Graeci ฯƒฯ…ฮผฯ€ฮฌฮธฮตฮนฮฑฮฝ dicunt Pico della Mirandola

Haec universi consensum, quem significantius Graeci ฯƒฯ…ฮผฯ€ฮฌฮธฮตฮนฮฑฮฝ dicunt, introrsus perscrutantius rimata et mutuam naturarum cognitionem habens perspectam, nativas adhibens unicuique rei et suas illecebras, quae magorum แผดฯ…ฮณฮณฮตฯ‚ nominantur, in mundi recessibus, in naturae gremio, in promptuariis arcanisque Dei latitantia miracula, quasi ipsa sit artifex, promit in publicum, et sicut agricola ulmos vitibus, ita Magus terram caelo, idest inferiora superiorum dotibus virtutibusque maritat

ย 
ยซEssa [= La magia], intimamente scrutando il consenso dellโ€™universo, che in modo piรน espressivo i Greci chiamano โ€œsimpatiaโ€, esplorato il mutuo rapporto delle nature, recando a ogni cosa le adatte lusinghe, che si chiamano i โ€œsortilegiโ€ dei maghi, porta alla luce, quasi ne fosse lโ€™artefice, i miracoli ascosi nei penetrali del mondo, nel grembo della natura, nei misteri di Dio, e, come il contadino sposa gli olmi alle viti, cosรฌ il Mago marita la terra al cielo, e cioรจ le forze inferiori alle doti e alle proprietร  superneยป.
Pico Mirandulaeย Oratio de hominis dignitate, ed. E. Garin, Pordenone 1994, 66-67:

Sogno di unโ€™ombra รจ lโ€™uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,allora splendida luce gli uomini investe,e dolce diviene la vita.

ยซฯ„ฮฏ ฮดฮญ ฯ„ฮนฯ‚; ฯ„ฮฏ ฮดแพฝ ฮฟแฝ” ฯ„ฮนฯ‚; ฯƒฮบฮนแพถฯ‚ แฝ„ฮฝฮฑฯ / แผ„ฮฝฮธฯฯ‰ฯ€ฮฟฯ‚. แผ€ฮปฮปแพฝ แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ ฮฑแผดฮณฮปฮฑ ฮดฮนฯŒฯƒฮดฮฟฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฮปฮธแฟƒ, / ฮปฮฑฮผฯ€ฯแฝธฮฝ ฯ†ฮญฮณฮณฮฟฯ‚ แผ”ฯ€ฮตฯƒฯ„ฮนฮฝ แผ€ฮฝฮดฯแฟถฮฝ ฮบฮฑแฝถ ฮผฮตฮฏฮปฮนฯ‡ฮฟฯ‚ ฮฑแผฐฯŽฮฝ, Cosa siamo? Cosa non siamo? Sogno di unโ€™ombra / lโ€™uomo. Ma quando, dono degli dรจi, appare un bagliore, / vivida luce si spande sugli umani, e dolce la vitaยป (VIII, 95-97, p. 172).


ยซEsseri della durata d’un giorno. Che cosa siamo? Che cosa non siamo?

Sogno d’ un’ombra l’uomo: ma quando un bagliore divino ci giunga

fulgido risplende sugli uomini il lume e dolce รจ la vitaยป.

(PindaroPitica VIII, vv. 95-97).

A molti pare un saggio fra stolti
che la vita colma di giuste scelte
chi senza gran fatica prosperitร  ottiene;
ma la fortuna non sta in mano agli uomini,
gli dei soli posson recarla:
una volta uno levano in cielo,
ma un altro scaglian nel fango,
secondo misura.
A Megara un premio hai ottenuto, Aristomene,
ancora nella valle di Maratona, con tre vittorie hai
poi vinto il patrio agone, grande impresa;
su quattro corpi ti sei anche scagliato,
maledicendoli nella tua mente,
a loro nelle Pitiche si decretรฒ: nรฉ un ritorno gradito,
nรฉ un dolce riso, una volta giunti presso la madre amata,
han recato loro la gioia; lontano dai nemici si rintanano
nelle vie solitarie, tormentati dalla sventura.
Chi ha ottenuto una nuova sorte grandiosa
vola pieno di speranza in una grande felicitร ,
alto sulle ali del suo valore, con brama piรน forte
della ricchezza. In un attimo dei mortali cresce
la gioia, ma allo stesso modo a terra precipita
se scossa da contrario volere divino.
Effimeri siamo: cosโ€™รจ qualcuno?
cosโ€™รจ invece nessuno? Sogno di unโ€™ombra
รจ lโ€™uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,
allora splendida luce gli uomini investe,
e dolce diviene la vita.

[Pitiche, VIII, 73-97]

