Kóryos “gruppo di guerra” Culti Indoeuropei

I Guerrieri Kóryos: Tradizioni e Miti Indoeuropei

La figura del guerriero e i kóryos: Il concetto di kóryos, ovvero gruppi di giovani guerrieri che vivono al di fuori della società per un periodo, è una caratteristica delle culture indoeuropee.
Questi guerrieri, spesso associati a rituali di iniziazione, sono collegati alla figura del lupo e di altri animali feroci
Nell’Età Vichinga, i berserker e gli úlfheðnar possono essere visti come una continuazione di questa tradizione.

Si credeva che questi guerrieri combattessero in uno stato di furia animalesca, riflettendo le antiche credenze sulla trasformazione in animali feroci
(Prof.Anders Kaliff archeologo svedese)
Nell’intervista a Anders Kaliff, professore di archeologia all’Università di Uppsala, esplora le connessioni tra la cultura indoeuropea e la Scandinavia, in particolare riguardo alle migrazioni, ai riti funebri e alle credenze religiose.
Si discute l’influenza indoeuropea sulla mitologia norrena, evidenziando similitudini con miti indiani.
Kaliff sottolinea l’importanza del DNA antico nel confermare teorie archeologiche preesistenti sulla diffusione indoeuropea, e analizza il ruolo dei “guerrieri lupo” e i loro legami con riti di iniziazione e tradizioni popolari persistenti.
Infine, si discute l’influenza del cristianesimo sulle antiche tradizioni, evidenziando come molte pratiche siano sopravvissute integrate nella cultura popolare.

I “kóryos” erano gruppi di giovani guerrieri che rivestivano un ruolo fondamentale nelle società indoeuropee, e la loro esistenza è testimoniata da ritrovamenti archeologici, miti e tradizioni in diverse culture….
Ecco un’analisi dettagliata del loro ruolo e delle loro caratteristiche, basata sulle fonti:

Definizione e caratteristiche:
I “kóryos” erano composti da giovani uomini che vivevano ai margini della società per un periodo di tempo, spesso alcuni anni….
Durante questo periodo, si dedicavano alla guerra e alla caccia, sviluppando abilità e competenze militari. Erano guidati da capi specifici e seguivano regole e rituali particolari.
Si riteneva che i “kóryos” fossero in grado di trasformarsi in lupi o altri animali feroci, entrando in uno stato di furia guerriera….

Funzione militare e predatoria:
I “kóryos” erano specializzati in razzie di bestiame, incursioni e conquiste di nuovi territori….
Le loro azioni violente e aggressive contribuirono all’espansione delle tribù indoeuropee.
La razzia di bestiame era un’attività centrale, e i bottini venivano utilizzati per accrescere la ricchezza e il potere della tribù. Le incursioni e le conquiste, tuttavia, non erano solo finalizzate all’arricchimento, ma anche all’espansione territoriale e all’acquisizione di nuove risorse…

Riti di iniziazione:
L’ingresso nel gruppo dei “kóryos” era un importante rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta…. Durante questo periodo, i giovani guerrieri venivano iniziati ai segreti della guerra e ai rituali del gruppo. Questo processo di iniziazione era fondamentale per la formazione dell’identità di guerriero e per il mantenimento della coesione del gruppo.
L’iniziato assumeva un’identità di guerriero e imparava le tradizioni del gruppo.
Questo passaggio era cruciale per la transizione alla vita adulta….

Legami con il mondo animale:
La connessione dei “kóryos” con il lupo e altri animali feroci non era casuale.
Si credeva che questi guerrieri si trasformassero in animali, acquisendo la loro forza e la loro ferocia….
Questa connessione simbolica si rifletteva anche nelle loro pratiche rituali, come i sacrifici di cani e lupi.

