C’รจ una differenza tra un combattente e un artista marziale.
Un combattente si allena per uno scopo: combattere.
Io sono un artista marziale: non mi alleno per combattere.
Mi alleno per me stesso.
Mi alleno continuamente.
Il mio obiettivo รจ la perfezione.
Ma non la raggiungerรฒ mai.โ Georges St. Pierre
A tergo Lupi evocazioni nordiche degli skaldi italici
Evocativi, poetici bardi skaldi italici…
A fronte praecipitium, a tergo Lupi…
Di fronte il precipizio, alle spalle i lupi…
CONFER FONTE

“Non muovere l’anima senza il corpo, nรฉ il corpo senza l’anima, affinchรฉ, combattendo l’uno contro l’altro, queste due parti preservino l’equilibrio e la salute” Platone, Timeo
"ฮผแฝด ฮบฮนฮฝฮตแฟฮฝ ฯฯ ฯแฝดฮฝ แผฮฝฮตฯ ฯฯฮผฮฑฯฮฟฯ ฮผฮทฮดแฝฒ ฯแฟถฮผฮฑ แผฮฝฮตฯ ฯฯ ฯแฟฯ, แผตฮฝฮฑ แผฮผฯ ฮฝฯฮผฮตฮฝฮฑ แผฮปฮปฮฎฮปฮฟฮนฯ ฯฮฑแฟฆฯฮฑ ฯแฝฐ ฮดฯฮฟ ฮผฮญฯฮท ฯแฝดฮฝ แผฐฯฮฟฯฯฮฟฯฮฏฮฑฮฝ ฮบฮฑแฝถ ฯแฝดฮฝ แฝฮณฮฏฮตฮนฮฑฮฝ ฮดฮนฮฑฯแฟดฮถแฟ"

PLATONE si dice che ฮ ฮปฮฑฯฯฮฝ (Platon), provenga dal termine ฯฮปฮฑฯฯ ฯ (platys, “largo”), “dalle spalle larghe”., uno dei massimi filosofi greci antichi ,il cui vero nome perรฒ era Aristocle. Si narra che fu un altro Aristone, un lottatore di Argo, suo maestro di ginnastica, a chiamarlo per la larghezza delle spalle “Platone” (dal greco ฯฮปฮฑฯฯฯ, platรฝs, che significa “ampio”) Platone praticava infatti il pancrazio, una sorta di lotta e pugilato assieme. Gli atleti impegnati in una competizione di pancrazio โ cioรจ i pancraziasti (sing. ฯฮฑฮณฮบฯฮฑฯฮนฮฑฯฯฮฎฯ, plur. ฯฮฑฮณฮบฯฮฑฯฮนฮฑฯฯฮฑฮฏ) โ utilizzavano una varietร di tecniche per colpire il loro avversario e portarlo a terra al fine di applicare una tecnica di sottomissione.
Quando i pancraziasti combattevano in piedi, il combattimento era chiamato Ano pancrazio (แผฮฝฯ ฯฮฑฮณฮบฯฮฌฯฮนฮฟฮฝ, โpancrazio superioreโ), pugni e calci, lotta in pidi,mentre quando portavano il combattimento a terra, lotta a terra e colpi da terra, si parlava di Kato pancrazio (ฮบฮฌฯฯ ฯฮฑฮณฮบฯฮฌฯฮนฮฟฮฝ, โpancrazio inferioreโ)
Altri autori danno del nome un’altra derivazione, come l’ampiezza della fronte o la maestร dello stile letterario.
Mannerbund e Kรณryos, Marut: Le Confraternite Guerriere Indoeuropee
I concetti di Mannerbund, guerrieri iranici, Marut, Kรณryos (gruppo di guerra) e i Culti Indoeuropei sono strettamente collegati allโinterno del contesto delle tradizioni guerriere e religiose delle societร indoeuropee.
Questi termini riflettono aspetti sociali, mitologici e spirituali legati ai gruppi di giovani guerrieri maschi e al loro ruolo nella cultura antica.Mannerbund e Kรณryos: La Fratellanza Guerriera Mannerbund (o Mรคnnerbund) รจ un termine usato negli studi indoeuropei per indicare una confraternita di giovani uomini non sposati che formavano una societร guerriera.
Questi gruppi rappresentavano un rito di passaggio: i giovani lasciavano le loro famiglie per vivere insieme, allenarsi e partecipare a guerre, razzie o cacce. Il Kรณryos, invece, รจ un termine proto-indoeuropeo ricostruito che significa “gruppo di guerra” o “banda di guerrieri”.
Esso rappresenta la radice linguistica e sociale di queste formazioni, fondamentali nella struttura delle prime societร indoeuropee. I membri del Kรณryos dimostravano il loro valore attraverso atti di coraggio prima di stabilirsi come adulti. Questo modello si ritrova in varie culture indoeuropee, come i Germani (es. i berserker) o gli antichi Greci (es. la Crypteia spartana).
Guerrieri Iranici e il Mannerbund
Con “iranica” si fa probabilmente riferimento agli elementi iranici o persiani allโinterno del ramo indo-iranico delle culture indoeuropee.
Nelle societร iraniche antiche, come quelle dei Persiani, Sciti e Medi, esistevano gruppi di guerrieri che incarnavano il concetto del Mannerbund.
Questi erano spesso giovani guerrieri dโรฉlite, dediti alla guerra e alle razzie. Testi come lโAvesta suggeriscono lโesistenza di tali confraternite, evidenziando lโimportanza della prodezza marziale e della fratellanza. Questi gruppi avevano anche una dimensione religiosa, spesso legata al culto di divinitร come Mitra, dio degli giuramenti e dei codici guerrieri, che rafforzava il loro senso di coesione e identitร .
I Marut: Il Riflesso Mitologico del Gruppo Guerriero
Nella mitologia indรน, i Marut sono un gruppo di divinitร delle tempeste, compagni di Indra, dio del tuono e della guerra. Descritti come giovani guerrieri vigorosi armati di armi dorate, i Marut rappresentano unโimmagine mitologica del Mannerbund o del Kรณryos. Sono una fratellanza divina di combattenti feroci, associati alle forze della natura come tempeste e venti, che assistono Indra in battaglie epiche, come quella contro il serpente Vritra. La loro figura riflette le societร guerriere umane, dove i giovani venivano iniziati in gruppi che combinavano qualitร marziali e divine.
Culti Indoeuropei: La Dimensione ReligiosaI gruppi guerrieri come il Mannerbund e il Kรณryos non erano solo istituzioni sociali o militari, ma erano profondamente radicati nei culti indoeuropei. Partecipavano a rituali che invocavano protezione divina o canalizzavano il potere di dรจi legati alla guerra e agli elementi naturali. I Marut, ad esempio, non sono solo guerrieri, ma anche esseri divini che dominano le forze della natura, simbolizzando lโunione tra ruolo marziale e spirituale. Nei contesti germanici, i berserker entravano in stati di furia rituale che li rendevano invincibili, un tratto che richiama la “furia guerriera” presente in altre culture indoeuropee, come la lyssa greca o il concetto vedico di eis (frenesia). Nelle tradizioni iraniche, i guerrieri erano spesso legati al culto di Mitra, che presiedeva a giuramenti e contratti, elementi chiave per la lealtร di questi gruppi.
Il Mannerbund, i guerrieri iranici, i Marut e il Kรณryos sono espressioni diverse di una stessa tradizione indoeuropea: quella delle societร di giovani guerrieri. Il Mannerbund e il Kรณryos ne rappresentano le basi sociali e linguistiche; i Marut ne offrono una versione mitologica, incarnando lโarchetipo divino del gruppo guerriero; i guerrieri iranici mostrano una specifica manifestazione culturale, spesso intrecciata ai culti religiosi. Insieme, questi elementi evidenziano il ruolo centrale delle confraternite guerriere nelle societร indoeuropee, unendo aspetti marziali, sociali e spirituali in un unico quadro culturale.
Nel contesto dei popoli indo-iranici, si condivideva un pantheon di divinitร simili, inclusa una serie di divinitร guerriere, come ad esempio Indra nel mondo indiano, che nel mondo iranico corrisponde a Verthragna (uno degli epiteti di Indra, significante “l’uccisore del serpente” o “il distruttore dell’ostacolo”).
Questo indica la presenza di un aspetto guerriero nella loro mitologia condivisa.
In tale contesto dei popoli indo-iranici e, in particolare, dello Zoroastrismo, il fuocoย riveste un ruolo centrale e possiede una concezione esoterica e spiritualeย profonda.

