Fu Carl Gustav Jung che teorizzò che l’inconscio alla nascita contenga anche delle informazioni innate trasmesse in modo ereditario in virtù dell’appartenenza dell’individuo ad una collettività e chiama questo sistema psichico inconscio collettivo, distinguendolo dall’inconscio personale che deriva direttamente dall’esperienza personale dell’individuo.L’inconscio collettivo, per Jung, è costituito sostanzialmente da informazioni universali, impersonali, innate, ereditarie che lui chiama archetipi. Gli archetipi integrandosi con la coscienza, vengono rielaborati continuamente dalle società umane, si manifestano ”contemporaneamente anche in veste di fantasie e spesso rivelano la loro presenza solo per mezzo di immagini simboliche”.
”Come osservò lo psicologo americano William James, l’idea di un inconscio potrebbe venir paragonata con il concetto di campo nella fisica”
( cfr pag 313 l’uomo e i suoi simboli C.G Jung TEA ed. 1990 )
Un particolare archetipo potrebbe essere una specifica frequenza , che alcuni individui percepiscono come attiva, presente in loro, istintivamente attraente, per alcuni è il richiamo all’immaginario del guerriero, che assume connotazioni inaspettate, in contesti e situazioni diverse, ma che anche nella società tecnologica, moderna continua ad influenzare nel profondo alcuni individui….
IL Maestro Ueshiba Morihei fondatore dell’Aikido 合氣道
NEN presenza mentale è un elemento molto presente nella pratica dell’Aikido 合氣道 e in generale di tutte le arti di combattimento, nelle arti di ricerca interiore. Il M° Ueshiba Moriheisosteneva che durante l’allenamento, il primo compito consiste:
”nel disciplinare continuamente lo spirito, affinare il potere del Nen 念.”
Il Nen indica la concentrazione, un lampo di pensiero, la sincera e totale concentrazione su un punto. La parola giapponese “Nen” deriva dall’ideogramma cinese “Nian” 念 significa letteralmente “pensare a qualcosa, concentrarsi su qualcosa”. Il Nen è la linea che connette il ki-mente-corpo con il Ki Universale. Il M° Kisshomaru Ueshiba, figlio del fondatore, nel suo libro “The Spirit of Aikido” affermava che noi possiamo accentuarne l’aspetto spirituale 靈 , l’aspetto affettivo 心 senso, intuizione, sentimento; l’aspetto psicofisiologico tramite il “vero respiro” che consiste nel respirare in unione con l’universo così che si possa ottenere il potere della Natura. Formando una spirale a destra, il ki ascende, formando una spirale a sinistra, discende. Si formano spirali e rotazioni, liberamente, in cielo e in terra. Il punto cruciale consiste nel realizzare pienamente il principio di respirare e creare spirali così che si possa generare l’unificazione del fondamentale principio creativo, il ki che permea l’Universo e il ki individuale inseparabile dal potere del respiro di ogni persona. Attraverso il costante allenamento della mente e del corpo, il Ki individuale si armonizza con il ki Universale e questa unità appare nel dinamico e fluido movimento del potere del ki che è libero, fluido, indistruttibile e invincibile. Questa è l’essenza delle Arti Marziali giapponesi come si è incarnata nell’Aikido . Secondo la tradizione orientale e specificamente delle arti marziali giapponesi, esistono tre sedi naturali in cui il 氣 ki si localizza che nella lingua giapponese sono denominate “tanden” 丹田, sono dei punti virtuali dove viene localizzata la cosiddetta “presenza mentale” del praticante e precisamente: il “Kikai Tanden” 気海丹田, la sede viscerale, il “Chudan Tanden” 中段丹田, la sede mediana ed il “Jodan Tanden” 上段丹田, la sede superiore. Il ki 氣 è l’energia vitale che percorre i centri vitali e li rende funzionali e capaci di svolgere il loro compito essenziale per il mantenimento in vita dell’essere umano. I fattori che favoriscono il manifestarsi del ki nell’attività fisica sono:
l) Rilassamento 2) Respirazione 3) Svuotare la mente dai pensieri 4) Attività ritmica 5) Concentrazione
L’ideogramma Nen 念 è presente nel simbolo REIKI 靈氣 HONSHAZESHO- NEN L’uso di comporre un simbolo agglomerando più ideogrammi potrebbe essere riconducibile ai seguaci del Tao 道 I Fulu符籙 sono dei sigilli, associati ad un essenza, tessere e simboli, talismani. A ciascun segno simbolico corrisponde un suono una vocalizzazione legata alle forze del Universo sono Shenfu神符(tessere degli spiriti) erano ritenuti simboli di connessione con gli spiriti, strumenti di esorcismo , potenziali vettori per facilitare l’equilibrio psicofisico degli individui. Inoltre SHO NEN 正念 Retta presenza mentale è il settimo raggio del “Nobile ottuplice sentiero” Si dice che Buddha Shakyamuni trasmise, nel suo primo sermone, l’insegnamento della dottrina del “Nobile ottuplice sentiero” intendendo offrire ai suoi discepoli il percorso di liberazione dall’ ignoranza.
