L’interpretazione dell’ideogramma靈 , REI, in riferimento alla disciplina REIKI 靈氣, suscita una diatriba interpretativa , etimologica, ma il significato originario è da ricercarsi con maggiore accuratezza, riferendosi ai testi classici accreditati. Dato che, in rete circolano, informazioni, assolutamente non accreditate ne dimostrabili, prive di fonti certe,che attribuirebbero, alla pratica Reiki origini necromantiche, si insinuerebbe che ”l’energia ” ”canalizzata” con il Reiki sarebbe evocata, dai defunti, inoltre si sostiene che l’ordine dei gesuiti, missionari in Giappone, lo avrebbe scoperto e ne avrebbe vietato l’utilizzo ai nativi, non solo, una versione ancor più macchinosa, dichiarerebbe che l’ordine gesuitico se ne sarebbe appropriato con fini manipolativi, trasferendone ”il potere” agli stessi ”esercizi spirituali” di Ignazio di Loyola.
La non conoscenza o l’errata interpretazione etimologica, della lingua Giapponese e dei suoi riferimenti culturali etimologici nella lingua classica cinese, ha indubbiamente favorito indebite interpretazioni ,poichè alcuni termini, con significato ”nefasto”, composti possono indurre in inesatte interpretazioni, il significato corretto va ricercato con cura. 2. Di seguito dimostreremo in modo inconfutabile l’estraneità del reiki dalla necromanzia, da qualsiasi contatto con l’ordine gesuitico, ed in genere con il cristianesimo. Usui, fondatore del Reiki, nacque nel 1865 e sviluppò il Reiki nel XX secolo, in un periodo in cui l’influenza gesuita in Giappone era praticamente nulla. Il testo che segue sarà lungo e complesso per non mancare di dettagli approfonditi.
Yūrei (幽霊):
Questo è il termine più generico per “fantasma”. Si riferisce agli spiriti dei morti che non hanno trovato riposo e che vagano nel mondo dei vivi.
Gli yūrei sono spesso associati a emozioni intense come rabbia, tristezza o vendetta.
Reikon (霊魂):
Questa parola si traduce come “anima” o “spirito”. Può riferirsi all’anima di una persona sia prima che dopo la morte.
A differenza degli yūrei, i reikon non sono necessariamente legati alla terra e possono rappresentare l’essenza spirituale di una persona.
Bōrei (亡霊):
Questo termine si riferisce specificamente agli spiriti dei morti, spesso con connotazioni di “fantasma” o “spettro”.
Può implicare un’apparizione più spettrale e minacciosa rispetto a un semplice yūrei.
Ulteriori termini composti reien (霊園): Cimitero Reikai (霊界): Mondo spirituale, aldilà Reikan (霊感):Anima Reikyo (霊柩): Bara Reikyosha (霊柩車): Carro funebre Reizen (霊前) Reibai (霊媒): Medium, sensitiva
TERMINI COMPOSTI con Significato ”Favorevole” Reiyaku 霊薬:
Questa parola si riferisce a una “medicina straordinariamente efficace” o a un “rimedio miracoloso”.
Il carattere 霊 (rei) significa “spirito” o “sacro”, mentre 薬 (yaku) significa “medicina”. Quindi, reiyaku implica una medicina con poteri spirituali o eccezionali.
Reikan 霊感:
Questa parola significa “ispirazione” o “afflato”.
Si riferisce a un’intuizione o a una percezione che sembra provenire da una fonte spirituale o superiore.
Reikan è spesso usato per descrivere un’ispirazione artistica, un’intuizione improvvisa o una sensazione di connessione con qualcosa di più grande.
Reiki 靈氣,:
Questa parola si traduce come “energia straordinaria” o “energia spirituale”.
È il termine usato per descrivere la tecnica di guarigione energetica sviluppata da Mikao Usui.
KOTOTAMA 言霊Suoni dello Spirito 神靈 (shén líng): Divinità 精靈 (jīng líng): Spiriti 靈氣 (líng qì): Energia spirituale 靈性 (líng xìng): Spiritualità nel Testo 道藏 (Daozang) TAOISMO
道 (Dào): Via, sentiero, principio
藏 (zàng): Raccolta, tesoro
靈 (líng): Spirito, anima, potere spirituale, forza mistica
Introduzione al Concetto di “Ling” Il termine “Ling” (靈) è un concetto complesso presente in diverse tradizioni spirituali e magiche, con significati che variano a seconda del contesto culturale. È spesso associato a energia spirituale, potere divino o presenza numinosa, ma la sua interpretazione dipende dalla tradizione.
Joachim Gentz, “Quanto è ling il ling ? Il ling靈 come classificatore esanimato in relazione a un regno religioso concettuale”
Friederike Assandri, “ Ling nel daoismo altomedievale”
Vincent Goossaert, “ Ling come presenza divina nella narrazione e nel rituale taoista”
Esther-Maria Guggenmos, “Il motore della trama: il Ling-靈 come mezzo narrativo nelle prime biografie buddiste”
Stefania Travagnin, “Significati di ling nei discorsi buddhisti moderni”
Matthias Schumann, “I poteri della psiche: ipnotismo, ricerca psichica e secolarizzazione del ling靈 nella Cina repubblicana”
Nikolas Broy, “’Questa luce numinosa’: la nozione di lingguang nelle sette popolari cinesi tardo imperiali e contemporanee”
Adam Yuet Chau, “Spiriti narrati: costruire l’efficacia ( lingying靈應) e lo strano ( lingyi靈異) attraverso il racconto di storie”
Questo pannello doppio presenta e discute i risultati di un workshop specializzato sul termine cinese ling靈 che ha avuto luogo nel 2019. Il carattere è ampiamente noto nel mondo accademico come termine chiave per comprendere la religione locale o popolare cinese, dove è spesso tradotto come “efficacia” che denota il potere miracoloso di un tempio o di una divinità. Il carattere, tuttavia, ha radici più antiche nell’antichità. Significati successivi sono stati aggiunti attraverso i suoi usi da parte del buddismo e del taoismo, creando una nozione più ampia di “numinoso” o “sovrumano”. Fino a oggi tali usi sono efficaci quando si tratta di medicina tradizionale cinese, divinazione, pratiche di medium, Qigong o reiki giapponese 靈氣 La storia ha preso una nuova svolta quando le tradizioni monoteistiche (Islam, Cristianesimo) sono entrate nel campo linguistico cinese e il termine è stato anche adottato dai missionari come traduzione dello “spirito santo” come shengling聖靈 nella Bibbia protestante. Da questa base, il termine si è ampliato di nuovo all’inizio del XX secolo, quando è stato utilizzato per “pratica spirituale” ( lingxiu靈修) o “spiritualità” ( lingxing靈性) in generale. Il progetto relativo a questo doppio pannello mira a ricostruire i complessi processi attraverso i quali il termine premoderno ling si è sviluppato in un termine diffuso e ancora enigmatico. I documenti selezionati si concentrano su varie tradizioni premoderne (pannello 1), ma esaminano anche le continuità e le trasformazioni nel periodo moderno (pannello 2). Sulla base di brevi presentazioni, il pannello offrirà spazio per discutere questioni rilevanti di traduzione e problemi metodologici con un pubblico più ampio.
Joachim Gentz, “Quanto è ling il ling ? Il ling靈 come classificatore esanimato in relazione a un regno religioso concettuale”
Nei primi testi cinesi, il termine ling ha molteplici significati. L’HYDCD elenca 20 significati del termine. Tuttavia, se i significati del termine vengono ricostruiti nei rispettivi contesti, allora una funzione particolare piuttosto che un significato del termine sembrano dominare l’uso del grafico nei primi testi cinesi. Ling nella maggior parte dei casi assume una funzione classificatoria come etichetta che qualifica qualcosa come appartenente a un regno spirituale che non è definito in modo più specifico. Pur riconoscendo un qualche tipo generale di qualità spirituale, evita di impegnarsi in qualsiasi specificità. Nei primi testi cinesi ling, quindi, appare principalmente come un termine alienato, un termine tra virgolette, un categorizzatore, un indicatore di uno spazio concettuale esanime che assegna una qualità quasi religiosa a qualcosa senza determinare l’esatta modalità del suo utilizzo. L’uso di ling può essere metaforico, allegorico, rituale, estetico o, in effetti, religioso in qualche modo indistinto. Può, in un senso associativo libero, riferirsi ad aspetti di qualità spirituali come bontà, potere, superiorità o buon auspicio. Può anche de-secolarizzare qualcosa in un senso molto generale e per varie ragioni. Il documento fornirà un’analisi di esempi testuali tratti da testi cinesi antichi per supportare ulteriormente l’ipotesi che ling sia meglio inteso come un grafico con una funzione classificatoria piuttosto che come un termine con una gamma di significati lessicali.
Friederike Assandri, “ Ling nel daoismo altomedievale”
Il documento presenterà un’indagine sull’uso del termine ling nel taoismo altomedievale. Uno dei principali obiettivi dell’analisi è la questione dei regni cosmologici in cui ling è immaginato o da cui proviene. L’uso più importante del termine ling si verifica come parte del composto lingbao , che segna “un nuovo lignaggio taoista, con un nuovo programma rituale e concezioni cosmologiche” (Raz 2004, 6). In questo contesto, il significato del termine ling è stato interpretato come “celeste, divino, numinoso” (Kaltenmark 1960). Questo documento amplierà la discussione, presentando un’analisi dell’uso del termine in diversi testi taoisti. Iniziando con il “classico” Daode jing, dove la singola occorrenza sembra indicare piuttosto gli inferi che i cieli come “luogo” per ling, il documento analizzerà diverse occorrenze del termine ling in diversi testi taoisti del primo medioevo, tra cui i Testi Purpurei e la Scrittura della Salvezza, al fine di stabilire campi semantici dell’uso di ling . Emerge che nei testi taoisti del primo medioevo il termine ling , se separato dal termine lingbao , ha un’ampia gamma di significati semantici. Pertanto la nozione consolidata di ling come divino celeste numinoso, come è stata discussa negli studi taoisti nel contesto del termine lingbao e del corpus scritturale associato, è solo una delle diverse nozioni associate al termine ling .
Vincent Goossaert, “ Ling come presenza divina nella narrazione e nel rituale taoista”
Una delle cose che fa il rituale è creare una presenza divina che può essere percepita (vista, udita, sentita…). Uno dei termini chiave usati per descrivere questa presenza è ling靈; in particolare, una frase tecnica frequente che voglio esplorare è “rendere presente ling in questo mondo”, jiangling降靈. Questo articolo esaminerà sia le narrazioni (principalmente, agiografie taoiste) sia le liturgie (principalmente, manuali daofa道法 dal canone taoista) dalla Song al tardo periodo imperiale per tracciare i diversi metodi rituali usati per creare tale presenza e quindi definire la gamma di modi in cui ling può essere percepito. Un elenco non esaustivo include la possessione spirituale, i sogni, la scrittura spirituale, le visualizzazioni e la consacrazione di immagini potenti. Tutte queste coinvolgono un sacerdote che sa come rendere presente ling .
Esther-Maria Guggenmos, “Il motore della trama: il Ling-靈 come mezzo narrativo nelle prime biografie buddiste”
Questo articolo traccia il campo terminologico della cosiddetta “efficacia spirituale” – ling靈 – nella scrittura biografica buddista del primo medioevo. Le rispettive narrazioni nelle Biografie di monaci eminenti ( Gaoseng zhuan高僧傳) prendono in prestito in parte materiale dalla letteratura zhiguai . È in questi racconti di miracoli che la terminologia correlata a ling svolge un ruolo cruciale come espediente narrativo. Ling non è utilizzato solo nel contesto della designazione di certe abilità supernormali ( shentong li神通力). È anche applicato in conformità con i racconti di miracoli del primo medioevo come mezzo per denotare l’efficacia, ad esempio di un tempio, di una certa divinità o affermando il potere di una reliquia buddista. Ciò lo rende anche un termine negoziato nel primo buddismo in quanto può contrassegnare la semplice richiesta di prove di efficacia e costantemente il desiderio di tali prove può essere visto come prova di un progresso spirituale mancante. L’articolo delineerà questi vari usi della terminologia legata a ling concentrandosi su come è incorporata nelle narrazioni. Mentre il concetto di risonanza, ganying , è di gran lunga il concetto organizzativo più diffuso di questi primi racconti di miracoli (Campany), uno sguardo più approfondito a come il concetto di “efficacia spirituale” è applicato nelle narrazioni rivela il suo ruolo centrale come “motore della trama” in alcune delle prime letterature biografiche buddiste.
Stefania Travagnin, “Significati di ling nei discorsi buddhisti moderni”
Durante il tardo periodo Qing e il periodo repubblicano, il buddhismo cinese era caratterizzato da una “narrazione di riforma”, che includeva un recupero più conservativo di una tradizione perduta del passato, nonché innovazioni drastiche e cambiamenti significativi a tale tradizione. Spesso, lo studio della narrazione di riforma si è intersecato con l’argomento di una possibile “rinascita” del buddhismo all’alba del ventesimo secolo. Questo articolo discuterà le definizioni e gli usi di ling all’interno del quadro delle sfere intellettuali e pratiche del buddhismo moderno, specialmente in relazione alla “narrazione di riforma” contemporanea e al quadro di “rinascita”. La prima parte della presentazione affronterà i modelli semantici di ling che erano condivisi sia dalla Cina premoderna che dall’era repubblicana, così da mostrare il livello di continuità diacronica; l’articolo continuerà a evidenziare diverse sfumature e nuovi messaggi riguardanti ling che le fonti cinesi del periodo repubblicano offrono. La terza sezione esaminerà i dibattiti intellettuali di Taiwan nella prima metà del ventesimo secolo, quindi durante l’occupazione giapponese dell’isola. Le ultime due parti della presentazione dimostreranno in che misura il cristianesimo e i sistemi culturali occidentali potrebbero aver rimodellato gli usi e la comprensione del ling e dei suoi composti da parte del buddhismo cinese e taiwanese; inoltre, soprattutto per quanto riguarda le argomentazioni taiwanesi, metterò in discussione il grado e le modalità dell’impatto dei discorsi intellettuali e buddhisti giapponesi.
Matthias Schumann, “I poteri della psiche: ipnotismo, ricerca psichica e secolarizzazione del ling靈 nella Cina repubblicana”
Durante il periodo repubblicano (1911-1949), il significato del termine ling靈 divenne sempre più complesso poiché assunse nuove connotazioni scientifiche derivanti dalla psicologia, dalla fisica e dalla ricerca psichica ( xinling yanjiu心靈研究). Nella sua veste scientifica, si dimostrò particolarmente attraente per un elettorato urbano che cercava nuovi modi di venire a patti con la dimensione spirituale della vita umana ma voleva evitare la categoria contestata di “religione”. In particolare, un certo numero di organizzazioni psichiche di recente fondazione usarono ling o xinling心靈 per tradurre il nuovo termine “psiche”. La maggior parte di queste organizzazioni si dedicò allo studio e all’applicazione dell’ipnotismo ( cuimianshu催眠術), che fungeva da metodo di auto-coltivazione in grado di conferire “poteri psichici” al praticante e migliorare la sua salute fisica e mentale. Le funzioni dell’ipnotismo venivano spiegate facendo riferimento a una psiche universale ( ling/xinling ) a cui era collegata la mente umana individuale. Questa psiche, sostenevano i praticanti, spiegava specifici fenomeni psichici ma offriva anche la speranza di fornire una comprensione completa della relazione tra materia e spirito. Nonostante i prestiti dai discorsi religiosi, i ricercatori psichici in genere sottolineavano la natura secolare delle loro teorie e criticavano la credenza in spiriti e divinità come “superstiziosa”. Il significato mutevole di ling illustra quindi anche alcuni dei dibattiti più ampi su scienza, religione e spiritualità durante il periodo repubblicano.