ฮตแผฐ ฮณฮฌฯ ฯ„ฮนฯ‚ แผฯƒฮปแฝฐ ฯ€ฮญฯ€ฮฑฯ„ฮฑฮน ฮผแฝด ฯƒแฝบฮฝ ฮผฮฑฮบฯแฟท ฯ€ฯŒฮฝแฟณ,
ฯ€ฮฟฮปฮปฮฟแฟ–ฯ‚ ฯƒฮฟฯ†แฝธฯ‚ ฮดฮฟฮบฮตแฟ– ฯ€ฮตฮดโ€™ แผ€ฯ†ฯฯŒฮฝฯ‰ฮฝ
ฮฒฮฏฮฟฮฝ ฮบฮฟฯฯ…ฯƒฯƒฮญฮผฮตฮฝ แฝ€ฯฮธฮฟฮฒฮฟฯฮปฮฟฮนฯƒฮน ฮผฮฑฯ‡ฮฑฮฝฮฑแฟ–ฯ‚ยท
ฯ„แฝฐ ฮดโ€™ ฮฟแฝฮบ แผฯ€โ€™ แผ€ฮฝฮดฯฮฌฯƒฮน ฮบฮตแฟ–ฯ„ฮฑฮนยท ฮดฮฑฮฏฮผฯ‰ฮฝ ฮดแฝฒ ฯ€ฮฑฯฮฏฯƒฯ‡ฮตฮนยท
แผ„ฮปฮปฮฟฯ„โ€™ แผ„ฮปฮปฮฟฮฝ แฝ•ฯ€ฮตฯฮธฮต ฮฒฮฌฮปฮปฯ‰ฮฝ, แผ„ฮปฮปฮฟฮฝ ฮดโ€™ แฝ‘ฯ€แฝธ ฯ‡ฮตฮนฯแฟถฮฝ,
ฮผฮญฯ„ฯแฟณ ฮบฮฑฯ„ฮฑฮฒฮฑฮฏฮฝฮตฮนยท แผฮฝ ฮœฮตฮณฮฌฯฮฟฮนฯ‚ ฮดโ€™ แผ”ฯ‡ฮตฮนฯ‚ ฮณฮญฯฮฑฯ‚,
ฮผฯ…ฯ‡แฟท ฯ„โ€™ แผฮฝ ฮœฮฑฯฮฑฮธแฟถฮฝฮฟฯ‚, แผญฯฮฑฯ‚ ฯ„โ€™ แผ€ฮณแฟถฮฝโ€™ แผฯ€ฮนฯ‡ฯŽฯฮนฮฟฮฝ
ฮฝฮฏฮบฮฑฮนฯ‚ ฯ„ฯฮนฯƒฯƒฮฑแฟ–ฯ‚, แฝฆ แผˆฯฮนฯƒฯ„ฯŒฮผฮตฮฝฮตฯ‚, ฮดฮฌฮผฮฑฯƒฯƒฮฑฯ‚ แผ”ฯฮณแฟณยท
ฮ•ฯ„ฮญฯ„ฯฮฑฯƒฮน ฮดโ€™ แผ”ฮผฯ€ฮตฯ„ฮตฯ‚ แฝ‘ฯˆฯŒฮธฮตฮฝ
ฯƒฯ‰ฮผฮฌฯ„ฮตฯƒฯƒฮน ฮบฮฑฮบแฝฐ ฯ†ฯฮฟฮฝฮญฯ‰ฮฝ,
ฯ„ฮฟแฟ–ฯ‚ ฮฟแฝ”ฯ„ฮต ฮฝฯŒฯƒฯ„ฮฟฯ‚ แฝฮผแฟถฯ‚
แผ”ฯ€ฮฑฮปฯ€ฮฝฮฟฯ‚ แผฮฝ ฮ ฯ…ฮธฮนฮฌฮดฮน ฮบฯฮฏฮธฮท,
ฮฟแฝฮดแฝฒ ฮผฮฟฮปฯŒฮฝฯ„ฯ‰ฮฝ ฯ€แฝฐฯ ฮผฮฑฯ„ฮญฯโ€™ แผ€ฮผฯ†แฝถ ฮณฮญฮปฯ‰ฯ‚ ฮณฮปฯ…ฮบฯฯ‚
แฝฆฯฯƒฮตฮฝ ฯ‡ฮฌฯฮนฮฝยท ฮบฮฑฯ„แฝฐ ฮปฮฑฯฯฮฑฯ‚ ฮดโ€™ แผฯ‡ฮธฯแฟถฮฝ แผ€ฯ€ฮฌฮฟฯฮฟฮน
ฯ€ฯ„ฯŽฯƒฯƒฮฟฮฝฯ„ฮน, ฯƒฯ…ฮผฯ†ฮฟฯแพท ฮดฮตฮดฮฑฮณฮผฮญฮฝฮฟฮน.
แฝ ฮดแฝฒ ฮบฮฑฮปฯŒฮฝ ฯ„ฮน ฮฝฮญฮฟฮฝ ฮปฮฑฯ‡ฯŽฮฝ
แผฮฒฯฯŒฯ„ฮฑฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฯ€ฮน ฮผฮตฮณฮฌฮปฮฑฯ‚
แผฮพ แผฮปฯ€ฮฏฮดฮฟฯ‚ ฯ€ฮญฯ„ฮฑฯ„ฮฑฮน
แฝ‘ฯ€ฮฟฯ€ฯ„ฮญฯฮฟฮนฯ‚ แผ€ฮฝฮฟฯฮญฮฑฮนฯ‚, แผ”ฯ‡ฯ‰ฮฝ
ฮบฯฮญฯƒฯƒฮฟฮฝฮฑ ฯ€ฮปฮฟฯฯ„ฮฟฯ… ฮผฮญฯฮนฮผฮฝฮฑฮฝ. แผฮฝ ฮดโ€™ แฝ€ฮปฮฏฮณแฟณ ฮฒฯฮฟฯ„แฟถฮฝ
ฯ„แฝธ ฯ„ฮตฯฯ€ฮฝแฝธฮฝ ฮฑแฝ”ฮพฮตฯ„ฮฑแฟยท ฮฟแฝ•ฯ„ฯ‰ ฮดแฝฒ ฮบฮฑแฝถ ฯ€ฮฏฯ„ฮฝฮตฮน ฯ‡ฮฑฮผฮฑฮฏ,
แผ€ฯ€ฮฟฯ„ฯฯŒฯ€แฟณ ฮณฮฝฯŽฮผแพณ ฯƒฮตฯƒฮตฮนฯƒฮผฮญฮฝฮฟฮฝ.
แผฯ€ฮฌฮผฮตฯฮฟฮนยท ฯ„ฮฏ ฮดฮญ ฯ„ฮนฯ‚; ฯ„ฮฏ ฮดโ€™ ฮฟแฝ” ฯ„ฮนฯ‚; ฯƒฮบฮนแพถฯ‚ แฝ„ฮฝฮฑฯ
แผ„ฮฝฮธฯฯ‰ฯ€ฮฟฯ‚. แผ€ฮปฮปโ€™ แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ ฮฑแผดฮณฮปฮฑ ฮดฮนฯŒฯƒฮดฮฟฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฮปฮธแฟƒ,
ฮปฮฑฮผฯ€ฯแฝธฮฝ ฯ†ฮญฮณฮณฮฟฯ‚ แผ”ฯ€ฮตฯƒฯ„ฮนฮฝ แผ€ฮฝฮดฯแฟถฮฝ ฮบฮฑแฝถ ฮผฮตฮฏฮปฮนฯ‡ฮฟฯ‚ ฮฑแผฐฯŽฮฝ.

AGERE CONTRA il monito dell’hidalgoย basco

ย La necessitร  quotidiana di agire contro quelle abitudini radicate DEPOTENZIANTI, il disubbidire volitivo all’ instabile mutevolezza degli stati d’animo, porsi nell’ Egemonikon, centrarsi rifiutandosi di sottostare alla vulnerabilitร  del divenire, interiore ed esteriore, il discernimento tra le opposte volubili sensazioni.

Agire, il compito ”inutile” fondamentale

Agire come se ogni atto fosse lโ€™ultimo , fosse necessario, inevitabile, fondamentale, totale
pur sapendo in cuor suo , come rammentava don Juan aย Castanedaย che รจย solo un compito inutileย rispetto allโ€™Assoluto, nonostante i paradossi dell’esistenza, nonostante la dualitร  apparente, ma greve, ruvida non di rado tagliente.

L’arte dellโ€™attenzione : La prima sfida che affronta il guerriero รจ imparare aย fermare il mondo e vedere.ย 

Saggezza non teorica o mentale, ma vitale e corporea, intento orientato ad comportamento per cercare di condurre una vita โ€œforte e chiaraโ€ in una realtร  che ci indebolisce, ci disperde, ci svuota.ย 

Unโ€™arte dellโ€™attenzione.
Quando siamo presenti in ciรฒ che facciamo. Quando le nostre decisioni sono precise.

Lโ€™inutile rispetto allโ€™Assoluto in diverse prospettive:

Carlos Castaneda
Inutile รจ tutto ciรฒ che rinforza la descrizione ordinaria del mondo (il tonal), consuma energia senza spostare il punto di unione e tiene il guerriero prigioniero della percezione abituale.


Preoccupazioni sociali, auto-importanza, rimpianti, giustificazioni, โ€œfareโ€ compulsivo, chiacchiere interiori e attaccamento alle routine quotidiane sono inutili: non liberano verso il nagual, anzi lo allontanano. Anche azioni apparentemente virtuose o efficaci diventano inutili se non sono compiute con impeccabilitร  e intenzione di libertร .

Stoici Inutile (o piuttosto โ€œindifferenteโ€ nel senso peggiorativo)
รจ tutto ciรฒ che non dipende da noi e non contribuisce alla virtรน.


Ricchezza, fama, piacere, salute, successo esteriore, opinione altrui: se li si tratta come beni veri, diventano fonte di turbamento e quindi inutili rispetto al Logos. Ancora piรน inutile รจ lโ€™azione mossa da passione (pathos), giudizio errato o ricerca di risultati esterni. Solo ciรฒ che allontana dallโ€™accordo con la natura razionale รจ davvero vano.