confer Kristofer Schipper il corpo taoista ed. Ubaldini 1981 Roma Kisshomaru Ueshiba The Spirit of Aikido ed. Kodansha International, Tokyo 1985
一種武術或氣功的鍛煉方法。身體站立, 四肢保持一定姿勢, 借助呼吸的引導, 以加強臟腑、氣血、筋骨的功能。練功時思想集中, 呼吸自然, 站立不動, 上虛下實, 有如樹樁, 故名。
“Un metodo d’esercizio del wushu e del qigong. Il corpo è eretto, le quattro membra conservano una specifica posizione, traendo sostegno dal respiro, al fine di rafforzare la funzionalità degli organi interni, della circolazione del sangue e del qi, dei muscolo e delle ossa. Quando ci si esercita si raccoglie e concentra il pensiero, il respiro è naturale, si sta eretti e immobili, la parte alta del corpo è vuota mentre quella bassa è piena, come un tronco d’albero, da ciò deriva il nome.
Quindi sì, puoi immaginare un tronco d’albero con le sue radici, tagliato ad altezza d’uomo.
言霊 Kototama è una disciplina che presuppone che i suoni abbiano una azione creativa sulla realtà oggettiva, e che possano influenzare il nostro ambiente , il corpo , la mente e l’anima tramite l’emissione di suoni e mantra in un contesto rituale con il quale si cerca di generare stati interiori ed atmosfere evocative. Si riferisce alla antica credenza giapponese, che nelle parole e nei nomi risiedano poteri mistici , simili concetti si ritrovano anche in altre culture come nelle antiche formule evocative delle rune d’occidente o i mantra d’oriente. Si può tradurre l’anima del linguaggio”, “spirito del linguaggio”, “potere del linguaggio”, “parola potere”, “parola magica “, “suono sacro”. L’ ideogramma 霊 tama è la semplificazione dell’antico ideogramma 靈 Rei Spirito, atmosfera spirituale mentre 言 Koto può essere tradotto con parola/discorso. La teoria del Kototama, disciplina praticata nei culti esoterici come Omoto-kyo di Onisaburo Deguchi o nei culti Shinto 神道, presuppone che i suoni abbiano una azione creativa sulla realtà oggettiva, quindi che l’uso dei suoni delle parole nei rituali possa influenzare l’ ambiente , il corpo , la mente e l’anima. Morihei Ueshiba il noto fondatore dell’Aikido 合氣道 , amico e guardia del corpo di Onisaburo, fu un eccezionale e assiduo praticante di Kototama, esprimendolo nel suo kiai 氣合 sia in ambito marziale sia durante le sue pratiche meditative. Vi sono molte interconnessioni tra la pratica del kototama e la pratica del Reiki.
