Inoltre chi parla di uomini dovrebbe, come da un punto di vista privilegiato in alto, guardare a volo d’uccello le cose della terra, nelle sue adunanze, eserciti, allevamento, i suoi matrimoni e separazioni, le sue nascite e morti , il frastuono del tribunale e il silenzio del deserto, le molteplici razze barbare, le sue feste e lutti e mercati, il miscuglio di tutto questo e la sua ordinata congiunzione di contrari.
48. Nobile è questo detto di Platone. Inoltre chi parla di uomini dovrebbe, come da un punto di vista privilegiato in alto, guardare a volo d’uccello le cose della terra, nelle sue adunanze, eserciti, allevamento, i suoi matrimoni e separazioni, le sue nascite e morti , il frastuono del tribunale e il silenzio del deserto, le molteplici razze barbare, le sue feste e lutti e mercati, il miscuglio di tutto questo e la sua ordinata congiunzione di contrari.
Quando sei come costretto dalle circostanze a turbarti, rientra subito in te stesso, e non uscir di misura più di quanto sia necessario, perchè tornando continuamente all’armonia ne diverrai sempre più padrone
Marco Aurelio
Τὰ εἰς ἑαυτόν Pensieri Meditazioni – Ricordi – A sé stesso
[II,2,1] Qualunque cosa mai io sia, è carne, pneuma, l’egemonico. [II,2,2] Tralascia i libri, non ambasciartene più: non ti è stato dato. Invece, come qualcuno ormai morente, giudicati pure superiore alla tua carne: è sangue coagulato, ossa, un reticolo di nervi, di vene, di arterie. [II,2,3] Osserva anche cos’è il tuo pneuma: aria in movimento, non sempre la stessa ma ogni momento espirata e poi di nuovo inspirata. [II,2,4] E terzo viene il tuo egemonico. Qui pensaci: sei vecchio; non permettergli più di essere servo; non permettergli più di essere mosso come una marionetta da impulsi antisociali; non permettergli più di essere malcontento del destino presente o di rifiutare quello futuro
[II,4,1] Ricorda da quanto tempo rimandi questi conti e quanto spesso, pur prendendo proroghe dagli immortali, non le utilizzi. [II,4,2] Bisogna ormai che tu ti accorga una buona volta di quale cosmo sei parte; a quale governante del cosmo sottostai quale emanazione; e che vi è per te un limite circoscritto di tempo il quale, se non te ne servirai per darti aria pulita, disparirà e non vi sarà più un daccapo. 10 [II,5,1] Ogni ora preoccupati seriamente, da Romano e da maschio, di effettuare ciò che hai per le mani con precisa e non artefatta solennità, con affettuosità, libertà e giustezza; e di provvederti agio da qualunque altra rappresentazione. [II,5,2] E te lo provvederai se esegui ciascuna azione come se fosse l’estrema della vita, essendoti allontanato da ogni avventatezza, da emotivo distoglimento dalla ragione che opera la diairesi, da ipocrisia, malinteso egoismo e dispiacere per gli avvenimenti compartiti dalla sorte. [II,5,3] Vedi quante poche sono le cose padroneggiando le quali si può vivere una vita serena e da dio; giacché gli immortali non richiederanno nulla di più a chi custodisce questi giudizi. [II,6,1] Oltraggia, oltraggia te stesso, o animo! Di renderti onore non avrai più occasione. Non è, infatti, breve la vita concessa a ciascuno di noi? [II,6,2] E questa vita per te è ormai quasi conclusa; per te che non hai avuto rispetto di te stesso ma hai posto negli animi di altri la tua buona sorte. [II,7,1] Gli accidenti esteriori ti distraggono? Procurati agio di apprendere qualcosa di buono in più e cessa di girovagare di qua e di là. [II,7,2] Ma bisogna anche stare in guardia dall’altra condotta: giacché vaneggiano in pratica anche coloro i quali, stanchi della vita, non hanno uno scopo sul quale indirizzare una volta per tutte ogni impulso e rappresentazione. [II,8,1] Difficilmente si vede qualcuno infelice perchè non riesce a soppesare ciò che succede nell’animo di un altro. È invece necessario che non conoscano felicità gli esseri che non hanno la comprensione delle mosse del proprio animo.
[II,9,1] Bisogna sempre ricordare questo: quale sia la natura del cosmo; quale sia la mia natura e in quale relazione questa stia con quella; quale parte di quale cosmo essa sia; che nessuno può impedire di fare e di dire sempre ciò che è conseguente con la natura della quale sei parte
Alcibiade, narra come testimone, dell’eccezionale straordinaria capacità di concentrazione meditativa di Socrate , durante una campagna militare Una tale intensa concentrazione da perdere del tutto il contatto con il mondo esterno, oltre lo spazio e il tempo, immergendosi in uno stato corporeo d’immobilità così prolungata, richiama alle pratiche tradizionali mistico-iniziatiche d’oriente, come lo yoga o le pratiche meditative dell’antica Cina.