Riti sacrificali:
I “kóryos” praticavano sacrifici di animali, in particolare di cani e lupi, che venivano tagliati in modo rituale.
Questi rituali sacrificali, spesso eseguiti durante il solstizio d’inverno, erano parte integrante della loro identità e connessione con il mondo animale

Il ruolo nell’espansione indoeuropea:
I “kóryos” hanno svolto un ruolo cruciale nell’espansione indoeuropea….
Grazie alla loro abilità militare, alla loro ferocia e al loro spirito di gruppo, hanno contribuito alla conquista di nuovi territori e alla diffusione della cultura indoeuropea….
In alcune situazioni, i “kóryos” non tornavano nelle loro tribù d’origine, ma si stabilivano nelle nuove terre, integrandosi con le popolazioni locali e dando origine a nuove società..

Tracce nelle culture successive:
Le tradizioni legate ai “kóryos” si sono conservate in diverse culture, evolvendosi nei miti e nelle leggende sui lupi mannari e nella “caccia selvaggia”….
Anche l’immagine del guerriero che vive ai margini della società e che entra in uno stato di furia in battaglia si ispira alle antiche tradizioni dei “kóryos”.
Si ritrova questo tipo di guerriero anche in descrizioni di gruppi come gli Hari.

Inoltre, le società guerriere di Sparta e le tradizioni di razzia di bestiame in Irlanda potrebbero essere collegate a queste antiche tradizioni….

In conclusione, i “kóryos” erano una componente fondamentale della società indoeuropea, non solo come guerrieri, ma anche come forza propulsiva nell’espansione culturale e territoriale.
La loro figura si è evoluta nel tempo, lasciando tracce durature nelle tradizioni, nei miti e nelle leggende di molte culture europee

Diversi rituali dell’Età Vichinga possono essere ricondotti alle antiche tradizioni indoeuropee, rivelando una continuità culturale che si estende per millenni….
Questi rituali, spesso legati a sacrifici, divinità e pratiche sociali, mostrano come le credenze e le usanze indoeuropee si siano trasformate e adattate nel tempo, mantenendo però un nucleo comune….

Ecco alcuni dei principali rituali dell’Età Vichinga riconducibili alle tradizioni indoeuropee:

Sacrifici di cavalli:
I sacrifici di cavalli erano una pratica molto importante nelle culture indoeuropee.
Questo rituale è presente anche nelle tradizioni nordiche, come descritto nella saga di Hákon il Buono, dove il re norvegese deve partecipare a un blót (sacrificio) con un sacrificio di cavalli
L’importanza del cavallo come animale sacrificale risale alle antiche tradizioni indoeuropee, dove i cavalli erano associati ai gemelli divini e al culto del sole….
Il cavallo era un animale sacrificale di grande rilevanza, e i sacrifici di cavalli avevano un significato cosmologico

Il blót:
Il blót era una cerimonia sacrificale comune nell’Età Vichinga. Questi rituali potevano includere sacrifici di animali, offerte di cibo e bevande, e preghiere agli dei.
Il blót può essere visto come una continuazione delle antiche pratiche sacrificali indoeuropee, che includevano sacrifici di animali e offerte per mantenere l’equilibrio cosmico….

Private Collection ( History. Hungary. Sacrifice of the white horse before the battle by hungarian warriors. Ferenc Helbing, Hungary, ca 1900.

La figura del guerriero e i kóryos: Il concetto di kóryos, ovvero gruppi di giovani guerrieri che vivono al di fuori della società per un periodo, è una caratteristica delle culture indoeuropee.
Questi guerrieri, spesso associati a rituali di iniziazione, sono collegati alla figura del lupo e di altri animali feroci.
Nell’Età Vichinga, i berserker e gli úlfheðnar possono essere visti come una continuazione di questa tradizione.
Si credeva che questi guerrieri combattessero in uno stato di furia animalesca, riflettendo le antiche credenze sulla trasformazione in animali feroci….

