Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: โNella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio lโuomo รจ ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilitร , si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. โQuesti sono i livelli in generale. Ma ce nโรจ uno che li trascende, ed รจ il piรน eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via รจ consapevole che non finirร mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Viaโ. Si dice che una volta il maestro Yagyu osservรฒ:
โIo non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stessoโ.
ๆณ็ๆฎฟใฏใไบบใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใ่ชๅใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใใ Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa piรน abile di ieri, domani piรน abile di oggi. Lโaddestramento non finisce mai.
Ogni ideogramma ha un significato base, ma il contesto poetico e filosofico (che richiama il Taoismo e la spiritualitร cinese) puรฒ ampliarne o modificarne l’interpretazione.
Alcuni caratteri, come ๆญธ (guฤซ) e ไธ (yฤซ), si ripetono, enfatizzando temi di ritorno all’origine e unitร .
็ (qรฌ) รจ una forma arcaica di “ๆฐฃ”, usata spesso in contesti mistici o taoisti per indicare l’energia primordiale.
Ritorna lo spirito, torna al nulla, torna allโuno perfetto, Tutte le cose scaturiscono dal Tao, un soffio vitale le guida.
Tre semplici parole, Custodiscono un mistero profondo e meraviglioso.
Ognuno ha la sua visione, il suo dire, Chi ha natura spirituale comprende spontaneamente.
Coltiva il cuore autentico, libera il mondo terreno, Non contendere col mondo: questo รจ il vero coltivare.
La vita, in mille forme, รจ tutta bellezza, Ogni illusione, alla fine, รจ vuoto e nulla.
Angelo Tonelli esplora le connessioni tra lo sciamanesimo greco ed eurasiatico e le influenze orientali sul pensiero greco. Si analizzano figure come Eraclito, Parmenide ed Empedocle, evidenziando i loro legami con le cerchie iniziatiche e le esperienze spirituali. L’oratore sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi sull’autenticitร della cultura greca, riconoscendo la sua apertura a diverse tradizioni. Viene esplorata l’attualitร della sapienza greca, evidenziando la necessitร di un contatto con il profondo per affrontare la crisi antropologica contemporanea. Si discute infine il ruolo dell’iniziazione e della conoscenza unitaria come elementi centrali per una possibile rigenerazione della civiltร .
La saggezza greca si manifesta sia nelle pratiche spirituali sia nella vita civile, con implicazioni profonde per la realizzazione personale e la societร .
Nelle pratiche spirituali: * Sciamanesimo greco: prima dei filosofi classici come Eraclito e Parmenide, esisteva uno sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, che influenzรฒ le successive esperienze spirituali. Questo sostrato sciamanico รจ evidente in riferimenti e simboli presenti negli scritti di figure come Parmenide ed Empedocle. * Misteri eleusini: questi riti, aperti a chiunque parlasse greco e non fosse macchiato da delitti, coinvolgevano purificazioni, digiuni, inni e una drammatizzazione rituale. Il culmine era l’epopteia, una visione suprema raggiunta attraverso un percorso di transizione e catarsi. L’esperienza era paragonata alla morte, intesa come iniziazione a un nuovo stato di coscienza. * Orfismo e Dionisismo: queste tradizioni iniziatiche e di culto diffondevano stati di coscienza unificata. Il mito di Dioniso che si guarda nello specchio simboleggia come il mondo sia uno sguardo divino riflesso, e l’iniziazione serve a risvegliare questo sguardo interiore. * Stati di coscienza unitaria: figure come Parmenide, Eraclito ed Empedocle incarnavano stati di coscienza che trascendevano le procedure del pensiero filosofico. La loro scrittura era intesa come strumento per trasfondere questi stati di coscienza.
Nella vita civile: * Filosofia e politica: per i sapienti greci, la realizzazione di stati di coscienza elevati coincideva con la tendenza a trasformare la polis. La sapienza era vista come qualcosa di sovrumano, che superava la dimensione dell’umano troppo umano. * Limiti e conoscenza: i miti greci, come quello di Edipo e di Serse, offrono insegnamenti sulla conoscenza di sรฉ e sull’importanza di rispettare i limiti naturali. Edipo, attraverso la conoscenza del proprio sรฉ, raggiunge una dimensione superiore, mentre Serse viene punito per aver violato l’equilibrio naturale. * Coscienza unitaria e crisi antropologica: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con la sua attenzione all’interioritร e alla connessione con il cosmo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Nous: questo strumento permette di cogliere l’unitร di tutte le cose. Perdere il radicamento nel “nous” porta alla separazione dal cosmo e dalla propria natura autentica.
Angelo Tonelli sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi e riconoscere le influenze orientali nella cultura greca. C’era una circolazione di idee e contatti tra le cerchie iniziatiche di diverse culture. La saggezza greca, quindi, non รจ un fenomeno isolato, ma parte di un contesto piรน ampio di esperienze spirituali. Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rappresentava una forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
Aristotele descrive l’esperienza dell’iniziazione non come un apprendimento intellettuale, ma come un sentire, un’emozione e una disposizione d’animo specifica.
