“La padronanza della propria mente,
ribelle, capricciosa, vagabonda,
è la Via verso la Felicità.
Il Saggio osserva continuamente
i propri pensieri, che sono sottili, elusivi ed erranti.
Questa è la Via verso la Felicità.”
Amo combattere e sono onorato di poter condividere questa passione con individui che provano lo stesso brivido di euforia εὐφορία ed entusiasmo ἐνϑουσιασμός nei loro occhi frementi di Furor e nel loro cuore infiammato dalla mischia fuori dal tempo, viviamo ed incarniamo gli ARCHETIPI insopprimibili senza Tempo
Sono GRATO alla Vita di poter praticare ancora con lo stesso Fuoco Eterno di sempre dalle steppe alle lande desolate, sulle scogliere nei boschi o nel profondo delle foreste…. Grazie fratelli e sorelle d’arme e di sangue
Gli Dei Marziali ierofanie del Tutto vi benedicano
Saldo lo Spirito la mano sia Forte e la Quiete Interiore vi accompagni nella lotta
Ogni colpo che tiraiamo sia forza per vincere le paure che ci spengono
Ogni colpo che prendiamo sia l’ Onore di chi non si arrende fino alla fine
Oggi ogni mio singolo arto e segmento era provato dal dolore ma qualcosa di antico mi ha avvolto in una Magia, ciò mi commuove e mi lascia stupito L’invisibile agisce in modo impensabile.
In molte culture, sistemi di credenze, discipline e pratiche s’individua ciò che ostacola la consapevolezza con una configurazione e definizione differente, per alcuni è un entità energetica, per altri una proiezione psichica, un archetipo, un’ afflizione della mente , un ‘illusione ipnotica efficace, una forza respingente che ci depotenzia, vampirizzandoci, assorbendo le nostre energie vitali… spetta all’archetipo del guerriero l’arduo compito di lottare per liberare l’anima che deve ricongiungersi con lo Spirito è tornare Essenza.
Guerriero uccide mostro/demone zoomorfo che rappresenta le paure/ansie l’ignoranza
Nella Tradizione e nel sistema di credenze dei seguaci del dharma, Buddhadharma बुद्धधर् nata, all’origine, da un esigenza di ricerca essenziale di come andare oltre alla dualità paradossale dell’esistenza,condotta con determinazione marziale, il Budda proveniva dalla casta guerriera kshatriya:
L’ignoranza è l’ostacolo principale alla consapevolezza
L’ignoranza” è uno dei Tre Veleni è la causa principale della permanenza degli esseri nel Saṃsāra e del dispiegarsi della Duḥkha, inquietudine frenetica, la prima delle Quattro nobili verità
Boxe dell ‘Ombra Determinazione e Pura Attenzione Francesco Dal Pino
L’ignoranza implica un continuo processo di auto-inganno sui principi di realtà dei fenomeni, per poter andare oltre all’ignoranza occorre sviluppare la “saggezza”प्रज्ञा, praticando la presenza mentale, lo sforzo paziente e la meditazione Dhyāna,ध्यान .
Entità non definite o proiezioni psichiche ipnosi collettive
In altre riferimenti culturali, come narrato egregiamente, nel testo Lo Sfidantel’avversario della consapevolezza è lo sfidante
“ un insieme di forze che agiscono nel campo di consapevolezza umano al fine di depotenziarlo e mantenerlo in uno stato inconsapevole e identificato con costruzioni mentali irreali.”
Don Miguel Ruiz è uno sciamano della tradizione tolteca mesoamericana,indica lo Sfidante con il nome di Parassita,descrive la sua formazione ed il suo scopo nel Campo di Consapevolezza umano.
Castaneda e Don Juan
Il Parassita:una entità energetica che vive e si alimenta alle spese di un’altra senza dare nessuna cosa in cambio
L’antropologo Carlos Castaneda nei suoi libri ha narrato degli insegnamenti che ha ricevuto da Don Juan, maestro sciamano, al termine della sua esistenza cita il volador
una entità energetica che vive e si alimenta alle spese di un’altra senza dare nessuna cosa in cambio.