Ecco alcuni punti chiave relativi al fuoco e al suo significato esoterico:
Centro della liturgia e mediatore divino: Il fuoco รจ il fulcro della liturgia ed รจ considerato un mediatore nel dialogo con il divino. Deve essere acceso e mantenuto in modi specifici.
Fuochi permanenti nella tradizione iranica: A differenza del mondo indiano, dove il fuoco puรฒ essere estinto dopo una liturgia (anche se lunga, come 12 giorni e notti), la tradizione iranica insiste sulla creazione di fuochi permanenti, che non possono essere estinti.
Templi del fuoco e continuitร sacra: Esistono i cosiddetti “templi del fuoco”, in particolare in India (a Mumbai e nel Gujarat), dove le fiamme sono state mantenute accese per diverse centinaia di anni. Si dice che uno di questi fuochi, nel Gujarat, provenga da carboni ardenti portati direttamente dall’Iran sasanide.
Purezza e rituali di purificazione: La contaminazione di un fuoco sacro richiede liturgie complesse per purificarlo e generare una nuova fiamma con la potenza divina purificata.
George Dumizil in Mitra e Varduna, pag. 115 effettua una comparazione tra Germani e altre confraternite indoeuropee ” ciรฒ che emerge nell’insieme delle testimonianze (sin da Tcito De Germania,31) รจ che la morale economica, cosรฌ come quella sessuale e piรน in generale il comportamento di questi guerrieri, in pace come in guerra, non ha niente in comune col resto della societร ” Nessuno di loro riferisce Tacito(loc.cit) in merito alla ”societร militare” dei Chatti, ha una casa, nรจ campo, ne preoccupazione alcuna: si presentano presso chiunque e ne ricevono nutrimento, prodighi di beni altrui, indifferenti ai loro”
”Nulli domus aut ager aut aliqua cura: prout ad quemque uenere, aluntur: prodigi alieni, contemptores sui ”

“Fลซrinkazan (้ขจๆ็ซๅฑฑ), Vento, Foresta, Fuoco, Montagna”
“ๆ ๅ ถ็พๅฆ้ขจ๏ผๅ ถๅพๅฆๆ๏ผไพตๆ ๅฆ็ซ๏ผไธๅๅฆๅฑฑ”
Rapiditร come vento, calma come foresta, aggressivitร come fuoco, stabilitร come montagna
La traduzione in giapponese della frase รจ “Fลซrinkazan” (้ขจๆ็ซๅฑฑ), che letteralmente significa “Vento, Foresta, Fuoco, Montagna”. Questa espressione รจ una sintesi di due passaggi del capitolo 7 di L’arte della guerra di Sun Tzu:

- Capitolo 7, passaggio 17: “ๆ ๅ ถ็พๅฆ้ขจ๏ผๅ ถๅพๅฆๆ” (“Sii rapido come il vento, tranquillo come una foresta”).
- Capitolo 7, passaggio 18: “ไพตๆ ๅฆ็ซ๏ผไธๅๅฆๅฑฑ” (“Aggressivo come il fuoco, immobile come una montagna”).
In giapponese, ogni carattere rappresenta una qualitร :
- ้ขจ (Fลซ): Vento, simbolo di velocitร e rapiditร .
- ๆ (Rin): Foresta, simbolo di tranquillitร e calma.
- ็ซ (Ka): Fuoco, simbolo di aggressivitร e intensitร .
- ๅฑฑ (Zan): Montagna, simbolo di stabilitร e immobilitร .
L’Intreccio Etimologico tra Rischio ed Esperienza: Il Legame tra “Periculum” ed “Experiri”
Le parole latine periculum (pericolo) ed experiri (sperimentare, provare) condividono una radice comune che svela un’affascinante connessione concettuale tra l’idea di rischio e quella di esperienza. Il loro legame etimologico risiede nel verbo perior, un termine arcaico che significa “tentare” o “provare”.
Periculum, che in latino significa “prova, esperimento, rischio”, si รจ evoluto nell’italiano “pericolo”. La sua struttura morfologica รจ composta dal suffisso -culum, che indica uno strumento o un mezzo, attaccato alla radice peri-, derivata appunto da perior. In origine, quindi, il periculum non era altro che l’atto di tentare, di mettere alla prova, un’azione che intrinsecamente comporta un elemento di incertezza e, di conseguenza, di potenziale rischio.
Dall’altra parte, il verbo deponente experiri si traduce con “sperimentare, mettere alla prova, fare esperienza”. La sua composizione รจ trasparente: il prefisso ex-, che indica un movimento da, un’uscita, si unisce alla stessa radice peri- di perior. L’experiri รจ quindi letteralmente un “trarre fuori dalla prova”, un apprendere attraverso il tentativo e l’esposizione a una determinata situazione. Da experiri derivano parole italiane come “esperienza” ed “esperto”.
L’analisi etimologica rivela dunque una profonda veritร : non puรฒ esserci esperienza senza una qualche forma di “pericolo” o, piรน neutralmente, di “prova”. Ogni tentativo di acquisire conoscenza o abilitร (l’experiri) implica necessariamente un’esposizione a un periculum, a un rischio, seppur minimo. ร attraverso il superamento della prova, l’affrontare il rischio, che si forgia l’esperienza.
In sintesi, la connessione tra periculum ed experiri ci insegna che il concetto di pericolo non รจ unicamente negativo, ma รจ intrinsecamente legato al processo di apprendimento e di crescita.
L’esperienza non รจ altro che la conoscenza distillata dal rischio che si รจ corso e dalla prova che si รจ superata.

L’essenza di un Uomo รจ di giocare, rischiare (vivere, lottare non soltanto per vivere o far sopravvivere la specie); a differenza degli animali l’uomo รจ homo ludens.
Dunque egli fa delle cose ”inutili” ovverossia contrario alla propria stessa esistenza:
la morale รจ esattamente questo.
L’uomo รจ un giocatore ed ogni esperienza autentica umana รจ una messa in gioco, talvolta pericolosa l’ “esperienza”-รจ etimologicamente legata al “pericolo”; in latino experiri = sperimentare, ha la medesima radice di periculum = pericolo).OMAR VECCHIO
Pakistan – 31 luglio 2000 – quota 5700m
CONFER

