Perché chi ha scelto la propria mente, il proprio demone e i riti della potenza di questo.

Μὴ τιμήσῃς ποτὲ ὡς συμφέρον σεαυτοῦ, ὃ ἀναγκάσει σέ ποτε τὴν πίστιν παραβῆναι, τὴν αἰδῶ ἐγκαταλιπεῖν, μισῆσαί τινα, ὑποπτεῦσαι, καταράσασθαι, ὑποκρίνασθαι, ἐπιθυμῆσαί τινος τοίχων καὶ παραπετασμάτων δεομένου. ὁ γὰρ τὸν ἑαυτοῦ νοῦν καὶ δαίμονα καὶ τὰ ὄργια τῆς τούτου ἀρετῆς προελόμενος τραγῳ δίαν οὐ ποιεῖ, οὐ στενάζει, οὐκ ἐρημίας, οὐ πολυπληθείας δεήσεται˙ τὸ μέγιστον, ζήσει μήτε διώκων μήτε φεύγων, πότερον δὲ ἐπὶ πλέον διάστημα χρόνου τῷ σώματι περιεχομένῃ τῇ ψυχῇ ἢ ἐπ ἔλασσον χρήσεται, οὐδ ὁτιοῦν αὐτῷ μέλει˙ κἂν γὰρ ἤδη ἀπαλλάσσεσθαι δέῃ, οὕτως εὔλυτος ἄπεισιν, ὡς ‹ἂν› ἄλλο τι τῶν αἰδημόνως καὶ κοσμίως ἐνεργεῖσθαι δυναμένων ἐνεργήσειεν, τοῦτο μόνον παῤ ὅλον τὸν βίον εὐλαβούμενος, τὸ τὴν διάνοιαν ἔν τινι ἀνοικείῳ νοεροῦ πολιτικοῦ ζῴου τροπῇ γενέσθαι.

“Non considerare mai come vantaggioso per te ciò che ti potrebbe costringere un giorno a tradire la tua fede, ad abbandonare la tua dignità, a odiare qualcuno, a sospettare, a maledire, a fingere, o a desiderare qualcosa che richiede mura e tende.
Perché chi ha scelto la propria mente, il proprio demone e i riti della sua virtù non recita tragedie, non si lamenta, non ha bisogno né di solitudine né di folla.
La cosa più grande è vivere senza inseguire né fuggire, e non gli importa se la sua anima rimarrà più o meno a lungo nel corpo; e anche se deve già andarsene, se ne va con facilità, come farebbe qualsiasi altra cosa che può essere compiuta con decenza e ordine, preoccupandosi per tutta la vita solo di questo: che la sua mente non si trovi in una condizione estranea alla natura di un essere razionale e sociale.”

MARCO AURELIO III,7

“Ogni cosa è opinione, e questa dipende da te. Dunque, eliminala quando vuoi l’opinione, e come quando si doppia un promontorio si trova la bonaccia, così ogni cosa sarà stabile e un golfo senza onde.”Marco Aurelio

武道の至極は、用うるなきにあり。L’essenza suprema delle arti marziali risiede nel non doverle usare. 宮本武蔵は Miyamoto Musashi

宮本無三四 (Miyamoto Musashi): Miyamoto Musashi – Questo è il nome del celebre spadaccino. “Musashi” è il suo nome, e “Miyamoto” è il suo cognome. “無三四” (Musashi) può essere letto in diversi modi, questo è uno di quelli. 佐々木巖流 (Sasaki Ganryū): Sasaki Ganryū -Sasaki Kojirō, spesso chiamato con il suo nome d’arte “Ganryū”.