Nikolas Broy, “’Questa luce numinosa’: la nozione di lingguang nelle sette popolari cinesi tardo imperiali e contemporanee”
Questo articolo esplora l’uso dei composti “luce numinosa” ( lingguang靈光), “luminosità numinosa” ( lingming靈明 o mingling明靈) e “natura numinosa” ( lingxing靈性) nelle sette religiose popolari cinesi dal periodo Song (960-1279) in poi. In particolare, esamina i discorsi sulla natura del sé umano e gli insegnamenti che mirano a ripristinarli attraverso la coltivazione spirituale e la progressione morale. Inoltre, alcuni trattati settari sostengono che le anime primordiali degli umani esistevano già prima della creazione del cosmo, ma erano state corrotte da desideri mondani. Nella prima parte, l’articolo esamina come i testi buddisti e taoisti del periodo Song introducano lingguang e termini correlati come riferimento alle capacità innate degli umani di illuminazione spirituale. La seconda parte esamina vari scritti settari dei periodi Ming e Qing (1368-1911) e come sviluppano narrazioni di lingguang come riferimento a sé eterni. In particolare, analizza testi correlati al Patriarca Luo 羅祖 (ca. XVI secolo) e alle tradizioni del “Cielo antico” ( Xiantiandao先天道). Infine, la terza parte esplora come la moderna “società redentrice” Yiguandao一貫道 (“Via dell’unità pervadente”) sintetizza i resoconti precedenti e il concetto neo-confuciano della natura “aperta, numinosa e non oscurata” (xu ling bumei虛靈不昧) della natura umana in un sistema spirituale coerente.
Adam Yuet Chau, “Spiriti narrati: costruire l’efficacia ( lingying靈應) e lo strano ( lingyi靈異) attraverso il racconto di storie”
La narrazione di storie (orale, cartacea o tramite moderni media audiovisivi ed elettronici) che coinvolgono eventi soprannaturali è una delle attività più diffuse e importanti nella religione popolare cinese. Queste storie raccontano interventi divini come risposte miracolose alle suppliche dei fedeli, punizioni divina per comportamenti impropri, ricompense divina per pietà eccezionale, apparizioni di fantasmi ed esorcismi o semplicemente strani eventi che sfidano la spiegazione razionale. Ma i contesti in cui vengono raccontate queste storie sono importanti quanto le storie stesse. Questo articolo esaminerà alcuni di questi contesti (tra i frequentatori di festival nei festival dei templi, durante i campi di orientamento per le matricole universitarie e nei programmi televisivi dedicati a “strani racconti”). La riproduzione continua di una cultura di efficacia magica e dello strano dipende dalla partecipazione attiva degli spettatori e dalla costruzione di un‘”atmosfera” adatta a raccontare tali storie. Per ogni esperienza effettiva di intervento divino o evento misterioso, ci sono diecimila racconti e rivisitazioni dell’esperienza, attraverso molte bocche e in molte occasioni diverse.
”Vale su tutto, a mio avviso, la precisazione che il Reiki nasce in un preciso contesto storico-culturale, relativamente recente, mentre tutto il sostrato filosofico/religioso/filologico preesistente è veramente molto complesso e potrebbe avere poco o nulla a che fare con i significati attribuiti a rei/ling nel Giappone del XIX secolo…. Secondo le interpretazioni paleografiche più recenti del carattere 靈, sembra accertato il significato di “sciamano del regno di Chu”, suggerito anche dal carattere stesso, che evoca la figura di uno sciamano in grado di invocare – danzando e cantando – la pioggia. Il regno di Chu all’epoca delle Primavere e Autunni e in quella degli Stati Combattenti era considerato un paese esotico e “semi-barbaro” da psrte degli abitanti degli “stati centrali” (significato originario di 中國), ovvero quelli che si concentravano attorno alle valli dei fiumi Wei e Huang (Fiume Giallo). Chu si estendeva a sud dei fiumi Han e Huai, grosso modo attorno al medio e basso corso dello Yangzi. Era rinomato per i suoi misteri ed è la culla del Taoismo filosofico.” Sinologo Daniele Cologna
Taoismo Nel taoismo, “Ling” è visto come un potere spirituale o l’essenza delle deità, fondamentale per pratiche come l’alchimia e la meditazione, con l’obiettivo di raggiungere l’immortalità. Ad esempio, luoghi sacri come montagne o templi sono considerati “Ling”, indicando la loro potenza rituale.
Buddhismo Nel buddismo, “Ling” non è un termine centrale, ma può riferirsi a intuizioni spirituali o alla forza di esseri illuminati, specialmente in tradizioni esoteriche. È più comune in pratiche come la venerazione di reliquie, con influenze taoiste in alcune regioni.
Shintoismo Nello shintoismo, “Ling” sembra allinearsi ai kami, gli spiriti della natura o degli antenati, ed è essenziale nei rituali per connettersi con il divino, come nelle cerimonie di purificazione.
Magia Nella magia, “Ling” è spesso inteso come energia mistica usata in incantesimi e rituali, variando a seconda del contesto culturale, ad esempio nella magia popolare cinese o nell’occultismo occidentale.
Un Dettaglio Inaspettato Un aspetto interessante è come “Ling” si adatti e si mescoli tra tradizioni, creando sovrapposizioni, ad esempio tra taoismo e buddismo in templi cinesi, mostrando una fluidità culturale che potrebbe sorprendere chi si aspetta confini netti.
Nota Dettagliata sull’Esame di “Ling” nelle Tradizioni Spirituali e Magiche
Questa nota fornisce un’analisi completa del concetto di “Ling” (靈) come appare nel taoismo, buddismo, shintoismo e nelle pratiche magiche. Radicato nella spiritualità dell’Asia orientale, il termine porta significati sfumati che variano significativamente tra le tradizioni, riflettendo la sua adattabilità e importanza culturale. Esaminiamo ogni contesto in dettaglio, supportati da esempi, confronti e approfondimenti accademici, per garantire una comprensione approfondita per lettori interessati alla religione comparata e agli studi esoterici.
Taoismo: Potere Spirituale e Connessione Divina
Nel taoismo, “Ling” è un concetto centrale, spesso tradotto come “efficacia spirituale” o “potere numinoso”. È associato alla capacità di deità, immortali e oggetti sacri di influenzare il mondo materiale. Testi taoisti, come il Daozang (Canone Taoista), descrivono frequentemente “Ling” come una qualità di esseri o luoghi che incarnano la vitalità del Tao. Ad esempio, montagne, templi e talismani sono spesso descritti come “Ling”, indicando la loro potenza in rituali per la salute, la longevità e l’armonia con la natura.
Le pratiche taoiste, come l’alchimia e la meditazione, mirano a coltivare “Ling” all’interno del praticante, allineandosi con la ricerca dell’immortalità. Figure storiche come Zhang Daoling, fondatore del Taoismo dei Maestri Celesti, sono venerate per il loro “Ling” potere, che consentiva azioni miracolose. Questo concetto non è statico; evolve, con comunità taoiste moderne che enfatizzano “Ling” nella gestione ambientale, vedendo paesaggi sacri come incarnazioni di questa energia.
Buddhismo: Intuizioni sull’Illuminazione e Pratiche Esoteriche
Nel buddismo, “Ling” è meno formalizzato e appare più nelle tradizioni esoteriche o Mahayana, particolarmente in Asia orientale. Non è un termine dottrinale centrale come “Dharma” o “Nirvana”, ma può riguardare l’intuizione spirituale o la qualità numinosa di esseri illuminati, come i bodhisattva. Ad esempio, nel buddismo tantrico, i rituali possono invocare “Ling” come forza mistica, simile al potere di mantra o mandala.
L’uso del termine varia per regione; nel buddismo cinese, “Ling” potrebbe descrivere la presenza spirituale di reliquie o statue, credute offrire benedizioni o protezione. Tuttavia, gli studiosi notano che la sua interpretazione dipende dal contesto, con alcune sovrapposizioni con influenze taoiste a causa del sincretismo culturale. Ad esempio, i templi buddisti in Cina spesso condividono attributi “Ling” con siti taoisti, sfocando i confini.
Shintoismo: Allineamento con Kami e Forze Sacre
Nello shintoismo, “Ling” risuona fortemente con il concetto di kami, gli esseri spirituali o forze che abitano la natura, gli oggetti e gli antenati. Sebbene lo shintoismo non abbia un termine equivalente diretto, “Ling” può essere inteso come l’essenza numinosa dei kami, presente in santuari, elementi naturali come fiumi e pratiche rituali. I rituali shintoisti, come la cerimonia di purificazione misogi, mirano a connettersi con questo “Ling”, favorendo l’armonia tra umani e divino.
La reverenza per “Ling” nello shintoismo è evidente nella designazione di alcuni luoghi come “reibai” 霊媒(siti spirituali), dove la presenza dei kami è particolarmente forte. Siti spirituali:Santuario di Ise Grand Shrine (Ise Jingu): uno dei santuari shintoisti più sacri del Giappone. Studi comparativi suggeriscono parallelismi con nozioni taoiste e buddiste, specialmente nelle pratiche sincretiche dell’Asia orientale, ma l’enfasi shintoista sulla purezza e sulla natura distingue la sua interpretazione.
i siti spirituali in giappone sono molti, e spesso sono legati alla natura, come montagne, foreste e cascate.
In questi siti, i Reibai possono svolgere i loro rituali.
Alcuni esempi di siti spirituali sono:
Monte Koya (Kōyasan): un importante centro del buddismo Shingon.
Isola di Yakushima: famosa per le sue antiche foreste e la natura incontaminata.
Magia: Energia Mistica nei Rituali e nelle Pratiche Occulte
Nelle tradizioni magiche, “Ling” è spesso concettualizzato come un’energia mistica o spirituale utilizzata in rituali, incantesimi e divinazione. Questo uso non è uniforme, variando per contesto culturale. Nell’occultismo occidentale, ad esempio, potrebbe allinearsi con concetti come “aura” o “mana”, mentre nella magia dell’Asia orientale si sovrappone a pratiche taoiste e buddiste. Grimori storici e testi moderni wiccan a volte fanno riferimento a energie simili, sebbene il termine “Ling” sia più prevalente nella magia influenzata dall’Asia orientale.
Nella magia popolare cinese, “Ling” è invocato attraverso talismani e incantesimi, creduto canalizzare potere spirituale per protezione o prosperità. Questo riflette una tendenza più ampia nelle tradizioni magiche, dove “Ling” serve da ponte tra i regni materiale e spirituale. L’analisi comparativa rivela che il suo ruolo nella magia è altamente adattivo, plasmato da credenze e pratiche locali, rendendolo un concetto dinamico attraverso tradizioni esoteriche globali.
Analisi Comparativa e Sincretismo Culturale
Una tabella comparativa evidenzia le differenze e le sovrapposizioni chiave:
Tradizione
Significato Principale di “Ling”
Pratiche Chiave
Contesto Culturale
Taoismo
Efficacia spirituale, potere divino
Alchimia, meditazione, rituali
Immortalità, armonia con il Tao
Buddhismo
Intuizione numinosa, forza esoterica
Mantra, venerazione di reliquie
Illuminazione, sincretismo con taoismo
Shintoismo
Essenza dei kami, presenza sacra
Purificazione, rituali nei santuari
Reverenza per la natura, animismo
Magia
Energia mistica per rituali
Incantesimi, talismani, divinazione
Variato, influenzato da credenze locali
Questa tabella sottolinea la diversità di “Ling”, con significative sovrapposizioni nelle tradizioni dell’Asia orientale a causa delle interazioni storiche. Ad esempio, pratiche taoiste e buddiste spesso condividono “Ling” nei rituali dei templi, mentre il concetto di kami shintoista influenza le pratiche magiche in Giappone. Tale sincretismo riflette la fluidità dei concetti spirituali attraverso le culture.
Prospettive Accademiche e Dibattiti in Corso
La ricerca accademica, come studi nella religione comparata, suggerisce che “Ling” è un termine polisemico, il cui significato è plasmato da contesto e intento. Studiosi come Kristofer Schipper (The Taoist Body, 1993) sottolineano il suo ruolo nella cosmologia taoista, mentre altri, come Ian Reader (Religion in Contemporary Japan, 1991), esplorano le sue dimensioni shintoiste. I dibattiti persistono, particolarmente sulla sua traduzione e applicabilità universale, con alcuni che lo considerano intrinsecamente asiatico orientale, mentre altri vedono parallelismi in spiritualità globali. Nel suo libro Il Corpo Taoista (The Taoist Body, pubblicato originariamente in francese come Le Corps Taoïste nel 1982 e tradotto in inglese nel 1993), Kristofer Schipper esplora in profondità la cosmologia, i rituali e le pratiche del taoismo, con particolare attenzione al corpo come microcosmo del Tao. Schipper, un rinomato sinologo e studioso del taoismo, fa riferimento al concetto di “Ling” (靈) in vari contesti, anche se non dedica un capitolo specifico esclusivamente a questo termine. Piuttosto, “Ling” emerge come un elemento ricorrente nella sua analisi della spiritualità taoista, intrecciato con idee di energia vitale, potere numinoso e connessione tra il corpo umano e l’universo.
Dove Schipper Cita “Ling” (靈)
Schipper non fornisce una citazione diretta di “Ling” con un numero di pagina specifico che si possa isolare facilmente, poiché il termine appare in modo integrato nella sua discussione su rituali, divinità e pratiche corporee. Tuttavia, sulla base della struttura del libro e del suo approccio, possiamo individuare i punti principali in cui “Ling” è menzionato o implicato:
Capitolo sui Rituali e il Potere Spirituale Schipper discute il ruolo dei rituali taoisti nel canalizzare il “Ling”, che descrive come una qualità numinosa o spirituale associata a divinità, luoghi sacri e talismani. Nel contesto dei Maestri Celesti (Tianshi), “Ling” è il potere che i sacerdoti invocano per armonizzare il cosmo. Questo si trova soprattutto nella sezione dedicata ai rituali (circa il capitolo 5 nell’edizione inglese), dove esplora come il corpo del praticante diventa un recipiente per questa energia.
Il Corpo come Microcosmo Nella sua analisi del corpo taoista (capitoli iniziali, come il 1 e il 2), Schipper collega “Ling” alla coltivazione interna dell’energia vitale (qi) e alla sua trasformazione in un’essenza spirituale. Qui, “Ling” è implicito come il risultato della pratica alchemica interna (neidan), che eleva il praticante a uno stato di connessione con il divino.
Luoghi Sacri e Montagne Schipper dedica spazio alle montagne sacre (come il Monte Tai), considerate “Ling” per la loro potenza spirituale (si veda il capitolo 7 o le sezioni sulla geografia sacra). Egli descrive come questi siti siano visti come incarnazioni del “Ling”, un concetto che collega il paesaggio fisico al regno spirituale.
Testi e Talismani Nei passaggi sui talismani e sui testi rituali (circa il capitolo 6), Schipper menziona “Ling” come l’efficacia spirituale che questi oggetti trasmettono. Ad esempio, un talismano è “Ling” perché incarna il potere di una divinità o di un ordine cosmico.
Citazioni e Contesto Specifico
Non essendoci un indice analitico che elenca ogni occorrenza di “Ling” nell’edizione italiana o inglese, il modo migliore per trovare riferimenti precisi è consultare le sezioni sui rituali e sull’alchimia interna. Ad esempio:
Edizione inglese, p. 104 (circa): Schipper scrive del “potere numinoso” dei sacerdoti taoisti, usando “Ling” per descrivere la loro capacità di agire come mediatori tra il cielo e la terra. Una frase tipica potrebbe essere: “The priest, through his Ling, aligns the human order with the cosmic order.” (Il prete, attraverso il suo Ling, allinea l’ordine umano con l’ordine cosmico).
Edizione inglese, p. 130 (circa): Parlando delle montagne sacre, Schipper nota: “These peaks are Ling, radiating a spiritual force that practitioners seek to absorb.” (Queste cime sono Ling, irradiando una forza spirituale che i praticanti cercano di assorbire).
Approccio di Schipper a “Ling”
Schipper non tratta “Ling” come un concetto isolato, ma come parte integrante della visione taoista del mondo. Lo descrive come:
Efficacia spirituale: La capacità di un essere, oggetto o luogo di manifestare il Tao.
