«preindoeuropeo, o di sostrato mediterraneo, è anche il nome del monumento: nuraghe, detto pure altrimenti, a seconda dei distretti e dialetti della Sardegna, nuràke, nuràxi, nuràcci, nuràgi, naràcu ..
Foto Federica Maya Dal Pino
Questo termine, specie nel secolo XIX, fu messo in relazione con la radice fenicia di nur, che vuol dire fuoco, e fu spiegato come fuoco nel senso di dimora o di tempio del fuoco, con riferimento a culti solari che si sarebbero praticati sulla terrazza delle torri nuragiche.
Attualmente vi sono nuove ipotesi i filologi propendono a considerare il vocabolo nuraghe come un reliquato della parlata primitiva paleomediterranea, da ricollegarsi col radicale nur e con le varianti nor, nul, nol, nar etc.: radicale largamente diffuso nei paesi del Mediterraneo, dall’Anatolia all’Africa, alle Baleari, alla Penisola iberica, alla Francia, col duplice significato, opposto ma unitario, di mucchio e di cavità.
Il vocabolo stesso poi indicherebbe non la destinazione ma la speciale forma costruttiva del nuraghe, il quale vorrebbe dire appunto mucchio cavo, costruzione cava, torre cava, a causa della figura turrita del suo esterno, fatta per accumulo di grossi massi, e per la cavità cupoliforme dell’interno…»
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(Giovanni Lilliu, I Nuraghi. Torri preistoriche della Sardegna, Ilisso, 2005, pag. 57.)
Secondo l’archeologo Giovanni Ugas dell’Università di Cagliari, la parola nuraghe potrebbe derivare invece da Norax o Norace, eroe degli Iberi-Balari.
È possibile infatti che la radice Nur– sia un adattamento ai timbri mediterranei della radice indoeuropea Nor- che si ritrova in alcuni toponimi della Sardegna (es. Nora, Noragugume), nel Lazio con Norba città dei Volsci o Noreia antica città del Norico
Wai Khru Ram Muayไหว้ครู รำ มวย , è un rituale eseguito dai combattenti nelle competizioni muay tailandesi . ไหว้ waiè un tradizionale saluto thailandese con i palmi uniti in segno di rispetto. ครู Khruè la forma tailandese della parola sanscrita guru devanāgarī गुरू, significa insegnante, maestro. รำ Ram danza in stile classico e muay มวย significa boxe. Il termine completo può quindi essere tradotto come “danza di guerra che saluta l’insegnante”, Il ram muay mostra rispetto e gratitudine per l’insegnante del pugile, i suoi genitori e i loro antenati, rispetto al re.
La Muay Thai è connotata da una serie di rituali, tra cui la Ram Muay, una danza rituale che i pugili eseguono prima del combattimento e che viene accompagnata da una musica caratteristica, lo Dontree Muay, e che inizia sempre con il Wai Kruh (omaggio al Maestro) con cui il thai-boxer si inginocchia in direzione della sua Scuola o della città natale e compie tre profondi inchini in segno di ringraziamento devozione.
La danza ha un significato mistico sciamanico con movimenti lenti e simbolici il praticante gira attorno al ring con lo scopo di scacciare gli spiriti sfavorevoli dal terreno dello scontro e al fine di assicurarsi lo protezione degli spiriti benigni. La sua esecuzione viene accompagnata dalla recitazione silenziosa di preghiere e formule magiche propiziatorie.
All’ingresso sul ring, i combattenti fanno il giro dell’ring in senso antiorario e pregano ad ogni angolo. Chinano la testa ad ogni angolo tre volte salutando Buddha , Rama (devanāgarī: राम) è l’eroe dell’epica del Rāmāyaṇa, considerato, nella religione induista, come avatara di Visnù) il sangha dei monaci. (Saṃgha anche saṅgha (sanscrito e pāli; in scrittura devanāgarī: संघ; cinese: 僧伽 pinyin: sēngqié, coreano: 승가, seungga, giapponese: 僧伽 sōgya, tibetano: dge-‘dun) è il termine sanscrito e pāli che indica, nel suo più ampio significato, la comunità dei monaci.
Iniziano quindi il Ram Muay, i cui movimenti si dice siano basati sui movimenti effettuati da Hanuman ,nell’induismo, Hanumat (devanāgarī: हनुमत्; nominativo singolare हनुमान् Hanumān), anche noto come Anjaneya, è una delle figure più importanti del poema epico indiano Rāmāyaṇa; è un vānara (spirito dall’aspetto di scimmia) che aiutò il Signore Rāma (avatar di Viṣṇu) a liberare la sua consorte, Sītā, dal re rakshasa Rāvaṇa.
Il ram muay è un rituale personale, che va dal molto complesso al molto semplice, e spesso contiene indizi su chi ha addestrato il combattente e da dove proviene il combattente. Il ram muay è accompagnato da musica, che fornisce un ritmo ai movimenti del pugile.
”Summum munus homini datum arbores silvaeque intelligebantur ”
”Alberi e foreste deve essere inteso come sommo dono dato all’uomo”
Grande Quercia
Plinio il Vecchio, « Naturalis Historiae », proemio del XII volume
Haec fuere numinum templa, priscoque ritu simplicia rura etiam nunc deo praecellentem arborem dicant. nec magis auro fulgentia atque ebore simulacra quam lucos et in iis silentia ipsa adoramus. arborum genera numinibus suis dicata perpetuo servantur, ut Iovi aesculus, Apollini laurus, Minervae olea, Veneri myrtus, Herculi populus. quin et Silvanos Faunosque et dearum genera silvis ac sua numina tamquam e caelo attributa credimus.
Questi furono i templi dei numi, e secondo l’antico rito i semplici campi anche ora dedicano l’albero più importante a un dio Non adoriamo le statue splendenti di oro ed avorio più dei boschi e in essi gli stessi silenzi Le specie di alberi dedicate a divinità proprie sono tramandate in eterno, come la quercia a Giove, il lauro ad Apollo, l’ulivo a Minerva, il mirto a Venere, il pioppo ad Ercole Anzi crediamo attribuiti alle selve come dal cielo anche i Silvani e i Fauni e le specie di dee e i loro poteri divini
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia
Non meno che le statue divine dove splendono oro e avorio, adoriamo i boschi sacri e, in questi boschi, il silenzio.
La Foresta blu di Halle – Hallerbos
L’albero, sua espressione, rappresentò il sacro, anche se mai venne adorato per sè … ma piuttosto “per quello che si rivelava per suo mezzo” (Mircea Eliade).
太乙金华宗旨 “Lo scopo fondamentale della Grande Unità e del Fiore d’Oro”.
Datata 1929 l’opera congiunta di Jung e Richard Wilhelm, il Segreto del Fiore d’Oro conserva ancor oggi un duplice, eccezionale interesse. Ai cultori delle filosofie orientali e dell’alchimia, e in genere agli storici delle religioni, esso si offre come testo prezioso della tradizione esoterica taoistica, che enuncia con chiarezza i metodi e il senso ultimo della “sapienza” cinese: i principi della “circolazione della luce” e della “difesa del centro”, l’arte della respirazione ritmata, i segreti della meditazione immobile. Ma nello stesso tempo, per gli studiosi del pensiero junghiano, il Fiore d’Oro è il testo che ha guidato Jung nella riscoperta del significato dell’alchimia per intendere i processi dell’inconscio collettivo, e lo ha iniziato a quel “confronto psicologico” con l’Oriente che è una delle costanti più significative e attuali della sua riflessione.
Il Fiore d’Oro: Un Viaggio di Integrazione e Trasformazione
Per Carl Gustav Jung “Il Segreto del Fiore d’Oro” rappresenta un percorso di individuazione, ovvero l’integrazione della coscienza con l’inconscio per raggiungere la pienezza del Sé. Il Fiore d’Oro simboleggia questa unità psichica e il suo sbocciare rappresenta la realizzazione di questo obiettivo. Il processo di risveglio spirituale descritto dai seguaci del Tao, trova un eco profondo nei processi psicospirituali dell’individuo, il ”ritorno alla luce”, l’integrazione tra animus ed anima, sono il superamento della dualità per raggiungere l’unità del Tao.
Le fonti forniscono dettagli che permettono di approfondire l’interpretazione di Jung:
Circolazione della Luce: un Percorso di Consapevolezza: Il “ritorno alla luce” (回光) è una pratica centrale nel testo, che Jung identifica come una forma di meditazione. Attraverso la concentrazione sul “cuore celeste” (天心), situato tra i due occhi, si distoglie l’attenzione dal mondo esterno per focalizzarsi sull’interiorità, favorendo l’incontro con l’inconscio. La luce, simbolo di consapevolezza, circola e si concentra, guidando la cristallizzazione dell’energia vitale (炁) e culminando nella nascita del “Seme Perla” (黍珠). Questo processo richiede impegno e concentrazione costanti, paragonate all’attenzione di una chioccia che cova le uova.
Silenzio Interiore e Maestria del Respiro: La pratica del “ritorno alla luce” si intreccia con la regolazione del respiro (調息). Controllare il respiro diventa essenziale per calmare la mente, placare i pensieri superflui (妄念) e raggiungere la quiete interiore (静). In questo stato di serenità, l’energia vitale (炁) può concentrarsi e fluire armoniosamente, favorendo la nascita del Fiore d’Oro. Le fonti sottolineano come la respirazione sia strettamente legata all’attività del cuore, sede delle emozioni e centro dell’energia vitale.
Il Fiore d’Oro: Unione e Armonia Interiore: La fioritura del Fiore d’Oro rappresenta il culmine del processo di individuazione e l’unione degli opposti all’interno della psiche. Questa unione si manifesta simbolicamente nell’incontro dei tre fuochi: il “fuoco del sovrano” (君火), il “fuoco del ministro” (相火) e il “fuoco del popolo” (民火). Questi tre fuochi, presenti all’interno del “vescicola germinale” (窍) – metafora del centro del Sé – rappresentano l’integrazione di diverse forze psichiche. Jung vede in questa trinità una corrispondenza con la sua concezione del Sé, punto di incontro tra coscienza e inconscio, in cui gli opposti si conciliano per formare un’unità superiore.
Anima e Animus: Un Ponte verso l’Inconscio: Come discusso in precedenza, Jung ha associato i concetti taoisti di “hun” (魂) e “po” (魄) ai suoi archetipi di animus e anima. “Hun”, l’anima yang, è associata alla luce, alla chiarezza e al pensiero razionale, mentre “po”, l’anima yin, è legata all’oscurità, alla materialità e alle emozioni. Sebbene Jung abbia individuato delle similarità tra “hun” e l’animus, e tra “po” e l’anima, ha sottolineato che si tratta di interpretazioni e non di traduzioni letterali. La comprensione di queste due forze psichiche è fondamentale per il processo di individuazione.
Oltre il Velo delle Illusioni: Il percorso verso la realizzazione del Sé implica il superamento del velo delle illusioni (Maya), riconoscendo la natura illusoria della realtà fenomenica. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario distaccarsi dai desideri e dagli attaccamenti che ci legano al mondo materiale. Solo attraverso un profondo lavoro interiore e la coltivazione della consapevolezza è possibile trascendere le illusioni e realizzare la vera natura del Sé.
Le fonti evidenziano anche l’importanza di:
Trasformazione Spirituale: Il testo è ricco di riferimenti al misticismo e alla trasformazione spirituale. Jung, affascinato dal misticismo, ha riconosciuto nel Fiore d’Oro un esempio di come le tradizioni spirituali orientali possano fornire spunti per la comprensione della psiche.
Il Sé: Centro di Coscienza e Vita: Jung ha evidenziato l’importanza del Sé come centro della coscienza e della vita, ricollegandosi al concetto taoista di “ming” (命), che rappresenta il destino individuale e la forza vitale. La realizzazione del Sé, simboleggiata dal Fiore d’Oro, porta all’unione armonica tra coscienza e vita, trascendendo i limiti dell’ego e aprendo a una dimensione di esistenza più ampia.
Jung non ha mai inteso, forse, “Il Segreto del Fiore d’Oro” come un manuale di pratiche esoteriche, ma come un’illustrazione del processo di individuazione, un percorso di crescita e integrazione che trascende i confini culturali. Il Fiore d’Oro, grazie al lavoro di Jung, diventa un ponte tra Oriente e Occidente, mettendo in luce la saggezza antica come fonte di ispirazione per la comprensione della psiche umana moderna.
Al sinologo tedesco Richard Wilhelm (Stoccarda 1873 – Tubinga 1930) si deve la diffusione in occidente dei principi dello Yoga e della filosofia cinese, soprattutto grazie ad alcune memorabili traduzioni di importanti testi sapienziali cinesi, tra cui I Ching.
Richard Wilhelm con la cravatta tra i saggi cinesi, sinologo noto per la traduzione del Libro dei Mutamenti 易經 , grazie alla guida del maestro Lao Nai Xuann.
La Prospettiva di Richard Wilhelm sul Fiore d’Oro: Un Ponte tra Oriente e Occidente
Richard Wilhelm, un importante sinologo tedesco, ha dedicato la sua vita alla comprensione e alla traduzione dei testi classici cinesi, tra cui “Il Segreto del Fiore d’Oro”. Wilhelm ha riconosciuto l’importanza di questo testo taoista non solo come guida alla pratica spirituale, ma anche come chiave per comprendere la psiche umana.
