Stralci del L’uomo indoeuropeo e il Sacro Jean Varenne

L’INDIA E IL SACRO
UNA ANTROPOLOGIA
di
Jean Varenne

L’induismo rimane ancora oggi la religione dominante nel subcontinente indiano. รˆ praticato da oltre l’80% della popolazione della Repubblica Indiana e da due terzi dei 900 milioni di abitanti dei cinque grandi stati dell’Asia meridionale: India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri-Lanka (Ceylon).
Il numero dei fedeli (circa 600 milioni) รจ giร  di per sรฉ stesso degno di attenzione, ma ancora piรน notevole รจ la sorprendente continuitร  di una religione perpetuata senza interruzione per almeno 40 secoli. Tale continuitร  รจ paragonabile a quella dell’ebraismo (30 secoli) e del buddhismo (25 secoli) e, su scala minore, del cristianesimo (20 secoli) e dell’Islam (12 secoli).
I CARATTERI FONDAMENTALI DELL’INDUISMO
La cultura indiana, in tutti i suoi aspetti, รจ profondamente segnata da un forte carattere di arcaicitร : il sistema delle caste, per esempio, che regola per intero l’organizzazione della societร , puรฒ essere compreso soltanto facendo riferimento agli iniziamenti di una religione i cui testi sacri (Veda) sono stati composti nel II millennio prima della nostra era. La complessitร  del sistema sociale, infatti, con il suo pluralismo e la sua struttura gerarchica, riflette sul piano umano l’articolazione fondamentale del politeismo induista. Inoltre la molteplicitร  degli dรจi divine raffigurate sulle facciate dei templi dimostra la fedeltร  degli Indรน a una religione che รจ oggi l’unica, insieme allo scintoismo giapponese, che si possa qualificare ยซpaganaยป nel senso attribuito a questo termine dai primi cristiani in relazione alle credenze dei popoli dell’Impero romano prima della conversione di Costantino. (pag.27)


L’India e il sacro. Una antropologia
Si ottiene in questo modo una gradazione costituita da Siva, Visnu, Brahma e infine <davanti> a loro, l’Uno (eka), il supremo (ฤชล›vara), il padre di tutto ciรฒ che esiste (Prajฤpati). Ma i teologi e i filosofi affermano che questo Uno trascende i mondi, sia divini che umani o naturali: non soltanto รจ l’Uno rispetto ai molti, ma soprattutto รจ l’unitร  contrapposta alla molteplicitร . In altri termini, se gli dรจi, in quanto viventi (kแนฃit Immortali>), hanno caratteristiche essenziali (insieme le tre divinitร  maggiori costituiscono la <triplice forma>, in sanscrito Tri-mลซrti) e in particolare caratteristiche sessuali (sono divinitร  maschili o femminili), l’Uno, per parte sua, non puรฒ che essere <neutro>. In modo analogo i filosofi dell’antica Grecia contrapponevano l’Uno (to on) agli dรจi (hoi theoi).
(แผ•ฮฝ ฯ„แฝธ ฯ€แพถฮฝ  “uno รจ il Tutto” e rafforza il concetto di totalitร  e ciclicitร  dell’esistenza)
Per evidenziare questa differenza, il sanscrito usa il sostantivo neutro brรกhman, che contrasta col maschile Brahma (prima persona della Trimลซrti) e si riferisce alla prima causa, quella dei brahmani (sanscrito brฤhmaแน‡a).Spesso, per evitare equivoci, i testi usano il pronome dimostrativo neutro tad, <ciรฒ>, che ha il vantaggio di essere del tutto indeterminato. Si dice per esempio: tad ekam, <ciรฒ, l’unico>; oppure tad brahman, <ciรฒ, il brahman>, e cosรฌ il brahman, e cosรฌ via. L’importante รจ che risulti chiaramente la trascendenza di questo principio e il fatto che, proprio a causa di questa trascendenza, esso deve essere senza qualitร , senza attributi di sorta. Il brahman รจ metafisicamente l’essenza (necessariamente unica, priva di forma, inattingibile, rispetto all’essenza, che รจ molteplice, multiforme e polivalente. Il brahman รจ anche l’assoluto contrapposto al relativo: del primo, a rigor di termini, si puรฒ dire soltanto che รจ <in sรฉ>, mentre l’altro si puรฒ definire in certo modo; secondo la varietร  dei suoi aspetti e delle sue funzioni. La visione del mondo, per concludere, รจ del tutto originale: da un lato si pone l’unitร  <incolore> del Principio, dall’altro la natura, polimorfa, polivalente e dinamica.Secondo la regola del <tre piรน uno>, si dice che la natura รจ retta dal gioco di tre qualitร  (guแน‡a) simboleggiate da tre colori (rลซpa, ossia: rosso, rajas e bianco, sattva), che trasponono sul piano cromatico le tre funzioni sociali (del resto in sanscrito il termine varแน‡a puรฒ significare, a seconda del contesto, sia <colore> che <funzione>). Il tamas rappresenta l’aspetto oscuro, pesante e fatidico di una materia difficile da dominare; il rajas la passione, la violenza, lo spirito di conquista e di progresso; il sattva rappresenta infine la serenitร , la giustizia, la coscienza e l’esercizio del culto. Queste tre qualitร , alle quali fanno da patrono le tre divinitร  funzionali, si trovano in perfetto equilibrio soltanto alla comparsa del mondo, durante l’etร  dell’oro, quando regna una perfetta armonia. Ma con il dissolversi di questa armonia (un fenomeno inevitabile, all’inizio della teoria indiana dei tempi ciclici), si manifestano tensioni e conflitti, amplificate e rappresentate nei racconti mitologici. Ciascun essere racchiude in sรฉ questi guแน‡a ed รจ lacerato dalla loro lotta. La psicologia indiana insegna che l’uomo deve fare di tutto per dominare queste forze, affinchรฉ ciascuna svolga il proprio ruolo nel modo e nel verso opportuno. Perfino l’inerzia, la pesantezza, sono necessarie quanto il movimento, la leggerezza, la corsa in avanti; purchรฉ in questa dialettica agisca anche lo spirito di saggezza, rafforzato dai riti, dalla preghiera e dalla meditazione. (pag.75)