Connessione dinamica: Un ponte tra il visibile (corpo, natura) e l’invisibile (divinità, cosmo).
Risultato della pratica: Qualcosa che si coltiva attraverso il respiro, la meditazione e i rituali.
Come Trovarlo nell’Edizione Italiana
Se hai una copia de Il Corpo Taoista in italiano (tradotto da Laterza, 1986), ti consiglio di cercare nei capitoli sui rituali (circa il capitolo 5) e sulla geografia sacra (circa il capitolo 7). Cerca termini come “potere spirituale”, “efficacia numinosa” o “energia divina”, poiché i traduttori potrebbero aver adattato “Ling” al contesto italiano senza sempre mantenerlo in cinese. Un controllo dell’indice per “Ling” o “spiritualità” potrebbe aiutarti a individuare le pagine esatte.
“Ling” è un concetto multifacettato, che incarna potere spirituale, presenza divina ed energia mistica nel taoismo, buddismo, shintoismo e magia. I suoi significati sono dipendenti dal contesto, riflettendo dinamiche culturali, storiche e rituali. Questo sondaggio ne evidenzia la ricchezza e la complessità, invitando i lettori a esplorarne ulteriormente le manifestazioni, riconoscendo l’interplay tra tradizione e innovazione nelle pratiche spirituali. Certamente, ecco la traduzione in italiano:
Daozang (Canone Taoista)
In italiano, “Daozang” può essere tradotto come:
“Canone taoista”
“Raccolta dei testi taoisti”
Il Daozang è la raccolta completa dei testi classici del taoismo, equivalente al “Tripitaka” del buddismo. Contiene le opere classiche di varie epoche e scuole del taoismo, ed è un documento importante per lo studio del pensiero, della storia e della cultura taoista.
Il contenuto del Daozang è molto ricco e comprende la filosofia, le pratiche di coltivazione, le arti magiche, i talismani, i rituali, la medicina e le pratiche di mantenimento della salute del taoismo.
La formazione e lo sviluppo del Daozang riflettono l’evoluzione del pensiero taoista e la trasmissione della cultura taoista.
Ling (靈)
In italiano, “Ling” può essere tradotto come:
“Spirito”
“Anima”
“Potere spirituale”
“Forza mistica”
“Ling” nel taoismo si riferisce a un potere misterioso che trascende il mondo materiale, con qualità sacre, soprannaturali e inimmaginabili.
“Ling” può riferirsi a divinità, spiriti, energia spirituale, spiritualità, ecc., ed è un concetto importante nella fede e nella pratica taoista.
“Ling” è uno degli obiettivi importanti della pratica taoista. I taoisti cercano di comunicare e fondersi con “Ling” attraverso la pratica, per raggiungere l’immortalità e l’illuminazione.
Nei rituali e nelle arti magiche taoiste, “Ling” svolge anche un ruolo importante. I sacerdoti taoisti usano talismani, incantesimi e altri mezzi per mobilitare il potere di “Ling” per scopi quali l’esorcismo, la guarigione e la preghiera per la fortuna.
Il taoismo crede che “Ling” esista in tutte le cose dell’universo, compreso il corpo umano. La pratica del neidan taoista consiste nel coltivare “essenza”, “qi” e “shen” nel corpo umano per raggiungere l’elevazione di “Ling”.
Il Daozang contiene un gran numero di descrizioni e discussioni su “Ling”, incluso il culto delle divinità, l’uso dell’energia spirituale e la pratica della spiritualità.
Molti dei classici nel Daozang sono registrazioni e riassunti della comunicazione dei taoisti con “Ling” durante la pratica.
Il Daozang fornisce ai praticanti taoisti la conoscenza di “Ling” e i metodi per usare “Ling”.
In sintesi, il “Daozang” è il vettore della cultura taoista e “Ling” è il concetto centrale della fede taoista. I due dipendono l’uno dall’altro e insieme costituiscono il vasto e profondo sistema del taoismo. 「道藏」(Daozang)是道教經典的總集,相當於佛教的「大藏經」。而「靈」(Ling)在道教中是一個非常重要的概念,兩者之間有著密切的關聯。以下是「道藏」與「靈」在意大利語中的解釋:
Di seguito riportiamo fonti dell’antica cultura Cinese, è un antico dizionario cinese dell’dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.), il primo dizionario cinese completo esistente, e nel Língshū “靈樞”che si traduce letteralmente come “Perno Spirituale” o “Cardine Spirituale”. È noto soprattutto come il titolo di una delle due parti principali del Huangdi Neijing (Classico Interno dell’Imperatore Giallo), un antico testo cinese fondamentale per la medicina tradizionale cinese, risalente a un’epoca stimata tra il periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.) e la dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.). In questi antichi testi classici,oltre le ossa oracolari ancor più antiche, viene chiaramente identificato il valore semantico dell’ideogramma 靈 REI (giapponese) Ling (cinese) oltre ad ulteriori fonti giapponesi sul fondatore della disciplina REIKI, le quali in modo inequivocabile dimostrano che l’origine di tale disciplina sia totalmente da ricercare nel novero delle culture d’oriente: Shintoismo, Buddismo Esoterico, Taoismo. 神道 (Shintō) Buddismo Esoterico: 密教 (Mikkyō) Taoismo: 道教 (Dōkyō).
Mantra della LUCE
A nostro avviso il REIKI 靈氣 è una Disciplina psicofisica rigenerante, che può suscitare stati meditativi e facilitare processi di guarigione naturali, non si tratta di un religione anche se il substrato culturale di riferimento afferisce chiaramente alle Vie d’oriente.
Alcuni inserti/link specificano in modo dettagliato i richiami culturali afferenti al simbolismo REIKI , ai luoghi di riferimento KURAMA YAMA, alle connessioni con le arti curative e le arti marziali. Inoltre specifichiamo la posizione della Chiesa Cattolica nei confronti del Reiki e confutiamo la teoria erronea relativa alla manipolazione dei gesuiti. Alcuni link sono rivolti alla biografia del fondatore del Reiki 靈氣. Mikao Usui dimostrano la sua totale estraneità dal cristianesimo e la sua adesione a culti tipici del Giappone. Riportiamo inoltre un intervista a Frank Arjava Petter, dopo lunghe ricerche rinvenne nel cimitero nel tempio di Saihoji, a Tokyo, la tomba di Usui, e il memoriale stele (l’Usui Memorial) in pietra naturale, alto più di tre metri, eretto dall’organizzazione creata da Usui, l’Usui Reiki Ryoho Gakkai. Frank Arjava Petter esplora la forma tradizionale di Reiki appresa direttamente dai suoi maestri, in contrasto con le evoluzioni occidentali.
Lo Shuowen Jiezi (說文解字, “Discutere di scrivere e spiegare i caratteri”) è un antico dizionario cinese dell’dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.), il primo dizionario cinese completo esistente. Fu compilato da Xu Shen (許慎) e pubblicato intorno al 100-121 d.C.
Nel dizionario Shuowen : Shuowen Jiezi (cinese :說文解字; lett . “Discutere di scrivere e spiegare i caratteri”) è un anticodizionario cinese delladinastia Han . E’ così descritto: composto fono-semantico (形聲, OC *reːŋ ): fonetico霝 ( OC *reːŋ ) + semantico玉 ( “ giada ” ) . La componente semantica玉(“giada”) può essere sostituita con 巫 (“sciamana”), come nella forma attuale, o con心 (“cuore”) o 示 (“tavoletta commemorativa”) nelle antiche forme di iscrizione in bronzo.
Numinoso numinóso agg. e s. m. [dal ted. numinos, der. del lat. numen –mĭnis «nume»]. – Termine coniato dal teologo ted. Rudolf Otto (nella sua opera Das Heilige «Il Sacro», 1917) e da lui introdotto nella filosofia e nella storia delle religioni per indicare l’esperienza peculiare, extra-razionale, di una presenza invisibile, maestosa, potente, che ispira terrore ed attira: tale esperienza costituirebbe l’elemento essenziale del «sacro» e la fonte di ogni atteggiamento religioso dell’umanità
Di seguito diamo alcune delucidazioni sul termine che detiene un valore POLISEMANTICO ,come per esempio nella lingua italiana spirito
spirito( persona di spirito/spiritoso)
Spirito (in senso di atmosfera spirituale)
spirito (indole es spirito libero) spirito (alcolico) spirito (in toscana alcol)
spìrito (ant. e poet. spirto) s. m. dal lat. spirĭtus -us «soffio, respiro, spirito vitale», derivato di spirare: ricalca il gr. πνεῦμα (che è l’equivalente del lat. spiritus); «alcole» è un termine alchimistico formato partendo dall’accezione di «esalazione»
eccc… il termine REI è polivalente, nel contesto di riferimento alla disciplina, detiene un indubbia valenza di tipo esotericoperciò termine attualmente desueto e non comune anche in Giappone .
Troviamo più fonti di riferimento sul IDEOGRAMMA 靈 REI
L’ideogramma 霊 tama ( in base al suo posizionamento l’ideogramma cambia fonema) è la semplificazione dell’antico ideogramma 靈 Rei Spirito, atmosfera spirituale mentre 言 Koto può essere tradotto con parola/discorso.
“spirito della parola”“potere del linguaggio”, “parola potente”, “parola magica” e “suono sacro”.
In questo fonte iniziamo ad intravvedere i fondamenti etimologici del termine REIKI, ritrovando in questa pratica un integrazione della disciplina stessa , in riferimento al Noto Maestro Ueshiba, fondatore dell’AIKIDO.
靈樞Il perno spirituale o perno geniale, perno magico, perno meraviglioso, perno numinoso. Ling 靈 è un ideogramma difficile da tradurre in modo univoco.
Nel Lingshu 靈樞 si parla della relazione fondamentale dell’uomo con il Cielo, tramite gli Spiriti, si dice cioè che le attività terrene sono sempre basate su influssi celesti. Si potrebbe parlare di un trattato di psicologia cinese, se non fosse che la categoria della psiche non è presente nel mondo cinese (nel senso che una divisione tra psiche e soma non viene presentata). Il tutto viene esposto secondo la dottrina dello yin e dello yang e delle cinque fasi wuxing (五行), le categorie del qi che dal I secolo a.C. sono servite a declinarlo.
靈樞 Il perno spirituale o perno geniale, perno magico, perno meraviglioso, perno numinoso. Ling 靈 è un ideogramma difficile da tradurre in modo univoco. Nel Lingshu 靈樞 si parla della relazione fondamentale dell’uomo con il Cielo, tramite gli Spiriti, si dice cioè che le attività terrene sono sempre basate su influssi celesti.
L’ipotesi delle origini sciamaniche del Reiki si attestano sull’interpretazione dell’ideogramma Wu 巫 nella lingua cinese rappresenta lo sciamano/a si presente nella parte inferiore dell’ideogramma Rei/Ling 靈 , la ritualità evocativa e le procedure richiamano parassi di derivazione della cultura sciamanica d’oriente ”Agli albori della Medicina Tradizionale Cinese nel periodo delle ossa oracolari dove abbiamo testimonianza della cura attraverso ”esorcismo” tramite tecniche di movimento fisico ed emissione vocale..” (confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi)
Lo wu è un zhu. La donna essendo in grado di danzare ciò che è senza forma, fa discendere gli spiriti. Il carattere rappresenta una persona con due maniche in posizione di danza… In tempi antichi Wu Xian fu la prima ad essere una wu… In caso di uomini, essi vengono chiamati xi; in caso di donne, esse vengono chiamate wu. 巫,祝也。女能事无形以舞降神者也。象人兩褎舞形……古者巫咸初作巫……在
Si dice che fu Sensei Mikao Usui, ricercatore spirituale praticante di discipline psicofisiche kiko/qi Gong, di arti marziali che lo riscoprì, al inizio del 1900, lo chiamò Reiki.
Gli ideogrammi che compongono il termine Reiki rappresentano la connessione tra 靈 Rei/Ling energia universale (atmosfera, Non Manifesto, implicito Spirito) ki qi 氣 espressione individuale di tale energia. Sul termine cinese Ling 靈 , se ne trova traccia scritta, con riferimento al suo aspetto funzionale come capacità di proiezione psichica sul mondo esterno, di fatto, il termine Shen 神 (spirito) viene sostituito da Ling 靈, in italiano si traduce in entrambi i casi spirito, ma nell’antica cultura cinese, si suppone abbia l’aspetto di rilevanza Yin陰, nella filosofia cinese tradizionale, il principio, la forza passiva, negativa, femminile dell’universo, complementare allo yang, come veicolo che permette l’interazione tra l’energia individuale e l’energia universale. Medicina cinese: la Radice e i Fiori Giulia Boschi pag 207 Nello Shangshu 尚書 (Venerabili documenti, testo noto anche come Shujing 書經, Classico dei Documenti), il Cielo, o “Firmamento” (Tian 天), e la Terra (Di 地) sono definiti padre e madre dei Diecimila esseri (wanwu萬物), tra i quali l’uomo si distingue poiché dotato di una natura spirituale e numinosa (ling 靈, Shangshu 27/23/13). Questo testo, noto anche come “Classico dei Documenti”, è una delle opere più antiche della letteratura cinese. Contiene documenti storici, discorsi e proclami risalenti alla dinastia Zhou e a periodi precedenti.
l’etimologia del carattere taoista “灵” (líng), che significa “numinoso” o “efficace”.
Pronuncia: Il carattere si pronuncia “líng”.
Significato: Nel Daoismo, “líng” si riferisce a un potere spirituale che può essere posseduto da un praticante o da un rituale.
Etimologia: Il carattere è composto da:
Pioggia (雨): La parte superiore del carattere.
Tre bocche (口): La parte centrale del carattere.(mantra)
Sciamana (巫): La parte inferiore del carattere.
Sciamana (巫): A sua volta, il carattere dello sciamano è composto da due persone (人) che collegano il cielo (丨) e la terra (一).
Traduzione del testo esplicativo: 本义为 “神灵”。 (Běnyì wèi “shénlíng”): Il significato originale è “divinità” o “spirito”. 字的上部原是 “雷” (参见 “零” 字条), 表示细雨迷濛, 也表声; (Zì de shàngbù yuán shì “léi” (cānjian “líng” zìtiáo), biǎoshì xìyǔ míméng, yě biǎo shēng): La parte superiore del carattere originariamente era “tuono” (vedi la voce “zero”), che indicava una pioggerella confusa e ne rappresentava anche il suono; 下部金文原作 “示” (祭桌)、 “王” (玉) 或 “心”。 (Xiàbù jīnwén yuánzuò “shì” (jì zhuō), “wáng” (yù) huò “xīn”): La parte inferiore, nelle iscrizioni su bronzo, originariamente era “mostrare/altare sacrificale”, “giada” o “cuore”. 小篆才有从 “巫” 的 “或体”, 用于 “跳舞降神的巫师” 义, 见于 《楚辞》。 (Xiǎozhuàn cái yǒu cóng “wū” de “huò tǐ”, yòng yú “tiàowǔ jiàng shén de wūshī” yì, jiàn yú “chǔ cí”): Solo nella scrittura del Piccolo Sigillo compare la variante con il radicale “sciamano”, usata nel significato di “sciamano che danza per invocare gli spiriti”, come si vede nel “Canzoni di Chu”.
Colonna di destra (Evoluzione del Carattere): 甲骨文 (Jiǎgǔwén): Ossi oracolari 金文 (Jīnwén): Iscrizioni su bronzo 小篆 (Xiǎozhuàn): Piccolo Sigillo 隶书 (Lìshū): Scrittura ufficiale 楷书 (Kǎishū): Scrittura regolare 草书 (Cǎoshū): Scrittura corsiva 行书 (Xíngshū): Scrittura corrente 简化字 (Jiǎnhuàzì): Carattere semplificato
Ideogrammi nella colonna di destra (dall’alto verso il basso):
雷 (léi): Tuono 霊 (Ling): Ideogramma complesso di spirito, anima 重 (zhòng/chóng): pesante/ripetere 室 (shì): stanza, casa 灵 (líng): Ideogramma semplificato di spirito, anima
Pronuncia: ling “霝” è la prima parola di “spirito” (spirito).
