Runaljod Hávamál

 L’Hávamál (“La canzone di Harr, l’eccelso“, in norreno) è la seconda composizione dell’Edda poetica.
Un lungo monologo, in cui ha parlare è Odino, qui chiamato con l’epiteto di Hár (l’Alto o l’Eccelso), da cui anche gli altri titoli con i quali il poema è conosciuto: Canzone dell’Alto o Canzone dell’Eccelso. Evidenze storiche e linguistiche mostrano che le sue parti più antiche risalgono con ogni probabilità all’inizio del X secolo.
La parte più strettamente sapienziale comprende invece alcuni preziosi passaggi sulle rune e sui canti magici.

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Veit ek, at ek hekk

vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfur sjalfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.

Við hleifi mik sældu
né við hornigi,
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan.»

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«Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là.»

(Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár 138-139)

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Óðinn vi racconta in prima persona di come rimase appeso nove notti al tronco del gran frassino Yggdrasill, con una lancia e sacrificato a sé stesso, per impossessarsi dei segretidelle rune.Si tratta dell’unica trattazione – svolta nel solito modo rapido e oscuro tipico della poesia gnomica – di questo mito importantissimo. La sezione si conclude con alcune strofe che trattano delle rune, le cui differenze di metro e di forma attestano però una diversa provenienza.

Fé vældr fræ’nda rógi; fóðesk ulfr í skógi Rúnar munt þú finna ok ráðna stafi, mjök stóra stafi, mjök stinna stafi, er fáði fimbulþulr ok gerðu ginnregin ok reist hroftr rögna. [Hávamál 142]

 

Úr er af illu jarni; oft leypr ræinn á hjarni Þurs vældr kvenna kvillu; kátr værðr fár af illu Óss er flestra færða; för, en skalpr er sværða Nam ek upp rúnar, æpandi nam… [Hávamál 139]

Ræið kvæða rossom væsta; Reginn sló sværðet bæzta Kaun er barna bolvan; bol gorver mann folvan Hagal er kaldastr korna; Herjan skóp hæimin forna Nauð gerer nappa kosti; naktan kælr í frosti Is köllum brú bræiða; blindan þarf at læiða

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Ár er gumna góði;
get ek at örr var Fróði

Sól er landa ljómi;
lúti ek að helgum dómi

Týr er einhendr ása;
oft værðr smiðr at blása

Bjarkan er laufgrænstr líma;
Loki bar flæ’rðar tima

Maðr er moldur auki;
mikill er græip á hauki
Mikill er græip á hauki…

Nam ek upp rúnar, æpandi nam…
Laukr er, er fællr ór fjalle; foss en gull ero nosser Ýr er vetrgrænstr víða; vant er, er brennr, at svíða.

La ricchezza causa disputa tra amici;
Il lupo vive nella foresta.

“Rune che troverai, e righi leggibili,
Doghe molto forti, doghe molto robuste,
Staves che Bolthor ha macchiato,
Fatto da potenti poteri,
Graven dal dio profetico. ”

Le scorie provengono dal ferro cattivo;
Gestisce spesso le renne sulla neve ghiacciata.
Il gigante provoca il dolore della donna;
Pochi sono allegri per la sfortuna.
La foce del fiume è la via della maggior parte dei viaggi;
Ma la guaina è quella delle spade.

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … ”

Guidare, si dice, è per i cavalli il peggiore;
Regin ha forgiato la migliore spada.
L’ulcera è fatale per i bambini;
La morte rende pallido l’uomo.
La grandine è il grano più freddo;
Herjan ha plasmato il mondo nei tempi antichi.
Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;

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Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;
Il congelamento nudo nel gelo.
Il ghiaccio chiamiamo il grande ponte;
Il cieco deve essere condotto.
L’anno buono è una benedizione per gli uomini;
Dico che Frodi è stato generoso.
Il sole è luce della terra;
Mi inchino davanti al santo.
Tyr è una mano sola tra gli Æsir;

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Spesso il fabbro deve soffiare.
La betulla è l’arto più verde con le foglie;
Loki ha portato il successo dell’inganno.
L’uomo è l’aumento del suolo;
Potente è l’artiglio del falco.
Mighty è l’artiglio del falco …

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … ”

L’acqua è ciò che cade dalla montagna;
Ma d’oro sono i gioielli.
Il tasso è l’albero più verde in inverno;
Canta spesso quando brucia.

