Ignis aurum probat….

โ€œIgnis aurum probatmiseria fortes virosโ€œ

Il fuoco รจ la prova dellโ€™oro, la sventura quella dellโ€™uomo forte
De providentia Lucio Anneo Seneca.

Il legno che non bruci ad Ercolano”, mobili, suppellettili e strumenti che raccontano la vita quotidiana degli abitanti dell’epoca, sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio grazie al particolare processo di carbonizzazione del legno,

Il Genius Loci รจ intrinsecamente legato al paesaggio. “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua

Il legame tra paesaggio e Genius Loci รจ profondamente intrecciato secondo le fonti. Il Genius Loci รจ intrinsecamente legato al paesaggio, tanto che quest’ultimo รจ il luogo in cui si cela e attraverso cui impariamo a riconoscerlo.

Le fonti sottolineano che il paesaggio non รจ un mero spazio fisico. รˆ piuttosto un insieme complesso di elementi materiali e immateriali, che includono uno spazio geografico omogeneo, il suo contenuto ecologico, una storia di natura e cultura impressa nel tempo, un immaginario collettivo e la percezione sensoriale dell’osservatore.

Eugenio Turri definisce il paesaggio come territorio abitato, umanizzato e reso riconoscibile alla cultura umana. Egli evidenzia una profonda adesione spirituale degli uomini ai loro luoghi, che si manifesta sia nell’adattamento materiale che nell’interiorizzazione psichica dei caratteri del paesaggio. In quest’ottica, il Genius Loci รจ descritto da Turri come lo spirito del luogo, una divinitร  impersonale che incarna il senso del luogo, i suoi odori, colori, apparenze, magie, suoni e parole ad esso legati, perpetuandosi attraverso le generazioni e plasmando uno stile e un modo di vedere e costruire.

Raffaele Milani aggiunge che รจ attraverso la vista e il sentimento della meraviglia che si puรฒ scorgere nel paesaggio la presenza sensibile del Genius Loci. Egli considera il Genius Loci come l’intima facoltร  della natura di plasmare un paesaggio pregno di sacralitร , capace di stupire l’osservatore.

Vernon Lee descrive il Genius Loci come avente la sostanza del nostro cuore e della nostra mente, e la sua incarnazione รจ il luogo stesso, manifestandosi in specifici monumenti o tratti del paesaggio.

Le fonti avvertono anche che la perdita di memoria del Genius Loci si verifica quando i luoghi non rappresentano piรน soluzioni di adattamento e quando l’impronta del sacro non รจ piรน visibile nel paesaggio. Alain De Botton suggerisce che certi luoghi nel paesaggio possiedono una forza particolare che ci costringe a osservarli, forse indicando la presenza del Genius Loci attraverso la bellezza. Infine, la percezione del Genius Loci puรฒ generare un profondo senso di connessione tra l’anima dell’osservatore e lo spirito del luogo, mediato dalla bellezza del paesaggio stesso.

In sintesi, il paesaggio รจ il palcoscenico e la manifestazione tangibile del Genius Loci. รˆ attraverso l’esperienza sensoriale e emotiva del paesaggio che possiamo percepire e comprendere lo spirito unico di un luogo.

NULLUS LOCUS SINE GENIO: questa frase di Servio […] diceva ai suoi contemporanei una cosa che per loro era ovvia: ยซnessun luogo รจ senza Genioยป. Laddove per Genio sโ€™intende lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.”
“Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua (Rubbettino Editore, 2010)

“Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua (Rubbettino Editore, 2010)

Autore: Francesco Bevilacqua

Data di Pubblicazione: 2010

Parole Chiave: Genius Loci, paesaggio, ninfe, fate, architettura moderna, pianificazione, identitร  dei luoghi, sacralitร , processo di individuazione, spopolamento, atopia, Mente Locale, bellezza, essenzialitร  dello sguardo.

Sommario:

Questo documento di briefing analizza i temi principali e le idee piรน importanti presenti negli estratti del libro “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua. L’autore esplora il concetto di Genius Loci, la sua progressiva perdita nella modernitร  a causa di una pianificazione omologante e di un’architettura che ignora l’identitร  dei luoghi, e la sua connessione con figure mitologiche come ninfe e fate. Bevilacqua sottolinea l’importanza di recuperare una sensibilitร  verso lo “spirito del luogo” per restituire dignitร  e sacralitร  al paesaggio, evidenziando il legame intrinseco tra l’anima individuale e i luoghi vissuti.

Temi Principali e Idee Chiave:

1. La Perdita del Genius Loci nella Modernitร :

  • Critica alla pianificazione e all’architettura moderna: Bevilacqua critica aspramente l’attuale modo di pianificare e costruire, definito come “sparare cemento e asfalto sul paesaggio valutato economicamente”. Sostiene che la pianificazione รจ diventata sinonimo di omologazione, trasformando i luoghi in generici “spazi” e annullando la loro identitร .
  • “Pianificare ormai equivale a omologare. Si aspira al globale e ci si rifugia nel locale, usando gli stessi stilemi progettuali. Si trasformano i luoghi in generici ยซspaziยป. Annullando la loro identitร , si banalizzano. Si distruggono.”
  • “I ยซpianificatoriยป spesso sono diventati killer del paesaggio.”
  • Ossimoro tra tutela e valorizzazione: L’autore evidenzia come il tentativo di “tutelare per valorizzare” (o viceversa) il paesaggio sia un ossimoro, in quanto un bene immateriale e inestimabile non puรฒ essere calcolato come un bene economico qualsiasi.
  • “Tutelare per valorizzare (o viceversa) รจ un ossimoro condiviso dalla collettivitร . Due operazioni parallele e contrapposte. Non si tradurranno mai in realtร  perchรฉ un bene immateriale, inestimabile non puรฒ essere valorizzato โ€“ calcolato โ€“ come un bene economico qualsiasi.”
  • Incapacitร  di riconoscere il paesaggio: A causa della devastazione del territorio, non si riesce piรน a riconoscere il paesaggio nella sua autenticitร .
  • “In molti casi, il territorio devastato โ€“ la terra bruciata โ€“ degrada lโ€™ambiente e uccide il paesaggio. Pur con leggi, decreti, dotte sentenze e tante buone intenzioni, il paesaggio, in non poche zone, non esiste piรน e โ€“ ciรฒ รจ grave โ€“ non si riesce piรน a riconoscerlo.”
  • Scomparsa delle figure mitologiche: La difficoltร  nel percepire il Genius Loci รจ collegata alla perdita della capacitร  di vedere le “ninfe” e le “fate”, figure che incarnavano lo spirito dei luoghi.
  • “Turba e non poco, non riuscire piรน a vedere le ninfe. Non riconoscere il Genius Loci. Inquieta vederli confusi con personaggi di Walt Disney.”