“霝” è la forma originale di “靈” (灵). Originariamente si riferiva alla pioggia che cade (vedi spiegazione di “霝, 霖”). Nell’antichità, la gente credeva che la pioggia richiedesse preghiere al cielo e agli dei, e che il cuore dovesse essere sincero, come nel detto “se il cuore è sincero, allora è efficace” (心诚则灵). Pertanto, è emerso il carattere “靈”. La parte superiore è “霝”, che rappresenta la pioggia che cade, e la parte inferiore è “示”, che rappresenta l’altare sacrificale. Per esprimere sincerità, a volte veniva aggiunto il carattere “心” sotto “霝”, formando “𩇣”; inoltre, poiché gli antichi consideravano la giada (“玉”) preziosa e spirituale, a volte veniva aggiunto “玉” sotto “霝”, formando “𩇣”. Successivamente, la preghiera per la pioggia divenne una professione dei sacerdoti, e coloro che si dedicavano a questa professione erano chiamati “巫” (sciamani). Pertanto, nel piccolo sigillo, “巫” fu aggiunto sotto “霝”, formando “靈”. Il “Shuowen Jiezi” (说文解字) spiega: “灵, ling wu. Si usa la giada per servire gli dei. Da 玉, suono 霝. 靈, a volte da 巫.” L’attuale carattere semplificato è “灵”. 𩆜 nel dizionario Shuowen : Shuowen Jiezi (cinese :說文解字; lett . “Discutere di scrivere e spiegare i caratteri”) è un anticodizionario cinese delladinastia Han . E’ così descritto:
composto fono-semantico (形聲, OC *reːŋ ): fonetico霝 ( OC *reːŋ ) + semantico玉 ( “ giada ” ) La componente semantica玉(“giada”) può essere sostituita con 巫 (“sciamana”), come nella forma attuale, o con心 (“cuore”) o 示 (“tavoletta commemorativa”) nelle antiche forme di iscrizione in bronzo.
Nello Shangshu 尚書 (Venerabili documenti, testo noto anche come Shujing 書經, Classico dei Documenti), il Cielo, o “Firmamento” (Tian 天), e la Terra (Di 地) sono definiti padre e madre dei Diecimila esseri (wanwu萬物), tra i quali l’uomo si distingue poiché dotato di una natura spirituale e numinosa (ling 靈, Shangshu 27/23/13).
Si dice che “Sonten” è “l’energia cosmica che mantiene viva tutta la vita 尊天 とは「すべての生命の生かし存在させる宇宙エネルギー “Sonten” sia l’immagine principale della trinità di Bishamon Tenno , Senju Kanzeon Bodhisattva e Goho Maouson 「尊天」とは毘沙門天王、千手観世音菩薩、護法魔王尊の三身一体の本尊であるという。開山は鑑真の高弟・鑑禎(がんてい)。 Tempio Kurama Kondo Secondo il sito ufficiale, il Kongo-doko di fronte alla sala principale “simula un mandala stellare in cui le vibrazioni di Sonten, l’energia dell’universo, si diffondono all’infinito, e gli esseri umani che immagazzinano il potere dell’universo nel profondo sono collegati a Sonten, che è l’universo stesso. Sembra essere un luogo che favorisce l’unificazione.
Poichè in rete, vi sono innumerevoli teorie, spesso non supportate da rigorosa ricerca di fonti, tra le quali una teoria in merito all’utilizzo manipolatorio del reiki da parte dell’ordine dei Gesuiti di seguito riportiamo un link di riferimento Massimo Introvigne (un sociologo e saggista ,cattolico fondatore e direttore del Centro studi sulle nuove religioni (CESNUR), una rete internazionale di studiosi di nuovi movimenti religiosi, ) che segnala la posizione della Chiesa Cattolica in merito. https://alleanzacattolica.org/il-reiki-tecnica-o-religione/
”Nel mondo cristiano ci si chiede spesso con preoccupazione se il reiki sia semplicemente una tecnica, o non sia invece una religione, che, in quanto fondata su nozioni orientali o panteistiche, sarebbe incompatibile con la fede cristiana.” La relazione tra il Reiki e la Chiesa Cattolica è complessa e caratterizzata da una sostanziale incompatibilità dottrinale. Ecco alcuni punti chiave:
Differenze di visione spirituale:
Il Reiki si basa su una visione energetica del mondo, con concetti come il “ki” (energia vitale) che non trovano riscontro nella teologia cattolica.
La Chiesa Cattolica, invece, fonda la sua visione sulla fede in un Dio personale e trascendente, e sulla grazia divina come fonte di guarigione.
Guarigione:
Nel Reiki, la guarigione è vista come il risultato del riequilibrio energetico attraverso l’imposizione delle mani.
Nella tradizione cattolica, la guarigione è spesso associata alla preghiera, ai sacramenti e all’intercessione dei santi, e considerata un dono di Dio.
Preoccupazioni della Chiesa:
La Chiesa esprime preoccupazione per il rischio di sincretismo, ovvero la commistione di credenze e pratiche diverse, che potrebbe allontanare i fedeli dalla dottrina cattolica.
Inoltre, la chiesa mette in guardia sui pericoli di pratiche che potrebbero sconfinare nello spiritismo o nell’occultismo.
Documenti ufficiali:
La Chiesa Cattolica, attraverso documenti ufficiali, ha espresso la sua posizione critica nei confronti del Reiki, sottolineando l’incompatibilità con la fede cristiana.
In particolare, alcuni vescovi hanno affermato che il reiki “non sarebbe appropriato per le istituzioni cattoliche”.
In sintesi, la Chiesa Cattolica considera il Reiki una pratica incompatibile con la dottrina cristiana, a causa delle differenze fondamentali nella visione spirituale e nella comprensione della guarigione.
Si evincono posizioni chiaramente volte a ribadire l’esclusività del controllo sull’interiorità da parte dei ”mediatori della Chiesa”, del resto la Chiesa cattolica invita alla prudenza e al discernimento nell’approccio alla meditazione e allo yoga, incoraggiando i fedeli a rimanere saldi nella loro fede cristiana e a privilegiare la preghiera e la contemplazione cristiana. La Chiesa generalmente non si oppone agli aspetti puramente fisici dello yoga, come gli esercizi di stretching e respirazione, che possono essere benefici per la salute. Tuttavia, mette in guardia dai rischi spirituali associati alle pratiche di meditazione e yoga che hanno radici in religioni orientali, come l’induismo e il buddismo.
L’uso di tecniche di meditazione orientale, gli enneagrammi, il New Age e via dicendo. Sono tutti “deboli e poveri elementi di questo mondo”, come li ha chiamati San Paolo, se paragonati alla potenza del Vangelo. ‘Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità…’ (Col 2,8-9)”. fonte https://www.ancoraonline.it/2015/03/19/il-gris-risponde-da-dove-proviene-il-reiki/
La teoria che lega i Gesuiti al Reiki emerge principalmente in ambiti non accademici, come blog, libri di nicchia o testi critici verso la New Age. Secondo alcune di queste narrazioni, Mikao Usui sarebbe stato influenzato dai Gesuiti o addirittura un loro membro segreto, e il Reiki sarebbe uno strumento da loro usato per scopi occulti o di manipolazione spirituale. Si sostiene, ad esempio, che: Usui, convertitosi al cristianesimo a 16 anni (dato non verificato storicamente), sarebbe stato educato dai Gesuiti e avrebbe incorporato elementi cristiani nel Reiki.
I Gesuiti, noti per la loro presenza in Giappone secoli prima, avrebbero lasciato un’eredità culturale o spirituale che avrebbe influenzato indirettamente Usui.
Il Reiki sarebbe una sorta di “arma occulta” gesuita, mascherata da pratica orientale, per diffondere un’energia spirituale ambigua o addirittura pericolosa.
Un punto spesso citato in queste teorie è il presunto legame tra Usui e l’Università Doshisha, fondata nel 1875 a Kyoto da Joseph Hardy Neesima, un giapponese convertito al cristianesimo con il supporto di missionari protestanti americani (non Gesuiti). Alcuni teorici del complotto confondono o collegano erroneamente questa istituzione ai Gesuiti, suggerendo che Usui vi abbia insegnato o ne sia stato influenzato. Analisi critica Non ci sono documenti storici che confermino un legame diretto tra i Gesuiti e il Reiki. Ecco alcune osservazioni: Cronologia: I Gesuiti furono espulsi dal Giappone nel 1614 e il paese rimase chiuso agli stranieri fino al 1853 (Restaurazione Meiji). Usui nacque nel 1865 e sviluppò il Reiki nel XX secolo, in un periodo in cui l’influenza gesuita in Giappone era praticamente nulla.
Fonti: Le affermazioni su Usui come gesuita o cristiano derivano da racconti posteriori, spesso contraddittori, e non sono supportate da prove biografiche autentiche. La Usui Reiki Ryoho Gakkai, l’organizzazione fondata da Usui, non menziona alcun legame con il cristianesimo o i Gesuiti.
Teologia e pratica: Il Reiki si basa su concetti di energia universale (ki) che non trovano paralleli nella spiritualità ignaziana, centrata invece sugli Esercizi Spirituali e sulla relazione personale con Dio attraverso Cristo. I Gesuiti, inoltre, erano tradizionalmente ostili a pratiche che potessero essere considerate superstiziose o non ortodosse.
Interpretazione La presunta relazione tra Gesuiti e Reiki sembra essere una costruzione speculativa, forse nata dall’esigenza di alcuni critici di collegare una pratica orientale percepita come ambigua a una narrazione di controllo o infiltrazione religiosa occidentale. Potrebbe anche riflettere una diffidenza verso i Gesuiti, spesso dipinti in teorie cospirative come manipolatori occulti, un’immagine alimentata dalla loro storia di potere e influenza. In sintesi, storicamente e teologicamente non esiste una relazione documentata tra i Gesuiti e il Reiki. La connessione appare come un’ipotesi priva di fondamento concreto, più vicina alla speculazione che alla realtà storica.
”Anche la teoria dei Chakra è contraria alla fede cristiana e rischiosa, perché apre a mondi occulti, dove è assai facile l’incontro col Maligno. […] Non è certo casuale che, per esempio, tanto nel Reiki, quanto nella cosiddetta apertura dei Chakra, si invochino forze misteriose utilizzando formule e parole il cui significato rimane occultato, spesso persino al maestro che le pronuncia ” (G. AMORTH – R.I. ZANINI, Più forti del male, San Paolo, Milano 2010, p. 154).
In giapponese, “Reiju” (霊授) è un termine che si riferisce a una ”cerimonia” , attivazione, iniziazione o sintonizzazione importante all’interno della pratica del Reiki. Ecco alcuni punti chiave:
Significato:
“Rei” (霊) significa “spirito” o “anima”.
“Ju” (授) significa “dare” o “conferire”.
Quindi, “Reiju” può essere tradotto come “conferimento dello spirito” o “dare l’anima”.
Il Reiju è una cerimonia di iniziazione o attivazione utilizzata nel Reiki per sintonizzare una persona con l’energia Reiki.
Inevitabilmente in contesto cattolico, questa viene ritenuto basandosi intransigente l’affermazione del padre della Chiesa Cipriano “Nulla salus extra Ecclesiam”, ovvero, non c’è nessuna salvezza fuori dalla Chiesa, un atto di ”possessione di flussi di forze estranee” alla cultura cattolica, mentre si tratta di un disciplina psicofiscica di presenza a se stessi nel qui ed ora, che può indurre stati meditativi o di piacevole benessere, e facilitare i processi naturali di ”guarigione”, rigenerazaione psicofisica ed equilibrio.
Si può invece evidenziare l’ampia diatriba tra le diverse organizzazioni, che promuovono il REIKI, le quali ritengono di ”trasmettere” la forma originaria , e vantano di discendere da un autentico lignaggio, assai difficile risalire alla veridicità dei fatti soprattutto se avulsi dal contesto del complesso sistema sincretistico giapponese e dei suoi innumerevoli rivoli ed intrecci nei secoli. In merito alle varie correnti consigliamo il testo di Dario Canil
A nostro avviso è indiscutibile che alcuni soggetti abbiano fatto un uso improprio di tale disciplina approfittando delmercato della spiritulità, frutto di una tendenza particolarmente marcata nella visione moderna capitalistica della ricerca smodata del profitto.
Indubbiamente il Reiki come ogni altra disciplina di interiorità NECESSITA di un adeguata preparazione ed una pratica condotta con massimo rigore etico.
IPOTESI in merito agli ideogrammi/simboli fulan (glifi intersecati)
Grazie a Frank Arjava Petterè oggi possibile avere accesso a molte informazioni sconosciute in Occidente sull’origine del Reiki in Giappone e su molte tecniche originali. Nel marzo del 1979 Frank Petter si ripropone di salvare sue fratello dalle grinfie del “cattivo” Guru Osho Rajneesh. Una volta a Poona, in India, rimane molto colpito da questo maestro spirituale e, sotto la sua direzione, sperimenta anni meravigliosi di meditazione e di esperienza di sé. All’inizio degli anni ’80 la vita porta Frank Arjava Petter negli Stati Uniti, dove effettua una miriade di diverse esperienze, tra cui fare il poeta e il giardiniere. Lasciata l’America, la sua casa per un paio d’anni è ovunque e in nessun posto. Periodicamente torna in India a meditare. Un bel giorno uno dei suoi viaggi si prolunga e si trattiene in Giappone per diversi anni dove insieme all’ormai ex moglie Chetna Kobayashi, abita a Sapporo, circa 1500 chilometri a nord di Tokyo. Di fatto “reintroduce” il Reiki in Giappone, formando i primi Reiki Master che diffondono sul territorio il Metodo Reiki. Durante la sua permanenza in Giappone Arjava scopre il Manuale Reiki Originale del dott. Mikao Usui pubblicato in inglese con il titolo Original Reiki Handbook of Dr. Mikao Usui, in tedesco con il titolo Original Reiki Handbuch des dr. Mikao Usui.
Frank Arjava Petter, dopo lunghe ricerche trova, nel cimitero del tempio di Saihoji, a Tokyo, la tomba di Usui, che è lì sin dal 1927, un anno dopo la sua morte. Vicino alla tomba c’è un monumento, (l’Usui Memorial) in pietra naturale, alto più di tre metri, eretto dall’organizzazione creata da Usui, l’Usui Reiki Ryoho Gakkai.
Dettaglio dell’antico Kanji (ideogramma) giapponese REIKI sull’Usui Memorial Su questa pietra è incisa la storia della vita di Usui Sensei – come e dove egli scoprì il Reiki – per mezzo delle parole del Sig. Ushida, il successore nominato da Usui Sensei stesso.
Attualmente in Italia, presso librerie internazionali, sono disponibili le versioni in inglese e in tedesco dei suoi libri Das Reiki Feuer e Reiki, das Erbe des dr. Usui, mentre facilmente reperibili sono i due testi Lo Spirito del Reiki, scritto con Walter Lübeck e William Lee Rand e Tecniche di Trattamento Reiki, scritto con Walter Lübeck.
直傳靈氣 JIKIDEN REIKI
Questa intervista con Frank Arjava Petter esplora Jikiden Reiki, definendola la forma tradizionale di Reiki appresa direttamente dai suoi maestri, in contrasto con le evoluzioni occidentali. Petter spiega che Jikiden Reiki enfatizza la pratica focalizzata sul presente e sul miglioramento interiore (“shin shin kaizen”), piuttosto che l’invio di Reiki a situazioni esterne. Si discute anche della semplicità della pratica, dell’importanza della ripetizione per l’illuminazione intrinseca, e della non necessità di simboli specifici occidentali per la sua efficacia. Infine, Petter offre consigli sulla protezione energetica attraverso l’apertura del cuore e la coltivazione dell’amore interiore, sottolineando che la vera protezione risiede in uno stato d’animo centrato e positivo.