Piรน precisamente, secondo Aristotele: * Gli iniziati “non devono apprendere qualcosa, ma sentire”. * L’iniziazione non riguarda l’acquisizione di conoscenza attraverso l’udito come nell’insegnamento. Piuttosto, รจ il “nous” stesso che subisce un’illuminazione, una folgorazione. * Aristotele paragona l’esperienza misterica all’iniziazione eleusina, dove l’iniziato riceve un’impronta (“tu possa”) e non un insegnamento. Giorgio Colli definisce questa esperienza iniziatica come una “vissutezza”. * L’iniziazione richiede una preparazione; altrimenti, la persona non percepirebbe il significato dell’esperienza.
In sintesi, Aristotele evidenzia che l’iniziazione รจ un’esperienza trasformativa che coinvolge la sfera emotiva e spirituale, portando a una comprensione intuitiva piuttosto che a una conoscenza concettuale. Questo tipo di esperienza รจ simile a quella dei misteri eleusini, dove l’iniziato รจ preparato a ricevere un’impronta che illumina il suo “nous”. Nelle iniziazioni eleusine, la figura della sciamana aveva un ruolo specifico, in particolare nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando si era ridotta la dimensione matrilineare e demetriaca.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della sciamana nelle iniziazioni eleusine: * Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi. Tra queste figure emergeva la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile. * Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตัะพัะฐะฝั, il sacerdote maschile. La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร e la rigenerazione.
Quindi, sebbene le fonti non forniscano dettagli esaustivi sulle funzioni specifiche della sciamana nei misteri eleusini, รจ chiaro che figure femminili con caratteristiche sciamaniche erano presenti e svolgevano un ruolo attivo all’interno del culto, soprattutto in relazione alla dimensione femminile e ai riti di unione sacra. Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un processo di destrutturazione dell’io ordinario che porta a una trasformazione profonda.
Ecco alcuni elementi chiave della descrizione di Plutarco, in riferimento all’esperienza nel Telesterion: * Destrutturazione: L’esperienza nel Telesterion tendeva a destrutturare l’io ordinario. Questo processo era cosรฌ potente da indurre Eraclito a definire la coscienza di veglia come una forma di “morte”, poichรฉ l’individuo rimaneva ancorato all’io e non era in contatto con l’immortale. * Morte e conoscenza: Plutarco associa la morte a un momento di conoscenza, in linea con la visione platonica del Fedone, dove Socrate accoglie la morte come l’occasione per vedere l’assoluto. L’iniziazione nei misteri eleusini, quindi, offriva un’esperienza simile a quella della morte, intesa come accesso a una conoscenza superiore. * Iniziazione come morte e rinascita: Plutarco sottolinea la somiglianza tra il morire (“teleutan”) e l’essere iniziato (“teleistai”), suggerendo che l’iniziazione comporta una morte allo stato di coscienza precedente e l’accesso a uno stato nuovo e piรน ampio. * Vagabondaggi e peripezie: L’esperienza interiore comprendeva “vagabondaggi” e “tragitti inquieti e senza fine attraverso le tenebre”. Questi elementi suggeriscono un cammino non finalizzato, caratterizzato da movimento fisico e oscuritร , che contribuiva alla destrutturazione dell’io. * Catarsi psico-corporea: Prima del culmine dell’esperienza, gli iniziati attraversavano “peripezie terribili, brividi, tremori, sudore e sbigottimento”. Questa fase intensa di catarsi psico-corporea preparava l’individuo alla trasformazione finale. * Luce e pacificazione: Dopo la fase catartica, gli iniziati sperimentavano “una luce meravigliosa” e venivano accolti in “luoghi puri e praterie, con voci e danze e la solennitร di suoni sacri e sante apparizioni”. Questa fase rappresentava la pacificazione e l’esperienza della luce, comuni in molte tradizioni spirituali, e conduceva a uno stato di liberazione e completezza. * Celebrazione e purificazione: Infine, gli iniziati, “liberati e senza legami”, celebravano i riti sacri insieme a uomini santi e purificati, simboleggiando un nuovo inizio e una comunione con il divino.
In sintesi, Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un percorso di trasformazione profonda, che passa attraverso la destrutturazione dell’io, la catarsi, l’esperienza della luce e la comunione con il sacro. Questo processo era inteso come un’iniziazione a un nuovo stato di coscienza, simile all’esperienza della morte, ma portatrice di conoscenza e liberazione. Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante. * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora. Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
In particolare, West evidenzia analogie tra la Grecia antica e altre culture come la Mesopotamia, l’Egitto e l’India, suggerendo che lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni. Questo implica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
Inoltre, West, insieme ad altri studiosi, ha studiato figure come Abaris, uno sciamano iperboreo che potrebbe aver influenzato Pitagora, evidenziando le connessioni tra lo sciamanesimo greco e le tradizioni sciamaniche di altre regioni. Nei misteri eleusini, la ierofantide era una sacerdotessa sciamana femminile che emergeva come figura di rilievo. Il suo ruolo era particolarmente significativo nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando la dimensione matrilineare e demetriaca era in declino.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della ierofantide nei misteri eleusini:
* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi. Tra queste figure emergeva la ierofantide. * Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตromante, il sacerdote maschile. La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร e la rigenerazione. Nel proemio della “Refuseos” di Parmenide, la dea rivela al giovane iniziato diverse cose.
