SHUGYO 修行 Disciplina totale della vita per superare i limiti dell’ego e trasformarsi internamente

AUTODISCIPLINA secondo un espressione frequente in giappone far sparire la ruggine del corpo….quando l’acqua è alta la barca si solleva…. nelle avversità ci vuole autodisciplina come nel piacere…..

nell’apprezzare il momento presente.

kissomaruueshiba
Kisshomaru Ueshiba 植芝 吉祥丸

 

Takigyō (waterfall meditation), a physical and spiritual form of Shūgyō, generata con l'AI

Nella cultura giapponese, lo Shūgyō (修行) non è un semplice allenamento. Mentre termini come renshū (練習) indicano la pratica standard o la ripetizione meccanica per sviluppare un’abilità fisica, lo Shūgyō si riferisce a una coltivazione profonda della mente, del corpo e dello spirito.

Con radici profonde nell’ascetismo, nel buddismo zen e nelle tradizioni marziali dei samurai, lo Shūgyō è il processo di porsi intenzionalmente in situazioni difficili e scomode per spogliare l’ego e forgiare il proprio carattere.

Il significato dei Kanji

La profondità di questo concetto è racchiusa nei due caratteri giapponesi che compongono la parola:

  • 修 (Shū): Disciplinare, coltivare, studiare, perfezionare. Rappresenta l’atto attivo di migliorare se stessi.
  • 行 (Gyō): Fare, agire, o percorrere un cammino. Nel contesto buddista, indica l’azione spirituale o la pratica ascetica.

Uniti, Shūgyō significa “coltivare la condotta”: un impegno continuo, spesso lungo tutta la vita, in cui l’atto stesso dell’allenamento diventa una forma di meditazione in movimento.

 

La differenza rispetto alla pratica comune

La lingua giapponese usa parole diverse per definire l’allenamento, ognuna con una sfumatura e un peso specifici:

TermineGiapponeseFocus della pratica
Renshū練習Sviluppo di abilità ripetitive (es. fare ginnastica o ripetere un movimento)
Shūren修練Autocoltivazione mirata a affinare il carattere personale
Tanren鍛錬“Forgiare” il corpo e lo spirito attraverso un duro sforzo fisico
Shūgyō修行Disciplina totale della vita per superare i limiti dell’ego e trasformarsi internamente

Per capire la profondità di questa frase in lingua originale, è interessante analizzare i termini filosofici utilizzati:

  • 修行 (Shūgyō): Composto da 修 (shū – correggere, disciplinare) e 行 (gyō – agire, camminare). È la pratica ascetica, lo sforzo incessante per superare i limiti del proprio ego.
  • 練磨 (Renma): Significa letteralmente “forgiare e levigare”. Si usa per indicare il perfezionamento del carattere o delle abilità attraverso una disciplina ferrea.
  • 粗鉄 (Sotetsu): Il ferro grezzo o la “fabbrica” di partenza (il tamahagane nella tradizione dei fabbri giapponesi), simbolo della nostra mente non ancora addestrata.
  • 折り重ね (Orikasane): La piegatura. Nel metodo tradizionale kitae (鍛え), il fabbro piega il metallo su se stesso decine di volte per eliminare le impurità e creare migliaia di strati microscopici. Nella vita, rappresenta la resilienza mentale che si sviluppa affrontando e superando ciclicamente le difficoltà.
  • Questa suggestiva citazione proviene dagli insegnamenti e dalla letteratura del Chozen-ji, un celebre tempio di tradizione Zen Rinzai situato a Honolulu, nelle Hawaii, fondato nel 1972 dal maestro Zen Omori Sogen Roshi e da Tanouye Tenshin Roshi.
    Nello Zen e nelle arti marziali tradizionali giapponesi (budō), il concetto di shūgyō (修行) indica un addestramento spirituale e fisico estremamente profondo, severo e austero.
    La frase originale in inglese fa parte del materiale didattico e divulgativo del tempio:
    “Refining the self in shugyo is like forging a sword from raw iron ore. Fire, water, and iron are folded upon each other by the pounding of the hammer over and over again to create the cutting edge.”
    Il significato della metafora
    Nella filosofia del Chozen-ji, lo shūgyō non è una semplice pratica o esercizio fisico (per cui i giapponesi usano termini come keiko o renshū), ma una vera e propria forgiatura dell’anima:
    Il ferro grezzo rappresenta la nostra condizione di partenza, piena di impurità, debolezze ed egoismo.
    Il fuoco e l’acqua sono le prove, la fatica, il sudore della pratica quotidiana e il raffreddamento delle nostre emozioni tempestose.
    I colpi del martello sono le ripetizioni incessanti, la disciplina e i momenti di difficoltà che ci costringono a piegarci, a riflettere e a ricompattarci, rendendoci via via più forti, flessibili e resilienti.
    Senza questo processo ripetuto all’infinito, qualsiasi intuizione o “illuminazione” passeggera rimarrebbe fragile, proprio come un pezzo di ferro non battuto che si spezzerebbe al primo impatto.

Un tempo, i samurai intraprendevano il Musha Shūgyō (il pellegrinaggio del guerriero), viaggiando per il paese per testare le proprie abilità in condizioni estreme, confrontarsi con altre scuole e cercare la chiarezza spirituale.
Oggi non serve stare sotto una cascata gelata per praticarlo: ogni volta che affronti una sfida difficile con il solo scopo di dominare la tua mente e costruire resilienza, stai facendo Shūgyō.

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