Homo ludens รจ una locuzione latina che si traduce come “Uomo che gioca” o “Uomo ludico”.
Il termine รจ stato reso celebre dallo storico e teorico della cultura olandese Johan Huizinga nel suo influente libro del 1938, intitolato appunto Homo Ludens.
L’Idea Centrale
L’argomento centrale di Huizinga รจ che la capacitร umana di giocare non รจ un’attivitร banale o secondaria, ma una condizione primaria e fondamentale che dร origine alla cultura umana. Egli contrappone l’ Homo ludens ad altre definizioni dell’essere umano, come:
- Homo sapiens: Uomo saggio
- Homo faber: Uomo artefice (o fabbricante)
Huizinga credeva che, prima ancora di essere saggio o artefice, l’uomo fosse un giocatore. Per lui, il gioco non รจ qualcosa che avviene all’interno della cultura; piuttosto, la cultura stessa nasce e si sviluppa come e nel gioco.
La Definizione di Gioco secondo Huizinga
Secondo Huizinga, il gioco รจ un’attivitร distinta con diverse caratteristiche chiave:
Carattere Non Materialistico: Nella sua forma piรน pura, il gioco non รจ produttivo. ร fine a se stesso, non รจ volto al guadagno materiale o alla produzione di beni (Huizinga riconosceva che questo principio si complica con lo sport professionistico, ma l’essenza dello spirito ludico non รจ il profitto).
Volontarietร : Il gioco รจ un’attivitร scelta liberamente. Non รจ mai un compito o un dovere. Se รจ forzato, cessa di essere gioco.
Separazione dalla Vita “Ordinaria”: Si svolge al di fuori della realtร quotidiana. Costituisce una fuga temporanea in una sfera a parte.
Limiti di Tempo e Spazio: Il gioco ha un inizio e una fine precisi.
Avviene all’interno di un’area designata: un campo da gioco, una scacchiera, un palcoscenico.
Huizinga chiamรฒ questo concetto il “cerchio magico”, un mondo temporaneo all’interno del quale si applicano le regole del gioco.
Creazione di Ordine: Il gioco ha le proprie regole, che sono assolutamente vincolanti all’interno del cerchio magico. Crea un mondo temporaneo, perfetto e ordinato. Il “guastafeste” (in inglese, spoilsport) non รจ solo un cattivo perdente; รจ colui che frantuma questo fragile mondo rifiutando di rispettarne le regole.
Presenza di Tensione: Il gioco include un elemento di incertezza e di caso. C’รจ una sfida da superare e una risoluzione, ed รจ questo che lo rende coinvolgente.
un eco del Gioco Cosmico
Agire come se ogni atto fosse lโultimo , fosse necessario, inevitabile, fondamentale, totale
pur sapendo in cuor suo , come rammentava don Juan a Castaneda che รจ solo un compito inutile rispetto allโAssoluto, nonostante i paradossi dellโesistenza, nonostante la dualitร apparente, ma greve, ruvida non di rado tagliente.
ๅฎ้็ฏค ย mantieni con fermezza la quiete ้ๅพท็ถ XVI, 16 Dao De Jing
Quoniam ne contemplatio quidem sine actione est
Neppure la contemplazione รจ senza azione
Lucius Annaeus
Seneca
De Serenum de Otio
่ด่ๆฅต๏ผๅฎ้็ฏคใ่ฌ็ฉไธฆไฝ๏ผๅพไปฅ่งๅพฉใๅคซ็ฉ่ธ่ธ๏ผๅๅพฉๆญธๅ
ถๆ นใๆญธๆ นๆฐ้๏ผๆฏ่ฌๅพฉๅฝใๅพฉๅฝๆฐๅธธ๏ผ็ฅๅธธๆฐๆใไธ็ฅๅธธ๏ผๅฆไฝๅถใ็ฅๅธธๅฎน๏ผๅฎนไนๅ
ฌ๏ผๅ
ฌไน็๏ผ็ไนๅคฉ๏ผๅคฉไน้๏ผ้ไนไน
๏ผ
ๆฒ่บซไธๆฎใ
้ๅพท็ถ XVI, 16 Dao De Jing
่ด่ๆฅต. Arriva al culmine del vuoto
ๅฎ้็ฏค mantieni con fermezza la quiete
่ฌ็ฉไธฆไฝ i diecimila esseri tutti insieme sorgono
ๅพไปฅ่งๅพฉ Io contemplo il loro ritorno
ๅคซ็ฉ่ธ่ธ tornano a casa ciascuno alle proprie radici
ๅๅพฉๆญธๅ
ถๆ น Tornare alle radici รจ quiete
ๆฏ่ฌๅพฉๅฝ รจ tornare al proprio destino
ๅฝๆฐๅธธ Tornare al proprio destino รจ lโeterno
็ฅๅธธๆฐๆ Conoscere lโeterno รจ illuminazione
ไธ็ฅๅธธ non conoscere
ๅฆไฝๅถ รจ essere senza radici
็ฅๅธธๅฎน Conoscere lโeterno รจ comprendere
ๅฎนไนๅ
ฌ comprendere perciรฒ essere imparziali
ๅ
ฌไน็ imparziali(equi) perciรฒ regali
็ไนๅคฉ regali perciรฒ celesti
ๅคฉไน้ celesti perciรฒ uniti con il Dao
้ไนไน
uniti con il Dao perciรฒ eterni
ๆฒ่บซไธๆฎใSenza un io nessun pericolo(sconfitta)


Realizza un intima calma e fermezza, che consentano di far si che โ se nulla puoi sul tuo nemico, nulla esso possa su di te, suscitando in sรจ stessi un ulteriore dimensione della trascendenza….
J. Evola
Die Wut FUROR
ยซDie Wut in Hagens Herzen brannte heiร und klar, als er das Schwert zog, um Rache zu vollenden.ยป
โ Nibelungenlied, Avventura 36
ยซIl furore nel cuore di Hagen ardeva caldo e chiaro, mentre estraeva la spada per compiere la vendetta.ยป

In questo contesto, “Wut” rappresenta la furia guerresca di Hagen, un personaggio centrale, che agisce con un’intensitร quasi poetica, spinta da rabbia ed eccitazione, tipica dell’epica tedesca. La scena si riferisce al momento culminante del poema, dove il conflitto e la vendetta dominano, incarnando l’ebbrezza della battaglia.
Nota: Il Nibelungenlied originale รจ in medio alto tedesco, e il termine “Wut” appare in forme arcaiche (es. “wuot” o varianti).

Georges Dumรฉzil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretรฒ la radice Wut come sostantivo che significa โebbrezzaโ, โeccitazioneโ, e โgenio poeticoโ, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa โviolentoโ, โfuriosoโ e โrapido.
In Mitra-Varuna, Georges Dumรฉzil esplora la dualitร complementare tra due divinitร indoeuropee, Mitra e Varuna, che rappresentano due aspetti fondamentali del potere sovrano. Nel contesto della radice wut, che Dumรฉzil interpreta come โebbrezzaโ, โeccitazioneโ e โgenio poeticoโ, ma anche come โviolenzaโ e โfuriaโ (associata a fenomeni naturali come il mare, il fuoco o il temporale), il concetto di furor si collega principalmente a Varuna. Varuna incarna lโaspetto magico, selvaggio e trascendente della sovranitร , caratterizzato da una forza incontrollabile e ispirata, che puรฒ manifestarsi come unโenergia creativa o distruttiva, simile al wut. Questo furor si oppone alla natura ordinata, giuridica e razionale di Mitra, che rappresenta la stabilitร e il contratto. Dumรฉzil utilizza questa dicotomia per spiegare la struttura binaria del potere nelle societร indoeuropee, dove il furor di Varuna riflette la dimensione caotica e ispirata della leadership, in contrasto con lโequilibrio e la misura di Mitra.