In particolare: * La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto. * La dea gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la doxa). * La dea gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร se vengono indagate in ogni senso. * La dea gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del nous. La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo. Nella Grecia antica, lo sciamano rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamano nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo importante nei riti misterici come quelli di Eleusi. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora. * Funzione politica: i sapienti greci tendevano a trasferire la realizzazione di stati di coscienza evoluti nella polis. * Guarigione: Parmenide era sacerdote di Apollo, quindi aveva una dimensione di guaritore. I sapienti greci delle origini sono accomunati da diversi elementi chiave, che li distinguono dalle figure filosofiche successive.
Ecco alcuni aspetti che accomunano i sapienti greci delle origini:
* Radicamento nella coscienza unitaria: i sapienti delle origini, o *sofoi*, erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria era un’esperienza immediata e comune. * Esperienze mistico-iniziatiche: questi sapienti incarnavano uno stato di coscienza che trascendeva le procedure del pensiero razionale. Aristotele definisce l’iniziazione come un’esperienza che non riguarda l’apprendimento, bensรฌ il sentire un’emozione ed essere in una certa disposizione d’animo, perchรฉ si รจ diventati adeguati a questo. L’iniziazione รจ un’esperienza vissuta, non un insegnamento. * Contatto con l’invisibile: i *sofoi* camminavano sull’invisibile, portando in sรฉ ciรฒ che รจ indicibile, non mentale, non sentimentale ed emozionale. A differenza dei filosofi successivi, i sapienti delle origini erano capaci di portare l’invisibile nel mondo manifesto, colmando il divario tra l’esperienza interiore e la realtร esterna. * Dimensione politica della sapienza: la realizzazione di stati di coscienza evoluti coincideva con la tendenza a trasferirli nella *polis*, con una dimensione politica in senso collettivo della sapienza e della filosofia greca. * Sapienza come guarigione: Alcuni di questi sapienti, come Parmenide ed Empedocle, erano figure connesse alla guarigione e alla dimensione religiosa. Parmenide era sacerdote di Apollo, il che gli conferiva una dimensione di guaritore. * Rapporto con lo sciamanesimo: Lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia. Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Stati di coscienza alterati: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Cosmopolitismo: bisogna pensare in termini un po’ piรน cosmopoliti riguardo a queste origini, altrimenti non si capiscono tante cose. Nel proemio del poema “Sulla Natura” (Refuseos) di Parmenide, la dea rivela diverse cose al giovane iniziato.
* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto. * Gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la *doxa*). * Gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร se vengono indagate in ogni senso. * Gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*. La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo. Nel contesto della tradizione orfica, esiste una profonda analogia tra Dioniso e lo specchio.
Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo. In altre parole, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. Il mondo in cui viviamo รจ quindi connesso a questo sguardo generativo del dio. Questo implica che il mondo รจ fatto di conoscenza.
L’analogia tra Dioniso e lo specchio suggerisce che:
* Il mondo รจ una manifestazione dello sguardo divino: Il mondo che percepiamo รจ una sorta di riflesso o immagine prodotta dallo sguardo di Dioniso. * Connessione non dualistica: Il mondo e il divino non sono separati, ma sono intrinsecamente connessi in modo non dualistico. * Conoscenza e identitร : Noi stessi siamo immagini nello specchio guardato dal dio. Sia lo specchio che l’occhio del dio sono forme di una medesima realtร unitaria. * Iniziazione come risveglio: Il compito dell’iniziazione รจ risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.
Quando Eraclito afferma che “tutte le cose sono uno”, si riferisce allo stesso sguardo. Questa comprensione consente il superamento della condizione umana ordinaria.
Giorgio Colli ha visto come ci sia questa dimensione apollinea in Dioniso, evidenziata con il mito dello specchio orfico. C’รจ un Dioniso che รจ la danza, ma anche l’auto-contemplazione e quindi la conoscenza e l’aspetto sapienziale tipico di Apollo.
In definitiva, l’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi. Platone descrive l’esperienza dell’assoluto come qualcosa di indicibile, che ha sperimentato personalmente e che cerca di rendere accessibile anche agli altri attraverso la dialettica e la filosofia.
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* Platone fa riferimento all’esperienza dell’assoluto che chiama Bene, ma sottolinea che la parola “bene” รจ solo un modo per designare qualcosa di indicibile di cui ha avuto esperienza. * L’esperienza dell’assoluto รจ diversa dall’acquisizione di procedure corrette del pensiero tipiche dei filosofi non iniziati. * Platone, attraverso il mito della caverna, cerca di rendere accessibile questa esperienza anche ai “molti” (ฯฮฟฮปฮปฮฟฮฏ). * Platone distingue tra i veri filosofi che sarebbero i filosofi iniziati, e quelli che non lo sono. * Giorgio Colli spiega che per Platone, come per Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*. * Per Platone, la dialettica e la filosofia sono strumenti per rendere accessibile l’esperienza dell’assoluto anche ai piรน. * Platone paragona l’anima nell’ignoranza a chi si trova nel processo della morte, suggerendo che solo attraverso un processo di “morte” (intesa come trasformazione della coscienza) si puรฒ accedere alla conoscenza. Questo richiama il concetto di iniziazione come “morire” a uno stato di coscienza precedente per accedere a uno nuovo. * In questo contesto, l’esperienza mistica รจ intesa come conoscenza per contatto (แฝ ฮผฮฟฮฏฯฯฮนฯ), ovvero assimilazione tra soggetto e oggetto. L’attualitร della sofia presocratica risiede nella sua capacitร di offrire una prospettiva alternativa e rigenerativa per la civiltร contemporanea, che si trova ad affrontare una crisi antropologica e una mancanza di contatto con il profondo.