2. La Natura e il Significato del Genius Loci:

  • Nullus locus sine Genio: Riprendendo l’antica saggezza latina, Bevilacqua ricorda che “nessun luogo รจ senza Genio”, intendendo lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.
  • “NULLUS LOCUS SINE GENIO: questa frase di Servio […] diceva ai suoi contemporanei una cosa che per loro era ovvia: ยซnessun luogo รจ senza Genioยป. Laddove per Genio sโ€™intende lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.”
  • Connessione con le ninfe e le fate: L’autore esplora il legame tra il Genius Loci e le figure mitologiche delle ninfe greche e delle fate, considerate divinitร  dei luoghi e incarnazioni delle forze della natura.
  • “Quel che conta, a questo punto della nostra ricerca, รจ lโ€™aver compreso che sia le ninfe che le fate sono divinitร  legate ai luoghi, anzi, divinitร  dei luoghi, al punto da condividerne la sorte.”
  • “Le fate sono, infatti, figure dellโ€™immaginario collettivo note in quasi tutte le culture e le religioni del mondo, seppure con nomi diversi e con varianti piรน o meno accentuate. Si tratta, come per le ninfe, di spiriti intermedi tra lโ€™uomo e le divinitร  ufficiali e nascono anchโ€™esse dalla necessitร  degli uomini di personificare i luoghi o gli elementi della natura.”
  • Sacralitร  dei luoghi: Il Genius Loci รจ intrinsecamente legato all’idea di sacralitร  dei luoghi, percepiti come “numinosi”, colmi della presenza di un nume.
  • “Se volessimo tentare di spiegare oggi, con semplicitร , ad una persona qualunque, come puรฒ applicarsi questo concetto ad un luogo particolare, potremmo forse dire che quel luogo, propriamente, รจ ยซnuminosoยป, รจ cioรจ colmo della presenza di un nume, pervaso da unโ€™aura di sacralitร .”

3. L’Architettura Moderna e la Dimenticanza del Genius Loci:

  • Critica a Norberg-Schulz: Pur riconoscendo il suo tentativo di recuperare la dimensione esistenziale del luogo, Bevilacqua riporta l’obiezione antropologica secondo cui il rapporto tra uomo e luogo รจ bidirezionale, con un’osmosi e talvolta una simbiosi.
  • Identitร  del luogo: Norberg-Schultz sottolinea come il luogo sia la manifestazione concreta dell’abitare umano e come l’identitร  dell’uomo dipenda dall’appartenenza ai luoghi.
  • “Il luogo rappresenta quella parte di veritร  che appartiene allโ€™architettura: esso รจ la manifestazione concreta dellโ€™abitare dellโ€™uomo, la cui identitร  dipende dallโ€™appartenenza ai luoghi.”
  • Critiche di Hillman e Turri: Psicoanalisti e geografi concordano nel denunciare come l’architettura moderna abbia dimenticato il Genius Loci, spesso privilegiando la “genialitร ” del progettista o gli interessi speculativi.
  • Hillman: “Cโ€™รจ unโ€™inflazione, una sorta di megalomania tipica degli architetti, come se fossero investiti dellโ€™archetipo dellโ€™eroe.”
  • Turri: “mancanza di una auscultazione del Genius Loci e delle voci che i paesaggi raccontano, la storia della natura e le storie degli uomini, le loro memorie, le loro fatiche, quelle presenze e assenze”

4. Il Paesaggio come Silenzio Eloquente e la Ricerca del Senso:

  • Definizione complessa di paesaggio: Bevilacqua sottolinea che il paesaggio non รจ solo spazio fisico, ma un insieme di elementi materiali e immateriali, tra cui storia, cultura, immaginario collettivo e percezione sensoriale.
  • Atopia e Amnesia dei Luoghi: L’autore riprende i concetti di Turri e Augรฉ per descrivere la perdita di identitร  dei luoghi (atopia) e la disconnessione delle persone dal proprio ambiente (amnesia), portando alla creazione di “non-luoghi”.
  • Augรฉ: “Il luogo antropologico รจ simultaneamente principio di senso per coloro che lโ€™abitano e principio di intelligibilitร  per colui che lโ€™osserva.”
  • Augรฉ: “se un luogo puรฒ definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non puรฒ definirsi nรฉ identitario, nรฉ razionale, nรฉ storico si definirร  un non-luogo”
  • Mente Locale: Bevilacqua introduce il concetto di Franco La Cecla di “Mente Locale”, sottolineando come l’adattamento tra individuo, gruppo e luogo sia una costruzione complessa e fragile, legata alla sopravvivenza sociale e culturale.
  • La Cecla: “Solo oggi, dopo molti anni di mito sul villaggio globale e sui nuovi cittadini del mondo si comincia a capire che il processo di adattamento tra un individuo, un gruppo ed un luogo รจ una costruzione di una complessitร  affascinante e fragile insieme.”
  • Ritorno del represso: Citando Hillman, l’autore avverte che il Genius Loci negato o dimenticato ritorna sotto forma di “malattie” e “patologie” sociali e individuali.

5. L’Essenzialitร  dello Sguardo e la Riscoperta della Bellezza:

  • Luoghi dimenticati: Bevilacqua descrive l’esistenza di luoghi appartati in Europa che hanno resistito alla modernizzazione e che possono risvegliare una “vertigine” interiore, sintomo della presenza del Genius Loci.
  • Bisogno psichico di bellezza: Riprendendo Hillman, l’autore sottolinea il fondamentale bisogno della psiche di bellezza, con la natura come rifugio per l’anima.
  • Hillman: “Il bisogno che ha la psiche della bellezza รจ fondamentale”
  • Comunicazione tra anima e spirito del luogo: La bellezza del luogo รจ il tramite per una profonda comunicazione tra l’anima dell’osservatore e lo spirito del luogo.
  • Ricerca iniziatica: La ricerca del Genius Loci รจ descritta come un “viaggio iniziatico” che richiede cautela, discrezione e tatto per interrogare il paesaggio.