Un metodo d’esercizio del wushu e del Qi gong. Il corpo è eretto, le quattro membra conservano una specifica posizione, traendo sostegno dal respiro, al fine di rafforzare la funzionalità degli organi interni, della circolazione del sangue e del qi, 氣 dei muscoli e delle ossa.
Ecco anche cosa ha fatto e sostenuto quest’uomo coraggioso durante questa stessa spedizione; vale la pena ascoltarlo. Socrate tutto assorto in qualche idea ‘era piantato ritto là, fermo dall’alba, meditando; e poiché non ne veniva a capo continuava, ritto in piedi, la sua ricerca: E già era mezzogiorno e alcuni uomini se n’erano accorti e meravigliati dicevano l’un l’altro:
In posizione meditativa, kayotsarga कायोत्सर्ग(stando fermo),con le braccia lungo i fianchi, eretto, in piedi in una posa immobile, totalmente assorto, con gli occhi aperti, come se guardasse il mondo con distacco, mostra la sua completa padronanza sull’ego, con leggero sorriso, all’angolo delle labbra, esprime calma e vitalità interiore
Si dice che ventuno dei tīrthankara del giainismo abbiano raggiunto il moksha nella posizione kayotsarga, ovvero la “meditazione in piedi”. Un esempio di meditazione in piedi risoluta è quello di Arihant Bahubali , che si dice sia rimasto in kayotsarga per un anno
‘Socrate se ne sta lì impalato dall’alba, immerso in qualche pensiero’. Alla fine alcuni Ioni, scesa la era, dopo aver cenato – poiché allora era estate- portarono fuori i giacigli e si misero a riposare all’aperto e nello steso tempo a controllare se stesse piantato là tutta la notte. Egli vi stette finché fu l’alba e si levò il sole. Allora si mosse e se ne andò dopo aver fatto la sua preghiera al sole”
Anche all’inizio del medesimo dialogo, mentre gli invitati arrivano in casa di Agatone, Socrate si raccoglie in meditazione nel vestibolo:
“ Se ne sta lì ritto; lo chiamo e non vuole entrare… Questa è la sua abitudine: talvolta si ritira dove gli capita e sta lì ritto” (175 ab). (Symp. 220c).
Così l’inserviente lo lavò e lo preparò per sdraiarsi, quando un altro dei servi entrò con la notizia che il nostro buon Socrate si era ritirato nel portico dei loro vicini; era lì in piedi, e quando gli fu ordinato di entrare, rifiutò.
“Che strano!” disse Agathon, “devi continuare a dirglielo, e non lasciarlo andare”. 175b Ma questo Aristodemo vietava: “No”, disse, “lascialo stare; è un’abitudine che ha, talvolta si ritira dove gli capita e sta lì ritto , dovunque, ed eccolo lì. Tra poco sarà qui, immagino. Quindi non disturbarlo; lascialo stare. “
Tempra marziale di Socrate
La scena è l’assedio di Potidea (432-430/29). Agli assedi –con il loro estendersi alla stagione invernale – erano legate condizioni climatiche particolarmente dure, e alla sofferenza (µόχθος, πόνος) dei combattenti che le hanno subite sotto le mura di Troia fa eloquente riferimento Eschilo nell’Agamennone (555-567). Socrate è superiore nei πόνοι al più giovane Alcibiade e a ogni altro combattente, è capace di καρτερεῖν nel mangiare e nel bere, sopportando la mancanza di cibo, e in grado d’astenersi dal vino o di non cadere nell’ubriachezza se costretto ad assumerne; capace, in particolare, di mirabili prove di resistenza al freddo particolare della Grecia del Nord (τὰς τοῦ χειµῶνος καρτερήσεις, δεινοὶ γὰρ αὐτόθι χειµῶνες), di affrontare il gelo sommariamente coperto del suo solito ἱµάτιον e muoversi a piedi scalzi meglio di tutti gli altri, che erano calzati, e coperti con cura (Smp. 219d-220b).
Confer Massimo Nafissi, Freddo, caldo e uomini veri. L’educazione dei giovani spartani e il De aeribus aquis locis
Ricordati quanto tempo hai sprecato rinviando continuamente la realizzazione di ciò che ti eri proposto di fare e quante volte non hai approfittato delle nuove possibilità che ti concedevano gli dèi. È ora che tu comprenda, finalmente, di quale Universo sei parte, di quale essere che governa il mondo sei una emanazione; che hai un limite di tempo prestabilito che svanirà, se non lo avrai utilizzato per conquistarti la serenità, che anche tu svanirai, e senza alcuna possibilità di ritorno.
Τὰ εἰς ἑαυτόνΣυγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος libro II, 5
Abbi cura di compiere ogni istante con fermezza, da Romano e vero uomo , ciò che stai facendo, con serietà scrupolosa priva di ostentazione , con amore( diligenza) , con libertà, con giustizia, e cerca di affrancarti da ogni altro pensiero. Te ne affrancherai se compirai ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte. Vedi come sono poche le condizioni che uno deve assicurarsi per poter vivere una vita che scorra agevolmente e nel rispetto degli dèi: perché gli dèi non chiederanno nulla di più a chi osserva queste condizioni