La caccia selvaggia:
La caccia selvaggia, un mito diffuso in molte culture europee, è associata a Odino o ad altre figure divine. Questo mito descrive un gruppo di guerrieri o spiriti che cavalcano durante la notte….
La caccia selvaggia è collegata alle antiche tradizioni indoeuropee dei kóryos, i gruppi di guerrieri che vivevano ai margini della società
Questo mito è presente in diverse forme in tutta Europa, con radici che risalgono alle antiche credenze indoeuropee e al culto dei guerrieri e della furia

Rituali funebri:
I rituali funebri, inclusa la cremazione, possono essere ricondotti alle antiche usanze indoeuropee
La cremazione, ad esempio, era una pratica comune nelle culture indoeuropee, e si ritrova anche nell’Età Vichinga, con le navi funerarie.
Questi rituali riflettono l’idea di una connessione tra i vivi e i morti, e la convinzione che i defunti continuino ad avere un ruolo nel mondo dei vivi….

Feste e cicli stagionali:
Le feste e le celebrazioni stagionali, come il jól (Yule), il solstizio d’inverno, riflettono antichi cicli di fertilità e rinnovamento legati alle stagioni.
I rituali durante queste feste spesso includono elementi che possono essere ricondotti alle tradizioni indoeuropee, come i fuochi, i sacrifici di animali e le offerte per propiziare la fertilità.

In sintesi, i rituali dell’Età Vichinga mostrano una forte continuità con le antiche tradizioni indoeuropee. Questi rituali, adattati alle specificità culturali e ambientali della Scandinavia, rivelano una storia comune che si estende per millenni.
La conservazione di questi rituali dimostra la profondità dell’influenza indoeuropea sulla formazione della cultura nordica…

Il Männerbund (in tedesco: “alleanza degli uomini”) si riferisce alla teorica fratellanza proto-indoeuropea di guerrieri in cui i giovani maschi non sposati prestavano servizio per diversi anni, come rito di passaggio all’età adulta, prima della loro piena integrazione nella società .

Studiosi come Kim McCone  e Gerhard Meiser  hanno teorizzato l’esistenza del Männerbund basandosi su tradizioni e miti indoeuropei successivi che presentano legami tra giovani maschi senza terra, percepiti come una classe di età non ancora completamente integrata nella comunità degli uomini sposati; il loro servizio in bande di guerra mandate via per parte dell’anno nella natura selvaggia, per poi difendere la società ospitante per il resto dell’anno; la loro mistica autoidentificazione con lupi e cani come simboli di morte, illegalità e furia guerriera; e l’idea di una liminalità tra vulnerabilità e morte da un lato, e giovinezza ed età adulta dall’altro.
Sulla base di prove etnografiche, lo studioso Gerhard Meiser ha proposto le seguenti caratteristiche di base del (proto-)indoeuropeo Männerbund :
bande di guerra di giovani maschi organizzate in coorti basate sull’età, che in genere includono giovani di spicco e si concentrano principalmente sui doveri militari.
Questi gruppi spesso vivono separati dalla società, sia in termini di posizione (risiedono in aree selvagge o remote) sia in termini di comportamenti (mostrano comportamenti che non sono considerati antisociali finché non prendono di mira la comunità ospitante).
I membri in genere indossano pelli di animali o sono parzialmente nudi, associandosi spesso ai lupi attraverso il loro abbigliamento, comportamento e nomi.
I colori scuri sono prevalenti nel loro simbolismo e c’è una forte connessione con la morte, che riflette il ruolo dei lupi nelle loro credenze religiose e il loro stato liminale. 

Lekythos Dolon Louvre 

Lo studioso Kim McCone suggerisce che ci sono “sufficienti corrispondenze lessicali e certamente strutturali per ricostruire una ‘banda di guerra’ comprendente un gruppo di giovani uomini non sposati e senza terra (ma liberi) che vivevano della terra, erano impegnati in attività predatorie, avevano una particolare associazione con i lupi (meno con cani o orsi), erano famosi per il loro comportamento berserkr in battaglia e potevano formare le ‘truppe d’assalto’ negli impegni militari”

I cavalli ebbero un ruolo cruciale nella migrazione indoeuropea, facilitando lo spostamento di persone, merci e idee su vaste distanze. Ecco i principali aspetti del loro ruolo:

Addomesticamento e allevamento:
Gli Indo-Europei furono tra i primi a domesticare il cavallo. Inizialmente, i cavalli non erano utilizzati principalmente per essere cavalcati, ma piuttosto per trainare altri cavalli e per la gestione delle mandrie. Questo addomesticamento, avvenuto nelle steppe dell’Eurasia, fornì un vantaggio significativo agli
Indo-Europei rispetto ad altre popolazioni.