Le tre qualitร  corrispondono inoltre a una triplice suddivisione della natura umana, in cui รจ possibile distinguere il corpo (dominio del tamas), lโ€™intelligenza attiva e raziocinante (rajas) e lo spirito contemplativo (sattva). Ma al di sopra dei tre guแน‡a, e rispetto ad essi trascendente, esiste unโ€™anima (ฤtman, traducibile anchecome il sรจ), che consente a tutto lโ€™insieme di strutturarsi e di stabilizzarsi. Lโ€™ฤtman, infatti, รจ il principio della personalitร , esattamente come il brฤhman รจ il principio dellโ€™universo. Per la legge dellโ€™analogia, dโ€™altro canto, ciascuna parte dellโ€™universo produce necessariamente nella propria struttura la forma universale.
Anche lโ€™anima partecipa a questa legge: egli รจ unโ€™immagine dellโ€™universo e viceversa.
Questo rapporto puรฒ essere paragonato a un organismo vivente in forma di essere umano (puruแนฃa).
รˆ cosรฌ come il mondo puรฒ essere simboleggiato da una ruota (cakra) ”dai mille raggi”, che gira eternamente intorno a un asse (il brฤhman), allo stesso modo lโ€™uomo appare un composto instabile, in perpetuo divenire, che si apre come un fiore da un seme (bฤซja) immutabile: lโ€™ฤtman.
Malโ€™assoluto (il brฤhman) deve essere, per definizione, ยซsolitarioยป (kevala), senza secondo (a-dvaita), unico (eka).
Non puรฒ dunque essere concepito come distinto dallโ€™ฤtman: e questo ฤtman (brฤhman), a sua volta, ยซessendo necessariamente unico, e sempre e dappertutto il medesimo.
Per questo lโ€™Induismo evita di parlare dellโ€™anima al plurale: lโ€™ฤtman rimane sempre identico a se stesso, anche se, nella moltitudine degli esseri, si presenta sotto innumerevoli forme.
Le varietร  che distinguono gli individui si pongono soltanto a un livello ยซnaturaleยป.
Le diverse personalitร  si plasmano nel corso della vita e, alla morte, assumono un destino (inferno, reincarnazione, paradiso)che รจ quello di un ‘entitร  talvolta chiamata semplicemente jivatman,, ยซanima viventeยป, ossia ฤtman ยซincarnatoยป.
In altre parole, lโ€™unicitร  dellโ€™ฤtman brฤhman รจ un fatto metafisico, che ci fa comprendere come, e da che cosa, si sviluppano le manifestazioni esistenziali.
Queste ultime, peraltro, sono le uniche realtร  accessibili ai nostri sensi e alla nostra facoltร  di raziocinio. Vedฤ“re (o concepire) il brฤhman non appartiene alle nostre possibilitร : il nostro dominio (gli Indiani dicono il nostro ยซpascoloยป, gochฤra, oppure il nostro campo, kแนฃetra) รจ la natura, polimorfa e dinamica. A questa apparteniamo e in questa lโ€™ฤtman, dentro di noi, deve inserirsi, incarnarsi, farsi vivente (jiva)
รˆ facile comprendere come tutto ciรฒ si traduca in un complesso di regole di condotta intese a rafforzarne la coerenza dellโ€™individuo, a ยซricentrarloยป.
La dialettica delle tre qualitร  (guแน‡a) produce la molteplicitร  della natura, che si manifesta a sua volta nella dispersione psicologica, fonte di inefficacia (per la spinta disordinata degli impulsi) e quindi di sofferenza (sarvam duแธฅkham, dicono i testi: ยซtutto รจ doloreยป) e di angoscia.
Se si riesce invece a prendere coscienza di questa realtร , รจ possibile disciplinare le attivitร  psichiche e privilegiare lโ€™aspetto ยซsattvaยป (il colore bianco della serenitร , della saggezza, e della devozione ) per orientare la propria vita verso ciรฒ che gli Indiani chiamano la ยซrealizzazioneยป dellโ€™ฤtman.
Si tratta di unโ€™etica della contemplazione e dellโ€™inazione, che domina tutta la cultura indiana fin dalla Bhagavad-Gฤซtฤ.
Per lโ€™inazione, comunque, dobbiamo intendere ยซazione disinteressataยป, e non una vera e propria inattivitร , dal momento che in India, come รจ noto, รจ impossibile vivere senza operare, per poco che sia.
La stessa contemplazione( dhyana) รจ un atto che dipende interamente dalla volontร  e che presuppone la virtรน della perseveranza e della tenacia.
I testi fondamentali del Vedฤnta, e soprattutto dello Yoga, insistono sul lavoro interiore necessario a giungere allo stadio finale: il raccoglimento perfetto (samฤdhi), che porta ad una solitudine (kaivalya) spirituale analoga allโ€™unicitร  del brahman/ฤtman.
Non dobbiamo del resto stupirci di questi riferimenti alla necessitร  di un ยซlavoroยป (kriyฤ), se consideriamo che, per il pensiero indiano, nulla si puรฒ ottenere senza il compimento di un atto (karman). Il lavoro artigianale, i combattimenti cavallereschi, le celebrazioni liturgiche, lโ€™ascรจsi (tapas), tutto รจ ยซagireยป, perchรฉ solo lโ€™opera ยซporta fruttiยป. Se lโ€™opera รจ empia, porta ai patimenti infernali; se รจ indifferente, รจ causa della trasmigrazione; se infine รจ santa, fa meritare il paradiso.
In ogni caso essa plasma la personalitร , la trasforma, mentre lโ€™ฤtman rimane impassibile al centro dellโ€™essere, come un testimone.


Shiva, il Signore della Danza

(Shiva Purana, Rudra Samhita, Capitolo sulla Tฤแน‡แธava):
เคจเคŸเคฐเคพเคœเคƒ เคถเคฟเคตเคƒ เคธเคพเค•เฅเคทเคพเคคเฅ เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเฅ‡เคจ เคตเคฟเคถเฅเคตเค‚ เคธเฅƒเคœเคคเคฟ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค
เคกเคฎเคฐเฅ เคจเคพเคฆเคคเคฟ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคคเคธเฅเคฏ เคจเฅƒเคคเฅเคฏเค‚ เค•เคพเคฒเคธเฅเคฏ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค
เคœเคŸเคพเคญเฅเคฏเคƒ เคธเฅ‚เคฐเฅเคฏเคšเคจเฅเคฆเฅเคฐเคจเค•เฅเคทเคคเฅเคฐเค‚ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคญเฅเคœเฅˆเคƒ เคธเค‚เคธเคพเคฐเค‚ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค
เค•เฅเคฐเฅ‹เคงเฅ‡เคจ เคฎเคพเคฏเคพเค‚ เคธเค‚เคนเคฐเคคเคฟ, เค•เฅƒเคชเคฏเคพ เคฎเฅ‹เค•เฅเคทเค‚ เคฆเคฆเคพเคคเคฟเฅค
เคจเฅƒเคคเฅเคฏเคคเคฟ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคถเคฟเคต เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเค‚ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เค†เคงเคพเคฐเคƒเฅค
Traslitterazione (IAST):
Naแนญarฤjaแธฅ ล›ivaแธฅ sฤkแนฃฤt tฤแน‡แธavena viล›vaแนƒ sแน›jati saแนƒnฤdati.
แธŒamaru nฤdati viล›vasya saแนƒnฤdati, tasya nแน›tyaแนƒ kฤlasya saแนƒnฤdati.
Jaแนญฤbhyaแธฅ sลซryacandranakแนฃatraแนƒ saแนƒnฤdati, bhujaiแธฅ saแนƒsฤraแนƒ saแนƒnฤdati.
Krodhena mฤyฤแนƒ saแนƒharati, kแน›payฤ mokแนฃaแนƒ dadฤti.
Nแน›tyati viล›vasya saแนƒnฤdati, ล›iva tฤแน‡แธavaแนƒ viล›vasya ฤdhฤraแธฅ.

“Shiva, il Signore della Danza, danza il Tฤแน‡แธava e crea l’universo con il suo suono.
Il damaru risuona, l’universo vibra, la sua danza รจ il ritmo del tempo.
Dalle sue trecce splendono il sole, la luna e le stelle; con le sue braccia intreccia il ciclo dell’esistenza.
Con la sua furia distrugge l’illusione, con la sua grazia dona la liberazione.
La danza di Shiva รจ il fondamento dell’universo, il ritmo del cosmo.”


