L’insegnamento più difficile, il più ricco, il più potente per non restare preda delle reti del samsara संसार per non affondare nella avidyā अविद्या; 無明
Satis natura homini dedit roboris si illo utamur, si vires nostras colligamus ac totas pro nobis, certe non contra nos concitemus. Nolle in causa est, non posse praetenditur.
La natura ha dato all’uomo forza sufficiente perché ne facciamo uso, a patto che chiamiamo a raccolta le nostre forze e le muoviamo tutte in nostro favore, non contro di noi. Il vero motivo è la mancanza di volontà, l’impossibilità è un pretesto.
SENECA EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM LIBRO 19 PAR. 116
« Tutto ciò che c’è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell’eccellenza e della virtù ed ispira un sentimento di meraviglia, è considerato kami » Motoori Norinaga 本居 宣長 scrittore, erudito e intellettuale Periodo Edo
”Nei miti e nelle leggende sull’Albero della Vita abbiamo spesso trovato implicita l’idea che esso si trova nel centro dell’Universo e collega Cielo, Terra e Inferno. Questo dettaglio di topografia mitica ha valore particolarissimo nelle credenze dei popoli nordici, sia altaici che germanici e centro-asiatici..” Mircea Eliade, Albero – “Axis Mundi”, in Trattato di storia delle religioni
Sin dai tempi antichi certi alberi o addirittura interi boschi erano considerati sacri. Gli alberi sacri sono visti frequentemente in Giappone e sono circondati da sacre corde di paglia shimenawa 標 縄 · 注 連 縄 · 七五 三 縄 corda di paglia appesa all’ingresso o attorno al perimetro di un’area per delinearlo come uno spazio sacro o puro, interno ad santuario, o un sito rituale. Nella Tradizione d’Occidente troviamo boschi ed alberi sacri nei Nemeton luoghi sacri naturali, o Lucus e Nemus , ed alberi archetipici AXIS MUNDI come Yggdrasill.
Il keidai 境内, spazio sacro dove un kami 神 deve essere onorato, è circondato dallo shimenawa per indicare che a nessuno è permesso entrare, umani o spiriti e fantasmi ribelli.
大 銀杏 Il grande Ichō Ginko
Il grande ginkgo invecchiato si trova all’interno dei confini del tempio buddista di 1.300 anni Shōbōji nella prefettura di Saitama. Situato in cima a una collina, l’albero si affaccia sulle montagne ondulate della regione di Chichibu e sulla vasta pianura di Kantō che comprende Tokyo, accanto a una sala di legno dedicata a Kannon, 観音 dea della misericordia.
Il grande Ichō a Shōbōji (Prefettura di Saitama)Circonferenza del tronco: 10,9 m; altezza: 31 m; Età: 700 anni
Hōryō Ichō (Prefettura di Aomori)
Aza-ichōnoki, Hōryō, Towada, Prefettura di Aomori, Circonferenza del tronco: 13,48 m; altezza: 31 m; Età: 1.100 anni
Secondo la leggenda questo grande ichō fu piantato qualche tempo durante il primo periodo Heian (794-1185) per commemorare la fondazione del tempio buddista Zenshōji Nel 1926 divenne uno dei primi ginkgo designato come monumento naturale nazionale.
Occasionalmente Jung definiva i poteri numinosi della psiche in termini animistici, ”come certi fattori dinamici che concepiamo come ”poteri’: spiriti, demoni, dei, leggi, ideali o qualsiasi altro nome l’uomo abbia dato a certi fattori nel proprio mondo per lui tanto potenti , pericolosi o utili da essere osservati con attenzione, oppure tanto grandi belli e significativi da essere devotamente venerati e amati.” The Collected Works di CG Jung 17 p.8
Túatha Dé Danann
Jung trasse ispirazione da Rudolf Otto, nell’opera L’idea del sacro, relativamente al termine numen inteso come numinosum , qualunque possa esserne la causa è un esperienza del soggetto indipendente dalla sua volontà…è una qualità appartenente a un oggetto visibile o all’influenza di una presenza invisibile che causa un’alterazione peculiare della coscienza. The Collected Works di CG Jung 11 op. cit, par.6
Per Jung gli archetipi sono dotati di una qualità numinosa e danno origine alle immagini numinose , la fenomenolgia dei numi, delle loro manifestazione empirica come fantasmi,spiriti,demoni ecc… è assodata seppur solamente in una interpretazione psicologica. Nella visione sciamanica gli spiriti sono una realtà sui generis essi sono semplicemente ciò che sono , non dovrebbero essere ridotti ad altri termini. L’antropologo Michel Harner sosteneva che il contatto con gli spiriti , i numi è sperimentato sia in uno stato di coscienza non ordinario sia in stato di coscienza ordinario. Nel così detto stato di coscienza sciamanico gli esseri spirituali sono reali, godono di una condizione ontologica oggettiva esterna ad ogni ipotetica struttura mentale personale, mentre in stato ordinario possono apparire come illusioni o come mere proiezioni psicologiche.