Su un piano spirituale la cosmologia dell’aikido descrive l’universo come una meravigliosa funzione di kototama ( le molteplici vibrazioni , lunghezza d’onda e schemi energetici che danno forma al nostro mondo) . A loro volta, queste ultime manifestano gli otto poteri ( hachi riki ), movimento/immobilità (gyo/kai), coagulazione/dissolvimento (bun/gou), tensione/liberazione (dou/sei), combinazione/separazione (inn/chi).Nell’Aikido come in altre discipline si ritiene che le vibrazioni di kototama abbiano creato il mondo(un’idea simile si trova ovunque sotto molte forme diverse) tale è il takemusubi dell’aikido. kototama è quello che noi forgiamo nel corso dell’addestramento di aikido.
Confer John Stevens ”Guerriero invincibile” 1997 ed. il Punto d’incontro Gleason, W. I fondamenti spirituali di Aikido , Destiny Books, 1995 Citazione dal libro – il cuore dell’aikido – di Ueshiba Morihei ed. mediterranee
Dalla tradizione Kototama descritta nella fonte di YouTube emergono diversi principi metafisici o spirituali fondamentali:
La natura vibratoria dell’universo: La tradizione Kototama si basa sull’idea che l’universo sia intrinsecamente vibratorio. Il termine stesso “Kototama” significa “conoscere la vibrazione dell’universo”.
Il potere creativo del suono: I suoni generati nella pratica Kototama sono ritenuti capaci di attivare e sostenere la Creazione, vista come un “progetto energetico” al di là dell’universo fisico ovvio. In questo senso, il suono non è solo un fenomeno fisico ma possiede una forza intrinseca che influenza la realtà.
La connessione tra suono e anima/spirito: La parola “Kototama” è composta da “Koto” che significa parola e “Tama” che significa anima o spirito. Questo suggerisce che il Kototama sia la manifestazione spirituale o l’anima dell’universo espressa attraverso il suono.
L’importanza del Toro (Taurus) come modello dinamico: La sequenza sonora “Su”, centrale nella tradizione Kototama, è formata creando una dinamica toroidale con la bocca. Questa forma sembra essere fondamentale per la pratica.
L’allineamento del suono con il Toroidale per il potere trasformativo: Si afferma che il suono possieda un potere trasformativo quando è allineato con la forma del Toro, una conoscenza apparentemente antica.
Il legame tra Kototama e stati di coscienza elevati: La pratica del canto risonante e la visualizzazione di un campo di luce a forma di Toro, ispirate ai principi del Kototama e sperimentate anche al Monroe Institute, portano a stati di coscienza e chiarezza di proposito profondi. Questo suggerisce che il Kototama sia un mezzo per espandere la coscienza oltre la focalizzazione corporea abituale.
In sintesi, i principi fondamentali del Kototama descritti nella fonte ruotano attorno al potere vibrazionale e creativo del suono, alla sua connessione con la dimensione spirituale dell’universo e all’utilizzo di un modello energetico toroidale per influenzare la coscienza e la realtà.
“Giunti sin qui, ecco che ricerchiamo le radici del kotodama, attraverso l’origine della seconda parte della parola: dama. Tranquilli: l’analisi sarà molto più semplice.
霊 è traducibile con “spirito” o “anima”. Gli antichi Giapponesi utilizzavano almeno tre modi per indicare “spirito”:
Ti: il termine più antico e per questo anche di più incerto significato. Il misterioso, divino, a tratto magico, potere che alberga in certe persone e cose. Tale termine è così antico che anche nei primi testi veniva usato come semplice suffisso per indicare le divinità.
Tama: sembra sia il secondo termine ad essere entrato in uso, per poi venire rapidamente sostituito anch’esso. Indicava l’entità che vive nelle persone, ma anche negli elementi della natura (paesaggi, alberi, ecc), e in certi preziosi e particolari oggetti d’arte. Interessante è notare come tama sia separato dall’oggetto che abita e che possa esistere al di là della morte fisica dello stesso. In questa particolare accezione, ovvero quando tama esiste senza un supporto materiale, è ritenuto in possesso di particolari e misteriose capacità, quasi sempre di natura benigna.
