尊天 SONTEN


“Un luogo di profonda spiritualità, questo antico santuario è testimone di una storia millenaria. Fondato nel lontano passato, è un santuario nazionale che venera otto grandi divinità. Situato in un luogo immerso nella natura, questo santuario è un punto di riferimento per coloro che cercano pace interiore e connessione spirituale.”

大杉さん OSUGI san 鞍馬寺 Tempio Kurama-dera

由岐神社は京都の鞍馬山内にある神社になるのですが、何といっても最大の見所は御神木の杉の木になります。
Il Santuario Yuki è un santuario situato sul monte Kurama a Kyoto, ma l’attrazione più importante è il sacro albero di cedro.

光明真言 kōmyō shingon Mantra della Luce

La traduzione di questo mantra, secondo il professor Mark Unno

Sia lodato l’illuminazione impeccabile e onnipervadente del grande mudra [o sigillo del Buddha ]. Consegnami il gioiello, il loto e la luce radiosa.

Un’altra traduzione secondo il Comitato di traduzione del Dharmachakra

“Oṁ, amogha gioiello-loto dello splendido grande mudrā! Fiamma! Mettiti in moto! Hūṁ!”

Mantra della Luce, Stele di pietra del Mantra della Luce, Niutsuhime-jinja, Giappone
Il Santuario Nyutsuhime, situato ai piedi del Monte Koya, è un bellissimo santuario vermiglio noto anche come Amano Taisha
Santuario Nyutsuhime, città di Katsuragi, 和歌山県かつらぎ町

Il Mantra della Luce ( giapponese : kōmyō shingon , 光明真言, sanscrito: Prabhāsa-mantra ), chiamato anche Mantra della Luce della Grande Consacrazione (Ch: 大灌頂光真言) e Mantra della Corda Infallibile , è un importante mantra delle sette Shingon e Kegon del Buddhismo giapponese . Viene recitato anche nel Buddhismo Zen giapponese . [ 1 ]

Il mantra si trova nell’Amoghapāśa -kalparāja-sūtra (traduzione cinese nel Taisho n. 1092 e nel Canone buddista coreano n. K.287 [ 2 ] , tradotto da Bodhiruci ) così come nel Sutra del Mantra della corda infallibile. del Grande Battesimo del Buddha Vairocana (不空羂索毘盧遮那佛大灌頂光真言一卷, Taisho no. 1002) ed è associato alla divinità Amoghapāśa (lett. “Corda infallibile”), una forma di Avalokiteshvara . È anche il mantra associato alla consacrazione (abhiseka) di Amoghapāśa da parte di innumerevoli Buddha (da qui il suo nome di “mantra per la consacrazione mudrā” nella versione tibetana del testo

CONFER https://himorogi.online/

sulla destra Il bijia ह्रीः  hrih, associato sia ad Amitabha (Amida) che ad Avalokiteshvara (Kannon) indichi la completezza derivante dall’unione di Saggezza e Compassione, che conduce alla Corretta Azione.

Balder Baldur Baldr 

opera Johan Egerkrans

Archetipo  della luce, appartenente alla stirpe degli Æsir, figlio di Óðinn e di Frigg. Venne ucciso da Hǫðr su istigazione di Loki, ma sarà destinato ad aprire il nuovo ciclo cosmico dopo il Ragnarǫk.
Il nome “Baldur” potrebbe significare “splendente” o “principe”.

Nell’ Edda in prosa, si narra che Balder, il figlio di Odino, era “il più gentile, il più saggio e il più onesto degli Aesir”. sua madre, moglie di Odino, Frigg., per preservare la sua vita, fece fare giuramento indistruttibile a tutti gli oggetti del mondo – vivi e inanimati – che non avrebbero fatto del male a Balder. Le mancava solo il vischio: guardando il suo fragile germoglio, Frigga decise che comunque non avrebbe potuto fare del male a suo figlio.  Loki, insidiosa minaccia antagonista, trasformandosi in serva, decise di estorcere a Frigga: da chi non era stato prestato il giuramento, costruì una lancia o una freccia (esistono diverse versioni) e la diede al dio cieco Höda, fratello di Baldur, che ignaro colpì Balder con un’arma fatta di  dal vischio, uccidendolo.