Mitra-Varuna. Due rappresentazioni indoeuropee della sovranitร
di Georges Dumรฉzil (Autore)
Andrea Anselmo (Traduttore)
Il Cerchio, 2024
ยซDie Wut des Allvaters flammte in Asgard, als Odins Speer die Reihen der Riesen durchbohrte.ยป
โ Ispirato alla Vรถluspรก, strofa 24 (adattamento in tedesco moderno)
ยซIl furore del Padre di Tutti divampava in Asgard, mentre la lancia di Odino trafiggeva le schiere dei giganti.ยป
In questo contesto, “Wut” cattura lโardore guerresco di Odino, il dio supremo, in un momento di battaglia epica contro i giganti, riflettendo lโebbrezza e lโeccitazione della lotta mitologica.
La sfumatura di “genio poetico” emerge dallโispirazione divina di Odino, spesso associato alla poesia e alla furia estatica (come nei berserker, guerrieri invasati dalla “Wut” divina).
Nota: Lโoriginale norreno usa termini come รณรฐr (furia ispirata) o varianti, che in traduzioni tedesche diventano spesso “Wut”.
LโEdda poetica รจ una raccolta di poemi in norreno, composta tra il IX e il XIII secolo, che narra miti, gesta eroiche e cosmologia della mitologia norrena, closely related alla mitologia germanica. I poemi, come la Vรถluspรก o lโHรกvamรกl, contengono scene di battaglia epica e furia divina, dove il concetto di “Wut” (in norreno รณรฐr, furia ispirata, o termini affini) รจ centrale, soprattutto per figure come Odino, dio della guerra, della poesia e della furia estatica.Contesto dellโEdda poetica
LโEdda poetica รจ una fonte primaria per la mitologia norrena/germanica, scritta in versi e tramandata oralmente prima di essere codificata in manoscritti islandesi.
I poemi descrivono eventi cosmici come il Ragnarรถk (la fine del mondo), battaglie tra dรจi e giganti, e lโardore guerresco dei berserker, guerrieri invasati dalla furia divina. Il termine norreno รณรฐr (da cui deriva il nome di Odino, รรฐinn) indica uno stato di esaltazione, rabbia e ispirazione, che in traduzioni tedesche moderne diventa spesso “Wut”, specialmente in contesti guerreschi. Questa furia รจ sia distruttiva che creativa, legata al “genio poetico” (Odino รจ anche dio della poesia) e allโebbrezza della battaglia.
Citazione con “Wut”Poichรฉ lโEdda poetica รจ in norreno, il termine “Wut” appare nelle traduzioni o adattamenti in tedesco moderno. In un passaggio dalla Vรถluspรก (strofa 24), che descrive una battaglia primordiale tra รsir (dรจi) e Vanir, adattandolo in tedesco moderno per includere “Wut” in un contesto guerresco:
Tedesco (adattato):
ยซMit Wut im Herzen stรผrmte รรฐinn voran, als Gungnir, sein Speer, die Vanir in der Schlacht zerschmetterte.ยป
โ Ispirato alla Vรถluspรก, strofa 24 (Edda poetica), adattamento in tedesco moderno
ยซCon furore nel cuore, Odino avanzava impetuoso, mentre Gungnir, la sua lancia, annientava i Vanir in battaglia.ยป
Testo originale in norreno (per completezza):
ยซรรฐinn skaut รก folk รญ liรฐi,
รพat var enn folkvรญg fyrst รญ heimi.ยป
(Vรถluspรก, strofa 24, Codex Regius)
Traduzione letterale dal norreno:
ยซOdino scagliรฒ [la lancia] contro lโesercito,
quella fu la prima guerra tra i popoli nel mondo.ยป
strofa 45 della Vรถluspรก, che descrive lโinizio del Ragnarรถk con lโavanzata degli dรจi e lโesplosione del caos, adattandolo in tedesco moderno per includere “Wut”:
Tedesco (adattato):
ยซDie Wut der รsir loderte wie Feuer, als Heimdall das Gjallarhorn blies und die Gรถtter zum letzten Kampf stรผrmten.ยป
โ Ispirato alla Vรถluspรก, strofa 45 (Edda poetica), adattamento in tedesco moderno



Traduzione in italiano:
ยซIl furore degli รsir divampava come fuoco, mentre Heimdall suonava il Gjallarhorn e gli dรจi si lanciavano nellโultima battaglia.ยป

Testo originale in norreno (per completezza):
ยซGeyr nรบ Garmr mjรถk fyr Gnipahelli,
festr mun slitna, en Freki renna.ยป
(Vรถluspรก, strofa 45, Codex Regius)
Traduzione letterale dal norreno:
ยซOra Garm abbaia forte davanti a Gnipahellir,
le catene si spezzeranno e il lupo correrร libero.ยป

- Contesto guerresco: La strofa 45 della Vรถluspรก segna lโinizio del Ragnarรถk, con segnali cosmici come il latrato del lupo Garm e il suono del Gjallarhorn di Heimdall, che chiama gli dรจi alla battaglia finale contro le forze del caos (giganti, lupi e serpenti). La “Wut” rappresenta lโardore collettivo degli รsir (Odino, Thor, Freyr, ecc.) mentre si preparano al conflitto, unโenergia furiosa che unisce rabbia, eccitazione e unโispirazione quasi poetica, tipica della mitologia germanica.
- Significato di “Wut”: In questo adattamento, “Wut” incarna la furia divina degli dรจi, un mix di rabbia guerresca e slancio epico. La sfumatura di “genio poetico” emerge dal contesto mitologico, poichรฉ il Ragnarรถk รจ narrato nella Vรถluspรก con un linguaggio visionario, quasi profetico, che eleva la battaglia a un evento cosmico e poetico.
- Riferimento mitologico: Il suono del Gjallarhorn di Heimdall segnala lโinizio della guerra finale. Gli รsir, guidati da Odino, affrontano i loro nemici, come il lupo Fenrir e il serpente Jรถrmungandr. Questo momento รจ carico di tensione e furore, con gli dรจi che si lanciano nella lotta sapendo che molti di loro periranno.
Traduzione in italiano:
ยซIl furore di Odino divampava selvaggio, mentre con Gungnir si lanciava contro le fauci di Fenrir verso la morte.ยป
Testo originale in norreno (per completezza):
ยซGleipnir slitnar,
ok Freki rennr,
รรฐinn mรฆtir ulfi รญ vรญgstrรญรฐi.ยป
(Vรถluspรก, strofa 46, adattamento basato su interpretazioni del Codex Regius)
Traduzione letterale dal norreno:
ยซGleipnir si spezza,
e il lupo corre libero,
Odino affronta il lupo nel combattimento mortale.ยป
Contesto guerresco: Nella Vรถluspรก, strofa 46 (e successive), il Ragnarรถk raggiunge il culmine con la rottura delle catene di Fenrir, il lupo cosmico destinato a uccidere Odino. Odino, armato della sua lancia Gungnir, affronta Fenrir in una battaglia epica, sapendo che il suo destino รจ segnato. La “Wut” qui rappresenta la furia divina di Odino, un misto di rabbia, eccitazione guerresca e unโispirazione quasi poetica, legata al suo ruolo di dio della guerra e della poesia.Significato di “Wut”: “Wut” cattura lโardore estatico di Odino, che si lancia nella lotta con unโintensitร che trascende la mera rabbia, incarnando lโebbrezza della battaglia e il “genio poetico” della sua natura divina. In quanto dio della poesia e della furia (รณรฐr in norreno, da cui il suo nome รรฐinn), Odino unisce forza distruttiva e creativitร visionaria, anche nel suo sacrificio.Riferimento mitologico: La battaglia di Odino contro Fenrir รจ un momento tragico del Ragnarรถk. Fenrir, figlio di Loki, รจ una forza del caos, e la sua vittoria su Odino segna la fine del vecchio ordine divino. Tuttavia, Odino รจ vendicato da suo figlio Vรญรฐarr, che uccide il lupo. Questo scontro incarna il coraggio e la furia di fronte allโinevitabile.
Non sarร un demone a scegliervi, ma voi sceglierete il vostro demone… Mito di Er Platone
“แผฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ ฮธฯ ฮณฮฑฯฯแฝธฯ ฮบฯฯฮทฯ ฮฮฑฯฮญฯฮตฯฯ ฮปฯฮณฮฟฯ. ฮจฯ ฯฮฑแฝถ แผฯฮฎฮผฮตฯฮฟฮน, แผฯฯแฝด แผฮปฮปฮทฯ ฯฮตฯฮนฯฮดฮฟฯ ฮธฮฝฮทฯฮฟแฟฆ ฮณฮญฮฝฮฟฯ ฯ ฮธฮฑฮฝฮฑฯฮทฯฯฯฮฟฯ .
[e] ฮฟแฝฯ แฝฮผแพถฯ ฮดฮฑฮฏฮผฯฮฝ ฮปฮฎฮพฮตฯฮฑฮน, แผฮปฮป’ แฝฮผฮตแฟฯ ฮดฮฑฮฏฮผฮฟฮฝฮฑ ฮฑแผฑฯฮฎฯฮตฯฮธฮต. ฯฯแฟถฯฮฟฯ ฮด’ แฝ ฮปฮฑฯแฝผฮฝ ฯฯแฟถฯฮฟฯ ฮฑแผฑฯฮตฮฏฯฮธฯ ฮฒฮฏฮฟฮฝ แพง ฯฯ ฮฝฮญฯฯฮฑฮน แผฮพ แผฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ. แผฯฮตฯแฝด ฮดแฝฒ แผฮดฮญฯฯฮฟฯฮฟฮฝ, แผฃฮฝ ฯฮนฮผแฟถฮฝ ฮบฮฑแฝถ แผฯฮนฮผฮฌฮถฯฮฝ ฯฮปฮญฮฟฮฝ ฮบฮฑแฝถ แผฮปฮฑฯฯฮฟฮฝ ฮฑแฝฯแฟฯ แผฮบฮฑฯฯฮฟฯ แผฮพฮตฮน. ฮฑแผฐฯฮฏฮฑ แผฮปฮฟฮผฮญฮฝฮฟฯ ยท ฮธฮตแฝธฯ แผฮฝฮฑฮฏฯฮนฮฟฯ.”
tratto dal Mito di Er nella Repubblica di Platone (X, 617d-e)
Testo Greco integrale
“Parola di Lachesi, figlia della Necessitร . (Anake )Anime effimere, inizia un nuovo ciclo del genere mortale, soggetto alla morte.
Non sarร un demone a scegliervi, ma voi sceglierete il vostro demone.
Il primo che ha sorteggiato scelga per primo la vita a cui sarร legato per necessitร .
La virtรน, invece, non ha padrone: ciascuno ne avrร in misura maggiore o minore a seconda che la onori o la disprezzi.
La responsabilitร รจ di chi sceglie; il dio non ha colpa.”