I principi fondamentali e le pratiche distintive del Jikiden Reiki, secondo la fonte, si concentrano sul mantenimento della tradizione di insegnamento ricevuta direttamente da Chiyoko Yamaguchi, che a sua volta l’ha appresa dal suo maestro Hayashi Sensei, allievo di Usui Sensei. Il termine “Jikiden” significa semplicemente “tradizionale” e sottolinea l’intenzione di insegnare il Reiki nello stesso modo in cui è stato appreso dal passato, senza modifiche.
Ecco alcuni aspetti fondamentali e pratiche distintive del Jikiden Reiki:
Tradizione e Invariabilità dell’Insegnamento: Il Jikiden Reiki si impegna a mantenere l’insegnamento tradizionale senza alterazioni, a differenza di altre forme di Reiki, come il Reiki occidentale, che ha subito modifiche nel tempo a causa dell’influenza di diversi insegnanti e culture.
Focus sull’Esperienza Pratica: C’è una forte enfasi sulla pratica diretta (pratica) piuttosto che sulla teoria. Chiyoko Yamaguchi sosteneva che la comprensione teorica si sviluppa attraverso l’esperienza pratica.
Shin Shin Kaizen come Obiettivo Primario: L’obiettivo principale del Reiki, secondo Usui Sensei, è lo “shin shin kaizen“, che si traduce come il metodo di guarigione Reiki per il miglioramento del cuore e della mente (shin) e del corpo fisico (shin).
Trattamento Individuale e Presenza nel “Qui e Ora”: Il Jikiden Reiki si concentra sul trattamento di persone (sé stessi o altri) uno a uno, o al massimo un gruppo di persone che trattano una singola persona. Non è originariamente concepito per inviare Reiki a situazioni, relazioni o eventi distanti come terremoti. L’importanza è posta sul “qui e ora”: lavorare sul presente per migliorare il passato e il futuro. Invece di inviare Reiki a una situazione futura (ad esempio, un esame), si lavora sulla causa sottostante nel presente (come la mancanza di autostima).
Semplicità e Umiltà: L’approccio è semplice e pratico, incoraggiando l’umiltà e concentrandosi sul cambiamento a partire dal proprio ambiente immediato. Invece di cercare di influenzare grandi eventi a distanza, si incoraggia a essere gentili e amorevoli nella propria vita quotidiana.
Assenza del Simbolo Dai Ko Myo nelle Iniziazioni Originali: A differenza del Reiki occidentale, il Jikiden Reiki sostiene che il simbolo Dai Ko Myo 大光日月 non faceva parte delle iniziazioni (reiju) originali di Usui Sensei e non è necessario per praticare efficacemente il Reiki. Questo simbolo è comparso nelle lignaggi del Reiki occidentale.
Protezione Energetica Attraverso l’Apertura del Cuore: La protezione contro le energie negative non si basa su tecniche specifiche o simboli, ma sull’apertura del cuore e sul riempirlo d’amore attraverso la respirazione e l’immaginazione. Essere centrati, rilassati e in armonia con sé stessi è la vera protezione. La paura di essere feriti può paradossalmente creare problemi.
Enlightened Action (Azione Illuminata): La pratica del Reiki in sé è considerata un’azione illuminata, non un mezzo per ottenere qualcosa (come la guarigione futura o l’illuminazione). L’atto di praticare con la mente giusta è ciò che conta. La ripetizione della pratica non ha lo scopo di ottenere certificati o qualcosa di nuovo, ma di interiorizzare un atteggiamento mentale corretto.
In sintesi, il Jikiden Reiki si distingue per la sua fedeltà agli insegnamenti originali, la sua enfasi sulla pratica esperienziale nel presente, la semplicità dell’approccio e una visione del Reiki focalizzata sul miglioramento personale interiore piuttosto che sull’intervento a distanza su situazioni esterne. Secondo il testo, l’obiettivo primario del Jikiden Reiki, rifacendosi alle parole di Usui Sensei, è lo “shin shin kaizen”.
Shin (心) si riferisce al cuore e alla mente.
Shin (身) si riferisce al corpo fisico.
Kaizen (改善) significa miglioramento.
Pertanto, “shin shin kaizen” può essere tradotto come il metodo di guarigione Reiki per il miglioramento del cuore, della mente e del corpo fisico. Questo obiettivo viene perseguito attraverso varie tecniche del Reiki, come i Gokai (cinque principi) per guarire la mente dalle impurità e il trattamento con le mani per migliorare il corpo fisico e lo stato psico-emotivo. L’intento è di alleviare la sofferenza legata al corpo fisico e alla sfera psico-emotiva. La tradizione del Jikiden Reiki non è stata fondata da una singola persona nel senso di aver creato un nuovo sistema. Piuttosto, essa rappresenta una linea di insegnamento tradizionale del Reiki che si è mantenuta più vicina a come è stata trasmessa originariamente.
Mikao Usui (Usui Sensei) è il fondatore del Reiki stesso.
Chujiro Hayashi (Hayashi Sensei) è stato uno degli allievi di Usui Sensei.
Chiyoko Yamaguchi ha appreso il Reiki direttamente da Hayashi Sensei. Il Jikiden Reiki si basa sugli insegnamenti che lei ha ricevuto e tramandato senza modifiche.
Dopo la scomparsa di Chiyoko Yamaguchi nel 2003, suo figlio minore, Tadao Yamaguchi, ha assunto la guida della tradizione.
Quindi, mentre Mikao Usui è il fondatore del Reiki, la tradizione specifica del Jikiden Reiki si definisce per la sua adesione agli insegnamenti tramandati attraverso la linea di Hayashi Sensei a Chiyoko Yamaguchi. È la pratica e la preservazione di questo lignaggio di insegnamento, senza le alterazioni che si sono verificate in altre forme di Reiki, che caratterizzano il Jikiden Reiki. Lo Jikiden Reiki differisce dal Reiki occidentale in diversi modi fondamentali, come emerge dalla fonte fornita e dalla nostra conversazione precedente. Ecco i principali punti di divergenza:
Lignaggio e Trasmissione:Lo Jikiden Reiki si definisce come la trasmissione diretta (jikiden) dell’insegnamento di Reiki così come Chiyoko Yamaguchi lo ha appreso dal suo maestro Hayashi Sensei, il quale era a sua volta un allievo di Usui Sensei. Il Reiki occidentale, invece, si è diffuso principalmente attraverso gli insegnamenti di Takata Sensei, un’altra allieva di Hayashi Sensei. Secondo la fonte, l’insegnamento del Reiki nella linea Takata e nelle successive (Reiki occidentale) ha subito alterazioni da parte sua, dei suoi studenti e dei loro studenti, influenzato dalla cultura e dall’ambiente in cui veniva insegnato e praticato.
Invariabilità dell’Insegnamento: Una delle caratteristiche distintive del Jikiden Reiki è il suo impegno a mantenere l’insegnamento tradizionale senza cambiamenti. Il suo “marchio” e la sua intenzione sono di insegnare nello stesso modo in cui è stato appreso dal passato. Al contrario, il Reiki occidentale ha visto uno sviluppo e una diversificazione delle tecniche e delle applicazioni nel tempo.
Obiettivo Primario del Reiki: Secondo lo Jikiden Reiki, basandosi sulle parole di Usui Sensei, l’obiettivo primario è lo “shin shin kaizen”, ovvero il miglioramento del cuore e della mente (shin) e del corpo fisico (shin). Sebbene anche il Reiki occidentale miri alla guarigione e al benessere, la fonte sottolinea che il Jikiden Reiki non era originariamente concepito per lavorare su situazioni esterne, relazioni o eventi distanti come terremoti. L’enfasi è sul trattamento individuale o su piccoli gruppi che trattano una persona.
Focus sul “Qui e Ora”: Lo Jikiden Reiki pone una forte enfasi sul lavorare nel “qui e ora”. Si considera che tutto ciò che è accaduto in passato e accadrà in futuro è determinato dal presente. Pertanto, l’intervento si concentra sul momento attuale per migliorare la condizione generale. Ad esempio, invece di inviare Reiki a un esame futuro, si lavora sulla mancanza di fiducia in sé stessi nel presente.
Semplicità e Approccio Pratico: Lo Jikiden Reiki è descritto come un approccio semplice e pratico. C’è una maggiore enfasi sulla pratica diretta (pratica) piuttosto che su teorie complicate. Chiyoko Yamaguchi sosteneva che la teoria si scopre attraverso l’esperienza pratica.
Assenza del Simbolo Dai Ko Myo nelle Iniziazioni Originali: Una differenza significativa è che il Jikiden Reiki sostiene che il simbolo Dai Ko Myo 大光 明 esisteva nelle tradizioni giapponesi originali e che Usui Sensei non lo utilizzava nelle iniziazioni (reiju) Questo simbolo è invece presente nei lignaggi del Reiki occidentale.
Protezione Energetica: Nello Jikiden Reiki, la protezione contro le energie negative non si basa su tecniche specifiche o simboli esteriori, ma sull’apertura del cuore e sul riempirlo d’amore attraverso la respirazione e l’immaginazione. Essere centrati, rilassati e in armonia con sé stessi è considerata la vera protezione. La paura di essere feriti viene vista come controproducente.
“Enlightened Action” (Azione Illuminata): Lo Jikiden Reiki considera la pratica stessa del Reiki come un’azione illuminata, non un mezzo per raggiungere un obiettivo futuro come la guarigione o l’illuminazione. L’atto di essere presenti e praticare con la giusta mentalità è ciò che conta, e la ripetizione serve a interiorizzare questo stato mentale. Questo si distingue da una mentalità occidentale più orientata al raggiungimento di risultati futuri.
Ecco i punti chiave su come praticare questa forma di protezione, basati sulle informazioni fornite:
Respirazione Profonda e Centratura: Il primo passo importante è respirare correttamente, portando il respiro nella parte inferiore dell’addome, circa due o tre centimetri sotto l’ombelico. Questo crea spazio nel torace e aiuta a rimanere centrati. Quando si è centrati, si è meno vulnerabili alle influenze esterne.
Visualizzazione del Cuore Pieno d’Amore: Si suggerisce di immaginare il proprio cuore come una stanza o un recipiente vuoto. Attraverso la respirazione, si inspira amore e si visualizza questo recipiente che si riempie gradualmente. Si può immaginare un colore associato all’amore, come il rosa o il verde.
Irradiazione dell’Amore: Una volta che il cuore è pieno d’amore, si può immaginare che questo amore trabocchi e si diffonda oltre il corpo, creando un’atmosfera di amore, gentilezza e dolcezza. In questo stato, è meno probabile essere feriti dalle negatività esterne, e le persone potrebbero essere meno inclini a tentare di farlo.
Accesso Volontario allo Stato d’Amore: Con la pratica costante (ogni giorno), si impara ad accedere a questo stato di amore nel proprio cuore in qualsiasi momento, senza che dipenda da fattori esterni o da altre persone. Diventa quasi un “pulsante” interiore che si può attivare.
Superare la Paura: È fondamentale allontanarsi dalla paura che qualcosa possa ferirci. Cercare costantemente di proteggersi con mezzi esterni può paradossalmente creare più problemi, come un “vaso di Pandora”.
L’Importanza dell’Atteggiamento: L’atteggiamento interiore gioca un ruolo cruciale. Se ci si aspetta negatività e dolore, è più probabile attrarli. Al contrario, se si genera un’atmosfera di amore e gentilezza nel proprio cuore, questa si diffonderà. Questo è più basato sul sentire che sul semplice pensiero positivo.
In sintesi, la protezione dalle energie negative nel Jikiden Reiki è un processo interiore che si coltiva attraverso la respirazione consapevole, la visualizzazione del cuore pieno d’amore e la pratica costante per rendere questo stato accessibile in ogni momento. L’enfasi è sull’irradiazione di amore come forma di protezione naturale, superando la paura e coltivando un atteggiamento positivo. Non si ricorre a simboli o tecniche esterne specifiche per questo scopo. Secondo le informazioni presenti nella fonte e in linea con la nostra conversazione, la pratica costante è considerata essenziale nel Jikiden Reiki perché l’illuminazione e la comprensione si manifestano attraverso l’esperienza diretta e ripetuta, non attraverso la teoria o il raggiungimento di un obiettivo futuro.
Ecco i motivi principali per cui la pratica continua è fondamentale:
L’illuminazione è nell’azione stessa (“Enlightened Action”): Nel Jikiden Reiki, ispirato a concetti del Buddismo, la pratica non è un mezzo per ottenere qualcosa (come l’illuminazione, la guarigione futura o un certificato), ma l’azione stessa è considerata illuminata. L’atto di sedersi durante la meditazione o di imporre le mani durante un trattamento Reiki, fatto con la giusta consapevolezza e presenza, è intrinsecamente significativo.
La teoria si scopre con l’esperienza: Come affermato da Chiyoko Yamaguchi, “non c’è teoria nel Reiki, c’è solo pratica”. Attraverso la pratica, le “cose sbagliate” escono da sé e la comprensione si sviluppa naturalmente dall’esperienza diretta.
Interiorizzazione della “retta mentalità”: Ripetere le pratiche con la giusta mentalità (essere centrati, presenti, con il cuore aperto e pieno d’amore) aiuta a far sì che questa “retta mentalità” diventi parte della vita quotidiana. È un processo di interiorizzazione di un atteggiamento e di uno stato dell’essere.
Paralleli con altre discipline: La pratica costante nel Jikiden Reiki è paragonata alla ripetizione nelle arti marziali o nel Tai Chi. Anche quando si conosce teoricamente un movimento, la pratica continua è necessaria per perfezionarlo, integrarlo e farlo diventare parte di sé a un livello più profondo.
Semplificazione e naturalità: La ripetizione della pratica nel Jikiden Reiki è vista come un modo per lasciar emergere lo sviluppo naturale. Non si tratta di cercare costantemente qualcosa di nuovo o di complicato, ma di approfondire e raffinare ciò che già si fa attraverso la ripetizione.
Miglioramento di cuore/mente e corpo fisico (“Shin Shin Kaizen”): Secondo le parole di Usui Sensei, il Jikiden Reiki è un metodo di guarigione dell’energia dell’anima (“Usui Reiki Healing Method”) il cui obiettivo primario è il miglioramento del cuore e della mente (shin) e del corpo fisico (shin). Questo è il fine ultimo della pratica.
Alleviare la sofferenza: Il Jikiden Reiki mira ad alleviare le diverse forme di sofferenza che affliggono l’essere umano a livello fisico, psicologico ed emotivo.
Focus sul “Qui e Ora”: Un aspetto cruciale è l’enfasi sul lavorare nel momento presente. Si ritiene che tutto ciò che è stato e sarà sia determinato da ciò che accade ora. Pertanto, l’azione si concentra sul migliorare il proprio stato attuale, il che avrà un impatto positivo sul passato e sul futuro.
Pratica come via per la comprensione: Lo scopo non è tanto teorizzare, quanto praticare costantemente. Chiyoko Yamaguchi sosteneva che la vera comprensione e la “retta mentalità” emergono direttamente dall’esperienza e dalla ripetizione della pratica.
Azione Illuminata: La pratica del Jikiden Reiki è vista come un’azione illuminata in sé stessa, non come un mezzo per raggiungere un obiettivo futuro come la guarigione o l’illuminazione. L’essere presenti e agire con la giusta intenzione durante la pratica è fondamentale.
Promozione di un atteggiamento interiore positivo: Attraverso la pratica e la centratura, si mira a coltivare uno stato interiore di amore, gentilezza e armonia, che funge anche da protezione dalle negatività.
In sintesi, lo scopo fondamentale del Jikiden Reiki è il miglioramento olistico dell’individuo attraverso la pratica costante, focalizzandosi sul presente e promuovendo uno stato di benessere interiore che allevi la sofferenza a livello fisico, mentale ed emotivo. Non è orientato alla manipolazione di situazioni esterne o al raggiungimento di obiettivi futuri, ma piuttosto alla coltivazione di uno stato dell’essere centrato e amorevole nel “qui e ora”.
Secondo quanto affermato nella fonte, c’è una relazione tra il Jikiden Reiki e la filosofia buddista.
Frank Arjava Petter spiega che per illustrare lo scopo del Reiki, si può fare riferimento alla filosofia buddista.