Mezzo di trasporto:
I cavalli permisero agli Indo-Europei di coprire distanze maggiori in tempi più brevi rispetto a quanto fosse possibile a piedi Questo fu fondamentale per le migrazioni di massa che caratterizzarono la loro espansione in Europa e in Asia.
L’abilità di coprire distanze maggiori consentì loro di espandere i propri territori e gestire mandrie di bestiame più grandi.

Guerra e conquista:
L’uso dei cavalli in guerra diede un vantaggio militare agli Indo-Europei.
Anche se inizialmente non erano cavalcati per combattere, la capacità di spostarsi rapidamente e trasportare rifornimenti fu cruciale nelle conquiste.
L’introduzione del carro da guerra trainato da cavalli, in particolare, divenne un simbolo di potere e uno strumento di conquista.

Cultura e identità:
Il cavallo divenne un simbolo culturale e religioso per gli Indo-Europei….
I sacrifici di cavalli, ampiamente documentati nei rituali indoeuropei, erano un modo per onorare questo animale e la sua importanza nella vita quotidiana.
Il cavallo era associato ai gemelli divini e al culto del sole, riflettendo la sua importanza nella cosmologia indoeuropea.
La venerazione del cavallo è stata tramandata nelle culture successive, fino all’Età Vichinga, con sacrifici e rituali speciali.

Riti sacrificali:
I sacrifici di cavalli erano una pratica importante nelle culture indoeuropee.
Questi sacrifici erano parte di rituali complessi e riflettevano la venerazione di questo animale.
Il sacrificio di cavalli era una pratica comune, presente sia nella tradizione indiana che in quella scandinava.
Le corse di cavalli erano un altro rituale legato alla fertilità e alla prosperità

Commercio e scambi culturali:
I cavalli giocarono un ruolo nel commercio e negli scambi culturali.
Le popolazioni indoeuropee commerciavano cavalli con altre culture, contribuendo alla diffusione di questi animali in nuove aree.
Le razze di cavalli dell’isola di Öland, ad esempio, erano rinomate per l’esportazione fino al Medioevo.

Influenza sulle tradizioni:
Anche dopo l’arrivo del Cristianesimo, i cavalli mantennero un ruolo nelle tradizioni popolari, con usanze legate alle corse di cavalli e altri rituali
. Queste usanze, come le corse di cavalli e la scelta del miglior stallone per la riproduzione, sono state mantenute fino in tempi recenti
. La storia di Staffan e dei suoi cavalli, cantata durante le celebrazioni di Santa Lucia, è un altro esempio di come il cavallo sia stato conservato nella cultura popolare.

In sintesi, il cavallo non fu solo un mezzo di trasporto per gli Indo-Europei, ma divenne un elemento centrale della loro cultura, della loro economia e della loro capacità di espandersi e conquistare nuovi territori. La loro abilità nell’addomesticamento e nell’allevamento dei cavalli diede loro un vantaggio significativo che contribuì alla loro

I guerrieri lupo, o meglio, i guerrieri che si identificavano con i lupi, erano una figura importante nelle società indoeuropee e sono collegati al concetto dei "kóryos". 
Ecco i punti principali riguardanti questi guerrieri, basati sulle fonti:

Connessione con i "kóryos": I guerrieri lupo erano strettamente legati ai "kóryos", gruppi di giovani guerrieri che vivevano ai margini della società per un certo periodo.
Questi gruppi si dedicavano alla guerra, alla caccia e ai saccheggi, sviluppando un'identità guerriera distinta.