Nella sua seconda vita Miyamoto Musashi, oltre a continuare lo studio della spada e gettare le basi pratiche e filosofiche della sua scuola, il Niten Ichi ryu, 二天一流, questa tecnica Niten Ichi (二天一, “due cieli in uno”) o Nitō Ichi (二刀一, “due spade in una”).
divenne un rinomato artista.
In contrasto con la fama di uomo rude, scostante e in definitiva sgradevole che accompagnava la sua vita di ronin,浪人 浪 (rō): che significa “onda” o “vagabondo”.
人 (nin): che significa “persona”.
le sue opere rivelano una personalità sensibile nella ricezione degli stimoli forniti dalla natura o dalla riflessione interna, e altrettanto delicata ma potente nel rendere nei manufatti le sue sensazioni.
Eccelse nell’arte del kakemono, o kakejiku, lunghi rotoli di carta destinati ad essere appesi come decorazione nella parete d’onore delle stanze dedicate ad attività significative, come ad esempio il lato kamiza del dojo, la sala destinata all’allenamento delle arti marziali, o nelle essenziali stanzette dedicate al chanoyu.
L’opera viene normalmente tracciata ad inchiostro, non consentendo ripensamenti ed aggiustamenti: ogni tratto è definitivo e fatale, come il colpo di una spada.
Miyamoto Musashi: la parola sunyata (vuoto, o nulla).空 (kū).

本朝武林英名傳 (Honchō Buringi Eimei Den): Illustri Guerrieri del Nostro Paese (letteralmente: “Trasmissione dei Nomi Illustri del Mondo Marziale del Nostro Paese”) –

佐々木巖流 (Sasaki Ganryū): Sasaki Ganryū – Questo è il nome di Sasaki Kojirō, spesso chiamato con il suo nome d’arte “Ganryū”, il quale perse il duello mortale con Miamoto Musashi ,sull’isola di Ganryūjima.

[Testo in alto a destra] Questo testo descrive Sasaki Kojirō, menzionando la sua abilità con la spada nodachi (una spada lunga), la sua tecnica “Tsubame Gaeshi” (rondine che ritorna), e la sua fama.

[Testo a sinistra] Questo testo continua la descrizione di Sasaki Kojirō, parlando della sua audacia e della sua sfida a Miyamoto Musashi.

一勇齋國芳画 (Ichiyūsai Kuniyoshi Ga): Dipinto da Ichiyūsai Kuniyoshi – Questo indica l’artista che ha creato la stampa, Utagawa Kuniyoshi, usando uno dei suoi pseudonimi.

Meditazione e Combattimento nella visione di Jiri Prochazka Combattente MMA

Ecco i punti chiave sulla meditazione secondo Jiri Prochazka:

  • Consiglio per chi non ama la solitudine: Suggerisce di iniziare a meditare per coloro che hanno difficoltà a stare da soli e godersi la propria compagnia.
  • Scopo della meditazione: La meditazione serve a riconoscere se stessi, la propria mente e i propri “demoni” interiori. Aiuta a conoscere la voce nella propria testa e a realizzare che i pensieri negativi non sono reali.
  • “Qui e Ora” e Gioia Pura: Attraverso la meditazione, si può raggiungere una comprensione del puro “qui e ora”, che Jiri associa alla gioia pura.
  • Consapevolezza: Meditare significa riconoscere se stessi, la propria mente, i sentimenti, i pensieri e le cose che ci circondano, come il respiro e gli odori.
  • Esercizio con un Fiore: Jiri descrive un esercizio di meditazione in cui si pone un oggetto, come un fiore, di fronte a sé e lo si osserva per circa 10 minuti. Durante questo tempo, ci si immerge completamente nel momento presente, osservando solo l’oggetto e prendendo coscienza dei pensieri che sopraggiungono.
  • Disciplina Mentale: L’obiettivo di questo esercizio è disciplinare la mente a rimanere focalizzata su un unico punto e a ritornarvi ogni volta che viene distratta.
  • Libertà e Gratitudine: Dopo aver disciplinato la mente, si può godere della libertà di osservare ciò che ci circonda ed essere grati per tutte le cose che si hanno. Questa disciplina si può estendere anche alle scelte quotidiane, come quelle alimentari, portando a una maggiore apprezzamento delle decisioni consapevoli.
  • Connessione con il Combattimento: Jiri paragona la disciplina e la concentrazione sviluppate con la meditazione alla capacità di godersi il combattimento, rimanendo presenti nel momento invece di essere preda della paura o delle reazioni istintive.