Kami: originato dal cinese shen (神), è il concetto più duraturo nel tempo. Si tratta di un termine generico per divinità ed entità soprannaturali. Gli antichi Cinesi, però, oltre a shen, utilizzavano anche altri due termini in questo ambito: hun (魂) e po (魄). Il primo, sembra alludere alla parte spirituale dell’uomo che ascende al cielo dopo la morte. Tale accezione sembra essere quella più vicina alla parola giapponese tama. Il secondo, invece, po, è lo spirito di livello inferiore che, dopo la morte del corpo, lo segue nella tomba.
Conclusioni sull’origine del termine kotodama
Analizzando l’origine di questa parola, vediamo come il significato di kotodama sia quello di uno spirito (tama) che viva all’interno del linguaggio (koto), un veicolo dal quale però può essere rimosso. È necessario quindi che lo spirito senza più un corpo venga invocato… e questo, signori e signore, è il rituale del kotoage (言挙げ, lett. “elevare, invocare le parole”), del quale però parleremo estesamente nei prossimi articoli.” confer Elisa Borgato
L’ antica cultura d’oriente ha conservato per maggior tempo, per quanto il fascino della tecnologia e del pensiero scientifico occidentale abbia avuto la meglio e alcune ideologie ne abbiano stravolto o distrutto la presenza, il potere dei simboli associato ad un attivazione sperimentabile…
Un flusso che in occidente e rimasto privo di nutrimento
Sui culti psico/energetici degli antichi greci latini o germani restano ipotesi.
Paradosso del fenomeno gli orientali disdegnano, negano,ignorano riti della loro antica tradizione a favore della modernità rappresentata dalla tecnologia e della bramosia del profitto a tutti i costi e i cercatori d’ occidente volgono ai resti dell’ antica sapienza d’oriente…
KI Combat@ 氣武 (ki Bu in giapponese Qi WU in cinese) è un metodo, una disciplina, una pratica che ha la finalità di integrare tecniche ed esercizi rivolti alla facilitazione dei processi di rilassamento e di rigenerazione psicofisica, nell’intento di ridurre le tensioni accumulate e con lo scopo di generare uno stato di benessere e alcune tecniche e pratiche derivanti dalle discipline di combattimento e le arti marziali, con un prevalente scopo catartico ma senza un confronto fisico d’impatto. Tale insieme di discipline spazia da tecniche quali la ‘callistenia taoista’, che consiste in una serie di esercizi di difficoltà progressiva, che si svolgono attraverso il controllo del corpo (sia in quiete che in movimento), del respiro, del pensiero e delle emozioni, al fine di rigenerare e facilitare un profondo rilassamento e indurre uno stato di benessere ( esercizi diBaduanjin 八段錦Qigong, 氣功, “Maestria del Qi“, ecc..) a tecniche di Do-in e lo Stretching dei Meridiani sono una efficace tecnica,che consente di esercitare un auto trattamento sulle proprie tensioni muscolari e sui propri squilibri energetici o i cinque tibetani (derivazione delle asana dello yoga) oltre a tecniche di sensibilizzazione nella distanza del trapping (distanza ravvicinata) tui shou 推手 mani che spingono i黐手 mani appiccicose, si riferisce a uno degli esercizi più importanti nella pratica dello stile di kung-fu Wing Chun, e consente di sviluppare una reattività tattile immediata ed istintiva in risposta all’azione dell’compagno di allenamento, UBAD del Panantukan ed altro.
Tecniche di preparatorie della boxe della thai e del Keysi Fighting Method.
Questa pratica è definibile come un mix ispirato da insegnamenti diversi. La finalità principale è l’acquisizione di una forza pneumatica e stimolare un generale benessere psicofisico rigenerante. La pratica è delineata da tre principali filoni le posizioni statiche in piedi, le posizioni dinamiche, movimenti fluidi ed esplosivi movimenti e suoni spontanei (flusso libero). Il Ruan KiKo Qi Gong è una libera interpretazione, se bene ispirata fortemente da tradizioni consolidate, di Francesco Dal Pino,dopo innumerevoli anni di pratica e studio. Ringrazia gli insegnamenti del maestro Gianni Canfora, il maestro Kenji Tokitsu, il Maestro di Yi Chuan 意拳 Ilias Calimintzos il maestro Toshihiko Yayama, ringrazia i suggerimenti dell’amico ed esperto Sergio Specia, e gli stimoli fondamentali suscitati dal reikiessenziale del maestro ed amico Beppe Perteghella, ringrazia inoltre l’amico sinologo Prof. Daniele Cologna per gli approfondimenti sulla cultura del Regno di Mezzo.
