C’รจ una differenza tra un combattente e un artista marziale….

C’รจ una differenza tra un combattente e un artista marziale.
Un combattente si allena per uno scopo: combattere.
Io sono un artista marziale: non mi alleno per combattere.
Mi alleno per me stesso.
Mi alleno continuamente.
Il mio obiettivo รจ la perfezione.
Ma non la raggiungerรฒ mai.โ€“ Georges St. Pierre

“Non muovere l’anima senza il corpo, nรฉ il corpo senza l’anima, affinchรฉ, combattendo l’uno contro l’altro, queste due parti preservino l’equilibrio e la salute” Platone, Timeo

Mannerbund e Kรณryos, Marut: Le Confraternite Guerriere Indoeuropee

I concetti di Mannerbund, guerrieri iranici, Marut, Kรณryos (gruppo di guerra) e i Culti Indoeuropei sono strettamente collegati allโ€™interno del contesto delle tradizioni guerriere e religiose delle societร  indoeuropee.
Questi termini riflettono aspetti sociali, mitologici e spirituali legati ai gruppi di giovani guerrieri maschi e al loro ruolo nella cultura antica.Mannerbund e Kรณryos: La Fratellanza Guerriera Mannerbund (o Mรคnnerbund) รจ un termine usato negli studi indoeuropei per indicare una confraternita di giovani uomini non sposati che formavano una societร  guerriera.
Questi gruppi rappresentavano un rito di passaggio: i giovani lasciavano le loro famiglie per vivere insieme, allenarsi e partecipare a guerre, razzie o cacce. Il Kรณryos, invece, รจ un termine proto-indoeuropeo ricostruito che significa “gruppo di guerra” o “banda di guerrieri”.
Esso rappresenta la radice linguistica e sociale di queste formazioni, fondamentali nella struttura delle prime societร  indoeuropee. I membri del Kรณryos dimostravano il loro valore attraverso atti di coraggio prima di stabilirsi come adulti. Questo modello si ritrova in varie culture indoeuropee, come i Germani (es. i berserker) o gli antichi Greci (es. la Crypteia spartana).
Guerrieri Iranici e il Mannerbund
Con “iranica” si fa probabilmente riferimento agli elementi iranici o persiani allโ€™interno del ramo indo-iranico delle culture indoeuropee.
Nelle societร  iraniche antiche, come quelle dei Persiani, Sciti e Medi, esistevano gruppi di guerrieri che incarnavano il concetto del Mannerbund.
Questi erano spesso giovani guerrieri dโ€™รฉlite, dediti alla guerra e alle razzie. Testi come lโ€™Avesta suggeriscono lโ€™esistenza di tali confraternite, evidenziando lโ€™importanza della prodezza marziale e della fratellanza. Questi gruppi avevano anche una dimensione religiosa, spesso legata al culto di divinitร  come Mitra, dio degli giuramenti e dei codici guerrieri, che rafforzava il loro senso di coesione e identitร .
I Marut: Il Riflesso Mitologico del Gruppo Guerriero
Nella mitologia indรน, i Marut sono un gruppo di divinitร  delle tempeste, compagni di Indra, dio del tuono e della guerra. Descritti come giovani guerrieri vigorosi armati di armi dorate, i Marut rappresentano unโ€™immagine mitologica del Mannerbund o del Kรณryos. Sono una fratellanza divina di combattenti feroci, associati alle forze della natura come tempeste e venti, che assistono Indra in battaglie epiche, come quella contro il serpente Vritra. La loro figura riflette le societร  guerriere umane, dove i giovani venivano iniziati in gruppi che combinavano qualitร  marziali e divine.
Culti Indoeuropei: La Dimensione ReligiosaI gruppi guerrieri come il Mannerbund e il Kรณryos non erano solo istituzioni sociali o militari, ma erano profondamente radicati nei culti indoeuropei. Partecipavano a rituali che invocavano protezione divina o canalizzavano il potere di dรจi legati alla guerra e agli elementi naturali. I Marut, ad esempio, non sono solo guerrieri, ma anche esseri divini che dominano le forze della natura, simbolizzando lโ€™unione tra ruolo marziale e spirituale. Nei contesti germanici, i berserker entravano in stati di furia rituale che li rendevano invincibili, un tratto che richiama la “furia guerriera” presente in altre culture indoeuropee, come la lyssa greca o il concetto vedico di eis (frenesia). Nelle tradizioni iraniche, i guerrieri erano spesso legati al culto di Mitra, che presiedeva a giuramenti e contratti, elementi chiave per la lealtร  di questi gruppi.
Il Mannerbund, i guerrieri iranici, i Marut e il Kรณryos sono espressioni diverse di una stessa tradizione indoeuropea: quella delle societร  di giovani guerrieri. Il Mannerbund e il Kรณryos ne rappresentano le basi sociali e linguistiche; i Marut ne offrono una versione mitologica, incarnando lโ€™archetipo divino del gruppo guerriero; i guerrieri iranici mostrano una specifica manifestazione culturale, spesso intrecciata ai culti religiosi. Insieme, questi elementi evidenziano il ruolo centrale delle confraternite guerriere nelle societร  indoeuropee, unendo aspetti marziali, sociali e spirituali in un unico quadro culturale.

“Fลซrinkazan (้ขจๆž—็ซๅฑฑ), Vento, Foresta, Fuoco, Montagna”

“ๆ•…ๅ…ถ็–พๅฆ‚้ขจ๏ผŒๅ…ถๅพๅฆ‚ๆž—๏ผŒไพตๆŽ ๅฆ‚็ซ๏ผŒไธๅ‹•ๅฆ‚ๅฑฑ”

Rapiditร  come vento, calma come foresta, aggressivitร  come fuoco, stabilitร  come montagna

La traduzione in giapponese della frase รจ “Fลซrinkazan” (้ขจๆž—็ซๅฑฑ), che letteralmente significa “Vento, Foresta, Fuoco, Montagna”. Questa espressione รจ una sintesi di due passaggi del capitolo 7 di L’arte della guerra di Sun Tzu:

  • Capitolo 7, passaggio 17: “ๆ•…ๅ…ถ็–พๅฆ‚้ขจ๏ผŒๅ…ถๅพๅฆ‚ๆž—” (“Sii rapido come il vento, tranquillo come una foresta”).
  • Capitolo 7, passaggio 18: “ไพตๆŽ ๅฆ‚็ซ๏ผŒไธๅ‹•ๅฆ‚ๅฑฑ” (“Aggressivo come il fuoco, immobile come una montagna”).