Julius Evola
Inutile รจ lโ€™azione immersa nel divenire senza alcun centro trascendente: lโ€™attivismo moderno, il progresso materialista, la politica come fine a se stessa, il successo mondano perseguito con attaccamento.


Tutto ciรฒ che rimane sul piano puramente umano, storico o โ€œvitaleโ€ senza orientamento verso lโ€™Alto รจ, per Evola, sterile o addirittura dissolutivo. Lโ€™inutile assoluto รจ la vita vissuta interamente โ€œsottoโ€ il livello dellโ€™iniziato o del guerriero spirituale, senza distacco e senza tensione verso il Principio.

Taoisti Inutile (e controproducente) รจ lo sforzo forzato, il calcolo eccessivo, la virtรน ostentata, il voler โ€œmigliorareโ€ o โ€œcorreggereโ€ il corso naturale delle cose.


Lโ€™efficienza artificiale, lโ€™ambizione, il moralismo rigido, il fare che si oppone al Tao generano rigiditร  e rottura. Ciรฒ che appare utile al mondo ordinario (pianificazione rigidissima, accumulo, affermazione di sรฉ) รจ spesso inutile o dannoso rispetto al Tao, perchรฉ interrompe la spontaneitร  e crea resistenza.

Antico buddismo Inutile (anattha, non-benefico, o semplicemente non-kusala) รจ tutto ciรฒ che non conduce alla cessazione della sofferenza e alimenta invece le radici dellโ€™attaccamento, dellโ€™avversione e dellโ€™ignoranza.


Azioni, pensieri e stati mentali che rafforzano il senso di โ€œioโ€, alimentano desiderio o odio, o restano prigionieri delle concezioni dualistiche sono inutili rispetto a Nibbฤna. Anche meriti mondani, pratiche rituali vuote o speculazioni metafisiche senza effetto liberatorio sono considerate sterili se non riducono dukkha.

TradizioneCiรฒ che รจ inutile rispetto allโ€™Assoluto
CastanedaTutto ciรฒ che rinforza il tonal e consuma energia senza libertร 
StoiciCiรฒ che non dipende da noi e allontana dalla virtรน
EvolaAzione e vita senza centro trascendente
TaoistiSforzo forzato e opposizione al movimento naturale del Tao
Antico buddismoTutto ciรฒ che non riduce dukkha e non conduce a Nibbฤna

In tutte queste visioni lโ€™inutile non รจ semplicemente โ€œciรฒ che non serve nella vita quotidianaโ€, ma ciรฒ che distoglie, disperde o lega rispetto allโ€™Assoluto.



Quando ci facciamo carico delle nostre azioni, si veleggia contro corrente..Il โ€œguerrieroโ€ secondo Don Juan non combatte nessuna guerra, ma รจ una persona che si batte in ogni momento e con ogni gesto per rimanere impeccabileย a dispetto delle forze che vogliono dissipare e depotenziare qualsiasi esercizio di autonomia โ€“ dellโ€™attenzione, della percezione e del proprio sentire.


Nella strategia del guerriero non contano le vittorie e le sconfitte, i successi o i fallimenti, quantoย la natura delle azioni. Lโ€™atto impeccabile ha giร  in sรฉ la sua ricompensa.

โ€œIl guerriero si controlla e si abbandona. รˆ un cacciatore: calcola tutto. Questo รจ controllo. Ma una volta finiti i calcoli, agisce. Si lascia andare: questo รจ abbandono.โ€


Gli insegnamenti di Don Juanโ€,Carlos Castanedaย 

Ogni volta che agiamo senza distrarci guadagniamo potere personale.

Questa potere non รจ qualcosa da possedere o da esercitare sugli altri.

รˆ piรน che altro un sentimento, uno stato dโ€™animo, un fuoco interiore, unaย disposizione allaย buona sorte.


Don Juan dice: โ€œpossiamo sempre farci consigliare dalla nostra morteโ€.ย 

La nostra morte รจ sempre di fianco a noi e possiamo farle domande per tutta la vita.

Quando dobbiamo decidere qualcosa, la nostra morte dirร :

โ€œconsidera ogni azione come la tua ultima battaglia sulla terraโ€.

 ฯ€ฮฟฯฮนฮตแฟ–ฯ‚ ฮดฮญ, แผ‚ฮฝ แฝกฯ‚ แผฯƒฯ‡ฮฌฯ„ฮทฮฝ ฯ„ฮฟแฟฆ ฮฒฮฏฮฟฯ… แผ‘ฮบฮฌฯƒฯ„ฮทฮฝ ฯ€ฯแพถฮพฮนฮฝ แผฮฝฮตฯฮณแฟ‡ฯ‚

Libro II

ฮคแฝฐ ฮตแผฐฯ‚ แผ‘ฮฑฯ…ฯ„ฯŒฮฝ
ฮฃฯ…ฮณฮณฯฮฑฯ†ฮญฮฑฯ‚: ฮœฮฌฯฮบฮฟฯ‚ ฮ‘ฯ…ฯฮฎฮปฮนฮฟฯ‚

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse lโ€™ultima della tua vita, lontano da ogni superficialitร  e da ogni

avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)

Quando siamo a disagio perchรฉ vorremmo essere da unโ€™altra parte, la nostra morte ci dirร :

โ€œNon esiste cheย questaย situazione,ย questoย momento,ย questaย compagnia, questoย spazio di manovra.ย 
La libertร  non รจ scegliere quel che ci pare, ma saper fare partendo da quel che cโ€™รจโ€.

ALTRO SU CASTANEDA

La pratica dellโ€™impeccabilitร  (secondo gli insegnamenti di don Juan Matus trasmessi da Carlos Castaneda) รจ uno dei pilastri centrali del cammino del guerriero. Non รจ perfezione morale, purezza etica o โ€œessere braviโ€. รˆ qualcosa di molto piรน radicale e pragmatico.Cosโ€™รจ davvero lโ€™impeccabilitร Don Juan la definisce come usare tutta lโ€™energia disponibile nel modo piรน efficace possibile, senza disperderla.
Lโ€™impeccabilitร  รจ lโ€™arte di non sprecare nemmeno una briciola del proprio potere personale.
Tutto ciรฒ che consuma energia senza produrre un guadagno in luciditร , libertร  o spostamento del punto di unione รจ considerato non-impeccabile.Le principali โ€œfalleโ€ energetiche che lโ€™impeccabilitร  combatte sono:

  • Lโ€™importanza personale (self-importance)
  • Lโ€™auto-compatimento (self-pity)
  • I rimpianti e i sensi di colpa
  • Le giustificazioni e le spiegazioni infinite
  • Le aspettative verso gli altri e verso se stessi
  • Il parlare eccessivo (soprattutto il parlare di sรฉ)

Come si pratica concretamente

  1. Inventario energetico quotidiano
    Alla fine della giornata (o in momenti di quiete) il guerriero rivede le proprie azioni e si chiede:
    โ€œDove ho sprecato energia oggi? Dove mi sono difeso, giustificato, lamentato, o ho cercato di apparire?โ€
    Non lo fa per biasimarsi, ma per vedere con chiarezza e interrompere il meccanismo.
  2. Agire come se ogni atto fosse lโ€™ultimo
    Don Juan insisteva sul fatto che la morte รจ sempre a sinistra, a un braccio di distanza.
    Questa consapevolezza toglie peso alle piccole vanitร  e costringe a scegliere con precisione.
    Lโ€™impeccabilitร  nasce quando si agisce sapendo che non ci sarร  una seconda possibilitร  di โ€œfare meglio dopoโ€.
  3. Eliminare lโ€™importanza personale
    Si tratta di un lavoro sistematico e spesso umiliante.
    Il guerriero impara a non difendere la propria immagine, a non spiegarsi, a non pretendere riconoscimento.
    Quando qualcuno lo attacca o lo ignora, osserva la propria reazione interna invece di reagire.
    Ogni volta che riesce a non difendersi, recupera energia.
  4. Il โ€œnon-fareโ€ applicato allโ€™immagine di sรฉ
    Si interrompe deliberatamente le routine che rinforzano chi crediamo di essere (il modo di parlare, di vestirsi, di raccontarsi, di reagire).
    Piccoli โ€œnon-fareโ€ quotidiani indeboliscono la descrizione fissa del mondo e liberano energia.
  5. La follia controllata (controlled folly)
    Una volta raggiunta una certa impeccabilitร , il guerriero agisce nel mondo sapendo che tutto รจ egualmente importante e egualmente privo di importanza.
    Partecipa pienamente, ma senza attaccamento al risultato. Questa รจ lโ€™espressione matura dellโ€™impeccabilitร .