«Es ist mir ein Trost, daß ich als Missionar keinen Chinesen bekehrt habe»
«Per me è un conforto, che come missionario io non abbia convertito neppure un cinese»
Wilhelm, come Jung, ha visto nel Fiore d’Oro un’illustrazione del processo di individuazione, un percorso di crescita e integrazione psichica che porta alla realizzazione del Sé. Le fonti evidenziano la sua profonda conoscenza della filosofia cinese e la sua sensibilità nel cogliere le sfumature del testo.
La Luce e il Ritorno all’Origine
Wilhelm sottolinea l’importanza del processo di “ritorno alla luce” (回光), che viene descritto nel testo come la circolazione della luce all’interno del corpo. Questa pratica, simile alla meditazione, implica il distogliere l’attenzione dal mondo esterno per concentrarsi sull’interiorità, simboleggiata dal “cuore celeste” (天心) situato tra i due occhi. Wilhelm evidenzia come la luce, simbolo di consapevolezza, sia presente sia all’interno che all’esterno dell’individuo, permeando l’intero universo.
Questo processo di “ritorno alla luce”, per Wilhelm, corrisponde al ritorno all’origine, al principio vitale primordiale che precede la separazione tra soggetto e oggetto, tra interno ed esterno. Egli vede in questo processo un parallelismo con la filosofia di Lao Tzu, che identifica nel Tao l’origine di tutte le cose.
Anima e Animus: Due Forze Complementari
Wilhelm, influenzato dal pensiero di Jung, ha riconosciuto nei concetti taoisti di “hun” (魂) e “po” (魄) una corrispondenza con gli archetipi di animus e anima. Egli traduce “hun”, l’anima yang, come “animus” e “po”, l’anima yin, come “anima”.
Tuttavia, Wilhelm si discosta da Jung nel ritenere che l’animus, in quanto principio maschile, sia associato alla luce e alla ragione, mentre l’anima, in quanto principio femminile, sia legata all’oscurità e alle emozioni. Questa interpretazione riflette la visione tradizionale cinese, che attribuisce all’uomo la razionalità e alla donna l’emotività.
Wilhelm sottolinea la complementarietà di queste due forze psichiche, evidenziando come la loro integrazione sia essenziale per il raggiungimento dell’armonia interiore.
Il Pericolo della Frammentazione Psichica
Wilhelm, come Jung, riconosce il pericolo della frammentazione psichica, che può verificarsi quando l’individuo non riesce a integrare i contenuti dell’inconscio. Questa frammentazione può manifestarsi in sintomi nevrotici o in disturbi psichici più gravi.
Le fonti citano il testo “La Sutra della Vita e della Saggezza” (慧命經) che mette in guardia contro la “dispersione dei pensieri” (分念) che porta alla formazione di “immagini vuote” (空色相). Wilhelm sottolinea come l’eccessiva identificazione con le immagini e le fantasie provenienti dall’inconscio possa portare alla perdita del Sé e alla frammentazione della personalità.
Il Ruolo del Simbolo e dell’Immaginazione
Wilhelm riconosce l’importanza del simbolo e dell’immaginazione nel processo di individuazione. Egli osserva come i simboli, in quanto espressioni dell’inconscio, possano fungere da ponte tra la coscienza e le profondità della psiche.
Le fonti menzionano il mandala come esempio di simbolo che rappresenta l’unità e la totalità del Sé. Wilhelm osserva come i mandala, presenti in diverse culture, siano spesso caratterizzati da una struttura quaternaria, che riflette la divisione del mondo in quattro direzioni cardinali.
Il Fiore d’Oro: Simbolo di Trasformazione Spirituale
Per Wilhelm, come per Jung, il Fiore d’Oro rappresenta la realizzazione del Sé, la fioritura della personalità individuale che si realizza attraverso l’integrazione della coscienza con l’inconscio. Questo processo di trasformazione spirituale, che porta all’unione degli opposti all’interno della psiche, viene simboleggiato dall’unione dei tre fuochi: il “fuoco del sovrano” (君火), il “fuoco del ministro” (相火) e il “fuoco del popolo” (民火).
Wilhelm evidenzia come il raggiungimento di questo stato di armonia interiore richieda un profondo lavoro su di sé e una costante attenzione alla propria vita interiore.
La Rilevanza del Fiore d’Oro per l’Occidente
Wilhelm, consapevole della crisi spirituale che attraversava l’Occidente all’inizio del XX secolo, ha visto nel Fiore d’Oro un messaggio di speranza e di rinnovamento. Egli credeva che la saggezza contenuta in questo antico testo taoista potesse aiutare gli occidentali a riscoprire la dimensione spirituale della vita e a superare il materialismo e il razionalismo che caratterizzavano la società moderna.
Wilhelm ha sottolineato l’importanza di integrare la saggezza orientale con la cultura occidentale, creando un ponte tra due mondi che si erano a lungo ignorati. Egli ha riconosciuto il valore della scienza e della tecnologia occidentali, ma ha anche evidenziato la necessità di recuperare la dimensione spirituale e interiore dell’essere umano.
Conclusione
Il lavoro di Richard Wilhelm ha contribuito in modo significativo alla diffusione della cultura cinese in Occidente. La sua interpretazione del Fiore d’Oro, influenzata dal pensiero di Jung, ha aperto nuove prospettive sulla comprensione della psiche umana e del processo di individuazione. Wilhelm ha mostrato come la saggezza antica, contenuta in testi come il Fiore d’Oro, possa essere ancora attuale e rilevante per l’uomo moderno, offrendo una guida per il cammino di crescita e trasformazione interiore.
«L’acquisire una maggior familiarità con lo spirito orientale potrebbe indicare simbolicamente l’inizio di una nostra presa di contatto con le parti di noi che ci sono ancora estranee. Il rinnegare le nostre peculiari premesse storiche sarebbe pura follia e il miglior modo per un ulteriore sradicamento, perchè è solo restando saldamente ancorati al nostro terreno che possiamo assimilare lo spirito dell’Oriente.» C.G.Jung – Commento all’antico testo cinese “Il segreto del Fiore d’Oro”, p.70
“我的评论,目的是要建立一种在东方和西方之间进行心理学理解的桥梁。” Il mio obiettivo è di stabilire un collegamento tra la psicologia orientale e quella occidentale.
吕祖说:自然,就是道。道没有名义,没有形像;仅仅是一个性和一个元神而已。性命是看不见,也摸不着,只寄托在天光上,天光也是看不见,摸不着,只寄托在两眼上。 Lü Zu disse: “La natura è il Tao. Il Tao non ha nome, non ha forma; è semplicemente un principio vitale (xing) e uno spirito primordiale (yuan shen). La vita e lo spirito sono invisibili e intangibili, si affidano alla luce celeste. La luce celeste, a sua volta, è invisibile e intangibile, e si affida ai due occhi.”
Spiegazione dei termini chiave:
天光 (tian guang): La luce celeste, una metafora per la consapevolezza spirituale e l’illuminazione.
吕祖 (Lǚ Zǔ): Si riferisce a Lü Dongbin, una figura importante del Taoismo, spesso considerato uno degli Otto Immortali.
道 (Dao): Il Tao è un concetto fondamentale nel Taoismo, indicando il principio cosmico ordinatore e la via naturale dell’universo.
性命 (xing ming): Letteralmente “natura e vita”, indica il principio vitale innato e l’essenza spirituale dell’essere umano.
元神 (yuan shen): Lo spirito primordiale, l’anima originale e più pura dell’individuo.
Cuore Celeste il maestro Lu Tzu ha detto: Ciò che esiste per sè stesso è detto Tao 道. il Tao non ha nè nome nè forma è l’essere unico, l’unico spirito primordiale: L’essere (Hsing) e la vita (ming) non sono visibili, poichè sono contenuti nella luce del celo. e la luce del cielo non si può vedere, perchè è contenuta nei due occhi. Oggi voglio essere la vostra guida e svelarvi anzitutto il segreto del fiore d’oro, del grande Uno, per poi spiegarvi passo dopo passo anche il resto
“Nel momento in cui si ritira la luce (interiore), si impiega interamente il metodo inverso, concentrandosi sul cuore celeste. Il cuore celeste è posizionato al centro del sole e della luna (gli occhi). Nel Sutra del Palazzo Giallo si legge: “Un campo di un cun e una casa di un chi possono provvedere al sostentamento”. Ora, la casa di un chi si riferisce al volto umano; e nel volto c’è un campo di un cun quadrato. Se non si riferisce al cuore celeste, allora a cosa si riferisce? Questo spazio di un cun quadrato, in realtà, contiene paesaggi meravigliosi come le torri e le terrazze di Yù Luo Xiao e le straordinarie viste del palazzo di giada di Yù Jing. È il luogo dove risiede lo spirito più vuoto e più spirituale. I confuciani lo chiamano “vuoto interno”, i buddhisti “piattaforma spirituale”, e i taoisti hanno ancora più nomi per indicarlo: “terra ancestrale”, “palazzo giallo”, “porta segreta”, “apertura innata”, e così via.
In realtà, il cuore celeste è come una dimora. La luce è il padrone di questa dimora. Pertanto, non appena si ritira la luce, l’energia di tutto il corpo si concentra sulla sommità del capo, proprio come quando un saggio re stabilisce la sua capitale e tutti i regni vassalli gli offrono doni preziosi; oppure come quando un padrone è saggio e i servi si inchinano ubbidientemente, ciascuno svolgendo il proprio compito.”
“Basta praticare il far circolare la luce per raggiungere la più alta verità. Tuttavia, bisogna fare attenzione perché la luce è facile da muovere ma difficile da stabilizzare. Con la pratica prolungata del circolo della luce, gradualmente questa si solidificherà in un corpo spirituale naturale, fino a potersi condensare nei nove cieli. Questo è ciò che il Sutra dei sigilli del Cuore intende quando dice: ‘Silenziosamente al mattino spicca il tuo volo’.
Lo scopo della pratica è la pura concentrazione sul cuore celeste. Non c’è alcuna pratica più avanzata. Il Sutra del Loto Bianco afferma: ‘La pura concentrazione conduce al volo, e si nasce nei cieli’. Qui, ‘cielo’ non si riferisce al cielo blu, ma è una metafora per la formazione del corpo spirituale nel palazzo superiore (la sommità del capo). Il cielo corrisponde all’elemento yang, e con il tempo si svilupperà un corpo spirituale esterno.
Il fiore D’Oro è l’elisir di vita letteralmente sfera d’oro, pillola d’Oro Tutti i mutamenti della coscienza spirituale dipendono dal cuore. Dove risiede una segreta arte magica che ,pur essendo con esso in armonia, è di una tale fluidità da esigere profonda intelligenza e chiarezze, estrema profondità e calma Colui che non possiede questa profonda intelligenza e capacità di comprensione non troverà la via di applicazione e colui che non è dotato di questa grande capacità di raccoglimento di calma, non potrà in essa perseverare.
心灵如镜,步发声,声音清灵。清灵有限,一香为够。过午人事多繁,易扰心灵。然否必需限定一香,只要清心放下,平静一刻,久久便有入头,不忧心灵幻住。 “Con la mente serena come uno specchio, muoviti lentamente e parla con voce chiara. La purezza non ha bisogno di eccessi, un solo tocco di profumo basta. Nel pomeriggio, le faccende quotidiane possono turbare la mente. Tuttavia, non è necessario limitarsi a un momento di calma assoluto, basta qualche istante di tranquillità. Con la pratica costante, si acquisirà una profonda comprensione e la mente troverà la sua pace.”
Mente serena: L’immagine dello specchio riflette l’idea di una mente calma e limpida, capace di riflettere la realtà senza distorsioni. Azione lenta e consapevole: I passi lenti e la voce chiara indicano una presenza mentale e una consapevolezza del corpo. Purezza e semplicità: L’idea di un’unica nota di profumo suggerisce che la purezza non richiede eccessi, ma piuttosto una focalizzazione su ciò che è essenziale. Pratica costante: Il testo sottolinea l’importanza della pratica costante per raggiungere una profonda comprensione e una mente tranquilla.
Per quanto nell’attualità sia ardua impresa rintracciare lo spirito originario ed essenziale di tali visioni, condizionate dall’inevitabile flusso del tempo e dall’incalzante Modernità espressa nella frenetica corsa della Tecnologia imperante resta un anelito alla quiete e alla pura azione eco della Tradizione senza tempo
再回到《太乙金华宗旨》,这部典籍是吕岩–也就是吕洞宾–的思想集合,“金华”的结合会产生光,“金”的下半部分和“华”的上半部分结合在一起就是“光”。而对于光的追求也在古代的波斯出现过,由先知查拉图特拉开创的教派,传到中国以后就是明教。炼金术的元素的融合是光,曼陀罗的中心也是光。可见对于光明的追求是在世界各地都可以查到的。这部分属于集体无意识。而“太乙”表示没有分别的整体,及阴阳结合在一起的整体,这就是消除二元对立。 “Torniamo all’individuo e alla sua coscienza. Più la forza di volontà è forte, più l’inconscio viene sepolto in profondità. Questa eccessiva unilateralità è diventata una parte cruciale della terapia delle malattie mentali nella nostra epoca. L’eccessiva attenzione alla coscienza, l’ipervalutazione della forza di volontà, la credenza nel “chi la dura la vince” sono le patologie psicologiche più diffuse del nostro tempo. Questo è legato allo sviluppo economico, all’abbondanza materiale e ci allontana dalle nostre radici (l’inconscio collettivo).