ร la moira che fila il filo della vita. Il suo nome deriva dal greco “klotho”, che significa “io filo”.
Lachesi:
ร la moira che misura la lunghezza del filo della vita, decidendo quanto a lungo vivrร ogni individuo. Il suo nome deriva dal greco “lachesis”, che significa “sorte” o “destino”.
Atropo:
ร la moira che taglia il filo della vita, determinando la fine dell’esistenza di una persona. Il suo nome deriva dal greco “atropos”, che significa “inflessibile” o “inevitabile
Al termine della vita, ed una volta giunti al momento in cui bisogna scegliere in quale corpo reincarnarsi, le anime dopo un lungo viaggio, al termine del quale viene concesso loro di vedere l’Origine dell’universo, un immensa colonna di Luce, che discende dall’alto, attraversa tutto il celo e la terra, al cui interno si scorgono le catene del cielo, che mantengono in equilibrio l’universo , le anime pervengono al fuso della Necessitร , แผฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ, origine di tutti i legami che reggono i moti del cielo, l’eternitร della struttura dell’Universo, accanto a cui sono poste, tra le altre figure, le sirene, le Moire, figlie di Necessitร , Lachesi, simbolo del passato, Cloto, simbolo del presente, e Atropo, simbolo del futuro.
Le anime ricevono un numero sorteggiato che determina l’ordine in cui sceglieranno la loro nuova vita. Davanti a loro vengono presentati diversi “modelli di vita” (ฮฒฮฏฮฟฮน), che includono vite di ogni tipo: ricche, povere, nobili, umili, virtuose o malvagie. Tuttavia, la virtรน non รจ imposta: ogni anima รจ libera di scegliere, e la sua scelta riflette la sua saggezza o ignoranza.
Una volta terminata la fase iniziale, alle anime vengono mostrati i ยซparadigmi delle viteยป successive che ognuno ha la possibilitร di scegliere (Platone, Repubblica X, 618 A).
Se, quindi, in una prima fase vi รจ un criterio di casualitร delle sorti da parte della vergine, la scelta successiva del destino spetta soltanto allโanima del singolo e, come dice la stessa Lachesi, ยซla responsabilitร , pertanto รจ di chi sceglie. Il dio non ne ha colpaยป, poichรฉ ยซnon ha padroni la virtรน; quanto piรน di ciascuno di voi lโonora tanto piรน ne avrร ; quanto meno lโonora, tanto meno ne avrร ยป (ivi, 617 E).
แผฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ, ฮฮฟฮฏฯฮฑฯ, ฮปฮตฯ ฯฮตฮนฮผฮฟฮฝฮฟฯฯฮฑฯ, ฯฯฮญฮผฮผฮฑฯฮฑ แผฯแฝถ ฯแฟถฮฝ ฮบฮตฯฮฑฮปแฟถฮฝ แผฯฮฟฯฯฮฑฯ, ฮฮฌฯฮตฯฮฏฮฝ ฯฮต ฮบฮฑแฝถ ฮฮปฯฮธแฝผ ฮบฮฑแฝถ แผฯฯฮฟฯฮฟฮฝ, แฝฮผฮฝฮตแฟฮฝ ฯฯแฝธฯ ฯแฝดฮฝ ฯแฟถฮฝ ฮฃฮตฮนฯฮฎฮฝฯฮฝ แผฯฮผฮฟฮฝฮฏฮฑฮฝ, ฮฮฌฯฮตฯฮนฮฝ ฮผแฝฒฮฝ ฯแฝฐ ฮณฮตฮณฮฟฮฝฯฯฮฑ, ฮฮปฯฮธแฝผ ฮดแฝฒ ฯแฝฐ แฝฮฝฯฮฑ, แผฯฯฮฟฯฮฟฮฝ ฮดแฝฒ ฯแฝฐ ฮผฮญฮปฮปฮฟฮฝฯฮฑ. ฮบฮฑแฝถ ฯแฝดฮฝ ฮผแฝฒฮฝ ฮฮปฯฮธแฝผ ฯแฟ ฮดฮตฮพฮนแพท ฯฮตฮนฯแฝถ แผฯฮฑฯฯฮฟฮผฮญฮฝฮทฮฝ ฯฯ ฮฝฮตฯฮนฯฯฯฮญฯฮตฮนฮฝ ฯฮฟแฟฆ แผฯฯฮฌฮบฯฮฟฯ ฯแฝดฮฝ แผฮพฯ ฯฮตฯฮนฯฮฟฯฮฌฮฝ, ฮดฮนฮฑฮปฮตฮฏฯฮฟฯ ฯฮฑฮฝ ฯฯฯฮฝฮฟฮฝ, ฯแฝดฮฝ ฮดแฝฒ แผฯฯฮฟฯฮฟฮฝ ฯแฟ แผฯฮนฯฯฮตฯแพท ฯแฝฐฯ แผฮฝฯแฝธฯ ฮฑแฝ แฝกฯฮฑฯฯฯฯยท ฯแฝดฮฝ ฮดแฝฒ ฮฮฌฯฮตฯฮนฮฝ [d] แผฮฝ ฮผฮญฯฮตฮน แผฮบฮฑฯฮญฯฮฑฯ แผฮบฮฑฯฮญฯแพณ ฯแฟ ฯฮตฮนฯแฝถ แผฯฮฌฯฯฮตฯฮธฮฑฮน. ฯฯแพถฯ ฮฟแฝฮฝ, แผฯฮตฮนฮดแฝด แผฯฮนฮบฮญฯฮธฮฑฮน, ฮตแฝฮธแฝบฯ ฮดฮตแฟฮฝ แผฐฮญฮฝฮฑฮน ฯฯแฝธฯ ฯแฝดฮฝ ฮฮฌฯฮตฯฮนฮฝ. ฯฯฮฟฯฮฎฯฮทฮฝ ฮฟแฝฮฝ ฯฮนฮฝฮฑ ฯฯแพถฯ ฯฯแฟถฯฮฟฮฝ ฮผแฝฒฮฝ แผฮฝ ฯฮฌฮพฮตฮน ฮดฮนฮฑฯฯแฟฯฮฑฮน, แผฯฮตฮนฯฮฑ ฮปฮฑฮฒฯฮฝฯฮฑ แผฮบ ฯแฟถฮฝ ฯแฟฯ ฮฮฑฯฮญฯฮตฯฯ ฮณฮฟฮฝฮฌฯฯฮฝ ฮบฮปฮฎฯฮฟฯ ฯ ฯฮต ฮบฮฑแฝถ ฮฒฮฏฯฮฝ ฯฮฑฯฮฑฮดฮตฮฏฮณฮผฮฑฯฮฑ, แผฮฝฮฑฮฒฮฌฮฝฯฮฑ แผฯฮฏ ฯฮน ฮฒแฟฮผฮฑ แฝฯฮทฮปแฝธฮฝ ฮตแผฐฯฮตแฟฮฝ
Della Necessitร (Ananke), della Moira vestita di bianco, con corone sul capo, Lachesi, Cloto e Atropo, si canta in armonia con il canto delle Sirene: Lachesi intona il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro.
Cloto, con la mano destra, tocca e fa girare il movimento esterno del fuso, con pause intermittenti; Atropo, con la mano sinistra, fa lo stesso con i movimenti interni; Lachesi, invece, tocca alternativamente entrambi con ciascuna mano.
Essi [le anime], una volta arrivati, devono recarsi subito da Lachesi.
Un profeta, dunque, dapprima li dispone in ordine, poi, prendendo dai grembi di Lachesi i sorteggi e i modelli di vita, sale su una piattaforma elevata e parla.ยป
Dopo aver scelto, le anime vengono condotte nella valle di Lete , dove รจ presente il fiume Lete (oblio) e s ฮฮฎฮธฮท pronuncia “Lแธthฤ”. Il nome deriva dal verbo greco “lanthano” (ฮปฮฑฮฝฮธฮฌฮฝฯ), che significa “essere nascosto” o “dimenticare e bevono, dal fiume Amelete (non curanza ) per dimenticare la loro esperienza nell’aldilร , e vengono poi mandate nel mondo terreno per vivere la vita scelta.