Eckhart Tolle è un uomo del nostro tempo, nato e cresciuto in Europa, che è passato attraverso una esperienza di Risveglio improvviso e totale. Da molti è ritenuto un individuo che sia balzato ad un altro livello di consapevolezza, questo processo, che potrebbe essere chiamato una Illuminazione, ineffabile e non definibile ne descrivibile con parole adeguate, gli ha consentito, di ritornare ad osservare senza i filtri dalla Mente di Superficie, in questo stato di osservazione ha introdotto i suoi ascoltatori ad una riflessione su:
Il Corpo di Dolore è un campo di energia negativa
che occupa corpo e mente una entità invisibile che vive e si alimenta alle spese di un’altra senza dare nessuna cosa in cambio.
Ha due modi d’essere attivo o inattivo
Vuole sopravvivere come ogni altra entità esistente, può riuscirci solo se ti identifichi con esso.
Si nutre di rabbia, distruttività,odio,sofferenza,drammi emotivi, malattia….
All’interno del Campo di Consapevolezza umano può generarsi, esistere, prosperare ed operare una entità energetica che agisce in modo da deprivarci di energia, e dunque mantenerci in uno stato di inconsapevolezza. Il suo scopo è quello di continuare ad alimentarsi di un certo tipo della nostra energia, e nel contempo impedirci di espandere la nostra Consapevolezza per non permetterci di accorgersi della sua presenza. Diventare consapevoli dell’esistenza e dell’operato di questa entità energetica è il primo ed il più importante passo da fare; diventerà una conseguenza naturale, poi, iniziare immediatamente a smettere di creare ancora cibo e sostentamento per essa
Cavaliere del Graal la ricerca della Luce/consapevolezza
Smettendo di alimentarla, essa diverrà via via meno potente, fino a che non verrà completamente riassorbita e trasformata dalla nostra Consapevolezza.
“La padronanza della propria mente, ribelle, capricciosa, vagabonda, è la Via verso la Felicità. Il Saggio osserva continuamente i propri pensieri, che sono sottili, elusivi ed erranti. Questa è la Via verso la Felicità.”
Quando questa trasformazione avviene, l’essere umano cessa di ascoltare una mente di superficie che lo ostacola, lo limita e lo incatena in ogni modo possibile, invece di sostenerlo ed incoraggiarlo, perchè comprende che quella mente non è chi esso è in realtà. Quando questa trasformazione avviene, l’essere umano diventa un essere libero Occorrono Consapevolezza, Chiarezza e un Inflessibile Intento per affrontare questa sfida, in tutte le tradizioni di ricerca interiore , coloro che affrontano la sfida con l’ombra si definiscono guerrieri.
Rito sciamanico Mongolico
Sono in guerra contro il Parassita annidato nella loro mente. Questo è il vero significato dell’essere un guerriero ribellarsi a ciò che spegne l’essenza e la bellezza
Comunque vada, provare…
“Se si riesce a rimanere vigili e presenti osservando tutto ciò che si percepisce interiormente senza esserne sopraffatti, vi sarà fornita l’occasione per la più potente pratica spirituale e diventerà possibile una rapida trasformazione di tutto il dolore passato.” Eckhart Tolle
Danheim è un progetto di musica evocativa nordica folk vichinga ispirata dal produttore danese Mike Olsen.
Atmosfere ispirate all’epoca vichinga con una certa autenticità nordica.
La maggior parte della musica di Danheim si basa su temi derivati alla mitologia nordica e dall’antico folklore danese.
ᛏ Týr er einhendr áss
ok ulfs leifar
ok hofa hilmir.
Mars tiggi.
antico islandese
Týr è un dio con una mano sola,
e gli avanzi del lupo
e il principe dei templi.
ᛏᛦᚱ Entità della stirpe degli Æsir , nella mitologa norrena, guerriero riflessivo e saggio pronto al sacrificio personale per combattere contro Fenrir, il lupo del Kaos, spesso identificato con Marte , nella cultura romana, si distingue e si sovrappone con il più impetuoso e giovanile Thor, descritto come il più forte di tutti gli dèi.
Tyr sacrifica il braccio, che viene sbranato da Fenrir, per riuscire a farlo avvicinare a sufficienza ed imprigionarlo.