6. Genius Loci come Luogo Originario e Processo di Individuazione:

  • Legame tra anima e terra: Bevilacqua esplora la prospettiva psicologica di Jung, secondo cui la terra forgia il carattere e l’indole dell’uomo. Il luogo in cui si รจ vissuti a lungo ha un valore fondante per la psicologia dell’individuo.
  • Luogo prenatale: Il grembo materno รจ identificato come il primo “luogo originario” dell’individuo, con un proprio Genius Loci, che lascia tracce profonde nella psiche.
  • Amore per i luoghi d’origine: Il Genius Loci, inteso come insieme di suoni, odori, sapori, colori, tradizioni e affetti legati al luogo originario, contribuisce a far nascere l’amore per questi luoghi.
  • Necessitร  di pathos e poiesis: In conclusione, Bevilacqua sottolinea che senza una disposizione interiore fatta di “pathos”, “poiesis” e “mania”, il Genius Loci non potrร  mai essere percepito o ascoltato.

Citazioni Significative:

  • “Il paesaggio รจ sempre stato oggetto di riflessioni e interessi a volte contrapposti. Ha coinvolto saperi diversi e chi pianifica ha tentato di coordinarli, fallendo โ€“ specie in Italia โ€“ gli obiettivi prefissati.”
  • “La situazione rischia di diventare drammatica. La denuncia scivola in sterili polemiche fra fautori e detrattori, catastrofisti e negazionisti.”
  • “Bevilacqua non รจ un esploratore: รจ un rabdomante della bellezza, un cacciatore dโ€™immagini e dโ€™emozioni.”
  • “In generale la natura costituisce una tonalitร  estensiva complessa, un luogo che a seconda delle circostanze locali acquista una particolare identitร . Questa identitร  o spirito, puรฒ essere descritta con modi concreti.”
  • “Il paesaggio, un tempo era impregnato di usi e di memorie che esprimevano per intero la societร , che sussistevano al di fuori di fatti e personaggi precisi, perchรฉ il tempo cancellava le date e i personaggi e lasciava emergere tutto ciรฒ che era spirito del luogo, Genius Loci…”
  • “Chi non conosce il bosco cileno non conosce questo pianeta. Da quelle terre, da quel fango, da quel silenzio, io sono uscito ad andare, a cantare per il mondo.” (Pablo Neruda)
  • “Senza un pathos, senza una poiesis, senza una mania, il Genius Loci non potrร  mai essere percepito nรฉ tampoco auscultato.”

Conclusioni:

Gli estratti di “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” offrono una profonda riflessione sulla relazione tra l’uomo e i luoghi, sulla perdita di sensibilitร  verso lo spirito dei luoghi nella modernitร  e sulla necessitร  di recuperare una connessione autentica con il paesaggio. Attraverso un’analisi che spazia dalla mitologia alla psicologia, dall’architettura all’antropologia, Bevilacqua invita il lettore a riscoprire la sacralitร  intrinseca dei luoghi e il loro ruolo fondamentale nel processo di individuazione individuale e collettiva. La riscoperta del Genius Loci non รจ solo un atto di consapevolezza estetica, ma una necessitร  per ritrovare un’armonia perduta tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda.

Fafnir

Nella mitologia norrena, Fรกfnir, noto anche come Frรฆnir, era un nano, figlio del re dei nani Hreidmar. Aveva diversi fratelli, tra cui Regin, ร“tr, Lyngheiรฐr e Lofnheiรฐr. La storia di Fรกfnir รจ strettamente legata alla sua trasformazione in drago e alla sua morte per mano di Sigurd.

In origine, Fรกfnir era descritto come un nano dotato di grande forza fisica e di uno spirito impavido. Custodiva il tesoro del padre, composto da gemme preziose e oro. Tra i tre fratelli, Fรกfnir era il piรน forte e aggressivo.

Il racconto sulla maledizione e la trasformazione di Fรกfnir รจ il seguente: Regin raccontรฒ a Sigfrido di come Odino, Loki e Hล“nir avessero incontrato ร“tr, che durante il giorno appariva come una lontra. Loki uccise la lontra con una pietra e i tre dei scuoiarono l’animale. Quella sera, giunsero alla dimora di Hreidmar e mostrarono la pelle della lontra. Hreidmar e i suoi due figli rimasti catturarono gli dei, tenendoli prigionieri. Loki fu incaricato di raccogliere il riscatto, che consisteva nell’imbottire la pelle della lontra d’oro e ricoprirla di oro rosso. Loki raccolse l’oro maledetto di Andvari, insieme all’anello Andvaranaut, entrambi noti per causare la morte dei loro possessori.

Fรกfnir, spinto dall’aviditร  e dal desiderio di impossessarsi di tutto il tesoro, uccise Hreidmar per impossessarsene. Tuttavia, accumulando ricchezze, diventรฒ sempre piรน perfido e paranoico. Per proteggere le sue ricchezze, Fรกfnir si trasformรฒ in un serpente o drago, custodendo il tesoro e soffiando veleno nella terra circostante. Questo veleno creรฒ un’aura terrificante che dissuadeva chiunque dall’avvicinarsi al suo tesoro, seminando il terrore tra gli abitanti della regione.

La trasformazione di Fรกfnir in un drago e le sue azioni successive segnarono una svolta significativa nella sua storia, portando al suo incontro finale con l’eroe Sigfrido, che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel suo destino.

Testo norreno antico [ 24 ]Traduzione di Gade [ 24 ]
Enn helt ulfa brynnirโ€” esempio di grammatica eiskaldiforme lievi di eldi โ€”austrวซr รพaรฐan gวซrva.Di nuovo il dissetante dei lupi (guerriero) si imbarcรฒ in una spedizione ben preparata verso est;il generoso sovrano spostรฒ il cuore amaro del serpente attraverso il fuoco.
Geisli si ferma a terraGunnar jarรฐar munna;ofan fellr blรณรฐ รก bรกรฐarbenskeiรฐr, en gramr reiรฐisk.Hristisk hjวซrr รญ brjรณstihringi grล“nna lyngva,un folkรพorinn fylkirferr vede steik e liika.Il raggio di sole della terra di Gunnr (spada)conficca nel terreno le fauci (testa)il sangue scorre su entrambe le navi ferite (spade),e il principe si arrabbia.La spada trema nel petto dell’anello di eriche verdi (serpente),e il condottiero audace comincia a divertirsi con l’arrosto.