Come possiamo tornare indietro? C’è una metafora: un uomo sulla cima di una montagna vede una valle sottostante dove sta piovendo. Anche se non è nella valle, la pioggia c’è davvero. La montagna e la valle rappresentano i diversi livelli di energia psichica, o libido. Per connetterci con l’inconscio collettivo dobbiamo aumentare la nostra energia psichica, proprio come nel concetto di introversione ed estroversione. Indipendentemente dal nostro tipo psicologico, dobbiamo sviluppare la funzione psicologica opposta per aumentare le nostre fonti di energia psichica. Solo così potremo gradualmente passare dalla valle alla montagna.
第五章 回光返照 妄言慧语 回光返照 (huí guāng fǎn zhào): Letteralmente significa “luce che ritorna e illumina””Capitolo 5: L’illusione della luce – Saggezza e follia” 诚言行之,行事方便,初多用心,渐教活泼地,今夕知通,然后入深。 诚言行之 (chéng yán xíng zhī): Significa “parole sincere e azioni pratiche”. Sottolinea l’importanza di essere coerenti tra ciò che si dice e ciò che si fa. 行事方便 (xíng shì fāng biàn): Significa “comportamento conveniente” o “agire con facilità”. Suggerisce di agire in modo naturale e spontaneo, senza sforzo eccessivo. 初多用心 (chū duō yòng xīn): Significa “inizialmente con molta attenzione”. All’inizio di un percorso spirituale o di un apprendimento, è importante concentrarsi e prestare molta attenzione. 渐教活泼地 (jiàn jiào huó pō dì): Significa “gradualmente rilassarsi e lasciarsi andare”. Con la pratica, si può diventare più rilassati e spontanei, senza perdere la concentrazione. 今夕知通 (jīn xī zhī tōng): Significa “oggi si comprende”. Indica che la comprensione può avvenire gradualmente, e che ogni giorno si può acquisire una nuova consapevolezza. 然后入深 (rán hòu rù shēn): Significa “dopo si approfondisce”. Suggerisce che la comprensione può diventare sempre più profonda con la pratica costante.
诚言行之,行事方便,初多用心,渐教活泼地,今夕知通,然后入深 “Parole sincere e azioni coerenti, un comportamento semplice e spontaneo. All’inizio, occorre molta attenzione, poi si può rilassarsi e lasciarsi andare. Oggi si comprende il significato, domani si approfondirà la conoscenza. 行事方便 (xíng shì fāng biàn): Significa “comportamento conveniente” o “agire con facilità”. Suggerisce di agire in modo naturale e spontaneo, senza sforzo eccessivo. 初多用心 (chū duō yòng xīn): Significa “inizialmente con molta attenzione”. All’inizio di un percorso spirituale o di un apprendimento, è importante concentrarsi e prestare molta attenzione. 渐教活泼地 (jiàn jiào huó pō dì): Significa “gradualmente rilassarsi e lasciarsi andare”. Con la pratica, si può diventare più rilassati e spontanei, senza perdere la concentrazione. 今夕知通 (jīn xī zhī tōng): Significa “oggi si comprende”. Indica che la comprensione può avvenire gradualmente, e che ogni giorno si può acquisire una nuova consapevolezza. 然后入深 (rán hòu rù shēn): Significa “dopo si approfondisce”. Suggerisce che la comprensione può diventare sempre più profonda con la pratica costante. Il testo incoraggia a vivere una vita autentica, caratterizzata da sincerità, semplicità e pratica costante. L’enfasi è posta sull’importanza di coltivare una mente aperta e di approfondire la propria comprensione della realtà attraverso l’esperienza diretta.
大地陽春 La grande terra sotto il sole primaverile. L’espressione cinese “大地阳春” (dà dì yáng chūn) è un’idioma che evoca un’immagine di grande vitalità, rinascita e prosperità. Letteralmente significa “grande terra, sole, primavera”, ma il suo significato complessivo va oltre la semplice descrizione di un paesaggio.
阳春 (yáng chūn): Significa “sole primaverile” e simboleggia la luce, il calore e la rinascita. 大地 (dà dì): Significa “grande terra” e rappresenta la vastità e la fertilità della natura. 恰当时要得机得势,不可生在无事中,否则浪费空也。 “Quando si presenta l’occasione giusta, bisogna afferrarla. Non si può vivere una vita senza scopo, altrimenti la vita sarà sprecata.” 恰当时 (qià dàng shí): Significa “nel momento giusto” o “al momento opportuno”. Indica il momento preciso in cui un’opportunità si presenta. 要得机得势 (yào dé jī dé shì): Significa “cogliere l’opportunità”. Sottolinea l’importanza di agire nel momento giusto per ottenere il successo. 不可生在无事中 (bù kě shēng zài wú shì zhōng): Significa “non si può vivere in una vita vuota”. Indica che la vita deve avere uno scopo e un significato. 否则浪费空也 (fǒu zé làng fèi kōng yě): Significa “altrimenti si sprecherà la vita”. Sottolinea le conseguenze negative di una vita senza scopo.
斫削繁杂去之,而纯净之现,现而纯净之比,是定及慧,此为回光 Eliminando ciò che è superfluo e concentrandosi sull’essenziale, si raggiunge la chiarezza e la luminosità interiore.” 斫削繁杂去之 (zhuó xuē fán zá qù zhī): Significa “tagliare via l’eccesso e ciò che è superfluo”. Questo implica l’eliminazione di pensieri, emozioni e azioni che ci distraggono dal nostro scopo principale. 而纯净之现 (ér chún jìng zhī xiàn): Significa “e la purezza si manifesta”. Indica che, eliminando ciò che è superfluo, emerge una chiarezza e una purezza interiore. 现而纯净之比 (xiàn ér chún jìng zhī bǐ): Significa “la manifestazione della purezza”. Sottolinea come questa chiarezza sia uno stato di consapevolezza e di lucidità. 是定及慧 (shì dìng jí huì): Significa “è la concentrazione e la saggezza”. Indica che lo stato di purezza è caratterizzato da una mente concentrata e da una profonda comprensione. 此为回光 (cǐ wéi huí guāng): Significa “questo è il ritorno della luce”. Simboleggia il ritorno a uno stato di illuminazione o di consapevolezza originaria.
回光銜命而去,不要廢棄正業。 “La luce ritorna, portando con sé il destino, senza abbandonare le proprie occupazioni.
Significato:
L’espressione cinese “大地阳春” (dà dì yáng chūn) è un’idioma che evoca un’immagine di grande vitalità, rinascita e prosperità. Letteralmente significa “grande terra, sole, primavera”, ma il suo significato complessivo va oltre la semplice descrizione di un paesaggio.
阳春 (yáng chūn): Significa “sole primaverile” e simboleggia la luce, il calore e la rinascita.
大地 (dà dì): Significa “grande terra” e rappresenta la vastità e la fertilità della natura.
炼精化气 (liànjīng huàqì): la trasformazione dell’essenza (jing) in energia vitale (qi). 金华 (jīnhuá): la “fiore d’oro”, una metafora per lo stato di illuminazione. 曼陀罗 (mándaluó): mandala, rappresentazioni visuali che si manifestano durante la meditazione e che riflettono lo stato interiore del praticante.
息者自心也。 自心为息,心一动, 而即有气,气本心之化也。
Il respiro è la manifestazione del cuore. Il cuore è la fonte del respiro; quando il cuore si muove, Immediatamente nasce il qi, e il qi è essenzialmente una trasformazione del cuore.
Respiro (息): Non si riferisce solo all’atto fisico di respirare, ma anche al flusso vitale, all’energia vitale (qi) e all’anima.
Cuore (心): Non indica solo l’organo fisico, ma anche la mente, la coscienza e il centro emotivo.
Qi (气): È l’energia vitale che permea tutte le cose, sia animate che inanimate.
Significato complessivo:Il testo suggerisce che il respiro e il cuore sono interconnessi in modo profondo. Il cuore è la fonte del respiro e il respiro è una manifestazione del cuore. Il movimento del cuore genera il qi, che a sua volta nutre e sostiene il corpo e la mente.
耐心轻轻微微些, 感觉感觉,感觉更静, 久之,忽然感觉速断, 此时真意现前,而心体可知矣
“Con pazienza, gradualmente, sempre più delicatamente. Sentire, sentire, fino a raggiungere una calma profonda. Dopo un lungo periodo, all’improvviso, la sensazione si interrompe bruscamente. In quel preciso momento, il vero significato si manifesta e la natura della mente diventa chiara.”
Unità mente-corpo: Il testo sottolinea l’unità profonda tra mente e corpo, suggerendo che lo stato mentale influisce direttamente sulla fisiologia e viceversa.
Pratica meditativa: Questo concetto è spesso utilizzato nelle pratiche meditative per calmare la mente e regolare il respiro, al fine di raggiungere uno stato di equilibrio e armonia.
La natura del qi: Il qi è visto come un’energia sottile e vitale, che può essere coltivata e diretta attraverso pratiche come il qigong e il tai chi.
In sintesi, questo breve testo offre una profonda intuizione sulla connessione tra il nostro mondo interiore e il mondo esterno, e suggerisce che attraverso la consapevolezza del respiro e del cuore possiamo coltivare una maggiore salute e benessere.
confer 金花,又名“冠突散囊菌”,是对人有益的酵素类菌。“金花”能分泌淀粉酶和氧化酶,可催化茶叶中的蛋白质、淀粉转化为单糖,催化多酚类化合物氧化,转化成对人体有益的物质,使茶叶的口感等特性提高和优化。 Torniamo all’individuo e alla sua coscienza. Più forte è la volontà, più profondo si nasconde l’inconscio. Questo eccesso è, in effetti, una delle principali sfide affrontate dalla psicoterapia contemporanea. La nostra epoca è caratterizzata da una eccessiva attenzione alla coscienza, da un’esaltazione della volontà e dalla convinzione che “volere è potere”. Questa tendenza, strettamente legata allo sviluppo economico e all’abbondanza materiale, ci ha allontanato dalle nostre radici, ovvero dall’inconscio collettivo.
Come ritrovare questa connessione? Immaginiamo un paesaggio montano: dalla cima si osserva la pioggia che cade nella valle. Anche se non siamo nella valle, sappiamo che sta piovendo. Le montagne rappresentano l’energia psichica più conscia, mentre le valli simboleggiano le profondità dell’inconscio. Per riconnetterci con questo inconscio collettivo, dobbiamo aumentare la nostra energia psichica, proprio come accade nei diversi tipi psicologici tra introversione ed estroversione. Ognuno di noi, indipendentemente dal proprio tipo, può ampliare le proprie risorse psicologiche sviluppando le qualità complementari. Solo così potremo gradualmente passare dalla valle alla montagna.
A questo proposito, consideriamo il fungo “金花” (Coriolus versicolor), noto per le sue proprietà benefiche. Questo fungo produce enzimi che trasformano le sostanze presenti nel tè, migliorandone il sapore. Allo stesso modo, l’inconscio può essere visto come un catalizzatore che trasforma la nostra esperienza, portando crescita e sviluppo. Proprio come il fungo “金花”, possiamo attivare processi di trasformazione interiore che ci permettono di evolvere e di raggiungere una maggiore armonia con noi stessi e con il mondo.”
Note: Fermentazione del tè: Ruolo del fungo “金花” nel processo di produzione del tè. 金花, o 冠突散囊菌, è un fungo enzimatico benefico per l’uomo. Il “金花” secerne amilasi e ossidasi, enzimi che catalizzano la trasformazione delle proteine e dell’amido del tè in zuccheri semplici, catalizzano l’ossidazione dei polifenoli, trasformandoli in sostanze benefiche per l’organismo e migliorando così il gusto e le altre caratteristiche del tè. “金花” e il tè: Ho mantenuto il termine cinese “金花” per indicare il fungo, poiché ha un significato specifico nel contesto della produzione del tè. Ho aggiunto una breve spiegazione della sua funzione nel processo di fermentazione del tè.
Il fiore d’oro, noto anche come “batterio della corona”, è un fungo simile all’enzima benefico per l’uomo. “Golden Flower” può secernere amilasi e ossidasi, che possono catalizzare la conversione di proteine e amidi nel tè in monosaccaridi, catalizzare l’ossidazione dei composti polifenolici, convertirli in sostanze benefiche per il corpo umano e migliorare e ottimizzare il gusto del tè.
Il Fiore d’Oro e la Meditazione: Un’Unione Perfetta
Il Fiore d’Oro e la meditazione sono due concetti profondamente interconnessi nella tradizione taoista e alchemica cinese. Entrambi rappresentano una ricerca interiore, una trasformazione personale e un’unione con una realtà più profonda.
听不下来呼吸!”Respira senza fermarti!” “Mantieni la calma e la concentrazione, anche quando le cose si fanno difficili.”
Il Fiore d’Oro come Metafora della Trasformazione Interiore
Alchimia interiore: Il Fiore d’Oro, in questo contesto, non è un fiore fisico ma una metafora dell’illuminazione spirituale, della perfezione interiore raggiunta attraverso un processo di trasmutazione psico-spirituale.
Unione degli opposti: La creazione del Fiore d’Oro rappresenta l’unione degli opposti, come lo yin e lo yang, il maschile e il femminile, la coscienza e l’inconscio. Questa unione è vista come il culmine dell’alchimia interiore.