ODINO
Per due volte il possente lupo riesce a liberarsi, costringendo Odino al ricorso delle arti magiche dei nani prepara un laccio, solo in apparenza fragile, e sfida nuovamente il lupo , che intuendo una trappola magica, pretende una mano tra le sue fauci, come pegno, Týr si sacrifica , perdendo il braccio.
Sacrificando la mano destra Tyr salvò dalla sciagura il suo popolo minacciato dal lupo del Kaos sovrannaturale. La runa ᛏ Tyr è simbolo quindi di eroismo e di valore, indispensabili per un “guerriero spirituale”, la disponibilità a sacrificare qualcosa di caro per ristabilire l’equilibrio. Tyr è la runa della volontà, delle motivazioni, della piena abnegazione per qualcosa.
E’ la forza che ci fa proseguire nonostante le avversità.
In Tyr però la volontà deve essere motivata dalla lealtà e non dal avidità personale, dalla consapevolezza che bisogna assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Questa consapevolezza rappresenta l’illuminazione spirituale e la fiducia nel giusto ordine dell’universo.
La più antica testimonianza del dio si trova nel gotico “Tyz” benché il “Teiw” trovato sull’elmo di Negau possa essere un probabile riferimento a Týr, e precede il gotico (e il runico) di molti secoli.Gli elmi sono del tipo Etrusco conosciuti come forma “vetulonica”.Su uno di questi elmi si trova un incisione in alfabeto etrusco che è stata datata 200 a. C. in cui si legge: harigasti teiva\\\ ip
Numerosi studiosi si sono occupati di interpretare l’iscrizione. TL Markey legge l’iscrizione come ‘Harigast il sacerdote’ (da teiwaz, “dio”), come anche un altro elmo inciso trovato nello stesso sito e che riporta vari nomi celtici seguiti da titoli religiosi.
L’importanza del reperto è data dal fatto che il nome Harigast rappresenta la prima deviazione verso la parlata germanica finora rinvenuta, perciò l’elmo è una sorta di anello di congiunzione tra Etrusco e Germanico e ne testimonia il contatto.
Fonte RUNEMAL
Il Grande Libro delle Rune
Umberto Carmignani e Giovanna Bellini Edizioni
L’Età dell’Acquario
Rappresentazione di Týr e Fenrir sul bratteato d’oro all’incirca del V secolo, rinvenuto a Trollhättan, Svezia.
Impara le rune della vittoria, se tu desideri vincere, e scrivi le rune sulla tua elsa; alcune nel solco, ed altre nel piatto, e due volte dovrai invocare Týr ᛏ
Sigrúnar skaltu kunna,
ef þú vilt sigr hafa,
ok rísta á hjalti hjörs,
sumar á véttrimum,
sumar á valböstum,
ok nefna tysvar Tý.
Secondo il runologo Lars Magnar Enoksen, la tiwaz è menzionata in una strofa del Sigrdrífumál, un poema dell’Edda poetica.
Il Sigrdrífumál narra che Sigurðr uccise il drago Fáfnir ed arrivò ad una fortezza sulla vetta di una montagna che bruciava con grandi fuochi Nella fortezza trovò una valchiria che dormiva di un sonno magico, e la svegliò aprendole l’armatura del petto con la spada; la valchiria, di nome Sigrdrífa, gli offrì i segreti delle rune per averla liberata dal sonno, a condizione che mostrasse di non avere paura . La valchiria cominciò ad insegnargli che se avesse voluto ottenere la vittoria in battaglia avrebbe dovuto incidere le “rune della vittoria” sulla spada e dire due volte il nome “Týr” (il nome della tiwaz)
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Nel futhark le rune Perth e Eihwaz sono scambiate di posto, Ansuz e Berkana sono speculari e infondo troviamo la runa Teiwaz multipla: probabilmente si tratta di un’invocazione al dio Tyr
La prima pietra con inciso l’intero futhark antico è la pietra di Kilver, ritrovata a Stanga nel Gotland, datata V secolo.