Ringrazia altrisì tutti i piacevoli fenomeni spontanei energetici scaturiti dal profondo….
Si dice che fu Sensei Mikao Usui, ricercatore spirituale praticante di discipline psicofisiche kiko/qi Gong, di arti marziali che lo riscoprì, al inizio del 1900, lo chiamò Reiki. Gli ideogrammi che compongono il termine Reiki rappresentano la connessione tra 靈 Rei/Ling energia universale (atmosfera, Non Manifesto, implicito Spirito) ki qi 氣 espressione individuale di tale energia. Sul termine cinese Ling 靈 , se ne trova traccia scritta, con riferimento al suo aspetto funzionale come capacità di proiezione psichica sul mondo esterno, di fatto, il termine Shen 神 (spirito) viene sostituito da Ling 靈, in italiano si traduce in entrambi i casi spirito, ma nell’antica cultura cinese, si suppone abbia l’aspetto di rilevanza Yin陰, nella filosofia cinese tradizionale, il principio, la forza passiva, negativa, femminile dell’universo, complementare allo yang, come veicolo che permette l’interazione tra l’energia individuale e l’energia universale. Nello Shangshu 尚書 (Venerabili documenti, testo noto anche come Shujing 書經, Classico dei Documenti), il Cielo, o “Firmamento” (Tian 天), e la Terra (Di 地) sono definiti padre e madre dei Diecimila esseri (wanwu萬物), tra i quali l’uomo si distingue poiché dotato di una natura spirituale e numinosa (ling 靈, Shangshu 27/23/13).
Uno degli effetti più apprezzati da chi la pratica è la capacità di facilitare il fluire del ki liberamente e armoniosamente in tutto il sistema psicofisico. Sin da 5000 anni a. C. e forse prima, in India, era nota l’esistenza della energia vitale, tale energia veniva definita con vari termini, certamente il più noto era prana e la sua influenza sulla salute del corpo, sul controllo della mente e sugli effetti di connessione con frequenze, che potremo definire energie sottili, era fonte di costante ricerca, da parte di sperimentatori detti yogi. Questi sperimentatori attingevano a questa energia mediante tecniche respiratorie, meditazione con metodiche differenziate o particolari posture fisiche, che consentivano di entrare in uno stato profondo di coscienza e di aprirsi all’intuizione profonda. Per l’antichissima cultura tradizionale cinese, tutto ciò che è materia, l’esplicito, e tutto ciò che è informazione immateriale, l’implicito, è permeato di energia 氣 (qi) costituita da due polarità (yin e yang) che, in stato di armonioso equilibrio, assicurano uno stato di benessere, in caso contrario generano sintomi di disagio fisico, psichico, emotivo. Quasi tutte le antiche culture del globo hanno un termine per definire questo fenomeno, nelle culture dell’arcipelago polinesiano il termine mana, definisce la connessione tra energia individuale in relazione al ambiente, gli elementi in cui un essere è inserito e di cui è composto, in questo contesto si definiva anche la possibilità di esprimere le proprie facoltà, il proprio potere di realizzazione, in simile accezione lo ritroviamo anche nelle culture sciamaniche. Anche la Grecia antica conosceva un termine per definire il flusso vitale, il pneuma, esistevano altrettanti termini nelle culture celtica e germanica, ma nel tempo il sopraggiungere di sistemi di credenze dogmatici allontanarono dalla ricerca di questa esperienza…
Nota I caratteri tradizionali per yin (陰阴 yīn) e yang (陽阳 yáng) possono essere separati e tradotti approssimativamente come il lato in ombra della collina (yin) e il lato soleggiato della collina (yang). yang fa riferimento al “lato soleggiato della collina”, esso corrisponde al giorno e alle funzioni più attive. Al contrario, yin, facendo riferimento al “lato in ombra della collina”, corrisponde alla notte e alle funzioni meno attive.