egin pianificรฒ vendetta per impossessarsi del tesoro e mandรฒ il suo figlio adottivo Sigfrido a uccidere il drago. Regin ordinรฒ a Sigfrido di scavare una fossa in cui avrebbe potuto appostarsi sotto il sentiero usato da Fรกfnir per raggiungere un ruscello e lรฌ conficcare la sua spada, Gram, nel cuore di Fafnir mentre strisciava sopra la fossa fino all’acqua. Regin scappรฒ via impaurito, lasciando Sigfrido al compito. Mentre Sigfrido scavava, Odino apparve sotto forma di un vecchio con una lunga barba, consigliando al guerriero di scavare altre trincee in cui far scorrere il sangue di Fafnir, presumibilmente affinchรฉ Sigfrido non annegasse nel sangue. La terra tremรฒ e il terreno circostante tremรฒ all’apparizione di Fafnir, che soffiรฒ veleno sul suo cammino mentre si dirigeva verso il ruscello. Sigfrido, imperterrito, pugnalรฒ Fafnir alla spalla sinistra mentre strisciava sopra il fossato in cui giaceva e riuscรฌ a ferire mortalmente il drago. Mentre la creatura giaceva morente, parlรฒ a Sigfrido e gli chiese il suo nome, la sua discendenza e chi lo avesse mandato in una missione cosรฌ pericolosa. Fafnir capรฌ che era stato suo fratello Regin a tramare e predisse che Regin avrebbe causato anche la morte di Sigfrido. Sigfrido disse a Fafnir che sarebbe tornato alla tana del drago e avrebbe preso tutto il suo tesoro. Fafnir avvertรฌ Sigfrido che chiunque possedesse l’oro sarebbe stato destinato a morire, ma Sigfrido rispose che tutti gli uomini un giorno sarebbero comunque morti, ed รจ il sogno di molti uomini essere ricchi fino a quel giorno della loro morte, quindi avrebbe preso l’oro senza timore.

Fรกfnir fu una volta un nano, che si trasformรฒ in un drago dopo essere stato maledetto dal tesoro che custodiva. Usรฒ ร†gishjรกlmur per difendere il suo tesoro da coloro che avrebbero cercato di rubarlo.
Lโ€™eroe conosciuto come Sigurd uccise il drago e gli tolse ร†gishjรกlmur.

Regin tornรฒ quindi da Sigfrido dopo che Fafnir fu ucciso. Corrotto dall’aviditร , Regin progettรฒ di uccidere Sigfrido dopo che questi gli avesse cucinato il cuore di Fafnir, e di prendere tutto il tesoro per sรฉ. Tuttavia, Sigfrido, avendo assaggiato il sangue di Fafnir mentre cucinava il cuore, acquisรฌ la conoscenza del linguaggio degli uccelli e venne a conoscenza dell’imminente attacco di Sigfrido dalla discussione tra gli uccelli oรฐinnici (di Odino) e uccise Regfrido decapitandolo con Gram. Sigfrido mangiรฒ quindi parte del cuore di Fafnir e tenne il resto, che sarebbe poi stato dato a Gudrun dopo il loro matrimonio. 

Alcune versioni sono piรน specifiche riguardo al tesoro di Fรกfnir, menzionando le spade Ridill e Hrotti, l’elmo del terrore e una cotta di maglia dorata.

In Wagner

Fafnir custodisce il tesoro d’oro in questa illustrazione di Arthur Rackham tratta dal Sigfrido di Richard Wagner.

Fafnir appare (come “Fafner”) nel ciclo operistico epico di Richard Wagner, L’anello del Nibelungo (1848-1874), sebbene all’inizio della sua vita fosse un gigante anzichรฉ un nano. Nella prima opera, L’oro del Reno (1869), che trae spunto dal Gylfaginning, Fafner e suo fratello Fasolt cercano di impossessarsi della dea Freia, ispirata a Idun, promessa loro da Wotan, il re degli dei, in cambio della costruzione del castello del Valhalla. Fasolt รจ innamorato di lei, mentre Fafner la desidera perchรฉ senza le sue mele d’oro gli dei perderebbero la loro giovinezza. I giganti, principalmente Fafner, accettano di accettare in cambio un enorme tesoro rubato al nano Alberich. Il tesoro include l’elmo magico Tarnhelm e un anello magico del potere. Mentre si dividono il tesoro, i fratelli litigano e Fafner uccide Fasolt e prende l’anello per sรฉ. Fuggito sulla Terra, usa l’Elmo del Tarn per trasformarsi in un drago e custodisce il tesoro in una grotta per molti anni, prima di essere infine ucciso dal nipote mortale di Wotan, Sigfrido, come raffigurato nell’opera omonima. Si pensa che i giganti rappresentino la classe operaia. Tuttavia, mentre Fasolt รจ un rivoluzionario romantico, Fafner รจ una figura piรน violenta e gelosa, che trama per rovesciare gli dei. In molte produzioni, viene mostrato mentre torna alla sua forma originale di gigante mentre pronuncia il suo discorso di morte a Sigfrido.

In Tolkien

รˆ chiaro che gran parte dell’opera di Tolkien sia stata ispirata dal Mito Nordico. Si possono tracciare molti parallelismi tra Fafnir e Smaug, ne Lo Hobbit, cosรฌ come tra Fafnir e Glaurung, il primo drago della Terra di Mezzo, che viene ucciso da Tรบrin. Lo scambio di battute tra Bilbo e Smaug rispecchia quasi quello tra Fafnir e Sigfrido. La differenza principale รจ che la conversazione con Sigfrido avviene dopo che il colpo mortale รจ stato inferto. Ciรฒ รจ molto probabilmente dovuto all’effetto drammatico, poichรฉ Bilbo ha una posta in gioco molto piรน alta quando parla con Smaug. Anche l’altro drago, Glaurung, presenta molte somiglianze. Nel Libro dei Racconti Perduti di Tolkien, Glaurung รจ descritto come un drago incapace di volare che accumula oro, respira veleno e possiede “grande astuzia e saggezza”. Nel libro di Tolkien I Figli di Hรบrin, viene ucciso da Tรบrin dal basso, proprio come Fafnir. Anche Turin e Glaurung hanno uno scambio di battute dopo che รจ stato inferto il colpo mortale.

ย โ€œNella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento…. Hagakure ่‘‰้š ่žๆ›ธ

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ไธŠใฎไธŠใซใชใ‚‹ใจใ€็Ÿฅใ‚‰ใชใ„ใตใ‚Šใ‚’ใ—ใฆใ„ใฆใ€ไบบใ‹ใ‚‰ใ‚‚ไธŠๆ‰‹ใ ใชใจๆ€ใ‚ใ‚Œใพใ™ใ€‚ใปใจใ‚“ใฉใฏใ€ใ“ใ“ใพใงใงใ™ใ€‚

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Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro:
โ€œNella vita, ci sono diversi gradi di
apprendimento.
Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti.
Al livello
intermedio lโ€™uomo รจ ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce
anche a vedere quelle altrui.
Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilitร , si
rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni.
Costui ha valore e
si comporta come se non sapesse nulla.
โ€œQuesti sono i livelli in generale.
Ma ce nโ€™รจ uno che li trascende, ed รจ il piรน eccellente di tutti.
Chi penetra profondamente in questa Via รจ consapevole che non finirร  mai di
percorrerla.
Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di
aver raggiunto la perfezione.
Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Viaโ€.
Si dice che una volta il maestro Yagyu osservรฒ:


โ€œIo non conosco il modo di sconfiggere
gli altri, ma la Via per sconfiggere me stessoโ€.