Oltre aGeri e Freki compagni del dio Odino, si narra di Sköll un lupo, forse colui che incombe, che nella mitologia norrena insegue costantemente Sól (il Sole, divinità femminile), con l’intenzione di divorarla( nel Gylfaginning nel Grímnismál) e di suo fratello Hati che insegue Máni (la Luna); entrambi sono indicati con il patronimico Hróðvitnisson, alludendo che il loro padre fosse il lupo Fenrir.
« Skǫll heitir úlfr, er fylgir eno skirleita goði til varna viðar; en annarr Hati, hann er Hróðvitnis sonr, sá skal fyr heiða brúði himins » « Skǫll si chiama il lupo che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi; ma un secondo, Hati; (lui è di Hróðvitnir il figlio) precederà la chiara sposa del cielo » Durante il Ragnarǫk riuscirà a divorare Sól (mentre suo fratello Hati divorerà Máni), oscurando Cielo e Terra.
Inoltre si narra di Fenrir “Lupo della brughiera”, o “Lupo della palude” un gigantesco lupo nato dall’unione tra il dio Loki e la gigantessa Angrboða, assieme alla regina degli inferi Hel e al Miðgarðsormr.
Fenrir viene generato nella Járnviðr (“foresta di ferro”), luogo da cui provengono anche i due lupi Sköll e Hati, possiede un’intelligenza fuori dal comune e è in grado di parlare è un potente avversario degli dei dell’Ordine.
Stando alla narrazione durante il Ragnarök, posto nel futuro, ma alcune ipotesi potrebbero dare origine ad altre teorie, considerando tale datazione una modificazione postuma, forse influenzata dall’avvento del cristianesimo, le comparazioni effettuate da Georges Dumézil, noto studioso dei miti, hanno messo in luce le forti somiglianze tra i Ragnarǫk e la mitologia hindu, nella battaglia tra Pāndava e Kaurava, narrata nel Mahābhārata, e in area mediterranea la gigantomachia o la titanomachia, in cui si vedono contrapposti, gli dei olimpici guidati da Zeus contro le creature del Caos, in un passato remoto ancestrale.
Nell’era del Caos i legami si spezzano, la magica catena che lega Fenrir si scioglie, è nuovamente libero, e attaccherà gli Dèi, assieme alle altre forze del disordine e dell’oscurità. Crescerà si tanto, che spalancando la bocca la mascella inferiore toccherà il suolo e quella superiore il cielo,Fenrir attaccherà Odino , uccidendolo, ingaggerà lotta mortale con , figlio di Odino, destinato a vendicare il padre.
Víðarr fermerà la mascella inferiore di Fenrir con un piede, e quella superiore con una mano, spezzandogliele e lo ucciderà riportando il Kosmos La rinascita del mondo resterà adombrata dal volo, alto nel cielo, di Níðhǫggr, la serpe di Niðafjoll, misteriosa creatura tra le cui piume trasporterà cadaveri.
« Gera ok Freka
seðr gunntamiðr,
hróðigr Heriaföðr;
en við vín eitt
vápngöfugr
Óðinn æ lifir. »
« Geri e Freki
nutre, avvezzo alla guerra,
Heriaföðr glorioso.
Ma soltanto col vino
fiero nell’armatura,
Odino vive per sempre. »
(Edda poetica – Grímnismál – Il discorso di Grímnir XIX)
Geri e Freki dal norreno spesso tradotti come “avaro” e “ingordo”, talvolta chiamati anche Gere e Freke sono lupi della mitologia norrena, compagni del dio Odino, tali figure potrebbero rappresentare la manifestazione e la rilevanza relativa ai culti delle “bande dei guerrieri lupo” gli Úlfhéðnar.
Si narra di loro nella raccolta del XIII secolo basata a fonti orali precedenti, e nella prima parte della Edda in prosa dello scrittore Snorri Sturluson.
Il Gylfaginning (L’Inganno di Gylfi), è la prima parte dell’Edda in prosa di Snorri Sturluson, una narrazione completa ed organica dei miti norreni, e in particolare tratta della creazione e della distruzione del mondo da parte degli dei e molti altri aspetti della mitologia norrena, si racconta che Odino dia da mangiare ai due lupi la carne quando egli si trova nel Valhalla, giacché la sua alimentazione consiste solo nell’idromele.
Altri animali di chiara derivazione legata a culti sciamanici sono presenti nella mitologia greca, romana e vedica.