Secondo Harner le strutture mentali dell’immaginazione aprono una porta alla realtà alternativa e a quella non ordinaria, attraverso questa porta si accede al mondo degli spiriti anche essi si manifestano come immagini.
Lo sciamano tradizionale potrebbe sostenere che tali entità spirituali esistono esternamente alla psiche individuale e occasionalmente la invadono o la possiedono, mentre in Jung , sembrerebbe che essi restino confinati nella psiche e che la loro esistenza sia solo apparente , sono trascendenti l’individuo, la coscienza viaggio sciamanico sarebbe un processo per accedere all’inconscio collettivo da parte dell’emisfero destro, mentre per Harner, Castaneda ed altri erano semplicemente realtà non ordinarie.
“Il mito non è il contrario della realtà, è prima di tutto un racconto la cui funzione è
rivelare in che modo qualcosa è avvenuto all’essere. Io studio i miti antichi, le storie vecchie, ma racconto storie nuove nelle quali sono rintracciabili gli archetipi e le collego al mondo dei sogni, alla psicologia del profondo. All’uomo moderno piacciono i miti non perché sono esotici, ma perché, credo, possono fornire un punto di partenza verso una nuova visione del mondo che sostituisce le immagini e i valori oggi scaduti. E ama, l’uomo moderno, sentir raccontare delle storie e raccontarne, perché è un modo per reinserirsi in un mondo articolato e significante”.
Per Jung l’ego andava oltre l’identità e la continuità dell ego cognitivo percettivo discriminativo, l’ego non era l’intera personalità.
Sebbene sia essenziale per la vita e il funzionamento quotidiano esso è solo la punta dell’ iceberg psichico.
Jung credeva che a dispetto della sua tendenza a voler dirigere la vita dell’individuo l’ego dovesse relativizzarsi e subordinarsi a un centro più profondo di ordinamento e di significato all’interno della psiche.
Questo centro fu chiamato archetipo del Sè confer Jung e lo sciamanismo C. Michael Smith
La conquista della Saggezza nella Mitologia Nordica
Odino si cava un occhio e lo offre in pegno a Mímir per attingere un sorso di idromele da Mímisbrunnr, la fonte della saggezza che il gigante custodisce.
L’occhio di Odino rimane, quindi, nella fontana dalla quale lo stesso Mímir ne beve ogni giorno l’idromele.
Da quella mutilazione derivano gli epiteti di Bileygr “guercio” e Báleygr “occhio fiammeggiante”.
Ein sat hon úti,
þás enn aldni kom
yggiungr ása
ok í augu leit.
– Hvers fregnið mik?
hví freistið mín?
Alt veitk, Óðinn,
hvar auga falt
í enum mæra
Mímis brunni -;
drekkr miǫð Mímir
morgin hverian
af veði Valfǫðrs.
Vituð ég enn eða hvat? »
« Sola sedeva di fuori
quando il vecchio giunse
Yggiungr degli Æsir
e la fissò negli occhi.
– Che cosa mi chiedete?
Perché mi mettete alla prova?
Tutto io so, Odino,
dove tu nascondesti l’occhio
nella famosa
Mímisbrunnr! –
Mímir beve idromele
ogni mattino
dal pegno pagato da Valfǫðr.
Che altro tu sai? »
(Edda poetica – Vǫluspá – Profezia della Veggente XXVII
Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò la radice Wutcome sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.
Odino ierofania di policrome funzioni Guerriero, Vate, conoscitore delle rune, Sciamano, protettore dei viandanti…
Rúnar munt þú finna
ok ráðna stafi,
miök stóra stafi,
miök stinna stafi,
er fáði fimbulþulr
ok gerðu ginnregin
ok reist Hroftr rögna. »
« Rune tu troverai
lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroftr degli dèi. »
Il Martello di Thor, è l’arma di Thor, il dio del fulmine e del tuono della mitologia norrena, il suo significato simbolico, teologico o teorico-sapienziale, è comparabile a quello del Vajra vedico (il “fulmine” o “diamante”, arma di Indra).Esso rappresenta dunque la struttura fondamentale della realtà nella sua scaturigine dal principio divino originante, un significato che è presente negli Axis Mundi Yggdrasill e Irminsul, alberi del cosmo.