้“ใ€‚ไธ€ๅ…ƒ็‚ Il Tao. Un’Unica Energia Primordiale

  1. ๆญธ (guฤซ) – Ritornare, riunirsi, convergere.
  2. ้ˆ (lรญng) – Spirito, anima, essenza spirituale.
  3. ๆญธ (guฤซ) – Ritornare, riunirsi (ripetuto).
  4. ้›ถ (lรญng) – Zero, nulla, vuoto.
  5. ๆญธ (guฤซ) – Ritornare, riunirsi (ripetuto ancora).
  6. ไธ€ (yฤซ) – Uno, unitร , singolaritร .
  7. ๅœ“ (yuรกn) – Cerchio, completezza, perfezione.

่ฌ (wร n) – Diecimila, innumerevoli, tutto.

็‰ฉ (wรน) – Cose, esseri, materia.

้“ (dร o) – Via, principio, Tao.

ๅ‡บ (chลซ) – Emergere, manifestarsi, derivare.

่ก“ (shรน) – Arte, tecnica, metodo.

ไธ€ (yฤซ) – Uno, unitร  (ripetuto).

็‚ (qรฌ) – Energia vitale, soffio cosmico (variante arcaica di “ๆฐฃ”).

  1. ็ฐก (jiวŽn) – Semplice, facile.
  2. ๅ–ฎ (dฤn) – Singolo, unico.
  3. ็š„ (de) – Particella possessiva o descrittiva (“di”, “che”).
  4. ไธ‰ (sฤn) – Tre.
  5. ๅ€‹ (gรจ) – Classificatore per contare oggetti o persone.
  6. ๅญ— (zรฌ) – Carattere, parola.
  1. ่˜Š (yรนn) – Contenere, racchiudere, accumulare.
  2. ่— (cรกng) – Nascondere, custodire.
  3. ่‘— (zhe) – Particella che indica uno stato continuo; qui, “contenente”.
  4. ็Ž„ (xuรกn) – Misterioso, profondo, oscuro.
  5. ๅฆ™ (miร o) – Meraviglioso, sottile, straordinario.
  6. ๆทฑ (shฤ“n) – Profondo, intenso.
  7. ๅฅง (ร o) – Nascosto, recondito, profondo.
  8. ๆ„ (yรฌ) – Significato, intenzione.
  9. ๆถต (hรกn) – Contenuto, significato implicito.

Quinta strofa:

  1. ๅ„ (gรจ) – Ciascuno, ogni.
  2. ๆœ‰ (yว’u) – Avere, possedere.
  3. ๅ„ (gรจ) – Ciascuno, ogni (ripetuto).
  4. ่ฆ‹ (jiร n) – Vedere, opinione, comprensione.
  5. ่งฃ (jiฤ›) – Spiegare, comprendere.
  6. ไธ€ (yฤซ) – Uno, unitร  (ripetuto).
  7. ่ชช (shuล) – Dire, parlare, teoria.
  8. ๆœ‰ (yว’u) – Avere, possedere (ripetuto).
  9. ้ˆ (lรญng) – Spirito, anima (ripetuto).
  10. ๆ€ง (xรฌng) – Natura, essenza, spiritualitร .
  11. ่‡ช (zรฌ) – Sรฉ, spontaneamente.
  12. ็„ถ (rรกn) – Cosรฌ, naturalmente.
  13. ๆ˜Ž (mรญng) – Chiaro, comprendere, illuminare.
  14. ็™ฝ (bรกi) – Bianco, chiaro, evidente.

Sesta strofa:

  1. ไฟฎ (xiลซ) – Coltivare, praticare, perfezionare.
  2. ๅ‡บ (chลซ) – Emergere, manifestarsi (ripetuto).
  3. ็œŸ (zhฤ“n) – Vero, autentico.
  4. ๅฟƒ (xฤซn) – Cuore, mente.
  5. ๅŽป (qรน) – Andare via, rimuovere.
  6. ๅ‡ก (fรกn) – Ordinario, mondano, terreno.
  7. ๅกต (chรฉn) – Polvere, mondo terreno, impuritร .

Settima strofa:

  1. ่ˆ‡ (yว”) – Con, insieme a.
  2. ไธ– (shรฌ) – Mondo, societร , epoca.
  3. ็„ก (wรบ) – Non avere, assenza.
  4. ็ˆญ (zhฤ“ng) – Contendere, competere, lottare.
  5. ๅฐฑ (jiรน) – Proprio, esattamente.
  6. ๆ˜ฏ (shรฌ) – Essere, รจ.
  7. ไฟฎ (xiลซ) – Coltivare, praticare (ripetuto).

Ottava strofa:

  1. ็”Ÿ (shฤ“ng) – Vita, nascere, vivere.
  2. ๆดป (huรณ) – Vivere, attivitร , vitalitร .
  3. ๅƒ (qiฤn) – Mille, innumerevoli.
  4. ่ˆฌ (bฤn) – Tipo, sorta, varietร .
  5. ้ƒฝ (dลu) – Tutti, completamente.
  6. ็พŽ (mฤ›i) – Bello, meraviglioso.
  7. ๅฅฝ (hวŽo) – Buono, positivo.
  8. ไธ€ (yฤซ) – Uno, unitร  (ripetuto).
  9. ๅˆ‡ (qiรจ) – Tutto, ogni cosa.
  10. ่™› (xลซ) – Vuoto, illusorio.
  11. ๅƒ (xiร ng) – Immagine, apparenza, illusione.
  12. ็ฉบ (kลng) – Vuoto, vacuitร .
  13. ็„ก (wรบ) – Non avere, assenza (ripetuto).
  14. ไนŸ (yฤ›) – Anche, pure.

Note:

  • Ogni ideogramma ha un significato base, ma il contesto poetico e filosofico (che richiama il Taoismo e la spiritualitร  cinese) puรฒ ampliarne o modificarne l’interpretazione.
  • Alcuni caratteri, come ๆญธ (guฤซ) e ไธ€ (yฤซ), si ripetono, enfatizzando temi di ritorno all’origine e unitร .
  • ็‚ (qรฌ) รจ una forma arcaica di “ๆฐฃ”, usata spesso in contesti mistici o taoisti per indicare l’energia primordiale.