L’ipotesi delle origini sciamaniche del Reiki si attestano sull’interpretazione dell’ideogramma Wu 巫 nella lingua cinese rappresenta lo sciamano/a si presente nella parte inferiore dell’ideogramma Rei/Ling 靈 , la ritualità evocativa e le procedure richiamano parassi di derivazione della cultura sciamanica d’oriente ”Agli albori della Medicina Tradizionale Cinese nel periodo delle ossa oracolari dove abbiamo testimonianza della cura attraverso ”esorcismo” tramite tecniche di movimento fisico ed emissione vocale..” (confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi)
nelle ossa oracolari il carattere wu appare come un pittogramma di una persona che danza, tenendo verosimilmente in mano degli oggetti rituali e indossando un costume di piume
Lo wu è un zhu. La donna essendo in grado di danzare ciò che è senza forma, fa discendere gli spiriti. Il carattere rappresenta una persona con due maniche in posizione di danza… In tempi antichi Wu Xian fu la prima ad essere una wu… In caso di uomini, essi vengono chiamati xi; in caso di donne, esse vengono chiamate wu. 巫,祝也。女能事无形以舞降神者也。象人兩褎舞形……古者巫咸初作巫……在
(confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi)
Pittogramma ( 象形 ) – originariamente due pezzi di giada incrociati tra loro come usati nelle antiche pratiche sciamaniche.
Questa parola inizialmente si riferiva allo spirito medium / sciamano di entrambi i sessi, ma alla fine di sesso femminile in contrasto con 覡 ( OC* ɡeːɡ , “sciamano maschio”). Esistono varie ipotesi riguardo la sua etimologia ( Schuessler, 2007 ):
tibetano འབའ་ པོ ( ‘ba’ po , ” mago, stregone ” ) , འབའ་ མོ ( ‘ba’ mo , ” stregone ” ) Victor Mair propone che si tratti di un prestito dell’antico persiano 𐎶𐎦𐎢𐏁 ( maguš ) , una parola rappresentata dalla croce potente ( ☩ ) che è graficamente simile alla forma di iscrizione al bronzo cinese ( Mair, 1990 ; Mair, 2012 ).
Thai ɔ̌ɔ ( mɔ̌ɔ , ” dottore ” ) < Proto-Tai * ʰmo: ᴬ ( ” sciamano ” ) è generalmente considerato un prestito sino-tibetano. Altro su Wu (shaman) , Magi In fonti cinesi , magus .
La Scuola di pratica Dojo Ruan s’ispira ai concetti e alle pratiche e alle discipline del reiki 靈氣 integrando con la pratica del core shamanism, sciamanismo essenziale, del pratica del 氣功 qi gong/kiko, emissioni sonore suoni d’evocazione (campane tibetani tamburi didgeridoo ed altro)
本义为 “神灵”。 (Běnyì wèi “shénlíng”): Il significato originale è “divinità” o “spirito”.
字的上部原是 “雷” (参见 “零” 字条), 表示细雨迷濛, 也表声; (Zì de shàngbù yuán shì “léi” (cānjian “líng” zìtiáo), biǎoshì xìyǔ míméng, yě biǎo shēng): La parte superiore del carattere originariamente era “tuono” (vedi la voce “zero”), che indicava una pioggerella confusa e ne rappresentava anche il suono;
下部金文原作 “示” (祭桌)、 “王” (玉) 或 “心”。 (Xiàbù jīnwén yuánzuò “shì” (jì zhuō), “wáng” (yù) huò “xīn”): La parte inferiore, nelle iscrizioni su bronzo, originariamente era “mostrare/altare sacrificale”, “giada” o “cuore”.
小篆才有从 “巫” 的 “或体”, 用于 “跳舞降神的巫师” 义, 见于 《楚辞》。 (Xiǎozhuàn cái yǒu cóng “wū” de “huò tǐ”, yòng yú “tiàowǔ jiàng shén de wūshī” yì, jiàn yú “chǔ cí”): Solo nella scrittura del Piccolo Sigillo compare la variante con il radicale “sciamano”, usata nel significato di “sciamano che danza per invocare gli spiriti”, come si vede nel “Canzoni di Chu”.