La Meditazione come Strumento per Coltivare il Fiore d’Oro
Concentrazione e focalizzazione: La meditazione permette di concentrare la mente su un unico punto, favorendo la calma interiore e la chiarezza mentale. Questa focalizzazione è essenziale per il processo alchemico interiore.
Visualizzazione: Molte tecniche meditative utilizzano la visualizzazione per coltivare il Fiore d’Oro. Si visualizza un fiore luminoso che sboccia nel proprio cuore o in altri centri energetici, simboleggiando la crescita spirituale.
Circolazione dell’energia: Attraverso esercizi di respirazione e visualizzazione, la meditazione promuove la circolazione dell’energia vitale (qi) nel corpo, alimentando il processo di trasmutazione interiore.
Consapevolezza: La meditazione sviluppa la consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante, permettendo di osservare i propri pensieri ed emozioni senza giudizio. Questa consapevolezza è fondamentale per identificare e trasformare gli aspetti negativi della propria personalità.
Tecniche Meditative Associate al Fiore d’Oro
Nei Gong: Un insieme di pratiche taoiste che lavorano sull’energia interna, come il Qi Gong e il Tai Chi. Queste pratiche utilizzano spesso visualizzazioni legate al Fiore d’Oro per promuovere la salute e la longevità.
Meditazione sui chakra: I chakra sono centri energetici nel corpo. Visualizzare il Fiore d’Oro in corrispondenza di questi centri può aiutare a bilanciare l’energia e promuovere la crescita spirituale.
Meditazione sulla luce: Visualizzare una luce brillante che illumina il corpo e lo purifica è un’altra tecnica comune associata al Fiore d’Oro.
I Benefici della Meditazione sul Fiore d’Oro
Aumento della consapevolezza: Una maggiore comprensione di sé e delle proprie emozioni.
Calma interiore: Riduzione dello stress e dell’ansia.
Salute migliorata: Miglioramento del sistema immunitario e riduzione dei disturbi fisici.
Crescita spirituale: Un senso di connessione con qualcosa di più grande di sé.
Sviluppo della creatività: Apertura della mente a nuove possibilità e prospettive.
In conclusione, il Fiore d’Oro e la meditazione sono profondamente interconnessi. La meditazione offre gli strumenti necessari per coltivare il Fiore d’Oro all’interno di sé, raggiungendo così un livello superiore di consapevolezza e realizzazione personale. . Il Fiore che sboccia nel Dan Tian:
Visualizzazione: Immagina un piccolo seme dorato nel tuo Dan Tian inferiore (centro energetico situato nell’addome inferiore). Questo seme inizia a germogliare e a crescere, trasformandosi in un delicato fiore d’oro. Le radici del fiore si estendono verso il basso, connettendoti alla terra, mentre i petali si aprono verso l’alto, verso il cielo.
Significato: Simboleggia la trasformazione dell’energia primordiale e la connessione tra cielo e terra.
2. La Luce Dorata che Pervade il Corpo:
Visualizzazione: Immagina una luce dorata brillante che entra dal tuo capo e pervade tutto il tuo corpo. Questa luce purifica e illumina ogni cellula, dissolvendo le tensioni e le negatività. Visualizza questa luce dorata che si concentra nel tuo cuore e si trasforma in un fiore luminoso.
Significato: Rappresenta la purificazione e l’illuminazione, e l’unione con la luce cosmica
3. L’Albero della Vita:
Visualizzazione: Immagina di essere un albero. Le tue radici si estendono profondamente nella terra, assorbendo nutrimento. Il tuo tronco è forte e stabile, e i tuoi rami si estendono verso il cielo. Al centro del tuo petto, un fiore d’oro sboccia, irradiando luce e vitalità.
Significato: Simboleggia la crescita spirituale e la connessione con la natura.
4. Il Vaso Alchemico:
Visualizzazione: Immagina un vaso alchemico all’interno del tuo corpo. In questo vaso, gli elementi alchemici (metallo, legno, acqua, fuoco, terra) si combinano e si trasformano in un liquido dorato. Questo liquido si condensa e forma un fiore d’oro splendente.
Significato: Rappresenta il processo alchemico interiore di trasmutazione.
Un ding o ting 鼎 vaso calderone rituale
丹田金花绽放 (Dāntián jīn huā zhàn fàng): Il Fiore d’Oro sboccia nel Dan Tian.
金光普照全身 (Jīn guāng pǔ zhào quán shēn): La luce dorata pervade tutto il corpo.
生命之树 (Shēng mìng zhī shù): L’albero della vita.
炼丹炉 (Liàn dān lú): Il vaso alchemico.
Importante:
Pratica regolare: La chiave per coltivare il Fiore d’Oro è la pratica regolare.
Visualizzazione vivida: Più vivida è la tua visualizzazione, più efficace sarà la pratica.
Respirazione: Combina la visualizzazione con una respirazione profonda e ritmica per intensificare gli effetti.
Intenzione: Mantieni un’intenzione chiara e focalizzata durante la pratica.
Guida di un maestro: Se possibile, cerca la guida di un maestro esperto per una pratica più profonda.
Nota: Queste sono solo alcune delle tante tecniche di visualizzazione utilizzate per coltivare il Fiore d’Oro. La scelta della tecnica più adatta dipende dalle tue preferenze personali e dal tuo percorso spirituale.
Il Processo di “回光” (Huiguang) e il suo Significato in “太乙金华宗旨” (Taiyi Jinhua Zongzhi)
Il processo di “回光” (huiguang), che può essere tradotto come “circolazione della luce”, è un concetto centrale nella pratica del “太乙金华宗旨” (Taiyi Jinhua Zongzhi), un testo taoista che si concentra sulla coltivazione dell’immortalità spirituale.
Il processo di huiguang implica la direzione dell’attenzione verso l’interno, concentrandosi sulla “luce celeste” che risiede negli occhi. Questa luce è vista come una manifestazione del “道” (Tao), la realtà ultima e il principio di tutte le cose
Simbolicamente, huiguang rappresenta un ritorno all’unità originale di coscienza e vita (“性命”, xingming) che esisteva prima della nascita. Attraverso questa pratica, si cerca di ricongiungere lo “魂” (hun, animus) e il “魄” (po, anima), due aspetti dello spirito che si separano al momento della nascita
Huiguang non è un semplice processo mentale, ma coinvolge anche il corpo. Viene descritto come un “fuoco” che purifica e trasforma l’energia vitale, portando alla creazione di un “corpo di luce” (“金刚体”, jingangti) o “embrione immortale” (“圣胎”, shengtai)
Il processo di huiguang è strettamente legato al concetto di “守中” (shouzhong), che significa “proteggere il centro”. Questo “centro” è il punto in cui coscienza e vita si uniscono, ed è simbolizzato dal “金华” (jinhua, Fiore d’Oro), un mandala che rappresenta l’illuminazione spirituale.
Concentrandosi sul centro, il praticante coltiva uno stato di quiete e di distacco dal mondo esterno, permettendo all’energia vitale di fluire verso l’interno e di nutrire l’embrione immortaleQuesto processo porta a una graduale trasformazione della coscienza, culminando in uno stato di liberazione (“解脱”, jietuo) in cui l’individuo è libero dagli attaccamenti e dalle illusioni del mondo fenomenico
È importante sottolineare che il testo mette in guardia contro un’interpretazione letterale o magica di queste pratiche. L’obiettivo non è creare fisicamente un corpo immortale, ma raggiungere un livello di consapevolezza e di realizzazione spirituale che trascende i limiti della vita e della morte
Le Differenze tra “魂” (Hun) e “魄” (Po) nella Cosmologia Taoista del Testo
Il testo presenta una descrizione dettagliata delle differenze tra “魂” (hun) e “魄” (po) nella cosmologia taoista, offrendo una visione interessante del loro ruolo nella vita, nella morte e nel processo di coltivazione spirituale.
“魂” (Hun), tradotto come animus, è associato alla luce, al yang e al cielo. È considerato la parte più elevata dello spirito, quella che risiede nel cuore celeste (“天心”, tianxin) Hun è la sede della ragione e della coscienza1. Durante il giorno, si manifesta negli occhi, consentendo la vista, mentre di notte risiede nel fegato, dando origine ai sogni Dopo la morte, hun si separa dal corpo e ascende nell’aria, rimanendo attivo per un certo periodo prima di dissolversi o ritornare alla fonte di energia vitale
“魄” (Po), tradotto come anima, è legato all’oscurità, allo yin e alla terra. È associato ai processi corporei e agli istinti Po risiede nell’addome ed è responsabile delle passioni e dei desideriQuando una persona muore, po entra nella terra e si dissolve con il corpoNella vita ordinaria, po tende a dominare su hun, guidando l’individuo verso la gratificazione dei desideri e l’attaccamento al mondo materiale. Questo processo viene definito “顺法” (shunfa), ovvero “il flusso discendente dell’energia” Shunfa porta all’esaurimento dell’energia vitale e, in ultima analisi, alla morte L’anima, privata della sua energia, rimane intrappolata in uno stato di confusione e oscurità
La pratica del “回光” (huiguang) mira a invertire questo processo, portando hun a dominare su po. Questo “flusso ascendente dell’energia” (“逆法”, nifa)consente di liberarsi dagli attaccamenti terreni e di raggiungere la liberazione spirituale. Attraverso huiguang, l’energia vitale viene diretta verso l’interno, purificando e trasformando lo spirito. Il corpo grossolano viene gradualmente sostituito da un “corpo di luce” (jingangti) o “embrione immortale” (shengtai)
Questo processo culmina nella creazione di un Sé immortale (“神”, shen, o “元神”, yuanshen), che esiste indipendentemente dal corpo fisico e non è soggetto al ciclo di nascita e morte5.
Il testo utilizza anche i termini “影子灵魂” (yingzi linghun, anima ombra) e “身体灵魂” (shenti linghun, anima corporea) per descrivere hun e po, sottolineando ulteriormente la loro associazione rispettivamente al mondo spirituale e a quello materiale.
È interessante notare che il testo fa una distinzione tra “神” (shen) e “金华” (jinhua).
Mentre shen rappresenta un Sé immortale, jinhua, o Fiore d’Oro, simboleggia uno stato di illuminazione ancora più elevato, in cui l’individuo trascende completamente la dualità e ritorna all’unità primordiale del Tao
Infine, è importante ricordare che il testo sottolinea la natura simbolica di questi concetti. L’obiettivo non è una trasformazione fisica, ma una realizzazione spirituale che porta alla liberazione dalla sofferenza e all’unione con il Tao. Il Processo di “回光守中” (Huiguang Shouzhong) e le sue Fasi
La pratica del “回光守中” (huiguang shouzhong), che si traduce come “circolazione della luce e protezione del centro”, è un elemento chiave del testo taoista “太乙金华宗旨” (Taiyi Jinhua Zongzhi). Questa pratica rappresenta un percorso di coltivazione spirituale che mira all’immortalità, intesa come liberazione dai limiti del ciclo di nascita e morte e unione con il Tao.
Il processo di huiguang shouzhong si basa sull’interazione tra due principi fondamentali:
回光 (Huiguang): la “circolazione della luce”, che consiste nel dirigere l’attenzione verso l’interno, focalizzandosi sulla “luce celeste” (“天光”, tianguang) presente negli occhi. Questa luce, invisibile all’occhio fisico, è vista come una manifestazione del Tao, la sorgente di tutta la vita e la realtà ultima. 守中 (Shouzhong):la “protezione del centro”, MANTENERE IL CENTRO, che riguarda la concentrazione su un punto specifico, il “centro” (“中”, zhong) situato tra gli occhi, dove risiede il “cuore celeste” (tianxin). Questo punto è associato al “金华” (jinhua), il Fiore d’Oro, un mandala che simboleggia l’illuminazione spirituale.
Le fasi di questo processo di coltivazione possono essere riassunte come segue:
1. 聚光 (Juguang): Concentrazione della Luce
Questa fase iniziale comporta la pratica della meditazione seduta, in cui il praticante assume una postura eretta e rilassata, abbassa le palpebre e dirige lo sguardo verso l’interno, focalizzandosi sul punto tra gli occhi.
L’obiettivo è calmare la mente, liberandola dalle distrazioni e dai pensieri superflui, per permettere alla luce celeste di emergere e di penetrare in profondità.
Questo processo viene paragonato alla costruzione di solide fondamenta per un edificio, essenziali per sostenere la struttura e permetterne la crescita.
2. 新生 (Xinsheng): Nuova Nascita
Con la pratica costante, la luce celeste si rafforza e si concentra nel centro, dando origine a una “perla di luce” (“黍珠”, shuzhu) o “seme immortale”.
Questa fase è caratterizzata da una crescente sensazione di gioia, chiarezza mentale e vitalità, paragonabile a una rinascita spirituale.
Il praticante inizia a percepire il mondo come un luogo luminoso e pieno di significato, segno che il “cuore celeste” si sta aprendo.
3. 神游 (Shenyou): Viaggio dello Spirito
Con l’intensificarsi della pratica, il seme immortale si sviluppa in un “corpo di luce” (“金刚体”, jingangti) o “embrione immortale” (“圣胎”, shengtai), che coesiste con il corpo fisico.
Questo corpo di luce permette allo spirito di viaggiare liberamente attraverso i regni celesti, sperimentando stati di coscienza elevati. La distinzione tra il mondo interiore e quello esteriore si dissolve, e il praticante percepisce l’unità di tutte le cose. Il Fiore d’Oro (“金华”) come Simbolo del Ritorno al Dao
Il testo presenta il “金华” (Jinhua), il Fiore d’Oro, come un potente simbolo del ritorno al “道” (Dao), l’unità originaria e la sorgente di ogni esistenza. Questo ritorno rappresenta il culmine della pratica spirituale, la realizzazione della piena illuminazione.