Ecco alcuni punti chiave che evidenziano l’attualitร della sofia presocratica:
* Realizzazione spirituale e azione politica: Per i *sofoi*, come Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*. Questa dimensione politica della sapienza, intesa come impegno collettivo, รจ particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui le รฉlite al potere spesso mostrano un basso livello di realizzazione spirituale. * Superamento della dimensione “troppo umana”: La sofia presocratica offre una via per superare la dimensione “troppo umana” che caratterizza il pensiero moderno, spesso distaccato dalla dimensione iniziatica e mistica. I sapienti greci incarnavano uno stato di coscienza ben diverso dal semplice pensiero razionale. * Riscoperta dell’esperienza iniziatica: L’attualitร della sofia presocratica invita a riscoprire le radici iniziatiche e misteriche della nostra civiltร , in particolare attraverso l’esperienza dei misteri eleusini. Questi misteri, aperti a uomini e donne che parlavano greco e non fossero macchiati di delitti, offrivano un percorso di trasformazione interiore attraverso rituali, musica, visioni e catarsi. * Centralitร della coscienza unitaria: I *sofoi* erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria, che implica il riconoscimento dell’unitร tra l’individuo e il cosmo, รจ un antidoto alla crisi antropologica contemporanea, caratterizzata da una crescente frammentazione e alienazione. * Conoscenza per contatto e trasformazione interiore: L’iniziazione non รจ vista come un mero apprendimento intellettuale, ma come un’esperienza di trasformazione interiore che coinvolge le emozioni e la disposizione d’animo. Aristotele sottolinea che l’iniziazione non riguarda l’apprendimento, ma il “sentire” e l'”essere in una certa disposizione d’animo”. Magia naturale e stati di coscienza alterati: Figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Importanza dell’interioritร : Di fronte alle sfide economiche e sociali contemporanee, la sofia presocratica ci ricorda che la vera forza risiede nell’interioritร e nella connessione con la dimensione trans-umana della nostra spiritualitร . * Superamento del dualismo e integrazione: La dea rivela a Parmenide la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*. * Risveglio dello sguardo divino: L’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi. * Radicamento nel “Nous”: La sofia presocratica evidenzia l’importanza di coltivare il *nous*, inteso come una dimensione interiore connessa alla quintessenza cosmica. Questo radicamento nel *nous* ci permette di affrontare i tumulti dell’esistenza e di “uscire vivi dalla selva del dolore”. Sfida e stimolo alla catalizzazione del radicamento nel centro: Il problema della frammentazione diventa una sorta di sfida e di stimolo alla catalizzazione di questo radicamento nel centro che รจ tanto piรน necessario quanto piรน vengono alimentate le distanze da esso.
In sintesi, l’attualitร della sofia presocratica risiede nella sua capacitร di offrire una via di rigenerazione spirituale e civile, basata sulla riscoperta delle radici iniziatiche, sulla coltivazione della coscienza unitaria e sul radicamento nel *nous*. Questa prospettiva puรฒ fornire un antidoto alla crisi antropologica contemporanea e favorire la realizzazione di una civiltร piรน sapienziale. Il simbolo della spiga riveste un significato profondo nel contesto dei misteri eleusini e della sapienza greca antica.
Gesto culminante dell’iniziazione: L’atto dello Ierofante di mietere la spiga in silenzio rappresenta il culmine dell’azione iniziatica eleusina. Questo gesto, compiuto in silenzio, trascende la dimensione mentale e sentimentale, comunicando un’esperienza di sintesi estrema. Immagine di generativitร : La spiga รจ simbolo di qualcosa di generativo, paragonabile alla *fiusis* (natura/origine) dei sapienti greci. Unitร nella molteplicitร : La spiga rappresenta l’unitร composta da molti chicchi di grano. Simboleggia, quindi, l’unitร che si manifesta nella molteplicitร . Ciclo di morte e rinascita: La spiga allude al ciclo di morte e rinascita, richiamando il processo di caduta e trasformazione dei chicchi di grano sotto terra per poi rinascere. Radicamento nella coscienza unitaria: La spiga รจ legata all’esperienza della coscienza unitaria, in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*. I sapienti delle origini radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria. Riferimento all’invisibile: La spiga, come la *fiusis* di Eraclito, allude a una matrice invisibile costantemente generativa del mondo visibile. Eraclito afferma che l’origine ama nascondersi e che l’armonia invisibile รจ piรน potente di quella manifesta.
In sintesi, il simbolo della spiga rappresenta la generativitร , l’unitร nella molteplicitร , il ciclo di morte e rinascita, il radicamento nella coscienza unitaria e il riferimento all’invisibile. Nei misteri eleusini, la spiga personifica il culmine di un percorso iniziatico volto alla trasformazione e alla conoscenza profonda della realtร . I concetti di “sรฉ profondo“, “vuoto” e “assoluto” sono tutti modi per descrivere quella dimensione interiore che trascende la coscienza ordinaria.
Piรน precisamente:
Il sรฉ profondo รจ una dimensione su cui gravitano le esperienze mistico-iniziatiche. Il vuoto, usando una terminologia insieme buddista e junghiana, รจ un altro modo per riferirsi a questa dimensione interiore. L’assoluto รจ un termine utilizzato da Platone per descrivere un’esperienza indicibile di cui si puรฒ fare esperienza.