Trasformazione in animali:
Si credeva che i guerrieri dei "kóryos" fossero in grado di trasformarsi in lupi o altri animali feroci, entrando in uno stato di furia guerriera.
Questa trasformazione non era solo fisica, ma anche spirituale, con i guerrieri che assumevano le caratteristiche e la ferocia degli animali con cui si identificavano.

Significato simbolico del lupo:
Il lupo era un animale particolarmente significativo per questi guerrieri, in quanto rappresentava ferocia, coraggio e spirito combattivo.
Il lupo era visto come una personificazione della furia e della ferocia in battaglia, oltre che un simbolo del guerriero stesso.

Riti di iniziazione: I giovani guerrieri venivano iniziati ai segreti della guerra e ai rituali del gruppo durante il loro periodo di transizione ai margini della società.
Questo periodo di formazione era fondamentale per l'assunzione dell'identità di guerriero.

Sacrifici di cani e lupi:
I guerrieri lupo praticavano riti sacrificali in cui venivano sacrificati cani e lupi.
Questi riti erano parte integrante della loro identità e della loro connessione con il mondo animale.
Un sito di iniziazione in Russia, risalente all'Età del Bronzo, rivela questo tipo di sacrifici.

Il culto di Odino: Il culto di Odino, dio della guerra e della furia, era collegato a queste figure guerriere. Odino era spesso associato ai guerrieri che entravano in uno stato di trance o furia in battaglia.

Tracce nelle tradizioni successive:
Le tradizioni dei guerrieri lupo si sono conservate nei miti e nelle leggende, come i lupi mannari e la "caccia selvaggia".
Queste figure mitologiche rappresentano una continuazione dell'antica credenza nella trasformazione dei guerrieri in animali e nel loro legame con il mondo degli spiriti.
La storia della Caccia Selvaggia, in cui un gruppo di guerrieri morti, guidati da una figura come Odino, cavalca nel cielo durante il periodo invernale, potrebbe derivare da queste antiche tradizioni.

I Berserker:
I berserker, guerrieri scandinavi noti per la loro ferocia in battaglia, possono essere considerati una tarda manifestazione della tradizione dei guerrieri lupo.
Sebbene non si trasformassero fisicamente in lupi, i berserker entravano in uno stato di trance in battaglia, combattendo con ferocia e senza paura, similmente ai guerrieri lupo delle tradizioni indoeuropee più antiche.
In sintesi, i guerrieri lupo erano una figura complessa e sfaccettata, parte integrante della società indoeuropea.
La loro connessione con i "kóryos", la loro capacità di trasformarsi in animali feroci e il loro ruolo nei riti sacrificali li rendono un elemento chiave nella comprensione della cultura e della mitologia indoeuropea. La loro eredità è sopravvissuta nelle tradizioni e nei miti di molte culture europee.

Nelle culture indoeuropee documentate, utilizzate per ricostruire il concetto di Männerbund , le bande di guerra erano generalmente composte da maschi adolescenti, di solito provenienti da famiglie importanti e iniziati insieme all’età adulta come una coorte di classe di età. 
Dopo aver subito dolorose prove per entrare nel gruppo, venivano mandati via per vivere come guerrieri senza terra nella natura selvaggia per un certo numero di anni, all’interno di un gruppo che andava da due a dodici membri.
I giovani maschi non possedevano altro che le loro armi, vivendo ai margini della società ospitante.

I comportamenti sociali normalmente proibiti, come rubare, razziare o aggredire sessualmente le donne, erano quindi tollerati tra i membri del Männerbund, a patto che gli atti malevoli non fossero diretti alla società ospitante. 
Le loro attività erano stagionali e vivevano con la loro comunità di origine per una parte dell’anno. 
La loro vita era incentrata sui doveri militari, sulla caccia agli animali selvatici e sul saccheggio degli insediamenti da un lato; e sulla recitazione di poesie eroiche che raccontavano le gesta degli eroi del passato e leggende sul furto di bestiame dall’altro lato. 

