La Morte è la nostra costante compagna. Sta sempre alla nostra sinistra, non più lontana della lunghezza di un braccio, ed è l'unico consigliere saggio di un guerriero. Ogni qualvolta sente che tutto va male, e che sta per essere annientato, il guerriero può rivolgersi alla Morte e chiederle se è davvero così. La Morte gli risponderà che si sbaglia, e che al di fuori del suo tocco nulla ha importanza. Gli dirà: "Non ti ho ancora toccato". CARLOS CASTAÑEDA
Μετάφραση Ω συ Ασκληπιέ, γιατρέ των πάντων, ω δέσποτα Παιάνα πού μαγεύεις τα εκ των νόσων παθήματα των ανθρώπων, πού προξενούν μεγάλους πόνους, συ πού καταπραΰνεις με τα δώρα σου ο ισχυρός, είθε να έρθεις φέρων σε εμάς την υγεία και καταπαύων τις βαρειές ασθένειες και τον ολέθριο θάνατο, συ ω νέε, πού συντελείς στην αύξηση και απομακρύνεις τα κακά ο καλότυχος συ το ισχυρό βλαστάρι, το πολυτίμητο του Φοίβου Απόλλωνος, ο εχθρός των νοσημάτων, πού έχεις άμεμπτη σύζυγο την Υγείαν έλα, μακάριε, σωτήρα μας, δώσε μας καλό τέλος του βίου.
O Asclepio, guaritore di tutte le cose, o maestro di Paiana dove evochi le più malate afflizioni degli uomini, che causano grandi dolori, tu che con i tuoi doni conforti il potente, vieni tu a portarci la salute e porre fine alle gravi malattie e alla morte perniciosa, tu, oh nuovo, che contribuisci ad aumentare e a rimuovere i mali la fortunata che sei il forte germoglio, il prezioso di Febo Apollo, il nemico delle malattie, dove hai una moglie irreprensibile Igeia vieni, beato, nostro salvatore, donaci un buon fine di vita.
Η γέννηση του Ασκληπιού Ήταν γιος του Απόλλωνα και της Κορωνίδας, κόρης του βασιλιά Φλεγύα. Όταν ο Απόλλων σκότωσε την Κορωνίδα λόγω ζήλιας, επειδή ερωτεύτηκε τον Ίσχυ, το γιο του Έλατου, πήρε το βρέφος και το έφερε στο Πήλιο, όπου το παρέδωσε στη φροντίδα του κένταυρου Χείρωνα. Ο Χείρωνας ανέθρεψε το παιδί, το μόρφωσε στη τέχνη του κυνηγιού και του μετέδωσε τα μυστικά της ιατρικής επιστήμης (Απολλόδωρος III 10.3). Era il figlio di Apollo e Coronis, figlia del re Flegias. Quando Apollo uccise Coronide per gelosia, perché si era innamorata di Ischy, figlio di Elatos, prese il bambino e lo portò sul Pelio, dove lo affidò alle cure del centauro Chirone. Chirone allevò il bambino, lo addestrò all'arte della caccia e gli trasmise i segreti della scienza medica (Apollodoro III 10,3).
Nonostante le onnipresenti prove di flagrante titanismo che abbiamo intorno, loro, i Titani, sono invisibili, come il nero cielo notturno di Urano, il loro terribile padre, nascosti dalla madre Gaia nella profondità del suo ventre. A volte sono immaginati in forma di fantasmi. Operano invisibilmente nell’oscurità e in impulsi e fantasie che affiorano dal profondo. […] I Titani, poiché sono invisibili, ovvero non hanno immagini, appunto per questo non hanno limiti. Privi di immagine, diventano pura espansione. J. Hillman, Figure del mito
Perché toccò a Zeus salvare il mondo dai Titani? Non per la sua forza, secondo me, per i suoi fulmini, per la sua intelligenza scaltra né per la sua funzione di legge e ordine, bensì piuttosto per la sua capiente immaginazione. […] La gamma della sua fantasia era inclusiva, ampia, generosa e differenziata. Zeus era davvero un dio del cielo; copriva tutto con l’ampiezza della sua facoltà immaginativa, era pari, nella sua grandiosità articolata, alla enormità titanica. La smisuratezza titanica può essere abbracciata e contenuta soltanto da una capacità altrettanto vasta di creare immagini. […] La coscienza improntata a Zeus è attiva; terragna, aperta, presente. Zeus genera attivismo e militanza, il che ci insegna qualcosa su come far fronte al titanismo: non con il ritiro, la meditazione, la psicoanalisi, né con la speranza nel Regno a venire. (J. Hillman, Figure del mito [2007] 2014, 134)
Si presentano a noi cose, segni, immagini, spettri, ovvero fantasmi. [...] Non senza motivo Socrate definì l’oblio come una perdita di percezione; ma se per la stessa ragione avesse definito anche il seme del memorabile sparso e non concepito dalla memoria, egli avrebbe certo indagato il tema più in profondità. Se infatti la fantasia non bussa con vivacità sufficiente avvalendosi di immagini sensibili, la facoltà cogitativa non apre le porte e, se la facoltà cogitativa che è la custode non apre la porta, la madre delle Muse, sprezzando simili immagini non le accoglierà. Giordano Bruno, Sigillus sigillorum ad omnes animi dispositiones comparandas, 1583,
L’uomo tende a rimettersi agli apparati e a far loro posto anche quando dovrebbe attingere alle proprie intime risorse. Dà prova in tal modo di mancanza di immaginazione. Eppure dovrebbe conoscere i punti in cui non è lecito mercanteggiare la propria sovrana libertà di decisione. Fintantoché regna l’ordine, l’acqua scorre nelle tubature e la corrente arriva alle prese. Non appena la vita e la proprietà sono in pericolo, come d’incanto un allarme chiama i vigili del fuoco e la polizia. Ma il grande rischio è che l’uomo confidi troppo in questi aiuti e si senta perduto se essi vengono a mancare. Ogni comodità ha il suo prezzo. La condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello. Le catastrofi dimostrano quanto uomini e popoli siano radicati nel loro territorio originario. E’ importante che almeno un fascio di radici attinga ancora direttamente a quale terreno poichè è da questo che dipende la salute e la prospettiva di sopravvivenza anche oltre la civiltà e le sue rassicurazioni. Tutto questo appare evidente nei periodi in cui si addensa la minaccia, quando gli apparati non solo abbandonano l’essere umano a se stesso, ma sembrano addirittura precludergli ogni via di scampo. A quel punto sta a lui decidere se darsi per vinto o continuare la lotta attingendo alle sue risorse più profonde. Nel qual caso deciderà di passare al bosco.
Ernst Jünger – “Trattato del ribelle”
La descrizione del misterioso con mezzi logici può riuscire solo ove si faccia uso di inchiostro fosforescente Ernst Jünger, Epigrammen da Blätter und Steine, 1934