Questi concetti sono tutti connessi all’idea di una coscienza unitaria in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*, ฯฯฯฮนฯ ovvero all’origine di tutte le cose. I sapienti greci radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria.
Angelo Tonelli spiega che abbiamo una decadenza progressiva dalla figura del sapiente greco che non รจ molto diverso da un sapiente orientale se non per alcune caratteristiche che poi esplicita.
Inoltre, secondo il mito orfico, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. L’iniziazione ha il compito di risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.
Da ฯฯฯฯฮนฯฮฟฯ "rosso", a sua volta da ฯฯ ฯฯฯฯ "rosso fiammeggiante" (cfr. ฯแฟฆฯ "fuoco") dal ย proto-grecoย *purwo-ย dalย proto-indoeuropeoย *pehย 2ย -urย "fuoco" (vediRSP Beekesย , ย Etymological Dictionary of Greekย , Brill, 2009, pp. 1260 e 1264).
Secondo una tradizione riportata da Aristotele , l’ideatore della pirrica fu Achille , che la danzรฒ attorno alla pira funebre di Patroclo . La danza era amata in tutta la Grecia e in particolar modo dagli Spartani , che la consideravano un leggero addestramento bellico. Questa convinzione spinse gli Spartani a insegnare la danza ai loro figli quando erano ancora piccoli.
I giovani ateniesi eseguivano la danza nella palestra come parte dell’allenamento in ginnastica. La danza veniva eseguita anche nei Giochi Panatenaici . C’erano tre classi di concorrenti: uomini, giovani e ragazzi.
Lastra Campana in terracotta con rilievo di Zeus bambino protetto dai Cureti โ da Cerveteri, Etruria, Italia โ 51,40×46,35 cm – I secolo a.C. / I secolo d.C. – The British Museum, London, UK โ acquisizione nel 1891 Tre Cureti con spade e scudi proteggono il bambino Zeus con un fulmine dietro di lui e il suo nome iscritto. La scena รจ ambientata in una grotta sul Monte Ida a Creta. Curรจti – Divinitร minori della mitologia greca che costituivano il seguito di Rea, al cui parto assistettero, in numero di tre, eseguendo una danza guerresca con la quale vollero coprire i vagiti del neonato divino (cioรจ Zeus) per impedire che giungessero allโorecchio del padre Crono che lo avrebbe divorato.
Un riferimento alla danza di guerra di Ares si trova nell’Iliade , composta circa 2700 anni fa. In risposta alle provocazioni dell’eroe greco Aiaces sul campo di battaglia della guerra di Troia , l’eroe troiano Ettore ammonรฌ Aiace:
Ebbene, io stesso so come combattere e uccidere gli uomini in battaglia. So bene come voltare a destra, come voltare a sinistra la pelle di bue stagionata in uno scudo robusto da brandire nella lotta. So come caricare in carri clamorosi e scontranti guidati da cavalli che si lanciano. So nel combattimento ravvicinato come calpestare la misura del furioso dio della guerra Ares.
La danza romana che i migliori nati tra i Romani, quelli chiamati Salii, nome di un sacerdozio, eseguono in onore di Ares, il piรน bellicoso degli dei. ร una danza che รจ allo stesso tempo molto maestosa e molto sacra. Priapo, una divinitร guerriera , uno dei Titani, si occupava di dare lezioni di scherma, aveva affidato Ares alle sue cure da Era . Ciรฒ accadde quando Ares era ancora un ragazzo, sebbene fosse muscoloso e smisuratamente virile. Priapo non insegnรฒ ad Ares a maneggiare le armi finchรฉ non lo ebbe reso un ballerino perfetto. Infatti, Priapo ottenne persino una pensione da Era per questo. Gli fu assegnato di ricevere da Ares in perpetuo un decimo di tutto il bottino che era stato accumulato da Ares in guerra.
el distinguere le danze di guerra da quelle pacifiche, Platone descrisse una danza di guerra pirrica come la danza di Ettore per Ares:
La divisione della danza guerriera, essendo distinta da quella pacifica, si puรฒ giustamente chiamare Pirrica. Rappresenta modi di eludere tutti i tipi di colpi e colpi deviando e abbassandosi e saltando lateralmente verso l’alto o accovacciandosi. Rappresenta anche i tipi opposti di movimento, che portano a posture attive di offesa, quando si sforza di rappresentare i movimenti coinvolti nel tiro con archi o freccette e colpi di ogni tipo.
Platone, Leggi { ฮฯฮผฮฟฮน } 815A (Libro 7), testo in greco antico e Le citazioni successive delle Leggi di Platone hanno una fonte simile. Sulla โdanza di Pirro {ฯฯ ฯฯฮฏฯฮนฮฟฯ / ฯฯ ฯฯฮฏฯฮท}โ vedere Luciano di Samosata, Sulla danza { De Saltatione / ฮ ฮตฯแฝถ แฝฯฯฮฎฯฮตฯฯ } 9, disponibile in Harmon (1936) e Carvajal (2024).