GLIMA L’ARTE MARZIALE NORDICA PRATICATA DAI VICHINGHI

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La parola Glima è antico norvegese per “brillante bagliore”, che implica velocità di movimento. Glima è presente nel mito, essendo menzionata per la prima volta nella poesia del IX secolo che racconta lo scontro di lotta in cui la divinità della vecchiaia, Elli, sconfigge Thor, il dio del tuono e della forza. Thor, è il dio nordico che brandisce il martello e che è associato a tuono, fulmine e forza gigantesca. Nel libro Gylfaginning Thor ei suoi compagni visitano Utgard e vengono invitati nella sala del gigante Loki, il re della città, dove il loro potere e le loro abilità vengono testate attraverso varie sfide. Dopo essere stato umiliato in una gara di bevute, Thor si arrabbia e vuole lottare. Loki dice che, poiché Thor si è dimostrato così inadeguato, sarebbe stato imbarazzante per qualcuno dei suoi uomini lottare con lui. Così Loki chiama sua nonna Elli, un’antica donna il cui nome in norvegese significa “vecchiaia”. Elli, ci dicono i mitologi, personifica il tempo, la vecchiaia e la morte. Thor e la vecchia cominciano a lottare, ma “il più duro Thor si sforzò di stringere, più velocemente lei rimase in piedi;  i loro attacchi furono molto duri. Eppure non passò molto tempo prima che Thor cadesse in ginocchio, su un piede. “Loki interruppe il combattimento in quel punto. Più tardi ammise a Thor che il suo avversario era molto più potente di quanto apparisse e che gli sforzi di Thor erano, in effetti, sorprendenti – più grandi di quanto chiunque fosse mai stato in grado di fare. Loki disse che nessuno “è mai stato e nessuno lo sarà, se diventerà così vecchio da tollerare la” Vecchiaia “, che non lo farà cadere”.
“has ever been and none shall be, if he become so old as to abide ‘Old Age,’ that she shall not cause him to fall.”Thor wrestles Elli

Circa tre secoli dopo, Glima è menzionata nell’Edda in prosa, conosciuta anche come Edda di Snorri, l’opera principale della mitologia pagana scandinava che si presume sia stata scritta dallo storico islandese Snorri Sturluson intorno al 1220.

Glima è un sistema di arti marziali scandinavo utilizzato dagli impavidi vichinghi
i quali per aumentare le loro abilità di combattimento e dominare il campo di battaglia  svilupparono un sistema di arte marziale armato e non armato.

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È un sistema di arte marziale ben sviluppato e avanzato e potrebbe essere paragonato a quelli più conosciuti. Non è molto diffuso, ma è ancora usato principalmente in Scandinavia.

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Brokartök (“presa per pantaloni e cintura”) è la forma più diffusa in Svezia e in Islanda. Favorisce la tecnica oltre la forza e gli avversari indossano cinture speciali. I due avversari si alzano in piedi e si avvitano in senso orario l’uno intorno all’altro, come se stessero facendo il valzer, ognuno cercando di inciampare o lanciare l’altro.

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Hyrggspenna (“Backhold grip”) assomiglia ad altre forme di wrestling che enfatizzano la forza sulla tecnica. Gli avversari si afferrano a vicenda i corpi superiori, e quello che tocca il suolo o il pavimento con qualsiasi parte del corpo tranne i piedi ha perso.

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Lausatök (“Free-grip”) è la forma più diffusa in Norvegia ed è praticata in due varietà, come arte marziale di autodifesa o combattimento, e come sport ricreativo. Gli avversari possono usare qualsiasi presa che desiderano. Il vincitore è quello ancora in piedi mentre il perdente è quello che giace a terra. Le partite di solito si svolgono all’aperto o al chiuso su un pavimento di legno, quindi i lanci duri sono scoraggiati.

Sei skal rísa 
sá er annars vill 
fé eða fjör hafa 
sjaldan liggjandi úlfr 
lær um getr 
né sofandi maðr sigr

Alzati presto e combatti 
per quello che vuoi 
prima che gli altri lo prendano. 
Un lupo pigro 
non mangia carne che 
il sonno non ottiene vittoria
 Hávamál – verso 58

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Sigilli magici islandesi sono simboli noti anche come Galdrastafur islandese. In inglese vengono chiamati anche “staves” (bastoni oppure pentagrammi musicali) ad essi venivano attribuiti  poteri magici in base a vari grimori risalenti al 17° secolo e successivi. Si dice che Gapaldur deve essere posto sotto il tallone del piede destro, e Ginfaxi va sotto le dita del sinistro, favoriscono  il percorso verso la vittoria al portatore in battaglia e nei tornei di Glima.