Lโ€™effetto dellโ€™impeccabilitร Quando si smette di disperdere energia nei modi abituali, questa si accumula.
Lโ€™energia accumulata produce:

  • Maggiore luciditร 
  • Capacitร  di interrompere il dialogo interiore
  • Possibilitร  di โ€œvedereโ€ (percezione diretta dellโ€™energia)
  • Spostamenti del punto di unione (accessi a stati non ordinari di realtร )

Senza impeccabilitร , secondo don Juan, qualsiasi tecnica (sogno, stalking, piante di potere, ecc.) resta sterile o addirittura pericolosa, perchรฉ non cโ€™รจ abbastanza energia per sostenerla.
Lโ€™impeccabilitร  non รจ un idealismo ascetico nรฉ un moralismo.
Si puรฒ essere impeccabili anche mentre si mente, si combatte o si agisce in modi che il mondo ordinario giudicherebbe โ€œsbagliatiโ€, a patto che lโ€™azione sia compiuta con totale presenza, senza auto-importanza e senza spreco energetico.รˆ una disciplina di precisione energetica, non di purezza morale.

1. Lโ€™uomo differenziato (Julius Evola)Lโ€™uomo differenziato รจ colui che, pur vivendo nel mondo della dissoluzione moderna, mantiene un centro interiore trascendente e agisce โ€œsopraโ€ le contingenze senza esserne posseduto (โ€œcavalcare la tigreโ€).Punti di contatto con lโ€™impeccabilitร :

  • Entrambi rifiutano lโ€™importanza personale e lโ€™identificazione con i ruoli sociali.
  • Entrambi agiscono con distacco dal frutto dellโ€™azione.
  • Entrambi considerano lโ€™energia (o la โ€œpresenzaโ€) qualcosa da non disperdere in emozioni inutili, giustificazioni e auto-compatimento.

Differenze sostanziali:

  • In Evola lโ€™impeccabilitร  รจ orientata verso un principio metafisico superiore (Tradizione, asse verticale).
    Lโ€™azione impeccabile รจ un mezzo per restare โ€œin piediโ€ in un mondo che crolla.
  • In Castaneda รจ puramente pragmatica ed energetica: serve ad accumulare potere personale per spostare il punto di unione e raggiungere la libertร  totale (anche rispetto a qualsiasi โ€œprincipioโ€ metafisico).
  • Lโ€™uomo differenziato mantiene una dignitร  aristocratica e una distanza olรญmpica; il guerriero di don Juan puรฒ apparire umile, ridicolo o insignificante, purchรฉ risparmi energia.

In sintesi: lโ€™impeccabilitร  castanediana รจ la versione โ€œtecnicaโ€ e desacralizzata di ciรฒ che Evola chiama virilitร  spirituale o azione pura.2. Il saggio buddista (antico buddismo)Il saggio (arahant o, in senso piรน ampio, colui che cammina sul sentiero) ha estinto le radici dellโ€™attaccamento, dellโ€™avversione e dellโ€™ignoranza. Agisce senza โ€œioโ€ che si appropria dellโ€™azione.Punti di contatto:

  • Entrambi combattono lโ€™auto-importanza e lโ€™auto-compatimento (nel buddismo: mฤna e soka).
  • Entrambi valorizzano lโ€™attenzione vigile e la non-dispersione (nel buddismo: sati e appamฤda โ€“ diligenza).
  • Entrambi considerano inutili le reazioni abituali dettate dallโ€™ego.

Differenze importanti:

  • Lโ€™impeccabilitร  di Castaneda รจ ancora mossa da un forte intento guerriero: accumulare potere, combattere, โ€œvincereโ€ la propria limitatezza.
  • Il saggio buddista ha abbandonato anche lโ€™intento di accumulare o vincere. Lโ€™azione impeccabile nasce dalla cessazione del craving, non da una strategia energetica.
  • In Castaneda si puรฒ essere impeccabili mentre si mente, si combatte o si usa la โ€œfollia controllataโ€. Nel buddismo antico lโ€™azione del saggio รจ naturalmente allineata a sฤซla (etica) perchรฉ le radici impure sono estinte.

Lโ€™impeccabilitร  del guerriero รจ ancora un mezzo; per lโ€™arahant รจ diventata lo stato naturale.3. Lo stoicoLo stoico (specialmente quello romano maturo: Epitteto, Marco Aurelio, Seneca) distingue nettamente ciรฒ che dipende da lui (assenso, proairesis, virtรน) da ciรฒ che non dipende da lui, e concentra tutta la sua energia sul primo ambito.Forti affinitร :

  • Lโ€™impeccabilitร  castanediana e la disciplina stoica sono entrambe pratiche di economia energetica interiore.
  • Entrambe combattono le passioni inutili (ira, paura, vanitร , rimpianto).
  • Entrambe usano la consapevolezza della morte come strumento di luciditร .
  • Entrambe considerano lโ€™opinione altrui e lโ€™immagine di sรฉ come trappole da neutralizzare.

Differenze:

  • Lo stoico orienta tutto verso la virtรน e lโ€™accordo con il Logos. Lโ€™impeccabilitร  รจ morale e razionale.
  • In Castaneda non esiste un Logos a cui conformarsi: lโ€™unico criterio รจ lโ€™efficacia energetica rispetto alla libertร  del nagual. Unโ€™azione puรฒ essere impeccabile anche se โ€œimmoraleโ€ secondo criteri comuni.
  • Lo stoico cerca la tranquillitร  (ataraxia) e la coerenza interiore; il guerriero di don Juan cerca potere, fluiditร  e la possibilitร  di โ€œvedereโ€ e โ€œsognareโ€.

Sintesi comparativa

Lโ€™impeccabilitร  di Castaneda รจ forse la piรน โ€œtecnicaโ€ e la meno metafisica delle quattro. Puรฒ essere praticata anche da chi non condivide alcuna visione trascendente, proprio perchรฉ il suo criterio รจ solo lโ€™efficienza energetica. Allo stesso tempo, quando portata alle sue estreme conseguenze, produce uno stato interiore che ricorda da vicino sia il distacco dellโ€™uomo differenziato, sia la non-reattivitร  del saggio buddista, sia la disciplina dello stoico.