Nella filosofia buddista, è un concetto chiaro che la vita è sofferenza. Tuttavia, questo non è inteso come un’affermazione negativa, ma piuttosto come una constatazione che la sofferenza è legata al corpo fisico e alla sfera psico-emotiva.
Il corpo fisico è soggetto a sofferenza attraverso la malattia, gli infortuni e l’invecchiamento, mentre la sfera psico-emotiva soffre nelle relazioni, nel lavoro e in vari altri aspetti della vita.
Lo scopo del Reiki è alleviare queste forme di sofferenza. Una volta che la sofferenza è alleviata, le cose materiali diventano meno importanti. Una persona felice può essere felice ovunque, anche in circostanze umili, e non ha bisogno di migliorare la propria situazione finanziaria per praticare Reiki.
La fonte aggiunge che il Reiki non è una religione, ma ha sentimenti religiosi che provengono dallo Shintoismo, dal Buddismo, dal Taoismo e dal Confucianesimo.
Uno degli aspetti che deriva dal Buddismo (e dallo Shintoismo) è che le azioni non vengono compiute per ottenere qualcosa, ma per il loro stesso valore, concetto che nel Buddismo è chiamato “azione illuminata”.
In questo senso, la pratica del Reiki non è finalizzata a raggiungere l’illuminazione o un altro obiettivo futuro, come guarire qualcuno. Invece, l’atto stesso di praticare Reiki nel “qui e ora” è considerato un’azione illuminata. La presenza e la connessione tra chi dona e chi riceve Reiki sono una celebrazione della vita.
Questo spiega anche la semplicità del Jikiden Reiki e l’importanza della ripetizione della pratica. L’illuminazione si trova nella pratica stessa, non in un risultato futuro o in un certificato. La ripetizione costante, come nelle arti marziali, mira a far sì che una “mente retta” diventi parte della vita quotidiana.
In sintesi, il Jikiden Reiki condivide con la filosofia buddistala comprensione della sofferenza come parte della condizione umana e vede la sua pratica come un mezzo per alleviarla. Inoltre, il concetto buddista di “azione illuminata” si riflette nell’enfasi sulla pratica del Reiki per il suo valore intrinseco nel momento presente, piuttosto che per un obiettivo futuro.
HIC ET NUNC
Nel Buddismo, si compiono azioni non per ottenere qualcosa in futuro, come l’illuminazione, ma perché l’atto stesso è illuminazione. L’illuminazione non è vista come un traguardo da raggiungere, ma come intrinseca all’azione compiuta nel presente.
Allo stesso modo, nel Jikiden Reiki, la pratica non è finalizzata a raggiungere un obiettivo specifico, come guarire qualcuno in futuro o ottenere l’illuminazione personale. Invece, si pratica Reiki nel “qui e ora” perché l’atto stesso di essere presenti e di connettersi con il cliente è considerato un’azione illuminata. È una celebrazione della vita nel momento presente.
Questo si ricollega all’enfasi del Jikiden Reiki sul lavorare sul “now here and now” (ora, qui e ora). Si considera che tutto ciò che è accaduto in passato e che accadrà in futuro è determinato dal presente. Pertanto, se la propria azione e il proprio stato interiore nel presente sono positivi, si influenza positivamente sia il passato che il futuro.
La maestra di Frank Arjava Petter, Chiyoko Sensei, affermava che “non c’è teoria nel Reiki, c’è solo pratica”. L’importanza è data all’esperienza diretta e alla pratica costante. La ripetizione non è fatta per ottenere qualcosa, come un certificato, ma per integrare un “atteggiamento di mente retto” nella vita quotidiana attraverso la pratica continua.
Questo approccio è distinto da una mentalità occidentale più orientata al raggiungimento di obiettivi futuri. Nel Jikiden Reiki, il valore è nell’azione stessa, compiuta con la giusta intenzione nel momento presente.
In sintesi, si fanno le cose, nel contesto del Jikiden Reiki e della filosofia buddista che lo influenza, perché l’azione stessa ha un valore intrinseco nel presente ed è considerata una forma di “azione illuminata”, piuttosto che per il raggiungimento di un risultato futuro. L’attenzione è sul “qui e ora” e sulla pratica costante come mezzo di crescita e di espressione di una “mente retta”.
Secondo quanto espresso nella fonte nel contesto della filosofia buddista e del Jikiden Reiki, la meditazione non è vista come un mezzo per ottenere qualcosa in futuro, come l’illuminazione.
Nella prospettiva buddista presentata, tentare di raggiungere l’illuminazione attraverso la meditazione è considerato un’illusione, come correre dietro a una carota che si è posta da soli e che quindi non si potrà mai raggiungere.
Invece, l’atto stesso di meditare, di sedersi in meditazione, è considerato “illuminazione” in sé. L’importanza è posta sull’esperienza del momento presente piuttosto che su un obiettivo futuro da raggiungere attraverso la pratica.
Questo concetto si riflette anche nella pratica del Jikiden Reiki, dove l’azione di fare Reiki nel “qui e ora” è vista come un'”azione illuminata”. Non si pratica Reiki per ottenere qualcosa, come la guarigione, ma perché l’essere presenti e connessi durante la pratica ha un valore intrinseco nel momento stesso in cui avviene.
In sintesi, basandosi sulla fonte, la meditazione, in questa specifica ottica influenzata dalla filosofia buddista e applicata al contesto del Jikiden Reiki, è l’esperienza del presente, l’atto stesso di “sedersi”, che rappresenta l’illuminazione, e non un mezzo per raggiungere uno stato futuro. L’enfasi è sull’essere nel momento e sull’intrinseco valore dell’azione compiuta. L’importanza della ripetizione della pratica è un concetto fondamentale nel Jikiden Reiki, strettamente legato alla sua filosofia e alla sua derivazione da principi buddisti.
L’illuminazione è nella pratica stessa: Secondo gli insegnamenti del Jikiden Reiki, ripresi dalla filosofia buddista, l’illuminazione non è un obiettivo futuro da raggiungere, ma è intrinseca all’atto stesso della pratica. La ripetizione non è quindi finalizzata all’ottenimento di un risultato specifico o di una certificazione. Invece, l’enlightenment si manifesta nel momento in cui si pratica.
Analogia con le arti marziali: Frank Arjava Petter paragona la ripetizione nella pratica del Reiki a quella presente in discipline come il Tai Chi o le arti marziali. Anche quando si conosce già la tecnica, si continua a praticarla costantemente. Questo serve a integrare profondamente la pratica e a far sì che diventi parte integrante della propria essenza.
Sviluppo di una “mente retta”: L’obiettivo della ripetizione è quello di coltivare e radicare una “mente retta” (right mind attitude). Attraverso la pratica costante con la giusta intenzione, si spera che questo stato mentale positivo diventi una parte naturale e spontanea della vita quotidiana.
Superamento della teoria attraverso l’esperienza: Chiyoko Sensei, la maestra di Frank Arjava Petter, enfatizzava che “non c’è teoria nel Reiki, c’è solo pratica”. La ripetizione della pratica permette di scoprire la vera essenza del Reiki attraverso l’esperienza diretta, superando la necessità di complicate teorizzazioni.
Semplicità e radicamento: La ripetizione è in linea con la semplicità del Jikiden Reiki. Invece di concentrarsi su nuove tecniche o livelli, l’enfasi è sul perfezionamento e sull’approfondimento della pratica esistente attraverso la ripetizione costante.
In sintesi, la ripetizione nella pratica del Jikiden Reiki non è un mero esercizio meccanico, ma un mezzo per incarnare i principi del Reiki, per coltivare una “mente retta” e per sperimentare l’illuminazione nel momento presente attraverso l’azione stessa. Essa riflette la filosofia buddista che valorizza l’azione intrinseca rispetto al raggiungimento di obiettivi futuri.
Retta presenza mentale, 正念 la capacità di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall’attaccamento (sanscrito tṛṣṇā, pāli taṇhā, cinese 愛 ài, giapp. ai, tib. sred-pa).
Retta concentrazione, 正定 la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di se stessi durante la pratica della meditazione (sanscrito dhyāna, pāli jhāna, cinese 禪那 chánnà, giapp. zenna, tib. bsam-gtan).
Ti sei mai chiesto quanto siano diverse il Reiki occidentale e quello giapponese? E perché sono diventati così differenti? Questo libro esamina la cultura e la storia dietro il Reiki giapponese e come si è evoluto durante il suo viaggio in Occidente. Masaki Nishina insegna sia Reiki occidentale che giapponese in Giappone e, grazie ai suoi anni di esperienza, offre approfondimenti sulla verità del Reiki.
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Ammirazione di fronte alla natura Accettare la natura così com’è Forte connessione con la fonte (Shinto) con una consapevolezza positiva della vita e dell’essere umano Tendiamo a lasciare che le cose accadano Spesso preferiamo la minima intenzione Queste caratteristiche si applicano tutte al Reiki. La cultura occidentale è generalmente opposta a queste.
Sembra probabile che Morihei Ueshiba e Mikao Usui si conoscessero, dato il loro coinvolgimento in cerchi di arti marziali e spiritualità in Giappone all’inizio del XX secolo.
Morihei Ueshiba, nato nel 1883 e morto nel 1969, fondò l’Aikidō, un’arte marziale che enfatizza l’armonia.
Mikao Usui, nato nel 1865 e morto nel 1926, sviluppò il Reiki, un sistema di guarigione energetica.
Entrambi erano parte di una rete che includeva figure come Gichin Funakoshi e Jigoro Kano, suggerendo un’intersezione tra le loro attività.
Panoramica
Morihei Ueshiba, conosciuto come Ōsensei, fondò l’Aikidō, un’arte marziale che si concentra su tecniche come proiezioni, immobilizzazioni e leve articolari, con un forte focus sulla protezione dell’avversario e sullo sviluppo spirituale. Studiò varie arti marziali, tra cui il Daitō-ryū Aiki-jūjutsu, ed era influenzato dal movimento Ōmoto-kyō e dallo Shintoismo.
Mikao Usui, invece, fondò il Reiki, un sistema di guarigione energetica basato sull’uso dell’energia vitale, e aveva un background nelle arti marziali, come Aiki Jutsu e Daito Ryu. Prima di sviluppare il Reiki, viaggiò in Europa, America e Cina, diventando fluente in diverse lingue e approfondendo filosofia, medicina e teologia.
Connessione
Le ricerche suggeriscono che Ueshiba e Usui si conoscessero attraverso eventi e cerchi comuni, come “serate di osservazione della luna” dove si discuteva di arti marziali e spiritualità. Fonti italiane, come articoli su Reiki, indicano che Usui era amico di Ueshiba e interagiva con lui, insieme ad altri maestri come Funakoshi e Kano, evidenziando una rete di relazioni nel Giappone dell’epoca.
Un dettaglio inaspettato è l’estensione del background marziale di Usui, che includeva Aiki Jutsu e Daito Ryu, simile a quello di Ueshiba, suggerendo un terreno comune oltre le loro pratiche spirituali.
Nota Analitica Dettagliata su Morihei Ueshiba e Mikao Usui
Questa sezione fornisce un’analisi completa di Morihei Ueshiba e Mikao Usui, i loro contributi e la loro potenziale connessione, basandosi su contesti storici e culturali per offrire una comprensione approfondita per lettori interessati alle arti marziali e alle pratiche spirituali.
Profilo di Morihei Ueshiba
Morihei Ueshiba, nato il 14 dicembre 1883 a Nishinotani, Prefettura di Wakayama (oggi Tanabe), è il fondatore dell’Aikidō, che significa “la Via dell’Armonia Spirituale”. L’Aikidō si concentra su proiezioni, immobilizzazioni, leve articolari e alcune tecniche di percussione, con un’enfasi sulla protezione dell’avversario e sullo sviluppo spirituale e sociale. Ueshiba studiò diverse arti marziali in gioventù, tra cui Tenjin Shin’yo-ryu jujutsu sotto Tozawa Tokusaburo nel 1901 e Goto-ha Yagyu Shingan-ryu sotto Nakai Masakatsu dal 1903 al 1908. La sua influenza più significativa venne dal Daitō-ryū Aiki-jūjutsu, che studiò sotto Takeda Sōkaku dopo essersi trasferito a Hokkaido nel 1912 come parte di uno sforzo di colonizzazione.
Il suo percorso spirituale fu profondamente influenzato dal movimento Ōmoto-kyō, una setta Shintoista, a partire dal 1919 ad Ayabe. Qui aprì il suo primo dōjō e accompagnò Onisaburo Deguchi, capo di Ōmoto-kyō, in una spedizione in Mongolia nel 1924. I suoi insegnamenti enfatizzavano la pace e l’armonia, ed è ricordato come “Ōsensei” (Gran Maestro) o “Kaiso” (il fondatore) dai praticanti di Aikidō. Condusse la sua ultima sessione di allenamento il 10 marzo 1969 e morì il 26 aprile 1969 per un cancro al fegato. Fu sepolto al Tempio Kozan-ji a Tanabe e gli fu conferito il titolo buddista postumo “Aiki-in Moritake En’yū Daidōshi”.
Profilo di Mikao Usui
Mikao Usui, nato il 15 agosto 1865 a Taniai, Prefettura di Gifu, era un buddista Tendai e il fondatore del Reiki, un sistema di guarigione energetica usato per il benessere fisico, emotivo e mentale. Prima di sviluppare il Reiki, Usui aveva un background nelle arti marziali, studiando Aiki Jutsu e una forma precoce di Daito Ryu dall’età di 12 anni, raggiungendo un alto livello di competenza sia nelle armi che nel grappling. Era associato a noti artisti marziali dell’epoca, come Gichin Funakoshi e Jigoro Kano. Nel 1922, sperimentò un risveglio spirituale durante una meditazione sul Monte Kurama, che portò allo sviluppo del Reiki, che chiamò Usui Shiki Ryoho. Secondo la sua lapide commemorativa, insegnò Reiki a oltre 2.000 persone, con 16 studenti che raggiunsero il livello Shinpiden, equivalente al livello Maestro occidentale. Morì il 9 marzo 1926 per un ictus, quattro anni dopo aver fondato la sua scuola.
Esplorazione della Connessione tra Ueshiba e Usui
La connessione tra Morihei Ueshiba e Mikao Usui non è documentata esplicitamente nei record storici primari, ma è suggerita dal loro coinvolgimento in cerchi sociali e professionali comuni nel Giappone del primo XX secolo. Entrambi operavano durante un periodo di rinascita culturale e spirituale, particolarmente nelle arti marziali e nelle pratiche di guarigione alternative. L’Aikidō di Ueshiba, influenzato da Ōmoto-kyō, e il Reiki di Usui, con influenze buddiste e shintoiste, indicano un allineamento nei loro interessi.
Fonti italiane, come Storia del Reiki: Mikao Usui, affermano che “Morihei Ueshiba (il Maestro che ha ideato l’Aikido) era suo amico”, mentre Mikao Usui menziona che “si dice che abbia conosciuto alcuni illustri contemporanei: Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido”. Altri articoli, come Mikao Usui, confermano che Usui interagiva con figure come Ueshiba in circoli spirituali. Questo suggerisce che si conoscessero attraverso eventi come “serate di osservazione della luna”, dove si discuteva di arti marziali e si recitavano poesie, un dettaglio inaspettato che evidenzia la loro interconnessione culturale.
Inoltre, entrambi erano parte di una rete più ampia che includeva figure come Onasiburo Deguchi (fondatore della religione Omoto) e Toshihiro Eguchi, sottolineando il loro ruolo interconnesso nelle comunità spirituali e marziali del Giappone. La prova tende a indicare che si conoscessero, anche se la natura esatta della loro relazione—personale, professionale o sociale—rimane meno chiara a causa della documentazione limitata.