Testo originale in sanscrito (Linga Purana, Capitolo sulla Tฤแน‡แธava):
เคจเฅƒเคคเฅเคฏเคคเคฟ เคถเคฟเคตเคƒ เคธเคฐเฅเคตเค‚ เคตเคฟเคถเฅเคตเค‚ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ เคคเคธเฅเคฏ เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเฅ‡เคจเฅค
เคกเคฎเคฐเฅเค•เฅ‹ เคจเคพเคฆเคคเคฟ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เคฎเฅ‚เคฒเค‚, เคคเคธเฅเคฏ เคชเคพเคฆเฅŒ เค•เคพเคฒเค‚ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค
เคœเคŸเคพเคฏเคพเค‚ เค—เค™เฅเค—เคพ เคตเคนเคคเคฟ, เค…เค—เฅเคจเคฟเคƒ เคจเฅ‡เคคเฅเคฐเฅ‡ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค
เคธเฅƒเคทเฅเคŸเคฟเคƒ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคธเค‚เคนเคพเคฐเคƒ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคฎเฅ‹เค•เฅเคทเคƒ เคคเคธเฅเคฏ เค•เฅƒเคชเคฏเคพเฅค
เคจเคŸเคฐเคพเคœเคธเฅเคฏ เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเค‚ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เค†เคงเคพเคฐเค‚ เคชเคฐเคฎเค‚ เคธเคคเฅเคฏเคฎเฅเฅค
Traslitterazione (IAST):
Nแน›tyati ล›ivaแธฅ sarvaแนƒ viล›vaแนƒ saแนƒnฤdati tasya tฤแน‡แธavena.
แธŒamaruko nฤdati viล›vasya mลซlaแนƒ, tasya pฤdau kฤlaแนƒ saแนƒnฤdati.
Jaแนญฤyฤแนƒ gaแน…gฤ vahati, agniแธฅ netre saแนƒnฤdati.
Sแน›แนฃแนญiแธฅ saแนƒnฤdati, saแนƒhฤraแธฅ saแนƒnฤdati, mokแนฃaแธฅ tasya kแน›payฤ.
Naแนญarฤjasya tฤแน‡แธavaแนƒ viล›vasya ฤdhฤraแนƒ paramaแนƒ satyam.Traduzione in italiano:
“Shiva danza, e l’intero universo vibra al ritmo del suo Tฤแน‡แธava.
Il damaru risuona, il fondamento del cosmo; i suoi piedi scandiscono il tempo.
Dalle sue trecce scorre il Gange, il fuoco brilla nei suoi occhi.
La creazione vibra, la distruzione vibra, la liberazione รจ concessa dalla sua grazia.
La danza di Nataraja, il Signore della Danza, รจ il fondamento supremo dell’universo, la veritร  ultima.”


Note:

  1. Fonte: Questo estratto รจ tratto da una sezione del Linga Purana che descrive la danza cosmica di Shiva, con un’enfasi sul suo ruolo come Nataraja. Il testo esatto puรฒ variare leggermente a seconda delle edizioni del Purana, ma questo passaggio riflette il tono e il simbolismo tipico.
  2. Simbolismo: Nel Linga Purana, la danza di Shiva รจ spesso associata al Linga come simbolo dell’energia cosmica.


Testo Originale (Sanscrito):

เคจเฅƒเคคเฅเคฏเคคเคฟ เคถเคฟเคตเคƒ เคธเคฐเฅเคตเค‚ เคตเคฟเคถเฅเคตเค‚ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ เคคเคธเฅเคฏ เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเฅ‡เคจเฅค

เคกเคฎเคฐเฅเค•เฅ‹ เคจเคพเคฆเคคเคฟ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เคฎเฅ‚เคฒเค‚, เคคเคธเฅเคฏ เคชเคพเคฆเฅŒ เค•เคพเคฒเค‚ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค

เคœเคŸเคพเคฏเคพเค‚ เค—เค™เฅเค—เคพ เคตเคนเคคเคฟ, เค…เค—เฅเคจเคฟเคƒ เคจเฅ‡เคคเฅเคฐเฅ‡ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค

เคธเฅƒเคทเฅเคŸเคฟเคƒ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคธเค‚เคนเคพเคฐเคƒ เคธเค‚เคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคฎเฅ‹เค•เฅเคทเคƒ เคคเคธเฅเคฏ เค•เฅƒเคชเคฏเคพเฅค

เคจเคŸเคฐเคพเคœเคธเฅเคฏ เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเค‚ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เค†เคงเคพเคฐเค‚ เคชเคฐเคฎเค‚ เคธเคคเฅเคฏเคฎเฅเฅค


Shiva danza, e l’intero universo risuona con il suo Tandava.

Il suono del Damaru รจ l’origine del cosmo, i suoi piedi segnano il ritmo del tempo.

Dalle sue trecce fluisce il Gange, e il fuoco emana dal suo occhio.

La creazione risuona, la distruzione risuona, e la liberazione giunge per sua grazia.

Il Tandava di Nataraja รจ il fondamento dell’universo, la veritร  suprema.


Questo verso รจ un inno devozionale in lode al Signore Shiva nella sua forma di Nataraja, il danzatore cosmico. Esso racchiude magnificamente i profondi concetti filosofici associati alla sua danza divina, il Tandava.

  • “Shiva danza, e l’intero universo risuona con il suo Tandava.”Questa riga di apertura stabilisce il tema centrale: la danza di Shiva non รจ un semplice atto, ma un evento cosmico. L’universo non รจ uno spettatore passivo, ma un partecipante attivo che vibra in armonia con i suoi movimenti.
  • “Il suono del Damaru รจ l’origine del cosmo, i suoi piedi segnano il ritmo del tempo.”Qui si evidenziano due elementi simbolici chiave di Nataraja. Il suono del suo tamburo, il Damaru, rappresenta il suono primordiale della creazione (Shabda Brahman), da cui รจ emersa tutta l’esistenza. I suoi piedi danzanti non si muovono a caso; battono il ritmo del tempo, governando i cicli di nascita, vita e morte.
  • “Dalle sue trecce fluisce il Gange, e il fuoco emana dal suo occhio.”Questo si riferisce agli attributi iconici di Shiva. Il fiume Gange, intrappolato e controllato tra i suoi capelli, simboleggia la purificazione spirituale e il nettare dell’immortalitร .
    Il fuoco del suo terzo occhio rappresenta la distruzione del male, dell’ignoranza e dell’ego, necessaria per la trasformazione.
  • “La creazione risuona, la distruzione risuona, e la liberazione giunge per sua grazia.”
    Il verso collega le funzioni cosmiche di creazione (Srishti), conservazione (Sthiti) e distruzione (Samhara) direttamente alla sua danza. Oltre a questo ciclo, anche lo scopo ultimo dell’esistenza umana, la liberazione o Moksha, รจ concesso attraverso la sua grazia divina.
  • “Il Tandava di Nataraja รจ il fondamento dell’universo, la veritร  suprema.
    “La riga conclusiva eleva il Tandava da una semplice danza a principio fondamentale e realtร  ultima del cosmo. รˆ l’energia sottostante e la veritร  eterna su cui tutto si fonda.

