, accanto a una sala di legno dedicata a Kannon, 観音 dea della misericordia.

Il grande Ichō a Shōbōji (Prefettura di Saitama)
Il grande Ichō a Shōbōji (Prefettura di Saitama)Circonferenza del tronco: 10,9 m; altezza: 31 m; Età: 700 anni

Hōryō Ichō (Prefettura di Aomori)

Aza-ichōnoki, Hōryō, Towada, Prefettura di Aomori, 034-0303  Circonferenza del tronco: 13,48 m; altezza: 31 m; Età: 1.100 anni
Aza-ichōnoki, Hōryō, Towada, Prefettura di Aomori,  Circonferenza del tronco: 13,48 m; altezza: 31 m; Età: 1.100 anni

Secondo la leggenda questo grande ichō fu piantato qualche tempo durante il primo periodo Heian (794-1185) per commemorare la fondazione del tempio buddista Zenshōji
Nel 1926 divenne uno dei primi ginkgo designato come monumento naturale nazionale.

Lucus o Nemus Bosco Sacro

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Lucus  significato originario di «radura nel bosco dove arriva la luce del sole»
Il bosco sacro è un luogo di culto caratteristico delle antiche religioni indoeuropee, romana, greca, celtica, germanica.
Nell’Italia centrale, la città odierna di Nemi richiama nel nome il nemus Aricinum (“bosco di Ariccia”), antica sede del santuario di Diana Nemorensis.
Un Bosco Sacro, chiamato Lucus Vestae, era presente a Roma dietro alla Casa delle vergini Vestali sotto la pendice del Palatino

La collinare Lucera era anticamente un bosco sacro etrusco “luk”: bosco, “eri”: sacro, une vantava una propria Lex de luco sacro.

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Una grande lecceta con esemplari vecchi di oltre 2000 anni, si trova nel Bosco sacro di Monteluco di Spoleto. A fianco dei lecci sempreverdi e delle specie arboree dominanti si trovano aceri, carpini bianchi, noccioli, meli e ciliegi selvatici, maggiociondoli, corbezzoli e arbusti come per esempio il ginepro, la ginestra, il rovo, il biancospino, il corniolo e il viburno. All’interno del bosco è collocata la riproduzione di un cippo lapideo su cui è scritta la “Lex luci Spoletina”, esempio di norma forestale nel mondo romano, iscrizioni su pietra del tardo III secolo a.C., scritte in latino arcaico, che stabiliscono le pene per la profanazione del bosco sacro dedicato a Giove.

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Questo bosco sacro nessuno profani, né alcuno asporti su carro o a braccia ciò che al bosco sacro appartenga, né lo tagli, se non nel giorno in cui sarà fatto il sacrificio annuo; in quel giorno sia lecito tagliarlo senza commettere azione illegale in quanto lo si faccia per il sacrificio….

Nemeton Drunemeton  Nemed

Termine di origine  gallica Nemeton designava un luogo sacro , in cui si manifestavano potenti energie e in cui interagivano piani e dimensioni diverse, luogo  in cui i Celti praticavano i loro culti, sotto la direzione dei druidi.

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In lingua  gaelica è Nemed sacro nyfed in lingua gallese, neved in lingua bretone

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