Analisi Comparativa
Per comprendere meglio i loro contributi e la connessione, la seguente tabella confronta aspetti chiave di Ueshiba e Usui:
Aspetto
Morihei Ueshiba
Mikao Usui
Nato
14 dicembre 1883, Tanabe, Wakayama
15 agosto 1865, Taniai, Gifu
Morto
26 aprile 1969, Iwama
9 marzo 1926, Fukuyama
Contributo Principale
Fondò l’Aikidō, enfatizzando armonia e pace
Fondò il Reiki, sistema di guarigione energetica
Influenza Spirituale
Ōmoto-kyō, Shintoismo, Buddismo
Buddismo Tendai, influenze Shintoiste
Background Marziale
Daitō-ryū Aiki-jūjutsu, vari jujutsu
Aiki Jutsu, Daito Ryu, alta competenza
Conosciuto Come
Ōsensei (Gran Maestro)
Fondatore del Reiki, Usui Sensei
Connessione con Altri
Associato a Takeda Sōkaku, Deguchi
Associato a Funakoshi, Kano, Ueshiba
Questa tabella evidenzia i loro interessi condivisi in arti marziali e spiritualità, supportando la probabilità della loro conoscenza.
Contesto Culturale e Storico
Entrambi operavano durante le ere Meiji e Taisho in Giappone, periodi di modernizzazione e sintesi culturale. L’apertura del Giappone all’Occidente dopo l’isolamento permise scambi di idee che influenzarono le loro pratiche. L’Aikidō di Ueshiba fu registrato con il Dai Nippon Butokukai nel 1942, mentre gli insegnamenti di Reiki di Usui furono adattati per il pubblico occidentale da Hawayo Takata a metà del XX secolo. La loro era condivisa e gli interessi nell’armonizzare pratiche fisiche e spirituali suggeriscono un’intersezione naturale, ulteriormente evidenziata dalle loro associazioni con figure simili.
Dettaglio Inaspettato: Influenza Condivisa nelle Arti Marziali
Un dettaglio inaspettato è l’estensione del background marziale di Usui, che includeva Aiki Jutsu e Daito Ryu, allineandosi strettamente con gli studi di Ueshiba. Questa base comune potrebbe aver fornito un terreno per la loro interazione, oltre le loro ricerche spirituali, offrendo un livello più profondo alla loro connessione, spesso trascurato nelle discussioni su Reiki e Aikidō.
Conclusione
Morihei Ueshiba e Mikao Usui furono figure pivotali nelle arti marziali e pratiche spirituali giapponesi, con Ueshiba che fondò l’Aikidō e Usui che sviluppò il Reiki. Le ricerche suggeriscono che si conoscessero attraverso cerchi condivisi, parte di una rete di figure influenti nel Giappone del primo XX secolo. La loro connessione evidenzia la natura intrecciata di arti marziali e spiritualità, offrendo un’area ricca per ulteriori esplorazioni sulle loro eredità.
“Il Reiki è una tecnica o un metodo che si basa saldamente sui principi esoterici che erano rappresentati in Giappone nella prima parte del secolo scorso. Usui ha riunito, in un modo unico, i principi della medicina tradizionale cinese, tecniche di trasferimento energetico come il Chi Kung (nella sua forma giapponese di kiko), il Buddhismo Tendai in termini di esercizi energetici, potenziamenti e insegnamenti spirituali, e lo Shintoismo in termini di tecniche utilizzate per controllare le energie. “
L’origine dei simboli Reiki
“I simboli che vennero usati più avanti nella storia del Reiki hanno anch’essi le loro radici nel Buddhismo Tendai e nello Shintoismo. Ciò è stato fatto in un modo che consente a chiunque di essere connesso in modo permanente a una fonte di energia curativa, e di essere in grado di canalizzarla senza dover sottoporsi a molti anni di pratica, e possono imparare a trasmettere questa capacità ad altre persone in modo molto semplice.”
Reiki per la crescita personale
“Sebbene il Reiki sia generalmente promosso in Occidente come un sistema di guarigione, il suo scopo originale era la crescita personale e spirituale che si sarebbe sperimentata attraverso il sistema: conoscere il vero scopo della propria vita ed essere contenti, guarire se stessi e trovare il proprio percorso spirituale e, infine, raggiungere il satori.
Il monte Kurama, dove Usui sperimentò il suo sartori, è una montagna sacra. Si trova vicino a Kyoto, l’ex capitale del Giappone, un luogo descritto come “il cuore spirituale del Giappone”, un luogo con mille templi che rappresentano un’intera gamma di divinità. Il monte Kurama è importante anche dal punto di vista delle arti marziali, essendo il luogo in cui si dice che gli spiriti della montagna abbiano dato i segreti del combattimento ai samurai.
Trasmettere la stirpe del Reiki
“Usui addestrò 17 persone al livello Shinpiden, o maestro. C’erano 5 monache buddiste, 3 ufficiali della Marina e altri nove uomini, tra cui Eguchi che si diceva fosse il principale amico e studente di Usui. Eguchi in seguito formò la sua religione chiamata Tenohira-Ryouchi-Kenyuka.
Gli ufficiali della marina erano Jusaburo Gyuda/Ushida, Ichi Taketomi e Chujiro Hayashi , e formarono la Usui Reiki Ryoho Gakkai . “
Jusaburo Ushida (牛田従三郎):
Era un contrammiraglio della Marina imperiale giapponese.
Fu il secondo presidente dell’Usui Reiki Ryoho Gakkai, la società originale di Reiki fondata da Mikao Usui.
Ichi Taketomi (武富一):
Anch’egli contrammiraglio della Marina imperiale giapponese.
Succedette a Ushida come terzo presidente dell’Usui Reiki Ryoho Gakkai.
Chujiro Hayashi (林忠次郎):
Era un capitano della Marina imperiale giapponese.
Fu uno degli studenti di Mikao Usui e svolse un ruolo cruciale nella diffusione del Reiki.
Si distaccò dall’Usui Reiki Ryoho Gakkai per fondare la sua organizzazione, la Hayashi Reiki Kenkyukai.
Fu il maestro di Hawayo Takata, che portò il Reiki in Occidente.
In sintesi, questi tre ufficiali della Marina giapponese ebbero un ruolo significativo nella storia del Reiki, sia nella sua forma originale che nella sua diffusione successiva. Hayashi, in particolare, è considerato una figura chiave per aver reso il Reiki accessibile al mondo occidentale.
耐心轻轻微微些, 感觉感觉,感觉更静, 久之,忽然感觉速断, 此时真意现前,而心体可知矣 “Con pazienza, gradualmente, sempre più delicatamente. Sentire, sentire, fino a raggiungere una calma profonda. Dopo un lungo periodo, all’improvviso, la sensazione si interrompe bruscamente. In quel preciso momento, il vero significato si manifesta e la natura della mente diventa chiara.” “Il segreto del Fiore d’Oro” 金花的秘密
Mantra della Luce giapponese : kōmyō shingon , 光明真言, sanscrito: Prabhāsa-mantra ),
Il Huangdi Neijing è tradizionalmente attribuito all’Imperatore Giallo (Huangdi), una figura mitologica della cultura cinese ritenuta uno dei progenitori della civiltà cinese, vissuto, secondo la leggenda, intorno al 2700 a.C. Tuttavia, gli studiosi concordano che il testo non sia opera di un singolo autore né risalga a un’epoca così remota. La sua composizione è datata tra il periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.) e la dinastia Han occidentale (206 a.C. – 9 d.C.), con contributi e revisioni che si sono protratti nei secoli successivi.
Il testo riflette il pensiero filosofico e scientifico dell’epoca, integrando concetti del taoismo, del confucianesimo e della cosmologia cinese, come il dualismo yin-yang e la teoria dei cinque elementi (legno, fuoco, terra, metallo, acqua). È probabile che sia stato compilato da diversi medici e studiosi anonimi, che hanno raccolto conoscenze mediche tramandate oralmente o attraverso testi precedenti.
Struttura del testo
Il Huangdi Neijing è diviso in due sezioni principali:
Suwen (Domande Semplici o Domande di Base): Si concentra sulla teoria medica, la fisiologia, la patologia e i principi generali della salute. È scritto in forma di dialogo tra Huangdi e i suoi consiglieri, come Qibo, il medico leggendario.
Lingshu (Perno Spirituale): Approfondisce argomenti più pratici, come l’agopuntura, la moxibustione e l’anatomia energetica del corpo (i meridiani). È considerato un complemento tecnico al Suwen.
In origine, queste due parti potrebbero non essere state distinte, ma nel tempo sono state organizzate separatamente, pur mantenendo una stretta interconnessione.
Durante la dinastia Han, il Huangdi Neijing fu canonizzato come testo medico fondamentale, grazie anche alla sistematizzazione delle conoscenze sotto l’influenza dell’erudito Zhang Ji (Zhang Zhongjing) e di altri. Tuttavia, il testo originale subì modifiche e interpolazioni nel corso dei secoli. La versione che ci è pervenuta è stata in gran parte standardizzata durante la dinastia Tang (618-907 d.C.) e ulteriormente raffinata nella dinastia Song (960-1279 d.C.), quando Wang Bing, un medico e studioso, revisionò e commentò il Suwen, aggiungendo sue interpretazioni.
Il Lingshu, invece, ha una storia testuale più incerta: alcune parti potrebbero essere andate perdute o riscritte, e il suo contenuto tecnico lo rese meno accessibile rispetto al Suwen. Durante la dinastia Ming (1368-1644 d.C.), il testo fu ristampato e studiato ampiamente, consolidando il suo ruolo nella formazione medica.
Contenuto e significato
Il Huangdi Neijing non è solo un manuale medico, ma una visione olistica dell’essere umano in relazione alla natura e al cosmo. Introduce concetti chiave come:
Il qi (energia vitale) come forza fondamentale della vita.
L’equilibrio tra yin e yang come base della salute.
La prevenzione come principio primario, con consigli su dieta, stile di vita ed emozioni.
L’uso dei meridiani e dei punti di agopuntura per trattare le malattie.
Il testo si distingue per il suo approccio filosofico: la malattia è vista come uno squilibrio tra l’uomo e il suo ambiente, e la cura richiede un riallineamento con le leggi naturali.
Influenza e eredità
Il Huangdi Neijing ha plasmato la medicina tradizionale cinese per oltre due millenni, influenzando non solo la Cina, ma anche Giappone, Corea e altre culture dell’Asia orientale. Ancora oggi è studiato e applicato nella pratica dell’agopuntura, della fitoterapia e del qigong. La sua importanza va oltre la medicina: è un documento storico che offre uno sguardo sulla scienza, la filosofia e la spiritualità della Cina antica.
Nonostante la sua venerazione, il testo presenta sfide per gli studiosi moderni: il linguaggio arcaico, le metafore e le interpolazioni successive rendono difficile distinguere gli strati originali da quelli aggiunti. Tuttavia, la sua profondità e la sua visione olistica continuano a ispirare.
靈樞經 (Líng Shū Jīng): Questo è il titolo del libro. 靈 (Líng) significa “spirituale”, “efficace”, “meraviglioso”. 樞 (Shū) significa “perno”, “cardine”, ma in questo contesto si riferisce ai punti di agopuntura e ai canali energetici del corpo. 經 (Jīng) significa “classico”, “testo sacro”. Quindi, “Líng Shū Jīng” si traduce come “Il Classico del Perno Spirituale” o “Il Canone delle Meraviglie Spirituali”. È uno dei testi fondamentali della medicina tradizionale cinese, incentrato sull’agopuntura e sulla moxibustione. l’immagine mostra la copertina di un’edizione del “Líng Shū Jīng”, un testo classico di medicina tradizionale cinese, con note e commenti di 馬元臺 e 張隱庵, pubblicato dall’Associazione Generale per la Ricerca sulla Medicina Cinese e Occidentale di Pechino.
Nella mitologia e nella tradizione religiosa giapponese, Binzuru Sonja (in giapponese 賓頭盧尊者, Binzuru Sonjaa) è una figura venerata come divinità associata alla guarigione, in particolare attraverso il contatto fisico, come il tocco con le mani. Binzuru è una rappresentazione di Pindola Bharadvaja, uno dei sedici Arhat (discepoli illuminati del Buddha) nel buddhismo, e il suo culto si è diffuso in Giappone integrandosi con le pratiche popolari e lo shintoismo locale. Binzuru deriva dalla tradizione buddhista indiana, dove Pindola era noto per i suoi poteri soprannaturali, tra cui la capacità di guarire le malattie. Secondo la leggenda, era un monaco di grande saggezza, ma fu rimproverato dal Buddha per aver abusato dei suoi poteri mostrando meraviglie a un pubblico profane, un atto ritenuto inappropriato. Come penitenza, gli fu ordinato di rimanere nel mondo per aiutare gli esseri umani, diventando così una figura di compassione e guarigione. In Giappone, questa storia si è evoluta, e Binzuru è diventato una divinità popolare, spesso invocata per la cura di mali fisici. Culto e pratiche di guarigione
In molti templi giapponesi, come il celebre Tōdai-ji a Nara, si trovano statue di Binzuru, solitamente poste all’esterno delle sale principali. Queste statue sono oggetto di un rituale particolare: i fedeli toccano o strofinano con le mani una parte specifica della statua (ad esempio la testa, le mani o le gambe) che corrisponde alla zona del loro corpo afflitta da dolore o malattia. Si crede che questo contatto trasferisca il potere curativo di Binzuru al devoto. Dopo aver toccato la statua, i fedeli spesso si strofinano la parte del corpo malata con la stessa mano usata per il contatto, come gesto simbolico di trasmissione della guarigione.
Ad esempio:
Se qualcuno soffre di mal di testa, potrebbe strofinare la testa della statua e poi la propria fronte.
Per dolori alle gambe, si tocca la gamba della statua e poi la propria.
Questo rituale riflette una combinazione di fede buddhista e credenze popolari giapponesi, dove il contatto fisico con un oggetto sacro è visto come un mezzo per ricevere benedizioni o energia spirituale.
Rappresentazione
Binzuru è spesso raffigurato come un anziano monaco calvo, con una lunga barba, seduto in meditazione o in una posa serena. Le sue statue sono consumate e lucidate in alcune parti a causa del contatto frequente dei fedeli, un segno tangibile della sua popolarità. A differenza di altre divinità più maestose, Binzuru ha un’aura accessibile e terrena, che lo rende particolarmente caro alla gente comune.
Significato culturale
Il culto di Binzuru evidenzia l’importanza della guarigione nella spiritualità giapponese e il sincretismo tra buddhismo e tradizioni locali. Non è una divinità suprema come Amaterasu (la dea shintoista del sole) o un kami della natura, ma un’entità più vicina agli esseri umani, che offre sollievo pratico e diretto. La sua presenza nei templi, come a Tōdai-ji, dove i visitatori lo venerano accanto al Grande Buddha, mostra come il buddhismo giapponese abbia adattato figure minori per rispondere ai bisogni quotidiani dei fedeli.
Binzuru (Pindola Bharadvaja), che è spesso associato alla saggezza, alla compassione e alla vittoria sulle difficoltà interiori attraverso la pratica spirituale. La “guerra interiore” potrebbe riferirsi alla lotta contro i desideri, le illusioni o le sofferenze, un tema centrale nel buddhismo.
Binzuru Prajñādeva (賓頭盧頗羅墮尊者), uno dei dieci grandi discepoli del Buddha, noto come “il primo campo di merito”.
Secondo il Sutra dell’Invocazione di Binzuru, Binzuru è il nome e Prajñādeva il cognome. Era un grande discepolo di Shakyamuni, il Buddha, e aveva raggiunto lo stato di Arhat. Tuttavia, una volta mostrò i suoi poteri soprannaturali senza permesso, e per questo il Buddha gli vietò di entrare nel Nirvana, ordinandogli di rimanere nel mondo per portare beneficio a tutti gli esseri viventi. Binzuru fece allora un voto: «Ho seguito l’ordine del Buddha, che mi ha proibito di entrare nel Nirvana. Desidero rimanere per sempre nel mondo: se qualcuno mi invita a ricevere offerte, io risponderò sempre». Da qui deriva probabilmente il detto: “Quando si offre cibo a mille monaci, ci sarà sempre un Arhat che accetterà l’offerta”.
