L’ultimo uomo d’arme Giovanni Dalle bande Nere

Sotto la guida di Giovanni, le Bande diventarono una formazione d’élite, con pochi riscontri nel panorama delle compagnie di ventura italiane, di cui costituirono l’ultimo e più importante esempio. Si narra che  i suoi armati presero a chiamarsi “Bande Nere“: da quando decisero di vestirsi in lutto perpetuo, tingendo le armature di nero, quando venne a mancare papa Leone X, inoltre questo modo, potevano nascondersi nel buio, e assaltare di sorpresa.

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D’indole selvaggia  Giovanni amante del  gioco e delle  donne, sin da molto giovane predisposto alla sfida e al duello,  partecipa a numerose giostre e tornei mettendosi in mostra per coraggio e vis pugnandi.
Gode della nomea di attaccabrighe, lo rese celebre  lo scontro avvenuto sul ponte di Castel Sant’Angelo tra lui e alcuni suoi nuovi amici romani, contro un gruppo di armati più numerosi appartenenti alla famiglia Orsini. Giovanni attaccò  il comandante di quel gruppo detto “Brancaccio” e lo uccise. La notizia fece scalpore in quanto l’ucciso era un uomo abituato alla guerra che aveva servito con diversi capitani, ed il fatto che Giovanni, nemmeno diciassettenne lo passasse a fil di spada rese celebre il giovane.
Giovanni conosceva l’arte della sorpresa, e l’importanza della velocità. Rese lo sparuto numero di cavalieri al suo comando un’unità d’elìte, capace di terrorizzare l’avversario, e di apparire, inattesa e temuta, in ogni angolo e settore dello schieramento avversario; ma soprattutto, mostrò una spiccata capacità di innovare tattiche e manovre delle proprie Bande, al punto che alcuni studiosi ritengono oggi di potergli attribuire l’invenzione dei “dragoni”, archibugeri a cavallo capaci di combattere una volta smontati a terra (nonostante il termine fosse coniato in epoca successiva, quando conobbero grande diffusione, specie nell’esercito francese).

La compagnia di ventura ai suoi ordini, comunque, non furono mai molto numerose: anche nei loro momenti migliori non superarono le 4000 unità.

Bozzetto Scenografico Scena Fornace Del Film IL MESTIERE DELLE ARMI Regia E. Olmi Scenografo L. Marchione Concept Art - Visual Development . Scena battaglia fornace-

Le Bande erano costituite quasi interamente da italiani, per lo più toscani e romagnoli, con la probabile aggiunta di lombardi durante il periodo di combattimenti nell’Italia del nord. La sera del 25 novembre, nel corso di un’aspra battaglia nelle vicinanze di Governolo, Giovanni venne colpito alla gamba destra da un colpo di falconetto  che gli procurò una gravissima ferita.

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… Giovanni de’ Medici co’ cavalli leggieri; e accostatosi più arditamente perché non sapeva che avessino avute artiglierie, avendo essi dato fuoco a uno de’ falconetti, il secondo tiro roppe la gamba alquanto sopra al ginocchio a Giovanni de’ Medici; del quale colpo, essendo stato portato a Mantova, morì pochi dì poi,… »
(Francesco Guicciardini, Storia d’Italia, lib. 17 cap. 16)

Per effettuare l’operazione il medico chiese che dieci uomini tenessero fermo Giovanni. Pietro Aretino testimone oculare, descrisse le sue ultime ore in una lettera a Francesco Albizi:« «Neanco venti» disse sorridendo Giovanni «mi terrebbero», presa la candela in mano, nel far lume a sé medesimo, io me ne fuggii, e serratemi l’orecchie sentii due voci sole, e poi chiamarmi, e giunto a lui mi dice: «Io sono guarito», e voltandosi per tutto ne faceva una gran festa.

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