In giapponese, ogni carattere rappresenta una qualitร :

  • ้ขจ (Fลซ): Vento, simbolo di velocitร  e rapiditร .
  • ๆž— (Rin): Foresta, simbolo di tranquillitร  e calma.
  • ็ซ (Ka): Fuoco, simbolo di aggressivitร  e intensitร .
  • ๅฑฑ (Zan): Montagna, simbolo di stabilitร  e immobilitร .

L’Intreccio Etimologico tra Rischio ed Esperienza: Il Legame tra “Periculum” ed “Experiri”

Le parole latine periculum (pericolo) ed experiri (sperimentare, provare) condividono una radice comune che svela un’affascinante connessione concettuale tra l’idea di rischio e quella di esperienza. Il loro legame etimologico risiede nel verbo perior, un termine arcaico che significa “tentare” o “provare”.

Periculum, che in latino significa “prova, esperimento, rischio”, si รจ evoluto nell’italiano “pericolo”. La sua struttura morfologica รจ composta dal suffisso -culum, che indica uno strumento o un mezzo, attaccato alla radice peri-, derivata appunto da perior. In origine, quindi, il periculum non era altro che l’atto di tentare, di mettere alla prova, un’azione che intrinsecamente comporta un elemento di incertezza e, di conseguenza, di potenziale rischio.

Dall’altra parte, il verbo deponente experiri si traduce con “sperimentare, mettere alla prova, fare esperienza”. La sua composizione รจ trasparente: il prefisso ex-, che indica un movimento da, un’uscita, si unisce alla stessa radice peri- di perior. L’experiri รจ quindi letteralmente un “trarre fuori dalla prova”, un apprendere attraverso il tentativo e l’esposizione a una determinata situazione. Da experiri derivano parole italiane come “esperienza” ed “esperto”.

L’analisi etimologica rivela dunque una profonda veritร : non puรฒ esserci esperienza senza una qualche forma di “pericolo” o, piรน neutralmente, di “prova”. Ogni tentativo di acquisire conoscenza o abilitร  (l’experiri) implica necessariamente un’esposizione a un periculum, a un rischio, seppur minimo. รˆ attraverso il superamento della prova, l’affrontare il rischio, che si forgia l’esperienza.

In sintesi, la connessione tra periculum ed experiri ci insegna che il concetto di pericolo non รจ unicamente negativo, ma รจ intrinsecamente legato al processo di apprendimento e di crescita.
L’esperienza non รจ altro che la conoscenza distillata dal rischio che si รจ corso e dalla prova che si รจ superata.

CONFER


Homo ludens รจ una locuzione latina che si traduce come “Uomo che gioca” o “Uomo ludico”.

Il termine รจ stato reso celebre dallo storico e teorico della cultura olandese Johan Huizinga nel suo influente libro del 1938, intitolato appunto Homo Ludens.

L’Idea Centrale

L’argomento centrale di Huizinga รจ che la capacitร  umana di giocare non รจ un’attivitร  banale o secondaria, ma una condizione primaria e fondamentale che dร  origine alla cultura umana. Egli contrappone l’ Homo ludens ad altre definizioni dell’essere umano, come:

  • Homo sapiens: Uomo saggio
  • Homo faber: Uomo artefice (o fabbricante)

Huizinga credeva che, prima ancora di essere saggio o artefice, l’uomo fosse un giocatore. Per lui, il gioco non รจ qualcosa che avviene all’interno della cultura; piuttosto, la cultura stessa nasce e si sviluppa come e nel gioco.

La Definizione di Gioco secondo Huizinga

Secondo Huizinga, il gioco รจ un’attivitร  distinta con diverse caratteristiche chiave:

Carattere Non Materialistico: Nella sua forma piรน pura, il gioco non รจ produttivo. รˆ fine a se stesso, non รจ volto al guadagno materiale o alla produzione di beni (Huizinga riconosceva che questo principio si complica con lo sport professionistico, ma l’essenza dello spirito ludico non รจ il profitto).

Volontarietร : Il gioco รจ un’attivitร  scelta liberamente. Non รจ mai un compito o un dovere. Se รจ forzato, cessa di essere gioco.

Separazione dalla Vita “Ordinaria”: Si svolge al di fuori della realtร  quotidiana. Costituisce una fuga temporanea in una sfera a parte.

Limiti di Tempo e Spazio: Il gioco ha un inizio e una fine precisi.
Avviene all’interno di un’area designata: un campo da gioco, una scacchiera, un palcoscenico.
Huizinga chiamรฒ questo concetto il “cerchio magico”, un mondo temporaneo all’interno del quale si applicano le regole del gioco.

Creazione di Ordine: Il gioco ha le proprie regole, che sono assolutamente vincolanti all’interno del cerchio magico. Crea un mondo temporaneo, perfetto e ordinato. Il “guastafeste” (in inglese, spoilsport) non รจ solo un cattivo perdente; รจ colui che frantuma questo fragile mondo rifiutando di rispettarne le regole.

Presenza di Tensione: Il gioco include un elemento di incertezza e di caso. C’รจ una sfida da superare e una risoluzione, ed รจ questo che lo rende coinvolgente.

un eco del Gioco Cosmico

ๅฎˆ้œ็ฏค ย mantieni con fermezza la quiete ้“ๅพท็ถ“ XVI, 16 Dao De Jing

่‡ด่™›ๆฅต๏ผŒๅฎˆ้œ็ฏคใ€‚่ฌ็‰ฉไธฆไฝœ๏ผŒๅพไปฅ่ง€ๅพฉใ€‚ๅคซ็‰ฉ่Šธ่Šธ๏ผŒๅ„ๅพฉๆญธๅ…ถๆ นใ€‚ๆญธๆ นๆ›ฐ้œ๏ผŒๆ˜ฏ่ฌ‚ๅพฉๅ‘ฝใ€‚ๅพฉๅ‘ฝๆ›ฐๅธธ๏ผŒ็Ÿฅๅธธๆ›ฐๆ˜Žใ€‚ไธ็Ÿฅๅธธ๏ผŒๅฆ„ไฝœๅ‡ถใ€‚็Ÿฅๅธธๅฎน๏ผŒๅฎนไนƒๅ…ฌ๏ผŒๅ…ฌไนƒ็Ž‹๏ผŒ็Ž‹ไนƒๅคฉ๏ผŒๅคฉไนƒ้“๏ผŒ้“ไนƒไน…๏ผŒ
ๆฒ’่บซไธๆฎ†ใ€‚
้“ๅพท็ถ“ XVI, 16 Dao De Jing

่‡ด่™›ๆฅต.   Arriva al culmine del vuoto
ๅฎˆ้œ็ฏค    mantieni con fermezza la quiete

