Se abbiamo questo strumento di cura così potente (il placebo) e vogliamo utilizzarlo manipolandolo, abbiamo bisogno di fare una scienza completamente diversa. Abbiamo bisogno di considerare scientifiche cose che fino ad adesso non le consideravamo tali. Abbiamo bisogno di studiare con la statistica degli atteggiamenti di tipo teatrale – di fatto stiamo facendo teatro quando cerchiamo di far funzionare l’effetto placebo al meglio. La butto lì: forse dovremmo studiare ciò che le culture sciamaniche hanno sempre fatto in termini di ritualità...per dirne una. Quello che vi voglio passare è che l’effetto placebo cosa fa, oltre a curare la gente? L’effetto placebo cura lo scientismo, cioè cura la falsa coscienza di sapere già tutto e ci spinge all’umiltà di ricominciare da capo.“ Prof. Alessandro Giuliani Professore di statistica alla Sapienza e Primo Ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità.
La realtà dell’effetto placebo rimette in discussione alcune credenze scientifiche consolidate e si appresta a rivoluzionare il modo di pensare e curare la salute favorendo il passaggio da una medicina del passato, lineare e meccanicistica, ad una medicina del futuro, dinamica e interazionale.
Incontro a Cagliari il 05/04/2019 con il dottor Alessandro Giuliani (biostatistico e Primo Ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità) organizzato dall’Associazione Salute Attiva Onlus
biostatistico Alessandro Giuliani incentrato sul fenomeno dell’effetto placebo e sulle sue profonde implicazioni scientifiche ed epistemologiche. L’autore chiarisce che il placebo non è una semplice suggestione mentale, ma un fatto concreto capace di attivare percorsi biochimici reali, evidenziando l’importanza della relazione umana e della comunicazione empatica nel percorso di cura. Attraverso una critica al riduzionismo e allo scientismo, Giuliani illustra come la ricerca moderna sia in crisi a causa di una visione troppo focalizzata sul dato microscopico a scapito della complessità del sistema vivente. Viene inoltre spiegato il ruolo della statistica come strumento di scommessa e probabilità, utile a distinguere tra casualità e benefici terapeutici rilevanti. In conclusione, le fonti invitano a una scienza più umile e integrata, che sappia guardare alle forme e alle relazioni globali dell’essere umano invece di limitarsi allo studio di singole molecole isolate.
L’effetto placebo sfida la visione riduzionista della medicina in diversi punti fondamentali:
Azione reale dell’immateriale sulla fisiologia: La visione riduzionista ha tradizionalmente considerato la guarigione come il risultato dell’azione di una singola molecola o sostanza chimica. L’effetto placebo dimostra invece che fattori immateriali come parole, gesti, rituali e comunicazione empatica producono modificazioni fisiologiche concrete, arrivando ad attivare le medesime vie biochimiche stimolate dai farmaci.
Superamento del modello del singolo bersaglio (“single target”): La ricerca riduzionista tende a cercare la causa o la cura isolando singoli geni, molecole o recettori. Giuliani sottolinea come questo approccio stia incontrando forti limiti nella ricerca farmacologica. L’effetto placebo mostra che la risposta dell’organismo non è riducibile all’azione su un singolo recettore, ma è un fenomeno complesso che coinvolge molteplici elementi interconnessi.
Importanza dei fenomeni emergenti e della scala d’osservazione: Cercare la spiegazione di un fenomeno solo a livello microscopico equivale a tentare di comprendere il traffico stradale studiando la meccanica della singola automobile. L’effetto placebo rappresenta un fenomeno emergente che non può essere compreso facendo a pezzi il sistema, ma richiede di analizzare la struttura complessiva alla giusta scala di grandezza.
Centralità del contesto e della relazione umano-terapeutica: L’approccio riduzionista tende a isolare il farmaco e il paziente dal contesto. Gli studi sul placebo evidenziano invece che lo stesso identico principio attivo risulta più o meno efficace a seconda dell’atteggiamento, delle aspettative e del contesto comunicativo in cui viene somministrato.
Distinzione tra riduzionismo metodologico ed errore ontologico: Ridurre la realtà per analizzarla (riduzionismo metodologico) è uno strumento utile, ma definire un fenomeno biologico solo attraverso i suoi costituenti elementari ignorandone la forma e le relazioni (riduzionismo ontologico) significa perdere la comprensione dell’essere umano nella sua totalità.
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