Marzo, nellโantica Roma, era uno dei due mesi dedicati ai riti compiuti dai Salii, uno dei piรน antichi collegi sacerdotali dellโUrbe, probabilmente antecedente alla nascita stessa della cittร , il cui nome, secondo un verso dei Fasti di Ovidio
iam dederat Saliis a saltu nomina ducta armaque et ad certos verba canenda modos Aveva giร dato ai Salii i nomi derivati dal salto e aveva fatto in modo che le armi e le parole da cantare fossero portate secondo precisi ritmi.
et ad certos verba canenda modos traduci: e le parole da cantare fossero portate (o condotte) secondo precisi ritmi.
iam dederat: aveva giร dato
Saliis: ai Salii (un collegio di sacerdoti romani)
a saltu nomina ducta: i nomi derivati dal salto (si riferisce ai loro rituali di danza)
armaque: e le armi
deriverebbe dal verbo latino salire, cioรจ saltare, per via della particolare andatura saltellante che tenevano durante le processioni sacre, ossia, eseguendo probabilmente una sorta di antica danza tribale. I Salii risiedevano nella Curia Saliorum, posta sul Palatino e ancora non bene identificata, ed erano distinti in due collegi, i cui membri erano scelti tra le gens patrizie: i Salii Palatini, istituiti da Numa Pompilio e i Salii Quirinales istituiti da Tullo Ostilio.
Salii erano un antico collegio sacerdotale romano dedicato al dio Marte. La loro principale funzione era eseguire una danza rituale in onore del dio, durante la quale portavano armi sacre e cantavano antichi inni. La frase descrive l’istituzione di questo collegio e dei suoi rituali.
Il loro compito primario era custodire i Pignora imperii erano i sette oggetti sacri che garantivano, secondo le credenze dei romani, il potere e la salvezza di Roma, ossia secondo il grammatico e commentatore di Virgilio Servio Mario Onorato, tra lโaltro uno dei protagonisti delle Notti Attiche di Aulo Gellio
septem fuerunt pignora, quae imperium Romanum tenent: acus matris deum, quadriga fictilis Veientanorum, cineres Orestis, sceptrum Priami, velum Ilionae, palladium, ancilia
C’erano sette pegni, che mantenevano l’impero romano: l’ago della madre degli dei, la quadriga di terracotta dei Veienti, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Iliona, il Palladio, gli ancilia.
I “pignora imperii” erano sette oggetti sacri che, secondo la tradizione romana, garantivano la potenza e l’invincibilitร di Roma. Essi erano:
Acus Matris Deum (l’ago della madre degli dei):
Si riferisce alla pietra nera, simbolo della dea Cibele, portata a Roma durante la seconda guerra punica.
Quadriga fictilis Veientanorum (la quadriga di terracotta dei Veienti):
Una statua di terracotta raffigurante una quadriga, proveniente dalla cittร etrusca di Veio.
Cineres Orestis (le ceneri di Oreste):
Le ceneri del mitico Oreste, figlio di Agamennone, che secondo la leggenda furono portate a Roma.
Sceptrum Priami (lo scettro di Priamo):
Lo scettro del re di Troia, Priamo.
Velum Ilionae (il velo di Iliona):
Velo di Iliona, figlia di priamo.
Palladium (il Palladio):
Una statua di Pallade Atena, considerata un talismano protettivo per la cittร .
Ancilia (gli ancilia):
Dodici scudi sacri, uno dei quali si credeva fosse caduto dal cielo, a protezione di Roma.
Ossia, il betilo di Cibele, una pietra conica nera, forse un meteorite, trasferito a Roma durante le guerre puniche, la quadriga di Veio, opera in terracotta dello scultore etrusco Vulca che ornava il tempio di Giove sul Campidoglio, le ceneri di Oreste, dato che, secondo una variante del mito, narrata per esempio da Iginio, dopo essere sbarcato a Reggio, risalรฌ lโItalia sino a giungere nel celebre bosco dedicato a Diana Aricina, per essere liberato dalla Erinni ed espiare il matricidio (lo stesso luogo legato al mito di Ippolito Virbio, che implica una precoce ellenizzazione del santuario, e alla figura del rex nemorensis, su cui Frazer basรฒ il suo Ramo dโoro), lo scettro di Priamo, ultimo re di Troia, il velo di Iliona, sua figlia suicida, il Palladio, ovvero la scultura fatta da Atena per lโamica Pallade, custodita secondo la leggenda nella rocca di Ilio e restituita in Calabria a Enea da Diomede, e gli ancilia, gli scudi sacri, gli oggetti piรน arcaici e per usare un termine caro a Mircea Eliade, piรน ricchi di mana.
Nestor Kornblum presenta una Meditazione di canto armonico in The Dome, insieme ai Lama tibetani del famoso monastero di Gaden Shartse, nel loro tour del 2014 in Spagna. I Lama cantano una preghiera usando l’accordo One Voice, molto simile al Kargyraa – canto Deep Voice di Tuva, ma senza creare melodie con gli armonici. Nestor canta sia la Deep Voice che gli High Overtones, che suonano come un flauto che suona sopra la voce dei cantori.
85 La vita umana รจ davvero un breve periodo di tempo. Dovresti vivere facendo ciรฒ che ami. In questo mondo dei sogni รจ da stupidi sforzarsi di fare qualcosa che non ci piace. Questa รจ un’arma segreta che non dovresti mai rivelare ai giovani, perchรฉ puรฒ essere dannosa se ascoltata nel modo sbagliato. Mi piace dormire. Date le mie attuali circostanze, ho deciso di uscire ancora meno, di limitare i movimenti dei piedi e di trascorrere il mio tempo dormendo.