่ฌ็‰ฉไธฆไฝœ  i diecimila esseri tutti insieme sorgono
ๅพไปฅ่ง€ๅพฉ Io contemplo il loro ritorno
ๅคซ็‰ฉ่Šธ่Šธ tornano a casa ciascuno alle proprie radici
ๅ„ๅพฉๆญธๅ…ถๆ น   Tornare alle radici รจ quiete
ๆ˜ฏ่ฌ‚ๅพฉๅ‘ฝ รจ tornare al proprio destino
ๅ‘ฝๆ›ฐๅธธ Tornare al proprio destino รจ lโ€™eterno
็Ÿฅๅธธๆ›ฐๆ˜Ž  Conoscere lโ€™eterno รจ illuminazione
ไธ็Ÿฅๅธธ non conoscere
ๅฆ„ไฝœๅ‡ถ รจ essere senza radici
็Ÿฅๅธธๅฎน Conoscere lโ€™eterno รจ comprendere
ๅฎนไนƒๅ…ฌ comprendere perciรฒ essere imparziali
ๅ…ฌไนƒ็Ž‹ imparziali(equi) perciรฒ regali
็Ž‹ไนƒๅคฉ regali perciรฒ celesti
ๅคฉไนƒ้“ celesti perciรฒ uniti con il Dao
้“ไนƒไน… uniti con il Dao perciรฒ eterni
ๆฒ’่บซไธๆฎ†ใ€‚Senza un io nessun pericolo(sconfitta)

Buddha seduto, I-metร  II secolo, Pakistan (antica regione del Gandhara). Questo Buddha mostra affinitร  con la scultura romana piรน di qualsiasi altro bronzo gandharano sopravvissuto.Gandhara, antica regione del Pakistan nord-occidentale delimitata a nord dallo Swat (l’antica Udayana), a ovest dall’Afghanistan (l’antica Nagarahara e la Battriana) e a est dal fiume Indo e, infine, dal Kashmir.L’arte di Gandhara รจ nota per la fusione di elementi della scultura ellenistica con temi buddisti, grazie ai contatti con il mondo greco dopo le conquiste di Alessandro Magno. Le statue di Gandhara spesso raffigurano il Buddha o bodhisattva in pose meditative, con dettagli realistici come drappeggi di abiti e volti sereni, scolpiti in schisto, stucco o bronzo.

Die Wut FUROR

ยซDie Wut in Hagens Herzen brannte heiรŸ und klar, als er das Schwert zog, um Rache zu vollenden.ยป
โ€” Nibelungenlied, Avventura 36
ยซIl furore nel cuore di Hagen ardeva caldo e chiaro, mentre estraeva la spada per compiere la vendetta.ยป

In questo contesto, “Wut” rappresenta la furia guerresca di Hagen, un personaggio centrale, che agisce con un’intensitร  quasi poetica, spinta da rabbia ed eccitazione, tipica dell’epica tedesca. La scena si riferisce al momento culminante del poema, dove il conflitto e la vendetta dominano, incarnando l’ebbrezza della battaglia.
Nota: Il Nibelungenlied originale รจ in medio alto tedesco, e il termine “Wut” appare in forme arcaiche (es. “wuot” o varianti).

Hagen uccide Sigfrido alla fontana, Sala dei Nibelunghi


Mitra-Varuna. Due rappresentazioni indoeuropee della sovranitร 
di Georges Dumรฉzil (Autore)
 Andrea Anselmo (Traduttore)
 Il Cerchio, 2024

In questo contesto, “Wut” cattura lโ€™ardore guerresco di Odino, il dio supremo, in un momento di battaglia epica contro i giganti, riflettendo lโ€™ebbrezza e lโ€™eccitazione della lotta mitologica.
La sfumatura di “genio poetico” emerge dallโ€™ispirazione divina di Odino, spesso associato alla poesia e alla furia estatica (come nei berserker, guerrieri invasati dalla “Wut” divina).
Nota: Lโ€™originale norreno usa termini come รณรฐr (furia ispirata) o varianti, che in traduzioni tedesche diventano spesso “Wut”.


Lโ€™Edda poetica รจ una raccolta di poemi in norreno, composta tra il IX e il XIII secolo, che narra miti, gesta eroiche e cosmologia della mitologia norrena, closely related alla mitologia germanica. I poemi, come la Vรถluspรก o lโ€™Hรกvamรกl, contengono scene di battaglia epica e furia divina, dove il concetto di “Wut” (in norreno รณรฐr, furia ispirata, o termini affini) รจ centrale, soprattutto per figure come Odino, dio della guerra, della poesia e della furia estatica.Contesto dellโ€™Edda poetica
Lโ€™Edda poetica รจ una fonte primaria per la mitologia norrena/germanica, scritta in versi e tramandata oralmente prima di essere codificata in manoscritti islandesi.
I poemi descrivono eventi cosmici come il Ragnarรถk (la fine del mondo), battaglie tra dรจi e giganti, e lโ€™ardore guerresco dei berserker, guerrieri invasati dalla furia divina. Il termine norreno รณรฐr (da cui deriva il nome di Odino, ร“รฐinn) indica uno stato di esaltazione, rabbia e ispirazione, che in traduzioni tedesche moderne diventa spesso “Wut”, specialmente in contesti guerreschi. Questa furia รจ sia distruttiva che creativa, legata al “genio poetico” (Odino รจ anche dio della poesia) e allโ€™ebbrezza della battaglia.
Citazione con “Wut”Poichรฉ lโ€™Edda poetica รจ in norreno, il termine “Wut” appare nelle traduzioni o adattamenti in tedesco moderno. In un passaggio dalla Vรถluspรก (strofa 24), che descrive una battaglia primordiale tra ร†sir (dรจi) e Vanir, adattandolo in tedesco moderno per includere “Wut” in un contesto guerresco:

Testo originale in norreno (per completezza):
ยซร“รฐinn skaut รก folk รญ liรฐi,
รพat var enn folkvรญg fyrst รญ heimi.ยป
(Vรถluspรก, strofa 24, Codex Regius)

Traduzione letterale dal norreno:
ยซOdino scagliรฒ [la lancia] contro lโ€™esercito,
quella fu la prima guerra tra i popoli nel mondo.ยป

strofa 45 della Vรถluspรก, che descrive lโ€™inizio del Ragnarรถk con lโ€™avanzata degli dรจi e lโ€™esplosione del caos, adattandolo in tedesco moderno per includere “Wut”:

Tedesco (adattato):
ยซDie Wut der ร†sir loderte wie Feuer, als Heimdall das Gjallarhorn blies und die Gรถtter zum letzten Kampf stรผrmten.ยป
โ€” Ispirato alla Vรถluspรก, strofa 45 (Edda poetica), adattamento in tedesco moderno

Traduzione in italiano:
ยซIl furore degli ร†sir divampava come fuoco, mentre Heimdall suonava il Gjallarhorn e gli dรจi si lanciavano nellโ€™ultima battaglia.ยป