Johan Egerkrans Ragnarǫk


Senn váru æsir allir á þingi ok ásynjur allar á máli, ok um þat réðu ríkir tívar, hví væri Baldri ballir draumar. Þá reið Óðinn fyrir austan dyrr, þar er hann vissi völu leiði; nam hann vittugri valgaldr kveða, unz nauðig reis, nás orð of kvað: “Hvat er manna þat mér ókunnra, er mér hefir aukit erfitt sinni? Var ek snivin snævi ok slegin regni ok drifin döggu, dauð var ek lengi.”

Una volta tutti gli Dei si riunirono in consiglio, tutte le Dee si riunirono in consiglio, e i potenti Dei discussero perché Balder avesse brutti sogni.

Poi Odino cavalcò a est della porta di Hel, e lì trovò la tomba di una strega, e allora il Dio della guerra pronunciò un incantesimo, finché il suo cadavere fu costretto a risorgere e parlò:

“Chi è quest’uomo, a me sconosciuto, che mi ha riportato a una vita odiosa? Ero sepolta nella neve, colpita dalla pioggia, annegata nella rugiada, ero morta da molto tempo.”

confer BALDRS DRAUMAR I SOGNI DI BALDR

“Id est rapio vivere”

“Id est”: “cioè” o “vale a dire” (introduce una spiegazione o una definizione)

“rapio vivere”: “rapire la vita” (qui “rapire” ha un significato più figurato, di “afferrare avidamente”, “godere intensamente”)



“Vale a dire, vivere intensamente”
“In altre parole, vivere appieno”

ὕπνος “sonno”, confini sottili, ipnosi, suggestione, placebo, nocebo….

Ogni pensiero è autoipnosi
ogni discorso è ipnosi
ogni cultura (o sottocultura) è ipnosi di massa

….. ogni volta che te ne ricordi è deipnosi

confer

Se abbiamo questo strumento di cura così potente (il placebo) e vogliamo utilizzarlo manipolandolo, abbiamo bisogno di fare una scienza completamente diversa.
Abbiamo bisogno di considerare scientifiche cose che fino ad adesso non le consideravamo tali.
Abbiamo bisogno di studiare con la statistica degli atteggiamenti di tipo teatrale – di fatto stiamo facendo teatro quando cerchiamo di far funzionare l’effetto placebo al meglio.
La butto lì: forse dovremmo studiare ciò che le culture sciamaniche hanno sempre fatto in termini di ritualità...per dirne una.
Quello che vi voglio passare è che l’effetto placebo cosa fa, oltre a curare la gente? L’effetto placebo cura lo scientismo, cioè cura la falsa coscienza di sapere già tutto e ci spinge all’umiltà di ricominciare da capo.
Prof. Alessandro Giuliani
Professore di statistica alla Sapienza e Primo Ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità.

Mago Guerriero, Corsaro, Gentiluomo del Mare: il Comandate Todaro.

“Morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”

Spirito ardito e un po’ ribelle, il suo desiderio di attaccare il nemico con il cannone , ‘‘guardandolo in faccia e non silurandolo nell’ombra” , rievocava il comportamento cavalleresco , carismatico, magnetico, era guidato da un profondo senso di umanità e compassione, che andava oltre i doveri militari e le convenzioni della guerra, appassionato di filosofie orientali, esoterismo e yoga, i suoi compagni di corso lo chiamavano Zoroastro , il suo equipaggio lo soprannominò Mago Baku, un asceta, un mistico, che seguiva il culto della sacralità del mare , rito del duello
Altri dicono che era come un antico spartano: sobrio, schivo, introverso, solitario, con un portamento fiero e un’andatura rigida, quasi altera. In realtà quell’andatura era dovuta al fatto che Todaro portava il busto, a causa di una frattura alla colonna vertebrale, come nei riti di smembramento sciamanici, riportata quando volava sugli idrovolanti come osservatore aereo, non riuscì più a rimettersi completamente, poichè la spina dorsale era lesionata.