Vis more Montis Levitas more Aurae

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Vita militia est
NULLA DIE SINE LINEA

Amo combattere e sono onorato di poter condividere questa passione con individui che provano lo stesso brivido di euforia εὐφορία ed entusiasmo ἐνϑουσιασμός nei loro occhi frementi di Furor e nel loro cuore infiammato dalla mischia fuori dal tempo, viviamo ed incarniamo gli ARCHETIPI insopprimibili senza Tempo
Sono GRATO alla Vita di poter praticare ancora con lo stesso Fuoco Eterno di sempre dalle steppe alle lande desolate, sulle scogliere nei boschi o nel profondo delle foreste…. Grazie fratelli e sorelle d’arme e di sangue
Gli Dei Marziali ierofanie del Tutto vi benedicano
Saldo lo Spirito la mano sia Forte e la Quiete Interiore vi accompagni nella lotta
Ogni colpo che tiraiamo sia forza per vincere le paure che ci spengono
Ogni colpo che prendiamo sia l’ Onore di chi non si arrende fino alla fine
Oggi ogni mio singolo arto e segmento era provato dal dolore ma qualcosa di antico mi ha avvolto in una Magia, ciò mi commuove e mi lascia stupito L’invisibile agisce in modo impensabile.

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ARTI COMBAT 

ARTI OLOTROPICHE

 

 

 

Anilah Warrior

Una collaborazione con Einar Selvik di Wardruna.
Questa canzone è stata composta su Cortes Island, una comunità remota al largo della costa occidentale del Canada.
La composizione è pensata per accompagnare cerimonie e rituali, in qualunque forma l’ascoltatore scelga. maxresdefault

La sicurezza di sé del guerriero non è la fiducia in se stessi
dell’uomo medio. L’uomo medio cerca la certezza negli occhi
dello spettatore e chiama quella fiducia in se stessi.
Il guerriero cerca la fiducia nei suoi occhi e la chiama umiltà.
l’uomo medio è agganciato ai suoi simili, mentre il guerriero è agganciato
solo verso l’infinito. ”
Carlos Casteneda

Reasoning lets go
and I am propelled in to you
My Skin widening…
Reasoning lets go
and I am propelled into you
Hands and arms grow
and I release what must go
My skin widening
to feel your angelic arms
Come close
so that I can melt into you
Come Close…
Reasoning lets go
and I am propelled in to you
My skin widening
to your angelic arms
Leaving this weight behind
My spine becomes light
Clean my senses
so that I can hear you
clearly
Reasoning lets go
and I am propelled into you
hands and eyes grow
and i release what must go
My Skin widening…
to feel
your
angelic
arms

Warriors move gracefully

We lay down our weapons
at your feet
take us with grace
to the other field
Can we Lay down our weapons
and the tired intellect
rise above
and…
Bring me Grace

I know you Can.
Einar’s Norse choral lyrics translated:
Unharmed to the battle,
Unharmed from the battle,
Unharmed wherever they go

 

Anilah è  progetto della cantante solista e composititrice Dréa Drury, un musicista con base nelle montagne Selkirk del Canada occidentale.

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La sua ispirazione proviene dalle pratiche del suono sciamanico tradizionale, al canto sacro, alla musica tribale oscura,  alla musica classica indiana. Ha studiato l’arte di usare la voce come modalità di guarigione con insegnanti dotati come Ali Akbar Khan, Shweta Jhaveri e Silvia Nakkach. Ciò ha portato alla sua personale esplorazione dell’applicazione esoterica del suono, così come all’ingegneria psicoacustica, che ora intreccia nell’arazzo della sua espressione musicale. Si avvicina alla sua voce e alla sua composizione come pratiche profondamente integrate con i paesaggi remoti in cui è cresciuta.