  • Contesto guerresco: La strofa 45 della Vรถluspรก segna lโ€™inizio del Ragnarรถk, con segnali cosmici come il latrato del lupo Garm e il suono del Gjallarhorn di Heimdall, che chiama gli dรจi alla battaglia finale contro le forze del caos (giganti, lupi e serpenti). La “Wut” rappresenta lโ€™ardore collettivo degli ร†sir (Odino, Thor, Freyr, ecc.) mentre si preparano al conflitto, unโ€™energia furiosa che unisce rabbia, eccitazione e unโ€™ispirazione quasi poetica, tipica della mitologia germanica.
  • Significato di “Wut”: In questo adattamento, “Wut” incarna la furia divina degli dรจi, un mix di rabbia guerresca e slancio epico. La sfumatura di “genio poetico” emerge dal contesto mitologico, poichรฉ il Ragnarรถk รจ narrato nella Vรถluspรก con un linguaggio visionario, quasi profetico, che eleva la battaglia a un evento cosmico e poetico.
  • Riferimento mitologico: Il suono del Gjallarhorn di Heimdall segnala lโ€™inizio della guerra finale. Gli ร†sir, guidati da Odino, affrontano i loro nemici, come il lupo Fenrir e il serpente Jรถrmungandr. Questo momento รจ carico di tensione e furore, con gli dรจi che si lanciano nella lotta sapendo che molti di loro periranno.

Traduzione in italiano:
ยซIl furore di Odino divampava selvaggio, mentre con Gungnir si lanciava contro le fauci di Fenrir verso la morte.ยป

Testo originale in norreno (per completezza):
ยซGleipnir slitnar,
ok Freki rennr,
ร“รฐinn mรฆtir ulfi รญ vรญgstrรญรฐi.ยป
(Vรถluspรก, strofa 46, adattamento basato su interpretazioni del Codex Regius)

Traduzione letterale dal norreno:
ยซGleipnir si spezza,
e il lupo corre libero,
Odino affronta il lupo nel combattimento mortale.ยป

Contesto guerresco: Nella Vรถluspรก, strofa 46 (e successive), il Ragnarรถk raggiunge il culmine con la rottura delle catene di Fenrir, il lupo cosmico destinato a uccidere Odino. Odino, armato della sua lancia Gungnir, affronta Fenrir in una battaglia epica, sapendo che il suo destino รจ segnato. La “Wut” qui rappresenta la furia divina di Odino, un misto di rabbia, eccitazione guerresca e unโ€™ispirazione quasi poetica, legata al suo ruolo di dio della guerra e della poesia.Significato di “Wut”: “Wut” cattura lโ€™ardore estatico di Odino, che si lancia nella lotta con unโ€™intensitร  che trascende la mera rabbia, incarnando lโ€™ebbrezza della battaglia e il “genio poetico” della sua natura divina. In quanto dio della poesia e della furia (รณรฐr in norreno, da cui il suo nome ร“รฐinn), Odino unisce forza distruttiva e creativitร  visionaria, anche nel suo sacrificio.Riferimento mitologico: La battaglia di Odino contro Fenrir รจ un momento tragico del Ragnarรถk. Fenrir, figlio di Loki, รจ una forza del caos, e la sua vittoria su Odino segna la fine del vecchio ordine divino. Tuttavia, Odino รจ vendicato da suo figlio Vรญรฐarr, che uccide il lupo. Questo scontro incarna il coraggio e la furia di fronte allโ€™inevitabile.

Non sarร  un demone a scegliervi, ma voi sceglierete il vostro demone… Mito di Er Platone

“แผˆฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ‚ ฮธฯ…ฮณฮฑฯ„ฯแฝธฯ‚ ฮบฯŒฯฮทฯ‚ ฮ›ฮฑฯ‡ฮญฯƒฮตฯ‰ฯ‚ ฮปฯŒฮณฮฟฯ‚. ฮจฯ…ฯ‡ฮฑแฝถ แผฯ†ฮฎฮผฮตฯฮฟฮน, แผ€ฯฯ‡แฝด แผ„ฮปฮปฮทฯ‚ ฯ€ฮตฯฮนฯŒฮดฮฟฯ… ฮธฮฝฮทฯ„ฮฟแฟฆ ฮณฮญฮฝฮฟฯ…ฯ‚ ฮธฮฑฮฝฮฑฯ„ฮทฯ†ฯŒฯฮฟฯ….

[e] ฮฟแฝฯ‡ แฝ‘ฮผแพถฯ‚ ฮดฮฑฮฏฮผฯ‰ฮฝ ฮปฮฎฮพฮตฯ„ฮฑฮน, แผ€ฮปฮป’ แฝ‘ฮผฮตแฟ–ฯ‚ ฮดฮฑฮฏฮผฮฟฮฝฮฑ ฮฑแผฑฯฮฎฯƒฮตฯƒฮธฮต. ฯ€ฯแฟถฯ„ฮฟฯ‚ ฮด’ แฝ ฮปฮฑฯ‡แฝผฮฝ ฯ€ฯแฟถฯ„ฮฟฯ‚ ฮฑแผฑฯฮตฮฏฯƒฮธฯ‰ ฮฒฮฏฮฟฮฝ แพง ฯƒฯ…ฮฝฮญฯƒฯ„ฮฑฮน แผฮพ แผ€ฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ‚. แผ€ฯฮตฯ„แฝด ฮดแฝฒ แผ€ฮดฮญฯƒฯ€ฮฟฯ„ฮฟฮฝ, แผฃฮฝ ฯ„ฮนฮผแฟถฮฝ ฮบฮฑแฝถ แผ€ฯ„ฮนฮผฮฌฮถฯ‰ฮฝ ฯ€ฮปฮญฮฟฮฝ ฮบฮฑแฝถ แผ”ฮปฮฑฯ„ฯ„ฮฟฮฝ ฮฑแฝฯ„แฟ†ฯ‚ แผ•ฮบฮฑฯƒฯ„ฮฟฯ‚ แผ•ฮพฮตฮน. ฮฑแผฐฯ„ฮฏฮฑ แผ‘ฮปฮฟฮผฮญฮฝฮฟฯ…ยท ฮธฮตแฝธฯ‚ แผ€ฮฝฮฑฮฏฯ„ฮนฮฟฯ‚.”

tratto dal Mito di Er nella Repubblica di Platone (X, 617d-e)
Testo Greco integrale

“Parola di Lachesi, figlia della Necessitร . (Anake )Anime effimere, inizia un nuovo ciclo del genere mortale, soggetto alla morte.
Non sarร  un demone a scegliervi, ma voi sceglierete il vostro demone.
Il primo che ha sorteggiato scelga per primo la vita a cui sarร  legato per necessitร .
La virtรน, invece, non ha padrone: ciascuno ne avrร  in misura maggiore o minore a seconda che la onori o la disprezzi.
La responsabilitร  รจ di chi sceglie; il dio non ha colpa.”