Secondo Jiri Prochazka, il “flow” è di fondamentale importanza nel combattimento. Ecco i punti chiave che emergono dalle sue interazioni:

  • Non perdere il flow: Jiri esorta a non perdere il flusso durante il combattimento. Questo è cruciale indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova.
  • Rimanere nel flow anche in situazioni difficili: È importante sapere come entrare nel flusso e rimanerci, anche durante esercizi difficili o situazioni complicate, che si stia vincendo o perdendo.
  • Il flow quando si vince: Spesso, quando si sta vincendo e si sente che l’avversario è vicino alla sconfitta, si viene sopraffatti dall’emozione e dal desiderio di finire l’incontro rapidamente. Invece, Prochazka raccomanda di rimanere nel “qui e ora”, di essere nel flusso.
  • Il flow quando si perde: Anche quando si sta perdendo, si viene colpiti o si è feriti, è essenziale realizzare e mantenere una mentalità positiva, respirare e procedere passo dopo passo, con la convinzione di poter vincere. Questo è strettamente legato al rimanere nel flusso.
  • Connessione con l’essere nel momento: Essere nel flusso è collegato all’essere nel “qui e ora”.

In sintesi, per Jiri Prochazka, il “flow” rappresenta uno stato mentale di presenza e continuità nell’azione, che permette di rimanere efficaci e lucidi sia nei momenti favorevoli che in quelli avversi del combattimento. Non perdere il flusso significa non farsi sopraffare dalle emozioni o dalle difficoltà, ma rimanere concentrati sul momento presente e sull’obiettivo di vincere.

Jiri Prochazka descrive il suo stile di combattimento enfatizzando diversi principi e approcci. Inizialmente, viene presentato come un combattente che è diventato campione UFC “combattendo come nessun altro”. Viene notato il suo stile unico, con “mani basse, mento in avanti”, che inizialmente potrebbe sembrare inefficace, ma che in realtà lo rende molto bravo.

Prochazka sottolinea anche l’importanza di essere adattabili e di usare la tecnica dell’avversario come propria tecnica. Questa filosofia è paragonata al concetto di Bruce Lee dell’acqua che si adatta al contenitore, evidenziando la sua capacità di adattarsi a ogni momento. Sostiene di poter “vedere l’avversario veloce come lento e l’avversario lento come veramente veloce” con la sua mente, e di poter “rallentare un avversario veloce o velocizzare uno lento” per poi “cogliere il momento giusto”.

Un altro aspetto cruciale è la distanza, che lui considera la sua “protezione”. Spiega che il suo obiettivo principale è connettersi con l’avversario e sentire il ritmo. Il controllo della distanza gli permette di decidere quando può essere colpito e quando può allontanarsi. Durante lo sparring, cerca attivamente la distanza e applica pressione.

Prochazka descrive il suo approccio al combattimento come semplice, riducendolo a “boom e vincere”. Crede che le persone tendano a “eccessiva intellettualizzazione” e che la chiave sia essere nel “qui e ora” e agire in modo diretto. Afferma che se si è “leggeri” e “calmi”, si possono vedere le opportunità e godersi il combattimento.

Durante l’allenamento, emerge anche l’idea di “giocare con la pressione” e di controllare la tensione e l’atteggiamento mentale dell’avversario, per anticiparne le reazioni.

Nel contesto dello sparring, viene definito un “savage striker” Attaccante selvaggio” e viene evidenziato come cerchi di trovare la distanza rapidamente. La sua capacità di passare rapidamente da attacchi in piedi a tentativi di takedown, e viceversa, dimostra la sua natura imprevedibile.

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Hachiman 八幡神, Hachiman-jin o Yahata no kami)

Nella religione giapponese, Hachiman (八幡神, Hachiman-jin o Yahata no kami) Hachiman è una figura sincretica, che unisce elementi shintoisti e buddisti, venerata dai samurai e dai contadini, con circa 25.000 templi dedicati in Giappone. È paragonato a Marte nella mitologia romana.