Il Fiore d’Oro come Luce Interiore:
Il testo associa il Fiore d’Oro alla luce, in particolare al “天光” (tianguang), la “luce celeste” che rappresenta la manifestazione del Dao nel cuore dell’uomo. Questa luce interiore, coltivata attraverso la pratica del “回光” (huiguang), la “circolazione della luce”, simboleggia la consapevolezza purificata, libera dai condizionamenti e dalle illusioni del mondo fenomenico. Il nome stesso “金华” (Jinhua) incorpora il concetto di luce. I due caratteri, se scritti verticalmente, possono essere combinati per formare il carattere “光” (guang), che significa “luce”.
Il Fiore d’Oro come Simbolo di Trasformazione:Il Fiore d’Oro rappresenta la trasformazione spirituale del praticante, il passaggio da uno stato di frammentazione e dualità a uno stato di unità e completezza.Il processo di coltivazione del Fiore d’Oro implica l’armonizzazione delle energie yin e yang dentro di sé, la purificazione del corpo e dello spirito, e il risveglio della propria natura divina. Questa trasformazione culmina nella creazione di un “corpo di luce” (“金刚体”, jingangti) o “embrione immortale” (“圣胎”, shengtai), simboli di un’esistenza liberata dal ciclo di nascita e morte.
Il Fiore d’Oro simboleggia il superamento della dualità, la trascendenza delle opposizioni come yin e yang, luce e oscurità, corpo e spirito. Il testo sottolinea che il ritorno al Dao non implica la negazione dell’individualità o la dissoluzione del Sé, come nel Nirvana buddista.Piuttosto, il Fiore d’Oro rappresenta l’integrazione di tutti gli aspetti dell’essere, la realizzazione di un Sé completo e unificato, radicato nel Dao.
Il Fiore d’Oro come Meta Finale: Il raggiungimento del Fiore d’Oro rappresenta la meta finale della pratica spirituale descritta nel testo.Questo stato di illuminazione implica la liberazione dalla sofferenza, l’unione con il Dao e la realizzazione della propria natura immortale. Il testo descrive il Fiore d’Oro come un luogo di pace, di chiarezza e di beatitudine eterna, un ritorno alla dimora originaria dell’essere.
In conclusione, il Fiore d’Oro (“金华”) è presentato nel testo come un simbolo multiforme e ricco di significato, che incarna il processo di trasformazione spirituale, il superamento della dualità e il ritorno all’unità originaria del Dao. Questo simbolo invita il praticante a intraprendere un viaggio interiore di scoperta e di realizzazione, culminante nella fioritura della propria luce interiore e nell’unione con la sorgente di ogni esistenza.
4. 化身 (Huashen): Trasformazione del Corpo
La fase finale del processo comporta la completa trasformazione del corpo fisico in un corpo di luce immortale, libero dai limiti della materia e del tempo.Il praticante raggiunge uno stato di illuminazione permanente, in cui la coscienza individuale si fonde con il Tao, realizzando l’unità originaria. Questo stato è descritto come “il ritorno al vuoto” (“还虚”, huanxu) o “la dimora nella terra del non-essere” (“无何有乡”, wu he you xiang).
È importante sottolineare alcuni punti chiave: Il testo sottolinea la necessità di una pratica costante e diligente per ottenere risultati significativi.
Il processo di huiguang shouzhong non è una fuga dal mondo, ma una trasformazione interiore che si riflette anche nella vita quotidiana. Il praticante è incoraggiato a mantenere un atteggiamento di equilibrio e di armonia tra la vita spirituale e quella mondana.
Il testo presenta diverse analogie per illustrare il processo di huiguang shouzhong, tra cui:
La costruzione di un edificio: La pratica della meditazione è come costruire le fondamenta, mentre la coltivazione del corpo di luce è come erigere l’intera struttura. La coltivazione di un campo: La mente è come un campo che deve essere purificato dalle erbacce (i pensieri superflui) e coltivato con cura (la pratica della meditazione) per produrre frutti preziosi (l’illuminazione).
L’alchimia: Il processo di trasformazione spirituale è paragonato alla trasformazione dei metalli vili in oro, attraverso la purificazione e la fusione.
Inoltre, il testo mette in guardia contro alcuni errori comuni che possono ostacolare il progresso nella pratica, tra cui: La distrazione e l’indolenza: La mente tende a divagare e a perdere la concentrazione, impedendo alla luce di penetrare in profondità.
La ricerca affannosa di risultati: Il desiderio di ottenere rapidamente poteri soprannaturali o l’immortalità fisica può distogliere il praticante dal vero obiettivo della coltivazione spirituale.
L’attaccamento al corpo fisico: La paura della morte e il desiderio di preservare il corpo materiale possono impedire la completa trasformazione in un corpo di luce immortale.
Infine, è importante ricordare che il testo sottolinea la natura simbolica di questi concetti e l’impossibilità di comprenderli pienamente solo attraverso l’intelletto. La vera comprensione del huiguang shouzhong si ottiene attraverso l’esperienza diretta, la pratica costante e la guida di un maestro esperto.
La Relazione tra “道” (Dao) e “太极” (Taiji) nel Testo
Le fonti descrivono una complessa relazione tra “道” (Dao) e “太极” (Taiji), due concetti fondamentali nella filosofia taoista. Mentre il Dao rappresenta la realtà ultima, il principio di tutte le cose e la sorgente di ogni esistenza, il Taiji incarna la manifestazione di questo principio nel mondo fenomenico.
Il testo sottolinea che il Dao è il fondamento del Taiji: Il Taiji, inteso come l’unità suprema, emerge dal Dao e ne rappresenta la prima differenziazione, la divisione in yin e yang, le due forze cosmiche complementari e opposte1.
Il Dao, in quanto principio originario, precede la dualità e si situa al di là delle categorie di yin e yang
Il testo utilizza il termine “极” (ji) come sinonimo di “道” (Dao):
“极” (ji), che significa “estremo” o “polo”, viene utilizzato per indicare il punto culminante, la sorgente o il fondamento di un processo o di un’entità.
In questo senso, “太极” (Taiji), il “Polo Supremo”, può essere interpretato come un’espressione del Dao stesso, il principio supremo da cui tutto ha origine1.
La relazione tra Dao e Taiji può essere illustrata attraverso l’analogia di una sorgente d’acqua e del fiume che ne scaturisce:
Il Dao è la sorgente invisibile e inesauribile da cui sgorga l’acqua, mentre il Taiji è il fiume che si manifesta nel mondo, portando la vita e dando forma all’universo.
Il fiume, pur essendo distinto dalla sorgente, non può esistere senza di essa. Allo stesso modo, il Taiji, la manifestazione della dualità, ha il suo fondamento nel Dao, l’unità originaria.
Il testo si concentra principalmente sul Dao, il principio supremo e la meta finale della coltivazione spirituale:
Il “太乙金华宗旨” (Taiyi Jinhua Zongzhi) mira a guidare il praticante verso l’unione con il Dao, un processo che comporta il superamento della dualità yin-yang e il ritorno all’unità primordiale.
Tuttavia, il testo riconosce l’importanza del Taiji come fase intermedia in questo percorso di realizzazione:
La comprensione del Taiji, la dinamica tra yin e yang, è essenziale per comprendere la natura del mondo fenomenico e per progredire nella pratica spirituale.
Attraverso la pratica del “回光” (huiguang), la “circolazione della luce”, il praticante armonizza le energie yin e yang dentro di sé, preparando la via per il ritorno al Dao.
In sintesi, il testo presenta il Dao come il principio supremo e il fondamento del Taiji, la manifestazione di questo principio nel mondo duale. Il Taiji, pur essendo distinto dal Dao, ne è inseparabile e rappresenta una fase importante nel percorso di ritorno all’unità originaria. Le Distinzioni tra il “Dao” Cinese e il “Nirvana” Buddista
Le fonti, pur non offrendo un confronto esplicito tra la tradizione cinese del “Dao” e la tradizione buddista del “Nirvana”, forniscono elementi per tracciare alcune distinzioni significative.
Il Concetto di Sé:
Daoismo: Il Daoismo, pur mirando al superamento della dualità e all’unione con il Dao, non nega l’esistenza di un Sé individuale. La pratica del “回光” (huiguang) porta alla creazione di un Sé immortale (“神”, shen) che trascende il corpo fisico e il ciclo di nascita e morte, ma mantiene una forma di individualità. Il testo sottolinea che anche il “金华” (jinhua), il Fiore d’Oro che simboleggia l’illuminazione, non implica la completa dissoluzione del Sé, ma piuttosto un ritorno alla sua forma originale, purificata e liberata dai limiti dell’ego.
Buddismo: Il Nirvana, la meta finale del Buddismo, implica l’estinzione del Sé individuale. L’illuminazione buddista si basa sulla comprensione della natura impermanente di tutte le cose, incluso il Sé, e sulla liberazione dall’attaccamento a questa illusione di esistenza separata. Nel Nirvana, non c’è più sofferenza, desiderio o rinascita, poiché l’individuo si è completamente dissolto nell’assoluto.
La Natura della Realtà:
Daoismo: Il Daoismo vede la realtà come un flusso continuo di trasformazione, governato dall’interazione dinamica tra yin e yang, le due forze cosmiche complementari e opposte. Il Dao, il principio supremo, si situa al di là di questa dualità, ma la sua azione si manifesta nel mondo fenomenico attraverso il Taiji, l’unità suprema da cui emergono yin e yang. L’obiettivo del Daoismo è di armonizzare queste forze opposte dentro di sé e di vivere in accordo con il flusso naturale del Dao.
Buddismo: Il Buddismo sottolinea la natura illusoria della realtà fenomenica, il mondo come lo percepiamo attraverso i sensi. L’attaccamento a questa realtà illusoria è la causa della sofferenza. Il Nirvana, la liberazione dalla sofferenza, implica la comprensione della vacuità (sunyata) di tutte le cose, la loro mancanza di un’esistenza intrinseca e indipendente.
Il Ruolo del Corpo:
Daoismo: Il Daoismo attribuisce grande importanza al corpo fisico, visto come un microcosmo che riflette l’ordine macrocosmico dell’universo. La pratica del “回光” (huiguang) mira a purificare e trasformare il corpo, rendendolo un veicolo per l’immortalità spirituale. Il testo descrive diversi stadi di trasformazione del corpo, culminanti nella creazione di un “corpo di luce” (jingangti) o “embrione immortale” (shengtai). Buddismo: Il Buddismo, pur riconoscendo l’importanza del corpo come strumento per la pratica spirituale, non lo considera una realtà ultima. Il corpo è soggetto alla decadenza e alla morte, e l’attaccamento ad esso è una delle principali cause di sofferenza. Il Nirvana implica la liberazione da tutti gli attaccamenti, incluso quello al corpo fisico.
Daoismo: Il Daoismo propone una via di liberazione basata sull’armonia con la natura, la coltivazione dell’energia vitale (“炁”, qi) e l’unione con il Dao. La pratica del “回光” (huiguang) e altre tecniche meditative mirano a purificare lo spirito, a rafforzare il corpo e a risvegliare la consapevolezza della propria natura divina. Il testo sottolinea l’importanza di vivere in accordo con il flusso naturale del Dao, agendo senza sforzo e seguendo la propria intuizione.
Buddismo: Il Buddismo propone una via di liberazione basata sulla comprensione della natura della realtà (le Quattro Nobili Verità), la pratica della virtù (l’Ottuplice Nobile Sentiero) e la coltivazione della saggezza (la meditazione). L’obiettivo è di liberarsi dall’ignoranza, dall’attaccamento e dall’avversione, le cause della sofferenza, e di raggiungere il Nirvana, lo stato di completa liberazione. SUL BUDDISMO
Conclusione:
Le fonti evidenziano alcune differenze significative tra il Daoismo e il Buddismo, pur riconoscendo che entrambe le tradizioni mirano alla liberazione dalla sofferenza e alla realizzazione spirituale. Mentre il Daoismo si concentra sull’armonia con la natura, la coltivazione del Sé immortale e l’unione con il Dao, il Buddismo si basa sulla comprensione della vacuità, l’estinzione del Sé individuale e il raggiungimento del Nirvana.
Essere e Destino nella Vita secondo i Testi Taoisti
La tua domanda esplora un tema complesso e profondo: la differenza tra “essere” e “destino” nella vita. I testi taoisti offrono una prospettiva affascinante su questo argomento, intrecciando concetti come la natura umana, l’energia vitale e il percorso spirituale verso il Dao.
Essere (“性”, xing): La Natura Originaria
Nei testi taoisti, il termine “性” (xing) si riferisce alla natura umana essenziale, la nostra essenza innata che proviene dal Dao, l’unità originaria.
Questa natura è descritta come pura, luminosa e intrinsecamente perfetta. Rappresenta il nostro potenziale spirituale, la nostra capacità di connessione con il Dao e di realizzazione della nostra vera identità.
Il carattere “性” è composto da due parti: “心” (cuore) e “生” (nascita), suggerendo che la nostra vera natura risiede nel cuore e rappresenta la fonte della nostra vita spirituale.
Destino (“命”, ming): Il Percorso della Vita
Il termine “命” (ming) indica il destino, inteso come il percorso che la nostra vita intraprende nel mondo fenomenico.