”Già in Accademia si era esercitato in esperimenti di suggestione ipnotica. Vi è chi, come il comandante Walter Auconi e il comandante De Grossi Mazzorin,  ha parlato di “spiritismo”, ma a quanto è dato capire solo per indicare esperimenti di metapsichica, e doti particolari del nostro ufficiale, scaturite dalle sue pratiche ascetiche, come emerse durante la guerra con “l’episodio del tenente Stiepovich morto, in seguito all’asportazione di una gamba per un colpo di artiglieria, quasi senza accusare dolore proprio

confer Sandro Consolato


Questa menomazione, tuttavia non riuscì a frenare lo spirito, l’attività del capitano, che durante lunghe ore di rieducazione trascorse a La Spezia, …. si dedicò a letture e discussioni, sopratutto scritti di psicoanalisi, pare fosse un appassionato di Jung, e praticava ipnosi , esprimendo capacità medianiche, con effetti sorprendenti.
Predisse la sua morte in guerra, ma non da sveglio. Come riferiva il comandante Lenzi ” il comandante Todaro credeva , in termine generale nelle scienze occulte. Mi aveva insegnato, per esempio a girare, a passeggiare intono al nostro ”Cappellini” ( il noto sommergibile) quando era in porto perchè , diceva, ” bisogna imparare a riuscire a sentire quello di cui abbisogni, tu credi di pensarlo tu, invece è lui che te lo suggerisce, se sai ascoltarlo”
in Atlantico cercavamo sulle carte nautiche con il pendolino i convogli nemici. Ho anche visto con i miei occhi far cessare il dolor di denti a un operaio francese passandogli sulla guancia due volte con il palmo di una mano. – […] Lo ho sentito dire più volte che da sveglio nessuno lo avrebbe mai… beccato. Così è stato”.
Una volta mandò in licenza il suo mitragliere più fido, che non voleva saperne di lasciare i suoi compagni. “E’ un ordine!”, gli disse con perentorietà il comandante Todaro . Poi confidò ad un amico che il giovane marinaio aveva il destino segnato. “ Che si goda qualche giorno in famiglia prima di quel giorno”. Un mese dopo il marinaio rimase ucciso, mentre si trovava alla sua mitragliera da uno scoppio di granata che frantumò la torretta del sommergibile. Fu infallibile fino a quel giorno
”Un suo compagno di corso, Walter Ghetti, così ne parla: “Todaro era differente da noi, non solo per alcune peculiarità, come la pratica dello yoga, il non mangiare mai carne, il carattere chiuso e un po’ melanconico; tuttavia, provammo per lui una grande amicizia, malgrado questo essere differente, che era superiorità: probabilmente perché lo sentivamo sincero. E sentivamo anche la necessità, pur non potendo ancora misurare la forma di tale differenza, di rispettare una personalità già delineata”.


A Bordeaux, fra una missione di guerra e l’altra, passava lunghe giornate chiuso nel suo camerino a leggere, studiare, sperimentare. Si narra, a proposito di aneddoti, che una volta, per gioco, riuscì ad ipnotizzare una signora con estrema facilità. E così la sua fama di corsaro gentiluomo si colorò di altri aspetti, assunse toni accesi e istrioneschi. In effetti c’era, in quel suo pizzetto di barba nerissima, nel suo sguardo obliquo, magnetico, indagatore, c’era un che di stregonesco.
Leggeva un po’ di tutto, dalla filosofia alla parapsicologia, ai libri sulle pratiche magiche.
E così a bordo cominciarono a chiamarlo Mago Bakù.
Si dice, in effetti, che avesse una sorta di preveggenza.
C’è chi giura di averlo sentito fare delle previsioni che si sono avverate fin nei minimi particolari.
Una volta lasciò a terra un marinaio perché prevedeva che ci sarebbero stati pericoli solo per lui, infatti
il marinaio in questione fu colto da un violento attacco di appendicite, con pericolo di peritonite, e si salvò solo perché poté essere prontamente ricoverato in ospedale e trasportato in sala operatoria.

Il comandante consapevole del potere evocativo dei simboli forniva ai suoi marinai dei pugnali, per indurre uno spirito combattivo, come se dovessero andare all’arrembaggio, così come aveva congeniato di rafforzare la prua del sottomarino con una forte lamiera tagliente per emergere nella caccia nemica in estremo gesto di speronamento, in una chiave ”magico animistica” , si prendeva cura del suo equipaggio e delle sue imbarcazioni apportando innovazioni ingegnose, dopo innumerevoli sperimenti, attuò a proprie spese, un innovativo sistema interfonico o l’ideazione dei barchini ”SMA” (Silurante Modificato Allargato).