LE RADICI DELLA TRADIZIONE INIZIATICA OCCIDENTALE – ANGELO TONELLI

Angelo Tonelli esplora le connessioni tra lo sciamanesimo greco ed eurasiatico e le influenze orientali sul pensiero greco. 
Si analizzano figure come Eraclito, Parmenide ed Empedocle, evidenziando i loro legami con le cerchie iniziatiche e le esperienze spirituali. 
L’oratore sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi sull’autenticitร  della cultura greca, riconoscendo la sua apertura a diverse tradizioni. 
Viene esplorata l’attualitร  della sapienza greca, evidenziando la necessitร  di un contatto con il profondo per affrontare la crisi antropologica contemporanea. 
Si discute infine il ruolo dell’iniziazione e della conoscenza unitaria come elementi centrali per una possibile rigenerazione della civiltร .

La saggezza greca si manifesta sia nelle pratiche spirituali sia nella vita civile, con implicazioni profonde per la realizzazione personale e la societร .

Nelle pratiche spirituali:
* Sciamanesimo greco: prima dei filosofi classici come Eraclito e Parmenide, esisteva uno sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, che influenzรฒ le successive esperienze spirituali.
Questo sostrato sciamanico รจ evidente in riferimenti e simboli presenti negli scritti di figure come Parmenide ed Empedocle.
* Misteri eleusini: questi riti, aperti a chiunque parlasse greco e non fosse macchiato da delitti, coinvolgevano purificazioni, digiuni, inni e una drammatizzazione rituale.
Il culmine era l’epopteia, una visione suprema raggiunta attraverso un percorso di transizione e catarsi.
L’esperienza era paragonata alla morte, intesa come iniziazione a un nuovo stato di coscienza.
* Orfismo e Dionisismo: queste tradizioni iniziatiche e di culto diffondevano stati di coscienza unificata. Il mito di Dioniso che si guarda nello specchio simboleggia come il mondo sia uno sguardo divino riflesso, e l’iniziazione serve a risvegliare questo sguardo interiore.
* Stati di coscienza unitaria: figure come Parmenide, Eraclito ed Empedocle incarnavano stati di coscienza che trascendevano le procedure del pensiero filosofico. La loro scrittura era intesa come strumento per trasfondere questi stati di coscienza.

Nella vita civile:
* Filosofia e politica: per i sapienti greci, la realizzazione di stati di coscienza elevati coincideva con la tendenza a trasformare la polis.
La sapienza era vista come qualcosa di sovrumano, che superava la dimensione dell’umano troppo umano.
* Limiti e conoscenza: i miti greci, come quello di Edipo e di Serse, offrono insegnamenti sulla conoscenza di sรฉ e sull’importanza di rispettare i limiti naturali.
Edipo, attraverso la conoscenza del proprio sรฉ, raggiunge una dimensione superiore, mentre Serse viene punito per aver violato l’equilibrio naturale.
* Coscienza unitaria e crisi antropologica: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con la sua attenzione all’interioritร  e alla connessione con il cosmo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Nous: questo strumento permette di cogliere l’unitร  di tutte le cose.
Perdere il radicamento nel “nous” porta alla separazione dal cosmo e dalla propria natura autentica.

Angelo Tonelli sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi e riconoscere le influenze orientali nella cultura greca. C’era una circolazione di idee e contatti tra le cerchie iniziatiche di diverse culture.
La saggezza greca, quindi, non รจ un fenomeno isolato, ma parte di un contesto piรน ampio di esperienze spirituali.
Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rappresentava una forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini.
Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.

Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:

* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo.
Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino.
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione.
Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร .
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.

Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.

Aristotele descrive l’esperienza dell’iniziazione non come un apprendimento intellettuale, ma come un sentire, un’emozione e una disposizione d’animo specifica.

Piรน precisamente, secondo Aristotele:
* Gli iniziati “non devono apprendere qualcosa, ma sentire”.
* L’iniziazione non riguarda l’acquisizione di conoscenza attraverso l’udito come nell’insegnamento. Piuttosto, รจ il “nous” stesso che subisce un’illuminazione, una folgorazione.
* Aristotele paragona l’esperienza misterica all’iniziazione eleusina, dove l’iniziato riceve un’impronta (“tu possa”) e non un insegnamento.
Giorgio Colli definisce questa esperienza iniziatica come una “vissutezza”.
* L’iniziazione richiede una preparazione; altrimenti, la persona non percepirebbe il significato dell’esperienza.

In sintesi, Aristotele evidenzia che l’iniziazione รจ un’esperienza trasformativa che coinvolge la sfera emotiva e spirituale, portando a una comprensione intuitiva piuttosto che a una conoscenza concettuale. Questo tipo di esperienza รจ simile a quella dei misteri eleusini, dove l’iniziato รจ preparato a ricevere un’impronta che illumina il suo “nous”.
Nelle iniziazioni eleusine, la figura della sciamana aveva un ruolo specifico, in particolare nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando si era ridotta la dimensione matrilineare e demetriaca.

Ecco alcuni aspetti del ruolo della sciamana nelle iniziazioni eleusine:
* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi.
Tra queste figure emergeva la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile.
* Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตั€ะพั„ะฐะฝั‚, il sacerdote maschile.
La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร  e la rigenerazione.

Quindi, sebbene le fonti non forniscano dettagli esaustivi sulle funzioni specifiche della sciamana nei misteri eleusini, รจ chiaro che figure femminili con caratteristiche sciamaniche erano presenti e svolgevano un ruolo attivo all’interno del culto, soprattutto in relazione alla dimensione femminile e ai riti di unione sacra.
Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un processo di destrutturazione dell’io ordinario che porta a una trasformazione profonda.