[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
0:18
เคถเคฟเคต เคถเคฟเคต เคถเค•เฅเคคเคฟ เคจเคพเคฅเคฎ เคธเค‚เคนเคพเคฐ เคถเคฎ
0:25
เคธเฅเคตเคฐเฅ‚เคชเคฎ เคจเคต เคจเคต เคจเคฟเคคเฅเคฏ
0:28
เคจเฅƒเคคเฅเคฏเคฎ เคคเคจ เคคเคจ
0:32
เคจเคฆเคฎ เค˜เคจ เค˜เคจ เค˜เฅ‹เคจเฅ€ เคฎเฅ‡เค˜เคฎ เค˜เคฎ เค˜เฅ‹เคฐเคฎ เค˜เคจ
0:39
เคจเคฟเคจเคพเคฆเคฎ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
0:42
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
0:46
เคจเคพเคฅเคฎ เค•เคฒ เค•เคฒ เค•เคพเคฒ เคฐเฅ‚เคชเคฎ เค•เคฒเฅ‹เคฒ เค•เคฎ
0:54
เค•เคฒเคฎ เคกเคฎ เคกเคฎ เคกเคฎ
0:57
เคจเคพเคฆเคฎ เคกเคฎ
1:01
เคจเคพเคฆเคฎ เคธเคฎ เคธเคฎ เคถเค•เฅเคค
1:04
เค—เคต เคธเคฐเฅเคต เคญเฅ‚เคคเคฎ
1:08
เคธเฅเคฐเฅ‡เคถเคฎ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
1:12
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
1:15
เคจเคพเคฅเคฎ เคฐเคฎ เคฐเคฎ เคฐเคพเคฎ
1:19
เคญเค•เฅเคคเคฎเคฐ เคฎเฅ‡เคถเคฎ เคฐเคพเคฎ
1:23
เคฐเคพเคฎ เคฎเคฎ เคฎเคฎ เคฎเฅเค•เฅเคค
1:26
เคนเคธเฅเคคเคฎ เคฎเคนเฅ‡เคถ เคฎเคฎ เคฎเคงเฅเคฐเคฎ เคฌเคฎ เคฌเคฎ เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎ เคฐเฅ‚เคชเคฎ
1:34
เคตเคพเคฎ เคถเคฎ เคฌเคฎ
1:37
เคตเคฟเคจเคพเคถ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
1:41
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
1:45
เคจเคพเคฅเคฎ เคนเคฐ เคนเคฐ เคนเคฐเคฟ
1:48
เคชเฅเคฐเคฟเคฏเคฎ เคคเฅเคฐเคคเคพ เคชเคฎ เคนเคฎ
1:52
เคธเค‚เคนเคพเคฐ เค–เคฎ เค–เคฎ เค•เคฎเคพ
1:55
เคถเคฒเคฎ เคธเคชเคพ เคชเค‚เคฎ เคญเฅเคฐเคฎเคฃเคฎ เคฆเค• เคฆเค• เคงเฅเคฏเคพเคจ
2:03
เคฎเฅ‚เคฐเฅเคคเคฟ เคธเค—เฅเคฃ เคงเคจ
2:06
เคงเคพเคฐเคฃ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
2:10
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
2:14
เคจเคพเคฅเคฎ เคชเคฎ เคชเคฎ เคชเคพเคช
2:17
เคจเคพเคถ เคชเฅเคฐเคœเฅเคตเคฒ เคชเฅเคฐเคฎ
2:21
เคชเฅเคฐเค•เคพเคถเคฎ เค—เคฎ เค—เคฎ เค—เฅเคนเฅเคฏ
2:24
เคคเคคเฅเคตเคฎ เค—เคฟเคฐเฅ€ เคธเค‚เค—เคฎ เค—เคฃเคพ
2:28
เคจเคพเคฎ เคฎเคฆเคฎ เคฆเคพเคจ
2:32
เคนเคธเฅเคคเคฎ
2:34
เคงเฅเคจ
2:36
เคฆเคพเคฐเคฎ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
2:39
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
2:43
เคจเคพเคฅเคฎ เค—เคฎ เค—เคฎ เค—เฅ€เคค
2:46
เคจเคพเคฅเคฎ เคฆเฅเคฐเฅเค—เคฎ เค—เค‚เค— เค—เค‚เคคเคตเฅเคฏ
2:51
เคŸเคฎเคŸเคฎ เคฐเฅเค‚เคก เคฎเคพเคฒเคฎ เคŸเค‚ เค•เคพเคฎ เคŸเค‚เค•
2:57
เคจเคพเคฆเคฎ เคญเคฎ เคญเคฎ
3:01
เคญเฅเคฐเคฎเคฃเคฎ เคญเฅˆเคฐเคตเคฎ เค•เฅเคทเฅ‡เคคเฅเคฐ
3:04
เคชเคพเคฒเคฎ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
3:08
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
3:14
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
3:17
เคจเคพเคฅเคฎ เคคเฅเคฐเคฟเคถเฅ‚เคฒเคงเคพเคฐเฅ€
3:22
เคธเค‚เค˜เคฐ
3:24
เค•เคฐเคฐเฅ€ เค—เคฟเคฐเคฟเคœเคพ เคจเคพเคฅเคฎ
3:30
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
3:32
เคˆเคถเฅเคตเคฐเคฎ เคชเคพเคฐเฅเคตเคคเฅ€ เคชเคคเคฟ
3:35
เคคเฅเคตเคฎ
3:37
เคฎเคพเคฏเคพ
3:39
เคชเคคเคฟ เคถเฅเคญเฅเคฐ
3:42
เคตเคฐเฅเคฃเคฎ
3:46
เคฎเคนเฅ‡เคถเฅเคตเคฐเคฎ
3:50
เค•เฅˆเคฒเคพเคถเคจเคพเคฅ เคธเคคเคฟ
3:53
เคชเฅเคฐเคพเคฃเคจเคพเคฅ เคฎเคนเคพ
3:56
เค•เคพเคฒเคฎ เค•เคพเคฒเฅ‡เคถเฅเคตเคฐ
4:02
เค…เคฐเฅเคง
4:08
เคšเค‚เคฆเฅเคฐเคฎเคฃ เคญเฅ‚เคค
4:12
เคจเคพเคฅเคฎ เคถเคฟเคตเคฎ
4:14
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
4:15
เคญเคฐเฅ‡
4:19
เคจเฅ€เคฒเค•เค‚เค  เคธเคค
4:23
เคธเฅเคตเคฐเฅ‚เคชเคพเคฏ เคธเคฆเคพ
4:26
เคถเคฟเคตเคพเคฏ เคจเคฎเฅ‹ เคจเคฎเคƒ
4:31
เคฏเค•เฅเคท
4:34
เคฐเฅ‚เคชเคพเคฏ
4:37
เคœเคŸเคพเคงเคฐเคพเคฏ เคจเคพเค—
4:41
เคฆเฅ‡เคตเคพเคฏ
4:42
เคจเคฎเฅ‹
4:44
เคจเคฎเคƒ เค‡เค‚เคฆเฅเคฐ
4:48
เคนเคฐเคพเคฏ
4:51
เคคเฅเคฐเคฟเคฒเฅ‹เคšเคจเคพเคฏ เค—เค‚เค—เคพ
4:55
เคงเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเฅ‹ เคจเคฎเคƒ
5:00
เค…เคฐเฅเคง
5:06
เคšเค‚เคฆเฅเคฐเคฎเคฃ เคญเฅ‚เคค
5:10
เคจเคพเคฅเคฎ เคถเคฟเคตเคฎ
5:14
เคญเคฐเฅ‡ เคคเคต เค•เฅƒเคชเคพ
5:17
เค•เฅƒเคทเฅเคฃ
5:21
เคฆเคพเคธเคพ
5:24
เคญเคœเคคเฅ‡ เคญเฅ‚เคค
5:28
เคจเคพเคฅเคฎ เคคเคต เค•เฅƒเคชเคพ
5:32
เค•เฅƒเคทเฅเคฃ
5:33
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
5:35
เคฆเคพเคธเคพ
5:39
เคธเฅเคฎเฅƒเคคเคฟ เคญเฅ‚เคค
5:41
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
5:43
เคจเคพเคฅเคฎ เคคเคต เค•เฅƒเคชเคพ เค•เฅƒเคทเฅเคฃ
5:50
เคฆเคพเคธเคพ
5:54
เคชเคถเฅเคฏเคคเคฟ เคญเฅ‚เคค
5:56
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
5:57
เคจเคพเคฅเคฎ เคคเคต เค•เฅƒเคชเคพ เค•เฅƒเคทเฅเคฃ
6:02
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
6:04
เคฆเคพเคธ
6:08
เคชเคฟเคตเคคเฅ€ เคญเฅ‚เคค
6:10
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
6:12
เคจเคพเคฅเคฎ เคถเคฟเคต เคถเคฟเคต เคถเค•เฅเคคเคฟ เคจเคพเคฅเคฎ เคธเค‚เคนเคพเคฐ เคถเคฎ
6:19
เคธเฅเคตเคฐเฅ‚เคชเคฎ เคจเคต เคจเคต เคจเคฟเคคเฅเคฏ
6:23
เคจเฅƒเคคเฅเคฏเคฎ เคคเคพเค‚เคกเคต เคคเคจ เคคเคจ
6:26
เคจเคพเคฆเคฎ เค˜เคจ เค˜เคจ เค˜เคฃ เคฎเฅ‡เค˜เคฎ เค˜เคฎ เค˜เฅ‹เคฐเคฎ เค˜เคจ
6:34
เคจเคฟเคจเคพเคฆเคฎ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
6:37
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
6:41
เคจเคพเคฅเคฎ เคญเคฐ เคญเคฐ เคญเคธเฅเคฎ
6:44
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
6:48
เคจเคพเคฅเคฎ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ
6:52
เคฒเฅ‡เคชเคฎ เคญเคœเคพเคฎเคฟ เคญเฅ‚เคค
6:55
เคจเคพเคฅเคฎ เคญเคœ เคญเคœ เคญเคธเฅเคฎ เคฒเฅ‡เคชเคฎ
7:00
b b
7:03
[เคธเค‚เค—เฅ€เคค]
Shiva, Shiva, Signore della Shakti, l’aspetto della distruzione,
Sempre nuovo, danza eterna,Con il suono “tan tan” della danza Tandava,
Come il rombo denso delle nuvole, un suono profondo e terribile,Un rimbombo fragoroso.
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri (Bhutanatham).Con la forma del tempo che scorre (Kala), che crea onde e increspature.
Con il suono del tamburo (damaru) “dam dam dam”,Il suono “dam”.
Insieme alla consorte Shakti,Signore di tutti gli esseri,
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.