 


Il suo amore per la natura, la natura selvaggia e il mondo degli elementi la spingono a scrivere musica che riflette direttamente la loro essenza. 25157909_2158153694210362_271971210662946366_n
Tessendo un paesaggio sonoro etereo, inquietante e antico, l’intenzione di Dréa è quella di creare musica che aiuti in un’esperienza catartica e trasformativa. Per lei, la musica è medicina.10919217_748319001925170_689904109_n

Danheim

 

3Danheim è un progetto di musica evocativa  nordica folk vichinga ispirata dal produttore danese  Mike Olsen.

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Atmosfere  ispirate all’epoca vichinga con una certa autenticità nordica.
La maggior parte della musica di Danheim si basa su temi  derivati alla mitologia nordica e dall’antico folklore danese.

Lupi nordici miti, ierofanie, archetipi

Oltre a Geri e Freki compagni del dio Odino, si narra di Sköll un lupo, forse colui che incombe, che nella mitologia norrena insegue costantemente Sól (il Sole, divinità femminile), con l’intenzione di divorarla( nel Gylfaginning nel Grímnismál)
e di suo fratello Hati che insegue Máni (la Luna); entrambi sono indicati con il patronimico Hróðvitnisson, alludendo che il loro padre fosse il lupo Fenrir.

« Skǫll heitir úlfr, er fylgir eno skirleita goði til varna viðar; en annarr Hati, hann er Hróðvitnis sonr, sá skal fyr heiða brúði himins »
« Skǫll si chiama il lupo che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi; ma un secondo, Hati; (lui è di Hróðvitnir il figlio) precederà la chiara sposa del cielo »
Durante il Ragnarǫk riuscirà a divorare Sól (mentre suo fratello Hati divorerà Máni), oscurando Cielo e Terra.

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Inoltre si narra di Fenrir “Lupo della brughiera”, o “Lupo della palude” un gigantesco lupo nato dall’unione tra il dio Loki e la gigantessa Angrboða, assieme alla regina degli inferi Hel e al Miðgarðsormr.

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Fenrir viene generato nella Járnviðr (“foresta di ferro”), luogo da cui provengono anche i due lupi Sköll e Hati, possiede un’intelligenza fuori dal comune e è in grado di parlare è un potente avversario degli dei dell’Ordine.

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Stando alla narrazione durante il Ragnarök, posto nel futuro, ma alcune ipotesi potrebbero dare origine ad altre teorie, considerando tale datazione una modificazione postuma, forse influenzata dall’avvento del cristianesimo, le comparazioni effettuate da Georges Dumézil, noto studioso dei miti, hanno messo in luce le forti somiglianze tra i Ragnarǫk e la mitologia hindu, nella battaglia tra Pāndava e Kaurava, narrata nel Mahābhārata, e in area mediterranea la gigantomachia o la titanomachia, in cui si vedono contrapposti, gli dei olimpici guidati da Zeus contro le creature del Caos, in un passato remoto ancestrale.

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Nell’era del Caos i legami si spezzano, la magica catena che lega Fenrir si scioglie,
è nuovamente libero, e attaccherà gli Dèi, assieme alle altre forze del disordine e dell’oscurità. Crescerà si tanto, che spalancando la bocca la mascella inferiore toccherà il suolo e quella superiore il cielo,Fenrir attaccherà Odino , uccidendolo, ingaggerà lotta mortale con , figlio di Odino, destinato a vendicare il padre.

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Víðarr fermerà la mascella inferiore di Fenrir con un piede, e quella superiore con una mano, spezzandogliele e lo ucciderà riportando il Kosmos
La rinascita del mondo resterà adombrata dal volo, alto nel cielo, di Níðhǫggr, la serpe di Niðafjoll, misteriosa creatura tra le cui piume trasporterà cadaveri.

Il culto dei GUERRIERI LUPO

RUNE e DINTORNI 

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Il corvo è , nella mitologia germanico-norrena, il «fedele compagno» di Odino/Wotan, egualmente dio della profezia come Apollo, nonché, nella tradizione celtica, di Lug, che come Apollo ricopre la funzione di Dio della Luce confer La festività di Lughnasadh/Lammas e il dio celtico Lugh

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Huginn e Muninn sono due corvi presenti nella mitologia norrena, associati al dio Odino. Huginn e Muninn viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie. È da questi corvi che deriva il kenning dio-corvo che rappresenta Odino.

Entrambi i nomi dei corvi derivano dal norreno, Huginn significa pensiero mentre Muninn memoria.