Ecco alcuni elementi chiave della descrizione di Plutarco, in riferimento all’esperienza nel Telesterion:
* Destrutturazione: L’esperienza nel Telesterion tendeva a destrutturare l’io ordinario.
Questo processo era cosรฌ potente da indurre Eraclito a definire la coscienza di veglia come una forma di “morte”, poichรฉ l’individuo rimaneva ancorato all’io e non era in contatto con l’immortale.
* Morte e conoscenza: Plutarco associa la morte a un momento di conoscenza, in linea con la visione platonica del Fedone, dove Socrate accoglie la morte come l’occasione per vedere l’assoluto.
L’iniziazione nei misteri eleusini, quindi, offriva un’esperienza simile a quella della morte, intesa come accesso a una conoscenza superiore.
* Iniziazione come morte e rinascita: Plutarco sottolinea la somiglianza tra il morire (“teleutan”) e l’essere iniziato (“teleistai”), suggerendo che l’iniziazione comporta una morte allo stato di coscienza precedente e l’accesso a uno stato nuovo e piรน ampio.
* Vagabondaggi e peripezie: L’esperienza interiore comprendeva “vagabondaggi” e “tragitti inquieti e senza fine attraverso le tenebre”.
Questi elementi suggeriscono un cammino non finalizzato, caratterizzato da movimento fisico e oscuritร , che contribuiva alla destrutturazione dell’io.
* Catarsi psico-corporea: Prima del culmine dell’esperienza, gli iniziati attraversavano “peripezie terribili, brividi, tremori, sudore e sbigottimento”.
Questa fase intensa di catarsi psico-corporea preparava l’individuo alla trasformazione finale.
* Luce e pacificazione: Dopo la fase catartica, gli iniziati sperimentavano “una luce meravigliosa” e venivano accolti in “luoghi puri e praterie, con voci e danze e la solennitร  di suoni sacri e sante apparizioni”.
Questa fase rappresentava la pacificazione e l’esperienza della luce, comuni in molte tradizioni spirituali, e conduceva a uno stato di liberazione e completezza.
* Celebrazione e purificazione: Infine, gli iniziati, “liberati e senza legami”, celebravano i riti sacri insieme a uomini santi e purificati, simboleggiando un nuovo inizio e una comunione con il divino.

In sintesi, Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un percorso di trasformazione profonda, che passa attraverso la destrutturazione dell’io, la catarsi, l’esperienza della luce e la comunione con il sacro.
Questo processo era inteso come un’iniziazione a un nuovo stato di coscienza, simile all’esperienza della morte, ma portatrice di conoscenza e liberazione.
Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini.
Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.

Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:

* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo.
Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante.
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร .
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.

In particolare, West evidenzia analogie tra la Grecia antica e altre culture come la Mesopotamia, l’Egitto e l’India, suggerendo che lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni. Questo implica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.

Inoltre, West, insieme ad altri studiosi, ha studiato figure come Abaris, uno sciamano iperboreo che potrebbe aver influenzato Pitagora, evidenziando le connessioni tra lo sciamanesimo greco e le tradizioni sciamaniche di altre regioni.
Nei misteri eleusini, la ierofantide era una sacerdotessa sciamana femminile che emergeva come figura di rilievo. Il suo ruolo era particolarmente significativo nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando la dimensione matrilineare e demetriaca era in declino.

Ecco alcuni aspetti del ruolo della ierofantide nei misteri eleusini:

* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi.
Tra queste figure emergeva la ierofantide.
* Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตromante, il sacerdote maschile.
La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร  e la rigenerazione.
Nel proemio della “Refuseos” di Parmenide, la dea rivela al giovane iniziato diverse cose.

In particolare:
* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto.
* La dea gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la doxa).
* La dea gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร  se vengono indagate in ogni senso.
* La dea gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร  di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.

In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del nous.
La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร  ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo.
Nella Grecia antica, lo sciamano rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.

Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamano nella Grecia antica:

* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo importante nei riti misterici come quelli di Eleusi. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione.
Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร .
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
* Funzione politica: i sapienti greci tendevano a trasferire la realizzazione di stati di coscienza evoluti nella polis.
* Guarigione: Parmenide era sacerdote di Apollo, quindi aveva una dimensione di guaritore.
I sapienti greci delle origini sono accomunati da diversi elementi chiave, che li distinguono dalle figure filosofiche successive.

Ecco alcuni aspetti che accomunano i sapienti greci delle origini:

* Radicamento nella coscienza unitaria: i sapienti delle origini, o *sofoi*, erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria era un’esperienza immediata e comune.
* Esperienze mistico-iniziatiche: questi sapienti incarnavano uno stato di coscienza che trascendeva le procedure del pensiero razionale. Aristotele definisce l’iniziazione come un’esperienza che non riguarda l’apprendimento, bensรฌ il sentire un’emozione ed essere in una certa disposizione d’animo, perchรฉ si รจ diventati adeguati a questo.
L’iniziazione รจ un’esperienza vissuta, non un insegnamento.
* Contatto con l’invisibile: i *sofoi* camminavano sull’invisibile, portando in sรฉ ciรฒ che รจ indicibile, non mentale, non sentimentale ed emozionale.
A differenza dei filosofi successivi, i sapienti delle origini erano capaci di portare l’invisibile nel mondo manifesto, colmando il divario tra l’esperienza interiore e la realtร  esterna.
* Dimensione politica della sapienza: la realizzazione di stati di coscienza evoluti coincideva con la tendenza a trasferirli nella *polis*, con una dimensione politica in senso collettivo della sapienza e della filosofia greca.
* Sapienza come guarigione: Alcuni di questi sapienti, come Parmenide ed Empedocle, erano figure connesse alla guarigione e alla dimensione religiosa.
Parmenide era sacerdote di Apollo, il che gli conferiva una dimensione di guaritore.
* Rapporto con lo sciamanesimo: Lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Stati di coscienza alterati: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Cosmopolitismo: bisogna pensare in termini un po’ piรน cosmopoliti riguardo a queste origini, altrimenti non si capiscono tante cose.
Nel proemio del poema “Sulla Natura” (Refuseos) di Parmenide, la dea rivela diverse cose al giovane iniziato.

* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto.
* Gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”.
Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la *doxa*).
* Gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile.
Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร  se vengono indagate in ogni senso.
* Gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร  di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.

In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*.
La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร  ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo.
Nel contesto della tradizione orfica, esiste una profonda analogia tra Dioniso e lo specchio.

Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo. In altre parole, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. Il mondo in cui viviamo รจ quindi connesso a questo sguardo generativo del dio.
Questo implica che il mondo รจ fatto di conoscenza.

L’analogia tra Dioniso e lo specchio suggerisce che:

* Il mondo รจ una manifestazione dello sguardo divino: Il mondo che percepiamo รจ una sorta di riflesso o immagine prodotta dallo sguardo di Dioniso.
* Connessione non dualistica: Il mondo e il divino non sono separati, ma sono intrinsecamente connessi in modo non dualistico.
* Conoscenza e identitร : Noi stessi siamo immagini nello specchio guardato dal dio.
Sia lo specchio che l’occhio del dio sono forme di una medesima realtร  unitaria.
* Iniziazione come risveglio: Il compito dell’iniziazione รจ risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.