L’Edda di Snorri descrive le qualità del Mjöllnir dicendo che, possedendolo, il dio Thor «sarebbe stato in grado di colpire quanto fermamente volesse, qualsiasi fosse il suo bersaglio, e il martello non avrebbe mai fallito, e se lanciato a qualcosa, non l’avrebbe mai mancato e non sarebbe mai volato tanto lontano dalla sua mano da non poter tornare indietro, e, quando lo avesse voluto, esso sarebbe diventato tanto piccolo da poter essere custodito sotto la tunica».
Per maneggiare quest’arma formidabile, Thor utilizzava speciali guanti in ferro forgiati dai nani, possedeva una speciale cintura magica che raddoppiava la sua potenza divina quando indossata. L’impatto di Mjöllnir causava potenti rombi di tuono, e dal nome di questa divinità deriva la parola “tuono” in molte lingue germaniche (norreno Þórr, islandese Þór, tedesco antico e nederlandese Donar, inglese antico Þūnor, faroese Tórur, svedese, norvegese e danese Tor, frisone Tonger) dio del tuono, del fulmine e della tempesta. La mitologia norrena è ricca di racconti sulle gesta di Thor e sulla sua perenne lotta contro gli Jǫtnar. La lettera runica Þ si pronuncia “Th”.
Il nome “Thor” e le sue varianti derivano tutte dal proto-germanico Thunraz, cioè “fulmine”, “tuono” (nelle lingue germaniche odierne: inglese thunder, olandese donder, tedesco Donner).
Thor rappresenta teologicamente il dio (e l’uomo) che possiede, oppure è totalmente identificato, con l'”arma” divina, la “virtù”, ossia la “vista” del principio cosmico (il Martello di Thor, comparato al Vajra vedico-tibetano). È il protettore dell’umanità.
Confer Georges Dumézil. Gli dèi dei germani. Adelphi, 1974. p. 121
amuleto vichingo del X secolo scoperto a Købelev, sull’isola danese di Lolland, ha fornito una risposta definitiva. Le rune inscritte sul piccolo amuleto recitano “Hmar x is”. Tradotte, significano: “Questo è un martello”.
Nella weltanschauung del mondo greco era un fenomeno di incontro con il metafisico esperito tramite un rito magico con cui si entrava in contatto con le anime dei morti per chiedere loro auspici e presagi per il futuro
La parola è usata per indicare tradizionalmente il libro XI dell’Odissea, in cui si narra l’episodio dell’evocazione dell’indovino Tiresia, compiuta da Ulisse prima di discendere nel regno dei morti; per analogia, nel VI dell’Eneide, che, riprendendo il tema omerico,si narra la discesa di Enea nel Averno per consultare, con la scorta della Sibilla cumana, il padre Anchise. Eracle intraprende una Catabasi καταβασις, un viaggio verso gli Inferi,Ovidio nelle Metamorfosi , narra della καταβασις di Orfeo.
Jung narra del “viaggio notturno sul mare, la discesa nell’ombelico del Mostro viaggio all’inferno” e della καταβασις catabasi ,discesa nel mondo inferiore, in modo quasi interscambiabile, metafore per “una discesa nei caldi, oscuri orizzonti dell’inconscio, un viaggio verso l’inferno e la morte”, νέκυια, deriva di νέκυς, forma arcaico di νεκρός ”morto”.
In molti culti e pratiche è necessario che l’iniziato vengametaforicamente smembrato, ucciso per tornare alla Vita, come nel viaggio sciamanico.
Jung cominciò a sperimentare intenzionalmente vari stati di coscienza alterata provocando consapevolmente i propri incontri con figure numinose.
Un giorno meditando sulle sue paure
”poi mi abbandonai. Improvvisamente fu come se il terreo sprofondasse, nel vero senso della parola, sotto i miei piedi e precipitassi in una profondità oscura”
Cantante, strumentista e compositore con una voce di rara bellezza e potenza Nato nelle isole Faroe, Danimarca, prime incursioni musicali di Eivør erano intrise di tradizioni musicali faroese, un amore duraturo rimane al centro del suo lavoro, la sua espressione è stata ampliata attraverso una profonda interazione con altre tradizioni. Incantata, lo sono, lo sono Il mago mi ha incantato, incantato Incantato profondamente nella mia anima, nella mia anima Nel mio cuore brucia un fuoco sfrigolante, un fuoco sfrigolante Incantato, lo sono, lo sono Il mago mi ha incantato, incantato Incantato nella radice del mio cuore, radice del mio cuore I miei occhi guardano dove si trovava il mago Trøllabundin Trøllabundin eri eg eri eg Galdramaður festi meg festi meg Trøllabundin djúpt í míni sál í míni sál Í hjartanum logar brennandi bál brennandi bál
Trøllabundin eri eg eri eg Galdramaður festi meg festi meg Trøllabundin inn í hjartarót í hjartarót Eyga mítt festist har ið galdramaðurin stóð