Devoto a Rama, Signore di Rameshwaram,

Rama, Rama, con le mani che donano la liberazione, Mahesh (Grande Signore).Dolce, con il suono “bam bam”, la forma di Brahma,Signore di Vama (aspetto sinistro), distruttore.

Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.

Hara, Hara (un nome di Shiva), caro a Hari (Vishnu), protettore,

Distruttore, la cui dimora รจ il monte Kailash, Che vaga, la cui meditazione รจ profonda,

L’incarnazione delle virtรน. Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.

Distruttore dei peccati, Luce sfolgorante. Essenza misteriosa, che risiede sulle montagne,

Signore dei Gana (seguaci di Shiva), con la mano che dona,
Che crea un suono vibrante.
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.
Signore del canto,
Inaccessibile, con il Gange, meta da raggiungere,
Con una ghirlanda di teschi, e il suono del suo strumento.
Che vaga, Bhairava (aspetto terrifico di Shiva), protettore dei luoghi sacri.
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.
Signore, portatore del tridente,

Distruttore,Signore di Girija (Parvati).
Ishvara (Signore Supremo), marito di Parvati,
Signore dell’illusione cosmica (Maya),
Di carnagione candida.
Maheshvara (Grande Signore),
Signore del Kailash, Signore della vita di Sati,
Mahakala (Grande Tempo/Distruttore), Signore del tempo.
Che porta la mezza luna.
Signore degli esseri, Shiva.

Mi arrendo a te.
Dalla gola blu (Nilakantha), incarnazione della veritร ,
Sempre propizio (Sada Shiva),
Mi inchino a te, mi inchino a te.
Colui che ha l’aspetto di uno Yaksha (spirito della natura),
Con i capelli raccolti in trecce, Signore dei serpenti,
Mi inchino a te, mi inchino a te.
Vincitore di Indra,Con tre occhi,
Che sostiene il Gange, mi inchino a te, mi inchino a te.
Che porta la mezza luna.
Signore degli esseri, Shiva.
Mi arrendo a te, per tua grazia,
Il devoto Krishnaadora il Signore degli esseri.
Per tua grazia,il devoto Krishna
ricorda il Signore degli esseri.Per tua grazia, il devoto Krishnvede il Signore degli esseri.Per tua grazia, il devoto Krishna beve [il nettare della devozione] al Signore degli esseri.
Shiva, Shiva, Signore della Shakti, l’aspetto della distruzione,Sempre nuovo, danza eterna,Con il suono “tan tan” della danza Tandava,Come il rombo denso delle nuvole, un suono profondo e terribile,
Un rimbombo fragoroso.
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.
Completamente coperto di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra…

ๆฏ็„กๅ‡บๅ…ฅ๏ผŒๅ‰‡ๆฏไฝ่€Œๆฐฃๅพ—ๆ‰€้คŠ็Ÿฃ”Quando non c’รจ inspirazione ed espirazione (ๆฏ), allora il respiro si stabilizza e il Qi (ๆฐฃ) ne viene nutrito”.

ๆฏ (xฤซ): Si riferisce al respiro, ma in un contesto meditativo indica spesso un respiro sottile, quasi impercettibile, piuttosto che la respirazione meccanica e grossolana.

็„กๅ‡บๅ…ฅ (wรบ chลซ rรน): Letteralmente “senza uscita nรฉ entrata”. Descrive uno stato avanzato di meditazione in cui il respiro esterno sembra cessare. Non si tratta di apnea, ma di una condizione di profonda quiete in cui lo scambio gassoso avviene a un livello molto piรน sottile.

ๆฏไฝ (xฤซ zhรน): “Il respiro dimora” o “si ferma”. Indica il raggiungimento di uno stato di stabilitร  e quiete del respiro.

ๆฐฃ (qรฌ): รˆ il concetto fondamentale di “energia vitale” o “soffio vitale” che, secondo la filosofia e la medicina cinese, pervade l’universo e anima gli esseri viventi.

ๅพ—ๆ‰€้คŠ (dรฉ suว’ yวŽng): “Ottiene il suo nutrimento” o “viene nutrito”. Significa che l’energia vitale si rafforza, si purifica e si accumula.

“Aequam memento rebus in arduis servare mentem” Orazio

Orazio invita a praticare lโ€™equilibrio stoico, mantenendo una mente calma e composta sia nelle avversitร  sia nei momenti di prosperitร , evitando eccessi emotivi. รˆ unโ€™esortazione alla moderazione e alla forza interiore, valori centrali nella filosofia oraziana.
In questo passo risulta evidente la filosofia dell’aurea mediocritas, di cui l’autore fu un profondo assertore, nell’invito a mantenere la tranquillitร  e la serenitร , senza lasciarsi travolgere dalle situazioni, buone o cattive che siano.

“aurea via di mezzo” AUREA MEDIOCRITAS

L’espressione “aurea mediocritas”, tradotta come “aurea moderazione” o “aurea via di mezzo”, รจ un concetto filosofico e letterario coniato da Quinto Orazio Flacco (Orazio)
nelle sue Odi (Libro II, Ode 10, v. 5)
โ€œAuream quisquis mediocritatem diligit, tutus caret obsoleti sordibus tecti, caret invidenda sobrius aulaโ€
“Chiunque ami lโ€™aurea moderazione, vive sicuro, lontano dalla miseria di una casa fatiscente e, con sobrietร , lontano dal fasto invidiato di una reggia”.
Lโ€™aurea mediocritas rappresenta lโ€™ideale della moderazione come virtรน suprema, un equilibrio tra gli estremi che garantisce una vita serena, stabile e soddisfacente.
Orazio, influenzato dalla filosofia stoica ed epicurea, promuove uno stile di vita che evita sia lโ€™eccesso
(ad esempio, lโ€™ambizione sfrenata o la ricchezza ostentata) sia la privazione estrema (come la povertร  o lโ€™ascetismo rigido).
La parola “aurea” (dorata) sottolinea la preziositร  di questa via di mezzo, che non รจ mediocritร  nel senso moderno di banalitร  o mancanza di eccellenza, ma piuttosto una scelta consapevole di equilibrio e saggezza.