L’effetto dell’oblio (Lethe),ฮฮฎฮธฮท , che deve essere superato nella ricerca della veritร แผฮปฮฎฮธฮตฮนฮฑ (aletheia),puรฒ essere interpretata come “non-oblio” o “rivelazione”, Disvelamento ,indicando qualcosa di non nascosto o manifesto
Cosรฌ come l’effetto di แผฮผฮทฮปฮทฯฮฎ Amalete/trascuratezza(noncuranza), che deve essere superato nel recupero della sollecitudine la parola ฮผฮตฮปฮญฯฮท (melรฉtฤ) significa “esercizio”, “studio”, “pratica” o “meditazione”. Deriva dal verbo ฮผฮตฮปฮตฯฮฌฯ (meletรกล), che significa “praticare”, “esercitarsi” o “prepararsi”. ร un termine usato in vari contesti, come l’educazione, la filosofia e la retorica, per indicare un’attivitร di riflessione o ripetizione finalizzata al miglioramento o alla comprensione
Il concetto greco di felicitร , o eudaimonia, ha subito una significativa evoluzione, passando da una dipendenza dalla sorte esterna a una profonda responsabilitร individuale, per opera dei filosofi.
Inizialmente, l’eudaimonia significava letteralmente “aver ottenuto un buon demone protettore”. Secondo questa concezione antica, una persona era felice se la sorte aveva voluto che fosse scelta da un demone benevolo, mentre era infelice se scelta da un demone maligno. Questa visione prevalse per secoli nella cultura greca.
La trasformazione di questo concetto iniziรฒ con i filosofi, che ne “corroseno” l’idea originaria:
- Eraclito fu il primo a proporre un’alternativa, affermando: “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”. Questo spostรฒ l’attenzione dalla sorte esterna a una qualitร intrinseca dell’individuo.
- Democrito, pur essendo considerato un presocratico ma influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea, sostenendo che la felicitร non risiede nelle ricchezze materiali come gli armenti o l’oro. Per Democrito, l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, il che significa che l’uomo decide la propria sorte e nessun altro.
- Socrate spiegรฒ in modo molto chiaro che l’uomo si costruisce temperando la sua anima con il logos (ragione o parola), quindi la felicitร consiste nell’educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito umano, e dunque nella filosofia intesa in senso antico. Questo concetto dell’anima, la psichรฉ, รจ profondamente greco e non di origine cristiana, essendo presente migliaia di volte in Platone.
- Platone ha imposto definitivamente questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna (psicologia, psicoterapia, psicoanalisi ruotano attorno a questo concetto greco). Nel Gorgia, Socrate afferma che la felicitร non รจ legata alla ricchezza o al potere, come quello del Gran Re di Persia, ma alla formazione interiore e alla giustizia. Per Platone, “chi รจ onesto e buono, uomo o donna che sia, รจ felice, e l’ingiusto e il malvagio รจ infelice”. Inoltre, il benessere fisico, pur appagando una fame iniziale, genera una “fame dello spirito”, che รจ piรน difficile da saziare e costituisce un asse importante della Repubblica.
- Anche Aristotele contribuรฌ a questa evoluzione, distinguendo tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร consiste nella contemplazione del vero.
- Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร di filosofare all’etร di essere felici. Lo scopo fondamentale dell’antica filosofia greca era infatti trovare la veritร e la felicitร .
Il culmine di questa evoluzione verso la responsabilitร individuale รจ espresso nel mito di Er nella Repubblica di Platone. Questo mito narra della reincarnazione delle anime dopo un ciclo di premi o punizioni. Elementi chiave del mito che mostrano la responsabilitร individuale includono:
- Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un millennio, le anime si ritrovano su una pianura dove devono decidere il proprio destino. I paradigmi delle vite non vengono imposti, ma proposti, e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร delle anime stesse.
- La rivoluzione del “demone”: La frase piรน rivoluzionaria per un greco รจ: “Non sarร il demone a scegliere voi, ma voi il demone”. Questo rovescia completamente la concezione tradizionale della sorte, affermando che รจ l’individuo a scegliere il proprio demone (cioรจ la propria vocazione o destino).
- La libertร nel gestire la vita: Sebbene l’ordine di scelta delle vite sia dato dal sorteggio, l’uomo non รจ libero di scegliere la vita che gli viene data (quella gli รจ imposta alla nascita, ad esempio, il luogo e i genitori), ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente quella vita.
- La virtรน senza padroni: La famosa frase “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร , quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa” afferma chiaramente che la responsabilitร della propria condotta e della propria felicitร รจ interamente dell’individuo, non di una divinitร o di una forza esterna.
- Il ruolo della sofferenza e della scelta consapevole: Anche l’ultimo a scegliere, se lo fa con giudizio e filosofia, puรฒ avere una vita soddisfacente. L’esperienza del dolore e della sofferenza, ricordata dalle anime nell’aldilร , insegna loro quali scelte sbagliate evitare. L’esempio di Ulisse, che per ultimo sceglie una vita “di un uomo qualunque” rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze passate, sottolinea la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
- Ogni individuo ha la possibilitร di essere felice: Chiunque nasca, qualunque sorte gli tocchi, ha la possibilitร di vivere in modo corretto ed essere felice; รจ l’individuo che “butta via” questa possibilitร volendo di piรน o non accontentandosi.
In sintesi, il concetto greco di felicitร si รจ evoluto da un’idea di dipendenza dalla sorte esterna a una visione in cui la felicitร รจ intrinsecamente legata alla formazione dell’anima, alla scelta morale, alla virtรน e alla responsabilitร individuale, un messaggio che, come notato nel testo, risuona ancora oggi nella psicologia.
Secondo i filosofi greci, la scelta e la gestione della propria vita hanno un’influenza cruciale sulla felicitร , in un’evoluzione che ha spostato il concetto di eudaimonia (felicitร ) dalla dipendenza dalla sorte esterna alla responsabilitร individuale.
Inizialmente, l’eudaimonia significava “aver ottenuto un buon demone protettore”, implicando che la felicitร fosse determinata dalla sorte che assegnava un demone benevolo o maligno. Questa concezione รจ stata gradualmente modificata dai filosofi:
- Eraclito fu il primo a sostenere che “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”, spostando l’origine della felicitร dall’esterno all’interno dell’individuo.
- Democrito, influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea affermando che la felicitร non risiede nelle ricchezze materiali, ma che “l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, cioรจ la sorte dell’uomo la decidi tu e nessun altro”.
- Socrate chiarรฌ che la felicitร consiste nell’“educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito dell’uomo e quindi nella filosofia”, intesa come temperanza dell’anima attraverso il logos (ragione o parola). Per Socrate, la felicitร deriva dalla formazione interiore e dalla giustizia, non dalla ricchezza o dal potere, affermando che “chi รจ onesto e buono uomo o donna che sia รจ felice e l’ingiusto รจ il malvagio รจ infelice”. Egli osservรฒ come il benessere fisico possa generare una “fame dello spirito” piรน difficile da saziare.
- Platone ha imposto in modo definitivo questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna. Nel Gorgia, Platone ribadisce che la felicitร non รจ legata alla ricchezza, ma alla virtรน e alla giustizia.
- Aristotele distinse tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร consiste nella contemplazione del vero.
- Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร del filosofare all’etร di essere felici, indicando come scopo fondamentale dell’antica filosofia greca la ricerca della veritร e della felicitร .
