A caccia di energie ancestrali nei Nuraghi

In genere, si può dire che i significati radunati dal luogo costituiscono il suo Genius Loci.
Christian Norberg-Schul architetto norvegese, importante critico e teorico dell’architettura.

I nuraghi sono considerati da alcune teorie non convenzionali come antiche strutture energetiche o risonatori, capaci di captare, amplificare e trasmettere energia tellurica e geomagnetica. Queste imponenti costruzioni megalitiche (1800-500 a.C.) sono spesso posizionate in punti strategici, formando reti che coprono il territorio sardo.

Ecco alcuni punti chiave di questa teoria, spesso legata alla “nuragheterapia”:

Pietre come fonti di energia: I nuraghi, costruiti in pietra a secco, utilizzerebbero le proprietà piezoelettriche dei materiali (come il granito o basalto) per interagire con i campi magnetici.

Strutture risonanti: Le forme a tholos (cupola) e le nicchie interne avrebbero la funzione di amplificare vibrazioni sonore e vibrazioni della terra.

Luoghi di “alto potenziale”: Siti come i nuraghi, le tombe dei giganti e i menhir sono descritti come luoghi ad alta energia, capaci di trasmettere benessere (la cosiddetta “nuragheterapia”).

Rete geomantica: La densità e la distribuzione dei nuraghi sul territorio suggeriscono una connessione tra le diverse strutture, trasformando l’intera isola in una sorta di “piastra madre” energetica.

Queste interpretazioni, pur affascinanti e parte di una corrente che esplora i misteri di Sardegna, si affiancano alle ipotesi archeologiche classiche che vedono i nuraghi principalmente come fortificazioni, luoghi di culto, depositi o centri di controllo del territorio.

L’addestramento evocativo risveglia il potere metaforico, archetipico, di luoghi, che trasmettono vibrazioni forti.

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