Il saggio taoistaIl saggio taoista (il sheng ren o lโ€™uomo del Tao) vive in accordo con il Tao attraverso il wu wei (non-agire forzato), la spontaneitร  (ziran) e la flessibilitร . Non combatte il mondo: fluisce con esso. Non accumula potere personale in senso guerriero: si svuota, diventa come lโ€™acqua, inutile allโ€™apparenza e perciรฒ invincibile.Punti di contatto con lโ€™impeccabilitร :

  • Entrambi rifiutano lo sforzo eccessivo, lโ€™importanza personale e lโ€™auto-affermazione.
  • Entrambi valorizzano lโ€™economia del movimento interiore: non disperdere energia in resistenze inutili.
  • Entrambi considerano le reazioni abituali dellโ€™ego (difesa, giustificazione, pretesa) come sprechi.
  • Entrambi usano una forma di โ€œnon-fareโ€ rispetto allโ€™immagine di sรฉ.

Differenze decisive:

  • Lโ€™impeccabilitร  castanediana รจ ancora volontร  concentrata e intento guerriero. Il guerriero sceglie di essere impeccabile, lotta contro le proprie debolezze energetiche e accumula potere.
  • Il saggio taoista non โ€œsceglieโ€ lโ€™impeccabilitร : essa emerge naturalmente quando cessa ogni forzatura. Non cโ€™รจ lotta contro lโ€™importanza personale; lโ€™importanza personale semplicemente si dissolve perchรฉ non cโ€™รจ piรน un โ€œioโ€ che la sostiene.
  • In Castaneda lโ€™energia viene risparmiata e accumulata per scopi precisi (spostare il punto di unione, raggiungere la libertร ).
    Nel taoismo lโ€™energia non viene accumulata in senso personale: viene lasciata circolare liberamente. Il saggio non diventa โ€œpiรน potenteโ€; diventa piรน vuoto e perciรฒ piรน conforme al Tao.
  • Il guerriero di don Juan puรฒ usare la โ€œfollia controllataโ€ e agire in modi strategicamente non-naturali. Il saggio taoista agisce solo in modo naturalmente confacente al momento, senza strategia.

In breve:
lโ€™impeccabilitร  di Castaneda รจ una disciplina di precisione e di risparmio energetico orientata alla libertร .
Lโ€™impeccabilitร  del saggio taoista รจ lโ€™assenza stessa di disciplina forzata, il risultato del non-opporre resistenza al Tao.Tabella aggiornata

FiguraNucleo dellโ€™impeccabilitร Scopo ultimoTono esistenziale
Guerriero (Castaneda)Economia energetica radicale e intentoLibertร  totale / nagualGuerresco, pragmatico
Uomo differenziatoDistacco aristocratico e tensione verticalePermanere sopra la dissoluzioneOlimpico, distaccato
Saggio buddistaEstinzione dellโ€™ego e delle radici impureNibbฤnaQuietamente liberato
StoicoConcentrazione su ciรฒ che dipende da noiVirtรน e accordo con il LogosEgemonicon principio direttivo interiore
Saggio taoistaNon-forzatura e spontaneitร  (wu wei)Accordo con il TaoFluido, vuoto, naturale

Lโ€™impeccabilitร  castanediana resta la piรน โ€œattivaโ€ e strategica delle cinque. Le altre quattro, in gradi diversi, tendono verso una forma di abbandono o di allineamento a un principio piรน grande (Tradizione, Nibbฤna, Logos, Tao). Solo in Castaneda lโ€™impeccabilitร  รจ ancora una tecnica di potere personale al servizio di una libertร  senza principi superiori.

L’uomo e i suoi simboli Carl Gustav Jung

โ€œPerciรฒ una parola o unโ€™immagine รจ simbolica quando implica qualcosa che sta al di lร  del suo significato ovvio e immediato. Essa possiede un aspetto piรน ampio, โ€œinconscioโ€, che non รจ mai definito con precisione o compiutamente spiegato. Nรฉ si puรฒ sperare di definirlo o spiegarlo. Quando la mente esplora il simbolo, essa viene portata a contatto con idee che stanno al di lร  delle capacitร  razionaliโ€

โ€œesprimere le proprie visioni interiori, individuare il fondo spirituale della vitaโ€ (p. 238)

derivano da ciรฒ che il dottor Jung ha definito ยซlโ€™inconscio collettivoยป โ€“ cioรจ quella parte della psiche che trattiene e trasmette lโ€™ereditร  psicologica comune allโ€™intero genere umano. [โ€ฆ] Il paziente deve essere possibilmente liberato dallโ€™ingombro dei simboli che siano diventati decrepiti e inadeguati, oppure deve essere assistito a scoprire il persistente valore di qualche antico simbolo che, lungi dallโ€™essersi esaurito, anela ad essere fatto rivivere in forma moderna. [โ€ฆ] In tempo di guerra, per esempio, si registra un accresciuto interesse per le opere di Omero, di Shakespeare o di Tolstoj [โ€ฆ] A Natale noi possiamo esprimere il nostro sentimento interiore per la nascita mitologica di un fanciullo semidivino anche se non crediamo nella dottrina della verginitร  della madre di Cristo o non possediamo alcuna fede religiosa cosciente. Senza saperlo, ci siamo imbattuti nel simbolismo della rinascita. Si tratta della sopravvivenza di unโ€™antichissima festa solstiziale, recante la speranza che le terre intristite dallโ€™inverno dellโ€™emisfero settentrionale tornino a rinnovarsi.โ€ (pp. 92-93)

”La cosiddetta coscienza civilizzata si รจ nettamente separata dagli istinti di fondo
senza, perรฒ, che questi ultimi siano scomparsi. Essi hanno semplicemente perduto
ogni contatto con la nostra coscienza e perciรฒ sono costretti ad affermarsi in
maniera indiretta. Ciรฒ puรฒ verificarsi per mezzo di sintomi fisici nel caso della
nevrosi, o attraverso inconvenienti di vario tipo, come stati d’animo inspiegabili,
improvvise dimenticanze o errori di linguaggio.” pag.66

Pur essendo l’ultima opera di Jung, “L’uomo e i suoi simboli” rappresenta anche la
piรน valida introduzione al suo pensiero poichรฉ si tratta dell’unico testo a carattere
dichiaratamente divulgativo pubblicato dal grande psicologo svizzero. Oltre al
saggio di Jung, “Introduzione all’inconscio”, il volume raccoglie quattro contributi
dei suoi piรน stretti collaboratori. Ne deriva una trattazione a piรน voci, chiara ed
essenziale, della ยซpsicologia analiticaยป, una limpida esposizione di cosa รจ
l’ยซinconscio collettivoยป e di come si manifesta. Un testo fondamentale, alla portata
di tutti, per capire l’uomo moderno, le sue angosce, i suoi traumi, i suoi impulsi.
Carl Gustav Jung (1875-1961), psicologo svizzero, aderรฌ dapprima alle teorie di
Sigmund Freud, allontanandosene nel 1913 per fondare la scuola della ยซpsicologia
analiticaยป, o ยซpsicologia del profondoยป. Fra le sue opere maggiori si ricordano:
“Tipi psicologici” (1921), “L’Io e l’inconscio” (1928), “Psicologia e alchimia” (1944),
“La psicologia del transfert” ( 1946).