Sebbene spesso chiamato dio della guerra, è più correttamente definito come il dio tutelare dei guerrieri. È anche il protettore divino del Giappone, del popolo giapponese e della Casa Imperiale; il clan Minamoto (“Genji”) e la maggior parte dei samurai lo veneravano. Il suo nome significa “Dio delle Otto Bandiere”, in riferimento alle otto bandiere celesti che segnalarono la nascita del divino imperatore Ōjin. Il suo animale simbolico e messaggero è la colomba.

Diffusione e Venerazione

Hachiman è estremamente popolare in Giappone, con circa 25.000 templi dedicati, Questi templi, tra cui il famoso Usa Jingū a Kyushu, erano mete di pellegrinaggio per guerrieri e atleti di arti marziali, specialmente durante lo shogunato Kamakura, quando il clan Minamoto consolidò il suo potere. La sua venerazione si estese anche ai contadini e ai pescatori, riflettendo il suo ruolo multisfaccettato nella società giapponese.

AspettoDettaglio
Nome in ItalianoHachiman
Nome Originale八幡神 Hachiman-jin / Yahata no kami
Ruolo PrincipaleDio tutelare dei guerrieri, protettore del Giappone
Associazione CulturaleShintoismo e buddismo, venerato dai samurai, contadini e pescatori
SimboliColombo (messaggero), staffa di cavallo, arco
Numero di Templi DedicatiCirca 25.000
Confronto MitologicoParagonato a Marte (mitologia romana)
Origine LeggendariaIdentificato con l’imperatore Ōjin, figlio di Jingū, III-IV secolo d.C.
Marte

八百万の神 Yaoyorozu-no-kami  “8 milioni di Kami”.

 Kami   La parte sinistra (礻, una forma semplificata di 示) significa “santuario”. La parte destra (申), invece, reca il significato di “parlare”.

Questo ideogramma era proveniente dall’antica Cina, dove 示 rappresentava un altare sacrificale in pietra a tre gambe (come lo stesso ideogramma in parte ci comunica). Per utilizzarlo in ideogrammi composti, 示 si trasforma in 礻, con la riga superiore che diventa una sorta di virgoletta. Spesso, a questo ideogramma si attribuiva la definizione di “manifestazione” o “venerazione”.

Rappresentai gli “dèi”, gli “spiriti”, ma anche “esseri supremi”, ma anche la “mente” e, in generale, “tutto ciò che è venerato”.

Dal momento che nella lingua giapponese non esiste singolare o plurale e nemmeno genere, Kami è un concetto fluido che pervade ogni cosa, abbracciando entità diverse, come tutto ciò che vive ed esiste in natura, dal tuono alla montagna. Possono essere animali, piante, protettori di specifici eventi della vita delle persone, come la nascita o la crescita, ma possono anche essere spiriti di eroi e spiriti degli antenati. Vi sono quelli della casata imperiale, ma anche gli antenati venerati da ogni famiglia.

Quanti sono i Kami? Il concetto di Yaoyorozu-no-kami

C’è un’espressione in lingua giapponese che dovrebbe indicare il numero di Kami venerati. Yaoyorozu-no-kami (八百万の神), letteralmente “8 milioni di Kami”.

Questa espressione, però, non va valutata per il suo significato letterale. L’utilizzo del numero 8 non è affatto un caso e sottende il significato che il numero dei Kami giapponesi sia infinito. Anzi, è in continuo aumento.

Nel Kojiki, il primo libro mai scritto nella storia del Giappone, si parla di 300 tipologie diverse di Kami, ognuna con la propria specifica funzione.