Una tradizione di poesia epica che celebrava guerrieri eroici e violenti che conquistavano bottini e territori, che venivano ritratti come possedimenti che gli dei volevano che avessero, probabilmente partecipò alla convalida della violenza tra i Männerbund.
Il capo della banda, il * koryonos , veniva determinato con un gioco di dadi e il risultato accettato come scelta degli dei.
Gli altri membri giuravano di morire per lui e di uccidere per lui. 
Era considerato il loro padrone nel rito di passaggio, ma anche il loro “datore di lavoro” poiché i giovani guerrieri fungevano da sue guardie del corpo e protettori. 

Il periodo di iniziazione all’interno del Männerbund era percepito come una fase di transizione che precedeva lo status di guerriero adulto e di solito era coronato dal matrimonio.  
Il Männerbund era simbolicamente associato alla morte e alla liminalità, ma anche alla fecondità e alla licenza sessuale.  
Kim McCone ha sostenuto che i membri del Männerbund inizialmente prestavano servizio come giovani maschi non sposati senza beni prima della loro eventuale incorporazione nel *tewtéh  – (‘la tribù, persone sotto le armi’), composto da maschi adulti proprietari e sposati. 

Secondo David W. Anthony e Dorcas R. Brown, il Männerbund potrebbe aver svolto la funzione di “organizzazione che promuoveva la coesione di gruppo e l’efficacia in combattimento, come strumento di espansione territoriale esterna e come dispositivo di regolamentazione in economie incentrate principalmente sulla festa”. 

In Europa, queste bande di guerrieri iniziatici vincolate da giuramenti furono infine assorbite da patroni e re sempre più potenti durante l’ età del ferro , mentre furono declassate nell’antica India con l’ascesa della casta dei bramini , portando alla loro progressiva scomparsa.

Le bande di guerra ricostruite erano composte da guerrieri mutaforma, in senso simbolico e metaforico, che indossavano pelli di animali per assumere la natura di lupi o cani. 
 I membri del Männerbund adottarono comportamenti da lupo e portavano nomi contenenti la parola “lupo” o “cane”, ciascuno simbolo di morte e dell’Altro Mondo nella credenza indoeuropea.  
Gli attributi idealizzati del Männerbund furono presi in prestito dall’immaginario che circondava il lupo: violenza, inganno, rapidità, grande forza e furia guerriera. 

Identificandosi con gli animali selvatici, i membri del Männerbund si percepivano come fisicamente e legalmente spostati fuori dal mondo umano, e quindi non più trattenuti dai tabù umani .
Quando tornavano alla loro vita normale, non provavano alcun rimorso per aver infranto le regole della loro società di origine, perché non erano stati umani o almeno non vivevano nello spazio culturale della società ospitante quando quelle regole venivano infrante. 

Furia guerriera

La conflittuale opposizione tra morte e vulnerabilità è suggerita dagli attributi generalmente associati al Männerbund: grande forza, resistenza al dolore e mancanza di paura. 
Si supponeva che il tipico stato di furia o frenesia del guerriero aumentasse la sua forza oltre le aspettative naturali, con esibizioni estatiche accentuate da danze e forse dall’uso di droghe. 
Il termine indoeuropeo per un “attacco folle” ( *eis ) è comune alle tradizioni vedica, germanica e iranica. 

berserker germanici erano raffigurati come praticanti della furia della battaglia (‘andare in furia’, berserksgangr ).
La furia marziale dell’antico guerriero greco era chiamata lyssa , una derivazione di lykos (‘lupo’), come se i soldati diventassero temporaneamente lupi nella loro rabbia folle. 

In quanto tali, i giovani maschi erano percepiti come pericoli persino per la società che li ospitava. I Marut , un gruppo di divinità della tempesta della tradizione vedica , erano raffigurati come entità sia benefiche che pericolose. 
L’eroe irlandese Cúchulainn diventa una figura terrorizzante tra gli abitanti della capitale, Emain Macha , dopo aver decapitato tre rivali del suo stesso popolo, gli Ulaid .
Con l’obiettivo di placare la sua furia, decidono di catturarlo e immergere il suo corpo in bacini d’acqua per “rinfrescarlo”. Fonti irlandesi descrivono anche alcune delle bande di guerrieri come selvaggi ( díberg ), che vivono come lupi saccheggiando e massacrando.
Allo stesso modo, alcune bande di guerrieri greci erano chiamate hybristḗs (ὑβριστή) e raffigurate come gruppi violenti e insolenti di riscattatori e saccheggiatori.