Cloto:
รˆ la moira che fila il filo della vita. Il suo nome deriva dal greco “klotho”, che significa “io filo”. 
Lachesi:
รˆ la moira che misura la lunghezza del filo della vita, decidendo quanto a lungo vivrร  ogni individuo. Il suo nome deriva dal greco “lachesis”, che significa “sorte” o “destino”. 
Atropo:
รˆ la moira che taglia il filo della vita, determinando la fine dell’esistenza di una persona. Il suo nome deriva dal greco “atropos”, che significa “inflessibile” o “inevitabile

Al termine della vita, ed una volta giunti al momento in cui bisogna scegliere in quale corpo reincarnarsi, le anime dopo un lungo viaggio, al termine del quale viene concesso loro di vedere l’Origine dell’universo, un immensa colonna di Luce, che discende dall’alto, attraversa tutto il celo e la terra, al cui interno si scorgono le catene del cielo, che mantengono in equilibrio l’universo , le anime pervengono al fuso della Necessitร , แผˆฮฝฮฌฮณฮบฮทฯ‚, origine di tutti i legami che reggono i moti del cielo, l’eternitร  della struttura dell’Universo, accanto a cui sono poste, tra le altre figure, le sirene, le Moire, figlie di Necessitร , Lachesi, simbolo del passato, Cloto, simbolo del presente, e Atropo, simbolo del futuro.
Le anime ricevono un numero sorteggiato che determina l’ordine in cui sceglieranno la loro nuova vita. Davanti a loro vengono presentati diversi “modelli di vita” (ฮฒฮฏฮฟฮน), che includono vite di ogni tipo: ricche, povere, nobili, umili, virtuose o malvagie. Tuttavia, la virtรน non รจ imposta: ogni anima รจ libera di scegliere, e la sua scelta riflette la sua saggezza o ignoranza.

Una volta terminata la fase iniziale, alle anime vengono mostrati i ยซparadigmi delle viteยป  successive che ognuno ha la possibilitร  di scegliere (Platone, Repubblica X, 618 A).
Se, quindi, in una prima fase vi รจ un criterio di casualitร  delle sorti da parte della vergine, la scelta successiva del destino spetta soltanto allโ€™anima del singolo e, come dice la stessa Lachesi, ยซla responsabilitร , pertanto รจ di chi sceglie. Il dio non ne ha colpaยป, poichรฉ ยซnon ha padroni la virtรน; quanto piรน di ciascuno di voi lโ€™onora tanto piรน ne avrร ; quanto meno lโ€™onora, tanto meno ne avrร ยป (ivi, 617 E).


Dopo aver scelto, le anime vengono condotte nella valle di Lete , dove รจ presente il fiume Lete (oblio)  e s ฮ›ฮฎฮธฮท pronuncia “Lแธ—thฤ“”. Il nome deriva dal verbo greco “lanthano” (ฮปฮฑฮฝฮธฮฌฮฝฯ‰), che significa “essere nascosto” o “dimenticare e bevono, dal fiume Amelete (non curanza ) per dimenticare la loro esperienza nell’aldilร , e vengono poi mandate nel mondo terreno per vivere la vita scelta.

Le acque del fiume Lete, a cui accorrono una moltitudine di anime assetate (dipinto di John Roddam Spencer Stanhope)

Il concetto greco di felicitร , o eudaimonia, ha subito una significativa evoluzione, passando da una dipendenza dalla sorte esterna a una profonda responsabilitร  individuale, per opera dei filosofi.

Inizialmente, l’eudaimonia significava letteralmente “aver ottenuto un buon demone protettore”. Secondo questa concezione antica, una persona era felice se la sorte aveva voluto che fosse scelta da un demone benevolo, mentre era infelice se scelta da un demone maligno. Questa visione prevalse per secoli nella cultura greca.

La trasformazione di questo concetto iniziรฒ con i filosofi, che ne “corroseno” l’idea originaria:

  • Eraclito fu il primo a proporre un’alternativa, affermando: “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”. Questo spostรฒ l’attenzione dalla sorte esterna a una qualitร  intrinseca dell’individuo.
  • Democrito, pur essendo considerato un presocratico ma influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea, sostenendo che la felicitร  non risiede nelle ricchezze materiali come gli armenti o l’oro. Per Democrito, l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, il che significa che l’uomo decide la propria sorte e nessun altro.
  • Socrate spiegรฒ in modo molto chiaro che l’uomo si costruisce temperando la sua anima con il logos (ragione o parola), quindi la felicitร  consiste nell’educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito umano, e dunque nella filosofia intesa in senso antico. Questo concetto dell’anima, la psichรฉ, รจ profondamente greco e non di origine cristiana, essendo presente migliaia di volte in Platone.
  • Platone ha imposto definitivamente questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna (psicologia, psicoterapia, psicoanalisi ruotano attorno a questo concetto greco). Nel Gorgia, Socrate afferma che la felicitร  non รจ legata alla ricchezza o al potere, come quello del Gran Re di Persia, ma alla formazione interiore e alla giustizia. Per Platone, “chi รจ onesto e buono, uomo o donna che sia, รจ felice, e l’ingiusto e il malvagio รจ infelice”. Inoltre, il benessere fisico, pur appagando una fame iniziale, genera una “fame dello spirito”, che รจ piรน difficile da saziare e costituisce un asse importante della Repubblica.
  • Anche Aristotele contribuรฌ a questa evoluzione, distinguendo tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร  consiste nella contemplazione del vero.
  • Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร  di filosofare all’etร  di essere felici. Lo scopo fondamentale dell’antica filosofia greca era infatti trovare la veritร  e la felicitร .