Anzi, così come i fedeli devono onorarli, onde evitare spiacevoli conseguenze, anche queste entità sono tenute a onorare chi li venera ottemperando il compito che è parte della loro natura o del contesto in cui vivono.

confer Elisa Borgato in merito all’etimologia degli ideogrammi https://leggimee.it

  1. Amaterasu-Ōmikami (天照大御神)
    • Significato: Dea del sole e antenata mitologica della famiglia imperiale giapponese.
    • Ruolo: È la kami più importante nello shintoismo, simbolo di luce, ordine e vita. È venerata principalmente nel santuario di Ise (Ise Jingū).
    • Caratteristiche: Rappresenta la prosperità e l’armonia. Secondo il mito, si nascose in una grotta, causando l’oscurità nel mondo, finché altri kami la convinsero a uscire.
  2. Susanoo-no-Mikoto (須佐之男命)
    • Significato: Dio delle tempeste, del mare e, in alcune interpretazioni, dell’agricoltura.
    • Ruolo: Fratello di Amaterasu, è noto per il suo carattere turbolento. Nel mito, uccise il serpente Yamata-no-Orochi, salvando una fanciulla e trovando la spada Kusanagi, uno dei tre tesori imperiali.
    • Caratteristiche: Simbolo di forza e caos, ma anche di protezione contro le calamità.
  3. Inari-Ōkami (稲荷大神)
    • Significato: Divinità del riso, dell’agricoltura, della fertilità e del commercio.
    • Ruolo: Molto popolare tra agricoltori e commercianti, è associata alle volpi (kitsune), considerate sue messaggere. I santuari dedicati a Inari, come Fushimi Inari a Kyoto, sono famosi per le migliaia di torii rossi.
    • Caratteristiche: Protettrice della prosperità economica e del raccolto.
  4. Tsukuyomi-no-Mikoto (月読命)
    • Significato: Dio della luna.
    • Ruolo: Fratello di Amaterasu e Susanoo, governa la notte e il ciclo lunare. È meno presente nei miti rispetto agli altri due, ma è venerato per il suo ruolo cosmico.
    • Caratteristiche: Simbolo di calma e mistero, spesso associato alla dualità con Amaterasu (sole/luna).
  5. Hachiman (八幡神)
    • Significato: Dio della guerra e protettore dei samurai.
    • Ruolo: Associato all’imperatore Ōjin, è venerato come patrono dei guerrieri e della nazione. Il santuario di Usa a Kyushu e il Tsurugaoka Hachimangū a Kamakura sono tra i più importanti dedicati a lui.
    • Caratteristiche: Simbolo di coraggio e lealtà.
  6. Tenjin (天神)
    • Significato: Dio degli studi e della letteratura.
    • Ruolo: Originariamente lo spirito divinizzato di Sugawara no Michizane, un erudito del periodo Heian. È venerato dagli studenti che pregano per il successo accademico nei santuari Kitano Tenmangū e Dazaifu Tenmangū.
    • Caratteristiche: Protettore della conoscenza e della giustizia.
  7. Ebisu (恵比寿)
    • Significato: Dio della pesca, del commercio e della prosperità.
    • Ruolo: Uno dei sette dèi della fortuna (Shichifukujin), è spesso raffigurato con una canna da pesca e un pesce. È venerato dai pescatori e dai commercianti.
    • Caratteristiche: Simbolo di abbondanza e buon auspicio.

Contesto dei kami

Ogni kami ha un ruolo specifico, ma la loro venerazione dipende dal contesto locale o dalle necessità personali (es. successo negli studi, protezione, fertilità). I santuari shintoisti (jingū o jinja) sono dedicati a uno o più kami, e i rituali includono offerte (come sake o cibo), preghiere e feste (matsuri) per onorarli. La credenza nei “Yaoyorozu-no-kami” implica che anche kami minori, come gli spiriti di un albero o di un fiume, sono parte integrante della spiritualità shintoista.

Ignis aurum probat….

Ignis aurum probatmiseria fortes viros

Il fuoco è la prova dell’oro, la sventura quella dell’uomo forte
De providentia Lucio Anneo Seneca.

Il legno che non bruci ad Ercolano”, mobili, suppellettili e strumenti che raccontano la vita quotidiana degli abitanti dell’epoca, sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio grazie al particolare processo di carbonizzazione del legno,

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