Le credenze religiose si sono evolute e trasformate nel tempo attraverso un processo complesso che include la conservazione di elementi fondamentali, lo sviluppo interno, l’influenza di altre tradizioni e l’adattamento a contesti specifi….
Le migrazioni indoeuropee hanno giocato un ruolo cruciale in questo processo, diffondendo un nucleo di credenze e pratiche che si sono poi evolute in diverse direzioni….

Ecco i principali aspetti di questa evoluzione e trasformazione:

Nucleo comune e sviluppo locale:
La religione indoeuropea aveva un nucleo comune di credenze, miti e pratiche che si diffusero con le migrazioni.
Tuttavia, una volta stabilitesi in nuove aree, le comunità hanno sviluppato le proprie versioni di queste credenze, adattandole alle specificità locali
Ad esempio, divinità come il dio del tuono (che in Scandinavia si chiama Thor) hanno equivalenti in altre culture indoeuropee, ma con caratteristiche e nomi diversi.
La figura di Odino, inizialmente dio della furia e della guerra, si è trasformata nel tempo

Influenza delle culture preesistenti:
Le popolazioni indoeuropee non hanno sostituito completamente le culture preesistenti, ma si sono mescolate con esse….
Questo ha portato all’incorporazione di elementi delle tradizioni locali nelle credenze indoeuropee, arricchendole e modificandole
Ad esempio, alcune usanze legate alla natura e all’agricoltura, tipiche delle popolazioni pre-indoeuropee, sono state integrate nei rituali e nelle festività

Adattamento al contesto:
La religione si è adattata ai diversi contesti geografici, economici e sociali.
In Scandinavia, ad esempio, le credenze religiose hanno sviluppato un forte legame con la natura, il clima e l’agricoltura, con rituali e festività che riflettono queste preoccupazioni….
Al contrario, in altre aree geografiche, la religione ha sviluppato caratteristiche diverse, riflettendo le specificità locali.

Conservazione attraverso la tradizione orale: In alcune culture, come quella vedica in India, la tradizione orale ha giocato un ruolo fondamentale nella conservazione di antichi rituali e miti….
La trasmissione orale, spesso da padre in figlio, ha permesso di preservare pratiche e credenze per millenni, mantenendole relativamente intatte.
Questa conservazione della tradizione orale ha anche avuto un ruolo nelle credenze scandinave dove è possibile che la tradizione orale abbia mantenuto usanze e pratiche fino al periodo vichingo

Influenze successive:
L’introduzione del Cristianesimo ha avuto un impatto significativo sulle credenze religiose europee, portando alla conversione di molte popolazioni e alla soppressione di alcune tradizioni pagane….
Tuttavia, molte credenze e pratiche pre-cristiane sono sopravvissute, spesso integrate e reinterpretate nel contesto cristiano…. Le chiese costruite su antichi siti cultuali e le usanze tradizionali, come la distribuzione di porridge agli elfi di Thon in Svezia durante la vigilia di Natale, testimoniano la persistenza di queste credenze. Anche festività come il Natale includono elementi di tradizioni pre-cristiane….

Trasformazione delle figure divine:
Anche le figure divine si sono trasformate nel tempo.
Odino, ad esempio, potrebbe aver subito un’evoluzione, incorporando elementi di altre tradizioni, come il culto di Mitra….
La figura di Thor, dio del tuono, potrebbe essere collegata al martello da guerra delle popolazioni di cultura della ceramica cordata.
Inoltre, figure di guerrieri divini come i kóryos si sono trasformate nei miti successivi, diventando ad esempio la Caccia Selvaggia….