  • Filosofia stoica ed epicurea: Lโ€™aurea mediocritas riflette lโ€™idea stoica di controllare le passioni e vivere secondo ragione, combinata con il principio epicureo di cercare un piacere moderato e sostenibile, evitando turbamenti.
  • Contesto oraziano: Nelle Odi, Orazio spesso contrappone la tranquillitร  della vita semplice (ad esempio, in campagna) alla frenesia e ai pericoli dellโ€™ambizione e del lusso. La moderazione รจ vista come un modo per raggiungere la felicitร  e la sicurezza interiore, lontano dagli estremi che portano insoddisfazione o invidia.
  • Similitudini: Il concetto richiama lโ€™idea aristotelica del “giusto mezzo” (mesotes), secondo cui la virtรน risiede nellโ€™equilibrio tra due estremi (ad esempio, il coraggio sta tra la codardia e la temerarietร ).

Ne quid nimis โ€Nulla di troppoโ€ ฮผฮทฮดแฝฒฮฝ แผ„ฮณฮฑฮฝ ยซniente di troppoยป, scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dellโ€™antichitร ,  ciรฒ che lโ€™uomo deve fare รจ semplicemente attendere una sorte piรน propizia, agendo ฮผแฝด ฮปฮฏฮทฮฝ, senza sorpassare il confine , per evitare commettere แฝ•ฮฒฯฮนฯ‚ superbia e tracotanza.

Veit ek, at ek hekk | Lo so io, fui appeso

Veit ek, at ek hekk | Lo so io, fui appeso

vindgameiรฐi รก | al tronco sferzato dal vento

nรฆtr allar nรญu, | per nove intere notti,

geiri undaรฐr | ferito di lancia

ok gefinn ร“รฐni, | e consegnato a ร“รฐinn,

sjalfur sjalfum mรฉr, | io stesso a me stesso,

รก รพeim meiรฐi | su quellโ€™albero

er manngi veit | che nessuno sa

hvers af rรณtum renn. | dove dalle radici sโ€™innalzi.

Viรฐ hleifi mik sรฆldu | Con pane non mi saziarono

nรฉ viรฐ hornigi, | nรฉ con corni [mi dissetarono].

nรฝsta ek niรฐr, | Guardai in basso,

nam ek upp rรบnar, | feci salire le rune,

รฆpandi nam, | chiamandole lo feci,

fell ek aftr รพaรฐan. | e caddi di lร .

Fimbulljรณรฐ nรญu | Nove terribili incantesimi

nam ek af inum frรฆgja syni | ricevetti dallโ€™illustre figlio

Bวซlรพorns, Bestlu fวซรฐur, | di Bวซlรพorn, padre di Bestla,

ok ek drykk of gat | e un sorso ottenni

ins dรฝra mjaรฐar, | del prezioso idromele

ausin ร“รฐreri. | attinto da ร“รฐrรธrir.

รžรก nam ek frรฆvask | Ecco io presi a fiorire

ok frรณรฐr vera | e diventai saggio,

ok vaxa ok vel hafask, | a crescere e farmi possente.

orรฐ mรฉr af orรฐi | Parola per me da parola

orรฐs leitaรฐi, | trassi con la parola,

verk mรฉr af verki | opera per me da opera

verks leitaรฐi. | trassi con lโ€™opera.

Rรบnar munt รพรบ finna | Rune tu troverai

ok rรกรฐna stafi, | lettere chiare,

mjวซk stรณra stafi, | lettere grandi,

mjวซk stinna stafi, | lettere possenti,

er fรกรฐi fimbulรพulr | che dipinse il terribile vate,

ok gerรฐu ginnregin | che crearono i supremi numi,

ok reist Hroftr rวซgna. | che incise Hroptr degli dรจi.

ร“รฐinn meรฐ รกsum, | ร“รฐinn tra gli ร†sir,

en fyr alfum Dรกinn, | ma per gli รlfar Dรกinn,

Dvalinn ok dvergum fyrir, | Dvalinn innanzi ai Dvergar,

รsviรฐr jวซtnum fyrir, | รsviรฐr innanzi ai giganti,

ek reist sjalfr sumar. | io stesso ne ho incisa qualcuna.

Veistu hvรฉ rรญsta skal? | Tu sai come incidere?

Veistu hvรฉ rรกรฐa skal? | Tu sai come interpretare?

Veistu hvรฉ fรกa skal? | Tu sai come dipingere?

Veistu hvรฉ freista skal? | Tu sai come provare?

Veistu hvรฉ biรฐja skal? | Tu sai come invocare?

Veistu hvรฉ blรณta skal? | Tu sai come sacrificare?

Veistu hvรฉ senda skal? | Tu sai come mandare?

Veistu hvรฉ sรณa skal? | Tu sai come immolare?

Betra er รณbeรฐit | รˆ meglio non essere invocato

en sรฉ ofblรณtit, | che [ricevere] troppi sacrifici:

ey sรฉr til gildis gjวซf; | un dono รจ sempre per un compenso.

betra er รณsent | รˆ meglio essere senza offerte

en sรฉ ofsรณit. | che [ricevere] troppe immolazioni.

Svรก รžundr of reist | Cosรฌ รžundr incise

fyr รพjรณรฐa rวซk, | prima della storia dei popoli;

รพar hann upp of reis, | poi egli si levรฒ su

er hann aftr of kom. | da dove era venuto.

Om Namo Bhagwate Pashupataye Namah.

Om Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah
Saluti a colui che รจ il Signore di tutte le creature.
La bestia interiore, la bestia seduta dentro che urla, La mente รจ sviata dalla fiamma del desiderio.
Sei Tu che la controlli, Shiva, Sei Tu che riempi l’interno di luce.
Nรฉ attaccamento, nรฉ illusione, nรฉ rabbia...
Tutto si scioglie ai Tuoi piedi. Tu sei il limite, Tu sei il Signore, Shiva Pashupati, Tu sei con me.
Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Colui che doma i demoni interiori, Colui che conduce l’anima sul sentiero della liberazione.
La bestia interiore, la bestia seduta dentro che urla, La bestia รจ la forma della natura.
Con il tridente distrugge l’ignoranza. Il damaru risuona con il canto della veritร .
Avvolto nella cenere, cammina a piedi nudi, Shiva, Che parla in silenzio dentro. Re tra i nemici (sensi),
La lampada della meditazione risuona tra i respiri, Quella stessa lampada.
Non sono piรน una bestia, ora sono diventato un umano, Quando ho accettato Pashupati come mio. Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah O Signore interiore, Tu sei la mia veritร , Tu sei la mia fine, Tu sei il mio inizio. Om Namo