โ€œesprimere le proprie visioni interiori, individuare il fondo spirituale della vitaโ€ (p. 238)

โ€œโ€ฆquella che potrebbe a prima vista sembrare al lettore una certa indeterminatezza delle sue [di Jung] idee, รจ invece una caratteristica che deriva da questo atteggiamento di modestia scientifica โ€“ un atteggiamento che non esclude (con pseudospiegazioni, o ultrasemplificazioni avventate e superficiali) la possibilitร  di nuove scoperte, ma che rispetta la complessitร  del fenomeno della vita. [โ€ฆ] Le idee creative, secondo me, rivelano il loro valore per il fatto che, come chiavi, servono a ยซdissuggellareยป connessioni di fatti prima incomprensibili, e consentono quindi allโ€™uomo di penetrare piรน a fondo nel mistero della vita.โ€ (pp. 316-317)

โ€œFintanto che un simbolo รจ vivo, รจ espressione di una cosa che non si puรฒ caratterizzare in modo migliore. Il simbolo รจ vivo soltanto finchรฉ รจ pregno di significato. Ma quando ha dato alla luce il suo significato, quando cioรจ รจ stata trovata quellโ€™espressione che formula la cosa ricercata, attesa o presentita ancor meglio del simbolo in uso fino a quel momento, il simbolo muore, vale a dire che esso conserva ancora soltanto un valore storico. โ€ (โ€ฆ) cosรฌ che esso diviene un mero segno convenzionaleโ€ (Tipi psicologici โ€“ C.G.Jung)

โ€œBensรฌ un simbolo puรฒ dirsi vivo solo quando รจ, anche per chi osserva, lโ€™espressione migliore e piรน alta possibile di qualcosa di presentito e non ancora conosciuto.
Solo cosรฌ esso provoca una partecipazione inconscia, e giunge a generare e promuovere la vita.โ€
(Tipi psicologici โ€“ C.G.Jung)

โ€œIL TRONO OSCURO. MAGIA, POTERE E TECNOLOGIAโ€, Andrea Venanzoni ci invita a pensare lo sviluppo tecnico come un antico incantesimo…

” La gnosi propugnata dalla Silicon Valley รจ un illusione di elevazione del singolo individuo, venduta in maniera scintillante secondo i paradigmi della controcultura dell ”ideologia californiana”; รจ un ombra imposta dall’individualitร  di altri che si serve del caos per destrutturare l’ordine precedente e sostituirlo con uno nuovo” pag. 79 cap. ” Il culto del Silicio”

Intelligenza artificiale, robot, macchine a guida automatica: tutto fa pensare al progresso tecnologico. Ma non potrebbe trattarsi invece di magia? Andrea Venanzoni ci invita a pensare lo sviluppo tecnico come un antico incantesimo. Sul regno del progresso troneggia un idolo oscuro. I maghi sono tra noi. Politici, imprenditori, amministratori delle piรน grandi aziende del mondo fanno segretamente ricorso alla potenza degli incantesimi e delle forze esoteriche. In questo libro Andrea Venanzoni sostiene che tutto ciรฒ รจ consentito proprio dallโ€™esplosione del mondo digitale, in sรฉ profondamente โ€œmagicoโ€.
Scienza, tecnologia e magia vengono solitamente considerati concetti escludenti tra loro: lโ€™epoca nata dai lumi e dal trionfo della ragione non puรฒ accettare la resistenza in ombrose nicchie culturali del pensiero magico, dellโ€™esoterismo, di incantesimi ed evocazioni, visti tutti come frutto di irrazionali superstizioni.
Eppure, molti dei nostri concetti tecnologici hanno una radice magica, come gli insiemi algoritmici utilizzati per fini predittivi, o come la rete Internet la cui concezione rimanda a idee come quella teologico-esoterica di โ€œnoosferaโ€.
Alla fine di questo libro la Silicon Valley non ci apparirร  piรน soltanto come un luogo di avanguardia tecnologica, innovazione e successo, ma anche come una terra di maghi, oscuri incantesimi, santuari segreti e rituali pagani celebrati nel deserto.

Andrea Venanzoni Costituzionalista e Segretario generale del Forum nazionale delle professioni. Autore di saggi apparsi sulle piรน rilevanti riviste di diritto pubblico e diritto delle nuove tecnologie, scrive su Il Sole 24Ore, Il Foglio e sulla rivista della Fondazione Leonardo, Civiltร  delle Macchine. Collabora con le cattedre di Diritto costituzionale e di Diritto delle tecnologie dellโ€™informazione, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dellโ€™Universitร  degli Studi Roma Tre.

”Gli algoritmi delle piattaforme non ci consentono invece di produrre l’evocazione della nostra energia ,la quale origina sempre dal fondo del nostro essere immanente e trascendente, l’autentico Meon, ma piuttosto ci livellano verso una beatificazione digitale e astrale in cui ogni interstizio รจ connessione verso l’unicitร  del SILICIO, un MEON PLASTICO, rindondante e fallace.”
pag. 79 cap. il culto del silicio

ZALMOXIS, APOLLO SORANUS & LE MANNERBรœNDE

diย Marco MaculottiEstratto dal cap. I ยง8 deย lโ€™angelo dellโ€™abisso.
apollo, avalon, il mito polare e lโ€™apocalisse,
Axis Mundi edizioni 2022

Esperto di morte apparente era infatti anche un personaggio semi-mitico che viene talvolta ricordato nellโ€™alveo degli iatromanti pur non essendo greco: trattasi di Zalmoxis [1], definito da Mircea Eliade ยซun daimon o un theos che โ€˜rivelaโ€™ una dottrina escatologica e โ€˜fondaโ€™ un culto iniziatico da cui dipende lo stato ontologico dellโ€™esistenza ultraterrenaยป [2]. Venerato dai Geti, tribรน semi-nomade della Tracia il cui territorio faceva da ponte tra lโ€™ecumene ellenico e le steppe eurasiatiche, alcuni autori greci lo consideravano un discepolo o addirittura uno schiavo di Pitagora, narrando che questi lo avrebbe iniziato alle ยซscienze dei cieliยป a Samo. Va da sรฉ che leggende di questo genere sono il risultato di processi tardo-antichi di evemerizzazione e banalizzazione di processi storici e metastorici assai piรน complessi; nondimeno, per chi sappia leggere โ€œtra le righeโ€, esse sono in grado di fornire piรน di unโ€™informazione implicita, ad esempio, in questo specifico caso, una connessione tangibile per il tramite della Scuola Pitagorica con lโ€™alveo sacrale apollineo. Le confraternite estatiche dacio-gete, dโ€™altronde, sono state sovente paragonate a quelle iatromantiche e orfiche, nonchรฉ a quelle druidiche [3].

Di Zalmoxis, i Geti tramandano che trasmise ai suoi discepoli la dottrina dellโ€™immortalitร  dellโ€™anima, insegnando loro che dopo la morte sarebbero passati in un luogo dove avrebbero goduto di tutte le benedizioni immaginabili per lโ€™eternitร . Poi si ritirรฒ in una cava naturale (andreon) sulla montagna sacra di Kogainon [4] nei monti Bucegi in Dacia (nellโ€™odierna Romania) e discese nel mondo sotterraneo, dove restรฒ per tre anni (alcuni racconti vogliono che durante questo periodo sia stato nellโ€™Ade) [5]. I suoi fedeli โ€” a cui egli appariva in visione sotto forma di ยซanima disincarnataยป โ€” piansero la sua prematura dipartita, ma al quarto anno egli ritornรฒ in superficie, confermando cosรฌ il suo insegnamento [6]. Quindi sparรฌ nuovamente per comparire qua e lร  di tanto in tanto, presso le sue genti: e non con il corpo fisico che aveva in vita, ma sotto forma di daimon (ยซspirito immortaleยป). Come commenta Eliade,

ยซ la โ€˜scomparsaโ€™ (occultazione) e la โ€˜ricomparsaโ€™ (epifania) di un essere divino o semi-divino (re messianico, profeta, mago, legislatore) costituisce parte di uno scenario mitico-rituale assai diffuso nel mondo mediterraneo e asiatico. ยป[7]