Il culmine di questa evoluzione verso la responsabilitร  individuale รจ espresso nel mito di Er nella Repubblica di Platone. Questo mito narra della reincarnazione delle anime dopo un ciclo di premi o punizioni. Elementi chiave del mito che mostrano la responsabilitร  individuale includono:

  • Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un millennio, le anime si ritrovano su una pianura dove devono decidere il proprio destino. I paradigmi delle vite non vengono imposti, ma proposti, e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร  delle anime stesse.
  • La rivoluzione del “demone”: La frase piรน rivoluzionaria per un greco รจ: “Non sarร  il demone a scegliere voi, ma voi il demone”. Questo rovescia completamente la concezione tradizionale della sorte, affermando che รจ l’individuo a scegliere il proprio demone (cioรจ la propria vocazione o destino).
  • La libertร  nel gestire la vita: Sebbene l’ordine di scelta delle vite sia dato dal sorteggio, l’uomo non รจ libero di scegliere la vita che gli viene data (quella gli รจ imposta alla nascita, ad esempio, il luogo e i genitori), ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente quella vita.
  • La virtรน senza padroni: La famosa frase “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร , quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร  pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa” afferma chiaramente che la responsabilitร  della propria condotta e della propria felicitร  รจ interamente dell’individuo, non di una divinitร  o di una forza esterna.
  • Il ruolo della sofferenza e della scelta consapevole: Anche l’ultimo a scegliere, se lo fa con giudizio e filosofia, puรฒ avere una vita soddisfacente. L’esperienza del dolore e della sofferenza, ricordata dalle anime nell’aldilร , insegna loro quali scelte sbagliate evitare. L’esempio di Ulisse, che per ultimo sceglie una vita “di un uomo qualunque” rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze passate, sottolinea la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
  • Ogni individuo ha la possibilitร  di essere felice: Chiunque nasca, qualunque sorte gli tocchi, ha la possibilitร  di vivere in modo corretto ed essere felice; รจ l’individuo che “butta via” questa possibilitร  volendo di piรน o non accontentandosi.

In sintesi, il concetto greco di felicitร  si รจ evoluto da un’idea di dipendenza dalla sorte esterna a una visione in cui la felicitร  รจ intrinsecamente legata alla formazione dell’anima, alla scelta morale, alla virtรน e alla responsabilitร  individuale, un messaggio che, come notato nel testo, risuona ancora oggi nella psicologia.
Secondo i filosofi greci, la scelta e la gestione della propria vita hanno un’influenza cruciale sulla felicitร , in un’evoluzione che ha spostato il concetto di eudaimonia (felicitร ) dalla dipendenza dalla sorte esterna alla responsabilitร  individuale.

Inizialmente, l’eudaimonia significava “aver ottenuto un buon demone protettore”, implicando che la felicitร  fosse determinata dalla sorte che assegnava un demone benevolo o maligno. Questa concezione รจ stata gradualmente modificata dai filosofi:

  • Eraclito fu il primo a sostenere che “Il demone dell’uomo รจ il suo carattere”, spostando l’origine della felicitร  dall’esterno all’interno dell’individuo.
  • Democrito, influenzato anche da Socrate, esplicitรฒ ulteriormente questa idea affermando che la felicitร  non risiede nelle ricchezze materiali, ma che “l’anima (psichรฉ) รจ la dimora della sorte dell’uomo, cioรจ la sorte dell’uomo la decidi tu e nessun altro”.
  • Socrate chiarรฌ che la felicitร  consiste nell’“educazione e nella formazione dell’anima e dello spirito dell’uomo e quindi nella filosofia”, intesa come temperanza dell’anima attraverso il logos (ragione o parola). Per Socrate, la felicitร  deriva dalla formazione interiore e dalla giustizia, non dalla ricchezza o dal potere, affermando che “chi รจ onesto e buono uomo o donna che sia รจ felice e l’ingiusto รจ il malvagio รจ infelice”. Egli osservรฒ come il benessere fisico possa generare una “fame dello spirito” piรน difficile da saziare.
  • Platone ha imposto in modo definitivo questa idea, che รจ fondamentale anche per la psicologia moderna. Nel Gorgia, Platone ribadisce che la felicitร  non รจ legata alla ricchezza, ma alla virtรน e alla giustizia.
  • Aristotele distinse tra piaceri fisici e piaceri dello spirito, considerando questi ultimi i piรน alti e affermando che la felicitร  consiste nella contemplazione del vero.
  • Epicuro sottolineรฒ l’importanza della filosofia per la “salute dell’anima” a qualsiasi etร , equiparando l’etร  del filosofare all’etร  di essere felici, indicando come scopo fondamentale dell’antica filosofia greca la ricerca della veritร  e della felicitร .

Il punto culminante di questa evoluzione verso la responsabilitร  individuale รจ il Mito di Er narrato da Platone nella Repubblica, che illustra in che modo la scelta e la gestione della vita influenzano la felicitร . Nel mito:

  • Le anime scelgono il proprio destino: Dopo un periodo di premi o punizioni, le anime si ritrovano a scegliere i paradigmi delle vite successive. Questi paradigmi “non vengono imposti all’uomo ma proposti alle anime e la scelta รจ interamente consegnata alla libertร  delle anime stesse”. Questa รจ una rottura radicale con la tradizione, poichรฉ Platone afferma: “Non sarร  il demone a scegliere voi, ma voi il demone”.
  • La libertร  nel gestire la vita data: Sebbene l’ordine di scelta e le circostanze della nascita (il luogo, i genitori) siano imposti, l’uomo “non รจ libero di scegliere la vita […] ma รจ libero di scegliere come vivere moralmente” quella vita. La gestione e il modo di vivere la vita non sono predeterminati, ma sono una scelta individuale.
  • La virtรน non ha padroni: Il mito afferma in modo potente: “La virtรน non ha padroni; ciascuno di voi la onora e tanto piรน ne avrร  quanto meno la onora tanto meno ne avrร . La responsabilitร  pertanto รจ di chi sceglie, il Dio non ha colpa”. Questo rovescia la tendenza a incolpare le divinitร  per le proprie azioni.
  • Il valore della scelta consapevole e dell’esperienza della sofferenza: Anche chi sceglie per ultimo puรฒ avere una vita soddisfacente e non malvagia, purchรฉ scelga “con giudizio con filosofia e viva coerentemente a questa scelta”. L’esperienza del dolore e della sofferenza nell’aldilร  serve a ricordare quali scelte sbagliate evitare.
  • L’esempio di Ulisse: Egli, pur essendo l’ultimo a scegliere, opta per “la vita di un uomo qualunque”, rinunciando alla gloria per evitare le sofferenze della sua vita precedente. Questa scelta dimostra la saggezza derivante dall’esperienza e dalla consapevolezza.
  • La possibilitร  universale di felicitร : La conclusione platonica รจ che “chiunque nasca in questa vita qualunque sorte gli tocca ha le possibilitร  di vivere in modo corretto ed essere felice ma รจ lui che poi butta via questo vuole di piรน non si accontenta di questo o di quest’altro”. La responsabilitร  della propria felicitร  รจ interamente individuale, basata sulla capacitร  di vivere virtuosamente la vita assegnata.