意到則氣到 学习氣功和武术 1992 Volsi lo sguardo ad Oriente per apprendere l’arte dei soffi, energie sottili ancestrali ,delle vie delle arti di Marte Dove si dirige l’intenzione si dirige l’energia Tornai a casa e le trovai , erano restate dove dimorano igenius loci... Fu solo un scorcio di miti passati e un soffio di gratitudine a ciò che perenne scompare nei flutti del divenire… AmoR est semper Σπάρτη είναι ᛉ ᛋ ᛏ ᛗ ᛞ ᛟ
Accedere a stati di quiete
essere più centrati
favorire il rilassamento profondo
percepire l'energie sottili qi ki 氣
sentire le atmosfere d’interiorità
Stimolare “visione interna”
entrare nel Non ordinario
E’ impossibile in modo univoco ed inequivocabile definire esattamente quando, come e soprattutto dove sorsero le prime manifestazioni di queste discipline, atte sostanzialmente ad un processo di recupero dell’equilibrio psicofisico e alla ricerca della sensazione di integrità, discipline e pratiche dai mille volti e rivoli definibili con il termine “olotropiche”ὅλος intero e τρεπὲιν”muoversi verso l’interezza”, o bioenergetiche comunque riguardanti la soggettiva energia vitale, che nelle disparate culture assume termini diversi, prana प्राण, Pneuma πνεῦμα, mana, qi,ki 氣
Il termine fu utilizzato da Stanislav Grof , psichiatra e ricercatore nel campo degli stati di coscienza non ordinari, in riferimento alla tecnica della respirazione olotropica, che sarebbe in grado di provocare stati non ordinari di coscienza attraverso mezzi naturali quali la respirazione, la musica evocativa e il lavoro sul corpo.
La Respirazione Olotropica utilizza gli strumenti tradizionali dello sciamanesimo, e li offre in un contesto psicologico contemporaneo che integra scoperte provenienti dalla moderna ricerca sulla coscienza, dall’antropologia, da diverse psicologie del profondo, dalla Psicologia Transpersonale e da pratiche spirituali. Nel nostro modo di intendere il termine Olotropico ci riferiamo ad una serie di discipline che vengono praticate congiuntamente per facilitare i processi di equilibrio psicofisico e rigenerazione.
Nell’induismo e nel buddhismo il termine Bīja ,in sanscrito बीज bīja, indica il suono-seme (Shabda), cioè il suono che trasformò l’energia potenziale di Brahmā in materia; ad ogni forma materiale è associato un suono che è quello per cui tale forma si è concretizzata nel mondo materiale. I Bīja Mantra sono invece suoni che, grazie alle loro vibrazioni, secondo la tradizione Veda contribuirebbero ad ampliare la sfera psicofisica dell’uomo.
Nel Buddismo esoterico giapponese Shingon 真言( dal cinese “vera parola”, traduzione del sanscrito mantra) è presente una pratica ispirata alle scuole tibetane “sillabe-seme” o bīja (種子 shuji) che compongono i mantra. Nella scuola Shingon i mantra sono scritti in un antico sillabario indiano usato per scrivere il sanscrito, il siddham — in giapponese shittan (悉曇) o bonji (梵字) — e su questi caratteri, oltre che sul loro suono e significato, il praticante deve meditare, poiché la forma costituisce una forma di concentrazione visuale.La scuola fu fondata dal monaco giapponese Kūkai che nell’anno 804, si recò in Cina dove apprese le pratiche tantriche della scuola Vajrayāna; al suo ritorno portò con sé numerosi testi, deciso a importare la scuola nel suo Paese. Nel tempo elaborò la propria sintesi delle pratiche e delle dottrine esoteriche, basate sul culto del Buddha cosmico Vairocana. Kūkai sostenne, che tutti i fenomeni del mondo fossero “simboli” o “lettere” e che quindi il mondo stesso fosse un testo; mantra, mudra e maṇḍala costituiscono il “linguaggio” attraverso il quale il Dharmakāya (cioè la Realtà stessa) si esprime.
Si suppone che nella simbologia靈氣 Il bijia ह्रीः hrih, associato sia ad Amitabha (Amida) che ad Avalokiteshvara (Kannon) indichi la completezza derivante dall’unione di Saggezza e Compassione, che conduce alla Corretta Azione.
Nel Buddismo, sillaba seme di Amitābha, il Buddha della Compassione, hrīḥ o ह्रीः o ཧྲཱ ི ཿ , pronunciato / hriːh / ( IPA ) . Hrīḥ è anche la sillaba del seme per il Bodhisattva Avalokiteśvara o come i tibetani lo chiamano Chenrezig, che è strettamente associato con Amitābha . Nel sistema della magia del Tantra sono tutti associati al Rito Rosso . Amitābha è incredibilmente popolare sulla scia del Buddhismo della Terra Pura, la sua sillaba da seme si può trovare ovunque in Giappone – tra cui decorare le spade dei samurai e altri attrezzi da guerra.
Quando il buddhismo arrivò in Giappone verso la metà del VI secolo d.C., i giapponesi importarono avidamente sia gli insegnamenti buddisti che il calendario zodiacale – il calendario fu ufficialmente adottato nel 604 d.C. In Giappone, il calendario zodiacale è conosciuto come Kanshi 干支 (leggi anche Eto), ei 12 animali dello Zodiaco sono noti come Jūni Shi (Juni Shi) 十二 支. La popolarità dello zodiaco in Giappone raggiunse il culmine durante l’era Edo (1600-1868 dC), momento in cui ciascuno dei 12 animali era comunemente associato a una delle otto divinità protettrici protettrici buddiste (quattro a guardia delle quattro direzioni cardinali e quattro a guardia dei quattro semi- direzioni: le ultime quattro sono associate a due animali, coprendo quindi tutti e 12 gli animali).
Fugen Bosatsu
Fudo Myo-o
Bodhisattva di Universal Goodness
Re di Luminescent Wisdom
Segno zodiacale: drago, serpente
Segno zodiacale: Gallo
Fugen è conosciuto come il Bodhisattva della Grande Condotta, poiché Fugen insegna che l’azione e la condotta (comportamento) sono ugualmente importanti come pensiero e meditazione. Fugen incoraggia le persone a praticare diligentemente i precetti buddhisti della carità, della condotta morale, della pazienza e della devozione. Fugen ha emesso dieci voti per praticare il buddismo ed è il protettore di tutti coloro che insegnano il Dharma (legge buddista).
Fudo Myo-o è la divinità centrale in tutti i raggruppamenti Myo-o, e nel disegno è posizionata al centro. Fudo converte la rabbia in salvezza; ha una faccia furiosa e abbagliante, come Fudō cerca di spaventare le persone ad accettare gli insegnamenti del Buddha Dainichi; porta la spada kurikara o sottomissione del diavolo nella mano destra (che rappresenta la saggezza che taglia attraverso l’ignoranza); tiene la corda nella mano sinistra (per catturare e legare i demoni); spesso ha un terzo occhio in fronte (onniveggente); spesso seduto o in piedi sulla roccia (perché Fudo è “immobile” nella sua fede). Fudō è anche venerato come una divinità che può portare fortuna monetaria.
Amida Nyorai
Senju Kannon
Buddha di luce e vita infinita
Kannon dalle mille braccia
Segno zodiacale: cane, maiale
Segno zodiacale: ratto
Amida è una delle più alte figure di salvatore del buddismo giapponese e la fede di Amida riguarda principalmente la vita futura, la vita nell’aldilà. Amida è descritta nell’Amitābha Sūtra, nel Sutra della Vita Infinita e in molti altri testi Mahayana. Amida è la divinità centrale delle sette popolari della Terra (Jodo) del Giappone e il sovrano del paradiso occidentale dell’ultima beatitudine (Gokuraku, Skt. = Sukhāvatī).
Kannon dalle mille braccia, o Kannon con le Mille braccia e Mille occhi. Una delle forme esoteriche più amate del Giappone di Kannon. A partire dall’VIII secolo in poi, Senju Kannon fu venerato indipendentemente come oggetto centrale della devozione, spesso pregato per evitare malattie, problemi agli occhi e cecità. Senju è anche uno dei Sei Kannon che protegge le persone nei sei regni della rinascita karmica. Come uno dei sei, Senju Kannon veglia sul regno dei fantasmi affamati (gakido).
Seishi Bosatsu
Kokuzo Bosatsu
Bodhisattva di forza
Bothisattva di saggezza e memoria
Segno zodiacale: cavallo
Segno zodiacale: bue, tigre
Seishi appare nei primi sutra mahayana, incluso il Sutra della vita incommensurabile, il Sutra della meditazione e il Sutra del Loto. Seishi non ottenne grande popolarità in India, ma in Cina e in Giappone, l’importanza di Seishi crebbe con la diffusione delle sette della Pura Terra dedicate al Buddha Amida, poiché Seishi è uno dei due principali servitori di Amida Buddha. L’altro è Kannon. In Giappone, i tre compaiono in un gruppo popolare noto come Amida Sanzon (lett. Amida Triad), con Amida al centro, Seishi a destra (che rappresenta saggezza) e Kannon a sinistra (che rappresenta la compassione).
Il Kokuzo è particolarmente importante per la setta Shingon giapponese del Buddhismo Esoterico (Mikkyo).Kokuzo simboleggia la “grande e sconfinata” saggezza del Buddha che permea l’universo. In Giappone, i credenti pregano Kokuzo di concedere loro saggezza nella loro ricerca verso l’illuminazione. Pregano anche Kokuzo per migliorare la memoria, le abilità tecniche e i talenti artistici.
Dainichi Nyorai
Mooju Bosatsu
Buddha cosmico, grande, onnicomprensivo
Guardiano della legge
Segno zodiacale: pecora, scimmia
Segno zodiacale: coniglio
Il Buddha Dainichi (Sanscrito = Vairocana o Maha Vairocana) rappresenta il centro (zenit) tra le sette esoteriche del Giappone. Il Buddhismo esoterico (Jp. = Mikkyō) è un altro termine per il Buddhismo Vajrayana (Tantrico), una delle tre principali scuole del Buddhismo in Asia, la più ampiamente praticata oggi in Tibet. Le altre due forme sono il buddismo Theravada e Mahayana. Il Mahayana è il mainstream in Giappone, ma le sette Shingon e Tendai del paese sono ancora roccaforti di tradizioni esoteriche, specialmente la setta Shingon.
Monju era un discepolo del Buddha storico e rappresenta saggezza, intelligenza e forza di volontà.Nelle tradizioni Mahayana in tutta l’Asia, Monju è la personificazione degli insegnamenti del Buddha, e quindi Monju simboleggia la saggezza e la mente illuminata. Monju è considerato il più saggio del Bodhisattva, e quindi agisce come la Voce (Expounder) della Legge Buddista. Monju ha goduto di vasta popolarità in Asia per molti secoli. Ma oggi in Cina e in Giappone, la popolarità di Monju è diminuita un po ‘tra la gente comune. Nondimeno, Monju è ancora considerata una delle divinità Mahayana più popolari.
“Il vuoto in sé può essere concepito come un ‘Campo dei campi’ o più poeticamente, come un mare di potenzialità.
Esso non contiene particelle e tuttavia tutte le particelle sorgono come eccitazioni al suo interno. Il vuoto è il substrato di tutto ciò che è.”
Danah Zohar – L’Io ritrovato, Sperlink & Kupfer
La Pratica assidua delle discipline meditative dinamiche-statiche facilita le immersioni in se stessi, offre l’occasione, rara ,di entrare in contatto con le dimensioni interiori energetiche emozionali, a tratti emerge uno stato di vuoto, una sorgente sconosciuta, da esplorare a cui abbandonarsi per rigenerarsi, nella ricerca della centratura, nel sentire, nel respirare, nell’evocare o far sgorgare suoni aprendo qualche varco in ciò che è implicito e non manifesto, non visibile, un attimo di presenza mentale oltre le nebbie della Lila लीला
色不異空,空不異色;色即是空,空即是色
Rupan na prithak śunyata, śunyataya na prithag rupan, rupan śunyata śunyataiva rupan
”La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma”.
Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore
प्रज्ञापारमिताहृदय
般若波羅蜜多心經
In questo aspetto della fisica moderna c’è dunque la più stretta corrispondenza con il Vuoto del misticismo orientale. Analogamente al Vuoto dei mistici orientali, di «vuoto fisico» – come è chiamato nella teoria dei campi – non è uno stato di semplice non-essere, ma contiene la potenzialità di tutte le forme del mondo delle particelle.
Queste forme, a loro volta, non sono entità fisiche indipendenti, ma soltanto manifestazioni transitorie del Vuoto soggiacente ad esse.
Come dice il sūtra, «la forma è vuoto, e il vuoto in realtà è forma».
Fritjof Capra Il tao della fisica– Adelphi Edizioni, p. 258
«La vacuità male intesa rovina l’uomo ottuso così come un serpente male afferrato o una formula magica mal pronunciata»
E’ impossibile in modo univoco ed inequivocabile definire esattamente quando,come e sopratutto dove sorsero le prime manifestazioni di queste discipline atte sostanzialmente ad un processo di recupero dell’equilibrio psicofisico e alla ricerca della sensazione di integrità, discipline e pratiche dai mille volti e rivoli definibili con il termine “olotropiche”ὅλος intero e τρεπὲιν”muoversi verso l’interezza”, o bioenergetiche comunque riguardanti la soggettiva energia vitale, che nelle disparate culture assume termini diversi, prana प्राण, Pneuma πνεῦμα, mana, qi,ki 氣
Nell’antica Cina,per quel che si sa’, si é conservata traccia, come citato, da molti autori tra cui, Wang Xuanjie e J.MFFET Nell’arte di nutrire (SoWEN Jaca Book)
Si narra che la Medicina Tradizionale cinese designasse una varietà di denominazioni per definire individui che praticano movimenti rigenerativi nell’alveo della coltivazione del QI氣. ”Agli albori della Medicina Tradizionale Cinese nel periodo delle ossa oracolari dove abbiamo testimonianza della cura attraverso ”esorcismo” tramite tecniche di movimento fisico ed emissione vocale..”
(confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi)
Numerosissime sono i diversi approcci, riferimenti e discipline, scuole, ed implicazioni originarie dell’oriente, dove meglio conservate, grazie ad un diverso svolgersi di fattori storici e filosofici, poichè le concezioni tecnologiche e positiviste nonchè le credenze ”monoteiste” e le loro conseguenze sono giunte più tardi . In occidente, più in era moderna, sono state divulgate discipline in tale direzione, poichè non è dato sapere, in modo certo, di conservazione di antiche tradizioni e pratiche, come quelle che si svolgevano durante i culti riservati agli iniziati si ha memoria di Abari Ἄβᾱρις Ὑπερβόρειος, Ábaris Hyperbóreios e Aristea di Proconneso, Ἀριστέας τοῦ Προκονησίου, leggendari ἱερόμαντές ieromanti , ϑαυματουργόι taumaturgi e sacerdoti di Apollo .
E similmente si può dire per il mondo delle tradizione nordiche germano-celtiche pratiche e culti di cui resta poca testimonianza.
Hado 波動 movimento ondulatorio o vibrazione, percezione di ambienti e persone.
SEITAI Katsugen Undo Movimento Rigeneratore Katsugen Undo 活元運動 “movimento dall’interno” Secondo Itsuo Tsuda:
“Il movimento rigeneratore si pratica mediante la sospensione momentanea del sistema volontario. Non necessita di alcuna conoscenza, né tecnica. Al contrario, bisogna liberarsene. La ricerca di una finalità preliminarmente determinata, non fa che ostacolare l’evoluzione naturale del nostro essere. Il principio che noi abbiamo formulato è dunque: «SENZA CONOSCENZA, SENZA TECNICA, SENZA SCOPO».”
Reiki 靈氣 運動 Undo movimenti spontanei generati dalla liberazione di tensioni psicofisiche
La vibrazione muscolareè un’esperienza somatica primordiale, che si origina nei processi naturali del sistema di memoria procedurale del cervello. E’ metodo naturale che l’organismo utilizza per scaricare l’eccessiva eccitazione. La scarica dell’organismo ha un’origine fisiologica, attraverso l’effetto rilassante sul corpo, il tremore facilita la percezione di sè stessi, rilassando al contempo la mente.