Quando Eraclito afferma che “tutte le cose sono uno”, si riferisce allo stesso sguardo.
Questa comprensione consente il superamento della condizione umana ordinaria.

Giorgio Colli ha visto come ci sia questa dimensione apollinea in Dioniso, evidenziata con il mito dello specchio orfico.
C’รจ un Dioniso che รจ la danza, ma anche l’auto-contemplazione e quindi la conoscenza e l’aspetto sapienziale tipico di Apollo.

In definitiva, l’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi.
Platone descrive l’esperienza dell’assoluto come qualcosa di indicibile, che ha sperimentato personalmente e che cerca di rendere accessibile anche agli altri attraverso la dialettica e la filosofia.

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* Platone fa riferimento all’esperienza dell’assoluto che chiama Bene, ma sottolinea che la parola “bene” รจ solo un modo per designare qualcosa di indicibile di cui ha avuto esperienza.
* L’esperienza dell’assoluto รจ diversa dall’acquisizione di procedure corrette del pensiero tipiche dei filosofi non iniziati.
* Platone, attraverso il mito della caverna, cerca di rendere accessibile questa esperienza anche ai “molti” (ฯ€ฮฟฮปฮปฮฟฮฏ).
* Platone distingue tra i veri filosofi che sarebbero i filosofi iniziati, e quelli che non lo sono.
* Giorgio Colli spiega che per Platone, come per Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*.
* Per Platone, la dialettica e la filosofia sono strumenti per rendere accessibile l’esperienza dell’assoluto anche ai piรน.
* Platone paragona l’anima nell’ignoranza a chi si trova nel processo della morte, suggerendo che solo attraverso un processo di “morte” (intesa come trasformazione della coscienza) si puรฒ accedere alla conoscenza. Questo richiama il concetto di iniziazione come “morire” a uno stato di coscienza precedente per accedere a uno nuovo.
* In questo contesto, l’esperienza mistica รจ intesa come conoscenza per contatto (แฝ…ฮผฮฟฮฏฯ‰ฯƒฮนฯ‚), ovvero assimilazione tra soggetto e oggetto.
L’attualitร  della sofia presocratica risiede nella sua capacitร  di offrire una prospettiva alternativa e rigenerativa per la civiltร  contemporanea, che si trova ad affrontare una crisi antropologica e una mancanza di contatto con il profondo.

Ecco alcuni punti chiave che evidenziano l’attualitร  della sofia presocratica:

* Realizzazione spirituale e azione politica: Per i *sofoi*, come Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*.
Questa dimensione politica della sapienza, intesa come impegno collettivo, รจ particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui le รฉlite al potere spesso mostrano un basso livello di realizzazione spirituale.
* Superamento della dimensione “troppo umana”: La sofia presocratica offre una via per superare la dimensione “troppo umana” che caratterizza il pensiero moderno, spesso distaccato dalla dimensione iniziatica e mistica.
I sapienti greci incarnavano uno stato di coscienza ben diverso dal semplice pensiero razionale.
* Riscoperta dell’esperienza iniziatica: L’attualitร  della sofia presocratica invita a riscoprire le radici iniziatiche e misteriche della nostra civiltร , in particolare attraverso l’esperienza dei misteri eleusini.
Questi misteri, aperti a uomini e donne che parlavano greco e non fossero macchiati di delitti, offrivano un percorso di trasformazione interiore attraverso rituali, musica, visioni e catarsi.
* Centralitร  della coscienza unitaria: I *sofoi* erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*.
Questa coscienza unitaria, che implica il riconoscimento dell’unitร  tra l’individuo e il cosmo, รจ un antidoto alla crisi antropologica contemporanea, caratterizzata da una crescente frammentazione e alienazione.
* Conoscenza per contatto e trasformazione interiore: L’iniziazione non รจ vista come un mero apprendimento intellettuale, ma come un’esperienza di trasformazione interiore che coinvolge le emozioni e la disposizione d’animo. Aristotele sottolinea che l’iniziazione non riguarda l’apprendimento, ma il “sentire” e l'”essere in una certa disposizione d’animo”.
Magia naturale e stati di coscienza alterati: Figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Importanza dell’interioritร : Di fronte alle sfide economiche e sociali contemporanee, la sofia presocratica ci ricorda che la vera forza risiede nell’interioritร  e nella connessione con la dimensione trans-umana della nostra spiritualitร .
* Superamento del dualismo e integrazione: La dea rivela a Parmenide la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*.
* Risveglio dello sguardo divino: L’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi.
* Radicamento nel “Nous”: La sofia presocratica evidenzia l’importanza di coltivare il *nous*, inteso come una dimensione interiore connessa alla quintessenza cosmica.
Questo radicamento nel *nous* ci permette di affrontare i tumulti dell’esistenza e di “uscire vivi dalla selva del dolore”.
Sfida e stimolo alla catalizzazione del radicamento nel centro: Il problema della frammentazione diventa una sorta di sfida e di stimolo alla catalizzazione di questo radicamento nel centro che รจ tanto piรน necessario quanto piรน vengono alimentate le distanze da esso.

In sintesi, l’attualitร  della sofia presocratica risiede nella sua capacitร  di offrire una via di rigenerazione spirituale e civile, basata sulla riscoperta delle radici iniziatiche, sulla coltivazione della coscienza unitaria e sul radicamento nel *nous*. Questa prospettiva puรฒ fornire un antidoto alla crisi antropologica contemporanea e favorire la realizzazione di una civiltร  piรน sapienziale.
Il simbolo della spiga riveste un significato profondo nel contesto dei misteri eleusini e della sapienza greca antica.

In sintesi, il simbolo della spiga rappresenta la generativitร , l’unitร  nella molteplicitร , il ciclo di morte e rinascita, il radicamento nella coscienza unitaria e il riferimento all’invisibile. Nei misteri eleusini, la spiga personifica il culmine di un percorso iniziatico volto alla trasformazione e alla conoscenza profonda della realtร . I concetti di “sรฉ profondo“, “vuoto” e “assoluto” sono tutti modi per descrivere quella dimensione interiore che trascende la coscienza ordinaria.

Piรน precisamente:

Questi concetti sono tutti connessi all’idea di una coscienza unitaria in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*, ฯ†ฯฯƒฮนฯ‚ ovvero all’origine di tutte le cose. I sapienti greci radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria.

Angelo Tonelli spiega che abbiamo una decadenza progressiva dalla figura del sapiente greco che non รจ molto diverso da un sapiente orientale se non per alcune caratteristiche che poi esplicita.

Inoltre, secondo il mito orfico, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. L’iniziazione ha il compito di risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.

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