Il punto culminante di questa evoluzione verso la responsabilitร individuale รจ il Mito di Er narrato da Platone nella Repubblica, che illustra in che modo la scelta e la gestione della vita influenzano la felicitร . Nel mito:
- Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un periodo di premi o punizioni, le anime si ritrovano a scegliere i paradigmi delle vite successive. Questi paradigmi “non vengono imposti all’uomo ma proposti alle anime e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร delle anime stesse”. Questa รจ una rottura radicale con la tradizione, poichรฉ Platone afferma: “Non sarร il demone a scegliere voi, ma voi il demone”.
- La libertร nel gestire la vita data: Sebbene l’ordine di scelta e le circostanze della nascita (il luogo, i genitori) siano imposti, l’uomo “non รจ libero di scegliere la vita […] ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente” quella vita. La gestione e il modo di vivere la vita non sono predeterminati, ma sono una scelta individuale.
- La virtรน non ha padroni: Il mito afferma in modo potente: “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa”. Questo rovescia la tendenza a incolpare le divinitร per le proprie azioni.
- Il valore della scelta consapevole e dell’esperienza della sofferenza: Anche chi sceglie per ultimo puรฒ avere una vita soddisfacente e non malvagia, purchรฉ scelga “con giudizio con filosofia e viva coerentemente a questa scelta”. L’esperienza del dolore e della sofferenza nell’aldilร serve a ricordare quali scelte sbagliate evitare.
- L’esempio di Ulisse: Egli, pur essendo l’ultimo a scegliere, opta per “la vita di un uomo qualunque”, rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze della sua vita precedente. Questa scelta dimostra la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
- La possibilitร universale di felicitร : La conclusione platonica รจ che “chiunque nasca in questa vita qualunque sorte gli tocca ha le possibilitร di vivere in modo corretto ed essere felice ma รจ lui che poi butta via questo vuole di piรน non si accontenta di questo o di quest’altro”. La responsabilitร della propria felicitร รจ interamente individuale, basata sulla capacitร di vivere virtuosamente la vita assegnata.
Questo profondo spostamento concettuale ha avuto un impatto duraturo, tanto che, come notato, alcuni psicologi moderni come James Hillman riprendono il Mito di Er, sostenendo che “il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino […] รจ un mito che non รจ mai accaduto ma puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno”. Hillman afferma che ciascuno di noi “incarna l’idea di sรฉ stesso” e sceglie ciรฒ che vuole essere. Tuttavia, nel riprendere il mito, Hillman non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร suprema dell’uomo”, che per Platone รจ cruciale e legata alla comprensione dell’“idea del bene” e all’armonia degli opposti per raggiungere la felicitร .
Secondo i filosofi greci, la sofferenza e la veritร giocano ruoli fondamentali nella ricerca della felicitร umana, influenzando profondamente le scelte individuali e la formazione dell’anima.
Ruolo della Sofferenza nella Ricerca della Felicitร :
La sofferenza รจ presentata come un’esperienza formativa che puรฒ guidare le scelte dell’individuo verso una vita piรน felice e virtuosa, soprattutto attraverso la sua memorizzazione e comprensione.
- Anamnesi e Lezioni dalla Sofferenza: Nel mito di Er di Platone, le anime, prima di reincarnarsi, compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze passate, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza”. Soprattutto, le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate, e quindi quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge.
- La Sofferenza come Elemento Plasmatore: Il filosofo Hans Georg Gadamer, citato nel testo, sottolinea che la sofferenza “plasma ed รจ un punto della esperienza che li fa crescere”. Questo rafforza l’idea che, sebbene difficile, la sofferenza sia essenziale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole.
- La Scelta di Ulisse: L’esempio piรน lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita, memore delle immense sofferenze patite nella vita precedente (che lo avevano reso “il piรน sfortunato di tutti i mortali”), Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria”. Cercรฒ e scelse “la vita di un uomo qualunque”, una vita semplice e senza preoccupazioni, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, motivata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร interiore.
Ruolo della Veritร nella Ricerca della Felicitร :
La veritร , indagata attraverso la filosofia, รจ vista come la via maestra per la felicitร , in quanto permette all’individuo di comprendere l’essenza delle cose e di vivere in accordo con la ragione e la virtรน.
- Scopo della Filosofia Greca: Per gli antichi Greci, lo scopo fondamentale della filosofia era “trovare la veritร e la felicitร ”. Epicuro afferma che per “acquistare la salute dell’anima” nessuno รจ troppo giovane o troppo vecchio per filosofare, equiparando l’etร del filosofare all’etร di essere felici.
- Contemplazione del Vero: Aristotele, ad esempio, ritiene che la felicitร non consista nei piaceri fisici, ma in quelli spirituali, e in particolare nella “contemplazione del vero”. Dio stesso, che possiede la massima felicitร , รจ descritto come “autocontemplazione”.
- La Veritร รจ Sempre Presente: Platone, come interpretato, suggerisce che la veritร “รจ dunque sempre di fronte a noi e noi ne siamo quindi circondati e fasciati”. La difficoltร nel percepirla non risiede nella veritร stessa, ma nell’intelletto umano, che รจ come gli occhi dei pipistrelli che faticano a vedere la luce del giorno. L’intelletto deve abituarsi a vederla, implicando uno sforzo di purificazione e orientamento.
- La Virtรน e l’Idea del Bene: La capacitร di scegliere con giudizio e vivere filosoficamente, che porta a una vita soddisfacente, รจ strettamente legata alla veritร . Platone sostiene che per scegliere la virtรน, che “non ha padroni”, รจ cruciale “l’idea del bene”. Comprendere cos’รจ il bene, inteso come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”, permette all’uomo di imporre ordine al disordine delle situazioni e raggiungere la felicitร sia in questa vita che nell’aldilร .
- La Filosofia come Ricerca Costante: La grandezza della filosofia non sta nel trovare una “veritร ultimativa definitiva” โ perchรฉ l’uomo รจ un “homo viator” (un viaggiatore) โ ma nella sua costante “ricerca della veritร ”. Questo continuo sforzo di comprensione รจ la ricchezza e la “sorte” dell’uomo.
In conclusione, sia la sofferenza che la ricerca della veritร sono strumenti essenziali che, secondo i filosofi greci, permettono all’individuo di esercitare la propria responsabilitร morale, formare la propria anima e compiere scelte consapevoli che conducono alla eudaimonia. La sofferenza, se compresa, previene gli errori e guida verso scelte piรน prudenti, mentre la veritร , accessibile tramite la ragione e la filosofia, illumina il percorso verso il bene e la virtรน, pilastri della felicitร .
Nella filosofia greca, in particolare quella di Platone, i concetti di equilibrio e armonia sono strettamente legati all’idea del bene e sono fondamentali per raggiungere la felicitร .
- L’Idea del Bene come Armonia e Giusta Misura: Il bene รจ definito come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura“. Questo significa che raggiungere il bene implica trovare un punto di equilibrio tra elementi contrastanti, ponendo ordine dove c’รจ disordine.