La caverna di Zalmoxis [via RomaniaJournal]

Erodoto riferisce le dottrine religiose dei Geti: essi credevano nellโ€™immortalitร  dellโ€™anima e, una volta iniziati ai Misteri correlati, reputavano la morte semplicemente un viaggio per ricongiungersi al loro dio Zalmoxis nella dimensione altra che egli per primo aveva scoperto (similmente allo Yama/Yima indo-iranico, che รจ al tempo stesso lโ€™ยซUomo Primordialeยป e il Giudice dei Morti). Ellenico parla inoltre di due tribรน tracie confinanti con i Geti, segnatamente i Terizi e i Crobizi, che pure credevano di raggiungere, dopo la dipartita fisica, il semidio Zalmoxis; tuttavia, a parere di questi ultimi, ยซla permanenza presso il dio non era definitiva e si consolavano pensando che i morti sarebbero tornatiยป [8]

La tradizione armena conosce una caverna dove si diceva che Meher (cioรจ Mihr/Mithra) si appartasse per uscirne soltanto una volta allโ€™anno [9]; tema iranico che si ripercuote anche sulle leggende cristiane della Nativitร  nella grotta di Betlemme. Sullโ€™etimologia del nome Zalmoxis, che i manoscritti greci riportano anche in forme alternative come Salmoxis, Zamolxis, Samolxis, gli antichi hanno avanzato diverse teorie. Quella preponderante accosta il suo nome a quello di divinitร  telluriche come Zemelo e ลฝemelฤ—, frigia la prima baltica la seconda, nonchรฉ con il dio lituano Zjameluks. Se questa etimologia fosse corretta, sarebbe innegabile anche la correlazione con Semele, madre del Dioniso trace (ricordiamo che i Geti erano Traci). Tutti questi termini derivano dalla radice indoeuropea *Gโ€™HEMEL (ยซterra, suolo, appartenente alla terraยป), che ci riporta allโ€™ร mbito simbolico ctonio-tellurico: e infatti a quanto pare Zalmoxis era anche chiamato Gebelezis [10].

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Per quanto riguarda il suo nome piรน noto, comuque, sembra che la questione non cambi: essendo xais un termine scito per indicare ยซsignore, re, capoยป, possiamo tradurre Zalmoxis come ยซSignore della Terraยป o ยซRe del Suoloยป [11] (o probabilmente, meglio, del sottosuolo, inteso nel senso esoterico di dimensione sotto o piuttosto dietro quella ordinaria). Geticus propose la traduzione di ยซRe del Mondoยป [12], citando Guรฉnon e Ossendowski, e Porfirio registrรฒ anche lโ€™esistenza di un termine tracio, zalmon, che avrebbe il significato di ยซnascostoยป: se fondata, farebbe di Zalmoxis il ยซdio nascostoยป, o il ยซdio occultoยป. Da ciรฒ, alcuni vedrebbero in Zalmoxis anche il ยซSignore dei Mortiยป, ma a parere di altri, tra cui il celebre ricercatore di storia tracia I.I. Russu, ยซil valore semantico del tema zamol โ€“ รจ โ€œla terraโ€, โ€œil potere della terraโ€ e Zalmoxis non puรฒ significare altro che il โ€œdio della terraโ€, personificazione di ogni forma di vita e del grembo materno in cui ritornano tutti gli uominiยป [13]. Nondimeno, resta da sottolineare lโ€™utilizzo del termine ยซnascostoยป nella tradizione ungherese con riferimento allo stato degli sciamani durante la trance catalettica [14].

Tuttavia Diogene Laerzio testimoniรฒ che in tracio Zalmosside significa ยซpelle dโ€™orsoยป, il che effettivamente potrebbe aver senso se letto in unโ€™ottica iniziatica di mรคnnerbรผnde [15] del tipo dei Luperci romani o dei Berserkir e degli Ulfhedhinn โ€” ovvero rispettivamente ยซcoloro che hanno la pelle dโ€™orsoยป e ยซcoloro che hanno la pelle di lupoยป [16] โ€” e al tempo stesso in connessione con lโ€™incubatio praticata dagli iatromanti apollinei, oltre che da Zalmoxis.

Questa connessione non รจ da sottovalutare se confrontata con le pratiche rituali dello โ€œsciamanesimo apollineoโ€, in quanto si suppone che lโ€™istituzione dei Luperci e la celebrazione dei Lupercali [17] fossero originariamente competenza dei sacerdoti di Sur/Soranus, detto lโ€™ยซApollo Neroยป โ€” ยซdio-lupoยป pre-romano, italico ed etrusco, che trova nellโ€™Apollo Lyceus dei Licรฎ [18] una perfetta corrispondenza), venerato con riti ancestrali sulla vetta del monte Soratte. I suoi sacerdoti divennero famosi nellโ€™antica Roma con il nome di Hirpi Sorani (ยซLupi di Soranusยป; dalla lingua osca-sannita-sabina hirpus = ยซlupoยป), tra le altre cose perchรฉ la ritualistica ad essi riferita era profondamente imbevuta da suggestioni sciamaniche: nel corso delle cerimonie, essi camminavano sui carboni ardenti, tenendo in mano le interiora delle capre sacrificate. Secondo unโ€™antica tradizione, ยซun oracolo consigliรฒ ai loro antenati di condurre una vita dedita a rapine e razzie per sfuggire a una pestilenzaยป e di compiere un sacrificio annuale in onore di Apollo presso il Monte Soratte [19]. Con questa premessa, forse, si puรฒ azzardare lโ€™ipotesi che Zalmoxis non fosse tanto una divinitร , quanto piuttosto una funzione sacrale, fondata appunto sullโ€™esperienza iniziatica dellโ€™incubatio e del letargo visionario, allโ€™interno dellโ€™alveo cultuale e rituale apollineo.

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I riti misterici correlati allo spirito di uno iatromante di nome Anfiarao, che si diceva essere stato โ€œrisucchiatoโ€ dalla terra a Tebe e reso immortale in guisa di daimon sotterraneo [20] โ€” che, a pensarci bene, รจ praticamente la stessa identica storia che viene raccontata su Zalmoxis [21] โ€” ci possono dare motivo del perchรฉ potremmo propendere per lโ€™interpretazione di Diogene Laerzio. Nellโ€™ipogeo in cui Anfiarao fungeva da oracolo, infatti, lโ€™incubatio avveniva allโ€™interno di pelli di ariete appena scuoiato, pratica iniziatica che si ritrova anche in diversi centri oracoli della Puglia nonchรฉ, in etร  arcaica, nella ritualistica dellโ€™India vedica. La pelle degli animali sacrificati conosceva un ampio utilizzo in questi centri sapienzali, dalla previsione del futuro alla magia meteorologica ai riti purificatorรฎ; pratiche simili sono ancora oggi in vigore nelle steppe mongolo-siberiane e caucasiche.

Questa tradizione รจ riportata anche con riguardo allโ€™eroe Podalirio, che si diceva essere figlio di Asclepio, e dunque apollineo. Anchโ€™egli era diventato, dopo la morte fisica, un daimon sotterraneo, e i pellegrini che giungevano sulla sua tomba ยซsacrificavano un montone e dopo averlo scuoiato si avvolgevano nella sua pelle coricandosi a dormire proprio sul sepolcroยป, in quanto, per prendere in prestito le parole di Licofrone, ยซa tutti quelli che si addormenteranno sulla sua tomba in pelli di montone egli rivelerร  in sogno oracoli veritieri e [โ€ฆ] sarร  invocato come guaritore di malattieยป [22].