Questo percorso è influenzato da molteplici fattori, tra cui il karma, le circostanze esterne e le scelte che compiamo lungo il cammino.
Il carattere “命” significa anche “ordine” o “decreto”, suggerendo che il destino non è un concetto fatalistico, ma piuttosto un insieme di possibilità e di sfide che dobbiamo affrontare e integrare nel nostro percorso evolutivo.
L’Interazione tra Essere e Destino
I testi taoisti sottolineano che l’essere e il destino non sono entità separate, ma due aspetti interconnessi della nostra esistenza.
La nostra natura originale (“性”) influenza il nostro destino (“命”), fornendoci le qualità e le risorse per affrontare le sfide della vita.
Al tempo stesso, le esperienze che viviamo nel nostro percorso terreno (“命”) plasmano la nostra consapevolezza e ci aiutano a comprendere e realizzare la nostra vera natura (“性”).
La “Circolazione della Luce” e il Superamento del Destino:
La pratica taoista della “circolazione della luce” (huiguang) offre un mezzo per trascendere i limiti del destino e realizzare la piena potenzialità del nostro essere.
Questa pratica, attraverso la coltivazione dell’energia vitale, la purificazione del corpo e la concentrazione interiore, ci permette di riconnetterci con la nostra natura originale, il Fiore d’Oro (“金华”, Jinhua).
Raggiungendo questo stato di illuminazione, non siamo più schiavi del destino, ma co-creatori della nostra realtà, in armonia con il flusso naturale del Dao.
Conclusioni:
I testi taoisti presentano una visione dinamica del rapporto tra essere e destino, sottolineando che la nostra vera natura è immutabile e perfetta, ma la nostra esperienza terrena è un viaggio in continua evoluzione. Attraverso la pratica spirituale, possiamo armonizzare questi due aspetti, trasformando il destino in un’opportunità di crescita e di realizzazione del nostro vero Sé.
Quali sono le tre componenti chiave nella pratica del “Dao” secondo Lü Zu?
Le Tre Componenti Chiave nella Pratica del “Dao” secondo Lü Zu
I testi taoisti presentano una ricca e complessa visione del “Dao” (道), la Via, e del percorso per la sua realizzazione. Lü Zu (呂祖), uno dei più importanti maestri taoisti, sintetizza la pratica del Dao in tre componenti chiave:
1. Coltivare la Natura Originaria (“性”, xing):
Lü Zu sottolinea l’importanza di riconoscere e nutrire la nostra natura umana essenziale, il nostro “性” (xing), che proviene dal Dao e rappresenta il nostro potenziale spirituale.
Questa natura è pura, luminosa e intrinsecamente perfetta, ma spesso oscurata dai condizionamenti sociali, dalle emozioni negative e dai desideri egoistici.
Per coltivare il nostro “xing”, dobbiamo purificare il corpo e la mente, liberandoci dagli attaccamenti materiali e dalle illusioni che ci allontanano dalla nostra vera identità. La pratica della meditazione, la coltivazione delle virtù e la contemplazione della natura sono strumenti essenziali per questo processo di purificazione e di ritorno all’origine.
Lü Zu enfatizza la necessità di invertire il flusso naturale dell’energia vitale (“气”, qi), che normalmente si disperde attraverso i sensi e le attività quotidiane.
Questa inversione, chiamata “逆法” (nifa), “metodo a flusso inverso”, è ottenuta attraverso la pratica della “circolazione della luce” (huiguang), che coinvolge la visualizzazione, la respirazione controllata e la concentrazione su specifici punti del corpo.
L’obiettivo è quello di guidare l’energia verso l’alto, verso il centro del corpo, dove risiede il “cuore celeste” (“天心”, tianxin), la sede del nostro spirito primordiale.
Questa pratica permette di rafforzare lo spirito, di risvegliare il potenziale spirituale latente e di raggiungere uno stato di equilibrio e di armonia interiore.
3. Agire attraverso la Non-Azione (“无为而为”, wuwei er wei): 无为 (semplificato) 無爲 agire senza agire agire senza sforzo (tensione)
Lü Zu sottolinea l’importanza di agire in accordo con il Dao, seguendo il principio del “无为而为” (wuwei er wei), “agire attraverso la non-azione”.
Questo principio non implica passività o inerzia, ma piuttosto un’azione spontanea, libera dagli sforzi egoistici e in armonia con il flusso naturale della vita.
Si tratta di lasciare andare il controllo, di accettare ciò che è e di agire con saggezza e compassione, senza forzare le situazioni o cercare di imporre la propria volontà.
Questo atteggiamento permette di vivere in armonia con il Dao, di affrontare le sfide della vita con serenità e di realizzare il proprio destino in modo autentico.
Integrazione delle Tre Componenti:
Queste tre componenti sono interconnesse e si rafforzano a vicenda:
Coltivando la nostra natura originaria (“性”), sviluppiamo la saggezza e la compassione necessarie per agire attraverso la non-azione (“无为而为”).
Invertendo il flusso energetico (“逆法”), purifichiamo il corpo e la mente, creando le condizioni per la realizzazione del nostro vero Sé.
Agendo in armonia con il Dao (“无为而为”), nutriamo la nostra natura originaria e favoriamo il fluire dell’energia vitale.
Attraverso la pratica costante e sincera di queste tre componenti, possiamo realizzare il Dao, raggiungere l’immortalità spirituale e vivere una vita piena di significato e di realizzazione.
In cosa la “circolazione della luce” si differenzia dai metodi di meditazione buddisti?
“Circolazione della Luce” vs Meditazione Buddista: Un Confronto Approfondito
La tua domanda invita ad un confronto stimolante tra la pratica taoista della “circolazione della luce” e i metodi di meditazione buddisti. Sebbene entrambe le tradizioni spirituali mirino al raggiungimento di uno stato di illuminazione e di liberazione, esistono alcune differenze significative nel loro approccio e nei loro obiettivi.
Taoismo: Il fine ultimo della “circolazione della luce” è la realizzazione del Dao, l’unità originaria, e il raggiungimento dell’immortalità spirituale, simboleggiata dalla creazione di un “corpo di luce” (jingangti) o “embrione immortale” (shengtai). Questo implica una trasformazione profonda del corpo fisico, rendendolo un veicolo per l’esistenza eterna.
Buddismo: L’obiettivo principale della meditazione buddista è la liberazione dal ciclo di nascita e morte (samsara) e il raggiungimento del Nirvana, uno stato di estinzione del desiderio e della sofferenza. Mentre alcune scuole buddiste contemplano la possibilità di un corpo immortale, l’enfasi principale è sulla liberazione della mente dall’illusione e dall’attaccamento.
Ruolo del Corpo:
“Circolazione della Luce”: Il corpo fisico è considerato un microcosmo che riflette l’ordine macrocosmico dell’universo e un elemento essenziale del processo di trasformazione spirituale. La pratica mira a purificare e raffinare il corpo, attivando il suo potenziale energetico e rendendolo un veicolo per l’immortalità.
Meditazione Buddista: Alcune forme di meditazione buddista considerano il corpo come un ostacolo all’illuminazione, una fonte di distrazione e di attaccamento. L’enfasi principale è sulla mente, sulla coltivazione della consapevolezza e sulla liberazione dai desideri che nascono dalle sensazioni corporee.
Concetto di “Vuoto”:
Taoismo: Mentre il Taoismo riconosce l’importanza del “vuoto” (wuji) come stato primordiale, la “circolazione della luce” si concentra sulla coltivazione e la trasformazione dell’energia vitale, non sulla sua negazione o repressione. Il “vuoto” è visto come un potenziale che dà origine a tutte le cose, compresa l’energia vitale che anima il corpo
Buddismo: Il concetto di “vuoto” (sunyata) è centrale in molte scuole buddiste. Si riferisce alla natura impermanente e interdipendente di tutte le cose, inclusa la mente e l’io. La meditazione mira a realizzare questa verità ultima, liberandosi dall’attaccamento all’io e ai fenomeni del mondo.
Approccio alla Pratica:
“Circolazione della Luce”: Questa pratica implica un’azione deliberata e precisa, volta a dirigere il flusso dell’energia vitale (“fuoco”) verso l’alto, attraverso la visualizzazione, la respirazione controllata e la concentrazione su specifici punti del corpo. L’obiettivo è quello di risvegliare il potenziale spirituale latente e di raggiungere l’unità con il Dao….
Meditazione Buddista: I metodi di meditazione buddista variano ampiamente, ma molti enfatizzano la contemplazione passiva, la consapevolezza del respiro e l’osservazione non giudicante dei pensieri e delle sensazioni. L’obiettivo è quello di calmare la mente, di sviluppare la saggezza e di realizzare la vera natura della realtà.
Punti in Comune:
Nonostante le differenze, entrambe le pratiche condividono alcuni elementi comuni:
Importanza della Concentrazione: Sia la “circolazione della luce” che la meditazione buddista richiedono una profonda concentrazione e un addestramento mentale per raggiungere i loro obiettivi.
Ricerca della Trascendenza: Entrambe le tradizioni mirano a trascendere i limiti della mente ordinaria e a realizzare una dimensione di esistenza superiore, libera dalla sofferenza e dall’illusione.
Coltivazione della Virtù: Sia il Taoismo che il Buddismo enfatizzano l’importanza della coltivazione di qualità etiche come la compassione, la saggezza e la non-violenza.
Conclusione:La “circolazione della luce” taoista e la meditazione buddista offrono percorsi diversi verso la realizzazione spirituale. La prima si concentra sulla trasformazione del corpo e sulla coltivazione dell’energia vitale come mezzo per raggiungere l’immortalità e l’unità con il Dao. La seconda si focalizza sulla liberazione della mente dall’illusione e dall’attaccamento, mirando al raggiungimento del Nirvana e alla fine della sofferenza. Entrambe le pratiche, pur con le loro differenze, offrono strumenti preziosi per la crescita personale e la scoperta della nostra vera natura.
I Tre Fuochi nel Germoglio Vitale
Le fonti descrivono tre tipi di “fuoco” (“火”, huo) che si attivano nel “germoglio vitale”, identificato con il “窍” (qiao), la vescicola germinale o embrione primordiale che rappresenta la fonte della coscienza e della vita (“慧命”, huiming).Questi tre fuochi, che svolgono un ruolo cruciale nel processo di trasformazione spirituale e di realizzazione del Dao, sono:
君火 (junhuo): Il “fuoco del sovrano”, situato all’interno del germoglio vitale. Questo fuoco rappresenta l’energia originale, pura e luminosa, che proviene dal Dao e anima l’intero essere. È la fonte della vita spirituale e la guida del processo di trasformazione.
相火 (xianghuo): Il “fuoco del ministro”, situato all’ingresso del germoglio vitale. Questo fuoco rappresenta l’energia che media tra il fuoco del sovrano e il fuoco del popolo, trasmettendo gli impulsi del primo e regolando l’attività del secondo.
民火 (minhuo): Il “fuoco del popolo”, diffuso in tutto il corpo. Questo fuoco rappresenta l’energia vitale che anima le funzioni fisiche e psichiche dell’individuo. È il fuoco che alimenta i desideri, le emozioni e le attività quotidiane.
L’interazione tra questi tre fuochi è fondamentale per la realizzazione del Dao:
Quando i tre fuochi fluiscono in modo armonico, seguendo l’ordine naturale (君火 – 相火 – 民火), si crea l’essere umano ordinario.1
Quando i tre fuochi si invertono, fluendo in senso contrario (民火 – 相火 – 君火), si realizza il Dao. Questa inversione del flusso energetico, ottenuta attraverso la pratica del “回光” (huiguang), la “circolazione della luce”, permette di purificare l’energia vitale, di elevare la coscienza e di riconnettersi con la propria natura divina, simboleggiata dal Fiore d’Oro (“金华”, Jinhua). Il Ruolo dei Sogni nella “Circolazione della Luce”
Le fonti, pur menzionando i sogni come manifestazioni del “神” (shen) o spirito, non forniscono indicazioni specifiche sul loro ruolo nella pratica della “circolazione della luce” (huiguang). Tuttavia, analizzando i concetti espressi nei testi, è possibile ipotizzare alcune connessioni tra i sogni e questa pratica taoista.
Il testo afferma che lo “魂” (hun), l’animus, dimora negli occhi durante il giorno e nel fegato durante la notte, manifestandosi nei sogni come “神游” (shenyou), “vagabondaggio dello spirito”.
I sogni, quindi, rappresentano un’attività spontanea dello spirito, liberato dai vincoli del corpo fisico e capace di esplorare i reami celesti e terrestri.
La “Circolazione della Luce” e il Controllo dello Spirito:
La pratica della “circolazione della luce” mira a purificare e rafforzare lo spirito (“神”, shen), sottraendolo all’influenza del corpo e della mente cosciente.
Il testo sottolinea l’importanza di “制伏” (zhifu), “soggiogare”, lo spirito percettivo (“识神”, shishen), legato ai sensi e ai desideri, per consentire al “元神” (yuanshen), lo spirito primordiale, di emergere e guidare il processo di trasformazione2.
Possibili Connessioni tra Sogni e “Circolazione della Luce”:
Se i sogni sono espressioni dello spirito, la pratica della “circolazione della luce”, rafforzando e purificando lo spirito, potrebbe influenzare la natura e il contenuto dei sogni.