Questo profondo spostamento concettuale ha avuto un impatto duraturo, tanto che, come notato, alcuni psicologi moderni come James Hillman riprendono il Mito di Er, sostenendo che “il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino […] รจ un mito che non รจ mai accaduto ma puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno”. Hillman afferma che ciascuno di noi “incarna l’idea di sรฉ stesso” e sceglie ciรฒ che vuole essere. Tuttavia, nel riprendere il mito, Hillman non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร  suprema dell’uomo”, che per Platone รจ cruciale e legata alla comprensione dell’“idea del bene” e all’armonia degli opposti per raggiungere la felicitร .
Secondo i filosofi greci, la sofferenza e la veritร  giocano ruoli fondamentali nella ricerca della felicitร  umana, influenzando profondamente le scelte individuali e la formazione dell’anima.

Ruolo della Sofferenza nella Ricerca della Felicitร :

La sofferenza รจ presentata come un’esperienza formativa che puรฒ guidare le scelte dell’individuo verso una vita piรน felice e virtuosa, soprattutto attraverso la sua memorizzazione e comprensione.

  • Anamnesi e Lezioni dalla Sofferenza: Nel mito di Er di Platone, le anime, prima di reincarnarsi, compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze passate, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza”. Soprattutto, le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate, e quindi quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge.
  • La Sofferenza come Elemento Plasmatore: Il filosofo Hans Georg Gadamer, citato nel testo, sottolinea che la sofferenza “plasma ed รจ un punto della esperienza che li fa crescere”. Questo rafforza l’idea che, sebbene difficile, la sofferenza sia essenziale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole.
  • La Scelta di Ulisse: L’esempio piรน lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita, memore delle immense sofferenze patite nella vita precedente (che lo avevano reso “il piรน sfortunato di tutti i mortali”), Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria”. Cercรฒ e scelse “la vita di un uomo qualunque”, una vita semplice e senza preoccupazioni, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, motivata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร  non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร  interiore.

Ruolo della Veritร  nella Ricerca della Felicitร :

La veritร , indagata attraverso la filosofia, รจ vista come la via maestra per la felicitร , in quanto permette all’individuo di comprendere l’essenza delle cose e di vivere in accordo con la ragione e la virtรน.

  • Scopo della Filosofia Greca: Per gli antichi Greci, lo scopo fondamentale della filosofia era “trovare la veritร  e la felicitร ”. Epicuro afferma che per “acquistare la salute dell’anima” nessuno รจ troppo giovane o troppo vecchio per filosofare, equiparando l’etร  del filosofare all’etร  di essere felici.
  • Contemplazione del Vero: Aristotele, ad esempio, ritiene che la felicitร  non consista nei piaceri fisici, ma in quelli spirituali, e in particolare nella “contemplazione del vero”. Dio stesso, che possiede la massima felicitร , รจ descritto come “autocontemplazione”.
  • La Veritร  รจ Sempre Presente: Platone, come interpretato, suggerisce che la veritร  “รจ dunque sempre di fronte a noi e noi ne siamo quindi circondati e fasciati”. La difficoltร  nel percepirla non risiede nella veritร  stessa, ma nell’intelletto umano, che รจ come gli occhi dei pipistrelli che faticano a vedere la luce del giorno. L’intelletto deve abituarsi a vederla, implicando uno sforzo di purificazione e orientamento.
  • La Virtรน e l’Idea del Bene: La capacitร  di scegliere con giudizio e vivere filosoficamente, che porta a una vita soddisfacente, รจ strettamente legata alla veritร . Platone sostiene che per scegliere la virtรน, che “non ha padroni”, รจ cruciale “l’idea del bene”. Comprendere cos’รจ il bene, inteso come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”, permette all’uomo di imporre ordine al disordine delle situazioni e raggiungere la felicitร  sia in questa vita che nell’aldilร .
  • La Filosofia come Ricerca Costante: La grandezza della filosofia non sta nel trovare una “veritร  ultimativa definitiva” โ€“ perchรฉ l’uomo รจ un “homo viator” (un viaggiatore) โ€“ ma nella sua costante “ricerca della veritร ”. Questo continuo sforzo di comprensione รจ la ricchezza e la “sorte” dell’uomo.

In conclusione, sia la sofferenza che la ricerca della veritร  sono strumenti essenziali che, secondo i filosofi greci, permettono all’individuo di esercitare la propria responsabilitร  morale, formare la propria anima e compiere scelte consapevoli che conducono alla eudaimonia. La sofferenza, se compresa, previene gli errori e guida verso scelte piรน prudenti, mentre la veritร , accessibile tramite la ragione e la filosofia, illumina il percorso verso il bene e la virtรน, pilastri della felicitร .

Nella filosofia greca, in particolare quella di Platone, i concetti di equilibrio e armonia sono strettamente legati all’idea del bene e sono fondamentali per raggiungere la felicitร .

  • L’Idea del Bene come Armonia e Giusta Misura: Il bene รจ definito come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura“. Questo significa che raggiungere il bene implica trovare un punto di equilibrio tra elementi contrastanti, ponendo ordine dove c’รจ disordine.
  • Felicitร  attraverso l’Equilibrio Interiore: Comprendere e applicare l’idea del bene, che implica ricerca di armonia e giusta misura, รจ quindi la chiave per la felicitร . Non si tratta solo di una felicitร  effimera, ma di una condizione profonda che deriva dalla capacitร  di ordinare la propria esistenza secondo principi razionali e armoniosi.
  • Imporre Ordine al Disordine: La capacitร  di imporre “misura” a tutte le situazioni โ€“ che per loro natura sono spesso disordinate โ€“ e di stabilire “ordine al disordine” รจ un aspetto cruciale dell’idea del bene. Questa capacitร  รจ ciรฒ che permette all’individuo di vivere bene e di essere felice, sia nella vita terrena che nell’aldilร .

James Hillman, nel suo libro “Il codice dell’anima”, riprende fedelmente il mito di Platone, in particolare quello narrato nel mito di Er.

Il concetto centrale che Hillman adotta da Platone รจ che:

  • L’anima sceglie il proprio destino prima della nascita: Hillman afferma che il racconto di Platone sull’anima che sceglie il proprio destino รจ una veritร . Egli ripropone l’idea che l’anima sia “scortata fin dal sua nascita da un demone”, e che questo mito, sebbene non sia “mai accaduto” in senso letterale, “puรฒ sempre accadere perchรฉ รจ eterno” e “c’รจ da prima dell’inizio della tua stessa vita”.
  • Ciascuno incarna l’idea di sรฉ stesso: Hillman riprende il concetto platonico secondo cui “ciascuno di noi incarna l’idea di sรฉ stesso e questa forma, questa idea, questa immagine non tollera deviazioni”. Questo suggerisce che c’รจ una sorta di predestinazione o vocazione intrinseca che l’individuo porta con sรฉ.
  • L’importanza della bellezza per la psiche: Hillman recupera anche concetti “oggi dimenticati” di Platone, come l’importanza della bellezza. Afferma che “la bellezza in sรฉ stessa รจ una cura per il malessere della psiche” e che “la psicologia deve trovare la strada verso la bellezza per non morire”.