Le sintesi e le comparazioni sono sempre ardue quando non impossibili , molteplici sono i rivoli di distinguo necessari tra diverse visioni ,Weltanschauung , sia a livello di sistemi di credenze filosofiche, pratiche , nonchè di periodi e contesti storici.
Qualcosa origina e accomuna queste diverse vie:
LA PRESENZA MENTALE
Sia i seguaci del Buddha sia i seguaci dello sciamanismo che i praticanti di arti di combattimento non possono prescindere dalla presenza mentale
Nel buddismo la Retta presenza mentale in pali Sammā sati सति sanscrito smrti स्मृति 正念 Zhèngniàn (cinese) Shōnen (giapponese) consapevolezza, attenzione, attenzione sollecita, presenza mentale, è una qualità dell’essere coltivabile attraverso la meditazione, la samma sati retta consapevolezza è una delle vie del Nobile Ottuplice Sentiero, l’ultima delle Quattro Nobili Verità.
In tal senso vi è un chiaro riferimento ai guerrieri d’oriente dai bushi (武士), ai combattenti Thai boxing…
Lo sciamanismo come sostiene Eliade è una delle tecniche primordiali dell’estasi in cui il praticante mantiene il controllo e la lucidità dell’esperienza che compie.
Nelle arti di combattimento la presenza mentale è un elemento necessario e indispensabile per non essere preda di stress, panico, paura e poter esprimere lucidamente le proprie azioni combattive.
Storicamente le arti marziali e le arti di combattimento come nello sciamanismo hanno ricercato l’identificazione nella forza degli animali e nel mana dei propri antenati.
VǫluspáLa profezia della veggente una delle fonti primarie per lo studio della mitologia norrena e più famoso poema dell’Edda poetica.
Narra la storia della creazione del mondo e la sua fine narrata da una vǫlva o veggente che parla ad Odino.
La veggente inizia a narrare la storia della creazione del mondo in una forma ridotta. Spiega come abbia ottenuto la sua conoscenza, infatti conosce l’origine dell’onniscienza di Odino, ed altri segreti degli dèi di Ásgarðr.
La veggente parla di avvenimenti passati e futuri, toccando la maggior parte dei miti norreni, come la morte di Baldr avvenuta per mano di Hǫðr, architettata con l’inganno da Loki. Alla fine racconta la fine del mondo, il Ragnarǫk, e la sua seconda venuta.
Il poema è interamente conservato nel Codex Regius (1270 circa) e nei manoscritti dell’Hauksbók (1334 circa), mentre buone parti di esso vengono citate nell’Edda in prosa di Snorri Sturluson (del 1220 circa). Il codex Regius è composto da 63 strofe fornyrðislag.
“Lei ricorda la guerra
prima nel mondo,
quando loro tessevano enigmi
e la bruciavano per tre volte,
Gullveig stringeva la lancia
quando la bruciavano per la terza volta
ma lei continuava a vivere.
Nella sala di Har,
spesso la chiamavano Heith
una völva abile nell’uso della spà
lavorava come seithr quando poteva
e ne era sempre lieta:
in ogni casa che visitava
lei incantava i pali;
per mezzo della magia seithr lei giocava
con le menti delle donne malvagie.”
Voluspà
道場Dōjō termine giapponese che indica il luogo ove si svolgono gli allenamenti alle arti marziali, etimologicamente significa luogo 場(jō) dove si segue la via 道(dō). In origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cinese, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio e per estensione i luoghi deputati alla pratica religiosa nei templi buddhisti. Il termine venne poi adottato nel mondo militare e nella pratica del Bujutsu, 武術che durante il periodo Tokugawa fu influenzata dalla tradizione Zen, 禅 a tutt’oggi è una definizione diffuso nell’ambiente delle arti marziali.
In questo spirito, con questa missio operandi, abbiamo generato un luogo nato dalla PASSIONE e determinazione
un luogo ESSENZIALE ring sacchi e sbarre per trazioni, un luogo per scelta spartano nell’intento, dove studiare arti della Tradizione marziale in sintonia con arti di rigenerazione psicofisica e rilassamento profondo DOJO RUAN