เค“เคฎ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคคเฅ‡ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคคเฅ‡ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคคเฅ‡ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ เคœเฅ‹ เคธเคฌ เคชเฅเคฐเคพเคฃเคฟเคฏเฅ‹เค‚ เค•เฅ‡ เคธเฅเคตเคพเคฎเฅ€ เคนเฅˆเค‚ เค‰เคจเค•เฅ‹ เคฎเฅ‡เคฐเคพ เคถเคคเคถเคค เคชเฅเคฐเคฃเคพเคฎ เคญเฅ€เคคเคฐ เค•เคพ เคชเคถเฅ เคญเฅ€เคคเคฐ เคฌเฅˆเค เคพ เคชเคถเฅ เคœเฅ‹ เคšเคฟเคฒเฅเคฒเคพเค เคตเคพเคธเคจเคพ เค•เฅ€ เคœเฅเคตเคพเคฒเคพ เคฎเฅ‡เค‚ เคฎเคจ เคฌเคนเค•เคพ เคนเฅˆ เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคนเฅˆ เคœเฅ‹ เค‰เคธเฅ‡ เคตเคถ เคฎเฅ‡เค‚ เค•เคฐเฅ‡ เคถเคฟเคต เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคนเฅˆ เคœเฅ‹ เคญเฅ€เคคเคฐ เค‰เคœเคพเคฒเคพ เคญเคฐเฅ‡ เคจเคพ เคฎเฅ‹เคน เคจเคพ เคฎเคพเคฏเคพ เคจเคพ เค•เฅเคฐเฅ‹เคง เค•เฅ€ เค†เค—เฅ‡ เคคเฅ‡เคฐเฅ‡ เคšเคฐเคฃเฅ‹เค‚ เคฎเฅ‡เค‚ เคชเคฟเค˜เคฒ เคœเคพเค เคธเคฌ เคญเคพเค— เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคนเฅˆ เคฎเคฐเฅเคฏเคพเคฆเคพ เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคนเฅˆ เคจเคพเคฅ เคถเคฟเคต เคชเคถเฅเคชเคคเคฟ เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคธเคพเคฅ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคคเคฟเคฏ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคคเคฟ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ เคœเฅ‹ เคญเฅ€เคคเคฐ เค•เฅ‡ เคฐเคพเค•เฅเคทเคธเฅ‹เค‚ เค•เฅ‹ เคธเคพเคงเฅ‡ เคœเฅ‹ เค†เคคเฅเคฎเคพ เค•เฅ‹ เคฎเฅเค•เฅเคค เคชเคฅ เคชเฅ‡ เคฒเคพ เคฆเฅ‡ เคญเฅ€เคคเคฐ เค•เคพ เคชเคถเฅ เคญเฅ€เคคเคฐ เคฌเฅˆเค เคพ เคœเฅ‹ เคšเคฟเคฒ เคฒเคพเคฏเค• เค•เคพ เคชเคถเฅ เคชเฅเคฐเค•เฅƒเคคเคฟ เค•เคพ เคธเฅเคตเคฐเฅ‚เคช เคคเฅเคฐเคฟเคถเฅ‚เคฒ เคธเฅ‡ เคจเคพเคถ เค•เคฐเฅ‡ เค…เคœเฅเคžเคพเคจ เค•เคพ เคกเคฎเคฐเฅ‚ เคธเฅ‡ เค—เฅ‚เค‚เคœเฅ‡ เคธเคคเฅเคฏ เค•เคพ เคฐเคพเค— เคญเคธเฅเคฎ เคธเฅ‡ เคฒเคฟเคชเคŸเคพ เคจเค‚เค—เฅ‡ เคชเคพเค‚เคต เคšเคฒเฅ‡ เคถเคฟเคต เคญเฅ€เคคเคฐ เคœเฅ‹ เคฎเฅŒเคจ เคฎเฅ‡เค‚ เคฌเฅ‹เคฒเฅ‡ เคฆเฅเคถเฅเคฎเคจ เคถเคพเคจเฅ‹เค‚ เค•เคพ เคฐเคพเคœเคพ เคงเฅเคฏเคพเคจ เค•เคพ เคฆเฅ€เคช เคธเคพเค‚เคธเฅ‹เค‚ เค•เฅ‡ เคฌเฅ€เคš เคตเคนเฅ€ เค—เฅ‚เค‚เคœเฅ‡ เคฆเฅ€เคช เคฆเฅ€เคช เคชเคถเฅ เคจเคนเฅ€เค‚ เค…เคฌ เคฎเฅˆเค‚ เคฎเคพเคจเคต เคฌเคจเคพ เคœเคฌ เคชเคถเฅเคชเคคเคฟ เค•เฅ‹ เค…เคชเคจเคพ เคฎเคพเคจเคพ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคคเคฟ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคค เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ เคนเฅ‡ เคญเฅ€เคคเคฐ เค•เฅ‡ เคธเฅเคตเคพเคฎเฅ€ เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคฎเฅ‡เคฐเคพ เคฎเฅ‡เคฐเคพ เคธเคคเฅเคฏ เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคฎเฅ‡เคฐเคพ เค…เค‚เคค เคคเฅ‚ เคนเฅ€ เคฎเฅ‡เคฐเคพ เค†เคฐเค‚เคญ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹

I mantra e la meditazione sono presentati come strumenti fondamentali di trasformazione

Per quanto riguarda i mantra, la trasformazione avviene principalmente attraverso la devozione e l’invocazione di Shiva nella sua forma di Pashupati. Il mantra “เค“เคฎ เค“เคฎ เคจเคฎเฅ‹ เคญเค—เคตเคคเฅ‡ เคชเคถเฅเคชเคคเฅ‡ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเคƒ” (Om Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah) รจ ripetuto frequentemente. Questo mantra รจ un saluto a “colui che รจ il Signore di tutte le creature”. Attraverso l’invocazione di Pashupati, si chiede di:

  • Controllare la “bestia interiore” (“เคญเฅ€เคคเคฐ เค•เคพ เคชเคถเฅ”) che “urla” e la “mente sviata dalla fiamma del desiderio” (“เคตเคพเคธเคจเคพ เค•เฅ€ เคœเฅเคตเคพเคฒเคพ เคฎเฅ‡เค‚ เคฎเคจ เคฌเคนเค•เคพ เคนเฅˆ”).
  • Riempire l’interno di luce (“เคญเฅ€เคคเคฐ เค‰เคœเคพเคฒเคพ เคญเคฐเฅ‡”).
  • Far sรฌ che “attaccamento, illusione e rabbia” (“เคจเคพ เคฎเฅ‹เคน เคจเคพ เคฎเคพเคฏเคพ เคจเคพ เค•เฅเคฐเฅ‹เคง”) si sciolgano ai Suoi piedi.
  • Domare i “demoni interiori” (“เคญเฅ€เคคเคฐ เค•เฅ‡ เคฐเคพเค•เฅเคทเคธเฅ‹เค‚ เค•เฅ‹ เคธเคพเคงเฅ‡”).
  • Condurre l’anima sul “sentiero della liberazione” (“เค†เคคเฅเคฎเคพ เค•เฅ‹ เคฎเฅเค•เฅเคค เคชเคฅ เคชเฅ‡ เคฒเคพ เคฆเฅ‡”).

La trasformazione piรน significativa legata all’accettazione di Pashupati, che si presume avvenga attraverso la recitazione del mantra e la devozione, รจ il passaggio da “bestia” a “umano”: “Non sono piรน una bestia, ora sono diventato un umano, quando ho accettato Pashupati come mio” (“เคชเคถเฅ เคจเคนเฅ€เค‚ เค…เคฌ เคฎเฅˆเค‚ เคฎเคพเคจเคต เคฌเคจเคพ เคœเคฌ เคชเคถเฅเคชเคคเคฟ เค•เฅ‹ เค…เคชเคจเคพ เคฎเคพเคจเคพ”). Questo indica un profondo cambiamento interiore e l’elevazione dello stato di coscienza.

  • Om: Il suono primordiale che rappresenta l’universo e la coscienza universale.
  • Namo: Significa “saluti” o “inchinarsi”, esprimendo profondo rispetto.
  • Bhagwate: Un epiteto per il Divino, che indica “il possessore della gloria” o “il divino”.
  • Pashupataye: L’epiteto di Lord Shiva come “Signore degli animali” o “colui che governa il gregge”.
  • Namah: Indica “inchinarsi” o “saluti”, un’espressione di umiltร  e devozione.