Così è detto nel poema eddico Grímnismál, al XX canto:

(NON)
« Huginn ok Muninn
fliúga hverian dag
iörmungrund yfir;
óumk ek of Hugin
at hann aptr ne komit,
þó siámk meirr um Munin. »

(IT)
« Huginn e Muninn
volano ogni giorno
alti intorno alla terra.
Io ho timore per Huginn
che non ritorni;
ma ho ancora più timore per Muninn. »

(Edda poetica – Grímnismál – Il discorso di Grímnir XX)
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ἱερὸςφάνεια ierofania

« Nel mondo proprio dell’uomo greco le forze che dominano la vita umana e che noi conosciamo come disposizioni dell’animo, inclinazioni, entusiasmi, sono figure dell’essere, di natura divina, che come tali, non hanno solo da fare con l’uomo, ma, infinite ed eterne, dominano la terra e il cosmo: Afrodite (l’incanto d’amore), Eros (la forza dell’amore e della procreazione); Aidós (il delicato pudore); Eris la discordia ecc..
I moti dell’anima non sono che l’afferramento da parte di queste forze eterne, che, sotto figura divina, sono ovunque operose. »
(Walter F. Otto. Theophania. Genova, Il Melangolo, 1996, p. 62-3)

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Kylix attica a sfondo bianco attribuita al Pittore Pistoxenos con Apollo seduto che indossa una corona di alloro o mirto, un peplo bianco e un mantello rosso. Tiene nella mano sinistra la cetra la cui cassa è un guscio di tartaruga, mentre con la mano destra offre una libagione. Di fronte a lui sta il corvo (Museo Archeologico di Delfi, V secolo. a.C.)

Seiðr magia ancestrale di tradizione nordica

maxresdefaultSulla pietra runica di Skjern vi è una maledizione contro un seiðmaðr
Il seiðr è un tipo di magia  ancestrale, sulle cui origini si cela un ombra di incertezza dato che le fonti storiche sono esigue, si narra che che consentisse di assumere il fjölkungi cioè “il più grande potere”.
Seiðr è  comunicazione con gli spiriti, permetteva di prevedere il futuro, ma anche di dispensare morte, sventura e malattia. Con la pratica del seiðr era infatti possibile privare un individuo della sua forza e della sua intelligenza per trasmetterle a qualcun altro.
il termine  seiðr si suppone derivi dal Proto-germanico *saiðaz, collegato al lituano saitas “segno, predizione”, derivante dal Proto-indoeuropeo *soi-to- “corda” e la sua radice  “legare”

È anche stato fatto un collegamento con il finlandese soida, “suonare uno strumento”. Questo collegamento oltre a sottolineare l’importanza della musica in questo rito, potrebbe indicare la filiazione della magia nordica da quella finnica e sami.
Nell’antico inglese i termini correlati sono siden e sidsa, entrambi conosciuti solo in contesti in cui sono gli elfi (ælfe) a praticare questa magia o qualcosa di simile al seiðr.
Le parole più usate in antico inglese per indicare chi pratica la magia erano wicca (al maschile) e wicce (al femminile), da cui deriva il moderno inglese “witch”.

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È una pratica stregonica di origine sciamanica utilizzata da singole individualità, quasi sempre di sesso femminile. Infatti sebbene le attestazioni riguardanti i caratteri e le tecniche rituali non risultino facilmente reperibili, sembra che gli “atteggiamenti femminili fossero tanto numerosi che gli uomini si vergognavano di praticarla; allora si insegnò quest’arte alle sacerdotesse” forse perchè legato a culti precedenti l’invasione dei popolo Asi.
Nella Saga degli Ynglingar, Snorri Strurluson  cita “(Odino) tutte queste arti egli insegnava con le rune e quei canti detti galdrar… Odino possedeva l’arte da cui scaturiva grande potere…che si chiama seiðr...

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Fonte I Miti Nordici Gianna Chiesa Isnardi

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Chi praticava la magia era definito in vari modi: seiðkona (donna che usa il seiðr), seiðmaðr (uomo che pratica il seiðr); spákona (donna che prevede il futuro); völva.
Il seiðr faceva uso di incantesimi (galðrar, sing. galðr) e a volte di danze.
Le donne che praticavano questa magia appartenevano a livelli piuttosto alti della società e forse ricoprivano altri importanti ruoli.