- Felicitร attraverso l’Equilibrio Interiore: Comprendere e applicare l’idea del bene, che implica ricerca di armonia e giusta misura, รจ quindi la chiave per la felicitร . Non si tratta solo di una felicitร effimera, ma di una condizione profonda che deriva dalla capacitร di ordinare la propria esistenza secondo principi razionali e armoniosi.
- Imporre Ordine al Disordine: La capacitร di imporre “misura” a tutte le situazioni โ che per loro natura sono spesso disordinate โ e di stabilire “ordine al disordine” รจ un aspetto cruciale dell’idea del bene. Questa capacitร รจ ciรฒ che permette all’individuo di vivere bene e di essere felice, sia nella vita terrena che nell’aldilร .
James Hillman, nel suo libro “Il codice dell’anima”, riprende fedelmente il mito di Platone, in particolare quello narrato nel mito di Er.
Il concetto centrale che Hillman adotta da Platone รจ che:
- L’anima sceglie il proprio destino prima della nascita: Hillman afferma che il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino รจ una veritร . Egli ripropone l’idea che l’anima sia “scortata fin dal sua nascita da un demone”, e che questo mito, sebbene non sia “mai accaduto” in senso letterale, “puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno” e “c’รจ da prima dell’inizio della tua stessa vita”.
- Ciascuno incarna l’idea di sรฉ stesso: Hillman riprende il concetto platonico secondo cui “ciascuno di noi incarna l’idea di sรฉ stesso e questa forma, questa idea, questa immagine non tollera deviazioni”. Questo suggerisce che c’รจ una sorta di predestinazione o vocazione intrinseca che l’individuo porta con sรฉ.
- L’importanza della bellezza per la psiche: Hillman recupera anche concetti “oggi dimenticati” di Platone, come l’importanza della bellezza. Afferma che “la bellezza in sรฉ stessa รจ una cura per il malessere della psiche” e che “la psicologia deve trovare la strada verso la bellezza per non morire”.
Tuttavia, il testo sottolinea anche cosa manca nell’interpretazione di Hillman rispetto a Platone: egli non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร suprema dell’uomo” e non entra nel merito dell’“idea del bene” intesa come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”.
La sofferenza riveste un ruolo cruciale nella ricerca della felicitร umana secondo la filosofia greca, fungendo da esperienza formativa e da guida per le scelte future.
Ecco come la sofferenza influenza la vita e la felicitร :
- Anamnesi e Lezione dalle Esperienze Passate: Nel mito di Er di Platone, prima di reincarnarsi, le anime compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze vissute, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza“. Le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate e quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge e consapevoli.
- La Sofferenza come Elemento Plasmatore e di Crescita: Hans Georg Gadamer, uno dei piรน grandi filosofi del secolo scorso, ha sottolineato che la sofferenza “plasma ed รจ un punto dell’esperienza che li fa crescere“. Questo concetto ribadisce che, sebbene difficile, la sofferenza รจ fondamentale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole. ร un elemento che permette agli individui di maturare e di acquisire una comprensione piรน profonda della vita.
- L’Esempio di Ulisse: La Scelta Mossa dal Ricordo del Dolore: Un esempio lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita tra i paradigmi disponibili, egli รจ descritto come “il piรน sfortunato di tutti i mortali” per le immense sofferenze patite nella vita precedente. A causa di queste esperienze dolorose, Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria” e cercรฒ “la vita di un uomo qualunque“. Scelse una vita semplice, “senza preoccupazioni“, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, profondamente influenzata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร interiore. Ulisse, pur avendo meno opzioni, riesce a fare una scelta giudiziosa che lo conduce a una vita soddisfacente.
- Impatto sulla Responsabilitร Individuale: Il mito di Er, attraverso il ruolo della sofferenza e la libertร di scelta, sottolinea che la “responsabilitร pertanto รจ di chi sceglie. Il Dio non ha colpa“. Questo rovescia la concezione tradizionale greca che attribuiva la felicitร o l’infelicitร alla sorte o al demone protettore. La sofferenza esperita in una vita diventa un fattore cruciale per guidare una scelta piรน avveduta nella successiva, ponendo l’individuo al centro del proprio destino morale.
In sintesi, la sofferenza non รจ vista come una mera punizione, ma come un’esperienza che, se ben compresa e ricordata (anamnesi), puรฒ orientare le scelte future dell’individuo verso percorsi di vita piรน saggi e, in ultima analisi, piรน felici, come dimostra la scelta “meravigliosa” di Ulisse. ร un elemento cruciale che “plasma” la persona e la fa “crescere”.
Va notato che James Hillman, pur riprendendo il mito di Platone e l’idea che l’anima scelga il proprio destino, non approfondisce la dimensione della sofferenza come elemento formativo nel modo in cui lo fa Platone o Gadamer. Il suo focus sembra piรน orientato all’idea dell’anima che incarna se stessa e all’importanza della bellezza.
ฮ ฮฌฮธฮตฮน ฮผฮฌฮธฮฟฯ โ โCol patire, capireโ
In Eschilo ogni uomo soffre in sรฉ e in silenzio e allo stesso modo comprende, vivendo questo avvenimento come una sorta di elevazione personale, scissa dalla societร in cui vive.
Lโunica cosa che lโuomo puรฒ fare รจ sopportare, poichรฉ gli dei gli hanno fatto questo dono, che รจ lโunico ฯฮฌฯฮผฮฑฮบฮฟฮฝ, (in greco il termine รจ una vox media, che puรฒ intendere sia la cura, sia il veleno) per i dolori umani e โirrimediabiliโ.
Sopportando si riesce a imparare, imparare a vivere prima di tutto, a conoscere il ritmo, la misura esatta.
โ ฮณฮฏฮฝฯฯฮบฮต ฮดโฮฟแผทฮฟฯ แฟฅฯ
ฯฮผรฒฯ แผฮฝฮธฯฯฯฮฟฯ
ฯ แผฯฮตฮนโ
Archiloco esorta a conoscere il ritmo che governa gli uomini
Ne quid nimis โNulla di troppoโ ฮผฮทฮดแฝฒฮฝ แผฮณฮฑฮฝ ยซniente di troppoยป, scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dellโantichitร , ciรฒ che lโuomo deve fare รจ semplicemente attendere una sorte piรน propizia, agendo ฮผแฝด ฮปฮฏฮทฮฝ, senza sorpassare il confine , per evitare commettere แฝฮฒฯฮนฯ superbia e tracotanza.
Lฤซlฤย เคฒเฅเคฒเคพ gioco cosmico…. non ha motivo di essere. Allo stesso modo il mondo รจ semplicemente un suo gioco. (Brahmasลซtraย II, 1, 32-33) ย
ยซathฤto brahmajijรฑฤsฤ
janmฤdyasya yataแธฅยป
(italiano)
ยซOra, conosciamo il Brahman
da cui questo [mondo] originaยป
(Brahmasลซtra’, I,1,1-2)
Ilย Brahmasลซtraย (devanฤgarฤซ: เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎเคธเฅเคคเฅเคฐ; lett. “Iย sลซtraย (aforismi) sulย Brahman“), noto anche comeย Vedฤntasลซtraย Uttaramฤซmฤแนsฤsลซtra, testo religioso composto inย lingua sanscritaย posto a fondamento delย darลanaย hindลซย indicato comeย Vedฤntaย (“Fine dei Veda”), questo noto anche comeย Uttaramฤซmฤแนsฤย (“Esegesi aggiunta”), dove ne compone, unitamente alleย Upaniแนฃadย e allaย Bhagavadgฤซtฤย e ai relativi commentari, il “triplice canone” (prasthanฤtraya).
ยซna prayojanavattvฤtlokavat tu lฤซlฤkaivalyamยป
Egli non ha motivo di essere.
Allo stesso modo il mondo รจ semplicemente un suo gioco.
(Brahmasลซtraย II, 1, 32-33) ย
lฤซlฤย เคฒเฅเคฒเคพ gioco cosmico
เฅ เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ เฅเฅ เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ เฅ
เฅ “Non a causa di uno scopo”
เฅเฅ “Ma come il mondo, รจ solo un gioco (lฤซlฤ)”
La prima parte, “เคจ เคชเฅเคฐเคฏเฅเคเคจเคตเคคเฅเคคเฅเคตเคพเคคเฅ” (na prayojanavattvฤt), si traduce come “Non a causa di uno scopo”, indicando che l’azione divina non รจ motivata da un fine utilitaristico. La seconda parte, “เคฒเฅเคเคตเคคเฅเคคเฅ เคฒเฅเคฒเคพเคเฅเคตเคฒเฅเคฏเคฎเฅ” (lokavattu lฤซlฤkaivalyam), si traduce come “Ma come il mondo, รจ solo un gioco”, suggerendo che la creazione del mondo da parte del divino รจ un atto spontaneo, simile a un gioco (lฤซlฤ), senza un motivo specifico.