Colonna di destra (Evoluzione del Carattere):
甲骨文 (Jiǎgǔwén): Ossi oracolari
金文 (Jīnwén): Iscrizioni su bronzo
小篆 (Xiǎozhuàn): Piccolo Sigillo
隶书 (Lìshū): Scrittura ufficiale
楷书 (Kǎishū): Scrittura regolare
草书 (Cǎoshū): Scrittura corsiva
行书 (Xíngshū): Scrittura corrente
简化字 (Jiǎnhuàzì): Carattere semplificato
Ideogrammi nella colonna di destra (dall’alto verso il basso):
灵 (líng): Ideogramma semplificato di spirito, anima
Vegvísir, è considerato un simbolo magico, avente lo scopo di aiutare il portatore a trovare la giusta strada lungo il percorso della vita fisica e di quella metafisica. La parola deriva da due termini islandesi: Veg e Vísir. Veg è un abbreviativo di “Vegur” e significa “strada” o “percorso”, e “Vísir” sta per “guida” o “guide”. Le leggende narrano che i vichinghi islandesi, già intorno alla fine del IX° sec., lo tracciassero abitualmente sulle navi per non perdere la rotta e sapersi orientare anche nelle peggiori condizioni meteorologiche. In molti casi veniva tracciato con la saliva, con un carboncino o con il sangue anche sulla fronte o nella parte interna dell’elmo. L’attestazione più importante si riscontra nel cosiddetto “Manoscritto Huld”. L’“HULD MANUSCRIPT”, ossia il Manoscritto Oscuro è il nome dato ad un grimorio islandese, una raccolta di racconti e incantesimi, compilato da Geir Vigfusson (Geir Vigfússyni ) nel 1847. Dalle poche fonti disponibili sembra che per tale redazione egli abbia attinto da altri tre codici più antichi, di cui uno proveniente da Seltjarnarnesi, vicino Reykjavik (1810), un altro era intitolato “Galdrastafir og Náttúra þeirra” ossia “Magia e Natura”, e conteneva i sigilli magici ma non le iscrizioni; del terzo , invece, a parte la citazione non sappiamo nulla. Huld è anche il nome di una maga e veggente che compare in due saghe norrene: la “Yngling”e “Sturlunga” In un racconto islandese di Snorri Sturlusson (1178-1241) scopriamo che era un’amante di Odino e genitrice di due semi-dee, che presero il nome Þorgerðr e Irpa. Se guardiamo l’etimologia, “Huld” significa “nascosto” o “Segreto” e deriva dal norreno “Hulda”: è una radice presente anche in molti altri termini di derivazione germanica. In una pagina del manoscritto, nel quale viene mostrato, oltre al nome è riportata la seguente frase: “if this sign is carried, one will never lose one’s way in storms or bad weather, even when the way is not known” (Se qualcuno porta con sé questo simbolo, non perderà mai la propria strada nella tempesta o nel cattivo tempo, anche se percorre una strada a lui sconosciuta). Il simbolo a cui si riferisce la frase è probabilmente il Vegvisir, un antico simbolo magico norreno, spesso associato ai vichinghi. Significato: La frase attribuisce al Vegvisir un potere protettivo, quasi mistico. Chi lo porta con sé, secondo la credenza, sarà guidato e protetto dagli elementi naturali, in particolare durante tempeste e maltempo, anche in terre sconosciute. Interpretazioni:
Spirituale: Alcuni lo considerano un simbolo di connessione con le forze della natura e con una guida superiore.
Letterale: Potrebbe essere inteso come un augurio di buon viaggio e protezione per i marinai che affrontavano mari burrascosi.
Metaforico: Può essere interpretato come una metafora per la vita, suggerendo che chi porta il Vegvisir troverà sempre la giusta direzione, anche nei momenti più bui e incerti.