Tuttavia, il testo sottolinea anche cosa manca nell’interpretazione di Hillman rispetto a Platone: egli non approfondisce la “scelta della virtรน come libertร  suprema dell’uomo” e non entra nel merito dell’“idea del bene” intesa come “l’armonia degli opposti” e la “giusta misura”.

La sofferenza riveste un ruolo cruciale nella ricerca della felicitร  umana secondo la filosofia greca, fungendo da esperienza formativa e da guida per le scelte future.

Ecco come la sofferenza influenza la vita e la felicitร :

  • Anamnesi e Lezione dalle Esperienze Passate: Nel mito di Er di Platone, prima di reincarnarsi, le anime compiono una forma di “anamnesi capovolta”. Questa anamnesi implica che l’anima ricorda ciรฒ che ha imparato dalle esperienze vissute, in particolare “l’esperienza del dolore e della sofferenza“. Le anime imparano quali dolori e sofferenze sono legati a certe scelte sbagliate e quali vanno evitate. Questo suggerisce che la sofferenza serve come monito e guida per scelte future piรน sagge e consapevoli.
  • La Sofferenza come Elemento Plasmatore e di Crescita: Hans Georg Gadamer, uno dei piรน grandi filosofi del secolo scorso, ha sottolineato che la sofferenza “plasma ed รจ un punto dell’esperienza che li fa crescere“. Questo concetto ribadisce che, sebbene difficile, la sofferenza รจ fondamentale per la crescita personale e per forgiare un carattere piรน resiliente e consapevole. รˆ un elemento che permette agli individui di maturare e di acquisire una comprensione piรน profonda della vita.
  • L’Esempio di Ulisse: La Scelta Mossa dal Ricordo del Dolore: Un esempio lampante nel mito di Er รจ quello di Ulisse. Pur essendo l’ultimo a scegliere la propria vita tra i paradigmi disponibili, egli รจ descritto come “il piรน sfortunato di tutti i mortali” per le immense sofferenze patite nella vita precedente. A causa di queste esperienze dolorose, Ulisse “lasciรฒ da parte ogni desiderio di gloria” e cercรฒ “la vita di un uomo qualunque“. Scelse una vita semplice, “senza preoccupazioni“, che era stata trascurata dagli altri. Questa scelta, profondamente influenzata dal ricordo del dolore, รจ considerata “meravigliosa” e dimostra come la sofferenza possa portare a una saggezza profonda e a una ricerca di felicitร  non legata alla grandezza esteriore ma alla serenitร  interiore. Ulisse, pur avendo meno opzioni, riesce a fare una scelta giudiziosa che lo conduce a una vita soddisfacente.
  • Impatto sulla Responsabilitร  Individuale: Il mito di Er, attraverso il ruolo della sofferenza e la libertร  di scelta, sottolinea che la “responsabilitร  pertanto รจ di chi sceglie. Il Dio non ha colpa“. Questo rovescia la concezione tradizionale greca che attribuiva la felicitร  o l’infelicitร  alla sorte o al demone protettore. La sofferenza esperita in una vita diventa un fattore cruciale per guidare una scelta piรน avveduta nella successiva, ponendo l’individuo al centro del proprio destino morale.

In sintesi, la sofferenza non รจ vista come una mera punizione, ma come un’esperienza che, se ben compresa e ricordata (anamnesi), puรฒ orientare le scelte future dell’individuo verso percorsi di vita piรน saggi e, in ultima analisi, piรน felici, come dimostra la scelta “meravigliosa” di Ulisse. รˆ un elemento cruciale che “plasma” la persona e la fa “crescere”.

Va notato che James Hillman, pur riprendendo il mito di Platone e l’idea che l’anima scelga il proprio destino, non approfondisce la dimensione della sofferenza come elemento formativo nel modo in cui lo fa Platone o Gadamer. Il suo focus sembra piรน orientato all’idea dell’anima che incarna se stessa e all’importanza della bellezza.

ฮ ฮฌฮธฮตฮน ฮผฮฌฮธฮฟฯ‚ โ€“ โ€œCol patire, capireโ€

In Eschilo  ogni uomo soffre in sรฉ e in silenzio e allo stesso modo comprende, vivendo questo avvenimento come una sorta di elevazione personale, scissa dalla societร  in cui vive.
Lโ€™unica cosa che lโ€™uomo puรฒ fare รจ sopportare, poichรฉ gli dei gli hanno fatto questo dono, che รจ lโ€™unico ฯ†ฮฌฯฮผฮฑฮบฮฟฮฝ, (in greco il termine รจ una vox media, che puรฒ intendere sia la cura, sia il veleno) per i dolori umani e โ€œirrimediabiliโ€.
Sopportando si riesce a imparare, imparare a vivere prima di tutto, a conoscere il ritmo, la misura esatta.

 โ€ ฮณฮฏฮฝฯ‰ฯƒฮบฮต ฮดโ€™ฮฟแผทฮฟฯ‚ แฟฅฯ…ฯƒฮผรฒฯ‚ แผ€ฮฝฮธฯฯŽฯ€ฮฟฯ…ฯ‚ แผ”ฯ‡ฮตฮนโ€
Archiloco esorta a conoscere il ritmo che governa gli uomini

Lฤซlฤย  เคฒเฅ€เคฒเคพ gioco cosmico…. non ha motivo di essere. Allo stesso modo il mondo รจ semplicemente un suo gioco. (Brahmasลซtraย II, 1, 32-33) ย 

ยซathฤto brahmajijรฑฤsฤ
janmฤdyasya yataแธฅยป

(italiano)
ยซOra, conosciamo il Brahman
da cui questo [mondo] originaยป

(Brahmasลซtra’, I,1,1-2)

Ilย Brahmasลซtraย (devanฤgarฤซ: เคฌเฅเคฐเคนเฅเคฎเคธเฅ‚เคคเฅเคฐ; lett. “Iย sลซtraย (aforismi) sulย Brahman“), noto anche comeย Vedฤntasลซtraย Uttaramฤซmฤแนƒsฤsลซtra, testo religioso composto inย lingua sanscritaย posto a fondamento delย darล›anaย hindลซย indicato comeย Vedฤntaย (“Fine dei Veda”), questo noto anche comeย Uttaramฤซmฤแนƒsฤย (“Esegesi aggiunta”), dove ne compone, unitamente alleย Upaniแนฃadย e allaย Bhagavadgฤซtฤย e ai relativi commentari, il “triplice canone” (prasthanฤtraya).

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