CONFER da Sandro Consolato “Arthos”, n.s., a. III, n° 6 , luglio-dicembre 1999

Il marinaio Vittorio Marcon racconta: “Ricordo che era avvenuto che il Comandante col pensiero avesse chiamato qualcuno dell’equipaggio, e questi fosse arrivato come se lo avessero richiesto ad alta voce. Una volta ero con lui, nello stesso locale, che era un locale perfettamente chiuso, isolato dagli altri, ed egli disse il nome di un sottufficiale. Non era passato forse un minuto che quel sottufficiale bussò alla porta, proprio come avesse sentito di essere chiamato dal Comandante”.

Sommergibile Cappellini (da www.difesaonline.it)

L’ammiraglio Vittorio E. Tognelli ebbe a dire di Todaro: “La sua tattica preferita era quella più ardita e pericolosa: attacco di giorno con cannone, anche se sconfessata dai suoi superiori per il grave rischio cui sottoponeva l’unità e per le perdite che inevitabilmente subiva in combattimento”.
Ma i suoi uomini non temevano di morire, perché sapevano che il primo ad esporre la propria vita era il loro comandante. Sul suo sommergibile regnava un cameratesco egualitarismo: uguale vestiario, uguale vitto, uguale tempo libero per tutti, obbligo di ginnastica giornaliera. Scriverà l’ammiraglio tedesco Dönitz sul temperamento e le qualità militari dei sommergibilisti italiani: “Essi sono perfettamente capaci di attaccare il nemico con ardimento e abnegazione. Anzi, in certe circostanze, possono, nello slancio dell’azione, comportarsi più audacemente di noi che non ci lasciamo trascinare così dall’entusiasmo della battaglia”.

Borghese volle Todaro, alla testa del Reparto di superficie, che venne intitolato a “Vittorio Moccagatta”, mentre quello subacquei lo fu a “Teseo Tesei”. Così il principe romano ritrasse poi Todaro nel suo Decima Flottiglia Mas: “Di statura normale, appariva più piccolo per l’abbandono delle spalle sempre un po’ curve; lo sguardo vivissimo negli occhi scuri, il volto affilato e incorniciato da un pizzetto nero; acuto psicologo, chiaroveggente e singolarmente iniziato nei problemi teosofistici, dotato di un coraggio freddo e cosciente e di una volontà e capacità di lavoro eccezionali.

Salvatore Todaro a destra con a fianco Valerio Borghese, a sinistra è l’ammiraglio Aimone di Savoia Aosta, al centro Ernesto Forza

Sebastopoli capitolò il 2 luglio del ’42. I tedeschi, le cui forze di terra avevano certamente determinato la vittoria sui russi, volevano accapparrarsi anche i meriti dell’assedio dal mare, e più concretamente sottrarre agli alleati rumeni, che pure avevano combattuto valorosamente, ogni pretesa sul porto di Balaclava. Il 1° luglio i rumeni, contrariamente al volere dei tedeschi, decisero di entrare per primi a Balaclava da terra, facendosi strada “con un valoroso assalto all’arma bianca”, e Todaro, di sua iniziativa, senza avvertire il suo superiore Mimbelli per non essere intercettato dagli alleati, decise a sua volta che i cinque motoscafi italiani sarebbero entrati nel porto a bandiere spiegate prima dei mas germanici. E così fu, sotto gli ultimi fuochi dell’artiglieria costiera sovietica. Il colonnello rumeno Dimitrescu accolse felice i fratelli latini giunti dal mare, festeggiando con… cipolle e champagne!