Aegishjalmur, ‘elmo di terrore’, è un simbolo norreno a forma di mani intrecciate, palme rivolte verso il basso, una sopra l’altra. Aegishjalmur è uno dei galdrastafir (simboli magici islandesi) più conosciuti.
si dice che venisse usata per proteggere i guerrieri e instillare paura nei loro nemici. Il nome si può suddividere in due parti: ‘ægis-’, che significa terrore/ammirazione, e ‘-hjálmr’, che significa elmo o copertura. Secondo le credenze popolari, l’Aegishjalmur veniva inciso su amuleti, armi o addirittura tatuato sul corpo per ottenere protezione e successo in battaglia.
È composto da otto punte simili a tridenti con denti curvi, tutti rivolti verso l’esterno, e un cerchio al centro. Un ipotesi potrebbe essere che Le braccia dell’Elmo di Terrore formano rune Elhaz, che significano protezione fisica, mentale e spirituale. È stato menzionato in una raccolta di antichi poemi norreni conosciuta come la Poesia Edda, di Snorri Sturluson.
Fáfnir kvað:“Ægishjalm bar ek of alda sonum,meðan ek of menjum lák;einn rammari hugðumk öllum vera,fannk-a ek svá marga mögu.”
Sigurðr kvað:“Ægishjalmr bergr einungi,hvar skulu vreiðir vega;þá þat finnr, er með fleirum kemr,at engi er einna hvatastr.” Fafnir disse :L’elmo della paura che indossavo per spaventare l’umanità, Mentre custodivo il mio oro giacevo; Mi sembrava più potente di qualsiasi uomo, Non ne ho mai trovato uno più feroce.
Sigurth disse:”L’elmo della paura sicuramente nessun uomo protegge Quando affronta un nemico valoroso; Spesso si scopre, quando si incontra il nemico, Che non è il più coraggioso di tutti.”
Nel poema, l’Elmo di Terrore era un oggetto fisico preso dal tesoro del drago Fáfnir, benchè non vi sia certezza si tratti di un oggetto o una forma pura di potere magico non è nemmeno certo che si collegato esclusivamente con credenze pagane precristiane.
Fáfnir fu una volta un nano, che si trasformò in un drago dopo essere stato maledetto dal tesoro che custodiva. Usò Ægishjálmur per difendere il suo tesoro da coloro che avrebbero cercato di rubarlo. L’eroe conosciuto come Sigurd uccise il drago e gli tolse Ægishjálmur.
Il simbolo è stato utilizzato nei secoli successivi e veniva indossato tra le sopracciglia dei guerrieri per aiutarli in battaglia.
Il Galdrabók ( pronuncia islandese: [ˈkaltraˌpouːk] , Libro della Magia ) è un grimorio islandese datato intorno al 1600. [ 1 ] È un piccolo manoscritto contenente una raccolta di 47 incantesimi e sigilli/bastoni. [ 2 ]
Il grimorio fu compilato da quattro persone, probabilmente a partire dalla fine del XVI secolo e fino alla metà del XVII secolo. I primi tre scribi erano islandesi e il quarto era un danese che lavorava con materiale islandese. [ 3 ] I vari incantesimi sono costituiti da materiale latino e runico , nonché da bastoni magici islandesi , invocazioni a entità cristiane, demoni e divinità norrene , nonché istruzioni per l’uso di erbe e oggetti magici. Alcuni degli incantesimi sono protettivi, intesi a lavorare contro problemi come difficoltà con la gravidanza , mal di testa, insonnia, incantesimi precedenti, pestilenza , sofferenza e disagio in mare. Altri sono intesi a causare paura, uccidere animali, trovare ladri, far addormentare qualcuno, causare flatulenza o ammaliare le donne.
Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1921 da Natan Lindqvist in un’edizione diplomatica e con una traduzione svedese. Una traduzione inglese fu pubblicata nel 1989 da Stephen Flowers e un’edizione facsimile con un commento dettagliato di Matthías Viðar Sæmundsson [ is ] nel 1992. Nel 1995 Flowers produsse una seconda edizione con un nuovo titolo del suo libro e con l’assistenza di Sæmundsson corresse molte traduzioni e aggiunse molte altre note e commenti.