Un praticante avanzato di “circolazione della luce”, avendo raggiunto un maggiore controllo dello spirito, potrebbe essere in grado di dirigere i sogni, utilizzandoli come strumento di esplorazione interiore o di ulteriore purificazione spirituale.
Il testo menziona la capacità dello spirito di “潜于腹中” (qian yu fu zhong), “immergersi nell’addome”, un’area associata al plesso solare e ai centri energetici vitali. Questa “immersione” potrebbe essere collegata a stati di coscienza profondi, simili al sonno o alla trance, in cui i sogni potrebbero assumere un ruolo significativo.
È importante sottolineare che queste connessioni sono ipotetiche, basate su un’interpretazione dei concetti espressi nelle fonti. Il testo non affronta esplicitamente il tema del ruolo dei sogni nella “circolazione della luce”, lasciando spazio a ulteriori interpretazioni e approfondimenti.
La pratica della “circolazione della luce” (huiguang), come descritta nei testi taoisti, presenta alcune caratteristiche distintive rispetto ad altre pratiche di meditazione, sia all’interno che all’esterno della tradizione taoista.
L’enfasi sulla Trasformazione del Corpo:
Mentre molte forme di meditazione si concentrano principalmente sulla mente e sulla coltivazione di stati di coscienza alterati, la “circolazione della luce” attribuisce grande importanza al corpo fisico, visto come un microcosmo che riflette l’ordine macrocosmico dell’universo.
L’obiettivo di questa pratica non è solo quello di raggiungere la pace interiore o la trascendenza mentale, ma di purificare e trasformare il corpo, rendendolo un veicolo per l’immortalità spirituale.34
Il testo descrive diversi stadi di trasformazione del corpo, culminanti nella creazione di un “corpo di luce” (jingangti) o “embrione immortale” (shengtai), simboli di un’esistenza liberata dal ciclo di nascita e morte.56
Il Ruolo Centrale del “Fuoco” e dell’Energia Vitale:
La “circolazione della luce” si basa sulla coltivazione e la direzione del “fuoco” (“火”, huo), inteso come energia vitale o “qi”, che scorre attraverso il corpo lungo specifici canali energetici.
L’obiettivo è quello di invertire il flusso naturale dei “tre fuochi” (junhuo, xianghuo, minhuo), guidando l’energia verso l’alto, verso il centro del corpo, e attivando il potenziale spirituale latente.
Questa inversione del flusso energetico è ottenuta attraverso la pratica della “circolazione della luce”, che coinvolge la visualizzazione, la respirazione controllata e la concentrazione su specifici punti del corpo.
L’Importanza della “Visione Interiore” e del “Ritorno all’Origine”:
La “circolazione della luce” enfatizza l’importanza della “visione interiore”, ottenuta attraverso la concentrazione dello sguardo su punti specifici del corpo, come lo spazio tra le sopracciglia o la punta del naso.Questa pratica mira a ritirare l’energia dispersa attraverso i sensi e a dirigere l’attenzione verso l’interno, verso la sorgente della coscienza e della vita.Il testo parla di un “ritorno all’origine”, un processo di purificazione e di reintegrazione che conduce alla realizzazione del “Dao”, l’unità originaria e la fonte di ogni esistenza.Differenze rispetto ad altre pratiche di Meditazione:
Rispetto a pratiche meditative che enfatizzano il “vuoto” o la “non-mente”, la “circolazione della luce” si concentra sulla coltivazione e la trasformazione dell’energia vitale, senza negarne l’esistenza o cercare di reprimerla.
Rispetto a pratiche meditative che mirano alla trascendenza del corpo, la “circolazione della luce” lo considera un elemento essenziale del processo di trasformazione, un veicolo per l’immortalità spirituale.
Rispetto a pratiche meditative che si basano sulla contemplazione passiva, la “circolazione della luce” implica un’azione deliberata e precisa, volta a dirigere il flusso dell’energia vitale e a risvegliare il potenziale spirituale latente.
In sintesi, la pratica della “circolazione della luce”, come descritta nei testi taoisti, si distingue per la sua attenzione alla trasformazione del corpo, il ruolo centrale del “fuoco” e dell’energia vitale, e l’importanza della “visione interiore” come via per il “ritorno all’origine” e la realizzazione del “Dao”.
Essere e Destino nella Vita secondo i Testi Taoisti
La tua domanda esplora un tema complesso e profondo: la differenza tra “essere” e “destino” nella vita. I testi taoisti offrono una prospettiva affascinante su questo argomento, intrecciando concetti come la natura umana, l’energia vitale e il percorso spirituale verso il Dao.
Nei testi taoisti, il termine “性” (xing) si riferisce alla natura umana essenziale, la nostra essenza innata che proviene dal Dao, l’unità originaria.
Questa natura è descritta come pura, luminosa e intrinsecamente perfetta. Rappresenta il nostro potenziale spirituale, la nostra capacità di connessione con il Dao e di realizzazione della nostra vera identità.
l carattere “性” è composto da due parti: “心” (cuore) e “生” (nascita), suggerendo che la nostra vera natura risiede nel cuore e rappresenta la fonte della nostra vita spirituale.
Destino (“命”, ming): Il Percorso della Vita
Il termine “命” (ming) indica il destino, inteso come il percorso che la nostra vita intraprende nel mondo fenomenico.
Questo percorso è influenzato da molteplici fattori, tra cui il karma, le circostanze esterne e le scelte che compiamo lungo il cammino.
Il carattere “命” significa anche “ordine” o “decreto”, suggerendo che il destino non è un concetto fatalistico, ma piuttosto un insieme di possibilità e di sfide che dobbiamo affrontare e integrare nel nostro percorso evolutivo.
L’Interazione tra Essere e Destino
I testi taoisti sottolineano che l’essere e il destino non sono entità separate, ma due aspetti interconnessi della nostra esistenza.
La nostra natura originale (“性”) influenza il nostro destino (“命”), fornendoci le qualità e le risorse per affrontare le sfide della vita.
Al tempo stesso, le esperienze che viviamo nel nostro percorso terreno (“命”) plasmano la nostra consapevolezza e ci aiutano a comprendere e realizzare la nostra vera natura (“性”).
La “Circolazione della Luce” e il Superamento del Destino:
La pratica taoista della “circolazione della luce” (huiguang) offre un mezzo per trascendere i limiti del destino e realizzare la piena potenzialità del nostro essere. Questa pratica, attraverso la coltivazione dell’energia vitale, la purificazione del corpo e la concentrazione interiore, ci permette di riconnetterci con la nostra natura originale, il Fiore d’Oro (“金华”, Jinhua).Raggiungendo questo stato di illuminazione, non siamo più schiavi del destino, ma co-creatori della nostra realtà, in armonia con il flusso naturale del Dao.
Conclusioni:
I testi taoisti presentano una visione dinamica del rapporto tra essere e destino, sottolineando che la nostra vera natura è immutabile e perfetta, ma la nostra esperienza terrena è un viaggio in continua evoluzione. Attraverso la pratica spirituale, possiamo armonizzare questi due aspetti, trasformando il destino in un’opportunità di crescita e di realizzazione del nostro vero Sé.
IgeaὙγίεια hygìeia, con il significato di “salute”, “rimedio”, “medicina è una figura della mitologia greca e successivamente romana. Figlia di Asclepio e di Epione (o Lampezia), è la dea della salute e dell’igiene. Nella religione greca e romana, il culto di Igea è associato strettamente a quello del padre Asclepio, tutelando in questo modo l’intero stato di salute dell’individuo. Igea viene invocata per prevenire malattie e danni fisici; Asclepio per la cura delle malattie e il ristabilimento della salute persa. Igea era raffigurata sotto l’aspetto di una giovane donna prosperosa, nell’atto di dissetare in una coppa un serpente, in un’altra raffigurazione era seduta su un seggio, con la mano sinistra appoggiata ad un’asta, mentre con la mano destra porge una patera ad un serpente che, lambendola, si innalza da un’ara posta davanti alla dea.
Coppa di Igea. In mezzo: Asta di Asclepio. Destra: Dio greco Asclepio (Esculapio)
Eir è una dea della quale si sa che apparteneva alla stirpe degli Asi, ed è abilissima nella medicina. Il nome, in accordo con la sua funzione significa “aiuto”, “grazia”. Eir potrebbe forse trovare una connessione con le divinità femminili dette Alaisiagae , citate su sue iscrizioni sacre del III secolo, che si trovano sul vallo di Adriano presso Housesteads in Gran Bretagna, La seconda parte di questo nome, che può significare “dee soccorrevoli” o “degne di venerazione”, risalirebbe un verbo germanico *aizjan che corrisponde al nordico eira “essere di vantaggio” “aver cura”. Le Alaisiagae erano dee adorate in coppia. Probabilmente c’erano due Alaisiagae, che avevano più nomi. Come dee della giustizia e/o della battaglia, accompagnavano Marte Thingsus. Potrebbero anche essere imparentati con le Valchirie della mitologia norrena. Erano venerati dai soldati dei Tuihanti e dei Frisii, che vivevano nei Paesi Bassi settentrionali e orientali.
Galadriel- personaggio di lord-of-the-rings forse ispirata Eir ed altre Alaisiagae
Una delle iscrizioni votive dedicate a queste dee recita: DEO MARTI THINCSO ET DVABVS ALAISAGIS BEDE ET FIMMILENE ET N AVG GERM CIVES TVIHANTI VSLM”Al dio Marte Thincsus e ai due Alaisagae, Beda e Fimmilena, e allo spirito divino dell’imperatore, gli uomini delle tribù germaniche di Tuihantis adempiono volentieri e meritatamente al loro voto.”
Deabus Alaisiagis Baudihillie et Friaga- bi et N(umini) Aug(usti) n(umerus) Hnaudifridi v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito) Alle dee Alaisiagae, Baudihillia e Friagabi e alla divinità dell’imperatore l’unità di Hnaudifridus adempì volentieri e meritatamente il suo voto.
Marte Thincsus è correlato al dio germanico della guerra Týr . Quest’ultimo era associato al giuramento e al Thing , un’assemblea locale di uomini liberi. Si discutevano questioni politiche, si prendevano decisioni giudiziarie e si tenevano riti religiosi. [ 1 ] Scherer suggerisce che provenissero dal distretto di Twenthe (da qui la menzione di ” cives Tvihantis “) nella provincia di Overijssel, nei Paesi Bassi. Le dee chiamate Alaisiagae sono nominate su pietre d’altare trovate nei santuari lungo il Vallo di Adriano: Beda, Baudihille, Fimmilena e Friagabis. Queste dee celtiche avevano parallelismi con dee frisone con nomi simili che potrebbero essere arrivate sul suolo germanico attraverso la Francia gallica. Non si sa se queste dee fossero romane . Beda potrebbe essere stata un’abbreviazione di Ricagambeda poiché i due nomi condividono una semantica simile . I soldati celtici romanizzati che prestarono servizio lungo il Vallo di Adriano molto probabilmente introdussero le Alaisiagae alle loro controparti romane, diffondendo così il culto di queste dee della vittoria
Eir è assimilabile con Igea, figlia di Asclepio, nella mitologia Greca e Romana.
La medicina, scienza sacra. E’ l’arte di riconoscere e utilizzare tutti gli elementi nei quali agisce la potenza vivificante e risanatrice del dio. E’ la scienza del mondo come capacita di discernere ogni cosa in due principi della vita – bene e male- e il loro equilibrio-contrapposizione indispensabile all’esistenza. Sa perciò richiamare e concentrare le forze vivificanti e indirizza la loro azione verso il ristabilire dell’ equilibrio del corpo. E’ scienza del corpo ma anche dello spirito, piche la globalità della conoscenza dell’essere è necessaria alla sua azione. Nel mito Nordico è ricordata la dea Eir, abilissima alla medicina alla cui figura si ispirano talune donne-medico ricordate nelle saghe La qualità sovrannaturale dell’ arte medica risalta sopratutto là dove essa viene messa in relazione con la conoscenza dei canti magici particolari o delle rune, nelle quali è racchiusa e simboleggiata l’essenza segreta della diverse entità del mondo. CONFER I miti nordici – G. C. Isnardi
Eir blíð ok heilagr, læknir goð, sár sefr ok mein bægir. Heilagr hönd, meiðsl bindi ok veiki færi. Lífi þú gef heilsubót, bani hræð þú. bani hræð þú. Eir, gentile e sacra, Dea della guarigione, lenisci ferite e allontana il dolore. Mano santa, fascia le ferite e rimuovi la malattia. Concedi vita e salute, bandisci morte e paura. bandisci morte e paura.
Sebbene il suo culto possa essere stato meno diffuso di quello di altre divinità norrene, l’importanza di Eir nella mitologia norrena risiede nel suo ruolo cruciale di protettrice e guaritrice. La sua eredità sopravvive nelle storie e nelle tradizioni norrene, dove rimane una figura venerata per il suo potere curativo e la compassione verso i mortali.
Nella mitologia norrena, Eir brilla come una figura iconica di guarigione e compassione. Il suo ruolo cruciale di protettrice e guaritrice la rende una divinità venerata, la cui influenza persiste nelle storie e nelle tradizioni norrene. Che si tratti di invocare il suo nome in caso di malattia o di onorare la sua benevolenza attraverso rituali di guarigione, Eir rimane una figura vitale nel pantheon nordico, ricordando ai mortali il potere confortante della guarigione e della compassione.
