La Morte è la nostra costante compagna. Castaneda

Vis medicatrix Naturae

OPES ADQUIRIT EUNDO MULTA RENASCENTUR

O Asclepio, guaritore di tutte le cose, o maestro di Paiana
dove evochi le più malate afflizioni degli uomini,
che causano grandi dolori,
tu che con i tuoi doni conforti il ​​potente,
vieni tu a portarci la salute
e porre fine alle gravi malattie e alla morte perniciosa,
tu, oh nuovo, che contribuisci ad aumentare e a rimuovere i mali
la fortunata che sei il forte germoglio,
il prezioso di Febo Apollo,
il nemico delle malattie, dove hai una moglie irreprensibile Igeia
vieni, beato, nostro salvatore, donaci un buon fine di vita.

Titani Invisibili  tecnica e persuasione magica, logos e  pathos….

Nonostante le onnipresenti prove di flagrante titanismo che abbiamo intorno, loro, i Titani, sono invisibili, come il nero cielo notturno di Urano, il loro terribile padre, nascosti dalla madre Gaia nella profondità del suo ventre. A volte sono immaginati in forma di fantasmi. Operano invisibilmente nell’oscurità e in impulsi e fantasie che affiorano dal profondo. […] I Titani, poiché sono invisibili, ovvero non hanno immagini, appunto per questo non hanno limiti. Privi di immagine, diventano pura espansione.
J. Hillman, Figure del mito

Perché toccò a Zeus salvare il mondo dai Titani? Non per la sua forza, secondo me, per i suoi fulmini, per la sua intelligenza scaltra né per la sua funzione di legge e ordine, bensì piuttosto per la sua capiente immaginazione. […] La gamma della sua fantasia era inclusiva, ampia, generosa e differenziata. Zeus era davvero un dio del cielo; copriva tutto con l’ampiezza della sua facoltà immaginativa, era pari, nella sua grandiosità articolata, alla enormità titanica. La smisuratezza titanica può essere abbracciata e contenuta soltanto da una capacità altrettanto vasta di creare immagini. […] La coscienza improntata a Zeus è attiva; terragna, aperta, presente. Zeus genera attivismo e militanza, il che ci insegna qualcosa su come far fronte al titanismo: non con il ritiro, la meditazione, la psicoanalisi, né con la speranza nel Regno a venire. (J. Hillman, Figure del mito [2007] 2014, 134)

FONTE confer ENNEAGRAMMA

”Il mito non è storia remota; è realtà senza tempo che si ripete nella storia.” Ernst Jünger “Trattato del ribelle”

L’uomo tende a rimettersi agli apparati e a far loro posto anche quando dovrebbe attingere alle proprie intime risorse. Dà prova in tal modo di mancanza di immaginazione. Eppure dovrebbe conoscere i punti in cui non è lecito mercanteggiare la propria sovrana libertà di decisione. Fintantoché regna l’ordine, l’acqua scorre nelle tubature e la corrente arriva alle prese. Non appena la vita e la proprietà sono in pericolo, come d’incanto un allarme chiama i vigili del fuoco e la polizia. Ma il grande rischio è che l’uomo confidi troppo in questi aiuti e si senta perduto se essi vengono a mancare. Ogni comodità ha il suo prezzo. La condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello.
Le catastrofi dimostrano quanto uomini e popoli siano radicati nel loro territorio originario.
E’ importante che almeno un fascio di radici attinga ancora direttamente a quale terreno poichè è da questo che dipende la salute e la prospettiva di sopravvivenza anche oltre la civiltà e le sue rassicurazioni.
Tutto questo appare evidente nei periodi in cui si addensa la minaccia, quando gli apparati non solo abbandonano l’essere umano a se stesso, ma sembrano addirittura precludergli ogni via di scampo.
A quel punto sta a lui decidere se darsi per vinto o continuare la lotta attingendo alle sue risorse più profonde. Nel qual caso deciderà di passare al bosco.

Ernst Jünger – “Trattato del ribelle

Creato su WordPress.com.

Su ↑