THANKS to
Satyuga | Meditation Mantras & Spiritual Music

La meditazione รจ presentata come un altro potente strumento. Si fa riferimento al “เคงเฅเคฏเคพเคจ เค•เคพ เคฆเฅ€เคช” (la lampada della meditazione) che “risuona tra i respiri” (“เคธเคพเค‚เคธเฅ‹เค‚ เค•เฅ‡ เคฌเฅ€เคš เคตเคนเฅ€ เค—เฅ‚เค‚เคœเฅ‡ เคฆเฅ€เคช เคฆเฅ€เคช”). Sebbene non venga descritto il processo della meditazione, l’immagine della “lampada” suggerisce che essa serva a illuminare l’interno, portando consapevolezza e chiarezza. รˆ implicito che attraverso la pratica della meditazione si possa osservare e, in ultima analisi, superare le oscuritร  e le distrazioni interiori, contribuendo alla “vittoria interiore” .

“Om Namo Bhagavate Vasudevaya

  • Om (เฅ): Rappresenta il suono primordiale dell’universo, l’Assoluto o lo Shabda Brahman.
  • Namo (เคจเคฎเฅ‹): Una forma del sanscrito “namas”, significa “salvezza” o “inchino”.
  • Bhagavate (เคญเค—เคตเคคเฅ‡): Significa “Divino” o “Dio”, o “colui che sta diventando divino”.
  • Vasudevaya (เคตเคพเคธเฅเคฆเฅ‡เคตเคพเคฏ): Il dativo di “Vฤsudeva”, un nome di Krishna (figlio di Vasudeva) e anche un riferimento a Dio come il “Dio della vita” o “la luce di tutti gli esseri”.

Scopo del mantra

  • Invocazione: รˆ un’invocazione al divino e un riconoscimento della sua presenza dentro ogni essere. 
  • Devozione: รˆ un atto di devozione e sottomissione verso il Signore, espressa attraverso la pratica quotidiana. 
  • Liberazione: Il mantra รจ considerato un mezzo per l’elevazione spirituale e la liberazione, guidando la mente verso un porto sicuro. 

Vita Militia est cosa vuoi capire se non c’hai sbatti? Ante rem exerceas Esercitati prima!!!

Cosa vuoi capire se non hai sbatti
Cosa vuoi sentire se non hai onore
Cosa vuoi fare se non hai cuore
Marcet sine adversario virtus
Fit Via Vi
Vita militia est
Numquam deficere animo usque ad finem
Come un fulmine il combattente
Come il lupo il guerriero
Sarร  una saetta la sua stretta
Sarร  doloroso il suo colpo
Smuovi il corpo sveglia la mente
Duro come il tasso veloce serpente
Lotta con forza resta potente
Non fermarti mai sempre avanti

Fit Via ViVita militia est
Numquam deficere animo usque ad finem
Come un fulmine il combattente
Come il lupo il guerriero
Sarร  una saetta la sua stretta
Sarร  doloroso il suo colpo

L’obiettivo primario non รจ il dominio sugli altri, ma la padronanza di sรฉ, trasformando le reazioni impulsive in risposte consapevoli e costruendo una “fortezza interiore inattaccabile”.

La disciplina, l’autocontrollo e una profonda comprensione della natura umana sono gli strumenti per “vincere la battaglia piรน importante:
quella interiore” e “diventare la versione suprema di chi eri destinato a essere”.

ESPRIMITI AL MEGLIO

La sfida piรน grande รจ la “guerra interiore che combatti ogni giorno”, una lotta tra la versione “forte, disciplinata e orientata alla crescita” e quella “debole, impulsiva, timorosa e alla ricerca di scuse”.
Gli Stoici offrono gli strumenti per vincere, riconoscendo che “il vero potere risiede nella tua mente, non negli eventi esterni”.
Marco Aurelio รจ citato:
“Hai potere sulla tua mente, non sugli eventi esterni. Realizza questo e troverai la forza interiore”.
Ogni scelta rafforza una di queste due versioni

Le scuse sono “veleno mentale per la tua anima” e la “linfa vitale della tua versione inferiore”, menzogne che ti mantengono nella stagnazione. Gli Stoici non le tolleravano.
L’antidoto รจ l'”Azione Immediata e Decisiva”:
bisogna agire “prima che il dubbio abbia il tempo di formarsi”, contrastando la scusa con “un’azione irrefrenabile”. Questo costruisce la forza mentale.

La disciplina รจ un “potere sovrano” che conferisce controllo assoluto sulle proprie azioni.
A differenza della motivazione, che รจ “inaffidabile, fugace e inconsistente”, la disciplina รจ indistruttibile. Un vero stoico “non si chiede se รจ dell’umore giusto per agire, ma fa ciรฒ che deve essere fatto, che si senta cosรฌ o meno”. Epitteto afferma:
“Non importa come mi sento, lo faccio comunque”.
L’azione deve diventare la risposta predefinita all’esitazione, costruendo rispetto di sรฉ e liberando dalla necessitร  di approvazione esterna.

La forza non si costruisce nel comfort, ma nella “resistenza estrema”. Il disagio รจ un “insegnante necessario” e una “forgia purificatrice” che rafforza la volontร .
Rifiutare il percorso facile sviluppa la forza interiore.
David Goggins incarna questa filosofia, spiegando che la vera pace si trova “attraverso problemi, tragedie, sofferenza e responsabilitร ”, normalizzando la sofferenza attraverso la “ripetizione ossessiva” e non dandosi “via d’uscita”.

Il Mantra Karpura Gauram: Shiva Yajur Mantra

Il Karpura Gauram (o Karpur Gauram Karunavataram) รจ un potente shloka sanscrito dedicato a Lord Shiva, noto anche come Shiva Yajur Mantra. Proviene dal Yajur Veda, uno dei quattro Veda dell’induismo, ed รจ comunemente recitato durante l’Aarti (l’adorazione con la luce) o le cerimonie di puja, specialmente al mattino (Mangala Aarti). Questo mantra glorifica Shiva come incarnazione di purezza, compassione e essenza dell’esistenza, invocando la sua presenza nel cuore del devoto insieme a Parvati (Bhavani).
รˆ considerato uno dei mantra piรน sacri e puri, paragonabile a un loto bianco, e porta un’estasi spirituale a chi lo recita con devozione.

lode poetica a Shiva, simboleggiando la sua natura trascendente e compassionevole.


“Mi inchino a Shiva, bianco come il camphora, incarnazione della compassione, essenza del mondo, colui che porta il re dei serpenti come ghirlanda. Sempre dimorante nel loto del cuore, insieme a Bhavani (Parvati).



Recitare il Karpura Gauram con sinceritร  e costanza (idealmente 108 volte al giorno, usando un japa mala) porta numerosi benefici spirituali e pratici, secondo le tradizioni vediche. Ecco i principali:

Pratica Quotidiana: Recitarlo durante l’Aarti amplifica i suoi effetti; si consiglia di farlo con un cuore aperto, senza aspettative, per massimizzare l’impatto.

Purezza e Pulizia Interiore: Aiuta a purificare la mente e l’anima, rimuovendo negativitร  e attaccamenti, simile al camphora che brucia puro.

Compassione e Protezione: Invoca la misericordia di Shiva, offrendo sollievo dal dolore, guida nelle difficoltร  e protezione dai mali.

Estasi Spirituale: Porta a uno stato di beatitudine (ananda), rafforzando il legame con il divino e favorendo la meditazione profonda.

Equilibrio Energetico: Bilancia Shiva (coscienza) e Shakti (energia), promuovendo armonia interiore e relazioni equilibrate.

Risposta Rapida dalle Divinitร : รˆ particolarmente efficace per i devoti di Shiva (Shaiviti), attirando benedizioni rapide per salute, prosperitร  e moksha (liberazione).

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