In piรน, tornando a Zalmoxis e allโ€™ipotesi di Diogene, si deve aggiungere che lโ€™orso รจ lโ€™animale sciamanico per antonomasia in Asia come in America (dove ricopre il ruolo di Antenato mitico e di Iniziatore [23]) ed รจ sempre presente simbolicamente nei rituali di incubatio di questo genere, in quanto il neofita o lโ€™adepto, emulando il letargo del plantigrado, riuscirebbe simpaticamente (vale a dire, con lโ€™utilizzo della cd. ยซmagia simpaticaยป) a mettersi nei suoi panni. Tali pratiche sono state vive a lungo non solo in Siberia e in Eurasia, ma anche nellโ€™Europa occidentale, soprattutto sui Pirenei โ€” dove lโ€™Orso รจ ancora oggi il personaggio centrale della celebrazione del Carnevale, nei panni del ยซcapro espiatorioยป da sacrificare per ยซcacciare lโ€™invernoยป โ€” e nelle Isole Britanniche. Philippe Walter (autore di un pregevole studio sul mito del re Artรน che ci verrร  utile piรน avanti in questo nostro studio [24]) pone il dio-sciamano dei Geti in relazione con lโ€™Artรน bretone, basandosi anchโ€™egli sul profilo etimologico e arrivando alle stesse conclusioni suggerite dal Laerzio:

ยซ Questo nome derivato dal trace zalmos, โ€œpelliccia, pelleโ€, ricorda il carattere ursino dellโ€™essere divino avvolto alla nascita in una pelle dโ€™orso [25]. [โ€ฆ] Non solo Zalmoxis esalta lโ€™esistenza di un Oltretomba in cui vivere in compagnia dei suoi fedeli, ma il suo destino โ€œpostumoโ€ ha moltissimi punti in comune con quello di Artรน, che parte provvisoriamente per Avalon, per poi tornare a regnare sui suoi. ยป[26]


Note:

[1] Cfr. Mircea Eliade, Da Zalmoxis a Gengis Khan, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1975, cap. II, โ€œZalmoxisโ€, pp. 26-71.

[2] Id., ivi, p. 33.

[3] Id., ivi, p. 61.

[4] Id., ivi, p. 56.

[5]  Id., ivi, pp. 34-35. Anche i Narti e gli Osseti, discendenti dagli Sciti, hanno tradizioni simili. Essi ritengono che post-mortem lโ€™anima ยซgiung[a] a un crocicchio di tre strade: le due laterali conducono lโ€™una al cielo, lโ€™altra allโ€™inferno; si deve preferire quella di mezzo: il morto che la imbocca giunge al luogo dove, fra i Narti assisi, troneggia Barastyr, re dei Mortiยป. Troviamo qui un tema importante ai fini della nostra ricerca: tradizionalmente si ritiene che lโ€™anima dopo il decesso debba imboccare una via a discapito delle altre e che solo chi conosce la via giusta puรฒ arrivare nellโ€™aldilร  del dio. Questo รจ un punto di primaria importanza. La conoscenza delle vie celesti, sovente rappresentate sotto forma di fiumi (si pensi ad es. ai quattro fiumi inferi della mitologia greca, o agli altrettanti che sorgono dalla vetta del monte Meru nella cosmologia vedica) รจ indispensabile per arrivare al cospetto del dio, in uno stato post-mortem preferenziale rispetto alla massa indifferenziata di non-iniziati. Kowalewski fa derivare la figura del sovrano dei morti Barastyr dal mazdeismo, mettendolo in relazione con lo Yima indo-iranico. Tuttavia Dumรฉzil, che lo cita, รจ dellโ€™opinione che Barastyr sia un dio specificamente osseto, derivante, ad ogni modo, da una mitologia comune alla quale appartiene anche lโ€™aldilร  dellโ€™India vedica che, a parere dellโ€™autore, รจ piรน vicino alla descrizione dellโ€™Oltretomba osseto [George Dumรฉzil, Storie degli Sciti, Rizzoli, Milano 1980, p. 254].

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[6] Eliade, Zalmoxis, cit., p. 26.

[7] Id., ivi, p. 31.

[8] Id., ivi, p. 34.

[9] Id., ivi, p. 32.

[10] Id., ivi, p. 26.

[11] Id., ivi, p. 46.

[12] Geticus [alias Vasile Lovinescu], La Dacia iperborea, Edizioni allโ€™insegna del Veltro, Parma 1984, op. cit., p. 42.

[13] Eliade, Zalmoxis, cit., p. 47.

[14] Anikรณ Steiner, Sciamanesimo e folclore, Edizioni allโ€™insegna del Veltro, Parma 1980, pp. 34-36.

[15] Id., ivi, cap. I, โ€œI daci e i lupiโ€, pp. 10-25.

[16] Cfr. Marco Maculotti, Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche, su ยซAxisMundi.blogยป, 18 maggio 2016.

[17] Per due brevi ma acuti commenti sulla confraternita prisca dei Luperci e i riti da compiuti in occasione dei Lupercali, cfr. George Dumรฉzil, La religione romana antica, Rizzoli, Milano 1977; Renato Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralitร  romano-italica, Arya โ€“ Compagnia della Tradizione, Genova 2020, pp. 129-135.

[18] Cfr. infra, cap. II ยง6.

[19] Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nellโ€™Europa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, il Cerchio, Rimini 2011, pp. 91-92.

[20] Cfr. infra, ยง13.

[21] รˆ interessante a riguardo il passo di Mneso di Patara, discepolo di Eratostene, secondo cui ยซi Geti veneravano Cronos e lo denominavano Zalmoxisยป, che Eliade considera da connettere al culto di Saturno come ยซsovrano delle Isole Felici dove soggiornano le anime dei giustiยป [Eliade, Zalmoxis, cit., p. 34]; a riguardo, cfr. infra, soprattutto capp. III ยง8 &  IV ยง1, 3.

[22] Mariateresa Fumagalli Beoni Brocchieri &  Giulio Guidorizzi, Corpi gloriosi. Eroi greci e santi cristiani, Laterza, Bari 2012, p. 62.

[23] Cfr. Antonio Bonifacio, I popoli dellโ€™Orsa Maggiore: Lungo la via degli orsi e degli sciamani. Lo sciamano, lโ€™orso e il cacciatore celeste, Simmetria Edizioni, Roma 2021. 

[24] Cfr. infra, cap. IV ยงยง5 sgg.

[25] Lโ€™orso รจ inoltre legato anche alla regalitร , oltre che alle pratiche sciamaniche: Artรน dellโ€™orso รจ infatti โ€œdoppioโ€ antropomorfo, e al tempo stesso lโ€™orso รจ suo โ€œdoppioโ€ zoomorfo. Non รจ un caso se nellโ€™antica Irlanda celtica la parola art stava indifferentemente per ยซOrsoยป e per ยซReยป; sicuramente il ciclo arturiano, storicamente nato in Bretagna (ovvero in unโ€™altra terra gaelica) ha riutilizzato motivi mitici assai piรน arcaici sotto una veste nuova, adatta al periodo medievale e โ€œcavallerescoโ€.

[26] Philippe Walter, Artรน. Lโ€™orso e il re, Arkeios, Roma 2005, p. 86. CATEGORIZZATO IN:ANTROPOLOGIAESOTERISMOESTRATTIMITOSCIAMANESIMOSTORIA DELLE RELIGIONI

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