Il daoyinๅฐๅผ รจ un metodo dellโantica Cina per la cura della salute, basato sullโintegrazione di esercizio respiratorio, mentale, fisico e automassaggio. Il termine daoyin รจ composto dalle parole dวo ๅฐ โ โguidare, condurreโ โ e yวn ๅผ โ โtirare, tendereโ. Secondo Li Yi ๆ้ ค, commentatore del Zhuangzi dโepoca Jin (265-420), il termine รจ da intendere come โguidare lโenergia vitale per armonizzarlaโ e โtirare il corpo per ammorbidirloโ
Pittura su seta “Daoyintu”
La versione della dinastia Han occidentale รจ lunga 142 cm e larga 70 cm.
Fu rinvenuto nel 1973 nella tomba Han n. 3 di Mawangdui, nella cittร di Changsha, nella provincia di Hunan.
Questa immagine รจ una colorata raffigurazione di esercizi guidati. La pittura su seta รจ divisa in quattro strati, ognuno con 11 piccole immagini, per un totale di 44 immagini. Ogni immagine raffigura una persona in posizione sportiva, tra cui uomini e donne, vecchi e giovani, e ciascuna รจ alta 9-12 cm. I personaggi sono raffigurati in varie posture e movimenti: alcuni sono seduti, altri in piedi, alcuni guidano a mani nude e altri ancora tengono in mano degli strumenti per eseguire esercizi di qigong. Ci sono delle iscrizioni sul lato di ogni immagine, ma sfortunatamente alcune di esse sono incomplete. Le uniche 31 descrizioni di testo che si possono vedere sono grosso modo divise in due aspetti: preservazione della salute e terapeutico.
Gli antichi cinesi riconobbero molto presto l’importanza dell’esercizio fisico per la cura della salute e crearono una serie di metodi medico-sportivi chiamati “Daoyin”, che combinavano esercizi di respirazione con esercizi per il corpo. Il cosiddetto “Daoyin”, noto anche come “guidare e muovere il qi” o “muovere il qi”, รจ un metodo medico sportivo che combina esercizi di respirazione con esercizi per il corpo, includendo due parti importanti: “guidare il qi per renderlo armonioso” e “tirare il corpo per renderlo morbido”.
Una scatola di ceramica dipinta con l’immagine del qigong che entra in tranquillitร della dinastia Han occidentale, rinvenuta a Luoyang, Henan nel 1963
L’origine del “Daoyin” รจ molto antica. Secondo “Lรผshi ChunqiuยทAncient Music”, “All’inizio delle dinastie Tao e Tang, lo yin era stagnante e si accumulava, i corsi d’acqua erano bloccati e non potevano fluire verso la loro fonte, le persone erano depresse e stagnanti, i loro muscoli e le loro ossa erano rigidi e incapaci di muoversi, quindi crearono una danza per promuoverlo”. Il significato generale di questo documento รจ che gli antenati vivevano in un ambiente povero ed erano inclini alle malattie, quindi crearono un movimento simile a una danza per allungare i muscoli e le ossa e per consentire al qi e al sangue di fluire senza problemi, eliminando cosรฌ le malattie. Alcuni studiosi ritengono che la “danza” in essa contenuta sia l’embrione delle tecniche guida.
Il diagramma Daoyin dipinto nella dinastia Qing
Durante il periodo delle primavere e degli autunni e il periodo degli Stati Combattenti, il metodo di “guida” basato sugli esercizi di respirazione era giร piuttosto diffuso. Durante la dinastia Han la terapia “Daoyin” venne ulteriormente sviluppata. Alla fine della dinastia Han orientale, Hua Tuo creรฒ una serie di “Esercizi dei cinque animali”, ovvero esercizi ginnici per preservare la salute che imitano i movimenti e le posture di cinque tipi di animali, tra cui tigri, cervi, orsi, scimmie e uccelli. Il Daoyin Tu riflette vividamente un tipo di esercizio medico-sportivo utilizzato per mantenersi in salute durante le dinastie Qin e Han.
Cinque esercizi con gli animali della dinastia Qing
Secondo i reperti di bambรน “Yinshu” rinvenuti a Zhangjiashan nel Jiangling nel 1984, la tecnica Daoyin era molto popolare agli inizi della dinastia Han occidentale. La pittura su seta “Daoyin Tu” raffigura e riproduce bene le immagini della tecnica Daoyin durante le dinastie Qin e Han, offrendoci una vivida comprensione dell’aspetto della tecnica Daoyin in quel periodo. Ad esempio, il “Sutra dell’Orso” รจ difficile da comprendere sulla base delle registrazioni contenute nei libri antichi delle dinastie Qin e Han, ma la Figura 41 del dipinto su seta “Daoyin Tu” fornisce una descrizione dettagliata di questo movimento. Secondo lo “Yinshu”, lo “Xiong Jing” รจ un gruppo di tecniche guida composte da diversi movimenti singoli collegati tra loro, e dovrebbe essere eseguito tre volte di seguito quando utilizzato. Nella foto 41 del dipinto su seta โDaoyin Tuโ, un uomo รจ in piedi con le gambe divaricate, il corpo leggermente piegato e le braccia leggermente piegate, il che imita la lenta postura di arrampicata dellโorso. Sebbene non mostri completamente un set completo di movimenti, รจ senza dubbio di grande importanza per il ripristino della formazione e delle caratteristiche delle tecniche di guida nella prima dinastia Han e per lo studio delle prime cure mediche e degli sport del mio paese. Fornisce inoltre un prezioso riferimento e una nuova prospettiva per lo studio di altre immagini di reliquie culturali dello stesso periodo.