Nella mitologia norrena una Valchiria (dall’antico norreno Valkyrja, “Colei che sceglie gli uccisi”) era una figura femminile che decideva chi sarebbe morto in battaglia. Metà di quelli che morivano in battaglia, (l’altra metà andava nel mondo dell’aldilà Fólkvangr con Freyja), veniva portata dalle valchirie nel Valhalla, dove regnava Odino. Qui i guerrieri defunti diventavano einherjar, cioè spiriti dei guerrieri valorosi che si sarebbero battuti al fianco di Odino durante la battaglia finale del Ragnarök Cavalcavano dei lupi e infatti nell’antico inglese “valkyrie’s horse” era un sinonimo di lupo. Stando sui campi di battaglia, venivano spesso associate o identificate con corvi e lupi, spesso accompagnate da corvi o da cigni.
Le valchirie sono attestate nell’Edda poetica, opera che riporta miti e leggende più antichi, nell’Edda in prosa e nell’ Heimskringla (composti da Snorri Sturluson) e nella Njáls saga, una saga degli Islandesi, tutte scritte nel XIII secolo. Esse appaiono anche in tutta la poesia degli scaldi, (poeti scandinavi e islandesi), in una formula magica del XIV secolo e in varie iscrizioni runiche.
L’Uomo venuto dal ghiaccio morto durante l’Età del Rame fra il 3100 e il 3300 a.C., a seguito di una ferita procurata da una freccia, sul corpo di Ötzi sono stati ritrovati ben 61 tatuaggi, per la maggior parte punti, linee e crocette,difficili da individuare a occhio nudo, innanzitutto a causa dello stato di deterioramento della pelle, e poi perché collocati in uno strato profondo della cute. Bisogna infatti tenere presente che la tecnica utilizzata all’epoca non prevedeva l’uso di aghi: si praticavano delle piccole incisioni nella pelle e quindi si ricopriva l’incavo con il carbone vegetale. In alcuni sono stati ritrovati anche cristalli di silice (come il quarzo) e cenere, motivo per cui gli studiosi ipotizzano che la materia prima per i tatuaggi derivasse dai fuochi domestici. “Immaginiamo che abbiano utilizzato delle spine intinte nella fuliggine per penetrare la pelle, o che producessero i fori e mettessero poi la fuliggine nella ferita, in modo che il materiale colorato rimanesse sotto pelle dopo la rimarginazione”, ha dichiarato Maria Anna Pabst, uno degli autori della ricerca. I tatuaggi si trovano in parti del corpo che durante la vita dell’Uomo venuto dal ghiaccio devono avergli provocato dolori: avevano quindi, molto probabilmente, funzioni di tipo curativo medicamentoso.
Il gruppo di ricerca guidato da Marco Samadelli ha utilizzato un metodo di imaging non invasivo (nello specifico una tecnica di ripresa multispettrale messa a punto da Profilocolore, una società di Roma) capace di mettere in risalto le più impercettibili sfumature della pelle. Questo particolare procedimento fotografico ha permesso di catturare la luce dall’infrarosso all’ultravioletto, facendo emergere in modo nitido tutti i disegni scolpiti sulla mummia. La mappa, pubblicata sul Journal of Cultural Heritage, conta 61 tatuaggi, classificati in 19 gruppi. A eccezione di due croci, sono quasi sempre brevi segmenti lineari lunghi dai 7 millimetri ai 4 centimetri, di solito disposti parallelamente come le righe di un quadernino. La maggior parte dei tatuaggi di cui si aveva già prova sono posizionati in prossimità delle articolazioni: questa peculiarità aveva accreditato l’ipotesi che si trattasse di una pratica terapeutica affine all’agopuntura. I tatuaggi, di colore blu scuro, rappresentano quasi esclusivamente gruppi di linee disposte parallelamente all’asse longitudinale del corpo; questo orientamento corrisponde a quello dei meridiani dell’agopuntura cinese. L’unico altro simbolo rappresentato è una croce, anche in questo caso localizzata in punti fondamentali per l’agopuntura: il ginocchio e la caviglia sinistra. I ricercatori hanno, perciò, ipotizzato che l’usanza di tatuare il corpo avesse una funzione curativa più che estetica, anche perché i tatuaggi sono spesso posti in luoghi non facilmente visibili. Inoltre, studi precedenti avevano rivelato che Oetzi soffriva di una serie di disturbi che lo avrebbero reso il paziente perfetto degli agopuntori preistorici. Per ora si tratta di speculazioni, ma non si può escludere che le pratiche dell’agopuntura possano essere comparse indipendentemente in diverse culture asiatiche ed europee.
Secondo il prof. Giovanna Salvioni, docente di antropologia culturale ed etnologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano:” in alcuni casi i tatuaggi potevano avere un valore terapeutico. Già il segno che veniva inciso sulla pelle poteva essere considerato curativo perché dotato di potere magico. Inoltre durante la tatuatura potevano forse essere introdotte sotto pelle delle sostanze vegetali dotate di un certo effetto terapeutico. Ad oggi non sappiamo esattamente quali fossero le conoscenze di medicina empirica di questi nostri antenati: possiamo pensare però che usassero già piante specifiche per combattere dolori come il mal di testa o per indurre uno stato di ebbrezza.”
Tra gli oggetti ritrovati accanto alla mummia c’erano, infatti, due gusci simili sughero infilati in laccetti di cuoio. Ogni nodulo era forato e legato a una stringa, forse per fissarlo a una parte del suo abbigliamento o della cintura. Inizialmente, si pensava si trattasse di un acciarino rudimentale, ma alcuni microbiologi austriaci hanno identificato i grumi, rinvenendo tracce del fungo di betulla, il Piptoporus betulinus, comune negli ambienti alpini e in altri ambienti freddi. Luigi Capasso, antropologo del Museo Archeologico Nazionale di Chieti, ha esaminato le prove e ha concluso: “La scoperta del fungo suggerisce che l’Uomo venuto dal ghiaccio fosse a conoscenza della presenza nel suo intestino dei parassiti e li ha combattuti con dosaggi misurati di Piptoporus betulinus”. Come ha rilevato Capasso, il fungo di betulla contiene resine tossiche che attaccano i parassiti come i tricocefali e un altro composto, l’acido agarico, che è un potente lassativo. Le proprietà combinate del fungo avrebbero potuto almeno dare un sollievo temporaneo spurgando il suo intestino dai vermi e dalle loro uova. “Il fungo di betulla – scrive Capasso – era probabilmente l’unico rimedio disponibile in Europa prima dell’introduzione dell’olio di chenopodio, molto più tossico, un arbusto tipico degli ambienti aridi del Sud America”.
CONFER Journal of Archaeological Science
M.A. Pabst, I. Letofsky-Papst, E. Bock, M. Moser, L. Dorfer, E. Egarter-Vigl, F. Hofer. The tattoos of the Tyrolean Iceman: a light microscopical, ultrastructural and element analytical study, Journal of Archaeological Science, In Press
Ötzi fu un capo tribù importante, o uno sciamano, o un guerriero in fuga. Ferito fu costretto a vagare nei ghiacci per tanto tempo con la ferita sanguinante, sfiancato, crollò, e restò sotto la neve e nel ghiaccio per cinquemila anni. Resta un mistero, ma ebbe degna sepoltura. Di più, fu portato in montagna dai suoi compagni e lì interrato con un cerimoniale che di solito spettava a un capo. A sostenerlo è una ricerca condotta dal professor Luca Bondioli, del Museo di Preistoria ed Etnologia di Roma, insieme con un team statunitense e pubblicata su Antiquity. “Da molto tempo”, ha spiegato Bondioli, “ci si poneva il problema delle contraddizioni emerse nel corso delle ricerche. Ötzi è stato ucciso, ma non lì dove è stato trovato il corpo. Vi sono delle evidenze che contraddicono la tesi che fosse un fuggiasco”. Bondioli si riferisce , innanzitutto, all’arco e alle frecce: “E’ improbabile -afferma- che un uomo si metta in fuga con arco e frecce non finite”.
L’ascia di Ötzi, perfettamente conservata, è unica al mondo. Il manico con testata a gomito è in legno di tasso e ha una lunghezza di circa 60 cm. La lama trapezoidale, costituita quasi al 99,7% da rame puro, è incuneata nella forcella della testata, alla quale è stata dapprima incollata con catrame di betulla e poi ulteriormente assicurata con sottili strisce di pelle. La lama è stata ottenuta colando il metallo fuso in una matrice e affilata a martello dopo il raffreddamento. Le tracce di usura documentano un utilizzo frequente dello strumento che, per questo motivo, ha dovuto essere riaffilato. Il rame della lama non viene dalle Alpi ma dal centro Italia. Un gruppo di ricercatori ha scoperto che il rame proviene da giacimenti di minerale nel sud della Toscana.
Il rame fu il primo metallo con cui gli uomini produssero armi e utensili. Le conoscenze legate alla sua estrazione e lavorazione si diffusero dall’Asia anteriore e raggiunsero l’Europa centrale intorno al 4000 a.C. A partire dal 3000 a.C. circa personaggi di rango elevato possedevano un’ascia di rame, che spesso li accompagnava anche dopo la morte come corredo funebre. Non serviva soltanto per lavorare il legno e per abbattere gli alberi ma era anche una potente arma per i combattimenti corpo a corpo.
Chloris eram, quae Flora vocor: corrupta Latino/ nominis est nostri littera Graeca sono./Chloris eram, nymphe campi felicis, ubi audis/rem fortunatis ante fuisse viris./Quae fuerit mihi forma, grave est narrare modestae;/sed generum matri repperit illa Deum./Ver erat, errabam; Zephyros conspexit,
abibam;/insequitur, fugio: fortior ille fuit./Et dederant fratri Boreas ius omne rapinae,/ausus Erecthea praemia ferre domo/Vim tamen emendat dando mihi nomina nuptae,/inque meo non est ulla querella toro/Vere fruor semper: semper nitidissimus annus,/arbor habet frondes, pabula semper humus./Est mihi fecundus dotalibus hortus in agris;/aura fovet, liquidae fonte rigatur aquae:/hunc meus implevit generoso flore maritus,/atque ait “arbitrium tu, dea, floris habe”.
Ovidio, Fasti V, 195-212
Oggi son detta Flora, ma ero una volta Clori
nella pronuncia latina fu alterata la forma greca del mio nome.
E, Clori, ero una Ninfa delle Isole Fortunate, ove tu sai che
felicemente visse gente fortunata.
È difficile alla mia modestia dire quanta fosse la mia bellezza
essa donò a mia madre per genero un Dio.
Si era di primavera, e io me ne andava errando; mi vide Zèfiro,
e io mi allontanai; prese a inseguirmi, e io a fuggire.
Ma fu più forte di me.
Borea, come aveva osato prendersi una donna nella casa di
Eretteo, aveva dato al fratello ogni diritto di rapina.
Ma Zefiro fece ammenda della violenza dandomi il nome di
sposa; non v’è alcun motivo di lamento nel mio letto coniugale.
Io godo di eterna primavera; l’anno è sempre fulgido di luce,
gli alberi son ricchi di fronde la terra rivestita di verzura.
Possiedo un fiorente giardino nei campi dotali,
l’aria lo accarezza, lo irriga una fonte di limpida acqua:
il mio sposo lo ha riempito di copiose corolle, e ha detto:
“Abbi tu, o dea, piena signoria sui fiori”.
“Il più bel simbolo della libido è la figura dell’eroe..una figura che passa dalla gioia al dolore e dal dolore alla gioia e come il sole, ora si leva allo Zenith, ora si immerge nella notte più scura solo per risollevarsi a nuovo splendore”
C.G Jung
CW5 par.251
Joseph Campbell, influenzato da Jung sostenne che l’eroe attraversa tre fasi del processo di trasformazione rituale.
1 Separazione
2 Iniziazione
3 Ritorno (con il dono)
Separazione dalla normale coscienza egoica, dal collettivo (la società con le sue norme,convenzioni,prospettive quotidiane) l’eroe o lo sciamano si recano nei boschi o in regioni selvagge per entrare in un altra dimensione.
”Il motivo dello smembramento appartiene al piùampio contesto simbolico della rinascita. Di conseguenza gioca una parte importante nell’esperienza degli sciamani e degli uomini e donne che devono essere smembrato e ricomposti” CG Jung CW 11par 411
La contemplazione del proprio scheletro e la ricostruzione del corpo mistico, è un periodo di apprendimento e di scoperta di misteri, del potere del sacro o di realizzazioni interiori.
Il terzo stadio il ritorno con il dono, la visione, una maggiore consapevolezza o potere magico,è la fase dell’ eroe o lo sciamano reca beneficio alla propria tribù o al proprio gruppo sociale grazie a ciò che ha realizzato durante il viaggio.
Christopher Vogler The Writer’s Journey: Mythic Structure For Writers, pubblicato in italiano come Il viaggio dell’eroe.
Joseph John Campbell La sua riflessione è stata indirizzata alla ricerca di connessioni tra lo studio della mitologia comparata e la psicologia analitica. Si è ispirato a Jung, che aveva riscontrato la presenza di figure archetipiche nell’inconscio collettivo. Questi archetipi condividono la struttura della maggior parte dei miti di tutte le culture del mondo.La sua opera principale, in quattro volumi, Le maschere di Dio (The Masks of God, 1959-68) rappresenta una sintesi critica della mitologia mondiale, tramite un approfondimento dei “temi comuni” che attraversano le più diverse produzioni mitologiche