 

Molto importante era il seiðstafr, un bastone di metallo che apparteneva alle seiðkonar e veniva probabilmente usato durante i rituali, un possibile collegamento con le völva, profetesse che derivavano il loro nome appunto dal fatto di portare un bastone völ.
Le sepolture di völur contengono lunghe staffe in legno e anche uniche staffette di ferro. La forma di questo tipo di seiðstafr somiglia a una distillazione di un filatore.
Una distaff è un dispositivo che contiene fibre pettinate pronte per essere filato in filo.
La filatura è un modo di rappresentare la manifestazione della realtà.

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L’azione di prendere la lanugine senza formalità e farla filare in un filo utile è una meravigliosa metafora per la trasformazione del potenziale senza forma nella realtà fisica. È un atto magico di creazione. Poiché anche la völva cantò e parlò del suo viaggio, potremmo anche dire che stava “slanciando una storia” delle sue interazioni con gli spiriti.
Le canzoni originali di varðlokur, erano probabilmente melodie ripetitive e canzoni che sostennero l’espansione della coscienza. Ogni stimolo ripetitivo può contribuire a raggiungere uno stato e una trance alterati. Il cervello entra in sé per stimoli ripetitivi come le luci pulsanti, la danza, il tamburo, il brontolio e il canto.
Uno che è stato addestrato e ha praticato il lavoro con questa alterazione della coscienza può stimolante sostegno, come questi, per spostarsi intenzionalmente in uno stato visionario. Dal momento che gran parte della vocazione del völva aveva paragoni metaforici alle pratiche di filatura e tessitura, è facile vedere le canzoni di varðlokur in questa luce.
Le canzoni sarebbero state usate per “girare” i fili della realtà sciamanica per la seiðkona e per dirigere la tessitura del suo lavoro rituale.

 

Nell’isola di Öland, la cosiddetta tomba della signora di Öland conteneva i resti di una donna sepolta insieme a uno scettro di 82 cm fatto di ferro, con dettagli di bronzo e vestita con una pelliccia d’orso seppellita in una nave insieme a sacrifici animali e umani.

La farfalla di luce dorata Quadrilithion

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L’affascinante struttura litica è sita sullo spartiacque del promontorio del Caprione, propaggine posta tra il Golfo di La Spezia e il fiume Magra, in prossimità del Seno di Lerici. A parere di Enrico Calzolari, studioso di archeoastronomia e semiologo dell’ambiente, questo sarebbe un sito megalitico, ovvero, in particolare si configurerebbe come un Quadrilithion: costituito da due massi verticali che sorreggono una pietra a forma di losanga (dal greco loxos, obliquo) e poggiano su “una grande pietra trasversale, che è modellata in modo da formare una cuspide che, opposta a quella della pietra a forma di losanga, forma un varco che viene attraversato dalla luce del sole al tramonto del solstizio d’estate

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La luce del Sole al tramonto del solstizio d’estate, dopo aver attraversato la feritoia dell’impianto, riproduce una sagoma luminosa a forma di “farfalla”.Questo fenomeno luminoso, che si estende per un’ampiezza di circa 3° dell’apparente movimento solare , appare al 21 giugno dalle 19:15 alle 19:35 (ora solare).
La formazione della farfalla di luce dorata permane per ben sei giorni, venti prima e venti dopo al solstizio estivo.
Secondo M. Gimbutas la simbologia della “farfalla” rappresenta la trasmigrazione dell’anima verso una meta astrale.
Il professor Calzolari ritiene che questo evento possa risalire a circa 6000 anni prima di Cristo e propende per un’ipotesi detta “sciamanica”, secondo la quale gli spiriti degli uomini si formavano presso una costellazione detta pertanto genitrice che dovrebbe coincidere con la figura della costellazione di Cassiopea.

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Se ti rechi in questo luogo porta il dovuto contegno e rispetto.
Per raggiungere il luogo: da Lerici dirigersi verso Romito Magra.
In località Guercio imboccare la strada per San Lorenzo ,si trova sulla destra, provenendo da Lerici.
Dopo aver passato l’indicazione di un tempio buddista, si giunge ad una casa ed un parcheggio. A pochi metri ci saranno i resti di una chiesa, e successivamente su un sentiero anche il complesso megalitico.

Informazioni più accurate:
E. Calzolari – D. Gori, Misteri di Lunigiana
La farfalla dorata, Luna editore, 2000

Da  Italiadiscovery a cura di Francesco Dal Pino

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