L’idea della trasformazione del guerriero:
Le credenze indoeuropee includevano l’idea di guerrieri in grado di trasformarsi in lupi o altri animali.
Queste figure, spesso associate ai kóryos, sono diventate parte di miti e leggende che raccontano di uomini che si trasformano in bestie feroci….

In sintesi, le credenze religiose si sono evolute in un processo dinamico, in cui elementi originali si sono mescolati con influenze locali e successive, dando origine a una grande varietà di tradizioni e pratiche. La comprensione di questo processo ci permette di apprezzare la profondità e la complessità della storia religiosa europea, in cui le radici indoeuropee si intrecciano con le specificità di ogni cultura e regione

I nomi Mitra e Odino sono stati collegati in riferimento ad una possibile ispirazione del culto di Odino da parte del culto di Mitra

Si ritiene che il culto di Odino possa essere stato influenzato dal culto di Mitra, con cui condivide somiglianze iconografiche.
Ad esempio, le figure sui bratteati d’oro dell’età del bronzo raffigurano spesso un cavallo che potrebbe richiamare l’immagine di Mitra che uccide il toro
Si pensa che i mercanti e i soldati scandinavi che prestarono servizio nell’esercito romano lungo i confini dell’Impero abbiano preso familiarità con il culto di Mitra, una società segreta in cui i membri erano iniziati
Questi scandinavi potrebbero aver portato con sé elementi del culto di Mitra e averli integrati nel loro culto di Odino, che si ritiene esistesse già in precedenza.
La società segreta mitraica potrebbe aver ispirato la formazione di confraternite di guerrieri legate al culto di Odino
Questa teoria non implica che Odino fosse una versione di Mitra, bensì che il culto di Odino sia stato trasformato dall’influenza del culto di Mitra.
La teoria è stata proposta per la prima volta negli anni ’20 da storici delle religioni tedeschi, che poi è stata dimenticata e riscoperta
Odino è una divinità complessa con molte caratteristiche e più di duecento nomi.
Odino è legato alla furia, alla guerra, ma anche ad altri aspetti della vita e della religione
Odino potrebbe essere una divinità molto antica, ma in qualche modo trasformatasi durante il periodo di contatto con l’Impero romano….

Nella conversazione precedente, si è discusso di come le migrazioni indoeuropee abbiano influenzato le culture scandinave, toccando vari aspetti come il popolamento, la lingua, la religione e le tradizioni popolari.
In particolare, si è parlato di come figure mitologiche come Odino e Thor abbiano radici indoeuropee comuni con altre culture antiche.
Il concetto dei koryos, gruppi di giovani guerrieri che vivevano al di fuori della società, è stato collegato ai guerrieri lupo e ai berserker, e si è notato come queste figure siano presenti in diverse tradizioni indoeuropee, da quelle indiane a quelle germaniche.

In questo contesto, la figura di Jung emerge come un elemento di connessione tra le antiche tradizioni indoeuropee e la psicologia moderna.
L’intervista con Anders Kaliff menziona brevemente come Jung avesse avuto un’esperienza personale con la caccia selvaggia, un tema che ha radici profonde nelle tradizioni popolari europee.

La caccia selvaggia, una processione notturna di spiriti guidata da una figura divina o da un capo, è presente in molte tradizioni indoeuropee, inclusa quella scandinava.
Nella tradizione scandinava, questa figura è spesso identificata con Odino, ma in altre tradizioni europee può assumere altre forme, come il diavolo o i guerrieri morti.
L’esperienza personale di Jung con questo fenomeno suggerisce una connessione profonda tra l’inconscio collettivo e le antiche tradizioni culturali.

In sintesi, l’esperienza personale di Jung con la caccia selvaggia, insieme al suo interesse per la mitologia e l’inconscio collettivo, suggerisce una profonda connessione tra la sua psicologia e le antiche tradizioni indoeuropee. Jung ha riconosciuto nelle antiche storie e miti un riflesso della psiche umana e ha approfondito le radici comuni che l’umanità condivide nelle profondità dell’inconscio collettivo.

THANKS to Prof.Anders Kaliff and Grimfrost

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