Il 4 luglio ’42 Todaro tornava in Italia dal Mar Nero, dove aveva compiuto tredici missioni di guerra. Il comandante Auconi testimonia che Todaro sentiva che sarebbe caduto in guerra e che parlava di ciò senza commozione, con assoluta naturalezza. A ottobre visitò per l’ultima volta la famiglia a Sottomarina. Si recò dal  monsignor Voltolina e, malgrado anche la sua famiglia stentasse a far quadrare il bilancio, fece, come era solito, generosa beneficienza anonima ai poveri assistiti dal buon prete. L’amico Armando Boscolo, che lo vide allora per l’ultima volta, racconta: “di quell’ultimo incontro ha lasciato l’immagine di un volto soffuso di misticismo oggi quasi inverosimile, di uno sguardo di una soavità serafica, di una voce dolce e fatta soltanto per dire parole buone”.

motopeschereccio armato Cefalo

”La mattina del 14 dicembre ’42, nell’isolotto di La Galite, mentre riposava a bordo del Cefalo, il piropeschereccio nave-appoggio dei moto-siluranti della Xª,  con i quali si preparava ad attaccare il porto tunisino di Bona, Todaro morì durante l’attacco di due caccia inglesi. Un proiettile trapassò il ponte e una scheggia colpì la sua testa. Lo trovarono nella sua cuccetta, che pareva continuasse a dormire. Si avverava così la sua profezia: “Io morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”.
Fu seppellito a La Galite. Il duca Aimone di Savoia-Aosta scriverà alla vedova ricordando Todaro quale “Valoroso tra i valorosi, incarnazione dello spirito guerriero”. Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria, in guerra il comandante Todaro aveva ottenuto due medaglie di bronzo, tre d’argento e, dall’alleato germanico, la croce di ferro di prima classe.”

CONFER

Fisica quantistica, Spiritualità, Religione

Federico Faggin integra scienza e spiritualità nella sua visione del mondo partendo dal presupposto che la coscienza e il libero arbitrio siano fondamentali e preesistano alla materia.
Questa visione si basa sulla sua esperienza personale di coscienza extracorporea e sulle sue ricerche nel campo delle reti neurali e dell’intelligenza artificiale.

Faggin sostiene che la coscienza non può essere spiegata come un semplice fenomeno del cervello, in quanto non esiste nulla in fisica che trasformi segnali elettrici o biochimici in significato, che è ciò che noi proviamo con la coscienza.
La coscienza deve quindi essere una proprietà fondamentale dell’universo, esistente prima o simultaneamente alla materia.

Per spiegare la coscienza, Faggin, in collaborazione con il professor D’Ariano, ha sviluppato una teoria basata sull’informazione quantistica, secondo la quale la coscienza è una proprietà intrinseca dei campi quantistici da cui deriva tutta la realtà.
Questi campi, essendo coscienti e dotati di libero arbitrio, comunicano tra loro creando la realtà fisica.

La fisica quantistica, con le sue proprietà “incomprensibili”, come la non-clonabilità dell’informazione quantistica e la sua natura probabilistica, non descrive il mondo esterno, ma l’interiorità dell’universo, ovvero la spiritualità.
Da questa interiorità emerge poi il mondo classico della scienza, fatto di simboli condivisibili ma privi di significato intrinseco.

Faggin ritiene che la meditazione sia uno strumento fondamentale per la conoscenza di sé, in quanto permette di calmare la mente e di aprirsi all’ascolto del silenzio interiore.
Attraverso la meditazione, possiamo accedere a stati di coscienza più profondi e comprendere la vera natura di noi stessi come campi coscienti con libero arbitrio.

In conclusione, la visione di Faggin unisce scienza e spiritualità, riconoscendo l’importanza della coscienza e del libero arbitrio come fondamenti della realtà. La sua teoria, basata sull’informazione quantistica, offre una nuova interpretazione della fisica quantistica e apre la strada a una comprensione più profonda della natura umana e del nostro posto nell’universo.

 μεταβάλλον ἀναπαύεται MUTANDO RIPOSA fragmentum 33

“Qui si allude all’identità radicale, nel Fuoco-Principio, tra mutamento e identità, movimento e quiete.
Soggetto sottinteso è il Principio, con ogni probabilità il Fuoco, ma ANCHE IL SÈ che, nello scorrere dei pensieri e delle impressioni, resta sfondo immobile, specchio stabile e fluido.”

Fr. 33 e commento
ERACLITO, DELL’ORIGINE
traduzione e cura di Angelo Tonelli
Feltrinelli editore
(Prima edizione 1993)

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