Motivo di scrittura a forma di orso su un veicolo tubolare intarsiato in argento, rinvenuto nella Tomba n. 122 della dinastia Han occidentale a Baoding, nella provincia di Hebei, nel 1964 (copia)
1. โLโinfluenza della cultura Daoyin della dinastia Han sullo sviluppo del Wushuโ, Zhang Yanxi, Southern Metropolis Forum, n. 6, 2008.
2. โRicerca sulla cultura Daoyin nella dinastia Hanโ, Wang Song, Liu Huaixiang e Zhang Yong, Journal of Nanjing Institute of Physical Education (edizione di scienze sociali), n. 1, 2002.
Il Qigong, anticamente noto come “esercizi di respirazione”, “esercizi di conduzione”, “espirazione e inspirazione”, “meditazione”, ecc., รจ stato chiamato Qigong solo in tempi moderni. ร un metodo di mantenimento della salute in cui i praticanti esercitano il loro potenziale interiore attraverso la regolazione del corpo, della mente e del respiro, al fine di migliorare la forma fisica e prolungare la vita. Esistono molte scuole di Qigong in Cina, che possono essere suddivise in cinque categorie principali:
Scuola di espirazione e inspirazione: enfatizza principalmente l’allenamento della respirazione.
Scuola di conduzione: enfatizza principalmente l’esercizio fisico.
Scuola di meditazione Zen: enfatizza la pratica della quiete come scopo.
Scuola di visualizzazione: enfatizza l’uso dell’immaginazione e dell’intenzione per allenarsi.
Scuola di circolazione celeste: si concentra sull’induzione dell’intenzione, sulla regolazione del respiro e sulla combinazione di intenzione e respiro.
figure sono stilizzate e sembrano armadilli antropomorfi, con corpi segmentati da strisce orizzontali, teste allungate, orecchie prominenti e pose dinamiche (saltare, correre, combattere). Le illustrazioni sono arricchite da motivi decorativi come linee curve e arabeschi. In fondo, cโรจ un testo in cinese: “ๅพ2 ่ฅฟๅฎ้้ถ้ๅ ฝๅคดๅ้ๅจไธ็่่นๅพๆก๏ผๆฒณๅไฟๅฎ1964ๅนดๅบๅใๆปกๆจใ๏ผ”, “Figura 2: Modello di danza su un recipiente di bronzo con teste di animali in oro e argento lavorato, scavato a Baoding, Hebei, nel 1964 (Manmu)”.
SENECA, Lettere a Lucilio, I secolo d.C. Il valore del tempo – Seneca Lucilio suo salutem Fa’ cosรฌ, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi piรน vergognosa รจ quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com’egli muoia giorno per giorno? In questo c’inganniamo, nel vedere la morte avanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa รจ giร alle nostre spalle. Ogni ora del’ nostro passato appartiene al dominio della morte. Dunque, caro Lucilio, fa’ ciรฒ che mi scrivi; fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo รจ nostro. Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto. E l’uomo รจ tanto stolto che, quando acquista beni di nessun valore, e in ogni caso compensabili, accetta che gli vengano messi in conto; ma nessuno, che abbia cagionato perdita di tempo agli altri, pensa di essere debitore di qualcosa, mentre รจ questo l’unico bene che l’uomo non puรฒ restituire, neppure con tutta la sua buona volontร . Mi domanderai forse come mi comporti io che ti dรฒ questi consigli. Te lo dirรฒ francamente: il mio caso รจ quello di un uomo che spende con liberalitร , ma tiene in ordine la sua amministrazione; anch’io tengo i conti esatti della spesa. Non posso dire che nulla vada perduto, ma sono in grado di dire quanto tempo perdo, perchรฉ e come lo perdo; posso cioรจ spiegare i motivi della mia povertร . Capita anche a me, come alla maggior parte della gente caduta in miseria senza sua colpa: tutti sono disposti a scusare, ma nessuno viene in aiuto. E che dunque? Per me non รจ povero del tutto colui che, per quanto poco gli resti, se lo fa bastare. Ma tu, fin d’ora, serba gelosamente tutto quello che possiedi; e avrai cominciato a buon punto, poichรฉ – ci ammoniscono i nostri vecchi – ยซรจ troppo tardi per risparmiare il vino, quando si รจ giunti alla fecciaยป. Nel fondo del vaso resta non solo la parte piรน scarsa, ma anche la peggiore. Addio. Da Lucio Anneo Seneca โ Lettere a Lucilio
L’immagine si riferisce al leggendario cavaliere romano che nel 362 a. C., apertasi nel Foro una voragine che non poteva essere colmata se non con il sacrificio di ciรฒ che i Romani avessero di piรน prezioso, ritenendo che nulla fosse piรน prezioso delle armi e del valore vi si gettรฒ armato e a cavallo; il luogo fu detto lacus Curtius.